Ultimas noticias de la agencia Fides

AFRICA/GAMBIA - Il Presidente uscente Jammeh non cede il potere e si prepara allo scontro

Banjul - Il Parlamento del Gambia ha votato oggi, 18 gennaio, il prolungamento di altri tre mesi del mandato del Presidente uscente del Gambia, Yahya Jammeh, a due giorni dal previsto passaggio di poteri ad Adama Barrow, il Presidente eletto il 1° dicembre . Ieri Jammeh aveva dichiarato lo stato d’emergenza per tre mesi.Jammeh ha deciso quindi di non abbandonare il potere e si presta a resistere al minacciato intervento militare degli Stati vicini . In Nigeria si è tenuto un incontro dei capi militari della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale in vista di un eventuale operazione per instaurare Barrow.

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Lettera pastorale: niente violenza contro le donne, rispettare la loro dignità!

Santo Domingo – Per la grande festa patronale di Nostra Signora de la Altagracia, che si celebra il 21 gennaio nella Repubblica Dominicana, la Conferenza Episcopale ha preparato una Lettera pastorale dal titolo "La donna nella società dominicana". Senza la pretesa di esaurire il tema in ogni ambito sociale, la lettera presenta gli aspetti più importanti e le sfide più urgenti che riguardano la donna e la promozione della sua dignità."Le donne dominicane sono quasi la metà della popolazione nazionale: il 50,2% è di sesso maschile e 49,8% femminile. Il deterioramento della famiglia ha aumentato la leadership esclusivamente femminile dentro le case. La donna cura la previsione e la gestione della casa senza orario e tuttavia si preoccupa anche della propria formazione professionale: il 62.8% delle donne riesce a laurearsi contro il 37.2% dei maschi"."Abbiamo però notato che una spirale di violenza invade gli spazi della società dominicana – proseguono - . Tale violenza raggiunge diversi scenari, tra cui: l'interno della famiglia, il lavoro, il sociale". "Le élite di alcuni paesi ricchi, proprietari di grandi laboratori e fabbriche di armi letali, con il pretesto del sovraffollamento, con il sostegno delle organizzazioni di prestigio internazionale, hanno inventato l'ideologia del genere, il cui principale scopo sotto copertura è di distruggere la famiglia e cancellare tutti i principi etici e morali" scrivono i Vescovi.“Nonostante tutte queste difficoltà, le nostre donne, generose e lavoratrici sono piene di speranza. Il Santo Padre, che non concepisce una Chiesa senza le donne, pensa alla Chiesa pellegrina nella Repubblica Dominicana, con un orizzonte e una sfida. Egli si rammarica che il ‘servizio’ venga confuso con ‘servitù’ quando si parla al ruolo delle donne. In conclusione, invitiamo tutti a rispettare la loro dignità e soprattutto educare i bambini e i giovani a fare lo stesso”. “Niente violenza contro le donne – concludono i Vescovi -, non si deve danneggiare una bella opera del Creatore! Esortiamo le autorità a rimanere vigili in modo che l'effettiva applicazione della legge impedisca ai violenti di fare più male a una parte vitale della nostra società”.

ASIA/INDONESIA - Leader religiosi in corteo per difendere le montagne di Kendeng dall’industria del cemento

Semarang – “Preghiamo per la conservazione delle nostre montagne. Che Dio benedica la terra che ci ha dato. Se l’umanità ne abusa, la natura si danneggerà e la nostra acqua diverrà avvelenata. La nostra gente non potrà più fare il bagno nei fiumi e gli agricoltori non potranno irrigare i campi. La vita di intere comunità e un delicato ecosistema sarà distrutto”: è quanto dichiara a Fides p. Aloys Budi Purnomo, presidente della Commissione per gli affari ecumenici e interreligiosi dell'Arcidiocesi di Semarang, che ha accompagnato un corteo organizzato insieme con altri leader religiosi, studenti, ambientalisti e artisti, fino al palazzo del Governatore della provincia di Giava centrale, a Semarang. Il corteo interreligioso è stato intessuto da letture di poesie, canti e preghiere delle diverse rispettive tradizioni religiose.Come riferito a Fides da Lukas Ali Tristanto, segretario della Commissione diocesana per gli affari ecumenici e interreligiosi, la Chiesa locale ha a cuore il bene della provincia di Giava Centrale: per questo p. Budi Purnomo ha invitato tutte le persone di buona volontà, di ogni religione, a radunarsi e pregare per la difesa dell’ambiente e per segnalare al governatore il pericolo che si prospetta. Quello che si chiede è “attuare la decisione della Corte Suprema di revocare il permesso della creazione di una industria del cemento a Rembang”. Il governatore Ganjar Pranowo, infatti, invece di cancellare il permesso per la costruzione di uno stabilimento industriale dell’industria Semen Indonesia, ha semplicemente emesso un’ordinanza sul rispetto ambientale.Secondo il leader musulmano Nuril Arifin Husein, della scuola islamica di Pondok, il governatore di Giava Centrale “dovrebbe accogliere le istanze del popolo e revocare il permesso, in particolare dopo che la Corte Suprema ha legittimato la richiesta di rifiutare i cementifici per tutelare la natura”. L’imam Aziz dell’organizzazione islamica “Nahdlatul Ulama” ha rimarcato che “Kendeng non è semplicemente una montagna antichissima, ma un ambiente dove vivono persone, culture e civiltà. Pertanto, non si può lasciare quel prezioso habitat in mano a businessmen del cemento”La catena di Kendung è composta da montagne carsiche che si estendono in tutta la parte settentrionale centrala dell’isola di Giava. La richiesta intende tutelare, prima di tutto, il “diritto all’acqua” e il bacino delle acque sotterranee di Watu Putih che ospita le fonti di acqua pulita, utilizzata per l’irrigazione da centinaia di migliaia di agricoltori a Rembang e Tuban. Secondo i geologi, nel bacino carsico ci sono almeno 77 grotte, 154 sorgenti, 15 doline e 4 fiumi sotterranei: un sistema che verrebbe compromesso dagli scarti degli impianti industriali.“La campagna delle associazioni della società civile e delle comunità religiose ha influenzato le decisioni giudiziarie e la politica, dimostrando che il governo è chiamato a muoversi con cautela sulle questioni ambientali” ha commentato Mimin Dwi Hartono, membro della National Commission for Human Rights dell’Indonesia.

AMERICA/MESSICO - Stato d’emergenza a Cancun, il Vescovo chiede sicurezza e preghiera

Cancun – Dinanzi alla proclamazione dello "stato d’emergenza" a Cancun, Quintana Roo , dopo alcuni episodi di violenza, Sua Ecc. Mons. Pedro Pablo Elizondo Cárdenas, L.C., Vescovo della Prelatura Territoriale di Cancún-Chetumal, ha invitato le autorità a "mantenere la pace e garantire la sicurezza alla popolazione, salvaguardare la vita e garantire la protezione della popolazione e dei turisti".Nella nota inviata a Fides, il Vescovo invita i cittadini a "rispettare le regole di sicurezza e a rimanere in casa. Ascoltare le autorità competenti e prestare attenzione ai comunicati delle autorità riguardo alla situazione". Alla fine invita "tutti i cattolici ad offrire la loro preghiera personale e familiare con un'intenzione speciale per la pace e soprattutto durante il grande silenzio dopo la comunione, a pregare insieme per la pace e la riconciliazione in Messico".Dalla stampa locale si apprende che a Cancun una decina di uomini armati, forse membri di gang locali, lunedì 16 gennaio ha aperto il fuoco contro l'ufficio del procuratore generale. La polizia arrivata sul posto ha risposto al fuoco e secondo le prime informazioni un impiegato della procura e tre uomini armati sono rimasti uccisi. Il sindaco di Cancun, su Twitter, ha detto: "L'attacco contro l'ufficio del procuratore generale dello Stato è inaccettabile” e ha invitato i cittadini alla calma. Le autorità "stanno applicando rigidi protocolli per controllare la situazione e prendere i responsabili".Quasi contemporaneamente si sono registrati colpi d'arma da fuoco in altre parti della città, la cui matrice non è chiara. L'attacco all’ufficio del procuratore è stato effettuato all’indomani della sparatoria in una discoteca vicino a Playa del Carmen, che ha lasciato cinque morti.

ASIA/LIBANO - Il Presidente Aoun: per i cristiani in Medio Oriente la smania dei soldi è più pericolosa delle bombe

Beirut – Il numero dei cristiani in Medio Oriente diminuisce non solo a causa di conflitti e violenze, ma anche per la scarsa attitudine delle comunità cristiane ad assumersi responsabilità di carattere politico e nella gestione delle istituzioni pubbliche. E il primo pericolo per i cristiani mediorientali non sono le bombe, ma il diffondersi, anche tra loro, di una certa bramosia di denaro e risorse. E' quanto ha rimarcato il Presidente libanese Michel Aoun, cristiano maronita, ricevendo lunedì 16 gennaio, presso il Palazzo presidenziale, i membri del Comitato esecutivo del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente. Della delegazione facevano parte i rappresentanti di Chiese e comunità ecclesiali mediorientali, compreso il Patriarca Mar Ignatios Aphrem II, Primate della Chiesa siro ortodossa, e il Patriarca Yohanna X, a capo della Chiesa greco ortodossa di Antiochia. Nel suo intervento – riportano le fonti locali consultate dall'Agenzia Fides – il Presidente libanese ha fatto riferimento alla diminuzione drastica della presenza dei cristiani autoctoni in Palestina e in Iraq, dove dalla prima Guerra del Golfo a oggi si è passati da più di un milione a 300mila cristiani. “E dalla Siria” ha aggiunto il leader politico libanese “non sappiamo ancora il numero dei cristiani che sono emigrati”. Davanti a questi processi – ha rimarcato Aoun – occorre riconoscere che solo la partecipazione attiva dei cristiani alla vita politica della propria nazione può alla lunga preservare la continuità di presenze delle comunità cristiane autoctone. “Il cristianesimo” ha detto l'ex generale, “non è arrivato qui dall'esterno, e quando i cristiani in Medio Oriente perdono i loro diritti e guardano all'esterno, questo per loro diventa un ulteriore fattore di pericolo”. A mettere in forse la permanenza dei cristiani in Medio Oriente – ha suggerito Aoun, esprimendo un pensiero originale rispetto a tanti stereotipi dominanti – non sono tano le bombe, i cannoni o le incursioni aeree, ma il rischio di essere contagiati da una certa ‘sete di denaro’. Aoun ha fatto cenni non scontati anche all'esperienza dei martiri, sottolineando che nel cristianesimo il martirio è un'esperienza di resurrezione e non di morte e fallimento. “Alcuni politici” ha detto Aoun, forse con un riferimento all'uso della parola ‘martire’ per indicare qualsiasi combattente che muore in battaglia, o addirittura i responsabili di attentati suicidi, “hanno criticato il concetto del martirio, ma nella vita cristiana il martirio è dare la vita per gli altri. Esprime la realtà della redenzione”. Gesù, con il suo martirio - ha sottolineato Aoun - “ha fatto così per noi”. Nel corso dell'incontro, il Presidente Aun ha anche donato al Patriarca ortodosso Yohanna X - il cui fratello Boulos Yazigi, Metropolita greco ortodosso di Aleppo, è stato rapito in Siria nell'aprile 2013 – un evangelirio in greco, confiscato dall'esercito libanese a un jihadista che lo aveva trafugato da uno dei santuari cristiani di Maalula, il villaggio cristiano dove ancora si parla l'aramaico, occupato per due volte dalle milizie jihadiste di al Nusra tra il 2013 e il 2014. .

AFRICA/NIGERIA - “Occorrono ranch per fermare le violenze dei pastori nomadi” ribadisce l’Arcivescovo di Kaduna

Abuja - “I continui scontri tra agricoltori e pastori sono una chiara indicazione che il vecchio metodo di allevamento attraverso le cosiddette ‘vie del bestiame’ e le riserve di pascolo è obsoleto e insostenibile, da qui la necessità urgente che i proprietari terrieri affittino le loro terre ai pastori per creare degli allevamenti” ha affermato Sua Ecc. Mons. Mathew Man'Oso Ndagoso, Arcivescovo di Kaduna, nella sua omelia per l'ordinazione e l'insediamento episcopale di Mons. Philip Davou Dung, il secondo Vescovo di Shendam.La regione di Kaduna è sconvolta da mesi dalle razzie perpetrate dai pastori Fulani che si muovono alla ricerca di nuovi pascoli, scontrandosi con le popolazioni sedentarie .Mons. Ndagoso ha individuato le radici degli incessanti scontri mortali tra agricoltori e pastori nel movimento continuo di pastori in cerca di pascoli per i loro animali.“Esortiamo tutti i soggetti interessati a fare il necessario per favorire la creazione di un ambiente favorevole per l'istituzione graduale di ranch da parte di governi, comunità e individui, per contribuire a contenere la violenza che minaccia l'esistenza sociale del nostro Paese” ha sottolineato.Mons. Ndagoso ha citato la dichiarazione congiunta dei Vescovi cattolici della provincia ecclesiastica di Kaduna : "Guardando avanti, dobbiamo notare che il dibattito su mandriani e pastori è un dibattito sul futuro della nostra sopravvivenza umana, sull'ambiente e sul nostro Paese. Dobbiamo abbandonare la vecchia pratica di pastori che si muovono in massa in tutto il Paese soprattutto in considerazione delle violenze che scatenano nel nostro popolo. Oggi intere comunità sono state distrutte e la rabbia nel Paese è palpabile. Siamo convinti che l'unica via da seguire da parte del governo è quella di arrestare il movimento dei pastori e dei loro animali, esplorando le opzioni per la creazione di ranch invece di riserve di pascolo. Noi crediamo che la creazione di ranch abbia senso sul piano economico ed umano”.

ASIA/FILIPPINE - Congresso apostolico: misericordia e cultura della vita

Manila - La misericordia è tutt'altro che un sentimento astratto, ma è l'attributo di Dio che guarda all'uomo, al valore della vita, ai diritti fondamentali della persona. Per questo il quarto Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia che si tiene all'Università di Santo Tomas a Manila, nelle Filippine, presta grande attenzione a questi temi e alla realtà della nazione, che attraversa una crisi dei diritti umani, vista la "guerra alla droga", lanciata dal governo, che sta mietendo migliaia di vittime. Lo afferma il Vescovo Ruperto Santos di Balanga ricordando, in una nota inviata a Fides, che "la misericordia è collegata con la vita, ama la vita e difende la vita. E' sempre incentrata sulla vita".Mentre il Congresso registra una partecipazione massiccia di battezzati, vari gruppi ecclesiali laicali hanno annunciato che scenderanno in strada a Manila per stigmatizzare l'ondata di "esecuzioni extragiudiziali" in corso nel paese: la "Marcia per la vita" è in programma il 18 febbraio. I laici esprimeranno ferma opposizione verso la campagna che ha fatto finora oltre 6.200 omicidi di sospetti criminali e spacciatori di droga. "Noi, laici cattolici filippini, desideriamo protestare contro tutte le forme di minacce alla vita e alla dignità umana promosse da organizzazioni e autorità economiche, sociali e politiche" recita un comunicato inviato a Fides. "Vogliamo dire al nostro governo che siamo contro questa cultura della morte".

AMERICA/ECUADOR - Violazione dei diritti delle comunità indigene denunciata dalla REPAM

Morona Santiago – "Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione e denuncia sui recenti eventi riguardanti la popolazione Shuar dell'Ecuador, nella provincia di Morona Santiago, in particolare lo sgombero di coloni, indigeni e contadini della comunità Nankints per gli interessi della società mineraria cinese Ecuacorrientes SA": queste le parole della nota inviata a Fides dalla REPAM ."Contadini ed indigeni hanno condiviso questo spazio per un lungo periodo di tempo. L'innesco del conflitto attuale è chiaramente legato alla politica di sfruttamento delle risorse naturali che è stata imposta nella regione amazzonica con la concessione di diritti a gruppi privati, con la grave violazione dei diritti umani e contro la protezione degli ecosistemi" continua la nota."Chiediamo il rispetto dei diritti , il rispetto del dialogo ragionevole, la cessazione urgente e il non ripetersi di uno stato di emergenza che favorisce un contesto di maggiore scontro e violenza, dare priorità agli interessi delle comunità che hanno vissuto in quei territori rispetto agli interessi estrattivi esterni".Il 12 gennaio, il governo del presidente Correa ha prorogato per 30 giorni lo “stato di emergenza” a causa del conflitto fra la comunità Nankints e la società mineraria cinese Exsa. Secondo la stampa ecuadoriana, lo stato di emergenza serve più che altro a militarizzare la zona, a invadere le case dei contadini o a vietare incontri di ogni genere. Nei primi giorni di gennaio ci sono stati scontri fra abitanti e forze dell'ordine con il risultato di un militare morto e molti residenti detenuti.La Confederazione Nazionale degli Indigeni dell’Ecuador ha denunciato che non ci sono prove contro i contadini per gli atti di violenza accaduti nel dicembre 2016 e a gennaio 2017. "L'estensione dello stato d'emergenza per 30 giorni è un chiaro segno di provocazione e dell'incapacità del governo a risolvere i problemi in modo pacifico. Quello che ha fatto lo Stato è stato solo togliere i diritti alle comunità" si legge nel comunicato della CONAIE.

ASIA/BANGLADESH - Essere donna e giornalista non è sempre facile: differenza di genere nel Paese

Dacca - Il giornalismo in Bangladesh è una professione che attrae molte persone di entrambi i sessi, ma a causa di pregiudizi sociali e ambienti di lavoro ostili il numero delle donne impegnate nei media rimane esiguo. Da un rapporto recentemente divulgato risulta che nel Paese asiatico solo il 5% delle donne lavora per la carta stampata e il 25% per i media online.Essere donna e giornalista non è spesso così facile. “Bisogna essere pronte ad ogni genere di ostacolo e di sfida, a partire dalla diffidenza della famiglia che vuole le donne al sicuro” racconta la vicedirettrice di United News of Bangladesh . “Nella nostra società, spesso si è compromesse in quanto donne. Non puoi arrivare lontano perchè sei donna. Non puoi lavorare la sera perchè sei donna... e così via”, continua nella nota pervenuta a Fides. News Network, organizzazione no-profit che sostiene i media, è stata la prima, negli anni ’90, ad offrire una formazione giornalistica per le universitarie mediante programmi di borse di studio. L’organizzazione ha anche formato quasi 300 giovani e future giornaliste con il supporto tra gli altri di Diakonia, Free Press, Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale. Il programma ha avuto successo con il 60% delle partecipanti che attualmente lavorano per importanti mezzi di comunicazione del Paese.

AMERICA/PANAMA - “Il paese non è solo un dono ma una responsabilità”: conclusioni dell’assemblea dei Vescovi

Città di Panama – A conclusione dell'assemblea della Conferenza Episcopale di Panama , i Vescovi hanno inviato un comunicato al popolo di Dio. Il primo punto del documento inviato a Fides riguarda l'impegno della CEP per l'organizzazione delle "Giornate nelle Diocesi" che precedono la Giornata Mondiale della Gioventù 2019. I giovani che arrivano nelle diverse diocesi del paese saranno accolti presso le famiglie. Una prova generale sarà costituita, dal 2 al 5 febbraio, dalla celebrazione del XXXVIII Incontro Nazionale di Rinnovamento della Gioventù, che avrà sede a Chitré.Il messaggio lancia quindi un invito alla Non violenza: infatti la violenza a Panama sta diventando purtroppo uno stile di vita, e i Vescovi invitano al cambiamento in forma radicale.La seconda parte del documento passa in rassegna vari aspetti della situazione nazionale da tenere sotto controllo: la famiglia, l'istruzione pubblica, l'ideologia del gender, l'aiuto economico internazionale che arriva sotto condizioni diverse.In risposta a questa analisi, i Vescovi propongono di combattere la povertà con l'impegno a trasformare l'assistenzialismo in promozione umana e la corruzione con una etica sociale giusta. "Ognuno deve essere aperto alle esigenze della solidarietà e del bene comune. La povertà non è solo una questione economica, è anche una questione morale e culturale. E' questa povertà morale e culturale che ci ha fermato dall’intraprendere i cambiamenti necessari" si legge nel testo."Dobbiamo avere in mente che il paese non è una fattoria, ma un'eredità che bisogna saper accettare, proteggere ed ingrandire; È un bene comune e, come tale, non solo un dono, ma anche una responsabilità", conclude il documento.

EUROPA/ALBANIA - Ordine di sfratto per la parrocchia cattolica e il centro giovanile di Elbasan

Elbasan - Il 20 gennaio la parrocchia San Pio X e il Centro pastorale di Elbasan affidati ai religiosi orionini verranno chiusi in seguito ad una sentenza della Corte di Cassazione albanese. I sacerdoti verranno quindi sfrattati lasciando senza cure pastorali la minoranza di fedeli cattolici. Secondo le notizie pervenute a Fides, a Elbasan è in atto da anni una controversia sulla proprietà del terreno su cui sorgono la chiesa e il Centro pastorale.Questo terreno venne venduto 20 anni fa dallo Stato alla Chiesa cattolica, e su di esso venne costruita la chiesa e il centro pastorale con la licenza edilizia rilasciata dalle autorità competenti locali. L’inaugurazione si tenne nel 1997. Nel 2007 l'antico proprietario rivendicò la proprietà del terreno e il Tribunale gli diede ragione.La questione sembrava dovesse risolversi tramite una Commissione istituita tra Governo albanese e Chiesa cattolica, come previsto dal Concordato, invece la Commissione giudicante della Cassazione di Tirana si è espressa in maniera definitiva, respingendo il ricorso della Chiesa cattolica di Albania e dell'Avvocatura dello Stato sulla questione del terreno di Elbasan. La sentenza, divenendo operativa, obbliga a liberare il terreno da tutti gli oggetti ivi posti e a restituirlo.In questi giorni i religiosi orionini dell’Albania hanno trasmesso alla Direzione provinciale dell’Opera Don Orione a Roma, da cui dipende la missione, la loro seria preoccupazione. Allo stesso modo sono stati informati i Vescovi albanesi e la Nunziatura Apostolica.

AMERICA/STATI UNITI - Conferma del Direttore nazionale delle POM, P. Andrew Small OMI

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 4 marzo 2016 ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie negli Stati Uniti d’America per un altro quinquennio , il p. Andrew Small, degli Oblati Missionari di Maria Immacolata .

ASIA/TURCHIA - Deputato cita il Genocidio armeno nel Parlamento turco: sospeso per 3 sessioni

Ankara – Il deputato armeno del Parlamento turco Garo Paylan, rappresentante del Partito Democratico dei Popoli lo scorso 13 gennaio è stato sospeso per tre sessioni parlamentari dopo fatto riferimento al Genocidio armeno, nel corso del dibattito in aula sul tema della nuova Costituzione turca. In un suo intervento, secondo quanto ripostato anche dall'Agenzia d'informazione nazionale Anadolu – il deputato ha citato il periodo in cui, a partire dal 1913, armeni, assiri, greci e ebrei presenti nella Penisola anatolica sono stati "esiliati da queste terre o sottoposti a violenze, fino a subire grandi massacri e il genocidio". Il popolo armeno – ha sottolineato Paylan “sa molto bene quello che è accaduto.... io lo chiamo genocidio, qualunque sia il modo in cui lo definite voi”. Il discorso di Paylan ha causato le risentite reazioni dei deputati dell'AKP, il Partito di governo, che hanno chiesto e ottenuto la misura disciplinare adottata contro il deputato armeno. .

AMERICA/BRASILE - Mons. Vieira: “E’ urgente affrontare i problemi del nostro sistema carcerario”

Natal – L'Arcivescovo di Natal , Sua Ecc. Mons. Jaime Vieira Rocha, ha diffuso una nota sul massacro avvenuto nella notte di sabato 14 gennaio, quando almeno 26 prigionieri sono stati uccisi durante una rissa tra bande nel Penitenziario di Stato di Alcaçuz, a Nísia Floresta, regione metropolitana di Natal."Senza dubbio, è necessaria una riflessione urgente sulle condizioni delle nostre prigioni. Noi supplichiamo il buon Dio di calmare questi fratelli e rinunciare alla violenza, e chiediamo alla società e allo stato di cercare il dialogo e trovare il modo per affrontare i problemi che affliggono il nostro sistema carcerario" si legge nel comunicato.Secondo dati raccolti da Fides, ventisei detenuti sono morti, quasi tutti decapitati, nella rivolta scoppiata nel Penitenziario Alcaçuz, diventata così la più violenta nella storia di Rio Grande do Norte. Gli incidenti sono iniziati nel pomeriggio di sabato 14 gennaio e sono terminati solo la mattina del giorno seguente. Si tratta del terzo caso con decine di morti nelle carceri del paese nel 2017, ai primi di gennaio si erano verificati massacri analoghi a Manaus e Boa Vista . Il maggiore problema per la convivenza all’interno del carcere è la mancanza di spazi per i detenuti, sia come persone che come gruppi o bande. Secondo i dati della Segreteria della Giustizia e della Cittadinanza , l'organo responsabile per il sistema carcerario a Rio Grande, il carcere di Nísia Floresta è la più grande prigione nello stato, ha una capienza di 620 detenuti, ma ne ospita circa 1.150. In questo Stato ci sono 33 prigioni con 3.500 posti, ma la popolazione carceraria supera gli 8.000 detenuti.

AFRICA/CONGO RD - Il fallito assalto alla prigione di Beni ulteriore segnale di una ripresa della guerriglia

Kinshasa - Fallito assalto alla prigione centrale di Beni, nel Nord Kivu, da parte di un gruppo armato che si presume sia formato da miliziani May May. Secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides, un commando di uomini armati ha assalito la prigione tra le 2 e le 2,30 del mattino di ieri, domenica 15 gennaio.Dopo aver messo in fuga le guardie carcerarie, i miliziani hanno cercato di forzare il portone della prigione ma sono stati messi in fuga dall’intervento dell’esercito che ha ucciso un assalitore.Contemporaneamente un tentativo di evasione è stato sventato nel riformatorio della città, solo uno dei ragazzi è riuscito a fuggire. Secondo la Ong locale CEPADHO , i due tentativi di evasione erano coordinati e non si tratta di atti di semplice banditismo ma del tentativo dei guerriglieri locali di rimpolpare i ranghi liberando i compagni arrestati.Secondo il CEPADHO i miliziani che hanno assalito la prigione di Beni sono gli stessi che hanno assalito lo stesso carcere e il comune di Beni lo scorso 20 dicembre. Si tratterebbe di un gruppo affiliato ai May-May Corps du Christ, a loro volta legati ai ribelle ugandesi dell’ADF. Il leader dei May-May Corps du Christ, Bwambale Karole, ha annunciato di guidare una nuova ribellione per “liberare il Nord Kivu”.Il CEPADHO ha avvertito le autorità di Kinshasa che una nuova guerra si prepara nel Nord Kivu, a seguito delle minacce di Bwambale Karole e per la scomparsa di diversi uomini della vecchia ribellione M23 che si erano rifugiati in Uganda.

ASIA/INDIA - I gesuiti impegnati per l'armonia sociale, una necessità dei tempi

Calcutta - Superare ignoranza e pregiudizi e soprattutto educare i giovani a promuovere pace e armonia sociale, e la pace è una necessità impellente del tempo in cui viviamo: lo afferma all'Agenzia Fides il teologo gesuita indiano Michael Amaladoss, direttore dell'Istituto per il dialogo con le culture e le religioni al Loyola College di Chennai e consulente per la missione e l'evangelizzazione del Consiglio Mondiale delle Chiese."Dobbiamo costruire relazioni e aiutare le persone non solo a tollerare, ma a celebrare la differenza come dono creativo di Dio. Dobbiamo costruire una coalizione multireligiosa per contrastare ogni tipo di fondamentalismo e comunitarismo in tutte le religioni. Bisognerebbe curare particolarmente la formazione dei giovani, perchè crescano acquisendo una mentalità che supera il pregiudizio e per promuovere l'armonia sociale", spiega a Fides il gesuita.Secondo Amaladoss, "l'uso dei nuovi mezzi digitali e dei social media è necessario per raggiungere un numero crescente di persone e formare reti. Potremmo diffondere informazioni, offrire programmi di formazione e anche facilitare gli incontri attraverso Internet" rileva Sul tema del dialogo, p. Vincent Sekhar, altro gesuita, rimarca l'importanza del ministero del dialogo interreligioso in India, a partire dalla attuale situazione religioso-politica del paese, utile a discernere percorsi nuovi: "Per questo bisogna essere proattivi e resistere a quanto ostacola i valori del pluralismo e dell'India laica, coltivando tutti i possibili modi per valorizzare amore e amicizia, fiducia e cooperazione. Attualmente urge costruire ponti per riconciliare le comunità diverse" nota. "La politica che strumentalizza la religione, le sfide del fondamentalismo religioso e le provocazione del comunitarismo compromettono gravemente i due pilastri della democrazia e laicità dell'India", afferma p. Sekhar."Dobbiamo riconoscere - prosegue - che l'essenza di tutte le religioni è l'amore, il servizio, la pace e l'armonia. Riconoscere che ogni persona umana è dimora di un essere Supremo porta al reciproco rispetto. Crediamo anche che il rispetto e l'apprezzamento degli insegnamenti delle scritture di tutte le religioni condurranno all’apprezzamento e all’accettazione reciproca, aiutandoci a convivere pacificamente"Con questo spirito, i gesuiti organizzano incontri interreligiosi di preghiera e la celebrazione di feste religiose in collaborazione con i membri delle diverse religioni, favorendo comprensione e solidarietà e si impegnano a portare la riconciliazione e l'armonia nei contesti attraversati dalla violenza.

AMERICA/CANADA - Ogni anno nel mondo nascono 119 mila bambini affetti da sindrome di alcolismo fetale

Ottawa - Uno studio del Centro per la Dipendenza e la Salute Mentale del Canada ha reso note le prime stime, a livello mondiale, del numero di donne che bevono alcol durante la gravidanza. Secondo i dati pubblicati nel The Lancet Global Health, si tratta di circa il 10%, e ogni anno 119 mila bambini nascono con la sindrome di alcolismo fetale dovuto al consumo. Dallo studio, pervenuto a Fides, emergono grandi differenze tra regioni e Paesi. In alcuni si stima che oltre il 45% delle donne bevono alcol durante la gravidanza. In altri come il Canada, dove sono forti le indicazioni cliniche a favore dell’astinenza durante questo periodo, si stima che il 10% continui a bere. Le conseguenze più gravi fanno si che 15 persone su 10 mila soffrono di un disturbo di alcolismo fetale in tutto il mondo, caratterizzato da problemi mentali, di comportamento e apprendimento, oltre che disabilità fisiche. I cinque Paesi dove le donne consumano alcol durante la gravidanza sono in Europa: Russia, Regno Unito, Danimarca, Bielorrusia e Irlanda. Inoltre come regione, l’Europa è anche quella con la maggiore prevalenza di uso di alcol tra le donne in attesa rispetto alla media mondiale. I livelli più bassi di consumo di alcol durante la gravidanza e la sindrome di alcolismo fetale, invece, sono stati registrati nelle regioni del Mediterraneo orientale e nel sudest asiatico. Non tutte le donne che bevono durante la gravidanza avranno un figlio con questo disturbo, si stima tuttavia che ne soffrirà un bambino su 67 madri bevitrici. Anche se è noto che l’alcol può danneggiare qualsiasi organo del feto durante il suo sviluppo, in particolare il cervello, non è ancora conosciuto esattamente ciò che rende un feto più sensibile, in termini di quantità o frequenza del consumo di alcol, dato che potrebbero influire anche altri fattori come la genetica, lo stress, il fumo e l’alimentazione.

AMERICA/EL SALVADOR - Ancora necessario il dialogo fra governo e bande per la pace e l’autentica riconciliazione

San Salvador – "Il paese ha bisogno di una politica di consenso, questo suppone il dialogo, suppone il guardare lontano, non l'immediato" ha detto ieri il Vescovo ausiliare di San Salvador, Sua Ecc. Mons. Gregorio Rosa Chavez, nella abituale conferenza stampa della domenica. "Lo spirito di pace bisogna recuperarlo domani, perché abbiamo firmato la pace, ma non viviamo in pace, e ancor meno riconciliati" ha detto il Vescovo ricordando la data del 16 gennaio 1992, quando alla presenza del rappresentante dell'ONU, il governo e il gruppo guerrigliero dell’FMLN firmarono gli accordi di pace per concludere la guerra civile che in 12 anni aveva lasciato più di 75.000 morti.Questo anniversario, secondo il Vescovo, arriva in "un momento di profonda crisi e di grande disperazione", in parte dovute alla mancanza di accordi politici: “siamo senza un bilancio dello Stato per questo anno, e c'è una grande violenza sociale”.Mons. Gregorio Rosa Chavez ha informato che la Chiesa cattolica è pronta a sostenere un dialogo tra le autorità e le bande, solo se è richiesta la sua partecipazione e se esistono le condizioni favorevoli di reciproca fiducia e sempre nell’ambito di norme stabilite. Durante la conferenza stampa, ha sottolineato l'importanza del vero dialogo: "Credo che il dialogo sia indispensabile, tutto dipende dal modo in cui viene fatto. Abbiamo visto più volte che si è tentato il dialogo, ma c'era dietro una posizione di forza, si pretendeva di vedere chi era il più forte, la polizia o le bande. Questo schema è stato utilizzato anche nella guerra".Ha poi ricordato che nel tentativo di negoziati nel 2012, Sua Ecc. Mons. Fabio Colindres vi aveva partecipato a titolo personale: "glielo hanno chiesto e lui ha accettato, è stato molto generoso nel suo lavoro". Secondo quanto riportato allora da Fides , Mons. Colindres che all’epoca era in contatto con i capi in prigione delle due principali bande armate del paese, era riuscito ad arrivare ad una tregua. Lo stesso Mons. Colindres aveva comunque riconosciuto già allora che il patto non era una soluzione definitiva al problema della violenza estrema che stava insanguinando El Salvador, un paese di poco più di 6 milioni di persone, dove nel 2011 ci sono stati 4.354 omicidi, secondo dati ufficiali.Il duro lavoro di sostenere la tregua e creare un dialogo sincero è durato più di un anno, anche con il contributo dell'Organizzazione degli Stati Americani che nell’aprile 2013 ha firmato un accordo di cooperazione con il governo di El Salvador nel quale veniva proposta la creazione di una missione di assistenza alla sicurezza per sostenere il processo di pace sociale, che considerava positivo il primo risultato raggiunto della tregua fra le bande .

AFRICA/KENYA - Ad oltre un mese dallo sciopero di medici e infermieri, nuovo appello dei Vescovi per salvare vite umane

Nairobi - I Vescovi del Kenya hanno rivolto un nuovo appello a medici e infermieri perché assicurino i servizi essenziali ai pazienti in pericolo di vita e a quelli che necessitano di cure urgenti. Il personale sanitario delle strutture pubbliche è infatti in sciopero dal 5 dicembre. La protesta sta causando gravissime sofferenze ai malati e, secondo notizie giunte all’Agenzia Fides, decine di persone sono morte per la mancanza di cure. I Vescovi avevano già rivolto un pressante appello al personale sanitario perché siano garantiti i servizi essenziali per salvare vite umane .In una dichiarazione inviata all’Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. Philip Anyolo, Vescovo di Homabay e Presidente della Kenya Conference of Catholic Bishops , ha espresso la preoccupazione della Chiesa per le sofferenze provocate dallo sciopero. Mons. Anyolo ha ringraziato il personale delle strutture sanitarie pubbliche e private che, nonostante tutto, continua a rispondere alle emergenze mediche. “Sappiamo che continuate ad essere oberati di lavoro al punto di finire in burnout” afferma il comunicato. “Ringraziamo anche le istituzioni sanitarie private e non statali che continuano a rispondere alle emergenze mediche, salvando vite nonostante le sollecitazioni sulle vostre risorse, specialmente quando le persone colpite non possono pagare completamente i costi delle cure”.I Vescovi rivolgono un pressante appello a governo, sindacati e lavoratori perché “facciano delle scelte e intraprendano delle azioni per far sì che il normale servizio sanitario sia ristabilito senza ulteriori ritardi”.

ASIA/THAILANDIA - La Giornata del Bambino celebrata “giocando con le armi da guerra”

Bangkok – In Thailandia, dal 1955, la Giornata Mondiale del Bambino si celebra il secondo sabato del mese di gennaio. Nel corso di questa giornata i minori visitano la sede del Governo, il Parlamento, vanno nei parchi naturali, partecipano a concerti e eventi di strada. Tuttavia, i piccoli “celebrano” questa ricorrenza “giocando” con armi da guerra reali in esibizioni reali. Infatti vanno a visitare anche le caserme militari, dove ci sono in mostra veicoli e armi da guerra, dai pesanti carri armati ai veloci caccia. Quest’anno, sabato 15 gennaio, una di queste manifestazioni si è conclusa in tragedia, quando un caccia Saab 39 Gripen è precipitato fuori pista dopo aver eseguito una manovra di simulazione di attacco sotto gli occhi attenti dei bambini.

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