Latest News from Fides News Agency

Subscribe to Latest News from Fides News Agency feed
Le notizie dell'Agenzia Fides
Updated: 2 hours 25 min ago

AFRICA/NIGERIA - Anche due sacerdoti tra le vittime dei massacri nel centro della Nigeria

6 hours 59 min ago
Abuja - Due sacerdoti insieme ad almeno 19 parrocchiani sono stati uccisi nella parrocchia di Sant’Ignazio di Ukpor-Mbalom nel villaggio di Mbalom, nella Gwer East Local Government Area nello Stato di Benue, che fa parte della cosiddetta Cintura di Mezzo , la parte centrale della Nigeria che divide il Nord a preponderanza musulmana, dal sud in gran parte abitato da cristiani.Il massacro è avvenuto all’alba del 24 aprile. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti l’attacco è avvenuto durante la messa quotidiana delle 5:30 del mattino, molto frequentata dai parrocchiani. La funzione erano appena iniziate e i fedeli stavano ancora entrando in chiesa, dopo la quale si sarebbe svolta una cerimonia funebre, quando sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco da un gruppo armato, entrato all’improvviso nel luogo di culto. La gente è stata presa dal panico ed ha cercato di fuggire. Ma 19 persone, tra cui don Joseph Gor e don Felix Tyolaha, che stavano celebrando la messa sono stati uccisi a sangue freddo. Si contano molte persone ferite. Dopo aver attaccato la chiesa, i banditi sono entrati nel villaggio e hanno razziato e raso al suolo più di 60 tra case e fienili. Gli abitanti di sono fuggiti verso i villaggi vicini, sperando di trovare un rifugio sicuro.“Confermiamo la morte di Don Joseph Gor e don Felix Tyolaha uccisi nell'attacco mortale da parte di pastori / jihadisti nel villaggio di Mbalom, nella parrocchia di Sant'Ignazio Ukpor-Mbalom” afferma un comunicato firmato da don Moses Iorapuu, Direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Makurdi. Don Iorapuu afferma che anche in altri villaggi dell’area sono stati commessi dei massacri ma “la polizia sembra non sapere nulla degli attacchi che si sono verificati in altri villaggi dello stato di Benue”.La stampa nigeriana riferisce che almeno altre 35 persone sono state uccise in un attacco commesso sempre il 24 aprile nel villaggio di Tse Umenger, nel Mbadwem Council Ward of Guma LGA, nello Stato di Benue. Secondo testimonianze locali il massacro è stato commesso da almeno 50 pastori armati che intorno alle 7 del mattino hanno assalito il villaggio mettendolo a ferro e fuoco.Questi ultimi massacri nei villaggi dello Stato di Benue hanno fatto crescere la tensione nella capitale, Makurdi, dove diversi giovani sono scesi in strada dando fuoco a pneumatici.

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Ucciso un sacerdote in una rapina stradale

7 hours 56 min ago
Abidjan - Ucciso in una rapina di strada un sacerdote cattolico il 23 aprile in Costa d’Avorio. Si tratta di un don Bernardin Brou Aka Daniel, vicario della parrocchia del Sacro Cuore di Koun-Abronso nella diocesi di Abengourou, nell’est del Paese.Secondo informazioni pervenute all’Agenzia Fides, la sera del 23 aprile, don Bernardin stava rientrando nella sua parrocchia sulla strada Agnibilekro – Koun-Fao dopo aver partecipato ad alcuni incontri a Abengourou. Sulla stessa vettura viaggiava con lui un missionario, p. Théophile Ahi. Intorno alla 20 locali, nella località di Nianda, poco dopo il villaggio di Apprompronou , la vettura dei due sacerdoti è stata costretta a rallentare a causa di un camion piazzato in mezzo alla strada. Don Bernardin, che era alla guida, mentre cercava di superare l’ostacolo, è stato colpiti da colpi di arma da fuoco esplosi da alcuni uomini armati apparsi all’improvviso. Ferito, il sacerdote è costretto a fermasi. I banditi chiedono ai due sacerdoti del denaro. Don Bernardin risponde che non hanno grandi somme di contante con loro. Senza alcun preavviso i banditi sparano a bruciapelo sul vicario colpendolo all’addome.I malviventi non fanno in tempo a proseguire l’azione perché costretti alla fuga dall’arrivo di un altro veicolo. Don Bernardin pur perdendo molto sangue riesce a rimettersi alla guida fino a giungere alla città di Agnibilékrou, per essere ricoverato all'ospedale locale, dove nonostante gli sforzi dei medici, muore a causa delle ferite riportare.Don Bernardin Brou Aka Daniel è nato nel dicembre 1976, ed è stato ordinato sacerdote nel 2013. Ha prestato servizio nella parrocchia di d’Appouessou a Saint-Joseph d’Amelékia, poi in quella di Santa Teresa del Bambin Gesù d’Apprompronou, prima di venire trasferito alla parrocchia del Sacro Cuore di Koun-Abronso.

AFRICA - La Chiesa africana e la sfida della sicurezza dei suoi pastori

7 hours 56 min ago
Kara – L’attività pastorale della Chiesa è sempre più minata in Africa dalla mancanza di sicurezza. Dalla Costa d’Avorio alla Nigeria, al Congo Kinshasa, ecc. i sacerdoti vengono assassinati da bande armate . “Si tratta di un fenomeno che sta diventando sempre più ricorrente e inquietante. Una realtà drammatica che sfida e invita ad agire sia a livello ecclesiale che governativo”, ha commentato a Fides padre Donald Zagore, sacerdote della Società Missioni Africane in Togo. “È necessario un dialogo serio e costruttivo tra i dirigenti della Chiesa e i governi per prendere le misure necessarie per proteggere gli operatori pastorali nell’esercizio della loro missione” ha aggiunto il missionario. Parlando dell’attività missionaria p. Donald dice: “una cosa è certa, la Chiesa non rinuncerà mai alla sua attività missionaria, anche a costo della vita dei suoi pastori, poiché come dice il suo Maestro Gesù Cristo: ‘Non c'è amore più grande che dare la vita per coloro che amiamo’ . Ecco perché ‘il buon pastore dà la vita per le sue pecore’ . Tuttavia, la chiesa deve anche lavorare in ambienti sani e sereni per essere più fattiva.”“Spetta ai governi politici dei nostri paesi africani lavorare seriamente per garantire che la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, culturale o religiosa, sia una realtà effettiva. Viviamo in un'Africa che ha davvero bisogno di risolvere la sfida della sicurezza”, continua Zagore.“La riduzione dei conflitti armati, il disarmo delle milizie, l’effettiva attuazione di programmi per l’integrazione sociale delle milizie armate, la riduzione della disoccupazione, l’istituzione di un sistema educativo e scolastico che sono fonte di un futuro migliore per i nostri giovani, rimangono sfide importanti da superare per vincere la lotta per la sicurezza nel nostro continente.La Chiesa d’Africa non deve rimanere ai margini ma deve essere sempre più visibile e percettibile. Per questo rimane inevitabile una collaborazione efficace con i governi dei nostri diversi paesi”, conclude p. Donald.

ASIA/PAKISTAN - L'Arcivescovo Shaw: "Ci uniamo alla preghiera e al digiuno con Asia Bibi"

8 hours 28 min ago
Lahore - "La nostra speranza e il nostro cuore è con lei: il 27 aprile ci uniremo alla speciale giornata di preghiera e digiuno con Asia Bibi, invocando Dio per la sua libertà e la pace": lo dice all'Agenzia Fides l'Arcivescovo di Lahore Sebastian Shaw, accogliendo l'appello che la cristiana condannata a morte per blasfemia e rinchiusa nel carcere di Multan ha diffuso ieri tramite i suoi familiari.Come riferisce all'Agenzia Fides Joseph Nadeem, responsabile della “Renaissance Education Foundation” di Lahore, tutore della famiglia di Asia, la donna ha invitato i cristiani e gli uomini e le donne di buona volontà, in tutto il mondo, a vivere con lei il prossimo venerdì 27 aprile una speciale giornata di preghiera e digiuno.Con i familiari che l'hanno visitata nei giorni scorsi, Asia si è mostrata commossa quando ha saputo del recente annuncio del presidente della Corte suprema del Pakistan, Saqib Nisar: il magistrato ha dichiarato che si occuperà personalmente del caso e stabilirà ben presto la data dell’udienza davanti al massimo organo giudiziario del paese. Il Vescovo Khadim Bhutto, Presidente del "Consiglio episcopale del Pakistan", parlando a Fides, ha dichiarato: "Apprezzo la decisione del Presidente della Corte suprema. E' un passo necessario. La povera donna soffre da molto tempo". Ha poi affermato:" Il giudice dovrebbe anche considerare gli altri casi di molte persone innocenti in carcere da lungo tempo, che chiedono giustizia ".Il Consiglio episcopale del Pakistan è un consiglio di oltre 40 vescovi di varie denominazioni protestanti come pentecostali, evangelici, avventisti, metodisti e altre confessioni, che opera in comunione e collaborazione con la Chiesa cattolica per costruire l'unità tra i cristiani in Pakistan. Il Vescovo Khadim Bhutto nota che il giudice Sadiq "sta lavorando duramente per rendere giustizia alla popolazione del Pakistan".La scorsa settimana, in un incontro con l'avvocato di Asia Bibi, Saiful Malook, il Presidente della Corte Suprema del Pakistan, ha assicurato che a breve convocherà l'udienza per Asia Bibi. E ha ordinato di ripristinare le misure di sicurezza e protezione, in precedenza revocate, per Saiful Malook, che si occupa anche di altri quattro casi di blasfemia. Asia Bibi è in carcere dal 2009, accusata falsamente di blasfemia da donne musulmane e da un imam, in seguito a un litigio. A novembre 2010 il tribunale di primo grado l'ha condannata a morte e quattro anni dopo il verdetto è stato confermata dall'Alta Corte di Lahore. Il caso è davanti alla Corte Suprema. Nel corso de la vicenda molti sono stati i rinvii, anche dettati dalla paura di deliberare su un caso così sensibile, date le minacce e le pressioni dei gruppi islamici radicali. Sabir Michael, attivista cattolico e promotore dei diritti umani, commenta a Fides: "Il ritardo nella giustizia è la morte della giustizia. Lo stato di diritto deve prevalere sui gruppi fondamentalisti".

AMERICA/COLOMBIA - Il vescovo di Tibú: Il Catatumbo, nella morsa del conflitto tra guerriglie, “merita riconciliazione e pace”

9 hours 16 min ago
Tibú - “Il rumore della guerra ha più impatto del clamore di un popolo”. Questa la denuncia di mons. Omar Sánchez Cubillos, vescovo di Tibú , in una dichiarazione video pervenuta all'Agenzia Fides. Commentando un comunicato della diocesi, il prelato ha rivelato la situazione di ampie aree della regione amazzonica del Catatumbo, al confine con Venezuela, la cui popolazione è la principale vittima delle contese territoriali tra fazioni dell'ELN e dell'EPL e i rispettivi gruppi dissidenti. Dopo gli accordi di pace con le FARC e la loro smobilitazione, infatti, il Catatumbo è diventato terra di nessuno contesa tra ELN e EPL che, dopo continue confrontazioni, sono di fatto in guerra tra loro. Lunedì è stato diffuso dalla stampa locale un video nel quale appaiono sei giovanissimi membri dell'ELN che sarebbero stati sequestrati dalla dissidenza dell'EPL, mentre il giorno prima l'EPL ufficiale aveva comunicato all'opinione pubblica la propria disponibilità al dialogo. Il vescovo afferma che la mobilitazione armata senza data di scadenza decisa dall'EPL il 15 aprile ha come conseguenza un confinamento dei civili, vittime della violenza e del terrore infuso dai guerriglieri ad ogni loro movimento. “Costatiamo che chi domina il territorio con le armi determina chi vi entra, chi vi esce, chi può lavorare, chi vive e chi muore”, accusa. La guerra ha un limite, ammonisce mons. Sánchez, chiedendo ai gruppi ribelli di attenersi al diritto umanitario internazionale, che protegge la popolazione, e avverte circa la crisi economica che si avvicina se non si corre ai ripari, con la rottura dei processi sociali che cominciavano a permettere il progresso della zona.Allo Stato, il vescovo chiede urgentemente una maggior presenza, che possa arginare anche l'imminente sfollamento dei civili, parlando di una possibile crisi umanitaria alle porte. “Come Stato - e come Chiesa, per quello che ci compete - dobbiamo aiutare le comunità a dotarsi di meccanismi di protezione chiari ed efficienti. Lo stiamo facendo, come diocesi, nelle scuole e in alcuni villaggi”. Poi puntualizzando che i sacerdoti continueranno ad accompagnare le comunità, chiede preghiere al popolo colombiano, incoraggiando agli abitanti della diocesi, a trarre insegnamenti da questa crisi, “perché il Catatumbo merita riconciliazione e pace”. Il comunicato stampa denunciava anche la disinformazione dei media a riguardo. Organismi come le Nazioni Unite e l'Organizzazione degli Stati Americani confermano che non si sono verificati scontri armati e tuttavia, “la violenza simbolica si è strutturata e diffusa attraverso l'imposizione di norme e le minacce ai cittadini”. Inoltre si sono riscontrate carenze nella sussistenza. L'ONU parla di almeno 144.000 persone che hanno sofferto gravi restrizioni nell'accesso a servizi e beni di prima necessità o limiti di mobilità, di 2.819 sfollati e di 44.829 bambini impossibilitati ad andare a scuola. Minorenni, anziani, giovani, gestanti e comunità indigene sono i settori più colpiti. “Le strategie utilizzate in questo scenario di controllo”, avverte il comunicato, “attaccano lo stato emotivo e psicosociale di persone e comunità, e le avvolge nel silenzio, alimentato dalla sensazione di paura ed angoscia”.

AFRICA/BURKINA FASO - Nomina del Vescovo di Dédougou

24 April 2018
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo di Dédougou , il rev. Prosper Bonaventure Ky, del clero della medesima diocesi, finora Segretario permanente del Clero africano in Burkina Faso e responsabile della Casa per i sacerdoti studenti a Ouagadougou.Il nuovo Vescovo è nato il 10 gennaio 1965 a Toma, Diocesi di Dédougou. Ha completato gli studi di Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore Saint Jean-Baptiste di Wayalgê e nel Seminario Maggiore Saint Pierre Claver di Koumi . Successivamente ha conseguito un dottorato in Psicologia a Roma, nella Pontificia Università Salesiana. È stato ordinato sacerdote il 23 luglio 1994 ed incardinato nella diocesi di Dédougou.Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti uffici: dal 1994 al 1998: Professore nel Seminario Minore di Nasso ; dal 1999 al 2000: Vicario parrocchiale della Cattedrale ; dal 2000 al 2003: Docente e Direttore nel Seminario Minore di Tionkuy ; dal 2003 al 2010: studi a Roma per il dottorato presso la Pontificia Università Salesiana; dal 2010 al 2012: Vicario parrocchiale di Toma; dal 2012: Segretario permanente del Clero africano in Burkina Faso e Responsabile della Casa per i sacerdoti studenti a Ouagadougou.

AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi sulla crisi politica e umanitaria: “in gioco la stessa esistenza di una nazione libera, fraterna e democratica”

24 April 2018
Caracas - La Conferenza Episcopale del Venezuela ha pubblicato ieri una dichiarazione "di fronte alla crisi politica e umanitaria" che il paese attraversa da mesi, in cui afferma che "di fronte a problemi umanitari di tale portata, viene delegittimata la realizzazione delle elezioni presidenziali, indette per il prossimo 20 maggio" e considera "urgente il loro rinvio all'ultimo trimestre dell'anno".I Vescovi ricordano, nella dichiarazione ricevuta dall'Agenzia Fides, che dallo scorso gennaio "l'iperinflazione ha aumentato l'impoverimento generale della popolazione, con il disfacimento della qualità della vita di tutti. La mancanza generalizzata di servizi pubblici in tutto il paese rende la vita più difficile". Tutto questo, aggiungono i Vescovi, "di fronte alla sorprendente indifferenza dei funzionari governativi per risolvere questi problemi". "A ciò si aggiunge l'aumento delle malattie a causa dell'incontrollabile comparsa di epidemie e malattie nella popolazione più vulnerabile" prosegue il testo, che evidenzia la mancanza di medicinali di cui soffre il paese. I Vescovi richiamano inoltre l’attenzione sul problema dell’emigrazione “che sta assumendo ogni giorno proporzioni maggiori, colpisce tutti i livelli sociali e avviene in condizioni sempre più precarie".Per tutti questi motivi, i Vescovi lanciano un pressante appello "ai governanti e ai leader della nazione a prendere coscienza della loro responsabilità per tutti questi mali, perché ascoltino la popolazione e li affrontino senza ulteriori ritardi... perchè facilitino la ricerca di soluzioni politiche che fermino questi mali prima che raggiungano proporzioni incontrollabili e livelli dolorosi di distruzione e morte".La CEV ricorda anche a tutti i venezuelani, la necessità di "prendere coscienza che è in gioco in questi momenti non solo la realizzazione di un evento elettorale o l’abbassamento transitorio della qualità della vita di un popolo, ma la sua stessa esistenza come nazione libera, fraterna e democratica”. Infine i Vescovi ricordano che "con la forza della fede e l’impulso della speranza, è possibile assumere atteggiamenti coraggiosi e determinati di solidarietà e dare una direzione diversa a questa storia di morte".

ASIA/MYANMAR - Malnutrizione, mortalità infantile e analfabetismo: l’impegno delle suore del Buon Pastore

24 April 2018
Yangon – Da oltre 40 anni le suore del Buon Pastore continuano la loro sfida contro malnutrizione, mortalità infantile e problemi di analfabetismo nel villaggio di Magyikwin, nel nord di Yangon, in Myanmar. “La località era conosciuta per l’alto consumo di alcol e dei tafferugli che regolarmente si scatenavano. I tassi di malnutrizione e analfabetismo, oltre che la mortalità infantile, erano molto gravi” ha detto a Fides suor Maria Goretti Lwin.Le suore hanno allora costruito una piccola chiesa, avviato una scuola per i bambini, offrendo loro un pasto e incoraggiando i genitori ad iscriverli. Oggi sono più di 160 quelli che frequentano le lezioni del mattino e della sera per integrare l'educazione ricevuta nella scuola gestita dal governo. “Nel villaggio non c'è elettricità, ma le sorelle usano l'energia solare e un vecchio generatore di luce. Una istruzione migliore comporta l'accesso all'università e la prospettiva di opportunità di lavoro dignitose” ha evidenziato la suora.Insieme ad una giovane insegnante tirocinante lavorano in una classe di adolescenti provenienti da famiglie cattoliche, battiste e buddiste. Sono particolarmente orgogliose delle capacità canore dei bambini e stanno preparando un concorso di canti per il prossimo Natale, a Yangon.Le suore hanno inoltre avviato programmi di microcredito, prestano denaro per comprare animali da allevamento e da vendere al mercato locale. Hanno anche iniziato a chiedere ai genitori un contributo economico per l’educazione dei loro figli, pagando quello che possono permettersi, così da incoraggiare una sorta di autofinanziamento e allontanare una mentalità di elemosina. Tra le altre iniziative portate avanti, le suore hanno iniziato ad accogliere un gruppo di ragazze provenienti da famiglie ad alto rischio, dove i bambini sono particolarmente vulnerabili alla violenza, agli abusi o alla tratta di esseri umani.Sotto l'occhio vigile della fondatrice della Congregazione del Buon Pastore, Rose Virginie Pellettier, le suore, felici dei progressi che hanno raggiunto nel villaggio negli ultimi decenni, portano avanti il lavoro iniziato quasi due secoli fa: fornire sostegno a donne e ragazze vulnerabili oltre che portare dignità e speranza a intere comunità.

AMERICA/BRASILE - Vita consacrata: “forza essenziale della presenza della Chiesa in Amazzonia”

24 April 2018
Tabatinga – “L'Amazzonia è uno spazio in cui la vita religiosa dell'America Latina realizza gran parte della sua vocazione missionaria” ha detto all’Agenzia Fides suor Luz Marina Valencia, STJ, Segretario esecutivo della Conferenza dei religiosi e delle religiose dell’America latina e dei Caraibi . A Tabatinga, una città nell'estremità occidentale dello stato di Amazonas, in Brasile, si tiene l'incontro delle Congregazioni religiose con progetti in prospettiva amazzonica, che si è aperto il 20 aprile e si chiude oggi, 24 aprile. Circa novanta partecipanti, tra religiosi e religiose, insieme ad alcuni laici e sacerdoti diocesani che svolgono il loro lavoro missionario in vari paesi dell'Amazzonia, stanno riflettendo sul tema "La missionarietà pan-amazzonica nella prospettiva dell'ecologia integrale".L'incontro, organizzato dalla CLAR e dalla Rete ecclesiale pan-amazzonica , si svolge in un punto strategico, poiché la città brasiliana si trova al confine con Perù e Colombia, e si può affermare che in questo caso non c'è alcuna divisione tra i due paesi.“Molte congregazioni religiose guardano all'Amazzonia come ad una sfida" continua la Segretaria esecutiva della CLAR. Essere in Amazzonia è rispondere ai carismi delle congregazioni, "perché quasi tutti i nostri fondatori hanno creato congregazioni per rispondere alle urgenti necessità della Chiesa, e in questo momento l'Amazzonia è un'urgenza non solo per la Chiesa, ma per la società, per il mondo intero, per ciò che viene minacciato e per l'attenzione ai popoli indigeni" conclude suor Luz Marina.L'importanza della vita religiosa in Amazzonia è stata sottolineata anche da Mauricio López, Segretario esecutivo della REPAM, che ha dichiarato a Fides che senza di essa "la presenza di questo progetto del Regno liberatore non sarebbe possibile. in questa realtà". Per López "se la vita religiosa non fosse presente come lo è in Amazzonia, la REPAM non esisterebbe", riconoscendo che "certamente i popoli, nella loro dinamica di vita, sono espressione del Regno, ma l'accompagnamento della Chiesa si realizza fondamentalmente attraverso la vita religiosa". In questo senso, Lopez insiste che al momento "di accompagnare la realtà panamazzonica, la forza essenziale di tale presenza risiede nella vita consacrata".Infatti tra CLAR e REPAM "c'è una grande sinergia", sottolinea a Fides il rappresentante della CLAR in seno alla REPAM, João Gutemberg, Fratello Marista: "CLAR e REPAM sono simili, una è nell'altra, entrambe cercano la connessione della vita religiosa in Panamazonia e questo lavoro è anche una testimonianza di vita". Pertanto "più è connessa la missione, istituzionale e personale, fatta attraverso persone impegnate che cercano nuove strade, più si aggiungerà energia per il bene comune" conclude Gutemberg.

AFRICA/SUD SUDAN - “Un gesto di pace in un Paese dilaniato dalla guerra” dice Mons. Kussala alla posa della prima pietra dell’ospedale di Nzara

24 April 2018
Juba - "La Chiesa continua a integrare gli sforzi del governo nel fornire un sostegno essenziale alla popolazione bisognosa" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio , Presidente della Conferenza Episcopale che riunisce i Vescovi di Sudan e Sud Sudan. Il 21 aprile Mons. Barani ha presieduto la cerimonia della posa della prima pietra di una struttura sanitaria del valore di 2 milioni di dollari nella sua diocesi, che comprenderà una clinica e un reparto maternità, un reparto chirurgico e una banca del sangue. La nuova struttura sorgerà a Nzara, una cittadina situata a circa 24 km a nord-ovest di Yambio."La cerimonia di oggi segna il passaggio dalla pianificazione alla realtà" ha detto Mons. Kussala. “Da quando sono diventato Vescovo, quasi dieci anni fa, ho sempre pregato e lavorato per assicurare un centro di salute efficiente e valido per i più bisognosi. Nonostante i danni persistenti della guerra civile nel nostro Paese, oggi assistiamo ad un gesto di pace attivo, che segna una forte discontinuità con la guerra". I combattimenti sono scoppiati in Sud Sudan, nel dicembre 2013, quando il Presidente Salva Kiir ha accusato il suo ex Vice, Riek Machar, di aver tentato un colpo di stato, accuse che Machar ha respinto."La posa della prima pietra segna l'inizio dei principali lavori di costruzione del nuovo ospedale secondario" afferma Mons. Kussala, che ringrazia i vari partner che sostengono il progetto a livello finanziario."Il progetto è stato avviato dalla diocesi di Tombura-Yambio, dalle missionarie comboniane, dal CMMB , dalla Fondazione Edmond Rice, dal Sudan Relief Fund e da molti dei nostri amici più stretti", dice Mons. Barani."Penso che questa notizia possa essere utile, poiché per la maggior parte dal Sud Sudan provengono solo tristi notizie” dice Mons. Barani. Commentando la scelta di Nzara, il Vescovo afferma che “la decisione è stata presa sulla base di una varietà di criteri, come la dimensione del sito e la sua posizione, e l'interesse della nostra diocesi nell’area dove abbiamo speso quasi il 50% del nostro budget annuale. La dimensione del sito - e dell'edificio che verrà costruito - è stata scelta in vista di possibili ampliamenti”."Dal primo giorno dell’avvio del progetto l'ho affidato a Santa Teresa del Bambin Gesù, a Santa Giuseppina Bakhita, a Sua Ecc. Mons. Titarani Gasi Abangite, il defunto Vescovo della diocesi e al Signore risorto, perché sorga finalmente una struttura sanitaria dignitosa per il nostro popolo” dice Mons. Barani, che conclude “Santa Teresa prega per noi e per tutti coloro che sono impegnati in questo progetto perché siano benedetti e riescano a portarlo a termine”.

OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - “La preghiera è il luogo in cui il cuore parla al cuore”: il Card. Parolin a sacerdoti e religiosi

24 April 2018
Boroko – “Il primo dovere del sacerdote o dei religiosi è pregare regolarmente per le persone affidate alle loro cure”. Questa l'esortazione del Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, nel suo discorso ai sacerdoti, alle suore, ai religiosi e ai seminaristi di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, riuniti nella chiesa di St Joseph a Boroko, Port Moresby. “La preghiera nasce e rafforza la nostra amicizia con Gesù; è il luogo in cui il cuore parla al cuore” ha detto il Cardinale rivolgendosi agli oltre duecento sacerdoti e religiosi che hanno partecipato alla celebrazione eucaristica e alla conferenza che è seguita.In una nota pervenuta a Fides, padre Joseph Vnuk, preside dell’Istituto Cattolico di Teologia di Bomana, Port Moresby, ha sottolineato come il Segretario di Stato Vaticano abbia enfatizzato la preghiera, la fedeltà e la gioia, oltre che ricordato la dedizione dei primi missionari e la morte di centinaia di persone legate alla Chiesa durante la guerra, in particolare il primo beato papuano Peter ToRot.Il Cardinale, nel Paese per l’Assemblea della Federazione delle Conferenze episcopali dell'Oceania conclusa di recente, ha incoraggiato i partecipanti a seguire il loro esempio e a non lasciarsi influenzare dalla politica del “wantok system” che nonostante miri alla cura dei bisognosi, potrebbe facilmente allontanare religiosi e religiose dalle persone che devono servire. “Rimanere fedeli alla missione e al servizio impedirà a sacerdoti e religiosi di rimanere nelle loro zone di conforto e di ignorare la gente vulnerabile” ha aggiunto.Tra gli argomenti del suo intervento, il Cardinale ha evidenziato il tema della gioia, centrale nella prima esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudium e nella più recente Gaudete et Exsultate. “C'è solo una tristezza nel mondo, non essere santi” ha detto.“Non esiste un tempo adatto per vivere la propria chiamata battesimale” ha ricordato ai partecipanti che ha incoraggiato a non perdersi d'animo in un mondo in rapido cambiamento. Infine, ha invitato e sollecitato sacerdoti e religiosi a prendere parte all'opera di riconciliazione e di pace.

AMERICA/MESSICO - I Vescovi dopo l’ultimo assassinio di un sacerdote: “perché abbiamo perso il rispetto per la vita ?”

24 April 2018
Guadalajara – “Lanciamo un appello urgente per costruire una cultura di pace e di riconciliazione. Questi eventi deplorevoli ci chiamano tutti a una conversione molto più profonda e sincera. È tempo di guardare onestamente alla nostra cultura e società, per chiederci: perché abbiamo perso il rispetto per la vita e per il sacro”. Con queste parole il Card. José Francisco Robles Ortega, Arcivescovo di Guadalajara e Presidente della Conferenza Episcopale Messicana , unitamente a Sua Ecc. Mons. Alfonso G. Miranda Guardiola, Vescovo ausiliare di Monterrey e Segretario generale della CEM, manifestano “profondo dolore, tristezza e costernazione” di fronte all’assassinio di un altro sacerdote, d. Juan Miguel Contreras García, dell’Arcidiocesi di Guadalajara. La sera di venerdì 20 aprile d. Juan Miguel Contreras García, 33 anni, da poco ordinato sacerdote, è stato ucciso al termine della santa Messa che aveva celebrato nella parrocchia San Pio da Pietrelcina di Tlajomulco, stato di Jalisco, dove aveva sostituito un altro sacerdote al quale erano arrivate minacce di morte. Secondo i testimoni, un commando ha fatto irruzione nella chiesa dirigendosi nella sacrestia, dove ha aperto il fuoco contro il sacerdote, uccidendolo. Nel loro comunicato, pervenuto all’Agenzia Fides, i Vescovi messicani chiedono “ai fedeli cattolici di accompagnare i loro sacerdoti con la preghiera, soprattutto nel servizio pastorale delle comunità loro affidate”, e “a coloro che disprezzano e distruggono le loro vite per qualsiasi motivo, di lasciarsi guardare dal volto benevolo di Dio, per deporre non solo le armi, ma anche l'odio, il risentimento, la vendetta e tutti i sentimenti distruttivi”. Infine “alle nostre autorità competenti, chiediamo fortemente, ancora una volta, un'indagine esaustiva, fino a chiarire i fatti, in conformità con la giustizia e non consentendo che questo o altri crimini nella nostra nazione, rimangano impuniti”.

AMERICA/NICARAGUA - Il Vescovo Baez: un canale tv cattolico censurato, attacco alla libertà di stampa

21 April 2018
Managua - "Bisogna segnalare e condannare la censura da parte del governo sul Cannale 51, canale tv cattolico della Conferenza episcopale del Nicaragua, e di altri canali: è un serio attacco alla libertà di stampa e di espressione", scrive Mons. Baez all'Agenzia Fides, facendo riferimento alla difficile situazione in cui versa Nicaragua, dove una imponente protesta popolare sta sommuovendo l'intera nazione.Il 19 aprile, quando la situazione si è presentata molto tesa, il presidente Ortega ha ordinato un oscuramento delle trasmissioni di 5 canali tv che trasmettono via cavo. Come riferiscono a Fides fonti locali, l'esecutivo ha cercato di bloccare la copertura informativa dei mass media indipendenti che seguivano le proteste dei cittadini contro la riforma dell'Istituto di sicurezza sociale del Nicaragua . Il governo ha ordinato di bloccare i media televisivi Noticias al 100%, Canale 12, Canale 23, Telenorte e Canale 51, quest’ultimo della Conferenza episcopale cattolica.Il direttore del canale Noticias al 100%, Miguel Mora, ha descritto come un "grave errore" la censura subita da diversi canali televisivi via cavo, incluso il suo, quando il loro segnale è stato bloccato all'improvviso, senza motivo. "Ufficialmente non è stato detto nulla , ma in via ufficiosa ci è stato chiesto che in vista dell'atmosfera di scontri e proteste non dovevamo trasmettere notizie”, ha riferito a Fides.La società che fornisce il servizio di trasmissione via cavo ha poi comunicato ad alcuni direttori di questi media che ci sono stati difetti tecnici nella rete ed è per questo che il segnale del canale è stato sospeso. Per gli osservatori, è chiaro il messaggio di censura lanciato dall'esecutivo. Dopo una intera giornata, solo ieri, 20 aprile, il servizio è stato ripristinato completamente. Ma la tensione resta alta.

ASIA/INDIA - Un esercito di 45mila suore a servizio dei malati: parte della missione di guarigione di Cristo

21 April 2018
Hyderabad - Sono 45.443 le suore cattoliche di numerose congregazioni, impegnate nell'assistenza sanitaria a servizio dei malati e dei più poveri. La lora opera, che è partecipazione alla missione guaritrice di Cristo, costituisce un prezioso contributo della Chiesa cattolica in India alla società e raggiunge in particolare per i poveri nelle aree rurali, dove non vi sono strutture statali.Secondo i dati forniti all'Agenzia Fides dalla l'Associazione cattolica per la salute dell'India , da ottobre 2015 a oggi 34 congregazioni religiose femminili hanno rafforzare il proprio servizio sanitario nel paese: sono oggi in tutto 38.336 le suore, 7.244 le suore infermiere e 363 le religiose che sono anche medico.Milioni di persone in India lottano per avere cure mediche di qualità. L'India vive carenze gravi nella salute pubblica e attualmente spende poco più dell'1% del PIL per l'assistenza sanitaria pubblica, uno dei livelli più bassi al mondo. La scarsa assistenza sanitaria e la conseguente stato di saluto precario spinge tra il 3% e il 5% della popolazione al di sotto della soglia di povertà. Le famiglie rurali sostengono le loro spese sanitarie tramite prestiti o vendita di beni.Il tasso di malattia in India, soprattutto tra i poveri, è più alto che in molte economie emergenti. Gli ospedali statali di qualità sono pochi e lontani tra loro, le strutture di assistenza primaria sono scarse e le cliniche private hanno costi proibitivi. In tale cornice, ospedali e centri sanitari cattolici sono una salvezza, offrendo gratuitamente servizi sanitari ai poveri nelle aree più remote.Mettendo in atto il "piano d'azione 2020", l'Associazione cattolica per la salute dell'India sta cooperando con molte congregazioni religiose. Oltre il 90% delle strutture sanitarie cattoliche sono gestite da congregazioni religiose femminili. Nella formazione delle suore-infermiere si insiste molto sulla preghiera, la vicinanza spirituale al paziente come parte della missione di guarigione di Cristo. Le tirocinanti acquisiscono anche conoscenze e abilità in rimedi erboristici e in terapie naturali .

OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Assemblea dei vescovi: Pastori vicini alla gente, soprattutto ai giovani

21 April 2018
Port Moresby - I Vescovi sono Pastori chiamati ad avere "l'odore delle pecore", testimoniando la chiamata di Dio e la vicinanza ai sacerdoti, alla gente e ai giovani: è quanto ha sottolineato l'Arcivescovo Kurian Mathew Vayalunkal, Nunzio apostolico in Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, principale celebrante dell'Eucaristia che il 19 aprile ha aperto l'assemblea della Conferenza Episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, che si concluderà il 24 aprile 2018. L'assemblea segue quella, appena conclusa, della Federazione dei Vescovi dell'intera Oceania. Sono 19 i Vescovi presenti all'incontro che si tiene al Centro Congressi Emmaus, a Boroko e ha come tema centrale: "Chiamati alla pienezza della vita e dell'amore".Il Nunzio Apostolico ha detto: "Se restiamo vicini alla nostra gente, se siamo disposti ad ascoltarli e restiamo in contatto con loro, daranno un posto a Cristo nella loro vita". L'Arcivescovo ha ringraziato i Vescovi per la loro dedizione, per l'unità e l'amore verso il loro popolo. Durante la recente sofferenza vissuta dal popolo di Mendi, a causa del terribile terremoto che l'ha colpito, le comunità cristiane e i Pastori hanno dato un esempio di cura e preoccupazione per la gente, ha rilevato.Mons. Kurian Mathew Vayalunkal ha poi parlato del prossimo Sinodo dei Vescovi, dedicato ai giovani e ha ricordato ai Vescovi di ascoltare i giovani. "Come buoni Pastori, dobbiamo uscire, cercarli e ccodurli sulla via del Vangelo", ha detto. L'Arcivescovo ha evidenziato alcuni punti emersi dall'incontro pre-sinodale, rimarcando che la Chiesa deve coinvolgersi pienamente nella società moderna come "luogo fertile per la nuova evangelizzazione". Occorre assicurare ai giovani che "i loro Vescovi abbiano fiducia in loro", ha concluso "Il miglior complimento che un Vescovo può ricevere è quando le persone dicono che è un uomo di Dio, un uomo di profonda fede", ha aggiunto il Vescovo salesiano Peter Baquero sdb, che guida la diocesi di Kerema. "Le persone sono attratte dalla nostra mitezza, compassione e atteggiamento di perdono", ha ricordato, citando Papa Francesco ed esortando i Pastori a essere "fisicamente, spiritualmente e attivamente presenti accanto ai giovani, promuovendo in loro una relazione viva e intima con il Signore". Tutti i vescovi si recheranno a Vanimo il 25 aprile per l'ordinazione episcopale del Vescovo eletto Francis Meli, nuovo Vescovo di Vanimo, in Papua Nuova Guinea.

AMERICA/BRASILE - Le religiose: storie scioccanti su traffico e sfruttamento sessuale tra gli indigeni dell'Amazzonia

21 April 2018
São Gabriel da Cachoeira - "Combattere la tratta di esseri umani è una delle grandi sfide della società del XXI secolo. Questo crimine è purtroppo molto presente anche nell'Amazzonia brasiliana, dove il numero delle vittime è in costante aumento". Questo il motivo per cui un gruppo di religiose della rete "Un Grito por la Vida" ha visitato, dal 3 al 18 aprile, due comuni della regione del Río Negro, che fanno parte della diocesi di São Gabriel da Cachoeira, nell'Amazzonia brasiliana, dove la maggior parte della popolazione è indigena.Nelle conclusioni della visita, inviate all’Agenzia Fides, le suore segnalano che il loro lavoro è stato condiviso con le parrocchie locali e che hanno potuto visitare diverse comunità, sia nelle città che sulle rive dei fiumi. Hanno anche svolto attività di sensibilizzazione nelle scuole, con studenti e insegnanti, e nei centri giovanili. Il gruppo ha anche visitato diverse istituzioni pubbliche incaricate di difendere i diritti dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, anche se purtroppo lavorano separatamente per migliorare i loro diritti, senza fare un lavoro comune, il che rende difficile raggiungere obiettivi precisi.Le suore confermano la presenza di diversi casi di tratta, abuso e sfruttamento sessuale, spesso nascosti e sconosciuti, anche per la popolazione locale. Durante la loro visita sono emerse storie scioccanti, specialmente nei casi in cui le vittime sono bambini e bambine, che spesso subiscono abusi anche all'interno della propria famiglia. "È una realtà che non è facile cambiare" affermano a Fides coloro che hanno partecipato alle attività svolte durante le visite, "perché alla paura di denunciare si unisce l'inefficienza della polizia e della giustizia, poco preoccupate della difesa degli innocenti". In questo senso, durante gli incontri, sono venuti alla luce alcuni esempi di diversi crimini che, dopo anni, continuano a restare impuniti.Per questo motivo il lavoro di informazione, prevenzione e contrasto è fondamentale, specialmente in queste realtà dove le situazioni al di fuori di qualsiasi logica sono considerate normali, come ad esempio, il fatto che una ragazzina di dodici anni rimanga incinta. È un lavoro necessario e mostra le sfide che la vita religiosa si sta assumendo, facendosi presente nelle periferie del mondo, per essere la voce di coloro ai quali quasi nessuno presta ascolto.La rete "Un Grito por la Vida", creata nel 2007, è un'organizzazione legata alla Conferenza dei religiosi del Brasile, che combatte il traffico e lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, portando avanti un lavoro di prevenzione e denuncia per cercare di mettere fine ad uno dei grandi flagelli della società di oggi.

NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Medio Oriente: i cristiani tra violenza settaria e instabilità politica

21 April 2018
La minaccia verso i cristiani in Medio Oriente è seria. Ma per capirla a fondo occorre vederla nel contesto della regione. Le divisioni settarie, l’assenza di vera democrazia, di sicurezza, di diritti civili, di legalità: questi problemi toccano quasi tutti i cittadini di questa regione instabile, dove l’identità religiosa è inestricabile dalla identità politica. Disoccupazione, illegalità, disperazione, ingiustizia e sete di vendetta sono i veri reclutatori dei gruppi terroristici, più dellefrasi controverse del Corano. Più si sgretolano le istituzioni dello Stato e più crescono il settarismo, la paura e l’odio verso il diverso. L’Occidente deve pensare che la sua lotta è contro il terrorismo e non contro l’Islam. La soluzione per la vita dei cristiani in Medio Oriente si troverà solo cercando di stabilizzare la situazione per tutti i gruppi etnici e religiosi, nella maniera più equa possibile Link correlati :Continua a leggere la News analysis su Omnis Terra

AMERICA/NICARAGUA - Ancora violenza per le manifestazioni, si contano più di 8 morti, comunicato dei vescovi

21 April 2018
Managua – Fides ha ricevuto il comunicato dei Vescovi del Nicaragua che riguarda la terribile situazione che vive il paese e che propone di seguito:"Attenti al clamore dei giovani nicaraguensi che rivendicano i loro diritti civicamente e agli ultimi violenti eventi che disturbano la pace del nostro paese, i Vescovi della Conferenza episcopale del Nicaragua:Esortiamo le autorità del paese ad ascoltare il grido dei giovani nicaraguensi e la voce di altri settori che si sono espressi riguardo le riforme dell'Istituto di sicurezza sociale del Nicaragua e di abrogare le riforme alle politiche di quell'Istituto. Rettificare le decisioni prese è un segno di umanità, ascoltare è la via del buon senso, cercare a tutti i costi la pace è saggezza.Pertanto, ancora una volta, invitiamo gli autori di queste riforme a considerare il dialogo come una possibilità per risolvere questo conflitto, che può essere aggravato se le decisioni giuste non sono prese per tutti e al momento giusto. Respingiamo ogni atto di violenza che confronta i figli della stessa nazione. Le azioni repressive condotte dai membri legati al governo alterano la pace.La Chiesa respinge gli abusi, le ingiustizie, gli attacchi alla libertà ovunque si presentino, a prescindere dai loro autori, e propone di combattere con i mezzi adeguati per la difesa e la promozione dei diritti umani, specialmente nella persona dei poveri.Esortiamo il popolo nicaraguense ad esercitare il proprio diritto a manifestare pacificamente da valori civici ed evangelici.Siamo convinti che la vera solidarietà in questo momento è valutare il nicaraguense come persona, assumere la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune, cioè per il bene di tutti, perché tutti siamo davvero responsabile per tutti.Il documento è firmato da tutti i vescovi della CEN e pubblicato ieri, 21 aprile

ASIA/PAKISTAN - Nasce la prima cappella cristiana in una università statale

20 April 2018
Faisalabad - C'è una cappella cristiana nell'università statale di Faisalabad, ed è il primo luogo di culto cristiano presente in un ateneo pubblico in Pakistan. E' stata inaugurata il 15 aprile 2018 nel complesso della Agricultural University dall’Arcivescovo Joseph Arshad, Arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi e Amministratore apostolico della diocesi di Faisalabad, alla presenza di Muhammad Iqbal Zafar, vice Cancelliere, di professori, religiosi, allievi. Come riferito a Fides dall'Acivescovo Arshad, la cappella è intitolata a Santa Maria. Mons. Arshad si è congratulato con tutta la comunità cristiana dell'Università dell'Agricoltura per avere promosso la costruzione di un luogo di culto cristiano, accanto a quello di religione islamica esistente. "La costruzione di una chiesa nel complesso dell'università lancia un messaggio di amore e di armonia in tutto il paese. La gente cristiana verrà in questa chiesa e pregherà per il progresso e la prosperità dell'Università e del Pakistan", ha detto. "Oggi - ha aggiunto - si realizzano le parole di Muhammad Ali Jinnah, il fondatore del Pakistan, che nel suo noto discorso ala nazione del 1947, disse 'Siete liberi; liberi di andare ai vostri templi. Siete liberi di andare nelle vostre moschee o in qualsiasi altro luogo di culto in questo stato del Pakistan. Potete professare qualsiasi religione o credo". L’Arcivescovo ha ringraziato la autorità civili e quelle accademiche per aver dimostrato sensibilità e interesse nell'offrire un luogo di culto per i cristiani, rispettando la libertà religiosa.Il vice Cancelliere Muhammad. Zafar Iqbal ha affermato: "Questa chiesa è stata costruita per soddisfare le esigenze spirituali degli studenti. La moschea o la chiesa sono entrambi luoghi sacri per il culto a Dio. Crediamo nell'armonia interreligiosa: la costruzione della cappella è un esempio concreto di fratellanza tra cristiani e musulmani. Questa è la prima volta nella storia del Pakistan che una chiesa viene costruita nell'università statale. Auspichiamo che le altre istituzioni seguano questo esempio per garantire i diritti delle minoranze religiose, come affermato nella Costituzione del Pakistan. I cristiani sono nostri fratelli e sorelle perché Dio ha reso tutti gli esseri umani uguali".L'Arcivescovo Joseph Arshad ha anche celebrato la messa nella nuova chiesa ungendo l'altare e benedicendo il luogo. Nell'omelia ha ringraziato Dio e quanti hanno lavorato per portare a termine il progetto, e ha invitato i giovani a "dare importanza all'istruzione superiore e a contribuire attivamente al bene comune del Pakistan".

AFRICA/MADAGASCAR - Riforestazione e cura del Creato per dare un futuro alla nazione, secondo la Laudato si’

20 April 2018
Fianarantsoa - Piantare alberi e sostenere la cura del Creato per dare un futuro al Madagascar. È questo l’obiettivo del progetto di riforestazione e formazione all’economia sostenibile portato avanti a Ikalamavony e Solila dalla diocesi di Fianarantsoa, insieme a “Fe y Alegría”, organizzazione nata negli anni Cinquanta del secolo scroso per promuovere l’educazione secondo la tradizione ignaziana, e al “Magis”, l’Ong dei Gesuiti italiani.Il Madagascar è un’isola con un vasto patrimonio forestale. Separatasi dal continente africano da 140 milioni di anni e dall’India da 80 milioni di anni, le specie che popolano l'isola si sono evolute parallelamente a quelle sul continente e si sono gradualmente differenziate. Il tasso di endemismo che deriva da questo isolamento si avvicina all’85%, rendendo la maggior parte delle specie animali e vegetali uniche al mondo.La maggior parte delle specie vive in ambienti forestali è però minacciata. Ogni anni le aree delle foreste si riducono di ventimila ettari. Alcuni scienziati stimano che i 4/5 della foresta che un tempo occupava l’isola sono ormai scomparsi.Responsabile di questo disboscamento, sono alcune pratiche agricole tradizionali. Per coltivare, i malgasci praticano il “tavy”, cioè una tecnica agricola attraverso la quale si tagliano e si bruciano gli alberi per lasciare spazio ai campi. La terra così liberata però può essere coltivata solo per un periodo limitato e gli agricoltori sono costretti a trasferirsi altrove per trovare altra terra da coltivare attraverso il disboscamento.A ciò si aggiunge il traffico di legname pregiato favorito dalla corruzione, e la progressiva desertificazione legata al cambio climatico.Per far fronte a questi fenomeni, nello spirito della Laudato si’, la diocesi di Fianarantsoa ha lanciato un progetto di riforestazione a Ikalamavony e Solila, in un’area nella quale le foreste si stanno riducendo. L’iniziativa mescola azione sul campo e formazione in aula. È infatti previsto che gli alunni di tre scuole-pilota della zona piantino ciascuna, insieme a insegnanti, parenti e amici, 700 alberi. Saranno introdotti manghi, aranci, eucalipti. Piante che potranno offrire frutta e legname che, a loro volta, potranno essere consumati in loco oppure venduti, alimentando così un circolo economico virtuoso. Contemporaneamente i 370 studenti saranno formati ai temi ecologici in linea con gli insegnamenti dell’enciclica Laudato Si’.“A gennaio e a febbraio – osserva padre Emile Ranaivoarisoa, un gesuita che opera nella regione -, le piogge intense ci hanno costretto a rallentare l’attuazione del progetto. Ora abbiamo ripreso. La riforestazione è iniziata alla fine del 2017 e durerà tre anni nel corso dei quali speriamo di riuscire a diffondere una sensibilità ecologica nei ragazzi. Vogliamo trasmettere qualcosa di più di un mero ambientalismo: desideriamo che i ragazzi capissero che un’attenzione generale al Creato può rappresentare una crescita economica e umana. Perché la tutela dell’ambiente è una forma di rispetto non solo della natura, ma anche di Dio e dell’uomo che con essa convive”.

Pages