Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/COREA DEL SUD - Accordo tra Santa Sede e Chiesa coreana: la parola del Papa in lingua locale

Seul - L'Arcidiocesi di Seul ha stipulato un patto con la Segreteria vaticana per la comunicazione per rafforzare la cooperazione nell'evangelizzazione con l'obiettivo di diffondere i messaggi del Santo Padre in lingua coreana. Come appreso da Fides, il Memorandum di Intesa, messo a punto e siglato nel marzo scorso, viene reso noto e presentato oggi in Vaticano, in un incontro tra Mons. Dario Edoarso Vigano, Prefetto della Segreteria per la comunicazione, e il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul. L’accordo conferisce all'Arcidiocesi di Seul la possibilità di contribuire e supervisionare la sezione coreana della Radio Vaticana. Il Dipartimento per le comunicazioni e i media di Seul assume ufficialmente la responsabilità di tradurre in coreano e diffondere nella nazione asiatica tutti i contenuti forniti dalla Segreteria per la comunicazione, inclusi i discorsi e le attività del Santo Padre, le attività di tutta la Santa Sede, le notizia sulla Chiesa universale. Per il servizio sono stati reclutati 4 sacerdoti e 5 laici coreani, che opereranno in collaborazione tra Seul e Roma.P. Mathias Hur, direttore del Dipartimento di Comunicazioni e Media, ha espresso a Fides grande apprezzamento e speranza: “Credo sia un nuovo passo significativo verso una migliore risposta alle esigenze dell'evangelizzazione e della comunicazione. Dopo la visita del Santo Padre in Corea nel 2014, il popolo coreano è ancora molto appassionato e segue attentamente Papa Francesco. Faremo del nostro meglio per offrire e far circolare i messaggi del Santo Padre ai cattolici coreani , presenti in tutto il mondo”.

AFRICA/SUDAFRICA - Nuove polemiche su Zuma dopo la pubblicazione di 100.000 documenti riservati

Johannesburg - Crescono le pressioni sul Presidente sudafricano Jacob Zuma perché rimetta il mandato prima della sua scadenza naturale nel 2019 o quanto meno per impedirgli di scegliere il candidato dell’African National Congress alla sua successione. La pubblicazione di circa 100.000 e-mail e documenti riservati che comproverebbero i legami di Zuma con i Gutpa, la famiglia di imprenditori di origine indiana già al centro di forti polemiche , sta fornendo nuovi argomenti ai suoi oppositori, esterni e interni all’ANC.Secondo i documenti, pubblicati dal centro di giornalismo investigativo AmaBhungane, le società della famiglia Gupta avrebbero beneficiato di contratti pubblici per centinaia di milioni di dollari, grazie a influenze illecite.Di fronte al montare delle pressioni, il Consiglio dei Ministri ha chiesto alla società elettrica nazionale Eskom di licenziare il suo Direttore esecutivo, Brian Molefe, una persona vicina a Zuma, che era stato reinstallato al suo posto due settimane fa, dopo essere stato costretto a dimettersi a novembre. Molefe era infatti accusato di corruzione in relazione a contratti concessi dalla sua società alla famiglia Gupta,Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberly e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” della SACBC ha invitato il Board della Eskom “a fare la cosa giusta e a dimettersi”.“Le diverse accuse contro la Eskom e la saga della rinomina di Brian Molefe indicano che il Board non segue i principi della buona gestione. Il Consiglio d’amministrazione di Eskom quindi non può continuare come se niente fosse successo” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides.“Le imprese statali, che sono un fattore chiave per la progressiva realizzazione dell'agenda di sviluppo della nostra nazione, devono porre fine alla cattiva gestione e al loro saccheggio a vantaggio di poche elite” conclude.

AFRICA/ETIOPIA - “Non possiamo aspettare oltre”: emergenza fame nell’Africa orientale

Addis Abeba - La ong cristiana di aiuti umanitari World Vision ha lanciato l’allarme sull’urgente necessità di aiuti per 25 milioni di persone e 700 mila bambini sull’orlo della morte per fame in Africa orientale. La grave siccità che sta colpendo la zona causa mancanza di acqua e erba e di conseguenza porta ad una drastica diminuzione del bestiame. La produzione di latte e carne nelle famiglie è molto scarsa e i prezzi delle farine nei mercati sono aumentati vertiginosamente. World Vision sottolinea anche che la riduzione generale dell’accesso ai generi alimentari, insieme alla mancanza di acqua, ha provocato un aumento delle epidemie e della mortalità in tutta la zona. Di fronte a questa situazione di emergenza, la ong ha incrementato gli aiuti in Kenya, Etiopia, Somalia e sud Sudan per raggiungere oltre due milioni di persone con generi alimentari, servizi di acqua potabile e assistenza medica. Stanno inoltre creando spazi sicuri per i bambini, aiutandoli a portare avanti la loro istruzione anche nei campi profughi. “I bambini stanno morendo in sud Sudan e Somalia e molti altri sono a rischio in Kenya e Etiopia. Non possiamo aspettare oltre”, si legge in una nota del direttore per le Risposte Umanitarie di World Vision in Africa Orientale pervenuta a Fides. In tutto, secondo la ong, oltre 3 milioni e mezzo di bambini di questi Paesi soffrono di malnutrizione grave e 700 mila della forma acuta.

AMERICA/STATI UNITI - “Grave preoccupazione” dei Vescovi per la decisione del presidente Trump sull’accordo di Parigi

Washington – Il presidente Donald J. Trump ha annunciato ieri che gli Stati Uniti non rispetteranno l'accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Gli Stati Uniti e la Cina, i due maggiori emettitori di carbonio, e altre 195 nazioni, hanno firmato l'accordo, ratificato nel novembre 2016. L'accordo di Parigi stabilisce che le nazioni devono ridurre le proprie emissioni di biossido di carbonio per mantenere le temperature globali al di sotto di due gradi celsius rispetto ai livelli preindustriali.Nella dichiarazione pubblicata ieri dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ed inviata a Fides, il Presidente della Commissione USCCB sulla giustizia internazionale e la pace, Sua Ecc. Mons. Oscar Cantú, Vescovo di Las Cruces, sottolinea che, anche se l'accordo di Parigi non è l'unico meccanismo possibile per affrontare la riduzione del carbonio globale, la mancanza di un'alternativa attualmente valida è una grave preoccupazione. "L'USCCB ha espresso il sostegno per un'azione e un dialogo prudente sui cambiamenti climatici sin dalla sua dichiarazione del 2001: ‘Cambiamenti climatici globali: un motivo per il dialogo, la prudenza e il bene comune’. In una lettera al Congresso nel 2015, i Vescovi degli USA, insieme ai presidenti delle Caritas Cattolica e della Catholic Relief Services, hanno incoraggiato gli Stati Uniti a firmare l'accordo di Parigi. Da allora hanno ribadito il loro sostegno in diverse occasioni. Papa Francesco e la Santa Sede hanno anche espresso costantemente il sostegno all'accordo di Parigi", conclude il comunicato.

AFRICA/MADAGASCAR - Primo “Week end per giovani” organizzato dal Centro educazione alla Vita e all’Amore

Fianarantsoa - Il 27 e 28 maggio 2017, il Centro E.V.A. della diocesi di Fianarantsoa ha organizzato un week-end per giovanidai 18 a 30 anni. Lo racconta a Fides padre Albert Rainiherinoro, MI. “L’incontro si è tenuto presso il Centro di Formazione dei Catechisti di Andriamboasary, a circa 6 km dal centro città di Fianarantsoa. I partecipanti sono stati 116, di questi 65 donne e 51 uomini. Al loro arrivo i giovani si sono ritrovati per un momento di raccoglimento prima di partecipare alla conferenza sul tema: “Cosa è la sessualità” ed al laboratorio sulla “Conoscenza del proprio corpo”. Dopo la cena, suor Florentine, della Comunità dell’Emmanuele, e fratel Berthieu, dei Fratelli della Dottrina Cristiana, hanno offerto la loro testimoniaza di vita. La giornata si è conclusa con un momento di adorazione eucaristica. Il 28 maggio c’è stata una conferenza sul tema: “L’Amore vero” seguita da alcune testimonianze. Al termine della giornata, prima della celebrazione eucarestica conclusiva, il gruppo si è incontrato per una valutazione di questa iniziativa. I giovani hanno espresso, quasi all’unanimità, il loro desiderio di partecipare alla prossima edizione” conclude p. Albert.

AMERICA/COLOMBIA - “Attività mineraria sì, ma non così e non qui”: Mons. Londoño Buitrago e la comunità di Antioquia difendono il territorio

Antioquia – Il Vescovo della diocesi di Jerico, Mons. Noel Antonio Londoño Buitrago, C.SS.R., si è unito alle voci di protesta di agricoltori, allevatori e leader civili dei comuni di Pueblorrico, Tarso, Fredonia e Jerico, contro la minaccia costituita dalle miniere della multinazionale Anglo Gold Ashanti, che ha già le licenze per l’attività estrattiva in un'area di 7.595 ettari in questa regione del dipartimento di Antioquia.La dichiarazione di Mons. Londoño viene dopo la storica decisione del Consiglio comunale di Tamesis, che con il voto favorevole di undici consiglieri ha approvato lo scorso 28 maggio un progetto di “Accordo” per vietare l'estrazione dei metalli nel suo territorio, pochi giorni prima della analoga votazione sullo stesso argomento che si svolgerà al Consiglio comunale di Jerico, il 7 giugno.I Consiglieri comunali di Tamesis hanno quindi ritenuto giusta la richiesta della comunità, che si era espressa anche attraverso messaggi pubblici con degli slogan tipo "nessun oro del mondo paga un Tamesis senza acqua". Ora si aspettano che anche i Consiglieri di Jerico facciano lo stesso il 7 giugno, perché anche la loro comunità ha affermato: "La vita vale più del rame e dell'oro".La nota pervenuta a Fides sottolinea che, in questo modo, Tamesis è diventato il primo comune nel dipartimento di Antioquia a prendere una decisione per proteggere le fonti d'acqua, la biodiversità e la vocazione agricola e turistica, come avevano già fatto altri comuni della Colombia, attraverso progetti di Acuerdo o referendum, tra cui Cajamarca , Pitalito, Timana, El Agrado, Oporapa, Tarqui ed Elias .Il Vescovo ha espresso la sua posizione contro i progetti minerari parlando alla stampa locale: "Attività mineraria sì, ma non così, e non qui". Ha poi spiegato: "Non possiamo rimanere senza sabbia, senza cemento, senza ferro ... L'attività mineraria è sempre esistita, ma non con queste buche, così, a cielo aperto, o grandi scavi… e non qui, in una terra che ha alti rischi geologici, con grandi fonti d'acque sotterranee. Sarebbe come giocare in modo troppo pesante con la natura".

ASIA/FILIPPINE - Assedio di Marawi: bambini come scudi umani e soldati

Marawi - “Preghiamo per p. Chito Suganob, perché abbia perseveranza nella fede e perché il Signore doni la grazia della fortezza a lui e ai suoi compagni rapiti dai terroristi. Gli ostaggi non si possono mai considerare ‘danni collaterali’, dunque speriamo che le forze armate facciano il possibile per salvarli. Sono nostri fratelli, e preghiamo per loro”: lo dice all’Agenzia Fides il Vescovo di Marawi, Mons. Edwin de la Pena, mentre l’assedio alla città di Marawi, sull'isola filippina di Mindanao, prosegue . Le forze governative hanno ripreso quasi l’intera città, che era stata occupata dai jihadisti, e solo circa 50-100 miltanti restano asserragliati nelle ultime case, dove si trovano anche oltre 200 ostaggi tra i quali donne, bambini, un sacerdote e 15 fedeli cattolici. I militanti del gruppo terrorista "Maute", collegato allo Stato Islamico, utilizzano donne e bambini come scudi umani, e intendono usarli per fuggire. Secondo cifre ufficiali, almeno 174 sono le vittime del conflitto in corso dal 23 maggio a Marawi, mentre è tuttora in vigore sull’isola di Mindano la legge marziale dichiarata dal presidente Rodrigo Duterte.Intanto anche la crisi umanitaria si aggrava: secondo l’Unicef almeno 50.000 bambini sono stati coinvolti nel conflitto e alcuni di loro sono utilizzati dai terroristi come combattenti. “Siamo profondamente preoccupati per qualsiasi azione che possa mettere in pericolo la vita e la sicurezza dei bambini e disturbare il loro sviluppo generale o l'accesso a servizi sociali di base, come l'istruzione e la sanità”, ha dichiarato Lotta Sylwander, responsabile Unicef nelle Filippine. Il conflitto potrebbe avere un impatto grave e lungo termine sulla salute psico-sociale dei bambini. Nel conflitto sono andate distrutte due scuole elementari di Marawi.

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