Ultimas noticias de la agencia Fides

ASIA/INDIA - I Vescovi incontrano il Primo Ministro: “Invitiamo il Papa in India”

New Delhi – Una delegazione dei Vescovi indiani ha incontrato il Primo ministro indiano Narendra Modi. Il gruppo era guidato dal Presidente della Conferenza episcopale , il Card. Baselios Cleemis, accompagnato dal Segretario Generale, S.E. Mons Theodore Mascarenhas, e dal vice Segretario generale, Mons. Joseph Chinnayyan.Come riferisce un comunicato inviato a Fides, la delegazione ha chiesto al Primo ministro Modi di invitare il Papa a visitare l'India, in una data conveniente sia per il governo indiano che per la Santa Sede. Il Premier ha assicurato alla delegazione che avrebbe seriamente esaminato la questione, consultandosi con gli altri membri del governo. Il Card. Baselios Cleemis ha anche chiesto al Primo ministro di guidare personalmente la delegazione indiana per la canonizzazione di Madre Teresa, che si terrà a Roma il 4 settembre 2016. E il leader politico dell’India, apprezzando i sentimenti dei Vescovi, ha assicurato che avrebbe favorevolmente preso in considerazione la proposta.Altro punto di discussione: la delegazione, pur apprezzando e ringraziando il governo indiano per quanto fatto fino ad ora per salvare la vita del Salesiano p. Tom Uzunnalil, rapito in Yemen, ha rinnovato l’appello alle istituzioni perchè facciano il possibile per il rilascio.La delegazione della Conferenza episcoaple ha accolto con favore le numerose iniziative messe in campo dal governo per rendere l'India autosufficiente e per migliorare lo standard di vita di milioni di cittadini, soprattutto i più deboli e vulnerabili e ha assicurato piena collaborazione della Chiesa per “costruire un'India migliore”.

EUROPA/ITALIA - Da 150 anni la Madre del Perpetuo Soccorso accompagna i missionari redentoristi nel mondo

Roma – Si celebra oggi il 150° anniversario del ripristino alla pubblica venerazione dell’icona di Maria Madre del Perpetuo Soccorso, affidata ai missionari redentoristi da Papa Pio IX nel 1866 con l’impegno di "farla conoscere". Nella lettera del Superiore generale della Congregazione del Santissimo Redentore, P. Michael Brehl, per questa celebrazione, pervenuta a Fides, si legge tra l’altro: "Da 150 anni Nostra Madre del Perpetuo Soccorso ci accompagna nella nostra Missione e nel nostro Ministero, portando un numero incalcolabile di persone ad un rapporto personale più profondo con Gesù il Redentore e con il Popolo di Dio. Dalla chiesa di Sant’Alfonso, a via Merulana, tale devozione si è diffusa in ogni continente… Maria ha accompagnato i missionari redentoristi in tutti i continenti nella loro missione di proclamare il Vangelo di maniera sempre nuova. Lei ha dimostrato di essere la più efficace presenza missionaria che annuncia ‘redemptio copiosa’ per tutti, ma specialmente per i poveri e abbandonati". La solenne Eucaristia sarà presieduta dal Card. Vincent G. Nichols, presso la chiesa di Sant'Alfonso, in via Merulana, a Roma, dove è custodita l’immagine mariana.

ASIA/INDIA - Minorenni ancora costretti a sposarsi tra le lacrime

Chittorgarh - A Chittorgarh, una città del Rajasthan al nord dell’India, dove è molto diffusa la pratica dei matrimoni precoci, è stato recentemente girato un video di nascosto di una cerimonia che mostra alcune piccole spose in lacrime perché costrette a sposarsi. Nel corso dei due giorni del festival indù Akshaya Tritiya, ritenuto di buon auspicio per i matrimoni tra bambini in India, sono state celebrate sei cerimonie. Nel video si vedono bambine di appena 10 anni in lacrime che chiedevano aiuto mentre i genitori le trascinavano, ministri del rituale indù che rimproverano i bambini che piangevano. Un’altra piccola sposa, di appena 5 anni, vestita per la cerimonia e costretta a camminare vicino al fuoco con il suo sposo, di appena 11 anni. La tradizione richiede infatti che passino per sette volte intorno al fuoco. Un attivista per i diritti dei bambini e fondatore di Saarthi Trust, organizzazione benefica per tutti i minori più vulnerabili, è riuscito a fare annullare finora 29 matrimoni di piccoli in Rajasthan, oltre ad averne impediti altri 850. In India, l’età legale per sposarsi è di 18 anni per le donne e 21 per gli uomini. Il Paese è la patria di un terzo di tutti i matrimoni di ragazze minorenni di tutto il mondo.

AMERICA/NICARAGUA - “L'esercito agisca secondo principi etici” dice Mons. Herrera sul conflitto di Ayapal

Ayapal – “L'esercito del Nicaragua dovrebbe procedere seguendo i principi etici nel conflitto esistente nella comunità di Ayapal” ha detto Sua Ecc. Mons. Carlos Enrique Herrera Guttierez OFM, Vescovo della diocesi di Jinotega, cui appartiene la cittadina di Ayapal. In un breve colloquio con la stampa locale, il cui testo è stato inviato a Fides, Mons. Herrera è tornato sulla grave situazione di violenza e di tensione in cui vive Ayapal , ribadendo che l’esercito non deve colpire indiscriminatamente e con violenza i civili solo se sono sospettati, ma "devono cercare la maniera giusta, perché conoscono le tattiche, non è questo il modo. Come militari sanno bene come fare. Si può cercare il dialogo in modo che queste persone non continuino ad aggregarsi sempre di più. Se si uccide un membro di una famiglia, in quel momento gli altri scappano via, ma dopo si organizzano e si armano, quindi ci sarà un aumento della violenza",La paura nella zona si è intensificata dopo il brutale omicidio del sindaco di Ayapal e giudice di pace, Andres Cerrato, che molto tempo fa era membro della resistenza nicaraguese . Nella nota pervenuta a Fides, si informa che Juan Carlos Arce, responsabile della Commissione Nazionale dei Diritti Umani a Matagalpa, ha segnalato la gravità del fatto che ancora non ci sia un rapporto ufficiale sulla morte violenta di Cerrato, avvenuta il 18 aprile. "La cosa è grave perché si segnala come autore ad una delle istituzioni dello stato, il governo ci deve rispondere. Non possiamo permettere che giovani e famiglie intere vivano nella paura" ha concluso Arce.

ASIA/IRAQ - Distrutta nel centro di Mosul la “chiesa dell'orologio”

Musul – Nella giornata di domenica 24 aprile la chiesa latina del centro di Mosul, officiata storicamente dai Padri Domenicani e nota come la “chiesa della Madonna miracolosa” o anche come la “chiesa dell'orologio”, è stata devastata con l'uso di esplosivo. Le fonti ufficiali del Patriarcato caldeo attribuiscono il sacrilego atto vandalico ai militanti del sedicente Stato Islamico che controllano la città dal 9 giugno 2014. Secondo fonti locali, i jihadisti del Daesh avrebbero evacuato la zona circostante la chiesa e avrebbero prelevato dall'edificio sacro tutto ciò che poteva essere saccheggiato, prima di far deflagrare le cariche di esplosivo. Nel comunicato diffuso dal Patriarcato caldeo si esprime dolore per l'ennesimo atto di devastazione commesso contro un luogo di culto, e si sollecitano anche i politici iracheni a operare in fretta per favorire una autentica riconciliazione nazionale che sbarri le porte al dilagare del terrorismo. La chiesa latina connotava in maniera inconfondibile il profilo del centro storico di Mosul, soprattutto grazie al suo caratteristico campanile con l'orologio, donato ai cristiani iracheni dall'imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III. Non si esclude che la chiesa sia stata devastata proprio perchè considerata storicamente legata alla Francia. “I rintocchi di quell'orologio” racconta all'Agenzia Fides suor Luigina Sako, superiora della casa romana delle Suore caldee Figlie di Maria, “hanno scandito la nostra giovinezza, quando Mosul era una città dove si conviveva in pace. Ricordo che da studenti, quando avevamo un'esame importante, andavamo tutti, cristiani e musulmani, a portare i biglietti con le nostre richieste d'aiuto alla grotta di Lourdes ospitata presso quella chiesa, che anche i nostri amici islamici conoscevano e onoravano come 'la chiesa della Madonna miracolosa' ”. .

AFRICA - Curare la malaria si può: prevenzione e accesso alle terapie

Padova – La malaria rimane oggi in Africa una delle malattie più diffuse tra gli adulti e una delle maggiori cause di morte per i bambini. Nei 16 ospedali in cui Medici con l’Africa Cuamm è presente in Angola, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Sierra Leone, Sud Sudan, Uganda il 30% dei ricoveri è dovuto alle forme gravi di malaria, con punte del 50% negli ospedali di Yirol e Cueibet in Sud Sudan e in quello di Aber, in Uganda. Curare la malaria si può, dichiarano gli esperti del Cuamm nel comunicato inviato all’Agenzia Fides in occasione della recente Giornata Mondiale contro la Malaria. Il problema è molto spesso quello di garantire l’accesso alle terapie per le persone ammalate che vivono lontane dagli ospedali, nelle zone rurali e isolate che sono spesso anche quelle più colpite. Ancora più importante è lavorare sulla prevenzione, attraverso la distribuzione e la sensibilizzazione sull’uso di strumenti semplici: zanzariere, repellenti, campagne di disinfestazione delle abitazione dalle zanzare. Nel 2015, sono stati effettuati 89 mila trattamenti in ambulatorio e 20 mila ricoveri per malaria registrati nei 7 paesi di intervento del Cuamm.

AMERICA/CILE - Incendiata chiesa evangelica, ancora in nome della causa Mapuche

Temuco – Ancora un incendio di un edificio di culto nella regione cilena di La Araucania: ieri sera il fuoco ha distrutto una chiesa evangelica che sorgeva al chilometro 8 della strada per Niagara, nel comune di Padres Las Casas. Benché i vigili del fuoco siano arrivati sul posto per controllare le fiamme, della chiesa è rimasto poco.Secondo le informazioni pervenute a Fides, insieme ai pompieri sono anche arrivati membri della polizia, per indagare sull'origine dell'incendio, in quanto sono state trovate scritte a favore della causa Mapuche, fatto che si è ripetuto ultimamente in diverse parti della regione. Nella tarda ora di ieri sera, il primo rapporto della polizia confermava l'incendio doloso.Nello stesso posto, il 31 marzo 2016, era stata incendiata un'altra cappella cattolica, la cappella di S. Joaquina, al km 5 della strada verso Niagara, comune di Padre Las Casas .Sono così una decina le chiese e cappelle date alle fiamme durante i primi mesi del 2016, e sul posto sono stati sempre trovati messaggi relativi alla causa mapuche . Alla base ci sono i gravi problemi dei Mapuche, irrisolti da più di un secolo, anche se gli incendi alle chiese risultano incomprensibili .

ASIA/SIRIA - Città a maggioranza cristiana bombardata da ribelli islamisti. Tregua armata a Qamishli tra milizie curde e esercito pro-Assad

Hama – Milizie islamiste legate al gruppo qaidista Jabhat al Nusra hanno sferrato nella giornata di domenica 24 aprile un attacco a colpi di mortaio sulla città siriana a maggioranza cristiana di Sqelbiya, nella provincia centrale di Hama, provocando la morte di almeno quattro civili. Lo riferiscono fonti curde, consultate dall'Agenzia Fides. Alle vittime vanno aggiunti almeno quindici feriti, alcuni dei quali versano in gravi condizioni. L'attacco è avvenuto con il lancio fitto di colpi di mortaio, caduti a pioggia sui quartieri residenziali. La città, sotto il controllo dell'esercito governativo, già in passato aveva subito attacchi da parte dei miliziani jihadisti, che hanno provato più volte a prenderne il controllo, senza mai riuscirci.Intanto, nella provincia siriana nord orientale di Hassakè regge la tregua tra esercito governativo e miliziani curdi delle Unità di protezione popolare , raggiunta sabato scorso dopo i sanguinosi scontri esplosi da mercoledì 20 aprile soprattutto nella città di Qamishli . Rappresentanti delle milizie curde, interpellati dall'agenzia ARA News, hanno riaffermato l'intenzione di mantenere il controllo delle aree conquistate durante gli scontri, e il rifiuto di fare qualsiasi cncessione al governo di Assad. Gli stessi esponenti curdi hanno accusato il regime di aver costretto le popolazioni civili locali a creare dei gruppi paramilitari “di autodifesa” sottoposti all'esercito governativo, usando soprattutto sui dipendenti pubblici forme di ricatto come la sospensione dello stipendio o l'allontanamento forzato dal posto di lavoro. L'aprirsi di un nuovo fronte di conflitto tra milizie curde e esercito di Assad nella Siria nord-orientale conferma che dietro la tragedia siriana si muovono strategie e interessi complessi, che non possono essere ridotti allo scontro con i jihadisti dello Stato Islamico . Secondo fonti locali, nei tre giorni di scontri tra le milizie curde e l'esercito governativo sono morti 17 civili, 10 miliziani curdi e 31 tra soldati governativi e paramilitari pro regime. (Agenzia Fid

ASIA/INDIA - La Messa spiegata ai giovani, per i 400 anni della Chiesa di Sant’Andrea

Mumbai – Il Giubileo dei 400 anni dalla fondazione della Chiesa di Sant’Andrea a Bandra, nell’area di Mumbai, è l’occasione per una speciale celebrazione dedicata a ai giovani: è stata una santa Messa animata con drammatizzazioni teatrali e musica, come spiega a Fides p. Cesare D'Mello, il parroco della Chiesa di Sant'Andrea. Inoltre “i diversi momenti della messa sono stati spiegati nel loro significato più profondo, coinvolgendo così i presenti”.“E’ stata nostra intenzione, nel programmare il Giubileo della Chesa locale – racconta il parroco – organizzare una messa speciale i giovani per tutta la gioventù di Mumbai. Da qui l'idea di celebrarla con un coro da diverse parrocchie, e facendola seguire da un programma di intrattenimento, in cui si sono esibiti artisti provenienti da tutta la città. La sensazione generale è che i nostri giovani meritino più attenzioni pastorali: dobbiamo fare di più per loro, perché, dopo tutto, il futuro appartiene ai giovani”.La gioiosa celebrazione, cui hanno preso parte anche molti adulti, è stata segnata anche dalla originale “preghiera contro la schiavitù alla tecnologia”.Nell'omelia il gesuita p. Errol Fernandes ha spiegato che "la Messa non è un rituale ma un evento che rende Dio presente in mezzo a noi" e che dunque "Cristo resta e continua a esserci anche dopo la benedizione finale". La Chiesa di Sant'Andrea a Bandra è è una delle più antiche chiese dell’area di Mumbai. Ha festeggiato il 400° anniversario di elevazione a parrocchia, datato 1616. La chiesa fu costruita vent’anni prima, nel 1595, dai gesuiti portoghesi, in un’area marittima.

AMERICA/ECUADOR - Il terremoto causa difficoltà estreme alle persone colpite da disabilità

Quito - Continua a salire il bilancio delle vittime del terremoto che poco più di una settimana fa ha colpito l’Ecuador: oltre 710 tra morti e dispersi, tra i 16.600 feriti alcuni sono ancora in gravi condizioni. Il bilancio è sempre più grave. Lo ha riferito il Segretariato Nazionale per la Gestione del Rischio. Il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza in 6 province: Esmeraldas, Manabí, Santa Elena, Guayas, Santo Domingo e Los Ríos. Mancano acqua, cibo e beni di prima necessità. Nelle emergenze, il tasso di mortalità delle persone con disabilità è doppio rispetto al resto della popolazione. Le ragioni vanno ricercate nella difficoltà o impossibilità di accedere agli avvisi di emergenza, ai rifugi, nella perdita o il danneggiamento degli ausili che permettono loro di muoversi , nell’aumentata difficoltà di accedere agli aiuti umanitari di base. Tra le iniziative a favore dei più vulnerabili colpiti da questa calamità, la onlus CBM Italia che si è attivata in collaborazione con i suoi partner locali. Dal giorno del terremoto gli operatori di CBM sono al lavoro per far sì che le persone con disabilità e le loro famiglie, ma anche le persone anziane e le altre categorie vulnerabili, ricevano acqua, cibo, medicine, riparo e ausili motori. “In particolare nella provincia di Esmeraldas il nostro partner OVCI Nostra Famiglia, che lavora a stretto contatto con il Governo, si occupa di produrre e importare dispositivi e ausili motori, come sedie a rotelle e stampelle. In queste ore gli operatori sono al lavoro per distribuire acqua, cibo e kit di prima necessità”, si legge nel comunicato inviato all’Agenzia Fides da CBM.

ASIA/TURCHIA - Il Patriarca ecumenico vuole incontrare Erdogan per discutere dell'Istituto teologico di Halki

Istanbul – Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I si prepara a chiedere un appuntamento al Presidente Tayyip Erdogan per discutere dell status del Patriarcato, e soprattutto per avere chiarimenti su recenti episodi che sembrano contraddire e vanificare le precedenti disposizioni legislative riguardanti la restituzione alle comunità religiose minoritarie di beni di cui erano state illegittimamente espropriate in passato dalle autorità turche. Nel corso di una recente conferenza stampa, convocata presso la sede del Patriarcato Ecumenico affacciata sul Corno d'Oro, il Patriarca Bartolomeo ha rilevato che le relazioni tra le autorità turche e le minoranze religiose stanno di nuovo vivendo un momento critico, e è tornato a sollevare la questione dell'Istituto teologico patriarcale di Halki, a cui da 45 anni viene impedita ogni attività di formazione teologica. I tanti annunci fatti circolare negli ultimi anni anche da rappresentanti turchi sulla possibile, imminente riapertura dell'istituzione accademica patriarcale non hanno avuto finora alcuno sviluppo concreto. Secondo fonti locali, consultate dall'Agenzia Fides, il Patriarca Bartolomeo ha annunciato l'invio di una lettera a Erdogan per chiedere un appuntamento, da tenersi possibilmente entro maggio, in modo da potersi confrontare direttamente con il Presidente turco sulla questione della Scuola di Halki e più in generale sui problemi delle minoranze religiose in Turchia. Negli ultimi tempi – ha sottolineato in occasione della conferenza stampa Laki Vingas, già membro del Consiglio per le fondazioni religiose - “sono stati aperti processi per la cancellazione dei titoli di proprietà, e questa situazione ci preoccupa". A inquietare è soprattutto l'operazione messa in atto dalle istituzioni statali turche che negli ultimi tempi hanno aperto una causa contro il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, per annullare gli atti giuridici con cui dei terreni erano tornati a disposizione della Sede patriarcale ortodossa, nel rispetto delle leggi che dispongono la restituzione alle comunità religiose minoritarie di beni ad esse sequestrati in passato dalle autorità turche . Il processo intentato da istituzioni di Ankara mira in particolare a ri-espropriare il Patriarcato ecumenico di un terreno di 98 acri a Goksu, e un'alra area a Umit Tepesi, che negli ultimi 4 anni era stata assegnata proprio all'Istituto di teologia ortodossa di Halki. L'Amministrazione statale delle Foreste ha aperto il processo per chiedere che quei beni immobiliari ritornino a disposizione del Tesoro. L'iniziativa processuale si configura come l'ennesimo caso di vessazione per via giuridico-amministrativa messo in atto dalle istituzioni turche nei confronti del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. .

EUROPA/ITALIA - Le gravidanze adolescenziali e le ripercussioni sulla vita delle giovani donne dell’Africa

Padova – Per la prima volta quest’anno è stata celebrata, in Italia, la Giornata della salute della donna con l’obiettivo di valorizzare la prevenzione e difendere il ruolo fondamentale che le donne rivestono nella famiglia e nella comunità, in Italia come in ogni Paese del mondo. Nei suoi sette Paesi di intervento, Medici con l’Africa Cuamm ogni giorno aiuta le donne a diventare madri. Sempre più spesso però si trova ad assistere ragazze molto giovani alle prese con gravidanze prima dei 18 anni, che devono sopportare gravi ripercussioni sociali, piscologiche e fisiche. Stando ai dati, si legge nel comunicato inviato dal Cuamm all’Agenzia Fides, le gravidanze in età adolescenziale sono in aumento a livello mondiale. Più di 16 milioni di ragazze in tutto il mondo diventano madri in un’età compresa dai 15 ai 19 anni e altrettante quelle che hanno la loro prima gravidanza sotto i 15 anni. Un fenomeno legato anche a matrimoni obbligati. Infatti, nei Paesi dell’Africa a sud del Sahara sono quasi 120 milioni le ragazze costrette a sposarsi prima dei 18 anni. Inoltre, le situazioni di emergenza e crisi, come avvenuto in Sierra Leone durante l’epidemia di Ebola, possono portare conseguenze sulle ragazze più giovani. Da uno studio recente del Cuamm è emerso che il 31% delle complicanze ostetriche registrate nel distretto di Pujehun, dove l’organizzazione lavora dal 2012, riguarda ragazze tra i 13 e i 19 anni. Nel caso del Mozambico, si registra il 48,2% dei matrimoni prima dei 18 anni. Proprio per far fronte alla scarsa o nulla educazione sessuale, il Cuamm in collaborazione con le autorità locali e nazionali, sostiene 6 ambulatori specifici per giovani adolescenti. Si chiamano SAAJ - Servicios Amigos dos Adolescentes e si rivolgono alla popolazione compresa tra i 10 e i 14 anni, al fine di migliorare l'educazione alla salute, offrire consulenze sulla salute riproduttiva e sessuale degli adolescenti, fornire visite in gravidanza pre e post natale, educare circa la cura dell’HIV.

ASIA/PAKISTAN - Ragazza cristiana rapita e costretta a nozze islamiche: il fenomeno non si ferma

Kasur – Aiutare sua figlia, vittima di sequestro , matrimonio e conversione forzata all’islam: è la richiesta di Sarwar Masih, cristiano pakistano che si è rivolto all’avvocato Sardar Mushtaq Gill, a capo dalla Ong “Lead” , impegnata a offrire assistenza gratuita ai cristiani vittime di abusi. La ragazza, Laveeza Bibi, di 23 anni, è stata rapita il 14 aprile da due musulmani che hanno fatto irruzione, armati di pistole, in casa della famiglia di Sarwar Masih, nel distretto di Kasur, in Punjab, prendendo la ragazza e minacciando i genitori. Uno dei rapitori Muhammad Talib ha costretto la ragazza sposarlo.Masih si è recato immediatamente alla stazione di polizia locale, ma la polizia si è mostrata riluttante a registrare una denuncia ufficiale . Del caso si è interessato anche il Pastore Saleem Masih, insieme con l’avvocato Gill. Solo dopo l’intervento dei due, la polizia ha registrato la denuncia contro Talib.“Nel mese di aprile abbiamo avuto esperienza, solo nell’area di Kasur, di cinque casi di ragazze cristiane rapite e convertite all'Islam, e costrette a sposare i loro aguzzini. A queste ragazze è negata del tutto la tutela legale dei diritti individuali”, spiega l’avvocato Gill a Fides. E il fenomeno continua ad avere proporzioni inaccettabili, con circa mille casi l'anno registrati e molti che non denunciati. L’Ong “Lead” continuerà a ad agire e a sensibilizzare sulla discriminazione e violenza subita in Pakistan in particolare dalle donne delle minoranze religiose cristiane e indù, le più vulnerabili e indifese, soggette a soprusi spesso impuniti.

ASIA/PAKISTAN - Ragazza cristiana rapita e costretta nozze islamiche: il fenomeno non si ferma

Kasur – Aiutare sua figlia, vittima di sequestro , matrimonio e conversione forzata all’islam: è la richiesta di Sarwar Masih, cristiano pakistano che si è rivolto all’avvocato Sardar Mushtaq Gill, a capo dalla Ong “Lead” , impegnata a offrire assistenza gratuita ai cristiani vittime di abusi. La ragazza, Laveeza Bibi, di 23 anni, è stata rapita il 14 aprile da due musulmani che hanno fatto irruzione, armati di pistole, in casa della famiglia di Sarwar Masih, nel distretto di Kasur, in Punjab, prendendo la ragazza e minacciando i genitori. Uno dei rapitori Muhammad Talib ha costretto la ragazza sposarlo.Masih si è recato immediatamente alla stazione di polizia locale, ma la polizia si è mostrata riluttante a registrare una denuncia ufficiale . Del caso si è interessato anche il Pastore Saleem Masih, insieme con l’avvocato Gill. Solo dopo l’intervento dei due, la polizia ha registrato la denuncia contro Talib.“Nel mese di aprile abbiamo avuto esperienza, solo nell’area di Kasur, di cinque casi di ragazze cristiane rapite e convertite all'Islam, e costrette a sposare i loro aguzzini. A queste ragazze è negata del tutto la tutela legale dei diritti individuali”, spiega l’avvocato Gill a Fides. E il fenomeno continua ad avere proporzioni inaccettabili, con circa mille casi l'anno registrati e molti che non denunciati. L’Ong “Lead” continuerà a ad agire e a sensibilizzare sulla discriminazione e violenza subita in Pakistan in particolare dalle donne delle minoranze religiose cristiane e indù, le più vulnerabili e indifese, soggette a soprusi spesso impuniti.

ASIA/CINA - La scomparsa di Mons. Tommaso Zeng Jingmu, coraggioso testimone della fedeltà alla Chiesa

Yujiang - Sabato 2 aprile 2016 è deceduto, all’età di quasi 96 anni, S.E. Mons. Tommaso Zeng Jingmu, Vescovo emerito e non ufficiale della diocesi di Yujiang, nella provincia di Jiangxi . Il 26 marzo, Sabato Santo, egli era caduto per terra in casa, colpito da un ictus, riportando una grave commozione cerebrale. Ricoverato nell’ospedale di Fuzhou, è stato operato ed ha alternato momenti di sofferenza e di lucidità, durante i quali recitava il Rosario e riusciva persino a scherzare. Il 2 aprile, le sue condizioni di salute sono improvvisamente peggiorate ed egli è spirato verso le ore 22,50. I funerali sono stati celebrati il 6 aprile, presso la casa natale, dal nipote del Presule, il Rev. Zeng Zhongliang, della diocesi di Yujiang, insieme con una ventina di sacerdoti concelebranti. Il Vescovo non ufficiale della Diocesi, S.E. Mons. Giovanni Peng Weizhao, vive da qualche tempo in libertà limitata. Mons. Zeng aveva chiesto, nel testamento, di celebrare il suo funerale nel luogo nativo, in forma semplice, senza parlare dei suoi meriti. Vi hanno partecipato migliaia di fedeli provenienti dalla Diocesi e da altre parti della Cina, testimoniando così la stima e la riconoscenza per il servizio da lui reso alla Chiesa e alla comunità diocesana per più di 25 anni. Il defunto Vescovo era nato il 23 luglio 1919 nel villaggio di Zengjiacun, distretto di Chongren, nella provincia di Jiangxi. Nel 1930 era entrato nel Seminario di Wenshan, della diocesi di Yujiang. Nel 1944 aveva proseguito gli studi nel Seminario maggiore di Fuzhou, nel Fujian, e nel 1948 fu trasferito a Wensheng nel Seminario del Zhejiang. Ordinato sacerdote il 25 marzo 1949 da S.E. Mons. William Charles Quinn, C.M., è stato viceparroco e parroco in diverse comunità. Il 13 gennaio 1990 ha ricevuto la consacrazione episcopale per le mani di S.E. Mons. Giacomo Xie Shiguang, vescovo di Funing.Mons. Zeng è stato uno strenuo difensore della dottrina cattolica e un coraggioso testimone della fedeltà alla Chiesa, a costo di grandi sacrifici: fu arrestato numerose volte e trascorse circa trent’anni della sua vita in detenzione. Il suo amore a Cristo, alla Chiesa e al Santo Padre è stato di grande esempio per molti.Nel suo testamento spirituale egli ha chiesto perdono per tutte le proprie mancanze e ha ringraziato i sacerdoti della Diocesi per la loro dedizione e il loro servizio. Fra l’altro, sperava di costruire nel suo paese natale una chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria, in ringraziamento per la protezione e per le grazie ottenute.

ASIA/PAKISTAN - L’ospedale cattolico S. Elisabeth all’avanguardia nel paese per la cura dei malati di cancro

Hyderabad – Ha da poco aperto una speciale unità che offre cure palliative domestiche ai malati di cancro, con terapia di controllo del dolore, prima esperienza assoluta a livello nazionale: l’ospedale cattolico S. Elisabeth a Hyderabad, istituito nel 1958, si conferma istituzione preziosa per il territorio della città della provincia del Sindh, e per tutto il Pakistan, con la sua opera che, come recita il motto, “offre le migliori cure possibili al costo minore possibile”. Beneficia e assiste oltre 40mila pazienti l’anno, di tutte le religioni, musulmani, indù e cristiani, grazie a una professionalità, a strutture e macchinari di altissimo livello. “E soprattutto guarda ai bisognosi, alle comunità rurali, a quanti hanno problemi socio-economici, a famiglie povere” nota a Fides p.Robert MC Culloch, missionario di San Colombano per oltre 30 anni in Pakistan, che per anni è stato presidente del Consiglio d'amministrazione dell’ospedale. P. Mc Culloch si è reso fautore di un programma di sensibilizzazione medica e promotore del primo centro per le cure palliative del Pakistan, che assiste i malati terminali ora anche in casa. “Medici e infermieri cattolici vanno nelle famiglie dei malati e stabiliscono relazioni di cordialità e benevolenza” racconta, “esperienza pilota che sta dando ottimi frutti”. “Grazie alle cure e all’opera dell’ospedale, la Chiesa pakistana viene vista non come un corpo estraneo nella società, ma come una comunità che ne è parte integrante, aiutando a curarne le ferite: Quest’opera contribuisce a migliorare le relazioni di pace, dialogo e armonia nella società”, spiega. L’ospedale ha ricevuto di recente la visita di Margaret Adamson, Alto Commissario dell’Australia per il Pakistan, che ha rinnovato il sostegno alla struttura e constatato l’alto livello scientifico raggiunto, confermando che è un luogo di “rilevante servizio al bene comune in Pakistan”.

ASIA/MYANMAR - Appello delle Ong al governo: affrontare la crisi dei Rohingya

Yangon - Affrontare la crisi della minoranza etnica dei musulmani Rohingya, che negli ultimi cinque anni hanno visto una drammatica escalation di violazioni dei diritti umani, segnata da repressione, discriminazione e violenza. E' l'appello lanciato da una rete di Ong al nuovo governo birmano. La nota ricevuta dall'Agenzia Fides è firmata, tra le altre, da associazioni come Christian Solidarity Worldide, Burma Action, Burma Campaign, Burmese Rohingya Organisation, Info Birmanie.Il testo nota che 150.000 persone sono state sfollate e vivono in campi che, come descritto da alti funzionari delle Nazioni Unite, sono tra "le peggiori condizioni del mondo". Ben oltre 100.000 Rohingya hanno lasciato il paese di fronte alla crescente repressione, e migliaia sono annegati durante la fuga in barca.L'Ong Human Rights Watch ha documentato violazioni dei diritti umani che rispondono alla definizione legale di "pulizia etnica" e "crimini contro l'umanità". I Rohingya sono stati privati del loro diritto di voto, esclusi dal recente censimento nazionale, ed è tuttora negato il loro diritto legale alla cittadinanza."Per decenni il governo militare della Birmania ha perseguito una politica di repressione e di impoverimento, nel tentativo di spingere il gruppo etnico dei Rohingya fuori dal paese" osserva la nota delle Ong. "Il nuovo governo guidato NLD deve affrontare enormi sfide. Tuttavia, data la gravità della crisi umanitaria e dei diritti umani, è necessario immediatamente un'azione coraggiosa e decisiva per risolvere tale questione". I quattro punti suggeriti dall'appello sono: porre fine ai discorsi che istigano all'odio; garantire l'accesso umanitario; riformare la Legge sulla Cittadinanza del 1982; avviare una indagine seria ispirata a criteri di giustizia e responsabilità.

ASIA/SIRIA - I Patriarchi d'Antiochia ricordano i due Vescovi rapiti: “Non cerchiamo la protezione dei 'Grandi'. La nostra speranza è solo nel Signore”

Aleppo – A tre anni esatti dalla sparizione dei 2 Vescovi Metropoliti di Aleppo - il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco ortodosso Boulos Yazigi – il Patriarca siro ortodosso di Antiochia, Mar Ignatius Aphrem II, e il Patriarca greco ortodosso di Antiochia, Yohanna X, ricordano la vicenda dei due confratelli nell'episcopato rapiti nei pressi di Aleppo il 22 aprile 2013 in un lungo e intenso mesaggio rivolto ai loro “amati figli spirituali”, ai siriani e a tutti gli uomini, che documenta in maniera eloquente anche lo sguardo con cui i Capi delle Chiese cristiane d'Oriente guardano alle convulsioni mediorientali. Il caso dei due Vescovi rapiti – si legge nel messaggio, pervenuto all'Agenzia Fides – rappresenta “un'immagine in miniatura della grande sofferenza umana causata dal terrorismo”, fatta di “massacri, sequestri, deportazioni”. Ma se l'intenzione del sequestro era quella di spargere terrore tra i battezzati, i due Patriarchi avvertono che l'operazione non è riuscita: “Noi cristiani” si legge nel documento “siamo i discendenti di coloro che, duemila anni fa, hanno portato il nome di Cristo in questa terra. . Noi non siamo grandi, e non abbiamo l'appoggio dei 'Grandi' ", ma “custodiamo la nostra eredità di antiocheni orientali, passando attraverso difficoltà o tribolazioni”. “In questo cammino tribolato – rimarcano i due Patriarchi - non abbiamo risparmiato nessuno sforzo, ma la nostra grande speranza è solo in Dio”. La parole dei Primati delle due Chiese d'Oriente spazzano via tutte le manovre di chi mira a strumentalizzare in chiave anti-islamica le sofferenza dei cristiani mediorientali: “Continueremo a vivere in questo Oriente, a suonare le nostre campane, costruire le nostre chiese, alzare le nostre croci. E le braccia protese a queste croci saranno unite a quelle dei nostri fratelli musulmani” si legge nel lungo testo patriarcale, dove si ripete che i seguaci dell'islam “soffrono come noi i colpi amari del terrorismo cieco Takfîr”, definito come “un dannato intruso” nelle relazioni passate e presenti tra cristiani e musulmani. Le sofferenze martiriali dei cristiani d'Oriente vengono lette alla luce della salvezza promessa da Cristo: “Nonostante l'orrore della situazione e la sua gravità” - scrivono i Patriarchi Ma Aphrem e Boulos - “rovesciamo tutto questo sulla via del Golgota del Signore nostro Gesù Cristo. Vinciamo tutte le tenebre di questo tempo con la luce degli occhi della Vergine, venerata dai cristiani e musulmani, che noi imploriamo affinchè ritornino a noi tutte le persone sequestrate, i nostri fratelli Vescovi di Aleppo, insieme con i sacerdoti rapiti”.Nel documento i due Patriarchi inseriscono anche considerazioni spiazzanti rispetto al modo in cui le vicende dei cristiani in Medio Oriente vengono raccontate anche nel dibattito mediatico globale. “Noi” si legge nel messaggio “non eravamo una 'minoranza', e non lo saremo mai”. A coloro “che hanno la passione delle 'minoranze' ”, e a quelli che stanno “spalancando le porte” per ricevere i profughi siriani, i due Patriarchi ripetono che sarebbe più consono cercare una soluzione ai conflitti, e così fare in modo che le persone siano preservate anche dei pericoli mortali delle traversate via mare. “Apprezziamo tutti gli sforzi umanitari di governi o organizzazioni. Tuttavia” insistono i due Patriarchi “dobbiamo dirla senza mezzi termini: non possiamo essere protetti facilitando la migrazione dei rifugiati. E non stiamo facendo richieste di protezione. Cerchiamo solo la pace”.Una pace che “non si fonda sui concetti di minoranze e maggioranze, ma si basa sulla coesistenza, la cittadinanza e il discorso religioso non fanatico”. Una pace che che cert non può arrivare solo applicando dall'esterno “blocchi economici e sanzioni economiche che fanno male solo ai bambini senza casa e alla povera gente, cioè a quelle persone che sono divenute manovalanza a basso costo per il mercato delle armi, utilizzata secondo gli interessi dei Paesi”. Ritornando al caso dei Vescovi rapiti, nella parte finale del documento i due Patriarchi ringraziano la comunità internazionale per le tante espressioni pubbliche di solidarietà ricevute, ma invitano tutti, cominciando dai “Paesi decision-maker”, a sostituire “dichiarazioni di condanna e promesse” con iniziative concrete che documentino nei fatti le buone intenzioni. Vengono chiamati in causa i Paesi “decision Maker”. E mentre le Chiese d'Oriente che seguono il Calendario giuliano si prearano alla Pasqua, i due Patriarchi invitano tutti i loro fratelli nella fede a guardare anche le proprie sofferenze nella luce di Cristo Risorto, l'unico che può “confortare il cuore dei nostri figli, e stabilire la pace nella terra della pace. Questa terra d'Oriente” si legge nel comunicato “ora sanguina, ma senza dubbio risorgerà. Noi siamo i figli della Risurrezione, e della Luce”.

AMERICA/CILE - Mons. Vargas: “incomprensibili le chiese incendiate per risolvere il conflitto Mapuche”

Temuco – Il Vescovo di Temuco, Sua Ecc. Mons. Hector Eduardo Vargas Bastidas, S.D.B. in una testimonianza inviata a Fides, illustra la situazione dopo gli attacchi alle chiese avvenuti di recente nel sud del Cile. Ormai sono nove le chiese e cappelle date alle fiamme durante i primi mesi del 2016, e sul posto sono stati trovati messaggi relativi alla causa mapuche .A livello nazionale, la popolazione mapuche conta più di un milione di persone. Nella diocesi di Temuco ci sono sacerdoti, diaconi, religiosi, animatori e catechisti appartenenti ai mapuche che ogni giorno lavorano per la Buona Novella.Mons. Héctor Vargas ribadisce a Fides quanto ha già detto ai media dopo gli attacchi alle chiese e alle cappelle nella regione di La Araucania e della provincia di Arauco: “sarebbe disposto persino a dare la vita” per risolvere il conflitto che esiste nella zona."Il tema di fondo sono i gravi problemi che per tanto tempo hanno subito i Mapuche – spiega il Vescovo -, e i rinvii da parte dello Stato che si può dire si prolungano da più di un secolo"."E' incomprensibile la vicenda degli incendi ai tempi, in particolare quando le chiese per lungo tempo sono state al servizio delle comunità Mapuche e del popolo mapuche, non solo sotto il profilo religioso, ma anche culturale e di promozione umana e nella difesa della loro cultura" sottolinea il Vescovo di Temuco."Da parte nostra, se l’offerta della vita potesse aiutare a risolvere questo grave problema, molti di noi sarebbero forse disposti a fare anche questo gesto" ha concluso.

AMERICA/NICARAGUA - “Troppa presenza militare indica debolezza”: manifestazione contro il canale interoceanico

Nueva Guinea – La presenza militare e della polizia sul percorso che seguirà la quarta Marcia nazionale contro il canale interoceanico, prevista per oggi, 22 aprile, in Nueva Guinea, "fa paura" alla popolazione: lo ha evidenziato il Vescovo di Matagalpa, Sua Ecc. Mons. Rolando Alvarez Lagos.Secondo Mons. Alvarez, che è stato presente ad altre proteste popolari nella sua diocesi, la popolazione deve manifestare, si deve esprimere: "è sempre bene lasciar fare queste marce ai cittadini per le loro richieste, lasciarli liberi nelle loro manifestazioni, nelle loro espressioni personali, politiche ed economiche come queste; in ogni caso non devono mai alterare o disturbare la quiete del resto della società". Poi il Vescovo ha aggiunto: "Ogni volta che viene usata la forza o la presenza militare, questo non lascia un buon segno all'ambiente sociale del Nicaragua. La troppa presenza militare negli eventi di mobilitazione dei cittadini, segnala piuttosto debolezza, sembra che si abbia paura del popolo".Secondo informazioni locali, già da ieri, lungo quasi tutto il percorso della Marcia organizzata per oggi, sono state allestite postazioni militari e si sono insediati gruppi della polizia nazionale. La popolazione marcia per protestate sulla disinformazione circa gli accordi sul mega progetto del Gran Canale interoceanico che attraverserà tutto il paese senza considerare, secondo i manifestanti, i gravi danni all'ambiente e alla popolazione . Anche la Chiesa cattolica ha chiesto più volte chiarimenti alle autorità .

Páginas