Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/PAKISTAN - Land-grabbing e aggressione sui cristiani pakistani in Sindh

Hyderabad - Per i cristiani in Pakistan il nuovo anno si apre con una dolorosa questione: apparti mafiosi in combutta con la polizia di Sukkur, nel distretto di Hyderabad hanno pianificato una aggressione contro gli abitanti cristiani di Sukkur, cercando di scacciarli dalle loro proprietà come case e terreni. I cristiani sono vittime di un fenomeno diffuso in Pakistan, il land-grabbing , per cui alcuni potenti latifondisti, con appoggi politici, sequestrano arbitrariamente le terre a contadini poveri e vulnerabili. Il fenomeno è piuttosto diffuso nel Sindh, dove le terre sequestrate sono rivendute con alti profitti.Come appreso da Fides, il cristiano Munawar Gill, residente nell'area, ed ex funzionario della diocesi anglicana di Hyderabad, ha spiegato che nelle scorse settimane alcuni uomini di sono presentati nell’area dell’insediamento cristiano di Sukkur, mostrando una falsa documentazione falsa e rivendicando il diritto di proprietà. "Non è difficile comprare documenti falsi in Pakistan", afferma Gill. Il 21 dicembre alcuni agenti di polizia hanno chiesto alle famiglie cristiane i certificati di proprietà, in mancanza dei quali avrebbero dovuto lasciare le loro case Il 31 dicembre circa 20 uomini, alcuni indossando uniformi della polizia e alcuni in abito civile, hanno iniziato a bussare alle porte dei cristiani e quanti hanno aperto sono stati intimiditi e percossi. "Donne e bambini sono stati maltrattati e circa 20 persone sono state ferite, alcune gravemente", riferisce Gill a Fides. Dopo l'aggressione, il 1° gennaio i residenti cristiani si son recati alla polizia per registrare una denuncia, chiedendo adeguata protezione. Per protesta circa circa 4500 persone si sono riunite davanti al Press Club di Sukkur per denunciare l'arbitrio subito dai cristiani di Sukkur. In una nota inviata a Fides l’Ong Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement ha condannato "l'azione orribile e brutale" e l’incidente avvenuto "mentre i cristiani si stavano preparando per la celebrazione del nuovo anno", invitando le autorità preposte a far rispettare lo stato di diritto per fermare la "mafia delle terre" che prende di mira le comunità più vulnerabili, calpestando i diritti fondamentali di cittadini pakistani.

ASIA/INDIA - Donare gli organi è un servizio a Dio e all'umanità

Bombay - Il 77enne vescovo Agnelo Gracias, ausiliare di Bombay, ha deciso di donare i suoi organi dopo la morte. Questa tedenza è cresciuta enormemente nella comunità cristiana: sono sempre di più i sacerdoti, religiosi e fedeli disposti a donare i loro organi nell'eventualità di morte cerebrale, condizione obbligatoria per il trapianto di organi. "Ho pensato che mi piacerebbe essere di aiuto all'umanità e ho comunicato alla mia famiglia la mia intenzione di donare gli organi dopo la mia morte ", ha spiegato il vescovo. "Se qualcuno potrà vedere attraverso i miei occhi, o utilizzare il mio rene per vivere più a lungo, credo questo sarebbe un servizio a Dio", ha aggiunto. Come appreso da Fides, il vescovo ha promosso la pratica della donazione di organi scrivendone sulle riviste locali per incoraggiare la comunità, parlandone nel corso di lutirgi e conferenze. Secondo Gracias, è bene che cresca la consapevolezza nella comunità cristiana su come "si può servire Dio e l'umanità anche e dopo la morte".A ottobre 2014, Papa Francesco ha parlato di donazione di organi come "testimonianza d'amore", e il vescovo Gracias ha usato queste parole per amplificare il messaggio, ricordando che anche l'arcivescovo di Mumbai, Oswald Gracias, è donatore di organi.Nel 2016, a Bombay vi sono state 58 donazioni di organi che hanno beneficiato 91 pazienti affetti da insufficienza renale, 58 casi di insufficienza epatica cronica e 34 pazienti affetti da probemi cardaici.

ASIA/SIRIA - A Aleppo, Capi delle Chiese cristiane pregano insieme per la pace

Aleppo – Ad Aleppo, all'inizio del nuovo anno, in occasione della giornata mondiale per la Pace, il Patriarca Mar Ignatios Aphrem II Primate della Chiesa siro-ortodossa, ha presieduto la preghiera per la pace in Siria ospitata presso la cattedrale siro- ortodossa dedicata a Sant'Efrem. Al'iniziativa di preghiera comune, olte a vescovi e sacerdoti della Chiesa siro-ortodossa, hanno preso parte anche il Vescovo maronita Joseph Tobji, il vescovo caldeo Antoine Audo e il Reverendo Ibrahim Nseir, della Chiesa evangelica araba. I Patriarca, i vescovi e tutti i presenti hanno pregato insieme per la pace in Siria e la cessazione delle violenza, e nella preghiera hano chiesto di nuovo anche il ritrno alle proprie case dei due Metropoliti di Aleppo scomparsi dall'aprile 2013, il greco ortodosso Boulos Yazigi e il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim. .

ASIA/IRAQ - Le autorità civili: cristiani, tornate a Bassora

Bassora – Le celebrazioni per l'inizio del nuovo anno 2017 hanno fornito alle autorità civili della provincia di Bassora l'occasione di diffondere numerosi messaggi e segnali di attenzione nei confronti dei cristiani. In particolare, il presidente del Consiglio provinciale di Bassora, Khalaf Abdul al Samad, visitando una chiesa armena di Bassora ha manifestato l'intenzione di offrire consistente appoggio alla ristrutturazione e al ripristino in attività delle chiese, esprimendo a nome delle autorità locali l'invito ai cristiani iracheni immigrati a fare ritorno alla propria terra d'origine, soprattutto nelle aree liberate dal controllo dei jihadisti. Anche a Bassora, 590 km a sud di Baghdad, la popolazione cristiana – che un tempo rappresentava una componente significativa della classe mercantile della città irachena - è diminuita drasticamente negli ultimi decenni. Attualmente i battezzati che vivono a Bassora sono poche centinaia, mentre nella città, prima della guerra Iraq-Iran, risiedevano circa 2500 famiglie cristiane. Lo scorso aprile, per la città irachena è passato il più grande pellegrinaggio compiuto da cristiani iracheni negli ultimi anni, quello che ha visto circa 200 caldei di Baghdad recarsi fino a Ur, il sito storico della bassa Mesopotamia, attualmente nel governatorato iracheno di Dhi Quar, che viene generalmente identificata con il luogo di nascita del Patriarca Abramo, padre di tutti i credenti. Guidati dal Vescovo caldeo Basilio Yaldo e da sette sacerdoti, i cristiani appartenenti a diverse comunità e parrocchie di Baghdad avevano vissuto il pellegrinaggio come momento forte nello spirito dell'Anno della Misericordia. .

ASIA/PAKISTAN - Festa e istruzione per i figli dei coniugi cristiani arsi vivi per blasfemia

Lahore - Suleiman, Sonia e Poonam, i figli di Shama e Shahzad Masih, i due coniugi cristiani pakistani massacrati e arsi vivi per presunta blasfemia a novembre 2014, hanno celebrato le festività del Natale del nuovo anno serenamente, grazie ai volontari della "Cecil Chaudhry & Iris Foundation" , guidata dalla cattolica Michelle Chaudhry, che si occupa di garantire l'istruzione ai tre orfani.I tre sono sono figli della di Shama e Shahzad uccisi circa due anni fa a Kot Radha Kishan, nel distretto di Kasur, nel Punjab pakistano. Da allora la "Cecil Chaudhry & Iris Foundation" si è assunta la responsabilità di educare questi bambini, sostenendo tutte le loro spese di istruzione come tasse scolastiche, libri, cancelleria, uniformi, costi delle attività extrascolastiche, gite, trasporti, assegnando anche una borsa di studio al nonno dei bambini, con cui attualmente essi vivono. Come appreso da Fides, Suleiman e Sonia studiano in una scuola cattolica di suore a Lahore ed entrambi i bambini si sono inseriti molto bene a scuola. Il preside e il personale sono estremamente felici dei loro progressi. La più piccola, Poonam, attualmente nella scuola materna, si unirà ai fratellini a marzo 2017. Michelle Chaudhry, presidente della Fondazione, ha dichiarato a Fides: "Ci dà immenso piacere vedere questi bambini ben adattati; sono felici, sicuri di sé e sereni e con un buon rendimento scolastico. Siamo felici di essere parte della loro vita e stiamo facendo tutto il possibile per fornire questi bambini un ambiente di vita sano e sicuro, che veramente meritano". Durante le festività, ai bambini sono stati donati regali e dolci di Natale: "I piccoli si sono divertiti molto ed erano, come sempre, affascinati dall'albero di Natale", spiega Chaudhry.La fondazione che presiede è un'organizzazione indipendente senza scopo di lucro, impegnata ar sradicare l'ingiustizia nella società, promuovendo i gruppi svantaggiati, vulnerabili ed emarginati all'interno del Pakistan.

AFRICA/REPUBBLICA CENTRAFRICANA - Natale di dolore, di gioia e di speranza: lettera di Mons. Aguirre

Bangassou – Sua Ecc. Mons. Juan Jose Aguirre, M.C.C.I. Vescovo della diocesi di Bangassou nella Repubblica Centrafricana, ha pubblicato una riflessione in occasione del Natale, pervenuta a Fides dalle Pontificie Opere Missionarie della Spagna, di cui riportiamo di seguito ampi stralci."Prendo in mano il globo della terra, passo le mie dita sulle acque del Mar Mediterraneo, e penso a quelli che vi sono rimasti, forse anche la sera del 24, un Natale Nero. Il nostro mare è diventato un cimitero per più di 5.000 persone, le sue acque non sono così blu, le onde portano presagi di oscurità e tristezza. Lì c'è la morte ogni giorno...Il mio dito passa sopra il Libano e poi la Siria, Aleppo, quale sarà il Natale lì? I Fratelli Maristi avevano un orfanotrofio nel quartiere occupato dai guerriglieri. Natale eroico. Gli uomini della Croce Bianca non riescono con le loro ambulanze a prendere la gente dalle macerie, ci sono bambini sfigurati, famiglie smembrate ... Ci sono scuole che sono crollate schiacciando tutti gli studenti. Nel nord della Nigeria ci sono migliaia di persone prigioniere dal Boko Haram, ragazze rapite, villaggi carbonizzati, c'è l'orrore.In Centrafrica sarà un Natale caldo, bollente. Gruppi ribelli musulmani sono in lotta tra loro per settimane. La guerra per il potere, per il controllo dei guerriglieri… Natale teso, pieno di paura e violenza, bombe ed armi, portando il loro alito fetido fino alle porte di Bangassou. I ribelli sono a 70 km da noi. Migliaia di civili hanno raggiunto la missione Nzacko in fuga dall'incendio nel nord di Bambari… Natale triste a casa delle missionarie uccise, come la catalana Isabel Sola, uccisa ad Haiti il 2 settembre, o nello Yemen, dove il 4 marzo scorso, milizie sciite radicali hanno ucciso quattro Missionarie della Carità.Ma anche Natale di gioia e di speranza per milioni di ‘buona gente’ in tutto il mondo.Natale diverso perché in molte cappelle della giungla, in decine di paesi in Africa, ma anche in migliaia di villaggi nella giungla in Perù, Colombia ed Ecuador, senza inquinamento e senza luce, sarà Natale di preghiera e di stupore, perché in Africa non c'è ‘il cenone di Natale’ o lo spumante...”

VATICANO - Gli Operatori pastorali uccisi nell'anno 2016

Città del Vaticano – Nell’anno 2016 sono stati uccisi nel mondo 28 operatori pastorali cattolici. Per l’ottavo anno consecutivo il numero più elevato si registra in America, mentre è drammaticamente cresciuto il numero delle religiose uccise, che quest’anno sono 9, più del doppio rispetto al 2015. Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nel 2016 sono morti in modo violento 14 sacerdoti, 9 religiose, 1 seminarista, 4 laici. Per quanto riguarda la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 12 operatori pastorali ; in Africa sono stati uccisi 8 operatori pastorali ; in Asia sono stati uccisi 7 operatori pastorali ; in Europa è stato ucciso 1 sacerdote.Come sta avvenendo negli ultimi anni, la maggior parte degli operatori pastorali è stata uccisa in seguito a tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, in contesti che denunciano il degrado morale, la povertà economica e culturale, la violenza come regola di comportamento, la mancanza di rispetto per i diritti umani e per la vita stessa. In queste situazioni, simili a tutte le latitudini, i sacerdoti, le religiose e i laici uccisi, erano tra coloro che denunciavano a voce alta le ingiustizie, le discriminazioni, la corruzione, la povertà, nel nome del Vangelo. Per questo hanno pagato, come il sacerdote José Luis Sánchez Ruiz, della diocesi di San Andres Tuxtla , rapito e poi rilasciato con "evidenti segni di tortura", secondo il comunicato della diocesi. Nei giorni precedenti al rapimento aveva ricevuto delle minacce, sicuramente per le sue dure critiche contro la corruzione e il crimine dilagante . Come ha ricordato Papa Francesco nella festa del protomartire Santo Stefano, “il mondo odia i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvage” .Tutti vivevano la loro testimonianza di fede nella normalità della vita quotidiana: amministrando i sacramenti, aiutando i poveri e gli ultimi, curandosi degli orfani, dei tossicodipendenti, degli ex carcerati, seguendo progetti di promozione umana e di sviluppo o semplicemente rendendosi disponibili a chiunque potesse avere bisogno. Qualcuno è stato ucciso proprio dalle stesse persone che aiutava. Difficilmente le indagini svolte dalle autorità locali portano ad individuare gli esecutori e i mandanti di questi omicidi o i motivi. Desta poi preoccupazione la sorte di altri operatori pastorali sequestrati o scomparsi, di cui non si hanno più notizie certe da tempo. L’elenco annuale di Fides, senza dubbio incompleto, non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma registra gli operatori pastorali morti in modo violento. Non viene usato di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che si riescono a raccogliere sulla loro vita e sulle circostanze della morte.Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo. Papa Francesco ci ricorda spesso che “Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo”… “i martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli”. Link correlati :Il testo completo dello Speciale

AMERICA/VENEZUELA - “La pace può arrivare solo con il sostegno di tutti”: messaggio dell’Arcivescovo di Caracas

Caracas – In un messaggio che sarà letto nelle Messe di domenica 1 gennaio 2017, 50.ma Giornata mondiale della pace, l'Arcivescovo di Caracas, il Card. Jorge Urosa Savino, insieme ai suoi Ausiliari, esprime il sentimento della Chiesa cattolica dinanzi alla situazione che vive il Venezuela. "Il non riconoscere le facoltà dell'Assemblea Nazionale, ha istituito una vera e propria situazione di dittatura, ignorando la volontà popolare espressa nel dicembre 2015" si legge nel messaggio inviato a Fides."La sofferenza di milioni di venezuelani chiede al governo di risolvere la gravissima crisi alimentare e di farmaci che attraversiamo, causata dall'applicazione di un sistema economico sbagliato, il totalitarismo socialista che attribuisce allo Stato il controllo totale dell’economia. Mai prima d'ora così tanti venezuelani hanno dovuto cercare il cibo nella spazzatura!” Malgrado le forti parole del messaggio siano indirizzate all'Arcidiocesi di Caracas, il testo riflette la situazione di tutto il paese. Alla fine, insieme alla richiesta di evitare la violenza sociale, che pesa sui più poveri, c'è l’appello a costruire insieme la pace con il dialogo vero: "Questo 2016 è stato un anno difficile, pieno di ansie e difficoltà per tutti noi. Il dialogo tra il governo e l'opposizione, che è stato una fonte di speranza per ampi settori del paese, è seriamente messo in discussione. Indipendentemente dal futuro di questo dialogo, che dovrebbe fornire soluzioni per la grave crisi in corso, dobbiamo ricordare che il popolo chiede la pace, la sicurezza personale e sociale, e le condizioni che permettono di lavorare e vivere in pace. Questo può avvenire solo con il sostegno di tutti".

AMERICA/ARGENTINA - Diretta da un non cattolico l’edizione argentina dell’Osservatore Romano

Buenos Aires – Oggi viene pubblicata, a Buenos Aires, l'edizione argentina de “L'Osservatore Romano”. "Questa è già una grande novità" ha detto alla stampa argentina, il direttore del giornale vaticano, il prof. Giovanni Maria Vian, che poi ha aggiunto: "l'altra grande novità è che sarà affidata ad un cristiano non cattolico, il biblista protestante Marcelo Figueroa".L'edizione Argentina avrà 16 pagine: 9 dell'edizione in lingua spagnola che viene pubblicata da quasi mezzo secolo in Vaticano e 5 dell'edizione locale. "Questo primo numero sarà caratterizzato dalla copertina, che riporta un chirografo di Papa Francesco, cioè una lettera scritta a mano dall’ex Arcivescovo di Buenos Aires, con parole di incoraggiamento per questa iniziativa unica" ha riferito Vian. Insieme a Vian e Figueroa, questo numero pubblica anche scritti dell'Arcivescovo Victor Manuel Fernandez, rettore della UCA; del rabbino Abraham Skorka; del teologo argentino Carlos Galli, professore presso l'UCA.

AMERICA/GUATEMALA - I maya invocano la pace attraverso un antico rituale

Città del Guatemala – In occasione della commemorazione del ventesimo anno dalla firma degli Accordi di Pace nel Paese, un gruppo di leader spirituali maya di diverse località del Guatemala si è radunato nel sito archeologico Kaminal Juyú, nella capitale, per invocare, attraverso un rituale maya, la pace, l’accordo e l’armonia tra i guatemaltechi.La firma degli Accordi di Pace pose fine a un sanguinoso conflitto interno durato 36 anni durante il quale si registrarono oltre 250 mila vittime, tra morti e scomparsi. Tuttavia, nonostante la firma degli accordi, le cause che originarono il conflitto armato nel 1960, come povertà e disuguaglianza sociale, persistono ancora. Dei 16 milioni di abitanti del Paese centroamericano, il 59,3 % vive sotto la soglia della povertà. Secondo le cifre ufficiali il 79% degli indigeni risulta povero, mentre tra i meticci è il 46,6 %.

ASIA/INDONESIA - Dimissioni del Vescovo di Purwokerto

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 29 dicembre 2016, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Purwokerto, in Indonesia, presentata da Sua Ecc. Mons. Julianus Kemo Sunarka, S.I.

ASIA/INDIA - Nuova università dei Gesuiti a New Town

Calcutta – L’Assemblea del Bengala occidentale ha di recente approvato il progetto di legge 2016 dell’Università Saint Xavier di Calcutta, aprendo così la strada alla realizzazione di una nuova università a New Town, Rajarhat, per venire incontro alla crescente richiesta di strutture valide per l’istruzione secondaria statale. Secondo le notizie pervenute all’Agenzia Fides dalla curia generalizia dei gesuiti, il progetto prevede che l’Università possa essere composta da diversi istituti del Bengala realizzati e gestiti dall’ordine dei Gesuiti. La Fondazione educativa dell’Istituto St. Xavier di Calcutta, finanziatrice dell’università, amministrerà gli istituti scolastici superiori di tutto lo Stato affidati alla Fondazione dei Gesuiti. L’università provvederà all’istruzione, all’insegnamento, alla formazione e alla ricerca in varie discipline e campi specialistici. Tra queste scienza, tecnologia, diritto, amministrazione, scienze sociali, medicina, studi umanistici, arti dello spettacolo. L’apertura è prevista per l’anno accademico 2017-2018.

AMERICA/COLOMBIA - Il processo di pace procede: approvato il provvedimento per l’amnistia

Bogotà – Il Parlamento colombiano ha approvato ieri, mercoledì 28 dicembre, il progetto di legge per l'amnistia dei membri delle FARC .Non si tratta comunque di un'amnistia generale, è stato precisato, in quanto a beneficiarne saranno solo una parte dei membri delle FARC e anche dei militari. Secondo un comunicato del Ministero della Giustizia, solo 4.100 guerriglieri già arrestati ne potranno usufruire, ma il numero totale di membri delle FARC che potranno beneficiarne è di circa 15 mila. Questo provvedimento è un primo passo per il disarmo delle FARC, da realizzare nel primo semestre del 2017. La procedura deve ancora essere stabilita nel dettaglio, nel frattempo i membri delle FARC possono e devono attendere nelle "zone" stabilite per la loro residenza. Ora manca solo la firma del presidente Santos per l'applicazione del provvedimento.

AMERICA/CILE - I lavori per l’Araucania vanno avanti malgrado gli attacchi incendiari alle chiese

Temuco – "Il lavoro di tutti, facilitato da Mons. Vargas, sta permettendo in un quadro di rispetto e di dialogo, di costruire progetti di futuro per l'Araucanía, così tutti possono avere diritti e opportunità" ha detto la presidente cilena Bachelet alla fine dell'incontro con la "Commissione per l'Araucania" svoltosi il 26 dicembre.Mons. Hector Vargas, Vescovo di Temuco, nel suo ruolo di "facilitatore" del tavolo di dialogo, si è detto "molto contento e grato perché ciascuno dei membri si è impegnato molto e la prova è che abbiamo raggiunto consensi su ogni punto trattato. La cosa principale è il bene comune dell'Araucania, e questo ci dovrebbe unire tutti". Il Presule ha aggiunto che la Commissione ha distrutto i "pregiudizi" e ha permesso "di verificare che ci sono veramente molti più elementi che ci uniscono di quelli che ci separano".Il Vescovo ha annunciato che i lavori proseguiranno a gennaio senza alcun rinvio, anche se purtroppo gli attacchi incendiari causati da gruppi estremisti Mapuche che cercano di imporre in questo modo i diritti ancestrali degli indigeni non si sono fermati. La settimana scorsa, il 24 dicembre, un incendio ha completamente distrutto una chiesa e una scuola nella zona di Chamichaco, mentre il 21 dicembre è stata data alle fiamme la parrocchia San Giuda Taddeo nel comune di Ercilia.Nel 2016 questa zona dell’Araucania ha visto dare alle fiamme 13 chiese in nome della cosiddetta “Causa Mapuche” . Mons. Vargas il 22 dicembre aveva dichiarato: “E' molto grave ma dobbiamo condannare energicamente questo tipo di fatti che non contribuiscono in assoluto ad una soluzione dei problemi nella zona, né del popolo Mapuche, né del resto della società civile".

ASIA/THAILANDIA - “Il Regno di Dio è in mezzo a noi”, anche in una baraccopoli

Pathumthani – “Ieri sera, dopo la celebrazione dei vespri ho chiesto a Pan, uno dei seminaristi che mi aiutano nel lavoro delle comunità – baraccopoli nei dintorni di Pathumthani, dove fosse stato e lui mi ha risposto: ho visitato le comunità di Wat Sake, di Lat Lum Kew e di Ko Ping assieme a Kof, Pao e Fon, e mi sono sentito mancare le forze perchè nessuno si prende cura dei più deboli. Ho fatto pulizie nelle case degli anziani, Kof ha tagliato i capelli, mentre Fon lavava i loro vestiti e Pao distribuiva il cibo. Gli ho risposto: questo significa che il regno di Dio è in mezzo a noi, sii felice di poter fare questo e non aspettarti nulla altro”. Lo racconta a Fides padre Adriano Pelosin, missionario del PIME da anni impegnato in Thailandia. “Sono tanti i gesti, le attività, le iniziative, le emergenze, alle quali facciamo fronte ogni giorno. Stiamo anche terminando la costruzione di un campo da calcio, pallacanestro, pallavolo, di un parcheggio e aule per musica, arte e mestieri per i ragazzi e i giovani delle baraccopoli. Sul terreno acquistato lo scorso anno c’è già un grande orto con banane, papaie, limoni, manghi. Abbiamo in progetto un laghetto e un bosco ‘francescano’ per salvaguardare la natura che è continuamente in pericolo in questa periferia della città di Bangkok.” “Un mese fa - continua padre Pelosin - abbiamo accolto un uomo che era stato abbandonato ai cancelli della chiesa, ubriaco e quasi incosciente. Dopo pochi giorni che stava con noi ha avuto un ictus cerebrale e stava quasi per morire. Siamo andati all’ospedale per pregare per lui. Il giorno dopo è tornato da solo dall’ospedale e noi tutti siamo rimasti stupiti. Ora sta molto bene ed è di buon aiuto nel lavoro del giardino.” “Il Regno di Dio è in mezzo a noi. Camminiamo con gioia e sicurezza” conclude il missionario augurando un felice anno nuovo.

AFRICA/CAMERUN - Dimissioni del Vescovo di Mbalmayo e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 27 dicembre 2016, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Mbalmayo, in Camerun, presentata da S.E. Mons. Adalbert Ndzana. Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Mbalmayo il Rev. Joseph Marie Ndi-Okalla, del clero di Mbalmayo, Vice–Rettore dell’Università Cattolica dell’Africa Centrale e Segretario della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede.Il Rev. Joseph Marie Ndi-Okalla è nato il 21 novembre 1957 a Douala, nell’omonima Arcidiocesi. Dopo gli studi primari, è entrato nel Seminario Minore di Mbalmayo. Ha seguito i corsi filosofici solo per un anno nel Seminario Maggiore Interdiocesano Notre Dame de l’Immaculée Conception di Nkolbison, a Yaoundé. In seguito, è stato inviato a proseguire la formazione presso il Séminaire Universitaire dell’Institut Catholique de Paris.È stato ordinato sacerdote il 13 agosto 1983 ed incardinato nella Diocesi di Mbalmayo.Ha proseguito gli studi in Francia, all’Institut Catholique de Paris e all’Università della Sorbona, dove ha studiato rispettivamente Teologia e Histoire et Civilisation, conseguendo una Maîtrise in Teologia Biblica e Sistematica. Si è, poi, trasferito all’Università di Bonn, dove ha ottenuto il Dottorato in Teologia Dogmatica.Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale; Vicario associato alla Pastorale Universitaria; docente di Missiologia; Direttore degli Studi presso il Seminario Maggiore Interdiocesano; Incaricato per la formazione permanente del clero. Dal 2011 è Vice–Rettore dell’Università Cattolica dell’Africa Centrale e Segretario della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede.

AFRICA/CONGO RD - “L’accordo è a portata di mano” annuncia Mons. Utembi che media tra maggioranza e opposizione

Kinshasa - “Siamo arrivati in pratica alla fine del tunnel. Quello che resta da fare è la revisione del testo. L’accordo è là, a portata di mano” ha affermato Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale Congolese , annunciando un possibile accordo tra maggioranza e opposizione per far uscire la Repubblica Democratica del Congo dalla crisi politica-istituzionale venutasi a creare con la fine del mandato del Presidente Joseph Kabila e il mancato svolgimento delle elezioni per scegliere il suo successore. Mons. Utembi, che è incaricato della mediazione tra le parti, ha affermano in una dichiarazione ai giornalisti, pervenuta a Fides, che i capitoli dell’accordo riguardano: impegni fondamentali per il rispetto della Costituzione; processo elettorale; gestione del periodo pre-elettorale e di quello elettorale; procedimento di controllo; procedimento di gestione delle controversie.“Siamo fieri che le divergenze si siano appianate praticamente in modo totale. L’accordo prevede una gestione consensuale con tutte le parti coinvolte” ha detto Mons. Utembi. L’accordo sarà reso pubblico il 30 dicembre.Le violenze continuano però a mietere vittime in diverse aree della RDC e in particolare nel Territorio di Beni, nella provincia orientale del Nord Kivu, dove nel fine settimana di Natale almeno 27 persone sono state uccise a Eringeti e dintorni in una serie di attacchi attribuiti a i ribelli di origine ugandese delle ADF.

AMERICA/TRINIDAD E TOBAGO - Violenza, droga e armi: preoccupazione delle Chiese cristiane per gli omicidi e i mali sociali

Port of Spain – "C'è molta rabbia nel paese insieme ad una quantità eccessiva di droga e armi e che sono facilmente disponibili": questa la preoccupazione dell'Arcivescovo di Port of Spain, Sua Ecc. Mons. Joseph Harris, che insieme al Vescovo anglicano il Rev. Claude Berkley e al Rev Daniel Teelucksingh, della Chiesa presbiteriana, ha denunciato i mali sociali e la spirale di omicidi che colpisce la comunità di Trinidad e Tobago."Un omicidio è già abbastanza grave, quindi oltre 400 omicidi è un fatto terribile. Non possiamo vivere in questo modo" ha denunciato Mons. Harris ieri, 27 dicembre, dopo la pubblicazione del rapporto di The National Joint Action Committee che informava degli oltre 400 omicidi e di più di 100 morti per incidenti stradali.Sembra che Trinidad e Tobago stia "camminando nelle tenebre" e attende ancora di vedere la luce di Gesù Cristo perché c'è violenza ogni giorno. "Il messaggio delle Scritture è che le persone che camminavano nelle tenebre videro una grande luce. Noi invece sembra che siamo ancora nel buio e non vediamo la luce di Gesù Cristo. Abbiamo provato tutti i tipi di ‘ismi’ ... il comunismo, il socialismo, il capitalismo ma nessuno ci aiuta nel modo di vita. Dobbiamo allontanarci da questi ‘ismi’ e cercare il cristianesimo" ha esortato Mons. Harris.Mons. Harris ha concluso il suo commento rilevando che forse è stata la prima volta che le celebrazioni della vigilia di Natale hanno avuto cambiamenti di orario per l’insicurezza e la paura della gente. "Gli omicidi a Trinidad e Tobago sono così tanti e terribili che possiamo superare la situazione di Aleppo e di Berlino" ha detto Mons. Harris.

AMERICA/MESSICO - Natale tra consumismo e bambini di strada

Oaxaca de Juárez – Per i bambini di strada non esiste “cenone di Natale”, per loro niente regali. Vivono emarginati, al freddo, sotto i ponti, non hanno una famiglia e vengono sfruttati. A differenza di tanti bambini che trascorrono questi giorni di festa in allegria, loro dovranno lavorare per poter avere qualcosa da mangiare. La povertà, la fame li rende facili prede di abusi, violenza, crimine e prostituzione. Queste piccole vittime non solo sono esposte a tanti rischi ma sono anche soggette a discriminazione, sono considerati delinquenti o accattoni. Sono costretti a vivere per le strade per diversi motivi, tra questi la povertà, la violenza domestica, la morte di uno o entrambi i genitori, la migrazione economica verso le città. Sopravvivono frugando tra i rifiuti per trovare qualcosa da mangiare, a volte chiedendo l’elemosina e rubando, e spesso rischiano di cadere nella prostituzione e nel crimine.

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