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AFRICA/EGITTO - Papa Francesco agli egiziani: sono felice di venire nella terra visitata dalla Sacra Famiglia

Roma – Papa Francesco è contento di recarsi “come amico, come messaggiero di Pace e come pellegrino nel Paese che diede, duemila anni rifugio e ospitalità alla Sacra Famiglia fuggita dalle minacce del re Erode”. Lo ha dichiarato in un video-messaggio trasmesso questa mattina al popolo egiziano, nell'imminenza del suo breve e impegnativo viaggio in egitto , nel quale sottolinea di essere “onorato di visitare la terra visitata dalla Sacra Famiglia”. Nel video-messaggio papale, il Vescovo di Roma esalta l'Egitto come “culla di civiltà, dono del Nilo, terra del sole e dell’ospitalità, ove vissero Patriarchi e Profeti e ove Dio, Clemente e Misericordioso, l’Onnipotente e Unico, ha fatto sentire la Sua voce”. Il Papa ringrazia le autorità civili e religiose che lo hanno invitato, a partire dal Presidente Abdel Fattah al Sisi, e esprime il desiderio che questa visita sia “un abbraccio di consolazione e di incoraggiamento a tutti i cristiani del Medio Oriente; un messaggio di amicizia e di stima a tutti gli abitanti dell’Egitto e della Regione; un messaggio di fraternità e di riconciliazione a tutti i figli di Abramo, particolarmente al mondo islamico, in cui l’Egitto occupa un posto di primo piano”. Con un implicito accenno alle recenti stragi della domenica delle Palme, Papa Francesco riconosce che “il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia”, e quindi “di costruttori di ponti di pace, di dialogo, di fratellanza, di giustizia e di umanità”.Il riferimento all'esilio egiziano della Sacra Famiglia costituisce un altro riflesso della comunione tra il Vescovo di Roma e Papa Tawadros II, il Patriarca di quella che Papa Francesco, nel suo messaggio, definisce “la venerata e amata Chiesa copta ortodossa”. La spiritualità dei cristiani egiziani custodisce con devozione la memoria della permanenza di Gesù, Giuseppe e Maria in terra d'Egitto, raccontata dal Vangelo di Matteo. Lo scorso 27 marzo, proprio il Patriarca Tawadros, durante un'intervista televisiva, aveva voluto consolare e rincuorare i cristiani egiziani dopo un'ondata di violenze subite nel Sinai del Nord da parte di terroristi jihadisti, ricordando che proprio in Egitto la Sacra Famiglia, in fuga da Erode, era venuta a cercare rifugio e protezione. Come documentato da Fides , proprio il rilancio del “Cammino della Sacra Famiglia” - itinerario per pellegrinaggi da compiere nei luoghi che, secondo tradizioni locali millenarie, sono stati attraversati dalla Sacra Famiglia durante il suo esilio in Egitto - è da tempo al centro di proposte e vivaci dibattiti che coinvolgono politici e operatori egiziani del turismo. All'inizio del 2017 Al Abdel Aal, Presidente della Camera dei rappresentanti egiziana, durante una visita agli uffici del Patriarcato copto, ha ribadito che la valorizzazione del progetto turistico da delineare seguendo i percorsi compiuti in Egitto da Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, interessa e coinvolge tutti gli egiziani, e non solo i cristiani. In quell'occasione, alle dichiarazioni d'intenti del Presidente del Parlamento egiziano aveva risposto a stretto giro Moataz Sayed, vice-presidente dell'Associazione guide turistiche in Egitto, facendo notare che finora le promesse espresse dai politici riguardo alla valorizzazione del “cammino” non hanno avuto sviluppi concreti, nonostante gli impegni presi in passato anche da ministri e premier, a partire da Ibrahim Mahalab, Primo Ministro egiziano dal marzo 2014 al settembe 2015. Le prime proposte di valorizzazione, anche in chiave turistica, del “Cammino della Sacra Famiglia” risalgono addirittura a vent'anni fa. Alla fine del 2016 – hanno riferito fonti locali consultate dall'Agenzia Fides – una Commissione per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia era stata istituita proprio presso il Ministero egiziano per il turismo, sotto la presidenza di Hisham el DemeiriDue anni fa era stato individuato il percorso ideale del pellegrinaggio sulle orme della Sacra Famglia in Egitto, che dovrebbe partire dalla città di Al-Arish – proprio la città nel nord del Sinai divenuta di recente teatro di violenze mirate contro i copti da parte di gruppi jihadisti - per poi dirigersi verso il delta e Wadi Natrun, e raggiungere Assiut e il Monastero della Vergine Maria, conosciuto come Monastero di Al-Muharraq. .

AFRICA/NIGERIA - Liberato il gesuita rapito il 18 aprile

Abuja - È stato liberato P. Samuel Okwuidegbe, il gesuita nigeriano di 50 anni, che era stato prelevato da sconosciuti il 18 aprile sulla strada che collega Benin City a Onitsha.Il gesuita è stato liberato il 22 aprile. Non sono noti i particolari del suo rilascio.Negli ultimi anni diversi sacerdoti e religiosi sono stati rapiti in Nigeria a scopo di estorsione, specie nel sud. La Conferenza Episcopale della Nigeria ha vietato il pagamento di qualsiasi riscatto nel caso del rapimento di sacerdoti cattolici.

AFRICA/ZAMBIA - L’unità nazionale minacciata dalla degenerazione della politica e dal tribalismo

Lusaka - Tribalismo, regionalismo e degenerazione della vita politica minacciano l’unità dello Zambia. È quanto denuncia p. Cleophas Lungu, Segretario Generale della Conferenza Episcopale dello Zambia e Presidente dell’ Oasis Forum, un organismo al quale partecipano oltre alla Conferenza Episcopale, la Law Association of Zambia , il Council of Churches in Zambia , il Non-Governmental Organizations' Coordinating Council e l’Evangelical Fellowship of Zambia .P. Lungu descrive una situazione dove la classe politica sembra vivere separata dal resto della popolazione. “Non abbiamo una forte ed effettiva partecipazione degli eletti in Parlamento. Vediamo il destino del nostro Paese dipendere dai litigi sul quale corteo di automobili deve procedere per primo. Vediamo i nostri leader che si professano cristiani seguire una strada che conduce solo alle tenebre, alla distruzione e alla disperazione. È il popolo dello Zambia che sta soffrendo. In un Paese dove povertà, analfabetismo e misere condizioni sanitarie sono diffusi, noi zambiani meritiamo molto meglio di questo”.La perdita del senso dell’unità nazionale è evidenziato dalla crescita del tribalismo e del regionalismo alimentati a fini politici. “I semi della divisione che sono disseminati per ottenere un profitto politico non faranno crescere il Paese. Abbiamo bisogno dell’unità in questo Paese ora più di prima e questa può derivare solo dal senso di una identità comune, un senso che ci porta a condividere un futuro comune e l’amore per il nostro Paese” conclude.

AMERICA/STATI UNITI - Anche il Presidente Trump evita di usare l'espressione “Genocidio Armeno”

Washington – – Il Presidente USA Donald Trump, nella giornata di lunedì 24 aprile, ha dedicato un pronunciamento ufficiale ai massacri pianificati subiti nella Penisola anatotica dagli armeni 102 anni fa, ma ha evitato di applicare a quei massacri sistematici la definizione di “Genocidio armeno”, accodandosi alla linea seguita dai suoi ultimi 4 predecessori per non suscitare reazioni risentite da parte della Turchia. In passato, i Presidenti USA Jimmy Carter e Ronald Regan avevano usato l'espressione “Genocidio armeno”, ma poi, da George H.W Bush a Barack Obama, l'espressione è scomparsa dai pronunciamenti dei leader della Casa Bianca. L'attuale Presidente USA, noto per il suo modo disinibito di esprimersi senza eccessivi scrupoli diplomatici anche su questioni delicate di portata internazionale, ha definito i massacri degli armeni perpetrati durante la Prima Guerra Mondiale “una delle peggiori atrocità di massa compiute nel XX secolo", ricordando che "a partire dal 1915, un milione e mezzo di armeni furono deportati, massacrati o condotti alla morte negli ultimi anni dell'Impero Ottomano". Si è poi unito al lutto della comunità armena sparsa nel mondo “per la perdita di di vite innocenti e le sofferenze sopportate da tanti". Espressioni simili a quelle usate dagli ultimi Presidenti USA. La stampa USA ricorda che il Presidente Obama, anche a motivo delle pressioni turche sul Congresso USA, aveva accantonato la promessa fatta durante una campagna elettorale di riconoscere la natura genocidiaria dei massacri subiti dagli armeni più di un secolo fa. Viene sottolineato anche che il Presidente Trump è stato il primo leader occidentale a congratularsi con il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo i risultati del referendum svoltosi in Turchia il 16 aprile, che consentiranno all'uomo forte di Ankara di allargare ulteriormente i suoi poteri. Mentre i Presidenti USA si astengono dal riconoscere ufficialmente il Genocidio Armeno, nel 2016 il Congresso USA e anche il Segretario di Stato USA John Kerry hanno voluto definire “Genocidio” le violenze subite in Medio Oriente da cristiani e da altre minoranze etnico-religiose da parte dei miliziani del sedicente Stato Islamico . Sulla base di quei pronunciamenti, come riferito dall'Agenzia Fides era stata prospettata anche la possibilità di destinare forniture militari USA a sedicenti “milizie cristiane” operative nella Piana di Ninive, giustificando tale operazione come parte della lotta contro i jihadisti di Daesh. In Quel contesto, contattato dall'Agenzia Fides , l'Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'arcieparchia siro cattolica di Hassakè-Nisibi, aveva definito il percorso che aveva portato l'Amministrazione USA a riconoscere come “Genocidio” le violenze perpetrate da Daesh sui cristiani come una “operazione geopolitica che strumentalizza la categoria di Genocidio per i propri interessi”. .

EUROPA/ITALIA - Giornata Mondiale contro la Malaria: a rischio i più deboli, bambini e future mamme

Padova - Il 25 aprile l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra il World Malaria Day, per sensibilizzare sul problema della malaria in tutto il mondo: una malattia che solo nel 2016 ha fatto registrare 212 milioni di casi, con 429 mila morti. L’Africa è il continente più colpito, con il 90% dei casi e il 92% delle morti. Più a rischio di tutti le donne in attesa e i bambini che vivono in condizioni svantaggiate, con difficoltà di accesso e utilizzo dei servizi di prevenzione e cura. “I bambini sono i più esposti al contagio, si legge in una nota di Giampietro Pellizzer, infettivologo di Medici con l’Africa Cuamm, pervenuta a Fides, perché non hanno ancora sviluppato alcuna immunità. I due terzi delle morti per malaria riguardano proprio i bambini sotto i 5 anni: nel 2015 sono stati 303 mila i bambini morti di malaria nell’Africa sub-sahariana. Tuttavia, la prevenzione e le misure di controllo hanno ridotto la malaria dal 2010 ad oggi del 29% complessivamente e del 35% tra i bambini sotto i cinque anni. E in tutti gli ospedali in cui il Cuamm lavora, la cura dei pazienti affetti da malaria è una priorità”. Nel 2016, infatti, le persone messe in trattamento per malaria dai Medici del Cuamm sono state 206.850, in Angola, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Uganda, Sierra Leone e Sud Sudan. E proprio in questi giorni è stata aperta in Mozambico la nuova area di intervento, con un progetto partito nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese ”. Grazie a questo progetto il Cuamm interverrà in due distretti della provincia, Balama e Montepuez, per raggiungere circa 170 mila abitanti attraverso messaggi radio, spettacoli teatrali, coinvolgimento di leader locali ed attività porta a porta, oltre che offrire formazione del personale sanitario.

EUROPA/SPAGNA - Libropensadores: iniziativa solidale per incoraggiare i bambini a leggere e per aiutare una scuola in Costa d’Avorio

Saragozza – Anche quest’anno la Fundación Canfranc e Fundación Caja Inmaculada hanno lanciato la campagna Libropensadores che invita i giovani aragonesi alla lettura con l’obiettivo di sviluppare un progetto del quale beneficeranno 120 bambini in uno dei quartieri più poveri di Abidjan, Costa d’Avorio. La nuova edizione del programma prevede l’offerta di un euro per ogni libro per bambini e adolescenti preso in prestito nelle biblioteche che hanno aderito all’iniziativa. “L’obiettivo è sensibilizzare i giovani e i bambini sul mondo nel quale viviamo e fare si che capiscano che la vita è diversa in altri luoghi, li invitiamo a collaborare con queste azioni solidali e, allo stesso tempo, li incoraggiamo alla lettura”, hanno dichiarato i responsabili delle Fondazioni coinvolte. Quest’anno, Libropensadores contribuirà a realizzare un progetto scolastico nel quartiere Casa-Moscou di Abidjan, che aiuterà 120 alunni, da 5 a 12 anni, della scuola primaria Le prophète e le loro madri, che frequenteranno attività formative sulla prevenzione di malattie, nutrizione, igiene e sanità. Indirettamente, il progetto contribuirà a migliorare la situazione dei 371 alunni di questo centro e delle loro famiglie e si articolerà con due obiettivi principali: diminuire l’abbandono scolastico, migliorare la sanità e prevenire malattie.

ASIA/TURCHIA - il Genocidio armeno commemorato anche a Istanbul. Annunciato un messaggio del Presidente USA Trump

Erevan – Tra le innumerevoli manifestazioni e cerimonie in programma il 24 aprile per commemorare in tutto il mondo il 102esimo anniversario del Genocidio armeno figurano anche eventi commemorativi previsti a Istanbul. Lo riferiscono fonti locali come Agos, il settimanale bilingue armeno e turco stampato a Istanbul, secondo cui nella metropoli turca sono previsti momenti commemorativi a Piazza Sultanhamet e presso il cimitero armeno, nel quartiere Sisli. Gli ultimi eventi commemorativi sono previsti in serata nel distretto urbano di Beyoglu. Intanto, il diplomatico Rafik Mansour, incaricato d'affari dell'Ambasciata USA in Armenia, ha annunciato che il Presidente USA Donald Trump diffonderà un messaggio in occasione dell'anniversario che ricorda le stragi di massa subite dagli armeni nella Penisola anatolica 102 anni fa. A chi gli chiedeva se il Presidente statunitense utilizzerà la definizione “Genocidio armeno” il diplomatico ha risposto di non avere informazioni sufficienti per poter rispondere alla domanda. .

VATICANO - Papa Francesco: “La Chiesa è Chiesa se è Chiesa di martiri”

Roma – “Il ricordo di questi eroici testimoni antichi e recenti ci conferma nella consapevolezza che la Chiesa è Chiesa se è Chiesa di martiri. E i martiri sono coloro che… hanno avuto la grazia di confessare Gesù fino alla fine, fino alla morte. Loro soffrono, loro danno la vita, e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza”. Lo ha ribadito il Santo Padre Francesco durante la Liturgia della Parola in memoria dei “Nuovi Martiri” del XX e XXI secolo, che ha presieduto nel pomeriggio di sabato 22 aprile nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, a Roma, affidata alla Comunità di Sant'Egidio, e diventata il luogo memoriale dei “Nuovi Martiri”, in cui sono raccolte e custodite diverse reliquie. Il Papa ha ricordato che “ci sono anche tanti martiri nascosti, quegli uomini e quelle donne fedeli alla forza mite dell’amore, alla voce dello Spirito Santo, che nella vita di ogni giorno cercano di aiutare i fratelli e di amare Dio senza riserve”. La causa di ogni persecuzione va ricercata nell’odio: “l’odio del principe di questo mondo verso quanti sono stati salvati e redenti da Gesù con la sua morte e con la sua risurrezione”.Interrogandosi su quale sia la necessità più urgente della Chiesa oggi, il Santo Padre ha proseguito: “Di martiri, di testimoni, cioè dei santi di tutti i giorni. Perché la Chiesa la portano avanti i santi. I santi: senza di loro, la Chiesa non può andare avanti. La Chiesa ha bisogno dei santi di tutti i giorni, quelli della vita ordinaria, portata avanti con coerenza; ma anche di coloro che hanno il coraggio di accettare la grazia di essere testimoni fino alla fine, fino alla morte. Tutti costoro sono il sangue vivo della Chiesa. Sono i testimoni che portano avanti la Chiesa; quelli che attestano che Gesù è risorto, che Gesù è vivo, e lo attestano con la coerenza di vita e con la forza dello Spirito Santo che hanno ricevuto in dono”.Infine il Papa ha sottolineato che “ricordare questi testimoni della fede e pregare in questo luogo è un grande dono” e che “l’eredità viva dei martiri dona oggi a noi pace e unità. Essi ci insegnano che, con la forza dell’amore, con la mitezza, si può lottare contro la prepotenza, la violenza, la guerra e si può realizzare con pazienza la pace”.

AFRICA/CONGO RD - “Siate sensibili alle sofferenze del popolo”: appello dei Vescovi per superare l’impasse politica

Kinshasa - La nomina di Bruno Tshibala a Premier della Repubblica Democratica del Congo è una “distorsione dell’accordo di San Silvestro” affermano i Vescovi congolesi in una dichiarazione pervenuta all’Agenzia Fides.Secondo gli accordi infatti il Premier doveva essere designato in modo consensuale dall’opposizione ma quest’ultima si è divisa. Il Presidente Joseph Kabila ha nominato Primo Ministro Tshibala, che è un esponente di una sola parte dell’opposizione. La nomina secondo i Vescovi è “una distorsione dell’Accordo di San Silvestro e spiega la persistenza della crisi”.Lo stallo politico rischia di impedire l’attuazione di uno dei punti fondamentali dell’Accordo firmato il 21 dicembre 2016: la tenuta entro il dicembre 2017 delle elezioni presidenziali, legislative e provinciali.Lo stallo deriva, oltre che dalla mancata nomina con il consenso di tutte le parti del Premier del governo di unità nazionale, dal fatto che l’opposizione non è riuscita a mettersi d’accordo sul nome del Presidente del Comitato di controllo per l’attuazione dell’Accordo di San Silvestro. Questi, in base alle intese firmate il 31 dicembre, doveva essere il Presidente de Le Rassemblement, formazione che riunisce i principali partiti d’opposizione. La morte di Étienne Tshisekedi , leader di Le Rassemblement, ha riaperto i giochi per la nomina di questa importante figura di garanzia. Il Presidente Kabila ha chiesto alle forze politiche “di accelerare delle trattative per la designazione di una personalità consensuale per presiedere questa struttura”, lasciando la porta aperta alla nomina di qualcuno non proveniente da Le Rassemblement. I Vescovi invece avevano proposto la nomina con il consenso di tutti di una personalità de “Le Rassemblement”, per cui a loro avviso “l’uscita dal compromesso politico convenuto tra le parti rappresenterebbe una violazione dell’Accordo di San Silvestro”.Il messaggio sottolinea infine che lo stallo politico aggrava le precarie condizioni economiche e di sicurezza della RDC, lamentando in particolare la situazione nel Kasai “dove nell’Arcidiocesi di Kananga e nelle diocesi di Mbujimayi, di Luebo e di Luiza scontri sanguinosi hanno opposto le forze dell’ordine ai miliziani di Kamuina Nsapu”.Di fronte a questa situazione “la CENCO fa appello agli attori politici e sociali di essere più sensibili alle sofferenze del popolo congolese”.

AMERICA/COLOMBIA - Vicinanza e solidarietà ai venezuelani anche dalla Chiesa colombiana

Bogotà – “Vicinanza e solidarietà della Chiesa colombiana ai fratelli e sorelle del Venezuela, preoccupati per la difficile situazione che attraversano” è stata espressa anche dai Vescovi della Colombia, così come aveva fatto la Chiesa di Panama . In un comunicato della Conferenza Episcopale Colombiana firmato dal suo Presidente, Sua Ecc. Mons. Luis Augusto Castro Quiroga, Arcivescovo di Tunja, viene sottolineato che “la Chiesa cattolica, fedele al Vangelo di Nostro Signore, non smetterà di chiamare alla riconciliazione e alla pace”. “Con Papa Francesco – prosegue il testo pervenuto a Fides -, invitiamo ad evitare ogno forma di violenza e a cercare soluzioni politiche ai gravi problemi del paese”.Espimendo la vicinanza a vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, che pur “nel mezzo di situazioni dolorose e di privazioni continuano ad annunciare il Vangelo e a lavorare per il bene del Venezuela come per la difesa dei valori umani e cristiani”, i Vescovi colombiani assicurano che non cesseranno di pregare il Signore “per la riconciliazione, l’unità ed il benessere integrale del popolo fratello venezuelano”.

ASIA/NEPAL - A due anni dal terremoto rimane alto il rischio dei bambini vittime di trafficking

Katmandu - Il 25 aprile sarà il secondo anniversario del terribile terremoto che ha colpito il Nepal. La tragedia ha causato 9 mila morti, distrutto più di 700 mila case e lasciato oltre tre milioni di persone in estremo bisogno di aiuto. “Dopo due anni, il Paese è ancora in ginocchio, anche se fatichiamo a sentire notizie che lo riguardino” si legge in una nota inviata a Fides dalla ong WeWorld, impegnata da quasi 20 anni a difendere i diritti dei bambini e delle donne più vulnerabili in Italia e nel Sud del Mondo. Tra gli allarmi lanciati, la ong in particolare segnala un’emergenza silenziosa che vede nei bambini, rimasti orfani o appartenenti a famiglie cadute in miseria, la principale categoria sfruttata. “In questa situazione di emergenza, infatti, i bambini e le bambine, in particolare, corrono il rischio altissimo di divenire vittime di trafficking. Secondo le stime più ufficiali, ogni anno 12-15 mila bambini e bambine sono trafficati dal Nepal e destinati principalmente allo sfruttamento sessuale in India. Il problema del trafficking di bambini, specie in zone d’emergenza, è una piaga di cui tutti noi dobbiamo sentirci responsabili e non riguarda certo solo il Nepal. I Paesi maggiormente interessati da questo crimine sono quelli colpiti da conflitti, disastri naturali o povertà cronica. Le cause risiedono tanto nella povertà delle famiglie, quanto nella domanda criminale. Le famiglie infatti spesso non possono farsi carico dei bambini o non si curano della loro protezione o deliberatamente li cedono ai trafficanti in cambio di denaro. Turismo sessuale, lavoro nero, pericoloso e mal pagato e più di recente il traffico di organi, sono le cause principali che dal lato della domanda alimentano il traffico di bambini”. “Nei distretti di Sindupalchock, Kavrepalanchok, e Kathmandu dove lavoriamo da anni a favore dell’educazioni di base – prosegue la nota della ong -, dopo il terremoto siamo intervenuti per garantire un ambiente protetto e sicuro per i bambini, costruendo 63 strutture temporanee in cui i piccoli potessero ristabilire uno stile di vita normale, uno spazio in cui giocare e rielaborare i traumi. L’importanza di ricostruire le scuole in Nepal non risponde solo al bisogno di dare ai bimbi luoghi sicuri a lungo termine dove studiare. Attraverso la scuola possiamo incidere sulle motivazioni che rendono il traffico dei bambini tanto diffuso nel Paese: li possiamo monitorare tenendoli lontani dai pericoli della strada e dai trafficanti. Inoltre, a scuola riceverebbero pasti sani e cure mediche, e graverebbero meno economicamente su famiglie che oggi spesso vivono a livelli sotto la soglia di sussistenza”.

AMERICA/BRASILE - Un nuovo spazio per far conoscere l’azione evangelizzatrice della Chiesa in Brasile

Brasilia – Il 26 aprile entrerà in funzione il nuovo portale della Conferenza Episcopale del Brasile all’indirizzo www.cnbb.org.br. L’intento, il Vescovo ausiliare di Brasilia e Segretario generale della CNBB, è dare un nuovo impulso dinamico alla comunicazione digitale e all’opera evangelizzatrice della Chiesa in Brasile, rafforzando la visione comune della sua identità e della sua azione. P. Rafael Vieira, addetto stampa della CNBB, nella nota pervenuta a Fides spiega che la riprogettazione del sito web ha cercato di integrare, su un'unica piattaforma, le tecnologie più moderne per agevolare l'accesso alle diverse informazioni e soprattutto aumentare la sinergia tra la produzione di contenuti e la loro distribuzione nei vari canali di comunicazione della CNBB.Nella nuova piattaforma verranno pubblicati articoli dei Vescovi brasiliani come le informazioni delle commissioni e degli organi della CNBB. Inoltre disporrà di uno spazio per i banner relativi a eventi ecclesiali come campagne o altre attività di rilievo della Chiesa. Il nuovo portale cercherà di rendere disponibili suoni, immagini, animazioni, video e testi per vari supporti come smartphone, tablet e computer.

AFRICA/KENYA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Nyeri e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 23 aprile 2017 ha accettatola rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Nyeri , presentata da Sua Ecc. Mons. Peter J. Kairo. Il Papa ha nominato Arcivescovo di Nyeri Sua Ecc. Mons. Anthony Muheria, Vescovo di Kitui e Amministratore Apostolico di Machakos.

AFRICA/EGITTO - C'è che punta su Papa Francesco per rilanciare i pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”

Il Cairo – La visita imminente di Papa Francesco in Egitto costituisce un'occasione per proporre il grande Paese nordafricano come meta di pellegrinaggi a tutti i cristiani del mondo, sulle orme della Sacra Famiglia, che secondo il racconto evangelico proprio lì si rifugiò per salvare Gesù Bambino dalla violenza di Erode. Ne sono convinti i responsabili delle politiche egiziane per il turismo, che da tempo cercano di far entrare l'Egitto nei circuiti del turismo religioso cristiano, nel tentativo di controbilanciare almeno in parte le ingenti perdite dell'industria turistica egiziana provocate dal terrorismo e dall'instabilità che domina l'intera regione. L'ultimo, in ordine di tempo, a valorizzare in questa chiave la prossima visita di Papa Francesco è stato Nader Guirguis, membro della Commissione ministeriale per il riliancio del Cammino della Sacra Famiglia, che nei giorni scorsi, intervenendo sulla questione, ha fatto anche riferimento a ipotesi storiche basate sul racconto dei Vangeli, secondo le quali la permanenza in Egitto di Gesù e della Sacra Famiglia potrebbe essersi protratta per alcuni anni. Gli attentati contro le chiese non hanno evidentemente cancellato l'impulso a proporre l'Egitto a tutti i cristiani del mondo come meta di pellegrinaggio, alla scoperta di luoghi legati al passaggio di Gesù e della Sacra Famiglia, alla prima predicazione dei tempi apostolici e alle prime esperienze di monachesimo cristiano. Soprattutto il rilancio del “Cammino della Sacra Famiglia” - itinerario per pellegrinaggi da compiere nei luoghi che, secondo tradizioni locali millenarie, sono stati attraversati dalla Sacra Famiglia durante il suo esilio in Egitto - è da tempo al centro di proposte e vivaci dibattiti che coinvolgono politici e operatori egiziani del turismo. All'inizio del 2017 Al Abdel Aal, Presidente della Camera dei rappresentanti egiziana, durante una visita agli uffici del Patriarcato copto, ha ribadito che la valorizzazione del progetto turistico da delineare seguendo i percorsi compiuti in Egitto da Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, interessa e coinvolge tutti gli egiziani, e non solo i cristiani. Le prime proposte di valorizzazione, anche in chiave turistica, del “Cammino della Sacra Famiglia” risalgono addirittura a vent'anni fa. Alla fine del 2016 – hanno riferito fonti locali consultate dall'Agenzia Fides – la Commissione per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia è stata costituita proprio presso il Ministero egiziano per il turismo, sotto la presidenza di Hisham el Demeiri. Più di due anni fa era stato individuato il percorso ideale del pellegrinaggio sulle orme della Sacra Famglia in Egitto, che dovrebbe partire da Al-Arish – proprio la città nel nord del Sinai divenuta di recente teatro di violenze mirate contro i copti da parte di gruppi jihadisti - per poi dirigersi verso il delta e Wadi Natrun, e raggiungere Assiut e il Monastero della Vergine Maria, conosciuto come Monastero di Al-Muharraq. .

AMERICA/PANAMA - La Chiesa di Panama solidale con il popolo del Venezuela

Panama – “Siamo solidali con la richiesta della Conferenza Episcopale del Venezuela che invita ad agire secondo la coscienza e a esercitare il diritto di manifestare", afferma un comunicato della Conferenza Episcopale del Panama pubblicato il 21 aprile."Abbiamo visto i livelli di esplosione sociale e confronto politico, che ha portato lutto alla società venezuelana a causa della situazione difficile del Paese, che si fa ogni giorno più insostenibile", afferma il comunicato.""Chiediamo alla società del Panama- conclude il comunicato- di indire giornate di preghiera per il Venezuela, per il ritorno della pace e per la ricostruzione del Paese vicino”.

AFRICA/TANZANIA - “La perdita di valori morali minaccia la nostra esistenza comune” denuncia il Vescovo di Moshi

Dar es Salaam - “La popolazione vive nella paura costante di essere rapita o molestata sessuale, specie le donne che temono di essere violentate. Otto poliziotti sono stati uccisi di recente mentre stavano rientrando dal lavoro. Ed è triste notare che qualcuno ha gioito per queste morti” ha denunciato Mons. Isaac Amani Massawe, Vescovo di Moshi nella sua omelia della Messa di Pasqua.“Si tratta di segni di mancanza di amore tra la popolazione del Paese. Nei nostri pensieri vi sono cose che minacciano la pace e l’unità” ha ammonito il Vescovo. “I crimini nascono nella nostra mente e alla fine vengono messi in pratica”.Mons. Amani Massawe ha sottolineato la perdite dei valori morali nella società come causa di questa situazione, ricordando in particolare le superstizioni, l’abuso di alcool e droghe, la perdita del senso della vita che spinge le persone a interessarsi di attività futili. Gli atti più pericolosi sono il traffico di esseri umani e le violenze sessuali “che stanno spingendo la nazione nell’oscurità. Si tratta di atti vergognosi che sono associati con la globalizzazione, l’alcolismo e la superstizione” ha concluso.

ASIA/SIRIA- Quattro anni dal rapimento dei due Metropoliti di Aleppo. I loro Patriarchi:non contiamo affatto sull'Occidente

Aleppo - “Cristo è risorto, e il destino dei nostri fratelli arcivescovi Boulos e Yohanna è ancora oscuro”. La Pasqua è caduta quest'anno molto vicina al quarto anniversario della loro sparizione, “e questo è forse il tempo più appropriato per alzare ancora una volta la nostra voce, e far giungere alle orecchie dei nostri fedeli e di tutto il mondo la voce del dolore della Chiesa di Antiochia, e la voce di tutti gli afflitti di questo Oriente”. Con queste parole, contenute in un messaggio congiunto, due Patriarchi di Antiochia, il greco ortodosso Yohanna X e il siro ortodosso Mar Ignatios Aphrem II, richiamano tutti a far memoria dei due Metropoliti di Aleppo - il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco ortodosso Boulos Yazigi – rapiti il 22 aprile del 2013, nel quarto anniversario della loro scomparsa. I due Vescovi metropoliti di Aleppo furono rapiti nell'area compresa tra la metropoli siriana e il confine con la Turchia. L'auto su cui viaggiavano i due vescovi fu bloccata dal gruppo dei rapitori e l'autista fu freddato con colpo alla testa, dopo un suo tentativo di fuga. Si trattava di Fathallah, un cattolico di rito latino, padre di tre figli. Da allora, nessun gruppo ha rivendicato il sequestro. Intorno al caso sono state fatte filtrare a più riprese indiscrezioni e annunci di novità che poi si sono rivelati poco fondati. Sei mesi dopo il sequestro , il generale Abbas Ibrahim, capo della Sicurezza Generale libanese, si era spinto a rivelare che il luogo in cui erano detenuti i due Vescovi rapiti era stato individuato, e erano iniziati “contatti indiretti” con i sequestratori per ottenerne la liberazione. Rivelazioni a cui poi non sono seguiti riscontri concreti.Nel messaggio dei due Patriarchi – uno dei quali. Il greco ortodosso Yohanna, è fratello di Boulos Yazigi- la vicenda dei due vescovi rapiti, insieme a tutte le altre sofferenze dei popoli mediorientali, vengono guardate alla luce dell'annuncio pasquale della Resurrezione: “I cristiani della Chiesa di Antiochia” si legge nel messaggio congiunto, pervenuto all'Agenzia Fides “sono sempre chiamati a ricordare che il cammino della Resurrezione è iniziato con la croce, e si è compiuto con la luce della tomba vuota. Noi che seguiamo Cristo, non temiamo morte e avversità, ma preghiamo nella nostra debolezza, come pregò lo stesso Gesù Cristo nostro Signore, che passi questo calice della sofferenza”. Il messaggio dei due Patriarchi esprime anche, con toni veementi, la volontà e desiderio dei cristiani d'Oriente di continuare a vivere nelle terre del loro radicamento millenario: “il potere di questo mondo” rimarcano i due Patriarchi “non ci farà uscire dalla nostra terra, perché siamo figli della croce e della risurrezione. Siamo stati dispersi durante tutta la storia, e siamo ancora dispersi anche oggi, ma ciascuno di noi è chiamato a ricordare che la terra di Cristo non sarà svuotata dei suoi prediletti, e di quelli che sono stati chiamati a seguirlo già duemila anni fa. E se il sequestro dei due arcivescovi e dei sacerdoti mira a sfidare la nostra presenza di cristiani orientali, e a sradicarla da questa terra, la nostra risposta è chiara: sono passati quattro anni dal loro rapimento, sono sei anni che dura questa crisi, e noi stiamo qui, accanto alle tombe dei nostri padri e alla loro terra consacrata. Siamo profondamente radicati nel grembo di questo Oriente”. I due Patriarchi, nel loro messaggio, colgono anche l'occasione di esprimere considerazioni critiche nei confronti delle linee politiche e geopolitiche seguite sugli scenari mediorientali dalle potenze occidentali: “Non abbiamo bisogno di simpatie per noi o di denunce rivolte contro altri” scrivono Mar Ignatius Aphrem e Yohanna nel loro messaggio “ma di una sincera e condivisa volontà di promuovere la pace nella nostra terra. . Non lasciamo i nostri problemi nelle mani del cosidetto mondo civilizzato, che ci ha assillato con le sue chiacchiere sulle democrazie e le riforme, mentre la nostra gente è priva del pane e di tutti i mezzi di sopravvivenza. C'è una guerra, imposta a tutti noi come siriani, con conseguenze che pesano su di noi anche come libanesi. C'è un prezzo che paghiamo noi in tutto il Medio Oriente a causa delle guerre e di tutte le operazioni e i giochi fatti sulla ostra terra... Oggi diciamo 'basta!' davanti a coloro che finanziano i terroristi, e poi fingono di non conoscerli, vengono qui a combatterli o meglio, con il pretesto dichiarato di combatterli”. .

AMERICA/BRASILE - Altri 9 contadini uccisi in un conflitto agrario

Mato Grosso – Nove persone uccise. È il bilancio dell’ultimo strage provocata da un conflitto agrario in Brasile. La strage è avvenuta qualche giorno fa in un insediamento del comune di Colniza a circa 1000 km da Cuiabá, , ma la notizia è stata resa pubblica solo ieri, 21 aprile.A rendere nota la notizia è stata la Commissione Pastorale della Terra che ha affermato che si tratta di una nuova strage di poveri contadini, vittime di bande criminali inviate e pagate da responsabili delle grandi aziende della regione allo scopo di intimidire e se necessario uccidere i piccoli imprenditori agricoli e i contadini. Solo pochi giorni fa è stato pubblicato il rapporto sulla violenza nella zona: "Conflitti nella campagna del Brasile 2016" .L'Ufficio di Pubblica Sicurezza del Mato Grosso, ha confermato la tragedia, precisando che il massacro è opera di un gruppo di "incappucciati". Sul posto è stato inviato l'Esercito perché si tratta di un luogo di difficile accesso in una regione abitata da circa 100 famiglie. Secondo l'ultimo sondaggio condotto dalla Commissione Pastorale della Terra sono 6.601 le famiglie del Mato Grosso che vivono in zone di conflitti agrari, le maggior parte delle quali si trovano nel Parco Nazionale Xingu, nei comuni di Querencia, Canarana e São Felix do Araguaia.

AFRICA/EGITTO - Indiziati delle stragi nelle chiese si consegnano alla polizia per provare la propria innocenza

Qena – Gli apparati di sicurezza egiziani, per mostrare la propria solerzia nelle indagini sugli attacchi terroristici che la domenica delle Palme hanno fatto stragi in due chiese copte, diffondono foto e identikit di persone indicandoli come presunti autori degli attentati. Ma cresce incertezza sull'attendibilità delle informazioni in possesso delle forze di polizia, dopo che due sospettati, le cui foto erano state mostrate anche in televisione per facilitarne la cattura, si sono presentati spontaneamente alle forze di sicurezza egiziane, mostrando di poter comprovare la propria innocenza. L'ultimo sospettato auto-consegnatosi alla polizia di Qena, nell'Alto Egitto, si chiama Amr Mustafà Yussef, lavora per una compagnia petrolifera e è padre di due figli. Sua madre e suo fratello hanno dichiarato alla rete televisiva egiziana DMC di essere rimasti sconvolti, quando hanno visto la foto di Amr diffusa dal ministero degli interni come uno dei principali indiziati delle stragi del 9 aprile. Amr, saputo di essere ricercato, si è subito consegnato alla polizia. “Se le indagini mostreranno che è coinvolto nelle stragi” ha riferito il fratello alla tv privata egiziana “saremo noi i primi a chiedere che venga punito severamente, secondo la legge”. I parenti di Amr hanno anche escluso che il loro congiunto fosse in contatto con gruppi jihadisti. Prima di Amr Mustafa Yussef, anche un altro indiziato delle ultime stragi perpetrate contro i copti, di nome Mahmud Mohamed Hussein, si era consegnato anche lui alla polizia di Qena, dichiarando di essere estraneo agli atti terroristici di cui si vedeva accusato. Fonti egiziane, consultate dall'agenzia Fides, riferiscono versioni attribuite alle autorità di polizia secondo cui Mohamed Hussein sarebbe stato arrestato, e non si sarebbe consegnato spontaneamente. .

AMERICA/COLOMBIA - A Mocoa continua l’emergenza e aumentano i rischi di contagi

Mocoa - A due settimane dallo straripamento dei due fiumi, il Sangoyaco e il Mulato , la popolazione di Mocoa vive ancora in stato di emergenza, soprattutto sanitaria: mancano cibo, acqua e cure mediche. Secondo le notizie pervenute a Fides la luce è stata ripristinata, ma solo a tratti, qualche giorno fa. Mancano i medicinali, l’ospedale è piccolo e i posti letto sono tutti occupati, le persone continuano a utilizzare acqua non trattata. In un simile contesto il rischio di epidemie sta diventando estremamente alto, come conferma anche l’ultimo bollettino medico: molti i focolai di epatite A e B e di varicella registrati, e parallelamente aumentano anche le infezioni micotiche e i casi di dissenteria. In città è obbligatorio indossare le mascherine a causa del forte odore di fango e di sporcizia, che ha attirato numerosi gruppi di avvoltoi. Sui muri sono affissi centinaia di annunci di persone disperse, quasi tutti bambini. La frana di fango non ha ucciso solo i piccoli, ma anche molti genitori: gli orfani sono stati sistemati in una struttura non lontana. Bambini che al momento nessuno sta cercando, e di cui non si conosce il destino. Intanto i media locali hanno iniziato a lanciare critiche alla Croce rossa colombiana, accusata di non stare gestendo nel modo migliore l’emergenza. Le Ong impegnate a Mocoa confermano i disagi.

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