Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/EGITTO - “Il massacro dei copti è una risposta al discorso del Presidente al-Sisi in Arabia Saudita”

Il Cairo - “Il massacro di cristiani copti è una risposta dei terroristi al discorso che il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha tenuto alla conferenza tra gli Stati Uniti e il mondo arabo islamico che si è svolta la settimana scorsa in Arabia Saudita” dice all’Agenzia Fides p. Rafic Greiche, sacerdote greco-cattolico e responsabile delle comunicazioni per i Vescovi dell’Egitto, commentando il massacro di almeno 29 copti commesso ieri, 26 maggio, da una decina di jihadisti nella località di Minya, nel sud dell’Egitto.“Si è trattato di un discorso molto forte e franco contro l’integralismo e il radicalismo” spiega p. Greiche. “Penso inoltre- aggiunge il sacerdote- che i terroristi cerchino di dividere la popolazione egiziana seminando la divisione tra cristiani e musulmani. Finora non ci sono riusciti, anzi la popolazione si unisce nel respingere la violenza”.Secondo p. Greiche “i terroristi hanno un obiettivo a lungo termine: quello di espellere i cristiani dall’Egitto come è avvenuto in Iraq, dove non appena lo Stato Islamico ha conquistato Mosul la prima cosa che ha fatto è stata quella di cacciare tutti i cristiani. La stessa cosa è avvenuta in Siria, in Sudan, e ora si cerca di farlo in Egitto che possiede la prima comunità cristiana del Medio Oriente e la più grande comunità islamica del mondo arabo”.“I cristiani del resto del mondo possono aiutarci in primo luogo con la preghiera. Poi non permettendo che il radicalismo religioso e il terrorismo islamista attecchisca nei loro Paesi. Si deve promuovere un discorso religioso moderato non solo in Egitto ma anche in Europa: nelle moschee europee ci sono Imam che fanno discorsi radicali e incendiari. Infine aiutateci a far sì che i nostri fedeli possono ottenere maggiore istruzione” conclude p. Greiche.

AMERICA - Pregare e lavorare con insistenza per raggiungere l'unità visibile dei cristiani

San Paolo - La ricchezza e la diversità delle Chiese cristiane deve essere motivo per avvicinare le diverse denominazioni religiose e non per allontanarsi: questo il messaggio centrale del Consiglio nazionale delle Chiese Cristiane del Brasile in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si celebra dal 28 maggio, solennità dell’Ascensione del Signore, a domenica 4 giugno, Pentecoste. In molti paesi dell’America latina la Settimana per lunità dei cristiani viene infatti celebrata prima o dopo la Pentecoste. Il tema scelto quest’anno è “Riconciliazione: l’amore di Cristo ci spinge – Celebrazione del 500° anniversario della Riforma”. "Il movimento della Riforma non fu esente da conflitti ed estremismo religioso, causato dalle parti coinvolte. E' proprio a causa di questi conflitti che la parola riconciliazione diventa centrale nella riflessione su questi 500 anni" afferma il testo firmato dai rappresentanti delle Chiese cristiane del Brasile.Anche in Bolivia la Settimana di preghiera si celebrerà dal 28 maggio sullo stesso tema, ricordando il 500° anniversario della Riforma. Ogni giurisdizione ha preparato il proprio programma di iniziative. In Cile invece la Settimana di preghiera avrà inizio a Pentecoste, il 4 giugno, per concludersi la domenica seguente, 11 giugno. “Quest'anno, la Settimana di preghiera ci chiama a lasciarci riconciliare con Dio e a riconciliarci tra di noi. Alla luce della Parola di Dio citata nel tema, preghiamo e lavoriamo costantemente per raggiungere l'unità visibile” esorta Sua Ecc. Mons. Jorge Vega Velasco, Vescovo di Illapel, Presidente della Commissione nazionale per l’ecumenismo.Il Vescovo di San José, Mons. Arturo Fajardo, Presidente del Consiglio delle Chiese cristiane dell'Uruguay presenterà la sua riflessione durante la celebrazione ecumenica che il 1° giugno si terrà presso la Chiesa luterana della Congregazione Evangelica tedesca di Montevideo, nell’ambito della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. I membri delle Chiese cristiane dell’Uruguay si incontreranno quindi per riflettere sul tema della Settimana e per far avanzare il dialogo tra le diverse confessioni.

ASIA/SRI LANKA - Alluvioni e smottamenti nel sud del Paese: migliaia di sfollati

Colombo – Continua ad aumentare lo stato di emergenza causato dalle piogge torrenziali che hanno provocato disastrosi alluvioni e smottamenti nel sud del Paese. Il Centro per la gestione dei disastri dello Sri Lanka ha indicato che le persone evacuate dalle zone inondate sono quasi 22 mila. Secondo un bilancio ancora provvisorio sono stati registrati almeno 91 morti accertati e 110 dispersi. La maggior parte delle vittime appartengono ai soli due distretti di Ratnapura e Kalutara, ad un centinaio di chilometri a sud della capitale. A Rathnapura il fiume Kalu ha rotto gli argini e si è riversato in tutta la città. La popolazione che vive vicino a corsi d’acqua o sotto pendii è stata invitata ad allontanarsi, mentre elicotteri e imbarcazioni della marina cercano persone bloccate dalle acque sui tetti.

AMERICA/PANAMA - Prima colletta nazionale decisa dai Vescovi per sostenere i media cattolici

Panama city – La Conferenza Episcopale di Panama ha deciso di realizzare, per la prima volta, una colletta nazionale in tutte le comunità del paese, a favore dci mezzi di comunicazione cattolici. Tale colletta avrà luogo nel contesto dalla 51.ma Giornata delle Comunicazioni Sociali, che si celebra nella solennità dell’Ascensione del Signore, quindi a Panama e in altre nazioni domenica 28 maggio. La Giornata delle comunicazioni sociali è stata l’unica Giornata stabilita dal Concilio Ecumenico Vaticano II, attraverso il decreto Inter Mirifica, per affermare la responsabilità dei fedeli di sostenere e incoraggiare i mezzi di comunicazione cattolici. I Vescovi panamensi ricordano il Messaggio di Papa Francesco per questa circostanza, intitolato “Non temere, perché io sono con te" - Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo” e, secondo il comunicato pervenuto a Fides, esortano i fedeli a sostenere con generosità questa colletta, che si terrà in tutte le messe celebrate nelle parrocchie di ogni diocesi, per sentirsi responsabili dei media cattolici. Questi infatti “consentono alla Chiesa cattolica di formare, informare e promuovere una opinione pubblica che sia in sintonia con la legge naturale e con la dottrina e i precetti cattolici, e allo stesso tempo, di diffondere e approfondire correttamente gli eventi legati alla vita della Chiesa, nel rispetto dei linguaggi e delle dinamiche di ogni mezzo di comunicazione e garantendo la loro professionalità”.

AFRICA/SUDAN - Ridurre la mortalità materno-infantile migliorando i servizi dell’ospedale di Tonj

Tonj – Sono quasi 6 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, anche a causa del diffondersi di gravi epidemie, come quelle di morbillo e colera. Nell'area di Tonj East i casi accertati in pochi giorni, dal 18 al 23 maggio 2017, sono 254. I morti sono già 10. L'epidemia è iniziata in un accampamento di nomadi, la scarsità dei livelli di igiene e di disponibilità di acqua nella contea rende tutto molto complesso e veloce. “Al fianco di Unicef, OMS e Ministero della Salute sud-sudanese cerchiamo di proteggere e curare la popolazione di Tonj”, si legge in una nota del Comitato Collaborazione Medica pervenuta a Fides. “Abbiamo costituito una Task Force, avviato quattro Centri di salute e messo in azione i nostri operatori di comunità per un intervento di informazione presso gli accampamenti. Il CCM è anche impegnato a rafforzare gli ospedali e la loro messa in rete con centri di salute e dispensari. Il progetto coinvolge l’ospedale governativo di Tonj allo scopo di ridurre la mortalità materno-infantile del territorio attraverso: il potenziamento dei servizi di cura neonatale, l’attivazione del servizio di chirurgia per garantire parti cesarei e la gestione delle emergenze ostetriche. I beneficiari saranno circa 30 mila persone, in particolare donne in età fertile.

AFRICA/BURUNDI - Oltre 410.000 rifugiati burundesi all’estero; l’UNHCR “fondi insufficienti per gestire la crisi”

Bujumbura - Sono oltre 410.000 i burundesi rifugiatisi nei Paesi vicini negli ultimi due anni. Lo riporta l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati secondo il quale tale numero è destinato a crescere entro la fine dell’anno.Una portavoce dell’organismo ONU ha inoltre detto che i rifugiati affermano di fuggire per la paura di persecuzioni e per le violazioni dei diritti umani commesse nel loro Paese, compresi stupri e violenze sessuali. La Tanzania accoglie la maggior parte dei rifugiati burundesi, dove 249.000 di questi vivono in tre campi estremamente affollati. Altre decine di migliaia di burundesi sono accolti in Rwanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo.Quella del Burundi è la terza crisi di rifugiati più importante in Africa, ma l’UNHCR ha ricevuto solo il 2% dei 250 milioni di dollari necessari per gestirla. I campi d’accoglienza sono al limite della capienza mentre ogni giorno arrivano nuovi rifugiati. Occorre costruire nuove strutture e ampliare quelle esistenti. Particolarmente difficile è l’assistenza educativa per i bambini, con le classi che non sono in grado di assorbire i nuovi alunni.I Paesi confinanti hanno iniziato a respingere in alcuni casi i rifugiati che si presentano alle frontiere. La crisi burundese è scoppiata nel 2015 in seguito al conferimento del terzo mandato al Presidente Pierre Nkurunziza, in violazione della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha. Da allora il Paese vive in uno stato di tensione permanente tra violenze commesse dalle milizia filo-governative e quelle di alcuni gruppi di guerriglia che si oppongono al Presidente.

ASIA/FILIPPINE - Gli ostaggi cristiani a Mindanao “saranno scudi umani”, dice il Vescovo di Marawi

Marawi city – “Non ci sono negoziati. L'esercito è impegnato nei combattimenti porta a porta per riprendere la città di Marawi. E i leader militari dicono che non intendono negoziare con i terroristi. Siamo seriamente preoccupati per p. Chito, ovvero p. Teresito Suganob, e per gli altri 15 ostaggi cattolici presi dai terroristi. Non sappiamo dove siano. Non credo i rapirtori vogliano denaro, ma intendono usarli per salvarsi la vita. Temo li useranno come scudi umani”: è quanto dichiara all'Agenzia Fides il Vescovo Edwin de la Pena, che guida la Prelatura territoriale di Marawi city, la città sull'isola di Mindanao attaccata e presa tre giorni fa dai terroristi del gruppo islamista “Maute”. I militanti hanno fatto irruzione nella Cattedrale e rapito il vicario del Vescovo e i fedeli riuniti in preghiera, poi hanno dato alle fiamme l’edificio. Il Vescovo conferma a Fides anche l’uccisione, avvenuta nella fase iniziale dell'attacco terroristico, di nove fedeli cattolici, fermati, legati e poi uccisi alle porte della città. “Sono estremisti violenti, non sappiamo cosa hanno in mente. Siamo nelle mani di Dio”, afferma.Gli oltre 500 terroristi penetrati in città hanno issato le bandiere nere dello Stato Islamico, hanno bruciato due scuole e liberato i detenuti dal carcere locale. Poi si sono annidati nelle case, mentre l'esercito filippino, giunto in forze, ha iniziato l’assedio per liberare la città. La maggior parte della popolazione è stata evacuata ma alcune famiglie sono rimaste intrappolate nel fuoco incrociato e sono chiuse nelle loro case. Intanto tutta la comunità cattolica filippina ha lanciato un campagna di preghiera per la liberazione degli ostaggi. Il Cardinale Orlando Quevedo, Arcivescovo di Cotabato, città anch’essa sull’isola di Mindanao, ha dichiarato: “Preghiamo per la salvezza degli gli ostaggi. Facciamo appello alla coscienza dei rapitori perchè non uccidano innocenti”, ha detto sulle onde di Radio Veritas, chiedendo anche l’aiuto ai leader musulmani di Mindanao per cercare di risolvere pacificamente la crisi degli ostaggi.Anche il Cardinale di Manila, Luis Antonio Tagle, ha espresso solidarietà con la gente di Marawi: “Non ci sono parole per esprimere il dolore e l’amarezza che proviamo. Perché fare del male a degli innocenti? Siamo molto preoccupati”. Tutta la Chiesa filippina è con il fiato sospeso e ha lanciato l'appello “PrayforMarawi” diffuso anche sui sociale media. Sull’isola di Mindanao, intanto, resta in vigore la legge marziale proclamata dal presidente filippino Rodrigo Duterte, che dà speciali poteri alle forze armate per mantenere l’ordine politico e sociale.

AMERICA/BRASILE - Altri 10 civili uccisi in uno scontro con la polizia per la disputa per la terra

Belem – Almeno 10 civili sono stati uccisi durante uno scontro con la polizia nello stato di Para, nel nord del Brasile, il 24 maggio, come hanno informato le autorità. Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha comunicato che nove uomini e una donna sono morti durante uno scontro a fuoco che ha avuto inizio quando i coloni che manifestavano per la proprietà di un terreno, hanno iniziato a sparare contro la polizia che era arrivata sul posto per arrestare i sospettati di un omicidio. L'incidente è avvenuto al ranch Santa Lucia, circa 900 chilometri a nord di Belem, capitale dello stato.Secondo la nota della Commissione Pastorale della Terra inviata a Fides dalle POM del Brasile, la sparatoria è iniziata quando la polizia è entrata per sfrattare i coloni. Le dispute sulla terra in Brasile purtroppo diventano spesso violente.La CPT circa un mese fa ha pubblicato il suo rapporto annuale "Conflitti nella campagna del Brasile nel 2016", in cui ha sottolineato i 61 omicidi dell'anno scorso, il numero più alto registrato dal 2003. La violenza non accenna a diminuire anche nel 2017. Fino ad oggi sono già 26 le persone uccise in conflitti nelle campagne brasiliane, senza contare le 10 persone uccise in quest’ultimo caso.Il 19 maggio è stato ricordato con una celebrazione a Chacina de Colniza , il grave episodio accaduto un mese prima: nove lavoratori rurali sono stati brutalmente assassinati da un gruppo di uomini incappucciati.

VATICANO - “La missione al cuore della fede cristiana”: Assemblea delle Pontificie Opere Missionarie

Città del Vaticano – Con il benvenuto e la relazione di Sua Ecc. Mons. Protase Rugambwa, Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , si apriranno, lunedì 29 maggio, i lavori dell’Assemblea Generale Annuale delle POM, ospitati dalla Casa di Esercizi dei Salesiani, a Roma. I Direttori nazionali delle POM provenienti da tutti i continenti, insieme al Presidente ed ai Segretari generali delle quattro Opere Missionarie, si ritroveranno quindi per il loro appuntamento annuale che prevede le “Giornate pastorali” sul tema “La missione al cuore della fede cristiana” e la sessione ordinaria dell’assemblea .Dopo la relazione dell’Arcivescovo Rugambwa e gli adempimenti di rito, la conferenza sul tema “La missione, cuore della Chiesa, alla luce di Evangelii Gaudium” sarà presentata dal domenicano Juan Antonio Barreda, OP. Nel pomeriggio è previsto il dibattito e l’approfondimento sulla relazione, quindi l'intervento del Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Il giorno seguente, 30 maggio, sarà dedicato al tema del “common brand” con relazioni, lavori individuali e di gruppo, dibattito, proposte.Mercoledì 31 maggio avrà inizio l’Assemblea ordinaria, con una sessione di lavoro dedicata alle proposte per l’Ottobre missionario 2019, e i lavori di gruppo a livello continentale sull’animazione missionaria 2018. Nel pomeriggio, dopo una sessione dedicata al Portale delle POM, i partecipanti si recheranno al Collegio San Pietro apostolo, che celebra il 70° anniversario di fondazione, per la Messa presieduta dal Card. Filoni.Giovedì 1 giugno i Segretari generali delle quattro Pontificie Opere Missionarie presenteranno le loro relazioni, la previsione di bilancio, le richieste di sussidio ai progetti che sono pervenute. Prenderanno quindi la parola: il Segretario generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, P. Ryszard Szmydki, OMI; il Segretario generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo P. Fernando Domingues, MCCJ; la dott.ssa J. Baptistine Ralamboarison, Segretaria generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria; P. Fabrizio Meroni, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria, Direttore del CIAM e di FIDES. Alle relazioni seguiranno gli interventi dei presenti, la discussione in aula e l’approvazione dei progetti. L’ultima relazione sarà di Mons. Carlo Soldateschi, Incaricato dell’Amministrazione. Il programma di venerdì 2 giugno prevede i vari adempimenti finali dell’Assemblea e l’intervento conclusivo del Presidente delle POM, Mons. Rugambwa. Sabato 3 giugno l’udienza del Santo Padre Francesco concluderà i lavori dell’Assemblea.

AFRICA/ETIOPIA - Anche in Etiopia la festa dell’Infanzia missionaria: preghiera, condivisione, missione, pace

Adaba - Il 19 maggio ricorreva l’anniversario della fondazione della Pontificia Opera della Santa Infanzia o Infanzia Missionaria, il compleanno di tutti i ragazzi missionari. Per festeggiare la ricorrenza, la Prefettura Apostolica di Robe ha organizzato la “Festa dei ragazzi missionari” celebrata il 20 maggio nella parrocchia di Adaba. Lo racconta a Fides don Giuseppe Ghirelli, responsabile dell’Ufficio Missionario della Prefettura Apostolica. “Hanno partecipato i ragazzi delle parrocchie di Goba, Robe, Adaba, Herero, Dodola, Kofale, Demda e Qarso accompagnati dai parroci e dai loro catechisti” informa don Giuseppe. “Sono arrivati numerosi, un centinaio di bambini, all’inizio un pò timorosi, trovandosi in un posto nuovo e insieme ad altri bambini che non conoscevano, ma subito hanno incominciato a sentirsi a loro agio, cantando e giocando insieme l’amicizia con tutti è stata presto fatta. La festa, iniziata con i canti eseguiti dai singoli gruppi, è proseguita con la Santa Messa presieduta dal Prefetto Apostolico, padre Angelo Antolini, e concelebrata dai parroci p. Mekonnen, p. Bernardo e p. Giuseppe. Dopo la Messa c’è stato il pranzo, subito dopo i ragazzi hanno giocato per più di un’ora. Nel pomeriggio i gruppi hanno presentato i lavori preparati nelle rispettive parrocchie, raccontando con disegni, canti e rappresentazioni, i Vangeli delle domeniche del tempo di Pasqua. La Festa si è conclusa con la celebrazione del mandato missionario. Ai ragazzi più grandi, chiamati per nome uno ad uno, è stato chiesto se erano pronti ad osservare i 4 impegni dei ragazzi missionari: preghiera, condivisione, missione, pace. E’ stata quindi consegnata loro la carta d’identità dei ragazzi missionari insieme alla ‘matita missionaria’. Non è mancata la premiazione per il lavoro dei gruppi. Primi sono stati i ragazzi di Robe e Goba, secondi quelli di Dodola, terzi quelli di Adaba. I ragazzi sono ritornati nei loro paesi con l’impegno di essere missionari nel loro ambiente e con la promessa di rivederci durante le vacanze scolastiche per raccontare la missione dell’Infanzia missionaria”, conclude don Giuseppe.

AMERICA/VENEZUELA - Redentoristi: “La nostra vocazione profetica ci porta a denunciare la violenza e lo scontro tra fratelli”

Marianella – “La nostra vocazione profetica ci porta a denunciare l'intolleranza, l'uso della violenza, lo scontro tra fratelli, l'imposizione con la forza, la paura, le persecuzioni e gli arresti: contrari alla dignità di ogni persona e all'esercizio dei loro diritti fondamentali" si legge nel comunicato dal titolo "Solidali con il Venezuela" che la Congregazione del Santissimo Redentore ha pubblicato alla conclusione della IV Assemblea della Conferenza dei Redentoristi dell’America Latina e dei Carabi, svoltasi il 22 e 23 maggio a Marianella, in Colombia.“Come missionari Redentoristi non possiamo chiudere gli occhi dinanzi a ciò che sta accadendo in Venezuela. Vediamo con dolore la sofferenza di tanti fratelli a causa della smisurata violenza da parte del governo. Siamo preoccupati per le misure estreme di pressione sociale su molte persone che mettono a repentaglio la propria integrità e la propria vita. Questo lungo conflitto sta causando ferite che saranno difficili da guarire" si legge nel comunicato pervenuto a Fides."A coloro che governano, ricordiamo che nessuno ha il diritto di arrogarsi tutti i poteri.. I principi di indipendenza, separazione, coordinamento e cooperazione sono essenziali per la sopravvivenza della democrazia, dei diritti costituzionali e del bene comune" affermano i Redentoristi, che sono presenti nel paese sia in molti luoghi di missione che nelle città.I Redentoristi, più di cinque mila missionari nel mondo, sono impegnati nella Chiesa in America Latina con una presenza numerosa. La IV Assemblea dei membri Latinoamericani ha lavorato per applicare le conclusioni del Capitolo generale del 2016, sotto lo slogan "Testimoni del Redentore, Solidali per la missione in un mondo ferito”.Intanto in Venezuela non si fermano le manifestazioni contro il governo del presidente Maduro. L’altro ieri ci sono state altre due vittime, una a Maracaibo e l’altra a Ciudad Bolivar, raggiunti da colpi di arma da fuoco. Con loro sale a 63 il numero di vittime nelle proteste antigovernative che si susseguono in Venezuela da inizio aprile. Ieri a Caracas doveva svolgersi una manifestazione degli oppositori, ma è stata impedita dalle forze di sicurezza prima ancora della partenza da diversi punti della città. I bambini di una scuola locale sono stati fatte evacuare dopo che le nuvole di lacrimogeni avevano invaso il cortile durante la ricreazione.

VATICANO - Il Card. Filoni conclude la visita in Guinea equatoriale: “La missione si fa attraverso la testimonianza”

Bata – L’ultimo giorno della sua visita pastorale in Guinea equatoriale, giovedì 25 maggio, il Card. Filoni lo ha trascorso nella diocesi di Bata, dove ha celebrato la Messa in Cattedrale, nella solennità dell’Ascensione, e ha poi incontrato sacerdoti, religiosi e religiose. “Oggi, in questa Chiesa di Bata risuonano nuovamente le parole di Gesù, appena ascoltate e rivolte ai suoi discepoli il giorno della Risurrezione. Gesù Risorto manda i suoi discepoli in missione. Egli li manda verso tutti i popoli ad evangelizzare e battezzare” ha iniziato l’omelia il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Dopo aver ribadito che “la Chiesa è nata per evangelizzare e questa missione è aperta a tutti i battezzati, nessuno escluso”, ha ricordato gli inizi dell’evangelizzazione della Guinea equatoriale, rendendo ai primi missionari “un tributo di gratitudine e di stima per questo grande lavoro di evangelizzazione che hanno svolto”.Quindi ha messo in evidenza l’intreccio imprescindibile tra missione e testimonianza: “La missione si fa attraverso la testimonianza… Ciascuno secondo la propria identità, cristiana o religiosa, è chiamato a rendere testimonianza a Cristo Risorto. Tutti siamo chiamati ad essere la luce del mondo e il sale della terra ad illuminare le tenebre del nostro mondo: pensiamo ad esempio all’immoralità di ogni giorno, all’uso della droga, al furto come sistema di vita, alla stregoneria, alla violenza in famiglia e nella società, ai seminatori di zizzania e di confusione nella fede”.Ai laici il Cardinale ha ricordato che “la Chiesa realizza la sua missione in particolare tramite i suoi membri laici, che la rendono presente e attiva nella vita del mondo”, e li ha spronati: “Voi laici avete un grande ruolo da svolgere nella società. Vi invito con tutto il cuore ad assumere le vostre responsabilità nel campo politico, economico e sociale. Fate penetrare e assorbire le realtà del vostro Paese e della sua cultura, dal sapore del Vangelo. Guardatevi anche dalla confusione delle sette”. Nella parte conclusiva dell’omelia, il Card. Filoni ha così esortato i presenti: “In quanto membri di questa Chiesa, siete invitati a contribuire alla sua crescita. Vi prego di testimoniare con coraggio il Vangelo, portando la speranza ai poveri, ai sofferenti, agli abbandonati, ai disperati, a coloro che hanno sete di amore, di libertà, di verità e di pace”. Infine ha incoraggiato: “Non abbiate paura delle esigenze della missione, respingete timori e incertezze, perché il Signore Gesù stesso ci ha fatto una solenne promessa: ‘Ed ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’”. Nel pomeriggio il Cardinale ha incontrato il clero, i religiosi e le religiose della diocesi di Bata, prima di rientrare a Malabo e da qui partire per Roma. “Esprimo la mia gratitudine e il mio apprezzamento per la vostra attiva presenza e il vostro generoso impegno nell’opera evangelizzatrice, nella pastorale diocesana e, in particolare nella catechesi, nel mondo dell’educazione e della salute. Le vostre diversificate e multiformi attività pastorali costituiscono un aiuto prezioso e necessario all'attività missionaria della Chiesa” ha detto il Prefetto del Dicastero Missionario. Quindi è tornato a sottolineare “l’esigenza fondamentale della testimonianza che la Chiesa è chiamata a dare al mondo. E se la testimonianza della Chiesa è richiesta a tutti suoi membri, essa spetta, in modo particolare ai sacerdoti e alle persone consacrate, in virtù della speciale unione a Cristo… Per essere, oggi e in questo Paese, autentici testimoni della presenza vivificante del suo amore, è imperativo per i sacerdoti e le persone consacrate, tornare alla fonte, vale a dire a Cristo, per procedere bene verso il futuro”.Dopo aver ribadito che sacerdoti e persone consacrate sono chiamati “a portare la gioia del Vangelo ai poveri”, il Cardinale ha proseguito: “è la povertà evangelica che ci fa superare ogni egoismo, e che ci insegna a confidare nella Provvidenza di Dio. La vera povertà ci insegna ad essere solidali con il nostro popolo, a saper condividere con carità. Essa si esprime anche in una sobrietà di vita, e ci mette in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso autentico della vita”.Tra i motivi di preccupazione il Cardinale Prefetto ha citato in particolare “l’esodo di sacerdoti verso i Paesi europei, che dopo gli studi non tornano più per servire la loro Diocesi. È altrettanto preoccupante il rifiuto di sacerdoti e religiosi a raggiungere alcuni luoghi in cui sono inviati, perché si tratta di luoghi lontani o più poveri”, ed ha ammonito: “la ricerca del benessere di noi stessi è un pericolo dal quale dobbiamo guardarci. È una contro-testimonianza per i sacerdoti e le persone consacrate darsi al business, agli affari, alla ricerca di alcuni interessi materialistici”. Il Card. Filoni ha concluso il suo discorso con una esortazione al clero e ai religiosi: “rendete gioioso l’annuncio del Vangelo con tutta la vostra persona nella povertà, castità e obbedienza. I mali che affliggono le nostre società e appannano il volto della Chiesa non possono essere sconfitti se non con la riscoperta e il vissuto dei valori evangelici di povertà, castità e obbedienza. E voi, siete chiamati ad esserne i modelli.” Link correlati :Il testo integrale dell’omelia del Card. Filoni (in spagnolo) Il testo integrale del discorso del Card. Filoni (in spagnolo)

AFRICA/SUD SUDAN - Kiir proclama il cessate il fuoco e avvia il dialogo nazionale ma il suo principale avversario ne è escluso

Juba - “Riek Machar è il nostro leader e comandante in capo, non invieremo nessun delegato a Juba senza un suo ordine” , ha affermato Paul Gabriel, portavoce del Sudan People's Liberation Movement-in-Opposition , in risposta all'annuncio fatto il 22 maggio dal Presidente del Sud Sudan Salva Kiir, dell’instaurazione del cessate il fuoco unilaterale e dell'avvio di un dialogo con tutte le forze ribelli, ma a condizione che l’SPLM-IO non invii Machar al negoziato. Machar è l’ex Vice Presidente del Sud Sudan e principale avversario di Kiir. La sua esclusione dalla trattativa rischia di farla morire sul nascere.Secondo il portavoce dell’SPLM-IO, il dialogo nazionale è solo un pretesto per alleggerire la pressione internazionale su Juba mentre “in realtà le forze del governo, continuano a fare razzia delle risorse territoriali e ad uccidere civili”.Il principale alleato del Presidente Kiir, il capo di Stato ugandese, Yoweri Kaguta Museveni, lo ha esortato a non sprecare i voti ottenuti nel 2011, ricordando che la maggior parte dei suoi elettori appartengono a tutta la società sud-sudanese e non ad una singola tribù. La guerra civile scoppiata nel dicembre 2013 ha preso subito una dimensione etnica e tribale, come denunciato dai Vescovi .

AMERICA/VENEZUELA - Il Card. Urosa richiama l’appello del beato Romero: “Vi prego, vi supplico, vi ordino di fermare la repressione!”

Caracas – "La Giornata di preghiera per la pace in Venezuela, svoltasi in tutte le diocesi del paese il 21 maggio, è stata indetta per chiedere al Signore con insistenza la soluzione del problema politico ed economico, la cessazione della violenza, la fine della repressione del popolo nelle manifestazioni, il rispetto dei diritti umani, in particolare verso i detenuti politici, la validità dei valori democratici, la riconciliazione e la pace". Lo ha ricordato il Cardinale Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, nell'omelia di quel giorno. Secondo il testo pervenuto a Fides, il Cardinale ha riproposto l'invito alla pace: "Questa è l'unica via, il cammino cristiano per la pace. L'osservanza dei comandamenti: amare Dio sopra ogni cosa e il nostro prossimo come noi stessi. Alla base della situazione attuale e conflittuale, caratterizzata da grave crisi sociale, economica e politica, c'è proprio la mancanza di adempimento dei comandamenti: la ricerca del profitto, la brama di potere, l'arroganza, l'egoismo, la corruzione, il crimine, infine, tutta una serie di problemi che non voglio ripetere in questa omelia".L’Arcivescovo di Caracas ha proseguito: “I membri delle Forze Armate e della Polizia devono essere fautori e garanti del rispetto della Costituzione e, per vocazione, devono garantire, prima di tutto, la pace e la sana convivenza del popolo venezuelano al quale essi appartengono. Facciamo appello alla coscienza di quelli che comandano queste forze, dinanzi ai numerosi decessi di cittadini causati da abuso di autorità in azioni repressive. La responsabilità morale per gli atti che portano alla violenza, feriti e morti è di coloro che li attuano, così come di quelli che li hanno ordinati o consentiti. Nel nostro paese acquisisce attualità il pronunciamento del martire d'America, il Beato Oscar Romero: ‘Nel nome di Dio e di questo popolo sofferente, vi prego, vi supplico, vi ordino di fermare la repressione".E’ purtroppo salito a 60 il numero delle vittime delle proteste anti Maduro, in corso da aprile. Dalle ultime notizie si apprende che un secondo magistrato della Corte suprema ha respinto il progetto di una Assemblea Costituente presentato dal presidente. Sono contrari, secondo un sondaggio, anche il 73% dei venezuelani.

AMERICA/PERU' - Le morti infantili per polmonite sono dovute alla povertà e alla precarietà

Puno - La principale causa di morte tra i minori di età per polmonite, è determinata dal livello di povertà nel quale vive la popolazione oltre alla cattiva alimentazione dei bambini. A lanciare l’allarme è il direttore del Reparto di Epidemiologia della direzione Regionale per la Salute di Puno che, in una nota pervenuta a Fides, ha dichiarato che finora sono morti di polmonite 9 bambini con meno di 5 anni. Dalle indagini sui decessi è emerso che i villaggi colpiti non hanno infrastrutture adeguate, hanno scarsa igiene, cattiva alimentazione e reddito basso. Inoltre, è stato appurato che le morti sono più frequenti nelle zone commerciali e agricole dell’altopiano.

VATICANO - Il Card. Filoni esorta la diocesi di Ebebiyin: “non stancarsi mai nel dare testimonianza della nostra fede”

Ebebiyin – Oggi, festa di Maria Ausiliatrice, il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, si è recato in visita pastorale nella diocesi di Ebebiyin, dove al mattino ha presieduto in Cattedrale la Messa solenne per la presa di possesso del nuovo Vescovo, S.E. Mons. Miguel Angel Nguema, salesiano, ed al pomeriggio ha incontrato il clero, i religiosi e le religiose. “Il nuovo Vescovo Mons. Miguel comincia il suo ministero nella Diocesi che esiste già da 35 anni – ha detto il Cardinale nell’omelia -, ma con la creazione della nuova diocesi di Mongomo avrà un territorio e il presbiterio più piccolo. Questo può facilitare il nuovo Pastore ad essere più presente tra voi e avere più tempo per i vostri bisogni. Ma questo comporta anche la necessità di una più grande collaborazione da parte vostra”. Commentando la liturgia della Parola, che proponeva uno dei grandi inni Cristologici di San Paolo, sul ruolo di Gesù nel progetto di amore del Padre e sulla predestinazione dei credenti, il Card. Filoni ha messo in evidenza: “sin dall'inizio dei tempi Dio Padre ha pensato a voi, per rendervi santi, per rendervi suoi figli. Ognuno di voi è chiamato a questa via di santità, cioè mantenere una relazione di amore forte e incondizionato con il Signore. Ognuno di voi è chiamato a fare parte della vera famiglia di Gesù, costituita da quelli che fanno la volontà di Dio Padre”.“Per Dio non è importante se le nostre azioni avranno risultati grandissimi, grandi o soltanto piccoli – ha proseguito il Cardinale -. Importante è avere coraggio, non stancarsi mai nel dare testimonianza della nostra fede e lasciare agire la Grazia nei cuori umani, credere che essa davvero agisce. Noi spesso siamo tentati da questo bisogno di vedere i risultati delle nostre opere, al punto che qualcuno si domanda se vale la pena fare qualcosa quando non siamo sicuri di ottenere un buon risultato. San Paolo non si scoraggiò, perché avendo incontrato Cristo aveva posto tutta la sua fiducia in Lui. È vero, spesso i risultati non si vedono subito, allora bisogna dare tempo per la loro crescita. San Paolo ci insegna però ad andare sempre avanti, con generosità nell’opera di evangelizzazione, nel proclamare la Parola di Dio, nell’aiutare i poveri e i bisognosi, e – come ci ricorda Papa Francesco – nel coraggio di andare nei luoghi più difficili e di emarginazione. Questo è il mio augurio che porgo al Vescovo Miguel e a questa giovane Diocesi di Ebebiyin”.Il Prefetto del Dicastero Missionario ha poi sottolineato: “La forza degli Apostoli, la forza della Chiesa, la forza del cattolicesimo in Guinea e nella Diocesi di Ebebiyin è la forza che viene dall’Alto. Questa forza è più potente delle nostre possibilità, è capace di trasformare i nostri sforzi che sembrano poco promettenti in un fiume di grazia… Abbiate quindi coraggio di lasciarvi guidare dalla potenza dei doni dello Spirito!”Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Festa di Maria Ausiliatrice. Maria, aiuto dei Cristiani, “alla quale Gesù sulla Croce affida San Giovanni, e in lui tutti noi siamo stati affidati a lei” ha esortato: “Nel nostro agire, possiamo sempre invocare il suo materno aiuto, in particolare quando vengono i momenti di scoraggiamento e di paura, quando ci sentiamo deboli davanti alle sfide che sembrano più grandi delle nostre possibilità”. Il Card. Filoni ha concluso l’omelia con queste parole: “Affidando a Maria la Chiesa in Ebebiyin e gli inizi del ministero episcopale del vostro Vescovo, rinnovo il mio augurio per tutti voi di essere testimoni di Cristo, portando in voi la forza dello Spirito, l’audacia di agire con generosità nella missione di bene che vi viene affidata”. Link correlati :Il testo integrale dell’omelia del Card. Filoni (in spagnolo)

ASIA/FILIPPINE - Legge marziale a Mindanao: un prete e 15 fedeli rapiti, distrutta la cattedrale di Marawi

Marawi City – I terroristi del gruppo islamista “Maute”, che si proclama legato allo Stato Islamico “hanno attaccato la cattedrale cattolica di Marawi city, e hanno rapito circa 15 fedeli, tra i quali un prete, delle suore e alcuni laici che stavano pregando in chiesa”: lo conferma all’Agenzia Fides il vescovo Edwin De la Pena, che guida la Prelatura territoriale di Marawi city, città sull’isola di Mindanao, nelle Filippine del Sud. Ieri circa cento militanti del gruppo “Maute” hanno occupato la città e, in risposta a tale atto di forza, il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha imposto la legge marziale nell'isola di Mindanao.Il vescovo racconta a Fides: “Oggi è la festa della nostra Prelatura, la festa di ‘Maria, aiuto dei cristiani’. I fedeli erano in chiesa per pregare Maria nell’ultimo giorno della novena. I terroristi hanno fatto irruzione in chiesa, hanno preso gli ostaggi e li hanno condotti in una località sconosciuta. Sono penetrati nella residenza del vescovo e hanno rapito il vicario generale, p. Teresito Soganub. Poi hanno dato alle fiamme la cattedrale e l’episcopio. E’ tutto distrutto. Siamo costernati”.Il vescovo si è salvato perchè ieri era in visita pastorale alla parrocchia di un villaggio che si trova fuori da Marawi. “I terroristi hanno occupato la città. La gente è terrorizzata e chiusa in casa. Ora si attende la reazione dell’esercito. Per ora si pensa a riprendere la città con il minore spargimento di sangue possibile. Degli ostaggi non si parla. Abbiamo attivato i nostri canali, la Chiesa, i leader islamici e speriamo di poter presto intavolare negoziati perché siano rilasciati sani e salvi”, afferma, osservando che nei mesi scorsi la chiesa aveva ricevuto delle minacce.“E’ avvenuto - ricorda il vescovo - proprio alla vigilia della festa di Maria: a lei chiediamo aiuto. A lei che è l’aiuto dei cristiani, chiediamo la salvezza dei nostri fedeli. Solo lei può venire in nostro soccorso. Rivolgiamo anche un appello a Papa Francesco perché preghi per noi e possa chiedere ai terroristi di liberare gli ostaggi, in nome della nostra comune umanità. Violenza e odio portano solo distruzione: chiediamo ai fedeli in tutto il mondo di pregare insieme con noi per la pace”.Intanto, in reazione all’attacco, il presidente Duterte ha interrotto la sua visita a Mosca per fare ritorno nelle Filippine e affrontare la crisi. Il gruppo si è asserragliato in Marawi, dando alle fiamme anche il carcere e due scuole, mentre ora l’esercito circonda la città. Il sindaco di Marawi ha chiesto ai militari di non bombardare la città dove vivono circa 200mila civili, in prevalenza musulmani.

AFRICA/SUDAN - Emergenza colera nella capitale del Kordofan settentrionale

El Obeid - Per la prima volta sono stati registrati casi di colera a El Obeid, capitale dello Stato del Kordofan settentrionale. Finora nell’ospedale della città sono state ricoverate 68 persone. Secondo fonti mediche locali, i primi contagi risalgono a due giorni fa nei distretti di Karima e El Wehda. La malattia si è diffusa in proporzioni epidemiche nello Stato del White Nile. A Kosti, sono morte sette persone solo pochi giorni fa; l’Eye Hospital è stato trasformato in centro di isolamento per l’accoglienza di un numero di casi sempre in crescita: finora sono stati ricoverati 183 pazienti. Nel villaggio di Asalaya, una scuola è stata adattata a centro di isolamento per 126 persone contagiate. Lo Stato del White Nile non è in grado di fornire acqua potabile e, finora, sono morte oltre 20 persone per “diarrea acuta acquosa” oltre ad altre mille che sono state contagiate. Dall’inizio di maggio continuano ad aumentare i casi anche nella vicina Sennar. All’inizio dell’anno in Sudan orientale e a Khartoum erano state registrate centinaia di casi di “diarrea acuta acquosa” .

ASIA/INDIA - Dimissioni del Vescovo di Kottar e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 20 maggio 2017, ha accettato larinuncia al governo pastorale della diocesi di Kottar , presentata da S.E. Mons. Peter Remigius. Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Kottar il rev.do Nazarene Soosai, Parroco del Santuario Our Lady of Ransom di Kanyakumari a Kottar.Il Rev.do Nazarene Soosai è nato a Rajakkalamngalamthurai, nella diocesi di Kottar, il 13 aprile 1963. Ha studiato presso il St. Aloysius’ Minor Seminary di Nagercoil, concludendo gli studi filosofici e teologici presso il Sacred Heart Seminary a Poonamallee, Chennai. Ha conseguito la licenza in teologia presso l’Università cattolica di Lovanio, in Belgio, e il dottorato in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Ha inoltre conseguito un master in scienze politiche presso l’Università di Madurai.Il 2 aprile 1989 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale per la diocesi di Kottar. Ha svolto il suo ministero sacerdotale nei seguenti incarichi: 1989-1990: Vice parroco della chiesa Our Lady of Presentation a Colachel; 1990-1992: Prefetto degli studi presso il Tamil Nadu Xavier Mission Home a Nagercoil, e contemporaneamente Segretario della Commissione diocesana per le vocazioni; 1992-1998: Parroco della parrocchia St. Helen’s a Enayam, e contemporaneamente Assistente ecclesiastico della Christian Life Comunity e Segretario del Diocesan Priests Personal Board; 1998-2000: studente, specializzazione in teologia a Lovanio, in Belgio; 2000-2003: studente, dottorato in teologia a Roma; 2003-2011: decano e professore di teologia presso il Sacred Heart Seminary a Poonamallee, Chennai; da marzo 2012: parroco presso il Santuario di Our Lady of Ransom a Kanyakumari e Vicario foraneo del Vicariato di Kanyakumari, e contemporaneamente “visiting professor” presso il Sacred Heart Seminary a Poonamallee, Chennai, e presso diverse altre università e istituti .La Diocesi di Kottar , suffraganea dell'Arcidiocesi di Madurai, ha una superficie di 750 kmq e una popolazione di 885.000 abitanti, di cui 264.000 sono cattolici. Ci sono 81 Parrocchie, 236 sacerdoti , 13 Fratelli religiosi, 470 suore e 98 seminaristi.

ASIA/INDIA - La comunità cattolica impegnata a combattere la diffusione della tubercolosi

Hyderabad - L'Associazione Cattolica Sanitaria dell'India guida una campagna per affrontare i casi di tubercolosi, in collaborazione con agenzie governative e altre organizzazioni della società civile: lo dice a Fides il Redentorista p. Mathew Abraham, Direttore generale della CHAI e medico di professione. Ogni ora più di 50 persone muoiono di tubercolosi in India. La malattia uccide più di 1.200 persone ogni giorno.L'Associazione Cattolica Sanitaria dell'India è formata da medici e operatori sanitari che operano in ospedali cattolici, centri sanitari e istituti in diverse diocesi cattoliche in tutto il paese. Fa parte una rete più ampia legata alla Conferenza episcopale indiana dell’India che comprende 500 ospedali, oltre 2.000 strutture di cura primaria e più di 200 organizzazioni impegnate nei servizi sociali.Negli ultimi quattro anni l’Associazione si è concentrata sul rafforzamento del programma nazionale di controllo della tubercolosi attraverso un lavoro di advocacy, comunicazione e mobilitazione sociale, spiega p. Abraham. La CHAI è partner della coalizione tra Unione Internazionale contro la tubercolosi e malattie polmonari , il Ministero della Salute e della Famiglia, il governo dell'India . Il programma opera per migliorare la portata, la visibilità e l'efficacia della lotta alla tubercolosi. Il Programma di controllo, promosso dal governo indiano, fornisce gratuitamente la diagnosi di tubercolosi a oltre 1,5 milioni di pazienti ogni anno.Le attività del progetto CHAI prevede assistenza a livello distrettuale coprendo 96 distretti in 10 stati dell'India . Ciò avviene in larga misura attraverso la creazione di reti stabilite con 380 Ong che monitorano e guidano campagne di sensibilizzazione in piccole comunità, molte composte da poveri e tribali.Secondo uno studio sulla situazione sanitaria in India pubblicato dalla rivista scientifica “Lancet” nel maggio 2017, nonostante lo sviluppo socio-economico del paese, l'India non è riuscita a raggiungere gli obiettivi sanitari previsti e la situazione generale è peggiorata negli ultimi 25 anni.Sebbene il punteggio dell'India, nell'Indice sanitario, è passato da 30,7 del 1990 a 44,8 nel 2015, le prestazioni nella lotta a tubercolosi, diabete, e malattie cardiache reumatiche e malattia renale cronica sono peggiorate. L'India ha il maggior numero di casi di tubercolosi nel mondo. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2015 l'India ha raggiunto 2.8 milioni di casi di 2,2 milioni nel 2011. Mentre la tubercolosi ha ucciso 220.000 persone nel 2014, il tasso è salito a 480.000 nel 2015. Ciò significa che quasi 1.300 persone possono morire dalla malattia in un solo giorno.Nel frattempo, la coalizione che si dedica alla lotta all'AIDS e alle malattie correlate, soprattutto nelle aree rurali, sta creando maggiore consapevolezza anche sulla tubercolosi.

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