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Le notizie dell'Agenzia Fides
Updated: 16 min 22 sec ago

ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo: bisogna agire per fermare l’olocausto ecologico

11 July 2018
Yangon – “Siamo in una congiuntura critica della storia umana. La fede senza azione è una fede vuota, avverte l'apostolo Giacomo. Tutte le nostre pie convinzioni richiedono azioni reali. Martin Luther King diceva: ‘Alcuni sono colpevoli e tutti sono responsabili’. Il nostro silenzio, la nostra inazione può essere una collusione. L’Enciclica Laudato chiama all'azione, non a nuovi incontri. Questo è il momento dell'azione. Bisogna agire adesso, e agire insieme Perché il mondo affronta l'olocausto ecologico”: lo dice in una nota inviata all'Agenzia Fides, il Cardinale Charles Maung Bo, riflettendo su alcuni passaggi della "Laudato si" e sulla situazione del Mynamar.“Il mondo – argomenta il Cardinale - ha visto grandi olocausti nella sua storia, l’ultimo è stato l'olocausto nucleare in Giappone. Ora ci sono i primi avvertimenti di un olocausto ecologico. Non vorrei sembrare allarmista: baso la mia dichiarazione sui dati della Banca mondiale e degli istituti scientifici a proposito dell riscaldamento globale”.Il Card. Bo osserva: “Entro il 2050, vi saranno 150 milioni di persone disperate per la mancanza di un bicchiere d'acqua. Vaste aree dell'Asia e dell'Africa vedranno un riscaldamento globale a livello apocalittico, che causerà guerre per l'acqua, guerre per il cibo. I poveri saranno le vittime principali. La vita delle democrazie sarà in pericolo a causa delle guerre per le risorse all'interno dei paesi e attraverso i continenti. Milioni saranno i rifugiati ecologici. Abbiamo ascoltato queste previsioni. Ma lo stile di vita insostenibile dei paesi ricchi non muta. Paesi ricchi, con una popolazione di appena il 6% del mondo, producono il 30% dei gas serra”. Passando al Myanmar, l’Arcivescovo di Yangon nota che “il paese è il secondo nell'indice di rischio globale. Siamo la seconda nazione più vulnerabile al riscaldamento globale. Siamo a rischio di Cicloni, terremoti, inondazioni. Abbiamo sepolto nell'ultimo decennio oltre 200.000 vittime di calamità naturali. Molti erano poveri. Siamo vittime del riscaldamento globale”. “Questo – prosegue - è terrorismo ecologico. Pochi potenti di questo mondo decidono chi dovrebbe vivere e chi dovrebbe morire. Questo attacco asimmetrico alle nazioni povere da parte delle nazioni ricche è un terrorismo, è un genocidio e va definito un crimine contro l'umanità”“La Chiesa – spiega mons Bo - è guardiana della dignità umana. La Chiesa è una comunità che parla per i deboli e i vulnerabili. Parlare di verità scomode fa parte del mandato di essere Chiesa oggi. La Laudato Si è una chiamata lungimirante per una nuova guerra mondiale contro l’avidità di multinazionali, di governi e della ricca minoranza che distrugge la creazione di Dio per denaro e potere. Il cristianesimo non ha paura di parlare con i poteri. Bisogna agire adesso insieme a tutti gli uomini di buona volontà, alla società civile, con le altre religioni. Bisogna sviluppare una teologia sui ‘peccati ecologici’ e anche sui ‘sacramenti della natura’: acqua, terra, aria e fuoco come i doni più sacri del Creatore”. “La Chiesa – conclude - deve sviluppare un'alleanza contro l'asse malvagio del denaro e dell'arroganza. Abbiamo questo mandato etico. Abbiamo in prestito questa terra e siamo in debito con la giustizia intergenerazionale”.

AMERICA/BOLIVIA - Il Card. Filoni all’inaugurazione del CAM 5: “l’efficientismo soluzionistico non è la vera logica da seguire”

11 July 2018
Santa Cruz de la Sierra – “Questo Congresso si riannoda a quello celebrato a Maracaibo ed ai precedenti Congressi che rappresentano significative tappe dell’impegno missionario in questo grande Continente. Essi rientrano, a loro volta, nel progetto missionario di Cristo che, dapprima inviò i suoi discepoli a preparargli la via nei villaggi in cui stava per recarsi, poi allargò il campo, inviandoli in tutto il mondo per annunciare la buona notizia del Vangelo”. Lo ha ricordato questa mattina, all’atto inaugurale del Quinto Congresso Missionario Americano , il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Inviato speciale del Santo Padre Francesco. “Dio ha un disegno anche, ed in special modo, su questo Continente americano – ha proseguito - al quale, come ebbe a rilevare spesso Giovanni Paolo II, la Chiesa ha dato grande impulso missionario nella seconda parte del millennio scorso”.Nel suo discorso inaugurale, il Card. Filoni ha sottolineato che le riflessioni sulla risposta missionaria delle Chiese del continente americano alle sfide dei nostri tempi avranno eco anche nell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, nell’ottobre 2019, che si celebrerà in coincidenza con il Mese Missionario Straordinario. “Questo Mese Missionario Straordinario – ha spiegato il Cardinale Prefetto - è stato indetto dal Papa nella ricorrenza del centenario della Lettera Apostolica Maximum illud, di Benedetto XV, con la quale aveva voluto «riqualificare evangelicamente» l’opera missionaria ad gentes, «purificandola da qualsiasi incrostazione coloniale», staccandola dalle «mire nazionalistiche ed espansionistiche che tanti disastri avevano causato». I frutti di quello speciale impulso dato alla missio ad gentes da Benedetto XV, furono largamente riconosciuti e raccolti dal Concilio Vaticano II, di cui il Decreto Ad Gentes ne fu colonna portante e aprì la strada a due successivi indimenticabili documenti, anch’essi dei pilatri nel grande e meritorio sviluppo della missionarietà di questi ultimi decenni: l’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI, e la Lettera enciclica Redemptoris missio di Giovanni Paolo II. Ulteriore sviluppo nei nostri giorni è, infine, l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco, Evangelii gaudium, in cui il Santo Padre mette tutta la Chiesa in stato permanente di evangelizzazione. Questo Congresso, pertanto, è chiamato a raccogliere questa visione del Papa, a farla sua e adeguarla alla ricca varietà delle situazioni nel Continente americano”.Quindi il Cardinale ha citato i tre ambiti di azione nell’opera di evangelizzazione indicati da Papa Francesco: la pastorale per la crescita spirituale e morale dei credenti, l’ambito delle persone battezzate che non vivono secondo le esigenze del loro battesimo, la missione Ad gentes verso quanti non conoscono Cristo o lo hanno rifiutato. “Nel loro complesso questi tre ambiti sono presenti nelle Americhe e rappresentano oggi la massima sfida per la Chiesa” ha evidenziato. Prima di concludere il suo messaggio inaugurale, il Card. Filoni ha voluto mettere in guardia dal pericolo in cui si cade “quando viene meno la freschezza del Vangelo e l’entusiasmo della vocazione missionaria e ci si lascia prendere o dalle infedeltà personali o dalla crisi dell’efficacia e delle apparenze”. “Dobbiamo guardarci dalla logica dell’algoritmo, ritenendo che l’efficientismo soluzionistico sia la vera logica da seguire – ha ammonito -. Non è nemmeno abbassando il livello della generosità che si risolve, ad esempio, il problema delle vocazioni missionarie; piuttosto lo si deve affrontare incrementando un’autentica pastorale missionaria, una generosa condivisione di personale apostolico tra Chiese più ricche e Chiese più povere, e, infine, il lasciarsi prendere da un profondo e generoso amore per il servizio delle comunità prive dell’annuncio del Vangelo”. Inoltre è necessario motivare tutte le realtà ecclesiali alla missionarietà, “perché la missionarietà aiuta la fede e la entusiasma. Si vada sempre alla radice e alla sostanza della questione, ma non si ceda nelle difficoltà o nelle problematiche, al ribasso ecclesiologico o all’occasionalismo delle soluzioni, specialmente quando si tratta della qualità del personale e dell’impegno missionario. In molte parti dell’America c’è bisogno di autentici ministri del Vangelo. Noi tutti, infatti, siamo debitori della nostra fede alla generosità di evangelizzatori e missionari che ci hanno preceduto e non credo che questa generosità si sia esaurita”. Link correlati :Il testo integrale del discorso del Card. Filoni, in italiano Il testo integrale del discorso del Card. Filoni, in spagnolo

ASIA/THAILANDIA - Verso il 350° anniversario del Vicariato apostolico del Siam

11 July 2018
Bangkok - Sono passati quasi 350 anni da quando si avviò la prima missione cattolica nel Siam: per commemorare l'imminente anniversario del Vicariato apostolico del Siam , la Conferenza episcopale della Thailandia ha organizzato una celebrazione presso l'Università di Chiang Rai Rajabhat, nella provincia di Chiang Rai, nel nord della Thailandia, il 7 luglio scorso. Nella celebrazione altri due eventi sono stati ricordati: la creazione della nuova diocesi di Chiang Rai , ufficialmente eretta dalla Santa Sede il 25 aprile 2018, e l'ordinazione episcopale del Vescovo eletto Joseph Vuthilert Haelom.Come appreso da Fides, oltre 8.000 fedeli hanno partecipato a questa importante occasione, alla presenza di 2 cardinali tailandesi, di molti vescovi da Thailandia, Malaysia, e Laos e del Nunzio apostolico in Thailandia. "Si tratta di pietre miliari nella storia della Chiesa cattolica in Tailandia, che indicano un notevole progresso nell'evnagelizzazione", rileva la Chiesa locale. Rappresentanti di altre confessioni cristiane e leader religiosi buddisti, sikh, induisti e musulmani hanno partecipato. La commemorazione del 350° anno del Vicariato del Siam è la risposta della Chiesa locale alla Lettera apostolica "Maximum Illud" , che segnerà i suoi 100 anni, e mostra gli sforzi per attuare il Decreto del Consiglio Plenario 2015 per il lancio di una speciale campagna per la "missio ad gentes". I primi semi del Vangelo furono seminati nel Regno del Siam nel 1544, più di 450 anni fa. Nel 2015 la chiesa locale ha celebrato il 50° anniversario dell'elevazione di due comunità cristiane ad arcidiocesi, ovvero Bangkok e Thare-Nongseng. Negli ultimi cinquant'anni sono state create otto nuove diocesi: Chanthaburi, Ratchaburi, Chiang Mai, Ubon Ratchathani, Udon Thani, Nakhon Ratchasima, Surat Thani e Nakhon Sawan.Con l'istituzione della nuova Diocesi di Chiang Rai, la Thailandia è ora composta da 2 province ecclesiastiche e 9 diocesi suffraganee. L'obiettivo fondamentale della creazione della nuova diocesi è quello di rendere più efficace il lavoro pastorale, con una maggiore vicinanza ai battezzati, nel'lamministrazione dei sacramenti e per l'evangelizzazione del vasto territorio settentrionale della nazione.

AFRICA/CONGO RD - “Misure concrete per elezioni credibili, altrimenti azioni di protesta” annunciano i laici cattolici

11 July 2018
Kinshasa -“Essendo minacciate la pace e la stabilità del Paese così come quella della regione, il 9 agosto, il Comitato Laico di Coordinamento lancerà un appello alla mobilitazione generale di tutte le forze vive della nazione per una serie di manifestazioni di ampia portata che si terranno il 12, il 13, il 14 agosto” ha annunciato Isidore Ndaywel, componente del Comitato Laico di Coordinamento , la struttura laicale della Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo che da inizio anno promuove una serie di manifestazioni perché si tengano le elezioni presidenziali nel pieno rispetto degli Accordi di San Silvestro firmati, con la mediazione dei Vescovi, il 31 dicembre 2016.La richiesta principale del CLC è che il Presidente Joseph Kabila non si presenti alle elezioni per ottenere un terzo mandato in spregio alla Costituzione. La macchina elettorale è avviata ma vi sono timori legati ad alcune decisioni prese dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente , che sono oggetto delle manifestazioni minacciate dal CLC per il mese di agosto. Tra le richieste del CLC vi sono: il ritiro totale e immediato della macchine elettorali elettroniche, giudicate inaffidabili; l’attuazione delle raccomandazioni recentemente presentate dall’Organizzazione Internazionale della Francofonia relative alle liste elettorali, che comprendono 6 milioni d’iscritti le cui impronte digitali non sono state registrate, e l’attuazione delle misure di rasserenamento politico previste dagli Accordi di San Silvestro, come il rilascio degli oppositori politici.

AFRICA/EGITTO - Assalti settari dopo l'arresto di un copto accusato di offese al Profeta Mohammad

11 July 2018
Minya – Un giovane egiziano copto è stato arrestato nel villaggio di Menbal, nella provincia di Minya, con l'accusa di aver condiviso sui social media alcuni video considerati offensivi nei confronti del Profeta Mohammad. L'arresto era stato predisposto dalle forze di polizia locale forse anche con l'intento di raffreddare la tensione e evitare reazioni incontrollate da parte di gruppi di islamisti facinorosi presenti nella zona. Ma la misura non è stata sufficiente a garantire la calma: dpo l'arresto, le case di famiglie cristiane del villaggio sono state assaltate da bande di esaltati che volevano “far pagare” a tutti i cristiani del villaggio le presunte offese rivolte dal giovane copto al Profeta. Le violenze di sttrada sono state placate a fatica dagli apparati di sicurezza. Nel 2016 cinque studenti copti furono condannati a cinque anni di prigione per il reato di oltraggio all'islam, dopo che nella primavera del 2015 avevano diffuso una videoclip di pochi secondi, realizzata con il cellulare, in cui mimavano la scena dello sgozzamento di un fedele musulmano in atteggiamento orante. Nel settembre di quello stesso anno i cinque studenti furono espatriati in Svizzera, dove hanno presentato richiesta d'asilo. Nel frattempo, nel giugno 2016 il governo egiziano aveva respinto le proposte di cancellare la legge che punisce il vilipendio della religione, disposizione penale utilizzata anche in tempi recenti per imbastire processi e comminare pene su casi controversi, che hanno diviso l'opinione pubblica nazionale. .

AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi: “Non ci ritiriamo dal Dialogo” nonostante le aggressioni e l’ostilità del governo

11 July 2018
Managua – "Noi Vescovi della Conferenza episcopale del Nicaragua, abbiamo deciso oggi , di continuare a fornire il servizio che il governo ci ha chiesto, come mediatori e testimoni del Dialogo nazionale. Con lo stesso entusiasmo e lo stesso impegno. Presto inviteremo alle sessioni plenarie": con queste parole, inviate a Fides, Mons. Silvio José Baez, Vescovo ausiliare di Managua, ha annunciato che il Dialogo non si ferma, che i tentativi per un accordo pacifico per la democratizzazione del paese vanno avanti.Nonostante le aggressioni fisiche e verbali subite lunedì 9 a Diriamba dal Card. Leopoldo Brenes, da Mons. Silvio Baez, rimasto ferito ad un braccio e a cui è stata strappata la croce pettorale, e dal Nunzio apostolico, Mons. Waldemar Stanislaw Sommertag , i Vescovi hanno deciso di andare avanti perché sperano di trovare una soluzione pacifica alla crisi sociopolitica che soffre il paese e che ha provocato almeno 320 morti da aprile scorso.In una riunione straordinaria, la Conferenza episcopale del Nicaragua è stata unanime nella decisione di continuare come garante in questo dialogo, iniziato il 16 maggio, perché, con le parole di Mons. Baez, "continuiamo a credere che il dialogo sia il modo per superare la violenza". "Non ci ritiriamo, nonostante l'ostilità del governo" ha ribadito il Vescovo ausiliare di Managua. Mons. Baez ha anche esortato i nicaraguensi ad avere fede e a sperare che la pace sarà raggiunta usando metodi pacifici.L'incontro, durato più di sei ore, si è tenuto ieri, 10 luglio, presso il Seminario di Nostra Signora di Fatima, a Managua, presieduto dal Card. Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua e Presidente della Conferenza episcopale. L'Episcopato si riunirà alla fine di questa settimana per la ripresa del dialogo, ha detto alla stampa il Vescovo della diocesi di Jinotega, Mons. Carlos Enrique Herrera Gutiérrez, O.F.M.La Conferenza episcopale aveva sospeso temporaneamente il tavolo di dialogo per superare la crisi determinata delle aggressioni fisiche subite da Vescovi e sacerdoti e dalla profanazione del luogo sacro nella città di Diriamba, eventi che hanno fatto credere ad alcuni che il Dialogo fosse sospeso definitivamente.All’Agenzia Fides sono pervenute lettere di solidarietà ai Presuli nicaraguensi delle Conferenze Episcopale di Argentina, Costa Rica, Panama, Perù e Messico, dove le comunità cattoliche sono unite nella preghiera per sostenere i Vescovi del Nicaragua nella ricerca di una soluzione pacifica alla crisi.

AMERICA/BOLIVIA - Il Card. Filoni apre il CAM 5: “L’opera missionaria ha un cuore, un centro, un nome: Gesù”

11 July 2018
Santa Cruz de la Sierra – “Che cos’è l’opera missionaria?”. A questa domanda il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Inviato speciale del Santo Padre Francesco alle celebrazioni del Quinto Congresso Missionario Americano , ha dedicato la parte centrale della sua omelia, durante la Messa di inaugurazione dell’evento missionario continentale, celebrata nel pomeriggio di ieri, martedì 10 luglio, a Santa Cruz de la Sierra.Citando la prima lettura della Messa, il Cardinale ha ricordato anzitutto che “quella di Abramo è una storia paradigmatica, ossia è un modello esemplare, in cui ritroviamo sempre Dio come colui che prende l’iniziativa, che chiede la collaborazione dell’essere umano, uomo o donna che sia, e l’adesione al suo progetto; la risposta avviene attraverso la disponibilità a collaborare, obbedendo a Dio. Non va dimenticato qui di rilevare che il progetto di Dio porta con sé una benedizione… La storia della salvezza di Dio, pertanto, porta sempre e costantemente la benedizione di Dio”.Chiedere la benedizione del Signore all’inizio di ogni iniziativa importante, come il missionario che inizia una nuova missione, o il figlio che lascia la casa paterna per intraprendere la sua strada, è un gesto biblico importante, che ben si addice anche all’inizio del Quinto Congresso Missionario Americano: abbiamo bisogno della benedizione di Dio – ha sottolineato il Card. Filoni - “per capire bene e portare avanti l’opera che Gesù lasciò ai suoi discepoli al momento del suo ritorno al Padre”.A questo punto il Prefetto del Dicastero Missionario ha messo in rilievo la necessità di rispondere alla domanda “Che cos’è l’opera missionaria? Questo è l’interrogativo a cui dobbiamo una risposta; perché se non sappiamo cosa sia, anche ciò che facciamo rischia di essere altra cosa”, ed ha proseguito: “L’opera missionaria ha anzitutto un cuore, un centro, un nome: Gesù, che, secondo la terminologia ebraica, significa «Dio è aiuto»... Nel nome di Gesù c’è tutta la benedizione di Dio per l’umanità. Desidero insistere su questo punto perché sia chiaro che l’opera missionaria è anzitutto opera di benedizione per tutti coloro a cui viene annunciato il nome del Signore. Di questo bisogna esserne consapevoli per escludere che l’opera missionaria non sia filantropia e nemmeno ‘nostre’ opere di buona volontà. Le stesse opere di bene, di educazione, di sostegno, di difesa dei maltrattati, di carità, di giustizia, di preferenza dei poveri, degli emarginati e verso tutte le periferie reali ed esistenziali, come usa chiaramente dire il Papa Francesco, hanno come legame indissolubile il nome di Gesù e quindi tutto è benedizione”. Di conseguenza “ogni missionarietà è al tempo stesso annuncio e testimonianza” ha proseguito il Porporato: annuncio di Gesù, della sua opera, del suo amore, della sua tenerezza, del suo caricarsi dei miei peccati, e testimonianza di vita. “Oggi è fondamentale essere credibili, ma non per la molteplicità delle parole, ma per la testimonianza della vita avuta in Cristo; per questo condividere la propria esperienza è aprire il solco nella vita altrui affinché Dio vi metta il seme della fede e della grazia. Da questa esperienza esistenziale nasce la spinta, quell’urget, come dice San Paolo nella seconda Lettera ai Corinti che porta a quella caritas che è la vita missionaria”.A questo punto il Cardinale ha citato il grande esempio della Beata Madre Maria Ignazia di Gesù, le cui reliquie erano presenti alla celebrazione: sentì il Signore che la chiamava e, nonostante gli ostacoli, in Bolivia scoprì un amore immenso per l’apostolato missionario. Fondò un nuovo Istituto, le Missionarie Crociate della Chiesa. “Il 14 ottobre prossimo il Papa Francesco canonizzerà questa donna straordinaria – ha concluso -, quale autentica missionaria dei nostri tempi e mi pare bello che questo Congresso avvenga alla vigilia della sua canonizzazione”.Nella parte finale dell’omelia, l’Inviato speciale del Santo Padre ha evidenziato: “Oggi celebriamo l’inaugurazione di questo importante evento ecclesiale americano, perché, dopo Maracaibo, ci permette di fare il punto sul nostro impegno missionario e ci permette di prendere nuovo slancio, rinnovato nell’ardore e nella passione per Cristo. Amare questa terra americana significa farle il dono di Gesù benedetto. Io credo che ciò costituisca la vera benedizione, la stessa promessa ad Abramo, rinnovata e consacrata da Gesù. Una benedizione di cui siamo portatori per il bene che vogliamo a questa gente: ai suoi poveri, ai disoccupati, agli emarginati in particolare e a quanti hanno fame e sete di giustizia”. Link correlati :Il testo integrale dell’omelia del Card. Filoni, in italiano Il testo integrale dell’omelia del Card. Filoni, in spagnolo

AFRICA/TOGO - Da mezzo secolo nella diocesi di Dapaong un “villaggio della carità” a servizio dei disabili e della popolazione

10 July 2018
Bombouaka - Il Centro “San Luigi Orione” di Bombouaka, in Togo, ha festeggiato i 50 anni di attività il 7 luglio: si tratta di una struttura di eccellenza diventata in questi anni un punto di riferimento per tutto il nord del paese. Oggi il Centro, fondato nel 1968 nella diocesi di Dapaong, offre diversi servizi tra i quali: consultazioni specialistiche nei vari campi, servizio di rieducazione fisica, servizio di psicomotricità e logopedia, blocco operatorio, laboratorio di analisi e radiologia, laboratorio ortopedico. Inoltre fanno parte del complesso un Piccolo Cottolengo con una cinquantina di bambini, un Foyer di accoglienza per giovani disabili, un Foyer di accoglienza per i malati, due laboratori di formazione in falegnameria e saldatura per disabili. Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, prestano servizio in questa struttura, affidata agli Orionini nel 1987, due sacerdoti e un tirocinante. A Bombouaka c'è anche una comunità delle Piccole Suore Missionarie della Carità. I religiosi e religiose di Don Orione collaborano insieme nella stessa opera."Quello che si è sviluppato in mezzo secolo a Bombouaka – spiega padre Alain Kini, direttore del centro orionino nella nota pervenuta a Fides - potrebbe essere definito il ‘villaggio della carità’, poiché è senza dubbio una delle opere più sviluppate che gestiamo in Africa, e in Togo è considerato un centro di eccellenza. Inizialmente era nato come ostello per ospitare ragazzi con problemi motori e permettere loro di frequentare la scuola locale, cosa che non avrebbero potuto fare rimanendo nei loro villaggi. Subito – aggiunge padre Kini - però si vide la necessità di aprire le porte non solo ai giovani poliomielitici, ma a tutti i bambini portatori di handicap, di qualsiasi tipo. Così il Centro San Luigi Orione, ha moltiplicato in questi anni le sue prestazioni, diventando una struttura di riferimento per tutta la popolazione del nord Togo"."Il Centro – conclude Padre Kini - ha sempre mostrato amore non solo per suoi figli, ma anche per l'intera popolazione togolese e ad altri paesi attraverso le sue azioni umanitarie. Ne sono un esempio gli interventi chirurgici che ogni anno si realizzano grazie ad alcuni partner spagnoli. Questo semplicemente dice che il nostro Centro è al servizio di tutti e, oltre alle cure mediche, ci si preoccupa ogni giorno anche dello sviluppo e dell'integrazione sociale della persona con disabilità".

AMERICA/VENEZUELA - Sacerdote ucciso per rubargli il furgone

10 July 2018
Barquisimeto – Il parroco della parrocchia Nuestra Senora de Fatima, nell’arcidiocesi di Barquisimeto , don Iraluis José Garcia Escobar, 38 anni, è stato ucciso nel pomeriggio di ieri, lunedì 9 luglio, da banditi che volevano rubargli il furgoncino su cui viaggiava. Secondo il comunicato della Conferenza episcopale del Venezuela, pervenuto all’Agenzia Fides, il sacerdote era alla guida del camioncino mentre percorreva il quartiere Santa Isabel, nella parte occidentale di Barquisimeto, e stava entrando nella sua parrocchia, quando è stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco esplosi dai malviventi. Portato all’ospedale Pastor Oropeza, vi è morto poco dopo. Don Iraluis era conosciuto per essere un sacerdote integrato nella sua comunità, da cui era molto amato, dotato di zelo pastorale, allegro e con una profonda spiritualità, tutto dedito alla Chiesa. Secondo fonti locali, contattate da Fides, al momento del crimine, nelle vicinanze stava passando una pattuglia della polizia, che alle grida delle persone si è messa all’inseguimento degli assassini. Uno dei due, 20 anni, con precedenti per furto e omicidio, è rimasto ucciso, l’altro è riuscito a fuggire. Anche uno dei poliziotti è rimasto ferito ma in modo non grave. Secondo la polizia questa zona è segnalata per l’alto numero di furti di veicoli che vi si verificano. Sul posto è stato ritrovato un revolver.

ASIA/FILIPPINE - I Vescovi filippini: "Collaborazione critica con il Presidente, senza compromessi"

10 July 2018
Manila - I Vescovi cattolici delle Filippine sono disposti a continuare una "collaborazione critica" con il governo. Dopo diverse divergenze di opinioni tra la Chiesa e il presidente Rodrigo Duterte negli ultimi mesi, la Conferenza episcopale delle Filippine ribadisce che la Chiesa cattolica è pronta a collaborare con l'amministrazione Duterte.Al termine della sua 117ª Assemblea plenaria, l'episcopato filippino ha diramato un'esortazione pastorale di due pagine intitolata "Rallegrati e sii felice", in cui si ricorda che, nel corso della storia del paese, la Chiesa cattolica ha vissuto e svolto la sua missione in presenza di varie forme di governo e ha collaborato con vari leader. Il testo, firmato dall'Arcivescovo Romulo Valles, alla guida della diocesi di Davao e Presidente della Conferenza Episcopale, traccia una "linea rossa", affermando che la Chiesa non scende a compromessi sugli insegnamenti fondamentali della Chiesa cattolica."La Chiesa rispetta l'autorità politica, in particolare i funzionari governativi democraticamente eletti, chiedendo il rispetto dei principi spirituali e morali di base che ci sono cari, come la sacralità della vita, l'integrità del creato e la dignità intrinseca della persona umana" ha detto l'Arcivescovo Valles, chiarendo che la Chiesa lavora con il governo per raggiungere l'obiettivo del bene comune, ad esempio nell'affrontare i bisogni dei gruppi più svantaggiati nella società.Spiegando il senso della "collaborazione critica ", Mons. Valles ha detto che in alcuni casi vi sono "sforzi condivisi" mentre su, alcune questioni specifiche, la collaborazione "non è possibile a causa dei nostri valori spirituali e morali", che la Chiesa "propone ma non impone". In tali casi, "possiamo solo invocare il nostro diritto all'obiezione di coscienza" ha osservato Valles, riconoscendo la "separazione costituzionale tra Chiesa e stato". Il Presidente dell'episcopato ha anche avuto un colloquio diretto con il presidente Duterte nel Palazzo presidenziale, per cercare di dialogare e ricomporre le recenti fratture tra la Chiesa e il Presidente, acuitesi quando Duterte, nei giorni scorsi, ha rilasciato pubblicamente dichiarazioni sulla "stupidità di Dio", ritenute blasfeme. Alla fine dell'incontro, il portavoce presidenziale Harry Roque ha parlato di "moratoria del presidente riguardo alle dichiarazioni sulla Chiesa".Intanto Mons. Valles ha chiesto ai fedeli di osservare una speciale preghiera di tre giorni, accompagnata da digiuno ed elemosina, dal 17 al 19 luglio," per invocare la misericordia di Dio su coloro che hanno bestemmiato il Suo santo nome, su coloro che diffamano e portano falsa testimonianza, su quanti commettono omicidio o giustificano l'omicidio come mezzo per combattere la criminalità nel nostro paese" ha detto.I Vescovi concludono la loro esortazione pastorale invitando tutti a essere sempre "costruttori di pace": "In questi tempi di oscurità, quando c'è così tanto odio e violenza, mentre l'omicidio è diventato un evento quasi quotidiano, quando le persone sono così abituate a scambiarsi insulti e a ferire a parole nei social media, ammoniamo i fedeli a rimanere saldi nella nostra comune vocazione e missione, che è quella di lavorare attivamente per la pace" ha detto Mons. Valles. Le Filippine, su una popolazione di 110 milioni di abitanti, hanno l'80% di fedeli cattolici, divisi in 86 diocesi.

ASIA/INDIA - I Vescovi filippini: "Collaborazione critica con il Presidente, senza compromessi"

10 July 2018
Manila - I Vescovi cattolici delle Filippine sono disposti a continuare una "collaborazione critica" con il governo. Dopo diverse divergenze di opinioni tra la Chiesa e il presidente Rodrigo Duterte negli ultimi mesi, la Conferenza episcopale delle Filippine ribadisce che la Chiesa cattolica è pronta a collaborare con l'amministrazione Duterte.Al termine della sua 117ª Assemblea plenaria, l'episcopato filippino ha diramato un'esortazione pastorale di due pagine intitolata "Rallegrati e sii felice", in cui si ricorda che, nel corso della storia del paese,, la Chiesa cattolica ha vissuto e svolto la sua missione in presenza di varie forme di governo e ha collaborato con vari leader. Il testo, firmato dall'Arcivescovo Romulo Valles, alla guda della diocesi di Davao e Presidente della Conferenza Episcoplae, traccia una "linea rossa", affermando che la Cheisa non scende a compromessi sugli insegnamenti fondamentali della Chiesa cattolica."La Chiesa rispetta l'autorità politica, in particolare i funzionari governativi democraticamente eletti, chiedendo il rispetto dei principi spirituali e morali di base che ci sono cari, come la sacralità della vita, l'integrità del creato e la dignità intrinseca della persona umana", ha detto l'Arcivescovo Valles, chiarendo che la Chiesa lavora con il governo per raggiungere l'obiettivo del bene comune, ad esempio nell'affrontare i bisogni dei gruppi più svantaggiati nella società.Spiegando il senso della "collaborazione critica ", Mons. Valles ha detto che in alcuni casi vi sono "sforzi condivisi" mentre su, alcune questioni specifiche, la collaborazione "non è possibile a causa dei nostri valori spirituali e morali", che la Chiesa "propone ma non impone". In tali casi, "possiamo solo invocare il nostro diritto all'obiezione di coscienza ", ha osservato Valles, riconoscnedo la "separazione costituzionale tra Chiesa e stato". Il Presdente dell'episcopato ha anche avuto un colloquio diretto con il presidente Duterte nel Palazzo presidenziale per cercare di dialogare e ricomporre le recenti fratture tra la Chiesa e il Presidente, acuitesi quando Duterte , nei giorni scorsi, ha rilasciato pubblicamente dicharazioni sulla "stupidità di DIo", ritenute blasfeme. Alla fine dell'incontro, il portavoce presidenziale Harry Roque ha parlato di "moratoria del presidente riguardo alle dichiarazioni sulla Chiesa"Intanto Valles ha chiesto ai fedeli di osservare una speciale preghiera di tre giorni, accompagnata da digiuno e l'elemosina, dal 17 al 19 luglio," per invocare la misericordia di Dio su coloro che hanno bestemmiato il Suo santo nome, su coloro che diffamano e portano falsa testimonianza, su quanti commettono omicidio o giustificano l'omicidio come mezzo per combattere la criminalità nel nostro paese", ha detto.I Vescovi concludono la loro esortazione pastorale invitando tutti a essere sempre "costruttori di pace": "In questi tempi di oscurità, quando c'è così tanto odio e violenza, mentre l'omicidio è diventato un evento quasi quotidiano, quando le persone sono così abituate a scambiarsi insulti e ferire parole nei social media, ammoniamo i fedeli a rimanere saldi nella nostra comune vocazione e missione, che è quella per lavorare attivamente per la pace ", ha detto Valles. Le Filippine, su una popolazione di 110 milioni di abitanti, hanno l'80% di fedeli cattolici, divisi in 86 diocesi.

AMERICA/BOLIVIA - La Croce missionaria con la reliquia della Beata Nazaria Ignacia “simbolo” del CAM 5

10 July 2018
Santa Cruz de la Sierra – Santa Cruz è uno dei nove dipartimenti che compongono la Bolivia. Ubicato nella zona orientale del paese, è il più esteso e il più popolato, occupando un terzo del territorio boliviano. La regione registra il maggiore tasso di crescita economica di tutta la nazione negli ultimi 50 anni. La capitale del dipartimento, Santa Cruz de la Sierra, deve il suo nome al conquistatore spagnolo che la fondò nel 1561, Ñuflo de Chaves o Ñuflo de Chávez , che era nato appunto nella cittadina spagnola di Santa Cruz de la Sierra, nell’Estremadura. L’Arcidiocesi di Santa Cruz de la Sierra venne fondata il 5 luglio 1605. Attualmente conta 2.580.000 abitanti, di cui 2.033.000 cattolici. Le parrocchie sono 83, i sacerdoti diocesani 42 e quelli religiosi 136, i religiosi non sacerdoti 192 e le suore 487. La Chiesa gestisce 393 istituti di istruzione ed educazione e 72 strutture di assistenza e beneficenza.La “Croce missionaria”, che è stata portata in pellegrinaggio nelle diverse comunità dell’America per sostenere la preparazione al CAM 5 e che è riportata nel logo del CAM, vuole ricordare “la redenzione ed il trionfo di Gesù Cristo sul male”, i fiori che la adornano rappresentano “la vita nuova che scaturisce dalla croce gloriosa di Cristo”, al centro è riportato il monogramma IHS e i chiodi, che testrimoniano il martirio di Gesù sulla croce. La spirale ascendente incisa indica la crescita della missione, che prende slancio dalla croce e testimonia l’impegno del missionario, disposto a dare la vita come la diede Cristo.Alla base della Croce missionaria è incastonata una reliquia della Beata Nazaria Ignacia March Mesa , fondatrice della prima congregazione religiosa nata in Bolivia. Nazaria Ignacia nacque a Madrid, in Spagna, e all’epoca della sua prima Comunione avvertì la chiamata del Signore. La famiglia, per motivi economici, si trasferì in Messico, e lì entrò nella comunità delle suore Hermanitas de los Ancianos Desamparados, dedicandosi alle opere di carità rivolte particolarmente agli anziani. Durante gli esercizi spirituali del 1920, avvertì il desiderio di lavorare con tutte le sue forze per l’unione e l’estensione del regno di Dio, sotto lo stendardo della croce, facendo “una crociata di amore intorno alla Chiesa”.Il 16 giugno 1925 Nazaria diede inizio alla nuova congregazione con dieci giovani boliviane. Il 12 febbraio 1927 venne eretta canonicamente la Congregazione religiosa de “las Hermanas Misioneras de la Cruzada Pontificia” e il 9 giugno 1947, quando Nazaria Ignacia era già morta da alcuni anni, l’Istituto ebbe l’approvazione pontificia e il nome di “Misioneras Cruzadas de la Iglesia”.Come affermava Madre Nazaria Ignacia, “amare, obbedire, cooperare con la Chiesa con la sua opera di predicare il Vangelo ad ogni creatura è la nostra vita… amore soprattutto a Cristo e in Cristo a tutti. Condividere con i poveri, sollevare i tristi, rialzare chi è caduto, insegnare ai figli del popolo, condividere il pane con loro, e infine, dare tutta la vita, per Cristo, per la Chiesa, per le anime”.Nazaria Ignacia muore a Buenos Aires il 6 luglio 1943, in fama di santità. I suoi resti mortali vennero traslati ad Oruro nel 1972, rispettando la sua volontà. E’ stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II a Roma il 27 settembre 1992.Il carisma di Madre Nazaria Ignacia continua oggi a vivere in due forme: le Misioneras Cruzadas de la Iglesia , presenti in 17 paesi di America, Europa e Africa, e le Misioneras Seglares de la Iglesia : istituto secolare di vita consacrata per uomini e donne, presente in Bolivia, Argentina, Cile e Spagna. Sono in fase di riconoscimento altre forme ecclesiali che riuniscono quanti si ispirano al suo carisma.

AFRICA/ZIMBABWE - I Vescovi: “Le elezioni sono un’occasione per costruire un nuovo Zimbabwe”

10 July 2018
Harare - “Crediamo, speriamo e preghiamo che le prossime elezioni del 30 luglio sia un’occasione felice per tutti noi” scrivono i Vescovi dello Zimbabwe nella lettera pastorale intitolata “Aprendo una nuova porta”, dedicata alle elezioni presidenziali che si terranno a fine mese. Dal novembre 2017 quando il Presidente Robert Mugabe, che governava il Paese dall’indipendenza nel 1980, è stato costretto alle dimissioni, lo Zimbabwe sta vivendo una fase delicata tra speranze e delusioni. Un sentimento che i Vescovi colgono ella loro lettera pastorale, inviata all’Agenzia Fides.“Nei sei mesi successivi alle dimissioni di Mugabe e alla nomina di Emmerson Mnangagwa come Presidente ad interim abbiamo visto molte ragioni di speranza” affermano i Vescovi, che citano i nuovi spazi di libertà e la lotta alla corruzione intrapresa dal governo. Diversi sono delusi però per il fatto che gli effetti di tali cambiamenti devono ancora essere avvertiti, soprattutto per quel che concerne l'occupazione. “Tutti i cittadini devono quindi mettere da parte la paura e le disillusione delle precedenti elezioni e prepararsi con cura per partecipare con entusiasmo al processo elettorale, elemento centrale per la nostra democrazia” esortano i Vescovi che invitano la cittadinanza a non lasciarsi scoraggiare da “recenti dai eventi isolati di violenza e dagli attacchi dinamitardi” qualificati come “deplorevoli, inaccettabili e sciagurati per il nostro Paese”. Il 23 giugno durante un comizio a Bulawayo un uomo ha lanciato un ordigno esplosivo, contro il palco dal quale stava parlando il Presidente Mnangagwa, uccidendo due guardie del corpo.“Non è detto che dal voto scaturisca una leadership chiara e definita”, avvertono i Vescovi, ma questo, sottolineano, potrebbe essere l’occasione per creare “un nuovo Zimbabwe”. “Qualunque sia il risultato, la nuova politica dello Zimbabwe dovrà essere più collaborativa, inclusiva e basata non su uno o due leader, comunque efficaci e carismatici, ma piuttosto su forti istituzioni democratiche che incarnano e assicurano i valori della nostra democrazia” auspicano i Vescovi. “Vi invitiamo pertanto a guardare oltre alle imminenti elezioni, pur se importanti. Dobbiamo guardare al quadro più ampio. In definitiva, ciò che stiamo per votare non è questo o quel governo ma piuttosto quale società costruire per noi stessi e per i nostri figli” concludono.

EUROPA/ARMENIA - Continuano le proteste contro il Patriarca Karekin. Convocato d'urgenza il Supremo Consiglio spirituale

10 July 2018
Erevan – Continua la mobilitazione di gruppi di manifestanti armeni che lo scorso 6 luglio sono entrati Sede patriarcale del Catholicosato di Echmiadzin per chiedere le dimissioni di Karekin II, Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli armeni. I gruppi di contestatori si trovano ancora nell'area della Sede patriarcale, dove hanno anche allestito alcune tende per il pernottamento. La forma plateale di protesta sta creando sconcerto, e viene definita “inaccettabile” dal sacerdote Vahram Melikyan, responsabile dell'ufficio comunicazioni del Patriarcato. Proprio oggi, matedì 10 luglio – riferiscono i media armeni – la situazione critica creatasi intorno al Patriarcato armeno apostolico potrebbe essere vagliata in una riunione del Supremo Consiglio spirituale, convocato d'urgenza per approfittare della presenza a Erevan di molti membri del Consiglio provenienti dalla diaspora, che in questi giorni sono giunti in Armenia per prendere parte all'incontro pan-armeno dei giovani. Le contestazioni contro il Patriarca Karekin hanno preso forza sull'onda della crisi politica e sociale che lo scorso maggio ha portato alla esclusione dal potere del primo ministro Serzh Sargsyan, sostituito alla guida del governo dal leader dell'opposizione Nikol Pashinyan. I manifestanti armeni accusano il Patriarca Karekin II di eccessiva vicinanza con gli apparati politici usciti sconfitti dal braccio idi ferro politico-istituzionale degli ultimi mesi. Durante la crisi politica, Karekin aveva richiamato sia il governo che i gruppi di opposizione a agire nell’ambito della legalità, evitando gli scontri di piazza e le forme di sabotaggio illegali. Tra le altre cose, i contestatori avevano diffuso voci che accusavano il Patriarcato di aver venduto reliquie e beni sacri. Nei giorni scorsi, forse con l'intento di por fine a tali illazioni, è stata esposta la “lancia di Antiochia”, conservata presso il museo della cattedrale di Echmiadzin, una delle diverse candidate a essere riconosciuta come l'autentica “Lancia di Longino” . .

AMERICA/NICARAGUA - “Mai visto nulla di simile in Nicaragua”: il Card. Brenes, vescovi e sacerdoti aggrediti all’interno della chiesa

10 July 2018
Managua – Nell’ultimo fine settimana è stato sparso molto sangue nella zona di Carazo, con un numero imprecisato di morti, 9 o forse di più, frutto della repressione sempre più violenta del governo contro la popolazione che continua la sua protesta. Particolarmente grave l’episodio che ha visto i paramilitari fare irruzione nella Basilica di San Sebastian, nella città di Diriamba, 40 km dalla capitale, dove con molta violenza hanno distrutto gli arredi sacri e aggredito fisicamente i Vescovi, i sacerdoti e le persone che vi si erano rifugiate, compresi i giornalisti che svolgevano il loro lavoro. "Siamo stati aggrediti con una forza brutale" ha informato il Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua e Presidente della Conferenza episcopale nicaraguese, che insieme all’Ausiliare Mons. Silvio Baez, e al Nunzio apostolico, Mons. Waldemar Stanislaw Sommertag, erano nella Basilica. Si erano recati ieri a Diriamba chiamati dai sacerdoti del posto, per difendere un gruppo di infermieri e di francescani che si erano rifugiati nel luogo sacro in quanto ritenuti colpevoli di aver curato i feriti degli scontri . La basilica era stata circondata da circa 200 paramilitari incappucciati, oltre a uomini della polizia armati pesantemente, alcuni con le facce coperte.Secondo fonti di Fides, quando la delegazione cattolica è arrivata alla chiesa, accompagnata da rappresentanti dell'Associazione nicaraguense per i diritti umani , gli agenti in divisa sono scomparsi, così gli uomini incappucciati hanno agito indisturbati, facendo irruzione e profanando il luogo sacro."Abbiamo visto un'azione dura, forte e brutale contro i nostri sacerdoti. Non abbiamo mai visto nulla di simile in Nicaragua ed è davvero triste" ha detto ai giornalisti il Card. Brenes dopo essersi raccolto in preghiera nella Cattedrale di Managua al ritorno da Diriamba. "Con la violenza ci incamminiamo per una strada senza uscita, i problemi si risolvono con la ragione e il dialogo" ha scritto su twitter Mons. Báez, che nell’aggressione è stato ferito al braccio destro.Questa aggressione ai Vescovi avviene nel contesto della crisi sociopolitica che peggiora sempre di più. Sabato scorso, 7 luglio, il presidente Ortega ha espresso pubblicamente la decisione di non dimettersi dell'incarico, come richiesto dai Vescovi che stanno mediando per uscire dalla grave situazione: "Le regole sono state stabilite dalla Costituzione per volere del popolo. Non si possono cambiare perché lo desidera un gruppo di golpisti" aveva detto, esprimendo parole minacciose nei riguardi dei Vescovi. Followers di Fides informano che Ortega avrebbe ordinato una azione energica per mettere fine alle proteste prima del 19 luglio, data del 39.mo anniversario del trionfo della rivoluzione sandinista.

ASIA/LIBANO - Una mega-statua di San Charbel sarà inaugurata sulle alture di Hammana

9 July 2018
Beirut – E' alta ben sedici metri la mega-statua raffigurante il santo libanese Charbel che nei prossimi giorni sarà installata sulle alture del villaggio di Hammana. Da lì, la statua dominerà i villaggi circostanti e sarà visibile anche dall'area di Beirut. Il trasferimento della statua, da Mar Moussa fino al luogo della sua prossima installazione, ha suscitato curiosità e sorpresa tra la popolazione locale, a causa delle ingenti dimensioni della scultura, la cui creazione ha richiesto cinque mesi di lavoro da parte di maestranze specializzate. La scultura è stata finanziata dall'ingegner Charles Barmaki, mentre la municipalità di Hammana ha messo a disposizione il terreno dove la statua verrà collocata. Alla cerimonia di installazione e inaugurazione della statua, in programma per domenica 22 luglio, è prevista la presenza del cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca della Chiesa maronita.La cittadina di Hammana si trova in una posizione strategica. La statua di San Charbel avrà un grande impatto visivo per chi utilizza l'autostrada nazionale che collega l'est all'ovest del Paese, connettendo il Libano anche alla rete autostradale mediorientale che giunge fino all'Arabia Saudita. Charbel Makhluf , sacerdote e monaco dell'Ordine Libanese Maronita, figura cara ai cristiani libanesi per la sua spiritualità austera, noto per i miracoli di guarigione a lui attribuiti anche dopo la sua morte, fu proclamato santo dal papa Paolo VI nel 1977. Nell'estate 2017, una statua di San Charbel ancora più grande, alta ben 27 metri, è stata installata sulle alture di Kesrouan, mentre nel marzo scorso la prima statua dedicata a Papa Francesco in Libano e in tutto il Medio Oriente è stata inaugurata a Hadath, municipalità del distretto di Baabda, considerata parte dei sobborghi meridionali di Beirut. Fonti locali spiegano all'Agenzia Fides che anche il moltiplicarsi di statue e immagini di santi e di simboli cristiani, poste in luoghi pubblici e visibili da tutti, vuole essere un segno inteso a incoraggiare i cristiani locali, affinché non rinuncino a manifestare visibilmente la propria identità, continuando a offrire il proprio contributo originale alla convivenza con le diverse comunità religiose, nell'orizzonte di una comune cittadinanza. .

ASIA/FILIPPINE - I giovani dei Focolari in Asia: fraternità nelle relazioni umane, in politica, in economia

9 July 2018
Manila - "Percorsi verso la fraternità": è il progetto lanciato da oltre 6.000 giovani che hanno partecipato al "Genfest", il festival internazionale della gioventù del Movimento dei Focolari, tenutosi a Manila. Il progetto mira a "coinvolgere individui e popoli affinché possano contribuire a costruire relazioni fraterne nei settori dell'economia, della giustizia, della politica, dell'ambiente, del dialogo interculturale e interreligioso", ha affermato a Fides Stefania Tanesini, tra gli incaricati dei media di Genfest.L'evento, organizzato dal 6 all'8 luglio a Manila, per la prima volta in Asia e fuori dall'Europa, è stato l'undicesima edizione del Genfest, incentrata sul tema "Oltre tutti i confini". I partecipanti provenivano da 100 paesi in tutto il mondo.Generalmente previsto ogni sei anni, il Genfest è organizzato da "Youth for a United World , l'ala giovanile dei Focolari. Fin dalla sua nascita in Italia nel 1973, il Genfest è diventato una via per i giovani per dimostrare che un mondo unito è possibile."In un momento in cui la migrazione aumenta e i nazionalismi guadagnano terreno, come reazione a una globalizzazione esclusivamente economica, che ignora le diversità delle singole culture e religioni, il Genfest propone ai giovani un cambiamento di atteggiamento: non fermarsi alla ricerca di un benessere personale, superare barriere sociali e politiche per essere pronti ad accettare senza paura o pregiudizi ogni tipo di diversità ", ha detto Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari.I giovani dei Focolari cercheranno di generare una rete di attività mirate a creare una mentalità e una pratica di pace e solidarietà nei loro stessi luoghi e nei loro paesi.Il Genfest è stato una festa e un momento di impegno allo stesso tempo. Il messaggio di "superare i confini" è stato trasmesso in vari canali e modalità, tramite esibizioni artistiche, incontri, celebrazioni liturgiche, e anche tramite "Explo", una mostra multimediale e interattiva che ha offerto una versione diversa della storia del mondo basata sui passi dell'umanità verso la pace e la centralità dell'impegno personale a costruirlo. Ai giovani partecipanti è stata anche offerta l'opportunità di "sporcarsi le mani" scegliendo di prendere parte a "Hands for Humanity": dodici attività di solidarietà, incontro e riqualificazione urbana organizzate in diverse parti di Manila.Le storie raccontate dai giovani, che vivono il dramma della migrazione e della segregazione, sono state centrali nella undicesima edizione di Genfest. Tra le storie raccontate, quella di Noé Herrera e Josef Capacio , che vivono molto vicino al confine che separa i loro due paesi. Egide e Jean Paul, uno del Rwanda e l'altro del Burundi si sono incontrati durante il drammatico conflitto che ha diviso i due paesi. Maria Voce ha proposto tre parole come "programma di vita" per tutti i giovani che ora ritornano nei loro paesi: "Ama, ricomincia e condividi". L'appello è "amare i popoli di altri paesi come ami la tua stessa gente"; "ricominciare senza mai perdere la speranza che un altro mondo sia possibile"; infine "condividere la ricchezza, le risorse personali e collettive". La leader ha infine sfidato i giovani a "essere uomini e donne di unità, persone che amano i tesori di ogni cultura, ma che sanno donarli agli altri" e, in definitiva, a "essere uomini e donne globali".

AFRICA/KENYA - “La corruzione è un cancro che va sradicato con urgenza” dicono i leader religiosi

9 July 2018
Nairobi - “La corruzione è un cancro che ha pervaso ogni settore della nostra società e che le attuali leggi si sono rivelate inadeguate per affrontare. C'è quindi un bisogno urgente di agire radicalmente per sradicarlo e dare alla nazione un nuovo inizio. È a questo proposito che esortiamo Sua Eccellenza il Presidente a dichiarare la corruzione un disastro nazionale per facilitare l'adozione di misure straordinarie per affrontarlo ", ha affermato un gruppo interreligioso keniano in una dichiarazione alla stampa.Il Dialogue Reference group, di cui è presidente Sua Ecc. Mons. Martin Kivuva, Arcivescovo di Mombasa, e vicepresidente il Segretario Generale del Consiglio nazionale delle chiese del Kenya , rev. Canon Peter Karanja, ha raccomandato l’approvazione di una legge che offra l'amnistia ai criminali che confessano e restituiscono allo Stato le somme sottratte alla collettività, e commini pene severe ai corrotti”.Nel 2018 il Kenya si è collocato al 143esimo posto su 180 dell’indice di corruzione percepita elaborato da Transparency International.Il National Dialogue Framework ha inoltre suggerito altre questioni nazionali che il governo deve affrontare, tra cui la devoluzione dei poteri a favore delle comunità locali, l'accelerazione dell'erogazione dei servizi, le riforme del settore della sicurezza, le riforme costituzionali e giuridiche, la promozione della coesione nazionale, l'audit delle elezioni generali del 2017.Il Gruppo ha invitato tutti i soggetti interessati a partecipare alla prima conferenza di dialogo nazionale prevista per il 7-9 agosto 2018 a Bomas del Kenya. Ha infine sollecitato l'Assemblea nazionale a riconsiderare e ridurre la tassazione proposta dalla recente legge finanziaria per evitare l'ulteriore impoverimento dei keniani e ha raccomandato di portare in giudizio gli enti statali responsabili dei controlli di qualità sui beni di consumo che hanno permesso di mettere sul mercato prodotti scadenti e contaminati.Fanno parte del National Dialogue Framework l’Hindu Council of Kenya , Kenya Conference of Catholic Bishops , National Council of Churches of Kenya , National Muslim Leaders Forum , Organization of African Instituted Churches , Seventh Day Adventist Church , Supreme Council of Kenya Muslims e la Shia Ithna-Asheri Muslim Association.

AMERICA/HAITI - Dopo violente manifestazioni che lasciano 2 morti, ritirato l’aumento del prezzo della benzina

9 July 2018
Port au Prince – Dopo le violente proteste scoppiate nella capitale e nella città di Cap-Haitien, nel nord del Paese, venerdì 6 e sabato 7 luglio, il governo di Haiti ha fatto marcia indietro riguardo alla disposizione di aumentare i prezzi della benzina, annunciata all’inizio della settimana scorsa. Il premier Jack Guy Lafontant aveva motivato gli aumenti spiegando che sarebbero serviti per far quadrare il bilancio, ma l'amministrazione é stata costretta ad annullare la disposizione. Centinaia di persone infatti sono scese in strada e hanno attaccato l’hotel Best Western Premiere, nell'esclusivo quartiere Petion-Ville della capitale, e dopo aver distrutto l'ingresso dell'edificio si sono dirette verso un altro.Secondo le informazioni raccolte da Fides, venerdì 6 luglio la popolazione ha scatenato diverse manifestazioni violente contro le autorità. Durante uno scontro nel cuore della capitale haitiana, un agente di polizia assegnato alla sicurezza di un leader politico dell'opposizione è stato ucciso: è stato linciato dalla folla inferocita e il suo corpo dato alle fiamme. Sabato pomeriggio un giovane è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco vicino a un supermercato preso d'assalto dai manifestanti, come riporta l'AFP.Secondo la stampa locale, il presidente haitiano, Jovenel Moïse, ha chiesto alla popolazione di ristabilire la calma: "Abbiamo corretto quello che doveva essere corretto" ha detto circa la sospensione dell'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, annunciata la sera di sabato 7.La settimana scorsa alti rappresentanti della Chiesa cattolica si erano pronunciati apertamente contro la corruzione e il modo di governare che opprime i più poveri: il Presidente della Conferenza episcopale di Haiti , Mons. Launay Saturné, Vescovo di Jacmel, aveva evidenziato che il Paese è ancora malato, indicando la corruzione, l'insicurezza, l'ingiustizia, la disoccupazione come mali che rovinano Haiti.

AMERICA/BOLIVIA - Verso il CAM 5: le famiglie e la Chiesa di Santa Cruz aprono la porta della casa e del cuore ai delegati

9 July 2018
Santa Cruz de la Sierra – Stanno arrivando a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, i delegati che prenderanno parte al Quinto Congresso Missionario Americano , che si apre domani, martedì 10 luglio, e si concluderà sabato 14. Lo slogan scelto è “America in missione, il Vangelo è gioia!”, mentre il tema è “La gioia del Vangelo, cuore della missione profetica, fonte di riconciliazione e di comunione”. “Le nostre famiglie e la nostra Chiesa hanno aperto la porta della loro casa e del loro cuore affinché vi sentiate a casa" ha detto l’Arcivescovo di Santa Cruz, mons. Sergio Gualberti, in un messaggio di benvenuto agli oltre 2.500 delegati e missionari che parteciperanno a questo evento ecclesiale continentale. “La Chiesa di Santa Cruz e le nostre famiglie diventano la vostra casa, la vostra Chiesa – prosegue mons. Gualberti -, insieme cammineremo con grande gioia, impegno e coraggio per rinnovarci nel nostro impegno missionario in modo che tutti noi possiamo essere veramente missionari gioiosi del Vangelo, impegnati ad annunciare la Buona Novella in tutta la nostra società, in tutti i nostri Paesi del continente americano. Benvenuti! ".Secondo le informazioni diffuse dagli organizzatori del CAM 5 , si attendono circa 1.200 delegati nazionali, 1.100 delegati internazionali, 80 invitati speciali, mentre oltre 400 organizzatori e volontari sono impegnati per tutti gli aspetti logistici e di ordine pratico.Nella Messa celebrata ieri, domenica 8 luglio, nella Basilica di San Lorenzo, Mons. Gualberti ha chiesto ai fedeli di accompagnare “con la preghiera, l’affetto e la collaborazione” i lavori del CAM 5, perché da questo evento “scaturisca il fermo impegno di un rinnovamento missionario della Chiesa in America”. Quindi ha invitato tutti a partecipare alla celebrazione eucaristica di apertura, nel pomeriggio di martedì 10 luglio, alle ore 16 , nello spazio dinanzi alla Cattedrale di Santa Cruz, che sarà seguita dalla benedizione della statua del Cardinale Julio Terrazas , Arcivescovo di Santa Cruz e a lungo Presidente della Conferenza episcopale, che volle fermamente questo Congresso. Il Santo Padre Francesco ha nominato il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, suo Inviato speciale alle celebrazioni del CAM 5. Nella lettera con cui lo nomina, il Papa scrive: “Benchè Noi non possiamo partecipare di persona a questo evento di grande importanza per tutta la Chiesa d’America, abbracciamo con animo generoso e benevolo tutti coloro che vi prendono parte… ti nominiamo nostro Inviato speciale per celebrare solennemente il citato Congresso Missionario Americano. Sarai presente in nostra vece nella città di Santa Cruz de la Sierra e, data anche questa occasione unica, renderai fervide grazie – dal momento che questo significa la parola “Eucarestia” - insieme ai Pastori e ai fedeli cristiani tutti, per i grandi doni della fede e del battesimo che ci rendono partecipi della vita, morte e resurrezione di Cristo, e perché prosegua con grande impegno, gioia e fiducia la nuova evangelizzazione così che la vita ecclesiale là si rinnovi e divenga sempre più missionaria. Ricorderai, inoltre, ai Vescovi e agli altri che hanno responsabilità, che nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri, per i quali Egli si è fatto povero.”Oltre a pronunciare l’omelia durante la Messa di apertura, nel pomeriggio di martedì 10, il Card. Filoni prenderà la parola anche all’atto inaugurale del CAM 5, la mattina di mercoledì 11 luglio. I lavori del Congresso si svolgeranno presso il Collegio Don Bosco, nei giorni 11,12 e 13 luglio, con conferenze, dibattiti, lavori di gruppo, forum, testimonianze missionarie, momenti di preghiera… Sabato 14 luglio, giornata conclusiva, è prevista la celebrazione di una Giornata Missionaria nelle parrocchie e la Messa di invio. Alle due celebrazioni, di apertura e di chiusura, sono invitati a partecipare tutti coloro che lo desiderano, non solo i delegati e gli iscritti al CAM 5. Gli avvenimenti principali saranno comunque trasmessi dal sito web del CAM 5 e da emittenti radiofoniche e televisive. L’obiettivo generale del CAM 5 è rafforzare, nelle Chiesa d’America, l’identità e l’impegno per la missione Ad gentes, annunciando la gioia del Vangelo a tutti i popoli, con particolare attenzione alle periferie del mondo contemporaneo, a servizio di una società più giusta, solidale e fraterna. Gli assi tematici su cui si articoleranno i lavori sono: il Vangelo, la gioia, missione e profezia, riconciliazione e comunione, missione Ad gentes.

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