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AFRICA/ZAMBIA - Le donne, autentiche prime missionarie della fede

Mansa - “Voi donne siete per natura le prime catechiste che ci comunicano la fede e i valori morali fin dalle prime fasi della nostra vita. Non trascurate questo singolare onore che Dio vi ha concesso, specialmente attraverso la beata Madre del nostro Salvatore e le prime testimoni della tomba vuota e missionarie della Buona Novella. La Chiesa e la società in generale continueranno a guardare a voi per cogliere le buone notizie che riaccendano la speranza, soprattutto in questi momenti travagliati di difficoltà economiche, degenerazione della moralità, ingiustizia e violenza, religiosa, etnica, politica e di genere". Lo afferma il Vescovo di Mansa, Sua Ecc. Mons. Patrick Chisanga, OFM Conv, commentando il tema pastorale della diocesi: “Noi siamo i missionari di oggi”.Nella riflessione pubblicata sulla newsletter della diocesi, pervenuta all’Agenzia Fides, il Vescovo rende quindi omaggio alle “nostre madri”, chiamate ad essere le “autentiche prime missionarie”, che rappresentano il primo segno dell’amore e della cura di Dio al nostro ingresso in questo mondo. Il mondo è stanco di tante notizie come la carestia, le malattie, il sangue, la caccia alle streghe, l'odio, le bugie, l'intolleranza, l'abuso dei minori, l'infedeltà agli impegni di vita e tutti i tipi di scandali che ci raggiungono quotidianamente. “Non c'è nessun motivo per cui le ‘cattive notizie’ debbano continuare ad essere al centro dell’attenzione e a diffondersi ovunque alla velocità della luce mentre ‘la buona notizia’ viene relegata in sottofondo e/o addirittura mai sentita – scrive Mons. Chisanga -. E' nostra responsabilità, come ‘missionari di oggi’ lavorare con entusiasmo per diffondere la Buona Notizia della vittoria della verità sulle bugie, dell'amore sull'odio, del perdono sulla vendetta, dell'umiltà sull'orgoglio, dell'unità sulla divisione e della pace sulla guerra".

AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto Tawadros: il 5% dei posti di lavoro nelle chiese e nelle opere ecclesiali saranno riservati a persone disabili

Il Cairo - Il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha disposto che il 5 per cento degli impieghi dei lavoratori operanti presso chiese e istituzioni ecclesiali saranno d'ora in poi riservati a persone disabili. La stessa disposizione – riferisce una nota pubblicata mercoledì 12 luglio sul sito d'informazione Copts United - sarà applicata anche nell'assunzione del personale nelle imprese e nelle opere di carattere sociale collegate alla Chiesa copta, come istituzioni educative e presidi sanitari. Gli uffici episcopali incaricati della pastorale giovanile hanno già messo in cantiere iniziative di formazione professionale rivolte a disabili che potranno essere impiegati nei posti di lavoro a loro riservati dalle nuove disposizioni patriarcali.

AMERICA/VENEZUELA - Messaggio urgente dei Vescovi ai cattolici e alle persone di buona volontà

Caracas – A conclusione dei lavori della 108.ma Assemblea Plenaria dell’Episcopato del Venezuela, che si è svolta a Caracas dal 7 al 12 luglio , i Vescovi hanno pubblicato un "Messaggio urgente ai cattolici e alle persone di buona volontà in Venezuela". "Nel nostro paese si percepisce molto chiaramente che la violenza ha acquisito un carattere strutturale. Ecco varie espressioni: dalla repressione irrazionale, con il suo pesante conto di morti e feriti, danni alle abitazioni e alle strutture residenziali; alle persecuzioni, e perfino a trascurare i bisogni fondamentali della popolazione. La repressione ufficiale genera risposte a volte violente, contribuendo a creare un clima di tensione e di anarchia, con delle conseguenze pericolose. C'è un disprezzo per la dignità umana che si esprime nella continua negazione e violazione dei diritti umani da parte delle autorità" si legge nella prima parte del messaggio pervenuto a Fides."E' il momento per un cambiamento nell'orientamento politico del governo" continua il testo, "l'iniziativa del governo di convocare un'Assemblea Nazionale Costituente, respinta dalla maggioranza del popolo venezuelano, ha ignorato completamente che è il popolo, nell'esercizio della propria sovranità, quello che la può e la deve convocare". "Tutto fa pensare che ciò che si cerca è di stabilire uno stato socialista, marxista e militare, con la scomparsa dell’autonomia dei poteri, in particolare il potere legislativo"."Come Pastori della Chiesa in Venezuela, alziamo la voce per chiedere: al governo nazionale, di ritirare la proposta dell'Assemblea Costituente; alle forze armate, di servire il popolo e non il regime o il partito di governo; a tutti i politici, di impegnarsi con la popolazione per superare la crisi.Noi, come Pastori, ci impegniamo a sostenere il nostro popolo e chiediamo a tutti membri della Chiesa e alle persone di buona volontà di essere solidali con i più vulnerabili". Il messaggio si conclude con l'invito a partecipare alla Giornata di Preghiera e digiuno indetta per il 21 luglio.

ASIA/CINA - Massima trasparenza e verifica delle necessità nell’uso delle offerte della prima colletta nazionale

Pechino – Massima trasparenza e uno studio accurato delle reali necessità sono stati assicurati da Jinde Charites, l’ente caritativo cattolico cinese, nell’utilizzo dei circa 100 mila euro, raccolti nella prima Colletta nazionale, tenutasi nella scorsa Domenica delle Palme, 9 aprile . L’iniziativa lanciata da Jinde Charites, seguendo l’esperienza della Chiesa universale, è stata accolta con grande disponibilità dalle comunità cattoliche continentali. Secondo le ultime notizie raccolte dall’Agenzia Fides, al 12 giugno l’organizzazione aveva ricevuto 1.233 bonifici per una somma totale di 670.312 yuan da 33 parrocchie di 15 diocesi, mentre alcune diocesi stanno ancora inviando i loro contributi. Durante la raccolta dei fondi sono emerse storie commoventi, come quella dell’unica parrocchia di Yan Jing, in Tibet, con poco più di 700 fedeli in un villaggio di 800 persone, che ha inviato 12.290 yuan o come la parrocchia molto povera della diocesi di Lan Zhou nella provincia di Gan Su, che ha dato 626 yuan nonostante le loro difficoltà. Sorprendente la diocesi di Gui zhou, che pur trovandosi in una zona non particolarmente agiata, ha donato ben 71.970 yuan .Jinde Charites da 20 anni guida le opere caritative nel mondo cattolico continentale cinese per testimoniare la fede e la carità, promuovendo l’evangelizzazione e la solidarietà cristiana.

ASIA/GIORDANIA - Ecumenismo della carità: cattolici e anglicani condividono progetti educativi a favore dei bambini siriani

Amman – La Chiesa episcopale di Gerusalemme, appartenente alla Comunione anglicana, ha sottoscritto nella giornata di martedì 11 luglio un protocollo di partenariato con Caritas Jordan per avviare insieme un progetto di assistenza scolastica a favore di bambini appartenenti a famiglie di rifugiati siriani. Il memorandum, sottoscritto ad Amman dal Direttore generale di Caritas Jordan Wael Suleiman e dal Vescovo anglicano Suheil Dawani, offrirà a 160 bambini da uno a cinque anni la possibilità di essere accuditi nell'asilo nido e nelle classi di scuola materna ospitate in due edifici scolastici. .

AFRICA/SUD SUDAN - Anniversario dell’indipendenza: “Molti, di tutte le religioni, non hanno rinunciato alla speranza”

Khartoum - “Sei anni dopo la liberazione, la crisi umanitaria del Sud Sudan è peggiore che mai, con gravi violazioni dei diritti umani e una persistente brutale guerra civile” scrive Sua Ecc. Mons. Edward Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio e Presidente della Conferenza Episcopale del Sudan , in un messaggio per il sesto anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan, sancita da un referendum il 9 luglio 2011.Nel testo, giunto a Fides, il Vescovo sottolinea: “sono un patriota e sono contento di essere cittadino della Repubblica del Sud Sudan. Amo profondamente l’essere nato Sud Sudanese e ringrazio Dio per avermi fatto nascere in questo bel posto. Con orgoglio ho visto il Sud Sudan crescere in sei anni dalla sua nascita il 9 luglio 2011”. Il Vescovo prosegue: “Voglio continuare a lavorare per l'unità del mio paese. Voglio spendere la mia vita per una pace duratura, la pace che è stata rubata da qualcuno. Ci sono molti, molti come me, di tutte le religioni, che non hanno rinunciato alla speranza. Credo che lo stato attuale del paese sia solo una fase di passaggio. La libertà è dono di Dio. La pace è dono di Dio. I doni di Dio sono destinati ai suoi figli. L'indipendenza non è acquisita una volta per tutte, ma è forgiata quotidianamente, realizzata ogni giorno”.Dopo alcune riflessioni sulla realtà attuale, illuminate dalla Sacra Scrittura, il Presidente della Conferenza Episcopale sottolinea quattro aspetti prioritari nell’anniversario dell’Indipendenza. Il primo è un cessate il fuoco totale: “il paese è carico di violenze e di guerra da parte di tutte le forze che combattono o di persone che detengono armi. Tutti devono, per l'amore di questa bella nazione il Sud Sudan, lasciare le loro armi di guerra”. Quindi il dialogo nazionale lanciato dal Presidente che “deve essere sostenuto con tutti i mezzi”. Terzo punto: “È necessaria una dichiarazione di fallimento nazionale del Sud Sudan”. In questo momento cruciale sarà un atto coraggioso del governo dichiarare che “non ci sono soldi in Sud Sudan”. “Quando un paese non può più pagare gli interessi sul suo debito o convincere qualcuno a prestare denaro, ha raggiunto il fallimento. La causa più evidente di questo stato di fallimento del nostro amato Sud Sudan include la guerra civile o la cattiva gestione finanziaria del governo!”. Il quarto punto è un invito a pregare senza sosta per la pace. “Amata gente del Sud Sudan, dobbiamo pregare intensamente per la pace! Perchè i cuori delle persone siano guidati dall’amore e dalla fiducia reciproca, indipendentemente dalle etnie o dalla comunità di appartenenza, rendendo così la vita nel Sud Sudan più significativa e gioiosa”.

ASIA/IRAQ - Il leader curdo Barzani sponsorizza il referendum indipendentista: rispetteremo l' auto-determinazione per la Piana di Ninive

Brussels – Il referendum convocato dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno per sancire la propria indipendenza dall'Iraq rappresenta un passaggio decisivo per il futuro di quella regione. E l'Europa, se non può schierarsi pubblicamente a sostegno di tale scelta, deve almeno mantenersi neutrale, evitando di sostenere le istanze anti-indipendentiste del governo centrale di Baghdad. Sono questi i punti chiave che il leader curdo Masud Barzani, Presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha voluto sottolineare nell'incontro avuto a Bruxelles con rappresentanti del Parlamento europeo, nella giornata di martedì 11 luglio. L'incontro con i parlamentari europei è la prima tappa di un vero e proprio tour diplomatico in Europa pensato da Barzani per preparare e informare l'opinione pubblica internazionale intorno al referendum indipendentista del Kurdistan iracheno – messo in agenda per il prossimo 25 settembre – e sui suoi possibili effetti sugli scenari mediorientali. Nel suo giro europeo, Barzani si fa accompagnare da una commissione formata anche da rappresentanti delle minoranze non curde, compreso il cristiano Wahid Hurmuz. Nel suo incontro con i membri del Parlamento europeo, il Presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno ha presentato il referendum come una grande occasione per correggere “tutte le cose sbagliate compiute contro la nazione curda” dopo la Prima Guerra Mondiale e ha rivendicato il diritto dei curdi “a essere indipendenti e liberi”. Barzani ha anche rivendicato i sacrifici compiuti dal suo governo regionale per “salvare cristiani e yazidi” dalle violenze dei jihadisti dell'auto-proclamato Stato Islamico , ribadendo che la leadership curda indipendentista rispetterà il diritto all'auto-determinazione delle popolazioni della Piana di Ninive, territorio di radicamento storico delle comunità cristiane autoctone. .

ASIA/TAIWAN - Da 60 anni l’ospedale “San Camillo” è punto di riferimento per centinaia di malati

Makung – L’8 luglio l’ospedale “San Camillo” di Makung, nelle isole Pescadores, Taiwan, ha celebrato 60 anni di attività. L’ospedale è stato realizzato dai Missionari Camilliani quando, espulsi dalla Cina nel 1952, giunsero a Makung, cittadina su una delle 64 isole che formano il piccolo arcipelago delle Pescadores di Taiwan. Le isole, allora abitate da pescatori e da poveri contadini, erano ricche solo di vento, sabbia e tanta povertà, racconta all’Agenzia Fides p. Luigi Galvani, MI. Ciò però non ha scoraggiato i missionari Camilliani, che subito si misero al lavoro promuovendo, con spirito di evangelizzazione, diverse opere sociali e caritative. Tra queste varie chiesette nelle diverse isole, alcuni ambulatori, un centro per bambini disabili e, nel 1957, la “piccola perla” dell’ospedale San Camillo. L’ospedale, capace di una ottantina di posti letto, è stato sempre il punto di riferimento per centinaia e centinaia di malati delle varie isole. Alla celebrazione commemorativa dei 60 anni di attività hanno preso parte il Vescovo di Tai Nan, Sua Ecc. Mons. Lin Bosco, il sindaco della città, diversi Camilliani giunti anche dall’estero, e numerosi cristiani. Per l’occasione sono stati premiati medici e infermiere, alcune delle quali hanno prestato il loro servizio professionale da trenta e anche quarant’anni. Oggi la presenza dei Camilliani a Taiwan si distingue anche in altre note istituzioni sanitarie, come il “St. Mary’s Hospital” di Lotung con 600 posti letto, la scuola per infermiere con più di 3 mila studenti, un centro per handicappati, due grandi ricoveri per anziani e il noto centro giovanile “Lanyang”, che promuove la cultura cinese nel mondo attraverso i suoi famosi spettacoli di danza. Inoltre i Camilliani prestano servizio pastorale in una decina di piccoli villaggi sparsi nella zona montagnosa della regione di Ilan. La loro dedizione per i malati è stata sempre molto apprezzata sia dalla popolazione, compresa quella pagana, che dalle autorità civili.

ASIA/INDIA - Tensione e violenza tra radicali indù e musulmani: minoranze sotto tiro?

New Dehli – Tensione e violenza tra indù e musulmani in India: nei giorni scorsi nello statao di Bengala Occidentale, si sono verificati scontri e proteste violente della comunità musulmana locale, dopo la provocazione di un giovane estremista indù che sul social network Facebook aveva insultato l’islam. Dopo giorni di tensione e violenze, la polizia è riuscita a ristabilire la calma nelle cittadine di Baduria e Basirhat, nel distrtto di “North 24 Parganas”. L’episodio mostra la tensione esistente tra gruppi radicali indù e la minoranza musulmana in India, , acuite nell’ultimo periodo a causa dei recenti provvedimenti e delle uccisioni extragiudiziali legate al commercio e consumo della carne bovina, vietata per la religione indù.Secondo gli osservatori, gruppi estremisti indù, forti del loro disegno ideologico di eliminare le minoranze musulmane e cristiane e fare un 'India “solo indù”, intendono provocare la violenza per far esplodere una sorta di conflitto civile. Tathagata Roy, attuale governatore dello stato di Tripura , ha scritto sul social network Tweeter : “Il problema indù-musulmano non sarà risolto senza una guerra civile”.Secondo fonti di Fides, negli ambienti cristiani si nota che tale risposta violenta dei musulmani indebolisce la narrazione democratica-secolare che contrasta l’approccio dei gruppi induisti radicali e, nel contempo, fornisce loro l’opportunità di presentarsi come “difensori degli indù perseguitati”, per allargare il loro consenso nella società. “Non bisogna cadere nella trappola tesa da questi gruppi”, che intendono fomentare la violenza sociale e religiosa per poi legittimare un attacco in massa contro le minoranze musulmane e cristiane, rimarca a Fides Shamsul Islam, scrittore e intellettuale, docente all'Università di Delhi, studioso della condizione e dei problemi delle minoranze religiose in India. “Nelle violenze dei musulmani contro gli indù in Bengala Occidentale, i funzionari della polizia sono rimasti spettatori muti e quseto non fa altro che aumentare la polarizzazione”, osserva Shamsul Islam. “Le folle musulmane che hanno attaccato e distrutto le proprietà degli indù per un paio di giorni hanno affermato che lo stavano facendo per salvare l'onore dell'Islam ma in tal modo tradiscono l’islam e non contribuiscono a costruire una società egualitaria e secolare. Si assiste così allo scontro tra opposti estremismi, del tutto nevico per la società indiana”, conclude, segnalndo che potrebbero esserci nuovi tentativi di innescare una pericolosa violenza. L’incidente si aggiunge a un altro recente caso di violenza avvenuto sui pellegrini indù nello stato indiano del Kashmir, dove un bus che trasportava fedeli indù provenienti dal Gujarat, che stavano recandosi al centro di pellegrinaggio ad Amarnath Yatra, è stato colpito da un attentato terroristico attribuito al gruppo di matrice islamica “Lashkar-e-Taiba”. Il bilancio è 7 morti e 32 feriti. Leader religiosi locali cristiani e musulmani hanno condannato l’attacco ricordando che “la violenza religiosa non deve avere posto in India”.

AFRICA/SENEGAL - Maggiore impegno per togliere dalle strade i minori talibè

Dakar – Il fenomeno delle decine di migliaia di bambini talibè in Senegal non accenna a diminuire . Nonostante nel mese di marzo 2017 siano stati recuperati dalle strade di Dakar oltre 1.500 minori, centinaia dei quali restituiti alle rispettive famiglie, decine di migliaia continuano a subire abusi e sono costretti all’accattonaggio. Secondo fonti locali, ai talibè in alcune scuole vengono chiesti loro soldi e riso. L’organizzazione Human Rights Watch ha chiesto alle autorità senegalesi maggiore impegno per recuperare dalle strade del Paese queste piccole vittime. Il Governo nel 2016 aveva lanciato un programma per eliminare il fenomeno. In vista delle elezioni dell’Assemblea Nazionale del prossimo 30 luglio, le organizzazioni umanitarie hanno chiesto ai partiti di includere tra le priorità dei loro programmi elettorali la questione dei talibè.

AMERICA/CILE - La diocesi di Copiapó informa i lavoratori stranieri dei loro diritti per il lavoro

Copiapó – La Casa del migrante Nuestra Señora de Guadalupe, a Copiapó, ha ospitato una conferenza sui diritti dei lavoratori stranieri residenti nella regione cilena di Atacama, promossa dalla Pastorale dei Migranti della diocesi di Copiapó. Oltre sessanta sono stati i partecipanti, per lo più stranieri.La prima relazione, secondo la nota della Conferenza Episcopale pervenuta a Fides, è stata affidata al Direttore Regionale del Lavoro, Fabián Collao, quindi sono intervenuti i giudici del tribunale del diritto del lavoro, Fabiola Villalón e José Marcelo Álvarez. Hanno illustrato ai presenti i loro diritti del lavoro nel paese, le modalità di denuncia, la protezione a cui hanno diritto, tra gli altri argomenti. Quindi ha parlato il presidente della Corte di Appello di Copiapó, il ministro Antonio Ulloa, che ha ringraziato per il contributo dato alla regione da ogni straniero, e per lo spazio offerto dalla Chiesa per l'informazione e l'orientamento dei migranti. Infine, il Vescovo di Copiapó, Mons. Celestino Aós, ha riconosciuto gli sforzi fatti dalle varie istituzioni per accogliere nel modo migliore i cittadini di altri paesi, motivandoli a far parte della comunità, pur mantenendo le proprie espressioni culturali, e conoscendo e condividendo quelle del paese che li ospita.

AMERICA/ARGENTINA - Il 60 per cento dei giovani sono poveri: “Tutti siamo responsabili” dice Mons. Martin

Rosario – Se il 58,7 per cento dei giovani con meno di 18 anni sono poveri “è evidente che questo è il segno di qualcosa che non si è potuto risolvere”. “Tutti siamo responsabili, in un modo o nell'altro, poiché sebbene abbiamo 30 anni di democrazia, che è una conquista molto grande, resta ancora da risolvere il tema dell'equità. I livelli di povertà strutturale non si sono potuti abbassare”. Così si è espresso l’Arcivescovo di Rosario, Sua Ecc. Mons. Edoardo Eliseo Martin, commentando i recenti risultati della ricerca effettuata dall’Universidad Católica Argentina , secondo cui 7,6 milioni di bambini e adolescenti argentini hanno gravi carenze.Lo studio dell’UCA precisa che i dati ripetono quelli del 2015, ma sono inferiori a quelli del 2010, quando la percentuale di bambini con carenze strutturali era del 63,7%. I numeri più allarmanti, corrispondono agli indicatori che misurano l'accesso alla casa e alla salute, dove le privazioni raggiungono rispettivamente il 25,2% e il 22,7% dei giovani. Seguono l’accesso alle informazioni, 18,8%, e ai servizi igienico-sanitari, 17,8%. Non hanno accesso all’istruzione il 15,4% dei ragazzi e l’8,7% non ha un'alimentazione adeguata. Inoltre tra il 2010 e il 2016 la povertà infantile multidimensionale in Argentina è scesa di 5,1 punti percentuali e il tasso di giovani con privazioni estreme tra il 2015 e il 2016 è sceso dal 15,9% al 14,8%.Secondo le notizie diffuse da Aica, l'Arcivescovo Marin ha ricordato che “la Chiesa da anni sta dicendo, in vari documenti, che è necessario un appello alla responsabilità sociale sul serio. Quello che diciamo alla leadership è che deve avere molta umiltà, e praticare il dialogo, non possiamo continuare ad affrontarci, perché questo non porta da nessuna parte”. Quindi ha concluso: "E' chiaro che per raggiungere un consenso sulle politiche statali bisogna aspettare dopo le elezioni".

AMERICA/STATI UNITI - Bloccata per altre due settimane l'espulsione degli immigrati caldei. Ma si teme un altro giro di vite

Detroit - La deportazione in Iraq di cristiani caldei e degli altri immigrati iracheni che dovrebbe scattare in virtù delle nuove disposizioni in materia di immigrazione poste in atto dall'Amministrazione Trump è stata bloccata da un giudice federale di Detroit fino al prossimo 24 luglio. Lo riferisce la stampa locale dell'area metropolitana di Detroit, aggiungendo che comunque tra le comunità della diaspora caldea negli USA continuano a circolare voci allarmanti su un possibile, ulteriore giro di vite predisposto nei loro confronti dall'Immigration and Custom Enforcement , l'agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione. A mettere in allerta le comunità di immigrati iracheni dell'area di Detroit sono i loro stessi consulenti legali. La potenziale espulsione dagli USA di 1400 immigrati iracheni, che potrebbero essere rispediti in Iraq in base alle nuove regole in materia di immigrazione disposte dall'Amministrazione Trump, era stata già bloccata con un ricorso depositato presso la Corte federale di Detroit sabato 24 giugno.Tra i 1400 iracheni potenzialmente soggetti alle disposizioni di espulsione ci sono in particolare più di 100 cristiani caldei, arrestati nell'area di Detroit dai poliziotti dell’Immigration and Customs Enforcement lo scorso 12 giugno. Si tratta per lo più di uomini residenti negli States da decenni. L'operazione è seguita all'accordo tra Stati Uniti e Iraq con cui il governo di Baghdad ha accettato di accogliere un certo numero di cittadini iracheni sottoposti all’ordine di espulsione, pur di essere tolto dalla lista nera delle nazioni colpite dal cosiddetto “muslim ban”, il bando voluto del Presidente Donald Trump per impedire l'accesso negli USA ai cittadini provenienti da sei Paesi a maggioranza musulmana considerati come potenziali “esportatori” di terroristi. Alcuni degli arrestati cristiani avevano avuto in passato problemi con la giustizia, elemento che secondo le forze di polizia giustificherebbe la decisione di sottoporli alla misura del reimpatrio forzato in Iraq. Nella giornata di giovedì 22 giugno, il giudice distrettuale Mark Goldsmith aveva già sospeso per 14 giorni le procedure di espulsione, periodo durante il quale dovrà decidere se il suo tribunale è competente per deliberare in merito all'intera vicenda. Anche il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako era intervenuto sul caso: in una lettera al Vescovo caldeo Frank Kalabat, alla guida dell'Eparchia di San Tommaso Apostolo a Detroit, il Primate della Chiesa caldea aveva espresso solidarietà e vicinanza alle famiglie degli iracheni colpiti dalle disposizioni di espulsione, e auspicato un'adeguata soluzione all'emergenza umanitaria provocata dalle misure di allontanamento, rivolte anche contro padri di famiglia con figli piccoli. Di recente, intorno alla vicenda dei caldei a rischio espulsione, i media locali dell'area di Detroit hanno registrato anche la reazione di Justin Meram, rinomato calciatore USA di origini irachene, figlio di genitori caldei provenienti dalla cittadina di Tel Kaif, nella Piana di Ninive: "Essendo un americano caldeo, un americano iracheno, è una cosa difficile da sopportare" ha dichiarato Meram a Detroit News, auspicando una soluzione della vicenda che non provochi ulteriori sofferenze e separazioni familiari per gli immigrati iracheni negli USA. .

AFRICA/REP. CENTRAFRICANA - Nomina del Vescovo Ausiliare di Bangassou

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo Ausiliare della diocesi di Bangassou il p. Jesús Ruiz Molina, M.C.C.I., Parroco a Moungoumba, Vicario Foraneo e coordinatore diocesano della Commissione per la Catechesi nella diocesi di M’Baïki. Gli è stata assegnata la sede titolare vescovile di Are di Mauritania.Il nuovo Vescovo è nato il 23 gennaio 1959 a La Cueva de Roa, nella Diocesi di Burgos . Ha studiato nel Seminario minore e poi nel Seminario Maggiore della Diocesi di Burgos. Ha completato gli studi di Filosofia e di Teologia nel Seminario Maggiore di Moncada. Ha approfondito gli studi teologici a Parigi, in Francia, frequentando corsi in Scienze Religiose. Ha emesso i primi voti il 25 maggio 1985 e i voti solenni il 24 aprile 1988. È stato ordinato sacerdote l’11 luglio 1987.Ha, poi, ricoperto i seguenti incarichi: 1987-1989: Animazione missionaria in Spagna; 1990- 1995: Vicario e successivamente Parroco di Immaculée Conception a Bédjondo ; 1996-2001: Formatore nel Postulandato dei Comboniani e responsabile dei laici Comboniani in Spagna; 2002-2008: Provinciale della nuova Provincia in Ciad; 2008: Studi all’Università di Salamanca; 2009: Tirocinio linguistico nella parrocchia Sant’Anna di Dekoa, nella Diocesi di Kaga-Bandoro ; dal 2008: Parroco a Moungoumba, nella Diocesi di M’Baïki , Vicario Foraneo e coordinatore diocesano della Commissione per la Catechesi.Dal 2013 al 2015 è stato anche Consigliere della Delegazione dei Comboniani in Centroafrica.

AFRICA/SIERRA LEONE - Verso elezioni pacifiche e credibili: l’invito dei Vescovi

Freetown – “Chiediamo a tutti i Sierra Leonesi, specialmente a quelli che hanno l'età per votare, di respingere fermamente tutti gli atti di violenza, le provocazioni inutili, le varie forme di frode che falsano i risultati, nonché qualsiasi cosa possa portare alla destabilizzazione e al disordine. Incoraggiamo tutti i partiti politici e i loro sostenitori ad accettare i risultati delle elezioni, se queste vengono ritenute libere e regolari dall'autorità competente”. Sono le esortazioni dei Vescovi della Sierra Leone, espresse nella loro recente Lettera pastorale in vista delle elezioni generali del 7 marzo 2018. Nel documento pervenuto a Fides, intitolato “Camminando verso elezioni pacifiche e credibili”, i Vescovi invitano “i partiti politici e i candidati presidenziali a rispettare il processo elettorale, a preservare la pace, a considerare l'interesse del popolo della Sierra Leone e a vedersi in questa elezione pluralistica come concorrenti, non come avversari”. Chiedono quindi con forza ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici di “promuovere uno spirito di unità, di riconciliazione, di tolleranza e di pace nei loro sermoni, omelie, conferenze e impegni pastorali”.Nella loro lunga Lettera, i Vescovi esprimono sincera gratitudine al Presidente, il dottor Ernest Bai Koroma, “per aver annunciato in tempo la data delle elezioni, così da eliminare tutte le paure che queste potrebbero essere indebitamente ritardate o addirittura posticipate. A nostro avviso, questo è un importante sostegno alla promozione della pace e della stabilità e un impulso alla nostra giovane democrazia”. Apprezzano inoltre il sostegno offerto dalla Comunità Internazionale al loro paese, soprattutto nei momenti di terribile necessità. “In modo speciale riconosciamo gli enormi sforzi e i sacrifici fatti dai Sierra Leonesi, sia in patria che all'estero, per assicurare il progresso alla nostra nazione che ha sofferto troppo a lungo” scrivono, ricordando l'epidemia di Ebola che ha strappato migliaia di vite preziose. “Quando Cristo ci guida con la sua luce e quando diventa la forza propulsiva delle nostre decisioni e azioni” allora potremo costruire famiglie migliori, comunità migliori e un paese migliore. Le due “tragedie gemelle” della guerra civile e dell’epidemia di Ebola, hanno portato i Sierra Leonesi ad unirsi e a combattere per uno scopo comune. “Le nostre differenze etniche, culturali e religiose sono state messe da parte per ottenere un bene superiore. Tali atteggiamenti lodevoli che abbiamo manifestato così chiaramente in momenti critici della nostra storia, dovrebbero essere mostrati nuovamente mentre ci incamminiamo verso le elezioni nazionali del 2018 che definiranno la prossima fase della storia del nostro Paese”.I Vescovi lanciano quindi un appello all’unità ed all’impegno. “Come Chiesa non dovremmo permettere di allontanarci dalla partecipazione politica, ma il nostro coinvolgimento non può essere di parte. In nessun modo possiamo, come Chiesa, lottare per la causa di qualsiasi partito politico. La nostra causa è nobile, vale a dire difendere il nostro paese e i suoi cittadini dai manipolatori politici e educare tutti i cittadini a votare con saggezza e responsabilità”.

ASIA/MONGOLIA - “Dio è stato ricco di grazia”: la Chiesa cattolica celebra il Giubileo d'argento in Mongolia

Ulaanbaatar - Il 2017 segna 25 anni della presenza della Chiesa cattolica in Mongolia e 25 anni dall’allaccio delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Mongolia. Come appreso da Fides, questo “Giubileo d'argento” è stato celebrato il 9 luglio 2017 con una santa Messa nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Ulaanbaatar. Durante la celebrazione del Giubileo d'argento, il Vescovo Wenceslao Padilla, Prefetto Apostolico della Mongolia, ha espresso la sua gratitudine a Dio e a tutti i collaboratori per ciò che è stato fatto negli ultimi 25 anni e ha detto: "A questo punto, posso veramente dire, e voglio gridare al mondo, le parole del profeta Isaia: celebrate il Signore, proclamate il suo nome; fate conoscere tra le nazioni ciò che ha fatto e proclamate che il Suo nome è grande e sia esaltato . Il Dio dei nostri padri è stato veramente ricco di grazia, amorevole, ha protetto e guidato in ogni passo del nostro cammino di fede e la nostra piccola comunità di credenti in Mongolia”. Il Vescovo Wenceslao Padilla ha anche sottolineato che "la stabilità della Chiesa in Mongolia, con la sua presenza in diversi settori della società, è sempre cresciuta e si è rafforzata. L’arrivo di missionari di diverse congregazioni religiose e di nazioni diverse, la collaborazione e la fede di molti mongoli hanno contribuito a costruire una solida presenza della Chiesa in Mongolia”.La Messa è stata concelebrata da oltre 30 sacerdoti, con alcuni ospiti speciali come mons. Marco Sprizzi, primo consigliere alla Nunziatura Apostolica della Corea del Sud e Mongolia, e p Gilbert Sales, uno dei primi missionari giunti qui nel 1992. Molti funzionari stranieri e locali erano presenti all'evento. La comunità buddista è stata rappresentata dal Venerabile Dambajav del monastero Dashchoilin, la cui presenza è stata molto apprezzata da tutta la comunità cattolica.Quando la Mongolia divenne un paese democratico, nei primi anni '90, il governo prese l'iniziativa di chiedere relazioni diplomatiche con la Santa Sede e chiese ai missionari cattolici di lavorare nel paese. Il 4 aprile 1992 si stabilirono relazioni diplomatiche e il primo gruppo di missionari, 3 membri della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria , arrivarono in Mongolia il 10 luglio 1992. I primi missionari che arrivarono in Mongolia erano: Padre Wenceslao Padilla , padre Robert Goessens e padre Gilbert Sales, attualmente presidente dell'Università di Saint Louis a Baguio City, nelle Filippine.Nella celebrazione tenutasi a Ulaanbaatar, mons. Marco Sprizzi, ha ricordato che “la Santa Sede è stato uno dei primi Stati a riconoscere la Mongolia nella comunità internazionale, dopo la sua indipendenza. Da allora le relazioni sono state molto buone. Il Papa è preoccupato per il benessere spirituale e materiale del popolo mongolo. Dal momento che non promuoviamo il nostro interesse, ma piuttosto l'interesse del popolo della Mongolia, le relazioni sono molto buone e continuiamo a servire la popolazione in questo paese” .

ASIA/MYANMAR - Le forze armate hanno liberato 67 bambini soldato

Naipyidó - Le forze armate del Myanmar hanno liberato 67 bambini soldato. Si tratta della prima azione militare di quest’anno prevista nell’ambito del processo di interruzione del reclutamento forzato di combattenti minori di età sollecitato dalle Nazioni Unite. E’ un passo avanti per migliorare la situazione di oltre due milioni di bambini coinvolti nei conflitti armati. Lo ha dichiarato un rappresentante dell’Unicef nel Paese. In totale, da quando nel 2012 il Governo del Myanmar ha firmato un accordo con le Nazioni Unite, l’esercito ha liberato 849 bambini. Tuttavia, secondo fonti ufficiali, non ci sono cifre verificabili per provare quanti bambini attualmente servono nell’esercito. L’uso generalizzato di bambini come soldati e operai, sia da parte delle forze armate che di alcuni gruppi etnici, è stato uno dei tanti abusi contro i diritti umani nella zona del Myanmar lungo il confine con Thailandia e Cina.

AMERICA/COLOMBIA - Circa 869 mila minori lavorano la notte riciclando materiali di ogni genere

Barranquilla – Lo sfruttamento lavorativo dei minori in Colombia prevede pene che vanno da 3 a 7 anni di carcere. Secondo la Polizia che si occupa di infanzia e adolescenza del Paese, circa 869 mila minori lavorano la sera, principalmente nel settore agricolo e commerciale dell’estrazione illegale e sono impegnati in lavori informali. Le città con il maggior indice di lavoro minorile sono Sincelejo, Neiva e Pasto. Tra le attività i minori si dedicano a riciclaggio, lavori edili e mercato pubblico. Ad esempio a Barranquilla, gli abitanti incontrano tanti bambini che camminano la sera con i carretti pieni di materiale da riciclaggio o altro per la costruzione di case. Nel mercato pubblico, tanti adolescenti, quando intravedono le luci delle pattuglie, smettono di lavorare per paura di essere trattenuti dalla polizia per l’infanzia.

ASIA/IRAQ - Il Premier iracheno Haider al Abadi: i nostri fratelli cristiani tornino presto a Mosul

Mosul – Dopo la liberazione della città di Mosul, sottratta alle milizie dell'auto-proclamato Stato Islamico che l'avevano conquistata nel giugno 2014, è quella di fare in modo “che tutti gli sfollati e i figli di ogni religione, di ogni etnia e di ogni credo, e in particolare i fratelli cristiani, ritornino alle proprie case”, perchè “la risposta più efficace a Daesh è quella di vivere insieme”. Così il Primo Ministro iracheno Haider al Abadi si è rivolto lunedì 10 luglio a una delegazione di cristiani di Mosul da lui ricevuti nel quartier generale del comando per le operazioni militari ancora in atto nella regione, alla presenza di alcuni responsabili delle forze armate irachene e delle forze di sicurezza. Durante l'incontro – ha riferito un comunicato diffuso dai collaboratori del Primo Ministro iracheno – al Abadi ha sottolineato che "la nostra diversità è per noi motivo di orgoglio, e deve essere preservata per rendere vano il disegno di Daesh, che voleva imporre agli iracheni un colore unico, lacerando un'unità formatasi attraverso i millenni”. Il premier iracheno ha rivendicato al proprio governo il compito di proteggere i cittadini e fornire loro servizi a prescindere dalla loro appartenenza etnica e religiosa, combattendo ogni discriminazione e favorendo la convivenza “che deve prevalere anche tra i figli di Ninive”. Nella giornata di domenica 9 luglio, lo stesso al Abadi era giunto a Mosul per congratularsi con i reparti militari e dare un segnale forte dell'avvenuta sconfitta di Daesh. Lunedì 10 luglio, con un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, il Premier iracheno aveva proclamato Mosul città “liberata”, dopo una campagna militare durata 9 mesi. Al suo ritorno a Baghdad, il Primo Ministro iracheno è stato accolto da cittadini festanti scesi in strada che sventolavano bandiere dell'Iraq . Intanto, anche il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako si è congratulato con il governo e con tutte le persone che hanno contribuito alla liberazione di Mosul. “Questa vittoria” si legge in un comunicato diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato e pervenuto all'Agenzia Fides “è la prova che il livello delle sfide da affrontare richiede l'unità di tutti”. Il Patriarca ha anche espresso il cordoglio della Chiesa caldea per le vittime civili, e auspicato che inizi per il Paese un “tempo di riconciliazione”, che renda possibile costruire “uno Stato civile, forte e moderno”. .

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