Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/IRAQ - Patriarca caldeo al forum sul dopo-conflitto: copiamo all'Occidente la distinzione tra politica e religione

Sulaymaniyah – Quando Mosul sarà comprlatamente sottratta ai jihadisti dell'auto-proclamato Stato islamico, e il popolo iracheno si troverà ad affrontare il duro compito di ricomporre di nuovo un tessuto politico, sociale e religioso lacerato, il dovere di tutti gli iracheni – a partire dai leader politici – sarà quello di “costruire uno Stato di diritto, una democrazia nazionale, moderna, un Paese fondato sul principio di cittadinanza, e non su rapporti di forza pre-definiti tra maggioranze e minoranze definite su base etnico-religiosa”. E per camminare in questa prospettiva, sarà necessario “distinguere la religione dalla politica, le istituzioni religiose da quelle statali, imparando dall'esperienza dell'Occidente”. Così il Patriarca Louis Raphael I Sako, Primate della Chiesa caldea, ha suggerito i criteri-chiave che a suo giudizio occorre seguire per fare in modo che la fine delle campagne militari contro i jihadisti di Daesh apra una fase di reale riconciliazione e ricomposizione nazionale, contrastando le spinte disgregative che minacciano l'unità del Paese: “Dobbiamo separare la politica dalla religione, come è avvenuto in Occidente” ha insistito il Patriarca, “altrimenti non avremo futuro”. Il Patriarca Louis Raphael ha esposto le sue considerazioni intervenendo ieri, mercoledì 8 marzo, al forum intitolato “Beyond Daesh: ending the cycle of conflicts, toward durable solutions organizzato nella città irachena di Sulaymaniyah dalla American University of Iraq, istituzione accademica privata impostata secondo standard d'insegnamento nordamericani. Aprendo il suo intervento – diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato, e pervenuto all'Agenzia Fides -, il Primate della Chiesa caldea ha specificato di non essere un politico e di offrire le sue considerazioni – compreso l'invito a distinguere tra politica e religione – in qualità di cittadino iracheno e di vescovo. Al forum è intervenuto anche il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi: “Il Primo Ministro” ha fatto notare il Patriarca caldeo nel suo intervento “ha esposto bene i piani per un futuro migliore, ma non potrà fare miracoli, se non c'è unità tra i politici irachene e se non collaboriamo tutti a dare priorità agli interessi comuni piuttosto che a quelli individuali e di parte”. Sulaymaniyah è una città dell'Iraq nor-occidentale, situata vicino al confine con l'Iran, attraversata dai contrafforti dei Monti Zagros. .

AFRICA/CAMERUN - Da 50 giorni senza Internet le aree anglofone per cercare di bloccare la protesta per il bilinguismo

Yaoundé - Dura da 50 giorni il black out di Internet imposto dal governo di Yaoundé alle zone anglofone del Camerun , che sta causando gravi disagi alla popolazione locale e pesanti perdite economiche.La misura è stata presa per cercare di bloccare le proteste che da metà novembre perturbano le sole due province anglofone del Camerun che per il resto è un Paese francofono. I dimostranti chiedono la piena applicazione del bilinguismo stabilito dalla Costituzione ma che, a loro dire, è rimasto solo sulla carta. Gli abitanti anglofoni affermano di sentirsi discriminati nei confronti della maggioranza francofona del Paese. Da novembre più di 100 persone sono state arrestate a seguito di scontri tra dimostranti e forze di polizia. A guidare la protesta sono gli studenti e gli insegnanti che affermano che nelle aree anglofone devono essere inviati insegnanti che parlano l’inglese e non il francese. Insieme a loro vi sono gli avvocati che contestano non solo l’uso del francese nei tribunali ma rivendicano l’applicazione della British Common Law, come era ai tempi del Camerun britannico.La radice della crisi deriva dalla divisione tra Francia e Gran Bretagna dell’allora colonia germanica dopo la prima guerra mondiale. La parte francofona divenne indipendente nel 1960 mentre quella anglofona nel 1961. Quest’ultima con un referendum stabilì di unirsi al Camerun francofono. Il Presidente Paul Biya ha inviato nelle aree anglofone il Premier Philemon Yang per cercare di mediare, finora senza successo. Nel corso della sua missione è stata incendiata la facoltà di medicina dell’università di Bamenda, il capoluogo del nord-ovest e roccaforte del movimento di protesta.Le tensioni con la parte anglofona del Paese non impediscono però alle autorità di Yaoundé di ricevere nuovi aiuti allo sviluppo stanziati dalla Gran Bretagna, per un ammontare di 150 milioni di Franchi CFA. Visto il suo bilinguismo il Camerun fa parte allo stesso tempo del Commonwealth britannico e dell’Organisation Internationale de la Francophonie.

ASIA/SRI LANKA - 80 mila persone colpite dalla siccità più grave degli ultimi 40 anni

Colombo – Circa un milione di persone hanno urgente bisogno di aiuti alimentari e decine di migliaia necessitano di urgenti aiuti salvavita a causa della siccità che sta gravemente colpendo lo Sri Lanka. L’allarme emerge da una dichiarazione del Governo e delle Nazioni Unite. Il Paese, nel corso dell’ultimo anno, sta affrontando la peggiore siccità dopo decenni, e la gente non ce la fa più ad andare avanti. In un recente report, il Disaster Management Center ha fatto riferimento ad un milione e 200 mila persone colpite dalla siccità. Circa 900 mila hanno urgente bisogno di cibo, e di queste, circa 80 mila necessitano di urgenti aiuti salvavita. La siccità sta colpendo 23 dei 25 distretti della nazione, in tutte e nove le province. Le stime parlano di un terzo della popolazione che ha difficoltà di accesso all’acqua potabile. Il Governo ha iniziato a distribuirne a 180 mila famiglie dal 2 marzo. In arrivo in ritardo sono previste piogge intermittenti alla fine di marzo o all’inizio di aprile, seguite dai monsoni. Tuttavia, questo non allevierà i problemi degli agricoltori che hanno già perso i raccolti. Secondo le stime, solo il 10% degli agricoltori colpiti dalla siccità hanno prodotto semi per la semina del prossimo raccolto di riso, rispetto a più dell’ 80% che sono soliti avere.

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Incontro continentale dei Direttori nazionali: analisi della realtà e del funzionamento delle POM

Santo Domingo – Si svolge a Santo Domingo, Repubblica Dominicana, il XIII Incontro continentale dei Direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie dell'America. Iniziato il 6 marzo, vede la partecipazione di quasi tutti i Direttori nazionali e del Segretario Generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo, padre Fernando Dominguez mccj.La novità di questo incontro è costituita dall'analisi FODA della realtà e del funzionamento delle POM in ogni paese americano e a livello continentale. FODA è l'acronimo di "Fortaleza" , "Opportunità" , "Debolezza" e "Amenazas" .Padre Dominguez ha presentato la nuova “Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis”, e alcune caratteristiche chiave del documento pubblicato di recente. Quindi ha evidenziato come la POSPA ha il compito di curare la formazione nei seminari maggiori, minori e noviziati dei territori di missione. Un altro tema all'ordine del giorno nell’incontro, che si conclude l’11 marzo, è costituito dalla preparazione nei dettagli del V Congresso Missionario Americano.

ASIA/TERRA SANTA - Incendio doloso danneggia la Cappella dell'Ascensione, sul Monte degli Ulivi

Gerusalemme - Mercoledì 8 marzo un incendio di origine dolosa ha danneggiato la Cappella dell'Ascensione, in cima al Monte degli Ulivi. Secondo quanto riferito dai media della Custodia di Terrasanta, uno pneumatico è stato dato alle fiamme presso la roccia – custodita all'interno della cappella – da dove, secondo una tradizione risalente ai primi secoli cristiani, Gesù è asceso al cielo. E' stato danneggiato dal fuoco anche un armadio contenente cartoline e oggetti religiosi messi in vendita da una famiglia musulmana che custodisce il luogo sacro. Secondo la polizia, proprio una disputa tra due famiglie coinvolte nella custodia del luogo sacro. Una persona è stata arrestata per essere interrogata.La cappella dell'Ascensione è uno dei quattro Luoghi Santi condivisi, gestiti secondo le regole dello Status Quo, l'insieme di disposizioni di origine ottomana che ne regolano i diritti di proprietà e di accesso. Dei quattro Luoghi Santi condivisi la cappella dell'Ascensione è l'unica sotto la giurisdizione della Waqf, l'autorità musulmana dei luoghi santi.La cappella attuale risale al periodo crociato ed è stata costruita al posto di un precedente distrutta nel 614 dai Persiani. Il luogo sacro è frequentato anche dai musulmani . Agenzia Fides, 9/3/2017).

ASIA/INDONESIA - Giovani di tutte le religioni uniti contro ogni forma di radicalismo e intolleranza

Semarang - Oltre 3.000 giovani di diverse comunità religiose si sono riuniti a Semarang, capitale della provincia di Giava Centrale, per partecipare a un incontro interreligioso, impegnanosi insieme a "sviluppare un atteggiamento inclusivo e a lottare contro ogni forma di radicalismo e di intolleranza nella soceità indonesiana". Come appreso da Fides, l'incontrp è stato organizzato il 5 marzo scorso dalla Commissione per gli affari ecumenici e interreligiosi dell'arcidiocesi di Semarang e da cinque università . Vi hanno preso parte giovani indonesiani di 71 comunità diverse, in una pluralità che ha dato la cifra dell'assemblea. L'incontro è stato presieduto da p. Lukas Awi Tristanto, segretario della Commissione per gli affari ecumenici e interreligiosi dell'Arcidiocesi di Semarang, e ha visto la presenza del sindaco di Semarang, Hendrar Prihadi, che ha detto: "Quanti non sono disposti ad accettare la diversità, lascino l'Indonesia!"Interpellato da Fides, p. Lukas Awi Trisanto ha detto che l'evento interreligioso aveva lo scopo precipuo di "costruire la vera fratellanza e di rifiutare l'intolleranza": "Essere parte di una comunità religiosa in Indonesia significa professare la propria fede paificamente accanto ad altri che professano religioni diverse", ha detto.I giovani presenti si sono impegnati ad "amare e creare l'armonia nella diversità, al fine di realizzare la civiltà dell'amore per una società prospera, dignitosa, a prescindere dal background religioso".Oltre all'intento di continuare a costruire fraternità e vera amicizia, la dichiarazione finale del meeting riferisce di "sostenere la Pancasila, la Costituzione del 1945, lo Stato unitario della Repubblica di Indonesia e il principio di 'unità nella diversità' nella vita pubblica della nazione".All'incontro sono intervenuti alcuni leader religiosi che hanno offerto la loro riflessione: K.H. Ubaidullah Achmad , padre Aloys Budi Purnomo , il rev. Tjahjadi Nugroho , Pandita Aggadhammo Warto , Andi Tjiok , ho Nengah Wirta Darmayana , Sumarwanto .Il buddista Warto ha chiesto ai giovani di vedere le differenze come un punto di forza per lo sviluppo dell'Indonesia; l'induista Darmayana ha detto che "l'unità dell'Indonesia si realizza quando la gente indonesiana nutre rispetto reciproco". Secondo Achmad, "una religione che ignora la diversità non è una vera e propria religione"; Tjahjadi ha chiesto ai giovani di "ringraziare Dio e pregare perchè l'Indonesia possa sopravvivere a radicalismo, terrorismo e l'intolleranza"; Sumarwato ritiene che le persone intolleranti "sono quelle che non hanno capito l'essenza della divinità universale"; Padre Purnomo ha sottolineato la necessità di "costruire la vera fratellanza e una società dove si vivono benessere, dignità e pace, indipendentemente dalla fede di ciascuno".Simbolicamente i giovani si sono esibiti anche in musiche e danze delle diverse tradizioni religiose e hanno partecipato anche alla donazione di sangue durante l'evento.

AMERICA/ECUADOR - Ballottaggio presidenziali: Mons. Cabrera invita al rispetto e al dialogo

Guayaquil – “Non è sufficiente vincere le elezioni, è importante saper governare. Ciò richiede alcuni atteggiamenti come la vicinanza, l'ascolto e il servizio, indipendentemente dalla nostra posizione politica o religiosa" ha avvertito Sua Ecc. Mons. Luis Cabrera Herrera, OFM, Arcivescovo di Guayaquil, in una lettera aperta ai candidati al ballottaggio per le elezioni presidenziali che si tiene il 2 aprile.Nella lettera, pervenuta a Fides, Mons. Cabrera Herrera invita i candidati al rispetto e al dialogo nel corso della campagna elettorale che inizia domani, 10 marzo. “La vicinanza rende possibile alle autorità la condivisione con la nostra gente, in particolare con i più vulnerabili. L'ascolto ci permette di scoprire ciò che le persone vivono, vogliono e si aspettano; e non esattamente proprio quello che ci piacerebbe sentire. Il servizio è il principio guida di ogni progetto e programma sociale, politico o economico” spiega l’Arcivescovo, che sottolinea che se si considera il potere come servizio si impedisce la manipolazione dei poveri. “Gli esclusi non sono oggetti, ma soggetti e protagonisti della propria storia. Questa convinzione richiede il riconoscimento, il rispetto e la promozione" conclude Mons. Cabrera Herrera.Il candidato Lenín Moreno, del partito Alianza País, ha vinto il primo turno delle elezioni . Non avendo raggiunto il 40 per cento, andrà al ballottaggio il 2 aprile con il candidato Guillermo Lasso, del partito di centro destra "Movimiento Creo".Moreno è supportato dal presidente Correa mentre Lasso, ex banchiere ed ex ministro dell’Economia, acquisisce più simpatizzanti con la proposta fatta a tutti i leader dell’opposizione di creare un tavolo per la governabilità dell’Ecuador. La prima ad accettare è stata la candidata social-cristiana, Cynthia Viteri, arrivata terza nei risultati. Viteri ha detto che sosterrà Lasso al secondo turno.

AFRICA/ETIOPIA - Grave perdita per la Chiesa etiopica: un tragico incidente è costato la vita a 4 suore

Addis Abeba – Un tragico incidente stradale è costato la vita a 4 suore della Congregazione delle Figlie di Sant’Anna, una quinta suora è in coma e altre due sono ricoverate in ospedale. Le otto religiose della Missione di Addis Abeba, di nazionalità etiope e di età compresa tra i 25 e i 50 anni, erano a bordo di un pulmino, poco dopo Meki, mentre andavano verso il Wolaita per prendere parte ad un funerale, quando il loro veicolo è stato travolto da un Tir. “E' una grave perdita per la Chiesa etiopica", ha raccontato a Fides padre Angelo Antolini, Prefetto Apostolico di Robe. "Sono passato sul luogo dell’incidente e la scena è stata orrenda, due camion incidentati e il pulmino delle suore senza la parte destra, letteralmente tranciata di netto da cima a fondo”. I funerali si celebrano oggi 9 marzo, nella Cattedrale di Addis Abeba alle ore 12, presieduti dal Card. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, C.M., Presidente, il Nunzio e tutti i Vescovi etiopici. Tantissimi i religiosi e religiose, della capitale e provenienti da tutte le parti, che si sono stretti in una impressionante comunione con le sorelle Figlie di Sant’Anna e i parenti, in preghiera e condivisione.

ASIA/INDONESIA - Il re saudita incontra i leader religiosi e loda tolleranza e convivenza

Giacarta - "Abbiamo condiviso aspirazioni e speranze con il re saudita. Questo incontro è simbolico e molto importante": lo ha detto a Fides l’Arcivescovo di Giacarta, Ignatius Suharyo, all'indomani dell'incontro interreligioso organizzato dal governo in occasione della visita in Indonesia del re Salman bin Abdulaziz Al Saud, monarca dell'Arabia Saudita. Re Salman è in visita in Indonesia per 12 giorni dal 1° marzo con una delegazione di 1.500 persone, tra cui 10 ministri e 25 principi.Il gesuita p.Magnis Suseno, anch'egli partecipante al meeting interreligioso, ha detto a Fides: "In primis il re Salman, con il suo apprezzamento per le buone relazioni tra le religioni in Indonesia, ha mostrato il suo sostegno al presidente Joko Widodo e alle sue politiche non settarie, improntate alla convivenza sociale e religiosa". Inoltre, aggiunge p. Suseno, "ha deluso chi si aspettava che la sua visita potesse dare una spinta alle correnti più conservatrici dell'Islam indonesiano che hanno fatto rumore negli ultimi mesi".Il re saudita ha espresso apprezzamento verso il popolo indonesiano, esempio di unità e convivenza interreligiosa. Come appreso da Fides, all'incontro con 28 leader religiosi indonesiani, in rappresentanza di fedi come buddismo, cattolicesimo, protestantesimo, Islam, confucianesimo, vi era anche un nutrita delegazione cattolica, composta da: Ignatius Suharyo, Arcivescovo di Giacarta; Antonius Subianto Bunjamin, Vescovo di Bandung; Paskalis Bruno Syukur, Vescovo di Bogor; il gesuita p. Magnis Suseno, docente all'università Driyakarya a Giacarta.Il Presidente Joko Widodo, organizzatore dell'incontro, ha detto: "Tutte le religioni desiderano proteggere i diritti umani e la felicità dei popoli". Il Presidente ha informato il re che i leader religiosi rappresentano la pluralità dell'Indonesia: "L'armonia è un punto di riferimento della società indonesiana che vive l'unità nella diversità. L'armonia e il rispetto reciproco sono il contributo dell'Indonesia alla pace nel mondo".Il re è approdato anche nell'isola di Bali, famosa meta turistica in Indonesia, per una vacanza di cinque giorni. Atterrato a Bali, ha incontrato il prete cattolico p.Evensius Dewantara Boli Daton, a capo della Commissione per gli affari ecumenici e interreligiosi della diocesi di Denpasar, che ha salutato il re in arabo . Contattato da Fides, p. Dewantara Boli Daton ha detto: "Re Salman mi sembra una persona saggia, perché ha fatto gesti di apertura e accoglienza, significativi nell'attuale situazione dell'Indonesia, in cui alcune forze tendono al settarismo".

INDONESIA - Il re saudita incontra i leader religiosi e loda tolleranza e convivenza

Giacarta - "Abbiamo condiviso aspirazioni e speranze con il re saudita. Questo incontro è simbolico e molto importante": lo ha detto a Fides l’Arcivescovo Ignatius Suharyo, all'indomani dell'incontro interreligioso organizzato dal governo in occasione della visita in Indonesia del re Salman bin Abdulaziz Al Saud, monarca dell'Arabia Saudita. Re Salman è in visita in Indonesia per 12 giorni dal 1° marzo con una delegazione di 1.500 persone, tra cui 10 ministri e 25 principi.Il gesuita p.Magnis Suseno, anch'egli partecipante al meeting interreligioso, ha detto a Fides: "In primis il re Salman, con il suo apprezzamento per le buone relazioni tra le religioni in Indonesia, ha mostrato il suo sostegno al presidente Joko Widodo e alle sue politiche non settarie, improntate alla convivenza sociale e religiosa". Inoltre, aggiunge p. Suseno, "ha deluso chi si aspettava che la sua visita potesse dare una spinta alle correnti più conservatrici dell'Islam indonesiano che hanno fatto rumore negli ultimi mesi".Il re saudita ha espresso apprezzamento verso il popolo indonesiano, esempio di unità e convivenza interreligiosa. Come appreso da Fides, all'incontro con 28 leader religiosi indonesiani, in rappresentanza di fedi come buddismo, cattolicesimo, protestantesimo, Islam, confucianesimo, vi era anche un nutrita delegazione cattolica, composta da: Ignatius Suharyo, arcivescovo di Jakarta; Antonius Subianto Bunjamin, vescovo di Bandung; Paskalis Bruno Syukur, vescovo di Bogor; il gesuita p. Magnis Suseno, docente all'università Driyakarya a Giacarta.Il Presidente Joko Widodo, organizzatore dell'incontro, ha detto: "Tutte le religioni desiderano proteggere i diritti umani e la felicità dei popoli" Il Presidente ha informato il re che i leader religiosi rappresentano la pluralità dell'Indonesia: "L'armonia è un punto di riferimento della società indonesiana che vive l'unità nella diversità. L'armonia e il rispetto reciproco sono il contributo dell'Indonesia alla pace nel mondo".Il re è approdato anche nell'isola di Bali, famosa meta turistica in Indonesia, per una vacanza di cinque giorni. Atterrato a Bali, ha incontrato il prete cattolico p.Evensius Dewantara Boli Daton, a capo della Commissione per gli affari ecumenici e interreligiosi della diocesi di Denpasar, che ha salutato il re in arabo . Contattato da Fides, p. Dewantara Boli Daton ha detto: "Re Salman mi sembra una persona saggia, perché ha fatto gesti di apertura e accoglienza, significativi nell'attuale situazione dell'Indonesia, in cui alcune forze tendono al settarismo".

AFRICA/GHANA - La consacrazione al Sacro Cuore di Gesù: una benedizione per la nazione ghaniana

Accra - “Vi porto i saluti del Papa, la sua Benedizione Apostolica e il suo fervido augurio che la vostra nazione continui a vivere in pace e nella stabilità, in un percorso di sviluppo che può diventare un modello di unità e di progresso nel rispetto dei diritti umani e per l'ambiente in cui tutti i suoi abitanti possano prosperare e anche i più vulnerabili non soffrano l’emarginazione o la disattenzione” ha detto sua Eminenza il Cardinale Giuseppe Bertello nella Cattedrale dello Spirito Santo, nel corso delle celebrazioni per riconsacrare il Ghana al Sacro Cuore di Gesù .Il Cardinale Bertello, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente del Governatorato della Città del Vaticano, è stato inviato dal Santo Padre come suo rappresentante per le celebrazioni. Egli ha osservato che è molto incoraggiante vedere i progressi che il Ghana ha fatto in questi sessanta anni: il consolidamento delle sue istituzioni democratiche, la crescita di diverse potenzialità, l'instaurazione di relazioni diplomatiche con altre nazioni, il suo importante contributo per il mantenimento della pace nelle aree di conflitto. “E tutto rimanendo fedeli- a dispetto di grandi difficoltà - ai suoi ideali umani. Per questo motivo i Vescovi del Ghana sono stati ispirati a consacrare il loro Paese al Sacro Cuore di Gesù” ha detto il Cardinale Bartello.Egli ha aggiunto che "oggi ci dà un altro motivo per gioire, perché durante la celebrazione di questi primi Vespri quaresimali, il Ghana sarà nuovamente consacrato al Sacro Cuore di Gesù. Oggi si rinnoverà ciò che è accaduto sessanta anni fa, quando, il 3 marzo 1957, pochi giorni prima della proclamazione di indipendenza, il 6 marzo, il Paese fu consacrata al Sacro Cuore di Gesù, una consacrazione che fu poi ripetuto nel 2007 in occasione del Giubileo d'oro della sua nascita come nazione”.

AMERICA/STATI UNITI - Trump corregge il tiro: nessuna “accoglienza selettiva” riservata ai rifugiati cristiani

Washington – L'ordine esecutivo sull'immigrazione firmato dal Presidente Usa Donald Trump a fine gennaio, e destinato a sospendere per 120 giorni l'ingresso negli Stati Uniti dei rifugiati provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana, non intendeva fornire “una base per discriminazioni a favore o contro i membri di una particolare religione”. La sottolineatura è espressa nel testo del nuovo ordine esecutivo presidenziale, firmato dal Presidente USA lunedì 6 marzo, dopo che il citato provvedimento presidenziale disposto a fine gennaio è stato bloccato dall'intervento di diversi giudici e procuratori nazionali. Un'ampia sezione del testo del nuovo ordine presidenziale – che punta a riproporre gran parte delle disposizioni anti-immigrati contenute nel testo bloccato - è dedicata a esporre spiegazioni e giustificazioni postume proprio sui contenuti del precedente provvedimento, per rispondere alla grande quantità di critiche che lo avevano accolto. Tra le altre cose, il Presidente Trump risponde anche alle interpretazioni secondo cui l'ordine esecutivo di fine gennaio avrebbe consentito di offrire accoglienza privilegiata ai profughi di fede cristiana prevenienti dai Paesi colpiti dal bando. Quell'ordine – si sottolinea nel nuovo provvedimento presidenziale - consentiva di dare la priorità all'accoglienza di rifugiati che sono membri “di gruppi minoritari religiosi perseguitati”, una priorità che si applicava “a rifugiati di ogni nazione, compresi quelli in cui l'islam è una religione di minoranza, e a comunità minoritarie all'interno della stessa religione”. In sostanza – rimarca il nuovo provvedimento presidenziale – l'ordine emesso a fine gennaio e bloccato dai giudici non conteneva particolari disposizioni pregiudiziali verso una qualche religione, ma mirava a garantire la possibilità di tutte le minoranze religiose, senza discriminazioni, ad avvalersi del Programma USA per l'ammissione dei rifugiati .Rispetto all'ordine esecutivo di fine giugno, bloccato dai giudici, il provvedimento presidenziale-bis riserva il bando a migranti e rifugiati di sei – e non più sette – Paesi: Libia, Sudan, Siria, Iran, Yemen e Somalia. Nel precedente provvedimento, nella lista dei Paesi colpiti dal cosiddetto “muslim ban” figurava anche l'Iraq. La sospensione di 120 giorni agli ingressi negli Usa di rifugiati provenienti da quei Paesi dovrebbe entrare in vigore dal 19 marzo. Nella nuova disposizione viene specificato che i detentori di visti e carta verde potranno viaggiare negli Usa. A fine gennaio , in coincidenza con la pubblicazione dell'ordine esecutivo poi bloccato dai giudici, era stato lo stesso neo-Presidente USA Donald Trump a riconoscere come una “priorità” la concessione dello status legale di rifugiato alla categoria dei “cristiani perseguitati”, facendo esplicito riferimento alla situazione siriana. Le considerazioni sul trattamento privilegiato da riservare ai profughi cristiani erano state espresse dal Presidente Trump in un'intervista televisiva rilasciata venerdì 27 gennaio a Christian Broadcasting Network, sistema mediatico fondato dal tele-predicatore Pat Robertson. Al giornalista che gli chiedeva se i cambiamenti da lui introdotti nella politica di accoglienza dei rifugiati avessero una relazione con la situazione dei cristiani perseguitati, e se considerasse tale realtà come “una priorità”, Donald Trump aveva risposto in maniera affermativa. “ sono stati trattati in maniera orribile” aveva sottolineato il Presidente degli Stati Uniti, aggiungendo che “se tu eri un cristiano in Siria era impossibile, molto molto difficile entrare negli Stati Uniti. Se tu eri un musulmano potevi entrare , ma se eri un cristiano era quasi impossibile”. .

AFRICA/CONGO RD - “Maggioranza e parte dell’opposizione non vogliono le elezioni” denunciano i Vescovi

Kinshasa - “Sono manovre da parte della maggioranza presidenziale e di alcuni membri dell’opposizione che non vogliono andare alle elezioni, perché non vi trovano il loro tornaconto”: cosi Mons. Fridolin Ambongo, Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro e Vice Presidente della CENCO, accusa esplicitamente di boicottare le elezioni la maggioranza e la fronda che ha votato come presidente del Consiglio dei saggi dell’opposizione, un candidato diverso da quello scelto dagli altri componenti della coalizione dell’opposizione .I Vescovi della Repubblica Democratica del Congo rompono così il silenzio che si erano imposti da quando, il 28 gennaio, erano state sospese le trattativa per l’applicazione degli accordi di San Silvestro volti a formare un governo di unità nazionale che portasse il Paese alle elezioni presidenziali entro il 2017.La morte del capo dell’opposizione, Etienne Tshisekedi, ha ulteriormente rinviato la ripresa del negoziato, che è mediato dalla locale Conferenza Episcopale , la quale aveva già offerto i suoi buoni uffici per arrivare all’Accordo di San Silvestro.La spaccatura nel campo dell’opposizione vede contrapposti una maggioranza che ha votato per la nomina del figlio di Etienne Tshisekedi, Félix Tshisekedi, come suo presidente, e Pierre Lumbi, presidente del Consiglio dei saggi. Ma una frangia della coalizione non ha condiviso quest’ultima nomina ed ha scelto come presidente del Consiglio dei saggi, Joseph Olenghankoy.I Vescovi temono che questa sia un’ulteriore manovra dilatoria per rinviare sine die le elezioni presidenziali che, in base alla Costituzione, si dovevano tenere entro il dicembre dello scorso anno. Mons. Ambongo ha così espresso forti riserve sull’insipienza della classe politica congolese che rischia di portare il Paese allo sfascio.Di fronte allo stallo negoziale, l’Unione Europea ha minacciato l’imposizione di nuove sanzioni nei confronti di politici e responsabili delle forze dell’ordine congolesi in aggiunta a quelle che sono già state comminate ai responsabili delle violenze del settembre 2016 a Kinshasa, che avevano provocato almeno una quarantina di morti.

AMERICA/COLOMBIA - Direttivo CELAM e Segretari delle Conferenze episcopali riuniti a Bogotà

Bogotà – Dal 7 al 9 marzo si svolge a Bogotà, nella sede della Conferenza Episcopale Colombiana, l’annuale incontro del Direttivo del CELAM con i Segretari generali delle Conferenze Episcopali dei 22 paesi di America Latina e Caraibi. Al centro dei lavori c’è la revisione del cammino pastorale e missionario del CELAM, in particolare il lavoro svolto dall’agosto 2016 a febbraio 2017, e le proposte per realizzare il tema di questo anno 2017: “una Chiesa povera per i poveri”. Ogni giorno è prevista una “lectio divina” sul tema, ed il teologo latinoamericano padre Gustavo Gutiérrez è stato invitato a tenere una conferenza. Come informa la nota pervenuta a Fides, si tratta di trovare punti in comune tra le regioni che compongono l'America Latina e i Caraibi, per scambiare e articolare esperienze significative nella lotta contro la povertà e proposte pastorali per realizzare l’appello di Papa Francesco ad "una Chiesa povera per i poveri". L'incontro si concluderà con la visita all’Università “Minuto de Dios”, come modello per la lotta alla povertà attraverso l’istruzione impartita dai padri Eudisti.

OCEANIA/AUSTRALIA - Donne di missione: Catholic Mission per la Giornata della donna

Brisbane – Tra le tante iniziative in corso per la Giornata Internazionale della Donna, Catholic Mission a Brisbane ha organizzato un evento per i propri sostenitori durante il quale verranno presentate storie e racconti di donne missionarie e il loro lavoro straordinario per le comunità e bambini. Alcune di queste storie sono state condivise attraverso i social media da Catholic Mission in una serie chiamata Women of Mission. Lanciata la scorsa settimana, la serie è caratterizzata da donne che ben rappresentano il tema della Giornata di quest’anno: #BeBoldForChange. Women of Mission riporta storie di donne religiose e laiche leader nella missione, impegnate nell’istruzione, nella sanità, nei servizi sociali e nella formazione spirituale nelle comunità in Asia, Africa, America e Australia. Padre Brian Lucas, Direttore Nazionale di Catholic Mission, ha spiegato che “in quasi tutti i luoghi dove c’è la Chiesa ci sono donne impegnate, sia in prima linea che dietro le quinte, e non si tratta solo di suore; ci sono anche milioni di donne laiche dedite e ricche di fede. La nostra serie mostra in video e immagini il grande impegno e dà indicazioni su ciò che ispira queste meravigliose donne che con il loro amore, la compassione, il perdono e il sacrificio ispirano noi”.

ASIA/FILIPPINE - La Camera approva la pena di morte: la Chiesa “in lutto”

Manila – La Chiesa cattolica filippina è “in lutto” dopo che la Camera dei rappresentanti ha approvato – alla terza lettura – il ripristino della pena capitale nella nazione. Nel voto di ieri, 7 marzo, 217 membri della Camera hanno votato "sì" al progetto di legge che reintroduce la pena capitale per reati legati alla droga, 54 hanno dato parere negativo, uno si è astenuto. La legge è stata promossa dall'alleanza di governo che sostiene il presidente Rodrigo Duterte e fortemente voluta da quest'ultimo. Ora il progetto di legge passerà al Senato, assemblea composta da 24 membri, in cui il partito di Duterte detiene la maggioranza. L’Arcivescovo Socrates Villegas, Presidente della Conferenza Episcopale delle Filippine, si è detto deluso perchè la Camera “ha dato allo stato il permesso di uccidere” e ha affermato che i Vescovi “non si sentono sconfitti né potremo essere messi a tacere”. “Nel mezzo della Quaresima – nota una dichiarazione ufficiale dei Vescovi – ci prepariamo a celebrare il trionfo della vita sulla morte, e mentre noi siamo addolorati perchè la Camera ha votato per la morte, la nostra fede ci assicura che la vita trionferà”. I Pastori richiamano i fedeli a una generale mobilitazione per manifestare “lo spirito di opposizione" alla pena di morte. I Vescovi chiedono agli avvocati, giudici e giuristi cattolici “di consentire alla dolcezza del Vangelo di illuminare il loro operato e l'applicazione della legge”, "portando vita nel loro servizio alla società”, ha aggiuntoRodolfo Diamante, segretario esecutivo della Commissione episcopale per la Pastorale carceraria, ha dichiarato che “i legislatori hanno servito i loro interessi personali e non il bene comune”, “sacrificando la loro coscienza e i principi”.La pena capitale era prevista nell’ordinamento della Repubblica delle Filippine, nata nel 1946, e restò in vigore anche durante il periodo della dittatura di Ferdinando Marcos. Fu sospesa nel 1987 sotto la presidenza di Corazon Aquino e poi reintrodotta durante il governo di Ramos per “crimini efferati”. Durante la presidenza di Joseph Estrada, nel 1999, avvenne l'esecuzione di Leo Echegaray, cui seguì una nuova moratoria. Nel 2006, il governo di Gloria Macapagal Arroyo firmò l’abolizione della pena di morte prima della sua visita a Papa Benedetto XVI. Dal 2006 le Filippine hanno sostenuto la causa abolizionista, promuovendo diverse iniziative in ambito internazionale e riuscendo anche a ottenere la commutazione delle condanne alla pena capitale inflitte a cittadini filippini all’estero.

AMERICA/CILE - “Donna, stella del Cile”: messaggio di mons. Bastres Florence

Santiago – “Una società che si riconosce moderna e democratica deve riconoscere il diritto di tutte le donne a contribuire con il loro genio femminile alla vita pubblica e politica del nostro paese, per questo dobbiamo lavorare tutti insieme, perché si creino, nelle diverse istituzioni, le condizioni necessarie per la loro partecipazione e il loro contributo". Lo afferma Sua Ecc. Mons. Bernardo Bastres Florence, Vescovo di Punta Arenas e Presidente dell’Area agenti evangelizzatori della Conferenza Episcopale Cilena, nel messaggio pervenuto a Fides, pubblicato in occasione della Giornata internazionale della donna, che si intitola “Donna, stella del Cile”. Il Vescovo invia “con profondo e fraterno affetto, un saluto di pace, di speranza e di gratitudine, in occasione della Giornata della donna, a tutte le donne della nazione, che ogni giorno, come madri, nonne, mogli, figlie, studenti, lavoratrici, professioniste, consacrate, collaborano assiduamente alla costruzione di una società più giusta e fraterna".Nel 2010, in occasione del Bicentenario del Cile, è stato pubblicato il libro “Donna, stella del Cile”, come riconoscimento e ringraziamento a tante donne che, nella storia cilena, hanno contribuito con la loro vita personale, familiare, sociale, lavorativa ed ecclesiale, alla costruzione della nazione. La circostanza odierna, scrive il Vescovo, “è un’occasione per rileggere questo testo e ringraziare tante donne che con diverse attività accompagnano il nostro cammino”.Mons. Bastres Florence rivolge quindi un saluto speciale, assicurando la sua preghiera, alle donne che hanno subito la perdita di un congiunto o della propria casa, del lavoro, del loro bestiame negli incendi che hanno colpito le zone forestali nei mesi passati. "Il Signore della Vita, con la sua parola ci insegni ad apprezzare, valorizzare e rispettare le donne – si conclude il messaggio -; siamo certi che sia l'uomo che la donna godono della stessa dignità. A imitazione della Beata Vergine Maria, Stella dell'Evangelizzazione, ogni donna possa essere portatrice della Buona Novella e della Vita nuova che scaturisce dal Signore”.

ASIA/IRAQ - A Kirkuk le componenti politiche e sociali cristiane provano ad aggregarsi in un Consiglio unitario

Kirkuk – Comincia ad avere i primi effetti l'appello più volte rivolto dal Patriarca caldeo Louis Raphael I ai cristiani iracheni affinché non procedano “in ordine sparso” sul terreno politico e sociale, provando invece a far confluire le proprie forze in un'unica “componente”: a Kirkuk, lunedì 6 marzo, ha preso forma la costituzione di un “Consiglio” delle comunità cristiane che si propone come organo di collegamento tra le diverse organizzazioni politiche e sociali animate da militanti cristiani, in grado di porsi come interlocutore unitario degli organismi politici e istituzionali della Provincia. L'iniziativa è stata sostenuta anche dai responsabili politici locali, a partire dal curdo Rebwar Talabani, attuale presidente del Consiglio provinciale di Kirkuk: il nuovo organismo – ha sottolineato Talabani – potrà dare un contributo positivo non solo per quel che riguarda la condizione delle comunità cristiane, ma anche per ricomporre e favorire la convivenza pacifica e collaborativa tra le diverse componenti etniche e religiose della società. Anche il pastore Haitham Jazrawi, a capo della comunità cristiana evangelica presente a Kirkuk, ha registrato con soddisfazine che l'iniziativa di un organismo unitario in grado di aggregare le componenti cristiane sul terreno sociale e politico rappresenta un elemento positivo di novità nell'attuale, problematica condizione vissuta dalle comunità cristiane irachene. Il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako ha più volte sottolineato che la situazione di emergenza in cui versa l'intera nazione irachena chiama anche i cristiani a non procedere in ordine sparso, evitando di enfatizzare in maniera esasperata i fattori identitari di ogni singola comunità ecclesiale. Il Primate della Chiesa caldea aveva già suggerito agli appartenenti alle diverse comunità cristiane nazionali di esprimere una posizione unitaria sui processi politici e sociali in atto in Iraq, presentandosi come “componente cristiana”. Il ricorso all'espressione “componente cristiana “ per esprimere la posizione unitaria dei cristiani iracheni in rapporto alle vicende politiche e sociali e alle istituzioni nazionali, secondo il Primate della Chiesa caldea “non contrasta con la salvaguardia di identità millenarie”, e consente di “non perdere tempo a litigare” intorno a tale patrimonio identitario. .

AFRICA/CONGO RD - Ancora ostacoli per l’applicazione dell’accordo di San Silvestro; per i Vescovi “occorre essere pazienti”

Kinshasa - “Non è compito della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo immischiarsi nelle questioni interne delle piattaforme politiche” ha affermato Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo, Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro e Vice Presidente della CENCO, rispondendo a chi gli chiedeva se i Vescovi ritenessero di intervenire per mediare nella spaccatura creatasi all’interno della coalizione dell’opposizione. Dopo la morte dello storico oppositore Etienne Tshisekedi, la coalizione dell’opposizione ha nominato il figlio di questi, Félix Tshisekedi, come suo presidente, e Pierre Lumbi presidente del Consiglio dei saggi. Ma una frangia della coalizione non ha condiviso quest’ultima nomina ed ha eletto come presidente del Consiglio dei saggi, Joseph Olenghankoy.I Vescovi, che mediano tra maggioranza e opposizione per applicare l’accordo del 31 dicembre, hanno espresso il timore che questi ultimi sviluppi siano ulteriori manovre dilatorie da parte politica per ritardare l’applicazione dell’accordo, se non addirittura per farlo fallire.Nel frattempo i Vescovi hanno invitato la popolazione “alla pazienza”, nell’attesa della ripresa dei colloqui per l’applicazione dell’accordo di San Silvestro, il cui punto centrale è la formazione di un governo di unità nazionale che porti la Repubblica Democratica del Congo alle elezioni presidenziali entro la fine dell’anno.

AMERICA/VENEZUELA - “Sempre più persone frugano nella spazzatura alla ricerca di cibo” rileva Mons. Gutierrez

Ciudad Bolivar – L'Arcivescovo di Ciudad Bolivar, Sua Ecc. Mons. Ulises Antonio Gutiérrez Reyes, O. de M. ha lamentato che ogni giorno ci sono sempre più persone che frugano nella spazzatura in cerca di cibo, perché non hanno nulla da mettere sulla loro tavola."E qui non si parla di senzatetto o di mendicanti, ma di donne, uomini e bambini che vanno nella spazzatura in cerca di cibo" ha detto mons. Gutierrez parlando alla stampa locale. L’Arcivescovo ha specificato che non è una situazione di pochi, ma sono centinaia le famiglie a Ciudad Bolivar che non hanno nulla da mangiare. Il salario basso e gli alti costi del cibo non permettono alle famiglie di mangiare regolarmente come dovrebbe essere."Di recente ho incontrato un signore che cercava del cibo nella spazzatura, e chiacchierando con lui mi ha detto che lavora, ma il suo stipendio non gli permette di nutrire i figli, e doveva cercare nella spazzatura" ha ricordato mons. Gutierrez, osservando inoltre, come sia aumentato il numero delle persone che mendicano per le strade. "In arcivescovado ogni giorno arrivano tantissime persone, in cerca di cibo e medicine" ha raccontato, ormai l'arcivescovado è diventato un punto di scambio e di distribuzione di farmaci. Attraverso la Caritas Venezuela finora hanno potuto fare fronte alla mancanza di rimedi sanitari, “ma sono sempre di più quelli in cerca di farmaci, ed è doloroso dire che non ne abbiamo".Il governo non vuole vedere questa situazione, ha detto l’Arcivescovo, mentre la comunità cattolica ha iniziato il mercoledì delle ceneri la Campagna "Condividere" destinata a portare alimenti ai più poveri nelle parrocchie: "In una delle nostre parrocchie si distribuiscono fino a 600 pasti al giorno".In conclusione Mons. Gutierrez ha detto che il popolo venezuelano non si merita di vivere così, essendo un paese con tante risorse, "credo che questo governo stia amministrando molto male le risorse e le ricchezze del paese" ha commentato.

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