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Le notizie dell'Agenzia Fides
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AFRICA/ERITREA - Accordo Etiopia-Eritrea: la Chiesa auspica “una stagione di libertà e pace”

14 July 2018
Asmara - Prudenza è la parola che circola nelle sedi della Chiesa cattolica eritrea in merito all’accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea. “Come Chiesa - osserva all’Agenzia Fides p.Mussie Zerai, sacerdote dell’eparchia di Asmara - siamo felici per l’intesa, ma aspettiamo gli sviluppi e preghiamo perché l’accordo tra il presidente Isayas Afeworki e del premier Abiy Ahmed apra una stagione di pace duratura che restituisca stabilita e libertà ai cittadini di entrambi i paesi”.L’intesa potrebbe aprire grandi spazi di crescita anzitutto in campo economico. “Sotto il profilo commerciale - osserva abba Mussie – le due nazioni hanno bisogno una dell’altra. L’Etiopia necessita dei porti eritrei per esportare le proprie merci con costi inferiori a quelli imposti da Gibuti e Sudan. L’Eritrea ha bisogno di aprire la propria economia per rilanciare la produzione e i consumi interni. L’accordo è stato stilato in primo luogo per rispondere alle esigenze economiche di entrambi i paesi. Questo speriamo abbia ricadute anche sulla popolazione che, negli anni, si è impoverita”.La pace porterà anche alla democrazia in Eritrea? È una domanda difficile, commenta abba Mussie. “Il governo - spiega - per anni ha rimandato l’introduzione della Costituzione del 1997 perché, dicevano i ministri, lo stato di emergenza non consentiva l’introduzione di un normale dibattito democratico. Adesso non ci sono più scuse. La speranza è che la Carta fondamentale entri in vigore presto e che i cittadini possano finalmente godere di tutti i diritti. Lo stesso discorso possiamo farlo per le organizzazioni sociali siano esse laiche o religiose. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a una stretta sulla loro azione. Non possiamo che auspicare una maggiore apertura e disponibilità da parte dell’esecutivo”.Felicità e prudenza condivisi anche da Meron Estefanos, eritrea, attivista per i diritti umani: “La pace ci rende felici, ma bisogna essere cauti. Al momento, nessuno dei problemi dell’Eritrea è stato risolto: la Costituzione non è entrata in vigore, i prigionieri politici non sono stati rilasciati, la stampa è ancora imbavagliata, l’opposizione non è libera di esprimersi, i soldati arruolati per una leva a tempo indeterminato non sono stati smobilitati. Tutto è rimasto com’era. Aspettiamo e vediamo quali saranno gli sviluppi. Mi sento di ringraziare la Chiesa cattolica che, pur minoritaria e perseguitata, è stata una delle poche voci che si è levata in questi anni per denunciare la repressione del regime. Per chi lavora per un’Eritrea libera, la Chiesa è stata un punto di riferimento”.

AMERICA/BOLIVIA - La missione continua: dopo il CAM, verso il Mese Missionario Straordinario

14 July 2018
Santa Cruz de la Sierra - “Preghiera, annuncio del Vangelo, riflessione biblica e teologica, catechesi, opere di carità cristiana e solidarietà tra le Chiese, dovrebbero consentire un risveglio missionario, aiutando tutti i fedeli ad avere un incontro sempre più vero e appassionato con Cristo Signore”. Con questo spirito Papa Francesco ha accolto la proposta della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e delle Pontificie Opere Missionarie nel convocare un “Mese Missionario straordinario”, fissato per l’ottobre 2019. Lo sottolinea l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, nel discorso tenuto questa mattina, 14 luglio, ai Vescovi delle Americhe presenti al "CAM 5", il Congresso Missionario Americano che si chiude oggi a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia.A conclusione del Congresso, la Chiesa in America, in sintonia con la Chiesa universale, si proietta, dunque, verso il prossimo grande appuntamento missionario, l'Ottobre 2019, celebrato a livello mondiale, in occasione del 100° anniversario della Lettera Apostolica “Maximum illud” di Papa Benedetto XV. L'obiettivo è quello di “riqualificare evangelicamente la missione”, affinché “ogni battezzato possa bruciare sempre di più con la stessa carità di Gesù Cristo, affinché tutti possano ricevere il dono della salvezza”, ha rimarcato mons, Dal Toso. In particolare, poi, nel Nuovo Continente, lo si vivrà in coincidenza con un altro importante appuntamento: il Sinodo dell'Amazzonia, consesso che assume, dunque, una forte connotazione missionaria.L’Arcivescovo ha indicato le quattro le dimensioni fondamentali che caratterizzeranno il Mese Missionario Straordinario: l'incontro personale con Gesù Cristo; la testimonianza di santi e martiri della missione ; la formazione missionaria; la carità missionaria. Papa Francesco ha affidato alla Congregazione di Propaganda Fide “il compito di preparare questo evento, in particolare attraverso la diffusa consapevolezza delle Chiese particolari”, indicandone il tema: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”.“Il motto – rimarca il Presidente delle POM – contiene già gli elementi essenziali: la missione nasce dal battesimo, che ci invia nel mondo all'interno della Chiesa per portare l'annuncio di Cristo crocifisso e risorto. Ecco perché è un mese che riguarda ogni battezzato, che, in quanto tale, è un missionario”. Papa Francesco nella “Evangelii Gaudium” ricorda che “l'attività missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa” : forti di questa convinzione “la Chiesa universale e le Chiese particolari, i religiosi e le religiose, i laici e il clero, i movimenti ecclesiali e le nuove forme di aggregazioni laicali sono tutti coinvolti in questa conversione e rinnovamento dell'identità missionaria della Chiesa”, rileva mons. Dal Toso.A tal fine, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli sta preparando una Guida, su supporto cartaceo e digitale, per l’animazione missionaria dell’Ottobre 2019, grazie a risorse umane e contributi da tutto il mondo. La Guida, in cinque lingue, nella prima parte riporta commenti di spiritualità missionaria alle letture della liturgia della Messa nel mese di ottobre 2019. La seconda parte suggerisce trenta figure di santi, martiri e testimoni della fede e della missione. Nella terza parte vi sono alcune considerazioni teologiche sui temi della formazione e della carità missionaria. Link correlati :Il testo originale del discorso dell'Arcivescovo Dal Toso sul Mese Missionario Straordinario, in spagnolo

ASIA/INDONESIA - La comunità Camilliana in festa con gli ammalati custoditi dal Santo Patrono

14 July 2018
Maumere – Il 14 luglio si celebra la festa di San Camillo de Lellis, il santo patrono di malati, medici, infermieri e ospedali. I religiosi Camilliani insieme alla Chiesa universale commemorano questo giorno speciale con molta gratitudine a Dio manifestando l’amore misericordioso di Dio per gli ammalati attraverso la visita ai malati.“A Maumere, isola di Flores, per questa occasione si sono uniti ai festeggiamenti della comunità Camilliana anche il Superiore Provinciale, padre Jose P. Eloja, MI, insieme al Vicario Provinciale padre Rodel Enriquez, MI, dalle Filippine e ai padri Giovanni Contarin e Peter dalla Tailandia” ha raccontato a Fides il Camilliano padre Mushtaq Anjum,.“In occasione di questa giornata dieci giovani hanno iniziato il loro postulato mentre altri sei si sono uniti al noviziato, offrendo il loro impegno a Cristo, sulle orme e gli insegnamenti di San Camillo nel servire gli ammalati anche a rischio della loro stessa vita.La missione Camilliana nell’isola di Flores è stata avviata nel 2010 da p.Luigi Galvani, insieme ai camilliani indonesiani locali. “Alla celebrazione eucaristica presieduta da p. Luigi, concelebrata da 16 sacerdoti di diverse congregazioni, hanno preso parte suore religiose, famiglie, amici, parenti e visitatori dei seminaristi. In tutto oltre 400 persone” racconta p. Mushtaq.“La celebrazione annuale della festa di San. Camillo ci ricorda che i Camilliani hanno preso l'impegno di servire gli ammalati. Preghiamo che ogni Camilliano ‘metta più cuore in queste mani’ così che si possano servire Cristo e gli ammalati in un modo più amorevole e compassionevole” conclude il missionario.

ASIA/FILIPPINE - I Vescovi: No alla modifica della Costituzione , promossa da Duterte

14 July 2018
Manila - "L'attuale Costituzione delle Filippine, approvata nel 1987, non è perfetta e può ancora essere migliorata, ma non dovrebbe essere cambiata in questo momento, non con l'attuale Congresso e con l'attuale Presidente": lo afferma il Vescovo ausiliare di Manila, Broderick Pabillo, contestando il possibile cambiamento della Costituzione del 1987 promosso dal Presidente Rodrigo Duterte.Come dichiarato a Fides, il prelato ritiene che "il federalismo venga usato come cortina fumogena" per andare verso un sistema politico che garantisca al presidente "il controllo totale del paese"."Il presidente Duterte presenta il federalismo come la bacchetta magica per portare prosperità in tutto il paese. E il modo per realizzare il federalismo, secondo lui, è il cambiamento dell'attuale Costituzione", ha spiegato Pabillo. "Non conosciamo ancora la proposta della nuova Costituzione, ma conosciamo le persone che la propongono: Duterte e i suoi alleati. Donque possiamo già indovinare la meta: sarà un disastro per i filippini ", ha aggiunto.Il Vescovo ha auspicato una "partecipazione critica" della popolazione al possibile cambiamento costituzionale, e un "processo senza fretta": "Vogliono che il referendum venga fatto quest'anno. Quindi non ci sarebbe tempo per una adeguata consultazione e discussione. Ma perché tanta fretta? Vi è il forte sospetto che si voglia evitare l'elezione del 2019, in modo da potere rimanere al potere", ha detto Pabillo.Il prelato deplorato "la mancanza di indipendenza della Camera dei deputati", sottomessa al volere di Duterte: "I membri del Congresso non rappresentano più le persone, ma le loro famiglie e solo alcuni interessi politici. Non hanno a cuore il bene delle persone e della nazione. Non ci si può fidare", osserva Pabillo.Invece di pensare al federalismo, chiosa il Vescovo, "il governo dovrebbe affrontare i problemi reali del paese come l'inflazione galoppante, l'aumento dei prezzi dei beni di base, l'atmosfera di illegalità con le continue uccisioni dei poveri, dei preti e attivisti, l'indebolimento delle istituzioni democratiche".Anche il "Consiglio dei Laici delle Filippine", associazione pubblica di fedeli eretta dalla Conferenza episcopale delle Filippine, si dice "fortemente contrario al cambiamento costituzionale" e cheide "trasparenza in quessto delicato processo" che "in apparenza garantirebbe una distribuzione più equa delle risorse tra le regioni", ma in effetti "darebbe ampi poteri al presidente Duterte tra il 2019 e 2022, per imporre più tasse al popolo". .

AMERICA/NICARAGUA - In tutto il continente si prega per il Nicaragua, la nazione si ferma

14 July 2018
Managua – Uno sciopero , con il fermo totale di ogni attività; una campagna di preghiera in tutto il continente: queste le attività che si registrano nella presente crisi sociale e politica che investe il Nicaragua. "Per i vescovi, sacerdoti, diaconi e le comunità dei religiosi del Nicaragua, perché instancabilmente, continuino ad essere promotori di dialogo, difensori della giustizia e costruttori della pace. Preghiamo": è l'intenzione nella "preghiera dei fedeli" che si leggerà domani 15 luglio durante le sante messe in Nicaragua, in altri paesi latinoamericani e anche al Congresso Americano MIssionario , in corso in Bolivia.Nell'attule critica situazione, segnta ada instabilità sociale epolitica, i cattolic pregano anche per i governanti, "perché dispongano la fine della violenza" e "per i cristiani in Nicaragua, perché diventino strumenti di pace e per i defunti a causa della violenza di questi giorni".La solidarietà dei paesi latinoamericani si è fatta sentire in diverse circostanze: nel Congresso Missionario Continentale che si svolge in Bolivia , nelle assemblee delle diverse conferenze episcopali e nei mass-media cattolici che hanno disposto dei servizi speciali per aggiornare la comunità cristiana sulla situazione che vive questo popolo sofferente.Il Dialogo Nazionale in Nicaragua è fermo a causa della mancata risposta del governo alla richiesta di fermare la repressione che continua a martellare il popolo, impegnato a manifestare pacificamente. In questo fine settimana è in corso uno sciopero generale, con il fermo totale delle attività sociali ed ecnomiche di qualsiasi tipo, per dare un segnale di dissenso al governo. Lo sciopero generale è accompagnato di una marcia pacifica in tutte le città del paese, per manifestare e chiedere elezioni anticipate.

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Famiglie costrette a vivere nei cimiteri, “segno di decadenza umana e politica”

14 July 2018
Abidjan – Le piogge violente che si sono abbattute sul paese e che hanno causato la morte di decine di persone hanno alimentato il deterioramento delle condizioni sanitarie delle popolazioni colpite. Di conseguenza a questi catastrofici eventi il governo ivoriano ha deciso di abbattere le abitazioni dei quartieri più precari dove vivono le famiglie più povere. Come risultato di questa azione politica queste famiglie non sanno più dove andare a cercare un tetto: l’unico riparo lo hanno trovato nei cimiteri, lì si sono accampati e dormono sulle tombe. “Sono immagini che sfidano la comprensione umana; sono l’espressione della decadenza umana e politica. Famiglie, donne, bambini, oggi vittime della crudeltà di un sistema politico in cui l’uomo e la sua dignità non hanno posto”, commenta all’Agenzia Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società Missioni Africane.“Possiamo davvero parlare di sviluppo quando l’essere umano è ridotto allo stato animale? Questa è una politica di sviluppo con un volto disumano, senza cuore”, sottolinea Zagore in questi giorni a Roma per un incontro del Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar .“Mai negli ultimi vent’anni – prosegue - la storia della Costa d'Avorio è stata scritta con tanto dolore, tanta sofferenza, tanta ingiustizia e tanta malvagità. Rifiutati dagli uomini, benvenuti dai morti. Questa è la realtà di tanta povera gente che da viva viene respinta e cacciata da altri esseri viventi e che ora trova rifugio solo tra le tombe. Infatti, i morti nelle loro tombe mostrano quell'umanità che manca ai vivi dando una lezione a quanti sono diventati sempre più insensibili alla dignità”.“In una situazione del genere - aggiunge il sacerdote - la Chiesa della Costa d’Avorio non rimane in silenzio. Non può certo limitarsi ad alzare la voce per opporsi a questo scandalo: deve anche intraprendere azioni concrete per aiutare tutte le famiglie che ora vivono nei cimiteri. Questa azione profetica è necessaria, altrimenti tutte le nostre omelie, tutte le nostre teorie teologiche, saranno prive di significato. Non dobbiamo mai dimenticare e dobbiamo dire forte e chiaro che la Chiesa è l’unica speranza dei poveri” conclude padre Zagore.

ASIA/SIRIA - Patriarcato siro ortodosso: a Bari appello a togliere le sanzioni contro la Siria

13 July 2018
Damasco – Occorre mettere in atto iniziative per chiedere la rimozione delle sanzioni economiche disposte dalla comunità internazionale contro la Siria guidata da Bashar Assad, che colpiscono non il governo e i suoi apparati politico-militari ma la popolazione civile e le sue capacità di accesso a medicine, cure mediche e derrate alimentari. E' questa l'urgenza richiamata dal Patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II nell'intervento da lui svolto durante il recente incontro di Bari, che lo scorso 7 luglio ha visto riunirsi nella città pugliese i Capi e i rappresentanti di una ventina di Chiese e comunità cristiane per riflettere e pregare insieme sui problemi del Medio Oriente. Lo riferiscono le fonti ufficiali dello stesso Patriarcato siro ortodosso, che hanno diffuso una sintesi delle considerazioni proposte dallo stesso Patriarca durante le oltre due ore di dialogo a porte chiuse nella Basilica di san Nicola che Papa Francesco e i capi e rappresentanti delle Chiese presenti hanno riservato alle emergenze del Medio Oriente e delle comunità cristiane mediorientali. Tra le altre cose – riferiscono le fonti del Patriarcato – il Patriarca siro ortodosso ha confessato le sue difficoltà a comprendere l'approccio dell'Occidente e anche delle Chiese in Occidente ai problemi dei cristiani del Medio Oriente. Ignatius Aphrem ha insistito sul fatto che la missione della Chiesa non ha lo scopo di appoggiare o di attaccare i governi e le autorità politiche, ma opera sempre per il bene della popolazione e a favore della giustizia. All'inizio dello scorso settembre, come riferito dall'Agenzia Fides , il Presidente siriano Bashar al Assad aveva compiuto una visita alla sede temporanea del monastero siro ortodosso della Santa Croce, in via di costruzione, nella città di Saydnaya, accompagnato dalla moglie Asma e da altri famigliari. Ad accoglierlo ha trovato il Patriarca siro ortodosso Mor Ignatius Aphrem II, insieme a altri vescovi siro ortodossi e ai monaci del monastero. In quell'occasione Assad e la moglie, accompagnati dal Patriarca, hanno incontrato anche i bambini e le bambine ospitati nella “Casa del piccolo angelo”, orfanotrofio sostenuto dalla Chiesa siro ortodossa, fermandosi a pranzo con loro e con i monaci e le monache del monastero. In tale contesto , il Patriarca aveva informato il Presidente “riguardo ai progetti che il Patriarcato sta portando avanti nella regione”. .

ASIA/FILIPPINE - I Redentoristi: "Urge contrastare violenza e impunità"

13 July 2018
Cebu – "E' urgente svegliarsi e combattere la cultura dell’impunità e della violenza nel paese": è l'appello lanciato dai Redentoristi delle Filippine, in occasione del 33° anniversario del rapimento del sacerdote redentorista Rudy Romano. In un comunicato inviato a Fides, la Congregazione del Santissimo Redentore affermato che "un'atmosfera di paura, violenza e ansia è calata sulle Filippine".Il testo nota: “La crescente cultura d’impunità e di apatia nel nostro paese ha motivato persone senza cuore a uccidere fratelli e sorelle indifesi, inclusi sacerdoti e pastori. Questi sono segni minacciosi che lo spirito del male e i suoi servitori sono determinati a fare del male a Gesù e alla Chiesa”. La dichiarazione, firmata da p. Ariel Lubi, superiore della vice-provincia dei redentoristi di Manila, e da p. Copernicus Perez Jr., superiore della congregazione nella provincia di Cebu, ammonisce: “Non possiamo permettere che questo continui ad accadere. Invitiamo i nostri concittadini filippini a essere vigili, a 'essere la voce dei senza voce' e a non restare più inermi di fronte alla persecuzione della Chiesa e all’assalto palese dei diritti umani del nostro popolo".Rudy Romano, sacerdote e attivista che aveva denunciato l'oppressione dei poveri, fu rapito da uomini armati a Barangay Tisa, nella città di Cebu, l’11 luglio 1985 e da allora non è mai stato più visto. La sua scomparsa è stata ricordata da amici, seminaristi, sacerdoti e fedeli con una messa e l’accensione di candele presso la chiesa Redentorista di Cebu e con una veglia di preghiera a Tisa, dove è stata posta una lapide a memoria, che descrive i rapitori come "agenti del regime deposto di Marcos”. “Sono passati trentatré anni, e ancora nessuna giustizia per padre Romano e altre vittime della legge marziale”, dice la dichiarazione.Il testo nota: “Il nostro lutto e i nostri lamenti diventano più intensi e profondi mentre continuiamo a testimoniare in questi giorni la morte brutale di nostri fedeli, compresi i nostri Pastori”. Il riferimento è alla campagna di esecuzioni extragiudiziali che si registrano nell'ambito della "guerra alla droga" lanciata dal Presidente Rodrigo Duterte e alle recenti uccisioni di preti che hanno funestato il paese.

AFRICA/CENTRAFRICA - La denuncia dei Vescovi: “A chi giova uccidere uomini di dialogo come don Firmin?

13 July 2018
Bangui - “A chi giovano le violenze contro la Chiesa?” chiedono ufficialmente i Vescovi della Repubblica Centrafricana in un comunicato nel quale denunciano l’uccisione, il 29 giugno, di Mons. Firmin Gbagoua, Vicario Generale della diocesi di Bambari.“Si è trattato evidentemente di un omicidio mirato verso coloro che denunciano i gruppi armati” ha affermato Sua Ecc. Mons. Nestor Désiré Nongo-Aziagbia, Vescovo di Bossangoa e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Centrafricana. “Don Firmin era una delle persone alla ricerca del dialogo tra le comunità coinvolte nelle violenze”.I Vescovi confermano così le prime impressioni confidate all’Agenzia Fides da fonti locali, secondo cui è in atto una compagna per spegnere le voci di dialogo nella Repubblica Centrafricana, colpendo in particolare i sacerdoti più impegnati nella ricerca della pace . La Conferenza Episcopale Centrafricana ha inoltre denunciato la propaganda d’odio lanciata da una sedicente “lega per la difesa della Chiesa in Centrafrica”, che incita i cristiani a vendicare la morte dei sacerdoti per attaccare le popolazioni musulmane . Proprio il contrario di quanto vissuto e predicato in vita dai sacerdoti uccisi e un’offesa e un tradimento del loro sacrificio.

AMERICA/BOLIVIA - CAM 5: sempre più attuale e valida la partecipazione dei bambini alla missione della Chiesa

13 July 2018
Santa Cruz de la Sierra – “Il 19 maggio abbiamo celebrato il 175° anniversario della fondazione dell'Opera della Santa Infanzia. È importante celebrare questo anniversario non solo per commemorare un passato ricco di grazie e benedizioni diffuse in tutto il mondo dai bambini per i bambini, ma anche per riconoscere, ancora di più oggi, l’attualità e la validità della partecipazione dei bambini alla missione universale della Chiesa, come protagonisti dell’annuncio del Vangelo”. Lo ha ricordato suor Roberta Tremarelli, Segretaria generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria, prendendo la parola, nel pomeriggio di ieri, 12 luglio, al Quinto Congresso Missionario Americano , in corso a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia.Una pastorale missionaria con i bambini, ha ricordato, si realizza in tre aree complementari: l’Animazione missionaria, per risvegliare e sostenere nei bambini lo spirito missionario universale; la Formazione missionaria, per aiutare i bambini a fare la "Scuola con Gesù" e, quindi, ad assumere criteri e mentalità missionaria, come quella del loro Maestro; la Cooperazione missionaria, per aiutare ogni bambino a offrire il proprio contributo missionario nella sua comunità locale e a favore dell'evangelizzazione universale. “Per realizzare la loro missione di figli di Dio e vivere in pienezza, i bambini hanno bisogno di sostegno spirituale e materiale – ha sottolineato suor Roberta -. L'Opera della Santa Infanzia svolge le sue attività secondo il principio di sussidiarietà, cioè in continua collaborazione con le diverse strutture locali, in particolare quelle dedicate all'educazione”. Quindi è necessaria una stretta collaborazione tra tutti coloro che operano nel mondo dell’infanzia, perché attraverso la preghiera, la catechesi, l’informazione, la partecipazione alle diverse azioni caritative, promuovano l’apertura del cuore dei bambini alla chiamata universale nell’amore di Cristo.“La chiamata della Chiesa alla carità si sviluppa nella solidarietà e nella fratellanza universale – ha affermato suor Roberta Tremarelli - . L'Infanzia Missionaria è un esempio di dimensione globale per il semplice fatto che coinvolge i bambini di tutto il mondo in un modo reciproco e comunitario. Il bambino in questo modo sperimenta la cattolicità. L’Infanzia Missionaria è soprattutto un’Opera di animazione e di formazione missionaria che dispone di un fondo di solidarietà al quale tutti i bambini sono chiamati a contribuire con un gesto di solidarietà missionaria”. Partecipando alla missione della Chiesa, ogni cristiano diventa costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora così alla realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l’umanità.La preparazione e la celebrazione del Mese Missionario Straordinario, nell’ottobre 2019, è occasione propizia per dare nuovo impulso all’animazione e alla formazione missionaria secondo le quattro liee indicate da Papa Francesco: preghiera; testimonianza dei missionari; riflessione biblica, teologica, catechetica; carità. Un altro aspetto messo in risalto dal Papa è la santità di vita di quanti si professano cristiani perchè l’apostolato sia fruttuoso. Così i Santi non devono essere considerati un ricordo sbiadito del passato, ma invece una realtà concreta, alla portata di tutti, in quanto tutti siamo chiamati ad essere santi per far fruttificare i doni del battesimo. “Credo che sia molto importante risvegliare nei bambini e negli adolescenti – ha commentato suor Roberta - il desiderio di santità e nutrire in loro lo stupore e la meraviglia di coloro che ci hanno preceduto su questa strada, in particolare nella dimensione missionaria”. Nella parte conclusiva del suo intervento, la Segretaria generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria ha proposto alcuni spunti di riflessione, partendo dalla constatazione che “la sfida fondamentale nell'evangelizzazione è la separazione tra fede e vita, tra fede e responsabilità sociale”. Quindi “è necessario educare le coscienze dei credenti per aiutarli a scoprire le responsabilità che scaturiscono dal Battesimo, dalla fede e che hanno effetto sulla vita personale o sulla vita sociale. È necessario aiutare i bambini, le famiglie e noi stessi a canalizzare la forza che nasce dalla nostra fede e discernere quale deve essere il comportamento di ciascuno in modo che sia in armonia con lo stile di Gesù”. Tra i temi di riflessione si è soffermata sulla formazione umana e cristiana dei ragazzi, su come portare l’annuncio della gioia del Vangelo ai bambini, ai giovani, alle famiglie che abitano nel nostro stesso paese; sul contributo al discernimento delle vocazioni compresa quella missionaria

EUROPA/SVEZIA - “Una Chiesa di migranti”: incontro annuale dei Vescovi e delegati europei

13 July 2018
Stoccolma – “Un movimento di umanità: il flusso dei migranti e delle notizie. Il dialogo e la comunicazione per una cultura dell’incontro”: è questo il tema dell’incontro annuale dei Vescovi e delegati responsabili per la Pastorale dei migranti delle Conferenze episcopali in Europa, riunitisi da oggi, 13 luglio a Stoccolma. I delegati intendono approfondire il rapporto tra flusso migratorio e la percezione che ne ha l’opinione pubblica, educata da una comunicazione che non promuove sempre il dialogo e la cultura dell’incontro.“La Chiesa cattolica in Svezia è una Chiesa di migranti. Molti di noi provengono da altri paesi e alcuni di noi da altre denominazioni. Come cristiani, siamo tutti pellegrini sulla via del regno celeste di Dio”, ha dichiarato il Cardinale Anders Arborelius, OCD, responsabile della sezione migrazioni della Commissione CCEE Pastorale Sociale.“Se siamo veramente consapevoli di questa grazia, saremo anche in grado di essere più aperti e accoglienti verso tutti quei migranti che Dio ci ha inviato. Abbiamo la nostra vera patria sopra. Il regno di Dio è la nostra vera casa. Qui sotto, siamo tutti ospiti, pellegrini, migranti. Noi ci apparteniamo. Abbiamo la stessa vocazione: essere i testimoni di Gesù qui e ora”, continua il vescovo Arborelius nella nota pervenuta a Fides.Tra le tematiche all’ordine del giorno verranno trattati il tema “Immigrazioni e opinione pubblica: le dinamiche dell’informazione”, ci sarà un confronto su “Come la Chiesa usa i media per parlare delle migrazioni” con la testimonianza di diversi organismi ecclesiali internazionali che lavorano nell’ambito della pastorale dei migranti. Si analizzerà poi l’argomento “Come la Chiesa forma e informa i suoi fedeli riguardo al fenomeno della migrazione”, e “Come la Chiesa usa i media per testimoniare al mondo quello che fa e pensa sulla migrazione”.I lavori si concluderanno nella mattinata di domenica 15 luglio con la celebrazione della Santa Messa in presenza delle comunità di migranti nella Chiesa di Santa Eugenia di Stoccolma e una visita all’Abbazia di Santa Brigida a Vadstena.

AMERICA/BOLIVIA - Messaggio del CAM 5: "Ascoltare il grido e il pianto di chi soffre in America"

13 July 2018
Santa Cruz de la Sierra – "Quando un membro soffre, tutto il corpo soffre": lo afferma il comunicato diffuso al V Congresso Missionario Americano , espressione dell'intera assemblea e letto pubblicamente dal Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie dell’Uruguay, padre Leonardo Rodríguez. Nel testo, inviato a Fides, si esprime la vicinanza dei delegati presenti al CAM e di tutte le Chiese americane alle situazioni di violenza, povertà, sofferenza che oggi si registrano nel continente."Riuniti sotto lo slogan della gioia del Vangelo – inizia il testo - ascoltiamo il grido e il pianto dei più deboli; ci colpisce in modo particolare la violenza, lo sfruttamento, la persecuzione che distrugge la dignità dei nostri fratelli. In questi giorni di riflessione, di preghiera e di celebrazione della fede, ricordiamo il dolore di ognuno, esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alle famiglie che piangono i loro morti. ‘America in Missione, il Vangelo è gioia’, ma gioia è giustizia, gioia è verità, gioia è rispetto per i diritti di tutti"."In nome del Signore - prosegue il comunicato - condanniamo ogni azione di violenza e facciamo appello a coloro che sono responsabili, in modo particolare ai governanti, ad impegnarsi a vivere e proporre un'autentica cultura della difesa e della promozione della vita e del bene comune, della verità, della giustizia e della pace.La missione della Chiesa deve seguire la via dell'incontro, dell'ascolto, del dialogo, del perdono e della riconciliazione. Così invitiamo i media a diventare protagonisti nel raccontare la trasformazione dei cuori di tutti, portando la verità dei fatti".Il Congresso poi menziona nazioni come Venezuela, Nicaragua, Haiti, Honduras, esprimendo dolore e tristezza "per i morti a causa degli scontri tra bande": "Ci addolora la situazione dei rifugiati e dei migranti che sperimentano la separazione assurda e ingiusta delle loro famiglie alle frontiere di paesi come Stati Uniti e Messico. E poi ci sono situazioni che colpiscono, come il silenzio e l'indifferenza che riescono a colpevolizzare i più poveri e indifesi", si legge nel testo inviato a Fides.Il documento conclude: "Cari amici del Congresso, cari membri di tutte le Chiese d'America: Beati coloro che lavorano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. La preghiera, il perdono, l'amicizia fortificano la nostra vocazione insieme a tutti gli uomini di buona volontà per diventare costruttori della pace. Bisogna amare con coraggio la verità e la giustizia che sono i diritti di ogni essere umano.” Link correlati :Il video della lettura del comunicato nel CAM V sul canale di Fides

AMERICA/BOLIVIA - Il Vescovo Silva al CAM 5: "Evangelizzare essendo immagine di Cristo"

13 July 2018
Santa Cruz de la Sierra - Al 5° Congresso Missionario Americano di Santa Cruz de la Sierra intitolato “America in missione, il Vangelo è gioia” si vive un clima di impegno e speranza. La riflessione sul tema di “Annunciare Cristo nel mondo di oggi” è stata affidata a mons. Santiago Silva, Vescovo castrense e Presidente della Conferenza episcopale cilena. Il Vescovo ha tratto insegnamenti dal modo di evangelizzare di Gesú nel mondo ebraico, che proponeva un profondo cambio di paradigma, e da quello di Paolo. Questi – ha rilevato – si trovava nella necessità di dialogare con un’altra cultura, quella grecoromana, per comunicare il Vangelo. Davanti a una cultura “dai molti dei”, del culto del corpo e del piacere, del rango e dell’influenza sociale, l’apostolo propone dei cambiamenti culturali: l’onore non proviene piú “dall’esaltazione di sé e dal farsi servire”, bensí “dall’umiltá e dal servire”; lo status sociale significante non si basa piú sull’essere padroni ed avere schiavi, bensí sulla “libertá di servire”; il controllo sugli altri mediante la politica è superato “dal servizio e dalla solidarietà”; infine la struttura familiare patriarcale lascia il posto alla “famiglia di fede”. Paolo chiama ad abbandonare i culti che “non generano vita” per abbracciare il Dio che dà la vita.E propone la sua testimonianza. “Paolo ci è riuscito: non ci riusciremo noi? Paolo aveva il dono dello Spirito Santo: non l’abbiamo forse anche noi? Paolo affrontava una cultura che lo sfidava: noi forse no? Coraggio: lo possiamo”, ha detto ai presenti mons. Silva, ottenendo per risposta un coro di “Sí, si puó!”. Il Presule ha ricordato poi la profonda trasformazione da un’evangelizzazione pre-conciliare, centrata sulla Chiesa come unico mezzo di salvezza, a una concezione di Chiesa che non è l’unica detentrice della presenza di Cristo, che “è piú grande della Chiesa”. La Chiesa, ha rimarcato, è “al servizio della missione”, “è in uscita non per far entrare in gli altri al suo interno, ma per collaborare al progetto del Padre affinché Cristo germogli dove non c’è”. Quindi evangelizzazione oggi é “dialogare con le diverse realtá, dove non mancano i semi del verbo”. Oggi occorre “farsi carico dell’umanità della persona” per presentare, in una cultura dell’immagine, “l’immagine di Cristo nella nostra persona”. “Dobbiamo passare da un’evangelizzazione centrata nell’argomentazione a una centrata sulle immagini”, afferma. “Il kerigma è un atto di comunicazione”, non solo verbale. Per questo occorre che “la nostra corporeità sia evangelizzata” e “che noi stessi siamo la buona notizia”. Il gesuita Sergio Montes, dalla Bolivia, nella seconda conferenza della giornata, ha insistito sulla necessità che i missionari siano “pienamente compenetrati nella realtà sociale”. “Se questa società, violenta e ingiusta, non fa parte della mia vita, predico alle nuvole”, ha affermato. E ha chiesto una riflessione sulla predicazione del Vangelo “nel continente dove piú persone si dichiarano cristiane mentre abbiamo cosí tanta violenza, disuguaglianza e povertá”. Di fronte a una realtà che a tratti è scoraggiante, ha detto, possiamo “abbattere muri, costruire ponti, riconciliare, cucire ferite, riparare danni, se ci lasciamo ispirare dallo Spirito Santo” e dobbiamo “muoverci all’azione” per costruire comunione. Lo possiamo fare, ha rimarcato, “se ci sentiamo corresponsabili di ció che vive la società in cui annunciamo un Regno di Dio che comincia qui ed ora” attraverso la proposta del Vangelo testimoniato anzitutto “con la nostra partecipazione alla vita dell’altro, uscendo da noi stessi per incontrarlo davvero”.

AFRICA/EGITTO - Inaugurato il museo dei “Martiri copti di Libia”

12 July 2018
Samalut – Nel sacrario-museo dei martiri copti di Libia, trucidati dai terroristi affiliati allo Stato Islamico nel gennaio 2015 su una spiaggia libica, accanto ai feretri utilizzati per trasportare le salme dalla Libia all'Egitto sono custodite come reliquie anche le manette che legavano le mani dei martiri, mentre loro venivano sgozzati, e quel che resta delle divise color arancione che i carnefici di Daesh facevano indossare alle vittime della loro macabre esecuzioni, sempre filmate e diffuse via internet. Il museo-sacrario è stato inaugurato nei giorni scorsi da Anba Befnosios, Vescovo copto ortodosso di Samalut, presso la cattedrale costruita per custodire i resti mortali dei martiri, nel villaggio egiziano di al Our. Tra gli oggetti esposti nel museo ci sono anche le monete trovate nelle tasche dei corpi egiziani martirizzati e le loro scarpe, insieme a alcuni documenti di identità e ai registri di lavoro su cui due di loro segnavano le attività lavorative compiute giorno per giorno. Le famiglie dei martiri – riferisce Wataninet – hanno espresso la loro gioia per l'inaugurazione del museo, che servirà a rendere onore “alla gloria di Dio manifestatasi nei martiri, che non hanno mai rinnegato la propria fede”. I 20 copti egiziani e il loro compagno di lavoro ghanese erano stati rapiti in Libia all'inizio di gennaio 2015. Il video della loro decapitazione fu messo in rete dai siti jihadisti il 15 febbraio successivo. Ad appena una settimana dalla notizia del massacro, il Patriarca copto ortodosso Tawadros II decise di iscrivere i 21 martiri sgozzati dal Daesh nel Synaxarium, il libro dei martiri della Chiesa copta, stabilendo che la loro memoria fosse celebrata proprio il 15 febbraio.I resti mortali dei copti uccisi in Libia dai jihadisti erano stati individuati alla fine dello scorso settembre in una fossa comune sulla costa libica, presso la città di Sirte. I loro corpi erano stati rinvenuti con le mani legate dietro alla schiena, vestiti con le stesse tute color arancione che indossavano nel macabro video filmato dai carnefici al momento della loro decapitazione. Anche le teste dei decapitati erano state ritrovate accanto ai corpi.Il rimpatrio delle spoglie dei martiri d'Egitto, più volte preannunciato dai media egiziani, ha richiesto più tempo del previsto ed è potuto avvenire soltanto a metà di maggio . Nel frattempo, le analisi del DNA hanno permesso di identificare i singoli corpi dei 21 martiri. “Il video che ritrae la loro esecuzione - riferì dopo il massacro all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico emerito di Guizeh - è stato costruito come un'agghiacciante messinscena cinematografica, con l'intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell'orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono ‘Signore Gesù Cristo’. Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”. .

AMERICA/PERU’ - I Vescovi: “tutti abbiamo il diritto di sapere” se la corruzione è diventata la regola nella magistratura

12 July 2018
Lima – "Tutti abbiamo il diritto di sapere se quello che rivelano gli audio riguardanti i membri del Consiglio nazionale della Magistratura e del potere giudiziario sia un’eccezione o riveli quello che accade generalmente nel nostro sistema giudiziario”: così scrivono i Vescovi del Perù dopo la diffusione di alcune registrazioni audio, trascritte dalla stampa, in cui si parla di scambi di favori, raccomandazioni, pressioni su inchieste in corso, che inchiodano tre membri del Consiglio nazionale della magistratura , il massimo organo del potere giudiziario, e due giudici. In questa occasione i Vescovi non si sono limitati a scrivere un comunicato, inviato all’Agenzia Fides, ma ieri sera lo hanno presentato direttamente al Presidente della Repubblica, Martín Vizcarra Cornejo. A questo incontro sono andati il Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana , Mons. Miguel Cabrejos Vidarte, Arcivescovo di Trujillo, e i due Cardinali peruviani, Luis Cipriani Thorne di Lima e Pedro Barreto Jimeno di Huancayo, nominato nell’ultimo Concistoro.Nel documento, secondo i Vescovi, “non si tratta di segnalare uno o un altro magistrato, ma di salvaguardare le istituzioni e il patrimonio morale del nostro Paese. Se non si chiariscono i fatti, la nostra cittadinanza perderà la fiducia e il rispetto per le autorità giudiziarie e per le rispettive istituzioni, con risultati nefasti per la convivenza democratica del nostro Paese”.I Vescovi concludono chiedendo di andare fino in fondo: “la situazione attuale richiede cambiamenti strutturali che i cittadini attendono da molti decenni. Il compito dovrebbe essere quello di garantire che i membri del CNM siano professionisti inoppugnabili e indiscutibili, e anche di migliorare il processo di selezione dei giudici e dei pubblici ministeri”."La Chiesa sarà sempre disposta a collaborare per il Paese" conclude il testo della CEP, citando le parole di Papa Franceso durante la sua visita in Perù nel gennaio scorso: "Quanto male fa ai nostri popoli latinoamericani e alle democrazie di questo continente benedetto il ‘virus’ sociale chiamato corruzione, un fenomeno che infetta tutto, e che danneggia di più i poveri e la madre terra".

AFRICA/CENTRAFRICA - “No a provocazioni provenienti dalla sedicente lega per la difesa della Chiesa” avvertono i Vescovi

12 July 2018
Bangui - “Siamo indignati per il comunicato pubblicato da un’organizzazione denominata “La lega per la difesa della Chiesa in Centrafrica”, nel quale si pretende di porre in essere progetti che sono contrari al Vangelo, agli ideali della Chiesa e al suo impegno in Centrafrica” afferma una dichiarazione della Commissione Episcopale Centrafricana che mette in guardia i fedeli su un comunicato che da qualche giorno circola su Internet a nome di una fantomatica “lega per la difesa della Chiesa”, nel quale si incitano i cristiani alla vendetta contro i musulmani.I Vescovi richiamano i fedeli alla vigilanza per non cedere all’odio e alle manipolazioni confessionali per destabilizzare il Paese, ricordando che la crisi della Repubblica Centrafricana non è confessionale ma politica.“I Vescovi della Repubblica Centrafricana desiderano che i centrafricani siano vigili. Ci sono sempre dei nemici della pace desiderosi di creare un conflitto tra cristiani e musulmani per dimostrare che in Centrafrica cristiani e musulmani non possono vivere insieme” afferma il comunicato della CECA.Nel ribadire che la Chiesa non può in alcun modo avere rapporti con la pretesa “lega per la difesa della Chiesa”, i Vescovi denunciano allo stesso tempo l’immobilismo delle autorità statali di fronte ai recenti omicidi di quattro sacerdoti cattolici, che si battevano per la riconciliazione e la pacificazione del Paese, l’ultimo dei quali è il Vicario generale di Bambari, Mons. Firmin Gbagoua, ucciso il 29 giugno nell’assalto all’episcopio .

AMERICA/BOLIVIA - Il Presidente delle Pontificie Opere Missionarie incontra i Vescovi presenti al CAM 5

12 July 2018
Santa Cruz de la Sierra – Nel pomeriggio di mercoledì 11 luglio, l’Arcivescovo Mons. Giovanni Pietro Dal Toso, Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , ha incontrato i Vescovi presenti al Quinto Congresso Missionario Americano per presentare il lavoro svolto dalle POM ed alcuni aspetti legati alla pastorale delle Chiese locali. “Ho pensato a questo incontro a causa di un'esperienza personale – ha detto l’Arcivescovo -. Alcuni mesi fa sono stato nominato Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, ma, nonostante abbia lavorato in Curia per più di 20 anni, non conoscevo la portata e l'efficacia della loro attività”. Lo stesso Papa ha definito il lavoro delle POM “poco conosciuto, ma importante”. Il Presidente delle POM si è quindi soffermato sulla storia e sulle motivazioni che sono alla base delle quattro Pontificie Opere Missionarie, sulla loro struttura e sulla loro importanza per l’animazione missionaria della pastorale nelle Chiese locali. “L’ambito missionario è un'area privilegiata per la manifestazione del rapporto di reciproco arricchimento tra la Chiesa universale e la Chiesa locale - ha sottolineato Mons. Dal Toso -. Se è vero che la Chiesa universale si trova concretamente nella Chiesa locale, è anche vero che la Chiesa locale non può esistere senza la Chiesa universale. Tra i due vige quel rapporto che impedisce alla Chiesa locale di chiudersi e diventare una Chiesa nazionale e, quindi, alla mercé dei potenti di turno, come purtroppo insegna la storia. Più la Chiesa locale si apre alla missione, più scopre che è una Chiesa universale, aperta ai bisogni di tutti gli uomini. In questa ampia visione si comprende come l'attività delle Pontificie Opere Missionarie possa aiutare la vita pastorale di una Chiesa locale”.L’Arcivescovo si è quindi soffermato su alcuni compiti principali delle POM nei singoli paesi: tenere vivo lo spirito missionario attraverso l’animazione e la sensibilizzazione; promuovere e sostenere la preghiera per le missioni; offrire occasioni di formazione per i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici; curare la colletta per le missioni, soprattutto quella della Giornata Missionaria Mondiale di ottobre, che viene interamente destinata, secondo la intenzioni del Papa, ad alimentare il Fondo universale di solidarietà amministrato dai Segretariati internazionali delle POM. A questo riguardo, Mons. Dal Toso ha aggiunto: “Un valore importante è che a questo Fondo contribuiscono anche le diocesi dei paesi più poveri. Mi risulta che questo sia l'unico esempio istituzionalmente costituito nella Chiesa cattolica in cui tutti offrono e viene dato ai più bisognosi. Dato il nostro dovere di trasparenza, è importante che i Vescovi sappiano che attraverso le Pontificie Opere Missionarie viene finanziata la costruzione di chiese, la costruzione e il mantenimento di seminari e istituti religiosi, la formazione di catechisti e, in generale, la formazione dei laici battezzati. Inoltre si possono stampare i libri liturgici e i catechismi, quindi tutto ciò che serve alla vita di una diocesi nei territori di missione. Vorrei sottolineare che si tratta di un grande servizio, che distribuisce equamente gli aiuti a tutte le circoscrizioni dei territori di missione e garantisce a tutte loro un minimo per la sopravvivenza”. Infine il Presidente delle POM ha evidenziato che negli ultimi tempi “grazie a Dio cresce il numero dei fedeli e delle diocesi nei territori di missione, e di conseguenza aumenta lo sforzo finanziario che ci viene richiesto”. Link correlati :Il testo integrale del discorso dell’Arcivescovo Dal Toso, in spagnolo

ASIA/INDIA - Oltre 50mila firme per chiedere il rilascio dei 7 cristiani innocenti in Orissa

12 July 2018
Bhubaneswar - Mentre si avvicina il decimo anniversario dell'attacco ai cristiani avvenuto nell'agosto 2008 nello stato indiano di Orissa, la campagna di firme online che chiede la liberazione di sette cristiani innocenti, che da allora sono in carcere, ha oltrepassato il traguardo di 50.000 firme.Ringraziando tutti coloro che hanno aderito alla campagna online su www.release7innocents.com, il giornalista e attivista cristiano Anto Akkara, che ha lanciato la campagna, ha chiesto un ulteriore sostegno, anche delle istituzioni e della società civile, per ottenere il sospirato rilascio di sette dei sette innocenti.I sette cristiani - Bhaskar Sunamajhi, Bijay Kumar Sanseth, Budhadeb Nayak, Durjo Sunamajhi, Gornath Chalenseth, Munda Badamajhi e Sanathan Badamajhi - sono in prigione dal momento dell'omicidio di Swami Laxmanananda Saraswati, il leader induista assassinato nella notte del 23 agosto 2008. Quell'omicidio, attribuito falsamente ai cristiani, poi rivendicato dai Maoisti, fu il pretesto per generare l'ondata di violenza e i massacri sulla popolazione cristiana del distretto di Kandhamal, in Orissa.Circa 100 cristiani sono stati uccisi, 300 chiese e 6.000 case cristiane saccheggiate e incendiate in una campagna di violenza che proseguì per settimane. Le masse indù - la maggior parte analfabete - furono istigate a vendicarsi. Un giudice del tribunale di primo grado ha condannato i cristiani accusati all'ergastolo per l'omicidio di Swami nel 2013 sulla base di una teoria complottista e di alcune testimonianze. A metà del 2015, due alti funzionari di polizia hanno testimoniato davanti alla Commissione di inchiesta giudiziaria di Kandhamal che le accuse dei testimoni erano false. Eppure, l'udienza sull'appello degli innocenti condannati pende ancora davanti all'Alta corte dell'Orissa, tribunale di secondo grado.Il 3 marzo 2016 Akkara, che ha raccontato lo spargimento di sangue in Orissa, ha lanciato la campagna di firme online. Ogni firma online genera tre e-mail automatiche al Presidente della Corte Suprema dell' India, al Presidente dell'India e al Presidente della Commissione nazionale per i Diritti umani. L'autore ha svelato "la frode e la parodia della giustizia di Kandhamal" con il suo libro investigativo "Who Killed Swami Laxmanananda?", presentato a livello nazionale. E' ormai appurato, infatti, che furono i guerriglieri maoisti a uccidere il leader indù. La petizione online ha avuto un forte impulso dopo che, nell'autunno 2017, stata lanciata una speciale campagna di preghiera per i sette innocenti, diffusa in tutte le chiese in India.

AMERICA/BOLIVIA - CAM 5: Mons. Charbonneau: “Dall’incontro con Gesú l’ardore missionario”

12 July 2018
Santa Cruz de la Sierra - Sono 2.800 i delegati di 24 paesi dell'America che hanno invaso le comunità parrocchiali della città boliviana di Santa Cruz de la Sierra, dove centinaia di famiglie li hanno accolti nelle loro case per il Quinto Congresso Missionario Americano . Un’esperienza missionaria che rivive quella dei 72 discepoli inviati da Cristo a predicare il Vangelo, da Lui invitati a portare la pace nelle case di chi li accoglieva. “E’ molto significativo per noi che le famiglie ci accolgano nelle loro case, nella loro intimità”, rivela a Fides la giovane paraguaiana Zully Orrego. “Sono momenti preziosi da condividere. Si sente che ciò che è loro è nostro”.I 165 volontari della Pastorale Giovanile della diocesi, come spiega la coordinatrice Carla Núñez, sono disseminati per tutta l’area dove si realizza l’evento, dall’aeroporto, per il benvenuto, agli ingressi delle sedi delle Commissioni di lavoro. I giovani aiutano i partecipanti negli spostamenti e nella sicurezza. “I nostri cuori sono carichi di gioia per la risposta immediata dei giovani, che stanno accogliendo con molto amore i congressisti”.“Fede e missione si alimentano reciprocamente”, ha affermato durante l’atto inaugurale il Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, mons. Giampietro Dal Toso. Il Vescovo Guido Charbonneau, della diocesi honduregna di Choluteca, ha pronunciato la prima conferenza dell’evento, la mattina dell'11 luglio, sul tema “La gioia appassionante del Vangelo”. Per presentare con gioia e passione il Vangelo è imprescindibile “comunicare con gioia l’incontro col Risorto, “che ci riempie di gioia” contagiosa e che si traduce in conversione: l’esperienza dei discepoli di Emmaus. Come loro, “i nostri popoli non possono nascondere la loro tristezza”, si sentono “umiliati, frustrati, stanchi di tante promesse non mantenute”. Ma con l’incontro con Gesú, scoprono “il senso profondo delle scritture e ció li riempie di fuoco interiore” e, con esso, “della gioia appassionate del Vangelo”. La loro gioia è incontenibile e proviene anche dalle Beatitudini, che indicano anche una via di santità e aiutano a trovare la forza e la speranza per affrontare esperienze di sofferenza. La misericordia di Dio è un’altra fonte di gioia evangelica cosí come l’Eucaristia, entrambi alimenti per l’impegno dell’evangelizzazione. Mons. Charbonneau ha chiesto ai Vescovi americani “che ci sia sempre piú apertura per i missionari laici, che implica anche l’accoglienza e l’appoggio economico per la missione”. Nel pomeriggio di mercoledì 11 luglio e nelle due giornate seguenti, il Congresso prevede lo sviluppo di 12 tematiche frutto del lavoro precongressuale e di 5 assemblee che approfondiranno ed arricchiranno di proposte concrete i concetti espressi in mattinata. Vi sono anche 4 tavole rotonde sulle nuove prospettive della missionologia, comunicazione e missione, infanzia ed adolescenza missionaria, missione e pastorale universitaria. I lavori di gruppo si sviluppano con la metodologia del “vedere, giudicare e agire”.

AMERICA/BOLIVIA - L’Arcivescovo Dal Toso al CAM 5: “l’annuncio di Cristo, morto e risorto, è il cuore della missione”

12 July 2018
Santa Cruz de la Sierra – “Sono molto grato di essere qui, oggi, in mezzo a voi e di iniziare questo Congresso Missionario Americano. Lasciamo che le parole del motto che ci convoca ‘America in missione: il Vangelo è gioia’, risuonino con forza nei nostri cuori e nelle nostre menti”. Con queste parole l’Arcivescovo Mons. Giovanni Pietro Dal Toso, Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , ha iniziato ieri mattina il suo intervento all’atto inaugurale del Quinto Congresso Missionario Americano .Sottolineando che il termine “Congresso” in latino significa "Camminare insieme", l’Arcivescovo ha evidenziato: “Abbiamo camminato spostandoci da luoghi diversi. Ma tutti noi siamo convocati, al di là della nostra appartenenza nazionale e culturale, per qualcosa che ci unisce profondamente: la fede che viene annunciata e diffusa attraverso la missione. La missione ci unisce, ma per far unire a noi tante altre persone, e così tutti insieme possiamo cantare un grande inno per la gloria di Dio. Le Pontificie Opere Missionarie sono felici di sostenere questo grande incontro per mantenere vivo lo zelo missionario nel continente americano”.Dopo aver evidenziato il servizio reso dalle Pontificie Opere Missionarie ed il loro rapporto con le Chiese particolari, il Presidente delle POM ha toccato nel suo discorso tre temi fondamentali: “Perché la missione?”, “Il contenuto della missione”, “Prospettive per la missione”. “La missione della Chiesa nasce nella vita stessa di Dio – ha spiegato -. Il Padre, il Creatore, che ha mandato suo Figlio, ora vuole chiamarci a essere continuatori e suoi collaboratori nella missione salvifica. La dinamica missionaria divina scaturisce incessantemente dalla fonte dell'inesauribile carità del cuore del Padre ed esprime se stessa nell'invio del Figlio e dello Spirito Santo, e ci raggiunge affinché possiamo metterci al suo servizio”.Dio ci viene incontro attraverso la persona del Figlio, Gesù Cristo, incarnatosi per liberare gli uomini dal potere delle tenebre e riconciliarli con il Padre. “Il rinnovato incontro con Gesù Cristo vivo, il nostro Salvatore, ci converte e ci trasforma in testimoni coerenti dell'Amore che ci salva. Il primo atteggiamento che desidero invitarvi ad assumere all'inizio di questo Congresso – ha sottolineato Mons. Dal Toso - è quello che suggerisce Papa Francesco: guardiamo a Gesù, il missionario del Padre, ‘con cuore aperto, lasciandoci contemplare da Lui’, provenienti da ogni angolo di questo continente e del mondo, eleviamo i nostri cuori per contemplare il volto del crocifisso risorto”.Un secondo atteggiamento suggerito dal Presidente delle POM riguarda la nostra apertura e la nostra docilità allo Spirito Santo, che secondo San Paolo “viene in aiuto alla nostra debolezza”: “L'ardore, la creatività, la fedeltà nella missione si mantengono vivi solo quando rinnoviamo la decisione di affidarci allo Spirito Santo”. Quindi Mons. Dal Toso ha ribadito con forza che l’annuncio di Cristo, morto e risorto, “è il cuore della missione: è il kerygma” come dice Papa Francesco nella Evangelii gaudium, e ha proseguito: “La missione degli Apostoli è iniziata con questo semplice annuncio, e così è giunto fino a noi. Oggi non possiamo parlare di missione senza fare riferimento a questo nucleo della nostra fede. È un annuncio che vuole far vibrare, soprattutto, i nostri cuori, in modo che possiamo essere in grado di far vibrare il cuore di quanti ci ascoltano, di quelli che incontriamo…quindi anche nel nostro Congresso, non dobbiamo inventare nulla di nuovo, non possiamo fare altro che ritornare a questa esperienza originaria della Chiesa, che da secoli ha trovato la ragione del suo essere in questo annuncio. Piuttosto, quello che possiamo e dovremmo chiederci è: come far risuonare questo annuncio, specialmente in noi, oggi? E come possiamo farlo risuonare, sia in colui che crede sia in coloro che aspettano una parola di salvezza al di fuori del nostro gregge?”Il Presidente delle POM ha poi ribadito la validità del concetto classico di missione Ad gentes, che anzi assume una forza maggiore “perché anche in territori come l'Europa o l'America, che vantano una lunga evangelizzazione, ci sono sempre più persone che non credono o sono indifferenti o ignorano totalmente la fede”. Inoltre l’annuncio di Gesù Cristo non è ancora giunto a tutti gli uomini, ed esistono vaste regioni della terra, come per esempio l’Amazzonia, dove l’implantatio Ecclesiae è ancora alle prime fasi. Diventare cristiani non è comunque un atto concluso una volta per tutte ma, come afferma il Papa, è un cammino di maturazione che accompagna tutta la nostra vita. “Abbiamo tutti bisogno di crescere nella conoscenza di Cristo, e quando questa crescita si ferma, significa che non c'è più vita. La vita cristiana è un continuo approfondimento della fede, che ha il suo inizio nel kerygma. Come discepoli missionari siamo chiamati ad assumere personalmente questo kerygma e renderlo il fulcro del nostro annuncio”. Dopo alcune considerazioni “riguardo alla fede come virtù teologale e alla fede come contenuto delle cose che crediamo”, l’Arcivescovo ha ribadito: “il contenuto della missione è l’annuncio di Cristo morto e risorto, un annuncio destinato a tutti, che suscita la fede come virtù e si sviluppa come conoscenza dei contenuti della fede stessa che da questo annuncio promanano”. Nella terza parte della sua relazione, Mons. Dal Toso ha indicato alcune prospettive di riflessione e di lavoro per una Chiesa che sia tutta missionaria, ispirate al pensiero di Papa Francesco: la necessità di pregare per la missione e di approfondire la nostra fede, individuale e comunitaria, perché non c’è missione senza fede; l’importanza della testimonianza, personale e comunitaria, che rispecchi nella nostra vita l’amore di Dio per l’uomo; avere la consapevolezza di essere missionari della Chiesa e nella Chiesa; l’importanza della catechesi a tutti i livelli e in tutte le diverse circostanze della vita; valorizzare le esperienze missionarie dei nuovi movimenti ecclesiali e delle nuove comunità; dare spazio alla preparazione e alla celebrazione del Mese Missionario straordinario dell’ottobre 2019 perché le Chiese rinnovino il loro slancio missionario. Link correlati :Il testo integrale del discorso dell’Arcivescovo Dal Toso, in spagnolo

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