Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/COLOMBIA - Il Vescovo di Apartadó: “stiamo entrando in una macabra dinamica di delinquenza organizzata”

Apartadò – Il Vescovo di Apartadò, Sua Ecc. Mons. Hugo Alberto Torres Marin, ha espresso la sua profonda preoccupazione per la situazione dell’ordine pubblico che si registra nella regione di Córdoba y Urabá, per il riformarsi di gruppi che sono ai margini della legge. Attraverso un comunicato, pervenuto all’Agenzia Fides, il Presule elenca i motivi di tale preoccupazione: l’aumento degli assassini di leader sociali e politici; il rapido formarsi di gruppi paramilitari che occupano le terre lasciate libere dalle FARC nel loro processo di smobilitazione secondo gli accordi di pace de L’Avana; il modo atroce con cui vengono messi a tacere quanti reclamano le terre di cui sono stati depredati in modo fraudolento; il controllo bellico delle terre segnate dalla rotta del narcotraffico unito ad un sistema di delinquenza organizzata; lo sfruttamento minerario illegale e il danneggiamento dell’ecosistema.Inoltre Mons. Torres Marin denuncia “l’incremento delle bande giovanili, che stanno invadendo i grandi centri urbani di Urabà, come Turbo, Apartadò, Nueva Colonia e Currulao, indice inequivocabile che stiamo entrando in una macabra dinamica di delinquenza organizzata che ruota intorno al microtraffico e all’estorsione”.Di fronte a questo drammatico panorama, la Chiesa si pone alcuni interrogativi sul futuro delle comunità contadine della regione, che continuano a soffrire in modo permanente il flagello del conflitto armato, sull’assenza delle autorità statali che dovrebbero assumersi il controllo del territorio, su cosa fare in una situazione sempre più sconcertante. Mons. Torres Marin conclude ricordando che “è compito di tutti i leader della regione prendere coscienza di queste situazioni e cercare insieme le soluzioni”.

AFRICA/SUDAN - Acqua potabile per 89 mila persone in East Darfur

Khartum - CARE international-Switzerland sta sostenendo un progetto per l’accesso all’acqua potabile di circa 89 mila profughi, sfollati e delle comunità che li ospitano, in tre località dell’East Darfur. Si tratta del ripristino di 11 depositi di acqua ad Assalaya, Yassin, Bahr El Arab. Secondo quanto riporta l’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari , ad Assalaya, sei depositi potranno soddisfare le esigenze di circa 46 mila persone che vivono nei campi di Umgreigo, Elijam, Umsaeeda, Esheiraya e El Nimir. Il campo di El Nimir, inoltre ospiterà i rifugiati sud sudanesi attualmente residenti nel vecchio campo di Raja, vicino Ed Daein, capitale dell’East Darfur, e di El Ferdous. Da settembre 2016, il CIS ha trasportato acqua a Raja servendo circa 4 mila profughi sud sudanesi. L’organizzazione continuerà a fornire acqua a Raja fino a metà febbraio, quando i rifugiati verranno ricollocati nel campo di El Nimir. I 4 depositi riabilitati a Um Biom, Selaia’a e Kilakil, serviranno 30 mila sfollati e le comunità ospitanti, come pure 13 mila sfollati e le comunità ospitanti del campo di Kario, località di Bahr El Arab. Attualmente, l’acqua viene trasportata quotidianamente a Kario dal Water and Sanitation Department del Governo .

ASIA/LIBANO - Vescovi maroniti: la nuova legge elettorale garantisca l'equa rappresentanza di tutte le componenti nazionali

Bkerké – L'Assemblea dei Vescovi maroniti, in occasione della riunione mensile ospitata mercoledì 1 febbraio presso la sede patriarcale di Bkerké, ha auspicato l'approvazione di una nuova nuova legge elettorale che garantisca un'equa rappresentanza a tutte le componenti sociali e religiose della nazione libanese. Nel comunicato finale dell'Assemblea, pervenuto all'Agenzia Fides, i Vescovi maroniti sottolineano l'urgenza di "accelerare la discussione per l'adozione di una nuova legge elettorale che sia ispirata dalla Costituzione dal Patto nazionale, e che dovrebbe garantire una equa rappresentanza di tutte le componenti della società libanese”. L'attuale scena politica libanese è dominata dal dibattito sul sistema elettorale da utilizzare per le elezioni politiche che dovranno rinnovare il Parlamento. Anche il Presidente Michel Aoun, parlando ieri a una delegazione del “Forum” degli ambasciatori del Libano, ha esortato le formazioni politiche a trovare un accordo “su una formula che non sia tagliata su misura a favore di una parte”, ma garantisca l'eguaglianza e la adeguata rappresentanza di tutte le componenti del popolo libanese. .

ASIA/FILIPPINE - Sostenere la speranza dei poveri negli slum di Manila

Manila - “Servire i poveri è una fatica ma dà speranza”, dice a Fides suor Emiliana Saptaningsih, della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, impegnata nella pastorale degli slum nelle Filippine, abitate dai cosiddetti “squatter” .Si tratta degli occupanti di un nuovo quartiere sorto nel 1980 alla periferia di Manila, conosciuto come “Bagong Silang” . Il quartiere si è ben presto ampliato, divenendo uno dei siti occupati da poveri che giungono nella capitale Manila e cercano di sistemarsi alla meglio.Fin dalla sua fondazione, alla periferia di Manila, Bagong Silang è così divenuto il più popoloso barangay nelle Filippine, con oltre 300mila abitanti. In uno sforzo di regolamentare la condizione di “abitanti di baracche”, numerose famiglie del quartiere hanno ricevuto un’area di 50-60 metri quadrati su cui costruire la loro casa. Le infrastrutture locali, però, non erano adeguate a sostenere una popolazione così numerosa, la maggior parte dei quali manca dei servizi essenziali. In questo contesto è nato il Centro San Damiano, istituito dalla Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria nel 2012. Suore e volontari si occupano della cura dei bambini malnutriti e delle madri in gravidanza, attraverso programmi di alimentazione e di assistenza. Altri progetti rivolti alle comunità residenti mirano all’istruzione e propongono corsi di formazione professionale, accesso a borse di studio. “Questi programmi e queste iniziative cercano di dare speranza alle persone”, spiega a Fides suor Emiliana. “Le persone devono soddisfare i bisogni materiali più diversi, ma è altrettanto importante curare le esigenze spirituali”, aggiunge. “I poveri di Bagong Silang hanno grande cuore e nutrono la speranza di un futuro migliore: la nostra missione è aiutarli a migliorare la loro vita e a realizzare le loro potenzialità, con un accompagnamento umano e spirituale”, conclude, notando che “la comunità cattolica sta compiendo sforzi concertati per raggiungere, incontrare e curare i poveri della zona”.

EUROPA/SPAGNA - Preghiera sulla spiaggia dove è stato ritrovato il corpo di “Samuel”, bambino migrante congolese

Barbate – Circa 200 persone tra sacerdoti, cittadini di Barbate e Tarifa, rappresentanti delle ong e molti altri, si sono riuniti il 1° febbraio sulla spiaggia di Mangueta di Zahora a Barbate, in Spagna, per un momento di preghiera organizzato dal Segretariato diocesano per le migrazioni. L'atto si è svolto nel punto in cui, il 14 gennaio, è stato trovato il corpo del piccolo sconosciuto di 6 anni, cui è stato dato il nome di "Samuel". In seguito si è scoperto che Samuel veniva dal Congo insieme alla madre. Samuel è considerato l’Aylan spagnolo, come il piccolo siriano in fuga dalla guerra che venne travolto dal mare insieme ai familiari. Secondo la nota inviata a Fides dalla diocesi di Cadiz y Ceuta, Gabriel Delgado, direttore del Segretariato diocesano per le migrazioni, ha aperto il momento di raccoglimento con la lettura di un messaggio del Vescovo della diocesi di Cadiz y Ceuta, Mons. Rafael Zornoza Boy, in cui esprimeva la sua presenza a questo "invito alla preghiera e alla solidarietà", sottolineando come questo evento tragico abbia "colpito la nostra coscienza e quella di tutta la società"."Questa mattina, più che mai, dobbiamo svegliarci dall'anestesia egoista e dall'individualismo che caratterizzano oggi i rapporti umani per unire le nostre forze nella preghiera e nell'azione. Dobbiamo dire a voce alta la parola che meglio esprime ciò che vediamo e sentiamo: vergogna!" ha scritto il Vescovo. Ricordando le migliaia di persone che ogni giorno devono lasciare le loro case e le loro città, Mons. Zornoza Boy ha invitato alla riflessione personale sulla nostra risposta a questa profonda crisi umanitaria e sociale.La Spagna è l'altra meta di tanti barconi, zattere o gommoni di povera gente africana che tenta la fortuna nel Mediterraneo, ma dalla costa atlantica. Secondo la guardia costiera spagnola non è facile il controllo di questa zona visto il traffico di navi del Marocco che sono autorizzate a navigare e a gestire parte del commercio marittimo.

AFRICA/NIGERIA - “Non c’è lo stesso impegno per fermare i pastori criminali come contro Boko Haram” denuncia Mons. Kaigama

Abuja - “Non abbiamo visto lo stesso zelo nel combattere i pastori criminali che attaccano gli agricoltori, come quello dimostrato nella lotta contro Boko Haram” denuncia Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria. I pastori Fulani, spinti dalla desertificazione che colpisce la fascia sub-sahariana nel nord della Nigeria, si spingono verso le aree centrali e meridionali del Paese, invadendo zone abitate da popolazioni sedentarie dedite all’agricoltura, compiendo vere e proprie razzie, con morti e feriti .“Siamo molto preoccupati per le situazioni di crisi che hanno terribili conseguenze” ha dichiarato Mons. Kaigama. “Una di queste è la questione dei pastori criminali che attaccano altre popolazioni, specie gli agricoltori. È un fatto molto inquietante, che sembra non avere fine e che interessa diverse aree del Paese, ma non si affronta la questione con lo stesso zelo come nel caso di Boko Haram”.“L’allevamento di animali, come l’agricoltura, è un aspetto molto importante della nostra economia, specialmente di fronte al crollo delle entrate petrolifere” ha sottolineato l’Arcivescovo, ma “l’allevamento di bovini e di altri animali non dove sfociare in contese costanti, occupazioni forzate di terre o morti senza senso”.Mons. Kiagama ribadisce la soluzione proposta dai Vescovi ovvero la creazione da parte del governo di appositi ranch, dove i pastori possono allevare i loro animali senza doversi spostare da un’area all’altra alla ricerca di pascoli.

AFRICA/EGITTO - Al lavoro la Commissione incaricata di “regolarizzare” chiese e edifici ecclesiastici costruiti senza licenza

Il Cairo – Gli edifici di culto e gli immobili delle diverse Chiese e comunità cristiane costruiti negli ultimi anni, prima dell'entrata in vigore della nuova legge sulla costruzione delle chiese approvata alla fine dello scorso agosto, saranno censiti e valutati nelle loro caratteristiche da una speciale Commissione governativa, formata da funzionari dei ministeri dell'Interno e della Difesa e da rappresentanti delle forze di sicurezza. L'istituzione di tale Commissione, prefigurata già nella Legge citata, punta soprattutto a fare la lista di tutti gli immobili, con diversa destinazione, fatti costruire dalle diverse Chiese cristiane prima dell’approvazione della legge che disciplina la materia dallo scorso 30 agosto. Prima di quella data, e in assenza di precisi riferimenti legislativi, le diverse Chiese e comunità cristiane, per venire incontro alle proprie necessità pastorali, avevano fatto costruire immobili – edifici di culto, ma anche case e locali di uso collettivo – che al momento risultano privi delle specifiche licenze adesso contemplate dalla normativa entrata in vigore negli ultimi mesi. Ai rappresentanti legali delle diverse Chiese cristiane è stato chiesto di fornire alla Commissione incaricata, entro il prossimo settembre, la lista degli immobili che appartengono alle diverse comunità ecclesiali, per valutare la loro congruità rispetto alle leggi generali che regolano la costruzione di edifici pubblici e privati, e procedere alla loro eventuale “regolarizzazione”. Nelle diverse comunità ecclesiali, coinvolte nelle operazioni di censimento degli immobili in questione, circola anche qualche preoccupazione riguardo alla futura gestione dell'intero dossier da parte degli apparati governativi: “Ci chiediamo” confida all'Agenzia Fides Anba Botros Fahim Awad Hanna, Vescovo copto cattolico di Minya, “come mai non siano state coinvolte nei lavori della Commissione le istituzioni civili e sociali locali, che conoscono la realtà delle diverse situazioni nelle singole regioni. Ci auguriamo che si tenga conto delle destinazioni degli edifici, che spesso svolgono funzioni al servizio di tutta la popolazione locale, e non solo dei cristiani. E aspettiamo di vedere se la regolarizzazione di eventuali immobili privi di licenza avverrà con l'applicazione di misure fiscali o con altre modalità”. La nuova legge sulla costruzione delle chiese è stata approvata lo scorso 30 agosto da più dei due terzi dei 596 membri del Parlamento, per lo più appartenenti alla maggioranza che sostiene il Presidente Abdel Fattah al Sisi. Secondo quanto disposto dalla nuova legge, i Governatori delle Province devono rispondere entro quattro mesi alle richieste di costruzione di nuove chiese presentate dalle comunità cristiane. In caso di rifiuto, il governatore deve motivare la sua decisione, e la comunità ha diritto di fare appello ai tribunali amministrativi. La legge, tra l'altro, stabilisce che “la superficie della chiesa deve essere adeguata al numero dei cittadini appartenenti alla comunità cristiana, e deve prendere in considerazione la crescita della popolazione”.

ASIA/MONGOLIA - Con oltre 50 tra missionari e religiosi, la Chiesa si prepara al “Giubileo d’argento”

Ulaanbaatar – Sono oltre 50 i missionari e i religiosi di 14 paesi del mondo che “offrono la propria vita in Mongolia, fedeli alla propria vocazione di coltivare la relazione profonda con Dio e di donarsi per il prossimo”. Grazie al loro servizio, la Chiesa in Mongolia, che prepara la celebrazione dei 25 anni dalla sua rinascita, potrà ben presto erigere ufficialmente tre nuove parrocchie: lo dice all’Agenzia Fides p. Prosper Mbumba, CICM, missionario congolese nel paese asiatico, che ha preso parte ieri, 2 febbraio, alla Festa della Presentazione del Signore in cui si celebra la Giornata mondiale della Vita Consacrata. “E 'stata una occasione di riflessione per tutti noi riuniti attorno al Vescvo Wenceslao Padilla S., CICM, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar”, racconta p. Prosper a Fides. “E’ un’occasione per riflessione sulla nostra vocazione di consacrati, per guardare dentro di noi e poi riprendere il cammino”, ha detto il Prefetto ai religiosi presenti nella sede della Prefettura apostolica, tra i quali Suor Nirmala, della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, religiosa indiana che ha condiviso la sua esperienza di vita consacrata. La suora indiana è nel paese da oltre 10 anni, su 18 di vita consacrata. Come ha condiviso con Fides, è stata ispirata da un missionario francese che ha servito con dedizione il popolo di Dio in India, nella liturgia e nelle relazioni benevole con tutti, nelle opere di carità, nell’istruzione dei giovani. “La vita consacrata significa avere relazione con un Dio che implica l'offerta di se stessi. “Il apporto con Dio, la vita comunitaria e la missione sono al cuore del nostro carisma, sono elementi strutturali della vita consacrata”, ha ricordato ai missionari presenti in Mongolia, invitandoli “alla fedeltà, a vivere cioè una vita degna della vocazione che abbiamo ricevuto" “Solo in questo modo le parole di Papa Francesco potranno trovare un'eco nella nostra vita: la vita religiosa promuove la crescita nella Chiesa per attrazione” ha rimarcato. La suora ha ricordato che lo scorso anno la Chiesa in Mongolia si è arricchita con l'ordinazione del primo sacerdote nativo e nell’anno 2017 festeggia il suo “Giubileo d'argento”, cioè i 25 anni di missione in un paese che era appena uscito dal sistema socialista. “Oggi la comunità cattolica ha oltre mille mongoli battezzati e centinaia di catecumeni provenienti da 6 parrocchie e 3 stazioni missionarie che saranno erette a rango di parrocchie in occasione della celebrazione del Giubileo” ha riferito, “segno della benedizione di Dio che ama il popolo della Mongolia”.

ASIA/BANGLADESH - Migliaia di Rohingya trasferiti nel golfo del Bengala

Dacca - Decine di migliaia di rifugiati di etnia Rohingya saranno trasferiti su un isolotto nella Baia del Bengala, a largo delle coste del Bangladesh, prima di essere poi deportati in Myanmar. E’ quanto emerge dalla stampa locale, secondo cui risulta che i trasferimenti sono previsti da una direttiva adottata dal governo di Dacca. L’isolotto, Thengar Char, è emerso una decina di anni fa a partire dal deposito dei sedimenti del fiume Meghna. Fonti della stampa locale sottolineano che il territorio è stato spazzato da alluvioni ed è del tutto privo di protezioni naturali e di strade. Dall’ottobre scorso in 65 mila hanno attraversato il confine in fuga dalle violenze nell’ex Birmania, in particolare nello Stato di Rakhine .

AMERICA/PERU’ - Il Vescovo di Chimbote chiede di allargare le indagini sulla corruzione

Chimbote – Il Vescovo della diocesi peruviana di Chimbote, Sua Ecc. Mons. Angel Francisco Simon Piorno, ha lamentato ieri, parlando con alcuni giornalisti, lo scandalo venuto alla luce nella sede del Governo della Regione di Ancash : una donna imprenditrice è stata infatti denunciata in quanto si presume abbia corrotto alcuni funzionari per accelerare l'elaborazione delle sue pratiche. Il Presule ha chiesto al pubblico ministero e alla magistratura di condurre un'indagine approfondita su questa denuncia, in quanto "gli occhi della popolazione stanno seguendo la vicenda". Il Vescovo di Chimbote ha comunque avuto parole di condanna anche per il fatto che una donna d'affari abbia accettato di pagare una tangente per essere favorita, così ha auspicato che anche questa donna venga inclusa nelle indagini."Non solo coloro che chiedono i soldi, ma anche coloro che li ricevono e coloro che li danno, devono essere puniti" ha detto il Vescovo, che ha concluso: "I giudici devono andare fino in fondo, e a difesa della società, i pubblici ministeri devono accusare coloro che commettono reati".La nota inviata a Fides da una fonte del nord del Perù, nota che il paese continua a vivere quella sfiducia cresciuta molto nelle ultime settimane con la vicenda Odebrecht, denunciata dalla Conferenza Episcopale Peruviana e che ancora non si conclude, anzi, sembra coinvolgere di più alti politici sudamericani .

AFRICA/SOMALIA - Due assalti degli Shabaab in pochi giorni contro le forze di sicurezza del Kenya

Mogadiscio - I miliziani somali di Al Shabaab hanno assalito il 31 gennaio un posto di polizia nella cittadina di Mandera, non lontano dalla frontiera tra i due Paesi, uccidendo un numero imprecisato di poliziotti keniani. Il 27 gennaio gli Shebaab avevano attaccato il campo fortificato dell’esercito keniano Kulbiyow, in territorio somalo, al confine tra i due Paesi. Secondo le autorità di Nairobi, l’attacco ha provocato la morte di nove militari keniani e di un numero imprecisato di assalitori.Il campo era difeso da 120 soldati mentre il gruppo attaccante era composto da oltre 500 persone. L’assalto è stato condotto da tre ondate successive. La prima era formata da reclute inesperte, giovani somali reclutati a forza e forse qualche keniano, che hanno attaccato i soldati keniani subito dopo l’esplosione di due autobomba all’ingresso dell’insediamento militare. A questa prima ondata, che ha registrato le perdite più gravi tra gli attaccanti, ne sono succedute due formate da combattenti esperti, somali e stranieri. La terza ondata era accompagnata da fotografi che hanno documentato la conquista di alcuni mezzi corazzati in dotazione alle forze keniane. Dopo aver razziato alcune dotazioni militari, gli Shabaab si sono ritirati prima dell’arrivo dei rinforzi.

ASIA/INDIA - Leader cristiano: Modi promuove un’immigrazione selettiva e discriminatoria, come Trump

New Delhi – “Se Donald Trump vieta l'ingresso di cittadini provenienti da sette paesi prevalentemente musulmani con l'obiettivo apparente di proteggere la sicurezza nazionale, va notato che il governo federale di Narendra Modi promuove disposizioni legislative analoghe”: lo afferma all’Agenzia Fides il leader cristiano Sajan George, a capo del Consiglio globale dei cristiani indiani .George nota che gli emendamenti alla legge sulla cittadinanza proposti dal governo, un breve testo di tre pagine, mirano a modificare i criteri per acquisire o perdere la cittadinanza indiana. Il testo afferma che “persone appartenenti a comunità minoritarie, vale a dire, indù, sikh, buddisti, giainisti, parsi e cristiani provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, che risiedono in India, non devono essere trattati come migranti irregolari”.Il leader del Gcic nota: “E 'chiaro che questo emendamento si rivolge solo ai non-musulmani. Il disegno di legge non è rivolto a tutte le minoranze religiose presenti nei paesi limitrofi, ma esclude chiaramente molte comunità che potrebbero subire forme orribili di persecuzione, come i Rohingya musulmani in Myanmar o gli uiguri musulmani in Cina”.Per spiegare questa posizione, che discrimina palesemente i musulmani, George riprende il manifesto elettorale del Bharatiya Janata Party laddove si afferma che “l'India deve rimanere una sede naturale per gli indù perseguitati ed essi saranno invitati a cercare rifugio qui”, notando una discriminazione religiosa: “Perché l'India dovrebbe essere una sede naturale solo per gli indù perseguitati, e non per musulmani o cristiani perseguitati? Si avvalora l’idea dell’India come ‘nazione indù’ con il pretesto della minaccia alla sicurezza nazionale”.“Se il governo vuole fornire protezione alle minoranze religiose nei paesi vicini, allora è necessario guardare ai trattati internazionali e non fare distinzioni di religione, razza, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica”, conclude l’attivista cristiano.

ASIA/LAOS - Dimissioni del Vicario apostolico di Vientiane e nomina dell’Amministratore apostolico

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato apostolico di Vientiane , presentata da Sua Ecc. Mons. Jean Khamsé Vithavong, O.M.I., e ha nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis del Vicariato apostolico di Vientiane, Sua Ecc. Mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, Vicario Apostolico di Paksé .

ASIA/BANGLADESH - Erezione della Provincia ecclesiastica di Chittagong e nomina dell’Arcivescovo metropolita

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha eretto la Provincia ecclesiastica di Chittagong , elevando a Chiesa metropolitana la omonima sede vescovile, assegnandole come Chiese suffraganee le diocesi di Khulna e Barisal. Il Santo Padre ha nominato primo Arcivescovo metropolita di Chittagong, Sua Ecc. Mons. Moses Costa, C.S.C., finora Vescovo della diocesi di Chittagong. Link correlati :Dati statistici relativi alla nuova Provincia ecclesiastica

AMERICA/COLOMBIA - Frutti missionari per celebrare il centenario della diocesi di Santa Rosa de Osos

Santa Rosa de Osos – Con l'ordinazione di cinque nuovi sacerdoti, la creazione di quattro nuove parrocchie e la presenza di tutta la famiglia diocesana di Santa Rosa de Osos, il 5 febbraio prossimo si celebrerà il centenario della creazione della giurisdizione ecclesiastica di Santa Rosa de Osos .Il Vescovo della diocesi, Sua Ecc. Mons. Jorge Alberto Ossa Soto, ha detto: "Sono cento anni di grazia, la Chiesa qui è stata arricchita dalla presenza di Vescovi, sacerdoti, diaconi e laici generosi, che si sono impegnati per l'annuncio del Vangelo e la promozione umana".La celebrazione del centenario avrà inizio sabato 4 febbraio, con l'ordinazione di cinque sacerdoti e, il giorno dopo proseguirà con la lettura della Bolla "Quod Catholicae" per la creazione di quattro nuove parrocchie e centri di cura pastorale.I 100 anni della diocesi offrono l'opportunità di fare bilancio soprattutto dal punto di vista dell'eredità missionaria. A Santa Rosa de Osos sono nati istituti missionari come Yarumal, Hermanas Teresitas Missionarie, Figlie della Misericordia, Catechisti e vescovi, sacerdoti, religiosi e laici missionari."Stiamo raccogliendo il frutto dei nostri predecessori, quindi a noi compete far rivivere lo spirito e lo zelo missionario, perché se siamo missionari non possiamo rimanerlo solo di nome, ma vivere l'essenza della Chiesa, che è missionaria" ha detto il Vescovo nella nota inviata a Fides.Santa Rosa de Osos è stata una delle aree del paese che ha subito il vortice della violenza. Il confronto armato, il traffico di droga, le coltivazioni illecite, il paramilitarismo e la persecuzione sono stati alcuni dei flagelli. In questo contesto, il Vescovo sottolinea che questi mali sono causati dall’avidità e dall’egoismo, quindi richiedono “un cuore nuovo” per riparare e ricostruire la società.

ASIA/TERRA SANTA - Nuovi insediamenti nei Territori Occupati. Direttore di Caritas Jerusalem: la soluzione “due popoli due Stati” è morta

Gerusalemme – Il governo israeliano ha da poco reso noti i piani di costruzione di 3mila nuove unità abitative destinate a coloni ebrei nei territori della Cisgiordania occupati dall'esercito d'Israele. Nelle ultime due settimane, e precisamente dal giorno dell'insediamento del nuovo Presidente Usa Donald Trump, è la quarta volta che il governo israeliano annuncia programmi di costruzione di nuovi insediamenti destinati ai coloni su territori palestinesi occupati, mentre procede lo sgombero di una ventina di famiglie dell'insediamento “spontaneo” di Amona, non lontano da Ramallah, imposto alle autorità politiche israeliane da una sentenza dell'alta Corte di giustizia. Dallo scorso 20 gennaio, Israele ha approvato la costruzione di 566 unità abitative per i coloni in tre aree del territorio di Gerusalemme, e di 5.502 nuove unità abitative sparse in varie zone della Cisgiordania. Il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, ha annunciato l'inizio di una “nuova era dove la vita in Giudea e Samaria sta tornando al suo corso naturale”. “In questo modo” dichiara all'Agenzia Fides padre Raed Abusahliah, Direttore di Caritas Jerusalem, “si prosegue la politica dei fatti compiuti che fin dall'inizio ha di fatto sabotato gli accordi di pace di Oslo. Lo slogan di quegli accordi di pace era 'land for peace’, terra in cambio della pace. Nel 1993 la firma degli accordi prevedeva il ritiro di Israele dai territori palestinesi entro 3 anni. 23 anni dopo, continuano a costruire. Gli insediamenti costruiti sui territori palestinesi sono più di 400. Hanno circondato Gerusalemme e vengono costruiti intorno a Betlemme, a Hebron, a Ramallah, a pochi chilometri dalla casa di Abu Mazen. Ci abitano 650mila coloni, ideologicamente orientati, per i quali Samaria e Giudea sono la Terra promessa da Dio a loro, che sono il Popolo eletto. Tutto questo vuol dire semplicemente che la proposta ‘due Stati per due popoli’ è già morta. Questa è la realtà che abbiamo davanti”. Padre Raed commenta anche le indiscrezioni secondo cui la nuova amministrazione USA si sta preparando a tagliare i propri contributi a tutti gli organismi internazionali che riconoscono come propri membri a pieno titolo l'Autorità palestinese o l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina : “Se ciò accadrà” sostiene padre Raed “sarà il segno che si applaude l'aggressore e si punisce l'aggredito”. .

AFRICA/CONGO RD - La morte dello storico oppositore Tshisekedi in un momento cruciale delle vita politica congolese

Kinshasa - Etienne Tshisekedi, storico oppositore congolese fin dai tempi dell’allora Zaire di Joseph-Désiré Mobutu, è morto ieri in un ospedale di Bruxelles. Tshisekedi, 84 anni, era Presidente dell’Union pour la Démocratie et le Progrès social , la principale componente di Le Rassemblement, la coalizione dell’opposizione che non aveva firmato gli accordi del 18 ottobre con il Presidente Joseph Kabila che prevedevano, tra l’altro, lo svolgimento delle elezioni presidenziali nel 2018 . Di fronte alle manifestazioni indette da Le Rassemblement per costringere Kabila a cedere il potere entro la scadenza del suo mandato, il 20 dicembre 2016, il Presidente uscente aveva accettato di sedersi al tavolo con l’opposizione guidata da Tshisekedi, in una trattativa mediata dai Vescovi locali. La trattativa è sfociata negli accordi di San Silvestro che prevedono la tenuta delle elezioni presidenziali e politiche entro il dicembre 2017, la cui attuazione è però ancora in discussione.La scomparsa di Etienne Tshisekedi è avvenuta dunque in un momento cruciale della storia della Repubblica Democratica del Congo. Le trattative per l’attuazione degli accordi di San Silvestro sono bloccate sulla nomina del Primo Ministro del governo di transizione, che deve essere un esponente dell’opposizione. La scomparsa del massimo esponente dell’opposizione apre ora spazi per altri candidati, ma anche a spaccature e divisioni all’interno del fronte anti Kabila.

AMERICA/CILE - Solidarietà anche dai detenuti per le famiglie vittime degli incendi

Rancagua – Continua a crescere la solidarietà verso le famiglie vittime degli incendi verificatisi nella parte centrale e meridionale del Cile che hanno lasciato 11 morti e 3.782 senza tetto. Nei giorni scorsi un gruppo di sacerdoti cattolici della regione di O'Higgins hanno incontrato il Vescovo della diocesi di Rancagua, Sua Ecc. Mons. Alejandro Goic, e i rappresentanti di Caritas-Cile per coordinare gli aiuti e organizzare una campagna simile a quella fatta per il terremoto che aveva colpito il paese poco tempo fa.Secondo le informazioni pervenute a Fides, Mons. Goic ha definito la disgrazia come “tragedia nazionale” e ha chiesto la solidarietà di tutti i cileni in quanto si tratta di una emergenza. Padre Andrés Moro, responsabile generale della Pastoral Sociale-Caritas ha ricordato che "in tutto il Cile ci sono più di mille parrocchie, quindi possiamo dare un aiuto ai fratelli che hanno sofferto".La mobilizzazione per gli aiuti viene da molti gruppi, uno di questi è anche il carcere di Rancagua dove, guidati dal responsabile della chiesa evangelica, un gruppo di detenuti che svolgono lavoro sociale, è riuscito a donare un tir di bottiglie d'acqua per le famiglie vittime degli incendi, azione che la chiesa evangelica di Rancagua ha chiesto di imitare ad altri centri evangelici del paese.

AMERICA/STATI UNITI - Rivedere il provvedimento SB4 che trasformerà lo stato in persecutore degli immigrati

Texas – Oggi, giovedì 2 febbraio, la Commissione di Stato del Senato del Texas dovrebbe esaminare un provvedimento, il Senate Bill 4, denominato SB4, che trasforma gli agenti di polizia locale in agenti di espulsione, trasforma le prigioni locali in centri di detenzione degli immigrati, e fa pagare ai contribuenti le spese di tali trasformazioni.I texani di tutti i settori stanno quindi alzando la voce contro le divisioni, l'odio e la separazione delle famiglie che il SB4 comporterebbe. In particolare la “Reform Immigration for Texas Alliance”, invita a respingere le aggressioni alle famiglie, alle comunità e ai valori, ed a promuovere la visione di un Texas unito.L’Agenzia Fides ha ricevuto della Border Network for Human Rights un lungo elenco di dichiarazioni di personalità del Texas di diversi ambiti, che esprimono il loro dissenso riguardo al SB4, tra cui: Sheriff Richard D. Wiles ; Pastor Lynn Godsey della Coalition of Evangelical Alliances of Texas; Fernando Garcia, Executive Director, Border Network for Human Rights ; Juanita Valdez-Cox, Executive Director, La Union del Pueblo Entero .

ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo: non servono “bulli stranieri”, né milizie confessionali per proteggere i cristiani nella Piana di Ninive

Baghdad – Non servono forze armate straniere per proteggere i villaggi e le aree della Piana di Ninive dove potranno prima o poi tornare i cristiani che vi risiedevano fino all'agosto 2014, quando quei territori furono conquistati dai jihadisti dell'auto-proclamato Stato Islamico . Lo ha rimarcato il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, in un'intervista pubblicata dalla testata online ankawa.com, riferendosi alle proposte di chi chiede l'intervento di eserciti stranieri e coalizioni militari internazionali per assicurare il reinsediamento in quelle terre dei profughi cristiani, mentre procede l'offensiva per cacciare i jihadisti del Daesh anche da Mosul, ultima loro roccaforte in territorio iracheno. Il Primate della Chiesa caldea ammette la possibile utilità di un coinvolgimento dell'Onu o degli osservatori della Comunità europea per monitorare e favorire il ritorno dei cristiani della Piana di Ninive alle proprie case, vigilando per evitare ogni possibile violazione. Nello stesso tempo rimarca con forza il rifiuto di ogni “bullismo staniero”, e respinge anche la prospettiva di istituzionalizzare “milizie cristiane” organizzate su base confessionale, al di fuori del quadro rappresentato dalle istituzioni civili e militari nazionali.

Pages