Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/PAKISTAN - Adolescente cristiano non abbraccia l'islam: ucciso a scuola

Multan - Un grave caso di violenza scuote la comunità cristiana del Punjab pakistano: secondo informazioni raccolte dall'Agenzia Fides, Sharon Masih, adolescente cristiano che frequentava la scuola superiore pubblica a Burewala , nel Sud del Punjab, è stato ucciso dai suoi compagni di classe musulmani che lo hanno malmenato fino alla morte il 30 agosto scorso nei locali della stessa scuola. Come conferma a Fides l'avvocato cristiano Mushtaq Gill, che sta seguendo il caso, Sharon Masih, 15enne cristiano residente del villaggio Chak-461, è stato fermato e sequestrato dai compagni che, con atti di bullismo, hanno iniziato a compiere violenze sempre più pesanti, fino a colpirlo con pugni e calci. Il ragazzo è crollato a terra esanime. Trasportato all'ospedale di Burewala, ne è stato accertato il decesso. La polizia ha registrato un caso di omicidio ai danni di Ahmed Raza e di altri studenti musulmani, consegnando il corpo ai parenti del ragazzo, affranti. Secondo le prime indagini della polizia, sembra che il ragazzo fosse vittima di bullismo, di molestie e insulti anche a causa della sua fede cristiana e che i compagni avessero tentato di far convertire Sharon all'islam. Il ragazzo ha resistito anche nell'ultimo episodio di violenza, rivelatosi fatale. Date le minacce e le violenze già subite, Sharon aveva manifestato l'intenzione di cambiare scuola. L'episodio mette in luce la discriminazione e la violenza ai danni delle minoranze religiose non musulmane, come indù e cristiani, diffusa nella società pakistana. “La violenza inizia tra i banchi di scuola perché i libri di testo usati fin dalle scuole primarie e instillano negli allievi odio e intolleranza verso i non musulmani”, spiega all'Agenzia Fides Anjum James Paul, professore cristiano pakistano e presidente della “Pakistan Minorities Teachers’ Association” . Il presidente conferma che “da un lato i libri di testo adottati nelle scuole pubbliche promuovono l'islam, i musulmani, la cultura e la civiltà islamica; dall'altro non esitano a promuovere disprezzo e odio contro le religioni non islamiche, i non musulmani, le culture e le civiltà non islamiche. Questo ha evidenti conseguenza dannose sulle menti dei bambini e dei ragazzi, incita alla violenza e nuoce alla pacifica convivenza”.Anjum James Paul prosegue: “Dopo le segnalazioni inviate al governo da molte organizzazioni come la PMTA, vi sono stati alcuni cambiamenti positivi nei libri di testo, ma bisogna fare ancora molta strada per rendere il Pakistan uno stato moderato, dove vige il rispetto dei diritti umani, della dignità umana, della diversità, della convivenza pacifica, delle minoranze religiose. Lo stato dovrebbe agire per rendere le scuole pubbliche luoghi dove si costruisce la pacifica convivenza sociale e religiosa. In Pakistan le minoranze religiose come i cristiani sono ancora vittime dell'estremismo e della violazione dei diritti umani”.

ASIA/GIORDANIA - La ricorrenza musulmana di Eid al Adha festeggiata anche presso il “Ristorante della Misericordia"

Amman – Il “Ristorante della Misericordia” di Amman, sostenuto dalla Chiesa locale in collaborazione con Caritas Jordan, ha dedicato menù e accoglienza speciali ai propri avventori, per lo più musulmani, in occasione della festa islamica del Sacrificio . A partire da mercoledì 30 agosto, le sale della struttura sono state addobbate con scritte e decorazioni che facevano riferimento alla festa, e sono stati serviti dai volontari pietanze e dolci che si preparano tradizionalmente in occasione di tale ricorrenza. ll "Ristorante della Misericordia", inaugurato alla vigilia del Natale 2015 , offre ogni giorno circa cinquecento pasti caldi a chi ne ha bisogno. La mensa è stata ricavata nella vecchia sede dismessa della tipografia cattolica, presso la parrocchia dedicata all'Annunziata. Anche in occasione del mese sacro musulmano del Ramadan i volontari della Caritas modificano il proprio piano di lavoro per adattarsi alle esigenze dei loro avventori, perlopiù musulmani: non servono i pasti all'ora di pranzo, ma istituiscono un'apertura serale, per offrire, a chi osserva il digiuno del Ramadan, l'unico pasto consumato dopo il tramonto. Il 14 giugno 2016 il ristorante e le altre realtà gestite da Caritas Jordan presso il centro di Jabal al Weibdeh hanno ricevuto la visita della regina Rania di Giordania, consorte di Re Abdallah II.

AMERICA/BRASILE - Il 7 settembre un giorno di digiuno e di preghiera per il Brasile

Brasilia – Il 7 settembre, giorno in cui il Brasile festeggia l'indipendenza, si svolgerà in tutto il paese la 23° edizione dell’iniziativa denominata “Il grido degli esclusi”, che quest'anno ha come motto "Per i diritti e la democrazia, la lotta è ogni giorno" e per tema "La vita in primo luogo", con l’obiettivo, secondo il Coordinamento nazionale, di attirare l'attenzione della società sull'urgenza dell'organizzazione e della lotta popolare nel contesto in cui il paese vive oggi. L'iniziativa è nata dalla realtà ecclesiale brasiliana nel 1995, per approfondire l'argomento della Campagna di Fraternità di quell'anno e rispondere alle sfide sollevate nella Seconda Settimana Sociale Brasiliana, tenutasi nel 1994.Il Presidente della Commissione Episcopale Pastorale per la Trasformazione dell'Azione Sociale della Conferenza Episcopale Brasiliana , Sua Ecc. Mons. Guilherme Antônio Werlang, Vescovo di Ipameri, durante la presentazione dell’iniziativa ha dichiarato: “Viviamo tempi difficili. I diritti e i progressi democratici realizzati negli ultimi decenni, frutto di mobilitazione e lotte, sono minacciati. L'adeguamento fiscale, le riforme del lavoro e delle pensioni stanno riducendo i diritti dei lavoratori per favorire gli interessi di mercato. Il sistema democratico stesso è in crisi, lontano dalla realtà vissuta dalla popolazione”.Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale del Brasile , in vista della giornata, ha pubblicato un messaggio, pervenuto a Fides, con il titolo “La vita in primo luogo”, in cui esorta ancora una volta le persone di buona volontà “a mobilitarsi pacificamente in difesa dei diritti e della dignità del popolo brasiliano, proponendo ‘la vita in primo luogo’.”“La società brasiliana è sempre più perplessa – scrivono i Vescovi - di fronte alla profonda crisi etica che ha portato a decisioni politiche ed economiche che, prese senza la partecipazione della società, implicano la perdita dei diritti, esacerbano situazioni di esclusione e penalizzano il popolo brasiliano povero”.Il Consiglio Permanente, considerato “il grave e prolungato momento triste vissuto dal Paese, suggerisce alle comunità che, a questa data, dovrebbero essere aggiunti due elementi importanti della spiritualità cristiana per accompagnare le riflessioni e le azioni sulla realità brasiliana: un giorno di digiuno e di preghiera per il Brasile”.

AMERICA/PANAMA - I Vescovi: “per una nazione è una priorità stabilire e garantire la giustizia”

Panama city – La Conferenza Episcopale di Panama esprime la sua “profonda preoccupazione per le dichiarazioni del procuratore Kenia Porcell sulle pressioni e le minacce verso i funzionari che portano avanti le indagini sui casi di corruzione”. Così inizia il breve comunicato dei Vescovi di Panama, che porta la data del 31 agosto, inviato all’Agenzia Fides. Nel testo i Vescovi chiedono “la fermezza del Pubblico Ministero nell’amministrazione della giustizia, rispettando il dovuto processo e la presunzione di innocenza per arrivare a conoscere la verità in ogni caso denunciato”. Inoltre esortano l'organo giudiziario che garantisce l’indipendenza dell’amministrazione della giustizia “perché sia libero da pressioni di qualsiasi natura che contravvengano alla sua missione”.I Vescovi concludono affermando che “per una nazione è una priorità stabilire e garantire la giustizia, senza la quale non c’è ordine né sviluppo sostenibile e integrale, ancora meno la pace sociale”. Secondo i media locali, una sentenza della Corte Suprema del Panama ha annullato un'inchiesta sul presunto acquisto irregolare di radar italiani, scatenando un acceso dibattito nel paese e dure critiche alla magistratura.

ASIA/SIRIA - Membro delle brigate Sutoro ucciso a Qamishli. L'Arcivescovo Hindo: Russia e USA non appoggiano i progetti autonomisti curdi

Hassakè – Uno scontro a fuoco tra miliziani nella città siriana nord-orientale di Qamishli ha provocato, giovedì 31 agosto, la morte di un membro dei gruppi armati di autodifesa “Sutoro”, spesso accreditati dai media come milizie “cristiane”. Il giovane miliziano di “Sutoro” è stato ucciso da un suo coetaneo appartenente ai gruppi armati curdi. Lo conferma all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'Arcieparchia siro-cattolica di Hassake-Nisibi, aggiungendo che l'incidente è stato innescato da questioni personali e che in serata la situazione nella città – disseminata di postazioni in mano a milizie diverse - era tornata alla calma. “Rispetto ad alcuni mesi fa – riferisce a Fides l'Arcivescovo siro cattolico – sembrano essersi raffreddate anche le pulsioni autonomiste che animavano alcuni gruppi curdi: militari russi di alto grado sono venuti nella nostra regione per parlare con i capi di quei gruppi curdi e far sapere loro che in Siria non ci sarà mai lo smembramento del territorio e la proclamazione unilaterale di una 'zona indipendente' curda. I russi hanno fatto capire che su questo punto si sono già messi d'accordo anche con gli americani, e che nemmeno i curdi del PKK, con base in Turchia, sostengono con convinzione il progetto di smembrare la Siria e creare nell'est siriano una nazione curda. Per questo alcuni gruppi curdi adesso si sentono traditi dalle forze che in passato avevano dato l'impressione di sostenerli”. Nel luglio scorso militanti e miliziani che fanno capo al Partito Democratico Curdo , braccio siriano del Partiya Karkeren Kurdistan , avevano iniziato a realizzare nei fatti il loro intento – coltivato da anni - di creare una zona autonoma curda nella regione siriana di Jazira, che nei media curdi già viene indicata col nome curdo di Rojava. Nella provincia siriana nord-orientale di Hassaké, il progetto – apparentemente tramontato – di instaurare in quell'area un regime di autonomia amministrativa aveva perfino iniziato a implementare un sistema di tassazione locale per sovvenzionare i pubblici servizi della regione. .

AFRICA/KENYA - Annullate le elezioni presidenziali; “entro 60 giorni si torna alle urne” ha deciso la Corte Suprema

Nairobi - Annullato dalla Corte Suprema lo scrutinio presidenziale tenutosi l’8 agosto in Kenya, che secondo la Commissione Elettorale Indipendente era stato vinto dal Presidente uscente, Uhuru Kenyatta, sullo storico oppositore Raila Odinga .“La dichiarazione della vittoria di Kenyatta è invalida e nulla” ha affermato David Kenani Maraga, il Presidente della Corte Suprema nell’annunciare oggi, 1° settembre, il verdetto che è stato votato da quattro giudici sui sei componenti il collegio giudicane. Il Presidente della Corte ha sentenziato che la Commissione Elettorale "ha ignorato o rifiutato di condurre le elezioni presidenziali in un modo coerente con i dettami della Costituzione”.La Corte ha stabilito che le nuove elezioni presidenziali si dovranno tenere entro 60 giorni.Raila Odinga ha definito “storica per il popolo kenyano e per estensione per tutta l'Africa”, la sentenza della Corte Suprema. La contestata vittoria di Kenyatta aveva provocato alcuni incidenti con morti e feriti che erano stati duramente criticati dai Vescovi . Si spera ora che la decisione della Corte non inneschi un’ulteriore ondata di violenza.L’intervento della Corte era avvenuto su ricorso dello stesso Odinga, che aveva denunciato presunti brogli elettorali ottenuti manipolando il sistema elettronico di voto. Alla vigilia della votazione era stato ucciso Christopher Msando, responsabile del management elettronico della IEBC , il cui corpo presentava segni di torture, forse per estorcergli le password di accesso al sistema di voto elettronico. La IEBC aveva però smentito che Msando fosse in grado di rilevare informazioni utili per permettere di manipolare il voto.La moglie di Msando, al termine di una Messa in ricordo del marito ucciso, aveva chiesto giustizia: “Lasciate che la giustizia sia il nostro scudo e il nostro difensore. La giustizia è del Signore e credo che Dio combatterà questa battaglia per noi” aveva detto, aggiungendo di rifiutare di credere che “Chris sia morto invano”.

ASIA/FILIPPINE - Appello del Vescovo di Marawi: “La priorità sia salvare la vita degli ostaggi”

Marawi City - “Viviamo ore di grande apprensione. La crisi di Marawi volge al termine. L’esercito filippino ha riconquistato gran parte della città e tra i terroristi resta un manipolo di irriducibili che continua a tenere un gruppo di ostaggi, tra i quali il vicario di Marawi, p. Teresito Soganub, e altri cattolici. Il momento è molto pericoloso perché la vita degli ostaggi in queste ore è fortemente a rischio. Tutti si chiedono: quale sarà la loro sorte? Cosa faranno i terroristi?”: è quanto racconta a Fides, visibilmente preoccupato, il Vescovo Edwin de La Pena, alla guida della Prelatura apostolica di Marawi, sull’isola di Mindanao. La città di Marawi è stata occupata dai jihadisti fedeli allo Stato Islamico ed è da oltre tre mesi assediata dall’esercito filippino.Il Vescovo continua: “Il presidente Duterte ha affidato ai leader militari la responsabilità della strategia sul campo. Faranno le loro scelte, per Duterte è importante far terminare al più presto questa crisi che si trascina da troppo tempo. Il presidente è impaziente anche per motivi politici e teme per la sua popolarità. Ma oggi lancio un appello al presidente Duterte e ai militari: la priorità deve essere salvare le vite umane. Speriamo che ogni azione rispetti questa priorità. Le vite degli ostaggi non sono e non potranno mai essere considerate ‘danni collaterali’. Sono vite umane e le loro famiglie sono in pena. Se accadesse qualcosa di brutto, sarebbe una grande amarezza e dolore. Preghiamo per loro con tutto il cuore. Sappiamo che, nelle scorse settimane, p. Teresito avrebbe avuto la possibilità di fuggire, unendosi a un gruppo che è riuscito a farlo, ma è voluto restare per stare vicino alla sua gente”.La tensione resta alta a Marawi: “Purtroppo non vi sono negoziati – prosegue mons. De la Pena - perché i militanti sono estremisti e nella loro ideologia di odio non hanno lasciato alcuno spazio al dialogo. Inoltre il presidente Duterte ha scelto la linea dura e non vi sono canali per possibili trattative. Anche i leader musulmani che nelle scorse settimane si sono recati a Marawi sono tornati con un nulla di fatto”. Il Vescovo conferma a Fides che la Cattedrale cattolica di Marawi, in passato occupata e devastata da jihadisti, è stata riconquistata dai militari, ma “non ho ancora avuto il permesso di recarmi a vederla”, nota. “Faremo del nostro meglio per ricostruirla. E tutta la gente di Marawi, ora sfollata, non vede l'ora di toccare nuovamente il suolo natio. Vuole ritornare, per avviare la lenta ripresa e la ricostruzione” aggiunge.Mons. de la Pena lancia un appello attraverso Fides: “Chiediamo a tutti i cattolici del mondo di unirsi a noi nella preghiera intensa e incessante per la vita degli ostaggi. Chiediamo al Papa di mostrarci la sua vicinanza e solidarietà. Le sue parole sarebbero un forte incoraggiamento per tutti noi. L'unica salvezza oggi per noi è confidare in Dio e affidare questa delicata situazione a ‘Maria, Aiuto dei cristiani’, Patrona e protettrice della nostra Prelatura apostolica di Marawi. Questa crisi è iniziata proprio alla vigilia della sua festa. Ora invochiamo la Vergine Maria con tutto il cuore e mettiamo nelle sue mani e sotto il suo manto le vite dei fedeli innocenti”.

AMERICA/COLOMBIA - “Servono investimenti sociali per fermare la violenza”: Mons. Barreto scrive al Presidente Santos

Quibdo – Ancora una volta il Vescovo della diocesi di Quibdo, Mons. Juan Carlos Barreto, ha scritto al Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, chiedendogli di fermare la violenza nella zona del Chocò. Nella sua lettera, inviata anche al Presidente della Corte costituzionale, al Procuratore e al Difensore civico, avverte che la "situazione di violenza a Quibdo raggiunge cifre elevate, che superano la media nazionale e hanno generato negli abitanti sofferenza, paura e pessimismo".Secondo la nota pervenuta a Fides, negli ultimi cinque anni sono morte in città 521 persone. "Questo numero è allarmante. Per questo motivo chiedo un'azione articolata e strutturale a breve, medio e lungo termine, allo scopo di risolvere i problemi di insicurezza e violenza che soffre questo territorio" scrive il Vescovo. A causa della situazione difficile è chiaro che le politiche pubbliche nel Chocó devono cambiare, sottolinea Mons. Barreto. "Non servono palliativi, è urgente fermare il fiume di sangue. Solo un piano di investimenti sociali e un'efficace azione statale potrà garantire la sopravvivenza della gioventù".Il dipartimento di Chocò, con capoluogo Quibdo, si trova in una zona che era di conflitto fra e con i gruppi armati, ma la violenza non è venuta meno dopo gli accordi di pace, per questo Mons. Barreto continua a denunciare la situazione .

AMERICA/MESSICO - “Evitare la criminalizzazione dei migranti”: quarto incontro dei Vescovi di frontiera

Tapachula – La migrazione è ormai diventata una "crisi umanitaria" al confine meridionale del Messico con la zona dell'America centrale: è una delle conclusioni su cui richiamano l’attenzione i Vescovi che hanno partecipato al quarto Incontro di frontiera del Messico e dei paesi dell'America centrale sulla migrazione, svoltosi a Tapachula il 29 e 30 agosto.I Vescovi rilevano, nel documento finale pervenuto a Fides, che i flussi migratori sono cresciuti a causa della povertà, della mancanza di opportunità di sviluppo, della emarginazione sociale e della violenza, in particolare nei paesi dell'America centrale. Proprio su questo punto hanno affermato che le politiche migratorie governative guidate dalla salvaguardia della sovranità e del potere economico, diventano politiche anti-migratorie; anche se bisogna riconoscere una forte presenza dell'insicurezza per la criminalità organizzata e il traffico di droga.All'incontro hanno partecipato i Vescovi di El Salvador, Honduras, Guatemala e Messico, i quali hanno dichiarato che nei loro paesi si sta sviluppando un tipo di società in cui il migrante viene escluso e perde i suoi diritti e la sua dignità. Inoltre hanno sottolineato che è essenziale mantenere l'assistenza e sostenere e promuovere le politiche di migrazione al livello più alto. E’ stata evidenziata anche la preoccupazione della Chiesa per la mancanza di iniziative concrete che sensibilizzino la popolazione sulla realtà migratoria per evitare la criminalizzazione dei migranti.La nota pervenuta a Fides riporta la testimonianza di Mons. Elías Samuel Bolaños Avelar, S.D.B., Vescovo di Zacatecoluca , secondo il quale gli scontri tra soldati e bande criminali hanno causato l'anno scorso nel suo paese circa 550 morti, 500 membri della bande e 50 militari.

AFRICA/CAMERUN - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “Saint Augustin” di Maroua

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 22 giugno 2017, ha nominato Rettore del Seminario maggiore interdiocesano “Saint Augustin” sito nella diocesi di Maroua-Mokolo, in Camerun, il rev. Alin Djeckabe, del clero dell’arcidiocesi di Garoua. Il nuovo Rettore è nato il 3 ottobre 1973 a Ouro Haoussa, dipartimento di Mayo Louti, regione del nord, ed è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 2005 nella cattedrale di Garoua. Dopo gli studi primari è entrato al Seminario minore “Saint Paul” di Guider , quindi è passato al Seminario maggiore “Saint Augustin” di Maroua e all’Università cattolica di Lille dove ha conseguito il dottorato in teologia e il master in filosofia. Dopo l’ordinazione sacerdotale è stato vicario parrocchiale in parrocchie diverse. Dal novembre 2015 era parroco della parrocchia Coeur Immaculé de Maria di Bidzar e professore al Seminario maggiore “Saint Augustin” di Maroua; dal 2016 coordinatore del presbiterio.

OCEANIA/AUSTRALIA - Il Patriarca copto Tawadros ai giornalisti australiani: il matrimonio omosessuale non è accettabile

Sidney – Secondo la Sacra Scrittura, "Dio creò l'uomo e la donna", e l'unico matrimonio possibile "è quello tra l'uomo e la donna". Per questo il matrimonio tra persone dello stesso sesso è “inaccettabile” per la fede cristiana, e “viene considerato peccato. E' peccato”. Con questi argomenti il Patriarca Tawadros ha risposto ai giornalisti australiani che, appena dopo il suo arrivo a Sidney, gli hanno posto domande sulla questione dei matrimoni gay. Le risposte sul tema delle unioni coniugali tra persone dello stesso sesso sono state espresse dal Patriarca copto nel corso di una conferenza stampa improvvisata, svoltasi all'aeroporto di Sidney il 29 agosto, all'inizio della visita patriarcale in terra australiana che in 10 giorni toccherà anche le città di Camberra e Melbourne. Il dibattito sul cosiddetto matrimonio gay sta monopolizzando l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale in vista del sondaggio con cui, dal 12 settembre al 7 novembre, gli australiani potranno esprimere il proprio favore o la propria contrarietà all'emendamento delle normative legali attualmente in vigore, disposizione che aprirebbe la strada al pieno riconoscimento giuridico di unioni matrimoniali tra persone dello stesso sesso. Il sondaggio è stato proposto con un questionario postale e non è legalmente vincolante per il governo, a differenza di un referendum. .

AFRICA/CAMERUN - Profanata la tomba di Mons. Bala nella cattedrale di Bafia

Yaoundé - “C’è stato un chiaro atto di profanazione nella cattedrale di Bafia nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 agosto. Sono state rinvenute tracce di sangue nella cattedrale”, ha affermato Sua Ecc. Mons. Sosthène Léopold Bayemi Matjei, Vescovo della vicina diocesi di Obala, che è stato inviato sul posto da Sua Ecc. Kome Abraham, Vescovo di Bafang e Amministratore Apostolico di Bafia. Le tracce di sangue sono state rinvenute sulla tomba di Sua Ecc. Mons. Jean Marie Benoît Bala, Vescovo di Bafia, il cui corpo era stato ritrovato nelle acque del fiume Sanaga, il 2 giugno. Secondo la locale Conferenza Episcopale Mons. Bala è stato assassinato mentre le autorità affermano che si sarebbe suicidato .A seguito della profanazione è stato deciso di chiudere al pubblico la cattedrale di San Sebastian che sarà riaperta solo dopo la purificazione del luogo. “La cattedrale è chiusa al culto pubblico fino a che non verrà celebrato un rito penitenziale come prescritto dal Codice e dal rito liturgico” ha detto Mons. Sosthène Bayemi.

ASIA/GIORDANIA - Memorandum d'intesa per nuovi progetti comuni tra l'Università Americana di Madaba e le scuole cristiane giordane

Amman – L'Università americana di Madaba e il Segretariato generale per le istituzioni educative cristiane in Giordania hanno sottoscritto un memorandum d'intesa volto a incentivare la collaborazione e la condivisione di percorsi d'istruzione tra l'ateneo e le scuole cristiane presenti nel Regno Hascemita. Il memorandum è stato co-firmato lunedì 28 agosto dal professor Nabil Ayoub, presidente dell'Università di Madaba, e da padre Rashid Mistrih OFM, Segretario generale delle istituzioni educative cristiane in Giordania. Alla firma del memorandum hanno presenziato anche il Vescovo William Shomali, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, e padre Ashraf Al-Nimri, Direttore generale delle Scuole di Patriarcato Latino in Giordania. Il memorandum punta a collegare in maniera organica l'esperienza dell'Università americana di Madaba – nata con il sostegno finanziario del Patriarcato latino di Gerusalemme – con la lunga e significativa tradizione delle istituzioni educative cristiane operanti da più di 150 anni nei territori dell'attuale Giordania. In concreto, la prima forma di collaborazione sarà rappresentata da un numero consistente di borse di studio messe a disposizione di allievi meritevoli delle scuole legate al Segretariato per sostenere finanziariamente il loro accesso ai corsi d'istruzione qualificati forniti dell'Università di Madaba, compresi i periodi di studio all'estero offerte da quell'Ateneo in collaborazione soprattutto con istituzioni universitarie statunitensi. Un analogo memorandum era stato già firmato in precedenza con il Segretariato generale delle istituzioni educative cristiane in Galilea e Palestina. L'Università di Madaba , che ha già raggiunto posizioni di eccellenza tra le università e gli istituti d'istruzione superiore in Giordania, è l'Ateneo affiliato al Patriarcato latino di Gerusalemme di cui Papa Benedetto benedì la prima pietra il 9 maggio 2009, e che fu inaugurata il 30 maggio 2013 alla presenza di Re Abdallah II. Alla fine del 2014, la Santa Sede era dovuta intervenire per farsi carico di problemi amministrativi e finanziari che avevano segnato la costruzione e l'avvio dell'istituzione accademica. Una Commissione ad hoc, istituita dalla Segreteria di Stato, aveva a sua volta affidato a un Comitato locale di amministrazione, presieduto dall'Arcivescovo Giorgio Lingua, a quel tempo Nunzio apostolico in Giordania, il compito di “seguire e coordinare da vicino, fino a luglio 2015, i lavori dell’Università. Lo scorso marzo , nella lettera rivolta a tutti i membri della diocesi da lui amministrata, l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa OFM, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme,aveva fatto un riferimento esplicito anche agli “errori che hanno ferito la vita del Patriarcato, finanziariamente ed amministrativamente, soprattutto riguardanti l’Università Americana di Madaba”. .

ASIA/PAKISTAN - Studio del Corano obbligatorio a scuola: più islam nella società

Islamabad - Il senato del Pakistan ha approvato l'insegnamento obbligatorio del Corano nelle scuole pubbliche. Come appreso da Fides, il disegno di legge “Holy Quran Bill 2017”, presentato dal ministro dell'istruzione, è stato velocemente licenziato dalla Camera alta del Parlamento dopo che l'Assemblea Nazionale lo aveva già approvato il 19 aprile scorso. Il testo obbliga tutte le istituzioni educative a disporre l'insegnamento del Corano per gli studenti musulmani, dalla classe prima fino alla 12a .Secondo gli obiettivi dichiarati nel disegno di legge, “occorre far comprendere il messaggio divino, assicurarne la diffusione nella società, incoraggiare la pace e la tranquillità, promuovere i valori supremi umani della verità, dell'onestà, dell'integrità, della costruzione del carattere, della tolleranza, della comprensione degli altri”. Inoltre, afferma una nota del governo, il disegno di legge aiuterà lo Stato ad adempiere alla sua responsabilità costituzionale poiché l'articolo 31, paragrafo 2, della Costituzione afferma che “lo Stato si adopera per rendere obbligatori gli insegnamenti del Sacro Corano e dell'Islam”.Negli ambienti cristiani in Pakistan si nota che la disposizione è obbligatoria per gli studenti musulmani, mentre nessun programma alternativo è stato annunciato per gli studenti non musulmani. Nasir Saeed, avvocato cristiano e direttore dell’Ong “Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement” nota a Fides: “Il provvedimento va nella direzione di rafforzare l'islamizzazione della società pakistana, e questo può fomentare intolleranza religiosa. Invece di promuovere la libertà di religione, il governo costringe i bambini a studiare il Corano. Inoltre questa legge potrà avere un impatto negativo sugli studenti non musulmani, in quanto molti potrebbero essere costretti a seguire quelle lezioni, se non c'è altra scelta, per non perdere punteggio e risultare svantaggiati nei voti scolastici”.Interpellato da Fides, p. Inayat Bernard, Condirettore della rivista “The Christian View” e Rettore del Seminario minore di Santa Maria a Lahore, nota: “Siamo in una Repubblica islamica e non mi sorprende che i legislatori abbiano adottato tale provvedimento. In Pakistan, nella scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, sono già obbligatori, nel curriculum delle materie insegnate, gli studi islamici. Nelle scuole cristiane abbiamo numerosi docenti musulmani, dato che il 70% degli studenti che le frequentano sono di religione islamica. Ora si aggiunge lo studio specifico del Corano, che andrà insegnato in lingua araba. Ciò significherà trovare e assumere altri insegnanti, e questo non sarà facile per gli istituti cristiani. Inoltre, data la presenza di diverse scuole di pensiero nell'islam, potranno sorgere conflitti, all'interno del mondo sunnita, per l'attribuzione e la scelta dei docenti, senza parlare dell'effetto che questo può avere per gli allievi che sono sciiti. Insomma, il provvedimento sarà prevedibilmente foriero di forte conflittualità. Per quanto riguarda la vita ordinaria dei cristiani, non credo sorgeranno particolari problemi. Questa è la nostra condizione: viviamo in una repubblica islamica".

AMERICA/BRASILE - Dopo le pressioni di Chiesa e ambientalisti sospeso il decreto sull’abolizione della Renca

Brasilia – Un giudice brasiliano, Rolando Spanholo, ha sospeso ieri, 30 agosto, il decreto presidenziale che aveva eliminato le protezioni ambientali e permetteva l'estrazione mineraria in una vasta riserva nella foresta amazzonica, la Riserva Nazionale di Rame e Associati .Il decreto era stato reso noto la scorsa settimana, provocando le dure critiche dei gruppi ambientalisti internazionali e della Chiesa cattolica , che hanno denunciato danni incalcolabili all'ecosistema e sicuri conflitti tra minatori e tribù indigene. Il magistrato sostiene che il decreto non sia stato preceduto dalla necessaria autorizzazione del Congresso Nazionale, come richiesto dalla Costituzione, e potrebbe mettere a repentaglio la protezione dell'ambiente e delle comunità indigene locali.

AFRICA/CIAD - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “San Mbaga Tuzindé” di Sarh

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 22 giugno 2017, ha nominato Rettore del Seminario maggiore filosofico interdiocesano “San Mbaga Tuzindé” nella diocesi di Sarh , il rev. Samuel Mbairabe Tibingar, del clero arcidiocesano di N’Djamena.Il nuovo Rettore è nato il 27 luglio 1972 nella regione di Moyen Chari, Sarh. Dopo la scuola primaria e gli studi secondari al Collegio San Charles Lwanga a Sarh, nel 1997 è entrato nel Seminario maggiore Saint Luc de Bakara a N’Djamena. E’ stato ordinato sacerdote il 26 novembre 2005. Dopo l’ordinazione è stato Viceparroco e Parroco, quindi ha studiato esegesi biblica a Roma e ha conseguito il Dottorato in teologia biblica . Dal 2011 al 2016 ha svolto il ministero nell’arcidiocesi di Firenze.

ASIA/MYANMAR - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “St. Joseph” di Mandalay

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 1 maggio 2017, ha nominato Rettore del Seminario maggiore filosofico interdiocesano “St. Joseph” nell’arcidiocesi di Mandalay, in Myanmar, il rev. Peter Maung , del clero arcidiocesano di Taunggyi.Il nuovo Rettore è nato il 6 giugno 1967 a Pekhon, Southern Shan, ed è stato ordinato sacerdote il 19 marzo 1991. Dopo l’ordinazione è stato Viceparroco e Parroco , quindi ha studiato a Roma . E’ stato poi Rettore del Seminario Star of evangelization , del Seminario Little Way . Ha studiato a Manila Clinical Parstoral Education . Quindi è stato nuovamente Rettore del Seminario Little Way e, dal 2012, era Direttore del KMSS-TGY .

AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto Tawadros II: preghiamo anche per i malvagi che attaccano le chiese

Kyoto – Dopo gli attacchi alla chiese e le stragi di cristiani che hanno insanguinato l'Egitto negli ultimi mesi “la Chiesa copta ha pregato per tutti”, anche per “le persone malvagie” che hanno attaccato le chiese e i cristiani. Con queste parole il Patriarca copto ha di nuovo dato testimonianza della fede trasparente con cui tanti cristiani copti hanno vissuto le tante esperienze di martirio che hanno segnato il cammino recente della loro Chiesa. Lo ha fatto nel corso di un'intervista rilasciata alla rete televisiva giapponese Asahi, ribadendo la propria fiducia nella forza della preghiera, “che può cambiare i cuori”. L'intervista è stata rilasciata dal Patriarca Tawadros durante la tappa giapponese della visita che il Primate della Chiesa copta sta svolgendo tra alcune comunità della diaspora copta e che a partire da oggi, 30 agosto, sta proseguendo in Australia. Durante la permanenza in Giappone, Tawadros ha anche inaugurato la Cattedrale di Nostra Signora di San Marco a Kyoto, prima Chiesa copta in terra giappnese.Nell'intervista rilascata a Asahi TV, il Patriarca copto ha anche dichiarato che il legame tra cristiani e musulmani in Egitto è forte e ben radicato, sottolineando che i terroristi colpiscono i cristiani copti proprio per mettere in crisi tale vincolo e provare così a smantellare l'unità nazionale. In queto contesto – ha insistito Tawadros - i tentativi di giustificare il terrore con argomenti religiosi chiamano in causa anche tutti i soggetti impegnati nel campo dell'insegnamento religioso, che devono mostrarsi degni del compito loro affidato e non concendere alibi al fanatismo e all'intolleranza. Riguardo ai legami con le alte Chiese e comunità cristiane, il Primate della Chiesa copta ha sottolineato che, al di là delle differenze, tutti i cristiani sono accomunati dalla fede in Cristo, dal Vangelo e dal condividere insieme “l'attesa del Regno dei cieli”. Lo sguardo di fede con cui il Patriarca Tawadros osserva e vive le vicende della sua Chiesa e del suo Paese è connotato anche da prudenza e realismo. In Egitto rimane in vigore l'indicazione delle autorità ecclesiali di non organizzare pellegrinaggi, campi scuola per i giovani e raduni spirituali moltitudinari, in virtù di quanto è stato suggerito dalle forze di polizia e dalle autorità civili per motivi di sicurezza, dopo la serie di attentati mirati realizzati dal terrorismo di matrice jihadista contro i cristiani copti. La disposizione patriarcale è rimasta in vigore nei mesi di luglio e agosto, anche se non tutti l'hanno rispettata. Adesso, un nuovo comunicato diffuso dal Patriarcato copto ha ribadito che tale disposizione non è stata revocata. In questo modo si tenta di frenare le iniziative di case religiose e luoghi di accoglienza che già avevano pubblicizzato la propria disponibilità a riaprire le porte a visitatori e pellegrini con l'inizio del mese di settembre. .

AFRICA/KENYA - “I malati muoiono negli ospedali senza assistenza, si fermi lo sciopero degli infermieri”: appello di Mons. Korir

Nairobi - "È ora che vi parliate l'uno con l'altro per far cessare lo sciopero del personale infermieristico nel nostro Paese. I keniani stanno morendo negli ospedali perché non c'è nessuno che li assiste” ha esortato Sua Ecc. Mons. Cornelius Kipng’eno Arap Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”, nell'omelia della messa da lui presieduta in memoria di p. John Kaiser, presso il Maela Refugee Camp di Naivasha. In Kenya oltre 25.000 infermieri sono in sciopero dal 5 giugno, per chiedere un aumento di stipendio e delle indennità.“Siamo arrivati al punto di lasciare la nostra gente morire per il denaro, P. Kaiser non era keniano, ma non avrebbe mai fatto morire la nostra gente. Questo è inumano. Dobbiamo rinnovare i nostri sforzi per servire la gente del Kenya” ha affermato Mons. Korir.La messa in memoria di p. Kaiser Memorial è stata concelebrata da Sua Ecc Mons. Oballa Ole Owaa, Vescovo di Ngong, e da Sua Ecc. Mons Joseph Mbatia, Vescovo di Nyahururu. Missionario di Mill Hill, p. Kaiser era stato inviato in missione in Kenya nel 1964, ha lavorato nella diocesi di Kisii per 20 anni e in seguito a Nakuru e a Ngong- Il 24 agosto 2000, il corpo di p. Kaiser era stato trovato a Moredat-Naivasha, lungo l'autostrada Nakuru-Nairobi. La causa della sua morte non fu accertata immediatamente, ma in seguito si è accertato che era stato assassinato da aggressori fino ad oggi rimasti sconosciuti.

Pages