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ASIA/PAKISTAN - Un docente cattolico: “In Pakistan c'è il fallimento del sistema educativo”

Faisalabad – “In Pakistan assistiamo al fallimento del sistema educativo. La morte di Sharon Masih, lo studente cristiano linciato dai compagni di classe nell'indifferenza degli insegnanti, lo mostra con chiarezza. C'è un clima di odio verso i non musulmani, l'ambiente delle scuole è deteriorato. Bambini e ragazzi cristiani e indù sono vittime degli studenti musulmani ma anche dei docenti”: è la forte denuncia consegnata all'Agenzia Fides da Anjum James Paul, professore cattolico pakistano e presidente della “Pakistan Minorities Teachers’ Association” . Anjum James Paul è stato compagno di scuola di Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico assassinato, e ne ha condiviso l'impegno per i diritti umani e per la promozione delle minoranze religiose nel paese. Oggi conduce una associazione che compie ricerche ed elabora studi e documenti, collaborando con il Ministero per l'istruzione del Pakistan.Anjum James Paul dice a Fides: “In 14 anni di ricerche, che abbiamo sempre sottoposto al governo, possiamo dire con certezza che l'intolleranza nelle scuole pubbliche è diffusa e l'omicidio di Sharon ne è un chiaro esempio. Ci sono pregiudizi e odio verso le minoranze religiose che vengono instillati attraverso i libri di testo adottati nelle scuole pubbliche, che promuovono disprezzo contro le altre religioni. Urge promuovere la convivenza e la tolleranza in tutte le scuole, a partire dai bambini più piccoli. Questo sistema educativo ha un forte impatto sulla formazione e sulle menti dei giovani, dunque sull’intera società. Lo abbiamo già segnalato nel nostro ‘Libro Bianco sull'istruzione’ edito dieci anni or sono”.Il presidente prosegue: “Negli anni scorsi vi sono stati alcuni passi avanti e cambiamenti positivi, ma non si è fatto abbastanza. C'è un quadro di discriminazione istituzionalizzata verso i non musulmani che è molto pericoloso. Urge tagliare le radici dell'estremismo e promuovere con maggiore attenzione e impegno una riforma globale dei curriculum scolastici. I riferimenti ideali sono: il famoso discorso del 1947 di Ali Jinnah, fondatore del Pakistan, sulla protezione e libertà della minoranze religiose; e anche la recente sentenza della Corte Suprema che il 19 giugno 2014 ha ordinato al governo pakistano di impegnarsi e di adottare misure concrete per la protezione e per la promozione delle minoranze religiose, garantendo diritti uguali per tutti i cittadini”.

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni a Nagasaki: Cristo non è solo un “guru” della vita morale

Nagasaki - I missionari che introdussero il Vangelo in Giappone non misero a repentaglio la propria vita “solo per annunciare Cristo come uno straordinario saggio o un guru della vita morale, o come promotore di benessere sociale”. Loro erano pronti a sacrificare la propria esistenza solo perché volevano far conoscere “il mistero di Gesù, Figlio di Dio, che offre la sua vita per riscattare l’uomo dalla sua solitudine esistenziale, dalla povertà del peccato e dalle schiavitù che lo umiliano”. Lo ha ricordato il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, durante l'omelia della messa da lui celebrata la sera di martedì 19 settembre nella Cattedrale di Nagasaki, nel terzo giorno della sua visita in terra giapponese. “Dopo decenni che il Vangelo è stato portato in Giappone” ha rilevato nell'omelia il Prefetto di Propaganda Fide “oggi vediamo un pericolo, ossia quello di «relativizzare» sia la missione della Chiesa nel portare il Vangelo, sia la stessa persona di Cristo. Per esempio, si preferisce parlare di Cristo come di un saggio che mostra una giusta regola di vita, o di una buona persona che aiutava i poveri e gli emarginati della società della sua epoca. Volendo vedere la figura di Cristo come un filantropo dell’umanità, si rischierebbe di percepire anche la missione della Chiesa come quella di una grande organizzazione umanitaria mondiale”. Le opere caritative e la diffusione degli insegnamenti morali – ha ricordato il porporato – sono manifestazioni imprescindibili della vocazione missionaria della Chiesa , ma non possono essere separate dalla loro sorgente. “Se riflettiamo sulla storia di oltre quattro secoli dall’arrivo di Francesco Saverio a Kagoshima – ha aggiunto il Prefetto del Dicastero missionario, facendo riferimento al primo approdo dell'annuncio evangelico in terra giapponese - comprendiamo che per questo grande missionario annunciare il nome di Gesù in Giappone, rispondeva al profondo desiderio di portare in questa terra l’annuncio dell’amore e della compassione di Dio, perché il popolo giapponese, pur nobile e colto, era privo della rivelazione di Dio”. Anche oggi – ha aggiunto il Cardinale Filoni - “Noi siamo allora chiamati ad una missione grande verso questa umanità povera, sofferente, distrutta dall’odio, dalle invidie, dagli aborti, dalle guerre più atroci, dalle violenze sui più poveri, dalla droga, dalla dipendenza mortale dal successo e dal denaro”. . Link correlati :L'omelia integrale del Card. Filoni a Nagasaki

AFRICA/SUDAN - I Vescovi: violenze, omicidi, torture e stupri di civili sono “crimini di guerra”

Juba – “Il nostro Paese non è in pace. La gente ha paura. La guerra civile, che abbiamo spesso descritto priva di alcuna giustificazione morale, continua”. Il dilagare di questa situazione ha spinto i Vescovi del Sud Sudan a pubblicare una Lettera pastorale pervenuta a Fides, nella quale lamentano l’attacco ai civili sia da parte del governo che dell’opposizione, e lanciano un allarme sulla dimensione etnica che il conflitto ha assunto . “Nonostante i nostri appelli rivolti a tutte le parti, fazioni e singoli individui per fermare la guerra, si continua ad uccidere, rapinare, saccheggiare, fare sfollare la gente, attaccare le chiese e distruggere proprietà in tutto il paese. In alcune città c’è la calma, ma l’assenza di armi da fuoco non significa che la pace sia arrivata. In altre città, i civili sono ‘prigionieri’ a causa dell’insicurezza nelle strade circostanti”, si legge nel documento. La gente non ha un posto sicuro dove mettersi al riparo dalle violenze: “Anche quando sono venuti a cercare riparo nelle nostre chiese o nei campi profughi delle Nazioni Unite hanno continuato a subire abusi da parte delle forze di sicurezza. Molti sono stati costretti a fuggire nei paesi limitrofi”, hanno dichiarato i Vescovi che, vedendo l’odio aumentare nel Paese, definiscono “crimine di guerra” ogni tipo di violenza, omicidio, tortura e stupro di civili. “La gente è stata ammassata nelle case alle quali poi è stato dato fuoco. I corpi delle vittime sono stati gettati in serbatoi infetti. C’è una totale mancanza di rispetto per la vita umana”. Inoltre l’Episcopato cattolico dichiara che intraprenderà un approccio “più dinamico” per andare avanti e che si continuerà nello sforzo e nell’impegno di restare in contatto con altre Chiese cristiane nel tentativo di trovare una pace duratura. “Attraverso il Piano d’azione per la Pace del nostro Consiglio delle Chiese del Sud Sudan – si legge nel comunicato giunto a Fides - intendiamo incontrarci di persona non solo con il Presidente, ma anche con i vice presidenti, i ministri, i parlamentari, i leader dell’opposizione e i politici, i funzionari militari di tutte le parti e chiunque altro riteniamo abbia il potere di cambiare il nostro Paese per il meglio. E’ nostra intenzione incontrarci non solo una volta, ma tutte le volte necessarie, per intraprendere una azione e non solo per dialogare”. Nello scorso mese di giugno, la Santa Sede ha annunciato l’iniziativa “Il Papa per il Sud Sudan” che ha promosso lo stanziamento di un fondo vaticano da utilizzare nel Paese africano per istruzione, sanità e agricoltura .

ASIA/COREA DEL SUD - Un impegno comune: appello di leader religiosi e politici per la pace in Corea

Seul – Firmare e applicare il cessate-il fuoco, negoziare un trattato di pace, stabilire un’era di riconciliazione duratura nella penisola Coreana: sono le richieste contenute in uno speciale appello di pace, firmato da 2.000 persone di diversa nazionalità, etnia e religione, riunite a Seul per il vertice della Alleanza Mondiale delle Religioni di Pace , conclusosi il 18 settembre. Al summit hanno partecipato più di 50 leader politici e capi di oltre 30 paesi del mondo, più di 680 leader religiosi di 120 paesi. L'Alleanza mira a rafforzare il network tra leader e comunità religiose nel mondo per contribuirei alla pace nel pianeta. Il testo dell’appello, inviato all’Agenzia Fides, afferma che “i leader religiosi devono unire le loro mani, riferendosi all’unico Creatore, per portare a termine tutte le guerre e lasciare la pace nel mondo come eredità alle generazioni future”. A tal fine si chiedono ai rappresentanti dell'ONU “i più grandi sforzi possibili per emanare un diritto internazionale che garantisca la cessazione di tutte le guerre e contribuisca alla pace nel mondo”. I firmatari, leader politici e religiosi, si impegnano a cooperare e incoraggiare le popolazioni, nei rispettivi paesi, “all'opera di raggiungere la pace nel mondo”. “La pace non si ottiene per lo sforzo individuale, ma grazie all’impegno comune e all'unità di tanti che lavorano insieme”. Alla cerimonia di chiusura del Summit, tenutasi al Parco Olimpico di Seul ieri, 18 settembre, erano presenti oltre 200.000 persone di diverse comunità religiose, che si sono a loro volta impegnate a diventare “messaggeri di pace”. Intanto nella penisola coreana si vive un clima di crescente tensione. Mentre il regime di Kim Jong-Un intende "accelerare" verso la sua trasformazione in potenza nucleare, gli Stati Uniti hanno dichiarato che “esiste anche l'opzione militare” e, in risposta ai lanci missilistici di Pyongyang, hanno compiuto una azione dimostrativa, simulando un bombardamento nei cieli della penisola coreana. Anche la Cina e la Russia hanno cominciato esercitazioni navali vicino alla Corea del Nord. In questa situazione, affermano i leader religiosi, “uno sforzo di pace è sempre più urgente”.

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni a Nagasaki: nella missione, il lavoro essenziale è compiuto dalla Grazia

Nagasaki – In Giappone è necessario “riprendere la missio per i non-cristiani”. C'è bisogno di sacerdoti, religiosi, religiose e laici “che mettano sotto gli occhi dei non-cristiani l’identità di Gesù attraverso la propria vita, avvicinando tutti con pazienza e amicizia”, e sperimentino sempre con gratitudine che in tale opera apostolica “il lavoro essenziale è compiuto della Grazia, cioè da Dio”. Così il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ha delineato le urgenze e i connotati sorgivi della missione a cui è chiamata la Chiesa nell'arcipelago nipponico, in questa fase della vita del Paese. Lo ha fatto nel discorso rivolto martedì 19 settembre a sacerdoti, religiosi, religiose, fedeli consacrati e laici dell'Arcidiocesi di Nagasaki, da lui incontrati nel terzo giorno della sua visita in terra giapponese. Nel suo intervento il Cardinale Filoni, citando San Paolo, ha iniziato ricordando che l'identità sui generis dei cristiani consiste nel loro essere “rivestiti di Cristo” mediante il battesimo, e appare imparagonabile rispetto alle identità che procedono dalle appartenenze sociali, etniche o di altro tipo. Anche in Giappone, come testimoniano le persecuzioni del passato, “il vivere questa identità di grazia divenne in pochi anni una sfida durissima, perché ciò non andava sempre in sintonia con una cultura che valorizza il concetto di 'uniformismo armonico' ”. Reazioni analoghe – ha notato il Prefetto di Propaganda Fide - ci furono anche “a Gerusalemme, come pure a Roma e in Grecia all’epoca degli Apostoli, e non soltanto nei primi secoli della Chiesa”, perché “la fede in Cristo è stata sempre considerata, in ogni società tradizionale, come una «rivoluzione»”. Ma l'opera apostolica non è mai stata arrestata o intimidita dalle opposizioni di chi percepisce il cristianesimo “come un elemento estraneo che minaccia l’armonia della società”. La missionarietà - ha rimarcato il porporato - “è una passione, è come un amore travolgente. Non si può controllare, essa prende e marca tutta la vita. Non c’è razionalità, che raffreddi e uccida l’ardore”. L'autentico dinamismo apostolico – ha suggerito nel suo intervento il Cardinale Filoni – abbraccia e valorizza sempre i tratti positivi di ogni cultura e di ogni tradizione umana: “penso” ha aggiunto il porporato, riferendosi alla situazione locale “alla serietà dell’impegno quando un giapponese intraprende un compito, alla fierezza di appartenenza come aspetto identitario, all’amore per la natura e al suo rispetto, alla nobiltà di alcuni valori morali tradizionali”. Ma tale atteggiamento di simpatia e valorizzazione per i tesori di saggezza dei singoli popoli non esaurisce di per sé l'ampiezza e la ricchezza dell'avventura missionaria a cui sono chiamati tutti i cristiani: Anche in Giappone – ha notato il Prefetto del Dicastero missionario – occorre “riprendere la missio per i non-cristiani”, che ha come paradigma intramontabile “il peregrinare di Gesù, iniziato in Galilea, proseguito nelle regioni di Tiro, Sidone e della Decapoli, terre pagane, e concluso in Giudea”. In tale auspicata ripresa missionaria nell'arcipelago giapponese – ha aggiunto il Cardinale Filoni - “le difficoltà presenti non spariranno magicamente nel prossimo futuro, vista l’accelerazione della secolarizzazione della società. Tuttavia, non bisogna rassegnarsi davanti all’immensità dei problemi. Perché il lavoro essenziale è compiuto della Grazia, cioè da Dio. Dio ama i giapponesi e conosce i problemi e le angosce di questo popolo”. .Link correlati :Discorso integrale del Card. Filoni a sacerdoti, religiosi e laici Nagasaki

AMERICA/GUATEMALA - Il popolo contro la corruzione, la Chiesa condanna chi promuove l’impunità

Città del Guatemala – Il Guatemala vive uno dei peggiori momenti della sua vita democratica: quasi tutte le istituzioni del paese si sono dichiarate contro il Congresso della Repubblica che ha annunciato la Riforma del Codice penale e ha rifiutato di togliere l'immunità parlamentare al Presidente Jimmy Morales pochi giorni dopo la sua convocazione, da parte dell'ufficio del Procuratore generale e della "Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala", per irregolarità e per finanziamenti illeciti durante la campagna elettorale che ha vinto e che lo ha portato alla Presidenza.La voce della Chiesa è una delle più sentite nell'opinione pubblica, e il documento della Conferenza Episcopale ha grande diffusione in queste ore. Fides lo riporta integralmente di seguito.“Dinanzi alla vergognosa riforma del Codice penale promossa dal Congresso della Repubblica il giorno 13 settembre, la Conferenza Episcopale del Guatemala esprime quanto segue:1.- Repulsione dinanzi a questo atto di arbitrarietà che promuove l'impunità e premia la corruzione.2.- Condanna questo come uno degli atti più oppressivi commessi dal Congresso della Repubblica che, purtroppo, rappresenta l'intero corpo dei legislatori del paese.3.- Indignazione per l'abuso dell'onorabilità del Congresso della Repubblica da parte di legislatori che, con le loro azioni, mettono il Congresso in una posizione indifendibile.4.- Chiamiamo i cittadini ad esprimere in modo più forte la loro riprovazione per questa indicibile violazione della legittimità a beneficio dei criminali".Il documento è firmato da Mons. Gonzalo de Villa sj, Vescovo di Sololá-Chimaltenango e Presidente della Conferenza Episcopale de Guatemala.Quasi tutti gli organismi sociali del paese hanno confermato la partecipazione allo sciopero nazionale del 20 settembre, contro la corruzione e contro le autorità che hanno creato questa crisi nazionale. Sindacati, studenti, operai, contadini, associazioni di commercianti, perfino le associazioni degli indigeni più rappresentative del paese saranno presenti per chiedere le dimissioni del Presidente Jimmy Morales e i membri corrotti del Congresso.Il Guatemala ha vissuto settimane di intenso confronto politico dopo il tentativo del Presidente Jimmy Morales di espellere Ivan Velázquez, capo della"Commissione Internazionale contro l'impunità in Guatemala" , un'organismo dell'ONU, dichiarandolo “persona non gradita”. La Corte costituzionale del Guatemala ha però sospeso la decisione del Presidente, dichiarando la sua azione “illegale”. La popolazione gualtemalteca ha visto nell'intervento della corte un passo avanti nella lotta contro la corruzione. Il Presidente Morales è sotto indagine per aver ricevuto finanziamenti illeciti. Per difendersi ha fatto leva sul nazionalismo e sulla minaccia dell'uso della forza per non non destabilizzare il paese e relegarlo nell'incertezza politica e democratica.

AMERICA/COLOMBIA - Problemi di salute per la suora missionaria rapita in Mali a febbraio

Bogotà – Secondo la Polizia nazionale colombiana, suor Gloria Cecilia Narvaez, la religiosa di nazionalità colombiana della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata sequestrata nel mese di febbraio a Karangasso, nel sud del Mali , si trova in uno stato di salute precario. Il generale Fernando Murillo, direttore dei "Grupos de Acción Unificada por la Libertad Personal" della Polizia nazionale, ha fatto alcune dichiarazioni alla radio colombiana RCN in cui afferma che la religiosa ha problemi di salute: "E’ viva ma la sua salute non va bene. Ha dei problemi ad una gamba e ad un rene".Il generale ha anche informato che si sta preparando una seconda missione del GAULA, che si recherà nel paese africano per raccogliere il maggior numero possibile di informazioni che possano contribuire alla liberazione della religiosa, sempre con l'aiuto degli organismi internazionali.Al momento del rapimento, don Edmond Dembele, Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali, aveva dichiarato a Fides: “I rapitori sono giunti la sera del 7 febbraio in moto in un luogo appartato un po’ lontano dal villaggio dove si trovava suor Cecilia con le sue consorelle. Hanno proseguito a piedi per non destare allarme ed hanno fatto irruzione nel centro missionario depredando il denaro e il materiale informatico che c’era. Dopo aver prelevato la suora sono fuggiti con l’ambulanza del centro medico, per andare a riprendere le moto con le quali si sono poi allontanati. L’ambulanza è stata lasciata sul posto insieme ai computer rubati” .

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni ai Seminaristi giapponesi: annunciare il Vangelo è un atto di grande carità

Fukuoka - L'annuncio del Vangelo “è un atto di grande carità per i fratelli che attendono una luce”. Esso promette a tutti di poter fare esperienza del “dono straordinario e generoso della grazia redentiva e della misericordia”, che è entrato nel mondo da quando Gesù ci ha rivelato che Dio “è un Padre generoso, anzi, prodigo nel concedere la sua Grazia gratuitamente”. Tale Mistero rivelato di gratuità rappresenta una “gioiosa novità” che non cade sotto i colpi di obiezioni di carattere culturale o religioso. E rappresenta anche la sorgente di ogni autentica vocazione sacerdotale, dando anche ai sacerdoti di domani la forza di perseverare in un mondo segnato dalla “cultura del provvisorio”. Sono questi i punti che il Cardinale Fernando Filoni ha posto all'attenzione dei seminaristi giapponesi del seminario di Fukuoka, nell'incontro avuto con loro la sera di lunedì 18 settembre. L'appuntamento coi seminaristi ha rappresentato un momento importante del programma della visita che il Cardinale Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli sta realizzando in Giappone. Nel suo intervento, il Porporato ha preso le mosse dall'obiezione che ha segnato anche in Giappone l'annuncio del Vangelo: “Anche nel famoso romanzo storico il Silenzio di Endo Shusaku, ora anche un noto film” ha ricordato il Cardinale Filoni” è scritto che i governanti di allora ponevano ai missionari sostanzialmente la stessa domanda: Perché ci portate una religione straniera e ci chiedete di credere nel vostro Dio? Anche noi abbiamo una cultura e una religione, che sono assai nobili e dignitose. Che cosa ha di più il cristianesimo che già non sia contenuto nella cultura confuciana o nella tradizione scinto-taoista-buddista?” . Il cuore della novità cristiana – ha suggerito il Prefetto di Propaganda Fide ai seminaristi giapponesi – è l'annuncio di una salvezza donata gratuitamente da Dio attraverso il mistero dell'incarnazione, morte e resurreazione di Cristo: “tutta l’umanità, incluso il Popolo giapponese – ha sottolineato il Cardinale Filoni - ha bisogno di questo dono straordinario e generoso della grazia redentiva e della misericordia. In altre parole, tutti hanno bisogno di quella salvezza che la legge del karma non può dare, ma che si trova solo in quel Dio che Gesù Cristo ci ha rivelato”. Ai futuri sacerdoti giapponesi, il porporato ha richiamato la grande missione di essere collaboratori di Dio nell’annuncio di questa gioiosa novità al vostro popolo”. Un compito da abbracciare affidandosi non a scaltre strategie umane, ma alla stessa Grazia che ha fatto fiorire in loro la vocazione al sacerdozio: “è vero – ha riconosciuto il Cardinale Filoni - che i sacerdoti, i religiosi, e voi come seminaristi del Giappone siete pochi in numero. Ma la forza del sale e della luce non viene dalla quantità, bensì dall’autenticità. Gli Apostoli erano appena una dozzina ma grazie allo zelo e alla potenza della grazia di Cristo hanno portato ovunque il messaggio di Cristo”.

ASIA/FILIPPINE - Marawi, liberato il vicario e ripresa la moschea: l'assedio alla stretta finale

Manila – “Siamo felicissimi per la liberazione di p. Chito. Ringraziamo il Signore e tutti coloro che, nel mondo, hanno pregato per la sua salvezza. Elogiamo gli sforzi del'esercito filippino che, in un’opera pericolosa e difficile, sta facendo di tutto per tutelare la vita degli ostaggi”: con queste parole, rilasciate all'Agenzia Fides, il Vescovo di Marawi, Edwin De La Pena, accoglie raggiante la notizia della liberazione del vicario della Prelatura apostolica di Marawi, p. Teresito Suganob , liberato nella notte tra sabato 16 e domenica 17 settembre, in compagnia di un altro degli ostaggi, grazie a un'azione dei militari impegnati nell'assedio di Marawi, città occupata il 23 maggio dai militanti del gruppo "Maute" che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico.Grande gioia è stata espressa dai Vescovi e dalle comunità cattoliche filippine, che hanno diffuso messaggi all’insegna dello slogan “Bentornato fra noi, p. Chito”. Soddisfazione è stata espressa anche dai leader e comunità islamiche sull’isola di Mindanao. Il prete è stato salvato dalle forze governative dopo che l'esercito ha ripreso la moschea di Bato, una delle roccaforti del gruppo Maute, nel centro della città. Come riferito da fonti militari, i terroristi, impegnati nello scontro a fuoco con alcuni soldati, hanno abbandonato gli ostaggi che sono riusciti a fuggire. L’esercito filippino sta serrando le fila per l'ultima fase dell'assedio e ha più volte invitato i jihadisti alla resa. Si calcola che i combattenti rimati nel centro di Marawi siano circa 80 , con circa 40 ostaggi. La battaglia che infuria da oltre tre mesi finora ha fatto 860 vittime: 660 militanti, 147 tra i militari e altri civili. La città appare sfigurata dalle guerra urbana, condotta anche con bombardamenti. Secondo le stime del governo, serviranno oltre 50 miliardi di dollari per ricostruire Marawi, città di circa 200.000 abitanti per larga maggioranza musulmani, attualmente tutti sfollati nelle aree circostanti.

ASIA/SIRIA - Assad ai giovani siro-ortodossi: i cristiani in Siria non sono ospiti, né “uccelli migratori”

Damasco – I cristiani in Siria “non sono ospiti né sono come 'uccelli migratori' ”. Essi “fanno parte dell'origine della Nazione, e senza di loro non c'è la Siria molteplice che conosciamo”. Così il Presidente siriano Bashar Assad si è espresso domenica 17 settembre, incontrandosi in una sala della Damascus Hall con un'ampia delegazione dei partecipanti al raduno annuale della gioventù organizzato dalla Chiesa siro ortodossa. Rispondendo alle domande postegli da alcuni dei giovani presenti, il leader siriano ha dato per fallito il tentativo degli “estremisti” di colpire i cristiani siriani per espellerli dal Paese, sostenendo che tale operazione faceva parte di un disegno più ampio, volto a “dividere la regione in Stati settari per giustificare l'esistenza dello Stato ebraico”. All'incontro con i giovani cristiani, il Presidente Assad era affiancato dal Patriarca siro ortodosso Mor Ignatius Aphrem II. Al raduno hanno preso parte anche tre vescovi e numerosi monaci e sacerdoti della Chiesa siro ortodossa. Negli ultimi tempi, Assad ha manifestato in diverse occasioni la propria vicinanza ad alti esponenti della Chiesa siro ortodossa, All'inizio di settembre, come riferito dall'Agenzia Fides , il Presidente siriano ha anche compiuto una visita alla sede temporanea del monastero siro ortodosso della Santa Croce, in via di costruzione, nella città di Saydnaya, accompagnato dalla moglie Asma e da altri famigliari. In quell'occasione, Assad e la moglie, accompagnati dal Patriarca Ignatius Aphrem, hanno incontrato anche i bambini e le bambine ospitati nella “Casa del piccolo angelo”, orfanotrofio sostenuto dalla Chiesa siro ortodossa, fermandosi a pranzo con loro e con i monaci e le monache del monastero.

AFRICA/TOGO - “Si torni alla Costituzione del 1992 per risolvere la crisi” affermano i Vescovi

Lomé - “Le riforme costituzionali rivestono un’importanza particolare, senza le quali è impossibile riportare la pace e la coesione sociale nel nostro Paese” scrivono i Vescovi del Togo nella lettera pastorale sulla situazione del Paese, scosso da forti proteste popolari che reclamano una limitazione del numero dei mandati presidenziali, in modo da permettere un’alternanza ai vertici dello Stato, guidato dal 2005 dal Presidente Faure Gnassingbé Eyadéma, figlio del generale Gnassingbé Eyadéma, che ha regnato per 38 anni fino alla sua morte .“La Conferenza Episcopale del Togo - continua il documento pervenuto all’Agenzia Fides - esprime viva inquietudine per la repressione delle manifestazioni oltre che per gli incitamenti all’odio etnico diffusi attraverso i social network”.I Vescovi condannano le violenze commesse dalle forze di sicurezza “sulle popolazioni di alcune località, dopo le manifestazioni del 6 e del 7 settembre, e l’uso eccessivo della forza contro i propri concittadini, in alcuni casi persino all’interno dei loro domicili”. La lettera pastorale richiama inoltre l’esercito a rimanere neutrale “evitando ogni intromissione nel dibattito politico, in conformità alla Costituzione”. Dopo aver esortato i responsabili politici, della maggioranza e dell’opposizione, e la cittadinanza a non cedere ai richiami della violenza, i Vescovi concludono invitando tutti a pregare per la pace.Commentando la lettera pastorale, Sua Ecc. Mons. Nicodème Anani Barrigah-Benissan, Vescovo di Atakpamé, che è stato Presidente della Commissione Verità, Giustizia e Riconciliazione, ha ricordato che la Commissione da lui presieduta, a febbraio 2012 aveva consegnato al Presidente Gnassingbé un rapporto di 68 raccomandazioni “per consolidare la democrazia e pacificare il clima sociale”, che non sono state però messe in pratica.“Noi Vescovi pensiamo che occorre avviare un dibattito sulle riforme in conformità alla Costituzione del 1992, per risolvere la situazione in modo poi di andare avanti” ha concluso.La Costituzione del 1992 era stata approvata a seguito di un’ondata di proteste che aveva costretto Gnassingbé Eyadema, il padre dell’attuale Presidente, ad avviare una stagione di democrazia multipartitica e a limitare a due il numero massimo di mandati presidenziali. Dieci anni dopo, il Parlamento ha eliminato il limite di mandati per consentire a Faure Gnassingbé Eyadéma di candidarsi nuovamente, dopo che aveva già superato i due mandati.

ASIA/PAKISTAN - Avvocato cristiano: “Sharon Masih ucciso per un bicchiere d’acqua, come Asia Bibi”

Lahore – “E’ stato chiamato con l’appellativo di ‘choora’, un dispregiativo che si usa per definire i cristiani pakistani, identificandoli con la casta degli ‘spazzini’ o degli ‘intoccabili’. Ed è stato pestato, fino alla morte, per aver attinto acqua da un contenitore da cui solo gli studenti musulmani potevano. Proprio per la discriminazione e il disprezzo, proprio perché ritenuto intoccabile. Il suo caso ricorda quello di Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia. Anche lei è stata accusata per un bicchiere d’acqua. I due casi sono tragici e sono una vergogna per il paese”: lo dice all’Agenzia Fides l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, riferendosi alla triste storia di Shron Masih, studente cristiano del Punjab ucciso dai suoi compagni di scuola musulmani il 30 agosto scorso . Il caso è giunto alla ribalta delle cronache ed è stato discusso anche nel Parlamento pakistano, esempio della discriminazione che viene alimentata fin dai banchi di scuola. L’avvocato Gill coinvolge anche l’insegnante che alla polizia ha dichiarato di “non aver visto il pestaggio in quanto impegnato a leggere il giornale”. Gill spiega: “Rana Surbland Khan, docente musulmano della classe, di ruolo nella Scuola superiore dove é avvenuto l’omicidio, ha avallato la violenza: infatti ha detto alla classe che gli studenti cristiani non avrebbero potuto bere acqua dal frigorifero presente nell’aula perché gli studenti musulmani si lamentavano”.Anche il padre di Sharoon Masih sostiene che l'incidente “è basato sul fanatismo religioso” e ha segnalato le responsabilità dell’'insegnante “per aver incitato alla violenza”. Poco dopo l'incidente, infatti, alcuni compagni di classe di Sharoon hanno riferito ai familiari che il ragazzo era stato picchiato “per aver attinto e bevuto acqua dallo stesso vaso utilizzato dagli altri studenti”.Sharoon Masih era l'unico studente cristiano della classe. I suoi familiari affermano che “i compagni di studio hanno cercato un pretesto per malmenarlo e gli insegnanti non hanno fatto nulla per fermare la violenza”.Il parlamentare cristiano Khalil George il 12 settembre ha parlato nel Parlamento pakistano del caso del linciaggio e ha proposto di intitolare a Sharon Masih la scuola in cui è avvenuto l’omicidio .

AFRICA/TOGO - “La nuova lebbra è l’AIDS che contagia anche tanti bambini”: il racconto di una missionaria

Kolowaré – “Assistiamo con più di 800 persone in terapia antiretrovirale di cui 50 sono bambini. L’AIDS, come la lebbra, crea discriminazione e spesso rifiuto della famiglia perché è considerata una malattia vergognosa. Sono soprattutto le donne ad essere abbandonate, quando gravemente ammalate”: lo racconta a Fides suor Antonietta Profumo, responsabile del Centro sanitario a Kolowarè, nel centro del Togo. La religiosa, che appartiene alla congregazione di Nostra Signora degli Apostoli , spiega: “Dio non ha creato i ponti, ci ha dato le mani. La saggezza africana mi ricorda che è molto importante quello che possiamo fare, che dobbiamo guardare la vita con cuore aperto, con senso di responsabilità facendo in ogni circostanza quello che è nelle nostre possibilità. Le nostre ‘mani’ sono guidate e sostenute dalla Provvidenza che arriva a noi per tante strade diverse ma sempre per aiutarci ad edificare qualcosa di bello e di buono. E’ quello che imparo ogni giorno qui a Kolowarè, nella vita animata, a volte convulsa del nostro Centro Sanitario”.Prosegue la suora: “Siamo una piccola comunità di tre suore sostenuta, accompagnata dai medici e dal personale che collabora generosamente con noi e che ci permette di accogliere, di curare e di accompagnare molti ammalati, soprattutto donne, bambini, handicappati. Le attività stabili e programmate vengono spesso scompaginate dall’imprevisto che è sempre alle porte e ci chiede creatività e disponibilità”. A Kolowaré, il Centro sanitario nacque negli anni 40 come lebbrosario per accogliere le persone affette da lebbra, curarle dare loro un alloggio e alimentazione e un pò di dignità. “Centinaia di lebbrosi sono stati ospiti da noi. Tanti sono morti. Oggi sono rimasti 46 anziani, fragili, quasi tutti con gravi handicap e spesso sono rigettati dalla famiglia. Dal 2009, ci occupiamo anche di ammalati di AIDS il cui numero aumenta ogni giorno. Abbiamo aperto un servizio per la prevenzione, la cura e l’accompagnamento di questi ammalati. E abbiamo un’attenzione particolare per le donne incinte positive al virus HIV per prevenire la trasmissione madre-bambino”, continua suor Antonietta. “La nostra attenzione da alcuni anni è rivolta ai bambini. Tanti di loro sono orfani di uno o due genitori e quelli che non lo sono hanno genitori sieropositivi. Questi bambini fragili, immunodepressi e quindi soggetti a tante infezioni, sono spesso trascurati e sempre un problema in più per la famiglia già povera. Con gli infermieri da tre anni, grazie all’aiuto di tante persone, il nostro Centro li accoglie e se ne prende cura. Inoltre, ogni mese diamo un kit alimentare per incoraggiare la famiglia a venire a prendere la terapia”, aggiunge la missionaria. “All’inizio dell’anno scolastico – spiega –doniamo il necessario per frequentare la scuola. Durante le vacanze natalizie, pasquali e estive, a turno di 15 giorni, questi bambini vengono al Centro per vivere insieme. Una buona alimentazione, una buona igiene e le medicine prese al momento giusto aiutano questi piccoli a ritrovare un poco della loro fragile salute. Un dottore li visita e facciamo a tutti analisi di laboratorio per un controllo. Questo metodo da noi assunto ha fatto che nel 2016 non abbiamo avuto nessun bambino deceduto”.“Noi suore, consapevoli del grande dono che è la nostra consacrazione al Signore, cerchiamo di passare le giornate facendo del bene e ogni giorno incontriamo diverse occasioni per essere di sostegno, di conforto, di aiuto a tanti poveri che non trovano soluzioni ai loro problemi”, conclude la religiosa.

EUROPA/POLONIA - Come interessare e coinvolgere i giovani nella missione

Częstochowa – “La calamita che attira i giovani verso un gruppo missionario è la possibilità di fare qualcosa di buono per un’altra persona, soprattutto per una persona della stessa età, nei paesi missionari. L'azione deve tuttavia essere accompagnata da un'adeguata preparazione spirituale”. Lo ha osservato padre Janusz Talik, Direttore diocesano delle Pontificie Opere Missionarie della diocesi polacca di Bielsko-Zywiec, che ha portato la sua testimonianza all’incontro dei Direttori diocesani delle POM della Polonia e dei rappresentanti degli istituti religiosi e degli organismi missionari polacchi, che ha riunito un centinaio di persone il 12 e 13 settembre presso il Seminario diocesano di Częstochowa.“Il tema dell'animazione missionaria e della formazione missionaria dei giovani in Polonia è stato l’argomento della riunione” comunica all’Agenzia Fides Mons. Tomasz Atlas, Direttore nazionale delle POM, che ha invitato i partecipanti ad impegnarsi in una ricerca comune dei modi per coinvolgere i giovani per le missioni. I due grandi eventi mondiali che si stanno preparando e che avranno per protagonisti i giovani, il Sinodo dei Vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si celebrerà nell’ottobre 2018, e la Giornata Mondiale della Gioventù, a Panama, nel gennaio 2019, hanno fatto da sfondo all’incontro. Il Presidente della Commissione episcopale per le Missioni, Sua Ecc. Mons. Jerzy Mazur, ha ricordato le iniziative prese per la gioventù, e ha sollevato diversi problemi, tra cui quello principale di come raggiungere i giovani con un messaggio missionario e di come animare, con spirito missionario, la pastorale degli universitari. Della formazione missionaria dei giovani in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù ha parlato padre Emil Parafiniuk, Direttore dell'Ufficio nazionale organizzativo della GMG, il quale ha sottolineato la necessità che la gioventù polacca si prepari alla GMG di Panama attraverso una formazione missionaria, perché andrà incontro ad una società in attesa del Vangelo. L’esperienza del Volontariato missionario della Pontificia Opera della Propagazione della Fede è stata illustrata da p. Maciej Bedziński, Segretario nazionale delle Pontificie Opere della Propagazione della fede e di San Pietro apostolo, mentre p. Dawid Stelmach, Direttore diocesano delle POM dell’arcidiocesi di Poznan, ha richiamato l’attenzione sull’efficacia della testimonianza diretta dei missionari e sulle immense possibilità offerte dagli incontri nelle scuole, per far aprire i giovani alla missione. Scandito dalla celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Mazur e dall’affidamento a Nostra Signora di Częstochowa dell’attività missionaria della Chiesa in Polonia da parte di Mons. Atlas, l’incontro ha visto anche la presentazione dei programmi annuali di attività delle quattro Pontificie Opere Missionarie e dei vari organismi missionari che fanno riferimento alla Commissione Episcopale per le missioni. Tra le conclusioni dei lavori di gruppo sulla formazione missionaria dei giovani, sottolinea Mons. Atlas, le più rilevanti sono state: incoraggiare i catechisti nella formazione missionaria, organizzando workshop per attrarre i giovani alle missioni attraverso una vivace esperienza personale e utilizzare i social media che coinvolgono più facilmente i giovani nel sostegno alle missioni. E’ stato anche proposto di creare un museo missionario interattivo.

AFRICA/BURUNDI - “Il dialogo inclusivo sola via per trovare la pace”: nuovo appello dei Vescovi per superare la crisi politica

Bujumbura - “Il dialogo inclusivo è la solo via per ritrovare la pace” affermano i Vescovi del Burundi nel loro messaggio pubblicato al termine della loro Assemblea Plenaria e letto in tutte le parrocchie del Paese durante le Messe di domenica 10 settembre.“Insistiamo ancora una volta sul fatto che il dialogo inclusivo deve essere privilegiato, per l’interesse superiore della nazione in vista di sbarrare la strada a tutti coloro che vogliono intraprendere la via della guerra” si legge nel documento giunto all’Agenzia Fides.“Invitiamo tutti coloro che sono coinvolti nella crisi a partecipare al dialogo sotto la mediazione di un facilitatore, ed esprimiamo la nostra inquietudine per il fatto che il dialogo fa fatica a concretizzarsi”.L’appello dei Vescovi giunge nel momento in cui non sembra avere sbocco la crisi politica burundese scoppiata nell’aprile 2015 a seguito dell’annuncio del Presidente Pierre Nkurunziza di ripresentarsi alle elezioni per un terzo mandato, in violazione della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha, che prevedono solo due mandati presidenziali. Dopo l’elezione di Nkurunziza, nel luglio 2015, le violenze e la repressione si sono accentuate, spingendo oltre 425.000 burundesi a rifugiarsi nei Paesi vicini. Già nel 2015 i Vescovi avevano chiesto un “dialogo inclusivo”, comprendente i leader dell’opposizione costretti all’esilio in modo da avviare una trattativa reale per superare la crisi. Finora invece il governo si è limitato a dialogare con forze che non sono del tutto rappresentative dell’intera realtà politica e sociale del Paese. Dall’aprile 2015 ad oggi la crisi ha provocato da 500 a 2.000 morti , oltre a centinaia di persone scomparse e altre torturate.Il 4 settembre gli esperti incaricati dall’ONU di investigare sulle violazioni dei diritti umani in Burundi hanno chiesto alla Corte Penale Internazionale di avviare un’inchiesta “il prima possibile” sugli abusi commessi da ufficiali e agenti delle forze di sicurezza burundesi, accusati di esecuzioni extragiudiziarie, detenzioni arbitrarie, torture e violenze sessuali.

ASIA/FILIPPINE - Crisi di Marawi: “Nel dolore non perdiamo la speranza”, dice il Vescovo

Roma – “La situazione a Marawi è sempre critica, ma nutriamo un senso di speranza che si concluda positivamente. Abbiamo notizie incoraggianti, sappiamo che i nostri ostaggi cattolici sono vivi e abbiamo garanzie dall’esercito che non saranno trattati come ‘danni collaterali’, ma si farà di tutto per salvarli. Anche il Presidente Duterte ha detto che non sarà bombardata la moschea, all’interno della quale si trovano i pochi ribelli rimasti e gli ostaggi. Le operazioni militari, informa l’esercito, sono chirurgiche. Noi continuiamo a pregare e sperare”: lo dichiara all’Agenzia Fides il Vescovo Edwin De La Pena, Vescovo della Prelatura territoriale di Marawi, sull’isola filippina di Mindanao, raccontando la situazione locale, mentre l’esercito filippino continua l’assedio a un piccola porzione di territorio nella città, occupata oltre tre mesi fa da militanti jihadisti proclamatisi fedeli allo Stato Islamico. Il Vescovo nota: “Anche in questa situazione di dolore e distruzione, con fede possiamo dire che il futuro di Marawi sarà sicuramente roseo, perché tutti insieme, musulmani e cristiani, con l’aiuto di tanti donatori internazionali, ricostruiremo la città e un tessuto sociale fatto di armonia interreligiosa e solidarietà”.Il Vescovo è tra i firmatari di una solenne dichiarazione titolata “Un grido di pace per Mindanao”, redatta a conclusione di un incontro promosso della Comunità di Sant’Egidio a Roma, alla presenza del Cardinale filippino Orlando Quevedo, Arcivescovo di Cotabato, e di Al Hajj Murad Ebrahim, presidente del "Moro Islamic Liberation Front", movimento islamico presente a Mindanao. Nel testo si denunciano “impotenza e indignazione” mentre nella città di Marawi “aumenta giornalmente il numero di morti dei combattenti e dei civili” e si segnalano tre sfide interconnesse alla pace a Mindanao: “Estremismo violento e terrorismo; le incertezze dell'attuazione del processo di pace politico; il ruolo cruciale dei leader religiosi e delle comunità nella ricostruzione e nello sviluppo di Marawi”.I leader cristiani e musulmani delle Filippine ribadiscono che “il conflitto di Marawi non è una guerra religiosa; è una guerra contro il terrorismo e l'estremismo violento” e ricordano “le molte storie di reciproca assistenza tra musulmani e cristiani”. Invitano poi a promuovere “l'inclusione dell'educazione alla pace a tutti i livelli nelle nostre scuole, madrase e comunità”, impegnandosi a “costruire una cultura della pace basata sull'integrità personale, sul rispetto dei diritti umani, sul dialogo interculturale, sulla cura dell'ambiente, sulla convivenza pacifica e sullo sradicamento della povertà”. Si fanno poi promotori del dialogo interreligioso, “come mezzo per comprendere e apprezzare altre culture e religioni e migliorare la cooperazione”. La dichiarazione si appella infine ai legislatori e al governo perché “si dia priorità all’approvazione della Bangsamoro Basic Law”, legge quadro che istituisce una nuova regione autonoma musulmana a Mindanao.

ASIA/GIAPPONE - Inizia domani la visita pastorale del Cardinale Filoni in Giappone

Tokyo – Domani, domenica 17 settembre, il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, giunge a Tokyo per iniziare una visita pastorale in Giappone, dove si tratterrà fino al 26 settembre. Il fitto programma prevede lunedì 18 la prima tappa a Fukuoka, dove visiterà il Seminario, pronuncerà un discorso e celebrerà la Messa. Il giorno seguente, a Nagasaki, l’incontro con sacerdoti, religiosi e fedeli e, dopo una visita ai luoghi più significativi della città, l’incontro con preseminaristi e aspiranti e, nel tardo pomeriggio, la Messa nella Cattedrale.Il 20 settembre, dopo l’incontro con i Vescovi della regione di Nagasaki, il Card. Filoni si trasferirà ad Hiroshima. Qui, dopo la visita al Memoriale della Pace e della bomba atomica, incontrerà sacerdoti, religiosi e fedeli, quindi celebrerà la Messa nella Cattedrale. Giovedì 21, ad Osaka, è previsto l’incontro con i Vescovi della regione, quindi con sacerdoti, religiosi e fedeli, ed infine la Messa in Cattedrale.Venerdì 22 settembre il Prefetto del Dicastero Missionario visiterà i luoghi del terremoto e dello tsunami a Sendai e celebrerà la Messa in Cattedrale. Sabato 23, a Tokyo, prununcerà un discorso e celebrerà la Messa. La mattina di domenica 24 è prevista la visita all’Università Sofia, mentre nel pomeriggio incontrerà sacerdoti, religiosi e fedeli, quindi celebrerà la Messa nella Cattedrale insieme ai Vescovi del Giappone. Lunedì 25 il Cardinale terrà una conferenza quindi si intratterrà in dialogo con i Vescovi e il giorno seguente partirà per rientrare a Roma. Interpellato dall’Agenzia Fides, il Vescovo Isao Kikuchi, missionario Verbita, alla guida della diocesi di Niigata e Presidente della Caritas, nota: “Siamo felici per la visita, è la prima volta che il Cardinale Filoni viene in Giappone. Speriamo la sua presenza sia un incoraggiamento per la nostra piccola comunità cattolica. Il Cardinale avrà modo di vedere e conoscere la realtà della Chiesa e della società giapponese. Visiterà diverse comunità e diocesi, pregherà per la pace a Hiroshima e Nagasaki, visiterà l’area colpita dallo tsunami, constatando l’impegno di assistenza e riabilitazione promosso dalla Caritas. Sarà molto importante, credo, l’incontro con i seminaristi, per confermarli e incoraggiarli nel loro cammino vocazionale”.Il Vescovo enumera le sfide principali che oggi vive la Chiesa nipponica: “Ci troviamo in una fase di invecchiamento: invecchia la società e anche il personale ecclesiale è piuttosto anziano, così a volte è difficile gestire le parrocchie; inoltre cresce la presenza di migranti di fede cattolica e la loro cura pastorale diventa un compito urgente e impegnativo; assistiamo poi al declino delle vocazioni, sia al sacerdozio che alla vita consacrata. Questo fenomeno ha radici sociologiche e antropologiche ed è specchio di quanto accade nella società nipponica dove la pratica religiosa ha sempre meno spazio nella vita frenetica delle persone”. “Speriamo che la visita del Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide ci aiuti a fare luce nel nostro cammino: la accogliamo come segno di benedizione e voce della volontà di Dio per noi”, conclude il Vescovo Isao Kikuchi.Secondo l’ultimo Annuario statistico della Chiesa, il Giappone ha una popolazione di 126.958.000 abitanti di cui 544.000 cattolici. Le circoscrizioni ecclesiastiche sono 16, con tre arcidiocesi metropolitane e 13 diocesi. Le parrocchie sono 870, i Vescovi 26, i sacerdoti diocesani 532, i sacerdoti religiosi 914, i diaconi permanenti 26, i religiosi 190, le suore 5.334, i catechisti 1.645, i seminaristi minori 40, i seminaristi maggiori 87.

AMERICA/BRASILE - Richiesto l’intervento dell’ONU per la violenza contro i difensori dei diritti umani

Parà – Nel 2016 la Commissione per la Pastorale della Terra ha registrato l’assassinio di 66 persone tra leader e difensori dei diritti umani, il numero più alto negli ultimi 32 anni. Per questo motivo il Comitato brasiliano dei difensori dei diritti umani ha chiesto l’intervento dell’Organizzazione delle Nazione Uniti e dell’Organizzazione degli Stati Americani attraverso una lettera di denuncia.Nel documento, che precisa la violenza subita da queste persone, il Comitato sollecita le organizzazioni internazionali a chiedere informazioni allo Stato brasiliano sulla protezione dei difensori dei diritti umani nel paese. Solo a partire dall'agosto 2017, 59 di loro sono stati uccisi in Brasile. Questa richiesta è stata annunciata il 13 settembre, durante l'incontro "Frontiere di lotta", Seminario nazionale sulla protezione dei difensori dei diritti umani promosso dal CBDDDH a Brasilia. Il coordinatore nazionale della CPT, padre Paulo Cesar, uno dei coordinatori del seminario, vede con grande preoccupazione l'attuale scenario e attribuisce l'aumento della violenza all'assenza dello Stato brasiliano, causata dalla riduzione del bilancio e dallo smantellamento delle politiche pubbliche che potrebbero ammorbidire i conflitti. "Lo Stato brasiliano non ha risposte ed è perfino diventato un promotore di ingiustizie" ha detto nella nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale del Brasile.Padre Paulo Cesar cita ad esempio la riduzione del bilancio dell'Istituto Nazionale di Colonizzazione e della Riforma Agraria . Una conseguenza di questo è la mancanza della distribuzione dei titoli di proprietà della terre dei Quilombolas.Quest'anno il 78% degli omicidi si è verificato nell'Amazzonia. La relazione della CBDDDH mette in evidenza i casi considerati emblematici: i massacri di Pau D'Arco a Pará nel mese di maggio, quando dieci lavoratori rurali morirono; e quello di Colniza, nel Mato Grosso, dove nove contadini e agricoltori sono stati uccisi in aprile ; oppure l'attacco contro gli indigeni della etnia Gamela, sempre in aprile, a Maranhão, che ha causato 22 feriti; lo stato di Rondônia, anche se non ha registrato tali attacchi quest'anno, è stato quello che ha accumulato il maggior numero di difensori uccisi nel 2015 e nel 2016.Nel documento inviato all'ONU, la Commissione chiede una visita ufficiale dai membri di questo organismo per verificare la situazione dei difensori dei diritti umani in Brasile, in particolare nel Pará, data l'aspettativa di proseguire le indagini sul massacro di Pau D'arco e le tensioni che permangono sul posto.Il seminario "Frontiere di Lotta", alla sua terza edizione, si è concluso ieri, venerdì 15. Le decine di partecipanti si sono concentrati sullo sviluppo di strategie d'azione congiunte per garantire la protezione dei difensori e garantire i diritti umani nel paese.

NEWS ANALYSIS / OMNIS TERRA - India, nove anni dopo le violenze anti-cristiane, dov’è la giustizia?

I fedeli nello stato di Orissa ricordano i massacri del 2008 e celebrano i loro martiri. Ma le istituzioni pubbliche e la magistratura sono latitanti: c’è ancora impunità per i colpevoli e scarsi risarcimenti alle vittime. La sfida dell’estremismo di marca induista che attraversa la nazione è uno dei temi presenti nel dibattito politico e sociale che in India tocca da vicino la vita delle minoranze religiose, soprattutto musulmani e cristiani. Gruppi radicali, fiancheggiatori del partito al governo, il Baratiya Janata Party del Premier Narendra Modi, continuano a promuovere violenza,a diffondere odio e intolleranza, secondo l’ideologia dell’ “hindutva” che vorrebbe una nazione solo per cittadini di religione indù. In tale quadro torna prepotentemente alla ribalta la situazione e le ferite della popolazione cristiana nello stato di Orissa , nell’India orientale, teatro di una delle ondate di violenza religiosa più imponenti della storia nazionale: i massacri anticristiani del 2008.La popolazione locale mantiene vivo il ricordo e, da qualche anno, il 26 agosto osserva la ‘Giornata dei Martiri’. Anche nel 2017, migliaia di persone si sono riversate nel distretto di Kandhamal per commemorare questo cruento episodio di violenza anti-cristiana che si è abbattuta sull’India moderna Link correlati :Continua a leggere la news analysis su Omnis Terra

ASIA/BANGLADESH - La Caritas si mobilita per i rifugiati Rohingya, “totalmente dipendenti dall’assistenza”

Dacca – La Caritas in Bangladesh si è mobilitata per offrire assistenza umanitaria a 14.000 famiglie di rifugiati Rohingya, giunti dal Myanmar per la crisi in corso nello stato di Rakhine. Lo racconta a Fides Francio Atul Sarker, laico cattolico, Direttore esecutivo della Caritas Bangladesh. “I rifugiati Rohingya – nota Sirkar – attualmente sono circa 400.000 e, se il flusso degli arrivi continua, è probabile che la cifra possa arrivare a 500.000 entro la fine di questo mese. Abbiamo messo in campo un primo intervento di emergenza, e ne stiamo un programmando un secondo. La rete di Caritas Internationalis ci sta sostenendo: ad esempio la Caritas della Spagna ha contribuito con un contributo di 100mila euro, che ci ha permesso di fornire alle famiglie un pacchetto alimentare costituito da riso, legumi, olio, sale, zucchero e acqua. Inolte diamo ai rifugiati una piccola somma di denaro che consentirà loro di acquistare altri beni per soddisfare le loro necessità di base”.“Un notevole numero di profughi – prosegue il Direttore Sarker – si trova nella città di confine Cox's Bazar. Hanno costruito rifugi temporanei o vivono a cielo aperto. Per sostentarsi sono totalmente dipendenti dall’assistenza umanitaria. L’acqua potabile scarseggia e anche la situazione sanitaria non è delle migliori. Più di 200.000 bambini Rohingya sono a rischio di epidemie e hanno bisogno di un aiuto urgente. Va notato che, come ha confermato l’Unicef, il 60% degli sfollati è costituito da bambini”.I bisogni immediati, rileva la Caritas Bangladesh sono cibo, acqua, cibo, servizi sanitari, rifugi, medicinali, misure per la protezione dei minori. Arrivati in Bangladesh nell’ultimo decennio, quasi mezzo milione di musulmani di etnia Rohingya vivono in due insediamenti registrati e il governo bengalese ha intenzione di organizzare un nuovo campo a Tyingkhali, per ospitare i profuhi arrivati nelle ultime settimane. Alcune Ong locali stanno fornendo assistenza ma le iniziative in corso sono frammentate. La Caritas Bangladesh, ottenuti i permessi dell’Ufficio governativo per le Ong, ha pianificato la distribuzione di prodotti alimentari e non alimentari distribuendo alle famiglie alimenti e kit sanitari.

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