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Le notizie dell'Agenzia Fides
Mis à jour : il y a 1 heure 57 min

AFRICA/NIGERIA - I Vescovi: “Liberate Leah Sharibu”, la ragazza nelle mani di Boko Haram che si è rifiutata di abiurare la fede cristiana

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Abuja - “Vediamo con nostro grande sgomento che le violenze da noi denunciate in passato continuano senza sosta”, denunciano i Vescovi nigeriani in una dichiarazione pubblicata al termine della loro Seconda Assemblea Plenaria che si è tenuta a Sokoto dal 6 al 14 settembre.“Osserviamo con profonda tristezza il modo in cui inermi nigeriani vengono brutalmente massacrati, a causa di divergenze religiose e politiche, dispute territoriali e altri motivi” afferma il documento giunto all’Agenzia Fides. “Riscontriamo che il governo è spesso lento nel rispondere a alle violenze e spesso consente a molti degli autori di questi atroci crimini di rimanere impuniti, creando così una cultura dell'impunità” scrivono i Vescovi che esprimono la loro “più alta condanna per queste delitti” e chiedono “al governo di difendere la vita e la proprietà di ogni cittadino nigeriano”. I Presuli perorano inoltre la causa “di migliaia di compatrioti sfollati perché siano aiutati a tornare alle loro case e venga loro restituita la terra il più rapidamente possibile”.Il comunicato prosegue chiedendo “a tutti i livelli del governo di rispettare i diritti dei cittadini e dei gruppi di praticare la propria religione senza impedimenti”. “In questo spirito, i governi dovrebbero consentire ai gruppi religiosi di acquistare terreni per la costruzione di luoghi di culto, scuole, ospedali e strutture di assistenza sociale ogni volta che se ne presenta la necessità. Allo stesso tempo, invitiamo tutti a evitare atti di fanatismo religioso e invece di promuovere la coesistenza pacifica e l'armonia. La religione è una questione di convinzione, non di coercizione”.I Vescovi lanciano infine un appello per la liberazione senza condizioni di Leah Sharibu, uno studentessa rapita a febbraio a Dapchi, insieme ad alcune sue compagne, da una fazione di Boko Haram. Mentre le sue compagne sono state liberate dopo quattro settimane, Leah Sharibu, che ha 15 anni, è ancora prigioniera perché ha rifiutato di abiurare la fede cristiana. “Chiediamo che il governo federale garantisca il rilascio incondizionato di Leah Sharibu. È ancora prigioniera perché si è rifiutata di abiurare la fede cristiana” affermano i Vescovi. Chiediamo inoltre che il governo federale garantisca il rilascio in sicurezza delle ragazze rapite a Chibok ancora detenute e di tutte le altre persone trattenute contro la loro volontà. Esortiamo le loro famiglie a rimanere fiduciose e salde nella preghiera, assicurando loro le nostre preghiere”.

ASIA/IRAQ - Elezioni in Kurdistan, i Partiti si contendono i 5 seggi riservati ai cristiani

il y a 2 heures 5 min
Erbil – Sono almeno diciotto i candidati che si contenderanno i cinque seggi riservati ai cristiani alle prossime elezioni della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, in programma il prossimo 30 settembre. Ma la corsa dei Partiti maggiori a accaparrarsi anche la quota di posti in Parlamento riservata ai candidati cristiani sta alimentando polemiche, e crescono tra gli elettori cristiani gli appelli a boicottare la competizione elettorale. A gareggiare per accaparrarsi i seggi riservati ai cristiani saranno 5 candidati della lista Rafidain, tre candidati della Lista democratico-cristiana, cinque candidati del Consiglio delle nazioni caldee e assire e cinque candidati della Coalizione dell'Unione nazionale. Ma sembran confermate le indiscrezioni secondo cui i Partiti maggiori, come il Partito democratico del Kurdistan e il Movimento del cambiamento spingeranno una parte dei propri elettori a votare per i candidati dei seggi riservati ai cristiani, in modo da allargare la loro base parlamentare. In concreto, secondo quanto riportato da Rudaw, il KDP sosterrebbe candidati del Consiglio nelle nazioni caldee e assire, mentre Gorran sosterrebbe candidati della Lista democratico-cristiana. La maggior parte dei candidati ai seggi riservati ai cristiani proviene dal governatorato di Dahuk. La lista Abnaolnahrain, gestita da militanti politici cristiani, ha deciso di boicottare le elezioni dopo che si erano arenati i progetti di modificare i regolamenti elettorali in modo da garantire l'effettiva elezione di appartenenti alle minoranze religiose nei seggi a esse riservati . I seggi del Parlamento della Regione autonoma del Kurdistan iracheno sono 111. L'assemblea parlamentare uscente era dominata dal KDP dell'ex Presidente Mas'ud Barzani, con 38 seggi, i rivali dell'Unione patriottica del Kurdistan occupagano 18 seggi. Il Movimento Gorran, sempre all'opposizione, nel Parlamento uscente occupava 24 seggi.

AFRICA/COSTA D'AVORIO - “Portatori di pace”: studenti apostoli del Vangelo nella società segnata dal conflitto civile

il y a 2 heures 20 min
Yamoussoukro - Educare alla pace in un contesto segnato profondamente dalla guerra civile. È questo il progetto che sta portando avanti in Costa d’Avorio “Porteurs de Paix” , un’associazione guidata dal gesuita Vincent Foutchantse, in collaborazione con la Fondazione Magis, la Ong dei Gesuiti italiani. L’iniziativa è in corso da alcuni mesi e che assume un particolare significato oggi, 21 settembre, Giornata internazionale della pace.Il progetto si pone come obiettivo l’educazione alla pace, basata sull’insegnamento del Vangelo, di un gruppo di formatori che poi, a loro volta, lavoreranno insieme agli studenti dei collegi ivoriani. Per questo vengono organizzati seminari e incontri per rafforzare le capacità dei formatori. I corsi permetteranno di approfondire la coscienza di sé, la comunicazione, la gestione dei conflitti e la mediazione, con l’effetto di propagare uno stile di relazione umana basato sulla fiducia nel prossimo e sulla armonia convivenza, piuttosto che sulla violenza.La Costa d’Avorio per anni ha rappresentato per tutta l’Africa occidentale un modello di crescita economica e di convivenza tra popolazioni di gruppi sociali diversi. All’inizio degli anni Duemila, le contrapposizioni politiche hanno portato a una polarizzazione delle componenti etniche del Paese e a un inasprimento dei rapporti sociali che, nel 2000, è sfociato in un conflitto aperto. Il conflitto ha sconvolto il paese e, anche dopo la fine delle ostilità nel 2003, le tensioni etniche sono sempre rimaste latenti. Solo in parte attutite dalle politiche economiche che hanno portato a un forte incremento del Pil dal 3,6% del 2009 al 6,3% del 2015. In questo contesto, i «Porteurs de Paix» portano avanti un’azione per promuovere i buoni rapporti tra le diverse componenti della società ivoriana. I suoi formatori cercano di trasmettere i valori dell’accettazione reciproca e del rispetto verso ogni componente della società.“Le nostre materie – spiegano i responsabili di Porteurs de Paix - potrebbero essere insegnate anche all’università. Abbiamo però preferito concentrare i nostri sforzi sugli studenti liceali. A loro saranno offerti gli strumenti per gestire i contrasti e le relazioni senza conflittualità al fine di allargare i loro orizzonti e il loro spirito a nuove prospettive di risoluzione pacifica dei conflitti, in accordo con l’insegnamento evangelico: Beati i pacifici”.

ASIA/INDIA - Educazione cattolica: il prezioso impegno della Chiesa indiana

il y a 2 heures 39 min
New Delhi - La Chiesa cattolica in India sta rivedendo e aggiornando la sua "Politica sull'insegnamento", elaborata nelle sue linee guida nel 2007, al fine di offrire un servizio sempre meglio qualificato e un impegno sempre crescente nel campo dell'istruzione nel paese, considerata un prezioso strumento di evangelizzazione: lo afferma, in un colloquio con l'Agenzia Fides, il Salesiano p. Joseph Manipadam, Segretario nazionale dell'Ufficio per l'educazione e la cultura, in seno alla Conferenza episcopale indiana .“Abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissi dieci anni fa nella All India Catholic Education Policy 2007 e stiamo curando la revisione e l'aggiornamento della politica di educazione cattolica”, rileva il Segretario. La "All India Catholic Education Policy 2007" è stata redatta con molta attenzione dopo molti studi, riflessioni e discussioni per armonizzare le linee guida dell'educazione cattolica con il contesto culturale, sociale e religioso indiano. “Dopo aver elaborato gli orientamenti generali, sono state adottate misure sufficienti per garantirne la diffusione, in modo che le istituzioni educative cattoliche li attuassero in modo sistematico e coerente”, riferisce. Negli ultimi tre la Chiesa indiana ha avviato anni un'indagine, una valutazione e una certificazione sull'attuazione delle linee guida, elaborando un'analisi grafica dei risultati raggiunti in tutte le quattordici regioni dell'India. Per mostrare questi risultati l'Ufficio dell'episcopato Ufficio per l'educazione e la cultura ha lanciato un concorso nazionale a quiz per studenti, denominato “CBCI Education MasterMinds”: “La competizione di quiz a cui parteciperanno migliaia di studenti e istituzioni vuole spingere tutti alla consapevolezza che l'educazione cattolica è un impegno e una missione importante per la Chiesa: si tratta di educare i giovani secondo i valori del Vangelo, come rettitudine morale, giustizia sociale, sano patriottismo, solidarietà e carità, che vanno oltre la semplice eccellenza accademica”, afferma padre Manipadam.Il concorso sarà lanciato nel prossimo ottobre, in occasione della prossima riunione generale della “All India Association of Catholic Schools” a Lucknow e diffuso attraverso i Segretari regionali e diocesani che si occupano del settore dell'istruzione, nonchè attraverso comunità e ordini religiosi. La Chiesa cattolica in India gestisce più di 50.000 istituti di istruzione, tra i quali 400 college, sei università e sei scuole di medicina che svolgono la propri missione educativa con massimo impegno e serietà, che creano apprezzamento e grande riconoscimento da parte della collettività.

AFRICA/BURUNDI - Nomina del Rettore del Seminario teologico “Saint Charles Lwanga” a Kiryama

il y a 3 heures 13 min
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 21 giugno 2018 ha nominato Rettore del Seminario teologico interdiocesano “Saint Charles Lwanga” a Kiryama, nella diocesi di Bururi, in Burundi, il rev. don Giscard Hakizimana, del clero arcidiocesano di Gitega.Il nuovo Rettore è nato il 15 luglio 1977 a Muhororo, provincia di Gitega. Nel 1991 è entrato al Seminario minore di Mugera, quindi, dopo il servizio militare, ha frequentato il Seminario propedeutico a Burasira. Ha studiato filosofia al Seminario maggiore Saint Curé d’Ars a Bujumbura e teologia all’Università di Eichatatt . E’ stato ordinato sacerdote il 26 luglio 2008. Ha quindi proseguito gli studi per il Dottorato in esegesi biblica, conseguito nel 2013. Ha poi insegnato all’Università di Ausburg ed è stato contemporaneamente Vicario parrocchiale nella diocesi di Eichstatt. Da settembre 2016 è Direttore dell’Apostolato biblico , Professore di Sacra Scrittura al Seminario maggiore di Kiryama e Coordinatore nazionale dell’Apostolato biblico.

AMERICA/PORTO RICO - Nomina del Direttore nazionale delle POM, Mons. Daniel Fernandez Torres

il y a 3 heures 14 min
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 3 luglio 2018 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie a Porto Rico per un quinquennio , S.Ecc. Mons. Daniel Fernandez Torres, Vescovo di Arecibo.Il nuovo Direttore nazionale è nato a Chicago il 27 aprile 1964, è stato ordinato sacerdote il 7 gennaio 1995 e Vescovo il 21 aprile 2007. E’ stato Vicario parrocchiale, rappresentante del Vescovo di Arecibo nel Consiglio dei seminari, Rettore del seminario Jesus Maestro, Direttore diocesano della pastorale giovanile, Direttore del centro diocesano, Decano accademico del seminario maggiore a San Juan, Parroco di Nuestra Senora del Carmen ad Arecibo.

ASIA/FILIPPINE - “Nessun super tifone può smorzare la nostra speranza” dice il Vescovo di Baguio

20 September 2018
Manila - “Rivolgiamo le nostre preghiere per le vittime del super tifone, in particolare per quelli che hanno perso la vita travolti dalle frane. È difficile assistere alla devastazione che ci circonda: danni a strade, case, raccolti, mezzi di sostentamento e altre strutture. Ma ancora più tragico è perdere la vita. Invitiamo tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi, comprese tutte le persone coinvolte, a manifestare sostegno spirituale, materiale e morale ai fratelli colpiti”: è l’appello diffuso da mons. Victor B. Bendico, Vescovo di Baguio, e inviato all’Agenzia Fides, dopo che il 15 settembre le Filippine sono state colpite dal tifone Mangkhut. Raffiche di vento a 205 chilometri orari e piogge violentissime hanno sradicato alberi, divelto tetti e provocato frane e inondazioni, disseminando terrore ovunque. Finora il passaggio di Mangkhut ha fatto registrare 81 morti, 250 mila sono le persone colpite in 30 province del paese, in particolare è andato devastato il nord di Luzon.“Dobbiamo evitare ogni genere di accuse e recriminazioni” prosegue il Vescovo. “Smettiamola di usare la miseria degli altri come uno strumento di propaganda egoista che non aiuta, ma semina invece confusione e ulteriore divisione. Possiamo fare di meglio. Tralasciamo le mosse politiche di biasimo e concentriamoci sulla sincera preoccupazione per i poveri e gli emarginati. Questi tempi di sofferenza richiedono grande solidarietà umana e cooperazione. Spinti dal comune desiderio di aiutare le vittime, dimostriamo ancora una volta che, uniti in un unico popolo di Baguio e Benguet, nessun super tifone può smorzare la nostra speranza, nessuna tragedia può mai sconfiggere la grandezza dello spirito umano e la nostra fede in Dio” conclude mons. Bendico.Le persone con disabilità nelle emergenze registrano un tasso di mortalità doppia rispetto alle altre. Faticano a mettersi in salvo, non riescono ad accedere agli aiuti umanitari perché non sentono gli avvisi e i messaggi di emergenza, non sono incluse nei piani di salvataggio, non riescono ad accedere alle operazioni umanitarie di base , i loro ausili possono perdersi o danneggiarsi. Le emergenze possono inoltre aumentare il numero di persone che diventano disabili, sia a breve che a lungo termine, a causa delle lesioni riportate e la mancanza di servizi medici adeguati. In questo settore si nota l’impegno della Ong “Christian Blind Mission” . “Presenti nelle Filippine dal 2013, in questo momento siamo al lavoro per portare al sicuro i bambini e gli adulti ciechi e con disabilità e garantire loro riparo, acqua, cibo e assistenza medica” ha detto all’Agenzia Fides Massimo Maggi, Direttore di “Christian Blind Mission” Italia .

AFRICA/CAMERUN - Scontri continui nelle province anglofone: urge aprire un confronto politico

20 September 2018
Bamenda - Nelle province anglofone del Camerun la tensione continua a salire. Gli scontri tra i gruppi indipendentisti ed esercito sono sempre più frequenti e a patire le conseguenze è la popolazione civile. È diventato pericoloso uscire per strada a tutte le ore del giorno. Le attività sono ferme o sono rallentate dagli scontri. E non si intravede una possibile soluzione politica. E' la preoccupazione che esprimono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa cattolica a Bamenda, uno dei principali centri delle province anglofone. Chiedendo l'anonimato per motivi di sicurezza, le fonti di Fides affermano: "Da due o tre settimane si registrano scontri continui. Le forze armate del Camerun fronteggiano gli assalti improvvisi degli indipendentisti. Ci sono stati diversi morti da entrambe le parti. Quanti? Difficile dirlo. La situazione però continua a peggiorare".Le province anglofone, unite alle regioni francofone dopo l’indipendenza raggiunta il 1° gennaio 1960, hanno sempre rivendicato una propria autonomia. In particolare, chiedono di poter utilizzare l’inglese, in luogo del francese, come lingua negli atti pubblici e nelle scuole. Chiedono inoltre che nei tribunali sia applicato il sistema della common law britannica invece dei codici di origine francese in vigore altrove nel paese. Se nei primi anni dopo l’indipendenza, una qualche forma di autonomia era stata riconosciuta, con il tempo gli anglofoni hanno visto erodere i propri spazi e hanno iniziato a sperimentare una certa assimilazione."Attualmente - continua la fonte di Fides – esistono tre posizioni diverse. Ci sono quanti auspicano un’autonomia, all’interno di una federazione con i francofoni; ci sono gli indipendentisti che vogliono una secessione da Yaoudé. Infine c’è un’ampia zona grigia, di gente che definirei 'neutrale', che chiede di poter utilizzare l’inglese e che le proprie tradizioni siano rispettate, ma senza tensioni".A partire dal 2016 le manifestazioni di malcontento si sono fatte più frequenti. Il 1° ottobre 2017, le frange più estreme si sono spinte a dichiarare l’indipendenza delle due province anglofone dal Camerun e la nascita della Repubblica di Ambazonia. Ciò ha provocato l'inasprirsi della tensione nelle due province. "Il Governo centrale – spiega la fonte – afferma a parole di volere la pace e la stabilità della regione, ma non fa nulla per aprire un tavolo di confronto. Qui vengono inviati continuamente i soldati e la tensione cresce".La situazione quindi è sempre più tesa. "La vita si sta facendo difficile. Ogni lunedì tutte le attività di fermano in segno di protesta, la gente non esce di casa. Tutto è bloccato. È una forma di protesta che va avanti da tempo. Per superare la crisi serve dialogo e aperture. Ma al momento non si vede ancora uno spiraglio".

AFRICA/SUD SUDAN - "È un miracolo la firma della pace in coincidenza con il nostro incontro con Papa Francesco”, dice Mons. Hiiboro Kussala

20 September 2018
Juba - “La visita Ad Limina a Papa Francesco ha generato il miracolo della firma dell’accordo di pace in Sud Sudan” scrive Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio e Presidente della Sudan and South Catholic Bishops’ Conference, in un messaggio pubblicato al ritorno dalla visita.“Mentre eravamo ancora a Roma, riuniti con il Santo Padre, il 12 settembre i leader politici sud sudanesi hanno firmato il documento finale degli accordi per la pace. È qualcosa che si può quasi definire un miracolo in senso spirituale” afferma Mons. Hiiboro Kussala. “Il Santo Padre, dal giorno in cui è scoppiata una delle più lunghe e insensate guerre, non ha mai smesso di pregare, di lanciare appelli e di lavorare per porre fine al conflitto nel Sud Sudan. Se l’accordo di pace è stato firmato mentre eravamo sotto il suo amore paterno, possiamo ben dire che questo è un miracolo!”.L’entusiasmo di Mons. Hiiboro Kussala è tanto più comprensibile dato che in una recente intervista all’Agenzia Fides , aveva espresso riserve sulle difficoltà di raggiungere un’intesa definitiva per mettere fine alla sanguinosa guerra civile esplosa nel dicembre 2013. L’accordo è stato firmato il 12 settembre nella capitale etiopica Addis Abeba dal Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e dal leader ribelle, l’ex Vice Presidente Riek Machar. L’intesa prevede, tra l’altro, che Machar assuma nuovamente la carica di Vice Presidente.Nel suo messaggio Mons. Kussala esprime riconoscimento alle parti sud sudanesi e ai leader regionali riuniti nell’IGAD , in particolare quelli di Sudan, Uganda, Kenya ed Etiopia, che hanno mediato per raggiungere l’accordo. Il Vescovo non nasconde però le difficoltà che sono ancora da superare come “una certa mancanza di trasparenza e l’esclusione di altre parti interessate dal processo”. “Chiediamo a tutte le parti di astenersi dall’uso di un linguaggio incendiario e intimidatorio. Le parti in conflitto dovrebbero dimostrare con le loro azioni e con le parole che si impegnano per la pace”.Mons. Hiiboro Kussala conclude lanciando un appello ai “popoli del Sudan e del Sud Sudan per tessere una rete per costruire un futuro migliore per entrambe le nazioni”.

AMERICA/COSTA RICA - Dopo 10 giorni di sciopero e violenza primo incontro fra governo e sindacati, presenti i Vescovi

20 September 2018
Limon – "Gli atti di violenza che si sono verificati, hanno generalizzato un clima di paura nella popolazione e hanno superato la linea di rispetto per la vita e la convivenza, togliendo persino la vita a uno dei nostri giovani": queste le parole con cui il Vescovo della diocesi di Limón, Mons. Javier Gerardo Román Arias, ha deplorato, in una nota pervenuta a Fides, i recenti episodi violenti accaduti nel contesto dello sciopero nazionale. Nella provincia di Limón infatti le proteste sono state sfruttate da gruppi di vandali per creare il caos. La settimana scorsa, per tre notti consecutive, alcuni gruppi hanno saccheggiato i negozi, hanno chiuso le strade e lanciato bombe artigianali contro due furgoni di imprese commerciali e una torre delle telecomunicazioni.Mons. Arias ha fatto appello ai credenti e alle autorità, perché non è giusto che i responsabili di questi atti di violenza siano presi come riferimento per "stigmatizzare tutte le persone che vivono in questa provincia". "Questi dolorosi eventi non dovrebbero essere letti isolatamente – ha aggiunto - , ma come espressione del malcontento sociale che esiste nella nostra provincia a causa della situazione storica di mancanza di opportunità, che richiede una risposta globale e non palliativa".Da 10 giorni lo sciopero generale degli impiegati pubblici ha quasi paralizzato il paese. La protesta, che era iniziata con piccole manifestazioni, si è allargata rispondendo, secondo i media locali, ad una reazione troppo forte e violenta delle forze dell'ordine contro i manifestanti. Secondo alcuni osservatori è lo sciopero più grande visto nel paese da quasi 20 anni, e la popolazione risente della mancanza di servizi nei settori della sanità, dell’educazione e dei trasporti. I problemi nella distribuzione della benzina e nel settore turistico rischiano di far bloccare il paese, perché sono l'anima dell'economia del Costa Rica.Gli impiegati protestano perché il governo ha tolto molti benefici ai dipendenti pubblici, ha aumentato il peso fiscale e ha fatto tagli nella spesa pubblica dei servizi, cosa che ha provocato la reazione di tutti i sindacati. Purtroppo in questi giorni ci sono stati scontri violenti e perfino la morte di un ragazzo di 17 anni per un proiettile sparato dalla polizia.Solo dopo 10 giorni ieri, 19 settembre, è stato possibile organizzare un incontro fra governo e sindacati per cercare una soluzione. L'Union Sindical, un conglomerato di associazioni tra le quali predominano insegnanti e operatori ospedalieri, ha accettato di sedersi al tavolo, cui erano presenti anche alcuni Vescovi in rappresentanza della Conferenza Episcopale."La cosa più importante è ripristinare i canali di dialogo e comunicazione" ha detto alla fine dell'incontro Steven Nunez, delegato del governo, tra le forti critiche del settore privato per la presunta tolleranza del governo prima delle recenti misure di pressione e per le perdite causate dallo sciopero. Le autorità non hanno ancora quantificato l'effetto economico complessivo degli scioperi, ma la principale associazione dei datori di lavoro ha lamentato perdite "milionarie" sulle prenotazioni alberghiere, mentre le agenzie di viaggio segnalano fino al 50% di annullamenti.

ASIA/PAKISTAN - Le minoranze religiose al nuovo governo: “Tornare al Pakistan del fondatore Ali Jinnah”

20 September 2018
Karachi – Per la protezione e la tutela dei diritti delle minoranze religiose in Pakistan è urgente che il nuovo governo ispiri le sua politiche alla visione del fondatore del Pakistan, Muhammad Ali Jinnah, e al suo discorso dell’11 agosto 1947, in cui presentava la Costituzione della neonata nazione. Questo discorso dovrebbe diventare un “documento guida”, che orienta le leggi e le politiche del Paese: è quanto chiedono le minoranze religiose in Pakistan, ovvero quelle comunità non musulmane, composte per la maggior parte da indù, cristiani e sikh. Se ne è discusso nel recente seminario organizzato in due sessioni, a Karachi e a Lahore, dal “Centro per la giustizia sociale” , in collaborazione con la Commissione "Giustizia e pace" della Conferenza episcopale cattolica e l'Organizzazione per la pace e lo sviluppo . Nel seminario intitolato "Diritti delle minoranze: oltre le promesse”, il cattolico Peter Jacob, direttore del CSJ, rivolto a circa 200 partecipanti ha ricordato le parole di Mohammad Ali Jinnah nel suo discorso dell'11 agosto 1947: “Voi siete liberi. Liberi di andare nei vostri templi, nelle vostre moschee o in qualunque altro luogo di culto in questo Stato del Pakistan. Potrete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo: questo non ha nulla che fare con gli affari dello Stato”. Come appreso da Fides, Jacob ha detto: "Ricordando l'aspirazione alla democrazia multi-religiosa e inclusiva che si riflette nella bandiera nazionale del Pakistan e alle promesse fatte nel 1940 sul garantire i diritti delle minoranze, oggi rileviamo l'urgenza di includere le minoranze in tutti i livelli di governance e nei processi decisionali". Ha inoltre affermato: "Riconoscendo i diritti fondamentali enunciati nella Costituzione del Pakistan, i governi federali e provinciali dovrebbero adottare misure concrete per proteggere le minoranze religiose". Secondo Jacob, il nuovo governo deve approvare "una legge che definisca e punisca gli atti di discriminazione, in particolare sulla base della religione ", impegnandosi a “elaborare un piano di azione per promuovere la tolleranza religiosa e sociale”. Tra gli interventi, Anthony Naveed, parlamentare cristiano dell'assemblea provinciale di Sindh, ha ricordato che “"Il Pakistan People's Party promuove i diritti delle minoranze in Pakistan”, mentre Sheema Kirmani, attivista per i diritti delle donne, ha detto: "Abbiamo dimenticato la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri valori. Siamo, prima di tutto, esseri umani: è questa la ragione per lavorare insieme per il miglioramento del nostro paese, abbandonando la discriminazione su base religiosa". Muqtida Mansoor, editorialista, ha ricordato due punti qualificanti della visione di Jinnah: “I diritti delle minoranze e l'autonomia provinciale”. Il Vescovo anglicano Alexander John Malik, vescovo emerito di Lahore, intervenendo all'assemblea, ha aggiunto: "Chi nega i diritti delle minoranze religiose che vivono in Pakistan tradisce la missione e la visione del fondatore della nazione Ali Jinnah. Siamo tutti pakistani; dovremmo opporci a quanti promuovono la discriminazione e l'intolleranza contro le minoranze religiose. Jinnah - ha ricordato - ha espresso il suo sogno di un Pakistan multireligioso e inclusivo, non certo riservato solo ai musulmani”.

ASIA/INDIA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, d. Ambrose Pitchaimuthu

20 September 2018
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 28 giugno 2018 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in India per un quinquennio , il rev. d. Ambrose Pitchaimuthu, del clero diocesano di Chingleput.Il nuovo Direttore nazionale è nato il 3 maggio 1966 nello stato indiano del Tamil Nadu ed è stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1993. Ha conseguito un Master in filosofia all’Università cattolica di Lovanio e il Dottorato nella stessa materia alla Pontificia Università di S.Tommaso d’Aquino . Nella sua diocesi di Chingleput è stato Viceparroco e Parroco, Vicario generale per 7 anni, membro del Consiglio presbiterale e del Collegio dei consultori. Attualmente è Parroco e visiting professor di filosofia al Sacred Heart Regional Seminary di Poonamallee.

EUROPA/UNGHERIA - Conferma del Direttore nazionale delle POM, p. Benvin Madassery, SVD

20 September 2018
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 7 giugno 2018 ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Ungheria per un altro quinquennio , p. Benvin Madassery, SVD.

ASIA/SINGAPORE - Depenalizzare gli atti omosessuali: per la Chiesa è urgente tutelare la famiglia tradizionale

19 September 2018
Singapore – “La Chiesa considera tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale, con lo stesso rispetto: tutti nella comunità sono importanti, indipendentemente dal fatto che provino attrazione verso persone dello stesso sesso. Avvertiamo le lotte e le sofferenze di quanti, provando attrazione verso persone dello stesso sesso, amano sinceramente Dio e desiderano vivere secondo il suo piano divino per l'umanità. Sono accanto a loro quando sono ostracizzati o emarginati dalla società: anch'essi meritano di essere amati e trattati con dignità e rispetto”. Lo scrive l'Arcivescovo di Singapore, William Goh, in una Lettera pastorale, pervenuta all'Agenzia Fides, che affronta la questione dei rapporti omosessuali e della legislazione vigente, mentre è in corso un dibattito sulla possibile abrogazione dell'articolo 377 comma a) del Codice penale, che prevede sanzioni penali per i rapporto omosessuali tra adulti. L'Arcivescovo chiarisce che “accettare nella società gli atti omosessuali come norma sociale avrebbe conseguenze terribili per la stabilità delle famiglie, per il benessere dei bambini e portare rischi a lungo per il bene comune”. Dunque un eventuale intervento del legislatore, rileva, non dovrebbe soltanto “limitarsi a rimuovere le sanzioni penali contro gli omosessuali”, ma anche “garantire la protezione della famiglia tradizionale”, e affermare con certezza che la depenalizzazione non comporti “richieste ulteriori di legalizzare le unioni omosessuali, consentire l'adozione di bambini a coppie dello stesso sesso o la maternità surrogata”. Per questo “sono dell'opinione che l'articolo 377 comma a) non debba essere abrogato nelle circostanze attuali”, scrive l'Arcivescovo. Considerando le implicazioni sociali e morali, l'Arcivescovo Goh sollecita i cattolici nel paese a “prendere una posizione coscienziosa”, respingendo per ora l'abrogazione dell'articolo, “osservando le terribili conseguenze in quei paesi che hanno normalizzato le unioni omosessuali”. Il dibattito sulla depenalizzazione dei rapporti omosessuali si è acceso a Singapore dopo che la Corte Suprema in India ha stabilito che la relazione omosessuale tra adulti consenzienti non è un reato. A Singapore un tentativo di abrogare l'articolo 377 comma a) del Codice Penale era stato sollevato già nel 2014 ma è fallito.Anche il Consiglio Nazionale delle Chiese di Singapore , organismo che riunisce le denominazioni cristiane protestanti, in una nota afferma di non sostenere l'abrogazione della legge, dicendo che “lo stile di vita omosessuale è dannoso per le famiglie e la società”.

AMERICA/COLOMBIA - Ex guerriglieri delle FARC tornano a prendere le armi, nuovi ostacoli sul cammino della pace

19 September 2018
Bogotà – Esattamente una settimana fa, nel pomeriggio del 12 settembre, sono state liberate 6 persone che erano ostaggio del gruppo guerrigliero Esercito di Liberazione Nazionale . Nell’operazione la Chiesa, insieme alla Croce Rossa e ad altri organismi umanitari, hanno avuto un ruolo da protagonista. L'ELN ha sottolineato di aver proceduto nonostante "le difficoltà poste dal governo nazionale, che ha rifiutato di concordare protocolli favorevoli al rilascio dei sei prigionieri", secondo la nota pervenuta a Fides. Il fatto è stato considerato un passo importante, ma non ancora decisivo, per arrivare alla pace tra governo della Colombia ed Esercito di liberazione nazionale.Il Presidente della Repubblica della Colombia, Ivan Duque, rallegrandosi per il rilascio dei 6 ostaggi, successivamente ha chiesto il rilascio di tutti gli ostaggi nelle mani dell'ELN come condizione preliminare per proseguire i colloqui di pace, e ha ribadito che il governo insisterà per il rilascio di tutti i prigionieri e la cessazione delle attività violente contro la popolazione.Il Presidente della Conferenza episcopale, Mons. Oscar Urbina Ortega, Arcivescovo de Villavicencio, dopo essersi congratulato alla notizia del rilascio, ha sottolineato che si tratta sempre di "passi" decisivi per riprendere il dialogo fra governo e ELN e conseguire la pace piena per la Colombia.Purtroppo riguardo al cammino della pace in Colombia, sono confermate le notizie secondo cui in alcune parti del paese un gruppo di ex-guerriglieri delle FARC, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, ha ripreso le armi. Disillusi dalla vita civile e dalla continua minaccia dei paramilitari, un gruppo di ex membri delle FARC è tornato ad imbracciare le armi mettendo a rischio l'accordo di pace, che tuttavia viene contestato anche dallo stesso Presidente Ivan Duque. Tra gli obiettivi proclamati dal nuovo gruppo c’è quello di difendere le popolazioni dai gruppi armati.I volontari missionari che assistono la popolazione nelle zone che erano di dominio delle FARC, tempo fa hanno verificato, con medici e psicologi volontari, che alcuni ex-membri delle FARC non riuscivano a convivere con la nuova situazione civile e sociale. Nelle informazioni pervenute a Fides, si leggeva: "Bisogna ricordare che questo conflitto dura da 50 anni, quindi ci sono soldati che per tutta la vita hanno solo combattuto e vissuto fra le armi. E' chiaro che cambiare vita completamente richiede un enorme sacrificio e capacità personali per riuscire". Ecco perché oggi i ribelli tornati alle armi affermano: "Quelli tra noi che sono di nuovo armati sono disposti a morire negli scontri".

AFRICA/EGITTO - Le istituzioni politiche egiziane sollecitate a promuovere il “Cammino della Sacra Famiglia”

19 September 2018
Il Cairo – Il politico egiziano Tadress Kaldess, vice-governatore di Assiut, ha presentato nei giorni scorsi un'interrogazione parlamentare rivolta alla dottoressa Rania al Mashat, titolare del ministero egiziano per il turismo, per sollecitare le autorità competenti a riprendere in mano con più più energia la attesa valorizzazione dei siti religiosi e archeologici che fanno parte del "Cammino della Sacra Famiglia". Il politico egiziano ha fatto notare che finora non si è posto mano agli annunciati interventi di riqualificazione delle località attraversate dal percorso del “Cammino”, chiedendo come mai le istituzioni egiziane continuino a trascurare “l'importanza di questo tesoro”, e invitando anche il ministero del turismo a impegnare risorse nel restauro dei santuari e dei luoghi dove potrebbero accorrere le comitive di pellegrini. La negligenza nel procedere agli interventi di riqualificazione annunciati - ha ammonito il politico egiziano - si riflette in maniera negativa anche sull'immagine internazionale dell'Egitto. Ormai da tempo, come riferito dall'Agenzia Fides, le autorità egiziane si sono impegnate a valorizzare e promuovere anche in chiave turistica l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Il 4 ottobre 2017 Papa Francesco, nel contesto dell'Udienza generale del mercoledì, aveva salutato una folta delegazione egiziana giunta a Roma per promuovere i pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”. La questione del “cammino” della Sacra Famiglia è stata anche al centro di una recente riunione di funzionari e amministratori tenutasi presso il ministero dello sviluppo locale, alla quale ha preso parte anche l'ambasciatore Mohamed Hegazy, consigliere del ministero per la Cooperazione internazionale. L'incontro di lavoro è stato organizzato con l'intento di fare il punto sulla gestione globale del progetto, e di stabilire con chiarezza competenze e impegni di cui le diverse istituzioni politiche e amministrative devono farsi carico per sostenere e concretizzare l'iniziativa di rilanciare il “cammino” della Sacra Famiglia” come percorso di pellegrinaggio in grado di interessare le comunità cristiane di tutto il mondo. .

ASIA/COREA DEL SUD - Il Cardinale Yeom: "Con la denuclearizzazione, un balzo in avanti per la pace"

19 September 2018
Seul - Il vertice in corso a Pyongyang e la relativa dichiarazione co-firmata dal leader nordcoreano Kim Jong-un e dal presidente sudcoreano Moon Jae-in generano speranze ed entusiasmo nella popolazione coreana. Interpellato dall'Agenzia Fides, il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul e Amministratore apostolico di Pyongyang, commentando favorevolmente i frutti del vertice, dichiara: "Sono molto lieto e ispirato dalla dichiarazione congiunta resa nota oggi, 19 settembre, che può essere riassunta principalmente nella denuclearizzazione permanente della penisola coreana. Spero che questa notizia possa costituire il più bel regalo per tutti i coreani, in attesa del Chuseok, la festa coreana del Ringraziamento, una delle più grandi feste in Corea. Prego sinceramente affinché, attraverso l'accordo di oggi, la Corea del Sud e del Nord possano fare un balzo in avanti per la pace e progredire nelle relazioni bilaterali". In questo momento delicato, in cui la situazione dei rapporti intercoreani sembra evolversi positivamente, in una atmosfera di dialogo e fiducia, è importante accompagnare l'intero processo con la preghiera, sottolinea l'Arcivescovo di Seul: "Papa Francesco - prosegue - ha assicurato le sue preghiere per la Corea. Chiedo non solo ai fedeli coreani, ma a tutto il popolo di Dio nel mondo di unirsi a noi e di pregare per una autentica pace e riconciliazione nella penisola coreana. Possa la misericordia di Dio accompagnare tutti coloro che sono impegnati a mandare avanti il summit a Pyongyang". Il Cardinale conclude: "Come Amministratore apostolico della diocesi di Pyongyang, prego anche affinché possa venire presto il giorno in cui le sorelle e i fratelli del Nord e del Sud possano unirsi e celebrare nuovamente insieme una santa Eucaristia".

AFRICA/NIGER - Missionario rapito: ancora nessuna richiesta di riscatto

19 September 2018
Niamey - “Non abbiamo notizie su p. Pierluigi. A mia conoscenza i suoi rapitori non si sono fatti ancora vivi con una richiesta di riscatto” dice all’Agenzia Fides p. Mauro Armanino della Società delle Missioni Africane , confratello di Pierluigi Maccalli, missionario italiano rapito la notte tra il 17 e il 18 settembre a Bomoanga, a 125 km dalla capitale Niamey, capitale del Niger .“Comunque un primo risultato i sequestratori lo hanno ottenuto: di loro si parla in tutto il mondo” sottolinea p. Mauro. “Con il rapimento di un missionario occidentale, un gruppo forse neanche tanto grande è riuscito a ottenere una visibilità globale a costo zero”.“Le motivazioni possono essere quindi politiche?” chiediamo al missionario. “Senza dubbio, ma si tenga conto che i rapitori sono di etnia Peuls” risponde p. Mauro, lasciando prefigurare uno scenario ancora più complesso di quello dei gruppi jihadisti che operano tra Mali, Burkina Faso e Niger.Con Peuls si indica una popolazione nomade che vive di pastorizia distribuita sull’intera fascia saheliana che va dal Mali fino all’Etiopia. Tra queste popolazioni negli ultimi anni si sono fatta strada sentimenti e ideologie estremiste, e in diversi Paesi, dalla Nigeria al Burkina Faso, dal Mali alla Repubblica Centrafricana, sono segnalate violenze commesse dai Peuls.“La radicalizzazione di queste popolazioni è dovuta, almeno in parte, alle difficoltà ambientali che fanno sì che diventi sempre più difficile trovare acqua e pascoli per le loro mandrie” spiega il missionario. “In Niger come anche nel vicino Mali abbiamo visto che sono saltate le tradizionali relazioni che legavano i Peuls con le altre popolazioni, come ad esempio i Toureg” dice p. Mauro. “Questo accentua l’instabilità e non mi sembra che la militarizzazione che sta avvenendo in Mali come in Niger sia la risposta adatta a risolvere questi problemi” afferma il missionario, riferendosi alle missioni militari inviate da alcuni Stati occidentali in entrambi i Paesi per lottare contro i diversi movimenti jihadisti che operano nella zona. “ Per stabilizzare questi Paesi, più che inviare militari occorre invece fare in modo di recuperare e riallacciare le relazioni tra le diverse popolazioni. Solo creando un ambiente di scambio e di relazioni tra gli abitanti di queste aree si potranno ottenere dei risultati positivi” conclude il missionario.

AFRICA/MADAGASCAR - Corruzione e illegalità diffusa: i problemi della nazione in vista del voto

19 September 2018
Atananarivo - "I politici lottano solo per i propri interessi. Non servono la nazione o il popolo perché manca il senso del bene comune". Con queste parole padre Prospère Ratovomananarivo, direttore del giornale cattolico "Lakroa", traccia in un colloquio con l'Agenzia Fides il quadro della situazione politica del Madagascar, in vista delle elezioni presidenziali del 26 novembre."I nostri problemi sia quelli economici sia quelli politici – rileva padre Prospère - possono essere riassunti nella parola 'egoismo'. L’illegalità diffusa, la cattiva gestione della cosa pubblica, la forte dipendenza dall’aiuto esterno sono i risultati di questo egoismo. Ciò porta a un continuo degrado in quasi tutte le aree: infrastrutture, economia, politica, mentalità comune. Così tutto è destrutturato e disfunzionale".In vista delle elezioni, la situazione politica è piuttosto caotica. "Il futuro – osserva padre Prospère - è incerto e con poche speranze. Abbiamo perso molto tempo in crisi politiche ripetitive e cicliche, che ci hanno profondamente danneggiato. Queste crisi pesano sull’economia e quindi sulla vita delle persone. Vi è una incapacità di superare questa situazione".Alle elezioni si presentano 36 candidati, ma la battaglia si ridurrà a un confronto tra tre ex presidenti Andry Rajoelina, Marc Ravalomanana, Hery Rajaonarimampianina.Sul voto peseranno anche le influenze esterne. Soprattutto quelle della Francia, ex potenza coloniale che fa ancora sentire il suo peso nella vita politica, economica e sociale dell’Isola Rossa. "La Francia svolge un ruolo essenziale, direi primordiale, nelle politiche estere e internazionali del Madagascar", continua padre Prospère. È la nazione che orienta la politica dell’Unione Europea verso il Madagascar. La comunità internazionale, Francia e Unione Europea in testa, spingono e sostengono il processo elettorale".In tale cornice, la Chiesa cattolica, attraverso il card. Odon Marie Arsène Razanakolona e la Conferenza episcoaple, mantiene una posizione di neutralità, ma non passiva. "Non bisogna farsi manipolare da politici canaglia", recita il messaggio reso pubblico al termine dell’assemblea plenaria che i vescovi del Madagascar hanno tenuto a maggio. "Bisogna essere vigili contro le loro belle promesse della campagna elettorale. E resistere a qualsiasi forma di intimidazione", scrivono i Presuli. Secondo i vescovi "un buon capo di Stato deve dedicare la sua vita a salvare il suo Paese, avere fede in Dio ed essere saggio, essere geloso della sovranità nazionale, cercare soprattutto il bene comune, essere onesti e rispettosi di la parola data. Deve anche sapere come ascoltare e scambiare opinioni, essere aperto alle discussioni, conoscere la cultura malgascia, mettere i malgasci su un piano di parità ed infine evitare di mescolare gli affari di Stato con quelli della sua famiglia politica. la sua religione o i suoi investimenti privati".

AFRICA/NIGER - Il missionario italiano rapito “è probabilmente in Burkina Faso, dove hanno le basi i jihadisti”

18 September 2018
Genova - La Società delle Missioni Africane , confermando all’Agenzia Fides il rapimento di padre Pierluigi Maccalli in Niger, aggiunge alcuni particolari alle prime notizie diffuse questa mattina. Secondo quanto riferiscono a Fides i missionari nella Curia generalizia SMA di Genova, un gruppo di uomini armati si è introdotto nel villaggio alle 21,30 ore locali di ieri, ha rapito il sacerdote, rubando il suo computer e il suo telefono. È stato possibile ricostruire i fatti grazie alla testimonianza di un confratello indiano, che vive insieme a padre Pierluigi ma che è riuscito a mettersi in salvo.Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, operava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. La sua missione si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. “Negli ultimi mesi – spiegano a Fides i confratelli – le forze dell’ordine avevano messo in guardia i religiosi. La polizia e le forze dell'ordine avevano infatti registrato movimenti sospetti di miliziani jihadisti proprio al confine con il Burkina Faso”. Per tutelare la propria sicurezza, i missionari avevano così limitato gli spostamenti e non uscivano più dalla missione nel corso della notte. “Dopo il rapimento – riferiscono dalla Curia della SMA – padre Maccalli è stato probabilmente portato al di là della frontiera. Nella confinante regione del Burkina Faso c’è, infatti, una vasta foresta in cui hanno le proprie basi i miliziani jihadisti. Attualmente la diocesi di Niamey ha inviato un gruppo di sacerdoti nel villaggio di padre Maccalli per verificare i fatti e per prendere contatti con la comunità locale. Un altro religioso italiano di una parrocchia vicina è stato fatto allontanare e ora è al sicuro a Niamey”.

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