Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/COREADEL SUD - Il Cardinale Yeom al presidente Moon: “Si faccia tutto a tutti”

Seul – “Farsi tutto a tutti”, come dice san Paolo nella Lettera ai Corinzi: è questo il lungimirante e originale augurio che il cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul, ha rivolto al nuovo presidente della Repubblica di Corea, il cattolico Moon Jae-in, del Partito democratico. Nel messaggio di congratulazioni, inviato dall’arcidiocesi di Seul all’Agenzia Fides, il cardinale afferma: “Le 19me elezioni presidenziali sono state un momento cruciale per il futuro del nostro Paese. Vorrei esprimere le mie congratulazioni al signor Moon Jae-in per la sua elezione e vorrei anche ringraziare gli altri candidati per il loro duro lavoro”.“I cittadini del nostro paese – prosegue il testo – hanno affidato al Presidente Moon una grande responsabilità. Prego che egli “si faccia tutto a tutti” . Offro preghiere a Dio perché gli dia forza e sapienza per affrontare le difficili sfide che la Corea affronterà”.In particolare, l’auspicio espresso dal Cardinale Yeom è che “Moon eserciti il suo ufficio perseguendo la giustizia, la pace e il bene comune, soprattutto nella cura dei più vulnerabili”. “Dio lo benedica - conclude il breve messaggio inviato a Fides - mentre si prepara a svolgere il servizio alla Repubblica di Corea e ai suoi cittadini”. La Chiesa coreana apprezza nel nuovo presidente l’approccio, già annunciato, di apertura e negoziato nelle relazioni con il Nord. Gli osservatori, lo ricollegano alla “Sunshine policy”, del suo predecessore e premio Nobel Kim Dae-jung, anch’egli cattolico. Per costruire pace e riconciliazione nella penisola coreana, e per scongiurare venti di guerra, Moon intende rilanciare la cooperazione economica per contribuire al benessere della popolazione coreana al Nord. Questa viene giudicata da Moon la strada giusta per allentare la tensione e procedere verso una graduale riunificazione.

AMERICA/VENEZUELA - “La responsabilità del disastro del Venezuela è di Maduro” denunciano i Vescovi latino-americani

Trujillo – “Il Venezuela vive una crisi umanitaria, il governo è proprio fuori strada con la proposta dell'Assemblea Costituente rifiutata da tutti cittadini” ha affermato Mons. Cástor Oswaldo Azuaje Pérez, O.C.D., Vescovo di Trujillo , in una intervista telefonica ad un giornale locale, sottolineando che la situazione del Paese è drammatica e che il Venezuela è ormai governato da una dittatura civile-militare.Mentre il Vescovo di Trujillo denunciava la politica del governo che continua a provocare marce di protesta del popolo ogni giorno, i Vescovi di tutta l'America, riuniti a San Salvador hanno accordato di pronunciarsi contro il governo di Maduro, ritenuto unico responsabile della mancanza di cibo e medicine nel Paese. Secondo quanto riportato ieri dai media di El Salvador la dura posizione dei Vescovi latino-americani è stata presa dopo che l’Assemblea del CELAM ha ascoltato il rapporto del Presidente della Conferenza Episcopale del Venezuela, Mons. Rafael Diego Padron.

ASIA/SIRIA - L'Arcivescovo Hindo: la popolazione di Hassakè è in balia delle fazioni curde armate dall'Occidente

Hassakè – Torna a crescere la tensione nella città di Hassakè e in tutta l'area nord-orientale della Siria. Mentre si allenta la pressione esercitata per anni intorno alle città principali di quella regione dalle milizie jihadiste di Jabhat al Nusra e dello Stato Islamico , i fragili equilibri locali vengono messi a rischio dalle operazioni militari e di potere di gruppi curdi che mirano a imporre la propria egemonia in quella parte della Siria, con l'appoggio di sponde internazionali. A lanciare l'allarme è l'Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida della arcidiocesi siro-cattolica di Hassakè-Nisibi.” A Hassakè – segnala l'Arcivescovo all'Agenzia Fides – le milizia curde dell'YPG hanno rimesso i check-point in tutta la città, anche davanti al nostro vescovado. Si avvertono chiari segnali di una nuova tensione che cresce con l'esercito governativo. Oggi ho saputo che gruppi armati curdi sono andati nelle scuole, per avvertire che alla fine delle lezioni prenderanno possesso di tutti gli edifici scolastici disseminati nei quartieri sotto il loro controllo. Così, tra l'altro, moltissimi studenti, soprattutto curdi, non potranno nemmeno sostenere gli esami di fine anno”.I curdi che sostengono il Partito dell'Unione democratica e le milizie dell'YPG, ad essa affiliate, costituiscono il ramo siriano del il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che ha le sue basi in Turchia. Tali sigle, a giudizio dell'Arcivescovo Hindo, rappresentano circa il 10 per cento della locale popolazione curda, ma si impongono sul resto della popolazione locale in virtù degli appoggi logistici e militari da parte di diversi attori internazionali. Forti delle armi e degli aiuti stranieri, questi gruppi sono in conflitto con altre forze e sigle curde, in parte appoggiate dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno e dal suo Presidente, Masud Barzani. Nello scorso mese di marzo, i militanti del PYD con il loro braccio armato avevano imposto la chiusura di 44 sedi e uffici appartenenti a organizzazioni e movimenti della società civile, in gran parte curdi. Lo scorso anno, le stesse forze del PYD avevano sequestrato nella città di Qamishli Ibrahim Biro, Presidente del Consiglio nazionale curdo siriano, , costringendolo a abbandonare il Paese sotto minaccia di morte. “Adesso” commenta l'Arcivescovo Hindo “tutti mandano le armi a quelli del PYD: francesi, italiani, statunitensi... Avendo le armi, impongono il loro dominio anche agli altri gruppi curdi. Ma non hanno neanche milizie sufficienti per gestire i check-point, che infatti vengono affidati a salariati arabi o beduini. E fuori città, tanti di quelli che adesso si arruolano nelle file dell'YPG si erano in precedenza uniti alle milizie di al Nusra e di altri gruppi jihadisti, seguendo la logica di affiliarsi a chi paga di più”. Al PYD viene attribuito l'intento – perseguito da anni - di modificare la composizione demografica della Siria nord-orientale, spingendo con vari metodi la locale popolazione araba e turkmena a emigrare. Un fenomeno denunciato soprattutto da profughi siriani che hanno trovato rifugio in territorio turco. “Provo rabbia” sottolinea l'Arcivescovo Hindo “per quello che sta succedendo anche nel nostro territorio: arrivano profughi che fuggono dalla regione di Raqqa, vengono chiusi in aree che sono dei veri campi di concentramento, senza nemmeno le tende, dove sopravvivono come bestie dentro buche scavate nel terreno e coperte con i teloni. E una volta entrati, gli si impedisce anche di uscire per tornare ai propri villaggi, a meno che non paghino una somma consistente di denaro. E' una situazione gestita dalle milizie curde, senza alcun controllo e intervento da parte delle organizzazioni internazionali”. .

ASIA/COREA DEL SUD - I vescovi: “Il nuovo presidente operi per la pace e la riconciliazione delle Coree”

Seul – “Nell’ultimo anno abbiamo passato i tempi difficili dell’impeachment e delle elezioni presidenziali anticipate. Ora il popolo coreano ha eletto un nuovo presidente. Abbiamo bisogno di un leader che percorra la strada della vera pace e giustizia, valorizzando tali principi anche nei momenti di confronto. Preghiamo perché il nuovo presidente diventi un grande leader che porti a compimento la pace nella penisola coreana e lo sviluppo del popolo coreano, radicando profondamente la democrazia nella nostra terra”: con queste parole, diffuse oggi, 10 maggio, e inviate all’Agenzia Fides, l’Arcivescovo Kim Hee-jung, Presidente della Conferenza Episcopale della Corea ha espresso le congratulazioni ufficiali della Chiesa coreana a Moon Jae-in , uomo politico cattolico, del Partito democratico, eletto 19° presidente della Repubblica di Corea. Nelle elezioni anticipate tenutesi ieri, 9 maggio, dopo la vicenda che ha portato alla destituzione dell’ex presidente Park, Moon Jae-in ha ottenuto il 41,1 % dei consensi. Il messaggio dei vescovi al nuovo presidente, che oggi ha giurato e si è ufficialmente insediato, aggiunge: “Auguriamo che egli guidi la nazione secondo lo spirito della costituzione: una nazione in cui anche i deboli nella società possono godere la dignità umana; una nazione in cui tutti possono esprimere la loro opinione apertamente senza limitazioni della libertà di pensiero e di coscienza; una nazione in cui si sviluppano le regioni secondo i principi di uguaglianza ed equilibrio; una nazione in cui le persone possono partecipare alle cariche dello stato senza discriminazione regionale”. Inoltre, proseguono i vescovi, “auspichiamo che il presidente presenti la sua visione e la filosofia di governo operando per la coesistenza tra la Corea del Sud e del Nord, lavorando per la pace del popolo coreano e per una riconciliazione tra le due Coree”.La Conferenza episcopale augura al presidente Moon di agire come “servitore del popolo, cosicchè in tutti i cittadini si rafforzi il senso di unità nazionale e si avvicini il giorno in cui ‘scorrano il diritto e la giustizia come un torrente perenne’. ”.

AFRICA/CONGO RD - Formato il governo di “unità nazionale” ma la maggior parte dei Ministri sono quelli del precedente esecutivo

Kinshasa -Un nuovo governo di 60 membri nella Repubblica Democratica del Congo è stato presentato ieri, 9 maggio, dal presidente Joseph Kabila. L’esecutivo, presieduto da Bruno Tshibala, mantiene la maggior parte dei membri del vecchio governo, ad eccezione di 4 posti riservati ad altrettanti deputati dell’ala dissidente dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale , il principale partito dell’opposizione e componente dal Raggruppamento dell’Opposizione, il cartello che unisce la maggior parte delle sigle dell’opposizione.La nomine di Tshibala a premier di un governo che dovrebbe essere di “unità nazionale” ha però spaccato l’opposizione. Alla nomina di Tshibala, il 7 aprile, è seguito l’accordo siglato il 27 aprile dalla Maggioranza Presidenziale, dall’Opposizione politica firmataria dell’accordo del 18 ottobre 2016, dal Raggruppamento dell’Opposizione / ali di Joseph Olenghankoy e di Lisanga Bonganga, ma non dal Raggruppamento dell’Opposizione / ala Félix Tshisekedi-Pierre Lumbi. Il documento comprende essenzialmente due capitoli: il primo dedicato alla questione della designazione e nomina del Primo Ministro e la formazione del nuovo Governo, il secondo dedicato alla creazione del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’applicazione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 e la questione della sua presidenza.Il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Félix Tshisekedi-Pierre Lumbi, come anche la Conferenza Episcopale , accusa Kabila di non aver rispettato l’accordo di San Silvestro che prevede la creazione di un vero governo di unità nazionale che porti la RDC alle elezioni politiche e presidenziali entro il 2017.La RDC rischia di sprofondare nel caos se gli accordi del 31 dicembre 2016 non verranno pienamente rispettati, hanno avvertito i due principali leader dell’opposizione, Félix Tshisekedi e Moïse Katumbi.

AMERICA/EL SALVADOR - Il CELAM crea una Commissione per seguire la situazione del Venezuela

San Salvador – Mons. Juan Espinoza, Vescovo ausiliare di Morelia e Segretario generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano , all'inizio della XXXVI Assemblea Generale Ordinaria del CELAM ha annunciato che questa organizzazione farà una dichiarazione sul deterioramento dei diritti umani in Venezuela. Secondo la nota inviata a Fides, Mons. Espinoza ha informato anche della creazione di una apposita Commissione per studiare cosa accade in quella nazione.La dichiarazione è motivata dalla grave situazione che sta vivendo il paese sudamericano, dove la repressione delle marce dell'opposizione ha lasciato più di quaranta morti e dove i manifestanti sono andati alla sede della Conferenza Episcopale del Venezuela per chiedere l’intervento della Chiesa per mettere fine alla violenza da parte delle forze dello Stato.La Commissione sarà presieduta dal Card. Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua e sarà formata da Mons. Diego Rafael Padrón, Vescovo di Cumana ; Mons. Elkin Fernando Álvarez, Vescovo ausiliare di Medellin ; Mons. Edmundo Valenzuela, Arcivescovo di Asunción e da Elvy Monzat, del Dipartimento Giustizia e Solidarietà del CELAM.La XXXVI Assemblea Generale Ordinaria del CELAM si svolge dal 9 al 12 maggio in El Salvador . Ieri, all’apertura dei lavori, è stata letta la lettera che Papa Francesco ha inviato per incoraggiare l’impegno dei Pastori che insieme ai laici devono portare avanti la Chiesa missionaria in America, una Chiesa in uscita, anche, come ha segnalato il Papa nella sua lettera, guardando l’esempio della Madonna di Aparecida, della cui immagine si celebrano in questo anno i 300 anni del ritrovamento.

AMERICA/PANAMA - Forum interreligioso: proteggere i bambini dalla violenza e dallo sfruttamento

Panama – Circa 430 leader delle principali religioni del mondo e 60 bambini, provenienti da circa 70 Paesi, insieme ai rappresentanti di organismi internazionali, sono riuniti a Panama City per studiare le azioni da intraprendere per eliminare qualsiasi tipo di violenza contro l’infanzia. Si tratta del V Forum Mondiale della Rete Globale delle Religioni a favore dell’Infanzia , che è stato inaugurato ieri, 9 maggio, dal vescovo episcopaliano panamense Julio Murray. Obiettivo del Forum, organizzato dalla ong Arigatou International, è costruire un mondo migliore per i bambini e le bambine e sradicare le varie forme di violenza perpetrate contro di loro, si legge nella nota pervenuta all’Agenzia Fides. “Proteggere i bambini dall’estremismo violento, la violenza delle bande armate e il crimine organizzato; coltivare la spiritualità e porre fine alla violenza, allo sfruttamento e agli abusi sessuali sui minori” sono i punti fermi di questo incontro, si legge in un messaggio inviato dal presidente di Arigatou, il reverendo Keishi Miyamoto. Il sacerdote cattolico cileno p. Sidney Fones, incaricato del Comitato Organizzatore del Forum, da parte sua, ha segnalato che “bisogna capire che tutte le persone hanno un ruolo per assicurare che la pace prevalga e che i bambini siano al sicuro”. “La nostra speranza è che le idee e i risultati di questo incontro generino azioni pratiche e fruttuose per la tutela dei piccoli” ha aggiunto. Prima dell’incontro principale, 60 bambini e giovani di 13 Paesi, hanno preso parte ad un “preforum” nel quale hanno preparato le loro raccomandazioni da presentare alla convention interreligiosa. A conclusione dell’evento, l’11 maggio, i partecipanti firmeranno una dichiarazione con la quale si impegneranno a lavorare tutti insieme per costruire un mondo libero dalla violenza contro l’infanzia. L’incontro religioso in passato si era tenuto a Tokio, Ginevra, Hiroshima e Dar es-Salam. La GNRC, fondata nel 2000, comprende membri delle grandi religioni del mondo, come l’ebraismo, l’islam, il cristianesimo e il buddismo, che realizzano programmi regionali e locali con il fine di migliorare la vita dei bambini in America Latina, Africa, Europa, Asia del Sud, Caraibi e Medio Oriente.

AFRICA/EGITTO - Critiche e accuse contro al Azhar e il Grande Imam. Ma un Vescovo copto li difende

Il Cairo – Dopo aver ospitato la Conferenza internazionale per la pace e aver riservato un'accoglienza calorosa a Papa Francesco, in occasione della sua visita in Egitto, l'Università di al Azhar – prestigiosa istituzione teologico-accademica dell'islam sunnita – viene scossa da polemiche e contrasti personali che toccano i suoi vertici istituzionali, e hanno a che fare anche con le dispute sul rapporto tra islam e modernità. Le recenti turbolenze ai vertici di al Azhar sono iniziate dopo che il Presidente dell'Università, lo Sheikh Ahmed Hosni Taha, in un intervento televisivo ha bollato come “apostata” l'intellettuale Islam al Behairy, accusandolo di aver attaccato i fondamenti della legge islamica. Dopo la visita in Egitto del Papa, al Behairy aveva definito “una commedia” la Conferenza per la pace organizzata da al Azhar, e aveva rinnovato le critiche rivolte già in passato contro l'Università sunnita, da lui rappresentata come bastione di un pensiero religioso arretrato e oscurantista. L'intervento televisivo del Presidente di al Azhar, e l'accusa di apostasia da lui rivolta contro al Behairy, hanno fatto esplodere le polemiche, anche perchè l'intellettuale egiziano ha già subito una condanna a cinque anni di carcere – poi ridotta a uno, e conclusasi prima della scadenza per la concessione della grazia presidenziale – con l'accusa di aver offeso l'islam. Davanti al montare del “caso”, lo sheikh Ahmed al Tayyib, Grande Imam di al Azhar, ha disposto la rimozione del Presidente Taha e la sua sostituzione ad interim con Mohamed al Maharasawy, decano della facoltà di lingua araba. Gli ultimi sviluppi del piccolo terremoto istituzionale all'interno di al Azhar sono legati alla reazione del vice-Presidente dell'Università, lo sheikh Mohamed Mahmud Abu Hashim, che ha minacciato di far ricorso agli organi di giustizia contro la decisione del Grande Imam al Taiyyb di nominare come Presidente ad interim di al Azhar non lui, ma al Maharasawy. Lunedì 8 maggio, alcuni membri dello staff accademico di al Azhar hanno organizzato una manifestazione d protesta, esprimendo solidarietà con le richieste avanzate dal vicepresidente Hashim in base alla maggiore anzianità di servizio. Al di là dei personalismi e delle baruffe d'ufficio sui criteri delle nomine, le vicende di al Azhar possono essere lette come un riflesso delle tensioni innescate in seno al corpo accademico dell'Università dai tanti appelli – prevenienti anche dal Presidente Abdel Fattah al Sisi – che chiedono proprio alla prestigiosa istituzione sunnita di contrastare e sconfessare con più decisione le letture jihadiste del Corano. Una risposta alle critiche nei confronti di al Azhar è arrivata da Anba Paula, Vescovo copto ortodosso di Tanta: in una recente intervista, il Vescovo della diocesi dove è stata perpetrata una delle stragi di cristiani copti della domenica delle Palme ha respinto gli attacchi dichi attribuisce a al Azhar connivenze con le correnti di pensiero che alimentano il jihadismo, riservando parole di apprezzamento per la recente Conferenza per la Pace organizzata dall'Ateneo sunnita e per il Grande Imam Ahmed al Tayyib, elogiato da Anba Paula per la perspicacia con cui guida un'istituzione che conosce alla perfezione. .

AMERICA/ARGENTINA - “Riconciliazione significa giustizia, riparazione e verità” sottolinea Mons. Olivera

Buenos Aires – “A volte si pensa che la via della riconciliazione significhi anche l'impunità e lasciarsi alle spalle i gravi crimini commessi, ma non è così. La riconciliazione è vera solo se riesce ad ottenere, con la giustizia, la riparazione e la verità”: lo ha detto il Vescovo di Cruz del Eje e Ordinario militare dell’Argentina, Mons. Santiago Olivera, in una intervista a una radio locale pervenuta a Fides.Il Vescovo ha così commentato la recente sentenza della Corte Suprema, che ha approvato la legge 24390 , già abrogata nel 2001, che riduce della metà anche le condanne inflitte ai militari dell'ultima dittatura che si sono macchiati di crimini di lesa umanità. Mons. Olivera ha partecipato all'Assemblea della Conferenza Episcopale Argentina, dove si è riflettuto sugli eventi del periodo della dittatura civile-militare. Un sentimento comune dell'Assemblea è che "la Chiesa non vuole l'oblio". Il Vescovo ha aggiunto: "Ci ha sorpreso tutti questa sentenza, perché eravamo incamminati su un percorso di servizio e di incontro". Per quanto riguarda la possibilità che la società argentina riesca ad entrare in un cammino di autentica riconciliazione, Mons. Olivera ha detto che "è triste, ma credo che siamo ancora lontani da una vera riconciliazione. Ci sono ferite aperte, da un lato e dall'altro, questa è la nostra realtà".

ASIA/INDONESIA - Un gesuita: “Il populismo islamico, pericolo per l’Indonesia”

Giacarta - Per molti indonesiani, ieri è stato un giorno triste. Sconfitto al ballottaggio nelle elezioni per il seggio di governatore di Giacarta, Basuki Tjahaja Purnama, cristiano protestante di etnia cinese conosciuto come “Ahok”, è stato arrestato dopo che un tribunale ha dichiarato colpevole di blasfemia e condannato a due anni di carcere.Interpellato dall’Agenzia Fides, il gesuita Franz Magnis-Suseno, noto studioso e docente universitario, da 56 anni in Indonesia, ha detto: “E’ una sentenza ingiusta, approvata dai giudici sotto le forti pressioni degli islamisti”. Analista politico e direttore della scuola di filosofia dei gesuiti a Giacarta, Magnis-Suseno rileva il fenomeno del “populismo islamico”. “Gli estremisti cercheranno di continuare la loro campagna in vista delle elezioni presidenziali del 2019 per battere il presidente Joko Widodo . A beneficiarne sarebbe il politico Prabowo Subianto, l'uomo che Jokowi ha battuto nel 2013. Cercheranno di battere sul tasto che Jokowi non è un vero musulmano”.Un altro scenario è ancora più preoccupante, aggiunge il gesuita tedesco: “Da più di un anno sembra si sta sviluppando una coalizione silenziosa tra ex generali e militanti islamici. Un aumento dei disordini e del caos sociale potrebbe ‘costringere’ i militari ad assumere il potere, con il sostegno islamista. Va notato che i vecchi generali non hanno mai accettato la riforma democratica messa in atto dopo la caduta del dittatore Suharto”.Secondo Magnis, ci sono due lezioni da imparare oggi: "La prima è che l'estremismo islamico è stato sottovalutato, anche dalle grandi organizzazioni musulmane della società civile, Muhammadiyah e Nahdlatul Ulama . Negli ultimi sei mesi, dietro al leader estremista Habib Rizieq Shihab si sono radunati in modo entusiasta anche i giovani seguaci di NU e soprattutto di Muhammadiyah. Quindi, è possibile si stia già verificando un cambiamento nell'equilibrio nell'islam indonesiano. I radicali si proclamano come rappresentanti di tutto l’islam indonesiano, battendo sull'identità islamica e assumendo un ruolo centrale sulla scena politica”.La seconda lezione tocca la minoranza cristiana: “Le parole di Ahok e la sua stessa presenza come candidato – spiega Magnis-Suseno – hanno rappresentato fin dall'inizio una provocazione. Non è ancora maturo in Indonesia il tempo perché un cristiano diventi leader nazionale. Tantopiù un cristiano di origine cinese, e poi una persona arrogante e supponente come Ahok”, che ha inutilmente istigato i radicali, con il suo discorso sul Corano. In ogni caso, conclude il gesuita, “i cittadini cristiani hanno offerto ad Ahok un sostegno pacifico, in segno di solidarietà lo hanno accompagnato fino alla prigione, cantando l'inno nazionale e lanciando questo messaggio: i battezzati non vogliono lasciare che l'Indonesia cada nelle mani dei fanatici e degli estremisti”.

ASIA/INDIA - Nomina del Rettore del Seminario interdiocesano “San Paolo” a Tiruchirapalli

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 2 gennaio 2017, ha nominato Rettore del Seminario interdiocesano “San Paolo” nella diocesi di Tiruchirapalli, in India, il rev. Savarimuthu Arockiaraj, del clero della diocesi di Tiruchirapalli. Il nuovo Rettore è nato il 24 ottobre 1954 a Lallapeth, ed è stato ordinato sacerdote l’8 gennaio 1981 per la diocesi di Tiruchirapalli. Ha studiato filosofia e teologia al St. Peter’s Pontifical seminary di Mallewaram West, a Bangalore. Dal 1994 al 2002 ha studiato all’ Institut Catholique di Parigi, dove ha conseguito la licenza ed il dottorato in teologia.

AMERICA/CUBA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, d. Sergio Cabrera Angulo

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 20 gennaio 2017 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie a Cuba per un quinquennio , il rev. don Sergio Ernesto Cabrera Angulo, del clero arcidiocesano di Santiago de Cuba. Il nuovo Direttore nazionale ha 45 anni ed è sacerdote da 10. Attualmente è rettore del Santuario nazionale di San Lazaro, parroco di San Santiago apostolo, cappellano delle Figlie della Carità, Vicario episcopale della vicaria Sagrado Corazon de Jesus. In precedenza è stato amministatore parrocchiale, parroco, direttore della pastorale vocazionale, responsabile della formazione dei candidati al diaconato permanente, organizzatore della visita di Papa Benedetto e di Papa Francesco a Cuba e della Giornata mondiale della Gioventù.

AMERICA/PERU’ - Premiata Campagna contro il lavoro minorile: un milione e mezzo di bambini lavoratori

Lima - La Fundación Telefónica del Perú ha ricevuto il premio Caracol de Plata per la campagna contro il lavoro minorile dal titolo: “Un appello all’ indifferenza” lanciata il 12 giugno 2016 con l’obiettivo di rendere consapevoli i peruviani su una problematica che colpisce 1 minore su 4 nel Paese. La campagna consisteva nel cambiare le voci del Sistema di Risposta Vocale Interattiva delle linee 123 e 104 con le voci dei bambini. Il Perú è uno dei Paesi latinoamericani con il maggior tasso di lavoro minorile: circa un milione e mezzo di bambini lasciano la scuola per lavorare.

AFRICA/SUD SUDAN - Il Sud Sudan al collasso; a Juba popolazione e studenti protestano

Juba - Studenti e comuni cittadini sono scesi ieri per le strade di Juba, la capitale del Sud Sudan, per protestare per il collasso dell’economia del Paese. La manifestazione era stata indetta dagli studenti ai quali si sono uniti i cittadini, per opporsi alle politiche del Presidente Salva Kiir accusato di aver portato il Sud Sudan sull’orlo del baratro.L’economia nazionale è crollata dopo la guerra scoppiata nel dicembre 2013 tra le forze del Presidente Kiir e quelle del Vice Presidente Riek Machar. Da allora una buona parte del Paese è in preda all’anarchia e agli scontri etnico tribali. “La nazione è collassata sotto la tua leadership” si leggeva in un cartello esibito da un dimostrato, riferito al Presidente.Il crollo della sterlina sud-sudanese rispetto alle valute estere ha provocato un impennato dei beni primari e un aumento delle tasse e delle tariffe delle utenze nei centri abitati.Nelle aree rurali la situazione è resa drammatica dalla carestia provocata dall’instabilità e dai combattimenti e aggravata dalla siccità che ha colpito l’Africa orientale. La guerra ha creato la più grave crisi umanitaria africana, con 3 milioni di persone costrette alla fuga e divenute sfollati interni o rifugiati nei Paesi vicini.Le agenzie umanitarie internazionali si trovano a lavorare in un ambiente difficile, spesso ostile. Secondo un funzionario dell’ONU, citato dalla Reuters, 82 operatori umanitari sono stati uccisi dalla scoppio della crisi in Sud Sudan. Il governo di Juba ha inoltre aumento le tasse di registrazione per le ONG che operano nel Paese. Quelle straniere dovranno pagare per il periodo 2017-2018 3.500 dollari americani , quelle locali dovranno pagare 500 dollari invece che 450.

ASIA/IRAQ - Patriarcato caldeo: la “retorica incendiaria” contro i cristiani alimenta l'islamofobia

Baghdad – Nell'Iraq segnato dalle campagne militari per liberare Mosul dai jihadisti dell'autoploclamato Stato Islamico , continuano a registrarsi casi di predicatori e sedicenti guide musulmane che dalle moschee o nei loro scritti affidati ai social media continuano a definire i cristiani, gli ebrei e i mandei come “infedeli”, e istigano a trattarli riservando loro le stesse pratiche violente e discriminatorie utilizzate nei loro confronti dai jihadisti di Daesh o di al Qaida. Lo ha denunciato in un documento dai toni allarmati il Patriarcato di Babilonia dei Caldei, sottolineando che i discorsi impregnati di “retorica incendiaria” contro i cristiani e altre comunità religiose presenti in Iraq non giovano all'islam, ma fanno crescere steccati tra gli esseri umani e contribuiscono persino a “alimentare l'islamofobia”. Inoltre – si legge nel documento, firmato dal Patriarca Louis Raphael Sako – essi compromettono l'unità nazionale e mettono a rischio la pace, visto che i cristiani fanno parte integrante del tessuto nazionale iracheno, al punto che anche gli avi di molti islamici condividevano la fede in Cristo, prima che le terre della Mesopotamia fossero conquistate dai guerrieri arabi musulmani. Nel testo diffuso dal Patriarcato, e pervenuto all'Agenzia Fides, si richiamano le autorità civili e religiose a contrastare tutte le espressioni che fomentano l'odio settario, citando anche il versetto 29 della XVIII Sura del Corano:“Dì: la verità proviene dal vostro Signore: creda chi vuole, e chi vuole neghi' ”.

AMERICA/MESSICO - Mons. Torres condanna la Balena blu, “gioco” su internet che porta i giovani al suicidio

Ciudad Juarez – "La sfida della Balena blu è da condannare, è una terribile epidemia, è riprovevole" ha detto il Vescovo di Ciudad Juarez, Mons. Jose Guadalupe Torres Campos, chiedendo ai genitori di stare attenti ai loro figli quando usano internet e di seguirli per evitare che cadano in questo terribile “gioco” che porta a conseguenze tragiche.“Balena Blu” è infatti il titolo del nuovo “gioco” che sta facendo molte vittime tra gli adolescenti. Impone il superamento di 50 prove: le prime sono banali, ne seguono altre basate sull’autoumiliazione fino all’ultima, il suicidio. A gestire questo percorso di prove è una sorta di arbitro in rete, che richiede prove o foto delle prove fatte e la cancellazione delle prove precedenti. Alla fine il “giocatore” deve decidere come suicidarsi.Il tutto sarebbe nato su VKontakte, una sorta di Facebook usato in Russia, e si è diffuso presto tra gli adolescenti. Secondo un quotidiano locale, Novaya Gazeta, dal 2016 Balena Blu avrebbe causato molti morti. Col passare del tempo si è poi diffuso in altri Paesi, come Colombia, Cile, Brasile, Bolivia e Uruguay dove sono già state avviate delle indagini. La nota pervenuta a Fides da Ciudad Juarez denuncia che solo nelle ultime settimane sono stati collegati al gioco mortale almeno una decina di suicidi fra gli adolescenti di Chihuahua e di altre regioni messicane. Per questo Mons. Torres Campos ha sottolineato, nella sua omelia della domenica, che bisogna proteggere gli adolescenti: "I bambini e gli adolescenti, a volte da soli a casa, cominciano innocentemente a giocare, per curiosità, e alla fine rimangono catturati, sono imbrogliati".Mons. Torres Campos ha voluto chiamare l'attenzione dei genitori e dell'opinione pubblica dopo che, la settimana scorsa, una adolescente di 15 anni stata ricoverata d'urgenza all'ospedale Parral di Chihuahua dopo un tentativo di suicidio, a quanto sembra collegato alla Balena blu. Secondo dati della stampa messicana, a Ciudad Juarez nel 2015 ci sono stati 103 suicidi, mentre l'anno scorso stati 318.

ASIA/INDONESIA - Condannato per blasfemia l’ex governatore cristiano di Giacarta: i cristiani si aggrappano alla Pancasila

Giacarata – Un tribunale di Giacarta ha riconosciuto colpevole e condannato a due anni di carcere per blasfemia l’imputato Basuki Tjahaja Purnama, detto “Ahok”, cristiano di etnia cinese, ex governatore della capitale Giacarta. La Corte, nel verdetto di oggi, 9 maggio, ha disposto una pena più dura di quella richiesta dal pubblico ministero , mentre gli avvocati di Ahok hanno annunciato che ricorreranno in appello.E’ forte oggi il disappunto nei sostenitori di Ahok a Giacarta, mentre alcuni gruppi musulmani sono scesi in strada nella capitale per festeggiare dopo la sentenza. “E’ una vicenda molto triste. I gruppi islamici radicali hanno influenzato questo verdetto e anche l’intera vicenda, inclusa la recente campagna elettorale. Possiamo solo dire che non è finita: la difesa ricorrerà in appello, mentre noi cristiani ci rimettiamo sempre alla giustiza di Dio, che è il Signore della storia”, osserva all’Agenzia Fides p. Agustinus Ulahayanan, Segretario della Commissione per il dialogo interreligioso nella Conferenza episcopale dell’Indonesia.Il sacerdote riferisce: “Possiamo imparare una lezione da questa storia. La parte positiva è vedere che, nonostante il disappunto dei cristiani e di molti settori della società, le reazioni sono pacifiche, restano nell’alveo della democrazia: i cristiani indonesiani credono al bene comune e nutrono un profondo rispetto per la Pancasila, la carta dei cinque principi alla base dell’Indonesia democratica”. L’aspetto negativo, invece, è questo: “Oggi prendiamo atto della debolezza del sistema giudiziario – rimarca p. Agustinus Ulahayanan – e dell’impatto che hanno ottenuto i gruppi radicali. C’è stata negli ultimi mesi una evidente strumentalizzazione della fede islamica ai fini politici e questo è un fenomeno che potrà ripercuotersi anche sulle prossime elezioni nazionali. Bisognerà monitorarlo e agire con sapienza”.Benny Susetyo, altro prete cattolico che è oggi Segretario del noto think-tank “Setara Institute”, rileva a Fides: “La condanna di Ahok è una sconfitta per lo stato di diritto. I gruppi islamici radicali l’hanno avuta vinta e questo è pericoloso per il futuro di questa nazione. ”.Il collegio dei giudici di una corte distrettuale di Giacarta del Nord ha dichiarato Ahok colpevole di blasfemia per aver citato impropriamente un versetto del Corano. Ahok era stato accusato di blasfemia ai sensi dell'articolo 156 del Codice penale. Il Pubblico Ministero, però, alla fine del procedimento, notando la debolezza delle prove e considerando diverse attenuanti, aveva suggerito un provvedimento di condanna più mite, che la Corte ha ignorato.Alcuni giorni fa, migliaia di palloncini rossi e bianchi sono stati consegnati ad Ahok dai suoi sostenitori, cristiani e musulmani, e oltre 5.000 corone di fiori sono state inviate alla City Hall di Giacarta, sede dell’ufficio del governatore, come saluto ad Ahok, in segno di affetto e solidarietà. Il governatore ha infatti perso al ballottaggio le elezioni del 19 aprile e si preparava a lasciare l’incarico al nuovo governatore eletto, il musulmano Anies Baswedan, che entrerà in carica in ottobre. Ora Ahok è stato trasferito in un carcere di Giacarta.

AFRICA/MALI - Conferma del Direttore nazionale delle POM, d. Hervé Tienou

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 17 febbraio 2017 ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Mali per un altro quinquennio , il rev. d. Hervé Tienou, della diocesi di San.

AMERICA/VENEZUELA - “Vogliono imporre una dittatura verniciata di democrazia” avverte Mons. Lückert

Coro – Mons. Roberto Lückert, Arcivescovo emerito dell'Arcidiocesi di Coro , ritiene che il paese possa ritrovare la pace se ci saranno le elezioni di governatori e sindaci. Questo potrebbe abbassare la tensione e fermare la repressione e la violenza scoppiata nei giorni scorsi in conseguenza delle decisioni della Camera del Tribunale Supremo di Giustizia , che limitano l'immunità costituzionale e privano l'Assemblea Nazionale dei suoi poteri.Le elezioni, che secondo il Consiglio Nazionale Elettorale dovrebbero essere indette per quest’anno dopo il rinvio dell'anno scorso, potrebbero indurre a un dialogo costruttivo tra il presidente Nicolás Maduro e diversi settori dell'opposizione, segnala l’Arcivescovo. "Penso che il governo non possa più sopportare la pressione della piazza con le manifestazioni" ha aggiunto.Con le sentenze del TSJ, il governo vuole orientare il paese verso una dittatura: "Questo è ciò che vogliono imporre qui, una dittatura verniciata di democrazia" ha detto Mons. Lückert in una intervista pubblicata ieri dal quotidiano “La Verdad” e pervenuta a Fides. "E' scandalosa la quantità di gas lacrimogeni che sta usando il governo per sedare le proteste – ha rilevato ancora Mons. Roberto Lückert -, ma non saranno in grado di fermarle, la gente è stanca, da 18 lunghi anni il popolo vede che ogni giorno è peggio, e adesso c'è l'angoscia perché non c'è cibo, neanche sicurezza e, naturalmente, la gente non vuole questo, allora protestano, per cercare una via d'uscita da questa crisi".

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