Latest News from Fides News Agency

ASIA/LIBANO - Ad agosto il summit dei Patriarchi cattolici d'Oriente

Beirut - Il Consiglio dei Patriarchi cattolici d'Oriente si riunirà prima di Ferragosto a Dimane, in Libano, presso la sede patriarcale estiva del Patriarca maronita, perfare il punto sulla complessa situazione vissuta delle comunità cristiane autoctone in molta parte del Medio Oriente. Negli ultimi anni, l'organismo che raggruppa tutti i Primati delle Chiese cattoliche orientali presenti in quell'area del mondo non si è potuto riunire, anche a causa dei conflitti in atto soprattutto in Siria e Iraq. I lavori del Consiglio dovrebbero iniziare il 10 agosto, mentre i media libanesi annunciano che il giorno prima partecipanti dovrebbero essere ricevuti dal Presidente libanese Michel Aoun. L'ordine del giorno è strettamente connesso ai problemi pastorali e alle emergenze politiche e sociali che assillano in maniera sempre più pressante le comunità cattoliche orientali autoctone, che in alcuni Paesi mediorientali, negli ultimi anni, hanno registrato una drastica diminuzione del numero dei propri fedeli. Alla riunione prenderà parte per la prima volta in veste di Patriarca Youssef Absi, nuovo Primate della Chiesa cattolica greco-melchita, e dovrebbero essere presenti anche Patriarchi ortodossi e rappresentanti delle Chiese e comunità cristiane nate dalla Riforma protestante. Agenzia Fides 29/7/2017).

AMERICA/VENEZUELA - Cinque sacerdoti fermano i blindati della Guardia Nazionale a Ejido

Ejido – Alcuni sacerdoti cattolici sono intervenuti Venerdì 28 luglio per evitare che una situazione tesa di contrasto tra la Guardia Nazionale Bolivariana e manifestanti nella città di Ejido, nello stato di Mérida, potesse degenerare e avere conseguenze cruente. Foto diffuse attraverso l'account twitter della Conferenza episcopale del Venezuela documentano l'iniziativa di cinque sacerdoti che hanno assunto il ruolo di mediatori tra esercito e manifestanti, quando quando i carri armati della GNB si sono avvicinati alla folla che partecipava ai funerali di Rafael Vergara, un giovane morto in una delle tante manifestazioni di protesta in corso in Venezuela.Intorno alle 15.30, i sacerdoti hanno interrotto il funerale e si sono diretti verso i militari, per chiedere loro di ritirarsi. Anche negli ultimi giorni, diverse persone sono morte negli scontri violenti tra manifestanti e forze di sicurezza verificatisi in tutto il Paese, soprattutto in occasione dello sciopero generale di 48 ore indetto dall'opposizione e da diversi settori della società civile per chiedere al governo l'annullamento delle elezioni dell'Assemblea Costituente, in programma domenica 30 luglio. Anche venerdì 28 luglio un altro giovane è stato ucciso da un colpo da arma da fuoco mentre partecipava a una manifestazione a San Cristobal, nello stato venezuelano di Tachira: Le proteste che da quasi quattro mesi sconvolgono il Paese sono state segnate a tutt'oggi da 113 morti.

AMERICA/COLOMBIA - Sacerdote ucciso a Puerto Valdivia, “sacrificato nell’esercizio della sua missione”

Antioquia – La Conferenza Episcopale della Colombia si unisce al dolore per l'assassinio del sacerdote Diomer Eliver Chavarría Pérez, ucciso nel giorno del suo 31.esimo compleanno, la sera del 27 luglio, nella parrocchia di Raudal, presso il villaggio di Puerto Valdivia, nel dipartimento di Antioquia.Mons. Jorge Alberto Ossa Soto, vescovo della diocesi di Santa Rosa de Osos nella quale era incardinato padre Chavarría Pérez, ha diffuso un comunicato in cui, nel dare notizia del tragico avvenimento, invoca la conversione degli assassini e ribadisce il rifiuto di ogni forma di violenza contro la vita e la dignità delle persone. Il vescovo chiede anche che il Signore doni consolazione ai familiari della vittima, e ringrazia per il dono della vita sacerdotale "di questo figlio e fratello, a servizio dell'evangelizzazione"."Sacrificato nell'esercizio della sua missione" - come si legge nel comunicato del Vescovo -,padre Diomer era era nato nel 1986 a Gomez Plata, comune di Antioquia, Era stato ordinato sacerdote il 19 marzo 2012, e attualmente svolgeva le funzioni di vice-parroco a San Pedro de los Milagros e preso la parrocchia di Raudal, a Puerto Valdivia.Le cause della sua morte sono al vaglio delle autorità competenti.

AFRICA/CONGO RD - Si accentuano le pressioni interne e internazionali per indire elezioni entro l’anno

Kinshasa - Si accentuano le pressioni interne e internazionali sul Presidente Joseph Kabila perché ceda il potere e indica le elezioni presidenziali entro la fine del 2017. Il movimento Lucha , movimento giovanile con base a Goma, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, ha lanciato un appello a manifestare pacificamente in tutto il Paese il 31 luglio per chiedere al più presto un calendario elettorale e ricordare che “il popolo congolese non concederà un giorno in più a Kabila e al suo regime dopo il 31 dicembre 2017”. Il secondo e ultimo mandato di Kabila è scaduto il 20 dicembre 2016 ma è stato prolungato grazie all’Accordo di San Silvestro mediato dai Vescovi cattolici. Le intese prevedono che Kabila rimanga al potere il tempo necessario per formare un governo di unione nazionale che organizzi le elezioni entro il 2017.Elezioni che però non sono state ancora messe in calendario, mentre il governo formato a maggio e presieduto da Bruno Tshibala, non rappresenta tutto l’arco politico congolese perché esclude Le Rassemblement, una parte importante dell’opposizione a Kabila.L’iniziativa di Lucha si aggiunge al programma di proteste lanciato da Le Rassemblement mentre il 26 luglio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato all’unanimità una dichiarazione con la quale si invitano le parti congolesi ad applicare l’Accordo di San Silvestro “in buona fede e nella sua interezza, al fine di organizzare entro il dicembre 2017, elezioni credibili e inclusive, che portino nella calma al passaggio pacifico di poteri”.I Vescovi cattolici, che si sono ritirati dalla mediazione, esprimono sempre più la loro delusione nei confronti dei politici che, a loro dire, “moltiplicano le iniziative per svuotare l’Accordo del suo contenuto, ipotecando così la tenuta di elezioni libere, democratiche e pacifiche” . “Abbiamo fatto un errore l'anno scorso. Abbiamo pensato che avremmo potuto pervenire ad elezioni per via negoziale, e quindi evitare un possibile massacro. Tuttavia, siamo stati traditi dai governanti. Senza rivolta popolare non ci sarà alcun cambiamento in questo Paese, sfortunatamente” ha affermato alla rivista belga in lingua fiamminga MO, don Donatien Nshole, Segretario Generale della Conferenza Episcopale congolese .

AMERICA/STATI UNITI - Gruppo di collegamento ebraico-cristiano inizia raccolta di fondi per i “cristiani perseguitati”

Chicago - La International Fellowship of Christians and Jews, gruppo internazionale con sedi centrali a Chicago e Gerusalemme, ha lanciato una raccolta fondi a favore dei cristiani e delle altre minoranze mediorientali colpite dalla violenza di marca islamista. La campagna, intitolata"Beati i perseguitati", è iniziata la settimana scorsa con un impegno iniziale a raccogliere in poco tempo 100 mila dollari. L'iniziativa – riferisce Jewish News Service – punta a sostenere progetti di assistenza sanitaria e psicologica soprattutto a favore dell'infanzia traumatizzata dalla guerra e dalle violenze settarie che segnano da anni il Medio Oriente. "Proprio mentre continuiamo a combattere l'antisemitismo” ha dichiarato il rabbino Yechiel Eckstein, fondatore e presidente della Fellowship “dobbiamo combattere questa crescente persecuzione nei confronti dei cristiani in tutto il mondo”. L'International Fellowship of Christians and Jews è nata negli anni Ottanta su iniziativa di ebrei e cristiani evangelici statunitensi, per poi sviluppare la sua rete anche in altri Paesi. La Fellowship si propone di promuovere la cooperazione tra ebrei e cristiani intorno a progetti destinati soprattutto a garantire la sicurezza degli ebrei in Israele e in altre aree del mondo. Ogni anno l'organizzazione raccoglie circa 100 milioni di dollari, metà dei quali vengono poi spesi in progetti di assistenza e realizzati in Israele.

AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi invitano alla non violenza e si appellano alle forze dell’ordine: “il vostro ruolo è mantenere la pace”

Caracas – "Mancando poche ore alle elezioni dell'Assemblea Nazionale Costituente, il Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana ribadisce il suo rifiuto di questa iniziativa, considerandola incostituzionale e anche inutile, non necessaria e dannosa per il popolo venezuelano" è scritto nella dichiarazione della Presidenza della Conferenza Episcopale del Venezuela pubblicata ieri sera, 27 luglio.“Ancora una volta alziamo la nostra voce contro la violenza, da qualsiasi parte essa venga. Bisogna precisare che, se si deve svolgere questo processo, che non sosteniamo, deve essere senza violenza. La violenza non può mai essere il modo per risolvere i conflitti sociali che peggiorano di giorno in giorno nella nostra società venezuelana. La repressione eccessiva, causa di feriti, morti e detenuti, genera altra violenza" si legge nel testo dei Vescovi pervenuto a Fides.Poi la dichiarazione si rivolge alle Forze Armate Nazionali Bolivariane : "Vogliamo ricordare alle FANB che il primo vostro dovere è verso il popolo, ma i fatti di questi giorni non sembrano evidenziare questo. Il ruolo delle FANB è mantenere la pace...Non facciamo crescere la sofferenza e l'angoscia di tante persone che vogliono vivere in pace, che vogliono far ascoltare la loro voce di protesta e vogliono che questa venga rispettata".Il testo si conclude con due esortazioni: non uccidere e coltivare la vita, in un popolo che condivide il pane, le medicine, la vita.

AFRICA/ETIOPIA - “Non mi sento un navigatore solitario ma un missionario che sente vicino a sè la sua Chiesa d’origine”: testimonianza di un fidei donum

Adaba – “Nagaa, akkam jirtuu? Pace, come state? Mi piace iniziare con questo saluto in Oromo, molto usato per salutare, per augurare ogni bene alla persona a cui è rivolto”. Inizia così la testimonianza inviata all’Agenzia Fides da don Giuseppe Ghirelli, missionario diocesano fidei donum, dopo il campo missio 1 del Centro Missionario della diocesi di Anagni appena terminato ad Adaba. “La vostra visita è stata per me una grandissima gioia - continua don Giuseppe rivolgendosi ai partecipanti an campo -. Avete vissuto con me l’anniversario dei miei tre anni di missione in Etiopia. Il Signore, che ci parla attraverso la storia che accade ogni giorno, attorno a noi e lontano da noi, mi ha rafforzato nel sentirmi ancora di più ‘fidei donum diocesano’, non un navigatore solitario ma un missionario che sente vicino a se la sua Chiesa d’origine. La vostra presenza mi ha aiutato a sentire e interiorizzare che la Diocesi non è lontana ma molto vicina, anche se, vi confesso, che in tanti momenti mi sono sentito ‘scaricato’ in questo ambiente così diverso dal nostro. Da voi ho ricevuto una bella e buona spinta per continuare il mio servizio missionario”. “Nella settimana trascorsa qui avete conosciuto la missione di Robe, i suoi missionari, i laici e avete gustato alcune delle cose belle che ci sono in Etiopia – continua don Giuseppe -. Ricordate i volti, le situazioni, i posti visitati ? Anche voi avete conosciuto un’Africa che non vi aspettavate. Ho visto con piacere che vi siete inseriti facilmente nella quotidianità missionaria fatta di novità e di imprevisti; l’acqua per le docce non c’era, ma vi siete subito adattati, non vi siete lamentati troppo, siete stati proprio bravi. Ora tornati nel vostro ambiente naturale si tratta di far fruttare questa esperienza. Interrogatevi quindi su cosa vi ha spinto a partecipare al campo missio 1, penso ci siano in ognuno di voi motivazioni differenti, ma a campo finito cercate di vedere cosa il Signore vi ha insegnato, cosa vi ha donato di prezioso per la vostra vita, allora il campo sarà stato un’esperienza ricca”. “Certamente avete compreso che, come dice Gesù, ‘c’è più gioia nel dare che nel ricevere’, se poi guardate all’esempio che Lui ci ha lasciato riuscirete a capire che la vita vale solo se viene donata, con lo stile, gli atteggiamenti e la generosità mostrati da Gesù. La convinzione che la missione di annunciare il Vangelo a chi ancora non l’ha ricevuto rimane un compito importante e i missionari che lavorano per questo servizio vanno conosciuti, incoraggiati e sostenuti. Voi ora siete chiamati ad essere gli animatori missionari in diocesi. Spero tanto che grazie a voi cresca la comunione ecclesiale tra la giovane Chiesa di Robe e l’antica Chiesa di Anagni” conclude don Giuseppe. Info: www.araaraonlus.org

ASIA/IRAQ - La cattolica caldea Lara Zara eletta sindaco di Alqosh

Alqosh – La cattolica caldea Lara Yussif Zara è il nuovo sindaco di Alqosh, la cittadina della Piana di Ninive abitata in maggioranza da cristiani, che per tre anni si trovata a essere il centro abitato più vicino alla linea di confine coi territori occupati dai jihadisti dello Stato Islamico. Il Consiglio comunale di Qaraqosh, riunitosi giovedì 27 luglio, ha votato all'unanimità per la sua elezione, preferendola a un candidato concorrente. Nata nel 1982, e laureatasi in economia e management nel 2006, Lara è la prima donna a ricoprire la carica di sindaco di Alqosh. Succede all'altro caldeo, Abdul Micha, il sindaco che era stato rimosso con accuse di corruzione su disposizione di Bashar al Kiki, a capo del Consiglio provinciale di Ninive, membro del Partito Democratico del Kurdistan. La scelta di Lara Zara come sindaco di Alqosh potrebbe stemperare le tensioni e i malumori circolati nelle ultime settimane tra le comunità cristiane locali. Come riferito da Fides , diversi osservatori avevano interpretato la rimozione del sindaco Abdul come una mossa orchestrata da forze politiche curde, e una conferma dei disegni coltivati sulla Piana di Ninive e su tutta la Provincia omonima dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, quello che ha indetto per il prossimo 25 settembre un referendum indipendentista con l'intento di proclamare la secessione unilaterale dall'Iraq. Politici cristiani iracheni, come il parlamentare Yonadam Kanna, Segretario generale del Movimento democratico assiro, in recenti interviste avevano denunciato pressioni e operazioni politiche di forze regionali sulle minoranze locali - compresi i cristiani – per spingere anche le popolazioni della Piana di Ninive a sostenere la futura indipendenza del Kurdistan iracheno. .

AMERICA/PERU’ - Mons. Piñeiro, nella festa nazionale: intervenire con urgenza e severità contro la corruzione

Lima – "La festa nazionale che ci ricorda una delle più grandi aspirazioni dei peruviani, l'indipendenza di vivere nella libertà e nella democrazia, ha quest'anno una benedizione speciale: la visita imminente di Papa Francisco in Perù, nel mese di gennaio del prossimo anno": inizia così la lettera del Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana, Mons. Salvador Piñeiro García Calderón, Arcivescovo di Ayacucho, pubblicata nel 196° anniversario della repubblica del Perù, che si celebra oggi, 28 luglio.Dopo aver ringraziato Dio per le ricche risorse naturali, il Presidente della Conferenza Episcopale denuncia alcune situazioni che affliggono la società peruviana: "dopo quasi 200 anni di vita repubblicana, troviamo ombre che fanno star male ampie fasce della nostra popolazione. Ad alcune, come la povertà e la mancanza di un'applicazione equa e razionale della giustizia, che affliggono gran parte del paese, bisogna aggiungerne altre ancora peggiori, come la corruzione. Su questo dobbiamo intervenire con urgenza e severità" si legge nella lettera."Ma ci sono anche molti segni di luce nel nostro paese, i valori che abbiamo visto brillare nella nostra gente, come la solidarietà e la resilienza. Come dimenticare la generosità delle grandi imprese e delle persone semplici per condividere il cibo e aiutare le migliaia di vittime che aveva lasciato il ‘Niño Costero’ ?”. "L'eredità immortale dei nostri eroi, che con la loro vita e il loro sacrificio ci hanno lasciato in eredità un Perù libero e indipendente, sono la forza di un nuovo Perù, orientato verso la verità, che rende sempre liberi, e verso la fraternità, formando democrazie solide" continua il testo, che si conclude con queste parole: "Il nostro Perù, terra di eroi e di santi, sul sentiero del bicentenario della sua indipendenza, ringrazia il Dio della vita per la nazione in cui siamo nati". (Agenzia Fides, 28/07/2017

AFRICA/GHANA - "I minatori illegali d’oro sono cittadini egoisti che stanno distruggendo il Paese” denuncia l’Arcivescovo di Kumasi

Accra - I minatori illegali sono cittadini malvagi che rischiano di distruggere il Paese anteponendo il loro interesse personale al benessere generale, ha denunciato Sua Ecc. Mons. Gabriel Justice Yaw Anokye, Arcivescovo di Kumasi. Il fenomeno dei cosiddetti “galamsey”, minatori illegali di oro, sta minacciando l’ecosistema del Ghana, in particolare i fiumi e le riserve idriche nazionali, che sono inquinanti dall’uso massiccio di mercurio utilizzato per estrarre l’oro dalla rocce aurifere.“Pensare solo se se stessi e alla propria famiglia senza considerare la nazione significa essere avidi e malvagi. Tutti dobbiamo pensare al futuro del Paese e alle generazioni future” ha ammonito l’Arcivescovo.Secondo Mons. Anokye i minatori illegali sono ancora più malvagi e pericolosi degli assassini e persone stolte che non pensano al loro Paese.Sebbene il governo ha avviato una campagna per proibire le attività dei“galamsey”, Mons. Anokye denuncia che queste proseguono di notte in diverse aree come Timso, Modaso e Diaso. Il Ghana è il secondo produttore africano d’oro e il decimo mondiale. Accanto alle miniere legali ne sono sorte innumerevoli clandestine. Il numero dei “galamsey” è difficile da valutare: si stima che vanno dai 30.000 ai 200.000, alcuni dei quali stranieri, persino cinesi. Kumasi è il capoluogo della regione dell’Ashanti, nel sud del Ghana dove si concentrano le riserve d’oro del Paese.

AFRICA/CONGO RD - L’opposizione lancia l’operazione “città morta” e la disobbedienza civile per cacciare Kabila

Kinshasa - Due giorni di “città morta” in tutta la Repubblica Democratica del Congo per “ottenere la partenza” del Presidente Joseph Kabila sono stati indetti dall’opposizione che si riconosce nel “Rassemblement”. Le due giornate di protesta si terranno l’8 e il 9 agosto, alle quali seguiranno altre iniziative di protesta.Il mandato di Kabila è scaduto il 20 dicembre 2016, data entro la quale si dovevano tenere le elezioni generali. In base agli accordi di San Silvestro, mediati dai Vescovi cattolici, Kabila è rimasto al potere per nominare un governo di unità nazionale incaricato di organizzare le elezioni entro il 2017. Il governo formato a maggio dal Premier Bruno Tshibala non include però i rappresentanti dell’opposizione riunita nel Rassemblement che ne contesta la legittimità. Tanto più che appare difficile che possa organizzare entro l’anno le elezioni .Dopo le due giornate di “città morta”, le Rassemblement ha indetto per il 20 agosto dei meeting nei capoluoghi delle 25 province e quattro assembramenti in 4 differenti punti della capitale Kinshasa, che ha 10 milioni di abitanti. “In mancanza di convocazione degli elettori, entro il 30 settembre, Joseph Kabila non verrà riconosciuto come presidente dal 1° ottobre” ha dichiarato un portavoce del Rassemblement. A partire dal 1° ottobre pertanto i congolesi sono invitati alla disobbedienza civile, non pagando tasse né fatture elettriche e idriche alle due società statali che hanno il monopolio dell’erogazione di questi servizi.

ASIA/TERRA SANTA - Dopo le tensioni sulla Spianata delle Moschee, Al Azhar convoca una “Conferenza internazionale” su Gerusalemme

Il Cairo – L'Università di Al Azhar, maggior centro accademico-teologico dell'islam sunnita, ha annunciato la decisione di voler convocare, entro il prossimo settembre, una Conferenza internazionale su Gerusalemme, per confrontarsi “con istituzioni e organismi di rilievo” intorno al presente e al futuro della Città Santa, a partire dalle ultime tensioni sviluppatesi intorno alla Spianata delle Moschee e ai Luoghi Santi musulmani. In una dichiarazione rilanciata dai media nazionali egiziani, al Azhar definisce le recenti misure adottate dalle autorità israeliane come “non fondate su nessun principio umanitario o di civiltà”. Già la scorsa settimana, l'Università sunnita aveva fatto appello alla comunità internazionale a non rimanere indifferente davanti a quelle che aveva definito “azioni aggressive” messe in atto dalle autorità israeliane. La nuova escalation di tensione intorno alla Spianata delle Moschee è iniziata con l'attacco armato avvenuto in quel sito lo scorso 14 luglio, nel quale tre attentatori palestinesi – poi tutti uccisi – hanno provocato la morte di due soldati israeliani. A scatenare le reazioni era stata in particolare l'istallazione di metal detector alle porte d'accesso alla Spianata. Dopo tale disposizione, si è registrato un intensificarsi di violenze in tutta la Terra Santa, con un bilancio di almeno sei morti a Gerusalemme e in Cisgiordania. Alle tensioni intorno ai Luoghi Santi musulmani di Gerusalemme è legato anche l'attacco all’ambasciata israeliana ad Amman nel quale sono rimasti uccisi due giordani e un israeliano è stato ferito in modo grave. L'ultimo grande convegno di carattere internazionale organizzato da al Azhar è stato la “Conferenza internazionale per la pace”, che ha avuto il suo culmine nel pomeriggio di venerdì 28 aprile con l'intervento di Papa Francesco. .

AMERICA/CILE - Ancora una chiesa bruciata per presunte rivendicazioni Mapuches

Vilcun – Ancora una chiesa bruciata lungo la via che va da Cajon al comune di Vilcun, nell’Araucania cilena. Questa volta è stata una chiesa evangelica ad essere completamente distrutta. Secondo la nota di Radio Bio Bio, pervenuta a Fides, nella tarda serata di martedì 25 luglio due unità di pompieri sono intervenute sul posto, ma ormai non c'era più niente da fare davanti all'incendio doloso. Sul luogo è stato trovato un telo con la scritta "libertà ai prigionieri politici mapuches".Solo pochi giorni fa il Vescovo di Temuco, Mons. Hector Vargas, aveva dichiarato alla stampa che ancora manca circa il 40% per completare il "Plan Araucania", e specificare così compiti e azionu.Il Piano Araucania è stato consegnato a giugno scorso al popolo cileno e prevede lo sviluppo della zona e la fine definitiva di ogni tipo di violenza assurda contro le istituzioni. L'atteso "Piano per l'Araucanía" intende porre fine al conflitto storico tra lo Stato e il popolo Mapuche durato oltre 150 anni.

AMERICA/CILE - Ancora una chiesa bruciata per presunte rivendicazione Mapuches

Vilcun – Ancora una chiesa bruciata lungo la via che va da Cajon al comune di Vilcun, nell’Araucania cilena. Questa volta è stata una chiesa evangelica ad essere completamente distrutta. Secondo la nota di Radio Bio Bio, pervenuta a Fides, nella tarda serata di martedì 25 luglio due unità di pompieri sono intervenute sul posto, ma ormai non c'era più niente da fare davanti all'incendio doloso. Sul luogo è stato trovato un telo con la scritta "libertà ai prigionieri politici mapuches".Solo pochi giorni fa il Vescovo di Temuco, Mons. Hector Vargas, aveva dichiarato alla stampa che ancora manca circa il 40% per completare il "Plan Araucania", e specificare così compiti e azionu.Il Piano Araucania è stato consegnato a giugno scorso al popolo cileno e prevede lo sviluppo della zona e la fine definitiva di ogni tipo di violenza assurda contro le istituzioni. L'atteso "Piano per l'Araucanía" intende porre fine al conflitto storico tra lo Stato e il popolo Mapuche durato oltre 150 anni.

AMERICA/PERU’ - Centinaia di bambini in maschera per la festa del Santiago Wanka

Huancayo – Gli studenti di sette istituti scolastici hanno dato il via alla tradizionale festa del Santiago Wanka, nella provincia di Huancayo. Con grande entusiasmo centinaia di bambini hanno rappresentato il simbolismo degli uomini che lavorano nei campi per festeggiare Santiago o Tayta Shanti, patrono degli animali e in generale dei frutti della terra. Al ritmo dello Shakatán, i piccoli hanno realizzato singolari coreografie come il Pagapu , il Qochaupiay , lucy–lucy, shakatán, scene di vita matrimoniale e il mercato del bestiame, con l’obiettivo di vincere il trofeo del “Concorso Santiaguito Huanca 2017”. L’organizzazione del Santiaguito Huanca, rientra nella tradizione del Municipio Provinciale di Huancayo e dell’Istituto della Gioventù e della Cultura, affinchè le tradizioni huanca si valorizzino fin dalla prima infanzia.

AMERICA/COLOMBIA - Dialogo sull’attività mineraria illegale, un primo approccio positivo

Antioquia – Una prima impressione positiva ha lasciato l'incontro fra il Viceministro colombiano per l'attività mineraria e l’energia, Carlos Andrés Cante, e i Vescovi cattolici, svoltosi il 24 luglio, per chiarire i principali punti di questa attività in diverse zone del paese. Mentre i Vescovi hanno espresso grande preoccupazione per la corruzione e il deterioramento umano, ambientale e sociale associato all'estrazione illecita, il Viceministro ha sottolineato il forte contributo allo sviluppo delle comunità e il beneficio nel campo del lavoro che una corretta e controllata attività mineraria può dare al paese."Abbiamo un nemico comune e si chiama l'estrazione illegale di minerali e deve essere fermata da tutti. La Chiesa cattolica ha combattuto su molti fronti per aiutare la comunità, per difendere l'integrità delle persone e anche in questo siamo d'accordo, perché la Colombia è un paese con una tradizione mineraria e questa estrazione, se fatta bene, combatte la povertà e crea il benessere per le famiglie che ne beneficiano" ha detto il rappresentante del governo colombiano.A questo incontro hanno partecipato funzionari del Ministero delle Miniere e dell'Energia, la Segreteria delle attività Minerarie di Antioquia, l'Arcivescovo di Medellin, l'Arcivescovo di Santa Fe de Antioquia, i Vescovi di Jerico, Caldas, Apartadó, Sonsón, Santa Rosa de Osos e il Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Medellin.La Chiesa è sempre stata protagonista nella difesa del territorio e delle popolazione riguardo a questo settore economico del paese, proteggendo le fonti d’acqua, come nel caso della diocesi di Jerico , o contro lo sfruttamento delle risorse naturali senza controllo a Medellin e Santa Fe di Antioquia , e così anche in altri casi.

ASIA/IRAQ - Continua il pressing per coinvolgere i cristiani nel referendum sull'indipendenza del Kurdistan

Erbil – I vertici politici della Regione autonoma del Kurdistan iracheno continuano a manifestare in vari modi l'intento di coinvolgere anche i cristiani nel sostegno al referendum convocato per il prossimo 25 settembre allo scopo di proclamare la piena indipendenza da Baghdad. Nella giornata di martedì 24 luglio Fuad Hussein, capo dello staff presidenziale della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha voluto incontrare alcuni rappresentanti di organizzazioni politiche promosse da attivisti e responsabili cristiani della regione, per discutere il loro livello di coinvolgimento e di rappresentanza nel comitato che sta preparando il referendum indipendentista di settembre. La riunione – riferiscono fonti locali – è stata convocata dopo che alcuni reponsabili delle sigle politiche promosse da cristiani avevano espresso pubblicamente insoddisfazione per la cooptazione in seno al comitato pro-referendum di Wahid Hurmuz, personaggio presentato - a loro giudizio in maniera indebita - come “rappresentante” della componente cristiana. La proposta fatta da Fuad Hussein ai suoi interlocutori è stata quella di indicare entro due giorni due persone che possano essere coinvolte nel comitato referendario come rappresentanti delle locali sigle di matrice cristiana.L'episodio ha confermato indirettamente che la leadership curda delle Regione autonoma del Kurdistan iracheno persegue il disegno di coinvolgere anche componenti cristiane alla causa indipendentista. Nel contempo, esso ha mostrato ancora una volta che i politici di povenienza cristiana non riescono a presentarsi come componente unitaria, e perseguono interessi e obiettivi diversi: infatti, alla riunione cho Hussein ha preso parte, tra gli altri, Romeo Hakkari, presidente del Partito Bethnahrein, ma hanno dato forfait i rappresentanti del Movimento Democratico Assiro e del Partito Abnaa al Nahrein . Dunque si perpetua una tendenza alla dispersione che non fa tesoro dei molteplici appelli - provenienti anche dal Patriarca caldeo Louis Rahael Sako - a unire le forze dei cristiani anche in politica, agendo come componente cristiana unitaria. “Adesso” affermava già ai primi di maggio il Primate della Chiesa caldea in una intervista con l'Agenzia Fides “la priorità è quella di sostenere il ritorno dei profughi, la ricostruzione di città e villaggi devastati dalla guerra. Non mi sembra il momento di perdersi dietro grandi progetti, che appaiono peraltro connotati da scarso realismo, in una fase incerta, segnata anche dalla volontà di uno Stato autonomo perseguita dai curdi”. .

AFRICA/NIGERIA - “No alla legge che consente il pascolo sui terreni liberi” dice Giustizia e Pace

Abuja - “Le violenze e le distruzioni di terreni agricoli causate dai pastori nomadi sono diventate un problema che non dobbiamo trascurare, soprattutto nella Middle Belt” afferma un comunicato giunto all’Agenzia Fides della Commissione Episcopale Giustizia e Pace della Provincia Ecclesiastica di Benin, nel sud della Nigeria.La Chiesa cattolica da tempo denuncia le violenze e i danni provocati dai pastori Fulani, che nelle loro migrazioni da nord a sud, invadono i campi degli agricoltori stanziali. Un conflitto antico ma che rischia di assumere una connotazione religiosa, visto che i Fulani sono musulmani e gli agricoltori, in genere, cristiani.Giustizia e Pace esprime le proprie perplessità sulla legge federale che concede ai pastori nomadi delle riserve di pascolo sui terreni liberi, ritenendo che “i singoli Stati della Federazione dovrebbero avere la prerogativa di vietare il pascolo su terreni liberi soprattutto nelle regioni meridionali dove il pascolo non è diffuso”.“Raccomandiamo pertanto a tutti gli Stati della Nigeria meridionale di emanare una legge che stabilisca il divieto di pascolo” continua il documento. “Condanniamo con forza le uccisioni e gli attacchi alle persone e alle terre coltivate e invitiamo il governo federale ad affrontare la questione, arrestando i responsabili dei crimini come misura deterrente”. Giustizia e Pace si dice infine preoccupata per “il crescente traffico di esseri umani” e invoca condanne esemplari per chi porta avanti “questo commercio disumanizzante”, in modo da servire come deterrente nei confronti di altri trafficanti o di chi potrebbe essere tentato di impegnarsi nella tratta.

AFRICA/SENEGAL - Start-up contro il traffico di medicinali falsi

Dakar - Si calcola che circa il 10% dei farmaci in circolazione nel mondo sono falsi, una cifra che equivale a 85 miliardi di euro, secondo l’Istituto di Ricerca contro la Falsificazione dei Farmaci di Parigi. Nell’Africa subsahariana, si tratta del 30%, secondo i ricercatori. L’India è il primo Paese da cui provengono farmaci illeciti, di contrabbando, confezionati male o scaduti, secondo l’Organizzazione Mondiale delle Dogane. Di fronte a questo fenomeno, che gli Stati non riescono a contenere, alcune start-up hanno avanzato soluzioni pratiche. Una di queste, la senegalese JokkoSanté, ha lanciato il concetto di “farmacia virtuale”, ancora in fase pilota. La start-up fornisce anche un sistema di “adozione” attraverso il quale grandi società offrono farmaci gratuiti a chi non può pagarli, in un Paese dove oltre il 50% della popolazione è priva di assicurazione sanitaria. Un’altra start-up, Sproxil, istituita nel 2009, consente agli utenti di verificare la autenticità di un medicinale, anche grazie alla telefonia mobile, attraverso un codice di identificazione. In sei anni, Sproxil ha registrato oltre 50 milioni di scambi di SMS in Africa e India. In un vertice celebrato in Liberia lo scorso mese di aprile, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale ha annunciato il lancio di una ricerca sul traffico dei medicinali scaduti o falsificati oltre che una campagna di sensibilizzazione. Il problema dell’accesso ai farmaci colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione che non ha risorse per acquistarli e deve adeguarsi a prodotti di origine dubbia. Nel 2013, a causa di due anti-malarici, uno falso e l’altro inefficace, sono morti oltre 122 mila bambini africani.

AMERICA/CILE - Per una democrazia fondata sui valori: riflessione di Mons. Goic Karmelic

Rancagua – “Il dibattito nelle aule del Senato e della Camera dei Deputati, la settimana scorsa, sulla depenalizzazione dell'aborto, mi ha lasciato l'amaro in bocca riguardo alla democrazia basata sui valori che fin dall'infanzia mi hanno insegnato a coltivare” . Così scrive Sua Ecc. Mons. Alejandro Goic Karmelic, Vescovo di Rancagua, in una riflessione inviata ai mezzi di comunicazione e pubblicata dal quotidiano “El Mercurio” di oggi, pervenuta a Fides, con il titolo “Democrazia fondata sui valori”.Il Vescovo, che sottolinea di scrivere “come semplice cittadino della mia nazione”, rileva che “l'urgenza dei tempi e il calore del dibattito hanno portato l'argomento a livelli molto estremi. Un legislatore tratta un altro come onorevole e allo stesso tempo assassino o fanatico fondamentalista. Uno si arroga la virtù del ‘progressismo’ e accusa di ‘conservatorismo’ quanti proclamano che l’essere umano in gestazione merita una opportunità di vita. Alcuni invocano il diritto umano pensando solo alle donne, altri solo al figlio concepito… E quando un'indicazione o un'astensione sorprendono, quando il calcolo dei voti non funziona, si rimproverano gli onorevoli come fossero studenti di scuola materna ... Come contribuire a ripristinare il credito per la nobile attività politica”.Mons. Goic Karmelic sottolinea che questi “sono i rischi di legiferare con frenesia, o di anteporre il calcolo elettorale ai progetti nazionali”, inoltre “la rabbia estrema è un segno che non possiamo lasciar passare inosservato”. Nella parte finale il Vescovo di Rancagua ricorda che “40 anni fa la Chiesa divenne protezione e rifugio per coloro che sotto la dittatura erano considerati ‘scarti’ . Li accogliemmo e presentammo ricorsi giudiziari per garantire la loro vita e i loro diritti. Non chiedemmo se erano stati battezzati, o se erano conservatori o progressisti. Ora daremo il meglio di noi per aiutare coloro che scelgono la vita e coloro che fanno una scelta diversa. Una Chiesa che non discrimina, fedele a Gesù, il Signore, per essere fedele alla sua missione, deve proteggere gli scarti di oggi: anziani, immigrati, donne maltrattate, minorenni abusati, popoli indigeni espropriati, persone con malattie croniche, tutti i vulnerabili, i piccoli e i prediletti di Gesù.”

Pages