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AFRICA/NIGERIA - Droga e criminalità dietro al massacro nella chiesa di Ozubulu

Lagos - È di 12 morti e di più di 20 feriti il bilancio della sparatoria nella chiesa di San Filippo a Ozubulu nello Stato di Anambra, nel sud della Nigeria avvenuta ieri, domenica 6 agosto. Lo riferiscono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale che ricostruiscono così l’episodio:“Il bersaglio degli assassini era Aloysius Ikegwuonu, un importante trafficante di droga che ha guadagnato enormi somme di denaro in Sudafrica dove controlla una gang dedita allo spaccio di cocaina.Tornato nel suo Stato natale, l’Anambra, Ikegwuonu ha investito una parte della sua “fortuna” nella costruzione di opera pubbliche come strade e altro, tra cui la chiesa dove è avvenuto il massacro, atteggiandosi a benefattore della popolazione locale, al punto che circolano su Internet video nei quali si vede Ikegwuonu distribuire denaro per le strade.Gli assassini erano suoi ex complici che lo accusano di aver rubato loro la maggior parte dei proventi dello spaccio di droga.Ieri, Ikegwuonu aveva organizzato una sorta di cerimonia di ringraziamento nella chiesa di San Filippo, ma all’ultimo momento era stato avvertito che il gruppo di ex complici aveva pianificato di attaccarlo. Quindi ha evitato di presentarsi alla cerimonia. Il gruppo di killer è entrato in chiesa e non trovandolo ha ucciso il padre di Ikegwuonu e le altre persone che erano intorno, pensando che fossero membri della famiglia”.

AMERICA/STATI UNITI - Stanziati fondi per la Chiesa in Haiti

Washington – La Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti , attraverso della sua Commissione per la Chiesa Latinoamericana ha assegnato quasi 6 milioni di dollari, dei quali 4 per supportare e sostenere il lavoro della pastorale della Chiesa in America Latina e nei Carabi, e circa 2 per la ricostruzione di Haiti.I progetti che hanno che concernano Haiti riguardano:- la formazione di 400 agenti pastorali provenienti da quattro parrocchie colpite dall'uragano Matteo.- una prima sovvenzione per aiutare a ricostruire le chiese nella parte occidentale di Haiti dopo il passaggio dell'uragano Matteo . "Sono colpito della generosità dei cattolici degli Stati Uniti, perché ha fatto la differenza nella vita di innumerevoli persone in America Latina e nei Caraibi. Questa generosità riflette l'amore e la compassione di Dio. Lo vedo soprattutto nella risposta che abbiamo ricevuto per aiutare le vittime dell'uragano Matteo. Con questo aiuto, non solo si finanziano progetti pastorali, ma si riesce a ricostruire le chiese in alcune diocesi di Haiti", ha commentato il presidente della Commissione per la Chiesa Latinoamericana della USCCB, Mons. Eusebio Elizondo, Vescovo ausiliare di Seattle.Dopo il terremoto del 2010, la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti , ha gestito diverse iniziative per aiutare il Paese più povero dell'America .

AMERICA/PORTORICO - Raccolta di scarpe per permettere agli scolari di frequentare la scuola ad Haiti

San Juan – L’organizzazione no-profit We All Care, Inc. ha lanciato un appello alla comunità portoricana ad unirsi nella raccolta di scarpe promossa per i bambini vulnerabili in età scolare dai 3 ai 9 anni di Haiti. Il 90% delle strutture scolastiche sull’isola caraibica sono private e gestite da comunità, organizzazioni religiose o fondazioni senza fini di lucro. In tutte queste scuole è previsto che gli alunni indossino uniformi e scarpe. Nel mese di luglio scorso l’organizzazione è stata ad Haiti impegnata in progetti con gli scolari di diverse scuole nella città di Ouanaminthe e anche fuori. “Abbiamo collaborato anche alla costruzione di pozzi di acqua per la comunità, distribuito generi alimentari, vestiti, scarpe e articoli di prima necessità alle famiglie più povere”, si legge in una nota di We All Care pervenuta a Fides. “Abbiamo visitato le comunità rurali dove sono in via di sviluppo progetti agricoli e ci siamo uniti a loro nell'insegnamento della preparazione di Orti Casalinghi”, continua la nota. La missione di We All Care prevede un impegno per il benessere di bambini, bambine e adolescenti privi di supporti basilari e necessari per la loro crescita spirituale, fisica, mentale e sociale, sia a Porto Rico che fuori.

ASIA/IRAQ - Il leader curdo Barzani scrive ai cristiani: nel Kurdistan indipendente sarete finalmente al sicuro

Erbil – Adesso che la nazione del Kurdistan “sta intraprendendo passi verso l'indipendenza, le esigenze e i diritti dei fratelli e delle sorelle cristiani in Kurdistan saranno protetti a tutti i livelli, e così la fraternità e la convivenza nel Kurdistan saranno più solidi”. Con queste parole il leader curdo Masud Barzani, al momento Presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, si è rivolto a tutti i membri delle comunità cristiane autoctone storicamente insediate nelle aree dell'attuale Iraq settentrionale. L'intento evidente di Barzani è quello di guadagnare l'appoggio dei cristiani di quei territori alla proclamazione di indipendenza del Kurdistan, tema sul quale il governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno ha indetto unilateralmente un referendum, che dovrebbe tenersi il prossimo 25 settembre. L'occasione utilizzata da Barzani per inviare ai cristiani il suo messaggio rassicurante è quantomai evocativa: in questi giorni si commemorano infatti i massacri perpetrati nel 1933 dai soldati di quello che allora era il Regno dell'Iraq contro cristiani caldei, armeni e soprattutto assiri, accusati di coltivare disegni separatisti. Nel messaggio di Barzani, quei massacri di 84 anni fa vengono in qualche modo accomunati alle violenze più recenti inflitte alle popolazioni della regione dai jihadisti dello Stato Islamico : "L'unica medicina per tutti i nostri dolori e l'unica garanzia per assicurare che i disastri non si ripetono è camminare verso l'indipendenza", ha scritto Barzani nel messaggio ai cristiani diffuso domenica 6 agosto. “In occasione dell'84esimo anniversario di quel disastro, che coincide con il terzo anniversario dell'attacco brutale di Daesh a fratelli e sorelle cristiani e di altre comunità nella piana di Ninive” ha aggiunto uil leader curdo “io ripeto che i fratelli e le sorelle cristiani, insieme a a quelli di tutte le altre comunità del Kurdistan, nel passato, nel presente e nel futuro hanno condiviso e condividono tempi di dolore e tempi favorevoli, essendo coinvolti nel medesimo destino”. .

AFRICA/KENYA - “Si accettino i risultati del voto e non si incitino violenze”, ammoniscono i leader religiosi

Nairobi - “Si accettino i risultati elettorali e non si incitino i propri sostenitori alla violenza per contestare il voto”. È questo il senso del messaggio congiunto che i leader religiosi del Kenya hanno indirizzato ai politici alla vigilia delle elezioni generali dell’8 agosto.“I politici devono impegnarsi pubblicamente ad accettare i risulta annunciati dalla Commissione Elettorale Indipendente o a presentare un ricorso alla corte se non sono soddisfatti da quanto annunciato“ affermano i leader religiosi del Kenya in una dichiarazione pervenuta all’Agenzia Fides.“Non hanno diritto di incitare i loro sostenitori a commettere atti violenti contro altri keniani se i risultati non sono a loro favore” continuano i leader religiosi che qualificano queste azioni come “una strategia politica atroce e malvagia”I leader religiosi affermano che i loro osservatori elettorali hanno raccolto informazioni sull’organizzazione da parte di alcuni politici di bande di giovani perché inneschino violenze da far sembrare atti di protesta spontanei, precisando di aver informato le autorità competenti su quanto da loro scoperto.La campagna elettorale è stata funestata dall’omicidio di Chris Msando, responsabile del sistema informatico della Commissione Elettorale Indipendente del Kenya . Secondo fonti di stampa tre persone sono state arrestate in Uganda, in relazione dell’uccisione di Msando e della giovane donna, il cui corpo è stato trovato accanto al suo.

ASIA/INDONESIA - Giovani cattolici e musulmani insieme alla “Gmg asiatica”

Yogyakarta - Divisi in workshop a parlare con i Vescovi su temi come il rispetto della madre terra, problemi sociali come droga, corruzione, aborto, povertà e la questione dei migranti, ma anche sulle nuove strade per proclamare il Vangelo in Asia, l'identità della fede, i matrimoni interreligiosi: gli oltre 2.000 giovani da 22 paesi che prendono parte alla settima Giornata della Gioventù Asiatica, in Indonesia dal 31 luglio al 6 agosto, sperimentano “l'unità nella diversità culturale e religiosa”, nella consapevolezza che “essere religiosi significa di per sè essere interreligiosi”, ha sottolineato il gesuita indonesiano p. Andreas Setyawan. All'Asia Youth Day hanno preso parte, infatti, ben 160 giovani musulmani che hanno seguito tutte le attività e condiviso con entusiasmo lo spirito di fratellanza che si respira al Jogja Expo Center, il grande centro-convegni messo a disposizione gratuitamente dal governo locale di Yogyakarta, provincia indonesiana guidata dal Sultano Hamengku Buwono X.Nei giorni scorsi i giovani hanno visitato diversi luoghi della città partecipando ad attività di incontro, ascolto e dibattito, preghiera, performance musicali di vario genere: tutte iniziative pensate nell'ottica di fare crescere nei giovani la consapevolezza del loro ruolo di protagonisti attivi nel costruire il bene comune e l'armonia nelle società in cui sono inseriti.La kermesse è stata anche l'occasione per far conoscere la gioventù cattolica asiatica ai giovani musulmani indonesiani: “Questo incontro rafforza i legami di comprensione, dialogo, tolleranza, tra i giovani di religioni diverse: tolleranza non significa restare in silenzio e sopportarsi a vicenda, bensì ma coinvolgersi in una feconda relazione personale che implica scambio, dialogo, autentica amicizia, lavoro in comune, crescita nella fiducia e nella stima reciproca; significa coinvolgersi in una relazione interazione”, ha spiegato a Fides Rifqi Fairuz, principale rappresentante dei giovani musulmani presenti, parte del “National Gusdurian Network”, movimento che in Indonesia si ispira al leader Abdurrahman Wahid, detto “Gus Dur”.Non sono mancati alla “Gmg asiatica” momenti di intensa preghiera, come l'Adorazione eucaristica, la celebrazione del Sacramento della riconciliazione, la preghiera meditativa in stile Taizè.Il Vescovo filippino Joel Baylon, che guida lo “Youth desk” nella Federazione della Conferenze episcopali dell'Asia, parlando questa mattina all'intera assemblea dei giovani partecipanti, ha rimarcato la realtà e le sfide dei giovani in Asia oggi. Su una popolazione giovanile tra i 10 e i 24 anni che, in Asia, supera 1,1 miliardi di persone , il 70% crede che “la religione sia molto importante”. I giovani cattolici, in tale contesto, “sono chiamati a trasformare l'ottimismo in autentica speranza cristiana, per essere essi stessi il dono di Cristo all'Asia e al mondo”, ha rimarcato. L'Asia Youth Day si conclude domenica 6 agosto con la solenne Eucarestia, in presenza di sei cardinali asiatici, di numerosi Vescovi da tutto il continente e oltre 20mila fedeli. Tra le autorità civili, presente il vice presidente indonesiano, Jusuf Kalla, segno del sostegno istituzionale del governo all'intera iniziativa.

ASIA/MYANMAR - Denunce per la mancanza di rispetto dei diritti della popolazione rohingya

Naypyidaw – L’Organizzazione per la Cooperazione Islamica ha sollecitato il Governo birmano a rispettare i diritti della repressa minoranza mussulmana rohingya. Il presidente dell’organismo, durante un viaggio a Daca, capitale del Bangladesh, ha denunciato la situazione catastrofica che i rohingya continuano a subire a causa della grave discriminazione esercitata dal Governo e dagli estremisti buddisti. “La Birmania non può ignorare i diritti della popolazione rohingya”, si legge in una nota del capo della OCI pervenuta a Fides. L’organismo è formato da 57 Paesi mussulmani che hanno chiesto al Governo birmano di risolvere insieme a Bangladesh, Indonesia e Malesia la crisi dei rifugiati, la minoranza più perseguitata del mondo. Le autorità birmane proprio nei giorni passati hanno chiuso una scuola e una moschea dei mussulmani in una regione orientale del Paese, con il pretesto della mancanza dell’autorizzazione necessaria per lo svolgimento delle loro attività. Dal 1992, il Governo buddista non riconosce i rohingya come cittadini e li considera immigranti bengalesi, costringendoli a farli sfollare verso campi profughi nella parte occidentale del Paese o verso altre nazioni limitrofe. Nonostante i rohingya siano circa un milione, sono considerati una minoranza etnica, linguistica e religiosa. Per sposarsi sono costretti a chiedere il permesso al Governo e a firmare un documento nel quale si impegnano a non avere più di due figli.

AMERICA/PUERTO RICO -“Siamo grati al Congresso per i fondi per i più poveri”

San Juan – Siamo grati al Congresso per avere approvato una legislazione che prevede un processo per ristrutturare il debito dell'isola” affermano Mons. Roberto O. González Nieves, Arcivescovo di San Juan di Puerto Rico e il Reverendo Heriberto Martínez-Rivera, Segretario Generale della Società Biblica de Puerto Rico e Coordinatore della Coalizione Ecumenica e Interreligiosa Puerto Rico, in una lettera rivolta al Congresso degli Stati Uniti nel quale si loda l’approvazione della legge per la ristrutturazione del debito dell’isola.“Fin dall'estate del 2015 abbiamo cercato di proporre soluzioni per risolvere la crisi finanziaria di Puerto Rico che continua a colpire tutti i suoi abitanti, in particolare poveri e bambini” sottolinea la lettera. “Lavorando insieme alla rete Jubilee USA, alla Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti, alla Chiesa Unita di Cristo, alla Coalizione Evangelica Nazionale Latina, alla Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti e alle Catholic Charities, abbiamo sollecitato il Congresso degli Stati Uniti a prendere azioni positive" afferma il documento, giunto all’Agenzia Fides. “Recentemente ci siamo congratulati per aver incluso i fondi per il Programma Medicaid 2017 per Puerto Rico, evitando quindi una mancanza di fondi che avrebbero messo a rischio più di 900.000 cittadini del Puerto Rico senza accedere al sistema sanitario”.La lettera chiede di dare una soluzione definitiva all’assistenza sanitaria di Puerto Rico e di estendere il Child Tax Credit alle famiglie con uno o due figli.

EUROPA/FRANCIA - Cardinale Filoni: Il Santo Curato d'Ars accompagni nella loro missione i sacerdoti e i seminaristi delle giovani Chiese

Ars sur Formans - “Come responsabile della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, chiedo a San Giovanni-Maria Vianney la sua intercessione per i nostri seminari e il clero delle giovani Chiese dei territori di missione affidati dal Santo Padre alla nostra cura ecclesiale”. Con queste parole il Cardinale Fernando Filoni ha invocato l'intercessione particolare del Santo Curato d'Ars per tutti i sacerdoti e i seminaristi delle giovani Chiese, nell'omelia pronunciata durante la Messa solenne da lui celebrata giovedì 4 agosto nella parrocchia di Ars, in Francia, nel giorno in cui la liturgia della Chiesa fa memoria del santo patrono di tutti i parroci del mondo. Proprio in quel villaggio San Giovanni Maria Vianney svolse il suo ministero sacerdotale confessando, celebrando messa, insegnando catechismo e soccorrendo i poveri per quarant'anni, in una semplicità evangelica che attirava a Ars moltitudini di uomini e donne proprio perché, usando i gesti più ordinari della cura pastorale ordinaria, non faceva velo al lavoro della grazia. Nella sua omelia, il Cardinale Filoni ha sottolineato più volte la sorgente da cui sgorgava la spiritualità del Curato d'Ars, e che fa di San Giovanni Maria Vianney un prezioso compagno di strada anche per chi si trova a seguire la propria vocazione sacerdotale nel mondo di oggi, così diverso da quello della Francia dell'Ottocento. “Qui” ha detto il Cardinale “innumerevoli sacerdoti vengono a trovare ispirazione per la propria vita sacerdotale e anch’io, oggi, sono pellegrino, facendo memoria degli anni della mia formazione seminaristica, allorché in preparazione alla vita sacerdotale, si guardava al Santo Curato d’Ars come prototipo di parroco”. Giovanni Maria Vianney – ha ricordato tra l'altro il Cardinale Filoni – frequentò costantemente le “sante virtù” dell’umiltà, della povertà, dell’obbedienza e della castità, “che lo portarono sulla via della santità di vita e, quindi, di una straordinaria fecondità pastorale; per questo attraeva l’ammirazione e la stima di tanti fedeli e soprattutto di tanti penitenti alla ricerca di pace interiore”. Il Cardinale Prefetto di Propaganda Fide ha rimarcato che la missione di liberazione dal peccato svolta dal Curato d'Ars a vantaggio del suo popolo includeva anche anche “il compito di avvertire contro il male, di richiamare i peccatori, di spingerli a cambiare vita. Come il profeta Ezechiele” ha aggiunto il porporato “Giovanni-Maria Vianney sentiva la stessa responsabilità davanti a Dio: se non avverti il malvagio, se non gli parli perché desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà certo per la sua iniquità, ma della sua morte - dice il Signore - io domanderò conto a te; al contrario, se tu lo avvertirai ed egli non pecca, egli vivrà e tu avrai salvato la tua vita”. Anche oggi – ha fatto notare il Cardinale Filoni “Giovanni Maria Vianney continua la sua missione pastorale in modo diverso, ma non meno efficace. Questo Santuario, così, è ancora luogo di bene, di preghiera e di grazia. Qui si continua ad elargire la misericordia a quanti la cercano”.

VATICANO - La Santa Sede chiede il pieno rispetto dei diritti umani e di sospendere la nuova Costituente in Venezuela

Città del Vaticano – Fides pubblica il testo integrale del Comunicato della Segreteria di Stato sulla situazione in Venezuela:La Santa Sede esprime nuovamente la sua profonda preoccupazione per la radicalizzazione e l’aggravamento della crisi nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, con l’aumento dei morti, dei feriti e dei detenuti. Il Santo Padre, direttamente e tramite la Segreteria di Stato, segue da vicino tale situazione e i suoi risvolti umanitari, sociali, politici, economici ed anche spirituali e assicura la sua costante preghiera per il Paese e tutti i venezuelani, mentre invita i fedeli di tutto il mondo a pregare intensamente per questa intenzione.In pari tempo, la Santa Sede chiede a tutti gli attori politici, ed in particolare al Governo, che venga assicurato il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché della vigente Costituzione; si evitino o si sospendano le iniziative in corso come la nuova Costituente che, anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro e ipotecano il futuro; si creino le condizioni per una soluzione negoziata in linea con le indicazioni espresse nella lettera della Segreteria di Stato del 1° dicembre 2016, tenendo presenti le gravi sofferenze del popolo per le difficoltà a procurarsi il cibo e le medicine, e per la mancanza di sicurezza.La Santa Sede rivolge, infine, un accorato appello all’intera società affinché venga scongiurata ogni forma di violenza, invitando, in particolare, le Forze di sicurezza ad astenersi dall’uso eccessivo e sproporzionato della forza.

AFRICA/CENTRAFRICA - “Deponente le armi in nome di Dio”: appello dell’Imam Kobine Layama a nome dei leader religiosi centrafricani

Bangui - Chi è coinvolto nelle violenze che insanguinano il Centrafrica “risponderanno del sangue che stanno versando” ha detto l’Imam Oumar Kobine Layama, a nome della Piattaforma delle Confessioni Religiose del Centrafrica, alla quale fa parte Sua Eminenza il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui e il Pastore Nicolas Guerekoyame, Presidente de l’Alleanza Evangelica Centrafricana.Diverse aree della Repubblica Centrafricana sono in preda a violenze causate da diversi gruppi che continuano a ricevere armi e munizioni dai Paesi vicini, come ha rivelato un recente rapporto dell’ONU . Si tratta di Bangassou, Zémio, Obo, Mobaye, Batangafo e di altre zone. A Bangassou più di 2000 abitanti musulmani sono rifugiati da mesi nella cattedrale protetti dai Caschi Blu dell’ONU, che hanno subito alcune perdite. Ieri sono stati rimpatriati le spoglie di tra Caschi Blu marocchini uccisi in due distinti agguati a Bangassou.L’Imam Kobine ha ribadito ancora una volta che la crisi non è religiosa ma politica. “Chiedo- ha detto- a coloro che sono coinvolti nelle violenze di non dare l’occasione a chi, per ragioni politiche e di interesse personale, dicono che la crisi è religiosa”.L’Imam ha chiesto a tutti “di deporre le armi a nome di Dio e nell’interesse del loro Paese” ed ha infine annunciato una visita dei componenti della Piattaforma Religiosa nelle località in preda alla violenza.

ASIA/IRAQ - “Brigate Babilonia”:no al coinvolgimento dei cristiani della Piana di Ninive nel Referendum per l'indipendenza del Kurdistan

Mosul – La regione della Piana di Ninive, e soprattutto la parte di quella regione in cui sono concentrate la popolazioni cristiane, non deve essere assolutamente inclusa tra i territori in cui si svolgerà il referendum sulla proclamazione d'indipendenza della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, in programma il prossimo 25 settembre. E' questa la perentoria intimazione espressa dalle cosiddette “Brigate Babilonia”, movimento locale dotato di milizie in cui operano anche cristiani. Con un documento diffuso giovedì 3 agosto, i dirigenti del movimento hanno ribadito la propria totale contrarietà al coinvolgimento delle comunità cristiane autoctone nel progetto indipendentista perseguito dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. "Noi” si legge nel documento delle Brigate Rispettiamo la volontà della nazione curda espressasi nella decisione di esercitare la propria autodeterminazione” con il referendum indetto per prossimo 25 settembre, “ma questo non dovrebbe essere imposto ai cristiani e ai residenti delle pianure di Ninive tramite raccolte di firme realizzate sotto intimidazione”. A giudizio della dirigenza delle “Brigate Babilonia”, le aree con maggior concentrazione di cristiani nella Piana di Ninive devono essere tenute fuori da ogni contesa tra il governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno e il governo centrale di Baghdad. Le forze curde che promuovono il referendum puntano a coinvolgere nella consultazione referendaria anche laree di Kirkuk e della Piana di Ninive. Nel documento delle “Brigate Babilonia si indirizza anche una frecciata a politici cristiani che starebbero sostenendo il coinvolgimento della Piana di Ninivc nella consultazione referendaria, accusati di operare tale scelta solo per perseguire propri interessi di affermazione personale. “Come Babilonia” - si legge nel comunicato - “non negozieremo questioni decisive come l'unità e la sovranità dell'Iraq”.Le controverse “Brigate Babilonia” operano come reparto particolare delle milizie Hashd al-Shaabi, le “Unità di mobilitazione popolare” sciite intervenute nelle campagne militari per sottrarre Mosul al controllo dei jihadisti dello Stato Islamico. In passato, come documentato dall'Agenzia Fides il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva marcato le distanze da gruppi armati attivi sullo scenario iracheno che cercano di rivendicare la propria affiliazione alle comunità cristiane locali, ribadendo in particolare che la Chiesa caldea “non ha nessun legame, né diretto né indiretto, con le cosidette 'Brigate Babilonia' né con nessun'altra milizia armata che si presenta come cristiana”. .

AFRICA/CONGO RD - Continuano ad aumentare i minori del Kasai vittime dei conflitti armati

Luebo – Negli ultimi due mesi, nella regione del Kasai, RD Congo, sono morti oltre 140 bambini e bambine a causa dei conflitti armati. Il numero delle vittime potrebbe essere superiore, si parla infatti di 500 casi registrati di minori utilizzati dalle milizie come scudi umani. In un comunicato della ong World Vision, pervenuto a Fides, si legge che oltre 3 mila persone sono morte e 1 milione e 400 mila hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa della violenza che dilaga in diverse regioni congolesi. Il Kasai è una delle più pesantemente colpita. L’infanzia è uno dei settori più vulnerabili e le organizzazioni dei Diritti Umani continuano a denunciare l’uso dei bambini soldato.

AMERICA/ARGENTINA - Un 4 agosto, Mons. Enrique Angelelli, ucciso il vescovo impegnato con i poveri

La Rioja – Il 4 agosto 1976, padre Arturo Pinto e Mons. Angelelli ritornavano da una celebrazione in onore di due sacerdoti uccisi. Lungo la strada verso Cordoba, due macchine si sono avvicinate e si sono scontrate contro di loro. Padre Pinto, unico testimone del fatto, riferì che, al risveglio, trovò il vescovo morto con diversi colpi alla testa. Per anni la morte di Angelelli è stata mascherata come un incidente stradale. Solo nel 2009 le cose sono cambiate perché quel anno il caso fu riaperto.A 41 anni dalla sua scomparsa, la comunità ricorda le sue parole: "Stare sempre con un orecchio rivolto al popolo e l'altro verso il Vangelo".Mons. Enrique Angelelli , Vescovo della diocesi di La Rioja, era uno dei più noti Vescovi del Paese, contrario alla dittatura. Morì in un incidente d'auto simulato, poco dopo l'instaurarsi della dittatura militare. Dopo 38 anni, il 4 luglio 2014, sono stati condannati all'ergastolo due alti ufficiali per l'omicidio del Vescovo. Per decenni le autorità avevano sostenuto che la sua morte fosse stata accidentale. Nel 2015 è stata aperta la fase diocesana della causa di beatificazione.

AMERICA/BRASILE - “Non saremo un Paese diverso se non superiamo l'ingenuità, la passività e l'indifferenza" affermano i Vescovi

Brasilia – "Non saremo un Paese diverso se non superiamo l'ingenuità, la passività e l'indifferenza", afferma il messaggio conclusivo dell'incontro che si è svolto tra il 31 luglio e l'1 agosto della Commissione della Pastorale per l'Azione Sociale della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile .I Vescovi membri della Commissione, che si sono incontrati nella sede delle Pontificie Opere Missionarie a Brasilia, hanno voluto esprimere la loro valutazione sulla situazione del Paese che sta vivendo una forte crisi politico-istituzionale, con pesanti conseguenze sociali ed economiche.Il messaggio è stato pubblicato il 2 agosto, lo stesso giorno in cui la maggioranza della Camera dei deputati ha deciso d'impedire alla Corte Suprema federale di indagare sulle accuse di corruzione rivolte al Presidente Michel Temer, un’imputazione che potrebbe portare alla rimozione dall'incarico presidenziale.I Vescovi hanno sottolineato l'importanza di essere attenti ai "segni dei tempi" per impegnarsi a superare la crisi che attraversa il Paese: "Cerchiamo la luce per l'azione della Chiesa in Brasile dinanzi alle nuove sfide della realtà odierna", conclude la dichiarazione.

ASIA/INDONESIA - I giovani: chiave per contrastare l'islam radicale, specie sul web

Yoyakarta – Sono i giovani la chiave per contrastare le sirene dell'islam radicale in Indonesia e la sua massiccia propaganda sul web: è quanto ha detto Savic Ali, leader musulmano responsabile dei servizi sul web nell'organizzazione islamica “Nahdlatul Ulama” , una delle due maggiori organizzazioni dell'islam indonesiano, che sostiene il pluralismo, il dialogo interreligioso, i diritti umani. Intervenuto a un incontro interreligioso nell'ambito dell'Asean Youth Day, la kermesse cattolica che riunisce a Yogyakarta fino al 6 agosto oltre duemila giovani cattolici da 22 nazioni asiatiche, Savi Ali ha ricordato che 100milioni di indonesiani usano Internet regolarmente e che la rete dei social media ha oggi il potere di influenzare l'opinione pubblica: “Sono i social media il nuovo campo di battaglia per contrastare l'islam radicale. E' necessaria una contro-narrazione e un'azione comune sulle reti sociali da parte di organizzazioni, istituzioni e singoli individui che sostengono il dialogo, la democrazia, la Pancasila ”, spiega a Fides.“Tra i 22 siti web islamici più popolari in Indonesia – aggiunge – i primi 4 sono conservatori e promuovono una visione ristretta e non inclusiva dell'islam. Oggi la sfida è agire e promuovere sulle piattaforme web azioni coordinate per promuover tolleranza, dialogo, inclusione, mutuo rispetto, armonia sociale e religiosa”. Questo, ha concluso, è un compito affidato essenzialmente ai giovani, che sono i più attivi sui social media e sul web. Ha spiegato il vescovo Yohannes Harun Yuwono, presidente della Commissione per gli affari interreligioso nella Conferenza episcopale indonesiana: “Dio non fa preferenza di persone, ascolta e comprende la preghiera in tute le lingue del mondo. Cristiani e musulmani credono in un unico Dio, creatore e padre di tutti gli uomini , popoli e religioni. Su queste basi possiamo costruire la convivenza e la fratellanza”. Il gesuita Heru Prakosa, docente alla cattolica “Sanata Dharma University” di Yogyakarta, ha rimarcato a Fides che, nel contesto dell'Indonesia moderno, segnato dalla crescita dell'estremismo islamico e dalla strumentalizzazione politica della religione, “è urgente riflettere e agire insieme, in vista del bene comune. I giovani cattolici, pur essendo una minoranza nei paesi asiatici, non possono restare in silenzio o essere compiacenti: sono chiamati a fare la loro parte, a essere agenti di dialogo, di riconciliazione, di armonia, a testimoniare il Vangelo della fraternità e della speranza”.

ASIA/LIBANO - Appello dei vescovi maroniti: serve un “piano globale” per il rimpatrio dei rifugiati siriani

Beirut – Le istituzioni civili libanesi sono tenute a adottare in fretta un “piano globale” per predisporre il rientro nella propria patria dei profughi siriani che hanno trovato rifugio in Libano. Lo hanno chiesto i Vescovi maroniti nel comunicato diffuso al termine della loro riunione mensile, svoltasi mercoledì 2 agosto nella sede patriarcale estiva di Dimane, sotto la presidenza del Patriarca Bechara Butros Rai. Secondo i vescovi maroniti, l'assenza di un disegno globale per gestire l'emergenza migranti sta già provocando danni enormi alla nazione libanese. I profughi siriani presenti in Libano e registrati presso gli uffici e le strutture dell?ONU son più di un milione, e si tratta di una cifra parziale, visto che molti profughi non si sono sottoposti a nessuna forma di registrazione presso gli organismi internazionali o presso le istituzioni libanesi. Il Patriarca maronita aveva rivolto un appello analogo al Presidente libanese Michel Aoun già domenica 16 luglio, durante l'omelia pronunciata in occasione della festa di San Charbel . “Pur con tutta la nostra solidarietà nei confronti dei rifugiati” aveva detto in quella circostanza il Patriarca Rai - i libanesi si augurano che venga riconsiderato il processo per garantire loro un ritorno sicuro nel proprio Paese, mettendo da parte le diverse posizioni politiche che ostacolano le soluzioni desiderate". Agenzia Fides 3/8/2017)

AFRICA/ALGERIA - Algeri rimpatria i migranti nigerini in accordo con Niamey

Algeri - “Per far fronte al fenomeno dell’immigrazione irregolare e lottare contro le reti della tratta della persone, le autorità algerine hanno deciso, in stretto coordinamento con quelle nigerine, la ripresa dal 1° agosto, delle operazioni di rimpatrio dei cittadini nigerini in posizione irregolare in Algeria” ha annunciato il portavoce del Ministro degli Affari esterni algerino, Benali Cherif. “I rimpatri-ha aggiunto Cherif- fanno parte di una serie di misure prese dal governo algerino per rafforzare la collaborazione con i Paesi dell’Africa sub-sahariana, in particolare Niger e Mali, per frenare il flusso delle migrazioni irregolari che il nostro Paese sta affrontando”.In Algeria arrivano diversi migranti in posizione irregolare, provenienti da Paesi dell’Africa sub-sahariana, in particolare da Niger, Mali e Burkina Faso. Non vi sono statistiche ufficiali dei migranti sub-sahariani in Algeria.. Secondo stime non ufficiali sono circa 100.000. Alcuni di loro cercano lavoro in Algeria, altri sono invece in transito verso l’Europa, attraverso la Libia.Le autorità algerine rinviano i migranti nigerini nel loro Paese con convogli di autoveicoli. Il campo di Dar El Beïda, alla periferia di Algeri, è stato smantellato.

AMERICA/COLOMBIA - Il Festival Internazionale del Cinema per i Diritti Umani raduna nuovi registi

Bogotá – Il cinema oltre ad accomunare gli interessi delle persone, non solo fa in modo che i cittadini abbiano a disposizione buone visioni di orientamento sul mondo attuale, in tema di diritti umani, i relativi progressi e problemi, crea anche uno spazio per dare largo alla creatività di nuovi registi cinematografici. Con questo obiettivo, il Festival Internazionale del Cinema per i Diritti Umani Bogotá, in collaborazione con il Programma Stato di Diritto per America Latina della Fondazione Konrad Adenauer, e con il sostegno della Corte Interamericana dei Diritti Umani, si sono impegnati nella ricerca di nuovi talenti registi nel Paese. I Nuovi Talenti, studenti, professionisti e produttori, sono invitati a partecipare alla iniziativa con video della durata da 1 a 3 minuti aventi per oggetto la questione della migrazione e dei diritti della popolazione migrante in America Latina. Il vincitore della iniziativa avrà l’opportunità di andare in Costa Rica e avere accesso esclusivo agli archivi della Corte Interamericana dei Diritti Umani.

AMERICA/MESSICO - Morto il sacerdote ferito il 15 maggio nella cattedrale metropolitana del Messico

Città di Messico – "Mercoledì 2 agosto, il responsabile medico dell'unità di terapia intensiva del Istituto Nazionale di scienza Medica ha annunciato che padre José Miguel Machorro presenta una situazione di morte cerebrale, per cui ci si aspetta solo che il cuore smetta di battere”, afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides dall'Arcidiocesi di Messico che annuncia la morte cerebrale di padre Machorro.Il sacerdote era rimasto vittima il 15 maggio di un attacco all’arma bianca da parte di un individuo al termine della celebrazione della Messa nella Cattedrale Metropolitana del Messico .Da allora le condizioni di Padre Machorro si sono aggravate al punto che il 1° d'agosto era stato trasferito con urgenza all’Istituto Nazionale di scienza Medica .

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