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ASIA/IRAQ - Continua il pressing per coinvolgere i cristiani nel referendum sull'indipendenza del Kurdistan

Erbil – I vertici politici della Regione autonoma del Kurdistan iracheno continuano a manifestare in vari modi l'intento di coinvolgere anche i cristiani nel sostegno al referendum convocato per il prossimo 25 settembre allo scopo di proclamare la piena indipendenza da Baghdad. Nella giornata di martedì 24 luglio Fuad Hussein, capo dello staff presidenziale della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha voluto incontrare alcuni rappresentanti di organizzazioni politiche promosse da attivisti e responsabili cristiani della regione, per discutere il loro livello di coinvolgimento e di rappresentanza nel comitato che sta preparando il referendum indipendentista di settembre. La riunione – riferiscono fonti locali – è stata convocata dopo che alcuni reponsabili delle sigle politiche promosse da cristiani avevano espresso pubblicamente insoddisfazione per la cooptazione in seno al comitato pro-referendum di Wahid Hurmuz, personaggio presentato - a loro giudizio in maniera indebita - come “rappresentante” della componente cristiana. La proposta fatta da Fuad Hussein ai suoi interlocutori è stata quella di indicare entro due giorni due persone che possano essere coinvolte nel comitato referendario come rappresentanti delle locali sigle di matrice cristiana.L'episodio ha confermato indirettamente che la leadership curda delle Regione autonoma del Kurdistan iracheno persegue il disegno di coinvolgere anche componenti cristiane alla causa indipendentista. Nel contempo, esso ha mostrato ancora una volta che i politici di povenienza cristiana non riescono a presentarsi come componente unitaria, e perseguono interessi e obiettivi diversi: infatti, alla riunione cho Hussein ha preso parte, tra gli altri, Romeo Hakkari, presidente del Partito Bethnahrein, ma hanno dato forfait i rappresentanti del Movimento Democratico Assiro e del Partito Abnaa al Nahrein . Dunque si perpetua una tendenza alla dispersione che non fa tesoro dei molteplici appelli - provenienti anche dal Patriarca caldeo Louis Rahael Sako - a unire le forze dei cristiani anche in politica, agendo come componente cristiana unitaria. “Adesso” affermava già ai primi di maggio il Primate della Chiesa caldea in una intervista con l'Agenzia Fides “la priorità è quella di sostenere il ritorno dei profughi, la ricostruzione di città e villaggi devastati dalla guerra. Non mi sembra il momento di perdersi dietro grandi progetti, che appaiono peraltro connotati da scarso realismo, in una fase incerta, segnata anche dalla volontà di uno Stato autonomo perseguita dai curdi”. .

AFRICA/NIGERIA - “No alla legge che consente il pascolo sui terreni liberi” dice Giustizia e Pace

Abuja - “Le violenze e le distruzioni di terreni agricoli causate dai pastori nomadi sono diventate un problema che non dobbiamo trascurare, soprattutto nella Middle Belt” afferma un comunicato giunto all’Agenzia Fides della Commissione Episcopale Giustizia e Pace della Provincia Ecclesiastica di Benin, nel sud della Nigeria.La Chiesa cattolica da tempo denuncia le violenze e i danni provocati dai pastori Fulani, che nelle loro migrazioni da nord a sud, invadono i campi degli agricoltori stanziali. Un conflitto antico ma che rischia di assumere una connotazione religiosa, visto che i Fulani sono musulmani e gli agricoltori, in genere, cristiani.Giustizia e Pace esprime le proprie perplessità sulla legge federale che concede ai pastori nomadi delle riserve di pascolo sui terreni liberi, ritenendo che “i singoli Stati della Federazione dovrebbero avere la prerogativa di vietare il pascolo su terreni liberi soprattutto nelle regioni meridionali dove il pascolo non è diffuso”.“Raccomandiamo pertanto a tutti gli Stati della Nigeria meridionale di emanare una legge che stabilisca il divieto di pascolo” continua il documento. “Condanniamo con forza le uccisioni e gli attacchi alle persone e alle terre coltivate e invitiamo il governo federale ad affrontare la questione, arrestando i responsabili dei crimini come misura deterrente”. Giustizia e Pace si dice infine preoccupata per “il crescente traffico di esseri umani” e invoca condanne esemplari per chi porta avanti “questo commercio disumanizzante”, in modo da servire come deterrente nei confronti di altri trafficanti o di chi potrebbe essere tentato di impegnarsi nella tratta.

AMERICA/CILE - Per una democrazia fondata sui valori: riflessione di Mons. Goic Karmelic

Rancagua – “Il dibattito nelle aule del Senato e della Camera dei Deputati, la settimana scorsa, sulla depenalizzazione dell'aborto, mi ha lasciato l'amaro in bocca riguardo alla democrazia basata sui valori che fin dall'infanzia mi hanno insegnato a coltivare” . Così scrive Sua Ecc. Mons. Alejandro Goic Karmelic, Vescovo di Rancagua, in una riflessione inviata ai mezzi di comunicazione e pubblicata dal quotidiano “El Mercurio” di oggi, pervenuta a Fides, con il titolo “Democrazia fondata sui valori”.Il Vescovo, che sottolinea di scrivere “come semplice cittadino della mia nazione”, rileva che “l'urgenza dei tempi e il calore del dibattito hanno portato l'argomento a livelli molto estremi. Un legislatore tratta un altro come onorevole e allo stesso tempo assassino o fanatico fondamentalista. Uno si arroga la virtù del ‘progressismo’ e accusa di ‘conservatorismo’ quanti proclamano che l’essere umano in gestazione merita una opportunità di vita. Alcuni invocano il diritto umano pensando solo alle donne, altri solo al figlio concepito… E quando un'indicazione o un'astensione sorprendono, quando il calcolo dei voti non funziona, si rimproverano gli onorevoli come fossero studenti di scuola materna ... Come contribuire a ripristinare il credito per la nobile attività politica”.Mons. Goic Karmelic sottolinea che questi “sono i rischi di legiferare con frenesia, o di anteporre il calcolo elettorale ai progetti nazionali”, inoltre “la rabbia estrema è un segno che non possiamo lasciar passare inosservato”. Nella parte finale il Vescovo di Rancagua ricorda che “40 anni fa la Chiesa divenne protezione e rifugio per coloro che sotto la dittatura erano considerati ‘scarti’ . Li accogliemmo e presentammo ricorsi giudiziari per garantire la loro vita e i loro diritti. Non chiedemmo se erano stati battezzati, o se erano conservatori o progressisti. Ora daremo il meglio di noi per aiutare coloro che scelgono la vita e coloro che fanno una scelta diversa. Una Chiesa che non discrimina, fedele a Gesù, il Signore, per essere fedele alla sua missione, deve proteggere gli scarti di oggi: anziani, immigrati, donne maltrattate, minorenni abusati, popoli indigeni espropriati, persone con malattie croniche, tutti i vulnerabili, i piccoli e i prediletti di Gesù.”

AFRICA/EGITTO - La Chiesa copta lancia una campagna di sensibilizzazione contro le mutilazioni genitali femminili

Il Cairo – La Chiesa copta ortodossa si appresta a lanciare tra i suoi fedeli una intensa campagna di sensibilizzazione contro la pratica dell'infibulazione e delle mutilazioni genitali femminili, che continua a essere diffusa anche tra i cristiani copti in diverse aree dell'Alto Egitto. La sollecitazione a sensibilizzare tutte le comunità copte anche intorno ai pericoli e alle gravi conseguenze fisiche e psicologiche di tale prassi – riferiscono i media che seguono più da vicino la vicende ecclesiali in Egitto – è arrivata direttamente dal Patriarca Tawadros II. La campagna utilizzerà vari strumenti di sensibilizzazione, compresi dei cartelli di messa in guardia contro l'infibulazione che saranno posti in prossimità dei locali delle chiese in cui viene amministrato il battesimo. Ma il Patriarca e i Vescovi copti contano soprattutto di far crescere tra i fedeli la consapevolezza critica nei confronti di tale prassi attraverso i corsi di preparazione al matrimonio e alcuni incontri di sensibilizzazione rivolti alle coppie di coniugi. Le origini storiche della pratica dell'infibulazione sono legate a prassi diffuse nell'antico Egitto. Per questo il suo nome in arabo corrisponde all'espressione “infibulazione faraonica” . L'infibulazione e la circoncisione femminile non è citata nel Corano, e l'islam in quanto tale non richiede nessuna mutilazione genitale femminile. La prassi dell'infibulazione, pur vietata dalla Chiesa copta, sopravvive in comunità cristiane nell'Alto Egitto e nel Corno d'Africa, in Eritrea e Etiopia come retaggio di costumi tribali precedenti l'inizio della predicazione apostolica. .

AMERICA/REP. DOMINICANA - In debito con l’Infanzia: i bambini domenicani sono privati dei loro diritti

Santo Domingo - Quasi il 13% dei minorenni nella Repubblica Dominicana sono costretti a lavorare, circa il 15% non vanno a scuola e il 28% sono sposati o convivono. Questi dati allarmanti sono stati resi noti dal Rapporto “In Debito con l’Infanzia”, presentato in questi giorni nel Paese dall’organizzazione Save the Children. Si tratta di uno studio su 172 Paesi classificati dal peggiore al migliore, stilato in base ai diversi ostacoli che impediscono ai bambini e alle bambine di godere della loro infanzia. Tra i vari fattori ci sono morte infantile, matrimonio precoce, lavoro minorile, maternità in età adolescente, malnutrizione, violenza e istruzione. La Repubblica Dominicana si trova al 120° posto della classifica, ed è dunque uno dei Paesi peggiori per i piccoli. Il documento evidenzia anche che nel Paese caraibico si registra l’indice di natalità più alto tra gli adolescenti oltre ad essere tra i dieci Paesi con il maggiore indice di omicidi infantili della regione. Tutti questi elementi hanno un impatto molto profondo nella vita dei bambini che, oltre ad essere privati dei loro diritti, rimangono senza gli strumenti che permetterebbero loro di lottare contro la povertà in vista di un futuro migliore.

AMERICA/MESSICO - Esplode un ordigno all’ingresso della Conferenza Episcopale, appello alla serenità

Città del Messico – Intorno alle ore 1,50 del mattino del 25 luglio, un ordigno è esploso all’ingresso principale della sede della Conferenza Episcopale Messicana, a Città del Messico, provocando alcuni danni ma nessun ferito.“Apprezziamo il sostegno e la solidarietà dimostrata dai nostri fratelli Vescovi, fedeli, sacerdoti, istituzioni e di molte persone di buona volontà che ci sono state vicine con sincera preoccupazione. Anche le autorità, federali e locali, hanno dimostrato il loro sostegno e la loro collaborazione per chiarire questo evento” è scritto nel comunicato del Segretario generale e Portavoce della Conferenza Episcopale Messicana, Sua Ecc. Mons. Alfonso G. Miranda Guardiola.“Come organo collegiale dei Vescovi del Messico – prosegue il comunicato pervenuto all’Agenzia Fides - , vogliamo fare appello alla serenità, alla prudenza e al rispetto della vita umana e delle sue istituzioni. Questo fatto ci invita a riflettere intensamente sulla necessità di ricostruire il tessuto sociale, per promuovere un ambiente di sicurezza per tutti i cittadini”.Infine Mons. Guardiola rinnova l’invito “ad una conversione sociale per guardarci come fratelli, e perché ogni cittadino sia costruttore di pace nel nostro paese e abbia garantita una vita degna”, affidando a Cristo, Principe della Pace, e a Santa Maria di Guadalupe la nostra missione di dare vita ad una “umanità più giusta e solidale”.

AFRICA/SUD SUDAN - “Migliaia di donne, ragazze e uomini vittime degli stupri di guerra” denuncia Amnesty International

Juba - Violenze sessuali premeditate su larga scala contro migliaia di donne, ragazze ed uomini, con le vittime scelte in base alla loro etnia. È quanto denuncia Amnesty International in un rapporto sulle violenze sessuali nel Sud Sudan, basato sulle interviste a 168 vittime di stupri condotte in Sud Sudan e nei campi per rifugiati in Uganda. Il Sud Sudan è sconvolto dal dicembre 2013 dal conflitto civile che vede contrapposti il Presidente Salva Kiir e l’ex Vice Presidente Riek Machar. La guerra ha subito preso una connotazione di scontro tra i Dinka, l’etnia del Presidente, e i Nuer, l’etnia alla quale appartiene Machar, e i loro rispettivi alleati. Secondo il rapporto di Amnesty International, intitolato “Non rimanete in silenzio”, tutte le parti ricorrono allo stupro come arma per distruggere fisicamente e psicologicamente l’etnia “rivale”. Gli stupri avvengono non solo nel corso dei combattimenti, ma anche nei campi dove sono rifugiati milioni di persone in fuga dalle aree di guerra. Il rapporto riporta le interviste a 16 uomini che affermano di essere stati castrati o aver subito la perforazione dei testicoli con aghi.“Gli attacchi sembrano designati per terrorizzare, svilire e svergognare le vittime e in alcuni casi per impedire agli uomini di gruppi politici rivali di procreare” afferma Amnesty International.Secondo un rapporto dell’ONU pubblicato l’anno scorso, il 70 per cento delle donne ospitate nei campi profughi delle Nazioni Unite nella capitale Juba, afferma di aver subito violenze sessuali dall’inizio della guerra.

AMERICA/STATI UNITI - Giudice di Detroit blocca per 90 giorni la deportazione annunciata di immigrati iracheni

Detroit - Il giudice Mark Goldsmith di Detroit ha bloccato per novanta giorni la potenziale deportazione di cristiani caldei e di altri immigrati iracheni disposta lo scorso giugno in virtù delle nuove regole in materia di immigrazione poste in atto dall'Amministrazione Trump. Il provvedimento era stato già temporaneamente bloccato dallo stesso giudice per periodi più brevi, e tutte le sospensioni scadevano proprio ieri, lunedì 24 luglio. Il nuovo provvedimento disposto nella giornata di ieri dal giudice Goldsmith ha preso atto anche delle ingiunzioni di alcuni cittadini iracheni minacciati di deportazione, che riferivano del rischio di poter subire violenze e persecuzioni, una volta reimpariati a forza nella propria terra d'origine. Nella sua disposizione, Goldsmith ha anche messo in rilievo come i casi penali e giudiziari che pesavano su molti degli iracheni minacciati di deportazione – e tirati in ballo dalle forze di polizia come motivazione dei provvedimenti di espulsione – fossero in realtà casi “dormienti”, rispolverati all'occorrenza, in maniera evidentemente pretestuosa. Nelle motivazioni del suo provvedimento, il giudice ha dichiarato che i diritti costituzionali degli immigrati iracheni – molti dei quali residenti in USA da lungo tempo - sono stati violati, e che le garanzie a tutela delle libertà fondamentali possono essere sospese solo nei rari casi di invasione straniera o sollevazione interna.Gli iracheni già arrestati lo scorso 12 giugno su disposizione dell'Immigration and Custom Enforcement erano 114, ma i potenziali provvedimenti di espulsione minacciavano circa 1400 immigrati provenienti dall'Iraq. Gran parte degli iracheni già arrestati abitavano nell'area di Detroit e appartenevano a famiglie cristiane caldee. L'operazione era stata messa in atto dopo l'accordo tra Stati Uniti e Iraq con cui il governo di Baghdad aveva accettato di accogliere un certo numero di cittadini iracheni sottoposti all’ordine di espulsione, pur di essere tolto dalla lista nera delle nazioni colpite dal cosiddetto “muslim ban”, il bando voluto del Presidente Donald Trump per impedire l'accesso negli USA ai cittadini provenienti da sei Paesi a maggioranza musulmana considerati come potenziali “esportatori” di terroristi. Anche alcuni degli arrestati cristiani avevano avuto in passato problemi con la giustiziaAnche il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako era intervenuto sul caso: in una lettera al Vescovo caldeo Frank Kalabat, alla guida dell'Eparchia di San Tommaso Apostolo a Detroit, il Primate della Chiesa caldea aveva espresso solidarietà e vicinanza alle famiglie degli iracheni colpiti dalle disposizioni di espulsione, e auspicato un'adeguata soluzione all'emergenza umanitaria provocata dalle misure di allontanamento, rivolte anche contro padri di famiglia con figli piccoli. Adesso gli immigrati iracheni a rischio deportazione hanno tre mesi di tempo per organizzare insieme ai propri avvocati la loro strategia legale per rendere inefficaci le disposizioni di espulsione emesse dallICE. .

AFRICA/CONGO RD - “Liberate senza condizioni i nostri confratelli”: appello del clero secolare di Butembo-Béni

Kinshasa - "Siamo profondamente indignati per il rapimento dei nostri confratelli ed esigiamo la loro liberazione senza condizioni”. Così i sacerdoti secolari della diocesi di Butembo-Béni si sono rivolti ai rapitori dei due preti, don Charles Kipasa e don Jean Pierre Akilimali, rapiti domenica 16 luglio da uomini armati in tenuta militare nella parrocchia Maria Regina degli Angeli di Bunyuka, nella periferia di Butembo . L’appello ai rapitori è contenuto in una lettera diffusa al termine del ritiro spirituale annuale del clero secolare della diocesi con il suo Vescovo Sua Ecc. Mons. Melchisédech Sikuli Paluku.I sacerdoti denunciano l’insicurezza dell’area “per le incursioni notturne, le aggressione all’arma bianca e da fuoco, gli omicidi, le rapine e gli stupri, il risorgere di gruppi armati che, senza contare il numero delle persone uccise, provocano forti sfollamenti delle popolazioni. Questi atti sviliscono la vita umana e desacralizzano sia le persone, sia i luoghi e i beni consacrati. Questo è un sacrilegio e una profanazione”.Nella lettera si ricorda il prezzo di sangue pagato dalla Chiesa per l’azione omicida dei diversi gruppi armati che imperversano nella diocesi. In particolare gli omicidi di don Romain Kahindo Kyavuyirwe e di don Christian Mbusa Bakulene , il rapimento dei padri assunzionisti, Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasikundi ed Edmond Bamutute, rapiti nella loro parrocchia di Notre-Dame des Pauvres di Mbau, a 22 km da Beni e l’assassinio di un altro assunzionista, p. Vincent Machozi che da anni denunciava lo sfruttamento illegale del Coltan .Di fronte a questo nuovo atto di violenza nei confronti di sacerdoti, il clero di Butembo-Béni si rivolge ai rapitori affermando che “il troppo è troppo” e dopo averli messi “di fronte alla loro responsabilità” fa appello “alla loro coscienza “perché i nostri don Charles Kipasa e don Jean-Pierre Akilimali siano rilasciati vivi in modo che possano continuare la loro missione pastorale”.

EUROPA/FRANCIA - Primo anniversario dell’assassinio di p. Hamel

Rouen – Don Jacques Hamel, 84 anni, venne ucciso la mattina del 26 luglio 2016 mentre stava celebrando la Messa nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray, in Normandia. Due uomini entrarono durante la celebrazione e uccisero il sacerdote sull’altare sgozzandolo, ferirono tre fedeli, e presero in ostaggio due suore, mentre una terza riuscì a fuggire e a dare l’allarme. I due assassini furono uccisi dalla polizia . Nel primo anniversario del tragico evento, domani, nella stessa chiesa e alla stessa ora in cui stava celebrando p. Hamel, le ore 9, l’Arcivescovo di Rouen, Sua Ecc. Mons. Dominique Lebrun, celebrerà la santa Messa che verrà trasmessa in diretta da diverse emittenti. Secondo le informazioni diffuse dall’arcidiocesi, durante il rito, quattro composizioni floreali saranno poste davanti alla croce, al cero pasquale, all’altare e all’immagine della Vergine Maria. Seguirà l’inaugurazione della “Stele per la pace e la fraternità e in ricordo di padre Jacques Hamel” eretta dal comune di Saint Etienne du Rouvray. Nel pomeriggio, alle 18, nella basilica di Notre-Dame de Bonsecours saranno celebrati i vespri seguiti da un tempo di preghiera sulla tomba di p. Hamel. Altre iniziative in ricordo di p. Hamel e per la pace sono state organizzate in diverse comunità. L’Arcivescovo di Marsiglia, Sua Ecc. Mons. Georges Pontier, Presidente della Conferenza Episcopale Francese, nel suo messaggio per l’anniversario sottolinea che “è stato un avvenimento impensabile, che ci ha lasciato senza parole, e che diventa latore di una grande testimonianza, fonte di lezione per tutti”. Citando le parole della sorella di p. Jacques, secondo cui il fratello sacerdote era prima di tutto “un uomo tra gli uomini”, il messaggio prosegue: “E’ quest’uomo tra gli uomini che è stato ucciso. E’ quest’uomo tra gli uomini, questo prete, che è diventato simbolo di una vita vissuta gli uni con gli altri, gli uni per gli altri, una vita di fedeltà quotidiana, una vita radicata nell’amopre di Colui che si è fatto uno di noi per amore, Cristo. Una vita così diventa modello e incoraggiamento per tutti”.Papa Francesco ha concesso la dispensa per aprire pochi mesi dopo la sua morte, il 13 aprile 2017, la fase diocesano del processo di Beatificazione di p. Hamel.

ASIA/TERRA SANTA - Ancora tensioni sulla Spianata della Moschee. P. Neuhaus: quando si toccano le cose sacre, esplode sempre la rabbia

Gerusalemme – Il governo di Israele ha disposto la rimozione dei metal detector installati per controllare l'ingresso delle moltitudini musulmane alla Spianata delle Moschee, a Gerusalemme. Ma è ancora presto per capire se tale misura avrà effetti sull'ennesima spirale di tensione e violenze scatenatasi intorno al sito della Città Santa dove sono collocati la Moschea di al Aqsa e la Cupola della Roccia. “ A Gerusalemme” riferisce all'Agenzia Fides padre David Neuhaus SJ, Vicario patriarcale per le comunità cattoliche ebreofone del Patriarcato latino di Gerusalemme, “si percepisce grande amarezza, rabbia, frustrazione, resa ancor più pesante dal fatto che a ripetersi è sempre la stessa situazione, la stessa catena di azioni e reazioni: Quello che è già accaduto tante volte, adesso torna a ripetersi con una fissità impressionante. Perché non occorre essere profeti per sapere in anticipo che quando si toccano le cose sacre, le cose religiose, si scatenano conseguenze imprevedibili”. Nella giornata di lunedì 24 luglio - riferiscono i media giordani – Re Abdallah II di Giordania, in una conversazione telefonica con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, aveva chiesto l'annullamento di tutte le nuove misure di sicurezza – compresi i metal detector - disposte dal governo israeliano per controllare e limitare gli ingressi alla Spianata delle Moschee, dopo l'attacco armato avvenuto in quel sito lo scorso 14 luglio, nel quale tre attentatori palestinesi – poi tutti uccisi – avevano provocato la morte di due soldati israeliani. “Occorre sperare nel ruolo che può avere il Re Abdallah II di Giordania, che è una persona capace di moderazione, e sulla questione può esercitare un ruolo autorevole, visto che la Monarchia hascemita compete tradizionalmente la protezione dei Luoghi santi musulmani di Gerusalemme” riferisce a Fides p. Neuhaus. “Per il resto” aggiunge il sacerdote gesuita “noi siamo chiamati a essere testimoni della Resurrezione in questa situazione, pregando e confidando nel Signore”. .

AMERICA/CILE - Con più forza di prima, promuoviamo il valore della vita: i Vescovi sulla depenalizzazione dell’aborto

Santiago – Dopo l’approvazione del progetto di legge da parte del Senato cileno che depenalizza l’interruzione volontaria della gravidanza in tre casi particolari, “arriverà la legge sull'eutanasia, e così via”, queste leggi “contrarie alla persona umana, all'ordine naturale voluto da Dio e alla stessa fede cattolica” sono state approvate con il voto dei partiti di sinistra, compresa la democrazia cristiana, sottolinea Sua Ecc. Mons. Francisco Javier Stegmeier Schmidlin, Vescovo di Villarrica, che si chiede cosa debbano fare ora “coloro che sono per la vita e la famiglia e contro la cultura della morte”.Nel comunicato diffuso dalla Conferenza episcopale cilena, pervenuto all’Agenzia Fides, il Vescovo elenca sette azioni. In primo luogo pregare il Signore per la conversione di quanti sono a favore dell’aborto e perché questa legge sia abrogata. Sostenere le donne che hanno una gravidanza a rischio e partecipare alle istituzioni che si dedicano a questo scopo. “Studiare i fondamenti dei motivi per cui ogni bambino ha il diritto di nascere e gli effetti dell'aborto sulla madre, sulla famiglia e sulla società. Essere sempre e ovunque militanti per la vita e per la famiglia”. Partecipare alle attività dei movimenti per la vita. Usare un linguaggio adeguato, parlando per esempio non di “embrione, feto” ma di “bambino, persona”. Votare solo i candidati che siano per la vita. Anche il Comitato permanente della Conferenza episcopale cilena, in una dichiarazione che porta la data del 21 luglio, afferma che “il progetto di legge approvato sembra un ritorno al passato che stabilisce e legittima nella società cilena una ingiusta discriminazione verso gli esseri umani indifesi, la cui vita lo Stato è chiamato a garantire e tutelare”. Per i Vescovi non è questa la risposta adeguata al dramma delle donne che si trovano nelle situazioni limite previste: pericolo di vita per la madre, malformazione del feto e stupro. “Invece di fare il massimo sforzo per entrambe le vite umane altrettanto degne - la madre e il figlio che aspetta – ora in Cile ci saranno bambini e bambine considerati ‘scarti’, come Papa Francesco ha chiamato tutti gli esseri umani che la società emargina perché ‘scomodi’ o perché non sono considerati degni di vivere”.I Vescovi sono addolorati per il voto a favore espresso da parlamentari che si dicono cristiani, e richiamano quanto affermato al riguardo nel loro messaggio del 25 marzo 2015, intitolato “Il diritto umano alla vita, una vita degna per ogni persona”.“Nel momento in cui abbiamo bisogno di riconquistare la fiducia, le autorità politiche sono le prime chiamate a testimoniare la coerenza tra le convinzioni etiche che proclamano e l’incarico pubblico che ricoprono” è scritto nel messaggio, che si conclude con queste parole: “Come Chiesa siamo rispettosi dei poteri dello Stato nel contesto della democrazia. Con trasparenza abbiamo offerto il nostro parere a tutti gli organi competenti, attraverso le persone e le istituzioni che continueranno a lavorare a favore della vita. Di fronte ad ogni dramma umano, i cattolici continueranno a proclamare l'amore infinito di Dio, che nella risurrezione di suo Figlio Gesù Cristo ci offre la fonte per la promozione di ogni vita umana e della sua dignità”.

ASIA/SIRIA - Professore cristiano ucciso a Hassakè, città siriana controllata dalle milizie curde del PYD

Hassakè – Il corpo senza vita di Basil Isaac, professore cristiano originario della valle del Khabur, ucciso con una pallottola alla testa, è stato trovato in un villaggio otto chilometri a est della città siriana di Hassakè, nella giornata di venerdì 21 luglio. La vicenda sta suscitando dolore e preoccupazione tra le comunità locali, anche in virtù del fatto che la regione appare attualmente sotto il controllo delle milizie legate al Partito Democratico Curdo , braccio siriano del Partiya Karkeren Kurdistan . Gli autori e le ragioni dell'omicidio rimangono al momento ignoti, e anche la pista del possibile rapimento a scopo di estorsione finito male non trova al momento alcun riscontro, visto che per Basil Isaac, scomparso misteriosamente tre giorni prima del ritrovamento del suo cadavere, non era stato chiesto alcun tipo di riscatto da parte di nessuno. La vittima, esperto di agronomia e decano del locale collegio di agraria, era molto conosciuto nell'area per la sua attività accademica e educativa. Alcuni giorni fa l'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo. alla guida dell'Arcieparchia siro-cattolica di Hassaké-Nisibi, aveva descritto all'Agenzia Fides le operazioni messe in atto dai militanti del PYD per realizzare nei fatti il loro intento – coltivato da anni - di creare una regione autonoma curda nella regione siriana di Jazira, che nei media curdi già viene indicata col nome curdo di Rojava. Nella provincia siriana nord-orientale di Hassakè, l'auto-proclamata amministrazione autonoma di Rojava ha iniziato a implementare un sistema si tassazione locale per sovvenzionare i pubblici servizi della regione e per migliorare anche i livelli di sicurezza e di controllo dell'ordine pubblico.

AFRICA/NIGERIA - Uno dei Paesi al mondo con maggiore disparità di reddito e di diritti

Lagos - In Nigeria la disparità di reddito rappresenta uno dei problemi più seri e, spesso, meno discussi. Secondo uno studio recente della Oxfam e del gruppo Development Finance International, il Paese è l’ultimo nella lista dei 152 catalogati secondo il loro “impegno per ridurre la disuguaglianza”. La spesa sociale della Nigeria, per la sanità, l’istruzione e la tutela sociale, è, secondo lo studio, “vergognosamente bassa” e “riflette una tutela sociale molto scarsa per i cittadini”. Secondo le notizie pervenute a Fides, il numero di persone che vivono in condizioni di povertà in Nigeria è aumentato da 69 milioni nel 2004 a 112 milioni nel 2010, nonostante nel Paese si sia registrata una crescita del 7%. Nello stesso periodo, il numero dei milionari in Nigeria è aumentato del 44%. Inoltre circa 86 milioni di persone vivono in condizioni di povertà estrema. Si dice che l’uomo più ricco del Paese, guadagni ogni giorno 8 mila volte in più rispetto a quello che un connazionale povero guadagnerebbe in un anno intero per le sue necessità basilari. Secondo le Nazioni Unite, oltre 4 milioni e 700 mila persone soffrono di insicurezza alimentare nella regione, mentre il 49% dei giovani sono sottoccupati in lavori precari e per mezza giornata o sono completamente disoccupati. Lo scorso anno, la Nigeria si trovava al 118° posto nella classifica dei 144 Paesi che rientrano nel Rapporto Mondiale sul Divario di Genere. Le sfide economiche ed educative che affliggono i nigeriani poveri sono molto più gravi per le donne. Tra gli strati più poveri della società, il 75% delle donne non vanno a scuola e nelle aree urbane il 51% non ricevono alcuna educazione, il doppio rispetto agli uomini.

AMERICA/ECUADOR - Trent’anni fa il martirio di un Vescovo spagnolo e di una suora colombiana che difendevano i nativi

Quito – Il 21 luglio 1987 quello che sembrava un incontro amichevole in un luogo lontano della giungla ecuadoriana , divenne una pioggia di lance dei nativi Huaorani che uccise un Vescovo spagnolo e una religiosa colombiana. Mons. Alejandro Labaca Ugarte, O.F.M. Cap.,Vescovo del Vicariato apostolico di Aguarico , e la religiosa colombiana suor Inés Arango, cercavano di salvare le popolazioni indigene Tagaeri, che vivevano in isolamento volontario, e appartenevano al ramo della cultura Huaorani, dalla minaccia di un'incursione nella loro terra da parte delle compagnie petrolifere.Questo gruppo indigeno, che respingeva ogni contatto con la civiltà, era considerato bellicoso, ma l'esperienza del missionario che aveva dedicato buona parte della sua vita alla comprensione della cultura e dei costumi dei popoli indigeni in Ecuador, lo portò a cercare di stabilire un contatto. Purtroppo l’epilogo dell’incontro portò al martirio del Vescovo e della suora che lo accompagnava.Mons. Alejandro Labaca era nato il 19 aprile 1920 in Spagna e iniziò la sua vita religiosa fra i Cappuccini a 17 anni. Ebbe la cittadinanza ecuadoriana dopo aver lavorato in Amazzonia dal 1965: per 25 anni si dedicò infatti alla popolazione indigena Huaorani, partecipando al processo di alfabetizzazione. Aveva imparato la loro lingua, la loro cultura e la loro storia. In seguito decise di coinvolgere anche le missionarie in questa opera. Così suor Inés Arango, terziaria cappuccina, e tre consorelle, si unirono a lui. Suor Ines era nata il 6 aprile 1937 in Colombia, e arrivò a Shushufindi, Provincia di Sucumbíos, nel 1977. Accompagnava Mons. Labaca durante i suoi contatti con le tribù.Nel 30.mo anniversario del loro martirio, la REPAM ha prodotto un documentario dal titolo "La vita per l'Amazzonia" che si può vedere sul sito http://redamazonica.org.

AFRICA/CENTRAFRICA - “Metà della popolazione di Bangassou è fuggita” riferisce il Vescovo; attaccata la Cattedrale

Bangui - “La metà della popolazione di Bangassou è fuggita, rifugiandosi nella vicina Repubblica Democratica del Congo. Gli scontri continuano da giorni” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, nel sud della Repubblica Centrafricana. La città da mesi è al centro di assalti da parte dei cosiddetti anti Balaka che prendono di mira la componente musulmana della sua popolazione.“Duemila musulmani sono accolti nel recinto della Cattedrale difesi dai militari marocchini della MINUSCA ” dice Mons. Aguirre. “Ma gli anti Balaka imperversano a Bangassou, colpendo i musulmani in tutti i modi, cercando di ucciderli, di impedire loro di approvvigionarsi di cibo, acqua e legna per cucinare. Gli scontri sono continui e provocano morti da una parte e dell’altra”.“Questa mattina due anti balaka hanno tentato di entrare nel campo di rifugiati ma sono stati respinti dalla MINUSCA ed uno di loro è stato ucciso” riferisce Mons. Aguirre. Lo scorso fine settimane si sono avuti scontri e episodi gravissimi di violenza, che hanno portato alla morte anche di un Casco Blu marocchino.“Tutto è iniziato venerdì 21 luglio, quando gli anti balaka hanno rapito una giovane musulmana incinta” dice Mons. Aguirre . “In risposta al rapimento, una quindicina di giovani musulmani estremisti hanno sequestrato due operatori umanitari della Caritas con le loro famiglie, circa una trentina di persone. La MONUSCA ha reagito liberando queste persone. Il gruppo ha replicato attaccando la Cattedrale, che ha subito gravi danni materiali, cercando di darle fuoco. Per fortuna non ci sono riusciti”.“La MINUSCA cerca di controllare la situazione mandando pattuglie nelle strade che sparano colpi d’avvertimento in aria che però provocano il panico tra la popolazione; alcune persone sono morte d’infarto, mentre altre sono rimaste ferite dai colpi vaganti” riferisce il Vescovo. LA MINUSCA in un comunicato ha affermato d’impegnarsi per catturare questo gruppo di giovani radicali che sta mettendo in pericolo il resto della comunità musulmana.

ASIA/IRAQ - Quindici statue della Madonna di Lourdes ricollocate nei villaggi della Piana di Ninive al posto di quelle distrutte dai jihadisti

Qaraqosh – Nei giorni dal 20 al 25 luglio, in molti villaggi e cittadine della Piana di Ninive, un tempo abitati in maggioranza da cristiani, 15 statue della Vergine di Lourdes vengono reinstallate al posto di quelle rimosse e distrutte dalla furia iconoclasta dei jihadisti durante i tre anni in cui quell'area ha subito il dominio dell'autoproclamato Stato Islamico . A Qaraqosh, Telkaif, Alqosh, Karamles e in altre località della Piana di Ninive, la ricollocazione delle statue è stata vissuta dai cristiani presenti come un segno confortante del possibile, graduale ritorno alla normalità, scandita anche dalle preghiere recitate e sussurrate davanti alle statue della Vergine Maria. L'iniziativa è stata resa possibile grazie all'intervento dell'associazione cattolica francese L'Oeuvre d'Orient, dopo che padre Pascal Gollnish, direttore generale dell'associazione, durante un viaggio nella regione, aveva potuto constatare il gran numero di croci divelte e di statue di Maria e di Gesù profanate e distrutte in quei paesi durante i tre anni di dominio jihadista. Già lo scorso marzo – riportano i media ufficiali de L'Oeuvre d'Orient – quindici riproduzioni della statua della Vergine di Lourdes, benedette dal Vescovo Nicolas Brouwet, sono state caricate su un camion e da Lourdes hanno preso la volta della Piana di Ninive. Le cerimonie di ricollocazione delle statue, presso parrocchie, santuari e aree comuni cittadine, vedono la partecipazione di Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, molti dai quali sono appena tornati nelle loro città d'origine dopo aver trascorso tre anni nella condizione di sfollati e rifugiati. Adesso – si legge nei comunicati diffusi da L'Oeuvre d'Orientt – i cristiani di quelle città e di quei villaggi “potranno di nuovo pregare davanti alla Madonna di Lourdes, che li ha sostenuti durante il loro esilio” .

AMERICA/GUATEMALA - Colorando l’orrore: i disegni dei bambini riflettono la violenza che vivono

Sacoj Mixco - Delinquenza, droga, problemi familiari e terrore quotidiano: così hanno rappresentato la loro dura realtà gli alunni del quinto e sesto anno di scuola primaria del Centro Educativo Dr. Bloem, a Sacoj Mixco, e della scuola ufficiale del comune La Paz a Villa Nueva, in Guatemala. Sequestri, aggressioni fisiche, consumo di droghe, violenze domestiche, abusi, umiliazioni, queste le scene rappresentate dai ragazzi dei due centri educativi guatemaltechi. Ai bambini è stato chiesto di rappresentare con un disegno “Cosa è la violenza”. I risultati sono stati sconcertanti e rispecchiano la “normalità” della violenza con la quale questi piccoli convivono. Tutti questi disegni simboleggiano una realtà molto sgradevole: la violenza è presente in tutti i settori della loro vita. Come la stampa locale sottolinea, a molti di questi bambini l’esercizio ha permesso di esprimere realtà difficili da confessare: la violenza domestica nella famiglia, familiari tossicodipendenti o la frustrazione e la paura che provano ogni volta che devono uscire di casa o quando non possono farlo. La maggior parte di loro, circa l’84%, ha parlato in maniera dettagliata di violenza, mentre solo il 16% ha dichiarato di non sentirsi colpito o spaventato. Vivono prevalentemente nelle cosiddette “zone rosse” del Guatemala, aree depresse con un altissimo tasso di criminalità, dove la violenza e la delinquenza sono così frequenti che gli abitanti sono costretti ogni giorno a sentire spari e i minori devono rassegnarsi a rimanere rinchiusi in casa o ad imbattersi in cadaveri sulla strada verso la scuola. Al progetto hanno preso parte 89 bambini nella fascia di età tra 10 e 13 anni. Di questi, 54 hanno ammesso di aver paura quando escono a giocare per strada. Crescendo circondati da tanta violenza, nelle zone in cui gli omicidi e le dipendenze sono realtà quotidiane, ci sono probabilità molto alte che questi bambini finiscano legati ai gruppi criminali.

AMERICA/GUATEMALA - Colorando l’orrore: i disegni dei bambini che riflettono la violenza che vivono

Sacoj Mixco - Delinquenza, droga, problemi familiari e terrore quotidiano: così hanno rappresentato la loro dura realtà gli alunni del quinto e sesto anno di scuola primaria del Centro Educativo Dr. Bloem, a Sacoj Mixco, e della scuola ufficiale del comune La Paz a Villa Nueva, in Guatemala. Sequestri, aggressioni fisiche, consumo di droghe, violenze domestiche, abusi, umiliazioni, queste le scene rappresentate dai ragazzi dei due centri educativi guatemaltechi. Ai bambini è stato chiesto di rappresentare con un disegno “Cosa è la violenza”. I risultati sono stati sconcertanti e rispecchiano la “normalità” della violenza con la quale questi piccoli convivono. Tutti questi disegni simboleggiano una realtà molto sgradevole: la violenza è presente in tutti i settori della loro vita. Come la stampa locale sottolinea, a molti di questi bambini l’esercizio ha permesso di esprimere realtà difficili da confessare: la violenza domestica nella famiglia, familiari tossicodipendenti o la frustrazione e la paura che provano ogni volta che devono uscire di casa o quando non possono farlo. La maggior parte di loro, circa l’84%, ha parlato in maniera dettagliata di violenza, mentre solo il 16% ha dichiarato di non sentirsi colpito o spaventato. Vivono prevalentemente nelle cosiddette “zone rosse” del Guatemala, aree depresse con un altissimo tasso di criminalità, dove la violenza e la delinquenza sono così frequenti che gli abitanti sono costretti ogni giorno a sentire spari e i minori devono rassegnarsi a rimanere rinchiusi in casa o ad imbattersi in cadaveri sulla strada verso la scuola. Al progetto hanno preso parte 89 bambini nella fascia di età tra 10 e 13 anni. Di questi, 54 hanno ammesso di aver paura quando escono a giocare per strada. Crescendo circondati da tanta violenza, nelle zone in cui gli omicidi e le dipendenze sono realtà quotidiane, ci sono probabilità molto alte che questi bambini finiscano legati ai gruppi criminali.

AMERICA/MESSICO - Sicurezza e rispetto dei diritti di tutti: Mons. Elizondo sulla distruzione di una cappella

Cancun – Il Vescovo della prelatura di Cancún-Chetumal, Mons. Pedro Pablo Elizondo Cárdenas, ha detto ieri nella sua omelia che a volte i media riferiscono che il male sta vincendo, perché la cattiva notizia è quella che viene più diffusa. Commentando il Vangelo, sul grano buono e la zizzania, Mons. Elizondo Cárdenas ha ricordato che sul tema della sicurezza, grave preoccupazione della zona, tutti dobbiamo impegnarci. "I turisti continuano a venire perché conoscono il cuore del messicano, perché c'è l'ospitalità, l'accoglienza, e questo distingue il nostro servizio" ha affermato il Vescovo, ma per riuscire a mantenere questa fiducia ci si deve impegnare, "perché la sicurezza è una missione di tutti".Mons. Elizondo Cárdenas, secondo le informazioni pervenute a Fides, si è quindi riferito al brutto episodio del 18 luglio, avvenuto in un quartiere di Cancun, dove un gruppo di persone ha completamente distrutto una piccola cappella cattolica costruita solo una settimana prima. "Nessuno può distruggere una costruzione se non l'autorità responsabile - ha commentato Mons. Elizondo -, malgrado il programma urbano non sia chiaro, nessuno può agire in questo modo. Se si tratti di un’area verde o destinata al culto, lo può decidere solo il comune con la popolazione di quella zona".Il Vescovo ha sottolineato che la cappella era stata costruita dopo aver chiesto l’autorizzazione al comune. Infine ha qualificato come atti di "bullismo" quanto fanno certi ambientalisti e protestanti contro la Chiesa cattolica nelle piccole città, ma tutti hanno dei diritti, e i diritti devono essere rispettati ha concluso.

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