Ultimas noticias de la agencia Fides

ASIA/INDIA - Praticare la misericordia nei mass-media

Mumbai - Praticare la misericordia anche nel lavoro con i mass-media: con questo spirito le Figlie di Maria Ausiliatrice a Mumbai hanno vissuto un seminario in cui hanno approfondito alcune tecniche e l’uso di alcuni software per computer e condiviso competenze nel campo della comunicazione . Queste non sono disgiunte dall'approccio fondamentale della misericordia che emerge dal Vangelo e che è la strada per ogni cristiano, hanno sottolineato i presenti. I relatori hanno ricordato, citando Papa Francesco, che "la misericordia è l’unica strada per una corretta comunicazione". Nel messaggio per la 50ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, celebrato a maggio, Papa Francesco parla di "incontro fecondo" tra comunicazione e misericordia, notando "il potere della misericordia di sanare le relazioni lacerate e di riportare la pace e l’armonia tra le famiglie e nelle comunità”.Il seminario di tre giorni si è concluso con un Festival dei media incentrato sul tema "Celebrare la misericordia di Dio", cui hanno partecipato molti giovani, all'insegna di canti preghiere, testimonianze. Suor Teresa Joseph, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che lavora nell'ufficio per l'ecumenismo della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia, ha presentato la figura di Madre Teresa di Calcutta, che sarà canonizzata il prossimo 4 settembre, nell'Anno giubilare, come esempio di persona che ha attinto alla misericordia e ha vissuto in pienezza la misericordia in ogni suo gesto e parola.

AFRICA/EGITTO - Il progetto di legge sulla costruzione della chiese al vaglio del Consiglio di Stato

Il Cairo – Il dipartimento del Consiglio di Stato egiziano incaricato di valutare l'attività legislativa ha iniziato la sua revisione del nuovo progetto di legge sulla costruzione delle chiese, la cui ultima versione è stata predisposta dal governo giovedì scorso, 25 agosto. Il lavoro di revisione del Consiglio di Stato – riferiscono i media egiziani – è iniziato sabato 27 agosto. Dopo aver passato il vaglio del Consiglio di Stato, il progetto di legge sarà sottoposto all'approvazione finale da parte del Parlamento egiziano. Il Sinodo sella Chiesa copta ortodossa aveva espresso il suo consenso alla proposta di legge soltanto mercoledì 24 agosto. Una adesione segnata da molte perplessità . All'interno delle comunità cristiane egiziane, molti rilievi critici vengono rivolti soprattutto all'articolo 5 del disegno di legge, dove si afferma che la costruzione delle nuove chiese viene autorizzata dai governatori “con il coordinamento delle autorità interessate”. Molti temono che tale espressione indefinita potrà permettere ad autorità locali e soprattutto alleforze di sicurezza di esercitare ancora veti sulla costruzione di nuovi edifici di culto cristiani, soprattutto nelle aree più segnate da conflitti settari. .

AMERICA/ARGENTINA - Aggredite in casa le Missionarie della Carità, profanato il tabernacolo

Mar del Plata - Le suore Missionarie della Carità residenti a Mar del Plata, sono state aggredite e picchiate nella loro casa. I criminali hanno anche profanato il tabernacolo della cappella e sono riusciti a rubare 50 pesos, tutto quello che avevano in contanti le religiose. Secondo la notizia diffusa dalla diocesi, il crimine è stato commesso la sera del 25 agosto, e le suore sono state intimidite e maltrattate, inoltre i malviventi hanno saccheggiato i pochi beni della casa. Le suore fondate da Madre Teresa di Calcutta si trovano a Mar del Plata da circa 20 anni e svolgono la propria attività assistendo i malati terminali di Aids e svolgendo un intenso lavoro di promozione umana e di assistenza in tutto il vasto quartiere dove si trova la loro casa.

AMERICA/BOLIVIA - I Vescovi: “Non possiamo cedere irresponsabilmente alla logica perversa della violenza”

Cochabamba – “Noi, Vescovi della Bolivia, alziamo la nostra voce di dolore,di indignazione e di denuncia per la spirale di violenza che inghiotte il nostro paese in questo periodo e ha già causato la morte di almeno tre fratelli boliviani, e numerosi feriti, tra cui poliziotti e lavoratori di cooperative minerarie. In nome di Dio, basta! Non possiamo cedere irresponsabilmente alla logica perversa della violenza”. E’ un brano del messaggio della Conferenza Episcopale Boliviana, intitolato “Perdona le nostre offese, come noi perdoniamo coloro che ci hanno offeso” , che ancora una volta condanna la violenza degli scontri tra i minatori, che contestano la riforma delle organizzazioni sindacali, e le forze di governo.“La morte di ogni essere umano è un grido che sale al cielo. A maggior ragione, quando la morte non è inevitabile, ma causata da scontri e violenze tra gli esseri umani” scrivono i Vescovi nel messaggio pervenuto a Fides. Rinnovando l’invito al dialogo, il testo mette in rilievo la grave responsabilità dell’amministrazione giudiziaria, che deve chiarire con trasparenza ed obiettività le morti e le aggressioni, identificando gli autori perché si assumano le conseguenze dei loro atti e non si nascondano nell’anonimato. “Eleviamo le nostre preghiere, ancora una volta, al Signore della Vita, per chiedereperdono per la morte e il dolore che è stato causato – concludono - e per chiedergli di illuminarci,per essere capaci di riconciliazione tra tutti, specialmente in questo Anno Giubilaredella Misericordia. ‘Rimetti a noi i nostri debiti’ Signore, aiutaci a perdonarein questo momento difficile”.

ASIA/IRAQ - Manovre politiche sul futuro della Piana di Ninive. Il Patriarca caldeo: non è saggio parlare ora di autodeterminazione

Baghdad – La futura sistemazione politica e amministrativa di Mosul e della Piana di Ninive, dopo l'eventuale liberazione di quelle aree ancora sotto il controllo dei jihadisti dell'auto-proclamato Stato Islamico , si configura al momento come una questione “ancora incerta”, e “non è saggio parlare di auto-determinazione” dopo che si sarà realizzato il rientro degli sfollati. Così pensa il Patriarca caldeo Louis Raphael I, che ha espresso le sue considerazioni in margine ad un incontro avuto giovedì scorso, 25 agosto, con il Generale statunitense Terry Wolff, vice-inviato speciale del Presidente Usa presso la coalizione militare internazionale anti-Daesh guidata dagli Stati Uniti. Durante l'incontro, a cui hanno preso parte anche alcuni responsabili dell'Ambasciata Usa in Iraq, il Primate della Chiesa caldea ha hanche ricordato che gli Stati Uniti hanno la “responsabilità morale di aiutare l'Iraq a uscire dalla grave situazione in cui si trova”. Le parole del Patriarca caldeo fanno seguito ad una serie di interventi ed esternazioni da parte di leader e militanti di forze politiche locali sul futuro politico e amministrativo dell'area attualmente ancora controllata dal Daesh. Negli ultimi giorni, anche rappresentanti di formazioni politiche guidate da attivisti cristiani. come il parlamentare nazionale Imad Youkhana, hanno chiesto che all'area di Ninive venga riconosciuta l'autonomia garantita anche dalla Costituzione irachena, permettendo alle componenti locali di gestire settori come quello della sicurezza. Già a fine luglio, il politico sunnita Atheel al Nujaifi, ex governatore della provincia di Ninive e leader del Partito politico al Hadba, aveva dichiarato che la provincia di Ninive, una volta liberata dal controllo dei jihadisti dell'auto proclamato Stato Islamico , dovrà essere trasformata in regione autonoma, articolata in province – da sei a otto – dotate anch'esse di un certo grado di autonomia amministrativa. Tali esternazioni erano rivolte anche ai cristiani che abitavano nei villaggi della Piana di Ninive, fuggiti in massa davanti alla conquista della regione da parte dei miliziani del Daesh. Esse riproponevano ancora una volta il progetto – ventilato da tempo – di una “provincia autonoma a maggioranza cristiana”, da istituire nella Piana di Ninive per riconoscere alle comunità cristiane locali un ruolo nel funzionamento delle istituzioni amministrative e nel campo della protezione e della sicurezza. Ma le parole di al Nujaifi confermano anche che le “promesse” rivolte ai cristiani stanno diventando argomento propagandistico di progetti di gestione politica dell'area che appaiono in concorrenza tra loro. In precedenza , il leader curdo Masud Barzani, Presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, in un incontro con politici cristiani svoltosi a Erbil, aveva prefigurato la creazione di una “provincia cristiana” nella Piana di Ninive, e la successiva indizione di un referendum per consentire agli abitanti di tale entità amministrativa autonoma di scegliere il proprio inquadramento politico sotto il governo di un Kurdistan iracheno indipendente, piuttosto che sotto il governo federale con sede a Baghdad. .

ASIA/MONGOLIA - Il Prefetto Apostolico: “Con il primo prete, la Chiesa in Mongolia è una madre che dà alla luce un figlio”

Ulaanbaatar – “Ringrazio il Signore che mi ha chiamato a servirlo attraverso il sacerdozio. Sono anche grato a tutte le persone che mi hanno aiutato a rispondere a questa chiamata. Spero che ci siano presto altre vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata tra i giovani della Mongolia": sono le parole pronunciate da padre Joseph Enkh, ancora emozionatissimo, durante la celebrazione di ordinazione sacerdotale tenutasi ieri, 28 agosto, a Ulaanbaatar . "E' stato un giorno indimenticabile nella storia della Chiesa cattolica in Mongolia", riferisce a Fides p. Prosper Mbumba, missionario congolese che opera nel paese asiatico, raccontando dell’atmosfera di grande gioia e di intensa preghiera vissuta dalla comunità locale. "L'ordinazione di padre Joseph Enkh ci rende più consapevoli della grazia di Dio che opera nella nostra giovane chiesa della Mongolia”, ha proseguito.Il Vescovo Wenceslao Padilla, Prefetto Apostolico nel paese, che ha seguito con costanza la crescita spirituale del giovane Joseph e della intera Chiesa in Mongolia, rinata 24 anni fa, dice a Fides: “Avere un primo giovane mongolo ordinato al sacerdozio è per la Chiesa locale come un parto: è una giovane madre che dà alla luce il primo figlio. Preghiamo e confidiamo che padre Joseph Enkh sia fedele alla sua vocazione, prenda la sua croce giorno dopo giorno e segua sempre Cristo, in ogni circostanza della sua vita”. Nella sua omelia, il Vescovo Wenceslao Padilla si è infatti soffermato sul brano evangelico scelto da p. Enkh per l'ordinazione: "Rinnega te stesso, prendi la tua croce ogni giorno e seguimi" . E ha ricordato che "il Signore ha reso possibile ciò che sembrava essere impossibile”, invitando l’assemblea “a continuare a confidare in Dio”. Oltre 40 i sacerdoti concelebranti, mentre più di 1.500 persone hanno partecipato allo storico evento, tra i quali funzionari, autorità civili e diplomatici. Presente anche l'abate Dambajav, del monastero buddista di Dashi Choi Lin, che ha rivolto parole di incoraggiamento al novello sacerdote, confermando che “i buddisti hanno buoni rapporti con i cattolici. Impariamo da loro, e loro imparano da noi. Siamo felici che uno di noi mongoli sia diventato un prete in questa chiesa”. Il leader buddista ha poi posto una stola di seta blu intorno al collo del sacerdote appena ordinato, che, nella tradizione buddista, simboleggia il cielo e significa dunque purezza, buona volontà, buon auspicio e compassione: il gesto è stato applaudito da tutti i partecipanti. Don Joseph ha celebrato oggi la sua prima Messa nella stessa Cattedrale di San Pietro e Paolo a Ulaanbaatar.

AMERICA/STATI UNITI - Le due suore uccise: donne piene di fede, al servizio dei poveri

Durant – Due religiose, suor Margaret Held, delle Suore della Carità di Nazareth , e suor Paula Merrill, delle Suore Scolastiche di San Francesco , sono state uccise a coltellate nella loro casa a Durant, in Mississippi, in una zona dove oltre il 40 per cento della popolazione vive sotto la soglia della povertà. Dalle prime indagini si ipotizza che siano state uccise da un rapinatore, poi fuggito con la loro auto ritrovata abbandonata poco lontano. La polizia ha effettuato un arresto. Le due religiose, entrambe statunitensi, di 68 anni, prestavano servizio come infermiere presso il Lexington Medical Clinic, centro sanitario che assiste gratuitamente le famiglie che non possono pagarsi le cure mediche. Il 25 agosto, non vedendole arrivare puntuali come sempre, i colleghi hanno avvisato la polizia, che nella loro abitazione ha rilevato segni di effrazione e trovato i loro corpi. Erano amate e benvolute da tutti, per la loro affabilità, la loro disponibilità e la loro premura in particolare i bisognosi.Suor Susan Gatz, presidente delle SCN, ha chiesto di "pregare in segno di gratitudine per le vite preziose di suor Paula e suor Margareth... che hanno servito i poveri così bene. Poiché siamo donne di Vangelo, pregate anche per gli autori del crimine". In un comunicato congiunto delle due congregazioni religiose, si chiede di “andare avanti insieme in questo momento, in modo orante, concentrandosi sulla vita di suor Paula Merrill e suor Margaret Held, due donne compassionevoli, piene di fede. Vogliamo ribadire le nostre convinzioni, come donne di fede, che noi apprezziamo la vita. Per anni le Suore della Carità di Nazareth e le Suore Scolastiche di San Francesco hanno lavorato per l'abolizione della pena di morte, pur cercando la giustizia e la verità”.Diverse celebrazioni in suffragio delle due religiose si sono svolte in luoghi diversi in questo fine settimana.

AFRICA/EGITTO - Il Sinodo copto ortodosso approva la legge sulla costruzione delle chiese. Ma rimangono dubbi e dissensi

Il Cairo – La proposta di legge sulla costruzione delle chiese in Egitto, allo studio da lungo tempo, ha ottenuto nei giorni scorsi un'adesione sofferta e piena di perplessità da parte del Sinodo della Chiesa copta ortodossa. Nel contempo, in seno alle comunità cristiane egiziane continuano a serpeggiare interrogativi e malumori, tanto che gruppi di giovani cristiani stanno mobilitandosi per una raccolta di firme per chiedere che il testo della proposta di legge sia respinto e riformulato prima della sua approvazione da parte del Parlamento, prevista nei prossimi giorni. A far problema sono emendamenti aggiunti al testo nel corso della lunga e laboriosa fase istruttoria, che finiscono per complicare il quadro di riferimento legislativo e lasciano la porta aperta alle manovre di chi, nelle situazioni locali, fosse eventualmente intenzionato a mantenere lo status quo e a rendere di fatto impossibile la costruzione di nuove chiese. “La situazione è ancora controversa” riferisce all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Guizeh “e l'approvazione del Parlamento non è scontata. La proposta di legge, dopo più di dieci bozze, appare piena di lacune, e entra troppo in dettagli tecnici, permettendo a chiunque di usare ancora pretesti per impedire la costruzione di nuove chiese. Ad esempio, in un articolo si dice che la larghezza dell'edificio di culto non può superare più di una volta e mezzo quella della strada adiacente più grande. Ma questa regola può andar bene nelle città, non certo nei villaggi, che magari hanno strade larghe un metro e mezzo. Anche sui necessari consensi richiesti da parte delle forze di sicurezza” aggiunge Anba Antonios “si dice che il Patriarcato copto ortodosso ha ricevuto rassicurazioni verbali che tale disposizione non verrà applicata in maniera rigida. Ma c'è chi non si fida delle di tali rassicurazioni. E anche molti musulmani stanno criticando la legge, e propongono semplicemente che le regole per la costruzione delle moschee vengano applicate anche alla costruzione dei luoghi di culto cristiani”. La nuova legislazione, nelle attese dei cristiani egiziani, avrebbe dovuto portare alla totale archiviazione delle cosiddette “10 regole” aggiunte nel 1934 alla legislazione ottomana dal Ministero dell'interno, che vietavano tra l'altro di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. In molti casi, l'applicazione rigida di quelle regole ha impedito di costruire chiese in città e paesi abitati dai cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell'Alto Egitto. .

ASIA/GIORDANIA - L'Arcivescovo Lahham ai cristiani giordani: alle elezioni votate chi ha parlato bene della Chiesa

Amman – In occasione delle prossime elezioni parlamentari, in programma il prossimo 20 settembre, i cristiani del Regno hascemita di Giordania sono chiamati a esercitare il loro diritto-dovere di voto in maniera consapevole, evitando ogni forma di compravendita del consenso elettorale, e operando con discernimento soprattutto nella scelta dei deputati da eleggere per i nove seggi riservati ai cristiani. Sono questi i contenuti principali del messaggio che l'Arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ha appena diffuso allo scopo di offrire ai pastori e ai fedeli criteri di orientamento nella selezione dei candidati ai sessanta seggi della prossima Assemblea parlamentare. “Riguardo all'ultimo punto” riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Lahham “ho suggerito a tutti di studiare con attenzione i curriculum dei candidati ai nove seggi riservati ai cristiani. E in particolare, se quei candidati hanno fatto parte anche della precedente assemblea parlamentare, sarà bene verificare la loro condotta politica durante il precendente mandato. e se hanno parlato e operato per il bene della Chiesa. Ovviamente, chi non lo ha fatto o ha addirittura parlato contro la Chiesa, non ha bisogno del nostro voto e non può chiedere appoggio tirando in ballo argomenti che hanno a che fare con la presenza cristiana in Giordania.”. .

ASIA/GIORDANIA - Il Vescovo Lahham ai cristiani giordani: alle elezioni votate chi ha parlato bene della Chiesa

Amman – In occasione delle prossime elezioni parlamentari, in programma il prossimo 20 settembre, i cristiani del Regno hascemita di Giordania sono chiamati a esercitare il loso diritto-dovere di voto in maniera consapevole, evitando ogni forma di compravendita del consenso elettorale, e operando con discernimento soprattutto nella scelta dei deputati da eleggere per i nove seggi riservati ai cristiani. Sono questi i contenuti principali del messaggio che il Vescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ha appena diffuso allo scopo di offrire ai pastori e ai fedeli criteri di orientamento nella selezione dei candidati ai sessanta seggi della prossima Assemblea parlamentare. “Riguardo all'ultimo punto” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Lahham “ho suggerito a tutti di studiare con attenzione i curriculum dei candidati ai nove seggi riservati ai cristiani. E in particolare, se quei candidati hanno fatto parte anche della precedente assemblea parlamentare, sarà bene verificare la loro condotta politica durante il precendente mandato. e se hanno parlato e operato per il bene della Chiesa. Ovviamente, chi non lo ha fatto o ha addirittura ha parlato contro la Chiesa, non ha bisogno del nostro voto e non può chiedere appoggio tirando in ballo argomenti che hanno a che fare con la presenza cristiana in Giordania.”. .

ASIA/PAKISTAN - Incursione violenta in un quartiere cristiano di Faisalabad

Faisalabad - Il quartiere cristiano "Khushal Town" a Faisalabad è stato attaccato nei giorni scorsi da una folla di musulmani che hanno causato il ferimento di alcuni cristiani, tra i quali donne, quattro giovani e un anziano. I cristiani si sono rinchiusi in casa per la paura. Tre giorni dopo l'accaduto, i cristiani locali hanno sporto denuncia alla polizia e al Comune. Come appreso da Fides, il motivo dell'assalto è stata una controversia nata dopo un banale incidente di strada, avvenuto il 19 agosto, tra un cristiano e un musulmano in motocicletta. Di qui il il litigio e il desiderio di vendetta. Dopo alcuni giorni, il tentativo di "punizione collettiva" sul quartiere cristiano, secondo uno schema che più volte si ripete in Pakistan e che in passato ha causato gravi danni a persone e proprietà. La polizia locale ha assicurato protezione e per ora non vi sono state ulteriori conseguenze negative a Faisalabad.

ASIA/INDIA - Pastore protestante malmenato da militanti indù

New Delhi - Un uomo di nome Sunny Tyagi, convertitosi al cristianesimo e divenuto Pastore protestante, è stato picchiato da una folla di radicali indù che hanno fatto irruzione in una casa privata dove si svolgeva un incontro di preghiera, nel distretto di Gonda, nello stato indiano di Uttar Pradesh. Lo riferisce a Fides Sajan K. George, Presidente del Consiglio Globale dei Cristiani Indiani . Il 26 agosto 2016, intorno alle 8, il Pastore Sunny Tyagi della Chiesa della Assemblea dei credenti stava guidando una liturgia in casa di un credente, quando improvvisamente dieci militanti radicali induisti hanno fatto irruzione nell'abitazione disturbando e interrompendo l'incontro, minacciando i fedeli e percuotendo il Pastore, gridando a una presunta opera di prosilitismo. "Il Pastore - spiega Sajan K. George - non era impegnato in nessuna attività criminale, e non stava facendo niente di incostituzionale: è stato malmenato senza alcun motivo e senza alcuna provocazione. E' un atto di violenza gratuita e una violazione della libertà religiosa garantita dalla Costituzione indiana. Il Consiglio Globale dei cristiani Indiani condanna fermamente l'accaduto e chiede alla Commissione nazionale per i diritti umani di indagare e di fare giustizia".

ASIA/INDIA - Pastore protestante malmenato da militanti

New Delhi - Un uomo di nome Sunny Tyagi, convertitosi al cristianesimo e divenuto Pastore protestante, è stato picchiato da una folla di radicali indù che hanno fatto irruzione in una casa privata dove si svolgeva un incontro di preghiera, nel distretto di Gonda, nello stato indiano di Uttar Pradesh. Lo riferisce a Fides Sajan K. George, Presidente del Consiglio Globale dei Cristiani Indiani . Il 26 agosto 2016, intorno alle 8, il Pastore Sunny Tyagi della Chiesa della Assemblea dei credenti stava guidando una liturgia in casa di un credente, quando improvvisamente dieci militanti radicali induisti hanno fatto irruzione nell'abitazione disturbando e interrompendo l'incontro, minacciando i fedeli e percuotendo il Pastore, gridando a una presunta opera di prosilitismo. "Il Pastore - spiega Sajan K. George - non era impegnato in nessuna attività criminale, e non stava facendo niente di incostituzionale: è stato malmenato senza alcun motivo e senza alcuna provocazione. E' un atto di violenza gratuita e una violazione della libertà religiosa garantita dalla Costituzione indiana. Il Consiglio Globale dei cristiani Indiani condanna fermamente l'accaduto e chiede alla Commissione nazionale per i diritti umani di indagare e di fare giustizia".

AFRICA/SUDAFRICA - I Gesuiti denunciano l’uso politico della polizia contro il Ministro delle Finanze

Johannesburg - “Il Jesuit Institute South Africa è seriamente preoccupato per quello che appare il continuo assillo da parte degli Hawks nei confronti del Ministro delle Finanze, Pravin Gordhan” afferma un comunicato pervenuto all’Agenzia Fides. Gli Hawks sono un reparto investigativo della polizia sudafricana, specializzato in crimini organizzati e reati finanziari. Gordhan è stato convocato dagli Hawks per essere interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul presunto abuso da parte sua di un’unità di intelligence del Ministero delle Finanze per raccogliere informazioni finanziarie su diversi politici, tra cui il Presidente Jacob Zuma.I Gesuiti, dopo aver ricordato che l’annuncio della convocazione del Ministro ha provocato una caduta del rating sudafricano , “con pesanti conseguenze specialmente per i più poveri”, affermano che quest’ultimo fatto “ha rafforzato l’impressione che gli Hawks siano usati come agenti politici dal Presidente Zuma e/o da persone a lui affiliate, nella lotta per avere accesso illimitato ai fondi statali, in particolare in relazione all’affare delle centrali nucleari e della South African Airways”.I Gesuiti ricordano inoltre che Zuma aveva licenziato il precedente Ministro delle Finanze, Nhlanha Nene , “con pesanti conseguenze sull’economia”. “Ancora una volta, il governo del Presidente Zuma dimostra una leadership autoreferenziale, che non si cura del bene comune. Si fermi ora, Signor Presidente, fermi questo racket e metta al primo posto l’economia del Paese in difficoltà, potrebbe essere l’ultima opportunità di dimostrare che lei è preoccupato del bene comune” conclude il comunicato.

AFRICA/ZIMBABWE - La polizia disperde una marcia di protesta poi autorizzata dalla Corte Suprema

Harare - La polizia ha disperso con l’uso di gas lacrimogeni i dimostranti che si apprestavano a partecipare oggi, 26 agosto, ad una marcia di protesta ad Harare, la capitale dello Zimbabwe. L’intervento della polizia è avvenuto prima della sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato legittima la marcia, promossa da 18 partiti politici e organizzazioni sociali. Tra i leader dell’opposizione c’è Morgan Tsvangirai, leader del Movement for Democratic Change . Circa i due terzi degli abitanti del Paese sono giovani, nati dopo il 1980. I giovani sono avvezzi all’uso degli smartphone e non hanno memoria della lotta di liberazione condotta dallo ZANU-PF, il partito del 92enne Mugabe, rimanendo in gran parte indifferenti alla retorica del “Padre della patria”, la cui politica degli ultimi 15 anni ha provocato un collasso economico e sociale.

ASIA/MONGOLIA - Con il primo prete nativo, “la Chiesa cattolica non è più straniera”

Ulaanbaatar - La Chiesa cattolica in Mongolia è pronta ad accogliere il suo primo sacerdote indigeno: Joseph Enkh sarà ordinato sacerdote da Sua Ecc. Mons. Wenceslao Padilla, CICM, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar, nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Ulaanbaatar, alle 10, 30 di domenica 28 agosto. Come appreso da Fides, il nuovo sacerdote ha scelto per la sua ordinazione il motto: «Rinnega te stesso, prendi la tua croce ogni giorno e seguimi” . “Più di 1.500 persone hanno confermato che parteciperanno alla celebrazione, che sarà un momento davvero speciale perla Chiesa cattolica in Mongolia e per la società tutta” dice a Fides p. Prosper Mbumba, CICM, missionario congolese nel paese asiatico. “La comunità cattolica in Mongolia, rinata nel 1992 e che oggi conta oltre mille battezzati, con il suo primo sacerdote autocotono avrà nuovo entusiasmo e svilupperà maggiore senso di appartenenza. La Chiesa, infatti, è stata a lungo vista come straniera, con una fede portata dai missionari. Ora questa idea potrà cambiare” spiega p. Mbumba Tra gli ospiti d'onore vi sono il Nunzio Apostolico nella Corea del Sud e in Mongolia, l’Arcivescovo Osvaldo Padilla, e Mons Lazzaro You, Vescovo di Daejeon, in Corea del Sud, diocesi in cui Joseph Enkh ha trascorso i suoi anni di formazione e studio in seminario. Don Joseph Enkh è stato ordinato diacono l’11 dicembre 2014 a Daejeon , dove ha ricevuto la sua formazione iniziale, ed è rientrato in Mongolia nel gennaio 2016. Da allora porta avanti la sua esperienza pastorale, servendo in diverse parrocchie della Mongolia, dove attualmente vi sono, nel complesso, circa 20 missionari e 50 suore di 12 congregazioni religiose, impegnati in sei parrocchie. La sera di lunedì 29 agosto Joseph Enkh celebrerà la sua prima messa nella stessa Cattedrale di San Pietro e Paolo a Ulaanbaatar.

OCEANIA/AUSTRALIA - Chiuderà il campo di prigionia dei rifugiati: soddisfazione della Chiesa

Sydney - Chiuderà il campo di detenzione di Manus Island , struttura gestita dal governo australiano, al centro di forti polemiche per il trattamento disumano riservato a migranti e clandestini che intendono raggiungere le coste australiane, provenienti perlopiù dai paesi asiatici limitrofi. La decisione, annunciata dal Primo Ministro di Papua Nuova Guinea, Peter O'Neill, e dal ministro australiano per l'Immigrazione, Peter Dutton, ha generato soddisfazione nella Chiesa cattolica australiana e nella società civile, che in passato più volte avevano criticato le condizioni di vita in quell'isola, immenso campo di detenzione. P. Maurizio Pettena, Direttore dell'Ufficio per i migranti nella Conferenza episcopale australiana, afferma in una nota inviata a Fides che “la Chiesa accoglie con favore la decisione di chiudere il centro, dove si trovano persone in detenzione da oltre tre anni". “Molti gruppi religiosi e comunità cattoliche in Australia sono pronti a offrire assistenza a quanti si trovano in condizioni di rifugiati. Esortiamo il governo a fare tutto il possibile per trovare rapidamente un insediamento per queste persone. Siamo preoccupati perchè quanti sono stati individuati come veri rifugiati potrebbero non trovare un paese che li accolga. La Chiesa cattolica si oppone a un campo di detenzione a tempo indeterminato e a risposte politiche che non rispettano la dignità delle persone bisognose di aiuto”. “E’ imperativo che la dignità della persona umana venga sempre al primo posto” prosegue. "I governi hanno la responsabilità di gestire i flussi migratori, ma l'attuale approccio del governo australiano sta diventando moralmente ripugnante e dovrebbe cambiare”. "In questo Anno della Misericordia, mentre molti migranti con i rifugiati cercano asilo in Australia, dobbiamo vivere una cultura dell'incontro, dell’accoglienza e dell’accettazione, a livello personale e comunitario” scrive il Vescovo Vincent Nguyen Van Long, OFM Conv, in un messaggio diffuso per la Giornata del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 28 agosto. Il Vescovo, delegato della Conferenza episcopale per la pastorale per i migranti e i rifugiati, ha richiamato l'esempio di Papa Francesco che ha visitato l'isola greca di Lesbo nel mese di aprile e “ha portato con lui 12 rifugiati siriani, musulmani, che avevano le loro case distrutte dalla guerra”. "In questa Giornata - ha detto - siamo invitati ad aprire il cuore alle sofferenze degli altri", all'insegna della “compassione, che letteralmente significa ‘soffrire con’ ed è il segno distintivo del cristianesimo”, tantopiù da riscoprire e “vivere nell'Anno giubilare della Misericordia".

AFRICA/CIAD - Nomina dell’Arcivescovo di N’Djaména

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 20 agosto 2016, ha nominato Arcivescovo dell’arcidiocesi di N’Djaména, in Ciad, Sua Ecc. Mons. Edmond Djitangar, finora Vescovo di Sarh.S.E. Mons. Edmond Djitangar è nato il 2 novembre 1952 in Bekoro . Dopo aver frequentato il Seminario minore St. Pierre di Sarh, ha completato gli studi di Filosofia e Teologia presso il Seminario maggiore di Nkolbison e Koumi . È stato ordinato sacerdote il 30 dicembre 1978. Ha conseguito la Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico . Ritornato in Ciad nel 1985, oltre al servizio pastorale in alcune parrocchie, ha svolto gli incarichi di docente di Sacra Scrittura, Direttore del Centro diocesano di Formazione per i Catechisti, Vicario Generale di Sarh. Eletto Vescovo della diocesi di Sarh l’11 ottobre 1991, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 2 febbraio 1992. Nell’ottobre del 2009 è stato Segretario Speciale alla II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.

AMERICA/COLOMBIA - I Vescovi: illustrare gli accordi, costruire una Colombia riconciliata ed in pace

Bogotà – “Accogliamo con speranza l’opportunità che si apre di mettere fine al conflitto armato che ha segnato la storia del paese per più di cinquant’anni”: così i Vescovi della Colombia si esprimono nel comunicato firmato dal Presidente della Conferenza Episcopale, Sua Ecc. Mons. Luis Castro Quiroga, Arcivescovo di Tunja, in occasione della conclusione dei colloqui di pace, svoltisi a Cuba.Nel testo, pervenuto a Fides, i Vescovi sottolineano la necessità di illustrare i contenuti degli accordi di pace, così che tutti giugano preparati alla consultazione referendaria del 2 ottobre. Leader politici, organizzazioni cittadine, responsabili dei media ed il popolo colombiano in generale, vengono invitati a promuovere “una riflessione serena, in un clima di dialogo e di rispetto, animata in ogni momento dall’impegno per la costruzione della pace, pensando sempre al bene del paese, al di là di interessi settoriali o particolari”. Rinnovando l’invito già rivolto al termine della loro 101 Assemblea generale, a partecipare al referendum esprimendo un voto “responsabile, informato e di coscienza”, i Vescovi chiamano tutti i cattolici ad “intensificare la preghiera per la pace nel nostro Paese ed a discernere, alla luce della Parola di Dio, il cammino che ci porta ad essere operatori di pace”. Invitano infine “tutti i fratelli e le sorelle di buona volontà”, a superare “ogni forma di violenza ed a lavorare uniti nella costruzione di una Colombia riconciliata ed in pace”.

AFRICA/UGANDA - “La violenza domestica è la principale sfida alla famiglia” dice l’Arcivescovo di Tororo

Kampala -“Abbiamo ogni forma di violenza domestica e nessuno è risparmiato: un bambino, uno studente, una madre, un padre” denuncia Sua Ecc. Emmanuel Obbo, Arcivescovo di Tororo in Uganda, in un’intervista a CANAA . Secondo Mons. Obbo la violenza domestica è la principale sfida alla famiglia nell’Arcidiocesi da lui guidata.Le forme di violenza domestica sono diverse: mariti che picchiano le mogli, ma in alcuni casi accade anche il contrario; violenze sui bambini, inclusi gli incesti, mentre “le ragazze- dice Mons. Obbo- non sono libere di vivere nella società”.La violenza familiare è cosi diffusa che, secondo l’Arcivescovo, è diventata “una forma di vita”, causata dalla mancata accettazione della propria situazione personale. “La gente- spiega Mons. Obbo- non è soddisfatta da come vive, vuole vedere dei miglioramenti ma non è capace di vederli in se stessa e diventa quindi frustrata”L’Arcidiocesi ha lanciato una campagna contro la violenza domestica, alla quale partecipano le famiglie che sono uscite da questa situazione, e che ora, con la loro testimonianza e il loro servizio, aiutano altre famiglie a superare le proprie divisioni.

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