Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/SUDAFRICA - “Sì alle dimostrazioni ma senza interrompere le lezioni”: appello dei Vescovi agli studenti

Johannesburg - “Chiediamo a tutti i nostri studenti di iniziare l’anno accademico tornando alle lezioni, pur continuando la loro legittima campagna” affermano i Vescovi sudafricani, in un appello firmato a nome della Southern Africa Catholic Bishops’ Conference, da Sua Ecc. Mons. William Slattery, Arcivescovo di Pretoria, portavoce della SACBC.Da mesi gli studenti sudafricani protestano per il rialzo delle tasse universitarie. Le proteste sono degenerate in alcuni casi in incidenti con le forze dell’ordine . Si prevede che le dimostrazioni riprenderanno con l’apertura del nuovo anno accademico. I Vescovi chiedono quindi agli studenti di “prendere in considerazione delle modalità che permettano di raggiungere gli obiettivi della loro campagna senza interrompere il programma accademico e senza fare ricorso alla violenza”.I Vescovi si impegnano ad offrire il loro sostegno perché “l’educazione sia accessibile a tutti su basi più eque” e si offrono come mediatori nei negoziati con tutte le parti. Si riconoscono al governo i progressi effettuati nel campo educativo ma si chiede anche una guida decisa per risolvere la crisi.

ASIA/LAOS - Due nuovi preti per il Laos nel 2017

Città del Vaticano – La piccola comunità cattolica in Laos si prepara a celebrare due nuove ordinazioni sacerdotali nel 2017: lo dicono all’Agenzia Fides i vescovi laotiani che hanno concluso la visita ad limina in Vaticano. I diaconi che si preparano alle ordinazioni sacerdotali – programmate nell’anno in corso, se non vi saranno imprevisti – appartengono uno al Vicariato apostolico di Paksè, l’altro a quello di Luang Prabang. Louis-Marie Ling, Vicario apostolico di Paksè, dice a Fides di “nutrire speranze”, dopo la solenne celebrazione pubblica della beatificazione dei martiri: “E’ stata una festa con oltre settemila fedeli, un evento storico, un vero miracolo per noi”.Le attività pastorali, afferma Ling a Fides, procedono con serenità, “a volte abbiamo qualche piccola difficoltà con alcuni solerti funzionari provinciali, ma come preti e religiosi visitiamo le famiglie, celebriamo i sacramenti, facciamo catechismo senza problemi”. Con il nuovo diacono, la cui ordinazione sacerdotale è programmata a marzo prossimo, “avrò a Paksè cinque preti attivi e due in pensione”, racconta. A loro sono affidate le parrocchie e gli oltre 13mila fedeli del Vicariato. “Non è mio lavoro, né mio merito, tutto è opera di Dio. Noi seguiamo l’ispirazione dello Spirito Santo”, confida il Vescovo a Fides. Gli fa eco Tito Banchong, amministratore apostolico a Luang Prabang, nel Nord del paese, che ha festeggiato nel settembre 2016 l’ordinazione di tre sacerdoti e si prepara al dono di un’altra vocazione. “Nella mia zona, dove per 12 anni, dal 2000 in poi, sono stato del tutto solo, siamo benedetti dal fiorire di nuove vocazioni al sacerdozio: segno che il Signore ci è vicino. Lui è il Dio-con-noi. E lo è stato anche nel tempo della sofferenza” dice il Vescovo, che tra il 1976 e il 1986 ha trascorso cinque anni in carcere, quando la pressione del regime comunista Pathet lao sulla libertà religiosa era più forte. Nell’omelia alla Messa a Santa Marta del 30 gennaio scorso, davanti ai vescovi del Laos, Papa Francesco ha ricordato che “la più grande forza della Chiesa oggi è nelle piccole Chiese, piccoline, con poca gente, perseguitate, con i loro vescovi in carcere. Questa è la nostra gloria e la nostra forza oggi”.A conclusione della visita ad limina, il vescovo Tito Banchong rimarca: “Siamo veramente felici. Questa visita ci ha dato la certezza dell'unità con il Papa. Il Papa ci conosce, ci ama, ci ha aperto il suo cuore. E’ davvero per noi un padre che ci ascolta con profondità. Ci ha detto di andare avanti nella nostra missione: è per noi un prezioso incoraggiamento”.

AMERICA/MESSICO - Primo centro di ascolto in Chiapas per le vittime della violenza e la costruzione della pace

Tuxtla Gutiérrez – La Caritas dell'arcidiocesi messicana di Tuxtla Gutierrez ha appena inaugurato il primo “Centro di ascolto” che intende offrire uno spazio sicuro per accompagnare e assistere in modo completo le vittime della violenza. Secondo il comunicato pervenuto a Fides, la Caritas, con il sostegno della Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale , ha offerto da più di un anno un accompagnamento integrale per la costruzione della pace a quelle persone che soffrono qualche forma di violenza. Dopo questo cammino, consapevole della necessità di un adeguato spazio per tale attività, la Caritas ha quindi aperto il centro di ascolto, affidandolo ad un gruppo di religiosi, laici e volontari, alcuni dei quali formati in psicologia, lavoro sociale, legge o altre scienze sociali. E’ previsto anche il coinvolgimento degli studenti interessati al progetto dell'Università Teologica del Chiapas "Juan Pablo II" , che potranno così apprendere le modalità di accompagnamento delle vittime della violenza.In occasione dell'inaugurazione del Centro si è svolto un corso di cinque giorni sulla prima formazione e l’approccio alla trasformazione sociale e alla costruzione della pace, con la presentazione di metodologie di ascolto e di supporto completo, cui hanno partecipato oltre 25 persone provenienti da diverse parrocchie.

AFRICA/CONGO RD - Sequestrato e poi liberato un prete che si è opposto ai miliziani di Kamuina Nsapu

Kinshasa - Rapito e poi rilasciato un sacerdote cattolico che si è opposto alle prepotenze dei miliziani del defunto capo tradizionale Kamuina Nsapu. Il fatto è accaduto ieri, 31 gennaio, a Kananga, capoluogo del Kasai Centrale, nella Repubblica Democratica del Congo. Il sacerdote, del quale non è stato rivelato il nome, opera presso la parrocchia Sant’Alfonso di Kananga.Il prete si è opposto ai miliziani che intendevano impedire agli alunni di frequentare le lezioni di una scuola. Secondo un testimone, citato da Radio Okapi, “i miliziani si stavano recando da una scuola all’altra, chiedendo agli insegnanti di ‘liberare i bambini’. Un prete cattolico della parrocchia Sant’Alfonso che ha cercato di far sì che i bambini rimanessero a scuola, è stato arrestato dai miliziani che lo hanno poi liberato nei pressi del fiume Nganza”. I miliziani hanno bloccato tutte le attività commerciali e scolastiche nella città.Da settembre, i miliziani di Kamuina Nsapu, ucciso dalla polizia ad agosto, seminano l’insicurezza nelle province del Kasai, attaccando i civili e scontrandosi con le forze dell’ordine. Gli scontri hanno causato almeno 140 vittime.

ASIA/LIBANO - Il Presidente Aoun consegna al Metropolita Georges Khodr l'onorificenza nazionale dell'Ordine del Cedro

Beirut – Il Presidente libanese Michel Aoun ha decorato Il Metropolita greco – ortodosso Georges Khodr del Monte Libano con l'Ordine nazionale del Cedro, l'onorificenza che la Nazione libanese riserva a chi ha reso grandi servizi al Libano o si è distinto per atti di coraggio, devozione e dedizione al bene comune. La consegna della decorazione da parte del Capo di Stato libanese è avvenuta martedì 31 gennaio alla presenza del Patriarca greco ortodosso di Antiochia, Yohanna X. Nell'occasione celebrativa, citando le parole di Gesù nel Vangelo di Luca , il 93enne Georges Khodr ha parlato della vecchiaia come di una condizione privilegiata per assaporare il dono dell'umiltà, definita a sua volta come “la porta di ogni virtù”. Il Metropolita greco ortodosso Georges Khodr è conosciuto in tutto il mondo come maestro di spiritualità cristiana. Nell'ottobre 2015 era intervenuto in merito alla paralisi politica che dal maggio 2014 impediva di individuare il nuovo Capo di Stato libanese . Il Vescovo nonuagenario aveva espresso giudizi illuminanti anche intorno alla condizione dei cristiani in Medio Oriente, sottolineando che "i pericoli che minacciano i cristiani in Medio Oriente minacciano tutti gli abitanti di questa regione, senza eccezioni", e che "dal punto di vista dei principi cristiani, non può esistere qualcosa di simile a quella che potremmo definire 'Guerra Santa'". .

AMERICA/ARGENTINA - “Stigmatizzare i migranti” o aprirsi alle ricchezze di vita che portano con loro?

Buenos Aires – “Chi è 'l'altro', come posso entrare in relazione con lui?” è la domanda da porsi secondo la Commissione Episcopale delle Migrazioni e del Turismo della Conferenza Episcopale Argentina, di fronte alle divisioni causate dal tema delle migrazioni sia a livello politico che dell’intera società. La discussione sui legami tra migrazione e criminalità ha preso slancio di recente, al fine di riformare la legge sull'immigrazione per proteggere il paese "contro la criminalità proveniente da paesi stranieri". La Commissione Episcopale ha quindi pubblicato una dichiarazione, riportata da Aica, dal titolo "Stigmatizzazione dei migranti?" in cui mette in guardia su una certa visione del tema ormai presente in diversi settori della società.“I migranti sono costretti a lasciare la loro terra per la necessità della sopravvivenza e di migliorare. Vengono attratti dai paesi di destinazione dalla possibilità di occupare gli spazi del mercato del lavoro lasciati liberi dalla popolazione locale” ricorda il messaggio. “Sono necessari per la società, come è facile constatare dando uno sguardo ai lavoratori stranieri che pullulano nelle fabbriche, come cuochi e camerieri nei ristoranti, nei cantieri edili, nelle aziende agricole e nei campi; tra le persone di servizio, cameriere, ecc ".I migranti cercano per se stessi e per le loro famiglie di soddisfare le necessità fondamentali: la casa, la salute, l'istruzione, la sicurezza, “in una parola, hanno bisogno di integrazione. Un obiettivo che molti hanno già raggiunto, e altri con molta fatica, ancora cercano di raggiungere. Un obiettivo che le istituzioni possono garantire coniugando una accoglienza che guardi al futuro e alla prosperità di tutta la società".Il messaggio rileva anche la ricchezza che lungo la storia ha accumulato il popolo argentino grazie all’incontro di diverse culture, e si conclude con l'invito a "costruire una identità arricchita e aperta, in grado di proteggere e valorizzare il patrimonio di valori e di ideali che sono stati ereditati dagli antenati, e insieme aprirsi alla nuova ricchezza di vita che molti migranti portano con sè".

ASIA/CAMBOGIA - A Phnom Penh tre anni dedicati alla famiglia: “La Chiesa è madre e padre”

Phom Penh - Dal 2017 al 2019 la comunità dei battezzati nel Vicariato di Phnom Penh “camminerà con entusiasmo e vivrà un tempo di approfondimento e preghiera sul tema della famiglia”: lo annuncia in un incontro con l'Agenzia Fides il Vescovo Olivier Schmitthaeusler, Vicario apostolico di Phnom Penh. “Abbiamo proclamato il triennio dedicato alla famiglia nel giorno dell’epifania, in un grande incontro dei fedeli del Vicariato”, ricorda. “Abbiamo tradotto l’Amoris laetitia in lingua khmer e seguiremo quel documento come traccia pastorale” prosegue, spiegando che “il primo dei tre anni sarà dedicato ai giovani e agli adolescenti che si affacciano alla vita affettiva; nel secondo anno pastorale il focus sarà sulle coppie di fidanzati che si preparano al matrimonio; il terzo anno sarà dedicato alle famiglie cattoliche, con una attenzione speciale a quelle miste, con un coniuge cristiano e l’altro buddista”. “La situazione della famiglia nella società cambogiana – spiega il Vescovo a Fides – richiede un impegno della Chiesa. Dopo gli anni bui dei khmer rossi e l’erosione delle strutture sociali, oggi esiste nelle famiglie un problema nella trasmissione dei valori tradizionali: questo ha un impatto soprattutto sui giovani, che non hanno più un modello di famiglia di riferimento”. Altri fenomeni rilevanti sono “l'emigrazione dei cambogiani, con la conseguente divisione delle famiglie, e i matrimoni interreligiosi”. Per questo la comunità cattolica si dedicherà nei prossimi tre anni a riflettere e accompagnare i giovani, le coppie, i coniugi cristiani. Il Vescovo afferma: “Desidero una Chiesa che si mostri come madre e come padre; una Chiesa che ascolti le necessità delle famiglie, le conforti con compassione e tenerezza e illumini il loro cammino; una Chiesa che mostri misericordia, dialogo e solidarietà a tutte le famiglie”.“In Cambogia – conclude – viviamo l’eredità del tempo santo del Giubileo. Tra le priorità pastorali abbiamo istruzione, salute, attenzione ai poveri, ai disabili, ai lavoratori, dialogo interreligioso. Ma i battezzati sono chiamati a vivere un tempo speciale di preghiera e ogni mese abbiamo diversi incontri di spiritualità, digiuno, preghiera, pellegrinaggi. Il fondamento è la preghiera, da cui scaturiscono le opere di carità”

ASIA/SIRIA - Confini USA aperti solo ai cristiani? “Chi fa queste differenze alimenta il fanatismo” dichiara il Vescovo caldeo di Aleppo

Aleppo - “A noi cristiani della Siria e del Medio Oriente non piace nessun discorso che fa differenze tra noi e i musulmani quando è in gioco la giustizia, la pace e l'aiuto a chi ha bisogno. Chi fa queste differenze, alimenta il fanatismo e l'estremismo”. Così il Vescovo caldeo di Aleppo, Antoine Audo SJ, commenta le dichiarazioni e le disposizioni del Presidente USA Donald Trump, che nei giorni scorsi ha riconosciuto come “prioritaria” l'accoglienza negli Stati Uniti di rifugiati cristiani siriani e mediorientali, proprio mentre disponeva la chiusura delle frontiere per i cittadini di 7 Paesi a maggioranza islamica. “I provvedimenti e le leggi” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo caldeo “devono essere giusti e vanno applicati allo stesso modo per tutti, senza discriminazioni. E anche come cristiani, chiediamo di essere aiutati non a emigrare, ma ad avere la pace nei nostri Paesi, per poter continuare la nostra vita e la nostra testimonianza nelle terre in cui siamo nati”. Riguardo all'attuale condizione di Aleppo, il Vescovo Audo riconosce che “di certo adesso c'è più sicurezza, ma il futuro è segnato dalle soluzioni che si prospettano per tutta la Siria. Mi sembra di percepire un cambiamento nell'approccio da parte della comunità internazionale. Si è compreso che al problema della Siria non c'è soluzione militare, ma solo soluzione politica, con il coinvolgimento di tutti”. .

ASIA/TURCHIA - La Commissione d'inchiesta sul fallito golpe del 15 luglio raccoglie informazioni anche sulla visita di Fethullah Gulen in Vaticano

Ankara – Tra le vicende fatte oggetto di indagine da parte della Commissione parlamentare turca incaricata di investigare sul fallito golpe dello scorso 15 luglio, c'è anche la visita che il predicatore islamico Fethullah Gulen – indicato dalle autorità turche come l'ispiratore del fallito colpo di Stato – realizzò in Vaticano nel lontano 9 febbraio 1998, incontrando anche Papa Giovanni Paolo II. La scorsa settimana, il Ministero degli esteri turco ha fornito alla Commissione parlamentare inquirente tutto il dossier informativo raccolto intorno a quella visita, da cui emerge che dell'incontro tra Gulen e il Papa allora regnante erano stati avvisati preventivamente sia lo stesso Ministro degli esteri del tempo, Ismail Cem, sia l'Ambasciata di Turchia presso la Santa Sede. Durante l'incontro, durato mezz'ora, Fethillah Gülen aveva anche consegnato al Papa un invito dell'allora Presidente turco Süleyman Demirel a visitare la Turchia. Le notizie fornite dal Ministero degli esteri turco alla Commissione parlamentare d'indagine sul fallito golpe dello scorso luglio non aggiungono nessun dettaglio “misterioso” intorno alla nota visita di Gulen in Vaticano. La decisione di tornare a riconsiderare quella vicenda, raccogliendo informazioni già note riguardanti i suoi aspetti protocollari, fa seguito alle campagne scatenate sui media turchi contro il predicatore espatriato Gulen e il suo movimento Hizmet, che fin da agosto, in alcuni casi , hanno tentato di coinvolgere anche la Santa Sede. Il giornalista Mine Kirikkanat, in un articolo ispirato al complottismo più creativo e pubblicato sul quotidiano Cumhuriyet di domenica 7 agosto, si era spinto al punto di insinuare che Fethullah Gulen poteva essere il cardinale creato “in pectore” dallo stesso Pontefice polacco scomparso il 2 aprile 2005, e mai da lui reso noto. .

AFRICA/CONGO RD - “La politica ha preso in ostaggio la società civile” denuncia il CEPADHO

Kinshasa - “La società civile congolese è ostaggio della politica” lamenta il CEPADHO , una organizzazione della società civile del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, in un comunicato inviato all’Agenzia Fides, sulle trattative per l’attuazione dell’accordo politico del 31 dicembre .Al tavolo delle trattative, mediate dai Vescovi congolesi, siedono i partiti della maggioranza presidenziale, quelli dell’opposizione firmatari dell’accordo del 18 ottobre 2016 e quelli che, fino alle intese di San Silvestro, chiedevano l’abbandono del potere del Presidente Joseph Kabila, il cui mandato è scaduto il 19 dicembre.“Per quel che riguarda il compromesso sulla gestione del nostro Paese, la nostra organizzazione nota che gli attori politici riservano alla società civile un posto e un ruolo di figurante” afferma il comunicato. Il CEPADHO lamenta in particolare il fatto che nel nuovo governo di unità nazionale, previsto dagli accordi di San Silvestro, su 53 posti solo 2 sono riservati ad esponenti della società civile.“Questo modo di ridurre il ruolo della società civile deve essere percepito come la volontà deliberata degli attori politici congolesi di escludere il popolo dalla gestione della cosa pubblica e quindi, dall’organizzazione di elezioni libere, democratiche e trasparenti” rimarca il comunicato. “Il CEPADHO ricorda all’opinione nazionale e internazionale che essendo stato assegnato al futuro governo il compito di organizzare le elezioni, questo non ci riuscirà escludendo la società civile” conclude il comunicato.

ASIA/MYANMAR - Ucciso un avvocato musulmano: “Un attentato alla transizione democratica”

Yangon – Ferma condanna e sdegno per l’omicidio dell’avvocato musulmano U Ko Ni, consigliere della Lega nazionale per la democrazia : è quanto esprimono organizzazioni della società civile, associazioni cristiane e di altre religioni. U Ko Ni, consigliere della leader Aung San Suu Kyi sulla riforma costituzionale, è stato ucciso fuori dall'aeroporto di Rangoon dopo una visita in Indonesia. Era apertamente critico verso il coinvolgimento dei militari nella politica birmana.In una nota inviata a Fides, l’Ong “Christian Solidarity Worldwide” ricorda che “U Ko Ni è stato anche uno dei musulmani più importanti in Myanmar, sostenitore coerente della libertà di religione e della armonia interreligiosa. Era una voce rara tra i leader politici birmani alzatasi in difesa dei Rohingya perseguitati, che non sono riconosciuti come cittadini”.Mentre sono in corso le prime indagini della polizia, non si sa ancora chi ci sia dietro l'omicidio, e se la motivazione del gesto sia di carattere politico o religioso. Gli osservatori ricordano che nel paese negli ultimi cinque anni è aumentato l’incitamento all'odio verso i musulmani e si sono verificati frequenti episodi di violenza contro i musulmani.CSW osserva: “L'assassinio orribile di ieri di U Ko Ni è un duro colpo per le prospettive di pace e la democrazia in Myanmar. Si priva il paese di uno dei suoi esperti costituzionali più competenti, la Lega nazionale per la democrazia perde uno dei suoi consiglieri più stimati e la comunità musulmana uno dei loro sostenitori più importanti. Questo è un attacco diretto alla transizione democratica in Myanmar”Una rete di organizzazioni impegnate per la tutela dei diritti umani invita il governo del Myanmar e la comunità internazionale ad adottare misure concrete per contrastare l'intolleranza religiosa nel paese, definendola “un crescente problema” data la “discriminazione e persecuzione di minoranze religiose ed etniche”.Il 27 gennaio il “Ma Ba Tha”, il movimento nazionalista buddista attivo in Birmania, ha messo in guardia contro ogni tentativo di modificare le leggi “per la protezione della razza e della religione” introdotte nel 2015 dal precedente governo, che includono misure che limitano la conversioni religiose e i matrimoni interreligiosi.

AMERICA/VENEZUELA - Nuovo impulso a Infanzia e Adolescenza Missionaria con le nuove tecnologie di comunicazione

Caracas – Cinque incontri virtuali durante il 2017 per un arricchimento reciproco delle Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie dei paesi bolivariani in tema di animazione missionaria dei ragazzi e dei giovani. Questo l’impegno scaturito dall’Incontro regionale delle POM dei paesi bolivariani, che si è svolto a Caracas dal 23 al 28 gennaio, al fine di coordinare e condividere le esperienze fatte in ogni paese della regione.L’incontro ha analizzato il lavoro svolto con l’infanzia e l’adolescenza missionaria, l'attività missionaria attraverso i media e l’obiettivo verso cui si vuole camminare, ha sintetizzato il Direttore delle POM della Colombia, p. Mario de Jesus Alvarez, secondo le informazioni pervenute a Fides. L'obiettivo è quello di diffondere il materiale prodotto dalle Direzioni nazionali per l’Infanzia e l’Adolescenza missionaria, per imprimerle un rinnovato impulso perché questa opera si rafforzi attraverso l'uso delle odierne tecnologie di comunicazione e sia più attraente per i missionari.I risultati di questo incontro saranno comunicati alla riunione dei Direttori nazionali delle POM dell'America, che si terrà a marzo nella Repubblica Dominicana, cosicchè "tutta l'America sia un esempio per il mondo di un lavoro rinnovato, aggiornato e più efficace per l’infanzia e l'adolescenza missionaria, attraverso le moderne tecniche di comunicazione".

AMERICA/COLOMBIA - Vita consacrata: “luce per il mondo, promotrice di pace e riconciliazione”

Bogotà - Ispirandosi al tema “Lasciamoci riconciliare con Dio” indicato dall'Episcopato colombiano, che pone la riconciliazione come impegno prioritario di tutta la Chiesa della Colombia per l’anno 2017, anche la vita consacrata intende vivere la prossima Giornata mondiale del 2 febbraio mettendo in rilievo il compito dei consacrati di essere, una volta riconciliati, promotori di pace e di riconciliazione.La Giornata Mondiale della Vita Consacrata, che si celebra nella festa della Presentazione del Signore al tempio, il 2 febbraio, “è l'occasione per riconoscere il dono della vita consacrata e per dire che la loro dedizione e il loro servizio amorevole alla Chiesa è luce per il mondo, e promuove la pace e la la riconciliazione” ha sottolineato Sua Ecc. Mons. José Alejandro Castaño Arbeláez, Vescovo di Cartago, Presidente della Commissione episcopale per la vita consacrata, nella nota pervenuta a Fides.“I consacrati in Colombia sono stati presenti fin dalla prima evangelizzazione – prosegue il Vescovo -, in diversi ambiti, annunciando il Vangelo nel campo dell’educazione, della sanità, nel lavoro con i più poveri; con grande spirito missionario hanno portato il Vangelo a diverse popolazioni, con la loro vita povera, casta e obbediente”. In questa festa siamo chiamati a riconoscere il dono della vita consacrata come “espressione dell’amore e della tenerezza di Dio”, esorta Mons. Castaño Arbeláez, che chiama i consacrati ad essere “promotori gioiosi di pace e riconciliazione”.

AMERICA/ARGENTINA - Raddoppia il numero dei bambini di strada

San Miguel de Tucuman - I casi di violenza e abuso sessuale di minori, l’abbandono e la negligenza dei parenti, sono quelli che maggiormente il Segretariato per l’Infanzia, l’Adolescenza e la Famiglia ha dovuto assistere in quest’ultimo anno. Inoltre, sempre nel 2016, sono raddoppiati i bambini di strada. “Quasi il doppio, 325 bambini individuati costantemente per strada, alcuni compaiono la sera o in certi periodi”, si legge in un comunicato pervenuto a Fides dai responsabili dell’area tecnica del Segretariato. Gli esperti hanno evidenziato l’importanza di una legge che istituisca la figura dell’Avvocato del Bambino: “Servono procuratori per minori, difensori penali e misure alternative alla detenzione”.

ASIA/LIBANO - Una “giornata per il Libano” si celebrerà nel Santuario di Fatima

Beirut – Il prossimo giugno, una “giornata per il Libano” sarà celebrata al Santuario mariano di Fatima, in Portogallo. Il programma avrà inizio con la recita del santo Rosario la sera del 24 giugno, e si concluderà il giorno dopo con la liturgia eucaristica celebrata dal Patriarca maronita Boutros Bechara Rai presso la Basilica costruita sul luogo in cui, nel 1917, la Madonna apparve ai tre pastorelli Lucia dos Santos, Giacinta Marto e Francisco Marto. Lo ha annunciato nei giorni scorsi la Commissione patriarcale per la consacrazione del Libano e l'Oriente al Cuore Immacolato di Maria, sottolineando che durante la Messa conclusiva, il Primate della Chiesa maronita, insieme ad altri Patriarchi d,Oriente, rinnoveranno la consacrazione del Paese dei cedri alla Madre di Dio. Tutta l'organizzazione del pellegrinaggio, a partire dalla raccolta delle iscrizioni, verrà curata e seguita da un ufficio ad hoc giù funzionante presso il Santuario di Nostra Signora del Libano, a Harissa. .

AFRICA/ZIMBABWE - Il Sudafrica rassicura le autorità di Harare: “proteggeremo i vostri espatriati contro le minacce xenofobe”

Harare - Il governo dello Zimbabwe ha ottenuto rassicurazioni dalle autorità sudafricane sulle misure prese per far fronte alle recenti minacce xenofobe nei confronti della comunità di zimbabwiani che vivono nel Paese. Lo ha dichiarato il Vice Ministro degli Interni, Obedingwa Mguni, secondo il quale “il governo sudafricano ha garantito la sicurezza dei nostri connazionali. Non permetteranno in alcun modo altri attacchi xenofobi. Sono alquanto sicuro di questo” ha detto.Le tensioni in Sudafrica nei confronti degli stranieri sono aumentate dopo che un gruppo denominato “Mamelodi Concerned Residents” ha fatto circolare una lettera di minacce nella quale accusa gli immigrati di commettere crimini come traffico di droga e rapine.Il Ministro dell’Interno sudafricano, Malusi Gigaba, ha però dichiarato di sospettare che dietro le minacce nei confronti della folta comunità di espatriati provenienti dallo Zimbabwe vi siano alcune forze dell’opposizione dello Zimbabwe, che vorrebbero spingere i zimbabwiani al rimpatrio per farli poi votare alle prossime elezioni. La maggior parte di coloro che sono espatriati sono considerati oppositori del Presidente Robert Mugabe, al potere dal 1980.

AFRICA/CONGO RD - Ancora una settimana per giungere ad un accordo sull’attuazione delle intese di San Silvestro

Kinshasa - Designazione del Primo Ministro, ripartizione dei Ministeri tra i diversi partiti della coalizione, ruolo della CENCO nel periodo di transizione. Sono questi i punti ancora in discussione per attuare l’intesa del 31 dicembre 2016, volta a permettere di superare la crisi politica della Repubblica Democratica del Congo per la mancata tenuta delle elezioni presidenziali nel dicembre 2016 . “L’essenziale è fatto. Restano solo tre punti. E siamo speranzosi che questi tre punti saranno superati durante il periodo del nostro viaggio in Europa. Saremo di ritorno tra una settimana” ha detto Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo Besungu, Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro e Vice Presidente della Conferenza Episcopale, al momento di imbarcasi insieme agli altri Vescovi congolesi alla volta dell’Europa per una serie di visite.Mons. Ambongo, che media per conto della CENCO tra maggioranza e opposizione, aveva criticato i politici che a suo parere bloccavano il negoziato, affermando che “con la loro la cattiva fede” mettevano “a dura prova la nostra pazienza di Pastori”, avvertendo che se un accordo non fosse stato trovato entro il 28 gennaio, il negoziato rischiava di saltare . Con la sua ultima dichiarazione Mons. Ambongo si mostra più fiducioso e offre un’altra settimana di tempo alle forze politiche per superare le loro divergenze. Nel frattempo la situazione si aggrava per l’insicurezza in diverse aree del Paese. A Kananga, capoluogo del Kasai Centrale, sei persone sono morte negli scontri tra le forze dell’ordine e i seguaci del defunto capo tradizionale Kamuina Nsapu, ucciso nel luglio 2016. Secondo fonti ONU, dalla data del suo decesso ad oggi sono morte almeno 150 persone per le violenze causate dai suoi seguaci. Anche per questo è urgente che la RDC si doti di un nuovo governo e di istituzioni stabili e credibili. (Agenzia Fides 30/1/2017

AMERICA/CILE - Disarmare i cuori per eliminare la violenza nelle terre mupuche

Temuco - Le terre abitate dalla popolazione mapuche nel sud del Cile si trovano a vivere da tempo in una spirale di violenza . Una Commissione presidenziale, istituita a luglio 2016, sta cercando di intervenire per frenare il fenomeno, e a questo scopo ha formulato 50 proposte, tra cui il riconoscimento costituzionale degli indigeni e una loro rappresentanza in Parlamento. Il conflitto è particolarmente grave nella regione de La Araucanía, principale insediamento del popolo mapuche, che raggruppa la metà del milione di indigeni presenti nel Paese sudamericano, abitato da quasi 18 milioni di persone. Tra le proposte della Commissione ci sono anche quelle di creare un registro nazionale delle vittime della violenza e di assicurare loro un risarcimento, di sostenere lo sviluppo economico mapuche e risolvere il problema dell'acquisizione delle loro terre per restituirle agli indigeni. Il pacchetto di proposte arriva dopo che nelle scorse settimane, nelle aree rurali della regione si sono verificati oltre una decina di attentati incendiari contro camion di ditte forestali e magazzini da parte di sconosciuti che, in alcuni casi, hanno lasciato volantini con rivendicazioni del movimento mapuche. “Non si tratta della mancanza dello stato di diritto, ma di mancanza di rispetto e di trasgressione dei diritti umani di una popolazione. E’ lo stesso Stato che viola i loro diritti” ha dichiarato in una nota pervenuta a Fides padre Bresciani, missionario gesuita che vive nel villaggio di Tirúa, zona del conflitto. “Qui tutto funziona, la gente vive normalmente, semina, raccoglie, lavora”, continua il gesuita. “Quelli che parlano di assenza dello stato di diritto non hanno mai vissuto qui. Non siamo in guerra.” Da parte sua mons. Héctor Vargas, Vescovo di Temuco, capitale de La Araucanía, ha dichiarato che “è una regione ferita e frammentata” che attraversa “un graduale peggioramento della problematica”. Il Vescovo ha esortato a porre fine alla violenza “prima che l’odio finisca noi… se vogliamo disarmare le mani, dobbiamo prima disarmare i cuori”.

ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo: l'accoglienza selettiva dei migranti su base religiosa annunciata da Trump è “una trappola per i cristiani”

Baghdad - L'opzione prefigurata dal Presidente USA Donald Trump di mantenere una “corsia preferenziale” aperta per l'ingresso di profughi cristiani negli Stati Uniti, mentre si chiudono le porte ai cittadini di 7 Paesi a maggioranza islamica, rappresenta “una trappola per i cristiani del Medio Oriente”. Lo sottolinea il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, Primate della Chiesa cattolica orientale a cui appartiene la stragrande maggioranza dei cristiani iracheni. “Ogni politica di accoglienza che discrimina i perseguitati e i sofferenti su base religiosa” spiega il Patriarca Louis Raphael “finisce per nuocere ai cristiani d'Oriente, perchè tra le altre cose fornisce argomenti a tutte le propagande e ai pregiudizi che attaccano le comunità cristiane autoctone del Medio Oriente come 'corpi estranei', gruppi sostenuti e difesi dalle potenze occidentali. Queste scelte discriminanti” aggiunge il Primate della Chiesa caldea “creano e alimentano tensioni con i nostri concittadini musulmani. I sofferenti che chiedono aiuto non hanno bisogno di essere divisi in base a etichette religiose. E noi non vogliamo privilegi. Ce lo insegna il Vangelo, e ce lo ha mostrato anche Papa Francesco, che ha accolto a Roma rifugiati fuggiti dal Medio Oriente sia cristiani che musulmani, senza fare distinzioni”.

ASIA/INDIA - Il card. Gracias: “Il cambiamento climatico colpisce i poveri e le donne”

Mumbai - “Sono le donne, i poveri, i più vulnerabili, le prime vittime dei cambiamenti climatici. Noi siamo amministratori e non siamo padroni della creazione. Abbiamo l'obbligo morale di proteggerla e preservarla”: lo ha detto all’Agenzia Fides il cardinale Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay e presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia , a margine del convegno organizzato nei giorni scorsi a Mumbai dalla FABC, dal titolo “I cambiamenti climatici: l’impatto sui gruppi vulnerabili e la prospettiva delle donne”. Alla conferenza hanno preso parte 45 delegati ed esperti provenienti da Bangladesh, Nepal, India: tutti rappresentanti che operano in uffici, organizzazioni, segretariati e commissioni che si occupano dei cambiamenti climatici.La conferenza intendeva apportare un contributo di riflessione e comprensione sul fenomeno del cambiamento climatico e sul suo impatto sui gruppi più vulnerabili. L’incontro ha dato l’opportunità di uno spazio per la condivisione e discussione sui programmi esistenti e sulle buone pratiche da mettere in atto per affrontare il mutamento del clima, esplorando le possibilità di sviluppo di una nuova visione, per rispondere collettivamente con un piano comune d'azione regionale.Parlando a Fides, il card. Gracias ha ricordato che tutti gli uomini hanno un ruolo per affrontare il cambiamento climatico: un problema globale, con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, politiche, che rappresenta una delle principali sfide che l'umanità deve affrontare al giorno d'oggi.“Il mondo sviluppato rimane il principale responsabile delle emissioni di gas serra che hanno contribuito al riscaldamento globale. Allo stesso tempo, i paesi in via di sviluppo e le economie emergenti continuano a contribuire alle emissioni di gas serra a causa delle loro pressanti esigenze di sviluppo”, ha spiegato il Vescovo Allwyn D'Silva, segretario esecutivo dell'Ufficio per lo sviluppo umano nella FABC.“Urge che tutte le nazioni comprendano che il clima è un bene comune, che appartiene a tutti e è destinato a tutti. L'umanità intera è chiamata a riconoscere la necessità di cambiamenti nello stile di vita, nella produzione e nel consumo per combattere questo riscaldamento o almeno le cause umane che lo aggravano”, ha osservato Deepika Singh, coordinatore dell’Ufficio per il cambiamento climatico nella FABC.Compito fondamentale della Chiesa in Asia è “richiamare ogni battezzato e ogni uomo alla conversione radicale, ad abbandonare il consumo eccessivo e a scegliere uno stile di vita più sostenibile, per una rinnovata cultura di rispetto per la creazione, di semplicità e di sobrietà, di speranza e di gioia”, ha aggiunto il Vescovo Jacob Mar Barnabas, presidente del Consiglio per le donne nella Conferenza episcopale indiana. Le comunità cattoliche, su questo punto, “guidate dagli insegnamenti sociali della Chiesa, devono promuovere strategie e programmi come tecnologie verdi, produzione agricola biologica e sostenibile, consumo responsabile, riciclaggio, contribuendo così alla giustizia intergenerazionale”, ha proseguito. Per agire nei confronti del cambiamento climatico, “urge un senso di solidarietà e un orientamento fondamentale per il bene comune, che può essere raggiunto attraverso un continuo processo educativo di riflessione-azione”, ha detto Wendy Louis, segretario esecutivo dell’ Ufficio FABC per il laicato e la famiglia. Per questo i Vescovi asiatici continueranno a operare in questo campo, a livello di riflessione e di azione.

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