Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/INDONESIA - Un nuovo arcivescovo a Semarang, pronto per la Giornata della gioventù asiatica

Semarang - P. Robertus Rubiyatmoko sarà consacrato arcivescovo di Semarang, a Giava Centrale, il 19 maggio e il primo grande evento che accompagnerà come Pastore della comunità locale è la Giornata della gioventù asiatica che l'arcidiocesi di Semarang ospiterà tre mesi dopo: l' AYD, evento che si tiene a Yogyakarta dal 30 luglio al 9 agosto, radunerà in Indonesia oltre 3.000 giovani cattolici da 29 paesi asiatici ed è incentrato sul tema “Gioventù asiatica in festa: vivere il Vangelo nell’Asia multiculturale”.Come p. Robertus Rubiyatmoko spiega in un colloquio con l'Agenzia Fides, il tema è particolarmente in sintonia con il piano pastorale dell'arcidiocesi di Semarang, che intende “portare la civiltà dell'amore nella società indonesiana". “Ci auguriamo che la gioventù cattolica dell'arcidiocesi di Semarang e di tutti i paesi dell'Asia sappia apprezzare e vivere con coraggio nella società multiculturale e sia presente all'interno di quei contesti per portare la luce di Cristo, in modo che Egli viva realmente nella società plurale" osserva l'arcivescovo eletto. P. Rubiyatmoko ritiene importante che "i giovani cattolici sviluppino una buona cooperazione e facciano rete", tenendosi in contatto tra loro e aprendosi ai giovani di altre religioni, nello spirito di condividere il bene con tutti i giovani di buona volontà. Parlando poi della sua prossima consacrazione episcopale, il sacerdote spiega di non aver ancora scelto il motto episcopale, ma che "si lascerà ispirare dalla Misericordiae Vultus". "Mi aspetto un dono abbondante dello Spirito di Dio – nota - che mi dia ogni giorno la grazia per poter svolgere la responsabilità di Pastore secondo il cuore di Dio e in accordo con la missione della Chiesa universale" nota il prete, che ora è Vicario giudiziale dell'arcidiocesi.L’arcivescovo eletto ringrazia il suo predecessore, l'arcivescovo Johannes Maria Pujasumarta, scomparso prematuramente nel 2015, che "ha gettato le basi per la Pastorale nella comunità di Semarang, formulando alcune linee guida quinquennali". Nel primo quinquennio, il focus è "creare una civiltà dell'amore in Indonesia, contribuendo a costruire una società inclusiva". "Nonostante le mie debolezze umane, nulla è impossibile a Dio. Confido nel dono della sua grazia per fare la sua volontà, e confido nella incessante preghiera dei battezzati per il mio servizio di Pastore”, conclude p. Rubiyatmoko.

AMERICA/MESSICO - Ancora rivolte e violenze nelle carceri, sempre più urgente una riforma

Ciudad Victoria – “Ciò che accade nel carcere di Cadereyta è solo la punta dell’ iceberg” segnala un giornale di Nuevo Leon riferendosi ai due giorni di rivolte in un carcere messicano, che hanno lasciato due morti e tredici feriti gravi. I detenuti, l’altro ieri e ieri, hanno incendiato i materassi nelle celle e la farmacia della prigione è stata saccheggiata. "Un sintomo che le cose sono ancora più gravi di quanto il governo vuole riconoscere" si legge nella nota inviata a Fides dopo le dichiarazioni ufficiali del portavoce del governo, secondo cui si trattava solo di una protesta. Più tardi il governo ha ammesso che era stata una rivolta.Proprio tre giorni fa, nello stato vicino, Sua Ecc. Mons. Antonio González Sánchez, Vescovo di Ciudad Victoria, non troppo lontano dal luogo della vicenda, aveva dichiarato alla stampa che "in Messico è urgente una riforma delle carceri" e aveva chiesto al Governo Federale di riformare il sistema perché deteriorato. "Le carceri non funzionano come dovrebbero - ha detto Mons. Gonzalez -. Purtroppo si parla molto delle strategie di sicurezza, di creare altre istituzioni, ma credo che la cittadinanza voglia vedere risultati tangibili".Pochi giorni fa 29 prigionieri sono fuggiti dal carcere di Ciudad Victoria, nello stato messicano di Tamaulipas, attraverso un tunnel sotterraneo scavato sotto il muro di cinta dell’istituto penitenziario. La dura reazione dalle guardie carcerarie ha scatenato una sommossa e dei disordini, durante i quali quattro detenuti sono stati accoltellati. Tre di loro sono deceduti e un altro è rimasto ferito.

AFRICA/CONGO RD - Trovati i corpi dei due esperti ONU rapiti nel Kasai centrale

Kinshasa - Sono stati ritrovati i corpi senza vita dei due esperti della Commissione ONU incaricata di indagare sulle violenze in corso nel Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo.I due, l’americano Michael Sharp e la svedese Zaida Catalan, erano stati sequestrati il 12 marzo sulla strada Bukonde-Tshimbulu sul ponte Moyo, nei pressi del villaggio Ngombe, nel Kasai Centrale, regione sconvolta dagli scontri tra i militari e i seguaci del defunto capo tradizionale Kamuina Nsapu . Secondo un portavoce del governo, Zaida Catalan è stata decapitata.Nella stessa regione 39 poliziotti erano stati decapitati dopo essere caduti in un’imboscata stradale tesa dai seguaci di Kamuina Nsapu .La scoperta dei corpi degli esperti dell’ONU avviene mentre al Palazzo di Vetro si sta dibattendo il rinnovo della Missione delle Nazioni Unite nella RDC . In un comunicato inviato all’Agenzia Fides, l’ONG congolese CEPADHO sottolinea che in questa fase di debolezza delle istituzioni nazionali e di instabilità in diverse aree del Paese, è opportuno che le truppe ONU rimangano. Il CEPADHO sottolinea però che il grosso del contingente della MINUSCO sia ritirato in modo progressivo mentre sia invece potenziata la Brigata d’Intervento Rapido, un’unità particolarmente efficace nel contrastare le milizie e gli altri gruppi armati che infestano diverse aree della RDC. Tra questi il CEPADHO ricorda l’ADF di origine ugandese, le FDLR di origine rwandese e i gruppi Mayi Mayi presenti nel Nord Kivu , la milizia di Kamuina Nsapu nel Kasai Centrale, mentre la provincia del Tanganyika è in preda a scontri inter-etnici.La crisi politica con il mancato accordo per l’attuazione delle intese di San Silvestro non fa che accentuare l’instabilità del Paese.

AFRICA/EGITTO - Arrestati 13 copti. Chiedevano alla polizia di intervenire sul caso di una ragazza scomparsa

Qena - Tredici cristiani copti sono stati arrestati nella città di Qena dalla polizia egiziana mentre stavano partecipando a una manifestazione per chiedere agli apparati di sicurezza di intervenire in maniera più decisa nelle indagini intorno al rapimento di una ragazza copta. L'adolescente copta si chiama Marina Nashaat ed è scomparsa da tre settimane. I manifestanti – qualche decina - si erano mobilitati in maniera spontanea, senza preavvisare le autorità locali. Ma la dimostrazione non aveva causato problemi all'ordine pubblico, e si stava svolgendo pacificamente in una via poco trafficata, quando la polizia è intervenuta e ha tratto in arresto 25 giovani manifestanti, mettendo in atto una disposizione repressiva che appare oggettivamente esagerata.Il padre della ragazza ha riferito ai media egiziani di non aver ricevuto nemmeno una telefonata da parte delle forze di sicurezza da quando la figlia è scomparsa. .

AFRICA/SUDAN - Non si ferma l’epidemia di colera

El Gallabat – Sono oltre 50 le persone contagiate dal colera nella località El Gallabat, nel Sudan orientale. Una donna è morta a El Jinan, nella località occidentale di El Gallabat. Una fonte sanitaria locale ha informato che nello Stato di El Gedaref sono stati registrati 30 casi della pandemia a El Saraf El Ahmer, e oltre 70 a El Mahalla; entrambi nella località El Gallabat. Altri casi sono emersi in altre località dello Stato e le autorità sanitarie locali hanno inviato, nelle aree colpite, squadre di medici e infermieri nel tentativo di frenare la diffusione. Il tasso delle infezioni continuerà ad aumentare durante la stagione delle piogge se il Ministero della Sanità sudanese continuerà ad ignorare l’epidemia. Infatti, il Ministero ha continuato a definire i casi riscontrati ‘diarrea acquosa acuta’ piuttosto che colera.

AMERICA/PARAGUAY - “Colpo di stato parlamentare”: i Vescovi chiedono legalità e rispetto della democrazia

Asuncion – "Le decisioni prese, con seri dubbi sulla loro legalità e legittimità, sono un segno della assoluta mancanza di considerazione e di rispetto per l'istituzione democratica che con tanto impegno e dedizione abbiamo conquistato dopo decenni di dittatura": è la ferma dichiarazione della Conferenza episcopale del Paraguay riguardo ai fatti di ieri, martedì 28 marzo, quando i parlamentari del governo hanno stabilito un accordo con un gruppo dell'opposizione per presentare ed approvare, in poche ore, un emendamento costituzionale che consente la rielezione presidenziale. In Paraguay dal 1992 la rielezione del Presidente è vietata dalla Costituzione per proteggere il paese dalle dittature, quindi il Presidente può svolgere un solo mandato."E' urgente riflettere, con calma e in modo responsabile, su ciò che è accaduto, e guidare gli sforzi per ripristinare la fiducia in un'istituzione di alto valore per la Repubblica, il Potere Legislativo, mostrando una forte volontà di raggiungere gli accordi nel contesto della legalità" scrivono i Vescovi.La tensione nel paese è alta, informa una nota inviata a Fides: ieri sera un migliaio di persone è sceso in strada insieme al sindaco della capitale, Asuncion, per manifestare contro quello che hanno definito “colpo di stato parlamentare” .Nella conclusione del documento i Vescovi scrivono: "Riteniamo prudente non insistere sull'introduzione della rielezione presidenziale attraverso la via dell'emendamento costituzionale, perché produce inutile tensione e polarizzazione sociale, che se non gestita correttamente, potrebbe diventare violenza con imprevedibili conseguenze".

EUROPA/PRINCIPATO DI MONACO - Nomina del Direttore nazionale delle POM

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 1 febbraio 2017 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie nel Principato di Monaco per un quinquennio , il rev.do Mark Olivieri, del clero arcidiocesano di Monaco. Il nuovo Direttore nazionale è diacono permanente nell’Arcidiocesi di Monaco. Ha 63 anni, è nato l’8 giugno 1953. E’ stato ordinato diacono il 28 novembre 2010. Dal 2013 svolge il ministero diaconale presso la parrocchia Saint Martin-Sacré Coeur.

ASIA/LIBANO - Il leader del Movimento Patriottico libero: serve una legge elettorale per uscire dal confessionalismo politico

Beirut – La discussione in atto tra le forze politiche libanesi per stabilire la legge elettorale con cui celebrare le prossime elezioni politiche rappresenta un'opportunità per far uscire il Paese dei Cedri dal confessionalismo politico e procedere verso l'affermazione di una piena laicità. Ne è convinto Gebran Bassil, attuale Ministro degli Esteri libanese e leader del Movimento Patriottico Libero, la formazione politica maronita fondata dal Presidente Michel Aoun. Lunedì 27 marzo, intervenendo a una cena ufficiale della Lega Maronita, il leader politico libanese - che è anche genero di Aoun - ha chiesto l'adozione di una legge elettorale che tenga conto della reale composizione del Paese, e favorisca il suo progressivo affrancamento dalle pulsioni settarie che continuano a mettere a repentaglio la convivenza civile, procedendo con decisione verso “la laicità a cui aspiriamo”. La nuova legge – ha rimarcato il ministro degli esteri libanese – dovrà necessariamente assicurare la rappresentatività di ogni componente della società libanese, senza forzature e manomissioni. Il sistema elettorale attualmente in vigore, scaturito dagli Accordi di Taif che nel 1989 sancirono a fine della guerra civile, stabilisce che metà dei 128 deputati del Parlamento siano cristiani , e l'altra metà sia formata da parlamentari musulmani e drusi. .

AFRICA/NIGERIA - “Le violenze dei Fulani alimentate dalle complicità governative” denuncia il Vescovo di Kafanchan

Abuja - “La crisi persiste a causa del modo nel quale viene gestita dal governo dello Stato e da quello Federale, insieme alle agenzie di sicurezza” ha denunciato Sua Ecc. Mons. Joseph Bagobiri, Vescovo di Kafanchan, nello Stato di Southern Kaduna, nel nord della Nigeria. Mons. Bagobiri ha fatto questa dichiarazione nel suo discorso di ringraziamento per la visita nell’area di una delegazione della Conferenza Episcopale Nigeriana . La delegazione, guidata dal Presidente della CBCN, Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos, oltre ad esprimere la vicinanza di tutta la Chiesa nigeriana nei confronti della popolazione locale minacciata dai raid degli allevatori Fulani , ha portato alcuni aiuti concreti per le persone colpite dalle violenze.“È importante affermare pubblicamente che la situazione di insicurezza che viviamo nella diocesi di Kafanchan e nel Southern Kaduna non si è fermata nonostante la presenza degli agenti delle forze di sicurezza” ha ribadito Mons. Bagobiri che denuncia che “molti di noi sono delusi nel vedere i nostri leader politici parteggiate e sostenere, direttamente o indirettamente, i Fulani. Ed è per questo che stanno perdendo rapidamente la fiducia della popolazione”.Secondo il Vescovo, il governo federale ha la responsabilità di alimentare la crisi perché, contrariamente al Northern e Central Kaduna, il Southern Kaduna, dove vive la maggioranza dei cristiani dell’area, è privo di progetti di sviluppo federali. Mons. Kaigama ha sottolineato che la Nigeria è un Paese “multietnico, multireligioso e per sua natura complesso. “Per questo- ha concluso- i nostri politici non devono promuovere gli interessi di nessun particolare gruppo ma devono essere neutrali e devono cercare il bene comune per promuovere l’unità e l’equità nel Paese”.

AMERICA/NICARAGUA - “Corruzione e fanatismo”: Mons. Baez invita a ridare luce e anima alla società

Managua – "C'è molta corruzione. Ci sono molte bugie, c'è egoismo e molta è l'avidità per il denaro e il potere, e questo crea ingiustizia e fa crescere il numero dei poveri" ha affermato Sua Ecc. Mons. José Silvio Baez nella sua omelia di domenica scorsa a Managua."E' vero che ci sono cose positive nel paese, ma non siamo soddisfatti per come va avanti" ha detto il Vescovo Ausiliare di Managua commentando il brando di Vangelo dove Gesù ridona la vista ad un cieco. Mons. Baez ha ribadito che siamo tutti membri della società, quindi "dobbiamo ridare la vista alla società, ridare l'anima alla società, perché la nostra società sembra vivere senza l'anima, senza la vista, senza la mente, perché, come tutti possiamo verificare, abbondano gli atti irrazionali". Quindi ha aggiunto che "la povertà è frutto di questa cecità, come anche il fanatismo religioso o politico".Il Vescovo ha ricordato come il Nicaragua sia ancora sconvolto da quanto accaduto un mese fa, quando in una chiesa evangelica fu bruciata viva una donna di 25 anni in quanto considerata indemoniata. La donna morì quattro giorni dopo, quando finalmente fu portata all'ospedale. La polizia ancora indaga sul fatto e sotto stati fermati alcuni leader della comunità evangelica. Un fatto del genere non era mai accaduto.Mons. Baez ha concluso l’omelia ricordando che "noi cristiani siamo chiamati a diventare luce nel mondo, come Gesù, a togliere la cecità che ci porta ad una via senza uscita. Avete visto quanto crimine, quanto fanatismo religioso? Manca la luce in Nicaragua".

AFRICA/CONGO RD - Nessun accordo per l’attuazione delle intese di San Silvestro; i Vescovi si ritirano dalla mediazione

Kinshasa - I Vescovi della Repubblica Democratica del Congo si ritirano dalla mediazione per l’attuazione degli accordi di San Silvestro, deplorando che le discussioni che si tenevano presso il Centro Interdiocesano di Kinshasa non hanno raggiunto “un risultato soddisfacente per la popolazione”.“La mancanza di una sincera volontà politica e l’incapacità degli attori politici e sociali di trovare un compromesso” ha impedito di trovare un accordo, ha dichiarato Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo , annunciando il ritiro dei Vescovi della mediazione.Mons. Utembi Tapa, nel ribadire che la CENCO non può mediare all’infinito, ha sottolineato che è responsabilità del Presidente Joseph Kabila trovare il modo di “applicare rapidamente” l’Accordo di San Silvestro per creare un governo di unità nazionale che porti la RDC alle elezioni presidenziali e politiche entro l’anno.I nodi sui quali si è arenato il negoziato per l’applicazione delle intese del 31 dicembre 2016 riguardano le modalità di designazione del Premier, che deve essere dell’opposizione, e del Presidente del Consiglio di Monitoraggio dell’Accordo. Le divergenze dividono non solo maggioranza e opposizione ma anche quest’ultima che è divisa al suo interno.

VATICANO - “Aprirsi al mondo nel quale siamo chiamati ad operare”: il Card. Filoni all’Urbaniana

Città del Vaticano – “Questa festa Patronale della Pontificia Università Urbaniana è un appuntamento che volentieri celebriamo come una festa di famiglia. In questa Istituzione, gli studenti, i docenti e il personale ausiliario passano le migliori ore della loro giornata; si tratta di ore non semplicemente di lavoro, ma di preparazione, di conoscenza, di studio, di amicizia e di speranza”. Sono le parole pronunciate dal Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana, durante l’omelia della Concelebrazione eucaristica che ha presieduto questa mattina in occasione della festa patronale dell’ateneo, che ricorre nella solennità dell’Annunciazione. “L’Università – ha proseguito -, oltre che una famiglia, è una scuola. Non una qualsiasi, ma una scuola che forma alla vita e allarga la visione della nostra vocazione: anzitutto umana e culturale, ma anche etica e spirituale”. Il Prefetto del Dicastero Missionario ha sottolineato un ulteriore motivo di gioia per la richiesta fatta da un’alunna, Ai Xia, che “nella nostra Università ha maturato la determinazione di aderire con il Battesimo a Cristo e attraverso la Cresima e l’Eucaristia di conformarsi a Lui sacramentalmente. Ciò che ha maturato dapprima nella mente e nel cuore, ella lo rende oggi realtà per la grazia che il Signore le concede”.Nella sua omelia il Card. Filoni ha evidenziato come l’Urbaniana abbia la caratteristica di essere composta di numerose e differenti provenienze culturali, e “in questa sua multiculturale umana presenza, nel contesto dell’attuale alta mobilità umana, è un esempio di come sia possibile, vivere, convivere, confrontarsi e arricchirsi”. La multiforme presenza di alunni e docenti richiama il concetto della cattolicità della Chiesa: “Cattolicesimo è universalità; è apertura, è incontro, è rispetto e apprezzamento delle diversità attorno ad un nucleo unificatore, che crea l’unità, non l’uniformità”. “Questo nucleo unificante, dal punto di vista teologico, è Cristo; in Lui si attualizza, in modo concreto e vivo, l’unione tra la sua divinità e la sua umanità”.Soffermandosi sulla ricorrenza liturgica dell’Annunciazione, il Card. Filoni ha evidenziato che essa ricorda “il momento in cui il Figlio di Dio assume un corpo materiale ed entra in questo mondo. Ciò avviene attraverso il concorso umano e Maria è chiamata a dare il proprio contributo”. Il “Sì” di Maria non era scontato, la sua risposta all’annuncio dell’Angelo fu invece “un atto pienamente umano, certo confortato dalla grazia, ma non obbligato”.Citando quindi il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della Gioventù 2017, il Card. Filoni ha indicato la prospettiva nella quale bisogna porsi: “aprirsi al mondo nel quale siamo chiamati ad operare; le vostre Chiese confidano nella vostra preparazione, ogni uomo e donna, carichi di speranze e di problemi, siano essi cristiani o non cristiani, attendono la vostra attenzione pastorale. La visione è dunque inclusiva e la prospettiva è universale, cioè cattolica”. Link correlati :Il testo integrale dell’omelia del Card. Filoni, in italiano

AFRICA/EGITTO - Il Patriarca Tawadros: no all'allarmismo sulle violenze anticristiane; il popolo egiziano protesse anche la Sacra Famiglia

Il Cairo – Le vicende di violenza contro i cristiani registrate nel Sinai del Nord rappresentano delle eccezioni, in un Paese dove già la Sacra Famiglia, in fuga da Erode, venne a cercare rifugio e protezione. Con questo suggestivo richiamo alla fuga in Egitto di Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, narrata nel Vangelo di Matteo, il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha voluto ridimensionare gli allarmismi sulla condizione dei cristiani in terra egiziana, riaccesi di recente dalle violenze e dagli omicidi mirati che hanno colpito la comunità copta. In un'intervista televisiva, trasmessa lunedì 27 marzo dal canale satellitare CBC, il Primate della più consistente Chiesa radicata in un Paese arabo ha voluto sottolineare che gli attacchi portati dai gruppi jihadisti colpiscono certo i cristiani egiziani, ma anche l'esercito, le forze di polizia e la magistratura. Dietro tali azioni terroristiche dei jihadisti collegati al sedicente Stato Islamico – ha rimarcato il Patriarca – ci sono forze e organizzazioni estranee alla società egiziana, che puntano a dividere l'Egitto. Nel corso dell'intervista, Tawadros ha anche messo in risalto le relazioni armoniose tra Chiesa e istituzioni civili, rispondendo indirettamente alla critiche di eccessivo allineamento della Chiesa copta con il blocco politico-sociale che fa capo al Presidente Abdel Fattah al Sisi. Il Patriarca copto ortodosso ha voluto ribadire che le buone relazioni tra la Chiesa e le istituzioni civili “non rappresentano un fatto negativo”, e che la Chiesa può svolgere con più serenità la propria missione quando non c'è polarizzazione tra la compagine ecclesiale e lo Stato, e quando prevale la concordia tra le diverse componenti della società.Riguardo all'esodo forzato di più di trecento famiglie copte fuggite dal Sinai del Nord lo scorso febbraio, dopo la serie di violenze e assassini abbattutasi sulla locale comunità cristiana, il Patriarca ha rimarcato che il loro trasferimento ha rappresentato una misura eccezionale e temporanea, presa per salvaguardare le vite di tutti, e ha confermato che presto i nuclei familiari sfollati potranno fare ritorno alle proprie case. La notizia dell'inizio di un contro-esodo dei cristiani del Nord Sinai era già stata confermata domenica 26 marzo da Anba Kosman, Vescovo copto ortodosso di al Arish . Il Vescovo ha anche riferito che a al Arish vengono celebrate messe ogni giorno, e ha smentito le voci – circolate nei giorni scorsi in rete – di una presunta “caccia ai sacerdoti” messa in atto da gruppi terroristi nel capoluogo del governatorato, confermando che la situazione generale riguardante la sicurezza di quella regione comincia a tornare alla normalità. .

ASIA/YEMEN - Sistema sanitario al limite del collasso: ogni 10 minuti muore un bambino

Sana’a – A due anni dall’intensificarsi del conflitto armato, i minori continuano ad essere i più vulnerabili in Yemen . Ogni dieci minuti nel Paese muore un bambino a causa di malattie prevenibili come denutrizione, diarrea, o infezioni respiratorie. Inoltre 144 bambini perdono la vita ogni giorno per malattie per le quali esistono cure mediche. La guerra sta provocando il collasso dei servizi più basilari per i bambini. Solo nel settore sanitario, la metà dei centri non sono operativi, limitando al minimo l’accesso all’assistenza medica. A questo si aggiunge la drammatica situazione economica delle famiglie, che sta obbligando migliaia di genitori a dover scegliere se salvare i figli malati o cercare di tutelare quelli sani. Le famiglie mangiano molto di meno e optano per alimenti meno nutrienti o saltano pasti. Circa mezzo milione di bambini soffrono di denutrizione severa acuta, il 200% in più rispetto al 2014, aumentando il rischio di carestia. Il numero delle persone estremamente povere e vulnerabili è salito alle stelle. Circa l’80% delle famiglie sono indebitate, e almeno la metà della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. Il sistema sanitario dello Yemen è al limite del collasso: circa 15 milioni di uomini, donne e bambini non hanno accesso alle cure mediche.

AMERICA/VENEZUELA - Bambini con meno di 15 anni colpevoli di 2936 crimini

Caracas – A Caracas, la città più violenta del mondo, si uccide già a 8 anni di età. Secondo una ricerca della Cecodap , nel 2016, almeno 2.936 adolescenti minori di 17 anni sono stati coinvolti in crimini. Il 34.47% in furti e l’8,11% in omicidi. Secondo un rapporto dell’Osservatorio Venezuelano per la Violenza, nel 2016 sono stati registrati 28 mila 479 morti.

ASIA/FILIPPINE - Lotta alla droga: i cattolici si impegnano a formare le coscienze degli agenti di polizia

Quezon City – Agire a monte e sensibilizzare le coscienze degli agenti di polizia e delle forze armate, impegnati nella quotidiana lotta alla droga contro trafficanti e spacciatori, perchè, nel loro servizio in uniforme, rispettino sempre i principi di giustizia, legalità, dignità umana: come appreso da Fides, è questo l’obiettivo di gruppi cattolici che si impegnano in seminari di formazione destinati ai membri delle forze dell’ordine. La campagna nazionale di lotta alla droga, lanciata dal Presidente Rodrigo Duterte, sta suscitando critiche per l’alto numero di vittime e per l’atteggiamento degli agenti di polizia, giudicati “dal grilletto facile”. L’Ordine di San Michele, associazione ecclesiale, ha avviato specifici programmi di formazione umana e spirituale per gli uomini in divisa: “Se gli agenti rafforzano il loro rapporto con Dio, se curano il rapporto con la famiglia, se si radicano in principi etici fondamentali, crediamo avranno anche un buon rapporto con il prossimo e con la società e vorranno attivarsi realmente per il bene del paese”, spiega a Fides Arturo Alabanza, laico cattolico e colonnello in pensione, che dirige il ministero dell'Ordine di San Michele. “Nel percorso di formazione seguito in passato, gli agenti hanno fatto propri valori come giustizia, disciplina, onestà, solidarietà; ma quello più importante, che abbraccia tutti gli altri, è la fede. In questo percorso, li accompagniamo a riscoprire un forte rapporto con Dio. Senza un forte rapporto con Dio, il loro carattere potrà vacillare”, spiega Alabanza che, dopo una lunga carriera nell’esercito filippino, ha seguito un cammino di rinnovamento spirituale nell’associazione cattolica per famiglie “Coppie per Cristo”.Gli uomini in divisa si trovano di fronte a situazioni difficili e diverse, “che testano il carattere, la personalità, il coraggio: se non si ha un profondo rapporto con Dio, e dunque saldi ancoraggi morali, sicuramente potranno cadere in errori o commettere ingiustizie”, rimarca il colonnello.“La formazione umana e spirituale per i militari e la polizia è quanto mai necessaria oggi, in un momento in cui le esecuzioni extragiudiziali sono dilagate nel paese”, osserva.In un recente seminario tenutosi a Quezon city, titolato “Perdono: la chiave per il successo”, 35 agenti di polizia hanno seguito un seminario composto di cinque colloqui su vari argomenti come la famiglia, il perdono, il rispetto della dignità umana. Il programma, secondo i partecipanti, si è rivelato prezioso e verrà ripetuto con altri agenti. L’Ordine di San Michele agisce in partnership con il movimento “Coppie per Cristo” e con le diverse Cappellanie dei servizi delle forze armate, polizia, e altri corpi in uniforme, proponendo corsi nell’Accademia Militare a Baguio, nell’Accademia Marittima di Asia e il Pacifico a Mariveles e in altri luoghi di formazione militare. L’obiettivo specifico dell’Ordine è promuovere una formazione a lungo termine delle coscienze, per arricchire il percorso di formazione degli agenti con valori e principi utili a costruire il bene comune della nazione.

ASIA/FILIPPINE - Lotta alla droga: i cattolici si impegnano formare le coscienze degli agenti di polizia

Quezon City – Agire a monte e sensibilizzare le coscienze degli agenti di polizia e delle forze armate, impegnati nella quotidiana lotta alla droga contro trafficanti e spacciatori, perchè, nel loro servizio in uniforme, rispettino sempre i principi di giustizia, legalità, dignità umana: come appreso da Fides, è questo l’obiettivo di gruppi cattolici che si impegnano in seminari di formazione destinati ai membri delle forze dell’ordine. La campagna nazionale di lotta alla droga, lanciata dal Presidente Rodrigo Duterte, sta suscitando critiche per l’alto numero di vittime e per l’atteggiamento degli agenti di polizia, giudicati “dal grilletto facile”. L’Ordine di San Michele, associazione ecclesiale, ha avviato specifici programmi di formazione umana e spirituale per gli uomini in divisa: “Se gli agenti rafforzano il loro rapporto con Dio, se curano il rapporto con la famiglia, se si radicano in principi etici fondamentali, crediamo avranno anche un buon rapporto con il prossimo e con la società e vorranno attivarsi realmente per il bene del paese”, spiega a Fides Arturo Alabanza, laico cattolico e colonnello i pensione, che dirige il ministero dell'Ordine di San Michele. “Nel percorso di formazione seguito in passato gli agenti hanno fatto propri valori come giustizia, disciplina, onestà, solidarietà; ma quello più importante, che abbraccia tutti gli altri, è la fede. In questo percorso, li accompagniamo a riscoprire un forte rapporto con Dio. Senza un forte rapporto con Dio, il loro carattere potrà vacillare”, spiega Alabanza che, dopo una lunga carriera nell’esercito filippino, ha seguito un cammino di rinnovamento spirituale nell’associazione cattolica per famiglie “Coppie per Cristo”.Gli uomini in divisa si trovano di fronte a situazioni difficili e diverse, “che testano il carattere, la personalità, il coraggio: se non si ha un profondo rapporto con Dio, e dunque saldi ancoraggi morali, sicuramente potranno cadere in errori o commettere ingiustizie”, rimarca il colonnello.“La formazione umana e spirituale per i militari e la polizia è quanto mai necessaria oggi, in un momento in cui le esecuzioni extragiudiziali sono dilagate nel paese”, osserva.In un recente seminario tenutosi a Quezon city, titolato “Perdono: la chiave per il successo”, 35 agenti di polizia hanno seguito un seminario composto di cinque colloqui su vari argomenti come la famiglia, il perdono, il rispetto della dignità umana. Il programma, secondo i partecipanti, si è rivelato prezioso e verrà ripetuto con altri agenti. L’Ordine di San Michele agisce in partnership con il movimento “Coppie per Cristo” e con le diverse Cappellanie dei servizi delle forze armate, polizia, e altri corpi in uniforme, proponendo corsi nell’Accademia Militare a Baguio, nell’Accademia Marittima di Asia e il Pacifico a Mariveles e in altri luoghi di formazione militare. L’obiettivo specifico dell’Ordine è promuovere una formazione a lungo termine delle coscienze, per arricchire il percorso di formazione degli agenti con valori e principi utili a costruire il bene comune della nazione.

AMERICA/MESSICO - Un altro sacerdote ucciso dalla criminalità

Città del Messico – Padre Felipe Carrillo Altamirano è stato ucciso domenica 26 marzo nella località di El Nayar, Prelatura di Jesús María del Nayar, stato del Nayarit, apparentemente vittima di un'aggressione per furto. La Conferenza Episcopale Messicana ha diffuso la notizia attraverso una dichiarazione, pervenuta a Fides, in cui sottolinea che ancora una volta un sacerdote cattolico è stato colpito dalla criminalità. Allo stesso tempo esprime condoglianze alla famiglia del sacerdote e al Vescovo della Prelatura territoriale del Nayar, Sua Ecc. Mons. José de Jesús González Hernández, O.F.M.Padre Felipe è il secondo sacerdote ucciso dall’inizio dell'anno: il primo è stato padre Joaquin Hernandez Sifuentes, nella diocesi di Saltillo, a gennaio .Il comunicato dei Vescovi commenta così la triste notizia: "Gesù Cristo ci dia la forza di lottare per la costruzione di un mondo riconciliato e pacifico, giusto e fraterno. La morte non è la fine del messaggio di amore che ci ha portato il nostro Salvatore, ma la pienezza della vita. Con il suo sacerdozio, padre Felipe ha incarnato queste certezze che ci dà la fede".La Prelatura territoriale El Nayar si trova nello stato messicano di Nayarit, ed è uno dei 20 comuni di questo stato. Secondo i dati forniti dalla Prelatura vi lavorano 11 sacerdoti diocesani, 14 sacerdoti religiosi e 10 religiosi non sacerdoti francescani e 30 religiose.

ASIA/IRAQ - La Chiesa caldea: dolore e sgomento per le vittime innocenti di Mosul; si rispettino almeno le “leggi” della guerra

Mosul – Le stragi di civili innocenti che stanno segnando le operazioni militari in atto per liberare Mosul dall'occupazione dei jihadisti dello Stato Isalmico hanno provocato “profondo dolore e sgomento” in seno alla Chiesa caldea. In un comunicato diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato caldeo, si fa accenno alle almeno 500 vittime innocenti cadute negli ultimi giorni a causa dei combattimenti, e si richiama tutte le forze militari impegnate dell'offensiva per la liberazione di Mosul a rispettare almeno le regole e le procedure internazionalmente riconosciute per limitare al minimo la perdita di vite umane ni conflitti. Nel documento, pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarcato caldeo riferisce di seguire con attenzione gli sviluppi dell'intervento militare congiunto per liberare Mosul; esprime anche gratitudine per il senso di sacrificio dei soldati iracheni e soddisfazione per l'avanzata delle forze militari irachene nei quartieri della seconda città dell'Iraq, in mano ai jihadisti da quasi tre anni. Nel contempo, il testo diffuso dal Patriarcato caldeo – e pervenuto anche all'Agenzia Fides - manifesta “dolore e sgomento” per le “più di 500 vittime innocenti” provocate negli ultimi giorni ad opera dei raid e delle operazioni condotte dalla coalizione anti-Daesh. Il Patriarcato caldeo fa sapere anche che sono stati attivati comitati ecclesiali locali, incaricati di fornire assistenza alimentare alle moltitudini di sfollati che stanno fuggendo da Mosul. E soprattutto, richiama tutti a rispettare le leggi della guerra e tutti i vincoli morali e religiosi che impongono di custodire e difendere le vite innocenti, anche ei teatri di guerra. Il messaggio, firmato dal Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, si conclude invocando Dio Onnipotente affinchè “costodisca l'Iraq a affretti il ritorno della sicurezza, della pace e della stabilità”. Ieri, domenica 26 marzo, ll'esercito USA ha riconosciuto la propria responsabilità nell'attacco aereo su Mosul che il 17 marzo scorso, invece di compire postazini jihadiste, ha provocato la morte di 150 innocenti, tra civili e attivisti dei diritti umani, compresi donne e bambini. .

ASIA/FILIPPINE - Sviluppo sostenibile o distruttore dell’ambiente: il bivio per Mindanao

Zamboanga del Sud - “Nelle Filippine oggi ci troviamo di fronte a settori di attività che continuano a usufruire delle nostre risorse naturali distruggendo l'ambiente e allo sforzo delle istituzioni per proteggere l'ambiente. Speriamo e preghiamo che la saggezza di quanti sono più interessati a proteggere l'ambiente prevalga sull’interesse di imprese nazionali e internazionali che hanno già distrutto una buona parte della foresta nelle Filippine, generando numerose calamità naturali connesse con la deforestazione e la carenza di approvvigionamento idrico in molte parti del paese”. Lo afferma, in una nota inviata a Fides, il movimento per il dialogo islamocristiano “Silsilah”, fondato nella città di Zamboanga del Sud dal missionario Pime p. Sebastiano D’Ambra.Il missionario nota a Fides: “Continuiamo a credere che per proteggere l'ambiente c’è bisogno anche di educare la gente a rispettare la creazione come dono di Dio. A Zamboanga City, con altre istituzioni, siamo parte del network Friends of Zamboanga Watersheds Movement, che mira alla tutela dei bacini idrici di Zamboanga, in pericolo a causa del business senza scrupoli che continua a distruggere il nostro paese e peggiora la situazione del cambiamento climatico”. “Per sensibilizzare la popolazione, come iniziativa simbolica – prosegue - abbiamo lanciato l’idea di spegnere ogni luce elettrica per un'ora, dalle 20.30 alle 21, 30. Urge ascoltare il “grido della Terra” che Papa Francesco chiama “nostra casa comune”, per promuovere uno sviluppo sostenibile e integrale”.“Il dialogo con la creazione – spiega p. D’Ambra – fa parte di un atteggiamento olistico e di una spiritualità che dobbiamo sviluppare di più nel mondo. Papa Francesco, nella enciclica Laudato Si', ricorda che non si può guardare la questione dei cambiamenti climatici come un aspetto isolato, ma solo correlando l'ambiente, la vita, la famiglia, le relazioni sociali. Il degrado della natura è strettamente legato alla cultura che modella la convivenza umana". “Nelle Filippine – conclude il missionario – i giovani chiedono un cambiamento. Ma come si può pretendere di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi? Bisogna promuovere un nuovo dialogo su come stiamo plasmando il futuro della nostra nazione e del nostro pianeta, includendo il tema dell'impatto ambientale delle politiche di sviluppo”. Una delle questioni principali sull'isola di Mindnao, tocca l’industria mineraria, affidata a compagnie nazionali e multinazionali, responsabili della deforestazione per l'estrazione di metalli preziosi e il commercio di legname pregiato. Secondo gli ambientalisti e numerose organizzazione della società civile, le Filippine dovrebbero sviluppare di più la propria agricoltura e le industrie turistiche, il che permette anche di rispettare la vita delle popolazioni indigene presenti a Mindanao, che necessitano di un accompagnamento allo sviluppo. Organizzazioni cattoliche, in rete con altre Ong, sono impegnate a promuovere a Mindanao programmi di sviluppo in settori come sanità, servizi primari, istruzione, tutela dell’ambiente, agricoltura sostenibile, assistenza alle imprese del settore agro-alimentare.

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