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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Africa: povertà e scarsa conoscenza della religione favoriscono l’estremismo islamico

Sono 33.000 le persone uccise in Africa tra il 2011 e il 2016 da gruppi armati la cui ideologia si fonda sull’estremismo religioso. Lo afferma un rapporto dell’UNDP intitolato Journey to Extremism, basato su interviste a 718 persone, delle quali 495 hanno fatto parte o addirittura in pochi casi ancora facevano ancora parte di organizzazioni estremiste, avendovi aderito di loro spontanea volontà. Altri 78 intervistati sono invece stati costretti con la forza ad arruolarsi. Infine 145 intervistati sono persone “neutre”.Le interviste sono state effettuate in Camerun, Kenya, Niger, Nigeria, Somalia e Sudan. Secondo il rapporto la radicalizzazione degli individui può avere molteplici cause, spesso concomitanti: sentimento di emarginazione sociale ed etnica; anafalbetismo e disoccupazione ; influenza di predicatori estremisti che fanno leva sulla scarsa conoscenza dei giovani dei veri precetti della loro religione; impatto delle politiche repressive del governo, che invece di risolvere il problema li aggrava.Paradossalmente la crescita economica registrata in alcuni Paesi africani, come ad esempio la Nigeria, ha esacerbato la divisione tra un centro relativamente prospero e le aree periferiche lasciate in condizioni indigenti Link correlati :Continua a leggere la news analysis su Omnis Terra

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni: la “falsa identificazione” tra cristianesimo e cultura europea può ostacolare la propagazione della fede

Tokyo - “Uno dei maggiori ostacoli alla propagazione della fede in Giappone sembra essere la falsa identificazione tra cristianesimo e cultura europea”. E' questa una delle considerazioni espresse dal Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, nell'incontro avuto a Tokyo con i Vescovi giapponesi, nel primo pomeriggio di lunedì 25 settembre. Ai rappresentanti del'episcopato giapponese, il Cardinale Prefetto del Dicastero missionario ha riproposto anche il misterioso vincolo tra la vicenda storica del cattolicesimo giapponese e le esperienze di persecuzione e martirio che ne hanno segnato gli inizi. Nel XVI secolo – ha ricordato il Cardinale - i primi missionari che arrivarono in Giappone “trovarono una terra fertile per l’annuncio del Vangelo. Nonostante le persecuzioni intraprese da Toyotomi Hideyoshi, il numero dei cattolici era assai cresciuto ”. E dopo le persecuzioni, proprio l'esperienza dei cosiddetti “cristiani nascosti” , che furono custoditi nella fede per oltre un secolo, senza sacerdoti e senza contatti col resto della cristianità – rappresenta una “testimonianza straordinaria” di ciò che permette di perseverare nella sequela di Cristo, anche in condizioni difficili: “Come nella preghiera di Abramo, che implorava Dio di non passare oltre la sua tenda, ma di fermarsi” ha notato il porporato, “così anche i «cristiani nascosti» del Giappone elevavano a Dio una sincera invocazione di non abbandonare l’opera iniziata”. Dopo aver ricordato gli ostacoli che possono derivare da una fuorviante identificazione tra cristianesimo e cultura europea, il Prefetto di Propaganda Fide ha ammesso che “forse dovremmo riscoprire la forza dell’evangelizzazione iniziale, aggiornandola con l’esperienza e la conoscenza attuale”. E ha aggiunto anche che nell’era della globalizzazione, dei confini che si riducono, dei viaggi facilitati, non si può pensare di impedire o limitare “la presenza dei missionari non giapponesi”. Nel contempo, “bisogna puntare su una evangelizzazione, più forte e partecipata, degli stessi giapponesi: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici, famiglie, associazioni, ecc.  I missionari possono integrare, ma non sostituire”. Quello avuto a Tokyo coi Vescovi giapponesi è l'incontro conclusivo della visita pastorale del Cardinal Filoni in Giappone, iniziata lo scorso 17 settembre. Nel pomeriggio di domenica 24 settembre, durante l'incontro con sacerdoti, religiose, religiosi e laici di Tokyo, il Cardinale Prefetto di Propaganda Fide ha ricordato tre “pericoli” da cui si deve guardare chi è coinvolto nell'opera apostolica: “ il «settarismo» , il «proselitismo» e l’«ideologismo» . Evangelizzazione – ha aggiunto il Cardinale Filoni “è incontro personale con Cristo, ed avviene per l’annuncio del Vangelo e per contatto, ossia attraverso la testimonianza umile e generosa, che suscita nell’altro l’interesse sul perché tu credi e ti comporti in modo diverso”. .

ASIA/IRAQ - Cristiani divisi davanti al referendum per l'indipendenza del Kurdistan

Erbil – La Chiesa caldea “non è responsabile” delle posizioni espresse da partiti, organizzazioni e fazioni armate guidati da esponenti delle locali comunità cristiane riguardo alla situazione dell'Iraq riguardo ai problemi attuali. In questa fase delicata – si legge in un testo diffuso dai media ufficiali del Patriarcato, e pervenuto all'Agenzia Fides - “Ognuno è responsabile personalmente delle proprie dichiarazioni e delle proprie azioni, e le prese di posizione di singoli e di militanti apparenenti alle comunità cristiane non vincolano in alcun modo gli altri battezzati “di ogni parte del Paese, da Bassora fino a Zakho”. Il pronunciamento patriarcale avviene in un momento critico: oggi, lunedì 25 settembre, le autorità della Regione autonoma del Kurdistan iracheno hanno fatto aprire le urne del referendum indetto unilateralmente per proclamare la propria indipendenza dal governo centrale di Baghdad. Nel documento citato, accennando al referendum indipendentista, il Patriarcato caldeo invita di nuovo tutti i soggetti interessati a assumere un un atteggiamento responsabile, e a procedere sulla via di un “dialogo coraggioso”, avendo come obiettivo la salvaguardia del bene delle popolazioni “che hanno tanto sofferto per le guerre e le violenze negli ultimi anni”. Alla vigilia del referendum, le autorità della Regione autonoma del Kurdistan iracheno hanno messo in atto una ulteriore mossa per guadagnarsi l'appoggio delle minoranze, comprese quelle cristiane: il Consiglio supremo per il referendum in una Conferenza stampa svoltasi domenica 24 settembre, ha presentato un documento politico in 16 punti in cui vengono presi impegni sulla piena garanzia dei diritti personali e comunitari che verrà assicurata nel Kurdistan indipendente a tutte le componenti nazionali e religiose presenti nella regione. Nel testo, che vuole attestare e affermare il pluralismo etnico, religioso e culturale della società curda, l'articolo 2 promette anche autonomia e decentramento amministrativo nelle aree della regione in cui turkmeni, yazidi e cristiani caldei, assiri, siri e armeni hanno il loro radicamento storico. Il documento, che dovrebbe essere aprovato nella prima sessione del parlamento indipendente del Kurdistan, promette anche l'eliminazione di ogni discriminazione su base etnica o religiosa, l'adesione del nuovo Stato alle convenzioni internazionali in tema di tutela dei diritti delle minoranze etniche, linguistiche e religiose, e il coinvolgimento di tutte le componenti sociali, etniche e religiose negli organismi chiamati a redigere la nuova Costituzione.Le diverse sigle e organizzazioni politiche locali animate da militanti assiri, caldei e siri hanno reagito in maniera non niforme al documento predisposto dal Comutato per il referendum: il Partito Zowaa ha ribadito che le promesse contenute nel documento non sono sufficienti a garantire la reale tutela dei diritti delle diverse componenti religiose e etniche, mentre tutti i portavoce delle sigle cristiane favorevoli al referendum hanno ringraziato Masud Barzani, Presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, per aver accolto le loro richieste anche in merito ala futura autonomia smministrativa da garantire alle aree di insediamento storico delle comunità cristiane . Agenzia Fides 25/9/2017).

AFRICA/SENEGAL - Migranti, giovani e donne al centro dell’azione della Caritas in Africa

Dakar - Migranti, giovani e donne. Sono questi i punti centrali dell’azione della Caritas in Africa nei prossimi anni secondo quanto stabilito dalla seconda Assemblea dei Vescovi dell’Africa sulla Caritas che si è tenuta a Dakar, in Senegal, dal 18 al 20 settembre .Tra gli impegni presi, recita il comunicato finale inviato all’Agenzia Fides, vi sono: “maggiore attenzione ai problemi dei migranti e dei rifugiati, alle conseguenze delle crisi politiche e alle catastrofi naturali, e, se necessario, lavorare in modo proattivo a monte, per contribuire meglio allo sradicamento delle cause della povertà in un continente ricco di popolazioni, in particolare dei suoi giovani, delle sue culture e delle sue risorse naturali”.Per quel che concerne i giovani, i Vescovi responsabili delle Caritas africane affermano che intendono “coinvolgersi nella preparazione e nella partecipazione al prossimo Sinodo sui giovani, perché sono la ricchezza della Chiesa e della nazione, e fare tutto il possibile per farli sentire a casa nella Chiesa. Ci impegneremo con i nostri partner per creare opportunità a loro favore e per contribuire alla loro formazione integrale e alla loro crescita cristiana e civile”.Ci si impegna inoltre a “rafforzare la partecipazione delle donne e a rendere visibile il loro contributo allo sviluppo delle nostre famiglie e comunità”.L’Africa, continente ricco di risorse naturali, con una popolazione giovane e in crescita, avrebbe tutte le potenzialità per migliorare le condizioni di vita dei propri abitanti. Uno dei potenti freni allo sviluppo armonioso del continente è la corruzione delle elite. Per questo i Vescovi affermano che intendono “incoraggiare i responsabili e le elite che si mettono al servizio del bene comune e denunciare costantemente coloro che sono corrotti e che vedono nel mantenere le popolazioni in condizioni indigenti, una strategia per il mantenimento o la conquista del potere”.

ASIA/INDIA - In Orissa la prima università tribale per 27mila studenti indigeni

Bhubaneswar - Il Kalinga Institute of Social Sciences è la prima università tribale in scienze sociali al mondo. Situato nello Stato di Odisha , nell’India orientale, l’Istituto è stato fondato nel 1993 come scuola residenziale tribale, e il 26 agosto 2017 è diventato la prima università tribale di tutto il mondo. Destinata alle famiglie che non possono sostenere i costi per l’istruzione, il Kiss mira a sradicare la povertà attraverso una istruzione di qualità per gli studenti più poveri del paese. Nell’Annual Report inviato a Fides dal sacerdote dell’Orissa p. Purushottam Nayak, si legge che la cittadella ospita 27 mila ragazzi indigeni poveri per prepararli ad essere “agenti di cambiamento” per la loro comunità e tutelare le tradizioni, le culture e i valori tribali. Si tratta di un vero e proprio “progetto pastorale” a favore delle popolazioni indigene, nota il sacerdote, con l’obiettivo di eliminare la povertà e potenziare le fasce più svantaggiate della società attraverso una educazione globale. Gli studenti frequentano gratuitamente l’istituto dalle elementari all’università, fino ai master. Il 60% degli iscritti è costituito da studentesse. L’università offre anche corsi di formazione professionale, tra i quali cucito, falegnameria, agricoltura. Uno spazio importante è riservato anche allo sport: calcio, rugby e atletica. Attualmente il Kiss è una cittadella da 400mila metri quadri dove sorgono edifici scolastici, dormitori, mense, palestre, campi sportivi e un ospedale sempre operativo. L’Istituto intende istituire filiali in 30 distretti dello stato di Odisha e in tutti gli stati dell’India. Secondo quanto riferito da padre Nayak, nello Stato indiano dell’Orissa ci sono 62 tribù di cui 13 primitive. Parlano 72 lingue madri raggruppate in 38 lingue, delle quali 19 quasi estinte. Solo quattro lingue tribali, Santhali, Ho, Sora e Kui Lipi, hanno caratteri di scrittura. Tradizionalmente queste popolazioni tribali sono pacifiche semplici e laboriose. Credono nei valori tradizionali e conservano antichi costumi sociali che tramandano da generazioni. Esclusi dalle quattro caste che compongono l’organizzazione sociale induista, i tribali hanno subito per migliaia di anni discriminazioni e povertà estrema. Anche se il sistema castale è ufficialmente bandito dalla Costituzione indiana, esso resta in vigore nella prassi sociale e i dalit restano tuttora ai margini della vita economica, sociale e politica, finendo per svolgere le mansioni più umili e degradanti agli occhi degli induisti ortodossi, che li considerano “intoccabili”. Attraverso l’opera di istruzione, l’università per i tribali intende favore la promozione sociale e il pieno inserimento dei gruppi indigeni nella società indiana.

AMERICA/VENEZUELA - Sostegno da 12 paesi al dialogo fra governo ed opposizione, la Chiesa è l’unica istituzione di cui la gente si fida

Caracas – I Ministri degli esteri di 12 paesi americani giudicano molto positive le nuove relazioni del governo venezuelano con l'opposizione, ma ritengono che dovrebbero essere sviluppate con il sostegno internazionale, in "buona fede", con "obiettivi chiari" e "tempi determinati". E’ quanto si afferma nella dichiarazione pubblicata sabato 23 settembre a Bogotà, dai Ministri degli esteri di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguay e Perù. La settimana scorsa infatti i rappresentanti del governo venezuelano e dell'opposizione si sono ritrovati nella Repubblica Dominicana per delle riunioni che l'opposizione ha descritto "esplorative", mentre che il governo ha affermato che si tratta di un dialogo formale ed evidente. Tali negoziati avviati nella Repubblica Dominicana dovrebbero proseguire il 27 settembre.Nella "Dichiarazione della seconda riunione del Gruppo di Lima sulla situazione in Venezuela", i Ministri degli esteri dei 12 paesi hanno ribadito "il loro impegno a mantenere una stretta osservazione della situazione in Venezuela" fino al "completo ripristino dell'ordine democratico nel paese". Allo stesso tempo hanno accettato di incontrarsi nel prossimo ottobre, in data da definire, in Canada, e hanno ribadito "il loro impegno a raddoppiare gli sforzi per giungere ad una soluzione pacifica e negoziata della crisi che affronta il Venezuela". Hanno anche sottolineato la loro "disponibilità a contribuire a creare, in coordinamento con le organizzazioni internazionali e altri paesi, un canale di assistenza per affrontare la crisi umanitaria che affligge il paese".Mons. Mario del Valle Moronta Rodríguez, Vescovo di San Cristóbal de Venezuela, ha dichiarato che la gente riconosce ogni giorno di più la Chiesa come l'unica istituzione di cui fidarsi. Lo ha fatto in risposta all’accusa fatta dal governo, che il 17 settembre aveva usato la parola "Bandidos" per riferirsi ai Vescovi affermando che questi non stavano vicino alle persone.Mons. Moronta, in una lettera pubblicata dalla Conferenza episcopale e inviata anche a Fides, non aveva esitato a chiarire la vicenda: "Vescovi banditi che non proteggono la gente, che non camminano come Cristo per le strade del popolo, che non soffrono, che non condividono solidarietà con il popolo" è stato detto, ma queste accuse non solo sono offensive, ma sono delle autentiche calunnie, aveva risposto Mons. Moronta."E’ comune vedere i Vescovi per le strade, non a passeggio, ma a visitare le parrocchie e le comunità, per portare il servizio della carità e della parrocchia. E con una caratteristica: vanno senza scorta o protezione. È proprio l'opposto dei governanti e dei funzionari che, da molto tempo, non camminano più per le vie e le strade del paese...". "Noi Vescovi accettiamo le critiche, ma rifiutiamo le offese e le calunnie; noi continueremo a camminare a fianco del popolo, popolo malmenato, sofferente, derubato da ‘altri’ criminali e banditi che vivono della corruzione" ha concluso Mons. Moronta.

ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo: “La visita del Papa è una benedizione; sostegno ai diritti delle minoranze musulmane e ad Aung San Suu Kyi”

Yangon – “La visita del Papa in Myanmar è stata accolta come una benedizione e un contributo per la pace e l'armonia. Sia i componenti civili del governo come Aung San Suu Kyi, sia i membri militari, sembrano entusiasti della visita. Sicuramente la maggior parte delle persone auspica una ‘visita di guarigione’. Molti cittadini birmani hanno seguito la visita del Papa in Colombia, un paese che cerca la pace al suo interno”: lo dice in una nota inviata a Fides il Card. Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, parlando della prossima visita di Papa Francesco in Myanmar e, in particolare, della delicata questione della minoranza Rohingya."I giornali, sia quelli internazionali che locali – rileva il Cardinale – vedono molte sfide per il Papa, a partire da “rischi di tensioni religiose”, dato che "osservazioni del Papa sui Rohingya potrebbero far infuriare i nazionalisti che sostengono che i Rohingya non sono birmani ma piuttosto sono bengalesi e non hanno diritto di vivere nel paese”.Alcuni gruppi sono già sul piede di guerra: “Ashin Wirathu, monaco che guida il movimento buddista 'Ma Ba Tha', denuncia la visita papale come politicamente istigata”, affermando che “non esiste un gruppo etnico di Rohingya nel nostro paese”. D'altro canto “i sostenitori dei Rohingya si aspettano che il Papa esprima il suo parere”, prosegue il Card. Bo.A tal proposito, proprio per evitare tensioni e non innescare conflitti sociali e religiosi, la Chisea del Myanmar – spiega il Cardinale – suggerisce a Papa Francesco di “non utilizzare il termine Rohingya” ma di “parlare dei diritti umanitari dei musulmani che soffrono nello stato di Rakhine, della necessità di una soluzione durevole, dell'adozione di soluzioni non violente e dell'urgenza di una cooperazione regionale”.Sulla delicata posizione della leader birmana Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace e oggi ministro nel governo, il Cardinale conferma la posizione della Chiesa cattolica: “Ha bisogno di pieno supporto. Aung San suu Kyi è stata attaccata dai media e talvolta senza pietà. È profondamente delusa dai media occidentali. È una forte personalità. Avrebbe ascoltato suggerimenti costruttivi. I suoi successi sono stati molti ma sono affondati nei recenti eventi. Ha sacrificato tutta la sua vita per far risuscitare il paese dalle rovine dopo sessanta anni di governo di un giunta militare. È un risultato storico. Nelle sue fragili mani tiene i sogni di milioni di questo paese”. “Le sue percezioni possono essere sbagliate – prosegue il Card. Bo – ma la sua integrità e l'impegno sono al di sopra di ogni sospetto. La sua leadership deve proseguire. Occorre apprezzare il suo ruolo nella democratizzazione di questa nazione. Il suo impegno per l'accordo di pace di Panglong è riuscito a portare tutti i gruppi combattenti e l'esercito allo stesso tavolo. Sta offrendo spazi per il dialogo tra i partiti antagonisti. Questo processo ha bisogno di pieno supporto e apprezzamento”.Il Cardinale Bo ricorda infine che “in Myanmar la giustizia economica e la giustizia ambientale possono generare una pace duratura. Una maggiore democrazia e una più forte inclusione guarirà ferite storiche. La Chiesa vuole aiutare a costruire la pace attraverso iniziative interreligiose. Le soluzioni violente non si sono rivelate efficaci negli ultimi sei decenni. Urge la pace con i gruppi etnici attraverso l’adozione di un sistema federale”.

ASIA/GIORDANIA - La Caritas giordana convoca giovani da tutto il mondo per il “Forum della Pace”

Madaba – Provengono da almeno 30 Paesi sparsi in tutto il mondo le delegazioni di ragazzi e ragazze che in questi giorni prendono parte in Giordania alla fase finale del Forum mondiale dei giovani per la pace, organizzato dalla Caritas giordana e ospitato presso la Università Americana di Madaba. Il programma della fase conclusiva dell'iniziativa iniziata il 17 settembre, comprende diverse esibizioni e concerti realizzati da gruppi giovanili provenienti anche da Armenia, Argentina, Filippine e Italia. Ma lo scopo dichiarato della fase conclusiva della kermesse consiste nella condivisione e nello scambio di esperienze e iniziative locali, regionali e internazionali focalizzate sui temi della pace, della convivenza e della riconciliazione, con l'individuazione di proposte e progetti “dal basso” che possano essere messi in atto nelle aree – a partire dal Medio Oriente – travolte anche in tempi recenti da conflitti e scontri settari. Agenzia Fides 23/9/2017).

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni ai seminaristi giapponesi: anche il Papa è preoccupato per la carenza di vocazioni sacerdotali

Tokyo – Papa Francesco, la Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli e i Vescovi giapponesi condividono la stessa “preoccupazione” per la carenza di vocazioni sacerdotali in Giappone. Lo ha confidato il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ai seminaristi che studiano a Tokyo, da lui incontrati nel settimo giorno della sua visita in terra giapponese. “Mentre i vostri sacerdoti, che finora hanno speso la loro vita per la Chiesa, invecchiano” ha rimarcato il Prefetto della Dicastero missionario rivolto ai seminaristi “non si vede una ripresa vocazionale adeguata. Vorrei che anche voi Alunni foste consapevoli che il futuro della Chiesa dipende anche dalla vostra generosa donazione a Dio”. A questo riguardo, nell'intervento tenuto nel seminario di Tokyo, il porporato ha riconosciuto che la condizione di chi si prepara al sacerdozio in una città moderna e piena di opportunità come Tokyo può porre i seminaristi in una “situazione di 'contrapposizione tra i valori del Vangelo e quelli del mondo”, e li ha invitati a concentrare la riflessione sui tre «segni profetici» che accompagnano la vita sacerdotale come donazione di sé e sequela di Cristo: la povertà volontaria, il celibato del cuore e del corpo e l’obbedienza. Delineando i connotati dello spirito della povertà cristiana, il Cardinale Filoni ha ricordato che tutti i beni, sia materiali che spirituali o morali, “sono come l’acqua del mare e noi siamo come una barca. Vivendo nel mondo, non possiamo distaccarcene completamente, ma se ci immergiamo totalmente nel possesso di essi, la nostra vita affonda, naufraga”. Mentre parlando del celibato, ha sottolineato che esso “ha un significato fondamentalmente escatologico”, e Gesù lo indica come stato di vita scelto per amore e per il regno di Dio: “Con la chiamata alla vita consacrata a Cristo nel celibato” ha spiegato il Cardinale Prefetto del Dicastero missionario “siete chiamati a vivere nella cultura del provvisorio, ma come testimoni dell’amore autentico, che non è mai provvisorio. Infatti, anche se la maggior parte dei membri della società presume che l’amore eterno sia impossibile, tutti, in verità, hanno sete di un amore senza condizioni o scadenze. Voi, con la vostra vita autentica, mostrate nella società giapponese che il vero amore, in Cristo, è sempre perpetuo, fedele e generoso”.Dopo l'incontro coi seminaristi, il Cardinale Filoni ha celebrato la messa nella cappella del seminario, nel giorno della memoria liturgica di San Pio da Pietrelcina.”Il discepolato missionario” ha rimarcato il Prefetto di Propaganda Fide nel corso dell'omelia “non nasce come sforzo e prestazione delle strutture ecclesiali, ma si configura come un ‘permanente uscire’ con Gesù”, lontano dalle “ideologizzazioni del messaggio evangelico o dal funzionalismo ecclesiale”. .

AFRICA/SUD SUDAN - Mamme e bambini in fuga nelle paludi: l’intervento dei Medici con l’Africa CUAMM

Nyal - È di questi giorni la lettera dei vescovi del Sud Sudan che denuncia la situazione di crescente tensione registrata nel Paese . “Anche noi siamo testimoni da mesi di questa instabilità – dichiara il dottor Giovanni Dall’Oglio, medico Cuamm responsabile dell’intervento sanitario per le persone in fuga dagli scontri e dalla fame nelle paludi. La gente del posto, quando arriva in ospedale o deve andarsene, ha paura a muoversi per le strade, ha fame”. La testimonianza del medico giunge da Nyal, dove è stato avviato un intervento di emergenza proprio per offrire assistenza sanitaria alle persone in fuga dagli scontri e dalla fame. “Per arrivare qui – racconta Dall'Oglio – devono navigare nei labirinti di canali di queste sterminate paludi a bordo di rudimentali canoe, che al massimo possono trasportare quattro persone. In alcuni casi ci vogliono due giorni di navigazione. Adesso che è il periodo delle piogge, e che l’acqua copre gran parte del territorio, qui a Nyal la gente si sente al sicuro. Il Nilo a est ha straripato e le paludi ora si estendono in larga parte anche ad ovest, lì dov’è il confine con Lake State e dove staziona l’artiglieria del governo. Adesso di certo nessun mezzo militare si avventura in queste paludi. La gente qui si può sentire al sicuro anche se la pioggia complica gli spostamenti dei mezzi umanitari. Fortunatamente, gli aerei scaricano i beni essenziali inviati dalle varie agenzie umanitarie: cibo liofilizzato per i malnutriti, farmaci, materiali di costruzione, tende da dare alle centinaia di nuove famiglie che arrivano da nord, sementi e attrezzi per l’agricoltura, e raramente automezzi. Noi di Medici con l’Africa – continua Dall’Oglio - di certo non stiamo a guardare: materiali di costruzione per la sala operatoria e le quattro unità sanitarie stanno finalmente arrivando. A breve arriverà anche il John Deer, il mezzo 4×4 indispensabile per muoversi in questo ambiente e raggiungere i beneficiari del progetto, che già si sono attivati per preparare i pali con cui realizzare la loro unità sanitaria. Quando siamo andati a dirglielo, che da lì a breve avrebbero avuto un loro posto di salute, la gente ci ha abbracciato e sono iniziati canti e danze di gioia che sono proseguiti anche dopo la nostra partenza”.

ASIA/INDIA - Sacerdote indiano all’Onu: “Garantire la libertà di fede e la protezione delle minoranze religiose”

Ginevra - Urge garantire in India la libertà di coscienza e di religione e tutelare la vita delle minoranze religiose: lo ha affermato il sacerdote cattolico indiano Fr. Manoj Kumar Nayak, intervenendo alla 36a sessione del Consiglio Onu per i Diritti umani a Ginevra. Nel suo intevento, inviato a Fides, p. Nayak ha affermato. “Siamo grati al Governo indiano per l’impegno a garantire che le leggi siano pienamente e costantemente orientate alla tutela dei membri delle minoranze religiose e delle popolazioni vulnerabili. Tuttavia, vige un clima di intolleranza e di paure tra le minoranze, come pure c’è chi pratica libertà di espressione, pensieri oltre ad incontri nel Paese. Nonostante l’impegno a mettere in pratica le raccomandazioni del primo e del secondo UPR , il governo dell’India non ha formulato una legge globale per impedire la violenza comunitaria contro le minoranze religiose”, ha detto il sacerdote. “Il Governo dell’India non riesce ad impedire l'adozione di leggi anti-conversione in Stati come Odisha, Chhatisgarh, Jharkhand e Gujarat, che reprimono i diritti delle minoranze per la pratica, diffusione e professione della loro religione. E’ evidente l’aumento della criminalizzazione contro le minoranze, dalit e adivasi. Altresì, riconosciamo un incremento di discorsi di odio diffusi da ufficiali dello Stato che non fanno che fomentare violenza e discriminazione contro le minoranze, esattamente il contrario di quello che richiedono le loro responsabilità di tutela delle stesse”. “Invitiamo il Governo dell'India – continua padre Nayak - ad adottare azioni adeguate ed evidenti contro gli incidenti di linciaggio delle minoranze e dei difensori dei diritti umani. Il Governo deve garantire una azione severa contro chiunque fomenti discorsi di odio che portano ad incoraggiare violenze contro le minoranze religiose. Potrebbe facilitare la riapertura di 315 casi chiusi senza alcuna condanna e risarcire più adeguatamente le violenze anti-cristiane registrate in Odisha nel 2007-08. Occorre prendere tutte le misure di sicurezza necessarie per frenare il crescente trend di discriminazioni, xenofobia e intolleranza e creare fiducia tra tutta la popolazione del Paese. Infine – conclude padre Nayak – il Governo indiano dovrebbe cancellare il paragrafo 3 dell' Ordine presidenziale del 1950 , perché di fatto discrimina i Dalit cristiani e musulmani”.

ASIA/INDIA - Sacerdote indiano all’Onu: “Garantire la libertà di fede e la protezione della minoranze religiose”

Ginevra - Urge garantire in India la libertà di coscienza e di religione e tutelare la vita delle minoranze religiose: lo ha affermato il sacerdote cattolico indiano Fr. Manoj Kumar Nayak, intervenendo alla 36a sessione del Consiglio Onu per i Diritti umani a Ginevra. Nel suo intevento, inviato a Fides, p. Nayak ha affermato. “Siamo grati al Governo indiano per l’impegno a garantire che le leggi siano pienamente e costantemente orientate alla tutela dei membri delle minoranze religiose e delle popolazioni vulnerabili. Tuttavia, vige un clima di intolleranza e di paure tra le minoranze, come pure c’è chi pratica libertà di espressione, pensieri oltre ad incontri nel Paese. Nonostante l’impegno a mettere in pratica le raccomandazioni del primo e del secondo UPR , il governo dell’India non ha formulato una legge globale per impedire la violenza comunitaria contro le minoranze religiose”, ha detto il sacerdote. “Il Governo dell’India non riesce ad impedire azioni anti-conversione in Stati come Odisha, Chhatisgarh, Jharkhand e Gujarat che reprimono i diritti delle minoranze alla pratica, diffusione e professione della loro religione. E’ evidente l’aumento della criminalizzazione contro le minoranze, dalit e adivasi. Altresì, riconosciamo un incremento di discorsi di odio diffusi da ufficiali dello Stato che non fanno che fomentare violenza e discriminazione contro le minoranze, esattamente il contrario di quello che richiedono le loro responsabilità di tutela delle stesse”. “Invitiamo il Governo dell'India – continua padre Nayak - ad adottare azioni adeguate ed evidenti contro gli incidenti di linciaggio delle minoranze e dei difensori dei diritti umani. Il Governo deve garantire una azione severa contro chiunque fomenti discorsi di odio che portano ad incoraggiare violenze contro le minoranze religiose. Potrebbe facilitare la riapertura di 315 casi chiusi senza alcuna condanna e risarcire più adeguatamente le violenze anti-cristiane registrate in Odisha nel 2007-08. Occorre prendere tutte le misure di sicurezza necessarie per frenare il crescente trend di discriminazioni, xenofobia e intolleranza e creare fiducia tra tutta la popolazione del Paese. Infine – conclude padre Nayak – il Governo indiano dovrebbe cancellare il paragrafo 3 della Costituzione Ordine presidenziale 1950, perché non include discriminazione costruttiva per Dalit cristiani e Dalit musulmani”.

ASIA/FILIPPINE - Stop alle esecuzioni extragiudiziali, sì ai diritti umani

Ginevra – “Urge difendere la democrazia e i diritti umani nelle Filippine: la ‘guerra contro la droga’ del presidente Duterte ha generato migliaia di assassini extragiudiziali, impunità e segni incombenti di ascesa dell'autoritarismo”: lo afferma un forum di organizzazioni della società civile filippina, riunite sotto la piattaforma “Ugnayan Bayan” che, in questi giorni, in concomitanza con la 36a sessione del Consiglio per i diritti umani all'Onu, ha organizzato un presidio e una manifestazione davanti al quartier generale della Nazioni Unite a Ginevra. Come appreso da Fides, contemporaneamente migliaia di fedeli hanno partecipato a Manila a una solenne concelebrazione eucaristica nella chiesa di St. Agustin e hanno poi indetto un corteo di pacifica protesta al Luneta Park per esprimere ferma opposizione alla “politica degli omicidi” promossa dal Presidente Rodrigo Duterte nella “guerra contro la droga”, rifiutando nel contempo ogni tentativo di imporre la legge marziale nel paese. Del forum fanno parte diversi religiosi cattolici, impegnati per la difesa della vita, tra i quali il gesuita Albert Alejo, che spiega a Fides: “Le esecuzioni extragiudiziali sono il segno distintivo della guerra alla droga dell'amministrazione di Duterte. I morti, dal giugno 2016, sono almeno 12.000, inclusi 54 minori. Il problema della diffusione della droga è più che un problema criminale. È anche un problema di salute pubblica ed è frutto anche della povertà”.La piattaforma della società civile filippina, condivisa da molte associazioni cristiane, chiede allora “di porre fine al'impunità: domandiamo indagini imparziali sulle uccisioni ed il perseguimento dei killer, garantendo così lo stato di diritto”. “Il presidente Duterte – recita il comunicato inviato a Fides – dovrebbe essere considerato responsabile per le migliaia di esecuzioni. Il suo continuo incoraggiamento pubblico alla polizia perché si elimino quanti commettono reati di droga ha alimentato la spirale degli omicidi”.Le comunità cattoliche nelle Filippine hanno deplorato con rabbia i ripetuti omicidi di alcuni adolescenti: tra loro Kian de los Santos 17enne cattolico, Carl Angelo Arnaiz e Reynaldo de Guzman , uccisi mentre erano in custodia cautelare degli agenti. Nel caso di Kian de los Santos, la polizia ha dichiarato che il ragazzo era un corriere della droga ucciso durante un raid anti-droga, ma la registrazione di una telecamera mostra che, ben prima di essere ucciso, era stato già arrestato e preso in custodia dalla polizia. Le organizzazioni lanciano un allarme sulla difesa dei diritti umani nelle Filippine: “Il presidente spesso denigra i diritti umani come un ostacolo alla pace e allo sviluppo, minacciando gli attivisti per i diritti umani che criticano il suo governo”. Per questo, affermano, “urge proteggere e rafforzare le nostre istituzioni democratiche”, condannando ogni forma di autoritarismo e il ritorno alla “legge marziale”, che ancora è in vigore sull’isola di Mindanao.

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni sui luoghi dello tsunami del 2011: “Dio non si è dimenticato di voi”

Sendai - “Dio vi ama, nonostante le vostre sofferenze, non è indifferente, non si è dimenticato di voi”. Così il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, si è rivolto idealmente a tutti gli abitanti delle regioni giapponesi devastate dallo tsunami del 2011. Lo ha fatto nell'omelia della Messa celebrata la sera di venerdì 22 settembre a Sendai, la città più grande della regione di Tohoku, nel sesto giorno della sua visita in terra giapponese. Nel pomeriggio, prima della Messa, il Cardinale Filoni si era recato nei luoghi dove ancora sono visibili gli effetti del disastro che l'11 marzo 2011 provocò la perdita di almeno 18mila vite umane, insieme a danni inestimabili: “quante innumerevoli vittime, quanti danni sono stati provocati, quante famiglie distrutte, quanti beni, guadagnati con arduo lavoro, sono andati perduti, quante comunità civili e religiose sono state profondamente modificate” ha ricordato il porporato nella sua omelia, ringraziando “tutti coloro che qui ancora prestano cura pastorale e caritativa tra la gente ferita dal sisma”. Il Prefetto del Dicastero missionario ha pure richiamato le domande laceranti che sorgono davanti a simili catastrofi: "Perché esiste il male nel mondo? Come si può spiegare questa realtà che suscita tanta tristezza? Non sempre” ha riconosciuto il Cardinale Filoni “l’uomo ha una spiegazione per tutto e, a volte, il rimanere muti permette di riflettere sul fatto che, davanti al bene e al male, noi non abbiamo risposte adeguate”. Il porporato ha richiamato la figura biblica di Giobbe, “simbolo di ogni uomo profondamente toccato dalla sofferenza, che si poneva le medesime domande. Davanti a chi parlava della giustizia vendicativa di Dio o a spiegazioni moralistiche e senza senso, Giobbe, pur nella sofferenza, ne contestava quella logica, frutto di superficiale spiegazione”. Quando il male tocca le nostre vite e le sconvolge – ha suggerito il porporato -, l'unica “cosa saggia” da fare appare la preghiera, il rimettersi a Dio, “come Giobbe”. E l'unica risposta reale può venire dal fare esperienza della guarigione portata nel mondo da Cristo, che venendo al mondo “prese su di sé la nostra debolezza, e attraverso la sofferenza più profonda e la sua morte, distrusse in sé il pungiglione della morte, cioè ciò che impaurisce l’uomo”. A tal riguardo, il Cardinale Filoni ha preso spunto dal passo del Vangelo di Luca letto durante la liturgia, e all'immagine di Gesù che “se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio” e guarendo la gente dalle proprie infermità” . “Nel suo camminare” ha fatto notare il Prefetto del Dicastero missionario “Gesù incontrava persone; quando le incontrava, si avvicinava loro; quando si avvicinava, parlava con loro; quando parlava, il suo potere spirituale guariva e aiutava sia dalle malattie fisiche, sia da alcuni gravi mali spirituali. Questo è Gesù. Questo è ciò che deve fare anche la Chiesa, sempre, in ogni luogo e in ogni occasione”. Concludendo l'omelia, il Cardinale Filoni ha indicato la sua visita a Sendai come un segno di vicinanza e solidarietà cristiana con le popolazioni colpite dalla catastrofe del 2011: “Dio vi ama, nonostante le vostre sofferenze, non è indifferente, non si è dimenticato di voi... In Gesù, è Dio che condivide tutte le vostre problematiche; pensiamo ad esempio a quale immensa solidarietà è stata suscitata nel mondo, in Giappone e nella Chiesa verso Sendai.  Dio non ha dimenticato Sendai”. Agenzia Fides 22/9/2017).

AFRICA/NIGERIA - Forte condanna del Vescovo di Nsukka per l’incendio di una moschea. Timori per i risvegli indipendentisti

Abuja - “La distruzione senza precedenti di un luogo di culto non è solo abominevole, ma totalmente inaccettabile e deve essere condannata da tutti”. È la forte condanna espressa da Sua Ecc. Mons. Godfrey Onah, Vescovo di Nsukka, dell’incendio della moschea di Oguurute, a Enugu Ezike, nello Stato di Enugu, nel sud della Nigeria.Le fiamme si sono levate dal luogo di culto islamico il 16 settembre. Subito informato dell’accaduto, Mons. Onah ha inviato sul posto il Vicario per accertarsi della situazione e la mattina successiva il Vescovo si è recato di persona alla moschea per portare la sua solidarietà all’Imam locale.“L’Imam si è felicitato con la Chiesa cattolica per la preoccupazione dimostrata per lo sfortunato incidente” afferma un comunicato della diocesi, pervenuto all’Agenzia Fides. “Il Vescovo di Nsukka desidera ricordare a tutti, cristiani e non cristiani, che la regione di Nsukka è conosciuta per la pacifica convivenza con i suoi vicini. Abbiamo poche comunità musulmane in Enugu Ezike, Ibagwa Aka e mai vi è stato un incidente con altri gruppi. Quindi questa distruzione senza precedenti di un luogo di culto non è solo abominevole, ma totalmente inaccettabile e dovrebbe essere condannata da tutti. La fede cristiana ci insegna che dobbiamo amare i nostri vicini come noi stessi” ha affermato Mons. Onah, che ha promesso “che la Chiesa farà tutto ciò che è in suo potere per assicurare che musulmani e cristiani continuino a vivere in pace”. Le autorità di polizia propendono per una causa accidentale dell’incendio, probabilmente un corto circuito nell’impianto elettrico. In un primo momento, però, si è sospettato che a dare fuoco alla moschea fossero stati attivisti dell’Indigenous People of Biafra , il movimento che reclama l’indipendenza del Biafra, regione che comprende gli attuali stati meridionali di Cross River, Ebonyi, Enugu, Anambra, Imo, Bayelsa, Rivers, Abia e Akwa Ibom. Alcuni esponenti dell’IPOB hanno smentito che il loro gruppo sia responsabile dell’incidente, ribadendo che la loro lotta è pacifica.L’episodio comunque evidenzia le tensioni nell’area a causa delle attività dell’IPOB, che ieri, 21 settembre, è stato decretato “illegale e terroristico” dal Tribunale Superiore di Abuja.La sentenza, che è stata emessa su richiesta presentata nei giorni scorsi dal Ministro della Giustizia, Abubakar Malami, impone “la fine di ogni partecipazione e sostegno all'IPOB da parte di altre sigle e di singoli cittadini”. Il governo nigeriano accusa l’IPOB di ricevere finanziamenti e sostegno da Paesi stranieri, come Francia e Gran Bretagna. In particolare la base finanziaria dell’organizzazione si trova a Parigi mentre quella propagandistica a Londra.La triste vicenda della guerra del Biafra è ancora viva nella memoria della Federazione Nigeriana. Il conflitto per la secessione del sud-est del Paese, ricco di risorse petrolifere, provocò oltre un milione di morti, molti dei quali uccisi dagli stenti, a causa del blocco delle forniture di cibo imposto dal governo centrale nigeriano.

AMERICA/CILE - La Cattedrale di Concepcion occupata dai familiari del prigionieri politici Mapuche, Mons. Chomali mediatore

Concepcion – Un gruppo di manifestanti, familiari dei Prigionieri Politici Mapuche , ha occupato la Cattedrale di Concepción. Dopo il fatto accaduto ieri, l'Arcivescovo Mons. Fernando Chomali ha invitato le autorità a prendere seriamente in considerazione le richieste della popolazione Mapuche: "È un popolo che necessita di maggiore riconoscimento costituzionale, si deve rispettare di più la loro cultura, il problema della terra non è stato risolto, questi sono i problemi di fondo, credo sia venuto il momento di trattare la questione più seriamente".Fides ha ricevuto un Tweet dove si informa che l'Arcivescovo Chomali, ha accettato di parlare con Juan Carlos Tralkal, rappresentante dei Prigionieri Politici Mapuche che hanno occupato la Cattedrale e hanno iniziato uno sciopero della fame al fine di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica di tutto il paese.Mons. Chomali ha espresso il suo parere riguardo alla situazione degli scioperanti durante una conferenza stampa: costoro non hanno avuto il dovuto processo, soprattutto dopo un anno di prigione preventiva. Inoltre l'occupazione della Cattedrale è stato un atto concordato e per nessun motivo saranno allontanati dalla polizia. Mons. Chomali ha pure informato che accetta di mediare tra le autorità regionali dell'Araucania e i familiari dei Prigionieri Politici Mapuche .Da parte sua, Juan Carlos Tralkal, uno dei portavoce delle famiglie Mapuche, ha ringraziato la Chiesa per la sua opera e ha affermato che le manifestazioni in diverse città del Cile sono conseguenti alla radicalizzazione del movimento a sostegno degli scioperanti. "L'occupazione della Cattedrale è un atto simbolico, che ha come obiettivo principale quello di rompere il circuito mediatico per richiamare l’attenzione e far sì che le persone vengano a sostenere i mapuche che sono in prigione a Temuco" ha precisato Tralkal.Fides ha informato sulla “Causa Mapuche” e sul contributo della Chiesa fin dai primi sviluppi della vicenda , seguendo negli ultimi tempi l’attività del Tavolo di Dialogo fra Mapuche e governo Cileno, sotto la guida di Mons. Vargas con il supporto dato dalla Conferenza Episcopale del Cile.

ASIA/MALAYSIA - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “College General” di Penang

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 1 luglio 2017, ha nominato Rettore del Seminario maggiore propedeutico e filosofico interdiocesano denominato “College General” nella diocesi di Penang, in Malaysia, il rev. Stanley Antoni, del clero diocesano di Penang.Il nuovo Rettore è nato il 29 giugno 1973 a Tapah, nello stato di Perak , ed è stato ordinato sacerdote il 25 gennaio 2008 nella chiesa di St. Joseph a Bidor, in Perak. Dopo l’ordinazione è stato viceparroco in parrocchie diverse, quindi ha studiato a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana, dove ha conseguito la licenza in filosofia. Tornato in patria, è stato quindi assegnato al College General. Dal 2014 è anche a capo del Bahasa Malaysia Apostolate.

ASIA/MYANMAR - “Embargo di armi all’esercito birmano per fermare la pulizia etnica dei Rohingya”

Yangon – Adottare misure immediate per fermare la pulizia etnica dell'esercito del Myanmar contro il popolo Rohingya e avviare un embargo della vendita di armi al Myanmar: è quanto chiede l’Ong di ispirazione cristiana “Christian Solidarity Worldwide” al Consiglio Onu dei diritti umani. In una nota inviata a Fides CSW invita il Consiglio Onu dei diritti umani a “intraprendere misure per esercitare pressioni sui militari in Birmania, in particolare un embargo globale sulle armi e la sospensione dei programmi di formazione militare per l'esercito della Birmania”. CSW auspica una risoluzione Onu che "chieda la fine delle morti civili e l'accesso immediato per l’assistenza umanitaria a tutti i bisognosi, indipendentemente dalla loro religione o etnia, nello stato di Rakhine".Mervyn Thomas, Direttore di CSW, dichiara a Fides: “La tragedia in corso sul confine Bangladesh-Myanmar nelle ultime tre settimane è veramente spaventosa. La comunità internazionale deve agire per fermare la pulizia etnica che ha generato lo spostamento di almeno 400.000 civili Rohingya, l'uccisione di migliaia di persone e la distruzione di centinaia di villaggi. L'esercito del Myanmar è responsabile di questa crisi”.Secondo il Direttore, “negli ultimi sei anni la Birmania ha iniziato un periodo di fragili riforme e di democratizzazione che abbiamo accolto con favore. In questo momento, tuttavia, crediamo che la crisi sia così grave che è vitale che un messaggio forte sia inviato ai militari: non si può continuare ad uccidere indiscriminatamente. Il comandante a capo dell'esercito, il generale maggiore Min Aung Hlaing, è l'unica persona che ha il potere di fermare questa situazione. La comunità internazionale deve intervenire per fare pressione su di lui”. CSW ricorda che l’esercito birmano sta violando i diritti umani anche nel conflitto con altre minoranze etniche come i cristiani Kachin e gli Shan.La popolazione musulmana di etnia Rohingya è una delle minoranze più perseguitate del mondo ed è apolide in seguito a una legge introdotta in Birmania nel 1982, che revoca il diritto di cittadinanza alle persone di quell’etnia, anche se vivono da generazioni nello stato birmano di Rakhine. Nel 2012 la violenza nello Stato di Rakhine ha causato migliaia di sfollati e nell'ottobre 2016 l'esercito birmano ha lanciato una nuova offensiva militare contro i civili di Rakhine dopo che un piccolo gruppo armato dei Rohingya, l'ARSA , ha attaccato alcuni convogli militari di frontiera dell’esercito birmano.

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni a Osaka: La Chiesa non è una 'agenzia di servizi'

Osaka - La possibilità di ritrovare slancio nell'annuncio del Vangelo, in Giappone come altrove, “non riposa nelle metodologie messe in campo dagli apparati ecclesiali, ma nel ritornare sempre a fare esperienza della carità di Cristo”. E solo riattingendo a tale sorgente che le persone coinvolte nella missione apostolica possono sfuggire al pericolo di ripiegarsi sui propri attivismi, fino al punto di dimenticare che la propria “missione primaria, come quella di Gesù, è annunziare ai poveri un messaggio di grazia e proclamare la liberazione all’uomo vittima di tante oppressioni”. Sono questi alcuni degli spunti di riflessione che il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ha voluto suggerire con le parole rivolte prima ai Vescovi e poi a sacerdoti, religiosi, religiose e laici cattolici della regione di Osaka, nel quinto giorno della sua visita in terra giapponese.Ai Vescovi della regione di Osaka, incontrati nel primo pomeriggio, il Prefetto del Dicastero missionario ha richiamato il pericolo di far apparire la Chiesa come una 'agenzia di servizi'. Le opere animate dalla Chiesa nel campo educativo, sociale e sanitario in collaborazione con le autorità civili, sono state per decenni “un segno concreto di incoraggiamento e di sostegno a tutto il Popolo giapponese, che ha attraversato momenti assai difficili dopo la Seconda Guerra Mondiale”, suscitando anche la simpatia di tante persone, Ma nella situazione presente – ha rilevato il Cardinale Filoni - “non possiamo ignorare il rischio che il personale apostolico diventi un «burocrate» della situazione in campo educativo o sociale, sostenuto dal Governo, dal momento che si rischia di cadere nella dinamica della competitività”. Non di rado – ha ricordato il porporato, offrendo un'immagine concreta di tale possibile involuzione - “le attività parrocchiali connesse, ad esempio, al funzionamento di asili e scuole, o le frequenti riunioni finiscono per portare via molto tempo, limitando quello per la pastorale in ordine alla fede e alla catechesi dei fedeli”. Per porre un argine a queste derive – ha suggerito il Cardinale Filoni – conviene in certe situazioni “ripensare il nostro ruolo nei vari settori del servizio sociale”. E se i servizi che la Chiesa rende nei vari campi “non fossero adeguati al fine che è propriamente suo” - ha rimarcato il Prefetto di Propaganda Fide - “allora i Vescovi devono avere il coraggio di ripensare come ridare la precedenza a tale scopo missionario”. Ai rappresentanti presenti dell'episcopato giapponese, il Cardinale Filoni ha anche rivolto un incoraggiamento a intensificare la già avviata cura pastorale degli immigrati cattolici, che “potranno ben integrarsi nella cultura e diventare una risorsa promettente per l’evangelizzazione di questa terra”.Nel pomeriggio di giovedì 21 settembre, incontrando sacerdoti, religiosi e laici della regione ecclesiastica di Osaka, il Cardinale Filoni ha riproposto i fattori che possono rinnovare un autentico slancio missionario anche in terra giapponese, alla luce di quanto viene costantemente suggerito dal magistero di Papa Francesco. Il Giappone - ha rilevato il Prefetto del Dicastero missionario - “non è immune dai mali che affliggono il nostro secolo: la secolarizzazione, l’indifferentismo religioso, il soggettivismo etico, la perdita del senso del sacro, che affliggono molte antiche comunità cristiane occidentali”. Sono trascorsi quattro secoli e mezzo da quando il Vangelo è stato annunciato per la prima volta nell'arcipelago giapponese, e i cristiani rappresentano una piccola percentuale della popolazione, mentre la maggior parte del popolo giapponese ancora considera il cristianesimo come un elemento «estraneo» alla propria cultura. Davanti a questa situazione di fatto – ha aggiunto il Cardinale Filoni – si può pensare di trovare riparo in una pastorale “di conservazione”, che si concentri sulla cura delle strutture e dei pochi fedeli, magari ponendo la propria fiducia in metodologie pastorali presentate come più 'moderne'. “Eppure” ha notato il Prefetto di Propaganda Fide “il Papa più volte ha ripetuto che la missione non riposa nelle metodologie messe in campo dagli apparati ecclesiali, ma nel ritornare sempre a fare esperienza della carità di Cristo.  Il problema è di fede; manca l’incontro con Cristo vivo nella carità, manca l’intima relazione con Lui nella preghiera; quando tutto ciò è carente il volto della Chiesa si offusca, la missione perde forza e la conversione retrocede”. Invece, nella attuale società giapponese, segnata anche dalla solitudine degli anziani, dalla riduzione della natalità, dall’alto tasso di suicidi, la Chiesa può ritornare a offrire parole di conforto per tutti solo se torna a proporre il messaggio di salvezza in Cristo. Il Cardinale Filoni ha riproposto a questo riguardo il modello di Santa Teresa di Calcutta: “Non preoccuparti dei numeri. Aiuta una persona alla volta e inizia sempre con la persona più vicina a te”, consigliava Madre Teresa. Si tratta della stessa modalità evangelizzatrice di Gesù: annunciare la buona notizia del Regno di Dio guardando negli occhi le singole persone, sia nelle parrocchie, come negli ospedali, nelle scuole, nei luoghi di lavoro o nelle strade, ovunque”. . Link correlati :Discorso del Card. Filoni ai Vescovi della regione di Osaka Discorso del Card. Filoni a sacerdoti e fedeli della regione di Osaka

AFRICA/NIGERIA - Erezione a Diocesi del Vicariato Apostolico di Bomadi e nomina del primo Vescovo

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha elevato a Diocesi il Vicariato Apostolico di Bomadi , con la medesima denominazione e configurazione territoriale, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Benin City. Il Papa ha nominato primo Vescovo della Diocesi di Bomadi, S. E. Mons. Hayacinth Oroko Egbebo, M.S.P., finora Vicario Apostolico della medesima sede. La diocesi di Bomadi copre una superficie di 13.140 kmq, ha una popolazione di 2.994.321 abitanti di cui 37.682 cattolici. Ci sono 24 parrocchie e 2 chiese, 23 sacerdoti diocesani e 11 sacerdoti religiosi, 11 fratelli non sacerdoti e 63 religiose, 51 seminaristi maggiori.

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