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ASIA/INDIA - La “legge anti-conversione” in Jharkhand: fonte di violenza e polarizzazione religiosa

Ranchi – Le “leggi-anti conversione”, che di fatto sono strumenti per coartare la libertà religiosa, continuano a destare preoccupazione e polarizzare la società indiana: lo racconta all’Agenzia Fides il gesuita p. Michael Kerketta, teologo indiano e docente a Ranchi, capitale dello stato indiano di Jharkhand, nell'India settentrionale. Il Jharkhand è diventato di recente il nono stato dell’India ad approvare e far entrare in vigore un provvedimento “contro le conversioni religiose”, quando il suo governatore, Draupadi Murmu, ha firmato il 5 settembre un disegno di legge “Freedom of Religion Bill” . “Il provvedimento colpisce le comunità religiose non indù come cristiani, musulmani, sikh, e altre comunità locali. E’ nostro compito denunciare un’ingiustizia che viola la libertà di coscienza e di religione ed è contro la Costituzione. Per questo sabato 23 settembre ci riuniremo in un incontro pubblico a Ranchi, come membri di diverse comunità religiose, inclusi gli indù, per manifestare pacificamente il nostro dissenso”, informa il gesuita.“Il governo del Jharkhand è in mano al Baratya Janata Party, il partito nazionalista indù che governa anche l’esecutivo nazionale, con il Premier Narendra Modi. I gruppi estremisti indù nello stato di Jharkhand sono forti e hanno ampio spazio nella società. Nei giorni scorsi a Ranchi cortei anticristiani e di militanti violenti hanno agitato la città. Alcuni cristiani sono in carcere per false accuse di aver promosso conversioni”, rileva p. Kerketta.Il gesuita ricorda e sostiene la lettera aperta scritta nei giorni scorsi dal Vescovo Theodore Mascarenhas, Segretario generale della Conferenza episcopale indiana al Premier indiano Narendra Modi, in cui si nota la campagna di odio e ostilità verso le minoranze religiose, promossa dal Primo Ministro del Jharkhand, Raghubar Das, e dal suo esecutivo. “Se non sarà messa immediatamente sotto controllo, potrebbe portare lo stato e la sua popolazione su un sentiero di violenza e di odio”, avverte il Vescovo. La lettera ricorda che “la Chiesa cattolica si oppone con forza alle conversioni forzate. Ma allo stesso tempo essa afferma il suo diritto di predicare, praticare e diffondere la fede”. I cristiani, se pur vittime di violenza, nota la missiva, “non risponderanno con la violenza” ma continueranno a lavorare per i poveri e gli emarginati con “l’istruzione , l’assistenza medica e altre attività sociali”.“Attualmente a Ranchi non si registra violenza sociale o religiosa, ma il clima sociale resta teso e come comunità di minoranze siamo preoccupati per le aggressioni di gruppi radicali induisti”, conclude p. KerkettaA partire dall’anno 2000, una legislazione “anti-conversioni” è stata adottata da sei stati indiani: in Chhattisgarh nel 2000; in Tamil Nadu nel 2002 ; in Gujarat nel 2003; e in Rajasthan nel 2006 ; in Himachal Pradesh nel 2007, Jharkhand nel 2017. In passato primi provvedimenti di tale risma furono adottati in Odisha nel 1967, in Madhya Pradesh nel 1968 e Arunachal Pradesh nel 1978 . Attualmente una legge anti conversione è dunque in vigore ed è esecutiva in sei stati su nove . In Gujarat è necessario un permesso scritto prima che un individuo possa convertirsi a una nuova fede religiosa, mentre in altri casi si richiede una “notifica” alle autorità civili o alla magistratura.

ASIA/INDIA - La “legge anti-conversione” in Jharkhand: principio di violenza e polarizzazione religiosa

Ranchi – Le “leggi-anti conversione”, che di fatto sono strumenti per coartare la libertà religiosa, continuano a destare preoccupazione e polarizzare la società indiana: lo racconta all’Agenzia Fides il gesuita p. Michael Kerketta, teologo indiano e docente a Ranchi, capitale dello stato indiano di Jharkhand, nell'India settentrionale. Il Jharkhand è diventato di recente il nono stato dell’India ad approvare e far entrare in vigore un provvedimento “contro le conversioni religiose”, quando il suo governatore, Draupadi Murmu, ha firmato il 5 settembre un disegno di legge “Freedom of Religion Bill” . “Il provvedimento colpisce le comunità religiose non indù come cristiani, musulmani, sikh, e altre comunità locali. E’ nostro compito denunciare un’ingiustizia che viola la libertà di coscienza e di religione ed è contro la Costituzione. Per questo sabato 23 settembre ci riuniremo in un incontro pubblico a Ranchi, come membri di diverse comunità religiose, inclusi gli indù, per manifestare pacificamente il nostro dissenso”, informa il gesuita.“Il governo del Jharkhand è in mano al Baratya Janata Party, il partito nazionalista indù che governa anche l’esecutivo nazionale, con il Premier Narendra Modi. I gruppi estremisti indù nello stato di Jharkhand sono forti e hanno ampio spazio nella società. Nei giorni scorsi a Ranchi cortei anticristiani e di militanti violenti hanno agitato la città. Alcuni cristiani sono in carcere per false accuse di aver promosso conversioni”, rileva p. Kerketta.Il gesuita ricorda e sostiene la lettera aperta scritta nei giorni scorsi dal Vescovo Theodore Mascarenhas, Segretario generale della Conferenza episcopale indiana al Premier indiano Narendra Modi, in cui si nota la campagna di odio e ostilità verso le minoranze religiose, promossa dal Primo Ministro del Jharkhand, Raghubar Das, e dal suo esecutivo. “Se non sarà messa immediatamente sotto controllo, potrebbe portare lo stato e la sua popolazione su un sentiero di violenza e di odio”, avverte il Vescovo. La lettera ricorda che “la Chiesa cattolica si oppone con forza alle conversioni forzate. Ma allo stesso tempo essa afferma il suo diritto di predicare, praticare e diffondere la fede”. I cristiani, se pur vittime di violenza, nota la missiva, “non risponderanno con la violenza” ma continueranno a lavorare per i poveri e gli emarginati con “l’istruzione , l’assistenza medica e altre attività sociali”.“Attualmente a Ranchi non si registra violenza sociale o religiosa, ma il clima sociale resta teso e come comunità di minoranze siamo preoccupati per le aggressioni di gruppi radicali induisti”, conclude p. KerkettaA partire dall’anno 2000, una legislazione “anti-conversioni” è stata adottata da sei stati indiani: in Chhattisgarh nel 2000; in Tamil Nadu nel 2002 ; in Gujarat nel 2003; e in Rajasthan nel 2006 ; in Himachal Pradesh nel 2007, Jharkhand nel 2017. In passato primi provvedimenti di tale risma furono adottati in Odisha nel 1967, in Madhya Pradesh nel 1968 e Arunachal Pradesh nel 1978 . Attualmente una legge anti conversione è dunque in vigore ed è esecutiva in sei stati su nove . In Gujarat è necessario un permesso scritto prima che un individuo possa convertirsi a una nuova fede religiosa, mentre in altri casi si richiede una “notifica” alle autorità civili o alla magistratura.

AMERICA/MESSICO - Più di 200 morti per il terremoto, una parola e un gesto fra i cristiani: solidarietà

Puebla – Organizzazioni della società civile, gruppi di solidarietà, comunità cattoliche, stanno contribuendo a segnalare rapidamente le zone più colpite dal violento sisma che scosso il paese il 19 settembre scorso e, nel contempo, si sono ampiamente mobilitate per portare la solidarietà e gli aiuti necessari alle vittime e agli sfollati. Fino a ieri sera si contavano 43 morti solo a Puebla, 163 chiese con danni strutturali e 1.700 case distrutte. Sono le cifre diffuse dalle autorità di questa zona dopo il terremoto di magnitudo 7.1 sulla scala Richter che ha colpito soprattutto Puebla. In tutto il Messico sono ormai 217 le vittime del terremoto, e il bilancio è sempre provvisorio.La Chiesa messicana si è mobilitata per confortare le vittime e per l'assistenza necessaria. Il Vescovo di Puebla, Mons. Felipe Pozos Lorenzini, ha celebrato ieri una Messa per le 12 vittime del comune di Atzala, prima della loro sepoltura. In questa comunità il nome di Arizbeth Escamilla sarà ricordato perché a soli 2 mesi di vita è stata la prima a morire sepolta dal crollo del tetto della chiesa dove doveva essere battezzata, la chiesa di Santiago Apostol di Aztala, circa 170 km a sudest di Città del Messico. Sono bastati pochi secondi del sisma per fare crollare il tetto di questa chiesa del secolo XVII. Tra i superstiti della tragedia che ha segnato questa comunità, c’è il parroco locale.Ieri, all’udienza generale, salutando i fedeli di lingua spagnola in piazza San Pietro, il Pontefice ha rivolto il suo pensiero al Paese latinoamericano sconvolto dal sisma: “In questo momento di dolore voglio manifestare la mia vicinanza e la mia preghiera a tutta la cara popolazione messicana” ha detto, invitando i presenti a elevare “una preghiera a Dio perché accolga nelle sue braccia coloro che hanno perso la vita e conforti i feriti, i loro familiari e quanti hanno subito danni”.Il terremoto si è verificato ad appena dodici giorni dal sisma di magnitudo 8.2 che all’inizio di settembre aveva colpito il paese, causando almeno 98 morti. L’epicentro, questa volta, è stato registrato 12 km a sudest di Axochiapan, nello stato di Morelos, circa 160 chilometri dalla capitale. Il Messico, proprio il 19 settembre ricordava un tragico evento analogo, il terremoto che nel 1985 aveva lasciato un numero mai definito di vittime: da 3.200 come cifra ufficiale a circa 10 mila secondo altre fonti.Il Segretario della Conferenza Episcopale Messicana , Mons. Alfonso G. Miranda Guardiola, ha inviato a Fides il comunicato dei Vescovi del Messico in cui si invita “il popolo di Dio a unirsi nella solidarietà per i fratelli e le sorelle che soffrono per le diverse calamità che hanno colpito il nostro paese”. Molte istituzioni religiose avevano rilevato l'efficacia delle rete di aiuto e solidarietà guidata dalla Caritas Messicana e della Conferenza episcopale, che lavorava a pieno ritmo nel sostegno ai fratelli colpiti dal sisma del 7 settembre, in modo particolare negli stati di Oaxaca e Chiapas. Quella rete si sta rivelando preziosa anche in questo nuovo disastro.

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni: si diventa cristiani per “attrazione”.L'annuncio del Vangelo non è “indottrinamento” ideologico

Hiroshima - L’annuncio del Vangelo “non è un indottrinamento, né un’imposizione o una forzatura delle menti e dei cuori”. Si aderisce al Vangelo non per “proselitismo ideologico” ma per “attrazione”, con la “libertà interiore di chi scopre di essere figlio di Dio”. Con queste parole, rifacendosi all'insegnamento di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco, il Cardinale Fernando Filoni ha richiamato il dinamismo proprio della diffusione del cristianesimo nel mondo, che lo distingue da ogni forma di propaganda culturale o religiosa. Il Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ha espresso queste considerazioni nell'omelia della messa celebrata nella Cattedrale di Hiroshima la sera di mercoledì 20 settembre, nel quarto giorno della sua visita in terra giapponese. Durante l'omelia, il porporato ha fatto riferimento anche all'esperienza dei martiri coreani Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e ai loro compagni di martirio, nel giorno della loro memoria liturgica. “La storia dell’evangelizzazione in Corea” ha ricordato il Cardinale del Dicastero missionario, “ci rammenta che, affascinati dalla verità del Vangelo, alcuni eruditi del Confucianesimo iniziarono a studiare da soli la dottrina cattolica e i testi biblici, trovandoli straordinari; poi inviarono uno di loro a Pechino, per essere battezzato. Tornato in patria, questo primo battezzato, poi anch’egli martire, battezzò gli altri membri del gruppo, dando così vita alla vita della Chiesa coreana, senza alcun apporto che provenisse dall’estero. Dopo quell'inizio felice – ha aggiunto il Cardinale Filoni – la vicenda della Chiesa cattolica in Corea “fu invece bagnata dal sangue di innumerevoli martiri.. Non diversamente, anche in questa cara terra del Giappone, molte furono le testimonianze di sangue dei martiri. Come Gesù fu vittima dell’odio e dell’ingiustizia, così i martiri di questo Paese furono vittime di un odio senza una giusta ragione”. In terra giapponese – ha fatto notare il porporato - il primo annuncio del Vangelo fu contrastato e scatenò persecuzioni “perché ritenuto sovversivo dello stato sociale allora stabilito. Forse oggi, ha aggiunto il Cardinale, riferendosi alla situazione presente, “vi sono altri non meno gravi impedimenti: la mentalità secolare, l’edonismo, l’indifferenza, l’idolatria del benessere e del denaro, il senso della nostra vita che ci è rubato”. E anche oggi “annunciare la Buona Novella rappresenta “un’opera di carità altissima, e quanti accolgono il messaggio del Vangelo con buona volontà, è sempre motivo di gioia e di ringraziamento al Signore”. .

ASIA/FILIPPINE - P. Chito, liberato a Marawi: “Il sequestro è stata volontà di Dio”

Manila – “Il mio sequestro è stata volontà di Dio. Una prova che Lui ha voluto. Ho fiducia in Lui. Il mio futuro lo vedo solo a Marawi: cristiani e musulmani siamo fratelli e crediamo nel solo, unico Dio”: lo ha detto p. Teresito Soganub , il prete sequestrato il 23 maggio e rilasciato dopo 117 giorni di prigionia dai terroristi del gruppo “Maute”, legato allo Stato Islamico, che ha occupato la città di Marawi, sull’isola di MIndanao. Nella città l’esercito filippino sta profondendo gli ultimi sforzi per sconfiggere i jihadisti ancora asserragliati in centro città con un gruppo di oltre 40 ostaggi. P. Chito, giunto a Manila, ha raccontato i giorni del sequestro, notando di non aver voluto tentare la fuga, per “condividere fino alla fine la sorte dei sequestrati”. Il prete ha ringraziato l’esercito per lo sforzo profuso e “tutti coloro che hanno pregato per noi e per la nostra salvezza”. P. Teresito ha detto di vedere il suo futuro solo a Marawi, per continuare nell’opera di dialogo e di costruzione della pace: “Cristiani e musulmani crediamo in un solo Dio, vogliamo vivere in pace”, ha spiegato. Il Vescovo di Marawi, Edwin De La Pena, contattato da Fides, riferisce che “p. Chito vivrà un periodo di riposo e di ripresa prima di riprendere il ministero sacerdotale attivo e di tornare nella Prelatura apostolica di Marawi. “Il rilascio di p. Chito ci dà ulteriore speranza per la liberazione degli altri ostaggi, inclusi altri fedeli cattolici”, ricorda. “Ci auguriamo che presto la guerra finisca - prosegue - e che gli abitanti di Marawi possano tornare a casa, ricostruire la loro vita e la loro città”.Per questo il Vescovo invita le comunità cattoliche in tutto il paese ad “adottare una comunità colpita” dalla crisi di Marawi, per assistere le comunità locali nel cammino di ripresa a lungo termine. “Lo sforzo comune di tutta la Chiesa filippina comunicherà un messaggio di speranza a tutte le comunità colpite”, rileva De La Peña. Il progetto "Adottare una comunità" è un'iniziativa della Prelatura apostolica Marawi, in collaborazione con la Caritas Filippine e con i missionari Redentoristi. Diocesi e le parrocchie adotteranno una comunità di Marawi, aiutando in tutto gli sfollati e provvedendo a tutti i bisogni necessari per ritornare alle normali attività sociali, come prima della crisi. Il Vescovo riferisce che partirà anche uno speciale appello per ricostruire la Cattedrale di Marawi, pesantemente danneggiata dai jihadisti. Come riferito a Fides, la Prelatura Apostolica npresenterà un progetto per chiedere un contributo straordinario anche alle Pontificie Opere Missionarie.

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni: Hiroshima è il luogo in cui Cristo ha rinnovato il suo sacrificio nel ventesimo Secolo

Hiroshima – Hiroshima “è il luogo in cui Cristo ha rinnovato il suo sacrificio nel ventesimo Secolo”. E anche per la Chiesa cattolica, Hiroshima “oggi significa città della pace, nella quale Dio non ha dimenticato l’uomo, non si è nascosto, ma vi abita”. Così il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ha espresso uno sguardo di fede sulla vocazione spirituale universalmente riconosciuta alla città giapponese dove il 6 agosto 1945 fu consumato il primo massacro atomico della storia umana. Lo ha fatto nel discorso rivolto mercoledì 20 settembre a sacerdoti, religiosi, religiose, fedeli consacrati e laici dell'Arcidiocesi di Hiroshima, da lui incontrati nel quarto giorno della sua visita in terra giapponese. “Qui” ha proseguito il Prefetto di Propaganda Fide “Cristo crocefisso continua, dall’alto di questo nuovo Golgota, ad ammonire tutte le genti” compresi coloro che in nome delle religioni “fomentano odio, divisioni e guerre”. Il richiamo alla presenza operante di Cristo nelle vicende del mondo ha offerto al Cardinale l'occasione di suggerire anche ai cattolici dell'Arcidiocesi le vie per dare spazio a “un rinnovato impulso missionario, proprio come esorta il Papa Francesco nell’Evangelii gaudium”. L'Arcidiocesi di Hiroshima si estende su un territorio che ospita 7 milioni di abitanti, e dove i battezzati cattolici sono circa 20mila.”Cristo è qui conosciuto?  Ha un posto? Ha una salvezza da proporre? Il regno di Dio è qui annunciato?  Ecco” ha suggerito il porporato “gli interrogativi cui rispondere.  Mentre ammiriamo l’opera missionaria passata, non possiamo esserne semplici amministratori di quei risultati.  Se manca la motivazione alla missionarietà, mancherà anche la generosità e lo zelo apostolico; mancherà la gioia di evangelizzare”."Dalla gloria, dalla grazia e dalla verità portate da Cristo - ha aggiunto il Prefetto del Dicastero missionario - non può essere escluso il Popolo giapponese. Dio non si è fermato alle porte di questo Paese, che pur nobile e colto, attende il Regno di Dio: Ecco dite ai ciechi, ai sordi, ai malati, ai poveri, a chi è senza speranza, o soffre per la divisione delle famiglie, o ai drogati, o a chi pensa che il suicidio sia l’unica strada per porre termine alla desolazione e disperazione che per essi c’è una Buona Notizia”. Nella sua visita a Hiroschima, il Cardinale Fernando Filoni ha reso omaggio al Monumento della Pace e della Bomba Atomica. .

AMERICA/ANTILLE - Situazione critica e danni ingenti per l’uragano Irma: i Vescovi accanto alla popolazione

Port of Spain – Constatare i danni degli uragani, confortare le vittime, organizzare i soccorsi: è quanto stanno facendo in questi giorni le comunità cattoliche nelle Antille. “Tra i recenti uragani che continuano ad abbattersi sulle isole dei Caraibi , il più grave finora è stato sicuramente Irma” spiega a Fides p. J. Kaboré, Incaricato d’Affari della Nunziatura Apostolica di Port of Spain. “L’uragano Maria, in movimento in questi ultimi giorni, qui a Trinidad e Tobago, è più che altro una tempesta tropicale e sembra che al momento non stia comportando danni significativi”, afferma p. Kaborè. “La nostra Nunziatura Apostolica – racconta a Fides – è in contatto costante con le Chiese locali, in particolare con i Vescovi delle isole più gravemente colpite, tra questi il Vescovo Riocreux di St Martin-St Barthélémy, il Vescovo S. Pinder delle Bahamas e il Vescovo LLanos in Antigua e Barbuda. Quest’ultima zona sembra la più gravemente colpita : mons. LLanos, Amministratore apostolico della diocesi di Saint John’s-Basseterre, martedì 19 ci ha chiamato per avvisarci che era in visita a Tortola, Virgin Gorda e Anguilla e che era difficile mantenere un contatto con quelle isole colpite. Il Vescovo Luigi Secco di Willemstad ha inviato messaggi email raccontando la situazione. Molti gruppi cattolici, in particolare ‘the Living Waters Community’ a Port of Spain sono stati particolarmente operativi nel fornire sostegno alle vittime”. I Vescovi della regione hanno diffuso vari messaggi per esprimere solidarietà nei confronti delle vittime e richiedere aiuti, in gran parte dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti e hanno chiesto inoltre una moratoria al Fondo Monetario Internazionale per quanto riguarda il debito estero. “Le isole di Tortola, Virgin Gorda e Anguilla hanno riportato danni ingenti – prosegue l’Incaricato d’Affari – e si trovano in una situazione davvero critica. Ritengo che il Vescovo Llanos e la sua gente abbiano assoluto bisogno di assistenza. Mi ha assicurato che proverà a tenersi in contatto come possibile con la Nunziatura Apostolica, ma proprio in questo momento, mentre visita le diverse isole non c’è alcuna connessione. I Vescovi continuano a rimanere accanto alla gente, vanno a trovare le famiglie e portano loro conforto”. Stando al Rapporto redatto dal “Caribbean Disaster Emergency Management Agency”, inviato a Fides dal Segretariato della Conferenza Episcopale delle Antille, “la situazione è particolarmente complicata perché le British Virgin Islands sono sotto il Governo Britannico e, per poter procedere ai soccorsi e agli spostamenti, servono i relativi permessi”. “Al momento tutti abbiamo bisogno di aiuti, ma in particolare il Vescovo LLanos e la sua gente, dal momento che Barbuda è stata completamente spazzata via e le isole di Tortola, Virgin Gorda e Anguilla hanno riportato danni ingenti. Chiedo a tutti di pregare per questa regione” conclude p. Kaboré.Le diocesi colpite e danneggiate di più sono quella di Saint John’s-Basseterre , la parte nord della Diocesi di Basse-Terre , la parte nord della Diocesi di Willemstad , la Missione sui iuris di Turks e Caicos, l’Arcidiocesi di Nassau .

AFRICA/CONGO RD - Massacro di rifugiati burundesi nell’est: 34 morti e un centinaio di feriti

Kinshasa - Sono 34 i rifugiati burundesi uccisi dalla forze di sicurezza il 16 settembre nel campo di rifugiati nei pressi del villaggio di Kamanyola, nella Piana di Ruzizi, nel Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo.Secondo informazioni inviate da fonti della Chiesa locale all’Agenzia Fides, ad innescare la tragedia è stato l’arresto, nella notte del 13 settembre, di quattro burundesi, accusati di pattugliare il recinto del loro campo armati di bastoni, senza il permesso delle autorità locali. I quattro sono stati arrestati inizialmente dalla Direzione dell’Immigrazione di Kamanyola, poi sono stati consegnati alla sede locale del servizio di sicurezza, l'Agenzia di intelligence nazionale .I rifugiati hanno spiegato che stavano facendo le ronde notturne perché erano stati informati di un probabile assalto al loro campo da parte di appartenenti alla milizia filo-governativa burundese, Imbonerakure. La sera del 15 settembre i rifugiati burundesi hanno organizzato una manifestazione di massa per liberare i 4 detenuti di fronte alla sede della ANR. Nella prime ore del 16 la situazione è degenerata quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla, uccidendo 34 burundesi e ferendone un centinaio. Secondo le autorità si registrano un morto e alcuni feriti tra le forze di sicurezza, lasciando intendere che tra i rifugiati vi fossero persone armate. Secondo una nota inviata a Fides “è difficile confermare che i rifugiati detengano delle armi, perché gli agenti di sicurezza non avrebbero mai catturato dei rifugiati burundesi armati. Piuttosto occorre segnalare che la popolazione allude a dei burundesi che operano nella Piana di Ruzizi, provenienti direttamente dal Burundi e che non si tratta dei rifugiati di Kamanyola”.Le fonti di Fides sottolineano comunque che vi è diffidenza tra la popolazione nei confronti dei rifugiati burundesi, mentre le autorità locali non hanno intrapreso alcuna iniziativa per integrali nella società locale.Più di 410.000 burundesi sono stati costretti a trovare rifugio nella RDC e in Tanzania a causa delle violenze provocate dalla crisi scoppiata nel 2015 in seguito al conferimento del terzo mandato al Presidente Pierre Nkurunziza, in violazione della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha. Da allora il Burundi vive in uno stato di tensione permanente, tra violenze commesse dalle milizie filo-governative e quelle di alcuni gruppi di guerriglia che si oppongono al Presidente.

AMERICA - Lavoro minorile: 152 milioni di vittime, la Chiesa chiede di affrontare il problema alla radice

New York – La nuova ricerca condotta congiuntamente dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro e dalla Walk Free Fundation, in collaborazione con l'Organizzazione Mondiale per la Migrazione , rivela l'ambito reale della schiavitù moderna nel mondo. I dati, pubblicati durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di questi giorni, mostrano che nel 2016 oltre 40 milioni di persone nel mondo sono state vittime della moderna schiavitù, e che 152 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni sono impegnati nel lavoro. L'OIT ha inoltre presentato una relazione associata che conferma che questi 152 milioni di bambini sono costretti al lavoro minorile e non si tratta di una loro libera scelta.Le nuove stime mostrano anche che le donne e le ragazze sono sproporzionatamente colpite dalla schiavitù moderna: sono il 71 per cento del totale, quasi 29 milioni. Le donne rappresentano il 99 per cento delle vittime del lavoro forzato nel settore del commercio sessuale e l'84 per cento dei matrimoni forzati. L'inchiesta rivela che tra i 40 milioni di vittime della schiavitù moderna, circa 25 milioni sono stati vittime del lavoro forzato e 15 milioni di matrimoni forzati a cui non avevano dato il loro consenso.Il lavoro minorile continua ad essere concentrato principalmente nell'agricoltura . Quasi un bambino su cinque lavora nel settore dei servizi mentre l'11,9 per cento lavora nell'industria.Questa 72.ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite, svoltasi nelle prime sessioni dal 12 al 18 settembre, celebrerà la sessione conclusiva dal 19 al 25 settembre, a New York.Il 12 settembre, Mons. Ivan Jurkovič, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, aveva dichiarato: "È il momento di passare dalla legge all'azione" perché "le forme contemporanee di schiavitù, servitù, tratta di persone e lavoro forzato, devono essere affrontati alla radice". "Le nuove forme di schiavitù devono essere abolite come l'abolizione della schiavitù nel mondo antico: adottando una nuova visione dell'essere umano e della sua dignità attraverso la legislazione, l'istruzione e la conversione delle menti".Mons. Ivan Jurkovič ha concluso il suo intervento affermando che "tutti dobbiamo essere consapevoli di queste situazioni drammatiche e lavorare per sradicare le forme nuove e atroci della schiavitù umana. E’ sempre più evidente che oggi ci troviamo di fronte a un fenomeno globale che supera la concorrenza di qualsiasi città, comunità o paese".

ASIA/PAKISTAN - Un docente cattolico: “In Pakistan c'è il fallimento del sistema educativo”

Faisalabad – “In Pakistan assistiamo al fallimento del sistema educativo. La morte di Sharon Masih, lo studente cristiano linciato dai compagni di classe nell'indifferenza degli insegnanti, lo mostra con chiarezza. C'è un clima di odio verso i non musulmani, l'ambiente delle scuole è deteriorato. Bambini e ragazzi cristiani e indù sono vittime degli studenti musulmani ma anche dei docenti”: è la forte denuncia consegnata all'Agenzia Fides da Anjum James Paul, professore cattolico pakistano e presidente della “Pakistan Minorities Teachers’ Association” . Anjum James Paul è stato compagno di scuola di Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico assassinato, e ne ha condiviso l'impegno per i diritti umani e per la promozione delle minoranze religiose nel paese. Oggi conduce una associazione che compie ricerche ed elabora studi e documenti, collaborando con il Ministero per l'istruzione del Pakistan.Anjum James Paul dice a Fides: “In 14 anni di ricerche, che abbiamo sempre sottoposto al governo, possiamo dire con certezza che l'intolleranza nelle scuole pubbliche è diffusa e l'omicidio di Sharon ne è un chiaro esempio. Ci sono pregiudizi e odio verso le minoranze religiose che vengono instillati attraverso i libri di testo adottati nelle scuole pubbliche, che promuovono disprezzo contro le altre religioni. Urge promuovere la convivenza e la tolleranza in tutte le scuole, a partire dai bambini più piccoli. Questo sistema educativo ha un forte impatto sulla formazione e sulle menti dei giovani, dunque sull’intera società. Lo abbiamo già segnalato nel nostro ‘Libro Bianco sull'istruzione’ edito dieci anni or sono”.Il presidente prosegue: “Negli anni scorsi vi sono stati alcuni passi avanti e cambiamenti positivi, ma non si è fatto abbastanza. C'è un quadro di discriminazione istituzionalizzata verso i non musulmani che è molto pericoloso. Urge tagliare le radici dell'estremismo e promuovere con maggiore attenzione e impegno una riforma globale dei curriculum scolastici. I riferimenti ideali sono: il famoso discorso del 1947 di Ali Jinnah, fondatore del Pakistan, sulla protezione e libertà della minoranze religiose; e anche la recente sentenza della Corte Suprema che il 19 giugno 2014 ha ordinato al governo pakistano di impegnarsi e di adottare misure concrete per la protezione e per la promozione delle minoranze religiose, garantendo diritti uguali per tutti i cittadini”.

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni a Nagasaki: Cristo non è solo un “guru” della vita morale

Nagasaki - I missionari che introdussero il Vangelo in Giappone non misero a repentaglio la propria vita “solo per annunciare Cristo come uno straordinario saggio o un guru della vita morale, o come promotore di benessere sociale”. Loro erano pronti a sacrificare la propria esistenza solo perché volevano far conoscere “il mistero di Gesù, Figlio di Dio, che offre la sua vita per riscattare l’uomo dalla sua solitudine esistenziale, dalla povertà del peccato e dalle schiavitù che lo umiliano”. Lo ha ricordato il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, durante l'omelia della messa da lui celebrata la sera di martedì 19 settembre nella Cattedrale di Nagasaki, nel terzo giorno della sua visita in terra giapponese. “Dopo decenni che il Vangelo è stato portato in Giappone” ha rilevato nell'omelia il Prefetto di Propaganda Fide “oggi vediamo un pericolo, ossia quello di «relativizzare» sia la missione della Chiesa nel portare il Vangelo, sia la stessa persona di Cristo. Per esempio, si preferisce parlare di Cristo come di un saggio che mostra una giusta regola di vita, o di una buona persona che aiutava i poveri e gli emarginati della società della sua epoca. Volendo vedere la figura di Cristo come un filantropo dell’umanità, si rischierebbe di percepire anche la missione della Chiesa come quella di una grande organizzazione umanitaria mondiale”. Le opere caritative e la diffusione degli insegnamenti morali – ha ricordato il porporato – sono manifestazioni imprescindibili della vocazione missionaria della Chiesa , ma non possono essere separate dalla loro sorgente. “Se riflettiamo sulla storia di oltre quattro secoli dall’arrivo di Francesco Saverio a Kagoshima – ha aggiunto il Prefetto del Dicastero missionario, facendo riferimento al primo approdo dell'annuncio evangelico in terra giapponese - comprendiamo che per questo grande missionario annunciare il nome di Gesù in Giappone, rispondeva al profondo desiderio di portare in questa terra l’annuncio dell’amore e della compassione di Dio, perché il popolo giapponese, pur nobile e colto, era privo della rivelazione di Dio”. Anche oggi – ha aggiunto il Cardinale Filoni - “Noi siamo allora chiamati ad una missione grande verso questa umanità povera, sofferente, distrutta dall’odio, dalle invidie, dagli aborti, dalle guerre più atroci, dalle violenze sui più poveri, dalla droga, dalla dipendenza mortale dal successo e dal denaro”. . Link correlati :L'omelia integrale del Card. Filoni a Nagasaki

AFRICA/SUD SUDAN - I Vescovi: violenze, omicidi, torture e stupri di civili sono “crimini di guerra”

Juba – “Il nostro Paese non è in pace. La gente ha paura. La guerra civile, che abbiamo spesso descritto priva di alcuna giustificazione morale, continua”. Il dilagare di questa situazione ha spinto i Vescovi del Sud Sudan a pubblicare una Lettera pastorale pervenuta a Fides, nella quale lamentano l’attacco ai civili sia da parte del governo che dell’opposizione, e lanciano un allarme sulla dimensione etnica che il conflitto ha assunto . “Nonostante i nostri appelli rivolti a tutte le parti, fazioni e singoli individui per fermare la guerra, si continua ad uccidere, rapinare, saccheggiare, fare sfollare la gente, attaccare le chiese e distruggere proprietà in tutto il paese. In alcune città c’è la calma, ma l’assenza di armi da fuoco non significa che la pace sia arrivata. In altre città, i civili sono ‘prigionieri’ a causa dell’insicurezza nelle strade circostanti”, si legge nel documento. La gente non ha un posto sicuro dove mettersi al riparo dalle violenze: “Anche quando sono venuti a cercare riparo nelle nostre chiese o nei campi profughi delle Nazioni Unite hanno continuato a subire abusi da parte delle forze di sicurezza. Molti sono stati costretti a fuggire nei paesi limitrofi”, hanno dichiarato i Vescovi che, vedendo l’odio aumentare nel Paese, definiscono “crimine di guerra” ogni tipo di violenza, omicidio, tortura e stupro di civili. “La gente è stata ammassata nelle case alle quali poi è stato dato fuoco. I corpi delle vittime sono stati gettati in serbatoi infetti. C’è una totale mancanza di rispetto per la vita umana”. Inoltre l’Episcopato cattolico dichiara che intraprenderà un approccio “più dinamico” per andare avanti e che si continuerà nello sforzo e nell’impegno di restare in contatto con altre Chiese cristiane nel tentativo di trovare una pace duratura. “Attraverso il Piano d’azione per la Pace del nostro Consiglio delle Chiese del Sud Sudan – si legge nel comunicato giunto a Fides - intendiamo incontrarci di persona non solo con il Presidente, ma anche con i vice presidenti, i ministri, i parlamentari, i leader dell’opposizione e i politici, i funzionari militari di tutte le parti e chiunque altro riteniamo abbia il potere di cambiare il nostro Paese per il meglio. E’ nostra intenzione incontrarci non solo una volta, ma tutte le volte necessarie, per intraprendere una azione e non solo per dialogare”. Nello scorso mese di giugno, la Santa Sede ha annunciato l’iniziativa “Il Papa per il Sud Sudan” che ha promosso lo stanziamento di un fondo vaticano da utilizzare nel Paese africano per istruzione, sanità e agricoltura .

AFRICA/SUDAN - I Vescovi: violenze, omicidi, torture e stupri di civili sono “crimini di guerra”

Juba – “Il nostro Paese non è in pace. La gente ha paura. La guerra civile, che abbiamo spesso descritto priva di alcuna giustificazione morale, continua”. Il dilagare di questa situazione ha spinto i Vescovi del Sud Sudan a pubblicare una Lettera pastorale pervenuta a Fides, nella quale lamentano l’attacco ai civili sia da parte del governo che dell’opposizione, e lanciano un allarme sulla dimensione etnica che il conflitto ha assunto . “Nonostante i nostri appelli rivolti a tutte le parti, fazioni e singoli individui per fermare la guerra, si continua ad uccidere, rapinare, saccheggiare, fare sfollare la gente, attaccare le chiese e distruggere proprietà in tutto il paese. In alcune città c’è la calma, ma l’assenza di armi da fuoco non significa che la pace sia arrivata. In altre città, i civili sono ‘prigionieri’ a causa dell’insicurezza nelle strade circostanti”, si legge nel documento. La gente non ha un posto sicuro dove mettersi al riparo dalle violenze: “Anche quando sono venuti a cercare riparo nelle nostre chiese o nei campi profughi delle Nazioni Unite hanno continuato a subire abusi da parte delle forze di sicurezza. Molti sono stati costretti a fuggire nei paesi limitrofi”, hanno dichiarato i Vescovi che, vedendo l’odio aumentare nel Paese, definiscono “crimine di guerra” ogni tipo di violenza, omicidio, tortura e stupro di civili. “La gente è stata ammassata nelle case alle quali poi è stato dato fuoco. I corpi delle vittime sono stati gettati in serbatoi infetti. C’è una totale mancanza di rispetto per la vita umana”. Inoltre l’Episcopato cattolico dichiara che intraprenderà un approccio “più dinamico” per andare avanti e che si continuerà nello sforzo e nell’impegno di restare in contatto con altre Chiese cristiane nel tentativo di trovare una pace duratura. “Attraverso il Piano d’azione per la Pace del nostro Consiglio delle Chiese del Sud Sudan – si legge nel comunicato giunto a Fides - intendiamo incontrarci di persona non solo con il Presidente, ma anche con i vice presidenti, i ministri, i parlamentari, i leader dell’opposizione e i politici, i funzionari militari di tutte le parti e chiunque altro riteniamo abbia il potere di cambiare il nostro Paese per il meglio. E’ nostra intenzione incontrarci non solo una volta, ma tutte le volte necessarie, per intraprendere una azione e non solo per dialogare”. Nello scorso mese di giugno, la Santa Sede ha annunciato l’iniziativa “Il Papa per il Sud Sudan” che ha promosso lo stanziamento di un fondo vaticano da utilizzare nel Paese africano per istruzione, sanità e agricoltura .

ASIA/COREA DEL SUD - Un impegno comune: appello di leader religiosi e politici per la pace in Corea

Seul – Firmare e applicare il cessate-il fuoco, negoziare un trattato di pace, stabilire un’era di riconciliazione duratura nella penisola Coreana: sono le richieste contenute in uno speciale appello di pace, firmato da 2.000 persone di diversa nazionalità, etnia e religione, riunite a Seul per il vertice della Alleanza Mondiale delle Religioni di Pace , conclusosi il 18 settembre. Al summit hanno partecipato più di 50 leader politici e capi di oltre 30 paesi del mondo, più di 680 leader religiosi di 120 paesi. L'Alleanza mira a rafforzare il network tra leader e comunità religiose nel mondo per contribuirei alla pace nel pianeta. Il testo dell’appello, inviato all’Agenzia Fides, afferma che “i leader religiosi devono unire le loro mani, riferendosi all’unico Creatore, per portare a termine tutte le guerre e lasciare la pace nel mondo come eredità alle generazioni future”. A tal fine si chiedono ai rappresentanti dell'ONU “i più grandi sforzi possibili per emanare un diritto internazionale che garantisca la cessazione di tutte le guerre e contribuisca alla pace nel mondo”. I firmatari, leader politici e religiosi, si impegnano a cooperare e incoraggiare le popolazioni, nei rispettivi paesi, “all'opera di raggiungere la pace nel mondo”. “La pace non si ottiene per lo sforzo individuale, ma grazie all’impegno comune e all'unità di tanti che lavorano insieme”. Alla cerimonia di chiusura del Summit, tenutasi al Parco Olimpico di Seul ieri, 18 settembre, erano presenti oltre 200.000 persone di diverse comunità religiose, che si sono a loro volta impegnate a diventare “messaggeri di pace”. Intanto nella penisola coreana si vive un clima di crescente tensione. Mentre il regime di Kim Jong-Un intende "accelerare" verso la sua trasformazione in potenza nucleare, gli Stati Uniti hanno dichiarato che “esiste anche l'opzione militare” e, in risposta ai lanci missilistici di Pyongyang, hanno compiuto una azione dimostrativa, simulando un bombardamento nei cieli della penisola coreana. Anche la Cina e la Russia hanno cominciato esercitazioni navali vicino alla Corea del Nord. In questa situazione, affermano i leader religiosi, “uno sforzo di pace è sempre più urgente”.

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni a Nagasaki: nella missione, il lavoro essenziale è compiuto dalla Grazia

Nagasaki – In Giappone è necessario “riprendere la missio per i non-cristiani”. C'è bisogno di sacerdoti, religiosi, religiose e laici “che mettano sotto gli occhi dei non-cristiani l’identità di Gesù attraverso la propria vita, avvicinando tutti con pazienza e amicizia”, e sperimentino sempre con gratitudine che in tale opera apostolica “il lavoro essenziale è compiuto della Grazia, cioè da Dio”. Così il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ha delineato le urgenze e i connotati sorgivi della missione a cui è chiamata la Chiesa nell'arcipelago nipponico, in questa fase della vita del Paese. Lo ha fatto nel discorso rivolto martedì 19 settembre a sacerdoti, religiosi, religiose, fedeli consacrati e laici dell'Arcidiocesi di Nagasaki, da lui incontrati nel terzo giorno della sua visita in terra giapponese. Nel suo intervento il Cardinale Filoni, citando San Paolo, ha iniziato ricordando che l'identità sui generis dei cristiani consiste nel loro essere “rivestiti di Cristo” mediante il battesimo, e appare imparagonabile rispetto alle identità che procedono dalle appartenenze sociali, etniche o di altro tipo. Anche in Giappone, come testimoniano le persecuzioni del passato, “il vivere questa identità di grazia divenne in pochi anni una sfida durissima, perché ciò non andava sempre in sintonia con una cultura che valorizza il concetto di 'uniformismo armonico' ”. Reazioni analoghe – ha notato il Prefetto di Propaganda Fide - ci furono anche “a Gerusalemme, come pure a Roma e in Grecia all’epoca degli Apostoli, e non soltanto nei primi secoli della Chiesa”, perché “la fede in Cristo è stata sempre considerata, in ogni società tradizionale, come una «rivoluzione»”. Ma l'opera apostolica non è mai stata arrestata o intimidita dalle opposizioni di chi percepisce il cristianesimo “come un elemento estraneo che minaccia l’armonia della società”. La missionarietà - ha rimarcato il porporato - “è una passione, è come un amore travolgente. Non si può controllare, essa prende e marca tutta la vita. Non c’è razionalità, che raffreddi e uccida l’ardore”. L'autentico dinamismo apostolico – ha suggerito nel suo intervento il Cardinale Filoni – abbraccia e valorizza sempre i tratti positivi di ogni cultura e di ogni tradizione umana: “penso” ha aggiunto il porporato, riferendosi alla situazione locale “alla serietà dell’impegno quando un giapponese intraprende un compito, alla fierezza di appartenenza come aspetto identitario, all’amore per la natura e al suo rispetto, alla nobiltà di alcuni valori morali tradizionali”. Ma tale atteggiamento di simpatia e valorizzazione per i tesori di saggezza dei singoli popoli non esaurisce di per sé l'ampiezza e la ricchezza dell'avventura missionaria a cui sono chiamati tutti i cristiani: Anche in Giappone – ha notato il Prefetto del Dicastero missionario – occorre “riprendere la missio per i non-cristiani”, che ha come paradigma intramontabile “il peregrinare di Gesù, iniziato in Galilea, proseguito nelle regioni di Tiro, Sidone e della Decapoli, terre pagane, e concluso in Giudea”. In tale auspicata ripresa missionaria nell'arcipelago giapponese – ha aggiunto il Cardinale Filoni - “le difficoltà presenti non spariranno magicamente nel prossimo futuro, vista l’accelerazione della secolarizzazione della società. Tuttavia, non bisogna rassegnarsi davanti all’immensità dei problemi. Perché il lavoro essenziale è compiuto della Grazia, cioè da Dio. Dio ama i giapponesi e conosce i problemi e le angosce di questo popolo”. .Link correlati :Discorso integrale del Card. Filoni a sacerdoti, religiosi e laici Nagasaki

AMERICA/GUATEMALA - Il popolo contro la corruzione, la Chiesa condanna chi promuove l’impunità

Città del Guatemala – Il Guatemala vive uno dei peggiori momenti della sua vita democratica: quasi tutte le istituzioni del paese si sono dichiarate contro il Congresso della Repubblica che ha annunciato la Riforma del Codice penale e ha rifiutato di togliere l'immunità parlamentare al Presidente Jimmy Morales pochi giorni dopo la sua convocazione, da parte dell'ufficio del Procuratore generale e della "Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala", per irregolarità e per finanziamenti illeciti durante la campagna elettorale che ha vinto e che lo ha portato alla Presidenza.La voce della Chiesa è una delle più sentite nell'opinione pubblica, e il documento della Conferenza Episcopale ha grande diffusione in queste ore. Fides lo riporta integralmente di seguito.“Dinanzi alla vergognosa riforma del Codice penale promossa dal Congresso della Repubblica il giorno 13 settembre, la Conferenza Episcopale del Guatemala esprime quanto segue:1.- Repulsione dinanzi a questo atto di arbitrarietà che promuove l'impunità e premia la corruzione.2.- Condanna questo come uno degli atti più oppressivi commessi dal Congresso della Repubblica che, purtroppo, rappresenta l'intero corpo dei legislatori del paese.3.- Indignazione per l'abuso dell'onorabilità del Congresso della Repubblica da parte di legislatori che, con le loro azioni, mettono il Congresso in una posizione indifendibile.4.- Chiamiamo i cittadini ad esprimere in modo più forte la loro riprovazione per questa indicibile violazione della legittimità a beneficio dei criminali".Il documento è firmato da Mons. Gonzalo de Villa sj, Vescovo di Sololá-Chimaltenango e Presidente della Conferenza Episcopale de Guatemala.Quasi tutti gli organismi sociali del paese hanno confermato la partecipazione allo sciopero nazionale del 20 settembre, contro la corruzione e contro le autorità che hanno creato questa crisi nazionale. Sindacati, studenti, operai, contadini, associazioni di commercianti, perfino le associazioni degli indigeni più rappresentative del paese saranno presenti per chiedere le dimissioni del Presidente Jimmy Morales e i membri corrotti del Congresso.Il Guatemala ha vissuto settimane di intenso confronto politico dopo il tentativo del Presidente Jimmy Morales di espellere Ivan Velázquez, capo della"Commissione Internazionale contro l'impunità in Guatemala" , un'organismo dell'ONU, dichiarandolo “persona non gradita”. La Corte costituzionale del Guatemala ha però sospeso la decisione del Presidente, dichiarando la sua azione “illegale”. La popolazione gualtemalteca ha visto nell'intervento della corte un passo avanti nella lotta contro la corruzione. Il Presidente Morales è sotto indagine per aver ricevuto finanziamenti illeciti. Per difendersi ha fatto leva sul nazionalismo e sulla minaccia dell'uso della forza per non non destabilizzare il paese e relegarlo nell'incertezza politica e democratica.

AMERICA/COLOMBIA - Problemi di salute per la suora missionaria rapita in Mali a febbraio

Bogotà – Secondo la Polizia nazionale colombiana, suor Gloria Cecilia Narvaez, la religiosa di nazionalità colombiana della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata sequestrata nel mese di febbraio a Karangasso, nel sud del Mali , si trova in uno stato di salute precario. Il generale Fernando Murillo, direttore dei "Grupos de Acción Unificada por la Libertad Personal" della Polizia nazionale, ha fatto alcune dichiarazioni alla radio colombiana RCN in cui afferma che la religiosa ha problemi di salute: "E’ viva ma la sua salute non va bene. Ha dei problemi ad una gamba e ad un rene".Il generale ha anche informato che si sta preparando una seconda missione del GAULA, che si recherà nel paese africano per raccogliere il maggior numero possibile di informazioni che possano contribuire alla liberazione della religiosa, sempre con l'aiuto degli organismi internazionali.Al momento del rapimento, don Edmond Dembele, Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali, aveva dichiarato a Fides: “I rapitori sono giunti la sera del 7 febbraio in moto in un luogo appartato un po’ lontano dal villaggio dove si trovava suor Cecilia con le sue consorelle. Hanno proseguito a piedi per non destare allarme ed hanno fatto irruzione nel centro missionario depredando il denaro e il materiale informatico che c’era. Dopo aver prelevato la suora sono fuggiti con l’ambulanza del centro medico, per andare a riprendere le moto con le quali si sono poi allontanati. L’ambulanza è stata lasciata sul posto insieme ai computer rubati” .

ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni ai Seminaristi giapponesi: annunciare il Vangelo è un atto di grande carità

Fukuoka - L'annuncio del Vangelo “è un atto di grande carità per i fratelli che attendono una luce”. Esso promette a tutti di poter fare esperienza del “dono straordinario e generoso della grazia redentiva e della misericordia”, che è entrato nel mondo da quando Gesù ci ha rivelato che Dio “è un Padre generoso, anzi, prodigo nel concedere la sua Grazia gratuitamente”. Tale Mistero rivelato di gratuità rappresenta una “gioiosa novità” che non cade sotto i colpi di obiezioni di carattere culturale o religioso. E rappresenta anche la sorgente di ogni autentica vocazione sacerdotale, dando anche ai sacerdoti di domani la forza di perseverare in un mondo segnato dalla “cultura del provvisorio”. Sono questi i punti che il Cardinale Fernando Filoni ha posto all'attenzione dei seminaristi giapponesi del seminario di Fukuoka, nell'incontro avuto con loro la sera di lunedì 18 settembre. L'appuntamento coi seminaristi ha rappresentato un momento importante del programma della visita che il Cardinale Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli sta realizzando in Giappone. Nel suo intervento, il Porporato ha preso le mosse dall'obiezione che ha segnato anche in Giappone l'annuncio del Vangelo: “Anche nel famoso romanzo storico il Silenzio di Endo Shusaku, ora anche un noto film” ha ricordato il Cardinale Filoni” è scritto che i governanti di allora ponevano ai missionari sostanzialmente la stessa domanda: Perché ci portate una religione straniera e ci chiedete di credere nel vostro Dio? Anche noi abbiamo una cultura e una religione, che sono assai nobili e dignitose. Che cosa ha di più il cristianesimo che già non sia contenuto nella cultura confuciana o nella tradizione scinto-taoista-buddista?” . Il cuore della novità cristiana – ha suggerito il Prefetto di Propaganda Fide ai seminaristi giapponesi – è l'annuncio di una salvezza donata gratuitamente da Dio attraverso il mistero dell'incarnazione, morte e resurreazione di Cristo: “tutta l’umanità, incluso il Popolo giapponese – ha sottolineato il Cardinale Filoni - ha bisogno di questo dono straordinario e generoso della grazia redentiva e della misericordia. In altre parole, tutti hanno bisogno di quella salvezza che la legge del karma non può dare, ma che si trova solo in quel Dio che Gesù Cristo ci ha rivelato”. Ai futuri sacerdoti giapponesi, il porporato ha richiamato la grande missione di essere collaboratori di Dio nell’annuncio di questa gioiosa novità al vostro popolo”. Un compito da abbracciare affidandosi non a scaltre strategie umane, ma alla stessa Grazia che ha fatto fiorire in loro la vocazione al sacerdozio: “è vero – ha riconosciuto il Cardinale Filoni - che i sacerdoti, i religiosi, e voi come seminaristi del Giappone siete pochi in numero. Ma la forza del sale e della luce non viene dalla quantità, bensì dall’autenticità. Gli Apostoli erano appena una dozzina ma grazie allo zelo e alla potenza della grazia di Cristo hanno portato ovunque il messaggio di Cristo”.

ASIA/FILIPPINE - Marawi, liberato il vicario e ripresa la moschea: l'assedio alla stretta finale

Manila – “Siamo felicissimi per la liberazione di p. Chito. Ringraziamo il Signore e tutti coloro che, nel mondo, hanno pregato per la sua salvezza. Elogiamo gli sforzi del'esercito filippino che, in un’opera pericolosa e difficile, sta facendo di tutto per tutelare la vita degli ostaggi”: con queste parole, rilasciate all'Agenzia Fides, il Vescovo di Marawi, Edwin De La Pena, accoglie raggiante la notizia della liberazione del vicario della Prelatura apostolica di Marawi, p. Teresito Suganob , liberato nella notte tra sabato 16 e domenica 17 settembre, in compagnia di un altro degli ostaggi, grazie a un'azione dei militari impegnati nell'assedio di Marawi, città occupata il 23 maggio dai militanti del gruppo "Maute" che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico.Grande gioia è stata espressa dai Vescovi e dalle comunità cattoliche filippine, che hanno diffuso messaggi all’insegna dello slogan “Bentornato fra noi, p. Chito”. Soddisfazione è stata espressa anche dai leader e comunità islamiche sull’isola di Mindanao. Il prete è stato salvato dalle forze governative dopo che l'esercito ha ripreso la moschea di Bato, una delle roccaforti del gruppo Maute, nel centro della città. Come riferito da fonti militari, i terroristi, impegnati nello scontro a fuoco con alcuni soldati, hanno abbandonato gli ostaggi che sono riusciti a fuggire. L’esercito filippino sta serrando le fila per l'ultima fase dell'assedio e ha più volte invitato i jihadisti alla resa. Si calcola che i combattenti rimati nel centro di Marawi siano circa 80 , con circa 40 ostaggi. La battaglia che infuria da oltre tre mesi finora ha fatto 860 vittime: 660 militanti, 147 tra i militari e altri civili. La città appare sfigurata dalle guerra urbana, condotta anche con bombardamenti. Secondo le stime del governo, serviranno oltre 50 miliardi di dollari per ricostruire Marawi, città di circa 200.000 abitanti per larga maggioranza musulmani, attualmente tutti sfollati nelle aree circostanti.

ASIA/SIRIA - Assad ai giovani siro-ortodossi: i cristiani in Siria non sono ospiti, né “uccelli migratori”

Damasco – I cristiani in Siria “non sono ospiti né sono come 'uccelli migratori' ”. Essi “fanno parte dell'origine della Nazione, e senza di loro non c'è la Siria molteplice che conosciamo”. Così il Presidente siriano Bashar Assad si è espresso domenica 17 settembre, incontrandosi in una sala della Damascus Hall con un'ampia delegazione dei partecipanti al raduno annuale della gioventù organizzato dalla Chiesa siro ortodossa. Rispondendo alle domande postegli da alcuni dei giovani presenti, il leader siriano ha dato per fallito il tentativo degli “estremisti” di colpire i cristiani siriani per espellerli dal Paese, sostenendo che tale operazione faceva parte di un disegno più ampio, volto a “dividere la regione in Stati settari per giustificare l'esistenza dello Stato ebraico”. All'incontro con i giovani cristiani, il Presidente Assad era affiancato dal Patriarca siro ortodosso Mor Ignatius Aphrem II. Al raduno hanno preso parte anche tre vescovi e numerosi monaci e sacerdoti della Chiesa siro ortodossa. Negli ultimi tempi, Assad ha manifestato in diverse occasioni la propria vicinanza ad alti esponenti della Chiesa siro ortodossa, All'inizio di settembre, come riferito dall'Agenzia Fides , il Presidente siriano ha anche compiuto una visita alla sede temporanea del monastero siro ortodosso della Santa Croce, in via di costruzione, nella città di Saydnaya, accompagnato dalla moglie Asma e da altri famigliari. In quell'occasione, Assad e la moglie, accompagnati dal Patriarca Ignatius Aphrem, hanno incontrato anche i bambini e le bambine ospitati nella “Casa del piccolo angelo”, orfanotrofio sostenuto dalla Chiesa siro ortodossa, fermandosi a pranzo con loro e con i monaci e le monache del monastero.

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