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VATICANO - Il Papa ai Vescovi del Seminario Cep: “Curate il popolo di Dio, curate i presbiteri, curate i seminaristi. Questo è il vostro lavoro”

Città del Vaticano - “I luoghi da cui provenite sono diversi e distanti tra loro, e appartengono alla grande costellazione dei cosiddetti 'territori di missione'. Pertanto ognuno di voi ha il grande privilegio e al tempo stesso la responsabilità di essere in prima fila nell’evangelizzazione”. Lo ha ricordato il Santo Padre Francesco, ricevendo ieri in udienza i Vescovi di nomina recente, nei territori dipendenti dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, che stanno partecipando a Roma ad un Seminario di studi . “A immagine del Buon Pastore – ha proseguito il Papa -, siete inviati a curare il gregge e andare in cerca delle pecore, specialmente di quelle lontane o smarrite; a ricercare pure nuove modalità per l’annuncio, per andare incontro alle persone; ad aiutare chi ha ricevuto il dono del Battesimo a crescere nella fede, perché i credenti, anche quelli 'tiepidi' o non praticanti, scoprano nuovamente la gioia della fede e una fecondità evangelizzatrice”.All'inizio del discorso, il Papa ha ringraziato il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, “per le sue parole e per tutto il lavoro che porta avanti con i collaboratori del Dicastero”, quindi ha ricordato che in questo Anno Santo della Misericordia, i Vescovi si sono uniti a tanti pellegrini di ogni parte del mondo: “questa esperienza ci fa tanto bene, a tutti; ci fa sentire che siamo tutti pellegrini, pellegrini della misericordia, tutti abbiamo bisogno della grazia di Cristo per essere misericordiosi come il Padre”. Dopo aver ricordato che nell’opera missionaria i Vescovi si possono avvalere di diversi collaboratori, tra cui molti fedeli laici, il Papa li ha invitati in particolare “a prestare attenzione alla preparazione dei presbiteri negli anni di Seminario, senza smettere di accompagnarli nella formazione permanente dopo l’Ordinazione... Non dimenticatevi che il prossimo più prossimo del Vescovo è il presbitero. Ogni presbitero deve sentire la vicinanza del suo Vescovo”.Nella parte conclusiva del suo discorso, Papa Francesco ha rivolto un particolare invito a vigilare attentamente “perché tutto ciò che si mette in atto per l’evangelizzazione e le diverse attività pastorali non venga danneggiato o vanificato da divisioni già presenti o che si possono creare. Le divisioni sono l’arma che il diavolo ha più alla mano per distruggere la Chiesa da dentro. Ha due armi, ma quella principale è la divisione; l’altra sono i soldi... In particolare, le differenze dovute alle varie etnie presenti in uno stesso territorio non devono penetrare nelle comunità cristiane fino a prevalere sul loro bene... La Chiesa è chiamata a sapersi porre sempre al di sopra delle connotazioni tribali-culturali e il Vescovo, visibile principio di unità, ha il compito di edificare incessantemente la Chiesa particolare nella comunione di tutti i suoi membri”.Il Papa ha concluso: “sono sicuro che quanto avete potuto condividere in questi giorni aiuterà ciascuno a portare avanti con entusiasmo il proprio ministero. Curate il popolo di Dio a voi affidato, curate i presbiteri, curate i seminaristi. Questo è il vostro lavoro. Maria nostra Madre vi protegga e vi sostenga”. Link correlati :Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in italiano:

AFRICA/EGITTO - Espatriano in Svizzera gli studenti copti condannati per aver deriso la barbarie jihadista

Minya – Sono espatriati in Svizzera, dove presenteranno richiesta d'asilo, i quattro studenti condannati lo scorso febbraio a cinque anni di carcere con l'accusa di oltraggio alla religione islamica, per aver diffuso nella primavera del 2015 una videoclip di pochi secondi, realizzata con il cellulare, in cui mimavano la scena dello sgozzamento di un fedele musulmano in atteggiamento orante, a imitazione delle orrende esecuzioni compiute dai jihadisti dello Stato Islamico . Il ministero della giustizia egiziano aveva promesso di riprendere in considerazione quella vicenda giudiziaria , ma poi non c’erano stati sviluppi positivi. Prima che la sentenza divenisse esecutiva, i ragazzi hanno lasciato l'Egitto in aprile, trasferendosi in Turchia, dove sono vissuti nascondendosi per cinque mesi. All'inizio di settembre – secondo il racconto fornito da uno di loro al sito Morning Star News – i ragazzi, con l'aiuto di organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani, hanno ottenuto un visto umanitario speciale e hanno raggiunto la Svizzera. “Siamo grati alle autorità svizzere e ai nostri partner che li hanno aiutati a raggiungere la Svizzera” ha dichiarato Daniel Hoffman, direttore esecutivo di Middle East Concern, una delle agenzie coinvolte nell'operazione di espatrio dei quattro ragazzi. Secondo quanto riportato da Hoffman, la Svizzera è stato “il primo e l'unico Paese” a rispondere positivamente alla richiesta – presentata anche ad altre nazioni – di accogliere i ragazzi per evitare loro di dover finire nelle carceri egiziane per aver deriso la barbarie jihaista. .

ASIA/GIORDANIA - La Chiese del Medio Oriente: grazie ai leader islamici che riconoscono il contributo dei cristiani alla civiltà araba

Amman - Le Chiese e le comunità cristiane del Medio Oriente apprezzano e seguono con ottimismo le iniziative di istituzioni e leader musulmani della regione “che si sono impegnati nel rifiuto delll'estremismo e della violenza, hanno affermato il rispetto della diversità, e hanno riconosciuto il ruolo della componente cristiana come fattore originale e fondamentale della civiltà araba e dell'intera regione, invocando che tale fattore sia preservato”. Così i Capi e i rappresentanti di tutte le Chiese e le comunità ecclesiali riuniti ad Amman nella loro XI Assemblea, hanno voluto rendere omaggio ai rappresentanti autorevoli di comunità e istituzioni islamiche che davanti alle traviagliate vicende in atto nell'area mediorientale hanno riconosciuto la presenza cristiana in Medio Oriente come fattore autoctono e componente ineliminabile delle società mediorientali. Lo hanno fatto nel messaggio finale diffuso al termine della XI Assemlea del Consigio delle Chiese del Medio Oriente, conclusasi giovedì 8 settembre ad Amman. “L'Assemblea - si legge nel documento, pervenuto all'Agenzia Fides - si augura che tali atteggiamenti espressi da istituzioni e rappresentanti musulmani “si traducano in misure concrete, per passare ad un nuovo modello di collaborazione e condivisione”. Il testo diffuso alla fine dell'Assemblea esprime considerazioni e criteri condivisi dalle Chiesae cristiane davanti ai problemi e ai drammi che segnano l'attualità mediorientale. Tra le altre cose, si esprime l'intenzione di costituire una delegazione incaricata di girare i Paesi del Medio Oriente per incontrare autorità civili e religiose, compresi i leader delle grandi istituzioni islamiche come l'Università sunnita di Al Azhar e quella sciita di Qom, per cercare insieme soluzioni atte a favorire la continuità della presenza cristiana nella regione. I Capi delle Chiese e delle comunità cristiane invitano la comunità internazionale a intervenire per fermare il conflitto siriano, astenendosi “dal fornire armi a gruppi terroristici” e perseguendo una soluzione pacifica della crisi siriana che non metta a rischio “l'unità della Siria” e la convivenza delle diverse componenti etniche e religiose in seno alla società civile. Il documento richiama la responsabilità dei Paesi arabi e della comunità internazionale all'accoglienza e al sostegno agli sfollati, sulla falsariga di quanto fanno le Chiese e gli organismi ecclesiali, mettendo in conto anche il futuro appoggio da fornire al “ritorno” dei rifugiati alle proprie terre natali, “al più presto possibile”. Si ribadisce anche il sostegno alla causa del popolo palestinese e al suo diritto ad avere uno Stato, e si chiede di porre fine alla situazione anomala vissuta dall'isola di Cipro, ripristinando l'unità del territorio e garantendo i diritti di tutti i suoi cittadini. Nel documento si esprimono ringraziamenti al Regno Hascemito di Giordania, che ha ospitato i lavori, e del quale viene riaffermato il ruolo di custode dei Luoghi Santi anche cristiani in Terra Santa. Vengono ringraziate anche le autorità egiziane, per aver emanato la nuova legge sulla costruzione e ristrutturalizne dei luoghi di culto cristiani. .

AFRICA/NIGERIA - “Stop ai pascoli e alle violenze dei pastori, si creino per loro dei ranch” chiedono i Vescovi di Kaduna

Abuja - No alla creazione di riserve di pascolo per i pastori erranti nel Nord della Nigeria. È quanto affermano i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Kaduna in una loro lettera pastorale pervenuta all’Agenzia Fides. “Dobbiamo abbandonare la vecchia pratica dei pastori che si muovono con le loro mandrie attraverso il Paese, vista la violenza che questa pratica scatena sulla nostra gente” affermano i Vescovi. Lo spostamento dei pastori, in gran parte di etnia Fulani, è infatti accompagnato da assalti alle popolazione stanziali . L’ultimo risale a ieri, 8 settembre, nell’area di Golkofa, nello Stato di Kaduna, con la morte di due persone.Il Parlamento federale sta approvando la creazione di una riserva di pascolo a favore dei pastori Fulani in tutti gli Stati della Nigeria. La Conferenza Episcopale nigeriana ha criticato questa proposta , proponendo invece la creazione di apposite aree di pascolo. Una proposta che viene rilanciata dai Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Kaduna.“Intere comunità sono state distrutte e la rabbia è palpabile” affermano nella loro lettera. “Siamo convinti che l’unica via percorribile da parte del governo per arrestare la deriva violenta dei pastori e dei loro animali è quella di esplorare la possibilità di creare ranch invece di riserve di pascolo”.I Vescovi lanciano infine un appello per la salvaguardia del Creato, vittima in Nigeria, come nel resto del mondo, di incuria e degrado da parte degli uomini.“Abbiamo bisogno di estendere i valori del Vangelo della misericordia alla terra stessa. E’ necessario che ci guardiamo indietro, riflettiamo sugli errori che abbiamo fatto e su come inavvertitamente siamo stati crudeli con l'ambiente”.

ASIA/MYANMAR - Il Vescovo di Myitkyina: “Nuove speranze per la pace con le minoranze etniche”

Myitkyina – Da tempo la pace e la riconciliazione nazionale con le minoranze etniche in Myanmar è un tema che attraversa l’agenda politica: “Ora, con il nuovo governo della Lega Nazionale per la Democrazia e dopo la conferenza nazionale tenutasi a Panglong nei giorni scorsi, speriamo che il processo si realizzi in concreto” dice a Fides Francis Daw Tang, Vescovo di Myitkyina, nello stato Kachin, nel Nord del Myanmar, dove vive una popolazione della minoranza etnica kachin, per la quasi totalità cristiana. Dallo stato hanno preso parte alla Conferenza 24 delegati, due dei quali cattolici.“La questione dell’inclusione delle minoranze etniche nella nazione dura da almeno 60 anni e in questi decenni ci sono stati molti ostacoli e fraintendimenti. Oggi si è riattivato un processo di dialogo con l’obiettivo della riconciliazione nazionale, e questa è già una buona notizia: è una occasione preziosa per l’intera nazione” nota il Vescovo.Dopo la conferenza, che non si è conclusa con un cessate-il-fuoco, “sembra che ci vorranno sei mesi per stabilire i prossimi passi ed elaborare una road map” rileva. Il punto, secondo il Vescovo, “è assicurare che, in questo tempo, i militari non lancino offensive nelle aree di conflitto. Molto dipende ancora dai militari: il governo dovrebbe garantire che non compiano abusi e rispettino la dignità di tutti” osserva. L’obiettivo finale, per la Chiesa, è “fermare il conflitto, stabilire una pace duratura e garantire uguali diritti alle minoranze etniche, nel quadro di un sistema federale” afferma mons. Francis Daw Tang“Nella diocesi di Myitkyina abbiamo ancora oltre 8mila sfollati che non possono rientrare nei loro villaggi. La Caritas li assiste, ma stiamo predisponendo per loro anche la possibilità di coltivare la terra, così essi stessi possono contribuire al loro sostentamento” racconta, esprimendo la speranza che “la pace giunga al più presto possibile, per il bene di tutti”.

ASIA/VIETNAM - Aumenta il traffico di esseri umani attraverso i social

Ho Chi Minh City - Continua ad aumentare il fenomeno della tratta di esseri umani in Vietnam, i gruppi di difesa sostengono che le vittime si lasciano anche coinvolgere dai social media. Tra il 2011 e il 2014 i casi sono cresciuti dell’11,6% rispetto ai precedenti quattro anni. I dati sono emersi nel corso di una conferenza contro la tratta tenuta ad Hanoi, a luglio, dal Ministero della Pubblica Sicurezza. Secondo le ong le cifre sarebbero più alte, soprattutto perché i trafficanti approfittano del crescente utilizzo dei social tra i giovani vietnamiti. Il Sudest asiatico è tra le regioni peggiori al mondo per il traffico di esseri umani, vede coinvolti un terzo di tutte le donne e bambini vittime di tratta in tutto il mondo. Alcune delle vittime di tratta in Vietnam sono donne vendute per i matrimoni al confine con la Cina, dove ci sono significativamente più uomini che donne. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, il Governo ha istituito e celebrato la prima Giornata Nazionale contro la Tratta di esseri umani. Il Vietnam ha inoltre annunciato una strategia per affrontare il fenomeno dal 2016 al 2020. Tra il 2011 e il 2014, le autorità governative hanno indagato su più di 2.200 casi di tratta, hanno arrestato 3.300 delinquenti, e salvato circa 5.500 vittime.

AMERICA/STATI UNITI - Vivere la misericordia alla frontiera tra Messico e USA

Texas – Il confine tra Messico e Stati Uniti è diventato uno scenario costante del passaggio di migliaia di migranti che dal sud del continente cercano di raggiungere il nord America, in un disperato tentativo di una vita migliore.Suor Norma Pimentel, che ha partecipato di recente al Giubileo straordinario della Misericordia nelle Americhe, tenutosi a Bogotà , è la direttrice della Catholic Charities con sede nella Rio Grande Valley, in South Texas, che aiuta migliaia di persone lungo il confine. La religiosa ha offerto una testimonianza viva del loro lavoro, pervenuta a Fides.Questa è una zona di “passaggio clandestino”, dove le storie lette sui giornali si avverano quando gli emigranti cercano di attraversare il confine e vengono catturati dalla polizia di frontiera. Questo è l'inizio di una vera e propria "via crucis" della sofferenza, dopo aver percorso migliaia di chilometri rischiando la loro vita e quella dei loro figli. Ma ancor più triste è verificare che la maggior parte degli immigrati è costituita da bambini soli."Abbiamo finora aiutato più di 40.000 mila persone che hanno attraversato questa zona, e la nostra è stata una risposta a cui ha partecipato tutta la popolazione, non solo la Chiesa cattolica, ma tutte le diverse Chiese. Tutti uniti come un solo popolo, in una risposta umanitaria" ha detto suor Norma. Non c'è dubbio che molti continuano a morire in quel tratto e c'è ancora molto da fare" ha aggiunto.Suor Norma lavora in un centro in cui i rifugiati hanno cibo, docce, consulenza e assistenza medica. La sua testimonianza è stata una delle tante che hanno condiviso i 15 gruppi di lavoro in cui si è discusso "come si vive la misericordia nella missione della Chiesa, nella Chiesa locale, nel proprio popolo".

ASIA/INDIA - Primo ospedale intitolato a Madre Teresa in India, per la cura dei tribali

Miao - La diocesi di Miao, nello stato di Arunachal Pradesh, in India nord orientale, ha inaugurato il primo ospedale intitolato a Santa Madre Teresa di Calcutta: come appreso da Fides, nella cerimonia di ieri 8 settembre 2016. Il piccolo ospedale d 25 posti letto era in costruzione da quattro anni e "rappresenta una benedizione per gli abitanti del distretto: nella zona c'era estremo bisogno di un ospedale", hanno detto i funzionari civili presenti all'inaugurazione. Il Vescovo di Miao, il Salesiano George Pallipparambil, ha spiegato il motivo per cui dedicare l'ospedale a Santa Madre Teresa di Calcutta: "Questo istituto vuole ricordare che Madre Teresa e la misericordia vanno di pari passo. Siamo molto orgogliosi di poter dire che Madre Teresa ha visitato la nostra diocesi. Dopo molte difficoltà, visitò l'Arunachal Pradesh nel 1993. La diocesi di Miao intende unirsi alla celebrazione della canonizzazione di Madre Teresa, onorandola con questo ospedale".Grazie al nosocomio, i tribali che vivono nel territorio dell'Arunachal Pradesh, non dovranno percorrere oltre 100 km e recarsi nel vicino stato di Assam quando hanno bisogno di cure mediche. Anche se in alcune parti l'ospedale è ancora da completare, l'istituto apre con una struttura di base adatta al trattamento di malattie come la tubercolosi, la malaria e l’ittero, che sono comuni in questa parte dell'India nord-orientale e che, pur curabili, tuttora sono causa di morte fra i tribali.

AMERICA/CUBA - “Essere cubano significa essere devoto alla Madonna della Caridad del Cobre”: centenario della proclamazione a Patrona

Bayamo – "Da quando Cuba è Cuba, i cubani hanno il privilegio di pregare la nostra Madre come Nostra Signora della Caridad del Cobre!": così si è espresso Sua Ecc. Mons. Álvaro Beyra Luarca, Vescovo della diocesi del Santisimo Salvador de Bayamo-Manzanillo, a motivo della festa della Madonna della Caridad del Cobre, Patrona di Cuba, che ricorre l’8 settembre.La nota inviata a Fides informa che tutto il paese ha celebrato ieri la festa, che quest’anno ha avuto rilevanza particolare per una duplice ricorrenza: il Santuario della Madonna della Caridad del Cobre ha celebrato il 400° anniversario della sua costruzione, e tutto il paese ha festeggiato il centenario della proclamazione della Vergine a Patrona di Cuba.Mons. Beyra Luarca ha ricordato che furono i membri dell'Esercito Liberatore Cubano a chiedere al Santo Padre, nel lontano 1915, il riconoscimento solenne della Madonna della Caridad del Cobre come Patrona di Cuba. La risposta del Papa, il 10 maggio 1916, inaugurava il secolo di celebrazioni che hanno confermato che la fede del popolo cubano si è mantenuta dinanzi a qualsiasi situazione difficile. “Ecco perché essere cubano significa anche essere devoto alla Madonna della Caridad del Cobre” ha concluso il Vescovo.Anche il messaggio di preparazione alla festa di Sua Ecc. Mons. Dionisio García Ibáñez, Arcivescovo di Santiago de Cuba, ha così motivato il pellegrinaggio dei cubani al Santuario: "Celebrare la Madonna, significa che dobbiamo rispettare tutte le persone, la loro dignità, i loro diritti e doveri, cercando di creare rapporti di rispetto e considerazione, perché questa è l'unica via per rendere le persone in grado di lavorare insieme su progetti per il bene di tutti. Papa Francesco, durante la sua visita a Cuba, ha detto: ‘Colui che non vive per servire, non serve per vivere!’.”Fides ha ricevuto diverse note informative sulla grande folla presente alle molte celebrazioni che si sono svolte ieri in tutta l’isola.

VATICANO - P. Fabrizio Meroni, PIME, Direttore dell’Agenzia Fides

Città del Vaticano – Padre Fabrizio Meroni, del Pontificio Istituto Missioni Estere , Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria e Direttore del CIAM è il nuovo Direttore dell’Agenzia Fides. Lo ha nominato il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. La nomina ha decorrenza dal 1° agosto 2016 al 31 luglio 2017. Nato a Milano nel 1963, p. Meroni è stato ordinato sacerdote nel 1988, ed ha svolto il ministero in Cambogia, Brasile e negli Stati Uniti d’America. Dal 1° dicembre 2015 è Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria e Direttore del CIAM.

ASIA/LIBANO - Dopo la nuova emergenza-rifiuti, le scuole cattoliche puntano sull'educazione ambientale

Beirut – In Libano, a partire dalla capitale, l'emergenza-rifiuti continua ormai da più di un anno, contribuendo a far crescere il malcontento popolare già alimentato dall'instabilità politica e istituzionale del Paese. Tenendo conto di tale drammatica situazione, il Segretariato nazionale delle scuole cattoliche ha deciso di puntare i riflettori sull'educazione ambientale, dedicando al tema un convegno svoltosi ieri a Beirut, offerto a tutti come occasione di orientamento in vista dellinizio dell'anno scolastico. La conferenza è stata aperta da un itnervento del Patriarca maronita, cardinale Boutros Bechara Rai, che ha individuato come punto di riferimento della riflessine comune l'Enciclica "Laudato si", dedicata da Papa Franceco alla custodia della "casa comune". L'enciclica sociale e ecologica del Vescov di Roma - ha sottolineato il Patriarca - affonda le sue radici nella Parola di Dio letta in compagnia dei Padri della Chiesa, e esprime lo sguardo biblico sulla creazione, leggendo anche l'emergenza ambientale come un effetto della pretesa di mettere l'uomo al posto di Dio. Nel suo intervento d'apertura del convegno, il Primate della Chiesa maronita ha riproposto ancle la categoria di “Ecologia integrale” delineata nella Laudato si', per ribadire che l'affronto efficace dell'emergenza ambientale non può essere separato da una riflessione critica globale sui sistemi di sviluppo e la loro sostenibilità, riguardante inevitabilmente anche le scelte della politica e dell'economia. Riferendosi alla drammatica situazione libanese, il Patriarca ha ribadito che le emergenze ambientali nazionali non potranno essere affrontate senza passare per un cambiamento dei comportamenti collettivi, in particolare riguardo all'approccio al consumo. E a questo livello – ha sottolineato il Patriarca - anche le scuole cattoliche sono chiamate a dare un contributo importante, contribuendo a far crecere tra gli studenti una "spiritualità ecologica" che tenga sempre presenti le ricadute sociali di comportamenti che provocano danni all'ambiente. .

AMERICA/PARAGUAY - Mons. Ortiz: incomprensibile non riuscire a fermare la violenza dell’EPP

Concepcion – Per Sua Ecc. Mons. Zacarías Ortiz Rolón, S.D.B., Vescovo emerito della diocesi di Concepción, è incomprensibile che non si riesca a fermare il cosiddetto “Esercito del Popolo paraguaiano” , e ciò lascia suppone che alcune autorità siano complici del gruppo criminale. La nota inviata a Fides informa che, secondo Mons. Ortiz, l'opinione pubblica sa che l'EPP è legato al traffico di droga, e ancora di più, che alcuni politici li proteggono.A questo proposito, ha sottolineato che tempo addietro c’erano solo sospetti, ma ora si sta verificando tutto, ecco perché ha ribadito: "Ci sono dei politici trafficanti di droga".Mons. Ortiz ha anche ricordato, nel colloquio con la stampa locale, che il gruppo criminale era emerso dalla radicalizzazione di alcuni agricoltori che volevano combattere per i poveri. "Adesso non combattono per gli altri, ma combattono per se stessi" ha detto alla stampa.Il Vescovo emerito, che ha 82 anni e una lunga vita di servizio pastorale nel paese, ha parlato per ricordare la richiesta della Conferenza episcopale in occasione della morte violenta degli 8 soldati uccisi lo scorso 27 agosto in un’imboscata dall’EPP proprio a Concepcion: "La Chiesa chiede, ancora una volta, alle autorità, di identificare i criminali e adottare tutte le misure legali per punire i colpevoli e per impedire ulteriore spargimento di sangue innocente". In quella occasione, i Vescovi in un breve comunicato, hanno condannato la violenza omicida del gruppo guerrigliero e chiesto di fermare gli attentati.

ASIA/ISRAELE - Nasce il “Centro Santa Rachele” per l'assistenza sanitaria e alimentare dei figli di immigrati

Gerusalemme – E intitolato a “Santa Rachele” il nuovo centro istituito dal Vicariato San Giacomo per i cattolici di lingua ebraica allo scopo di fornire assistenza medica, alimentare e educativa ai neionati e ai bambini figli di immigrati. La nuova struttura intende farsi carico di uno dei problemi più drammatici affrontati della popolazione di immigrati presente in Israele. Gli immigrati – riferiscono le fonti ufficiali del Patriarcato Latino di Gerusalemme – durante la loro attività lavorativa, che si protrae ogni giorno per molte ore, per far quadrare i conti sono in gran parte costretti a portare i propri bambini presso strutture non autorizzate, chiamate anche "magazzini dei bambini", dove i bimbi vengono tenuti in locali affollati e insicuri, gestiti da donne immigrate prive di qualsiasi competenza professionale nel campo dell'assistenza all'infanzia. Nel corso dell'ultimo anno e mezzo, ben sette bambini sono morti in queste strutture, nella regione a sud di Tel Aviv. Molti altri bambini sono tornati a casa con gravi traumi e ferite. Il Centro dedicato a santa Rachele, figura femminile delineatanella Bibbia con un forte tratto di sollecitudine materna, Il San Rachel Center, ha iniziato la sua attività all'inizio del mese di settembre 2016, in una struttura di proprietà del Convento dei Cappuccini di Gerusalemme. I locali sono stati completamente ristrutturati dal Vicariato san Giacomo grazie all'assistenza di una rete di donatori, che comprende anche l'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Della struttura fanno parte anche alcuni campi da gioco e degli spazi dedicati alle attività del doposcuola dei bambini più grandi. Al momento, la struttura accoglie ogni giorno 25 neonati e bambini sotto i tre anni figli di immigrati, per lo più filippini, indiani e dello Sri Lanka. Tra i bambini assistiti ci sono anche alcuni figli di eritrei richiedenti asilo. Durante i fine settimana, il centro è spesso il luogo di incontro per i giovani cattolici ebreofoni del Vicariato, mente in estate viene ultilizzato per le attività estive per decine di bambini in vacanza. .

ASIA/TURCHIA - Un bambino su 200 in tutto il mondo è rifugiato

Ankara – Attualmente in tutto il mondo ci sono 50 milioni di bambini sfollati e che hanno dovuto abbandonare le proprie famiglie. Tra questi 28 milioni sono fuggiti per paura di violenze e guerra. Tra il 2005 e il 2015 il numero di queste piccole vittime è raddoppiato e quello dei minori migranti è aumentato del 21%. Nell’ultimo rapporto dell’Unicef ricevuto dall’Agenzia Fides, risulta che il 70% di tutti i minori rifugiati hanno richiesto asilo in territorio europeo per sfuggire alla guerra, principalmente in Siria, Irak, Afganistan e Yemen. La Turchia è al primo posto tra i dieci Paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati nel mondo, anche se in Libano si registra un rifugiato ogni 5 abitanti. Nel 2015 sono triplicati rispetto al 2014 i bambini soli che hanno richiesto asilo. Viaggiando da soli sono a rischio di sfruttamenti, abusi, tratta. Un migrante su tre che arriva dall’Africa ha meno di 18 anni.

ASIA/INDIA - Il Vescovo di Vasai: “Madre Teresa è il ponte tra India ed Europa”

Vasai – “Madre Teresa è il ponte tra l'India e la gente dell'Europa”: dice a Fides l'Arcivescovo di Vasai, Felix Machado, che ha inaugurato nella sua diocesi una Chiesa intitolata a santa Teresa di Calcutta. l'Arcivescovo, elogiandone la santità e la scelta di donarsi totalmente ai poveri, nota con apprezzamento il gesto del governo indiano che ha inviato una delegazione di alto profilo in Vaticano per la canonizzazione di Madre Teresa. “Per la prima volta nella storia dell'India, un vescovo è stato invitato a far parte della delegazione ufficiale a Roma: si tratta di Mons Theodore Mascarenhas”, nota. “Questo è il modo per costruire il nostro paese: unire gli sforzi e lavorar insieme con le persone di tutte le religioni”, rimarca mons. Machado.“In un santo la gente vede un riflesso dell'amore di Dio”, prosegue. “Madre Teresa – conclude il Vescovo – è l'incarnazione dell'amore di Dio. La Madre ha voluto dare la priorità a Gesù. Ha rinunciato a tutto per seguire Cristo ed è andata nelle baraccopoli a servirlo nei più poveri tra i poveri. Madre Teresa è santa in questo Anno giubilare della Misericordia, perché Madre Teresa è un'icona della Misericordia di Dio. Madre Teresa si è fatta compassione di Dio per i più poveri, i dimenticati e i calpestati”.

AFRICA/GUINEA - “Non tentate l’avventura americana” dice un responsabile di un’associazione di aiuto ai rifugiati africani

Conakry -Il percorso dei migranti originari dell’Africa occidentale per recarsi negli Stati Uniti è ancora più pericoloso di quello di chi tenta di arrivare in Europea attraverso il Mediterraneo, afferma un’inchiesta di Guinéenews che già aveva intervistato sulla questione l’Ambasciatore della Repubblica di Guinea a Washington . Il giornale sottolinea che diversi guineani sono attratti dal “sogno americano” senza rendersi conto dei rischi che andranno incontro.Grazie all’apertura del Brasile all’Africa è facile ottenere un visto per il Brasile da dove poi i migranti intraprendono un viaggio a piedi, in piroga, in autobus, per 11.000 km e 11 Paesi sud e centro americani per arrivare al confine tra Messico e Stati Uniti.Un viaggio irto di pericoli per la presenza di bande armate, di reti di narcotrafficanti e di sfruttatori per i quali la vita umana non vale nulla, che comporta l’attraversamento della foresta Amazzonica, della frontiera con la Colombia e dei Paesi dell’American Centrale. Un viaggio che può durare mesi in solitudine, vivendo nel pericolo costante.Una volta presentatisi alla frontiera statunitense i migranti cercano di attraversale di nascosto. Coloro che sono arrestati dalla polizia di frontiera americana sono assistiti da alcune associazioni come la “Tabernacle African Caribbean Refugee Association”. Questa associazione nata nel 2011 e con sede a San Diego assiste rifugiati provenienti da Burundi, Camerun, Haiti, Guinea, Eritrea, Etiopia, Sudan, Togo, Niger, Nigeria e Somalia, a chiedere asilo negli Stati Uniti. Tramite l’associazione i richiedenti asilo rinchiusi nelle prigioni americane sono messi in contatto con paranti e amici residenti negli Stati Uniti o con chiese e gruppi religiosi che li aiutano nelle loro domanda di asilo.“Non consiglio a nessuno di intraprendere questa strada e questi metodi pericolosi per venire negli Stati Uniti”- conclude Abdoulaye Diallo uno dei responsabili dell’associazione. È un vero suicidio, i migranti sono lasciati a loro stessi. In certi Paesi, si uccide la gente per niente e i passeur sono dei veri sadici, dei violentatori. Tutte le donne sono violentate. Che nessuno in Guinea dia del denaro al proprio figlio per tentare quest’avventura” ha concluso.

AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi sostengono le norme di sicurezza per entrare nel paese “per motivi religiosi”

Managua – La Conferenza episcopale del Nicaragua ha espresso il consenso alla normativa in materia di immigrazione emanata dal Ministero dell'Interno per regolare l'ingresso nel paese di quanti dichiarano motivi religiosi o assistenziali. La notizia è stata diffusa dopo l'incontro di martedì 6 settembre con i rappresentanti del governo, che hanno spiegato le ragioni e la portata delle norme, ottenendo il sostegno dei Vescovi al provvedimento."Abbiamo avuto dei dubbi perché prima si dovevano superare una serie di meccanismi per facilitare l'ingresso e questo era un processo molto lungo, quindi abbiamo chiesto un incontro con i funzionari nel quale ci hanno spiegato che la procedura veniva stabilita per motivi di sicurezza. Adesso ci hanno detto che basta inviare una lettera sui missionari per agevolare la richiesta in modo rapido e senza intralci" ha detto il Segretario della CEN, Sua Ecc. Mons. Jorge Solorzano, Vescovo di Granada, nella nota inviata a Fides."Nell'incontro - ha aggiunto il Vescovo -, la polizia ci ha dato alcuni esempi di diversi casi, in cui arrivano cittadini degli Stati Uniti che si fanno passare per pastori di chiese evangeliche o membri di commissioni, anche di Ong, ma che a volte sono segnalati dalla Polizia Internazionale come trafficanti di minori o pedofili".A rappresentare il governo all’incontro c'era Luis Canas, Vice Ministro degli Interni; il Commissario generale Francisco Diaz, vice direttore della polizia nazionale; Fidel Moreno, Segretario generale del sindaco di Managua; e Denis Moncada Colindres, Vice ministro degli esteri della Repubblica. Oltre a Mons. Solorzano, da parte della CEN era presente il Card. Leopoldo Brenes; Sua Ecc. Mons. Carlos Herrera, Vescovo di Jinotega; e i Vescovi del Vicariato Apostolico di Bluefields, Mons. Pablo Schmitz e David Zewick.

ASIA/LAOS - Tre nuovi preti e la beatificazione di 17 martiri: passo storico per la Chiesa

Vientiane – La piccola Chiesa in Laos gioisce per due eventi storici che sono imminenti: come appreso da Fides, il 16 settembre si terrà a Savannakhet l’ordinazione sacerdotale di tre nuovi preti laotiani; mentre l’11 dicembre, seconda domenica di Avvento, è prevista a Vientiane la solenne celebrazione di beatificazione di 17 martiri tra sacerdoti, religiosi e laici che hanno perso la vita in Laos, come disposto dalla Santa Sede. Per entrambe le celebrazioni, la Chiesa in Laos ha ricevuto il benestare ufficiale del governo. A presiedere la celebrazione dell’11 dicembre, quale Inviato di Papa Francesco, sarà il Cardinale filippino Orlando Quevedo, Arcivescovo di Cotabato. Alla Messa di ordinazione sacerdotale, il 16 settembre, saranno presenti i Vescovi laotiani dei Vicariati Apostolici di Vientiane, Luang Prabang, Savannakhet e Paksè.“E’ un momento storico per la nostra Chiesa, un vero anno di grazia” nota a Fides Sua Ecc. Mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, Vicario apostolico di Paksé. “Siamo davvero molto felici. Siamo impegnati nella preparazione di questi due importanti appuntamenti. Constatiamo con favore che il paese si sta aprendo sempre di più e che anche noi stiamo beneficiando di questo nuovo approccio. Speriamo di poter rafforzare una proficua cooperazione con le autorità civili, per il bene della Chiesa e del popolo del Laos. Siamo certi che avremo degli ospiti alle celebrazioni, come i Vescovi o i rappresentanti della Cambogia e speriamo anche da altri paesi vicini. Sarà per noi un momento di piena comunione con la Santa Sede e la Chiesa universale. Ringraziamo di cuore Papa Francesco che ha disposto che la celebrazione dei martiri si tenga in Laos. E’ un grande dono per tutti noi” conclude. I tre diaconi prossimi al sacerdozio appartengono al Vicariato apostolico di Luang Prabang e hanno il nome di battesimo di tre grandi santi: sono don Paolo Lattana Sunthon, don Agostino Saegna Sii Bunti, don Michele Kanthak Vilae Luong Di.I martiri laotiani, in tutto 17, sono stati riconosciuti da Papa Francesco nel 2015, in due distinte cause: la prima è quella del missionario italiano p. Mario Borzaga OMI e del primo catechista locale, Paolo Thoj Xyooj, uccisi in odium fidei nel 1960. La seconda riguarda il primo sacerdote laotiano, Giuseppe ThaoTien e altri 14 compagni: dieci sono missionari appartenenti a alle Missioni Estere di Parigi e agli Oblati di Maria Immacolata . Accanto a loro quattro laici catechisti indigeni. I quindici sono stati uccisi tra il 1954 e il 1970 dai guerriglieri comunisti Pathet Lao.

AFRICA/CAMERUN - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “Beato Paolo VI” di Douala

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 9 giugno 2016, ha nominato Rettore del Seminario maggiore teologico interdiocesano “Beato Paolo VI” nell’arcidiocesi di Douala, in Camerun, il rev. Benoit Ewane, del clero della diocesi di Nkongsamba.Il nuovo Rettore è nato il 12 gennaio 1964 a Moumekeng. Dopo gli studi primari, nel 1978 è entrato nel Seminario minore San Michel di Melong e nel 1986 ha proseguito la sua formazione filosofica nel Seminario maggiore regionale Paolo VI di Bonépoupa. Nel 1989 è a Roma, presso il Pontificio Collegio Urbano. All’Università Urbaniana consegue il baccalaureato in teologia , viene ordinato diacono e consegue la licenza in teologia . E’ stato ordinato sacerdote il 10 settembre 1994 nella diocesi di Nkongsamba. Dopo aver svolto il ministero pastorale in parrocchia e presso il Seminario minore San Michel, nel 1996 riprende gli studi alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, per il dottorato in teologia . Rientrato in Camerun, è stato Vicario della Cattedrale di Nkongsamba, Parroco, insegnante in Seminario, Rettore del Seminario propedeutico di Mbanga e dal 2011 formatore al Seminario maggiore Paolo VI di Douala.

AFRICA/EGITTO - Primi effetti (positivi) della legge sulla costruzione delle chiese

Il Cairo – In Egitto si cominciano a registrare, in diverse situazioni locali, gli effetti – generalmente positivi – della nuova legge sulla costruzione e sul restauro delle chiese, approvata dal Parlamento egiziano lo scorso 30 agosto . I copti del villaggio di Rahmaniyah, presso la città di Qena, hanno visto riaprire la loro chiesa, dedicata alla Vergine Maria e chiusa da trent'anni, grazie a una disposizione delle forze di sicurezza locali. Intanto il sacerdote copto Beeman Shaker, della diocesi di Shubra Al Khaimah, ha annunciano l'inizio dei lavori per erigere una chiesa la cui costruzione era stata approvata già nel 2002 e che finora era stata bloccata dall'opposizione dei gruppi islamisti radicali operanti nella zona. Mentre la gazzetta ufficiale ha annunciato l'approvazione – disposta direttamente dal Presidente Abdel Pattah al Sisi - del progetto di costruzione di una nuova chiesa a Cairo Nuova, il nuovo centro urbano che si estende su 30mila ettari al limite sudorientale del governatorato del Cairo. Uno degli articoli più contestati della nuova legge è quello che vincola la costruzione di nuovi edifici di culto cristiano, e anche le loro dimensioni, al numero di cristiani residenti nella zona. Su tale disposizione – riferiscono fonti copte consultate dall'Agenzia Fides - pesa l'assenza di un censimento aggiornato in grado di indicare con esattezza la consistenza numerica delle comunità cristiane sparse nelle varie provincie egiziane. In alcune zone, il consistente aumento numerico delle comunità cristiane non è stato registrato in alcun modo dalle autorità locali. Dagli anni Novanta gli uffici incaricati del censimento e delle statistiche demografiche non aggiornano i dati sulla consistenza numerica delle comunità cristiane egiziane, a partire da quella copta, che secondo alcuni analisti, negli ultimi lustri avrebbe abbondantemente superato la soglia dei dieci milioni.

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