Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/PAKISTAN - Censimento nazionale: un'opportunità per il futuro delle minoranze religiose

Karachi – Gli operatori pastorali delle Chiese cristiane saranno cruciali per promuovere la consapevolezza sull’importanza del censimento che si avvia in Pakistan nel prossimo marzo. “E necessario fare un passo in avanti per unire tutta la popolazione dei battezzati, senza alcuna distinzione di confessione, coinvolgendo ogni singolo operatore pastorale, a partire dai vescovi, fino ai parroci e ai catechisti, per ottenere i numeri corretti sulle nostre comunità cristiane”, ha detto all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Joseph Coutts che guida l’arcidiocesi cattolica di Karachi.Nei giorni scorsi la Chiesa cattolica ha riunito i suoi operatori pastorali accanto a quelli della Chiesa anglicana del Pakistan, guidata a Karachi dal vescovo Sadiq Daniel. Tutti hanno concordato sul fatto che “il censimento 2017 è molto importante per la comunità cristiana, non solo per il nostro sviluppo, ma anche per i nostri diritti”. Entrambe le Chiese hanno deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione che partirà dalle celebrazioni liturgiche domenicali e si estenderà a tutti gli incontri ecclesiali.In quest’ottica Anthony Naveed, assistente speciale per l'armonia interreligiosa al ministro della provincia del Sindh, si è reso disponibile a condurre seminari specifici per informare e istruire tutti gli operatori pastorali sulle procedure per partecipare attivamente al censimento del 2017. Naveed ha iniziato a spiegare ai partecipanti alcune procedure chiedendo alle famiglie cristiane di preparare i documenti necessari per rispondere al censimento. “Sarà un momento importante per noi cristiani: potremo essere riconosciuti per i nostri numeri reali. Questo censimento potrà determinare il nostro futuro”, ha detto.Alcuni hanno infatti ricordato la questione della rappresentanza politica delle minoranze. Zahid Farooq, un assistente sociale cristiani, ha detto: “Nella prima assemblea nazionale, al tempo della fondazione del Pakistan, c’erano 145 seggi tra i quali 10 riservati alle minoranze; ora i seggi sono 342, ma i seggi per le minoranze non sono variati e restano 10”A dicembre del 2016, la Corte Suprema del Pakistan ha ordinato al governo del Pakistan di tenere il sesto censimento nel paese a marzo 2017. L’operazione si svolgerà in due fasi: la prima dal 15 marzo al 14 aprile, la seconda dal 25 aprile fino al 24 maggio.Il quinto censimento si era tenuto nel 1998, quello successivo nel 2008. Secondo i dati di circa dieci anni fa - cifre da aggiornare - le minoranze religiose in Pakistan erano 2,8% della popolazione, includendo indù, cristiani, sikh, parsi, ebrei e altri gruppi.

AMERICA/STATI UNITI - “Ansia e paura nei bambini”, cresce la tensione fra i migranti, testimonianza di Mons. Gomez

Modesto – "Se si vuole comprendere l'impatto dei raid che svolge le guardie di frontiera degli Stati Uniti in più di 60 comunità in tutto il paese solo in questo inizio di febbraio, possiamo sentire i bambini: Non vogliono andare a scuola, pensando che i loro genitori stanno per essere portati via, mentre loro non ci sono", lo afferma l'Arcivescovo José Gomez dell'arcidiocesi di Los Angeles, vice presidente della Conferenza statunitense dei Vescovi Cattolici al U.S. Regional World Meeting of Popular Movements presso il Central Catholic High School a Modesto Nord California."Abbiamo bambini presso la Dolores Mission", racconta Ellie Hidalgo responsabile della pastorale sociale della parrocchia, "se i loro genitori arrivano in ritardo a casa dal lavoro diventano ansiosi immediatamente. La situazione sta diventando molto tesa e confusa, secondo continua a raccontare Hidalgo nella nota pervenuta a Fides: "E se i genitori non tornano a casa, dove andranno a finire quei bambini? Nelle parrocchie e cliniche associate in tutto il paese in questo momento, stiamo offrendo incontri d'informazione per aiutare le persone senza documenti, in modo di poter conoscere i loro diritti, come procedere, se gli ufficiali degli Stati Uniti dell'Immigration and Customs si presentano nelle loro, cosa fare? Per esempio, gli agenti non possono entrare se non si apre la porta, e che programma si è pensato d'avere per i loro figli, chi sta andando a prendersi cura del vostro bambino se capita qualsiasi cosa", spiega la signora Hidalgo, "bisogna perfino segnare le loro allergie, i numeri di telefono del medico, il numero dell'assicurazione sanitaria.""Inoltre, serve sempre un documento firmato, la procura, per la concessione di potere a qualcuno, e sarebbe opportuno averla a portata di mano", dice la signora Hidalgo, "Potrebbe non essere necessario, ma nel clima attuale è meglio prevenire. Una delle nostre grandi paure, spiega, è se non fai la procura, il bambino potrebbe finire nel sistema di figli adottivi. Questa è una reale possibilità". L'incontro dei Movimenti Popolari promosso dal Vaticano è stato programmato prima della vittoria di Trump e aveva come una delle principali preoccupazioni la situazione di molti migranti senza documenti.

AMERICA - Caso Odebrecht, tanti coinvolti ma un unico protagonista: la corruzione

Brasilia – Si può definire un evento storico, senza precedenti nella storia d'America Latina, quello che è accaduto il 16 febbraio 2017: l'incontro tra i Ministri della Giustizia di 11 paesi latinoamericani con lo scopo precipuo di trovare soluzioni comuni per gestire un unico caso internazionale: il caso Odebrecht.Odebrecht è il colosso brasiliano delle costruzioni coinvolto direttamente nello scandalo sui fondi neri “Petrobras”, le cui diramazioni hanno già superato i confini del Brasile, estendendosi ultimamente anche ad altri paesi.La conclusione dell'incontro, che sarà nota d'ora in poi come "Dichiarazione di Brasilia sulla cooperazione giuridica internazionale contro la corruzione", contiene 8 accordi firmati dai delegati di: Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Messico, Panamá, Perú, Portogallo, Repubblica Dominicana e Venezuela. Il primo punto dell’accordo prevede che tutti i paesi firmanti si impegnano a una efficace e veloce reciproca cooperazione giuridica sul caso Odebrecht.La vicenda Odebrecht continua ad allargarsi e a coinvolgere nel giro della corruzione politici e funzionari in ogni paese citato. In diversi paesi la Chiesa ha alzato la voce, citando il caso nella lotta necessaria alla corruzione. In Perù la Conferenza episcopale ha chiesto un chiarimento, nel senso della trasparenza e della fermezza , mentre la giustizia peruviana ha informato delle misure previste per trovare i responsabili dei 29 milioni di dollari spesi illegalmente nel paese dal 2005 al 2014 come tangenti o mazzette ai politici e intermediari coinvolti. A livello internazionale i giudici non hanno ancora precisato la quantità di denaro versata a politici e funzionari pubblici nei paesi ma, secondo le prime stime, si parla di una cifra complessiva che tocca gli 800 milioni di dollari

ASIA/LIBANO - Allo studio un'Assemblea sinodale straordinaria per affrontare le “divisioni interne” del Patriarcato siro ortodosso

Beirut – La crisi interna emersa in seno alla Chiesa siro ortodossa, dopo le accusa di “trafdimento della fede” rivolte da sei metropoliti contro il Patriarca Mor Ignatius Aphrem II, potrebbe essere affrontata collegialmente convocando ad hoc e in tempi brevi un'assemblea sinodale straordinaria. E' questo l'orientamento emerso nel corso di una riunione consultiva, convocata dallo stesso Patriarca Mor Aphrem presso la residenza patriarcale di Atchaneh, in Libano, a cui hanno preso 18 Metropoòiti e Vicari patriarcali siro-ortodossi. Lo riferisce un comunicato diffuso giovedì 16 febbraio dalla segreteria generale del Sinodo siro ortodosso, sottolineando che i Metropoliti e i Vicari patriarcali presenti all'incontro hanno giudicato insufficiente la lettera di scuse già sottoscritta dai sei Metropoliti entrati in conflitto con il Patriarca. La sessione speciale dell'assemlbea sinodale – si legge nel comunicato – potrebbe essere convocata durante il tempo di Quaresima, con l'intento di studiare e discutere la crisi interna in tutti i suoi risvolti, al fine di “prendere le misure adeguate in base alla Costituzione della Chiesa”.I sei metropoliti entrati in conflitto con il Patriarca avevano diffuso l’8 febbraio una dichiarazione in cui sostenevano che il Primate della Chiesa siro-ortodossa non meritava più il titolo di «defensor fidei», visto che a loro giudizio aveva seminato dubbi e sospetti nel cuore dei credenti, con dichiarazioni e gesti «contrari agli insegnamenti di Gesù Cristo, secondo il suo Santo Vangelo». Tra i gesti imputati al Patriarca come “tradimento della fede” c'è anche quello di aver sollevato il Corano, in segno di rispetto, in occasione di incontri a carattere inter-religioso. Le accuse dei sei Metropoliti contro il Patriarca hanno provocato la risposta compatta degli altri 30 Metropoliti e Vicari patriarcali siro-ortodossi, che rappresentano la stragrande maggioranza del Sinodo. In un comunicato, diffuso in data del 10 febbraio, i trenta vescovi hanno definito come «ribellione contro la Chiesa» le accuse rivolte al Patriarca di essersi allontanato dal «dogma cristiano ortodosso». Nei giorni successivi, attraverso i social media, sacerdoti e comunità siro-ortodosse sparse nel mondo hanno espreso la propria vicinanza solidale al Patriarca. Poi è arrivata anche la lettera di scuse dal parte dei sei Metropoliti che avevano rivolto critiche dottrinali al Patriarca Mor Ignatius Aphrem, un gesto che – come riferisce il comunicato della segreteria del sinodo diffuso il 16 febbraio – è stato giudicato insufficiente a chiudere la crisi. .

ASIA/PAKISTAN - Settimana di violenza terrorista: “Siamo vulnerabili”, dice un sacerdote

Lahore – “Condanniamo questa violenza insensata che colpisce esseri umani innocenti. Prima di qualsiasi connotazione etnica, culturale o religiosa, le vittime sono esseri umani. La gente in Pakistan è prima di tutto triste e addolorata; poi è adirata con le istituzioni che non sono in grado di proteggere i cittadini. Infine si sente fragile, vulnerabile, indifesa di fronte alla minaccia terrorista che non risparmia nessuno”: lo dice all’Agenzia Fides p. Inayat Bernard, Direttore del Seminario Santa Maria a Lahore, interpellato su quella che è stata definita una “Settimana di violenza terrorista” che ha sconvolto il Pakistan. Dopo la strage del 13 febbraio a Lahore , ieri una bomba è esplosa in un santuario islamico sufi a Sehwan, nei pressi di Karachi, uccidendo 80 fedeli intenti pregare, tra i quali 20 bambini, mentre altri attentati si sono registrati a Quetta e Peshawar. “Oggi sappiamo di essere tutti dei potenziali obiettivi. Anche noi cristiani lo siamo – rileva p. Bernard – nessuno è escluso. Le vittime di questi ultimi attentati sono tutte musulmane, domani potrebbero essere cristiane, indù o sikh. Questa violenza indiscriminata colpisce anche i luoghi di culto, come la moschea sufi a Karachi, o le chiese in passato. Le comunità religiose sono costrette ad adottare proprie misure di sicurezza e a non fare affidamento solo sul governo. I controlli devono essere più stretti, ma è molto difficile quando vi è grande afflusso di fedeli”. P. Bernard continua: “Questa violenza profana il nome di Dio, profana l’islam e usa la religione per cercare di sovvertire lo stato. L’opinione pubblica chiede con forza al governo di attuare con urgenza il piano di azione nazionale contro il terrorismo, già delineato, ma si vede una certa titubanza del governo e questo fa nascere nella gente molti interrogativi sulle possibili connessioni esistenti anche negli apparati istituzionali. Siamo in una impasse”.I battezzati in Pakistan, meno del 2% della popolazione, “oggi possono solo pregare e mostrare profonda empatia e solidarietà”, dice il Direttore, e conclude. “Abbiamo portato le nostre condoglianze alla polizia, dopo la strage di Lahore; andiamo negli ospedali a offrire assistenza e solidarietà ai feriti. Inoltre stiamo organizzando degli incontri interreligiosi in cui i fedeli di tutte le comunità religiose accenderanno insieme ceri e pregheranno per rifiutare, proprio in nome di Dio, il terrorismo stragista che insanguina la nostra amata nazione, e dire sì alla pace e al rispetto della vita”.

AFRICA/EGITTO - Ancora irrisolto il contenzioso sulle terre del monastero di San Macario

Fayyum – Non trova ancora soluzione definitiva il contenzioso che contrappone il Monastero copto ortodosso di San Macario, nella regione di Wadi al Rayan, al governo egiziano, in merito al progetto di costruzione di una strada che doveva unire la città di Fayyum ad un'area di oasi attraversando i territori di proprietà del Monastero. L'avvocato egiziano Ihab Ramzy, che tutela gli interessi della Chiesa copta ortodossa, e che pure nel giugno 2016 aveva reso noti alcuni dettagli dell'accordo raggiunto tra le parti, nei giorni scorsi ha riferito che la commissione costituita ad hoc per valutare i termini economici del risarcimento dovuto al monastero per l'esproprio di terre non ha ancora prodotto proposte e suggerimenti utili a concludere la trattativa. Inoltre, resta ancora in carcere il monaco arrestato durante una fase concitata dei contrasti, nonostante il Monastero abbia adempiuto a tutti gli impegni assunti per propriziaria anche la soluzione del caso giudiziario, e nonostante la richiesta di grazia presidenziale rivolta dai legali del monaco arrestato al Presidente al Sisi. Nei primi mesi del 2015, durante un'iniziativa di resistenza non violenta, i monaci di San Macario si erano anche sdraiati sul percorso dei bulldozer che si avvicinavano alle terre del Monastero per iniziali i lavori di costruzione della strada. Il progetto prevede la costruzione di una strada che doveva unire la città di Fayyum all'area di un'oasi attraversando i territori circostanti il Monastero e minacciando anche una zona archeologica che si estende intorno a una chiesa risalente al IV secolo. Il progetto metteva a rischio anche l'approvvigionamento idrico del Monastero e alcune aree coltivate. .

AFRICA/CENTRAFRICA - Oltre 20.000 sfollati a Bambari per gli scontri tra fazioni ex Seleka

Bangui - Sono oltre 20.000 gli abitanti di Bambari costretti alla fuga, e si sono rifugiati nella foresta a causa dei combattimenti tra due fazioni rivali dell’ex ribellione Seleka. Lo hanno reso noto le autorità della Repubblica Centrafricana e della MINUSCA . Bambari e i suoi dintorni sono teatro dello scontro tra il Front Populaire pour la Renaissance de Centrafrique e l’l'Unité du Peuple Centrafricain . In un bombardamento condotto da un elicottero della MINUSCA è rimasto ucciso l’11 febbraio uno dei capi dell’FPRC, il “generale” Joseph Zoundéko.L'UPC et le FPRC sono solo due delle fazioni armate nate dal disgregamento della Seleka. Questi gruppi possono allearsi o combattersi a seconda delle circostanze, per il controllo di attività economiche, dallo sfruttamento di miniere , al taglieggiamento lungo gli assi stradali, ai furti di bestiame e al contrabbando. Dall’altro canto i cosiddetti antibalaka, i gruppi di autodifesa nati per combattere i ribelli Seleka, entrano anche loro in questo gioco di alleanze e rivalità per motivi essenzialmente economici e criminali.

ASIA/AFGHANISTAN - Palestra solo per donne, fondata da una donna

Kabul - In Afghanistan sta riscuotendo particolare successo una palestra per sole donne, fondata da una donna. L’esperimento non solo rappresenta un’opportunità di guadagno per la proprietaria della struttura, ma anche un’occasione per le ragazze, in un paese ancora legato a tradizioni e dogmi sociali forti. L’imprenditrice 5 anni fa ha aperto “Ladies World”, che oltre all’esercizio fisico offre alle iscritte anche un centro estetico e di fisioterapia. “La nostra iniziativa - si legge in una nota pervenuta a Fides - potrebbe sembrare un fatto atipico, ma chi sa da dove provengo poi apprezza i nostri sforzi, e ci incoraggia ad aprire altri centri, ad esempio nella periferia di Kabul”. La donna, infatti, ha vissuto in Russia e Uzbekistan e lì ha sviluppato la passione per la ginnastica e la cura del corpo. Una volta rientrata in Afghanistan ha deciso di avviare la sua attività. “All’inizio è stata molto dura, in un ambiente pervaso da pregiudizi che relegano la donna ai soli lavori domestici, fare marketing ha significato educare le famiglie e le ragazze all’importanza dell’esercizio fisico”. In un Paese in cui il fondamentalismo religioso è molto forte, e in cui la partecipazione delle donne al lavoro, alla vita politica e non ultimo allo sport resta decisamente ridotta, un’attività all’apparenza semplice può fare la differenza.

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Ancora violenza e morte: condanna dell’Arcivescovo di Santo Domingo

Santo Domingo – L'Arcivescovo di Santo Domingo, Sua Ecc. Mons. Francisco Ozoria, ha denunciato che la società dominicana sta vivendo momenti difficili di oscurità e violenza."Questo mondo cammina nelle tenebre ogni volta che c'è morte, violenza e criminalità. Queste cose ci fanno pensare" ha detto Ozoria il 15 febbraio. Nel paese c'è grande insicurezza, e lo dimostra l'omicidio dei due speaker radiofonici Luis Manuel Medina e Leo Martinez, di una stazione di San Pedro de Macoris, mentre stavano lavorando."E' quasi impensabile che, quando uno è al lavoro, a guadagnarsi il sostentamento della sua famiglia, arriva un gruppo e ti crivella di colpi" ha detto l’Arcivescovo durante l'omelia della messa per il 69.mo anniversario della Forza Aerea della Repubblica Dominicana, celebrata presso la Base Aerea di San Isidro. Mons. Ozoria ha osservato che i due assassinati erano uomini impegnati nel loro lavoro, e lui li aveva conosciuti bene quando era a San Pedro de Macoris.L’Arcivescovo ha sottolineato che bisogna fermare la criminalità per rimuovere questa lacerazione della società. Una via di soluzione può essere coltivare i valori appresi in famiglia, nelle scuole e nell'eredità patriottica. Ha ricordato poi che la società dominicana vive un “nazionalismo ipocrita” e ha spiegato che c'è discriminazione nei confronti degli Haitiani: serve la mano d'opera, ma quando vengono assunti per il lavoro, sono sottopagati.La comunità nazionale ancora è scioccata da questo fatto criminale. Secondo la polizia ancora non si conosce il movente del crimine. Un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella sede della radio e ha cominciato a sparare a tutti, anche la segretaria attualmente è in ospedale, ferita ma non rischia la morte. Il tragico evento ha provocato la solidarietà internazionale dei media.

AFRICA/KENYA - “Attenzione ai propagatori d’odio nei social media”: programma delle Paoline a favore dei giovani

Nairobi - Insegnare ai giovani il corretto uso dei social media ed evitare la propagazione di discorsi incitanti all’odio in vista delle elezioni generali dell’8 agosto. È questo lo scopo dell’incontro organizzato presso la sede delle Pubblicazioni Africane Paoline a Nairobi, al quale hanno partecipato 200 studenti delle scuole superiori. “I ragazzi possono diventare violenti prendendo esempio da quello che altri fanno sui social media. In diverse occasioni i politici usano discorsi incitanti all’odio e i ragazzi possono pensare che ciò sia giusto ed è quindi normale comportasi così” ha detto Suor Josephine Idowu, della Figlie di San Paolo, che ha diretto l’incontro.La religiosa ha sottolineato che i social media possono invece essere usati in modo positivo a beneficio dell’evangelizzazione. “I social media hanno una grande influenza e possono informare i giovani, possono accrescere le loro conoscenze, arricchire le loro interazioni, migliorare l’autostima ed essere usati per le preghiere” afferma Suor Idowu.In Kenya le Figlie di San Paolo hanno avviato un programma di tre mesi d’educazione civica per i giovani che sono il gruppo più preso di mira dai politici per indurli a commettere violenze. Il programma prevede la pubblicazione di libri e opuscoli; la produzione di materiale audio-visivo e incontri nelle scuole con professionisti dei media e leader religiosi.

ASIA/IRAQ - Rapporto-shock di Human Rights Watch: villaggi cristiani della Piana di Ninive saccheggiati e bruciati da milizie anti-jihadiste

Qaraqosh – Milizie armate “spontanee” e gruppi paramilitari impegnati nella lotta contro i jihadisti dell'auto-proclamato Stato islamico sono responsabili di saccheggi, devastazioni e roghi di interi quartieri in almeno quattro villaggi nelle aree adiacenti a Mosul, azioni perpetrate dopo che le cittadine erano state ormai abbandonate dalle milizie del Califfato. E' questo lo scenario che emerge da un dettagliato report raccolto da Human Rights Watch . Incrociando i racconti di molti testimoni oculari, e servendosi anche del riscontro di foto satellitari delle aree interessate, l'organizzazione internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani ha potuto verificare che a saccheggiare e devastare interi quartieri delle città da poco sottratte al controllo deI Daesh sono stati proprio gruppi armati e milizie di “auto-protezione popolare” che adesso rivendicano il ruolo avuto nella campagna di “liberazione” dall'occupazione jihadista. I saccheggi e le devastazioni sarebbero avvenuti tra novembre 2016 e febbraio 2017, senza apparente giustificazione dal punto di vista militare. Tra i gruppi indicati come responsabili di saccheggi e distruzioni, a giudizio di Human Rights Watch ci sarebbero anche le forze di mobilitazione popolare conosciute come Hashd al-Sha'abi, unità che accreditano contatti diretti con il primo ministro iracheno Haydar al-Abadi.A sud-ovest di Mosul, Human Rights Watch ha documentato saccheggi ed estesa demolizione di edifici in tre villaggi anche attraverso l'uso di esplosivi e bulldozer. Nel villaggio di Ashwa sarebbe stata distrutta senza motivo anche la moschea più grande. Alle accuse di Human Rights Watch, i rappresentanti di Hashd al-Sha'abi hanno risposto parlando di trappole esplosive che i jihadisti del Daesh avrebbero lasciato innescate per poi provocare distruzioni di case e edifici pubblici dopo la propria ritirata. Ma diversi racconti di testimoni oculari raccolti da HRW sembrano smentire tale versione. Tra le città saccheggiate e messe a farro e fuoco dopo la ritirata di Daesh c'è anche il villaggio di Qaraqosh, che prima di cadere in mano ai jihadisti era abitato interamente da cristiani, e quello misto cristiano-sunnita di al-Khidir. Nel report di HRW si indicano anche le Unità di protezione della Piana di Ninive – formate in parte da cristiani assiri - tra i gruppi militari di auto-protezione responsabili del controllo di tali villaggi, dopo che essi sono stati abbandonati dai jihadisti. Testimoni ascoltati da HRW, che avevano potuto visitare le proprie case nelle cittadine abbandonate già a novembre dai miliziani di Daesh, hanno confermato di aver ritrovato a febbraio le loro case saccheggiate o distrutte. Da Qaraqosh e da altri villaggi della Piana di Ninive, circa 60mila cristiani locali erano fuggiti precipitosamente nella notte tra il 6 ed il 7 agosto 2014, quando l’esercito curdo Peshmerga si era improvvisamente ritirato davanti all'avanzare delle milizie dell'autoproclamato Stato Islamico. .

AMERICA/VENEZUELA - Monitoraggio della Caritas sui bambini denutriti

Caracas – La Caritas, insieme alle organizzazioni Médicos Unidos e Radar de los Barrios, ha di recente promosso una giornata di monitoraggio nel quartiere occidentale di Caracas nel corso della quale ha prestato assistenza sanitaria a 56 bambini. Del totale dei 38 piccoli in età scolare, il 34% sono stati riscontrati affetti da diverse carenze nutrizionali. Di questo gruppo, il 7% rientrava nella categoria di denutrizione moderata-severa e maggiormente predisposti ad ammalarsi a causa di una dieta povera. Nel caso dei minori di 5 anni, la Caritas, tra i 18 bambini esaminati, ha riscontrato che la metà soffre di una qualche forma di denutrizione. Solo il 22% ha presentato uno stato nutrizionale normale che corrisponde a età, peso e altezza. Per cercare di prevenire ulteriori cali di peso dei piccoli, denutriti a causa della crisi del Paese, la Caritas ha consegnato alle famiglie dei bambini sottopeso vitamine e generi alimentari aggiuntivi. Del totale dei bambini che sono stati pesati nel corso del monitoraggio, il 17% presenta un ritardo nella crescita. Sono state riscontrate anche malattie causate dalla qualità dell’acqua, infatti, i bambini risultano contagiati anche da parassiti e scabbia. Nel corso dei mesi di ottobre e dicembre 2016 la Caritas ha portato avanti lo stesso monitoraggio in 25 parrocchie. Su 818 bambini con meno di 5 anni di età, il 9% presentava casi di denutrizione moderata e severa.

ASIA/TIMOR EST - I cattolici impegnati in ecumenismo e istruzione

Dili - "C'è grande speranza per ii futuro dell'evangelizzazione a Timor Est, ma è sempre necessario rafforzare la fede della nostra comunità": lo dice all’Agenzia Fides il vescovo salesiano Virgilio do Carmo da Silva della diocesi di Dili, a Timor Est. L'isola di Timor è divisa a metà: la parte occidentale appartiene all'Indonesia, la parte orientale è uno stato divenuto indipendente nel 2001, staccandosi dall’Indonesia. Timor Est ha la popolazione di circa 1,2 milioni divisi nelle tre diocesi di Dili, Baucau e Maliana e si configura come Timor Est è la nazione asiatica con la più alta concentrazione percentuale di fedeli. Nell’agosto 2015 la Santa Sede e la Repubblica Democratica di Timor Est hanno firmato a Dili un Accordo che sancisce il riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa e delle sue istituzioni e garantisce alla Chiesa la libertà di svolgere la propria missione in favore della popolazione timorese. Nel 2016 questo accoro è stato ratificato Parlando a Fides della situazione della Chiesa cattolica a Timor Est, che ha un ruolo molto importante nella formazione delle coscienze dei cittadini timoresi, il vescovo ha detto: "La fede dei battezzati ha costantemente bisogno di essere rafforzata e radicata nella spiritualità cattolica e nella tradizione secondo i valori del Vangelo".In uno stato contrassegnato da una altissima percentuale di popolazione giovanile "sacerdoti, religiosi e catechisti sono chiamati a compiere sforzi concertati per accompagnare la formazione dei fedeli e portare avanti i programmi pastorali che aiutano a rafforzare la fede della gente, passo dopo passo" dice il vescovo.Infatti in alcune occasioni e situazione della vita i cattolici a Timor Est tendono a tornare ai loro antichi sistemi di credenze animiste: "Per questo la Chiesa è impegnata a lavorare con loro e per loro, perchè imparino ad attingere sempre al patrimonio della fede cattolica e a rivolgersi a Dio in ogni circostanza", prosegue. Un altro punto con cui la comunità cattolica si confronta è la presenza molto attiva di chiese pentecostali, con le quali a volte si parla di "competizione dei fedeli": "Stiamo avviando un percorso di dialogo con le altre Chiese cristiane, all'insegna del rispetto reciproco e dell'ecumenismo", per evitare il passaggio dei battezzati da una comunità all'altra. Tra le necessità presenti nella giovane società timorese, vi è lo sviluppo del settore educativo: per questo la comunità cattolica, specialmente gradi all’impegno di ordini religiosi come Salesiani e Gesuiti, offre il proprio contributo e collabora con le istituzioni nel sistema educativo che, a partire dal 2002, era da ricostruire completamente e risulta rilevante per ostruire l'identità nazionale della giovane repubblica.

AMERICA/NICARAGUA - Incontro dei Vescovi sulla situazione del paese: non rispettati i diritti dei contadini

Managua – La Conferenza Episcopale del Nicaragua si riunirà in Assemblea lunedì prossimo, 20 febbraio, per valutare e riflettere sul suo programma durante questo anno 2017. Circa un anno fa i Vescovi della CEN avevano preparato una lettera pastorale sulla situazione istituzionale del paese e sul processo elettorale, riprendendo i temi principali sollevati nella lettera intitolata "Alla ricerca di nuovi orizzonti per un Nicaragua migliore" preparata nel 2014 e consegnata al presidente Ortega.I temi erano: la situazione della famiglia, le questioni sociali, la situazione dei diritti umani, i problemi della costa caraibica, l'evangelizzazione, alcune politiche di governo e la crisi delle istituzioni nazionali.Secondo informazioni pervenute da una fonte locale di Fides, dopo le elezioni vinte da Ortega, e dopo il rapporto sull'osservazione elettorale dell'Organizzazione degli Stati Americani che non ha considerato il contributo offerto dalla Chiesa , i Vescovi desiderano ora proporre una riflessione alla luce degli ultimi eventi che continuano a scuotere l'opinione nazionale:le continue manifestazioni dei contadini per difendere la loro terra dal progetto del canale trasoceanico, il comunicato dell'Unione Europea che proprio ieri, 16 febbraio, si è espressa denunciando la mancanza di protezione per i difensori dei diritti umani in Nicaragua, e richiedendo di rispettare gli impegni internazionali sui diritti dei Popoli Indigeni firmati anche dal Nicaragua nel 2008.

AFRICA/SUDAN - Nomina del Vescovo di El Obeid

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 13 febbraio 2017, ha nominato Vescovo della Diocesi di El Obeid, in Sudan, il Rev. do Yunan Tombe Trille Kuku Andali, del clero di El Obeid, Rettore del Seminario Maggiore di San Paolo a Juba.Il Rev.do Yunan Tombe Trille Kuku Andali, è nato il 1° gennaio 1964 a Tojoro, nella Regione di Nuba Mountains, Diocesi di El Obeid. Ha completato i propri studi secondari nella Comboni Junior School a El Obeid, svolgendo, poi, gli studi di Filosofia in Juba e quelli di Teologia in Khartoum, dove ha conseguito il Baccellierato. È stato ordinato sacerdote il 7 aprile 1991.Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi e ulteriori studi: 1991-1995: Collaboratore parrocchiale a El Nahud, Nayala, El Fasher e Kadaguli; 1995-2002: Rettore del Seminario Minore di El Obeid; 1997-2002: Vicario Generale della Diocesi; 2002-2009: Studi per la Licenza e il Dottorato in Diritto Canonico presso l’Università Cattolica di Nairobi, in Kenya; 2009-2012: Parroco di All Saints Parish a Saraf Jamus; dal 2012: Rettore del Seminario Interdiocesano di San Paolo a Juba.La Diocesi di El Obeid , è suffraganea di Khartoum. Ha una superficie di 888.938 kmq e una popolazione di 9. 006.000 abitanti, di cui 100.000 sono cattolici. Ci sono 14 parrocchie, 30 sacerdoti , 19 religiose e 15 seminaristi maggiori.

AFRICA/SUD SUDAN - Guerra civile: 200.000 persone a rischio fame nello Stato di Amadi

Juba - Oltre 200.000 civili necessitano di aiuti umanitari urgenti nello Stato di Amadi nel Sud Sudan. Lo ha dichiarato a Radio Tamazuj il Governatore dello Stato, Joseph Ngere Pachiko, affermando che le riserve di cibo scarseggiano dopo che le truppe dell’SPLA-IO, la ribellione guidata dall’ex Vice Presidente Riek Machar, sono entrate nell’area, costringendo la popolazione alla fuga.“Abbiamo esaminato la situazione e abbiamo stabilito che la gente è fuggita lasciando i propri averi. I contadini non sono riusciti a raccogliere la messe perché sono scappati dopo che Riek Machar e le sue truppe sono arrivate nell’area” ha detto il governatore, che ha lanciato un appello perché intervengano le organizzazioni umanitarie per assistere le popolazioni in stato di necessità.La guerra civile in Sud Sudan ha provocato oltre 2 milioni e 200.000 tra sfollati interni e rifugiati negli Stati limitrofi.

ASIA/IRAQ - Il Patriarcato caldeo sconfessa membri cristiani di gruppi paramilitari che minacciano vendette contro i sunniti

Mosul - Il signor Ryan Salem. presentatosi ieri in un programma televisivo iracheno ad affermare che anche i cristiani sono presenti a Mosul per combattere e vendicarsi dei musulmani sunniti, “non ha alcun legame con la morale insegnata da Cristo, messaggero di pace, amore e perdono”, e non può “fare tali affermazioni coinvolgendo i cristiani”, in quanto “non li rappresenta in alcun modo”. E' una vera e propria diffida formale, quella diffusa già ieri sera dal Patriarcato caldeo, subito dopo che una rete televisiva nazionale aveva mandato in onda le sconsiderate dichiarazioni di Ryan Salem, cristiano caldeo di Alqosh, legato a gruppi paramilitari di autodifesa popolare formati in gran parte da musulmani sciiti. Durante l'intervento televisivo, il personaggio in questione, parlando a nome dei cristiani, appariva accanto a prigionieri sunniti, probabilmente catturati come collaborazionisti dell'auto-proclamato Stato Islamico . Il comunicato patriarcale lamenta che tali dichiarazioni hanno l'effetto di esasperare i conflitti settari, e esprime l'augurio che nelle operazioni di riconquista di Mosul siano rispettati da tutti i principi base dell'etica militare. Fonti vicine al Patriarcato caldeo, contattate dall'Agenzia Fides, riferiscono che la sconfessione immediata delle affermazioni del militante mirano anche a stroncare sul nascere equivoci e strumentalizzazioni che potrebbero portare a rappresaglie nei confronti delle locali comunità cristiane. Già in passato il Patriarcato caldeo aveva preso le distanze nei confronti di miliziani operanti nei gruppi paramilitari che partecipavano a operazioni di guerra ostentando croci, effigi di Gesù e altri simboli cristiani. “Si tratta di singoli individui, che agiscono in maniera cattiva: l'ostentazione dei simboli cristiani è parte della cattiveria, e fomenta scontri di matrice religiosa, spirali di vendetta e nuove sofferenze” aveva riferito in propostito all'Agenzia Fides il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako. In più occasioni, il Patriarcato caldeo ha voluto rimarcare la propria distanza anche dai gruppi armati attivi sullo scenario iracheno che cercano di rivendicare la propria affiliazione alle comunità cristiane locali. Lo stesso Patriarca Louis Raphael ha più volte suggerito ai cristiani che volevano partecipare alla liberazione delle città occupate dallo Stato islamico di arruolarsi nelle forze militari nazionali o nelle milizie Peshmerga, che fanno capo al governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno, evitando in tutti i modi di dar vita a milizie settarie che finiscono per alimentare tutte le forme di “sedizione confessionale”. .

AFRICA - Il 16 febbraio data importante per i cristiani e la democrazia nella RDC e in Uganda

Roma - Il 16 febbraio è una data importante per i cristiani in Africa. Il 16 febbraio 1977 l’Arcivescovo anglicano Janani Luwum venne ucciso dai militari del dittatore Idi Amin, in quello che maldestramente viene fatto passare per un incidente stradale per togliere di mezzo una voce critica nei confronti del regime dispotico. Il 16 febbraio 1992 nell’allora Zaire, l’odierna Repubblica Democratica del Congo , la Chiesa cattolica organizza la “marcia pacifica dei cristiani” per costringere un altro dittatore, Mobutu Sese Seko, a riunire la Conferenza Nazionale Sovrana che doveva organizzare elezioni libere e indipendenti. La polizia intervenne uccidendo una ventina di manifestanti. Mobutu però dovette cedere alle pressioni interne e internazionali e il 14 agosto 19992 il capo dell’opposizione Etienne Tshisekedi divenne il Primo Ministro di un governo di transizione che doveva condurre il Paese alle elezioni.In Uganda il ricordo del sacrificio dell’Arcivescovo anglicano ha assunto un significato ecumenico da quando San Giovanni Paolo II, durante la sua visita nel Paese nel 1982, rese omaggio alla cappella dei Martiri nella Cattedrale anglicana di Canterbury. La cappella fu creata per ricordare l’Arcivescovo Luwum.Nell’odierna RDC si spera che il ricordo della mobilitazione popolare a favore della democrazia sproni i politici a superare l’empasse sull’applicazione dell’accordo di San Silvestro per portare il Paese a nuove elezioni. La strada della democrazia è difficile ma non impossibile, anche se contrassegnata dal sangue di molti.

ASIA/INDONESIA - Il governatore cristiano vince il primo turno delle elezioni a Giacarta

Giacarta – Nonostante una campagna di odio settario contro di lui e il processo per presunta “blasfemia” in cui è imputato, Basuki Tjahaja Purnama detto “Ahok”, il candidato cristiano protestante e di etnia cinese, ha vinto il primo turno delle elezioni regionali che decideranno il nuovo governatore della capitale Giacarta. Ahok, già governatore uscente, è stato nel mirino di diversi raduni e manifestazioni organizzati per le strade di Giacarta da gruppi musulmani come l’Islamic Defenders Front . Diversi leader islamici hanno esortato gli elettori a non eleggere un non-musulmano come governatore della capitale, in un paese a maggioranza musulmana.Tuttavia Ahok è sopravvissuto agli attacchi settari lanciati contro di lui. I risultati dei primi conteggi del voto del 15 febbraio mostrano che Ahok è stato sostenuto da un numero enorme di cittadini della capitale, molti dei quali musulmani. Sulla base delle proiezioni di voto, diversi sondaggi concludono che Ahok e il suo vice Djarot Saiful Hidayat hanno ottenuto circa il 42% cento dei voti, mentre Anies Baswedan è al 39%; infine Agus Harimurti Yudhoyono circa il 17% dei voti.Dato che Ahok non supererà il 50% dei voti, si rende necessario un ballottaggio, fissato dalla Commissione elettorale il 19 aprile. Secondo p. Benny Susetyo, sacerdote e segretario del "Setara Institute for Democracy and Peace", noto centro-studi di Giacarta, “la vittoria di Ahok è dovuta alla sua immagine di onestà e trasparenza. Tuttavia la lotta ideologica crescente, palesatasi in questa campagna elettorale, resta pericolosa per il futuro democrazia indonesiana”, rileva a Fides.Jimmy Leo, un laico cattolico, dice a Fides: “I cittadini di Giacarta hanno preso parte con entusiasmo al voto per eleggere il loro governatore. La maggior parte delle persone nutre la speranza di avere un governatore come Ahok. Nonostante l’accusa di blasfemia, molti musulmani l’hanno votato e lo rivoteranno. Ahok ha un sostegno solido tra la gente e speriamo che vincerà al secondo turno”. “Gli abitanti della capitale – aggiunge – apprezzano quanto Ahok ha fatto per la città, mentre alcuni musulmani hanno paura di votarlo a causa della fatwa emessa dal Consiglio degli ulema indonesiani, che vieta di votare un non-musulmano”.A livello politico, potrebbe ora risultare decisivo il sostegno del candidato sconfitto ed escluso dal ballottaggio.

AMERICA/MESSICO - “Messico senza lavoro infantile”: solo 14 aziende su 4 mila lo rispettano

Zacatecas – Secondo le informazioni diffuse dal Segretariato del Lavoro e della Previdenza Sociale, a Zacatecas esistono circa 49mila 300 minori di 15 anni che lavorano. Secondo le statistiche, pervenute a Fides, si registra un alto indice di bambini che lavorano per aiutare le famiglie nelle spese domestiche, nonostante le disposizioni della Legge sul Lavoro Infantile. Il 60% dei giovani in questa situazione lavorano a giornata nelle aziende agricole. Le attività del commercio costituiscono la seconda categoria con la maggiore presenza di lavoratori in età vietata, principalmente in negozi e imprese locali. A Zacatecas, su 4 mila aziende, solo 14 hanno il marchio “Messico senza lavoro infantile”.

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