Ultimas noticias de la agencia Fides

AMERICA/HAITI - Verso le elezioni: quasi al completo il Consiglio Elettorale Provvisorio

Port au Prince – I diversi settori sociali che compongono il Consiglio Elettorale Provvisorio di Haiti hanno cominciato a nominare i loro nuovi rappresentanti in questo organismo, in seguito delle dimissioni di sei dei nove delegati, verificatesi in piena crisi politica del paese . Lo riferisce a Fides una fonte locale. I media saranno rappresentati da Leopold Berlager, che aveva fatto parte del CEP tra il 2013 e il 2014. La chiesa protestante ha nominato il Dott. Fritznel Joseph. I seguaci del vudù hanno scelto Euvonie Georges Auguste per rappresentare il settore. I sindacati hanno deciso di continuare con Edith Joseph, uno dei tre membri del CEP che non si era dimesso dalla carica, e il settore delle università ha ratificato Marie Carmel Paul Austin. Anche la Chiesa cattolica ha nominato il suo rappresentante.Secondo informazioni di agenzia, ieri sera il Presidente ad interim, Jocelerme Privert, si è riunito con i nuovi rappresentanti dei settori membri del Consiglio Elettorale. "Stiamo facendo quello che possiamo per dare al paese un Governo e un Consiglio elettorale" ha detto il Presidente. Nel corso della riunione si è convenuto di concedere altre 48 ore ai settori che hanno problemi con l'elezione dei propri rappresentanti, fra cui i gruppi femminili, il settore degli imprenditori e quello dei diritti umani. L'istituzione del Consiglio Elettorale Provvisorio è un passo importante per l'organizzazione del secondo turno delle elezioni presidenziali il 24 aprile e l’insediamento del nuovo governo il 14 maggio.

ASIA/TURCHIA - Il sindaco di Selciuk rilancia: costruiremo la statua della Vergine Maria più grande del mondo

Istanbul - Il sindaco turco Zeynel Bakıcı, alla guida della città di Selcuk – nel cui municipio si trova l'area archeologica dell'antica città di Efeso – ha rilanciato il progetto di costruire ai piedi del Bulbul Dagi la più alta statua del mondo dedicata alla Vergine Maria. Selcuk – ha riferito il sindaco secondo fonti turche consultate dall'Agenzia Fides – si è candidata per ospitare l'edizione 2017 del Simposio internazionale sul turismo religioso e i pellegrinaggi, e in tale circostanza i convegnisti potrebbero già trovare ad accoglierli l'imponente statua della Madre di Cristo. L'idea di costruire in quell'area un imponente monumento mariano era stata lanciata lo scorso anno dal politico Cemil Seboy, candidato del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo della regione di Izmir , sempre con l'intento dichiarato di incentivare il turismo religioso e l'afflusso dei pellegrini cristiani in quella regione della Turchia. Proprio sulla “Collina dell'Usignolo”, che domina la piana con le rovine di Efeso, si trova anche il sito di Meryem Ana Evi, la cosiddetta “Casa di Maria”, scoperta nel 1891 sulla base delle rivelazioni della mistica Katharina Emmerick. (Agenzia Fides 24/2/2016

AFRICA/EGITTO - Il grande Imam di al-Azhar: Cosa diranno a Gesù i capi delle Chiese che negli Usa accettano i matrimoni gay?

Jakarta - L'Occidente sta diffondendo l'omosessualità, e “purtroppo alcuni capi di Chiese negli Stati Uniti accettano i matrimoni omosessuali. Mi chiedo cosa è rimasto della Bibbia in quelle Chiese. E cosa diranno davanti a Gesù, la pace sia su di lui”. Con queste parole lo sheikh egiziano Amhed al Tayyeb, grande Imam dell’università islamica sunnita di al Azhar, ha voluto esternare il suo pensiero riguardo alle scelte di alcune realtà cristiane statunitensi - come la Presbyterian Church USA – che negli ultimi tempi hanno modificato i propri statuti interni allo scopo di riconoscere come matrimoni le unioni tra persone dello stesso sesso. Le dichiarazioni – riferiscono fonti egiziane consultate dall'Agenzia Fides – sono state rilasciate dal rappresentante della più prestigiosa accademia teologica sunnita in Indonesia, durante un incontro con domande e risposte svoltosi presso l'Università islamica di Syarif Hidayatullah, a South Tangerang. Il grande Imam al Tayeeb ha anche aggiunto che i gruppi gay intervengono nelle campagne elettorali e la questione omosessuale è utilizzata come tema per conseguire consenso politicoIl Grande Imam si trova per la prima volta in Indonesia – dove ha anche incontrato il Presidente Joko Joko Widodo - per partecipare a un incontro internazionale indetto dal Consiglio musulmano degli anziani, l'organizzazione, con sede ad Abu Dhabi, creata con l'intento di favorire una maggiore tolleranza tra le diverse correnti dell'islam. In alcune dichiarazioni, rilanciate dalla stampa indonesiana, lo sheikh al Tayyeb ha rimarcato che in questo momento storico la sfida più grande in seno al mondo islamico è rappresentata dal fatto che “le differenze tra le dottrine non sono tollerate, e diventano piuttosto pretesto di violenza”. Secondo il Grande Imam di al Azhar, “non c'è nessun male nel seguire una determinata scuola o dottrina, ma nessuno può affermare di rappresentare in maniera esclusiva il vero e autentico islam”. La guerra che ha distrutto la Siria, l'Iraq e lo Yemen - ha aggiunto al Tayyeb - “è stata provocata dalla divisione tra sciiti e sunniti”. .

AFRICA/NIGERIA - Un nuovo rapporto mette in luce il dramma dei cristiani nigeriani

Abuja - Da 9.000 a 11.500 cristiani uccisi ; dal 2000 almeno 1,3 milioni di cristiani sono diventati sfollati interni od obbligati a trasferirsi altrove; 13.000 chiese sono state distrutte o costrette a chiudere i battenti; migliaia di attività economiche, proprietà e case di cristiani sono state distrutte. È questo il bilancio delle violenze delle quali sono vittime i cristiani nel nord della Nigeria e nella cosiddetta Middle Belt, secondo il rapporto “Crushed but not Defeated” dell’organizzazione Open Doors/Porte Aperte, pervenuto all’Agenzia Fides.A causa delle violenze, afferma il rapporto, in alcune aree della Nigeria del Nord, “la presenza cristiana è stata virtualmente cancellata o consistentemente diminuita, mentre in altre aree il numero di fedeli nelle chiese è cresciuto a causa del flusso di cristiani in fuga dalle violenze e da un certo numero di musulmani convertitesi al cristianesimo”.“In aggiunta, la coesione sociale tra musulmani e cristiani è stata messa in pericolo. La reciproca fiducia è sostanzialmente scomparsa; cristiani e musulmani sono diventati gruppi sempre più separati e distinti, raggruppati in periferie, quartieri o specifiche aree rurali” avverte il rapporto.Il documento mostra che sebbene l’etnia, il conflitto politico e la lotta per lo sfruttamento delle risorse siano note fonti di violenza nella Nigeria del Nord, le cause della violenza contro i cristiani in quest’area appaiono invece molteplici. Si possono trovare sfumature religiose, economiche e sociali allo stesso tempo. Gli elementi della violenza specificatamente mirata contro i cristiani nella Nigeria del Nord sono collegati da un comune denominatore religioso: difendere gli interessi dei musulmani del nord, la loro identità e la posizione dell’islam.“Non solo islam radicale, Boko Haram ne è l’esempio più noto, ma anche allevatori musulmani Hausa-Fulani e l’élite musulmana politica e religiosa del nord sono attori principali della violenza che mira a colpire la minoranza cristiana” si sottolinea nel rapporto.Ciò nonostante c’è ancora un’ampia presenza cristiana nella Nigeria del Nord, col potenziale di unità e resistenza. Ma la Chiesa di questa regione dovrà cercare di non chiudersi in se stessa e disimpegnarsi dalla società. Dovrebbe fare l’opposto, stimolata dalla sua spinta cristiana a essere coinvolta con la società e operare per la giustizia, la pace e la riconciliazione condividendo le proprie risorse per il bene di tutti.Per fare tutto ciò, sarà necessario l’aiuto della comunità internazionale affinché la Chiesa possa lavorare per il rinnovamento e la trasformazione della comunità cristiana e della società nigeriana del nord in generale.

AFRICA/LESOTHO - Le donne cattoliche dell’Africa Australe per la promozione dei diritti dei migranti

Maseru - L'incontro regionale dei Vescovi dell'Africa del Sud, attraverso il suo Dipartimento Sociale, ha recentemente organizzato una sessione sullo sviluppo della capacità di promuovere il rispetto dei diritti umani per i rifugiati e migranti. Secondo un comunicato inviato all’Agenzia Fides, le partecipanti al workshop sono state selezionate tra l’organizzazione di recente formazione delle donne cattoliche dell'IMBISA: Inter Regional Meeting of the Bishops of Southern Africa, organismo che riunisce i Vescovi di Botswana, Lesotho, Namibia, Mozambico, Swaziland e Botswana. L’organizzazione delle donne dell’IMBISA promuove la partecipazione delle donne sulle questioni di governo e dei diritti umani, visto che sono donne la maggioranza delle vittime di abusi e violenza nei confronti di migranti e rifugiati. Il workshop si è ispirato alla Esortazione apostolica postsinodale “Africae Munus” di Benedetto XVI, che ribadisce il ruolo delle donne in materia di giustizia e pace. Il workshop si è tenuto a Maseru, in Lesotho, e ha offerto l'occasione di condividere esperienze e di rafforzare la messa in rete delle informazioni tra le donne nella regione dell'IMBISA.

AMERICA/COLOMBIA - Lettera al Presidente dei 3 Vescovi del Chocó per chiedere una assistenza sanitaria adeguata

Quibdo – Le 3 diocesi colombiane di Quibdo, Istmina-Tado e Apartado e 68 organizzazioni sociali del dipartimento di Chocó, hanno inviato una lettera al Presidente della repubblica, Juan Manuel Santos, per lamentare la carenza di medici specialisti e di medicina generale, perfino il servizio sanitario pubblico locale è scadente.Il Vescovo di Quibdo, Sua Ecc. Mons. Juan Carlos Barreto, ha domandato come mai una provincia con 500.000 abitanti non abbia un ospedale di terzo livello mentre l'unico che c'è, di secondo livello, è in cattive condizioni. "Per avere cure specialistiche si deve andare in altre province nel paese. L'ospedale di Quibdo, che è di secondo livello, è in cattive condizioni. Non abbiamo servizi specialistici" ha sottolineato il Vescovo in una nota inviata a Fides. Secondo Mons. Barreto, la mancanza di acqua e di fognature nel Chocó rende vulnerabili gli abitanti della zona, che hanno sempre più malattie, e sono alti i tassi di mortalità infantile.La lettera al Presidente Juan Manuel Santos è stata recapitata il 12 febbraio, ma non c'è ancora risposta. Nel documento, di due pagine, se chiede anche l'intervento della Soprintendenza della Salute.

ASIA/INDIA - I Francescani: “Nell'Anno giubilare, libertà per mille prigionieri”

Bangalore – Liberare mille prigionieri, detenuti per reati minori nelle carceri indiane, concedendo loro uno speciale “indulto” nell’Anno giubilare: è la richiesta che i Francescani indiani inoltrano al governo, auspicando che anche nella società indiana possa esserci una traccia dell’Anno santo della misericordia indetta da Papa Francesco. Come comunicato a Fides, l’iniziativa parte dalla “Associazione delle Famiglie Francescane d'India” una rete che unisce a livello nazionale gli oltre 50mila francescani di diverse congregazioni religiose, maschili e femminili, e laici. Riuniti per la loro assemblea nazionale a Bangalore nei giorni scorsi, i rappresentanti dell’AFFI hanno riflettuto sul tema “Essere francescani: volto della misericordia di Cristo in questo mondo”.I francescani in India, presenti con 54 congregazioni in 164 province, sono impegnati principalmente nell’aiuto dei poveri e degli emarginati attraverso istituzioni educative, mediche e opere sociali. “Essendo già coinvolti in opere di misericordia corporali e spirituali e sulle orme di San Francesco e Santa Chiara d'Assisi, il richiamo di Papa Francesco per il Giubileo della Misericordia ha aggiunto e rinnovato una motivazione speciale alla missione dei francescani in India” spiega a Fides p. Nithiya Sagayam OFM Cap, coordinatore dell’AFFI.Ora i francescani hanno focalizzato la loro attenzione sul rilascio dei prigionieri detenuti per piccoli reati. Alcune opere sociali gestite dai francescani già accolgono detenuti o ex detenuti che hanno le pene commutate in servizi sociali. Ora si intende avviare negoziati con le autorità governative per ottenere un piccolo indulto ma anche per “guidare gli ex detenuti e far sì che riprendano la vita con dignità e speranza”, conclude p. Sagayam.

ASIA/BANGLADESH - Alta tensione per le minoranze e vita blindata per i missionari

Dacca – Resta alta la tensione in Banglasdesh, e la necessaria sorveglianza sulla vita dei missionari “sta provocando alcune conseguenze anche sull’esercizio del ministero”, afferma una nota del Pontificio Istituto Missioni Estere, pervenuta all’Agenzia Fides. A poco più di tre mesi dall’attentato a padre Piero Parolari, che sta riprendendo una vita normale, l’uccisione di un sacerdote indù avvenuta il 21 febbraio nel Nordovest del paese, ha riportato allarme e preoccupazione. L’attentato è stato rivendicato da una fonte che si definisce “dell’Isis” , ma la cui autenticità non è sicura. L’aggressività del fondamentalismo islamico si è riaccesa nel Nordovest del paese. Negli ultimi mesi l’area è stata teatro di tre assalti armati a templi indù, profanazioni di statue e simboli religiosi.La polizia segue e accompagna i missionari cristiani nei loro spostamenti e a volte sconsiglia loro di muoversi. “Se le restrizioni continuano e ancor più aumentano, occorrerà forse, con rammarico, ripensare alla nostra dislocazione” commenta un missionario locale. Meno preoccupante, invece, secondo il Pime, la situazione per chi sta a Dacca e dintorni. Anche se la polizia ha scoperto a Mirpur, vasto quartiere nella parte nord ovest della capitale, un covo di fondamentalisti forniti di molte armi, che stavano organizzando assalti ad alcune chiese del quartiere. In generale, il clima sociale nel Paese rimane “segnato da preoccupazione” e “soprattutto le minoranze si sentono e sono sotto tiro”, nota il Pime, affermando che “il governo, da un lato tenta di reprimere e proteggere, dall’altro minimizza”. Quella in Bangladesh è una delle missioni più antiche del Pontificio Istituto Missioni Estere , che giunse nel subcontinente indiano nel 1855. Oggi il PIME ha 29 missionari nel paese, presenti in tre diocesi: Dacca, Dinajpur e Rajshashi. I missionari sono impegnati a livello pastorale nelle parrocchie e in opere educative e sociali come scuole, dispensari, ospedali.

ASIA/INDIA - Sarathi Jhalak: la radio comunitaria che ogni mattina fa parlare i cittadini

Anugondanahalli – Ogni mattina presto, diversi agricoltori del villaggio indiano di Anugondanahalli ascoltano attentamente Sarathi Jhalak, una radio comunitaria che trasmette un programma sul cambiamento climatico. Il gruppo di lavoratori di Anugondanahalli, 70 chilometri da Bangalore, si mette in ascolto di semplici consigli che gli esperti danno su come minimizzare l’impatto del clima sulle loro coltivazioni. Fondata nel 2012, Sarathi Jhalak è una delle oltre 200 radio comunitarie presenti in India. Il contenuto di questa tipologia di radio è innovativo perchè raccoglie le problematiche locali e coinvolge nella partecipazione tutti gli abitanti: insegnanti, donne, bambini, agricoltori, piccoli imprenditori, avvocati e studenti. Nei programmi radiofonici si parla di sviluppo, sanità pubblica, agricoltura, folclore, problemi legali e sociali. Ogni giorno ci sono trasmissioni dal vivo e programmi registrati prodotti da disc jockeys, per la maggior parte donne. Fuori da Anugondanahalli, sulle colline di Chamba, nello Stato himalayano di Uttarakhand, una disc jockey dell’emittente Hewal Vani invita ad ascoltare la nuova serie sull’istruzione delle bambine. Avviata da una ventina di giovani, la radio comunitaria è una delle cinque di questo povero Stato che analizza temi come la salute, la superstizione, l’educazione e i temi civici. I disc jockeys vengono reclutati nei propri villaggi, ma la programmazione è stata progettata per attirare l’area rurale circostante. Tutti i giorni raggiungono la stazione radiofonica tra 10 e 15 persone, per prendere parte ad uno dei programmi interattivi dove si scambiano idee, conoscenze, tecniche creative, attività imprenditoriali, politiche dello Stato, questioni economiche e legali. L’apertura del governo alla radiodiffusione comunitaria non commerciale ha permesso a gruppi di volontari di sfruttare il potere della comunicazione per lo sviluppo comunitario. Inoltre, gli esperti sostengono che in India, dove l’alfabetizzazione continua ad essere un ostacolo importante per lo sviluppo, la radio comunitaria potrebbe essere l’unico mezzo attraverso il quale la popolazione più povera può acquisire conoscenze visto che gli apparecchi radio usano poca elettricità.

AMERICA/PERU’ - Ad un mese della fuoriuscita di petrolio ad Inayo, la Chiesa chiede interventi urgenti

Inayo – Il 25 gennaio si è verificata una prima fuoriuscita di petrolio, seguita dopo poco da un’altra, nella gola di Inayo, nella regione amazzonica del nord del Perù, dall’oleodotto che attraversa la provincia di Bagua. Ad un mese dal disastro, Sua Ecc. Mons. Alfredo Vizcarra e gli operatori pastorali della zona della foresta del Vicariato apostolico di San Francisco Javier, esprimono la loro preoccupazione e chiedono un'azione urgente "per risolvere i danni che questo incidente sta causando alla natura in questa regione e in particolare alle persone delle diverse comunità che vivono sulle rive dei fiumi Chiriaco e Maranon nella zona di Inayo". Nella dichiarazione inviata alla REPAM , pervenuta a Fides, si legge: "le autorità devono, in modo responsabile e veloce, fornire una risposta soddisfacente a questo disastro".Il Vicario apostolico, essendo stato sul posto, presenta quindi una serie di richieste alle autorità: dare un indennizzo alle persone colpite con la perdita delle coltivazioni agricole, loro unico mezzo di sussistenza; avviare una bonifica per garantire che l'acqua non comporti nessun rischio per la salute e la vita delle persone, degli animali e dell'ambiente; eseguire un monitoraggio continuo delle acque dei fiumi inquinati, fino alla completa bonifica; informare la popolazione di tutte le azioni per proteggere la loro salute e l’ambiente. Il comunicato si conclude sottolineando la necessità di andare alle cause di questi incidenti, in modo che non si ripetano, e ipotizzando che forse “le installazioni petrolifere sono obsolete e avrebbero bisogno di essere rinnovate o sostituite".Secondo la Federazione delle Comunità dei Nativi di Rio Corrientes sarebbero 60 le comunità colpite i cui abitanti non trovano l'acqua per bere, lavarsi e preparare il cibo. La loro principale fonte di alimentazione viene dai fiumi, da cui pescano il pesce, che però adesso sono contaminati dal petrolio versato.

ASIA/LIBANO - Il Patriarca maronita: l'identità araba della Nazione libanese non è negoziabile

Beirut - Il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai ha espresso il suo pieno sostegno alla recente dichiarazione con cui il governo libanese ha voluto riaffermare che l'identità araba del Libano non può essere messa in discussione. Rispondendo ai giornalisti che lo hanno avvicinato all'aeroporto di Beirut, il Primate della Chiesa maronita si è detto favorevole a tutto ciò che riconosce e riafferma l'arabità del Libano, sancita anche nella Carta costituzionale. Dietro l'iniziativa del governo libanese si intuisce la partita in atto tra le potenze regionali dell'Iran e dell'Arabia saudita per affermare la propria posizione di forza nel'area mediorientale. L'Arabia Saudita ha bloccato i due terzi del finanziamento di due miliardi di dollari promesso all'esercito del Libano, dopo alcune prese di distanza nei confronti della leadership saudita espresse dal Partito sciita di Hezbollah e dal ministro degli esteri libanese, il maronita Gebran Bassil. La riaffermazione dell'identità araba del Libano ha lo scopo di superare i problemi diplomatici con Riyad, mostrando che il Libano non ha intenzione di apparire come un supporter del sempre più evidente rafforzamento dell'Iran sogli scenari regionali e internazionali. Nella giornata di ieri il sunnita Saad Hariri, leader del partito “Futuro”, ha invitato tutti i libanesi a esprimere il loro appoggio all'Arabia saudita e a ringraziare per gli aiuti da essa promessi alle forze armate libanesi. “Ma in questo scenario di pressioni e di giochi di potere” fa notare il sacerdote maronita Rouphael Zgheib, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Libano, “occorre tener presente che l'identità araba del Libano è riconosciuta e affermata nella Costituzione. Il Libano è e rimarrà una Nazione araba per cultura e per lingua. Quando il Patriarca Rai ripete questo, non fa nient'altro che rappresentare la coscienza della nazione, e non non entra nelle logiche di allineamento politico o gepolitico”.

ASIA/SIRIA - Liberati dai jihadisti altri 43 cristiani assiri della valle del Khabur

Hassakè – I jihadisti affiliati al sedicente Stato islamico hanno liberato altri 43 cristiani assiri del gruppo di circa 250 persone che erano state prelevate dai villaggi cristiani della valle del fiume Khabour, nel nord-est della Siria, durante l'offensiva compiuta in quell'area dalle milizie jihadiste lo scorso 23 febbraio. Da allora, i cristiani presi in ostaggio in quell'occasione sono stati progressivamente liberati a gruppi di diversa consistenza. All'inizio dello scorso ottobre, sui siti jihadisti era stato diffuso il video dell'esecuzione di tre cristiani assiri della valle del Khabur . Il filmato, girato secondo i macabri rituali scenici seguiti anche in altri casi analoghi dalla propaganda jihadista, avvertiva che le esecuzioni degli altri ostaggi sarebbero continuate fino a quando non fosse stata versata la somma richiesta come riscatto per la loro liberazione.Secondo fonti della Chiesa assira d'Oriente, dopo la liberazione dei 43 ostaggi confermata nella giornata di lunedì 22 febbraio, non ci sarebbero più cristiani della valle del Khabur ancora nelle mani dei jihadisti, che invece tengono ancora di fatto in ostaggio quasi 180 cristiani siri e assiri della città di Qaryatayn, conquistata dal Daesh lo scorso 6 agosto. .

ASIA/FILIPPINE - Eucaristia è misericordia: incontro dei sacerdoti di Mindanao

Kidapawan City – E’ l’Eucarestia la fonte di ogni opera pastorale con le famiglie, con i poveri, nella Chiesa e nella società, bisognosa della misericordia del Padre: è la convinzione emersa dall’assemblea di oltre 500 sacerdoti impegnati nelle 21 diocesi dell’isola di Mindanao, riunitisi a Kidapawan per la loro convention annuale, giunta alla 40a edizione. Come appreso da Fides, ai preti di Mindanao, che hanno dato all’incontro, tenutosi nei giorni scorsi, un carattere Giubilare, si è rivolto il Card. Orlando Quevedo, Arcivescovo di Cotabato, che ha rimarcato come “l’Eucaristia costituisca il nutrimento per le famiglie che sono affidate alla cura pastorale dei sacerdoti diocesani nelle loro parrocchie e comunità ecclesiali”. E’ il Sacramento che consente di donare la grazia e la misericordia di Dio a tutti coloro che sono feriti nella società, ai poveri, ai sofferenti, ai profughi: questo è l’alimento che, dunque, non può mancare accanto agli aiuti di carità. Il Cardinale ha chiesto ai sacerdoti di restare sempre fedeli al loro dovere sacerdotale e a non celebrare l'Eucaristia come “una routine”, rimanendo “fedeli alla loro vocazione” e a giovarsi dei programmi di formazione permanente offerti dalla Conferenza episcopale delle Filippine.Tra le figure che possono ispirare il clero di Mindanao, vi è il gesuita italiano p Francesco Palliola, di cui è stato avviato il processo diocesano per la beatificazione a Dipolog, sull’isola di Mindanao. Il prete, inviato con una missione di 40 gesuiti nelle Filippine, servì il Vangelo sull’isola e fu martirizzato a 35 anni a Ponot, ora cittadina Jose S. Dalman, il 29 gennaio 1648.

AMERICA/REP. DOMINICANA - Famiglie di lavoratori allontanate con violenza dalle loro case

Santa Cruz de El Seybo - La popolazione della provincia di El Seibo, est della Repubblica Domenicana, vicino alle località turistiche di Bavaro e Punta Cana, è sgomenta per gli sgomberi brutali che si stanno verificando in questi giorni. A lanciare l’allarme, in una nota inviata all’Agenzia Fides, è l’emittente locale Radio Seybo, secondo la quale la Compañía Central Romana, proprietaria del 70% della terra della provincia, ogni giorno allarga le sue piantagioni di canna da zucchero. Il suo potere economico è tale che il suo modo di agire sembra normale, dal momento che da oltre 40 anni gode di totale impunità davanti alla giustizia. Il terrore seminato dagli agenti armati della Central Romana continua ad angosciare le famiglie di Villa Guerrero de Santa Cruz a El Seybo, che si sono viste distruggere davanti ai propri occhi le loro abitazioni. In pochi secondi hanno distrutto 60 umili case, costruite con il sudore delle donne che lavavano e stiravano gli abiti degli uomini impegnati tutto il giorno a lavorare nei campi e nella costruzione delle case. Le famiglie vivevano da due anni su questi territori, e in modo vile e codardo hanno visto violati in maniera indecorosa i loro diritti fondamentali e la dignità. Bambini è bambine si sono visti armi puntate contro e adesso trasmettono le loro paure disegnando a scuola con colori scuri e tristi. Anziani, giovani e gli stessi bambini vestono di nero in segno di lutto, chiedendo rispetto per le strade e ai microfoni delle emittenti dell’America Latina e dei Caraibi.

AFRICA/BURUNDI - Il Presidente Nkurunziza promette a Ban Ki-moon un “dialogo inclusivo” con l’opposizione

Bujumbura - “Vedremo se la visita del Segretario Generale dell’ONU porterà ad una svolta positiva nella crisi politica” dicono all’Agenzia Fides fonti locali da Bujumbura, dove il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon si è incontrato con il Presidente Pierre Nkurunziza, gli esponenti dell’opposizione e con i rappresentanti della società civile. Il Presidente Nkurunziza ha annunciato in un colloquio con Ban Ki-moon di impegnarsi per un “dialogo inclusivo” con l’opposizione. In Burundi però continuano le violenze. Almeno 6 persone sono morte ieri in diversi attentati con lancio di granate sia nella capitale Bujumbura che all’interno del Paese. “Nella capitale sono morti due militari e due rappresentanti della società civile sono stati uccisi” riferiscono le fonti di Fides. “Non si sa chi siano gli autori di questi attentati, possono essere militari, servizi segreti, milizie filo-governative o i gruppi ribelli. Milizie e ribelli possono commettere attentati e altri crimini per poi cercare di attribuirli alla parte avversa in modo da togliere il consenso della popolazione. Il problema è che qui tutti sono armati. Per questo occorre trovare una soluzione politica per uscire dalla crisi” concludono le nostre fonti.

AMERICA/STATI UNITI - Tutti i Vescovi del continente americano rappresentati a Tampa

Tampa – Il 40.mo incontro dei Vescovi della Chiesa cattolica in America si tiene a Tampa, in Florida , dal 22 al 25 febbraio, e vede riunite le Presidenze della Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti , della Conferenza episcopale del Canada e il Consiglio Episcopale Latinoamericano . Secondo le informazioni pervenute a Fides, questo incontro annuale offre l'opportunità alle tre principali organizzazioni di Vescovi cattolici dall'emisfero occidentale di incontrarsi per discutere i recenti sviluppi della situazione nel continente e anche un tema specifico. Il tema di quest'anno è “Gesù Cristo, il volto della misericordia del Padre” con l'Enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì” e il documento di Aparecida come documenti fondamentali di riferimento.Il Santo Padre, quando era Arcivescovo di Buenos Aires, è stato uno dei principali estensori del documento di Aparecida, che venne pubblicato a conclusione della V Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, riunitasi ad Aparecida, in Brasile, nel mese di maggio 2007.

AFRICA/UGANDA - “La vittoria di Museveni va contestata nelle corti ugandesi prima di rivolgersi a quelle internazionali” dice un’eminente giurista

Kampala - “Anche un’elezione rubata non è una scusa per la violenza”: è l’appello lanciato da Julia Sebutinde, magistrato della Corte Internazionale di Giustizia, dopo che il Presidente uscente Yoweri Museveni è stato dichiarato rieletto nelle elezioni tenutesi in Uganda la scorsa settimana . Secondo la Commissione elettorale, Museveni ha ottenuto il 60,8 per cento dei voti contro il 35,4 per cento del suo principale sfidante, Kizza Besigye.Quest’ultimo, arrestato e rilasciato più volte nel corso della campagna elettorale e durante il voto, ha chiesto una verifica internazionale dei risultati delle elezioni, a suo dire inficiate da gravi irregolarità.Secondo la giudice Sebutinde, prima di ricorrere ad una istanza giudiziaria internazionale occorre passare per la giustizia ugandese. “Vorremmo vedere i perdenti risolvere le questioni nelle corti di giustizia domestiche” ha detto la signora Sebutinde, che ha lanciato un appello perché il sistema giudiziario locale “risolva con rapidità le dispute in modo imparziale e soddisfacente”. Solo dopo il suo eventuale fallimento, si potrà affermare “abbiamo fatto tutto il possibile per risolvere la questione in modo pacifico”. Gli osservatori elettorali internazionali hanno affermato che le elezioni mancano di sufficiente trasparenza per essere considerate veramente corrette. A Kampala, secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides, non si sono verificati incidenti di rilievo ma la situazione rimane tesa.

AMERICA/PANAMA - Riaperta la Cattedrale di Colon, realtà viva della fede della popolazione

Colon – Dopo più di cinque anni, uno dei più importanti luoghi di culto e monumento religioso della provincia panamense di Colon, riapre le sue porte a migliaia di fedeli: è la chiesa Cattedrale dell'Immacolata Concezione. La costruzione, risalente al 1929 e completata nel 1934, è uno dei gioielli dell'architettura gotica del Centroamerica e patrimonio della storia di Panama. Purtroppo una serie di danneggiamenti obbligò alla chiusura nel 2011 per la ristrutturazione e la messa in sicurezza. Il restauro della Cattedrale dell'Immacolata Concezione, in stile neo-gotico americano, è stato integrale e completo, interessando tutta la struttura, compresi soffitti, pareti, muri e scale, pareti interne ed esterne. I materiali utilizzati sono stati quelli originari, come i pavimenti in marmo italiano, grazie al lavoro di abili artigiani della provincia di Colon.L’8 dicembre 2015, festa dell'Immacolata Concezione, il luogo di culto era stato riaperto anche se era da completare più del 30% dei lavori di ristrutturazione. In quella occasione, il Vescovo della diocesi di Colón e Guna Yala, Sua Ec. Mons. Manuel Ochogavia aveva detto: "Oggi inizia la vita all'interno di questa casa che è la nostra, questo dovrebbe segnare l'impegno a vivere in modo che questo tempio non diventi una bella casa o un museo da ammirare, ma una realtà vivente animata dalla fede dei fedeli". Ieri, 22 febbraio, si sono conclusi definitivamente tutti i lavori, mostrando la Cattedrale in tutta la sua bellezza.

ASIA/INDONESIA - Giovani di diverse religioni invocano insieme l’armonia e la pace

Semarang – Conoscersi, condividere esperienze, pregare e invocare insieme l'armonia e la pace in Indonesia: con questo spirito giovani di tutte le comunità religiose si sono riuniti nei giorni scorsi nella High School di Kopeng, a Salatiga, nei pressi di Semarang, a Giava centrale, secondo un programma chiamato “Pondok Damai” che riunisce studenti di ogni provenienza, cultura e religione a condividere e confrontare le loro esperienze religiose personaliCome riferito a Fides dal servizio di informazione indonesiano “Pen@katolik”, vi hanno preso parte giovani cattolici, protestanti, indù, buddisti e musulmani, entusiasti di conoscere le tradizioni di altre religioni. Pondok Damai è un programma avviato a Semarang nel 2007 dal Pastore protestante Rev. Rony Chandra Kristantoro che collabora con l'Istituto di studi sociali e religiosi per creare attività interreligiose seguite da giovani di varie religioni. Finora “Pondok Damai” è stato organizzato in varie città e paesi nella regione di Giava Centrale.Lukas Awi Tristanto, membro della Commissione per il dialogo interreligioso e gli affari ecumenici della Arcidiocesi di Semarang, apprezzando l’iniziativa ha rimarcato: “Il dialogo è un modo di coesistenza e uno stile di relazione tra persone di diverse religioni. Quindi spero che i giovani non solo continuino a riunirsi in iniziative del genere, ma facciano anche un passo ulteriore in avanti, dialogando e unendo le loro energie per la pace, la giustizia e la libertà”.

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - “Dobbiamo essere vigilanti sulla nostra democrazia” esortano i Vescovi

Santo Domingo – La Conferenza Episcopale Dominicana ha pubblicato un Messaggio per il giorno dell’Indipendenza, il 27 febbraio, con il titolo “Prossime elezioni e altre questioni urgenti” . Nel testo, in 25 punti, i Vescovi invitano ad una seria riflessione sulla situazione del paese prima di scegliere i candidati giusti alle prossime elezioni generali del 15 maggio. Dopo una serie di “considerazioni” presentano diverse richieste a tutta la comunità nazionale: svolgere una campagna elettorale in pace e come società matura, andare a votare con una coscienza cittadina, dare fiducia alla Commissione elettorale centrale per l'organizzazione di questo evento. “Dobbiamo essere gelosi e vigilanti sulla nostra democrazia" si legge ancora nel testo.I Vescovi ricordano inoltre la necessità di includere tutti i dominicani nell’assistenza sanitaria, perché “ci sono molti malati vulnerabili che non hanno le risorse economiche per affrontare la loro situazione di salute”.Nella nota ricevuta dall’Agenzia Fides si segnala che il Presidente della Commissione elettorale centrale, Roberto Rosario Márquez, ha ringraziato la Conferenza Episcopale Dominicana per aver valorizzato il ruolo di questa istituzione e per aver fatto un appello alla società e ai partiti politici per sostenere e accogliere i risultati delle elezioni del 15 maggio. "La Chiesa cattolica e la nazione possono essere sicuri che nelle nostre mani questo processo si svolgerà con rispetto e affidabilità, le nostre risorse umane e materiali ci consentono di affermare che siamo pronti a farlo bene" ha sottolineato Rosario Márquez.

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