Ultimas noticias de la agencia Fides

VATICANO - Tra i nuovi Cardinali 6 sono Arcivescovi in territori di missione

Città del Vaticano – All’Angelus di ieri, domenica 9 ottobre, il Santo Padre Francesco ha annunciato un Concistoro per il 19 novembre, per la nomina di 13 nuovi Cardinali, cui si aggiungeranno anche un Arcivescovo e due Vescovi Emeriti, “che si sono distinti nel loro servizio pastorale”, e un presbitero, “che ha reso una chiara testimonianza cristiana”. “La loro provenienza da 11 Nazioni – ha detto il Papa - esprime l’universalità della Chiesa che annuncia e testimonia la Buona Novella della Misericordia di Dio in ogni angolo della terra. L’inserimento dei nuovi Cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo. Domenica 20 novembre, Solennità di Cristo Re, a conclusione dell’Anno Santo Straordinario della Misericordia, concelebrerò la S. Messa con i nuovi Cardinali, con il Collegio Cardinalizio, con gli Arcivescovi, con i Vescovi e con i Presbiteri”.Tra i nuovi Cardinali figurano 6 Arcivescovi di territori dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli: Sua Ecc. Mons. Dieudonné Nzapalainga, C.S.Sp., Arcivescovo di Bangui ; Sua Ecc. Mons. Patrick D’Rozario, C.S.C., Arcivescovo di Dhaka ; Sua Ecc. Mons. Maurice Piat, Arcivescovo di Port-Louis ; Sua Ecc. Mons. John Ribat, M.S.C., Arcivescovo di Port Moresby . A loro si aggiungono i due ultraottantenni Sua Ecc. Mons. Anthony Soter Fernandez, Arcivescovo emerito di Kuala Lumpur e Sua Ecc. Mons. Sebastian Koto Khoarai, O.M.I, Vescovo emerito di Mohale’s Hoek .

ASIA/PAKISTAN - Minacce a una Ong cristiana che difende casi di “blasfemia digitale”

Lahore L'Ong pakistana di ispirazione cristiana "The Voice", guidata dall'avvocato cristiano Anneqa Maria Anthony ha ricevuto gravi minacce nel corso del procedimento giudiziario relativo a un caso di blasfemia. Si tratta del caso di Nabeel Masih, la cui udienza era fissata per l'8 ottobre, rinviata per una agitazione sindacale. Il sedicenne cristiano Nabeel Masih è stato denunciato da alcuni coetanei che lo accusano di aver condiviso sul social network Facebook una foto considerata dispregiativa della «Khana-e-Kaaba», l’edificio al centro della moschea della Mecca, luogo sacro all’Islam. L’incidente è avvenuto in un villaggio nei pressi di Bhai Pheru, nel distretto di Kasur, nella provincia del Punjab. Gli accusatori hanno invocato l’art. 295a del Codice di Procedura penale, che punisce il vilipendio all’islam. Nabeel è stato arrestato. Come riferito a Fides dal team di "the Voice", raggiunto il tribunale, insieme con i parenti dell'accusato, ci si è resi conto che il luogo dell'udienza non era sicuro, per la presenza di almeno 80 persone che mostravano odio e risentimento verso la famiglia. Il gruppo ha iniziato a protestare e minacciare i parenti e i legali come l'avvocato Anthony. Tutti accusavano Nabeel di blasfemia e anche alcuni avvocati dicevano che "non bisognava difendere un criminale blasfemo" . Hanno poi detto di voler uccidere Nabeel, "autore di un crimine odioso", affermando di voler "bruciare tutti gli infedeli della sua famiglia". L’Ong afferma di "non avere agenti di sicurezza per garantire la protezione dei propri membri e della famiglia assistita". L’ Avvocato Anthony dice a Fides: "Nabeel è innocente: l'accusa a suo carico non è ancora dimostrata. E' un diritto fondamentale di Nabeel o di qualsiasi altro imputato avere una assistenza legale nel corso di un procedimento giudiziario o chiedere una cauzione. In uno stato di diritto, a ogni imputato sono date le garanzie di legge".

AFRICA/KENYA - Strage di Mandera: la polizia afferma di aver “indizi cruciali” sul movente e gli autori

Nairobi - “Abbiamo raccolto alcuni indizi cruciali che ci possono condurre a scoprire il movente dell’attacco e chi lo ha commesso” ha affermato Fredrick Shisia, commissario della Contea di Mandera, nel nord-est del Kenya, dove il 6 ottobre sei persone sono state uccise in una strage rivendicata dagli Al Shabaab somali. Altre tre persone sono rimaste ferite.Il commissario Shisia ha afferma di avere “due teorie inclusa una interna ed una esterna” sulle motivazioni della strage, lasciando intendere che se gli Shabaab l’hanno rivendicata, non è detto che l’abbiamo commessa loro.Secondo quanto aveva riferito all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Joseph Alessandro, Vescovo di Garissa, in un primo momento si era pensato che la strage fosse stata commessa in rappresaglia per la denuncia degli operai di una cava che non venivano pagati dai proprietari dell’azienda . Le vittime sono operai che alloggiavano nel complesso residenziale preso di mira dagli assalitori.

AFRICA/GHANA - “È tempo che cattolici e anglicani si uniscano per combattere i mali sociali del Ghana” dice il Primate Anglicano della Provincia dell’Africa Occidentale

Roma - “È tempo per la Chiesa anglicana e la Conferenza Episcopale del Ghana di operare insieme per combattere la povertà, il traffico di bambini, i cambiamenti climatici e altri mali sociali che stanno divorando il tessuto sociale della società ghaniana” ha affermato in un colloquio con l’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons Daniel Sarfo, Primate Anglicano della Provincia dell’Africa Occidentale e Arcivescovo Metropolitano dell’Arcidiocesi Anglicana di Kumasi.Mons. Sarfo sottolinea che la sua Arcidiocesi e quella cattolica di Kumasi hanno un’ottima relazione di collaborazione che risale al 1998 quando fu consacrato Vescovo. “È tempo- dice- che le due chiese condividano idee e lavorino insieme a livello nazionale tenendo anche incontri annuali”. Secondo l’esponente anglicano lavorare insieme significa esaudire la preghiera dl Signore Gesù Cristo che i cristiani siano una sola cosa. “La preghiera, la testimonianza e la missione insieme unirà le due chiese al servizio dell’umanità” ha concluso. L’Arcivescovo Sarfo, il Vescovo Joseph Baawobr della diocesi cattolica di Wa e il Vescovo Victor Atta-Baffoe della diocesi anglicana di Cape Coast sono membri di una commissione mista istituita per l'attuazione della dichiarazione comune firmata dal Papa Francesco e dall'Arcivescovo di Canterbury Justin Welby il 5 ottobre.

AMERICA/COLOMBIA - La Chiesa saluta il nuovo Premio Nobel della Pace: il presidente Santos

Bogotà – Dopo la notizia del Premio Nobel per la Pace 2016 assegnato al presidente colombiano Juan Manuel Santos Calderon, Sua Ecc. Mons. Luis Augusto Castro, Arcivescovo di Tunja e Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana, ha espresso la sua gioia e si è congratulato con il presidente della nazione."Voglio congratularmi con il presidente Santos: voglio dire che sono molto felice, come sono felici i colombiani per questo premio che, oltre ad essere un riconoscimento allo sforzo personale, è una ulteriore spinta al processo di pace. Questo premio dovrebbe incoraggiare anche coloro che stanno dialogando in questo momento per trovare una soluzione rapida". Nella nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale, il prelato osserva che “questo premio dovrebbe essere un'occasione per continuare i dialoghi”.

AMERICA/HAITI - Uragano Matthew: 800 morti ma il bilancio si aggrava di ora in ora

Port au Prince – "Siamo ancora in attesa di notizie dei nostri confratelli a Jérémie. Fino ad oggi non abbiamo notizie. E non c'è modo di contattarli o di recarsi sul posto” scrive a Fides da Haiti p. Kénol Chéry, C.Ss.R, missionario e superiore regionale dei redentoristi. “Tutte le congregazioni religiose si trovano nella stessa situazione. Vediamo le immagini scattate da militari americani che mostrano le distruzioni, i danni e la desolazione delle persone. Ma anche le autorità haitiane non possono ancora intervenire. Possiamo solo pregare e sperare in attesa di potere agire","Le nostre due parrocchie di Saint Louis Conzague a Fonfrede e Saint Louis roi de France a Château sono devastate. A Chateau la chiesa parrocchiale e l'edificio che ospitava la scuola materna sono distrutti completamente", aggiunge il missionario.Non c’è ancora un bilancio definitivo su vittime e danni da parte delle autorità dopo il passaggio dell'uragano Matthew nei Caraibi. Ad Haiti sono ormai più di 800 i morti, secondo le agenzie, ma il bilancio diventa sempre più drammatico con il passare delle ore.. Anche Papa Francisco ha inviato le sue condoglianze alle famiglie di coloro che sono morti a causa dell'uragano Matthew, e ha espresso la sua vicinanza e affetto ai feriti e alle vittime della catastrofe.

ASIA/FILIPPINE - Chiesa e stato insieme per creare "zone di pace", libere dalla droga

Manila - Nel bel mezzo di una campagna che vede le organizzazioni della società civile, nelle Filippine e all'estero, denunciare le esecuzioni extragiudiziali compiute dalla polizia e da gruppi paramilitari a danno di trafficanti e spacciatori di droga, la Chiesa cattolica accoglie e rilancia la proposta di imboccare "una strada diversa" per affrontare la questione della droga a livello nazionale, senza ricorrere alla "violenza di stato": si tratta di avviare una collaborazione virtuosa tra stato e società civile per programmi di riabilitazione dei drogati, che accompagnino spacciatori e tossicodipendenti in un cammino di rieducazione e reinserimento sociale. Il governo ha infatti lanciato un programma denominato MASA MAsid che mira a incoraggiare le comunità ad assumere un atteggiamento proattivo nella lotta contro corruzione, droga e criminalità.Secondo le Ong, la lotta senza quartiere lanciata dal Presidente Rodrigo Duterte, come strumento per contrastare il fenomeno della doga e la criminalità organizzata, ha fatto finora 3.500 morti. "Il numero di vittime è incredibilmente alto e si sta avvicinando alla cifra di 4.000 morti durante i 20 anni di legge marziale", rileva il vescovo Antonio Tobias alla guida della diocesi di Novaliches.Raccogliendo le preoccupazioni della Chiesa, il Vescovo apprezza la proposta governativa come “modalità alternativa”: nella sua diocesi di Novaliches si creerà una "zone di pace, "avviando specifici programmi congiunti di riabilitazione di rieducazione, grazie alla cooperazione di stato, ong, chiese”. Un 'altra strada suggerita dalla Chiesa è quella della trasparenza: si potrebbe diffondere una lista dei ricercati in modo che anche le associazioni impegnate sul territorio possano verificarne la veridicità, dato che "sono molte le parrocchie e i sacerdoti e impegnati nel programma di riabilitazione dalla droga", nota il Vescovo. Sotto questo aspetto la Chiesa è pronta a cooperare con lo stato: "Nella diocesi di Novaliches, la Chiesa, soprattutto attraverso le sua Comunità ecclesiali di base, aiuterà l'amministrazione statale nella sua lotta contro la droga, senza sposare la violenza ma piuttosto contribuendo alla guarigione e alla protezione delle vittime della droga".

OCEANIA/AUSTRALIA - La Chiesa è una comunità della misericordia, anche sul web

Brisbane - Ha toccato principalmente il tasto del fenomeno globale delle migrazioni la “e-conference” organizzata di recente dal Broken Bay Institute, nella omonima diocesi australiana, istituto specializzato in comunicazione on-line su argomenti teologici e spirituali. A intervenire nella conferenza online, aperta a domande e contributi in diretta di tutti gli utenti collegati, è stato l'Arcivescovo Mark Coleridge, alla guida della diocesi di Brisbane, che ha rimarcato come la misericordia sia “il motore della comunità”, quella forza che genera l'azione nella Chiesa. Ringraziando Papa Francesco per aver posto nuovamente la misericordia al centro dell'agire pastorale della Chiesa , l'Arcivescovo ha spiegato, in sintonia con i contenuti dell’Anno giubilare: "Grazie all'alleanza stabilita con Dio, la Chiesa è una comunità di misericordia in un mondo che spesso risulta crudele. E' la comunità che va a cercare l'affamato, l'assetato, chi è nudo o malato, imprigionato dal potere della morte. Basta guardare il Crocifisso e capirlo" ha detto.Nella conferenza tenutasi il 20 settembre, ma disponibile su web per chi voglia riascoltarla, l' Arcivescovo Coleridge ha conversato con Sr. Veronica Lawson e con il presidente del Consiglio per i rifugiati dell'Australia Phil Glendenning sulla questione dell’immigrazione a livello mondiale. Glendenning ha detto: "La compassione per le persone è la nostra più grande forza civilizzatrice, e la visione di Papa Francesco richiede una risposta".Il Broken Bay Institute, Istituto di istruzione teologica, propone le "e-Conference” come "mezzo per esplorare il dialogo tra studiosi, clero, giovani e credenti di tutte le fedi su un palcoscenico globale", ha rimarcato Gerard Goldman, amministratore delegato dell'Istituto.

ASIA/CINA - La morte di Mons. Antonio Xu Jiwei, Pastore prudente e zelante

Linhai - Alle ore 23,16 di domenica 25 settembre u.s., è deceduto S.E. Mons. Antonio Xu Jiwei, Vescovo della diocesi di Linhai , nella provincia di Zhejiang . Aveva 81 anni: da tempo era affetto da vari problemi di salute; nei mesi scorsi era stato colpito da un ictus cerebrale e, successivamente, da ricorrenti episodi di infezione polmonare. Il Presule era nato il 2 aprile 1935 a Shanghai. Dal 1948 al 1958 aveva studiato nei seminari di Ningbo e di Shanghai. Nel 1960 fu arrestato e condannato a cinque anni di prigione, poi venne costretto ai lavori forzati. Negli stessi anni gli venne assegnato l’incarico di insegnante in una scuola secondaria. Nel 1985 gli fu rimessa la precedente condanna e, quindi, poté rientrare nel seminario di Shanghai e riprendere gli studi teologici, fatti da giovane. All’età di cinquant’anni, il 21 novembre 1985, fu ordinato sacerdote. Restò nello stesso seminario di Shanghai come formatore.Nel 1987 tornò nella sua diocesi di origine di Ningbo. Nel 1999 assunse l’incarico di Amministratore Diocesano e parroco di Shijiang, nella diocesi di Linhai . Nello stesso anno, la Santa Sede lo nominò Vescovo di Linhai , diocesi che era vacante dal 1962. Per diversi motivi la sua consacrazione episcopale avvenne undici anni dopo, il 10 luglio 2010, presieduta da S.E. Mons. Giuseppe Li Mingshu, Vescovo di Qingdao, con la partecipazione di altri quattro Vescovi legittimi.Durante gli anni del suo ministero, Mons. Xu Jiwei si è dimostrato un Pastore prudente e zelante, animato da un profondo sentimento di comunione e di fedeltà con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale, e si è preoccupato di dare un’adeguata formazione al clero locale. Durante i sei anni di ministero episcopale sono stati ordinati circa metà degli attuali sacerdoti della sua comunità diocesana e alcuni di loro sono stati inviati all’estero per approfondire la propria formazione. I funerali del Vescovo Xu, ai quali hanno preso parte migliaia di fedeli, si sono tenuti il 29 settembre.

AFRICA/EGITTO - Fuori dal carcere il detenuto accusato della strage di Capodanno nella chiesa di Alessandria

Alessandria - E' uscito dal carcere l'uomo accusato di aver pianificato ed eseguito l'attentato del Capodanno 2011 presso la chiesa copta dei Santi Marco e Pietro ad Alessandria d'Egitto, che provocò 23 vittime e quasi cento feriti tra i fedeli raccoltisi presso il luogo di culto per partecipare al rito liturgico di mezzanotte. Si tratta di Ahmad Lutfi Ibrahim, e secondo le versioni ufficiali, rilanciate dai media egisziani, è stato rilasciato per decorrenza dei tempi legali di detenzione, prima che sia pronunciata la sentenza di colpevolezza o di assoluzione. L'imputato è ora passato agli arresti domiciliari. Deve rispondere dell'accusa di attentato terroristico e istigazione alla violenza. A distanza di quasi sei anni, la dinamica della strage di San Silvestro ad Alessandria rimane avvolta nell'ombra. Già nelle prime ore dopo l'attentato, le versioni ufficiali fornite sulla modalità di esecuzione della strage divergevano tra quelle che parlavano di attentato suicidia e quelle che riferivano dell'utilizzo di una auto-bomba. Le indagini condotte dal Ministero egiziano dell'interno presero subito la pista islamista, accusando dell'attentato un gruppo estremista con base nella striscia di Gaza, che respinse le accuse. Dopo l'inizio delle Primavere arabe e le dimissioni del Presidente Hosni Mubarak, ricostruzioni di diversa matrice indicarono proprio gli apparati del Ministero dell'Interno egiziano come mandanti della strage, nel quadro di una “strategia della tensione” tesa ad aumentare l'allarme sociale per puntellare il potere declinante dello stesso Mubarak. .

ASIA/PAKISTAN - Udienza per Asia Bibi davanti alla Corte Suprema

Islamabad – E’ fissata per il 13 ottobre prossimo l’udienza della Corte Suprema per il caso di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia. La condanna in primo grado è stata confermata dalla Corte di appello e ora il ricorso è giunto al Tribunale supremo, terzo e ultimo grado di giudizio che ha disposto la data per l’esame del caso. Lo conferma a Fides Joseph Nadeem, tutore della famiglia della donna, aggiungendo che “si tratta di un momento decisivo in cui si richiede la preghiera costante di tutti i cristiani e di tutti gli uomini di buona volontà, perché Asia sia liberata”. Il caso sarà presentato dall’avvocato musulmano Saiful Malook, legale ufficiale di Asia Bibi, che “nutre buone speranze”, notando “i difetti in diritto e le prove che, nel merito, dimostrano l’innocenza della donna”. Asia Bibi si trova attualmente nel carcere femminile di Multan, in una cella singola. La donna è stata arrestata a giugno del 2009 in base alla nota legge sulla blasfemia, dopo un litigio con alcune contadine, sue compagne di lavoro nei campi. Dopo la condanna a morte nel 2009 e la conferma del verdetto di condanna nel 2014, il 22 luglio 2015 la Corte Suprema ha sospeso la pena e disposto il riesame del caso.

AFRICA/KENYA - “La strage di Mandera si inserisce in una lunga sequenza di sangue” dice il Vescovo di Garissa

Nairobi - “Ancora una volta sono stati colpiti lavoratori provenienti da altre zone del Kenya, in un attentato terroristico che ricorda gli altri attacchi commessi dagli Shabaab nell’area, le cui vittime sono sempre state lavoratori forestieri. I bersagli sono sempre persone dell’entroterra del Kenya, non i locali” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Joseph Alessandro, Vescovo di Garissa, nel nord-est del Kenya, al confine con la Somalia, nella cui diocesi rientra la località di Mandera, dove in un complesso residenziale per lavoratori sono stati uccise sei persone. La strage è stata perpetrata nella notte del 6 ottobre, ed è stata rivendicata dagli Shabaab che hanno affermato di aver voluto uccidere dei cristiani.Negli ultimi due anni, gli Shabaab hanno perpetrato nella zona diverse stragi contro non somali e non musulmani. La più grave è stata quella nell’Università di Garissa, dove 148 persone sono state trucidate in base alla loro appartenenza religiosa.“Gli Shabaab si sono alienati il sostegno di gran parte della popolazione somala, che è tutta di religione islamica, per i massacri commessi contro altri musulmani. Per questo ora gli Shabaab in Kenya, quando colpiscono un luogo affollato, discriminano tra musulmani e cristiani, risparmiando i primi e uccidendo i secondi” aveva spiegato all’epoca a Fides Mons. Alessandro , aggiungendo che “la rivendicazione degli Shabaab afferma che questi attacchi terroristici sono delle ritorsioni per la presenza dell’esercito keniano in Somalia, le cui truppe hanno avuto un ruolo importante nel cacciare gli Shabaab da aree importanti della costa, interrompendo i traffici lucrosi con i quali il movimento integralista si finanziava”.Nel caso della strage del 6 ottobre il Vescovo precisa: “abbiamo contattato alcuni nostri referenti locali. Ci hanno detto che almeno inizialmente non si sapeva se gli esecutori della strage fossero gli Shabaab oppure qualche altro gruppo per motivi di ordine criminale. Alcuni degli operai ospitati nell’alloggio dove è avvenuta la strage lavoravano in una cava di pietre i cui proprietari erano stati da loro denunciati perché non pagavano gli stipendi. In un primo momento quindi si è pensato ad una rappresaglia per la denuncia degli operai. Ma questa interpretazione è superata dalla rivendicazione degli Shabaab”.

ASIA/SIRIA - I bambini di Aleppo chiedono la pace. Il Vescovo caldeo: informazione occidentale manipolata

Aleppo – Erano diverse centinaia i bambini e i ragazzi di Aleppo, cristiani e musulmani, che nella giornata di ieri, giovedì 6 ottobre, si sono radunati per chiedere con la preghiera e il canto che torni la pace in tutta la Siria. Il raduno si è svolto nell'ampio spazio davanti all'edicifio dell'ex scuola francescana di Terrasanta. Analoghe manifestazioni si svolgeranno oggi nelle scuole di Damasco, Homs Yabroud, Tartus. Nel corso degli incontri, i bambini sottoscriveranno una petizione da inviare all’Unione Europea e all'Onu. L'appello per la pace, con tutte le firme dei bambini e dei giovani sottoscrittori, verrà consegnato nei prossimi giorni ai rappresentanti di Ue e Onu, nelle sedi di Bruxelles e Ginevra, da tre Patriarchi orientali che portano il titolo di Antiochia: il greco-melchita Gregoire III, il greco-ortodosso Yohanna X e il siro-ortodosso Ignatius Aphrem II. Ad Aleppo, anche nel giorno dell'iniziativa dei bambini a favore della pace, colpi di artiglieria sono caduti in abbondanza anche sui quartieri controllati dal'esercito siriano, provocando morti e feriti. “Da settimane” riferisce all'Agenzia Fides Antoine Audo SJ, Vescovo caldeo di Aleppo, “siamo di nuovo in una situazione di terrore generale, anche se si cerca di mantenere aperte istituzioni pubbliche come l'università. Dai quartieri controllati dai ribelli arrivano ogni giorno colpi d'artiglieria con armi sofisticate, che seminano morte, anche se i ribelli non hanno gli aerei. Tra i soli cristiani, nelle ultime due settimane, ci sono stati più di venti morti. Ma di quello che succede da noi, i media occidentali non parlano. A noi che siamo qui, tutto il sistema mediatico globale appare manovrato da interessi geopolitici che manipolano l'informazione. Tutto diventa pretesto di propaganda. E si continua a nascondere il ruolo e le operazioni messe in atto da Paesi come la Turchia, il Qatar e l'Arabia Saudita”. .

AMERICA/PERU’ - Trentamila persone saranno fatte sgomberare, Mons. Bambaren chiede il dialogo

Chimbote – Attraverso una lettera pubblicata sui social network, il Vescovo emerito di Chimbote, Sua Ecc. Mons. Luis Bambarén Gastelumendi, ha invitato al dialogo e si è espresso contro l'eventuale sgombero di circa 30 mila persone insediatesi sulle terre destinate dal governo al Progetto Speciale di Chinecas. Il Vescovo ha invitato le autorità locali e regionali ad evitare lo sfratto perché, secondo lui, sarebbe molto violento e porterebbe solo dolore, feriti e distruzione. "E tutto per cosa? Per continuare ad avere un deserto, innaffiato non con l'acqua, ma questa volta con il sangue?" scrive Mons. Bambarén.Il Progetto Speciale di Chinecas prevede un complesso di infrastrutture idrauliche per il trattamento e la distribuzione dell'acqua per aziende agricole e per uso domestico dei cittadini. Il governo ha assegnato a tale scopo 217 ettari di terreno a Chimbote, in una zona quasi desertica, a nord del Perù, a circa 800 km dalla capitale. Una volta realizzate le infrastrutture previste, in base al progetto l'anno scorso sarebbero dovuti essere assegnati dei terreni per fini agricoli, per la costruzione di un impianto di smaltimento rifiuti e il resto doveva essere assegnato ai diversi comuni vicini. Nel luglio scorso una parte di questi terreni è stata invasa dalla gente della zona, stanca dell’attesa, che vi si è stabilita costruendo delle baracche come abitazioni. L'indecisione sulla distribuzione di questi terreni ha fatto aumentare in seguito la quantità delle famiglie insediatesi lì.Mons. Bambaren ha espresso solidarietà alle famiglie, e dinanzi alla possibilità dello sgombero dalla zona che occupano, il Vescovo ha chiesto: "Perché i responsabili del progetto hanno dormito fino a tollerare che, quotidianamente, arrivassero sempre più famiglie povere ad aumentare il numero delle loro misere case?". Infine, riferisce la nota inviata a Fides, il Vescovo si è detto fiducioso per una soluzione giusta e pacifica di questa situazione.

AMERICA/HAITI - Uragano Matthew: 300 morti solo ad Haiti, la testimonianza di un missionario

Port au Prince – Si aggrava la situazione ad Haiti dopo il passaggio dell'uragano Matthew nei Caraibi, sono 283 i morti, secondo il ministero dell'Interno haitiano, ma la cifra è provvisoria e sicuramente destinata a salire perché ci sono ancora delle zone completamente isolate. Il vento e la pioggia hanno distrutto abitazioni, scoperchiato tetti e inondato interi quartieri. Nella Repubblica Dominicana si contano per ora 4 morti ma ancora non c'è un rapporto ufficiale.Fratel Jeffrey Rolle, Consigliere generale dei missionari Redentoristi, che ad Haiti hanno diverse case e tre comunità nel sud , che risulta la parte più colpita e ancora priva di comunicazioni, ha detto all’Agenzia Fides: “Fino a ieri si poteva raggiungere quella zona soltanto in elicottero. Abbiamo ricevuto informazioni da padre Kénol Chéry, Superiore regionale di Haiti, che ci ha detto che il sud è diviso dal resto del paese. Sono riusciti a parlare pochi minuti al telefono con i confratelli di Les Cayes, dove si sono registrate inondazioni, frane e molti danni. La chiesa parrocchiale di Château è completamente distrutta. Tutte le famiglie dei confratelli del sud sono state colpite. I tetti delle case sono volati via a pezzi. Grazie a Dio non abbiamo registrato morti o feriti”.In alcune zone di Haiti i corpi di quanti avevano perso la vita sono cominciati ad apparire solo quando le acque si sono ritirate, quasi due giorni dopo il passaggio di Matthew, ecco perché in un primo momento il numero dei morti era sembrato molto basso. Il più violento uragano degli ultimi dieci anni ora si sta dirigendo verso le coste americane.

AFRICA/EGITTO - Il governo vieta le manifestazioni copte nell'anniversario della “strage di Maspero”

Il Cairo - Il Ministero egiziano degli Affari Interni ha negato alle associazioni di giovani copti l'autorizzazione a organizzare una manifestazione in occasione del quinto anniversario del massacro conosciuto come la “strage di Maspero”. Il permesso a manifestare – hanno riferito le fonti ufficiali del Ministero – non è stato concesso per “motivi di sicurezza”. La strage di Maspero ebbe luogo il 9 ottobre 2011, nella fase di transizione seguita alle dimissioni del Presidente Hosni Mubarak, quando il governo egiziano era in mano al Consiglio Supremo delle Forze Armate. Quel giorno l'esercito, schierato in prossimità del palazzo che ospita la televisione di Stato, aprì il fuoco contro gruppi di manifestanti, in larga parte copti, lasciando sul terreno 27 morti. I manifestanti si erano radunati per protestare contro la demolizione di una chiesa avvenuta nell'Alto Egitto. Gli attivisti dell'Unione giovanile Maspero hanno diffuso un comunicato, pervenuto al'Agenzia Fides, in cui denunciano di aver ricevuto anche minacce dalle forze di sicurezza, dopo che la loro richiesta di manifestare era stata respinta. Le disposizioni – molto restrittive – che in Egitto regolano la richiesta e l'autorizzazione a realizzare manifestazioni pubbliche sono entrate in vigore nel novembre 2013, in una fase della vita civile egiziana caratterizzata da alta tensione sociale, dopo la deposizione per via militare del Presidente islamista Mohamed Morsi, il leader dei Fratelli Musulmani che aveva vinto democraticamente le elezioni presidenziali nel giugno 2012. .

ASIA/INDIA - Il Direttore nazionale POM: “Aspettiamo il Papa come messaggero di pace”

Bangalore – “Aspettiamo con gioia il Papa come messaggero di pace, mentre la nazione attraversa la crisi del Kashmir. Sarebbe una benedizione per il paese. La sua presenza potrebbe suscitare tanta commozione e sciogliere dei nodi”: lo dice a Fides p. Faustine Lobo, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in India. Papa Francesco, sul volo di ritorno dalla Georgia, ha detto che “un viaggio in India e Bangladesh nel 2017 è quasi sicuro”.“Lo aspettiamo come una grazia per l’India. Dopo la canonizzazione di Madre Teresa, sarebbe un altro momento importante per noi. In questo tempo avvertiamo l’urgenza della pace, mentre l’escalation in Kashmir preoccupa molti. Il Papa ci ricorda che solo la pace è santa e che non esiste un Dio di guerra” rileva il Direttore. Per la situazione interna della Chiesa indiana, “con la sua presenza il Papa verrebbe a ricordare a tutta la società, a volte attraversata da fermenti di odio verso le minoranze religiose, che i cattolici indiani vivono e operano solo per il bene comune del paese” conclude p. Lobo.Secondo fonti di Fides, i passi necessari per l’arrivo del Papa sono stati compiuti. Nell’aprile scorso, una delegazione guidata dal Cardinale Baselios Cleemis, Presidente della Conferenza episcopale indiana, ha chiesto al Primo Ministro Narendra Modi di scrivere una lettera di invito ufficiale a Papa Francesco. Il Cardinale aveva anche confermato di aver egli stesso invitato il Papa a visitare l'India. L'ultimo Papa ad andare in India è stato Giovanni Paolo II che nel febbraio 1986 approdò a Goa.

AFRICA/CONGO - Ripresa la guerriglia nel sud del Congo: 23 morti

Brazzaville - Sono 23 le persone uccise negli attacchi commessi a fine settembre nella Repubblica del Congo dagli ex membri del gruppo ribelle Ninjas Nsiloulou. Lo ha reso noto il Ministro della Giustizia di Brazzaville, Pierre Mabiala.Secondo il Ministro le vittime sono quattro poliziotti militari, due poliziotti e undici civili. Gli assalti sono stati commessi nella regione meridionale del Pool nell’ultima settimana di settembre. Nell’assalto ad un treno, il 30 settembre, i guerriglieri hanno ucciso 14 persone.Ben 4.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case da aprile, quando alcuni ex Ninjas Nsiloulou hanno ripreso le armi dopo la contestata rielezione del Presidente Denis Sassou N'Guesso. Ntoumi, che dopo aver deposto le armi si era unito al Presidente Sassou Nguesso, ha però appoggiato lo sfidante Guy-Brice Parfait Kolélas, arrivato secondo nelle elezioni presidenziali del 20 marzo, che hanno visto la riconferma di Nguesso come Presidente-

ASIA/TURCHIA - Presidenza turca degli affari religiosi: Gulen ha sfruttato il dialogo interreligioso per costruire le sue “trame oscure”

Ankara – Nella perdurante campagna condotta dagli apparati turchi contro la rete che fa capo a Fetullah Gulen viene tirato in ballo anche il Concilio Ecumenico Vaticano II e l'apertura al dialogo con le comunità e le tradizioni religiose che la Chiesa cattolica sancì in quell'assise conciliare. La Presidenza degli Affari religiosi della Turchia, istituzione legata all'ufficio del Primo Ministro, ha predisposto un dossier sulle attività di Gulen e del suo movimento Hizmet, in cui si sostiene che il cosidetto FETO avrebbe strumentalizzato il dialogo interreligioso con le Chiese e comunità cristiane, per mettere in atto quelle che vengono descritte come sinistre trame di potere. “Con il progetto di dialogo interreligioso basato sulle disposizioni prese dal Concilio Vaticano II” si legge tra l'altro nel dossier “Gulen, organizzando eventi nazionali e internazionali, da un lato ha intessuto i suoi legami con la cultura cristiana, e dall'altro ha permesso all'organizzazione di essere accreditata in Occidente. Così lui ha avuto modo di stabilire la sua base in Pennsylvania, e numerosi Paesi occidentali hanno aperto le porte all'Organizzazione”. Il dossier, rilanciato nei giorni scorsi da fonti turche consultate dall'Agenzia Fides, prosegue sulla falsa riga delle campagne da tempo scatenate dalla stampa turca filogovernativa contro Fethullah Gulen, che già da tempo cercano di accreditare Gulen e il movimento Hizmet come “cavalli di troia del Vaticano”, costruendo illazioni inconsistenti di taglio complottista. A inizio agosto, il giornalista Mine Kirikkanat, sul quotidiano Cumhuriyet, si era spinto al punto di insinuare che Fethullah Gulen , potrebbe essere il Cardinale creato “in pectore” da Giovanni Paolo II, scomparso il 2 aprile 2005, e mai da lui reso noto. La novità del dossier predisposto dalla Presidenza per gli Affari religiosi sta nel fatto che il collegamento tra le trame eversive attribuite a Gulen e le iniziative di dialogo inter-religioso viene affermato da un organismo istituzionale. La Presidenza per gli Affari Religiosi è un’istituzione che fa capo all’Ufficio del Primo Ministro, istituita dall’articolo 136 della Costituzione della Repubblica turca, nel 1924.Il Diyanet - come viene comunemente chiamato - si occupa solo di Islam sunnita e non delle minoranze religiose presenti in Turchia: assegna gli imam alle moschee e redige i sermoni del venerdì. Nel corso degli ultimi quindici anni, il Diyanet si è gonfiato fino a raggiungere dimensioni impressionanti, Dal 2003 al 2013 budget e personale sono raddoppiati e il suo campo d’azione si è allargato, prestando la propria collaborazione alle attivita e alla programmazione di diversi ministeri. .

AFRICA/GUINEA - La migrazione clandestina è un male, sì a quella legale ma la chiave è lo sviluppo dell’Africa

Conakry - L’Africa si interroga sulla tragedia della migrazione clandestina che vede tanti giovani del continente perdere la vita spesso nel miraggio di ottenere una vita migliore in Europa. A Conakry, capitale della Repubblica di Guinea, alcune ONG locali hanno organizzato il convegno “Gioventù e migrazione clandestina in Africa, tendenze, conseguenze e focus speciale sul caso guineano”, di cui è pervenuta notizia a Fides.“Il problema della migrazione clandestina deve essere preso seriamente in considerazione da ciascuno. Occorre che i giovani sappiano che questa pratica non è buona. Bisogna anche far sì che le nostre autorità si interessino al lavoro dei giovani” ha detto Amadou Tidaine Bah de Timacom, uno degli organizzatori del convegno, che si è tenuto il 1° ottobre.“Vivo in un quartiere dove quasi tutti i miei amici hanno tentato questa esperienza per raggiungere l’Europa” ha aggiunto. “Diversi di loro hanno perso la vita. Affinché i giovani sappiano che questa pratica è ingiustamente nefasta, abbiamo deciso di creare questa iniziativa per far sì che le autorità ci dicano cosa intendono fare. Perché ci sono delle soluzioni possibili qui in Guinea affinché la nostra gioventù possa vivere felice nel proprio Paese”.I relatori, tra i quali figurava l’ex Ministro dei guineani all’estero, Lucien Bendou Guilao, hanno sottolineato il carattere illegale della migrazione clandestina. Essa può avvenire solo in un quadro legale perché il migrante possa trarre un reale beneficio. Dall’altro canto, ha rimarcato Lucien Bendou Guilao, i Paesi di provenienza dei migranti devono accrescere la ridistribuzione delle risorse per migliorare le condizioni di vita della popolazione. “È inconcepibile per un Paese povero come la Guinea, che le risorse nazionali siano concentrate nelle mani di pochi. Oggi la posta in gioco è quella di mettere a disposizione dei giovani i mezzi perché possano restare nel loro Paese e progredire nella loro vita”.

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