Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/ETIOPIA - “Si può imparare e ricevere tantissimo dalla missio ad gentes”: testimonianza di un missionario fidei donum

Adaba – “Vi presento la mia casa, anzi le mie due case parrocchiali: la prima ad Adaba, dove vivo, l’altra a Dodola, dove vado durante la settimana e la domenica” racconta a Fides don Giuseppe Ghirelli, missionario fidei donum in Etiopia . “La casa di Adaba è abbastanza grande ed è stata abitata in passato da un prete etiope quando ancora faceva parte del vicariato di Meki, quella di Dodola è più piccola ed è stata abitata fino all’anno scorso da un prete fidei donum della diocesi di Bari. Le case parrocchiali sono all’interno di un’area che il governo concede per svolgere le attività sociali e pastorali che la Chiesa cattolica intende svilupparvi”. “In Etiopia – spiega don Giuseppe - la Chiesa cattolica è considerata una Ong, rappresentata da un Ufficio centrale con sede ad Addis, al quale tutte le eparchie cattoliche di rito orientale e i vicariati cattolici di rito latino debbono far riferimento. All’interno dell’area assegnata dal Governo alle singole parrocchie si possono svolgere le attività sociali e pastorali solo dopo che il governo, tramite l’Ufficio centrale, ha approvato il progetto presentato dalle singole Chiese. Il progetto deve contenere una descrizione abbastanza precisa di ciò che si intende fare, dei tempi delle risorse umane e finanziare. Il governo segue e controlla tramite l’ufficio statale per gli affari religiosi i progetti presentati, il loro percorso e la loro realizzazione”. “Noi sacerdoti stranieri – prosegue il sacerdote - possiamo essere presenti solo se abbiamo i titoli di studio adeguati per svolgervi un lavoro. Io, per esempio, con la mia Licenza in teologia, equiparata ad una laurea civile, ho il permesso di stare ad Adaba come direttore della scuola elementare, permesso, tra l’altro, che va rinnovato ogni anno. All’interno di questo quadro normativo si porta avanti il lavoro socio-pastorale con l’aiuto di laici stipendiati, che seguono in modo particolare le attività sociali”.“Se qualcuno volesse venire in missione – conclude don Giuseppe -, può rimanere in Etiopia come turista al massimo per 3 mesi. Se invece volesse rimanere di più dovrebbe rientrare in uno dei progetti approvati dal governo. Venendo anche solo per poche settimane, si può comunque imparare e ricevere tantissimo dalla missio ad gentes, perché sarà sempre molto di più quello che possiamo ricevere di quello che possiamo dare”.

AFRICA/EGITTO - Un altro cristiano copto ucciso nel Sinai settentrionale

Al Arish - Si chiamava Nabil Saber Fawzy, era sposato e aveva due figli, il barbiere copto ucciso sabato 6 maggio ad al Arish, nel Sinai del Nord, durante l'assalto al suo negozio da parte di quattro uomini armati. La famiglia di Nabil – riferiscono fonti locali – faceva parte delle centinaia di cristiani che nel mese di febbraio avevano lasciato al Arish, dopo la sequenza di omicidi mirati contro i cristiani che avevano insanguinato la regione. Nabil aveva fatto ritorno alla propria casa da meno di due settimane, per riaprire il suo negozio di barbiere e riprendere il lavoro, mentre la moglie e i figli erano rimasti come sfollati a Port Said. Le forze di polizia locali non hanno ancora chiarito se l'omicidio è opera di criminali locali o se ha matrice settaria. Nei mesi di gennaio e febbraio 2017 erano stati ben sette i cristiani del Sinai del Nord uccisi in omicidi mirati. Quando la serie di agguati mortali contro i cristiani di al Arish e del Sinai settentrionale era già iniziata, sedicenti affiliati egiziani all'autoproclamato Stato Islamico avevano diffuso un video-messaggio in cui rivendicavano la nuova campagna di violenze mirate contro i copti, definiti dai jihadisti come “la preda preferita”. Il video-messaggio esaltava la figura di Abu Abdullah al-Masri, il giovane attentatore kamikaze che lo scorso 11 dicembre si è fatto saltare nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copto-ortodossa del Cairo, provocando la morte di 29 persone. Anche Papa Francesco, nella recente visita in Egitto, ha reso omaggio ai martiri di Botrosiya. .

ASIA/PAKISTAN - Leader cristiani di Lahore: “Stop alla predicazione di odio interreligioso in Tv”

Lahore – Ferma condanna delle parole di odio anticristiano pronunciate sulle tv pakistane e un invito a fermare la campagna denigratoria che istiga alla violenza contro le minoranze religiose: è quanto afferma la Commissione per la solidarietà ecumenica di Lahore che riunisce leader cristiani delle diverse confessioni presenti nel territorio, membri della Chiesa anglicana, presbiteriana e cattolica.Come appreso da Fides, la Commissione ha deplorato recenti trasmissioni televisive, articoli di stampa e messaggi sui social media che diffondono disprezzo e umiliano i cristiani pakistani. La Commissione ha deciso di scrivere una lettera ufficiale alle autorità di governo e all’imprenditore Amar Mehmood, proprietario del canale televisivo "Dunyia Tv", dove alcuni personaggi pubblici, in qualità di ospiti, hanno più volte espresso parole e argomenti diffamatori verso i cristiani. “Questa ondata di odio verrà portata all’attenzione delle autorità superiori”, hanno detto i leader cristiani della Commissione. In particolare si deplora la soap opera “Baji Irshad” che ha come protagonista una donna cristiana che lavora come cameriera nella casa di una ricca famiglia musulmana. La serie Tv, nella mente degli autori, intendeva porre l’accento sulla differenza di classe sociale r sul gap esistente nella società pakistana tra ricchi e poveri, ma finisce, invece, per alimentare stereotipi e discriminazioni anche di natura castale che oggi “demoralizzano e umiliano i cittadini cristiani”, si afferma.Un altro punto discusso nella Commissione è stato il delicato tema della blasfemia: partendo dal recente omicidio dello studente musulmano Mashal Khan, nell'università di Mardan, a causa di false accuse di blasfemia, i leader cristiani hanno ribadito l’urgenza di fermare l'abuso e la strumentalizzazione della legge di blasfemia che “ha già colpito ingiustamente migliaia di persone, tra musulmani, cristiani e indù che sono in carcere”, nota a Fides p. Inayat Bernard, membro della Commissione. Il sacerdote riferisce a Fides un episodio esemplificativo: “La donna musulmana Noreen Laghari, militante dello Stato Islamico, ha confessato che intendeva programmare un attentato con l’obiettivo di uccidere almeno 50 cristiani nel giorno di Pasqua. E’ stata arrestata e, solo grazie alle efficaci misure adottate dal governo del Punjab per garantire sicurezza alle chiese, si è evitata una strage. La domanda è: sarà trattata con gli stessi criteri seguiti per tenere in carcere la cristiana innocente Asia Bibi?”I leader cristiani hanno colto l’occasione per pregare per i cristiani in tutto il mondo, particolarmente per i fratelli in Iraq, Siria, Afghanistan e Pakistan e per ringraziare Dio per il fecondo viaggio del Papa in Egitto, che rafforza le strade del dialogo islamo-cristiano.

AFRICA/NIGERIA - Ragazze di Chibok: “Perché si sono aspettati tre anni per negoziare la loro liberazione?” chiede il Card. Onaiyekan

Abuja - “Ringraziamo Dio perché queste ragazze hanno potuto riabbracciare le loro famiglie, ma mi chiedo come mai si sono dovuti aspettare tre anni perché questo avvenisse” dice all’Agenzia Fides Sua Eminenza il Card. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, commentando la liberazione di 82 ragazze rapite da Boko Haram nella loro scuola di Chibok il 14 aprile 2014. “In tutti questi anni sono stato tra quelli che hanno chiesto con insistenza al governo di fare di tutto per liberare le ragazze. Il governo ci ha risposto che non poteva trattare la loro liberazione con dei terroristi, scambiandole con alcuni detenuti di Boko Haram. Ma è quello che alla fine è avvenuto. Per la loro liberazione sono stati rilasciati alcuni capi di Boko Haram ed è stata pagata una cifra importante. Non si poteva farlo prima, risparmiando tre anni di sofferenze a queste ragazze e alle loro famiglie?” chiede il Cardinale.“Tre anni di angoscia che potevano essere evitati - sottolinea -. Non si sa che cosa hanno subito le ragazze, ma bastava vedere i loro volti ripresi dalla televisione per comprendere che hanno passato un periodo lungo e terribile. Tra loro c’è una ragazza con una gamba amputata. Chi può poi misurare i danni psicologici che hanno subito?”.“Mi chiedo se queste ragazze fossero state figlie di qualche potente si sarebbe perso tutto questo tempo ?” sottolinea il Cardinale Onaiyekan. “Non dimentichiamo inoltre che rimangono ancora più di 100 ragazze della cui sorte non sappiamo niente. Alcune di loro probabilmente sono morte durante i combattimenti, per malattia o durante il parto, perché diverse di loro sono state messe incinta dai loro rapitori. Almeno si comunichi alle famiglie la sorte di queste povere ragazze. Invito tutti alla preghiera per la loro liberazione” conclude il Cardinale.

ASIA/GIORDANIA - Nasce la prima rete di istituti universitari islamici e cristiani nel mondo arabo

Amman – La prima rete di collegamento permanente tra istituzioni e centri di studio universitari islamici e cristiani operanti nei Paesi arabi è stata appena inaugurata ad Amman. L'iniziativa ha preso forma al convegno promosso, dal 3 al 6 maggio, ad Amman, dal Centro internazionale per il dialogo Kaiciid e dal Diyar Consortium. Il ruolo cruciale delle istituzioni universitarie di carattere religioso nel contrastare o nel fomentare le manipolazioni di contenuti teologici e dottrinali viene da tempo chiamato in causa negli interventi di leader politici e analisti che si interrogano su come uscire dai conflitti di matrice settaria che tormentano la regione. Per concordare strategie di collaborazione, Diyar e Kaiciid hanno riunito ad Amman i rappresentanti di istituzioni accademiche islamiche e cristiane di livello universitario dislocate nei Paesi arabi, per cercare di favorire percorsi d'istruzione religiosa aperti al pluralismo culturale e sensibili alla promozione del bene comune e dei diritti di cittadinanza. La rete coinvolge per ora 15 organismi accademici universitari con sede in 9 Paesi arabi, tra i quali figurano il College of Sharia and Islamic Studies , la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Giordania, l'Istituto Domenicano per gli Studi Orientali , il dipartimento di studi religiosi dell'Università Notre Dame , l'Università Ez-zitouna , l'Università islamica Abdullah bin Yassin , l'Evangelica Theologica Seminary del Cairo. I rappresentanti delle istituzioni presenti hanno messo in cantiere un programma triennale di incontri e sessioni di lavoro volti a sviluppare le linee guida delineate durante le giornate del convegno. Inaugurato ufficialmente il 26 novembre 2012, il Centro Kaiciid ha sede a Vienna, in Austria. Fondato da Arabia Saudita, Spagna e Austria, con la Santa Sede come organismo osservatore fondatore, esso include rappresentanti cristiani, buddisti, induisti, ebrei e musulmani. Diyar Consortium è un'organizzazione ecumenica, promossa da cristiani luterani, fondata a Betlemme nel 1995 e impegnata in programmi a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione palestinese. .

AMERICA/GUATEMALA - Il Festival del Cinema di Strada per dare voce ai familiari delle persone scomparse

Quiché - Il dipartimento del Quiché, in Guatemala, è stata una delle zone più colpite da un conflitto armato durato 36 anni che ha portato come conseguenza la morte di 200 mila persone in tutto il Paese e la scomparsa di 45 mila persone, tra le quali 5 mila bambini. In questo contesto, si è appena tenuto il “Festival del Cinema di Strada”, con l’obiettivo di promuovere alcune attività che si realizzano per sostenere i familiari delle persone scomparse. L’edizione di quest’anno, secondo le informazioni giunte a Fides, è stata dedicata ai minori scomparsi durante la guerra, per mettere in luce i risultati positivi portati dalla ricerca e il dramma dell’assenza che ancora vivono migliaia di familiari. In Guatemala il conflitto armato è terminato circa venti anni fa. Molto è stato fino in termini di ricerca di persone scomparse, purtroppo però sono ancora tante le famiglie in attesa di una risposta sulla sorte dei propri cari.

AMERICA/EL SALVADOR - L’Assemblea dell’Episcopato Latinoamericano sotto lo sguardo di Mons. Romero

San Salvador – La XXXVI Assemblea dell’Episcopato Latinoamericano si svolgerà dal 9 al 12 maggio in El Salvador. La nota della segretaria di questo organismo, pervenuta a Fides, segnala che l'incontro delle rappresentanze delle 22 Conferenze episcopali latinoamericane, inclusi Caraibi e Antille, analizzerà due temi fondamentali: il primo interessa il regolare funzionamento delle diverse Commissioni, che presenteranno un aggiornamento dei lavori nelle diverse aree istituzionali: pastorale, evangelizzazione, promozione umana. Il secondo punto riguarda la celebrazione di diversi anniversari significativi: 50 anni del documento di Medellin, 10 anni di Aparecida, 150 anni dell'arcidiocesi di San Salvador, 75 dalla fondazione dell’Episcopato centroamericano e i 100 anni dalla nascita di Mons. Romero. Invitati speciali sono i rappresentanti di Canada e Stati Uniti d’America, così sarà presente tutta la Chiesa americana.La nota segnala alcuni elementi particolarmente interessanti per questo evento continentale: è il primo incontro sotto la guida incoraggiante di un Papa Latinoamericano, la situazione di crisi che vivono alcuni paesi del continente, fortemente segnati dalla violenza e dalla mancanza di democrazia.La Chiesa di El Salvador segue in modo privilegiato questo incontro del CELAM, non solo in quanto paese ospite, ma anche perché è in attesa della canonizzazione dell’Arcivescovo Romero, che rende la santità e il martirio più vicini ad ogni cittadino americano. Il Segretario generale del CELAM, Mons. Juan Espinoza Jiménez, Vescovo ausiliare di Morelia , ha detto che "celebrare questo incontro avendo come modello Mons. Romero significa costruire una Chiesa povera per i poveri, come ci ha insegnato lui".

AFRICA/NIGERIA - In 3 anni Boko Haram ha assassinato oltre 4 mila bambini

Abuja – Le azioni terroriste del gruppo terrorista Boko Haram dal 2014 colpiscono in particolare i bambini. Molti di loro vengono usati per gli attentati suicida. Il primo studio del segretario generale delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati ha dimostrato che i minori continuano a soffrire crudeltà per mano di Boko Haram nella zona nord orientale della Nigeria. In tre anni hanno perso la vita oltre 4 mila bambini e 1.650 sono stati reclutati. Gli attacchi contro le comunità e gli scontri contro gli agenti della sicurezza hanno lasciato mutilati 7300 minori. Nel rapporto delle Nazioni Unite risaltano anche gli attentati suicida come seconda causa di morte tra i piccoli. Da alcune testimonianze dei minori liberati emerge che la maggior parte vengono sequestrati, altri si arruolano per motivi economici o per pressioni familiari. In alcuni casi gli stessi genitori consegnano i propri figli per avere protezione o vantaggi economici. Le scuole sono gli obiettivi principali degli attacchi terroristici. Secondo l’ONU, almeno 1500 sono state distrutte dal 2014 e sono state registrate 1280 vittime tra studenti e professori. Dal 2014 sono stati sequestrati almeno 4 mila minori, abusati, obbligati a sposarsi e a convertirsi all’Islam.

VATICANO - “Non cadere nella sfiducia e nella disperazione”: l’invito del Papa ai venezuelani

Città del Vaticano – Papa Francesco ha esortato i Vescovi venezuelani a costruire ponti tra il governo e l'opposizione per risolvere i problemi del paese in questo momento d'incertezza e di violenza. In una lettera datata 5 maggio, ma resa pubblica solo in questo fine settimana, il Santo Padre chiede di ribadire l’appello ad evitare qualsiasi forma di violenza, a rispettare i diritti dei cittadini, a difendere la dignità umana e i diritti fondamentali, "perché, come voi, sono persuaso che i gravi problemi del Venezuela possono essere risolti se c'è la volontà di costruire ponti, di dialogare seriamente e rispettare gli accordi raggiunti"."Cari Fratelli, vi incoraggio a non lasciare che i figli prediletti del Venezuela si lascino trascinare dalla sfiducia e dalla disperazione, perché questi sono mali che penetrano il cuore delle persone quando non vedono alcuna prospettiva di futuro" afferma Papa Francesco nella lettera.La Chiesa cattolica in Venezuela ha alzato la voce chiedendo di fermare la repressione della protesta popolare che solo in queste settimane ha già causato 35 morti e più di 700 feriti gravi, secondo le informazioni ufficiali. La popolazione è contraria alla proposta di indire un’Assemblea Costituente presentata dal Capo dello Stato che, come ricorda il comunicato dei Vescovi, è già stata rifiutata nel 2007 con un referendum consultivo .A questa posizione della Chiesa si sono uniti molte realtà sociali e istituzioni del Venezuela, come i Rettori delle principali Università del paese , il Frente Amplio Social , la Red Electoral Ciudadana e l'Organizzazione Studentesca del Venezuela .

ASIA/CINA - E’ morto Mons. Andrea Wang Chongyi, uno dei Vescovi più anziani della Cina continentale

Guiyang - Giovedì 20 aprile u.s., è deceduto Sua Ecc. Mons. Andrea Aniceto Wang Chongyi, Arcivescovo emerito di Guiyang, nella provincia di Guizhou. Aveva 97 anni ed era uno dei Vescovi più anziani della Cina Continentale. Il Presule era nato il 26 ottobre 1919 nel villaggio di Huangguoshu, distretto di Zhenning nel Guizhou, da una famiglia di tradizione cattolica. A 13 anni entrò nel Seminario minore di Guiyang. Successivamente passò al Seminario intermedio “San Paolo” e poi a quello maggiore “San Pietro”. Ordinato sacerdote il 24 ottobre 1949, fu nominato parroco di Meitan e di Zunyi. Durante la rivoluzione culturale fu arrestato e costretto ai lavori forzati nel villaggio di Zhenning per nove anni. Nel 1979 tornò nella parrocchia di Zunyi e nel 1981 venne nominato parroco della chiesa nord di Guiyang. Il 4 dicembre 1988 fu ordinato Vescovo di Guiyang. Con zelo apostolico ha guidato il Popolo di Dio affidatogli. Pastore generoso, preparava con cura gli impegni pastorali. È ricordato anche per la sua gentilezza e la grande cortesia umana. L’8 settembre 2014 aveva rassegnato le dimissioni dall’ufficio episcopale, che furono accolte da Papa Francesco il 4 marzo 2015. Lasciò la guida dell’Arcidiocesi al suo Coadiutore, Sua Ecc. Mons. Paolo Xiao Zejiang, da lui stesso consacrato l’8 settembre 2007. L’arcidiocesi di Guiyang conta attualmente 23 sacerdoti e oltre 40 religiose; i fedeli sono circa 100.000, compresi i numerosi appartenenti a minoranze etniche. I funerali sono stati celebrati il 22 aprile nella cattedrale di Guiyang.

ASIA/VIETNAM - Dimissioni del Vescovo di Bà Ria e successione

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 6 maggio 2017, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Bà Ria , presentata da Sua Ecc. Mons. Thomas Nguyên Van Tram. Gli succede Sua Ecc. Mons. Emmanuel Nguyên Hong Son, Coadiutore della medesima diocesi.

AFRICA/MOZAMBICO - “Risorse africane depredate da stranieri; ignorate le esigenze dei popoli locali”: denuncia dei Vescovi

Maputo - “I governi dei Paesi industrializzati cercano di trovare in Africa una soluzione alla crisi energetica e alimentare mondiale senza però cercare di venire incontro ai problemi degli africani” denuncia la Conferenza Episcopale del Mozambico in una lettera pastorale dedicata al tema dello sviluppo. Tra le risorse africane che sono trasferite in mano straniera vi sono le terre coltivabili. “Tra il 2000 e il 2013, 56 milioni di ettari di terra africana sono stati venduti o concessi in gestione a stranieri” affermano i Vescovi.Il considerevole sfruttamento delle risorse dei Paesi africani rischia di dilapidare i mezzi di sostentamento e di sviluppo delle popolazioni locali, afferma il documento.Un fenomeno che ha un forte impatto in Mozambico dove il 70% della popolazione vive ancora in ambito rurale. “Il disconoscimento del diritto alla terra obbliga le comunità locali ad abbandonare le proprie terre favorendo così gli investitori privati” scrivono i Vescovi. Di conseguenza il modello di “agricoltura familiare” viene distrutto e "in tutte le province del Mozambico, si registrano conflitti agrari causati dall’avvio di enormi progetti da parte di grandi imprese”.I Vescovi concludono sottolineando che è giunta l’ora di ricercare “modelli locali di sviluppo” che siano “autentici e giusti” e strategie globali affinché la Terra siano un bene “al servizio di tutti”.

ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo: in questa fase critica, i cristiani mettano da parte progetti irrealizzabili e non si chiudano in trincea

Baghdad – Mentre procede la progressiva riconquista di Mosul da parte delle forze anti- Califfato, e si infittiscono interventi e prese di posizione sul futuro assetto politico delle regioni sottratte al dominio dei jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico , il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako diffonde una sua breve ma efficace lettura del momento complesso attraversato dall'Iraq, suggerendo ai cristiani di non chiudersi in trincea e di non farsi abbagliare da proposte irrealiste e intempestive. Il testo del Patriarca, diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato, sembra far riferimento alle ipotesi – rilanciate anche di recente da politici cristiani iracheni – di istituire nel nord dell'Iraq aree protette riservate alle minoranze etnico-religiose – comprese quelle cristiane – dotandole di autonomia amministrativa o addirittura sottoponendole a garanzie e sistemi di protezione internazionali. Nel momento attuale – sostiene il Primate della Chiesa caldea, nel testo pervenuto all'Agenzia Fides – la priorità per tanti cristiani iracheni è quella di provare a tornare alle loro città di origine e alle loro case, che furono costretti a lasciare nel 2014 davanti all'offensiva jihadista. Ciò implica l'urgenza di ricostruire le infrastrutture andate distrutte, e su questo terreno – nota il Patriarca - è legittimo e doveroso chiedere al governo iracheno e anche a organismi e attori internazionali – compresi gli USA - di sostenere materialmente lo sforzo della ricostruzione. In tale processo – prosegue il Patriarca Sako – sarà conveniente affidare a rappresentanti della popolazione locale la gestione delle istituzioni politiche e amministrative dell'area. Potrà anche esser richiesto il contributo di osservatori esterni neutrali, che vigilino sui processi di reale integrazione tra le diverse componenti etnico-religiose, evitando che gruppi di cittadini siano considerati come “infedeli” o discriminati. Ma solo dopo il ritorno della stabilità nel Paese - rimarca il Primate della Chiesa caldea - potranno essere avviati processi per richiedere la creazione di nuove unità amministrative autonome, come strumenti per tutelare i diritti e la continuità di presenza dei gruppi etnico-religiosi minoritari. I cristiani, soprattutto in questo momento citico – insiste il Patriarca Louis Raphael - sono chiamati a scelte sagge, cominciando da quella di “tenersi alla larga dai conflitti politici che li circondano, senza farsi coinvolgere in essi”. Ai cristiani conviene anche “evitare di mettersi in trincea contro altri, magari esprimendo richieste impossibili da realizzare”. La prospettiva suggerita dal Patriarca ai cristiani iracheni per il momento presente è quella di “prendere con coraggio l'iniziativa di costruire insieme agli altri cittadini un Paese civile, con uno Stato moderno e democratico, dove viene rispettata la Costituzione che garantisce a tutti pieni diritti di cittadinanza”. Sperando e pregando che il dopo-Daesh non sia segnato da nuovi conflitti settari, che porterebbero “a altro spargimento di sangue, o addirittura alla nascita di un 'nuovo' Daesh, ancora più aggressivo del primo”. .

EUROPA/SPAGNA - La solidarietà delle Pontificie Opere Missionarie a favore delle vocazioni nel mondo

Madrid – 7 maggio Giornata per le Vocazioni Native, la solidarietà delle Pontificie Opere Missionarie a favore delle vocazioni nel mondo. Nei territori di missione ci sono 1.111 circoscrizioni ecclesiastiche , Che sono direttamente dipendenti per il loro sostentamento dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e dagli aiuti delle Pontificie Opere Missionarie . In queste chiese ci sono attualmente 882 vescovi ; più di 88.000 sacerdoti e circa 200.000 religiosi.Secondo l'Annuario Statistico della Guida delle missioni cattoliche, tra il 2005 e il 2015 e Chiesa, il numero di sacerdoti nativi dei territori di missione è aumentato a 26.000, e quello di religiosi a quasi 72.000. Anche nella Chiesa universale il numero dei sacerdoti è aumentato di quasi 11.000 negli ultimi anni; ha notevolmente diminuito invece quello dei religiosi. Nel decennio segnalato, il numero dei seminaristi è aumentato sia nella Chiesa universale che nella Chiesa missionaria .I giovani che sentono la chiamata alla vocazione religiosa nei territori di missione, trovano molta difficoltà per realizzarla, a causa della povertà dei loro paesi e il costo degli studi. Per ovviare a questo inconveniente, la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, attraverso le Pontificie Opere Missionarie organizza annualmente una colletta, che in Spagna si terrà Domenica 7 maggio, in occasione della Giornata di Preghiera per le Vocazioni Native.Grazie alla solidarietà di tutta la Chiesa, le POM hanno distribuito nel 2016 quasi 21 milioni di euro . Tale importo è riuscito ad aiutare in Africa a 60,595 seminaristi e novizi, e anche i loro formatori. In Asia, l'aiuto ha raggiunto 22.403 giovani e formatori; 471 in Oceania, e 321 in America.

AMERICA/VENEZUELA - “Basta repressione!”: denunciano i Vescovi che difendono le proteste popolari

Caracas – "Al momento il popolo ha bisogno di cibo, medicine, libertà e sicurezza, ma il governo non risolve questi gravi problemi" denuncia la Conferenza Episcopale del Venezuela in un comunicato pubblicato ieri, intitolato "Non riformare la Costituzione ma attuarla". Il documento ritiene la proposta d’indire un’Assemblea Costituente presentata dal Capo dello Stato come non necessaria e pericolosa per la democrazia del Paese."La proposta di una Assemblea Costituente sembra ripresentare la riforma del 2007 che è stata rifiutata lo stesso anno dal popolo in un referendum consultivo" scrivono i Vescovi.La Conferenza Episcopale del Venezuela denuncia inoltre "la repressione contro la legittima protesta, fatta con violenza dagli organismi di sicurezza dello Stato: basta tanta repressione!”Il documento conclude con un appello: "Esortiamo la popolazione a non rassegnarsi ad alzare la voce in segno di protesta, ma senza cadere nel gioco di coloro che, causando violenza, vogliono guidare il Paese verso scenari di conflitto al fine di aggravare la situazione e rimanere al potere".A tal fine invitano tutte le comunità cattoliche ad indire, domenica 21 maggio, una giornata di preghiera per la Pace.

AFRICA/EGITTO - Falso account facebook di un sacerdote egiziano utilizzato per attaccare l'islam

Delga – Il sacerdote egiziano copto cattolico Ayoub Yussef, parroco della chiesa di san Giorgio, a Delga , ha negato di essere il titolare della pagina facebook che porta il suo nome, usata per far circolare in rete attacchi contro i musulmani e contenuti offensivi nei confronti della religione islamica. Oltre a sconfessare la pagina facebook intestata al suo nome, il sacerdote ha riferito ai media locali di aver sporto denuncia presso le autorità competenti, affinchè siano rintracciati e perseguiti i responsabili del furto di identità digitale realizzato per fomentare contrapposazioni settarie. Dal 2013, la chiesa di San Giorgio a Delga è stata attaccata e devastata per due volte durante disordini provocati da bande islamiste. Agenzia Fides 5/5/2017)

ASIA/IRAQ - Polemiche sulla rappresentanza politica dei cristiani e sul futuro della Piana di Ninive

Baghdad – Una delegazione di politici cristiani appartenenti a diverse formazioni politiche irachene hanno voluto incontrare i massimi rappresentanti istituzionali del Paese per sottoporre alla loro attenzione proposte e richieste relative alla ricostruzione delle aree nord-irachene liberate dal dominio dell'auto-proclamato Stato Islamico , e riguardanti soprattutto il futuro assetto politico-amministrativo della Piana di Ninive. Mercoled 3 maggio, il gruppo di cinque politici cristiani, comprendente tra gli altri il parlamentare iracheno Yonadam Kanna e Romeo Akari , è stato ricevuto dal Presidente Fuad Masum e da Salim Abdullah al Jaburi, Presidente del Parlamento iracheno. Ai loro interlocutori, i politici - che si presentavano come rappresentanti della "componente cristiana" - hanno sottoposto una lista di richieste riguardanti soprattutto la messa in atto degli indirizzi politici – già approvati dal Parlamento iracheno nel 2014 – miranti a concedere maggiore autonomia amministrativa alla Provincia di Ninive, dove si concentrano i territori di tradizionale radicamento delle comunità cristiane irachene. Tra le proposte delineate dai politici cristiani c'è anche quella di richiedere e ottenere una Risoluzione internazionale che garantisca la tutela degli equilibri demografici della Piana di Ninive e l'impegno a proteggere le popolazioni di quell'area da violenze settarie. Mentre la delegazione di politici realizzava il suo giro di consultazioni nella capitale irachena, incontrando anche il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, i media locali hanno rilanciato le dichiarazioni dei leader delle cosiddette “Brigate Babilonia”, gruppo para-militare che mira a presentarsi come “milizia cristiana” coinvolta nelle operazioni di guerra contro Daesh. I leader delle Brigate Babilonia hanno respinto la pretesa della delegazione composta da Kanna e dagli altri politici di presentarsi come "rappresentanti" delle comunità cristiane irachene. “In realtà” fa notare all'Agenzia Fides il Patriarca caldeo Louis Raphael “sembra iniziata la competizione a rivendicare la rappresentanza politica dei cristiani in vista delle elezioni parlamentari del 2018. E riguardo al futuro della Piana di Ninive – aggiunge il Primate della Chiesa caldea “la priorità adesso è quella di sostenere il ritorno dei profughi, la ricostruzione di città e villaggi devastati dalla guerra. Non mi sembra il momento di perdersi dietro grandi progetti, che appaiono peraltro connotati da scarso realismo, in una fase incerta, segnata anche dalla volontà di uno Stato autonomo perseguita dai curdi”. .

AFRICA/SOMALIA - Aumenta il numero dei bambini denutriti: sono quasi un milione e mezzo

Mogadiscio – Dall’inizio dell’anno il numero dei bambini colpiti da denutrizione in Somalia è aumentato del 50%, fino a raggiungere un milione e 400 mila. Queste cifre sono state diffuse dall’Unicef, che ha anche evidenziato che tra di loro 275 mila sono a rischio di denutrizione acuta grave e di conseguenza rischiano di morire di fame. A causa della siccità, delle malattie e degli sfollamenti, circa 615 mila persone, prevalentemente bambini e donne, sono state costrette a spostarsi aumentando il pericolo di morte per colera, malaria, diarrea acquosa acuta o morbillo. Dall’inizio dell’anno l’Unicef e i suoi partner hanno curato oltre 56 mila bambini denutriti, quasi il 90% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Un’altra delle conseguenze della siccità ha fatto registrare l’abbandono scolastico da parte di circa 40 mila bambini mandati dai genitori a cercare acqua, o in continuo movimento per trovare cibo. E’ stato riscontrato anche un aumento di bambini che vivono per strada e di bambini reclutati dai gruppi armati.

AFRICA/SUDAFRICA - “Livelli preoccupanti di disoccupazione giovanile ma manca la cultura politica per affrontare il problema”

Johannesburg - “C’è poco da celebrare quando milioni di giovani sudafricani rimangono disoccupati” denuncia Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberly e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” della South African Catholic Bishop’s Conference , in una dichiarazione pubblicata in occasione della festa internazionale del lavoro del 1°maggio.Il Presidente di “Giustizia e Pace” ha aggiunto che “la disoccupazione giovanile nel nostro Paese ha raggiunto livelli pericolosi, con molti giovani disoccupati che rischiano di cadere vittima della droga, del traffico d’esseri umani, del reclutamento in bande criminali e della manipolazione da parte di politici senza scrupoli che li assoldano per provocare proteste violente e destabilizzare la vita politica”.Mons. Gabuza chiede al governo di rivedere la politica di sussidi salariali per i giovani, perché questi sono in realtà “un’iniziativa azzardata, costosa e insostenibile che sovvenziona le compagnie private e innalza i loro margini di profitto, senza creare per loro un obbligo di formare i giovani e di offrire ad una parte di questi un impiego permanente”.Solo una trasformazione economica radicale può risolvere il dramma delle disoccupazione giovanile sottolinea il Vescovo. “Purtroppo - nota Mons. Gabuza - la cultura corrente della leadership politica, che è radicata nella corruzione e nelle politiche clientelari, è priva della capacità etica di realizzare una tale trasformazione economica radicale e inclusiva”.

AMERICA/STATI UNITI - Il sistema sanitario deve raggiungere tutti: Mons. Dewane si rivolge al Senato

Washington – Dopo l’approvazione di ieri da parte della Camera dei Rappresentanti statunitensi dell'American Health Care Act , Mons. Frank J. Dewane, Vescovo di Venice, Florida, come Presidente della Commissione della Conferenza Episcopale per la Giustizia e lo Sviluppo Umano, ha invitato il Senato ad eliminare le disposizioni negative del disegno di legge prima che questo torni alla Camera."Nonostante gli sforzi per migliorare il disegno di legge prima del passaggio, l'American Health Care Act contiene ancora grandi aspetti negativi, in particolare per quanto riguarda le modifiche al Medicaid , dove si rischia la copertura e l'accessibilità per milioni di persone; è profondamente deludente che le voci di coloro che saranno gravemente coinvolti non siano state ascoltate" afferma Mons. Dewane. "L'AHCA offre una importante protezione alla vita e il nostro sistema sanitario ha disperatamente bisogno di queste salvaguardie. Tuttavia le persone vulnerabili non devono essere lasciate nella povertà e nelle situazioni peggiori…".Da quando sono iniziati i dibattiti sull’abrogazione della legge “Affordable Care Act”, i Vescovi statunitensi hanno più volte chiesto al Congresso di rispettare i principi morali fondamentali nella riforma sanitaria. Tra questi: accesso di tutte le persone ad un'assistenza sanitaria di qualità, completa e veramente accessibile; rispetto della vita impedendo l'uso di fondi federali per l'aborto o per l'acquisto di piani sanitari che lo coprono; protezione della libertà di coscienza. Prima del voto di giovedì prossimo, 11 maggio, Mons. Dewane ha invitato i membri del Senato ad insistere sui cambiamenti.Nella nota inviata a Fides si legge quanto dichiarato da Mons. Decane: "Quando il Senato prenderà in considerazione l'AHCA, deve agire decisamente per rimuovere le proposte dannose dal disegno di legge, che avranno conseguenze sulle persone a basso reddito, compresi gli immigrati. La nostra Sanità deve onorare tutta la vita e la dignità dell'uomo, dal concepimento alla morte naturale, nonché difendere i principi morali e religiosi sinceramente professati da coloro che hanno qualche ruolo nel sistema sanitario".

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