Derniers flash de l'agence Fides

VATICANO - Lottare contro la lebbra e anche contro le discriminazioni che genera

Città del Vaticano – Domenica 29 gennaio, 64.ma Giornata mondiale di lotta alla lebbra, Papa Francesco ha ricordato all’Angelus la ricorrenza con queste parole: “Si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Questa malattia, pur essendo in regresso, è ancora tra le più temute e colpisce i più poveri ed emarginati. È importante lottare contro questo morbo, ma anche contro le discriminazioni che esso genera. Incoraggio quanti sono impegnati nel soccorso e nel reinserimento sociale di persone colpite dal male di Hansen, per le quali assicuriamo la nostra preghiera”.Il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, ha pubblicato un messaggio intitolato “Eradicazione della lebbra e reinserimento delle persone colpite dall’hanseniasi: una sfida non ancora vinta” in cui afferma, tra l’altro, la necessità di “impegnarci tutti e a tutti i livelli perché, in tutti i Paesi, vengano modificate le politiche familiari, lavorative, scolastiche, sportive e di ogni altro genere che discriminano direttamente o indirettamente queste persone; perché i Governi mettano a punto piani attuativi che coinvolgano le persone malate”. Se infatti “è fondamentale rafforzare la ricerca scientifica per sviluppare nuovi farmaci e ottenere migliori strumenti diagnostici” è anche necessario “reinserire a pieno titolo la persona guarita nel tessuto sociale originario: nella famiglia, nella comunità, nella scuola o nell’ambiente di lavoro”.

AFRICA/ZIMBABWE - Dimissioni del Vescovo di Gokwe e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 28 gennaio 2017, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Gokwe, nello Zimbabwe, presentata da S.E. Mons. Angel Floro Martínez, I.E.M.E. Il Papa ha nominato Vescovo di Gokwe il rev.do Rudolf Nyandoro, finora Cancelliere della Diocesi di Masvingo.Il Rev. Sac. Rudolf Nyandoro è nato l’11 ottobre 1968 a Gweru, allora Diocesi di Gwelo. Dopo gli studi primari, è entrato nel Seminario Minore di Chikwingwizha. Ha seguito i corsi filosofici dal 1991 al 1994 nel Seminario Maggiore St. Charles Lwanga di Chimanimani, nella Diocesi di Mutare. In seguito, è stato inviato al Seminario Maggiore di Chishawasha, nell’Arcidiocesi di Harare, per completare gli studi teologici. È stato ordinato sacerdote il 19 dicembre 1998 ed incardinato nella Diocesi di Masvingo.Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale a Mukaru Mission nel 1999 e dal 2000-2006 Amministratore della Cattedrale. È stato Rettore del Seminario Minore dal 2007-2009 e Rettore del Bondolfi Teachers’ College dal 2010-2015. Ha ottenuto un PhD in Pastoral Counselling nel 2015 presso la University of South Africa. Dal 2015 è Cancelliere della Diocesi di Masvingo e Professore al Bondolfi Teachers’ College.

VATICANO - La solidarietà della Chiesa per i malati di lebbra: 612 centri nel mondo

Città del Vaticano – La Chiesa vanta una lunga tradizione di assistenza verso i malati di lebbra, soprattutto nei territori di missione, che si esprime oltre che con le cure mediche e l’assistenza spirituale, anche offrendo loro la possibilità di un reinserimento nella società. Eloquenti al riguardo sono le testimonianze di Santi missionari che hanno dedicato la vita ad alleviare le sofferenze dei malati di lebbra, come San Jozef Daamian De Veuster SSCC, universalmente conosciuto come l’Apostolo dei lebbrosi di Molokai, e santa Marianna Cope, O.S.F., che trascorse 35 anni a Molokai coadiuvando con altre consorelle l’opera di p. Damiano; o Santa Teresa di Calcutta, il beato Jan Beyzym, S.I., che svolse il suo ministero tra i lebbrosi del Madagascar, il venerabile Marcello Candia e Raoul Follereau, lo scrittore e giornalista francese cui si deve l’istituzione, nel 1954, della Giornata mondiale dei malati di lebbra, da celebrare nell’ultima domenica di gennaio. Secondo i dati dell’ultimo “Annuario Statistico della Chiesa”, la Chiesa cattolica gestisce nel mondo 612 centri per malati di lebbra. Questa la ripartizione per continente: in Africa 174, in America 43 , in Asia 313, in Europa 81 e in Oceania 1. Le nazioni che ospitano il maggior numero di centri per malati di lebbra sono: in Africa: Repubblica Democratica del Congo , Madagascar , Kenya ; in America del Nord: Stati Uniti ; in America centrale: Messico , Honduras ; in America centrale-Antille: Haiti e Rep. Dominicana ; in America del Sud: Brasile , Ecuador , Perù ; in Asia: India , Corea , Vietnam ; in Oceania: Papua Nuova Guinea ; in Europa: Portogallo , Germania , Belgio , Italia .

ASIA/SIRIA - Trump:stop all'ingresso in USA da 7 Paesi islamici. Ma per lui l'accoglienza dei “cristiani perseguitati” è “una priorità”

Washington – Nelle stesse ore in cui firmava un ordine esecutivo che sospende per 3 mesi l'ingresso negli USA per i cittadini di 7 Paesi a maggioranza musulmana, il neo-Presidemte statunitense Donald Trump ha riconosciuto come una “priorità” la concessione dello status legale di rifugiato alla categoria dei “cristiani perseguitati”, facendo esplicito riferimento alla situazione siriana, e sostenendo che fino ad ora essi i cristiani in fuga dal conflitto siriano stati discriminati dalla politica di accoglienza praticata da Washington nei confronti dei profughi richiedenti asilo. Le considerazioni sul trattamento privilegiato da riservare ai profughi cristiani sono state espresse dal Presidente Trump in un'intervista televisiva rilasciata venerdì 27 gennaio a Christian Broadcasting Network, sistema mediatico fondato dal tele-predicatore Pat Robertson. Al giornalista che gli chiedeva se i cambiamenti da lui introdotti nella politica di accoglienza dei rifugiati avessero una relazione con la situazione dei cristiani perseguitati, e se considerasse tale realtà come “una priorità”, Donald Trump ha risposto in maniera affermativa. “ sono stati trattati in maniera orribile” ha sottolineato il Presidente degli Stati Uniti, aggiungendo che “se tu eri un cristiano in Siria era impossibile, molto molto difficile entrare negli Stati Uniti. Se tu eri un musulmano potevi entrare , ma se eri un cristiano era quasi impossibile” Trump ha definito questa prassi “ingiusta”. Ha riconosciuto che “a dire il vero, tutti sono stati perseguitati, tagliavano le teste a tutti, ma di più ai cristiani. E io considero questo molto, molto ingiusto, e per questo noi li aiuteremo”. Le statistiche fornite dal Pew Research Center lo scorso ottobre non sembrano confermare le affermazioni del Presidente USA. L'autorevole istituto di ricerche ha rilevato che nel 2016 sono stati accolti negli USA 38.901 rifugiati musulmani e 37.521 cristiani. L'ordine esecutivo firmato ieri al Pentagono da Trump per limitare l'ingresso di rifugiati negli Usa è stato giustificato dal Presidente con l'intento di “mantenere i terroristi radicali islamici” fuori dal Paese. Nel dettaglio, è stato sospeso per tre mesi l'ingresso negli USA per i cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica: Iran Yemen, Siria, Sudan, Libia, Iraq. Somalia. Mentre esperti di diritto statunitensi cominciano a bollare come anti-costituzionale ogni ipotetico progetto di selezionare su base religiosa l'ingresso di rifugiati e migranti negli USA. GV) .

AMERICA/PORTO RICO - La coalizione Jubilee Usa Network: Porto Rico ha bisogno d'alleggerire il debito

Washington DC – La Commissione di "controllo" per il Porto Rico si riunisce oggi, 28 gennaio, per approfondire la crisi finanziaria dell'isola. In una lettera del 18 gennaio, la Financial Oversight and Management Board per il Porto Rico ha osservato che l'isola può probabilmente permettersi di pagare circa il 20% del debito ma nel corso dei prossimi tre anni.La nota pervenuta a Fides ricorda che il Congresso creò la Commissione come parte della legislazione la scorsa estate per affrontare la crisi del debito di 70 miliardi di dollari di questo paese."La Commissione riconosce che Porto Rico ha bisogno d'alleggerire in modo significativo il debito per ricostruire la sua economia", ha osservato Eric LeCompte, direttore esecutivo della coalizione religiosa di sviluppo Jubilee USA. LeCompte che ha già testimoniato a novembre scorso davanti la Commissione ."Se i negoziati con i creditori non riescono a raggiungere una significativa riduzione del debito, la commissione dovrà autorizzare il processo di fallimento al tribunale incaricato", ha detto."Il Congresso ha molto da fare in questo momento, ma non deve dimenticare Porto Rico", ha dichiarato LeCompte a Fides. "Milioni di cittadini americani in Portorico sono in attesa che Washington riesca a fare la sua parte per porre fine a questa crisi".Il direttore di Jubilee USA, sempre a novembre scorso aveva chiuso il suo intervento riportando una dichiarazione da monsignor Roberto González Nieves, Arcivescovo di San Juan de Puerto Rico e del reverendo Heriberto Martínez, segretario generale della Società Biblica di Porto Rico. Questi leader religiosi sono in prima linea per difendere le comunità vulnerabili, dinanzi la crisi che continua a svolgersi. "Crediamo che i piani, le politiche e le ristrutturazioni del debito devono essere giudicate a seconda dell’impatto sulle popolazioni vulnerabili", aveva detto LeCompte. "Coloro che non hanno fatto nulla per creare questa crisi, stanno sopportando il peso di alcuni degli aspetti peggiori della crisi".

AFRICA/UGANDA - Guarito il primo paziente colpito dalla tubercolosi multiresistente

Lorengachora - Il Centro di salute di Lorengachora, in Uganda, ha festeggiato il primo paziente al quale era stata diagnosticata la tubercolosi multiresistente a essere stato dichiarato clinicamente guarito, dopo due anni di terapia. Si tratta di uno dei tanti risultati che Medici con l’Africa Cuamm porta a casa. Nell’autunno del 2014, infatti, il Cuamm ha iniziato un intervento per debellare la patologia nella regione della Karamoja, grazie anche al supporto del FAI e del Gruppo di appoggio – Ospedale di Matany di Milano. La tubercolosi multiresistente è una patologia che si propaga facilmente, in particolare negli ambienti affollati, ma che, soprattutto, è lenta e difficoltosa da curare. Secondo quanto riferisce il Cuamm, I pazienti identificati fino ad ora sono 13 in tutta la regione: vengono curati in casa, ma fanno riferimento al Centro di salute. L’organizzazione interviene in tutte le fasi: provvede ai trasporti, controlla la disponibilità dei farmaci e supervisiona il personale locale. All’inizio si occupava anche di fornire il cibo ai pazienti in trattamento che non riuscivano a provvedere a se stessi. Poi il governo nazionale ha accettato di prendersi in carico questo aspetto.

AFRICA/REP. CENTRAFRICANA - Il villaggio dei Pigmei a Ngouma per garantire servizi sanitari essenziali, istruzione ed educazione per i bambini e le donne

Bagandou – La costruzione di un centro sanitario, un villaggio e di scuole sono alcune delle iniziative della onlus Amici per il Centrafica, riguardanti i Pigmei Aka, iniziate nel 2000 e tuttora in corso. Obiettivo è aiutare questa popolazione a superare le grandi difficoltà in cui vivono, garantire loro i servizi sanitari essenziali, l’istruzione e l’educazione per i bambini e le donne. Il centro sanitario si trova a Zomea e, oltre alla conservazione dei vaccini, degli strumenti e delle medicine essenziali, mediante un sistema a pannelli solari, dispone di un reparto maternità che garantisce gravidanze e parti più sicuri, l’educazione delle mamme e l’assistenza post natale dei neonati. Nel villaggio di Nguma abitano oltre 1500 pigmei che dispongono di un dispensario, di scuole, case per gli insegnanti e i volontari, un pozzo e un magazzino per i prodotti agricoli. La onlus ha anche costruito una scuola primaria con 6 aule che ha sostituito la precedente in fango e paglia. Nel 2013 è stata costruita la scuola materna, chiamata ‘Scuola della Gioia’. Le scuole sono oggi frequentate da oltre 250 bambini. Oltre alla fornitura del materiale didattico e alle necessità scolastiche, l’Associazione provvede al pagamento degli insegnanti, reclutati nella capitale e alloggiati nel comprensorio in quattro case. Oltre alla scuola materna, è stato avviato il progetto per la scuola elementare ‘San Daniele Comboni’ che vede come partner la Congregazione delle Suore Comboniane.

AFRICA/EGITTO - Già in cantiere un disegno di legge per contrastare il “divorzio a voce” islamico, criticato da al Sisi

Il Cairo – Ha trovato pronta risposta nelle istituzioni politiche egiziane la recente richiesta del Presidente Abdel Fattah al Sisi di porre in atto misure per contrastare la dilagante prassi del “divorzio a voce”, con cui gli uomini possono rompere il vincolo coniugale con le proprie consorti con una semplice dichiarazione vocale. Il segretario della Commissione parlamentare per gli affari religiosi, Amr Hamruch, ha riferito alla stampa egiziana che in pochi giorni verrà predisposto un progetto di legge, da sottoporre al Parlamento, per creare vincoli legali che limitino il ricorso a tale modalità di interruzione del matrimonio. Martedì scorso, 24 gennaio, intervenendo a una cerimonia celebrativa delle forze di polizia , al Sisi aveva fatto riferimento ai dati dell'Ufficio statistico nazionale, secondo cui circa il 40% dei 900mila matrimoni registrati ogni anno in Egitto terminano per divorzio entro cinque anni dall'inizio. Nel suo intervento, al Sisi aveva prefigurato la proposta di considerare legale un divorzio solo se esso avviene alla presenza di un “maazun”, un rappresentante religioso autorizzato dal governo a sancire sia i matrimoni che i divorzi. In questo modo – aveva auspicato il Presidente egiziano – si eviterebbe la prassi sempre più diffusa del divorzio “a voce”, con cui spesso gli uomini ripudiano le proprie mogli pronunciando una semplice formula verbale che interrompe il vincolo coniugale, magari a causa di un alterco iniziato per futili motivi. Amr Hamruch ha elogiato la proposta venuta dal Presidente, sostenendo che in tal modo al Sisi “dimostra il suo interesse per la famiglia egiziana, la sua coesione e la stabilità". Il funzionario egiziano ha aggiunto che la nuova legge sarà in linea con la tutela e la difesa della famiglia, prescritta anche dalla legge islamica . .

AFRICA/GAMBIA - “La crisi è superata ma abbiamo bisogno di aiuti” dice a Fides il Vescovo di Banjul

Banjul - “Al suo arrivo a Banjul, ieri, 26 gennaio, il nuovo Presidente Adama Barrow è stato accolto da una folla festante di centinaia di migliaia di persone” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Robert Patrick Ellison, Vescovo di Banjul, la capitale del Gambia, il piccolo Paese africano uscito dalla crisi determinata dal rifiuto iniziale dell’ex Presidente Yahya Jammeh di cedere il potere al suo successore . Grazie alle pressioni internazionali Jammeh ha accettato di andare in esilio in Guinea Equatoriale, portando con sè 11 milioni di dollari, circa l’1 % del Prodotto Interno Lordo di uno dei Paesi più poveri del continente.Nonostante questo furto, secondo Mons. Ellison “il Paese è ora calmo. Ora si vuole guardare al futuro. Il processo sarà comunque lungo e difficile. Il Paese ha bisogno più che mai degli aiuti degli Stati Uniti e dell’Unione Europea”.“Il problema più urgente è far rientrare e ricollocare gli sfollati interni e i rifugiati in Senegal, fuggiti nell’ultimo mese a causa della crisi politica” dice Mons. Ellison. “Queste persone hanno bisogno di un forte supporto”. Su 2 milioni di abitanti del Gambia circa 40-50.000 si sono rifugiati in Senegal.La principale fonte di guadagno è il turismo, ma la crisi politica aveva fatto sì che i turisti stranieri disertassero il Paese. “Sono sicuro - dice il Vescovo - che i turisti torneranno molto presto dopo la crisi che ha messo il Gambia per la prima volta al centro dei media internazionali, una cosa che non avevo mai visto prima. Ora è finita. Se volete aiutarci, tornate in Gambia come turisti” conclude.

ASIA/BANGLADESH - L'impegno della Caritas Bangladesh per affrontare i cambiamenti climatici

Dacca - La Caritas Bangladesh si sta impegnando per affrontare le questioni del cambiamento climatico: lo dice all'Agenzia Fides Anjalina Diana Podder, responsabile del programma della Caritas Bangladesh dedicato ai cambiamenti climatici. Il Bangladesh è un paese che si trova sul delta di un fiume: un terreno pianeggiante e non molto superiore al livello del mare. Il cambiamento climatico è una minaccia soprattutto per i distretti costieri perchè, se il livello del mare sale di un metro, il 30% della superficie totale del Bangladesh sarebbe allagata in modo permanente, generando oltre 30 milioni di potenziali "profughi climatici".Secondo rapporti pubblicati dalle istituzioni internazionali, l'aumento della temperatura è costante in Bangladesh. La piovosità è irregolare a causa degli effetti del cambiamento climatico e i monsoni sono in ritardo. La durata dell’inverno si abbrevia e la temperatura media del Bangladesh a dicembre 2016 era di 15° Celsius, ben cinque gradi superiore alla temperatura media nello stesso periodo 2015.Come riferisce a Fides Anjalina Diana Podder, il cambiamento climatico sta portando drastiche alterazioni che si traducono in precipitazioni irregolari, aumento di temperatura, accorciamento dell'inverno, innalzamento della temperatura media, la perdita di terreni a causa di inondazioni, la perdita di produzione agricola, l’infertilità dei suoli, l'aumento della salinità del suolo.Il settore più colpito è l'agricoltura, che costituisce la spina dorsale dell'economia del Bangladesh. Il settore dipende dal sistema di precipitazioni naturali per la produzione di riso e di altre colture. E, mutando questi due elementi, si può dire che il cambiamento climatico oggi influenzi fortemente la produzione agricola del paese.In particolare, nota la rappresentante della Caritas, l' innalzamento del livello del mare è una grave minaccia per la produzione agricola nelle regioni meridionali del paese, mentre l'aumento del tasso di salinità della terra può causare, secondo gli esperti, un calo del 10% nella produzione di riso e del 30% in quella del grano entro il 2050. Essendo l'economia basata principalmente sull'agricoltura, il 70% della popolazione della nazione è coinvolta e si sostenta grazie alla produzione agricola e potrà subire così un pesante effetto negativo sul proprio reddito, con conseguenze di insicurezza alimentare e malnutrizione.Le precipitazioni annuali sono diminuite e quelle premature che cadono durante l'inverno provocano danni alle colture e perdita di produzione. In estate, invece, il Bangladesh non sta ricevendo la quantità solita di pioggia e la temperatura estiva si è alzata di oltre 2 gradi Celsius, soprattutto nel Bangladesh settentrionale.Contestualmente sono più forti e frequenti i cicloni che provocano gravi tempeste: le popolazioni che vivono nelle aree interessate perdono i mezzi di sussistenza. Negli ultimi anni si è ingrossata la popolazione di contadini senza terra ed emarginati, privi di mezzi alternativi di reddito. Questa vasta popolazione migra verso le aree urbane e si rifugia nell'occupazione nell'industria dell’abbigliamento, impiegandosi come mano d'opera a basso costo. Spesso le donne e i bambini restano nei villaggi, con gli anziani: sono le più vulnerabili, e il peso della famiglia resta a loro carico. Anjalina Diana Podder rimarca a Fides: "In tale situazione la Caritas Bangladesh ha avviato programmi di sensibilizzazione a livello comunitario, gruppi sociali, forum e formazione professionale nel settore agricolo per aiutare le popolazioni ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Attraverso conoscenze e tecnologie, si mira a mettere in atto una serie di pratiche possibili per rispondere a tali effetti e non perdere la capacità di reddito, anche riconvertendosi all’agricoltura biologica, alla produzione di vegetali, all’allevamento del bestiame o alla pesca. Tra gli aspetti importanti, ci sono le forme di approvvigionamento idrico di acqua dolce con riserve di acqua piovana gestite a livello familiare e di comunità e villaggi". La Caritas ha messo in moto una campagna di istruzione per rendere consapevole la popolazione delle aree rurali pubblicando, nelle otto diocesi del Bangladesh, materiale informativo sul cambiamento climatico e sul suo impatto. L’obiettivo è far passare questi contenuti in scuole, università, madrase per rendere edotti soprattutto i giovani, in una nazione che ha una larga fascia di popolazione giovanile.

ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo visita la Piana di Ninive; stanziati i primi fondi per ricostruire case e chiese

Telkaif – Nella giornata di giovedì 26 gennaio, una delegazione della Chiesa caldea guidata dal Patriarca Louis Raphael I Sako ha visitato l'area della Piana di Ninive da poco riconquistata dall'esercito governativo, accolta anche da rappresentanti politici locali. A Telkaif, nella chiesa del Sacro Cuore - dove è stata anche ricollocata la croce sulla cupola, in precedenza divelta dai jihadisti - il Patriarca caldeo ha guidato un momento di preghiera per invocare il dono della pace in tutta la regione e il sollecito ritorno dei rifugiati alle proprie case. Il Patriarcato caldeo riferisce che sono stati costituiti dei comitati e stanziati i primi fondi – messi a disposizione dallo stesso Patriarcato e dalle singole diocesi caldee in Iraq - per un ammontare di quasi 500 milioni di dinari iracheni , per accelerare il ripristino di abitazioni e chiese danneggiate o distrutte durante gli anni di occupazione jihadista, e così consentire il rientro di quanti desiderano tornare alle proprie case, abbandonate tra il giugno e l'agosto 2014 davanti all'avanzata delle milizie dell'auto-proclamato Califfato Islamico. In un messaggio diffuso ieri attraverso i media del Patriarcato, si fa appello alla generosità delle parrocchie e alle comunità caldee sparse in tutto il mondo affinchè si facciano carico del sostegno finanziario ai progetti di ricostruzione e ripristino delle condizioni di vivibilità nelle città liberate della Piana di Ninive. Secondo dati forniti dallo stesso Patriarcato, e pervenuti all'Agenzia Fides, le prime ricognizioni hanno mostrato che Batnaya è la cittadina più devastata durante l'occupazione jihadista, e poi durante gli scontri che hanno portato all'espulsione delle milizie del califfato. Altre città, come Tesqopa e la stessa Telkaif, hanno subito meno danni. Proprio a Telkaif le truppe governative, quando hanno ripreso il controllo della città, hanno trovato una donna cristiana di 60 anni, Georgette Hanna, che nell'agosto 2014 non era riuscita a fuggire insieme agli altri membri della sua famiglia, e da allora aveva trovato rifugio presso una famiglia di vicini musulmani, che per tutto questo tempo l'hanno accudita, tenendola nascosta presso la propria abitazione. .

AMERICA/MESSICO - I Vescovi del Messico: “dolore e rifiuto della costruzione di questo muro”

Città del Messico – "Esprimiamo il nostro dolore e il rifiuto della costruzione di questo muro, e rispettosamente invitiamo tutti a fare una riflessione più approfondita sui modi attraverso i quali si può garantire la sicurezza, lo sviluppo, la creazione di posti di lavoro e altre misure necessarie ed eque, senza causare ulteriori danni a coloro che già soffrono, i più poveri e i più vulnerabili": così si legge nel comunicato della Conferenza Episcopale Messicana pubblicato ieri e pervenuto a Fides."Noi continueremo a sostenere in modo stretto e solidale tanti nostri fratelli che vengono dal Centro e dal Sud America, che attraversano il nostro paese verso gli Stati Uniti" è scritto nel comunicato dell'Episcopato messicano, che si conclude invitando le autorità del paese a "continuare nella ricerca di accordi" con il paese vicino, perchè alla fine "siano salvaguardati la dignità e il rispetto" dei migranti, che cercano solo migliori opportunità di vita.Il comunicato è firmato da Sua Ecc. Mons. Guillermo Ortiz Mondragón, Vescovo di Cuautitlán, quale Presidente della Commissione Episcopale per la Mobilità umana della CEM. Nel testo viene sottolineato che l'impegno dei Vescovi messicani è in piena sintonia con la Commissione Episcopale per le Migrazioni degli Stati Uniti, che si è espressa allo stesso modo alla notizia della costruzione del muro con la frontiera messicana.

AFRICA/MALAWI - La corruzione dilagante aggrava i danni provocati dalla siccità

Lilongwe - La siccità sta mettendo in ginocchio il Malawi. Come scrive all’Agenzia Fides p. Piergiorgio Gamba, missionario monfortano, “il livello dell’acqua nel lago Malawi è sceso tantissimo. L’acqua del fiume Shire non riesce più a far funzionare le turbine elettriche così che manca la corrente anche per 20 ore continue. Solo le piogge possono risolvere la mancanza di energia che ha distrutto centinaia di piccole aziende. E’ diventato rischioso anche comperare cibo che non ha nessuna garanzia d’igiene”.La popolazione non riceve alcun aiuto dal governo perché, come scrive il missionario, “il governo purtroppo eccelle in un solo aspetto: la corruzione infinita che ora appare in tutta la sua vergognosa presenza proprio nel commercio del grano mantenuto a prezzi impossibili a vantaggio di ‘loschi figuri’ dello stesso ministero dell’agricoltura”.“La corruzione in cui il Paese è sprofondato ha una causa precisa ed è la corruzione della democrazia a partire dall’alto. Mancano ancora due anni alle elezioni politiche del 2019 eppure è già partita la campagna elettorale che viene finanziata depredando gli stessi aiuti dati al Malawi per i poveri. Solo una forte presa di posizione da parte dei cittadini, solo un recupero dei valori di comunità e giustizia possono mettere fine a questa piaga che distrugge l’anima del Malawi”.Ma il missionario si aspetta quest’anno “una rivoluzione dal basso, dalla gente che si riprenda in mano la costruzione del proprio domani”. “È forse chiedere troppo a una popolazione che sceglie spesso il silenzio e la sopportazione al dissenso? L’innata bontà della gente arriva a difendere chi li opprime pur di vivere in una tranquillità sia pure irreale. Può essere un dono in un continente che conta troppe guerre, ma anche - e questo lo dicono sempre più spesso tanti leader sociali e religiosi del Malawi- può diventare anche una condanna a un infinito impoverimento e un degrado sociale dalle conseguenze incontrollabili” conclude il missionario.

AMERICA/VENEZUELA - “C’è già un bagno di sangue in Venezuela” denuncia Mons. Santana

Comillas – "Non vedo perché la nostra gente debba soffrire così tanto" ha detto l'Arcivescovo di Maracaibo, Sua Ecc. Mons. Ubaldo Ramón Santana Sequera, F.M.I. con le lacrime agli occhi, in un colloquio organizzato nei giorni scorsi presso l'Università Pontificia de Comillas in Spagna. L’Arcivescovo ha anche rilasciato una lunga intervista al settimanale Alfa y Omega, inviata a Fides, dove denuncia la terribile situazione del popolo del Venezuela e sottolinea molto la malnutrizione infantile e la mancanza di medicine, così come la polarizzazione politica nel paese, che ostacola una via d'uscita dalla crisi. Alla domanda posta da Alfa y Omega sul rischio di una guerra civile in Venezuela, l’Arcivescovo ha risposto: "In questo momento parlare di una guerra civile sarebbe fuori luogo. Solo una parte possiede armi. Ciò non significa che non ci può essere un bagno di sangue. In realtà, si può dire che c'è già un bagno di sangue di notevoli proporzioni in Venezuela. Si parla di circa 30.000 omicidi l'anno, e se non riusciamo a trovare il modo pacifico per capirci, il numero potrebbe aumentare".

EUROPA/ITALIA - Nel mondo ogni 2 minuti una persona è colpita dalla lebbra

Bologna – Migliaia di volontari si ritroveranno domenica 29 gennaio, in centinaia di piazze italiane, per la 64a Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra e testimoniare l’impegno dell’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau . Benché questa antica malattia oggi sia curabilissima, oltre 200 mila persone nel mondo vengono contagiate ogni anno. Si tratta di una persona ogni due minuti. I volontari distribuiranno il “Miele della solidarietà” e altri prodotti eco-solidali, per sensibilizzare sulle cause della malattia che colpisce soprattutto le persone povere, i bambini e quelle regioni dove i servizi alla salute sono carenti o inesistenti. I Progetti AIFO nel mondo mirano ad impedire che la malattia si diffonda ancora e permettere che i malati non solo vengano curati, ma siano reinseriti nella famiglia e nella comunità da dove molto spesso sono allontanati. Si tratta di uno “Sviluppo inclusivo su base comunitaria” perché, come diceva il fondatore Raoul Follereau , nessuno può essere felice da solo, dunque la salute, il benessere e la felicità non possono che essere trovati e condivisi all’interno delle comunità locali, dai villaggi ai quartieri delle città.

AMERICA/BELIZE - Dimissioni del Vescovo di Belize City-Belmopan e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Belize City-Belmopan, in Belize, presentata da S.E. Mons. Dorick McGowan Wright. Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Belize City-Belmopan, il rev. Lawrence Sydney Nicasio, del clero di Belize, Parroco della Cattedrale a Belize City.Il Rev. Lawrence Sydney Nicasio, è nato in Belize, il 5 settembre 1956. Dopo aver frequentato l’Auster High School, in Belize City, è stato alunno del Belize Teachers College e ha insegnato per diversi anni nelle scuole della Diocesi, prima di iniziare la formazione al sacerdozio. Ha svolto gli studi ecclesiastici negli Stati Uniti. Nel 1995 ha ottenuto il Baccalaureato in Filosofia presso il Glennon Seminary nell’Arcidiocesi di Saint Louis, e nel 1989 ha completato gli studi teologici con il Master of Divinity presso il Kenrich College Seminary. Il 16 giugno 1989 è stato ordinato sacerdote nella Cattedrale di Belize City-Belmopan.Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 1989-1995: Vicario parrocchiale di Our Lady of Guadelupe Co-Cathedral, a Belmopan; 1995-2006: Parroco della parrocchia della Inmaculada, a Orange Walk, Segretario e Tesoriere del Consiglio Presbiterale, Maestro delle Celebrazioni liturgiche e delle varie attività a livello diocesano; 2006-2007: Anno Sabbatico; 2007-2013: Parroco di San Ignacio e Amministratore della parrocchia di San Giovanni Vianney, a Belize City; 2007-2009: Presidente della Diocesan Priest Association e membro del Collegio dei Consultori; dal 2013: Parroco della Cattedrale di Holy Redeemer, Belize City.

ASIA/COREA DEL SUD - Il nuovo annuario della Chiesa coreana anche in e-book

Seul – Il primo è sant'Andrea Kim Dae-geon, ordinato sacerdote il 17 agosto 1845, il più recente è don Kwang-Kyu Gi, divenuto prete il 24 settembre 2016. Dal 1845 a oggi, sono 6.021 i coreani ordinati sacerdoti in patria o in altre nazioni del mondo. Sono alcuni dei dati contenuti nel nuovo Annuario della Chiesa coreana 2017, inviato all’Agenzia Fides, che raccoglie dati, cifre e notizie storiche sulla comunità cattolica in Corea.Nel computo complessivo di sacerdoti, ci sono 122 nuovi nomi coreani entrati nel paese o incardinati nelle diocesi o negli ordini religiosi, tra il 2015 il 2016, secondo dati che distinguono i preti di nazionalità coreana dai missionari e dai preti stranieri. Il testo, preparato dalla Conferenza Episcopale Coreana, è pubblicato sulla base dei dati ricevuti da tutte le diocesi e delle ricerche effettuate. E’ disponibile anche in formato e-book.Al 31 dicembre 2015 i battezzati coreani risultavano 5,6 milioni, divisi in 19 diocesi, e rappresentano il 10,7% della popolazione coreana complessiva, frequentando le 1.706 parrocchie esistenti, accanto alle 761 stazioni missionarie.Secondo le ricostruzioni storiche, la data di fondazione “ufficiosa” della Chiesa coreana è il 1784, anno in cui un gruppo di giovani nobili fondarono una “comunità della Chiesa” nel paese, senza sacramenti e senza sacerdoti. Essi chiesero poi al vescovo di Pechino, e successivamente a Roma, di inviare loro dei ministri istituiti.

ASIA/MEDIO ORIENTE - La difesa dei cristiani in Medio Oriente sempre più terreno di contese geopolitiche

Beirut – La condizione e il destino futuro delle comunità cristiane mediorientali continuano ad essere al centro di approcci differenti e vere e proprie polemiche di valenza anche geo-politica messi in atto da leader politici di rilevanza internazionale. Le ultime manifestazioni di questa tendenza riguardano la Francia e la Russia. In un'ampia intervista appena pubblicata dal quotidiano libanese L'Orient-Le Jour, l'ex ministro francese dell'economia Emmanuel Macron, candidato “indipendente” alle prossime elezioni presidenziali della Francia, ha respinto la tesi secondo cui la permanenza al potere del Presidente siriano Bashar Assad rapresentrebbe una sorta di "garanzia" per la sopravvivenza delle comunità cristiane in Siria. Macron ha qualificato tale argomento come un “errore diplomatico e morale”, definendo Assad come “un dittatore sanguinario”. “Io” ha aggiunto il candidato all'Eliseo “non sostengo l'idea di porre come pre-condizione la rimozione di Assad, ma non sono neanche compiacente verso Assad”. Macron ha rivendicato, tra i ruoli della Francia, quello di “assicurare che gli interessi dei cristiani d'Oriente siano difesi”, ma ha aggiunto che “questo obiettivo non è in alcun modo legato ad Assad”. Le parole di Macron rappresentano una risposta diretta ad alcune dichiarazioni di Francois Fillon, uscito vincitore dalle primarie per scegliere il candidato presidente per il centrodestra in Francia, che lo scorso novembre, proprio in un dibattito in vista della fase finale di quelle primarie, aveva presentato la permanenza al potere di Assad come un fattore necessario per garantire la sopravvivenza delle comunità cristiane in Siria, sostenendo che se al posto dell'attuale regime siriano “i sunniti arrivano al potere, per i cristiani o c'è la valigia o c'è la bara”. Mercoledì 25 gennaio anche il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov è tornato ad esprimere giudizi di valenza anche geopolitica prendendo le mosse dalla condizione dei cristiani in Medio Oriente. Intervenendo alla 25.ma edizione della Rassegna internazionale di Natale sull'educazione, in corso al Cremlino, lo stretto collaboratore di Putin ha fatto riferimento all'allarme e alle preoccupazioni provocate in Medio Oriente anche dalle “crudeli sofferenze” e dall’ “eliminazione volontaria” inflitte alle comunità cristiane della regione. “Purtroppo - ha aggiunto Lavrov - l'Unione europea elude la discussione sui problemi dei cristiani in Medio Oriente, mettendosi sotto la maschera famigerata del 'politicamente corretto' ". .

AFRICA/TANZANIA - Siccità: allarme dei Vescovi ma il governo minimizza

Dar es Salaam - “Vi invito ad una intensa preghiera in tutto il Paese. In questo modo Dio, che ha protetto i figli d’Israele nella loro peregrinazione di 40 anni verso la terra promessa, potrà prendersi cura di noi con misericordia e bontà” scrive Sua Ecc. Mons. Tarcisius Ngalalekumtwa, Vescovo di Iringa e Presidente della Conferenza Episcopale della Tanzania, in una lettera pastorale nella quale esprime la preoccupazione dei Vescovi per la forte siccità che ha colpito il Paese.“È la stagione delle piogge e della semina in gran parte del Paese, ma vediamo un clima che è diverso da quello al quale siamo abituati, perché non ci sono piogge per permettere alla produzione agricola di continuare” si afferma nella lettera giunta a Fides.Anche altre confessioni religiose, come quella luterana e quella musulmana, hanno lanciato simili allarmi sulle conseguenze della siccità. Una preoccupazione che però non è condivisa dal governo. Il Presidente John Magufuli sostiene infatti che un uomo d’affari locale sta suscitando l’allarmismo su una possibile carestia per costringere il governo a levare le imposte sulle 25.000 tonnellate di mais che ha importato dall’estero. “Non permetterò l’importazione del mais senza che siano pagate le tasse dovute” ha affermato il Presidente, che ha minimizzato le notizie sulla morte per fame e sete di migliaia di capi di bestiame. Il governo ha inoltre ribadito che la Tanzania dispone di riserve alimentari sufficienti a far fronte ad un eventuale deficit della produzione agricola.

AFRICA/COSTA D’AVORIO - La pace deve essere un progetto di futuro, dice un missionario

Duékoué - La situazione dei giovani a Duékoué è segnata dalle guerre del 1997 e del 2011. Nel 2016 le prime elezioni sono state boicottate. Nel mese di dicembre ci sono state quelle legislative, alle quali una parte dell’opposizione non ha presentato candidati. “Quando un Paese è segnato dalla guerra, la prima cosa che viene fuori è il mancato riconoscimento dei risultati da parte degli esponenti dei partiti del Governo di turno” afferma, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides, padre Xec Marquès, missionario salesiano in Africa dal 1992. Per i giovani ivoriani la pace ha a che fare con cosa mangiare ogni giorno, come far fronte alle spese scolastiche o come curare i malati. “Non hanno un progetto - continua il missionario - per loro conta solo l’immediato; prendere un diploma professionale per potersi affacciare nel mercato del lavoro. Molti hanno l’età per votare ma in pochi hanno preso parte alle ultime elezioni perché non credono nella politica e nei politici”. “Per noi salesiani e per gli educatori la sfida è saper promuovere i valori della coscienza sociale, della responsabilità politica e non lasciarsi andare all’inerzia dell’urgenza del quotidiano. La pace non può essere solo assenza di violenza, deve poter essere un progetto di futuro” conclude padre Marquès.

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