Ultimas noticias de la agencia Fides

ASIA/LIBANO - Ministro libanese: i media cristiani in Medio Oriente non devono trattare solo questioni religiose

Beirut – “Il ruolo dei media cristiani in Medio Oriente non può limitarsi alla diffusione di notizie riguardanti eventi religiosi: essi sono chiamati anche ad affrontare i problemi politici e sociali, con particolare attenzione a quelli connessi con "la povertà, lo sfuttamento e le differenze di classe”. Così il Ministro dell'informazione libanese, Ramzi Jreige, ha delineato una delle linee guida che configurano la vocazione specifica dei media di ispirazione cristiana operanti nei Paesi mediorientali. Lo ha fatto venerdì 23 settembre, nell'ambito della Conferenza dei media cristiani in Medio Oriente, organizzata dal gruppo Télé Lumière-Noursat sotto il patrocinio dei Patriarchi d'Oriente. Al Convegno hanno preso parte rappresentanti di media cristiani provenienti da Siria, Palestina, Libano, Iraq, Giordania e Egitto. Il ministro libanese, riferendosi nello specifico alla logorante crisi istituzionale attraversata dal Paese dei Cedri, ha sottolineato che anche i media cristiani possono avere un ruolo di primo piano nel favorire il superamento di questo momento difficile, denunciando “il crollo delle istituzioni costituzionali, la corruzione e la violazione dei diritti umani e delle libertà pubbliche”. Il rappresentante del governo libanese ha anche invitato i media cristiani a "dare l'opportunità ai rappresentanti delle altre comunità di esprimere le proprie opinioni". A questo riguardo l'Arcivescovo maronita di Beirut, Boulos Matar, intervenuto anche lui all'incontro, ha ribadito che in Medio Oriente i cristiani non intendono operare per garantirsi un destino esclusivo, “separato da quello dei musulmani”. .

AFRICA/CONGO RD - Scontri a Kananga, situazione politica in stallo. Kabila ricevuto da Papa Francesco

Kinshasa - Più di un centinaio di persone hanno perso la vita in combattimenti tra i seguaci di Kamwena Nsapu, un capo tribale ucciso ad agosto, e le forze di sicurezza che proteggono l’aeroporto di Kananga, la capitale della provincia del Kasai –Centrale, al centro della Repubblica Democratica del Congo. Gli scontri erano esplosi il 22 settembre quando i sostenitori di Kamwena Nsapu avevano attaccato l’aeroporto assumendone il controllo fino al pomeriggio del 23, quando dopo violenti combattimenti, le forze di sicurezza sono riusciti a cacciarli. La maggior parte delle vittime sono ribelli mentre almeno otto militari hanno perso la vita.Kamwena Nsapu era stato ucciso il 12 agosto, negli scontri con le forze di polizia. Il capo tribale aveva sfidato le autorità dello Stato affermando di aver creato una milizia per cacciare la polizia dal suo territorio di riferimento.Nel frattempo rimane lo stallo politico dopo che è stato sospeso il “dialogo nazionale” tra maggioranza e opposizione a seguito dei gravi incidenti avvenuti nella capitale Kinshasa nei giorni scorsi.Oggi, 26 settembre, il Presidente congolese Joseph Kabila Kabange è stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco.

ASIA/GIORDANIA - L'Arcivescovo Lahham: riprovazione per l'omicidio Hattar; movente politico, non religioso

Amman – Il brutale assassinio dell'intellettuale e attivista politico giordano Nahed Hattar, ucciso ieri a Amman davanti all'ingresso del tribunale, provoca lo sdegno e il cordoglio anche dei cattolici giordani. L'Arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, esprime la riprovazione di tutta la comunità per l'efferato delitto, che comunque a suo giudizio non va presentato come un crimine causato da un movente di natura religiosa. “Il fattore scatenante” riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Lahham, “è politico-ideologico. E non religioso”. Un concetto espresso anche in un comunicato diffuso dal Vicariato patriarcale, dove si rimarca che “le differenze politico-ideologiche devono essere trattate e affrontate con gli strumenti del dialogo e del confronto, e non devono mai portare alla morte e allo spargimento di sangue”. Il comunicato del Vicariato contiene anche un'invocazione all'Onnipotente affinchè “protegga la nostra cara Giordania da ogni intendimento che punta a compromettere l'unità nazionale, e il Paese si rafforzi sotto la guida di Sua Maestà il Re Abdallah II Ibn al Hussein”. Il messggio esprime anche le condoglianze a tutti i familiari dell'intellettuale assassinato. Nahed Hattar apparteneva a una famiglia cattolica di rito latino, ma non era credente. Già da studente era conosciuto per la sua adesione militante a posizioni politiche ipercritiche di sinistra. In passato aveva in più occasioni dovuto difendere in tribunale le sue opinioni, anche dall'accusa di aver denigrato la Monarchia Hascemita. Ad agosto, l'intellettuale 56enne era stato chiamato a giudizio per aver condiviso su facebok una vignetta intitolata “il dio di Daesh”, in cui si ritraeva un noto jihadista dell'auto-proclamato Stato Islamico e recentemente ucciso da un raid americano, mentre nella sua tenda in paradiso, a letto con due donne, ordinava a Dio in maniera sprezzante di portargli un bicchiere di vino. Il rilancio della vignetta da parte del noto intellettuale aveva suscitato reazioni risentite sui social media, con attacchi feroci che colpivano Hattar anche in quanto “cristiano”. Lui aveva risposto alle accuse autodefinendosi “non credente”, mentre i gruppi islamisti facevano appello alle autorità civili chiedendo che fossero perseguiti per legge quanti diffondono materiale che mina l'unità nazionale. Contro Hattar era stato spiccato un mandato d'arresto il 12 agosto. L'intellettuale era stato rinviato a giudizio, anche con l'accusa di aver diffuso “materiale teso a colpire il sentimento e il credo religioso”. Nella giornata di ieri si stava recando al tribunale proprio per un'udienza relativa a tale caso controverso, quando davanti alla scalinata gli si è parato dinnanzi un uomo barbuto e vestito di una thobe che lo ha ucciso sparandogli tre colpi di pistola. I risultati delle elezioni legislative giordane svoltesi la scorsa settimana hanno confermato che il blocco guidato dal Fronte d'Azione Islamico, braccio politico dei Fratelli Musulmani nel Regno Hascemita, è tornato in Parlamento, ottenendo 15 seggi su 130, dopo che le forze islamiste avevano boicottato le elezioni legislative nel 2010 e nel 2013. Si tratta del blocco politico più compatto e organizzato, visto che gli altri candidati eletti sono in buona parte rappresentanti di gruppi clanici o tribali uniti tra loro soltanto dal condiviso lealismo nei confronti della Monarchia Hascemita. “In ogni caso” ha riferito Fides l'Arcivescovo Lahham “non è detto che i parlamentari islamisti si porranno in una posizione di opposizione frontale nei confronti dell'attuale assetto politico della Giordania: gli elementi più fanatici non sono stati eletti, e quelli tra loro che sono entrati in Parlamento rappresentano l'ala politica più competente, in grado di trattare con gli altri parlamentari e con il governo secondo le logiche proprie della dialettica politica”. .

AFRICA/KENYA - "Non focalizziamoci sulle nostre origini ma uniamoci come popolo” esorta il Card. Njue

Nairobi - “Gli adulti dovrebbero imparare dai bambini. Lavorano insieme e non litigano. Non focalizziamoci sulle nostre origini, ma lavoriamo insieme come un sol popolo” ha detto il Card. John Njue, Arcivescovo di Nairobi, durante le celebrazioni dei suoi 30 anni di episcopato, presso la parrocchia St Paul’s Makima ad Embu, di cui è originario.Il Cardinale ha esortato i keniani a superare il tribalismo, mettendoli in guardia dal cadere nelle divisioni e nelle violenze mentre il Kenya si sta avvicinando alle elezioni del 2017. Il Kenya nel 2007-2008 è stato sconvolto da violenze post-elettorali a sfondo tribale, alimentate da leader politici senza scrupoli. “Quando i leader lottano, quelli che sono sotto di loro soffrono” ha ricordato il Cardinale. “Facciamo lo sforzo di porre fine al tribalismo e di amarci l’un l’altro”.Il Card. Njue ha infine esortato i fedeli a pregare perché il Signore continui ad aiutarlo nel suo servizio alla Chiesa.

AFRICA/KENYA - "Conserviamo le nostre origini ma uniamoci come popolo” esorta il Card. Njue

Nairobi - “Gli adulti dovrebbero imparare dai bambini. Lavorano insieme e non litigano. Mettiamo a fuoco da dove veniamo, ma lavoriamo insieme come un sol popolo” ha detto il Card. John Njue, Arcivescovo di Nairobi, durante le celebrazioni dei suoi 30 anni di episcopato, presso la parrocchia St Paul’s Makima ad Embu, di cui è originario.Il Cardinale ha esortato i keniani a superare il tribalismo, mettendoli in guardia dal cadere nelle divisioni e nelle violenze mentre il Kenya si sta avvicinando alle elezioni del 2017. Il Kenya nel 2007-2008 è stato sconvolto da violenze post-elettorali a sfondo tribale, alimentate da leader politici senza scrupoli. “Quando i leader lottano, quelli che sono sotto di loro soffrono” ha ricordato il Cardinale. “Facciamo lo sforzo di porre fine al tribalismo e di amarci l’un l’altro”.Il Card. Njue ha infine esortato i fedeli a pregare perché il Signore continui ad aiutarlo nel suo servizio alla Chiesa.

ASIA/INDIA - No a una nuova legge sulla sicurezza che sospende i diritti civili

Ahmedabad - La nuova legge sulla sicurezza interna, che sarà presentata al Parlamento del Gujarat per l'approvazione, "è un provvedimento draconiano, indifendibile, che sospende i diritti civili e dà alla polizia i poteri di arrestare chiunque sulla base di un mero sospetto": lo dice all’Agenzia Fides il Gesuita p. Cedric Prakash, attivista per i diritti umani, criticando la proposta che il governo dello stato dell'India occidentale intende varare. Il disegno di legge, che dovrebbe essere presentata nell'Assemblea statale nel corso della prossima sessione, "nega i diritti fondamentali dei cittadini e va contro lo spirito della Costituzione indiana", afferma p. Prakash, ricordando che la legge prevede la possibilità di arresto solo perché sospettati di essere una minaccia per la sicurezza interna, e la sorveglianza elettronica di strutture pubbliche e private, conferendo ampi poteri speciali alla polizia. La legge, secondo il governo, serve a contrastare terrorismo, insurrezionalismo, comunitarismo e violenze di casta. "Ma tutto questo è molto ironico, dato che i responsabili di atti del genere compiuti dal 2002 nel Gujarat, ora occupano alte posizioni di potere e di privilegio nel paese e sono ammantate dall'immunità" nota il gesuita."Questa legge è stata progettata per soffocare il dissenso di ampi strati della società, per soffocare i difensori dei diritti umani e chiunque altro rivendichi i propri diritti legittimi e democratici", prosegue. "Le voci di protesta e di dissenso nel Gujarat e in altre parti non possono essere messe a tacere; coloro che prendono posizione a favore della verità e della giustizia non si potranno sileziare".Lo stato dove era Primo Ministro Narendra Modi, attualmente Primo Ministro della Federazione Indiana, non è nuovo a provvedimenti restrittivi come il Gujarat Freedom of Religion Act, approvato nel 2013, legge che rende obbligatoria l'autorizzazione da parte dell'autorità civile prima di poter cambiare religione. "Sebbene si vanti del rispetto della libertà religiosa, l’India non ha ritirato questa legge anti-costituzionale fino ad oggi" nota Prakash.

ASIA/YEMEN - Gli huthi denunciati di reclutare bambini soldato tra i rifugiati somali

Sana’a - Il presidente dello Yemen riconosciuto dalla comunità internazionale, ha accusato i ribelli huthi di reclutare bambini soldato tra i rifugiati somali. Diversi gruppi che operano per il rispetto dei Diritti umani hanno condannato la terribile situazione che vivono i civili nello Yemen, perseguitati sia dal gruppo armato sciita degli huthi che dalla coalizione militare guidata da Riad. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita alla fine di marzo 2015, per appoggiare il Governo dello Yemen nella sua lotta contro i ribelli huthi, sostenuti dall’Iran. In un comunicato inviato all’Agenzia Fides si legge che recentemente, Yemen Data Project, un gruppo formato da accademici e attivisti dei Diritti umani, ha dichiarato che oltre un terzo degli attacchi della coalizione sono stati contro strutture civili come moschee, scuole, ospedali e mercati.

AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi denunciano: si stanno violando i diritti fondamentali dei detenuti

Coro – La Conferenza episcopale venezuelana ha espresso la sua preoccupazione per la situazione carceraria nel Paese e ha esortato le autorità a garantire i diritti dei prigionieri, come stabilito dalla Costituzione e dal Codice penale. Lo ha fatto con un comunicato pubblicato nella festa della Madonna delle Mercede, il 24 settembre, firmato dall'Arcivescovo di Coro, Sua Ecc. Mons. Roberto Luckert, presidente della Commissione Giustizia e Pace della CEV. Esortiamo "il governo, attraverso i suoi organi competenti, a rispettare e a far rispettare i diritti e le garanzie di cui godono i detenuti e le loro famiglie" si legge nel comunicato inviato a Fides. Il testo sottolinea: "chiediamo ai funzionari di ricercare la giustizia, il senso di equità e la tempestività nel loro lavoro", perché nelle carceri venezuelane si stanno violando i diritti fondamentali dei detenuti.A tale proposito vengono citati il sovraffollamento delle carceri, la "totale mancanza” di strutture e di regole sanitarie, "l'uso eccessivo della forza da parte delle autorità", il ritardo nei processi giudiziari, l'esistenza di gruppi di detenuti con il permesso di commettere attività criminali all'interno del carcere. Inoltre le famiglie dei prigionieri subiscono trattamenti "inumani e degradanti".Questa situazione è stata segnalata anche dall'opposizione politica in Parlamento, in modo particolare i prigionieri politici subiscono un trattamento duro, con l'isolamento. Il 4 settembre Tarek William Saab, Defensor del Pueblo , ha denunciato il sovraffollamento delle carceri del paese, definendolo "inaudito", in quanto viene superata fino a dieci volte la capacità delle strutture penitenziarie, con più di 30.000 detenuti in tutto il territorio. In particolare sono coinvolti quelli in attesa di processo e quanti aspettano di essere trasferiti nei centri di detenzione e sono ancora nelle caserme della polizia o della guardia nazionale.

AMERICA/MESSICO - Ritrovato il corpo del sacerdote rapito il 19 settembre

Michoacan – Durante la Messa che ieri, domenica 25 settembre, ha celebrato a San Rafael de Puruándiro, il Card. Alberto Suárez Inda ha annunciato che proprio ieri era stato trovato il corpo senza vita del sacerdote José Alfredo Lopez Guillen, in una zona del comune, nello stato di Michoacan. Il sacerdote era stato rapito lunedì 19 settembre .Il corpo è stato trovato nella località nota come “La Guayaba” nel comune di Michoacan, non lontano dal luogo dove don Lopez Guillen era parroco, nella chiesa della Santissima Trinità.Il Card. Suárez Inda, Arcivescovo di Morelia, ha annunciato la triste notizia ai suoi fedeli durante la Messa, malgrado le autorità di polizia abbiano confermato l’omicidio solo più tardi, indicando che il sacerdote è morto per i colpi di arma da fuoco ricevuti. La fonte di Fides riferisce che si attende un comunicato dell'arcidiocesi.Appena ieri, prima di recitare l’Angelus con i fedeli riuniti in piazza San Pietro, Papa Francesco aveva detto: “assicuro la mia preghiera per il caro popolo messicano, perché cessi la violenza che in questi giorni ha colpito anche alcuni sacerdoti”.

ASIA/PAKISTAN - Nell’Anno dell’istruzione, le scuole al centro della pastorale diocesana di Faisalabad

Faisalabad – Nella diocesi pakistana di Faisalabad, nella provincia del Punjab, l’Anno della misericordia coincide con uno speciale “Anno dell’istruzione”, proclamato dal Vescovo Joseph. Arshad. “Urge crescere nella consapevolezza che lavorare per l’istruzione è un’opera di misericordia: l'istruzione è un importante strumento permette di sviluppare tutte le potenzialità di ogni individuo” ha dichiarato a Fides mons. Arshad, che sta visitando le scuole cattoliche della diocesi, in un “pellegrinaggio” che toccherà tutti gli istituti del territorio, che accolgono numerosi studenti musulmani.L'obiettivo è “consolidare le istituzioni scolastiche nella diocesi, promuovere una educazione di qualità, aumentare l'interesse degli studenti attuando un insegnamento e apprendimento basato sulle attività”, spiega a Fides, ma anche “motivare i genitori e incoraggiare gli insegnanti a rendere l'istruzione accessibile a tutti, aiutando re gli studenti meritevoli di proseguire gli studi, nonché aumentare il numero di studenti cristiani nelle scuole e diminuire il numero degli abbandoni”.Durante l’Anno, le scuole stanno organizzando programmi educativi mirati è “si nota dappertutto entusiasmo e fiorente partecipazione. Si tratta di una grande opportunità per gli studenti di sviluppare la loro fiducia e per gli insegnanti per esplorare i talenti nascosti di studenti”, rileva il vescovo dopo aver visitato, nei giorni scorsi, le scuole superiori St. Paul Girls High School, Sacred Hart Convent High School, St. Joseph High School e St. Anthony Girls High School a Faisalabad. Il Vescovo ha incoraggitoa insegnanti, studenti, presidi e operatori dell’amministrazione e le manifestazioni di gioia negli studenti erano visibili. Mons. Arshad rimarca sempre “l’importanza della formazione” e sottolinea le responsabilità e il prezioso ruolo degli insegnanti, che “non passano solo contenuti ma contribuiscono alla formazione umana degli allievi”. Una delle priorità, osserva il Vescovo è “raggiungere i bambini poveri e bisognosi, specialmente di famiglie cristiane, che non hanno accesso alla scuola”. Per questo è compito delle scuole cristiane “sostenere a livello economico i bambini cristiani di famiglie povere, perché possano seguire il percorso di studi”. A tal fine, ad esempio, la LaSalle High School di Faisalabad offre una riduzione del 50% della retta per gli studenti cristiani. E gli 800 studenti cristiani nella Sacred Heart Convent School ricevono il 40% di riduzione della retta, nota a Fides p.Shafiqe Bashir, Segretario esecutivo del Consiglio diocesano per l’istruzione cattolica. “Siamo fiduciosi – conclude p. Bashir – che le visite che mons. Arshad sta compiendo alle scuole serviranno a motivare insegnanti e studenti e alle scuole per promuovere l'istruzione”.

ASIA/SIRIA - A Aleppo la preghiera dei bambini. Per implorare la fine delle stragi di bambini

Aleppo – Centinaia di bambini e bambine di Aleppo, cristiani e musulmani, si incontreranno il 6 ottobre, per chiedere con le loro preghiere che nella città martoriata in cui vivono, e in tutta la Siria, si fermi la spirale di morte scatenatasi in questi ultimi giorni con particolare crudeltà proprio sui più piccoli e inermi. Lo riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Boutros Marayati, alla guida dell'arcieparchia armena cattolica di Aleppo. L'iniziativa, partita su impulso dei Padri Francescani, coinvolgerà in primo luogo gli alunni delle scuole. Metteranno anche le loro firme e le loro impronte su un appello per chiedere ai potenti del mondo di por fine alle stragi che si accaniscono con particolare crudeltà sui bambini, che in tuttte le guerre sono i più vulnerabili. “Ma soprattutto pregheranno. Pregheranno per tutti i loro coetanei. E confidiamo nel fatto che la preghiera dei bambini è più potente della nostra”, aggiunge l'Arcivescovo Marayati.I bombardamenti e le stragi di civili hanno manifestato proprio a Aleppo in maniera devastante il naufragio della tregua fragile e parziale proclamata meno di due settimane fa. A questo riguardo, l'Arcivescovo Marayati è in grado di fornire notizie di prima mano su ciò che sta avvenendo – potrebbe avvenire – nella metropoli siriana: “Mercoledì scorso - riferisce l'Arcivescovo armeno cattolico – i rappresentanti del governo e dell'esercito siriani hanno convocato una riunione per spiegare che di lì a poco avrebbero diffuso un appello alla popolazione civile insediata nei quartieri sotto il controllo dei ribelli. L'appello, diffuso con la televisione e coi social network, avvertiva che sarebbero stati lasciati aperti dei varchi per permettere alla popolazione di lasciare quei quartieri, e dirigersi in aree indicate come sicure, senza timore di subire rapprresaglie. In effetti, molte famiglie di civili hanno lasciato quei quartieri e sono state accolte nella zona controllata dall'esercito governativo, a conferma che l'appello era in qualche modo arrivato a destinazione. Per i gruppi che arrivavano, sono state presdisposte anche strutture abitative per l'accoglienza. Ma non è stata un'evacuazione di massa. Forse molti non possono uscire. E l'appello conteneva anche una data di scadenza, e l'ultimatum scade nei prossimi giorni. C'è dunque il pericolo che si scateni presto un nuovo vortice di bombe e di sangue, se le potenze che stanno dietro alle due parti in guerra non decidono di porre davvero fine a questa guerra sporca”. .

ASIA/GIORDANIA - Elezioni, l'Arcivescovo Lahham: tutti bocciati i cristiani candidati nelle liste islamiste

Amman – Tra i 130 membri del nuovo Parlamento giordano promossi alle elezioni politiche del 20 settembre, i legislatori di fede cristiana saranno 9, pari al numero minimo “garantito” alla minoranza cristiana dal sistema delle quote elettorali. “ Ma tra loro” - riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del patriarcato latino di Gerusalemme “non c'è nessuno dei candidati cristiani che si erano presentati con le liste dei gruppi islamisti, che pure hanno avuto un buon risultato elettorale”. Il sistema delle quote – spiega a Fides l'Arcivescovo Maroun – prevede che in ogni lista - comprese quelle di matrice islamista. ispirate da gruppi vicini alla Fratellanza Musulmana – compaiano tra i candidati almeno una donna, un cristiano e un membro della minoranza circassa e cecena. Per questo alcuni candidati cristiani, ad esempio a Amman e a Madaba, hanno accettato di presentarsi alle elezioni nelle liste islamiste. “Ma poi gli elettori di orientamento islamista hanno concentrato i loro voti sui candidati della propria corrente, lasciando fuori dal Parlamento tutti i cristiani che si erano candidati in quelle liste”. I risultati elettorali confermano che il blocco guidato dal Fronte d'Azione Islamico, braccio politico dei Fratelli Musulmani in Giordania, è tornato in Parlamento, ottenendo 15 seggi su 130, dopo che le forze islamiste avevano boicottato le elezioni legislative nel 2010 e nel 2013. Si tratta del blocco politico più compatto e organizzato, visto che gli altri candidati eletti sono in buona parte rappresentanti di gruppi clanici o tribali uniti tra loro soltanto dal condiviso lealismo nei confronti della Monarchia Hascemita. “In ogni caso” fa notare l'Arcivescovo Lahham “non è detto che i parlamentari islamisti si porranno in una posizione di opposizione frontale nei confronti dell'attuale assetto politico della Giordania: gli elementi più fanatici non sono stati eletti, e quelli tra loro che sono entrati in Parlamento rappresentano l'ala politica più competente, in grado di trattare con gli altri parlamentari e con il governo secondo le logiche proprie della dialettica politica”.Oltre alla quota destinata ai cristiani, la legge giordana riserva 15 seggi parlamentari alle donnee tre a circassi e ceceni. Solo 56 membri del vecchio Parlamento sono stati rieletti. E anche tra i parlamentari cristiani si è registrato un notevole cambio della guardia: “Dei 9 battezzati eletti” conferma a Fides l'Arcivescovoo Lahham “solo tre facevano già parte della precedente Assemblea parlamentare. Gli altri sei sono “matricole' ”. Agenzia Fides 24//2016).

AMERICA/COLOMBIA - L'Arcivescovo Castro: “La Colombia è di fronte ad un appuntamento con la storia”

Bogotà – Lunedì 26 settembre a Cartagena , davanti a capi di Stato e autorità da tutto il mondo, si svolgerà l'atto solenne della firma del trattato di pace tra governo colombiano e guerriglieri delle Farc. Si tratta di un atto ufficiale, come stabilito dagli accordi raggiunti dopo i dialoghi di Pace a La Avana.L'Arcivescovo Luis Augusto Castro Quiroga, Presidente della Conferenza episcopale colombiana, ha commentato con la stampa locale questo evento importante: “Siamo molto vicini alla pace" ha detto l'Arcivescovo di Tunja " meglio: siamo molto vicini a mettere fine alla guerra. Questo momento costituisce una gioia e una grazia grande. Per raggiungere il traguardo manca solo un passo: il referendum del 2 ottobre. La Colombia è di fronte ad un appuntamento con la storia, ad uno spartiacque. Il Paese può iniziare a cambiare, a risolvere i suoi problemi”.Il documento, che si intitola "Acuerdo Final para la Terminación del Conflicto y la Construcción de una Paz Estable y Duradera", sarà firmato davanti ad un nutrito gruppo di delegazioni diplomatiche. Sarà presente anche il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, in rappresentanza del Santo Padre.

ASIA/MALAYSIA - Misericordia e inclusione con gli immigrati, che “sono una benedizione”

Kuala Lumpur – Misericordia e inclusione sono le coordinate fondamentali insegnate dal Vangelo ad ogni cristiano che si relaziona con gli immigrati: lo afferma il messaggio di Mons. Bernard Paul, Presidente della Commissione per la Pastorale per i Migranti e gli itineranti nella Conferenza episcopale di Malaysia, Singapore e Brunei, diffuso in occasione della “Giornata per i migranti”, che in quella Chiesa locale si celebra il 25 settembre.Il testo, inviato all’Agenzia FIdes, osserva che “l'economia malese è fortemente dipendente dal lavoro degli immigrati”, che secondo dati ufficiali sono 6,7 milioni nel paese, tra i quali oltre 4 milioni di lavoratori senza documenti regolari. “Solo pochi sono disposti a parlare delle benedizioni che i lavoratori immigrati e i rifugiati portano alla nostra vita, alla nostra economia, alle nostre imprese. La loro presenza si fa sentire anche nelle costruzioni, nella produzione, in agricoltura, nelle piantagioni, nel terziario” rileva il messaggio.“Possiamo ignorare il loro contributo? Possiamo voltarci dall’altra parte, senza alcun riconoscimento? Abbiamo il coraggio di ammettere che sono i nostri nuovi vicini? I migranti e i rifugiati sono i nostri nuovi amici e nuovi vicini, in un mondo contrassegnato da globalizzazione e mobilità” osserva il Vescovo, ricordando che “quando i nostri figli emigrano in terre straniere, desideriamo per loro inclusione, rispetto e benevolenza. Cerchiamo quindi di fare altrettanto” nota. Il Vescovo auspica che “le parrocchie diventino centri di integrazione” e si attivino per costruire “una comunità di migranti”, partendo dalla domanda evangelica “Chi è il mio prossimo?”.Il testo si conclude con l’appello a tutti gli uomini di buona volontà a “lasciarsi smuovere dalla misericordia di Dio” e ad avere “l’atteggiamento evangelico del Samaritano verso questi nuovi vicini, che sono in mezzo a noi, per costruire il Regno di Dio”.

AFRICA/EGITTO - Politici egiziani: per rilanciare il turismo, valorizziamo il “Cammino della Sacra Famiglia”

Il Cairo – La crisi economica che sta flagellando l'Egitto interpella tutte le comunità di emigranti di origine egiziana sparse nel mondo. E tra le risorse su cui puntare c'è anche quella di favorire il turismo, messo in crisi anche da attentati e violenze settarie, puntando non solo sulle Piramidi e i resort sul Mar Rosso, ma anche sui pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”, l'itinerario nei luoghi che secondo tradizioni locali millenarie hanno visto il passaggio di Giuseppe, Maria e Gesù bambino durante il loro esilio in terra egiziana. L'idea è stata rilanciata martedì scorso, 20 settembre, dagli Stati Uniti, durante la Economic Conference del New Jersey, organizzata dalla American Coptic Association. All'incontro, insieme a molti rappresentanti della diaspora copta negli Usa, hann preso parte anche 24 membri del Parlamento egiziano, che hanno assicurato il loro impegno politico e istituzionale per favorire l'implementazione concreta del “progetto Sacra Famiglia” e fare dell'Egitto una meta di pellegrinaggio da proporre soprattutto ai cristiani di tutto il mondo. Secondo i sostenitori dell'iniziativa, la valorizzazione turistica del “Cammino della Sacra Famiglia” potrebbe aumentare in Egitto la quota annuale di turisti di almeno un milione di unità, con pellegrinaggi concentrati soprattutto nel tempo di Natale. L'appello a curare itinerari che ripercorrano il cammino compiuto dalla Sacra Famiglia durante il suo esilio in Egitto si riaffaccia periodicamente nelle iniziative miranti a potenziare il settore turistico dell'economia egiziana. Già due anni fa era stato individuato il percorso ideale del pellegrinaggio sulle orme della Sacra Famglia in Egitto, che dovrebbe partire dalla città di Al-Arish, nel nord del Sinai, per poi dirigersi verso il delta e Wadi Natrun, e raggiungere Assiut e il Monastero della Vergine Maria, conosciuto come Monastero di Al-Muharraq. .

AFRICA/CONGO RD - Polemiche tra maggioranza e opposizione sulla responsabilità degli scontri

Kinshasa - Dopo le violenze dei giorni scorsi montano le polemiche interne e internazionali sulle responsabilità degli incidenti che hanno devastato Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo . La maggioranza presidenziale di Joseph Kabila accusa “Le Rassemblement”, il gruppo di partiti dell’opposizione che sostengono il candidato Étienne Tshisekedi che ha organizzato le manifestazioni di protesta, di aver dato vita “a un movimento insurrezionale” e di aver provocato gli scontri. Accusa rimandata al mittente dall’opposizione.Il governo di Kinshasa ha poi respinto le accuse del Presidente francese François Hollande di essere responsabile delle violenze, così come la stima di 50 vittime dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani. Le autorità congolesi rimangono ferme sulla cifra di 32 morti rivelata ieri , mentre l’opposizione afferma che le vittime sono un centinaio.Se la calma sembra essere tornata nella capitale, un nuovo fronte si è aperto sui funerali delle vittime. Il partito di Tshisekedi, l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale , ha annunciato per il 26 settembre una giornata di lutto nazionale con un corteo funebre alla cui testa si porrà Tshisekedi per accompagnare al cimitero le vittime.Nel frattempo dopo quella della Chiesa cattolica giunge la condanna delle violenze delle chiese protestanti. “I capi delle confessioni religiose condanno gli atti di violenza che addolorano le nostre famiglie e distruggono il tessuto economico e sociale del nostro Paese” afferma una dichiarazione di Mons. Marini Bodo, Presidente Nazionale della Chiesa di Cristo in Congo, un’unione alla quale aderiscono diverse confessioni protestanti presenti nel Paese.

ASIA/INDIA - Inchiesta sui massacri anticristiani in Orissa: ci fu pianificazione

Bhubaneswar – I massacri cristiani avvenuti in Orissa nel 2008 sono il risultato di una attenta pianificazione orchestrata da gruppi nazionalisti indù della rete “Sangh Parivar” al più alto livello. Masse analfabete di militanti sono state manipolate dalla propaganda e aizzate fino a uccidere. Grazie all’inchiesta realizzata dal giornalista indiano Anto Akkara, “si può riscrivere la storia Kandhamal”, il distretto dell’Orissa teatro dei pogrom anticristiani nel 2008. E oggi, “è una vergogna per la nazione e il sistema giudiziario che sette cristiani innocenti stanno languendo in prigione per un crimine che non hanno mai commesso” nota Akkara in una conferenza in cui è stato presentato il suo ultimo libro-inchiesta dal titolo: “Chi ha ucciso Swami Laxmanand?”. Il libro – che segue altri lavori come “Kandhamal: una macchia sulla laicità indiana” e “Kandhamal brama per la giustizia” – getta luce sul misterioso assassinio del leader induista Swami Laxmanand, di cui i cristiani furono accusati, e che rappresentò il pretesto per scatenare la violenza.In seguito all’omicidio dell’81enne leader, il 23 agosto 2008, nel distretto di Kandhamal, nello stato indiano di Orissa, le comunità cristiane subirono un attacco indiscriminato di massa. Circa 100 cristiani furono uccisi, 300 chiese e 6.000 case saccheggiate e 56.000 furono gli sfollati interni che cercarono riparo nei boschi per scampare alla feroce pulizia etnica.Dopo l’omicidio del leader, in seguito rivendicato da guerriglieri maoisti, sette cristiani furono arrestati e condannati all’ergastolo nel 2013 per omicidio “pur senza alcuna prova”, nota Akkara, denunciando una autentica “parodia della giustizia”. La Corte Suprema deve ancora fissare la data per l’appello, “ma il presunto complotto cristiano ai danni degli indù è del tutto privo di fondamento”, nota il giornalista.Questa la ricostruzione di Akkara: “Nel calcolo politico della rete estremista Sangh Parivar, dopo aver brutalizzato i cristiani di Kandhamal, la lobby cristiana internazionale avrebbe indotto Sonia Gandhi a licenziare il governo dell’Orissa, in cui il partito nazionalista Baratiya Janata Party era partner di coalizione. Ciò avrebbe spianato la strada per la vittoria dei gruppi nazionalisti indù e del Bjp alle elezioni del 2009, poi vinte invece dal Partito del Congresso”.Akkara nota la reticenza delle istituzioni ad affrontare l’argomento, dato che “la Commissione nazionale per i diritti umani non ha emesso nemmeno un comunicato stampa su Kandhamal in otto anni” e rileva che “sette cristiani innocenti in carcere sono una macchia sul sistema giudiziario del paese”, mentre “Kandhamal rimane una macchia sulla faccia dell’Orissa e sulla laicità indiana”.

ASIA/IRAQ - Il Patriarca Sako al Sinodo caldeo: la cultura digitale aggrava la nostra crisi spirituale

Erbil – La situazione pastorale, amministrativa e finanziaria della Chiesa caldea è piena di “ombre”, e tra esse c'è l'auto-ripiegamento sui propri interessi, che indica come “la crisi motivazionale e spirituale è stata aumentata al massimo, con la diffusione della cultura digitale”. E' una considerazione carica di implicazioni, e applicabile a tutti i contesti, quella espressa dal Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako nella relazione con cui ieri, giovedì 22 settembre, ha aperto i lavori dell'annuale Sinodo dei Vescovi caldei, in corso in questi giorni ad Ankawa, sobborgo a maggioranza cristiana di Erbil, la capitale della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Invece di esaltare aprioristicamente come positiva la rete digitale, il Patriarca ha notato come i social media siano diventati strumento privilegiato per alimentare soprattutto polemiche e accuse contro e dentro la Chiesa, secondo “agende” pilotate da cordate e gruppi di ineresse. Nel suo intervento, pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarca ha delineato le tante ombre ma anche le significative luci che segnano la condizione della Chiesa caldea nel tempo presente, caratterizzato dalla situazione di violenza, settarismo e instabilità politica che continua a affliggere da anni il popolo iracheno. Tra i fattori di crisi e disagio relativi alla dimensione pastorale, il Primate della Chiesa caldea ha accennato anche al caos provocato da preti e religiosi che negli ultimi anni lasciavano la propria diocesi o il proprio monastero senza il consenso dei superiori, emigrando all'estero - spesso portando con sé le proprie famiglie di provenienza – per approfittare di condizioni di vita più comode. Il perpetuarsi di questo fenomeno – ha sottolineato il Patriarca – manifesta anche l'inadeguata formazione ricevuta da queste persone. A tale proposito, il Patriarca ha auspicato che si moltiplichino le occasioni per fornire ai sacerdoti iracheni criteri di guida e discernimento spirituale, anche atraverso incontri e scambi di visite con sacerdoti e formatori che vivono e operano in altri Paesi. Riguardo all'aspetto finanziario, il Patriarca ha denunciato gli episodi di “corruzione finanziaria e amministrativa” che hanno coinvolto parrocchie e istituzioni ecclesiali. Sul fronte dell'aiuto ai rigufiati, il Patriarca ha rimarcato la differenza tra le parrocchie che hanno fatto “un lavoro enorme per aiutare tutte le famiglie sfollate, senza alcuna discriminazione”, e quelle che “non hanno prestato attenzione” a questo problema. .

AMERICA/PARAGUAY - I Vescovi denunciano la violenza sproporzionata contro i contadini

Asunción – "La Chiesa condanna qualsiasi tipo di atti che vadano contro la dignità dell’essere umano, qualunque sia la sua condizione sociale, ma in special modo quando si tratta dei settori più fragili della società, come le famiglie dei contadini”: così inizia il comunicato della Conferenza Episcopale del Paraguay inviato a Fides. La denuncia riguarda lo sgombero delle famiglie dei contadini dalla colonia di Guahory, nel distretto di Tembiaporá , dove risiedevano da lungo tempo, avvenuto il 15 settembre, che ha suscitato grande eco nel Paese per l’eccessivo uso della forza.I Vescovi proseguono: "si lamenta e si condanna l’intervento eccessivo e sproporzionato delle forze dell’ordine per distruggere le coltivazioni e le abitazioni dei contadini, in una terra la cui proprietà è contesa e la cui titolarità non sarebbe ancora accertata e provata in modo sufficiente”.Il comunicato presenta questa richiesta: "ancora una volta, si vede la necessità di affrontare seriamente, e con urgenza, una riforma agraria integrale, che permetta alle famiglie contadine di rimanere nelle loro terre". Infine ricorda “l'obbligo per le autorità di misurare le azioni e rispettare i diritti e la dignità di tutti, offrendo le garanzie necessarie ai più deboli".

AFRICA/SUDAN - Spese scolastiche insostenibili: le famiglie sudanesi costrette a lasciare a casa le figlie femmine

El Geneina - Studiare in Sudan sembra essere diventato inaccessibile per un numero sempre crescente di persone. L’impennata dei prezzi costringe i genitori a tenere le figlie femmine a casa. Le spese per divise, cartelle, libri, quaderni e penne continuano ad aumentare e le famiglie non sono in grado di sostenerle, soprattutto quelle con più figli in età scolare. A El Geneina, capitale del West Darfur, si aggiunge anche il problema degli edifici scolastici andati distrutti nei mesi passati a causa delle forti piogge. “Con l’improvviso aumento dei prezzi dei generi alimentari, molti genitori non possono permettersi di pagare gli studi. Inoltre ci sono problemi economici anche per la ricostruzione degli stessi istituti scolastici” si legge in una nota locale inviata all’Agenzia Fides.

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