Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/KENYA - “I malati muoiono negli ospedali senza assistenza. Si smetta lo sciopero degli infermieri”: appello di Mons. Korir

Nairobi - "È ora che vi parliate l'uno con l'altro per far cessare lo sciopero del personale infermieristico nel nostro Paese. I keniani stanno morendo negli ospedali perché non c'è nessuno che li assiste” ha esortato Sua Ecc. Mons. Cornelius Kipng’eno Arap Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”, nell'omelia della messa da lui presieduta in memoria di p. John Kaiser, presso il Maela Refugee Camp di Naivasha. In Kenya oltre 25.000 infermieri sono in sciopero dal 5 giugno, per chiedere un aumento di stipendio e delle indennità.“Siamo arrivati al punto di lasciare la nostra gente morire per il denaro, P. Kaiser non era keniano, ma non avrebbe mai fatto morire la nostra gente. Questo è inumano. Dobbiamo rinnovare i nostri sforzi per servire la gente del Kenya” ha affermato Mons. Korir.La messa in memoria di p. Kaiser Memorial è stata concelebrata da Sua Ecc Mons. Oballa Ole Owaa, Vescovo di Ngong, e da Sua Ecc. Mons Joseph Mbatia, Vescovo di Nyahururu. Missionario di Mill Hill, p. Kaiser era stato inviato in missione in Kenya nel 1964, ha lavorato nella diocesi di Kisii per 20 anni e in seguito a Nakuru e a Ngong- Il 24 agosto 2000, il corpo di p. Kaiser era stato trovato a Moredat-Naivasha, lungo l'autostrada Nakuru-Nairobi. La causa della sua morte non fu accertata immediatamente, ma in seguito si è accertato che era stato assassinato da aggressori fino ad oggi rimasti sconosciuti.

AMERICA/CILE - “Eccomi, mandami”: mese della Bibbia in chiave missionaria

Santiago – Diversi paesi dell’America Latina dedicano il mese di settembre, in cui si celebra la festa di San Girolamo a cui si deve la vulgata in latino della Bibbia, ad un particolare incontro, personale e comunitario, con la Sacra Scrittura. La Chiesa cilena vivrà questo tempo in chiave missionaria: “Si tratta di creare le occasioni per ascoltare la Parola di Dio per conoscere più profondamente il Signore, rinnovare la nostra amicizia con Lui e prepararsi ad assumere la sua missione come nostra propria missione” scrive Sua Ecc. Mons. Santiago Silva Retamales, Presidente della Commissione nazionale di animazione biblica della pastorale.Secondo le informazioni diffuse dalla Conferenza Episcopale, pervenute a Fides, vengono proposti quattro incontri di Lectio Divina che presentano alcune immagini legate alla sequela di Gesù, le quali “ci invitano a riaccendere il nostro impegno missionario a portare la Buona Novella del Vangelo in tutti gli angoli del nostro paese, affinché possa essere fonte che illumina la trasformazione delle nostre realtà, invitandoci a vivere la carità, la fraternità, nella giustizia, nella pace e nella gioia”. Si tratta di proseguire il cammino di approfondimento e di riflessione per convertirsi in una Chiesa “in uscita” sottolinea Mons. Retamales.“Eccomi, mandami – Chiamati alla sequela di Gesù" è il motto scelto per questo mese, che invita a sedersi ai piedi del Signore per ascoltarlo, accogliere la sua Parola nei nostri cuori, per essere trasformati diventare suoi annunciatori. “Molti ai nostri giorni devono trovare un nuovo significato per la loro vita, molti oggi si sentono soli e abbandonati, molti provengono da altri paesi per trovare migliori opportunità di lavoro e di vita nel nostro paese. Accogliamoli calorosamente condividendo con loro la Parola di Dio che ci offre la vita in abbondanza, la vita di Gesù Cristo”.Nel sito della Conferenza Episcopale del Cile sono presenti diversi sussidi, oltre alla guida per la Letio Divina, che si possono utilizzare per l’animazione del mese della Bibbia.

AFRICA/CENTRAFRICA - A Bria convivenza religiosa in pericolo a causa dei combattimenti per il controllo delle miniere

Bangui - “Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione e gli appelli dei leader delle comunità religiose di Bria per il ritorno della pace, la ripresa dei combattimenti tra i diversi gruppi armati per il controllo della città e delle aree minerarie limitrofe ha completamente paralizzato la coesione sociale e la discreta convivenza tra le comunità cristiane e musulmane” afferma la Piattaforma delle Confessioni Religiose in Centrafrica per la pace .Bria si trova nella parte centro-orientale della Repubblica Centrafricana e da mesi si trova in mezzo a scontri tra milizie rivali per il suo controllo e soprattutto per quello delle circostanti miniere di oro e diamanti .“Bria è diventata una città irriconoscibile” denuncia il pastore Augusto Ngbando nella nota giunta a Fides. “Le comunità che vivevano in perfetta armonia sono diventate nemiche. Ora i bambini non possono andare a scuola, gli agricoltori non possono più recarsi nei loro campi a causa degli uomini armati che vagano per la foresta. I mercati sono quasi deserti. Gli uomini armati circolano nei quartieri che sono a loro favorevoli per paura di essere attaccati da gruppi rivali in quelli ostili”. “A seguito delle campagne di sensibilizzazione condotte da tutti i leader religiosi, la pace e l'armonia cominciavano a ritornare all'interno della popolazione, ma gli ultimi scontri hanno distrutto i nostri sforzi” riferisce il pastore, che ha lanciato un appello ai leader del PCRC invitandoli a recarsi nella sua città per cercare di mediare tra le parti in conflitto e di rassicurare la popolazione.

ASIA/FILIPPINE - Appello dei Salesiani di fronte all’ondata di uccisioni sommarie di giovani vulnerabili

Makati – “Noi, Salesiani di Don Bosco dell'Ispettoria Filippina Nord, siamo profondamente addolorati per l’ondata di uccisioni avvenute recentemente. Essendo in prima linea nel ministero della pastorale giovanile nel mondo e nella Chiesa, la nostra tristezza si trasforma in allarme data la realtà inquietante e innegabile che molti di quelli che sono stati uccisi recentemente sono dei giovani vulnerabili, uccisi dalle mani di coloro che hanno giurato fedeltà alla legge nel loro compito di proteggere il bene comune e salvaguardare gli stessi giovani…”: inizia così la dichiarazione di don Anthony Paul Bicomong, Superiore dell’Ispettoria salesiana delle Filippine Nord, sulle recenti uccisioni sommarie nella “Guerra contro la droga”, intrapresa dall’amministrazione del presidente Duterte.Nel testo, diffuso da Ans e pervenuto a Fides, si ribadisce l’impegno dei Salesiani a seguire gli insegnamenti del “Padre e Maestro della Gioventù, San Giovanni Bosco”, e a rimanere saldi nel desiderio di formare giovani uomini e donne che diventino "buoni cristiani e onesti cittadini".Don Bicomong sottolinea che non si tratta di “prendere le parti di un qualsiasi colore, gruppo o partito” in quanto “i valori morali e la morale cristiana in generale vanno al di là della politica”, né di “un condono di chiunque possa essere coinvolto nel commercio della droga” e ancor meno “una condanna di coloro che hanno giurato di fare tutto ciò che è legalmente e moralmente permesso e necessario per frenare l'onda di questo pericolo chiaro e attuale per la società, una minaccia per il futuro del popolo filippino”. “Questo è un appello alla coscienza collettiva del popolo filippino, inclusi quelli che legittimamente detengono le redini del potere politico e dell'ordine pubblico, obbligati a proteggere i cittadini e il bene comune”.Il testo si conclude con questo appello: “Uniti al desiderio del popolo filippino di liberare la nostra nazione dagli innumerevoli mali che ci affliggono, comprese le vere e proprie minacce poste dalle proliferazione delle droghe illegali, legate ad una realtà emergente più diffusa, di un sistema politico inquinato dalla droga e dalla corruzione, invitiamo tutti gli uomini e le donne di buona volontà a combattere e resistere al male in tutte le sue forme, e questo, a parte il flagello delle droghe, comprende il male delle uccisioni sommarie, per qualunque ragione o scopo, in particolare dei giovani, senza il beneficio di un giusto processo”.

AMERICA/COLOMBIA - La 30.ma “Settimana per la Pace” coincide con la visita del Papa “amico della pace”

Bogotà – L’edizione 2017 della “Settimana per la Pace”, che si celebrerà in Colombia dal 3 al 10 settembre, coincide quest’anno con due importanti eventi per il paese: l’inizio della costruzione del cammino di pace dopo gli accordi del 24 novembre 2016 e la visita pastorale di Papa Francesco, che verrà ad “iniettare entusiasmo e riconciliazione nei cuori dei colombiani”. Così si è espresso il Presidente della Conferenza Episcopale della Colombia , Sua Ecc. Mons. Oscar Urbina Ortega, Arcivescovo di Villavicencio, presentando la 30.ma “Settimana per la Pace”, nata nel 1987 per iniziativa della Chiesa, che ha sempre rinnovato l’impegno a lavorare per la costruzione della pace e della riconciliazione nel paese, soprattutto in questo periodo storico. Mons. Urbina Ortega, secondo le informazioni diffuse dalla CEC e pervenute a Fides, ha messo in evidenza che “la pace è un dono di Dio, un compito affidato alla responsabilità delle persone” e “il Papa toccherà i cuori di tutti i colombiani e getterà un seme. Per noi, nel Vangelo, il seme è molto importante, perché quando si dà un messaggio è un seme che cade su un terreno che è il cuore, il terreno che accoglie il seme permette che questo si apra, cresca e porti frutti. Questa è la dinamica che senza dubbio sarà presente nei messaggi che Papa Francesco ci porta”.Sono più di mille le iniziative per la pace che si svolgeranno in tutta la Colombia durante la Settimana e nei giorni precedenti e seguenti, organizzate da un centinaio di istituzioni, organizzazioni, movimenti, università, ong e altre realtà, che rispecchiano un’ampia pluralità religiosa, sociale, etnica, culturale, economica e politica. L’obiettivo è dare visibilità agli sforzi compiuti ogni giorno da migliaia di persone che lavorano per la costruzione della pace e alle iniziative che promuovono la dignità della persona umana. La Settimana, che si rivolge in modo particolare ai giovani, ha per tema “Molti passi per la pace e la riconciliazione” e si ispira al messaggio di Papa Francesco per la Giornata della Pace del 1° gennaio 2017. Il Comitato promotore è guidato dal Segretariato nazionale della Pastorale Sociale della CEC, da Redepaz, dalla Pontificia Università Javeriana e dal Cinep. Tra le iniziative di maggior rilievo ci sarà la marcia per la pace che si muoverà il 6 e 7 settembre da diversi luoghi del paese per giungere a Villavicencio l’8 settembre all’incontro con il Papa; un atto di riconciliazione tra i diversi protagonisti del conflitto armato che si svolgerà il 4 settembre; una mostra fotografica sui 30 anni della Settimana; il Premio nazionale per la difesa dei diritti umani in Colombia. “La Settimana per la Pace - è scritto nella lettera di convocazione - contribuirà a creare una visione della pace come esercizio dei diritti etnici, sociali e lavorativi, compresi i diritti e le opportunità per le donne colombiane. Rafforzerà la costituzione di scuole, collegi e università come territori di pace e la più ampia partecipazione di giovani, ragazzi e ragazze, alla cultura della convivenza. L'incontro con Papa Francesco, amico della pace, con il popolo colombiano, amico della pace, rafforzerà le capacità e gli impegni nella costruzione della pace come espressione della giustizia, della democrazia, della riparazione delle vittime e della riconciliazione”.

ASIA/IRAQ - Anche una cristiana tra le ex prigioniere dei jihadisti liberate a Tal Afar

Tal Afar – Si chiama Rana Behnam la donna cristiana liberata nei sobborghi di Tal Afar dopo essere stata per lungo tempo tenuta in un luogo di segregazione dai jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico a Tal Afar, insieme ad altre donne yazide. La sua liberazione – riferiscono i media iracheni - è avvenuta durante l'offensiva sferrata domenica scorsa dall'esercito iracheno e da altre milizie per riprendere il completo controllo di Tal Afar, città a ovest di Mosul, verso il confine con la Siria, divenuta l'ultima roccaforte dei jihadisti del sedicente Stato Islamico dopo la riconquista di Mosul da parte dell'esercito iracheno. Foto diffuse dal website ankawa.com mostrano Rana nei primi attimi di serenità trascorsi a Baghdad, insieme a due sacerdoti caldei e ad alcuni familiari, da lei raggiunti subito dopo la sua liberazione. L'offensiva su Tal Afar ha provocato l'ennesima fuga di massa di civili che tentavano di mettersi al riparo dai combattimenti tra esercito iracheno e miliziani di Daesh. La città – hanno riferito i fuggitivi alle organizzazioni umanitarie - veniva bombardata, e non era rimasto niente da mangiare. I miliziani dell'auto-proclamato Stato Islamico avevano conquistato Mosul nel giugno 2014 e nei mesi successivi avevano preso il controllo anche di città e villaggi della Piana di Ninive. Davanti all'avanzata dei jihadisti, anche decine di migliaia di cristiani di Mosul e dell'intera regione erano fuggiti dalle proprie case, trovando rifugio soprattutto nei sobborghi di Erbil e in altre aree del Kurditan iracheno.

AMERICA/COLOMBIA - Traslate le reliquie di padre Ramírez, il Martire di Armero, prossimo beato

San Sebastián de La Plata – Una lunga e affollata processione ha accompagnato la traslazione delle reliquie di padre Pedro María Ramírez Ramos, noto come “il Martire di Armero”, dal cimitero principale alla chiesa di San Sebastián de La Plata, dipartimento di Huila, in vista della prossima beatificazione, che sarà presieduta da Papa Francesco durante la sua visita pastorale in Colombia, l’8 settembre a Villavicencio. Il lungo corteo è stato guidato dall’Arcivescovo di Ibagué, Mons. Flavio Calle Zapata, e da altri Vescovi. Insieme a padre Ramírez verrà beatificato anche un altro martire colombiano, il Vescovo di Arauca, Sua Ecc. Mons. Jesús Emilio Jaramillo . Pedro María Ramírez Ramos nacque il 23 ottobre 1899 a La Plata, Huila, e venne battezzato il giorno seguente. Quarto di sette figli, aveva altri fratelli nati dal primo matrimonio del padre, che morì quando aveva 10 anni. Dopo gli studi elementari nella scuola pubblica, entrò nel Seminario minore de La Mesa de Elías a dodici anni e quindi passò al Seminario maggiore di Garzon nel 1915, dove studiò filosofia e teologia. Si ritirò per sua decisione nel 1920, per discernere meglio la sua risposta alla vocazione sacerdotale.Negli anni seguenti lavorò come direttore e segretario del coro parrocchiale, quindi si dedicò all’insegnamento, senza trascurare la vita parrocchiale. Nel 1928 riprese la preparazione al sacerdozio nel Seminario maggiore Maria Inmaculada, a Ibagué, e venne ordinato sacerdote il 21 giugno 1931. Esercitò il suo ministero come viceparroco e parroco, in quattro parrocchie: l’ultima fu quella di Armero, dove giunse nel 1946, e dove subì il martirio. Il 9 aprile 1948 a Bogotà venne ucciso il candidato liberale Pedro Eliecer Gaitán e questo fatto suscitò un’ondata di violenza terrificante in cui si fronteggiavano liberali e conservatori. Padre Pedro Maria venne preso di mira in quanto ritenuto vicino agli ambienti conservatori. Il pomeriggio del 10 aprile 1948 un folto gruppo di liberali profanò la chiesa e il convento delle suore, e arrestò padre Pedro Maria, che aveva rifiutato di fuggire dal paese. Portato sulla piazza centrale, tra insulti e percosse, fu linciato e il suo cadavere colpito con un machete. Il suo corpo rimase in piazza fino a mezzanotte, quando fu trascinato all’ingresso del cimitero, in una fossa, senza l’abito talare, impedendo qualsiasi rito religioso. Quasi un mese dopo i parenti riuscirono a portare la salma al cimitero di La Plata, il suo paese natale, che divenne da allora meta di pellegrinaggi.

AFRICA/SIERRA LEONE - Frana di Regent: la mobilitazione della Chiesa dell’Africa occidentale

Freetown - Mobilitazione della Chiesa cattolica in Africa occidentale per aiutare la popolazione di Freetown, la capitale della Sierra Leone, colpita dalla tragedia accaduta nella notte tra il 13 e il 14 agosto, quando un costone della montagna chiamata “il filone di pane” è crollato sul villaggio di Regent . Secondo l’ultimo bilancio le vittime sono più di mille.“Questa è un’ulteriore tragedia per un Paese che deve ancora sollevarsi dal disastro dell'epidemia Ebola” ha detto p. Chukwuyenum Afiawari, a capo della provincia gesuita nordoccidentale dell'Africa , che ha lanciato una raccolta fondi per avviare la ricostruzione a lungo termine delle aree devastate."Nel rispondere alle necessità immediate, dobbiamo anche tenere d'occhio e cominciare a pianificare gli sforzi di ricostruzione a lungo termine” ha detto il Provinciale gesuita dell'Africa nord-occidentale. “Ci appelliamo a tutti i nostri confratelli gesuiti, alle comunità e alle istituzioni di tutta la nostra Società, ai nostri collaboratori in missione, ad amici e benefattori e a tutte le persone di buona volontà perché aderiscano a questa nobile causa mentre collaboriamo per portare i soccorsi urgenti” ha dichiarato p. Afiawari.Don Alphonse Seck, coordinatore dei gruppi Caritas in Africa occidentale, ha sottolineato che “le Caritas di tutti i quindici Paesi membri hanno confermato che contribuiranno a sostenere le autorità della Sierra Leone” per affrontare le conseguenze del disastro.

AFRICA/SENEGAL - A metà settembre a Dakar il 2 ° Incontro dei Vescovi dell'Africa sulla Caritas

Dakar - “Organizzare il servizio della carità in Africa: il ruolo dei Vescovi” è il tema del 2° Incontro dei Vescovi dell'Africa sulla Caritas, che si terrà dal 17 al 21 Settembre 2017 a Dakar, capitale del Senegal.All’evento, organizzato da Caritas Africa con il sostegno di Caritas Internationalis, parteciperanno circa 200 persone tra cui 100 tra Cardinali, Arcivescovi e Vescovi. Tra questi vi sono: il Card. Peter Turskon, Prefetto della Congregazione per il servizio dello sviluppo umano integrale, il Card. Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila e Presidente di Caritas Internationalis, Sua Ecc. Mons. Gabriel Mbilingi, Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar e Sua Ecc. Mons. Gabriel Anokye, Presidente di Caritas Africa.Secondo le notizie pervenute a Fides, la cerimonia di apertura si svolgerà il 18 settembre presso il King Fahd Palace, alla presenza delle più alte autorità statali del Senegal.Durante i tre giorni di lavori, i partecipanti discuteranno diversi temi, tra gli altri, la dimensione sociale dell'evangelizzazione, il nuovo dicastero per il servizio dello Sviluppo umano integrale con le sue implicazioni per le Chiese particolari e il campo d’azione della Caritas in Africa.L'Assemblea dei Vescovi dell'Africa sulla Caritas si concluderà con una messa, mercoledì 20 settembre, nella Cattedrale di Nostra Signora delle Vittorie a Dakar alle ore 18.30, alla presenza dei fedeli. La precedente assemblea dei Vescovi dell'Africa sulla Caritas si era tenuta a Kinshasa nel novembre 2012.

ASIA/TURCHIA - Il pastore evangelico Brunson ancora in carcere per spionaggio. Trump ne aveva chiesto l'estradizione

Ankara – Finora sembrano caduti nel vuoto i tentativi messi in atto dal Presidente USA Donald Trump per favorire la liberazione e il ritorno negli Stati Uniti di Andrew Craig Brunson, il pastore evangelico statunitense già arrestato in Turchia nell'autunno 2016 con l'accusa di aver sostenuto Hizmet, l'organizzazione del predicatore islamico turco Fetullah Gulen indicato da Ankara come l'ispiratore del fallito golpe del 15 luglio 2016. Nei giorni scorsi il predicatore Brunson, dopo l'intervento di Trump, è stato accusato di crimini ancora più gravi di quelli a lui attribuiti in passato, ed è stato imprigionato in un carcere di massima sicurezza dove sono incarcerati alcuni accusati di essere tra i massimi responsabili del fallito golpe del 2016. Le indiscrezioni fatte circolare sui media turchi attribuiscono al pastore evangelico addirittura connessioni con il PKK – il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione curda messa fuorilegge in Turchia - e con la CIA. Nei commenti agli sviluppi del caso, i media turchi fanno cenno alle visite che il pastore evangelico avrebbe ricevuto da parte dell'ambasciatore USA in Turchia durante la permanenza nel suo primo luogo di detenzione, e anche alle richieste di liberazione e di estradizione dell'imputato avanzate dallo stesso Presidente Trump nell'incontro avuto lo scorso maggio alla Casa Bianca con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Il pastore evangelico Andrew Craig Brunson, già responsabile della chiesa evangelica della Resurrezione a Izmir , nell'ottobre 2016 era stato convocato insieme alla moglie, Lyn Norine, dall'ufficio dell'immigrazione, che inizialmente aveva comunicato loro l'obbligo di lasciare il Paese, giustificando tale misura con l'accusa vaga di aver ricevuto fondi dall'estero per finanziare iniziative missionarie e di aver messo a rischio la sicurezza del Paese con le loro attività. Successivamente la stampa turca ha riferito che per il pastore evangelico il decreto di espulsione si era trasformato in arresto, dopo che un testimone segreto lo ha accusato di appartenere al cosiddetto FETO . .

ASIA/VIETNAM - Nomina dell’Ausiliare di Thanh-Pho Ho Chi Minh

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco in data 25 agosto 2017 ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Thanh-Pho Ho Chi Minh, in Vietnam, il rev. Louis Nguyen Anh Tuan, Direttore della Segreteria della Conferenza Episcopale del Vietnam, assegnandogli la sede titolare di Catro.Il nuovo Vescovo è nato il 6 aprile 1960 a Quang Nam, Da Nang, Arcidiocesi di Ho Chi Minh City. Dal 1993 al 1999 ha frequentato il Seminario Maggiore S. Giuseppe di Ho Chi Minh City. Dal 2001 al 2007 ha compiuto gli studi accademici presso l’Istituto Pontificio di Giovanni Paolo II per la Famiglia, in Roma, conseguendo il Dottorato. È stato ordinato sacerdote il 30 giugno 1999 per l’Arcidiocesi di Ho Chi Minh City.Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1999-2001: Vicario parrocchiale di Phu Nhuan, Ho Chi Minh City; 2001-2007: studi a Roma; 2007-2014: Vice-Direttore del Centro Pastorale dell’Arcidiocesi di Ho Chi Minh City; 2009-2014: Segretario della Conferenza Episcopale per la Provincia Ecclesiastica di Ho Chi Minh City; dal 2007: Responsabile della Commissione per la Famiglia dell’Arcidiocesi di Ho Chi Minh City; dal 2014: Direttore della Segretaria Generale della Conferenza Episcopale del Vietnam.

AFRICA/BOTSWANA - Dimissioni del Vescovo di Gaborone e nomina dell’Amministratore Apostolico

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco in data 9 agosto 2017 ha accolto le dimissioni di S.E. Mons. Valentine Tsamma Seane dal governo pastorale della Diocesi di Gaborone e ha nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della medesima diocesi S.E. Mons. Frank Atese Nubuasah, S.V.D., attuale Vicario Apostolico di Francistown.

AMERICA/BRASILE - Repam: rischi ambientali e danni sociali incalcolabili dall’abolizione della Renca

Brasilia – La Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica rigetta l'abolizione della Riserva Nazionale di Rame e Associati , decisa dal governo, ritenendola “un vilipendio della democrazia brasiliana, perché per attirare nuovi investimenti nel paese, il governo brasiliano ha consultato solo le aziende interessate a sfruttare la regione”. In una nota firmata dal Presidente della Repam e della Commissione Episcopale per l’Amazzonia, Card. Claudio Hummes, e dal Presidente di Repam-Brasile e Segretario della Commissione Episcopale per l’Amazzonia, S.Ecc. Mons. Erwin Kräutler, con la data del 28 agosto, si evidenzia che prima di questo provvedimento “non è stata effettuata alcuna consultazione dei popoli indigeni e delle comunità tradizionali, come previsto dall'articolo 231 della Costituzione federale del 1988 e dalla Convenzione 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro ”.Il documento della Repam, pervenuto a Fides, ricorda che la Renca è una zona di riserva nell'Amazzonia, di 46.450 kmq, e comprende nove aree protette, tre con protezione completa. “L'apertura della zona all'estrazione mineraria di rame, oro, diamanti, ferro, niobio, tra l'altro, aumenterà la deforestazione, la perdita irreparabile della biodiversità e gli impatti negativi sulle persone in tutta la regione”.Contrariamente a quanto afferma il governo, prosegue la Repam, l'apertura della regione all’estrazione mineraria “non garantirà la tutela della foresta, delle aree protette, e ancor meno delle terre indigene, che saranno direttamente colpite in modo violento e irreversibile. Basta vedere la distruzione che le miniere brasiliane e straniere hanno lasciato in Amazzonia negli ultimi decenni: deforestazione, inquinamento, risorse idriche compromesse dall'alto consumo di acqua per l'estrazione mineraria e dalla contaminazione con sostanze chimiche, aumento della violenza, droga e prostituzione, aumento dei conflitti per la terra, aggressione incontrollata alle culture e agli stili di vita delle comunità indigene e tradizionali, con grandi esenzioni fiscali ma benefici minimi per le popolazioni della regione”.Il documento denuncia “i rischi ambientali e sociali incalcolabili” che minacciano il polmone del pianeta, e dopo aver citato quanto Papa Francesco scrive nell’enciclica Laudato sì, ribadisce che “l’estinzione della Renca rappresenta una minaccia politica per l’intero Brasile”. La Repam è unita alle diocesi di Macapá e di Santarém, agli ambientalisti e a quei settori della società che chiedono la sospensione del Decreto che estingue la Riserva, e invita i parlamentari a difendere l’Amazzonia. Il testo si conclude con un appello: “Non ci rassegniamo al degrado umano e ambientale! Uniamo gli sforzi a favore della vita dei popoli che vivono in Amazzonia. Il futuro delle prossime generazioni è nelle nostre mani!”.

AMERICA/BRASILE - Repam: rischi ambientali e danni sociali incalcolabili dall’estinzione della Renca

Brasilia – La Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica rigetta l'estinzione della Riserva Nazionale di Rame e Associati , decisa dal governo, ritenendola “un vilipendio della democrazia brasiliana, perché per attirare nuovi investimenti nel paese, il governo brasiliano ha consultato solo le aziende interessate a sfruttare la regione”. In una nota firmata dal Presidente della Repam e della Commissione Episcopale per l’Amazzonia, Card. Claudio Hummes, e dal Presidente di Repam-Brasile e Segretario della Commissione Episcopale per l’Amazzonia, S.Ecc. Mons. Erwin Kräutler, con la data del 28 agosto, si evidenzia che prima di questo provvedimento “non è stata effettuata alcuna consultazione dei popoli indigeni e delle comunità tradizionali, come previsto dall'articolo 231 della Costituzione federale del 1988 e dalla Convenzione 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro ”.Il documento della Repam, pervenuto a Fides, ricorda che la Renca è una zona di riserva nell'Amazzonia, di 46.450 kmq, e comprende nove aree protette, tre con protezione completa. “L'apertura della zona per l'estrazione mineraria di rame, oro, diamanti, ferro, niobio, tra l'altro, aumenterà la deforestazione, la perdita irreparabile della biodiversità e gli impatti negativi sulle persone in tutta la regione”.Contrariamente a quanto afferma il governo, prosegue la Repam, l'apertura della regione all’estrazione mineraria “non garantirà la tutela della foresta, delle aree protette, e ancor meno delle terre indigene, che saranno direttamente colpite in modo violento e irreversibile. Basta vedere la distruzione che le miniere brasiliane e straniere hanno lasciato in Amazzonia negli ultimi decenni: deforestazione, inquinamento, risorse idriche compromesse dall'alto consumo di acqua per l'estrazione mineraria e dalla contaminazione con sostanze chimiche, aumento della violenza, droga e prostituzione, aumento dei conflitti per la terra, aggressione incontrollata alle culture e agli stili di vita delle comunità indigene e tradizionali, con grandi esenzioni fiscali ma benefici minimi per le popolazioni della regione”.Il documento denuncia “i rischi ambientali e sociali incalcolabili” che minacciano il polmone del pianeta, e dopo aver citato quanto Papa Francesco scrive nell’enciclica Laudato sì, ribadisce che “l’estinzione della Renca rappresenta una minaccia politica per l’intero Brasile”. La Repam è unita alle diocesi di Macapá e di Santarém, agli ambientalisti e a quei settori della società che chiedono la sospensione del Decreto che estingue la Riserva, e invita i parlamentari a difendere l’Amazzonia. Il testo si conclude con un appello: “Non ci rassegniamo al degrado umano e ambientale! Uniamo gli sforzi a favore della vita dei popoli che vivono in Amazzonia. Il futuro delle prossime generazioni è nelle nostre mani!”.

AFRICA/SUD SUDAN - Arrestata la coordinatrice di “Giustizia e Pace” della diocesi di Wau

Juba -Arrestata la coordinatrice della Commissione “Giustizia e Pace” della diocesi di Wau, nel Sud Sudan. Secondo quanto riporta Radio Tamazuj, Natalina Andrea Mabu, è stata fermata circa una settimana fa con l’accusa di essere coinvolta nell’ avvelenamento alimentare occorso il 3 agosto durante un seminario militare tenutosi nella caserma “Garinti” di Wau. Il seminario, organizzato dalla Missione ONU in Sud Sudan , verteva sul tema del rispetto dei diritti umani da parte dei militari. Tre ufficiali dell’esercito sono morti, tra cui il comandante delle operazioni nell’area di Wau, il Brigadiere Generale Mathok Akec. Altri 57 militari sono stati ricoverati per gravi disturbi gastrointestinali.Secondo le indagini, il cibo contaminato era stato preparato in un hotel locale per poi essere trasportato nella caserma “Garanti” dove si teneva il seminario.Al momento non sono noti i motivi su cui sono fondate le accuse contro la rappresentante di “Giustizia e Pace”.

AFRICA/CONGO RD - Arrestato in Uganda il principale indiziato dell’omicidio di p. Vincent Machozi

Kinshasa - Svolta nelle indagini sull’omicidio di p. Vincent Machozi, sacerdote assunzionista ucciso nella notte del 20 marzo 2016 nel villaggio di Vitungwe-Isale, a 15 km da Butembo nel Territorio di Beni .Secondo quanto riporta il sito benilubero.com , le autorità ugandesi hanno arrestato Mwami Abdul Kalemire III, il capo tradizionale, che aveva invitato p. Machozi ad un incontro di pace che si sarebbe rivelato una trappola mortale per il sacerdote .Secondo le cronache “una decina di soldati in uniforme delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, pesantemente armati, che viaggiavano in jeep, hanno fatto irruzione nel perimetro del centro sociale Mon Beau Village, dove si erano riuniti i capi tradizionali Nande per prendere parte ad una riflessione sulla pace convocata da Mwami Abdul Kalemire III” capo della comunità di Basho, in missione nella zona e ospite dello stesso convento”. Kalemire III sarebbe scampato alla morte per caso, perché si era rifugiato in casa mentre p. Machozi è stato sorpreso dai suoi assassini al di fuori della struttura.Secondo benilubero.com, Kalemire III è stato arrestato mentre cercava di entrare in Uganda attraverso la frontiera tra Kasindi e Bwera. Il capo tradizionale è stato subito trasferito nella capitale ugandese, Kampala, in attesa della decisione della magistratura sulla sua eventuale estradizione nella RDC.Secondo il sito d’informazione, la giustizia congolese aveva arrestato Kalemire III come principale indiziato dell’uccisione di p. Machozi, ma secondo benilubero.com potenti interventi dall’alto avevano permesso la sua liberazione.P. Machozi aveva denunciato quella che definiva “l’occupazione geo-economica del Kivu-Ituri da parte del Rwanda e dell’Uganda in complicità con il presidente congolese Joseph Kabila” .

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