Ultimas noticias de la agencia Fides

ASIA/MYANMAR - Monaco buddista: sostituire le chiese con le pagode

Yangon - Il monaco buddista Myaing Kyee Ngu Sayadaw invita i suoi seguaci a distruggere le chiese del paese per sostituirle con templi buddisti. E' l'allarme giunto all’Agenzia Fides dalle comunità cristiane in Myanmar. Secondo informazioni pervenute a Fides, il monaco è già riuscito a costruire tre pagode su terreni di proprietà di cristiani. L’ultimo sequestro è avvenuto di notte, quando il leader buddista di 73 anni e una dozzina di suoi uomini sono entrati nel compund della chiesa anglicana di San Marco a Hlaingbwe, nello stato birmano di Kayin, nel centro-sud del paese. Gli uomini hanno portare mattoni e malta, avviando la costruzione di un tempio di fronte alla chiesa, opera che è proseguita nei giorni successivi.Il Vescovo anglicano responsabile della chiesa, Mons. Saw Stylo, ha preferito non reagire direttamente, per non scatenare violenza, ma segnalare l'abuso alle autorità. "Non vogliamo alimentare odio e divisioni tra le comunità religiose, ma vogliamo vivere in armonia" ha detto. Informato sull’accaduto, Aung Ko Thura, Ministro per gli affari religiosi del nuovo governo del Myanmar, si è scusato con i cristiani nello stato di Kayin, promettendo di adoperarsi per una soluzione pacifica e conciliatoria della vicenda.

AMERICA/VENEZUELA - La crisi peggiora, primi tentativi di lasciare il paese verso le Antille olandesi

Willemstad – Angel Ramirez, Presidente della Croce Rossa di Curaçao, l’isola più grande dell’arcipelago delle Antille olandesi, che si trova di fronte al Venezuela, ha detto che si stanno preparando a ricevere sull’isola eventuali altri profughi venezuelani, dopo un primo gruppo già arrivato. "Recentemente c'è stata molta attenzione nei media locali su questo tema. In particolare sulla questione dei richiedenti asilo politico, su rifugiati, immigrati In forma discreta, abbiamo lavorato su questo, anche se non fa parte della nostra responsabilità specifica, ma lavorare come Croce Rossa significa anche dare assistenza e cercare di raccogliere fondi" ha detto Ramirez al portale web di Curacao Chronicle. Secondo il responsabile della Croce Rossa, dal momento che la crisi in Venezuela continua a peggiorare "non c'è da meravigliarsi" se i venezuelani tentino di emigrare verso Curaçao, anche se qui "non hanno la possibilità di aiutare tutti".La nota inviata a Fides da una fonte cattolica locale segnala la difficile situazione che vive il paese, tanto da spingere qualche gruppo a provare a lasciarlo con ogni mezzo: la stampa ha riferito del ritrovamento di un cadavere di un venezuelano sulle spiagge di Aruba, l’altra isola davanti al Venezuela, morto a quanto sembra nel tentativo di arrivare a quest’isola con un barcone.Nel frattempo in Venezuela si sono verificati scontri violenti della popolazione in cerca di provviste alimentari. L’altro ieri, al mercato all’ingrosso di Maracay, capitale dello Stato di Aragua, la folla ha saccheggiato i magazzini quando è stato annunciato che non c’era più merce disponibile e la Guardia nazionale bolivariana è dovuta intervenire con l’appoggio di blindati leggeri.

ASIA/PAKISTAN - Estremisti minacciano i cristiani dopo un caso di blasfemia in Punjab

Lahore - "E' un caso di abuso della legge sulla blasfemia, dove si rischia una punizione collettiva della comunità cristiana. Siamo preoccupati, chiediamo alle autorità di garantire la pace e speriamo non vi siano atti violenti o conseguenze negative per i cristiani": così l'Arcivescovo di Lahore, Sebastian Shaw, parla all'Agenzia Fides di un caso che è giunto alla sua attenzione e che interessa il distretto di Mandi Bahauddinin, nel Punjab pakistano. Alcuni leader islamici hanno emesso una "fatwa" che chiede la morte di un ragazzo cristiano accusato di blasfemia. L'incidente è avvenuto in un villaggio vicino dell'area di Bosaan ed è registrato presso la stazione di polizia di Gojra. Nell'area vi sono 4.000 famiglie musulmane e solo 45 cristiane, per circa 300 fedeli. Alcuni fanatici hanno accusato il giovane Imran Masih di aver commesso atti di blasfemia. Il giovane aveva sul cellulare alcune clip di un Pastore cristiano critico verso l'islam. Alcuni suoi colleghi, che hanno visto i video, lo hanno accusato di vedere e diffondere materiale blasfemo e lo hanno denunciato al clero islamico locale, che ha emesso la fatwa e registrato la denuncia di blasfemia. Imran è fuggito per salvarsi. I fanatici chiedono di consegnarlo per poterlo bruciare davanti alla chiesa. In caso contrario, minacciano di vendicarsi con tutti gli abitanti cristiani della zona, incendiando e radendo al suolo le case di tutti i cristiani del villaggio. Tra i fedeli vi è grande paura e insicurezza. Alcuni leader locali si sono rivolti alle autorità chiedendo protezione, al fine di scongiurare la violenza o le rappresaglie della folla. Attualmente, in un clima di forte tensione, il governo ha stanziato un contingente di polizia nel villaggio per prevenire la violenza.

ASIA/COREA DEL SUD - Nomina del Direttore nazionale delle POM, d. Thomas Aquinas Kim Joon Chul

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 28 dicembre 2015 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Corea per un quinquennio , il rev.do d. Thomas Aquinas Kim Joon Chul, del clero arcidiocesano di Seoul, Segretario esecutivo della CBCK e Segretario generale della CCK. La nomina decorre dal 26 marzo 2016. Il nuovo Direttore nazionale è nato il 16 febbraio 1955 a Jinhae ed è stato ordinato sacerdote il 21 febbraio 1986 per l’arcidiocesi di Seoul. Nel 1994 ha conseguito il dottorato in Missiologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Rientrato in patria, per un anno è stato parroco, quindi dal 1995 ad oggi, professore di Missiologia alla Catholic University of Korea. Tra gli altri incarichi ricoperti: Direttore del dipartimento per le missioni dell’Arcidiocesi di Seoul, Direttore del Catholic Catechetical Institute, Parroco in diverse comunità. Dal marzo 2015 è Segretario esecutivo della CBCK e Segretario generale della CCK .

AFRICA/SENEGAL - Crisi tra Gambia e Senegal: l’Arcivescovo di Dakar invita alla riappacificazione

Dakar - L’Arcivescovo di Dakar, Mons. Benjamin Ndiaye, ha invitato i fedeli a pregare per la riappacificazione tra Senegal e Gambia, nel corso della celebrazione della 50esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e della Giornata dell’Africa, domenica 8 maggio.Le tensioni tra Banjul e Dakar sono scoppiate quando gli autotrasportatori senegalesi si sono rifiutati di portare merci in Gambia dopo che il governo di questo Paese ha aumentato da 4.000 Franchi CFA a 400.000 la tariffa per i camion che attraversano il suo territorio.Il Gambia è un piccolo Paese che divide in due il Senegal per due terzi; gli autotrasportatori senegalesi trovavano conveniente attraversarlo per portare merci da una parte all’altra del Senegal. Pur di non passare per la Transgambiana, i camion senegalesi prendono ora una via più lunga passante per Tambacounda, Vélingara e Kolda per raggiungere la Casamance.Con il blocco dei trasporti, anche le merci destinate al Gambia, comprese le derrate alimentari, sono ora bloccate.Il governo di Banjul ha accusata quello di Dakar di aver istituito un blocco commerciale nei suoi confronti ed ha presentato una denuncia alla Comunità Economica e di Sviluppo dell’Africa Occidentale . Quest’ultima, dopo aver inviato una propria commissione d’inchiesta nei due Paesi, ha però respinto le accuse del Gambia, definendole prive di fondamento. Il Presidente senegalese Macky Sall ha respinto la proposta di mediazione avanzata dal Presidente della Guinea, Alpha Condé, affermando che la crisi è stata provocata dal regime del Presidente gambiano, Yahya Jammeh.

ASIA/PAKISTAN - Tutela dei diritti umani: il governo metta in pratica il Piano nazionale

Lahore - "Il governo del Pakistan deve stanziare i fondi necessari e mettere in pratica il Piano d'azione nazionale sui diritti umani in Pakistan, annunciato a febbraio del 2016". Lo chiede il cattolico Peter Jacob, Direttore del "Centre for Social Justice", con sede a Lahore. Il Piano d'azione sui diritti umani, già approvato dal governo, comprende vaste aree di intervento: la politica e le riforme del diritto; l'accesso alla giustizia; l'attuazione dei trattati internazionali; l'istituzione e il rafforzamento degli organi statali che si occupano di diritti umani; l'avvio di un meccanismo di monitoraggio per il piano stesso. "Il piano include una serie di azioni urgenti che dovrebbero essere realizzate entro il 2016, distribuendo compiti e responsabilità tra i diversi ministeri e dipartimenti" nota Jacob. Il piano, ricorda Jacob, si impegna a stanziare anche 250 milioni di rupie per creare uno speciale "Istituto per diritti umani", che offra assistenza legale gratuita alle vittime di abusi dei diritti umani in Pakistan. "Il contenuto del piano è buono, ma ci sono ancora alcune questioni che devono essere risolte. Ad esempio, si potrebbe collegare questo Istituto ad una università". Inoltre, si chiede l’attivista, "come promuovere l'insegnamento dei diritti umani a scuola, senza rimuovere pregiudizi e odio verso le minoranze religiose contenuti nei libri di testo?". Jacob auspica infine anche il coinvolgimento della società civile nell'attuazione del Piano, che “sarebbe un passo avanti per l’armonia sociale, la tutela della legalità e la protezione della dignità umana in Pakistan”.

ASIA/PALESTINA - I lavoratori delle scuole cristiane di nuovo in piazza per la riforma del sistema previdenziale palestinese

Ramallah - Una rappresentanza qualificata del personale delle scuole cristiane ha preso parte nella giornata di ieri, mercoledì 11 maggio, ad una nuova mobilitazione pubblica, organizzata a Ramallah, per sollecitare la revisione della normativa sulla sicurezza sociale approvata dalle autorità palestinesi lo scorso marzo. Alla manifestazione – riferisce il sito abouna.org – ha preso parte anche padre Faisal Hijazin, Segretario generale del Consiglio delle istituzioni educative cristiane e direttore generale delle scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme. “Siamo scesi in piazza” ha dichiarato padre Faisal “per chiedere l'adozione di una legge sulla previdenza sociale che garantisca una vita dignitosa per migliaia di lavoratori che operano nelle scuole coordinate dal nostro Segretariato, e per tutti i lavoratori palestinesi impiegati nelle istituzioni pubbliche e nelle imprese private”. I sindacati e le organizzazioni sociali hanno presentato alle autorità palestinesi anche un progetto di riforma del sistema previdenziale, articolato in 17 punti. Già in aprile i lavoratori delle scuole cristiane avevano rpeso parte a una analoga manifestazione, per chiedere in particolare che venga prevista la tredicesima mensilità di retribuzione anche per i 350mila lavoratori del settore privato, e che sia istituito un sussidio minimo di disoccupazione a favore dei 400mila senza lavoro. Il sistema previdenziale al momento non garantisce disoccupati, casalinghe e buona parte degli anziani. .

AFRICA/CONGO RD - “Non ci sono mercenari nella mia diocesi” afferma il Vescovo di Kilwa-Kasenga

Kinshasa - “Non c’è alcun campo d’addestramento né alcun mercenario nel territorio della diocesi di Kasenga”. È formale il Vescovo di Kilwa-Kasenga, Fulgence Muteba Mugalu, nell’ex provincia del Katanga, nel sud della Repubblica Democratica del Congo, nel smentire le accuse della giustizia congolese secondo le quali l’ex governatore del Katanga e principale candidato dell’opposizione alle elezioni presidenziali, Moïse Katumbi, avrebbe reclutato dei mercenari per destabilizzare il Paese .“Le accuse sulla presenza di mercenari nella mia diocesi è un’affermazione grossolana” ha detto Mons. Muteba in un’intervista televisiva. In un’altra intervista, apparsa sulla carta stampata, il cui testo è pervenuto all’Agenzia Fides, il Vescovo di Kilwa-Kasenga afferma: “ per quanto ne so, non ci sono stranieri a Pweto, né a Kilwa e a Kashobwe. I soli stranieri che vedo, sono degli operatori forestali che devastano la nostra foresta. Non ho mai ospitato stranieri, né dei Rambo, né dei Ninja o dei ranger sudafricani”.“Ogni volta che si presenta un problema di sicurezza, sappiamo segnalarlo a chi di diritto” ha proseguito Mons. Muteba. “Abbiamo tanti soldati disseminati dappertutto e non abbiamo mai sentito di uno scontro tra i nostri soldati e presunti miliziani. È una storia inventata di sana pianta, una specie di fiction” ha concluso. Nel frattempo la Corte Costituzionale ha stabilito che il Presidente uscente, Joseph Kabila, rimarrà in carica anche oltre la scadenza del suo mandato, il 19 dicembre, nel caso in cui le elezioni dovessero essere posticipate. La data delle elezioni presidenziali non è stata ancora stabilita e l’opposizione teme che Kabila possa prolungare il suo mandato ben oltre la sua scadenza.

ASIA/TURCHIA - Cimitero armeno profanato a Mus

Mus - Uno storico cimitero armeno risalente al XVIII secolo è stato profanato a Mus, capoluogo dell'omonima provincia orientale turca. La notizia della profanazione è stata diffusa ieri da fonti locali, consultate dall'Agenzia Fides. L'atto sacrilego, denunciato alle locali autorità giudiziarie, è stato compiuto probabilmente da vandali che pensavano di trovare nelle tombe oggetti di valore. Diverse tombe sono state devastate, e i resti umani in esse contenuti sono stati sparsi per tutto il cimitero. Nelle ora successive alla scoperta della profanazione, Aziz Dagcin, presidente dell'Unione degli Armeni di Samsin, ha sottoposto al ministero del turismo una petizione per chiedere un sollecito restauro del cimitero storico. “Chiediamo che cessì la profanazione delle nostre tombe: esse non contengono niente altro che le ossa dei nostri antenati, che venivano sepolti avvolti nelle lenzuola. Lì non potrà essere trovato nessun oggetto di valore, e lo stesso vale per i nostri monasteri” ha detto alla stampa locale Aziz Dagcin. Mus, situata nella parte orientale dell'Anatolia, già alla fine del XVIII secolo fu teatro di pogrom e massacri anti-armeni, istigati dalle autorità ottomane e realizzate spesso dalle milizie irregolari curde. .

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Elezioni presidenziali e legislative: per la Chiesa sia una giornata serena e democratica

Santiago – L'Arcivescovo di Santiago de los Caballeros, Sua Ecc. Mons. Freddy Antonio de Jesús Bretón Martínez, e il Vescovo di Puerto Plata, Sua Ecc. Mons. Julio Cesar Corniel Amaro, hanno espresso l’auspicio che le elezioni di domenica prossima nella Repubblica Dominicana si svolgano pacificamente e in un clima degno di una società civile. I due Vescovi hanno incontrato ieri la stampa per far conoscere il loro augurio per il benessere della famiglia dominicana. Secondo le informazioni inviate a Fides, l'Arcivescovo di Santiago ha detto che, come Pastori, si aspettano di vivere una giornata democratica e senza episodi violenti. Da parte sua Mons. Corniel Amaro ha invitato tutta la comunità della sua diocesi a partecipare a questa tornata elettorale. "Domenica prossima celebreremo la festa della Pentecoste, che è il compimento della promessa che Gesù fece ai suoi discepoli, che avrebbe mandato lo Spirito Santo, come il consolatore per gli afflitti, e proprio in questo giorno si svolgono le elezioni generali nel nostro paese" ha commentato. Domenica 15 maggio, sia nel paese che all’estero, si svolgeranno le elezioni presidenziali e legislative. Secondo i sondaggi, il candidato del Partito della liberazione dominicana , attualmente al governo, è in vantaggio rispetto al suo avversario del Partito rivoluzionario moderno . Purtroppo il clima nel paese non è sereno, per le proteste dell’opposizione ed i contrasti con gli Stati Uniti, accusati di ingerenza nel voto.

ASIA/COREA DEL SUD - Il Card. Yeom: “La compassione di Buddha sia concessa alla nostra società”

Seoul – “La nostra società è piena di conflitti e divisioni. In questo momento difficile, prego che la misericordia e la compassione del Buddha possano essere concesse in abbondanza alla nostra società". Lo afferma il Card. Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul, in un messaggio inviato alla comunità buddista in occasione del 2560° anniversario della nascita di Buddha. Il testo del messaggio, pervenuto all'Agenzia Fides, prosegue: "Prego che l'insegnamento della misericordia e l'insegnamento di amore di Gesù e di Buddha possano essere accolti da tutti, e che le nostre due religioni possano camminare insieme sulla via della verità, per illuminare le persone e costruire una società di pace e benessere".Il Cardinale esprime "sentite felicitazioni per il 2560° anniversario della nascita di Buddha" e, in rappresentanza dei cattolici coreani, afferma: "Auspico che la compassione abbondante e la misericordia di Buddha possano essere concesse a ciascuno di voi".La Chiesa cattolica in Corea ha ottime relazioni interreligiose con i leader e con i fedeli buddisti . Il Cardinale Yeom e il Venerabile Jaseung, a capo del forum "Korean Bhussit Jogye", sono soliti scambiarsi gli auguri attraverso reciproci messaggi in occasione della nascita di Buddha e del Natale cristiano. Inoltre sono diverse le attività e gli incontri interreligiosi.

AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi delle diocesi confinanti di Colombia e Venezuela: urge riaprire la frontiera

Tachira – Il Vescovo della diocesi di San Cristobal , Sua Ecc. Mons. Mario del Valle Moronta Rodríguez, e il Vescovo della diocesi di Cucuta , Sua Ecc. Mons.Victor Manuel Ochoa, si sono incontrati a Tachira con il governatore di quella città del Venezuela, José Vielma Mora, e hanno insistito sull’urgenza di chiedere alle autorità di riaprire la frontiera. Mons. Moronta informa, nella nota pervenuta a Fides, che "oltre a riaffermare i vincoli di comunione fraterna tra i Pastori e le Chiese locali limitrofe, l'incontro è servito ad esaminere la situazione attuale della zona di confine".Le frontiere sono state chiuse nel settembre 2015 , per decisione del Presidente venezuelano, con l’espulsione di un migliaio di colombiani, adducendo come motivi la difesa dei diritti umani e della sicurezza alimentare dei venezuelani. Secondo il governo, quasi la metà dei prodotti alimentari venezuelani veniva contrabbandata in Colombia.Secondo i Vescovi di Venezuela e Colombia, riaprire le frontiere sarà solo un fatto positivo per i due paesi fratelli, oltre ad essere molto utile per le persone e le comunità della zona di confine. Entrambi i rappresentanti della Chiesa si sono offerti volontari per diventare intermediari, se necessario, e si sono messi a disposizione delle autorità dei due paesi.La nota conclude informando che la settimana prossima, nella città di Cucuta , si terrà un incontro a livello ecclesiale dei due Vescovi, dei direttori della Caritas delle due Diocesi e dei Vicari pastorali.

ASIA/MEDIO ORIENTE - Il Patriarca di Mosca: “la guerra al terrorismo è guerra santa”

Mosca - “La guerra al terrorismo è la guerra santa di oggi”. E' questa la formula forte usata da Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, per sostenere la necessità di una mobilitazione comune della comunità internazionale contro un fenomeno da lui presentato come male globale. L'espressione, insieme a espliciti riferimenti all'intervento militare russo nel conflitto siriano, è stata utilizzata dal Primate della Chiesa ortodossa russa in occasione di una cerimonia celebrata per commemorare i caduti russi della seconda guerra mondiale, venerdì 6 maggio.“Oggi, quando i nostri soldati prendono parte ai combattimenti in Medio Oriente” ha detto Kirill, come riferito dai media russi, “noi sappiamo che questa non è un'aggressione, un'occupazione o un tentativo di imporre una qualche ideologia a un altro popolo, e non ha a che fare con l'intenzione di sostenere certi governi”. Si tratta piuttosto di una battaglia “contro l'avversario terrificante che non solo sta spargendo il male in Medio Oriente, ma sta minacciando l'intero genere umano. Oggi” ha aggiunto Kirill “noi chiamiamo questo male terrorismo”, e “per questo la guerra al terrorismo è la guerra santa di oggi”. Il Capo dell'Ortodossia russa ha confessato anche di pregare Dio “affinchè i popoli di tutto il mondo capiscano questo, si smetta di dividere i terroristi tra buoni e cattivi, e affinchè nessuno condizioni la lotta al terrorismo al conseguimento dei propri interessi particolari, che spesso non sono dichiarati ma determinano con forza le agende politiche”. “Noi - ha aggiunto il Patriarca Kirill - preghiamo che le Forze armate continuino a seguire quella disciplina spirituale che prevede il loro intervento solo nella battaglia contro il male, per la giustizia e per salvare vite umane, in ogni circostanza”. Non è la prima volta che il Patriarca Kirill ricorre alla formula della “guerra santa” riferendola all'intervento russo contro lo Stato Islamico e altri gruppi jihadisti. In passato analoghe prese di posizione provenienti dal Patriarcato di Mosca hanno suscitato commenti non favorevoli da parte di Vescovi mediorientali. Nell'ottobre 2015, l'Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'arcidiocesi siro-cattolica di Hassakè-Nisibi, in una conversazione con l'Agenzia Fides criticò formule di quel tipo usate da ecclesiastici “che non vivono in Medio Oriente, e che spesso applicano chiavi di lettura politiche o ideologiche alle sofferenze dei cristiani mediorientali” . Secondo l'Arcivescovo siro cattolico, fornire giustificazioni religiose agli interventi militari contro i jihadisti era sbagliato e fuorviante per più di un motivo: “A parlare di 'Guerra Santa' ” - fece notare in quell'occasine mons. Hindo - “sono proprio i jihadisti. Se anche noi usiamo le loro stesse parole, quale è la differenza tra noi e loro? Con simili espressioni, si finisce proprio per confermare la loro ideologia sanguinaria: se davvero c'è in corso una Guerra Santa, potranno giustificare meglio ogni nefandezza anche contro i cristiani di qui, perseguandoli come quinte colonne del nemico che li attacca”. .

AFRICA/SUDAN - Rivolta degli alunni di un campo profughi contro una equipe medica

Geneina - Feriti da arma da fuoco e una scuola completamente distrutta durante una rivolta che ha visto coinvolti i bambini delle scuole nel campo per gli sfollati di Murnei, Darfur occidentale. Secondo fonti locali, una equipe medica è arrivata inaspettatamente nella scuola elementare, frequentata da 450 scolari, a Solo. I medici volevano medicare i bambini contro la schistosomiasi, conosciuta anche come febbre della lumaca, causata da un parassita. “L’equipe non aveva avvisato la scuola del loro arrivo e questo ha scatenato una rivolta degli alunni. La polizia è intervenuta sparando gas lacrimogeni e colpi in aria per fare disperdere la folla, ferendo così alcune persone. I colpi d’arma da fuoco hanno anche innescato un incendio che ha distrutto completamente la scuola fatta di paglia. Le 16 aule, gli uffici, la sala professori e un intero magazzino sono stati tutti distrutti”, conclude la fonte locale.

EUROPA/SPAGNA - Violenza e indifferenza verso i bambini di strada

Melilla - Harraga è una associazione impegnata con i bambini di strada della città autonoma di Melilla. Si occupa in particolare dell’assistenza medica e della tutela dei minori non accompagnati . Harraga vengono definiti questi bambini accusati di bruciare le tappe in cerca di un futuro migliore. Vengono classificati come ladri, delinquenti e dipendenti dalla colla. Il fenomeno nella città spagnola è molto diffuso e trascurato. Secondo le autorità locali sarebbero 400 i MENA che vivono in strada, con soli due educatori in giro per la città nel tentativo di recuperarli tra bar e supermercati. L’associazione denuncia il fatto che questi piccoli hanno bisogno di una famiglia, di una società in grado di accoglierli ed integrarli, un quartiere che si prenda cura di loro e lavori in maniera congiunta. Criminalizzarli è la via più facile, dichiarano i sostenitori, a Melilla la gente si organizza per picchiare i bambini di strada di fronte allo sguardo indifferente della società.

ASIA/FILIPPINE - Un missionario: la nazione vuole un presidente che rispetti la dignità di tutti

Manila - "E' il fallimento del governo nel servire la cittadinanza a dare consenso e popolarità agli estremisti e ai violenti. Ad esempio, per ottenere un documento di registrazione di un veicolo alla sede del Transportation Land Office occorrono tre mesi di inspiegabile attesa. Per avere un documento elaborato da un ufficio governativo occorrono mesi. Tale disservizio può apparire un ritardo voluto per la ricerca di una tangente, alimentando la corruzione": lo dice, in una nota inviata a Fides, p. Shay Cullen, missionario di San Colombano, che vive nelle Filippine dal 1969 ed è noto per il suo impegno sociale e pastorale grazie alla Fondazione "PREDA". Tra la gente, osserva il missionario, circola "forte insoddisfazione verso le élite di governo o verso alcuni funzionari pubblici che abusano di donne e bambini ma sfuggono alla giustizia per le decisioni di alcuni magistrati corrotti". Questi sentimenti di frustrazione, di fronte a fenomeni come corruzione, indifferenza e inazione dello stato nel rapporto con la cittadinanza, sono alla base del voto che ha visto trionfare il nuovo presidente Rodrigo Duterte nelle elezioni del 9 maggio.P. Cullen traccia l’identikit e offre i suoi auspici al nuovo capo di stato: "Il leader ideale di una nazione aspira ad essere premuroso, compassionevole e rispetta i diritti e la dignità di tutti. La stragrande maggioranza dei filippini sono brave persone: intelligenti, compassionevoli, premurosi, affettuoso e pieni di spirito di sacrificio. Essi desiderano un presidente che tuteli i diritti umani, abbia la preoccupazione di agire per i bambini abusati, compassione per i poveri e sia una persona di integrità, senza macchia, libera da scandali e fedele nella vita familiare". "Il presidente - conclude - abbia fede nella dignità della persona umana e autentico amore per questa bella ma sofferente nazione, punti a sollevare gli oppressi e ad agire per la giustizia, lasciando da parte ogni forma di violenza e avidità".

AMERICA/CILE - “La crisi di Chiloé non è solo un problema economico, ma sociale” per Mons. Infanti

Aysén – La richiesta ai pescatori di "non cadere nella tentazione di vendere la propria coscienza per poche migliaia di pesos che saranno solo pane per oggi e miseria di domani" è venuta dal Vicario Apostolico di Aysén, Sua Ecc. Mons. Luigi Infanti della Mora, durante un'intervista a Radio Bio Bio, pervenuta a Fides. Il Vescovo ha sottolineato che quanto accade a Chiloé, cioè la protesta dei pescatori e di altri gruppi della popolazione contro le disposizioni del governo che vietano la pesca in seguito alla “marea rossa” paralizzando tutte le attività economiche locali , in realtà è una catena di problemi, forse provocate anche dalla presenza di aziende straniere che operano solo attraverso lo sfruttamento predatorio.Mons. Infanti ha chiesto alla popolazione di Chiloé di non guardare solo al problema attuale, ma a ciò che deve venire. "Questa trovata di dare soluzioni per il momento, che sono effimere, di passaggio, credo faccia solo un grande danno alla politica stessa del paese" ha detto il Vescovo, sottolineando che la crisi attuale non è solo un problema economico, ma sociale, che ha ferito la famiglia, le relazioni sociali, la tradizione culturale di Chiloé e tutti i popoli del sud che vivono delle risorse marine. Ieri sera la presidente Bachelet, parlando da Stoccolma, ha detto: “Seguo da vicino il problema e insisto nel dialogo fra le parti”. Intanto il governo ha autorizzato il pagamento di 1.781 sussidi che corrispondono al numero dei pescatori artigianali danneggiati dalla “marea rossa”, ma il problema principale è costituito da quanti, secondo il governo, non possiedono i requisiti richiesti.

ASIA/LIBANO I Patriarchi delle Chiese siro-antiochene chiedono che le loro comunità abbiano un rappresentante in Parlamento

Beirut – Un seggio nel Parlamento libanese riservato a un rappresentante politico appartenente alla Chiesa siro-ortodossa, e un altro garantito per regolamento ad un rappresentante della comunità siro-cattolica: è questa la richiesta concreta espressa nel documento comune che i Primati delle due Chiese siro-antiochene – il Patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II e il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III – hanno sottoscritto ieri, nella sede patriarcale siro cattolica, alla presenza di rappresentanti politici ed ecclesiali. Nel documento comune – riferiscono fonti locali consultate dall'Agenzia Fides – si chiede anche di garantire ai membri delle due comunità cristiane una maggiore presenza negli uffici e negli incarichi pubblici, evitando discriminazioni conclamate o occulte di ogni sorta. La richiesta contenuta nel documento congiunto sottoscritto ieri, era stata già presentata ai leader dei partiti politici libanesi che i due Patriarchi delle Chiese siro-antiochene avevano voluto incontrare in un rapido giro di consultazioni da loro realizzato insieme lo scorso gennaio . Il Sistema delle “quote” parlamentari garantite alle minoranze cristiane è in vigore in diversi paesi arabi a maggioranza musulmana, come l'Egitto e l'Iraq. In Libano, il delicato sistema istituzionale libanese riserva la carica di Presidente della Repubblica a un cristiano maronita, ma dal maggio 2014 tale carica è rimasta vacante e non si riesce a trovare il consenso necessario per l'elezione di un nuovo Presidente, anche a causa delle divisioni tra le diverse sigle politiche guidate da leader cristiani.

AMERICA/CUBA - Da cento anni la Virgen de la Caridad del Cobre è la patrona dell’isola

Santiago – Ieri, 10 maggio, tutto il popolo cubano ha celebrato il centenario della proclamazione della Virgen de la Caridad del Cobre come Patrona di Cuba. Fides ha ricevuto diverse testimonianze dai missionari che lavorano sull'isola. La festa principale è stata celebrata a Santiago, dove sorge il Santuario di Nostra Signora de la Caridad del Cobre. L'Arcivescovo Sua Ecc. Mons. Dionisio Guillermo García Ibáñez ha presieduto la celebrazione, durante la quale ha ricordato che la presenza della Virgen de la Caridad in tutta la storia di Cuba è stata significativa e permanente. "Dinanzi alla Vergine, uno prega per Cuba, per sé stesso e per il popolo che la venera dal tempo delle guerre d'indipendenza nel XIX secolo" ha detto l'Arcivescovo.La solenne proclamazione a Patrona di Cuba è stata fatta da Papa Benedetto XV nel 1916. Nel suo viaggio a Cuba nel 1998, San Giovanni Paolo II la incoronò come la Vergine Patrona di Cuba. La nota inviata a Fides da una fonte locale, segnala che la popolazione ha vissuta questa festa con un grande entusiasmo. Molti hanno ricordato le parole parole pronunciate da Papa Francesco il 22 settembre 2015, quando celebrò la Messa in questo santuario: "La patria cubana è nata e cresciuta nel calore della devozione alla Vergine della Carità. Ella ha dato una forma propria e speciale all’anima cubana – come hanno scritto i Vescovi di questa terra – suscitando nel cuore dei cubani i migliori ideali di amore per Dio, per la famiglia e per la Patria”. (Agenzia Fides, 11/05/2016

ASIA/PAKISTAN - Bambino cristiano di due anni ucciso da un uomo musulmano

Faisalabad – E’ uno dei casi in cui lo status sociale più alto e la ricchezza si trasformano in prepotenza e arbitrio verso i più deboli e vulenrabili. Un ricco proprietario terriero musulmano, che ha tanti cristiani al suo servizio, espressione di fasce della società povere e svantaggiate, ha ucciso un bambino cristiano di due anni e mezzo. Come appreso da Fides, il piccolo Ayaan è stato ucciso il 3 maggio scorso nel distretto cristiano di Nazimabad, a Faisalabad. La sua famiglia è stata raggiunta dall’organizzazione “The Voice” che si occupa di tutela legale e assistenza delle minoranze, che ha provveduto a registrare una denuncia alla polizia. Haji Rasheed, l’omicida, aveva stipulato un accordo con il cristiano Samsoon Masih, operaio, padre di Ayaan, per tinteggiare la sua abitazione. Samsoon, prossimo alla fine dell’opera, ha chiesto la somma pattuita per il lavoro, che gli è stata negata. Dopo la controversia, Samsoon ha detto che non avrebbe più lavorato in casa di Rasheed. Questi, insieme con suo figlio Bahsrat, ha fatto irruzione in casa del cristiano, iniziando a sparare in modo indiscriminato. Samsoon Masih e suo padre Ishaq Masih sono stati feriti, mentre il figlio minore Ayaan, raggiunto da un proiettile alla testa, è morto sul colpo. In seguito alla denuncia, i due musulmani sono stati fermati dalla polizia che ha avviato le indagini. L’avvocato Aneeqa Maria Anthony, coordinatrice di “The Voice”, commenta a Fides: “Siamo desolati. Un bimbo innocente ucciso a due anni mezzo a causa di un meschino contratto per verniciare una casa. E’ disumano. Il governo pakistano dovrebbe aiutare a sviluppare nella società un senso di pazienza e di uguaglianza. I musulmani non dovrebbero considerare i membri di altre religioni come insetti o animali, da poter uccidere impunemente. Faremo del nostro meglio per ottenere giustizia”.

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