Ultimas noticias de la agencia Fides

AMERICA - Spreco di cibo in America Latina: ogni giorno ne vanno perse 348 mila tonnellate

Lima – In America Latina e nei Caraibi si sprecano ogni giorno circa 348 mila tonnellate di cibo, che sarebbero sufficienti a sfamare il 37 per cento della popolazione mondiale che soffre la fame. Così appare da un recente rapporto della Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite sulla situazione in America Latina e Caraibi, pervenuto a Fides, nel quale si spiega che 36 milioni di persone nella regione potrebbero soddisfare le loro esigenze caloriche solo con il cibo che si spreca nei punti di vendita diretta ai consumatori: tale cifra è superiore alla popolazione totale del Perù e a tutte le persone che soffrono la fame in America Latina e nei Caraibi.Il rapporto dimostra che ogni anno si sprecano 127 milioni di tonnellate di cibo, 223 chili per abitante, che sarebbero sufficienti a soddisfare le esigenze alimentari di 300 milioni di persone nel mondo; anche se è un problema allarmante, la FAO attesta che la regione sta lavorando per ridurre le perdite. Per invertire questa situazione, i governi della zona, con il sostegno dell'organizzazione hanno istituito una rete di esperti, una strategia regionale e una Alleanza regionale per affrontare il problema.Il rapporto si conclude con un appello della FAO, in cui si ricorda che la lotta contro lo spreco alimentare è parte principale del piano per la sicurezza alimentare, la nutrizione e l'eradicazione della fame nella Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi .

AFRICA/BURUNDI - Tra omicidi di alto profilo e morti misteriose si aggrava la crisi politica

Bujumbura - Due morti di personalità di alto profilo aggravano la crisi politica del Burundi, rischiando di coinvolgere il vicino Rwanda. L’ex Ministro rwandese Jacques Bihozagara, arrestato dai servizi di sicurezza del Burundi nel dicembre 2015, è morto ieri, 30 marzo, nella prigione centrale di Mpimba, nella capitale Bujumbura, ufficialmente per un malore improvviso. Bihozagara, che dopo essersi ritirato dalla vita pubblica era diventato imprenditore investendo in attività in Burundi, era stato arrestato con l’accusa di spionaggio a favore del Rwanda.Il governo di Kigali ha chiesto chiarimenti sulla morte del suo ex Ministro alle autorità burundesi che a loro volta accusano il Rwanda di armare l’opposizione contro il Presidente Pierre Nkurunziza.Un altro episodio misterioso è l’uccisione del colonnello Darius Ikurakure, uno stretto collaboratore di Nkurunziza. L’alto ufficiale è stato assalito da uomini armati all’interno del Ministero della Difesa. L’omicidio è stato poi rivendicato dal FOREBU , un gruppo di oppositori a Nkurunziza che vanta aderenze all’interno delle forze armate. Ikurakure è considerato responsabile dell’ondata di arresti e di uccisioni extragiudiziarie degli oppositori al terzo mandato di Nkurunziza, ottenuto in violazione della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha. Dall’annuncio di Nkurunziza dell’intenzione di ripresentarsi alle elezioni ad oggi è passato un anno. In questo lasso di tempo 474 persone sono state uccise e 36 sono scomparse misteriosamente, mentre più di 5.000 persone sono state tratte in arresto, inclusi 125 prigionieri politici.

ASIA/SIRIA - Una “marcia per la pace” nelle vie di Aleppo, per ricordare i due Vescovi rapiti

Aleppo – Una “marcia per la pace in Siria”, guidata dal Patriarca siro ortodosso Mar Ignatius Aphrem II, ha attraversato le vie di Aleppo, anche allo scopo di mantenere viva l'attenzione sulla vicenda dei due Vescovi della martoriata metropoli – l'Arcivescovo siro-ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e quello greco ortodosso Boulos Yazigi – rapiti il 22 aprile 2013 nel contesto del conflitto siriano, e di cui da allora non si hanno notizie certe. La “marcia per la pace” - riferiscono le fonti del Patriarcato siro ortodosso, consultate dall'Agenzia Fides – ha visto domenica 27 marzo la partecipazione dei sacerdoti e dei religiosi siro-ortodossi dell'Arcidiocesi aleppina, accompagnati da più di quattrocento ragazzi e ragazze che partecipavano all'incontro della gioventù siro-ortodossa in corso ad Aleppo. Il corteo si è snodato dal luogo del raduno giovanile fino alla chiesa siro-ortodossa dedicata a Mar Gewargis . Il Primate della Chiesa siro-ortodossa ha guidato la preghiera per chiedere al Signore che i due Vescovi spariti possano ritornare sani e salvi, e che tutti i rapiti possano presto ritrovare la libertà. Un momento comunitario di celebrazione dei martiri si è svolto anche davanti al monumento – di recente inaugurazione – dedicato ai martiri del Sayfo, espressione con cui si indicano i massacri subiti un secolo fa nell'Impero ottomano dalle comunità cristiane caldee, sire e assire su istigazione dei Giovani Turchi. .

ASIA/COREA - Dimissioni del Vescovo di Wonju e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 31 marzo 2016, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Wonju , presentata da Sua Ecc. Mons. Jacobus Kim Ji-Seok, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Wonju , Sua Ecc. Mons. Basil Cho Kyu-man, Vescovo titolare di Elefantaria di Proconsolare ed Ausiliare dell’Arcidiocesi di Seoul.

AFRICA/EGITTO - Il governo egiziano prepara un documento sulla “protezione delle chiese nell'islam”

Il Cairo – Il Consiglio supremo per gli affari islamici, organismo collegato al Ministero egiziano per le dotazioni religiose , pubblicherà entro un mese un libro-vademecum sul tema della “protezione delle chiese nell'islam”. Lo ha riferito nei giorni scorsi il ministro Mohamed Mokhtar, a capo del dicastero che ha anche funzioni di monitoraggio sulle pubblicazioni circolanti nelle moschee. Il libro in preparazione – ha spiegato il rappresentante del governo egiziano – ha lo scopo di documentare che nelle società islamiche il riferimento al Corano può essere declinato in una forma ispirata ai valori della convivenza e del rispetto tra le diverse apartenenze religiose dei cittadini. L'annuncio del ministro è arrivato mercoledì 30 marzo, nel corso della presentazione di un'altra iniziativa editoriale, un manuale-enciclopedia dedicato alla confutazione delle false concezioni dell'islam, che il rappresentante del governo egiziano ha valorizzato come uno strumento utile per combattere l'estremismo.Nell'agosto 2014, la reazione dei gruppi islamisti colpiti dalla repressione dell'esercito prese di mira luoghi di culto e istituti educativi cristiani in tutto l'Egitto. Più di quaranta chiese vennero bruciate e saccheggiate. Nei giorni scorsi, un tribunale amministrativo egiziano ha stabilito che le chiese, in quanto luoghi di culto, non possono essere demolite. Il pronunciamento amministrativo riguardava il caso di una chiesa del Patriarcato greco rtodosso venduta alcuni anni fa, che il proprietario aveva chiesto di poter demolire per costruire al suo posto un nuovo edificio. .

AFRICA/CONGO RD - L’opposizione nomina l’ex governatore del Katanga proprio candidato alla Presidenza

Kinshasa - I partiti dell’opposizione riuniti nella piattaforma elettorale denominata “G7”, hanno chiesto all’ex governatore del Katanga, Moise Katumbi, di essere il loro candidato alle elezioni presidenziali nella Repubblica Democratica del Congo.L’annuncio è giunto al termine di una riunione dei leader della piattaforma “G7” che si è tenuta nella sala delle conferenze della parrocchia di Sant’Anna di Gombe , il 30 marzo, secondo le informazioni pervenute a Fides. “Vogliamo dare alla RDC una leadership democratica, coraggiosa, visionaria, dinamica, esemplare, forte e che unisca, capace di far fronte alle importanti sfide del Paese” afferma un comunicato del “G7” nell’annunciare il nome del loro candidato.Il “G7” è formato dai partiti che sono stati esclusi lo scorso settembre dalla “maggioranza presidenziale”, l’insieme dei partiti che sostiene il Presidente uscente Joseph Kabila, dopo aver inviato una lettera al Capo dello Stato con la quale lo si invitava al rispetto della Costituzione e all’organizzazione senza rinvii delle elezioni presidenziali.Kabila, che sta terminando il suo secondo mandato presidenziale, sta cercando di modificare la Costituzione per potersi presentare alle elezioni per ottenerne un terzo, ma ha suscitato la viva opposizione della società civile mentre i Vescovi hanno rivolto un pressante invito al rispetto delle norme costituzionali . Nel frattempo la Commissione Elettorale Indipendente stenta a pubblicare il calendario elettorale, facendo sospettare all’opposizione una manovra del Presidente per prolungare il suo mandato oltre alla scadenza prevista dalla Costituzione. Nel settembre 2015 Katumbi si è dimesso dal partito di Kabila annunciando di unirsi all’opposizione.

AMERICA/CANADA - Organizzazioni cattoliche: riconosciamo errori e falsità contro i diritti degli aborigeni

Ottawa – Un "appello a tutti i nostri fratelli e sorelle cattolici” per “camminare insieme alle popolazioni indigene canadesi nella costruzione di una società più giusta, dove i loro doni e quelli di tutte le persone siano rispettati e onorati" è stato lanciato dalle quattro maggiori organizzazioni cattoliche del Canada: la Conferenza episcopale del Canada , la Conferenza dei religiosi canadesi , il Consiglio aborigeno cattolico canadese e l'Organizzazione Cattolica canadese per lo Sviluppo e la Pace.Due sono i testi formulati, entrambi con la data del 19 marzo 2016, solennità di San Giuseppe, principale patrono del Canada, che intendono dare una risposta cattolica alla cosiddetta "Call to Action 48" della Commissione Verità e Riconciliazione, e ai principi di legge noti come "Dottrina della Discovery" e “terra nullius”. Nel primo dei due testi, i firmatari cattolici esprimono il loro sostegno alla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni, affermando che "il suo spirito può indicare una via d'uscita verso la riconciliazione tra i popoli indigeni e non indigeni in Canada".Il secondo documento "considera e ripudia concetti e principi illegittimi utilizzati dagli europei per giustificare il sequestro di terreni precedentemente detenuti dalle popolazioni indigene e spesso identificati dai termini della Dottrina della Discovery e terra nullius". I firmatari affermano: "è il momento giusto per una dichiarazione pubblica in risposta agli errori e alle falsità perpetuate, spesso dai cristiani, durante e dopo la cosiddetta Age of Discovery". Dopo aver esposto i principi che mostrano come questi argomenti legali siano stati utilizzati per impoverire i popoli indigeni, i firmatari ribadiscono gli otto impegni presi nel loro primo documento per camminare insieme alle popolazioni indigene canadesi. Un'appendice fornisce una panoramica storica dello sviluppo dei due concetti giuridici confrontandoli con l'insegnamento cattolico e motivando il loro ripudio.

ASIA/PAKISTAN - L’Arcivescovo di Lahore: “Ai feriti dico: pace a voi”

Lahore – “In questo momento di profondo dolore e lutto, in una situazione traumatica, possiamo solo fare nostra la predicazione di Gesù dopo la Resurrezione e consolare i feriti e i sopravvissuti con le sue parole: pace a voi”. Così l’Arcivescovo Sebastian Shaw racconta all’Agenzia Fides le sue giornate, in cui sta prodigandosi per visitare le persone rimaste ferite nella strage di Lahore, avvenuta nel giorno di Pasqua, dove 73 persone sono rimaste uccise e oltre 300 ferite in un attentato al parco Gulshan Iqbal.L’Arcivescovo riferisce a Fides tutto lo strazio di cui è testimone: “Abbiamo celebrato i funerali di 20 vittime lunedì 28 marzo, in una atmosfera di grande commozione. Ora visito i feriti presenti nel Sheikh Zaid Hospital e nel Jinnah Hospital, dove sono raccolti per le cure. Sono cristiani e musulmani, che le nostre suore e i nostri volontari curano e assistono costantemente. E' molto, molto difficile consolarli. Non ci sono parole per consolare una madre che ha i suoi bambini di 4 e 6 anni gravemente feriti, mentre suo marito e un altro figlio sono stati uccisi. Una autentica tragedia. La speranza può venire solo da Dio”. “Un’altra madre – prosegue mons. Shaw – ha perso i suoi due figli e il marito. Era venuta a Lahore dalla provincia del Sindh, per la Pasqua. Ha perso tutta la sua famiglia: tornerà a casa sola. La sua vita non è più la stessa. Come è possibile consolarla?”. “Le uniche parole possibili – osserva – sono quelle di Gesù: Pace e voi”. L’Arcivescovo continuerà a visitare i feriti e a pregare. E conclude con un appello consegnato a Fides: “Abbiamo bisogno delle preghiere in modo da poter continuare la missione affidataci dal Signore Gesù risorto: restituire pace e speranza a questa gente ferita e disperata”.

ASIA/SINGAPORE - Il mufti di Singapore all’Arcivescovo: “La strage di Lahore è contro l’islam”

Singapore – L’attentato terroristico di Lahore, che ha colpito i civili in modo indiscriminato, “non è solo contro gli insegnamenti islamici, ma è anche un attacco contro tutta l'umanità”: lo afferma il maggiore leader musulmano di Singapore, il mufti Mohamed Fatris Bakaram, in una lettera di condoglianze inviata all'Arcivescovo cattolico della città-stato, Mons. William Goh. La missiva, pervenuta a Fides, condanna l’atto criminale che ha fatto 73 morti e oltre 300 feriti a Lahore nel giorno di Pasqua affermando: “Condanniamo con forza l'attentato a Lahore ed esprimiamo le più sentite condoglianze alle famiglie di tutte le vittime. Dobbiamo unirci per dire il nostro chiaro orrore verso tali atti di disumanità”. Il mufti specifica che “nell'Islam è ingiustificabile attaccare un altro essere umano solo perché in possesso di una fede diversa”, ricordando che l’attacco è “un atto di disumanità e un affronto nei confronti delle persone che credono nei valori della compassione e della coesistenza pacifica”. Si tratta dunque di “una grave mancanza verso la pace interreligiosa e l'armonia, promosse dall'Islam”.Nello stesso giorno il Consiglio religioso islamico di Singapore ha condannato gli atti di violenza commessi nel nome dell’Islam in tutto il mondo, compresi gli attacchi a Istanbul, Jakarta, in Siria, a Ankara, Bruxelles, così come a Lahore. “Siamo rattristati e indignati per tanta crudeltà” ha affermato il Consiglio. “Insieme a tutti i musulmani e a tutti gli abitanti di Singapore, esprimiamo vicinanza e solidarietà alle famiglie di tutte le vittime di queste tragedie senza senso” ha scritto il Consiglio in un comunicato.

AMERICA/PERU’ - Peruviani al voto, i Vescovi chiedono di votare in modo consapevole e responsabile

Lima – Avvicinandosi le elezioni presidenziali nel paese, fissate per il 10 aprile, e dinanzi alle recenti dichiarazioni rilasciate da alcuni Vescovi sui candidati in questa consultazione elettorale, il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Peruviana ha ritenuto opportuno pubblicare ieri, 30 marzo, una nota, inviata anche a Fides.Il comunicato afferma che la Chiesa "riconosce il valore della democrazia" e promuove il libero esercizio del diritto di voto dei cittadini, e invoca di farlo "in modo consapevole e responsabile", ai candidati chiede "di lavorare per il bene comune, nel rispetto del pluralismo politico e sociale". Inoltre si ricorda che nel messaggio diffuso dalla CEP il 10 febbraio scorso, proprio per le elezioni, i Vescovi avevano indicato "i criteri etici al momento di scegliere le autorità".Il comunicato ricorda infine che ai candidati si deve "chiedere un piano realistico di governo”, inoltre occorre “respingere i candidati corrotti e opportunisti; valutare le promesse elettorali e le fonti di finanziamento, verificare l'impegno dei candidati nella difesa della vita e la cura del creato".A pochi giorni dalle elezioni presidenziali del 10 aprile, Keiko Fujimori rimane favorita nei sondaggi, seguita da Pedro Pablo Kucyznski, Alfredo Barnechea e Veronika Mendoza. Secondo la normativa vigente, in Perù le elezioni generali si svolgono ogni cinque anni. Il Presidente e il Vice-Presidente della Repubblica sono eletti a suffragio diretto, segreto e obbligatorio. Per essere eletti si devono ottenere più della metà dei voti validi.

ASIA/SIRIA - L'esercito siriano si avvicina a Qaryatayn; tutti fuggiti i cristiani che erano sotto i jihadisti

Qaryatayn – Dopo aver liberato l'area archeologica di Palmira, l'esercito governativo siriano – appoggiato dall'aviazione russa e da milizie sciite iraniane e libanesi – punta a liberare l'area intorno a Qaryatayn, la città a 70 chilometri da Homs che era stata conquistata dai jihadisti dello Stato Islamico nell'agosto 2015. Le forze armate siriane hanno già preso il controllo dei sobborghi dell'area urbana, mentre fonti locali riferiscono all'Agenzia Fides che Qaryatayn è ormai una città fantasma, abbandonata da tutti coloro che sono riusciti a sottrarsi ai raid aerei che da settimane colpiscono la zona. Le stesse fonti confermano a Fides che sono riusciti a fuggire verso i villaggi della regione di Homs anche gli oltre 170 cristiani di Qaryatayn che erano stati presi in ostaggio e deportati dai miliziani del Daesh quando la città era caduta sotto il loro controllo, e che poi erano stati riportati alle loro case, sottomessi al regime instaurato dal Daesh, dopo essere stati costretti a sottoscrivere il “contratto di pagamento” imposto loro per continuare a vivere nelle loro abitazioni. L'allontanamento dei cristiani da Qaryatayn – sottolineano le fonti contattate dall'Agenzia Fides – si è realizzato in maniera graduale, a piccoli gruppi, dopo che un primo raggruppamento di cinquanta di loro aveva raggiunto già ai primi di ottobre i villaggi di Zaydal e Fairuzeh, in una zona controllata dall'esercito governativo siriano. Domenica 11 ottobre era tornato a disporre pienamente della propria libertà anche il sacerdote siriano Jacques Murad, che i jihadisti avevano prelevato il 21 maggio 2015 dal monastero di Mar Elian, alla periferia di Qaryatayn. Da ottobre in poi, i cristiani rimasti a Qaryatayn, anche grazie all'aiuto di amici musulmani e di tribù locali, hanno potuto lasciare a piccoli gruppi la città sottoposta ai raid sempre più intensi contro le postazioni del Daesh, e trovare rifugio nei villaggi più prossimi a Homs, sotto controllo dell'esercito governativo. Sotto i bombardamenti realizzati delle forze anti-jihadiste su Qaryatayn sono morti anche otto cristiani. Nelle ultime settimane, l'intensificarsi delle operazioni militari ha convinto a fuggire anche le famiglie cristiane più restìe a lasciare le proprie case. Adesso – riferiscono le fonti contattate da Fides – anche tutti gli abitanti musulmani hanno lasciato la città. Molti di loro difficilmente vi faranno ritorno in tempi brevi, dopo che essa verrà riconquistata dall'esercito siriano, per non rischiare di essere arrestati come fiancheggiatori del Daesh. .

AFRICA/MOZAMBICO - Gli Orionini aprono una nuova comunità a Chiconela, nella diocesi di Xai-Xai

Chiconela - L’Opera Don Orione apre una nuova comunità a Chiconela, nella diocesi di Xai-Xai, a 200 km dalla capitale del Mozambico, Maputo. Il vasto territorio affidato agli Orionini dal Vescovo di Xai-Xai, una zona rurale povera e poco curata, include tre zone: Chiconela, Zonguene e Novela, dove sorgono 11 piccole cappelle, attorno alle quali si riuniscono sltrettante comunità cristiane. La prima comunità orionina della nuova missione è formata da P. José Geraldo da Silva , P. Isaac Vondoame , a cui si unirà a giugno un chierico mozambicano.La prima presenza degli Orionini in Mozambico risale al 2003, quando giunsero nella periferia di Maputo, a Bagamoyo, cui seguì la struttura per disabili a Zimpeto. Ora l’accordo tra il Vescovo di Xai-Xai, Sua Ecc. Mons. Lucio Muamdula, e la Congregazione prevede, oltre all’affidamento della Parrocchia ed alla costruzione della chiesa che sarà dedicata a San Luigi Orione, anche la realizzazione di una scuola di arti e mestieri per i giovani di Chiconela.“Quanto sta avvenendo a Chiconela – dichiara don Flavio Peloso, Superiore generale dell’Opera don Orione che in questi giorni è sul posto per inaugurare la nuova missione – è un frutto della Pasqua del Signore risorto… Il patrono di questa nuova parrocchia, San Luigi Orione, ci ha insegnato a portare la buona novella insieme alle opere di carità verso i più poveri e bisognosi nostri fratelli. Per questo vicino alla chiesa parrocchiale sorgerà, su indicazione del Vescovo, un'opera educativa per aiutare i figli di questo popolo a prepararsi per il futuro con sani valori, con la fede e con un buon lavoro”.

ASIA/TURCHIA - Nell'offensiva contro le milizie curde, il governo turco “espropria” anche le chiese di Diyarbakir

Diyarbakir – Nel quadro delle operazioni militari messe in atto nella Turchia meridionale contro le postazioni curde del Partito dei Lavoratori del Kurdistan , il governo di Ankara ha disposto l'esproprio di un'ampia zona del centro storico di Diyarbakir, confiscando anche tutte le chiese della metropoli che sorge sulla riva del fiume Tigri. Lo riferiscono fonti locali, rilanciate da Agos, il giornale bilingue turco-armeno pubblicato a Istanbul. La disposizione di esproprio del governo è stata pubblicata anche sulla Gazzetta ufficiale del Consiglio dei Ministri, e ha coinvolto la chiesa armena apostolica di San Giragos , la chiesa siriaca dedicata alla Vergine Maria, la chiesa caldea di Mar Sarkis , la chiesa armeno-cattolica e un luogo di culto protestante, oltre a più di 6mila abitazioni, dislocate in gran parte nel centro storico. Al momento nessuna chiesa cristiana di Diyarbakir risulta aperta al culto. Il funzionario turco Adnan Ertem, responsabile della Direzione delle fondazioni religiose, ha presentato l'esproprio come una misura preventiva presa con procedura d'urgenza per salvaguardare il centro storico di Diyarbakir dalle devastazioni provocate dal conflitto. Mentre Nevin Solukaya, a capo dell'Ufficio per la Cultura della città di Diyarbakir, ha suggerito ai responsabili delle Fondazioni che risultano come titolari delle diverse chiese espropriate di presentare ricorso contro la nazionalizzazione. La chiesa armena di San Ciriaco, recentemente restaurata dopo lunghi anni di abbandono e estenuanti trattative con le autorità civili, è una delle più grandi chiese armene di tutto il Medio Oriente, e vanta una storia secolare.Lunedì scorso, 28 marzo, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che dallo scorso luglio – quando sono ripresi gli scontri con i ribelli nelle aree del Paese dove è concentrata la minoranza curda - le forze armate turche hanno ucciso più di 5.000 militanti del PKK, mentre nello stesso periodo le forze di sicurezza governative avrebbero registrato tra le proprie file 355 caduti. Nel conflitto a fasi alterne tra esercito turco e gruppi paramilitari dell'indipendentismo curdo, quella apertasi a luglio rappresenta la stagione più cruenta registrata negli ultimi due decenni. .

AFRICA/CONGO RD - Un morto e un ferito nell’assalto ad un automezzo della Caritas, il terzo in un anno

Kinshasa - Un autista della Caritas è stato ucciso in un agguato stradale avvenuto nei pressi di Uvira nel Sud Kivu .Il fatto è avvenuto il 25 marzo, quando un automezzo della Caritas di Uvira incaricato di trasportare gli stipendi degli insegnanti nel Territorio di Fizi, è stato bloccato nei pressi del ponte Lubumba a più di 40 km da Uvira. I malviventi hanno costretto l’autista a scendere dal veicolo prima di ucciderlo con un colpo alla testa. È morto durante il trasporto all’ospedale. L’altra passeggera, la contabile della Caritas, è stata ferita alla mano. È stata poi rilasciata dai banditi che hanno sottratto 194 milioni di franchi congolesi, Il denaro serviva a pagare gli stipendi degli insegnanti di 201 scuole primarie e secondarie di cinque cittadine del Territorio di Fizi.In base ad un accordo firmato nel 2011 tra il governo congolese e Caritas Congo, quest’ultima è stata incaricata di provvedere al pagamento degli stipendi degli insegnanti versati dal Ministero dell’Istruzione . Secondo Radio Okapi, che riporta la notizia, questo è il terzo assalto ad un automezzo della Caritas nella zona nel giro di un anno. L’ultimo risale a febbraio, ma non aveva avuto conseguenze così drammatiche.

ASIA/PAKISTAN - Strage a Lahore: i Vescovi chiedono protezione e una azione decisa dello stato

Lahore – “L'uccisione di persone innocenti, in particolare donne e bambini, in nome della religione è inaccettabile. Insieme con i cristiani, molti dei nostri fratelli musulmani, donne, bambini e famiglie sono state vittime di questo attacco brutale. Preghiamo per tutte le vittime di questo attentato e invitiamo il governo a individuare e consegnare i colpevoli alla giustizia, adottando stringenti misure per la protezione di tutti i cittadini, tra cui le minoranze e le comunità vulnerabili”: lo dice all’Agenzia Fides il Vescovo Joseph Arshad, Presidente della Commissione nazionale “Giustizia e Pace” della Conferenza episcopale del Pakistan, all’indomani della “strage di Pasqua”, avvenuta a Lahore. Al Gulshan-i-Iqbal Park, area verde della città, un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo 72 persone, tra le quali 30 bambini, e ferendone oltre 300. “Pochi giorni fa il governo – ricorda il Vescovo – aveva preso l’iniziativa di dichiarare giorni festivi l’Holi e la Pasqua . Per questo i cristiani stavano tranquillamente affollando il parco dove è avvenuta la strage” spiega. A rivendicare l’attentato è stato il gruppo terrorista “Jamaatul Ahrar”, fazione scissionista del gruppo principale “Tehreek-i-Taliban”, dei Talebani pakistani, che ha affermato di voler “colpire i cristiani” e di voler lanciare una “sfida al governo”.I Vescovi del Pakistan, tramite la Commissione nazionale Giustizia e Pace, hanno “condannato con forza il tragico attacco contro persone innocenti”, ricordando che “il governo pur affrontando gli elementi estremisti attraverso operazioni militari, deve affrontare anche le cause di questa intolleranza”, auspicando “una operazione su larga scala per eliminare tali elementi che sfidano palesemente lo stato”.Mons. Arshad osserva “la precarietà di vita sempre più evidente in Pakistan, per tutti i cittadini” e conclude indicando la via della preghiera: “Chiediamo al Signore Gesù Cristo di dare al Pakistan saggezza, tolleranza e pace, e di concedere alle famiglie delle vittime la grazia a la forza per sopportare la perdita dei loro cari”.

ASIA/PAKISTAN - Leader religiosi insieme per la pace, contro il terrorismo

Lahore – Leader cristiani e musulmani si sono ritrovati insieme per invocare la pace per ribadire il loro impegno comune contro il terrorismo, all’idomani della strage di Pasqua, avvenuta a Lahore: come appreso da Fides, l’assemblea è stata organizzata nel complesso della chiesa di Santa Maria a Lahore dal “Consiglio per il dialogo interreligioso”, organismo avviato dal frate cappuccino p. Francis Nadeem, Provinciale dei Cappuccini in Pakistan. P. Nadeem spiega a Fides: “Questa è una dimostrazione significativa di armonia nazionale e di comune impegno interreligioso per la pace, la giustizia, la solidarietà”. Il frate ha anche ricordato ai presenti le parole e i gesti di Papa Francesco: “Il Pontefice ha dichiarato il 2016 Anno della misericordia e nella celebrazione del Giovedi Santo, lavando e baciando i piedi ai richiedenti asilo e rifugiati, ha voluto esprimere misericordia e mostrare rispetto per tutti gli esseri umani, a prescindere da razza o religione. Il Papa ha lanciato un appello, dicendo che l'atto barbarico dei terroristi in Pakistan ha convertito la gioia della Pasqua in dolore. E ha chiesto alle autorità del Pakistan di adottare misure immediate per garantire la sicurezza”.Il leader musulmano Pir Shafaat Rasool, impegnato nel Consiglio per il dialogo interreligioso, ha detto: “Tutti abbiamo da imparare da Papa Francesco e siamo chiamati a seguire il suo eccezionale dinamismo. Condanniamo l’atto spietato di radicali insensibili, che è contrario agli insegnamenti dell'Islam”.Molti altri leder presenti hanno rilevato: “Siamo stanchi di trasportare cadaveri di persone innocenti sulle nostre spalle e condannare questo tipo di attacchi. Domandiamo al governo del Pakistan di vigilare specialmente sui finanziatori e sui promotori delle organizzazioni terroristiche”. I partecipanti hanno acceso candele per ricordare i defunti, offrendo preghiere per le loro anime, ed espresso solidarietà con le famiglie di tutte le vittime.

AFRICA/UGANDA - I leader cristiani chiedono la liberazione del leader dell’opposizione

Kampala - Durante le festività pasquali diversi leader cristiani ugandesi hanno rivolto appelli perché sia rilasciato il leader dell’opposizione Dr Kizza Besigye, agli arresti domiciliari dal 19 febbraio. Besigye era stato arrestato durante le elezioni che hanno visto la riconferma del Presidente Yoweri Museveni, al potere da 30 anni .“Dobbiamo lavorare per unire la popolazione del nostro Paese” ha detto Sua Ecc. Mons. John Baptist Kaggwa, Vescovo di Masaka, durante la Messa di Pasqua, rivolgendo un appello al governo perché metta fine alla detenzione domiciliare del leader del Forum for Democratic Change .L’Arcivescovo anglicano dell’Uganda, Stanley Ntagali, sempre nella domenica di Pasqua, ha chiesto ai fedeli di pregare “per il dottor Besigye che si trova agli arresti domiciliari, affinché venga liberato dal governo”.Un altro Vescovo anglicano, Johnson Gakumba della Northern Uganda Diocese, ha rivolto un appello al dialogo per risolvere la crisi politica. “Se fossi il Presidente Museveni - ha detto nel corso della celebrazione pasquale a Gulu - parlerei con il Dr Besigye. Questo aiuterebbe la nazione ad andare avanti”.Secondo le autorità, Kizza Besigye è stato posto in stato di arresto preventivo per impedirgli di organizzare proteste atte a turbare l’ordine pubblico. L’opposizione afferma invece che con il suo arresto si è voluto impedire ai cittadini di radunarsi per protestare per le gravi irregolarità nello svolgimento delle elezioni.

AMERICA/URUGUAY - Una “laicità” per ostacolare la presenza cattolica nella vita del paese

Canelones – Il Vescovo di Canelones, Sua Ecc. Mons. Alberto Sanguinetti, ha chiesto "un po' di attenzione nell’uso della definizione di laicità" dello Stato e "un maggior rispetto per la libertà religiosa". Mons. Sanguinetti si è espresso così dopo le recenti affermazioni delle autorità in seguito alla richiesta dell'Arcidiocesi di Montevideo di collocare un'immagine della Vergine Maria nella via principale di Montevideo. Alcuni infatti si sono dichiarati offesi, sostenendo che si va contro la laicità dello Stato. Dopo aver rivisto tutti i possibili significati del termine “laicità”, Mons. Sanguinetti conclude che il più ampiamente applicato in territorio uruguaiano è quello che definisce un atteggiamento volto a "ostacolare la presenza cattolica nella vita del paese".In una nota della Conferenza Episcopale dell'Uruguay , inviata a Fides, il Vescovo di Canelones sottolinea che “a volte 'laicità' si riferisce a una certa neutralità dello Stato nei confronti delle religioni, per consentire la libertà di culto e la libertà religiosa, senza reprimere o costringere la coscienza o l'esercizio della vita secondo la propria religione”. “In altre occasioni, a motivo della 'laicità' si afferma una posizione indipendentemente dalla religione” continua la nota.“In Uruguay la 'laicità' è stata usata come arma per escludere la religione dalla vita pubblica. Ma se ogni simbolo religioso colpisce la libertà degli altri, sembra che non accada così con i simboli massonici che abbiamo nella stessa piazza della Costituzione o nella piazza centrale. Così la laicità è stata utilizzata da alcuni gruppi contro la religione che riunisce una grande parte della popolazione, la religione cattolica, cioè per ostacolare la presenza cattolica nella vita del paese” conclude la nota.L’Arcivescovo di Montevideo, il Card. Daniel Sturla, ha ammesso che non si aspettava il dibattito sollevato, anche se ciò "non lo sorprende”. "Montevideo deve essere una delle poche capitali in America Latina dove non c'è un monumento pubblico alla Vergine Maria, che esiste in quasi tutte le città in America e in molti centri urbani” ha ricordato il Cardinale. "La grande conquista della società democratica è che ognuno, senza offendere l'altro, possa manifestare pubblicamente, questo fa parte della pluralità" ha detto.

AMERICA/BRASILE - Nuova missione delle suore Guanelliane in Amazzonia

San Gabriel da Cachoeira – Le Figlie di Santa Maria della Provvidenza, conosciute come Guanelliane dal loro fondatore, il sacerdote italiano San Luigi Guanella, apriranno una missione in una delle zone dell’Amazzonia più povere di risorse naturali e più trascurate dal sostegno delle autorità statali. Le religiose hanno quindi accettato l'invito del Vescovo della diocesi di São Gabriel da Cachoeira, Sua Ecc. Mons. Edson Taschetto Damian.Secondo le informazioni pervenute a Fides, la superiora della Provincia guanelliana di Nostra Signora Aparecida aveva visitato la zona lo scorso settembre. Tre religiose, dopo aver completato un corso a Manaus sulla cultura amazzonica, si sono ora recate a Cucui, nella diocesi di San Gabriel da Cachoeira, per dare inizio alla nuova missione.La diocesi si trova in una regione del nord del Brasile che confina con la Colombia e il Venezuela. Nella zona in cui lavoreranno le religiose guanelliane, si può arrivare solo con la barca, dopo un giro molto lungo attraverso il fiume. Tra i problemi maggiori di questa zona ci sono gli ostacoli naturali ed il clima sfavorevole, la lontananza dai centri abitati e l’abbandono da parte dello stato. La popolazione, circa 37 mila abitanti su un territorio di 109.181 km2, sopravvive con l'agricoltura.

ASIA/SIRIA - Arcivescovo siriano sulle stragi di Bruxelles: purtroppo l'Europa raccoglie quello che è stato seminato in Siria e Iraq

Hassakè – Nelle stragi di Bruxelles, dopo quelle di Parigi, “purtroppo la popolazione innocente raccoglie anche quello che circoli e poteri europei hanno seminato in Siria e Iraq negli ultimi anni”. E' questa l'amara riflessione sui tragici fatti della capitale belga che l'Arcivescovo cattolico siriano Jacques Behnan Hindo consegna all'Agenzia Fides. Nell'analisi di Mons. Hindo, che guida l'arcieparchia siro-cattolica di Hassakè-Nisibi, le gravi responsabilità delle leadership europee e occidentali, condizionate spesso da interessi egoistici di corto respiro, si manifestano con evidenza in diversi punti. “Anche diversi leader europei” rimarca l'Arcivescovo siro cattolico “fino a poco tempo fa avevano come principale obiettivo geopolitico la caduta del governo di Assad, puntavano a accreditare anche le milizie jihadiste di al-Nusra come 'islamici moderati' e attaccavano la Russia per aver colpito le roccaforti di quelle milizie, sostenendo che le iniziative russe dovevano limitarsi a colpire solo il cosidetto Stato Islamico ”. Inoltre, secondo l'Arcivescovo Hindo, molti governi occidentali continuano fino ad ora a non mettere in alcun modo in discussione i rapporti privilegiati che intrattengono proprio con le nazioni e i gruppi di potere finanziario da cui provengono flussi di risorse e ideologie che alimentano la rete del terrore: “I leader europei, e tutto l'Occidente” ricorda mons. Hindo “mantengono da decenni l'asse preferenziale con l'Arabia Saudita e gli emirati della penisola arabica. Negli ultimi decenni, hanno garantito a questi Paesi la possibilità i finanziare in tutta Europa, e anche in Belgio, la nascita di una rete di moschee dove si predicava il wahhabismo, l'ideologia che avvelena l'islam e fa da base ideologica per tutti i gruppi jihadisti. E tutto questo è accaduto perchè su tutto prevalevano le logiche economiche e i contratti miliardari coi padroni del petrolio. Flussi di denaro e risorse che alimentano anche le centrali terroristiche”. Anche la risposta europea davanti all'emergenza dei rifugiati rappresenta secondo l'Arcivescovo siriano un sintomo della debolezza e della confusione in cui versano le leadership europee: “L'Europa” fa notare mons. Hindo “sulla questione dei rifugiati ha scelto di trasformarsi in ostaggio della Turchia. Comprendo le difficoltà europee, ma faccio notare che gli sfollati accolti in Europa nel 2015 non superano lo 0,2 per cento della popolazione, mentre in un piccolo Paese come il Libano la loro quota corrisponde ormai alla metà della popolazione locale. Comprendo le lacrime del commissario europeo per la politica estera. Ma ricordo che da 5 anni vengono ammazzati migliaia di siriani musulmani e cristiani, donne uomini e bambini. E non ci sono lacrime per loro”. .

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