Ultimas noticias de la agencia Fides

ASIA/PAKISTAN - Blasfemia sui social network: un cristiano arrestato, altri cinque indagati

Sheikhupura – Il cristiano Usman Masih è stato arrestato dalla polizia nel villaggio di Nabi Pura, nei pressi di di Sheikhupura, in Punjab, con l’accusa di blasfemia, dopo una denuncia presentata da alcuni musulmani che lo accusano di aver postato materiale blasfemo sui social network come Facebook. Lo apprende l’Agenzia Fides dall’avvocato Aneeqa Maria Anthony, cristiana e responsabile dell’Ong “The Voice” che segue casi di cristiani discriminati e ingiustamente accusati. Secondo la ricostruzione dell’avvocato Anthony, nel villaggio di Nabi Pura si sono registrate da circa una settimana tensioni fra gruppi di cristiani e musulmani: questi hanno minacciato di bruciare le case cristiane a causa di presunti atti blasfemi. La questione è nata sui social media: gruppi di giovani cristiani e musulmani hanno iniziato a fotografare ragazze e a postare le foto su Facebook con commenti umilianti o irrispettosi. Sull’account di alcuni cristiani sarebbero apparsi anche post e commenti offesivi verso il Profeta Maometto. I giovani cristiani riferiscono che tali post appartengono a un uomo di nome Hannan, che vive a Dubai: secondo il meccanismo del Social network, condividendo l’amicizia Faceebok con lui, i suoi post appaiono anche sull’account dei cristiani locali, che non hanno alcuna responsabilità. Sta di fatto che la polizia, in seguito alla denuncia, ha arrestato un cristiano e indagato altri cinque. “The Voice” ha trovato prove dei commenti irrispettosi verso le donne, ma non atti di blasfemia. “Trasformare la vicenda in una questione religiosa è del tutto sbagliato” ha detto l’avvocato Anthony a Fides. “Speriamo che la polizia lo appuri e che aiuti a mantenere pace e sicurezza nel villaggio” conclude.

AMERICA/MESSICO - “Come fratelli dobbiamo rispettarci”: la diocesi di San Cristóbal condanna le ultime violenze

Chenalhó – "Ci dispiace che non ci sia stato il dialogo ma la violenza e il sequestro di persona, il modo scelto dai protagonisti intellettuali e materiali per trattare questo caso. Ci dispiace che non abbiano rispettato la sede della Curia diocesana, come luogo per la ricerca della pace e della giustizia" afferma il comunicato della diocesi di San Cristóbal de Las Casas pubblicato dopo gli ultimi eventi, che è pervenuto a Fides.Il 25 maggio si era svolto un incontro fra la sindaco di Chenalhó che non voleva dimettersi solo perché lo aveva chiesto l'opposizione, e i rappresentanti dell’opposizione stessa, che presentavano come motivazione una gestione fallimentare. Le autorità religiose della Chiesa cattolica fungevano da mediatori.Durante l’incontro, di cui pochi erano a conoscenza, una dozzina di persone ha fatto irruzione nel locale della Curia con bastoni e pietre, e minacciando i presenti, ha rapito i due parlamentari invitati come testimoni. Dietro richiesta dei sequestratori, la sindaco si è dimessa per lasciare posto al rappresentante dell'opposizione. Così i sequestrati sono stati liberati. La sera dello stesso giorno, il 25 maggio, e anche in quello seguente, ci sono stati scontri fra i sostenitori della sindaco e i membri dell'opposizione, con il risultato di 2 morti e numerosi feriti.Il comunicato della diocesi, diffuso nel fine settimana, è firmato dal Vescovo S. E. Mons. Felipe Arizmendi Esquivel; dal Vescovo coadiutore, S. E. Mons. Enrique Díaz Díaz, e da fra Gonzalo Ituarte Verdusco, Vicario di Giustizia e Pace. Il testo ricorda ai cittadini di Chenalhó che questa inutile rivalità, che viene dal 1997, deve finire perché "come fratelli dobbiamo rispettarci, non fare danni materiali a nessuno perché la pensa in modo differente da noi, e cercare il bene comune". Alle autorità, il comunicato chiede di intervenire per "non fare crescere l'irritazione sociale difficile da controllare". Il governo centrale sta inviando un nutrito contingente di forze di sicurezza per fronteggiare la situazione.

AMERICA/GUATEMALA - La precarietà delle strutture penalizza l’istruzione dei bambini

Città del Guatemala - I programmi educativi rivolti all’infanzia del Guatemala non soddisfano le aspettative. In molte comunità rurali, in particolare, c’è solo una scuola e spesso non riesce a coprire le necessità di tutti i bambini che ne avrebbero diritto. La qualità del sistema scolastico è molto bassa e manca una pianificazione che faciliti la formazione dei minori.Le madri di famiglia si dicono preoccupate per la mancanza di risorse. I ragazzi non hanno accesso alla tecnologia, mancano strutture, materiali scolastici come libri, quaderni, banchi e servizi di base. Inoltre anche la refezione scolastica, necessaria per un migliore apprendimento dei bambini, non è adeguata.

AFRICA/NIGERIA - “Più di 1,3 milioni di cristiani costretti alla fuga dal Nord della Nigeria” afferma un Vescovo

Abuja - Nel nord della Nigeria, tra il 2006 e il 2014, circa 11.500 cristiani sono stati uccisi, altri 1,3 milioni sono stati costretti allo sfollamento e 13.000 chiese sono state distrutte o abbandonate. Lo ha affermato Sua Ecc. Mons. Joseph Bagobiri, Vescovo di Kafanchan, nella sua relazione intitolata “L’impatto della violenza persistente sulla Chiesa nel nord della Nigeria”, illustrata in una conferenza tenuta presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York.Le comunità più colpite dalla violenze della setta islamista Boko Haram sono quelle degli Stati settentrionali di Adamawa, Borno, Kano e Yobe. Le comunità cristiane costretta alla fuga si sono ricollocate negli Stati a maggioranza cristiana della cosiddetta “cintura di mezzo” : Plateau, Nassarawa, Benue, Taraba e la parte meridionale di Kaduna. Negli ultimi mesi però queste aree sono colpite dalle violenze dei pastori Fulani . “ Le comunità cristiane negli Stati a maggioranza cristiana della Middle Belt sono quelle più colpite dagli attacchi e dalle invasioni dei pastori musulmani Fulani. Questa è una palese invasione straniera di terre ancestrali dei cristiani e di altri comunità minoritarie” ha affermato Mons. Bagobiri nella sua relazione pervenuta a Fides. “In queste aree, i pastori Fulani terrorizzano incessantemente diverse comunità, cancellandone alcune, e in posti come Agatu nello Stato di Benue e Gwantu e Manchok in quello di Kaduna, questi attacchi hanno assunto il carattere del genocidio, con 150-300 persone uccise in una notte” ha sottolineato.Mons. Bagobiri ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché eserciti pressioni sulle autorità nigeriane perché garantiscano la libertà di culto ai cristiani e alle altre minoranze nel nord della Nigeria, e facciano fronte all’emergenza umanitaria delle popolazioni sfollate.

AFRICA/ZIMBABWE - Dimissioni del Vescovo di Mutare e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 28 maggio 2016, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Mutare , presentata da S.E. Mons. Alexio Churu Muchabaiwa, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Mutare il P. Paul Horan, O. Carm., Direttore della scuola cattolica Kriste Mambo a Rusape, nella diocesi di Mutare.Il Rev.do P. Paul Horan, O. Carm., è nato a Drangan, Contea di Tipperary, in Irlanda, il 17 ottobre 1962. Ha compiuto gli studi filosofico-teologici, ottenendo il grado di Baccellierato, presso l'istituto Milltown College a Dublino, in Irlanda . Il 15 ottobre 1995 ha emesso i voti perpetui ed è stato ordinato sacerdote il 7 giugno 1997 in Irlanda. Prima di entrare nell'Ordine Carmelitano, ha lavorato alla Chartered Association of Certified Accountants of Ireland. Nel 2001 ha ottenuto il grado di Masters of Arts in Teologia Spirituale presso la Catholic University of America a Washington, D.C. È arrivato nello Zimbabwe come missionario nel 2001.Dopo l'ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 2001: Corso di lingua Shona ed esperienza pastorale missionaria; 2001-2004: Direttore del Postulandato dei Padri Carmelitani a Rusape ; 2004-2006: Direttore del Noviziato dei Padri Carmelitani a Rusape; 2006-2008: Assistente della parrocchia St. Kilian's in Makoni ; dal 2008: Direttore della scuola cattolica Kriste Mambo a Rusape.

ASIA/INDIA - Leader nazionalista indù aiuta le suore cattoliche

Mumbai – Ashish Shelar, 41 leader politico indiano, presidente della sezione di Mumbai del “Bharatiya Janata Party”, il partito nazionalista indù al potere nella Federazione indiana, ha avviato un progetto che beneficia le suore cattoliche Pie Discepole del Divin Maestro di Mumbai. Il progetto prevede la risistemazione e la pavimentazione del complesso del convento della religiose a Mumbai. Come appreso da Fides, l’intervento si compie grazie a fondi dell’Assemblea Legislativa dello stato di Maharashtra, di cui Shelar è membro. Nella cerimonia di inaugurazione tenutasi oggi, 30 maggio, al convento delle suore, è intervenuto lo stesso Ashish Shelar, accanto alla superiora delle religiose, suor Amita Mascarenhes, e al sacerdote locale p. Michael Pinto. Nella cerimonia è stata anche benedetta la nuova Grotta dedicata a Maria Regina degli Apostoli, e il leader politico del BJP ha partecipato al rito in religiosa venerazione e preghiera. Nel convento delle suore c’è una nota “Prarthanalaya” con un Cappella aperta per l’Adorazione Eucaristica continua. Le religiose si sono impegnate molto, soprattutto grazie al prezioso e tenace contributo di una di loro, suor Vimla, per tenere i contatti con Ashish Shelar e avviare il progetto. Le suore hanno trovato la piena disponibilità di Shelar, uomo politico che mostra costantemente apertura verso le comunità cristiane del Maharashtra, riconoscendo il loro apporto alla società indiana. Shelar parla spesso di “costruzione della comunità” come suo approccio politico e supporta le iniziative delle comunità cristiane, allocando fondi senza alcuna discriminazione o senza indugiare nel “comunitarismo”, approccio a volte presente nei leader del suo partito.

VATICANO - Il Card. Filoni alla Messa di invio dei missionari: evangelizzare è crescere nella fede

Bucaramanga – “La missione di evangelizzare deve essere un costante incoraggiamento a non accontentarsi della mediocrità, ma a continuare a crescere nella fede” ha raccomandato il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, durante la Messa di invio dei Missionari che ha presieduto il 28 maggio a conclusione del XII Congresso Missionario Nazionale della Colombia.“L'autorità non viene dalla scienza o dalla dottrina, ma dallo Spirito Santo che governa la nostra storia e guida i nostri passi – ha detto il Cardinale nell’omelia commentando la liturgia del giorno -. Dio è la fonte e la sorgente di ogni autorità. Diventando una sola cosa con Lui, si acquista autorità, perché il Signore si comunica e vive con tutto il suo essere nella Chiesa, e le conferisce il potere, l'autorità, la scienza e la saggezza”.Citando l’Evangelii Gaudium, il Prefetto del Dicastero Missionario ha ricordato che “evangelizziamo anche quando cerchiamo di affrontare le diverse sfide che possono presentarsi”, in quanto “la verità a volte risulta scomoda, e non può variare a seconda delle circostanze. Gli scribi e i farisei vogliono accusare Gesù di abuso di autorità e non gli riconoscono il diritto di rivelare al mondo la verità e di proclamare la nuova legge dell'amore”. Quindi, rivolgendosi agli inviati per la missione, ha ribadito che potranno spesso trovarsi dinanzi alla chiusura mentale, alla cecità, al pregiudizio “di coloro che non conoscono o riconoscono Cristo, Via, Verità e Vita, ma che hanno la presunzione di giudicare anche Dio” e “la conseguenza di questo atteggiamento può essere l'indifferenza o la persecuzione”.A partire dal Concilio Vaticano II l’evangelizzazione ha subito “trasformazioni rilevanti a causa dei cambiamenti dei modelli culturali”, tanto che “a volte si può avere l’impressione che l’annuncio della fede non susciti entusiasmo, tanto più se, a causa di alcune forme di dialogo che marginalizzano il Vangelo e l’attenzione alle tradizioni religiose e culturali, si dimentica che la Chiesa, per sua natura, è missionaria”. Le moltitudini riconoscono l’autorità e la potenza di Gesù, e ne danno testimonianza, ne fanno un gioioso annuncio, un “Evangelo”. Il Prefetto del Dicastero Missionario ha invocato da Dio, per intercessione di Santa Laura Montoya, “il dono di vivere una fede autenticamente evangelica e la gioia di annunciare, con grande autorità spirituale, la sua Parola tra gli uomini”. Link correlati :Il testo integrale dell’omelia del Cardinale, in spagnolo

AFRICA/KENYA - I leader religiosi: “soluzioni politiche urgenti per evitare di far ricadere il Paese nella violenza”

Nairobi - “Il protagonismo delle due maggiori formazioni politiche, specialmente la disputa sulla Commissione Elettorale Indipendente, è una minaccia alla pace, alla coesione e all’unità dei keniani” affermano i leader religiosi del Kenya in una dichiarazione intitolata “Per amore del nostro Paese, venite e discutiamo”.Il documento, inviato all’Agenzia Fides, è stato firmato al termine di una riunione tenutasi al Centro di ritiro delle Piccole Figlie di San Giuseppe, a Karen, alla quale hanno partecipato rappresentanti della Conferenza Episcopale del Kenya e di tutte le principali confessioni religiose del Paese: National Council of Churches of Kenya , National Muslim Leaders Forum , Council of Imams and Preachers of Kenya , Organization of African Instituted Churches , Hindu Council of Kenya , Seventh Day Adventist Church ed Evangelical Alliance of Kenya .Secondo i leader religiosi, l’estrema polarizzazione della vita politica nazionale in vista delle elezioni generali del 2017, richiede “una soluzione urgente per evitare una crisi imminente che potrebbe complicare le elezioni del prossimo anno e far sprofondare il Paese nella violenza elettorale”.Nel messaggio si porgono le condoglianze alle famiglie delle vittime degli incidenti avvenuti il 23 maggio durante le dimostrazioni indette in diverse parti del Kenya dall’opposizione per chiedere lo scioglimento della commissione elettorale, accusata di non essere imparziale ma favorevole al Presidente in carica, Uhuru Kenyatta. I leader religiosi invitano al dialogo il campo presidenziale e la coalizione dell’opposizione , e ricorda a tutti gli attori politici che “il popolo keniano li riterrà responsabili se il Paese dovesse ricadere nell’anarchia a causa di interessi politici inamovibili”.Il messaggio si conclude riaffermando la disponibilità dei leader religiosi a contribuire al dialogo e alla pacificazione nazionale.

AFRICA/ANGOLA - Siccità e precarietà delle strutture igienico-sanitarie aggravano la malnutrizione infantile

Chiulo - La grave siccità che ha colpito nell’ultimo anno il sud dell’Angola continua a minacciare la salute di mamme e bambini. Nel 2015 nel solo ospedale di Chiulo i bimbi malnutriti gravi sono stati il 19% dei ricoveri in pediatria, il 15% nei primi 4 mesi di quest’anno. Lancia l’allarme l’ong Medici con l’Africa CUAMM che, insieme all’Unicef, ha avviato nella provincia del Cunene un intervento per contrastare la malnutrizione acuta e moderata. L’iniziativa coinvolge gli ospedali di Chiulo, Xangongo e Cahama e prevede l’impegno di 1 pediatra e 1 capo progetto che lavoreranno per i prossimi 3 mesi nelle unità nutrizionali delle strutture per assicurare che i piccoli vengano ricoverati e ricevano le cure adeguate. Ad aggravare la situazione, si legge ancora nel comunicato del CUAMM inviato a Fides, oltre ai cambiamenti climatici, l’agricoltura di sussistenza ancora ampiamente diffusa, la precarietà delle condizioni igieniche e delle strutture sanitarie non preparate ad affrontare i casi più gravi, che fanno sì che l’Angola rimanga tra i Paesi al mondo con i peggiori tassi di malnutrizione. Per quanto riguarda la salute infantile ancora oggi, nel Paese, muoiono 161 bambini ogni mille. Complessivamente nei municipi di Ombadja e Cahama, serviti da Chiulo e dagli altri due ospedali coinvolti nel progetto, il 5,5% dei 74 mila bambini con meno di 5 anni soffre di SAM – Severe Acute Malnutrition; il 10% di loro, 357 bambini, andrebbe ricoverato per garantire la riabilitazione nutrizionale di cui ha bisogno.

AMERICA/COLOMBIA - Rilascio dei giornalisti: la Chiesa mediatrice, ma la tensione rimane alta

Ocaña – Non appena la giornalista Salud Hernandez Moro è stata liberata, il 27 maggio, le sue prime parole sono state di apprezzamento e di ringraziamento per la Chiesa cattolica della Colombia. Come hanno informato le agenzie di stampa, la Chiesa, insieme alla “Defensora del Pueblo”, sono stati i reali mediatori per il suo rilascio e anche per quello degli altri due giornalisti colombiani che erano stati rapiti dai guerriglieri dell'ELN .La Chiesa quindi è diventata un punto di riferimento nelle zone di conflitto, soprattutto per la fiducia di cui gode presso questo gruppo di guerriglieri. L'ELN infatti aveva chiesto di consegnare la giornalista rapita al parroco di San Calixto e al parroco della cattedrale di Santa Ana, a Ocaña, che sono stati accompagnati da funzionari dell'ente “Defensora del Pueblo” e dal Vescovo di Tibu, Sua Ecc. Omar Sanchez.L'intervento del Vescovo della diocesi di Ocaña, Sua Ecc. Mons. Gabriel Angel Villa Vahos, che personalmente ha annunciato il rilascio della giornalista, è stato un fattore determinante dietro tutti i contatti con l'ELN e con le forze militari per giungere alla fase del rilascio.La situazione riguardo alla proposta di un dialogo ufficiale tra Governo Colombiano ed ELN, nell’ambito dei colloqui di pace, rimane molto complessa. Mentre il presidente Santos ha sottolineato energicamente la condizione di liberare tutti i rapiti, la lettera dell’ELN consegnata attraverso la giornalista liberata ribadisce che queste azioni violente e di pressione hanno lo scopo di ricordare la presenza guerrigliera nel territorio del Catatumbo, quindi non c'è alcun interesse ad aprire un dialogo.

ASIA/SIRIA - La UE conferma le sanzioni. L'Arcivescovo Marayati: soffrirà il popolo, non chi comanda. E c'è chi non vuole che la guerra finisca

Aleppo – La proroga di un anno delle sanzioni contro la Siria di Assad, disposta ieri dal Consiglio dell'Unione Europea , rappresenta l'ennesima espressione “di una politica incomprensibile, che ci sconcerta. Perchè le sanzioni fanno male al popolo, ai civili, alla povera gente. Non certo al governo e nemmeno ai gruppi armati, che come si vede sono ben riforniti di tutte le risorse, e usano armi sempre più sofisticate”. Così l'Arcivescovo Boutros Marayati, alla guida dell'arcieparchia armena cattolica di Aleppo, commenta la decisione presa ieri dall'Unione Europea di prorogare fino al primo giugno 2017 le sanzioni imposte a una nazione dilaniata da cinque anni di conflitto. Nelle scorse settimane, anche l'Arcivescovo Boutros aveva sottoscritto l'appello/petizione lanciato sulla piattaforma change.org con cui numerosi Vescovi, religiosi e consacrati cattolici, appartenenti a diverse Chiese sui iuris, chiedevano all'Unione Europea di porre fine alla “iniquità delle sanzioni alla Siria” . “Sappiamo bene che nessuno ci dà retta. Così la gente continua a soffrire. Anche ieri - racconta all'Agenzia Fides mons. Marayati - è stata bombardata la nostra casa di anziani armeni. E' morta una lavoratrice che si prendeva cura di loro, e abbiamo dovuto portar via 45 anziani, che adesso vivono in una sala sotterranea della parrocchia armena ortodossa. La situazione sta peggiorando. Dai quartieri in mano ai ribelli arrivano colpi d'artiglieria lanciati con armi più devastanti, che fanno più male dei colpi di mortaio di prima. Ad Aleppo la tregua non regge. Si moltiplicano gli attacchi da una parte e dall'altra. E noi siamo sotto il fuoco dei gruppi jihadisti”. Vista dalla frontiera di Aleppo, anche la decisione europea conferma le intuizioni da tempo avvertite da molti Vescovi e pastori della regione: “Se la guerra continua - ripete a Fides l'Arcivescovo Boutros Marayati - vuol dire che qualcuno non vuole che la guerra finisca. In Europa cresce l'ossessione per i profughi e si sperimentano nuove politiche di respingimento. Ma si dimentica che nessuno andrebbe via dalla Siria, se non ci fosse la guerra e anche le sanzioni che contribuiscono a affamare la gente. La Siria è sempre stata un Paese che i profughi li accoglieva. Se le armi tacessero, e se le sanzioni fossero tolte, nessuno di qui penserebbe a scappare per andare a vivere sotto la neve. Ma è evidente che qualcuno non vuole che questa guerra finisca. Chiediamo la preghiera di tutti, affinchè arrivi la pace, come una grazia del Signore”. .

VATICANO - Il Card. Filoni invita a “tornare all’essenziale, alla gioiosa testimonianza di fede nella carità”

Bucaramanga – Nel pomeriggio di venerdì 27 maggio, il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha presieduto la Concelebrazione eucaristica nella Cattedrale di Bucaramanga, dedicata alla “Sagrada Familia”, per i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i membri dei Movimenti laicali dell’Arcidiocesi. Hanno concelebrato i Metropoliti e i Vicari Apostolici. Al rito erano presenti anche le Autoritá locali.La liturgia del giorno aveva per tema la fede come condizione perchè i doni ricevuti da Dio si possano realizzare e dare frutto. Il Cardinale nell’omelia ha quindi invitato ad un “esame di coscienza sulle nostre opere a favore dell’evangelizzazione”, ed ha sottolineato che il dovere di “essere buoni amministratori della multiforme grazia di Dio è fondamentale, come una sfida quotidiana per tutti noi: vescovi, sacerdoti, diaconi permanenti e fedeli laici”. Nella nostra vita tutto è un dono ricevuto gratuitamente da Dio, non per nostro merito ma per essere messo a servizio della comunità. Tutti i doni sono come dei talenti affidati a noi, perchè li amministriamo a beneficio del corpo ecclesiale e del mondo.Quindi il Prefetto del Dicastero Missionario ha indicato come modello per ogni operatore pastorale e missionario, la vita delle prime comunità cristiane: “un invito a tutti noi a tornare all’essenziale, cioè, alla gioiosa testimonianza di fede nella carità, ad essere uomini del nostro tempo, profondamente inseriti nella storia, ma con la consapevolezza di essere fratelli nella fede e servi di Dio”. Il Cardinale ha poi ribadito come il fondamento della vita pastorale è la preghiera, altrimenti “ogni nostra azione corre il rischio di rivelarsi vuota e l’annuncio del Vangelo alla fine risulta senz’anima”. Santa Laura Montoya apprese, alla scuola della preghiera, come far fruttificare i doni ricevuti dal Signore nel servizio caritativo e missionario verso gli ultimi, che allora erano gli indigeni. “La presenza spirituale di questa santa e la sua potente intercessione, in questo clima del Congresso Missionario Nazionale – ha concluso -, sono certamente un incoraggiamento e un invito a mettersi ‘in uscita’ verso tutti gli ambienti e i luoghi che hanno bisogno della buona novella del Signore risorto”. Link correlati :Il testo integrale dell’omelia del Cardinale, in spagnolo

ASIA/TERRA SANTA - I rappresentanti dell'Unione Europea visitano il cantiere del Muro di separazione nella valle di Cremisan

Beit Jala – La costruzione del Muro di separazione destinato ad attraversare la Valle di Cremisan prosegue a ritmo serrato, e già si vede lo scempio irreparabile che tale opera sta provocando nell'area che rappresentava un polmone verde per tutta la zona ad alta densità abitativa che comprende le città di Betlemme, Beit Jala e Beit Sahour. Giovedì 26 maggio, a prendere atto degli effetti prodotti dai lavori condotti sotto la direzione dell'esercito israeliano, sono stati i capi delle missioni dell'Unione Europea presenti a Gerusalemme e Ramallah. I rappresentanti UE hanno visitato l'area di Beir Onah, vicino alla valle di Cremisan, ricevendo informazioni e aggiornamenti sugli aspetti giuridici, politici e socio-economici della costruzione del Muro da parte di esponenti della Societé St Yves, il Centro per i diritti umani collegato al patriarcato latino di Gerusalemme.Durante la visita – riferiscono i media ufficiali del Patriarcato latino - i capi missione dell'UE hanno avuto l'opportunità di ascoltare la testimonianza di Issa Al-Shatleh, uno dei proprietari dei terreni che ha avuto le terre confiscate e gli ulivi sradicati a causa della costruzione del muro, mentre padre Aktham Hijazin, parroco di Beit Jala, ha prefigurato il prossimo esproprio delle terre appartenenti alla municipalità di Beit Jala da parte degli insediamenti di Gush Etzion e Har Gilo.Il tracciato del muro di separazione imposto dalle autorità israeliane si sviluppa in buona parte su terre palestinesi. Le missioni dell'UE – sottolineano le fonti del Patriarcato latino, consultate dall'Agenzia Fides - hanno condannato a più riprese la costruzione degli insediamenti e del Muro di separazione oltre i confini del 1967, evidenziandone l'illegittimità anche dal punto di vista del diritto internazionale. .

VATICANO - “Chiesa della Colombia, condividi la tua fede, sii Chiesa missionaria in uscita!”: il Card. Filoni al Congresso Missionario

Bucaramanga – “Coscienza e responsabilità missionaria delle Chiese particolari”: questo il tema dell’ampia relazione che il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha tenuto il 27 maggio al Congresso Missionario Nazionale della Colombia, inaugurato la sera prima. L’evento si celebra a Bucaramanga sul tema “Siamo Chiesa colombiana, in uscita missionaria” .Il Prefetto del Dicastero Missionario ha preso spunto dal brano evangelico della prima moltiplicazione dei pani , che ha come sfondo “il carattere missionario della comunità apostolica”, per alcune riflessioni: la centralità della persona e della missione di Gesù; la missione degli Apostoli è sottoposta al giudizio del Signore e alla conoscenza degli altri compagni, perchè la predicazione e l'azione non siano vane; senza una autentica spiritualità, non c’è una autentica missione, ma solo un attivismo senza futuro; la gente era attratta dalla predicazione e dal Maestro, che era diverso da tutti gli altri maestri; la moltitudine che cercava Gesù “era come pecore senza pastore”. “Fin dai primi momenti del suo pontificato, Papa Francesco, il primo papa latinoamericano, ha parlato della missione e della testimonianza anche eroica, che a volte raggiunge il martirio – ha proseguito il Card. Filoni -. Una Chiesa in uscita missionaria in cui ogni cristiano e ogni comunità, sono chiamati ad uscire dalla propria comodità e hanno il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”. Una Chiesa quindi la cui missione è annunciare la misericordia di Dio; una Chiesa al servizio delle periferie esistenziali, dei poveri e della società; una Chiesa che sa essere compassionevole, tenera, comunitaria e fraterna.La Chiesa colombiana, soprattutto negli ultimi anni, ha sempre dimostrato un particolare impegno missionario, sia ad intra che ad extra, ha rilevato il Cardinale, “questo Congresso Missionario, quindi, vuole porsi sulla traccia della visione e della missione pastorale tracciata da Papa Francesco, che spesso ci spinge alla coscienza e alla responsabilità missionaria delle Chiese particolari”. “La missione ad gentes ad intra, in Colombia, è sempre necessaria, in modo che il popolo di Dio si possa rinnovare incessantemente nella fedeltà alla fede apostolica e nell’apertura allo Spirito. Inoltre ci responsabilizza anche riguardo alla missione ad extra, intesa come l'obbligo che tutte le Chiese particolari hanno riguardo all'annuncio del Vangelo nei luoghi in cui questo ha bisogno di essere ri-annunciato, dove è giunto recentemente o dove non si è ancora consolidato”.Il Prefetto del Dicastero Missionario si è quindi ampiamente soffermato sulla coscienza missionaria delle Chiese particolari e sulla loro responsabilità missionaria, evidenziando tra l’altro le sfide poste dalla trasformazione della società e del mondo di oggi; la necessità di acquisire una autentica coscienza missionaria che non ci faccia rinchiudere nelle nostre necessità; l’importanza di acquisire gli strumenti propri del missionario: povertà evangelica, non violenza, disponibilità a dare la propria vita nel nome di Cristo e per amore degli uomini.Infine il Card. Filoni, dopo aver espresso il suo apprezzamento per la sollecitudine dei Vescovi colombiani per le Chiese missionarie nel Paese, si è chiesto se la Colombia non abbia una “missione speciale”, ed ha concluso: “La Chiesa di questo Paese può dare e fare di più, perché anche qui, dove ci sono tante forme di povertà, e la speranza ha ancora un ruolo e una forza, nessuno è così povero da non poter condividere almeno la propria fede! Coraggio, Colombia! Si può dare e fare di più, per questo chiedo ai discepoli missionari di Gesù, che sono molti, di presentarsi e di farsi conoscere. Coraggio, Chiesa della Colombia, ‘condividi la tua fede’ e sii una Chiesa missionaria ‘in uscita’.” Link correlati :Il testo integrale della relazione del Cardinale, in spagnolo

VATICANO - Il 30 maggio inizia l’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie

Città del Vaticano – Lunedì 30 maggio si aprono i lavori dell’Assemblea Generale Annuale delle Pontificie Opere Missionarie , presso la Casa di Esercizi dei Salesiani, a Roma. I Direttori nazionali delle POM provenienti da tutti i continenti, insieme al Presidente ed ai Segretari generali delle quattro Opere si ritroveranno per il loro appuntamento annuale che prevede le “Giornate pastorali” sul tema “Risvegliare la coscienza della missione oggi. Le POM al servizio delle giovani Chiese”; una giornata dedicata al 100° anniversario della Pontificia Unione Missionaria e la sessione ordinaria dell’assemblea .I lavori saranno aperti dall’Arcivescovo S. E. Mons. Protase Rugambwa, Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle POM, con gli adempimenti di rito, alcune testimonianze e l’introduzione al lavoro in workshops. Nel pomeriggio del 30 maggio la relazione del Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e quella dell’Arcivescovo Rugambwa. Quindi, il giorno dopo, lavoro in workshops, dibattito, incontri continentali.Mercoledì 1 giugno la giornata sarà dedicata alla celebrazione del centenario della Pontificia Unione Missionaria , con una visita a Ducenta , dove è sepolto il Beato padre Paolo Manna, sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere , fondatore della PUM. Presiederà la Concelebrazione eucaristica il Card. Filoni.Giovedì 2 giugno avrà inizio la Sessione ordinaria dell’Assemblea, durante la quale i Segretari generali delle quattro Pontificie Opere Missionarie presenteranno il rendiconto dell’anno trascorso, la previsione di bilancio e le richieste di sussidio ai progetti che sono pervenute. Prenderanno quindi la parola: il Segretario generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, P. Ryszard Szmydki, OMI; il Segretario generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo P. Fernando Domingues, MCCJ; la dott.ssa J. Baptistine Ralamboarison, Segretaria generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria; P. Fabrizio Meroni, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria e Direttore del CIAM. Alle relazioni seguiranno gli interventi dei presenti, la discussione in aula e l’approvazione dei progetti. L’ultima relazione sarà di Mons. Carlo Soldateschi, Incaricato dell’Amministrazione. Il programma di venerdì 3 giugno prevede i vari adempimenti finali dell’Assemblea. L’intervento conclusivo del Presidente delle POM, Mons. Rugambwa, chiuderà i lavori. Sabato 4 giugno l’udienza del Santo Padre Francesco.

ASIA/PAKISTAN - La Caritas di Lahore oltre l’emergenza, accanto alle vittime della strage di Pasqua

Lahore – La Chiesa di Lahore non ha dimenticato o abbandonato le vittime della strage di Pasqua: l’attentato che il 27 marzo ha ucciso nel parco Gulhan Iqbal a Lahore, 81 persone , in maggioranza bambini e ragazzi, 27 cristiani e 54 musulmani. “Il programma di assistenza e riabilitazione delle vittime, appartenenti a tutte le comunità religiose, va ben oltre l’aiuto di emergenza” spiega a Fides Rojar Noor Alam, Coordinatore dei programmi nella Caritas di Lahore. “Il piano di aiuto consta di diverse fasi: in un primo momento – riferisce – abbiamo fornito assistenza medica ai feriti, e alle persone tuttora ricoverate, e, d’altro canto, abbiamo avviato sessioni di consulenza psicologica post-trauma per le famiglie delle vittime dell’esplosione, dedicate ad adulti e bambini. Questi sono stati gli aiuti immediati”.Una seconda fase “interessa la riabilitazione delle famiglie, sconvolte dalla strage anche sul piano economico e sociale, per garantire che possano riacquisire una capacità di sostentamento autonomo. Per questo stiamo accompagnando i capi-famiglia o le madri nel riprendere le attività economiche o nel crearne di nuove, con piccole imprese commerciali o grazie a un cammino di formazione professionale che, nel medio periodo, possa reinserirle in modo proficuo nel tessuto sociale”. Accanto a questo, intanto “curiamo il supporto alle spese per l’istruzione dei bambini di queste famiglie, che ora non possono coprire le spese scolastiche, per far sì che i ragazzi non abbandonino il fondamentale percorso di istruzione”, rimarcando che questo sostegno raggiunge famiglie cristiane musulmane, senza alcun discriminazione.Nei giorni scorsi l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, che continua a visitare regolarmente le vittime in ospedale, ha distribuito a 19 famiglie gli aiuti per l’assistenza medica di cui tuttora hanno bisogno le persone ricoverate. La Caritas ha consegnato una somma di 40.000 rupie ad ogni famiglia come contributo per coprire le spese sanitarie. Come riferito a Fides, l’Arcivescovo ha detto: “La Chiesa cattolica è al vostro fianco in questo tempo difficile. Ringraziamo il governo provinciale, le organizzazioni della società il Dipartimento della sanità e tutti coloro che stanno aiutando queste persone in ospedale”. Mons. Shaw ha concluso: “Ogni cittadino in questa splendida terra deve contribuire alla promozione della fraternità e della pace. La Caritas è con voi, non vi abbandona e continuerà ad accompagnarvi per migliorare la vostra vita”.

AFRICA/EGITTO - Violenze contro i copti nella Provincia di Minya, intervengono il Patriarca Tawadros e il Presidente al Sisi

Minya – Sette case e negozi appartenenti a cristiani copti date alle fiamme e saccheggiati, un'anziana cristiana insultata, picchiata e infine denudata in pubblico da una banda di assalitori inferociti. E' questo il bilancio provvisorio della nuova fase di violenze settarie a danno dei copti esplose ad al Karm, nella provincia di Minya, nell'Alto Egitto. Stavolta, a scatenare la ferocia delle bande di invasati sono state le voci di paese intorno a una relazione sentimentale tra un egiziano copto e una donna musulmana. La nuova esplosione di violenza settaria, a pochi giorni dall'incontro avvenuto a Roma tra Papa Francesco e il Grande Imam di al Azhar Ahmed al Tayyib, ha richiamato l'attenzione del dibattito pubblico in Egitto, soprattutto per le violenze e le umiliazioni perpetrate contro l'anziana signora. Il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, attualmente in Austria, ha diffuso un comunicato in cui paventa la possibilità che i fatti di al Karm possano essere utilizzati per innescare una nuova spirale di scontri confessionali, e richiama tutti a tutelare insieme la pacifica convivenza tra le varie componenti della popolazione egiziana. Anche il Presidente Abdel Fattah al Sisi – riferisce un cumunicato diffuso il 26 maggio dallo staff presidenziale – ha fatto appello ai dicasteri governativi competenti affinchè i responsabili delle violenze di al Karm siano sollecitamente identificati e puniti. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, almeno cinque persone sono già state arrestate con l'accusa di aver partecipato agli assalti contro l'anziana donna e le abitazioni dei copti. .

ASIA/IRAQ - Gruppi della diaspora assiro-caldea attaccano il Patriarca Louis Raphael per le sue osservazioni critiche sulle “milizie cristiane”

Baghdad - La Assyrian Confederation of Europe - organizzazione registratasi lo scorso aprile presso il Parlamento europeo come organo di rappresentanza di gruppi e sigle militanti della diaspora assira, caldea e sira operanti nel vecchio Continente - ha criticato le recenti dichiarazioni rilasciate dal Patriarca caldeo Louis Raphael I all'Agenzia Fides, in cui il Primate della Chiesa caldea esprimeva giudizi netti sulle sedicenti “milizie cristiane” operative nell'Iraq settentrionale, che protrebbero in tempi brevi ricevere finanziamenti e forniture militari su disposizione del Congresso degli Stati Uniti. “Tra le organizzazioni assire in Iraq e della diaspora” si legge in un comunicato inviato dalla Assyrian Confederation of Europe all'Agenzia Fides, “vi è un ampio consenso sull'idea che gli assiri devono partecipare attivamente alla campagna militare per liberare la Piana di Ninive e difendere l'area dopo la sua liberazione. Le Unità di protezione della Piana di Ninive , che assolvono tale compito, sono ufficialmente riconosciute e sostenute dal governo iracheno, contrariamente a quanto afferma il Patriarca”. Secondo i responsabili dell'Assiryan Confederation of Europe, la necessità di creare milizie “assire” si è resa evidente "quando i Peshmerga curdi si ritirarono e lasciarono gli assiri della Piana di Ninive al genocidio per mano dell’ISIS ". Secondo il comunicato pervenuto all'Agenzia Fides, i gruppi armati assiri “non sono una 'milizia settaria', come sostiene il Patriarca Sako, e mirano a combattere a fianco delle altre forze legittime e contribuire alla sopravvivenza di un Iraq multi-etnico”. I responsabili dell’Assyrian Confederation of Europe intimano anche al Patriarca Louis Raphael di “non interferire negli affari politici del suo popolo”, e lo esortano “a non confondere il suo ruolo di figura religiosa con quello di un leader politico”.La possibilità che le sedicenti “milizie cristiane” siano finanziate su disposizione del Ministero della difesa Usa – hanno fatto notare media statunitensi come Christian Today - rappresenta un potenziale effetto concreto della dichiarazione con cui lo stesso Congresso Usa ha definito come “Genocidio” le violenze subite dai cristiani da parte dei militanti del Daesh. Il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, invece, nelle dichiarazioni rilasciate a Fides aveva espresso la convinzione che “quella di dare armi a sedicenti milizie 'cristiane' è una pessima idea”. La conquista di Mosul e della Piana di Ninive da parte del Daesh, definita da molti “Genocidio”, ha provocato la morte di alcuni cristiani - colpiti da lanci d'artiglieria - e la fuga di massa di decine di migliaia di sfollati cristiani siri, assiri e caldei verso Erbil e altre aree del Kurdistan iracheno, controllate dalle forze armate curde. .

AFRICA - Un progetto europeo - africano per recuperare 7 milioni di armi circolanti in Africa dell’Ovest

Roma - Sono 7 milioni le armi leggere e di piccolo calibro circolanti in Africa occidentale, un milione nella sola Nigeria. Di queste 77.000 sono tra le mani di gruppi di guerriglia che alimentano i conflitti in Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria e Senegal.Per far fronte a questo problema, l’Unione Europea, principale partner commerciale dei Paesi della regione, ha lanciato un’iniziativa insieme alla CEDEA/ECOWS per recuperare le armi in possesso dei civili dell’area.Al programma hanno aderito sette Stati dell’Africa occidentale: Mali, Liberia, Guinea, Niger, Sierra Leone, Costa d’Avorio e Nigeria.Il programma, avviato nel 2014 e destinato a concludersi nel 2017, è incentrato sulla comunicazione e l’insegnamento dei pericoli del traffico d’armi leggere nei villaggi e nelle città di frontiera e sul loro ruolo nell’alimentare le violenze. A questo segue l’invito agli abitanti a consegnare volontariamente le armi in cambio di progetti di sviluppo comunitario. I capi villaggio sono stati sollecitati a prendere parte all’iniziativa in veste di garanti di fronte alla propria comunità.

AMERICA/STATI UNITI - I Vescovi preoccupati per le annunciate operazioni per l’espulsione di immigrati centroamericani

Washington – Il Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti , Sua Ecc. Mons. Eusebio Elizondo, Vescovo ausiliare di Seattle, ha espresso profonda preoccupazione per le notizie che l'Ufficio immigrazione e frontiere degli Stati Uniti, inizierà presto, e porterà avanti per un mese, una serie di operazioni volte all’espulsione degli immigrati clandestini. La stessa preoccupazione è stata espressa dall'Arcivescovo di Los Angeles, Mons. José H. Gomez, personalità molto nota per il suo impegno con gli immigrati.La nota pervenuta a Fides dalla USCCB, segnala che le imminenti operazioni riguarderanno in particolare le madri centroamericane senza documenti e i bambini. "Queste operazioni provocano il panico nelle nostre parrocchie" ha detto Mons. Elizondo. "Nessuna persona, migrante o no, dovrebbe aver paura di lasciare la sua casa per frequentare la chiesa o la scuola. Nessuno dovrebbe temere di essere strappato via dalla sua famiglia e di tornare nel pericolo".Mons. Elizondo e l'Arcivescovo Gomez ricordano all'Amministrazione attuale e all’ICE che questo tipo di azioni sono la causa per cui le famiglie vivono nella paura costante, cosa contraria ai tanti valori americani e sfida alla dignità donata da Dio ad ogni persona.

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