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ASIA LIBANO - I Vescovi maroniti deplorano “l'ingratitudine” dei rifugiati siriani che commettono crimini

Bkerké - Il coinvolgimento crescente di rifugiati nell'escalation di crimini e reati commessi in Libano sta alimentando l'insofferenza della popolazione libanese nei confronti dei profughi. E i reati commessi dai rifugiati siriani rappresentano una grave manifestazione di ingratitudine per l'ospitalità ricevuta, anche perché fanno crescere ancora di più una diffusa ostilità nei confronti di tutti i siriani innocenti che erano stati costretti a abbandonare la propria terra per fuggire alla violenza, trovando rifugio in un Paese dove “le loro vite e la loro dignità erano state custodite”. E' questa la grave situazione presa in considerazione e denunciata dai Vescovi maroniti nel corso della loro riunione mensile, svoltasi mercoledì 4 ottobre a Bkerké, sotto la presidenza del Patriarca Bechara Boutros Rai. Davanti al crescere della tensione sociale, i Vescovi maroniti, nel comunicato finale, hanno rinnovato l'appello alle autorità politiche libanesi e internazionali a "non risparmiare alcuno sforzo per accelerare il ritorno degli rifugiati siriani alle loro case", in modo che possano anche contribuire alla ricostruzione del proprio Paese. I Vescovi maroniti hanno aggiunto che ormai in Siria, vista la piega che stanno prendendo gli avvenimenti sul campo, ormai "ci sono molte aree sicure che possono ospitare gli sfollati in modo dignitoso, in attesa che nel proprio Paese si consolidi una pace completa". Già lo scorso 30 settembre il Patriarca Rai, nel corso di una visita pastorale nella Valle della Beqa', aveva rimarcato che la presenza massiccia di profughi siriani in Libano sta creando una situazione insostenibile, che può essere affrontata solo favorendo in tutti i modi il ritorno dei rifugiati siriani al proprio Paese. Quasi nelle stesse ore, considerazioni analoghe erano state espresse anche da Hassan Nasrallah, capo del partito sciita Hezbollah. “E' tempo di ritornare in Siria” aveva detto Nasrallah il 30 settembre, riferendosi ai profughi siriani, e aggiungendo che è nell'interesse degli stessi rifugiati siriani “ritornare a casa e partecipare alla ricostruzione del paese”. .

ASIA LIBANO - I Vescovi maroniti deplorano “l'ingratitudine” dei rifugiati siriani che comettono crimini

Bkerké - Il coinvolgimento crescente di rifugiati nell'escalation di crimini e reati commessi in Libano sta alimentando l'insofferenza della popolazione libanese nei confronti dei profughi. E i reati commessi dai rifugiati siriani rappresentano una grave manifestazione di ingratitudine per l'ospitalità ricevuta, anche perché fanno crescere ancora di più una diffusa ostilità nei confronti di tutti i siriani innocenti che erano stati costretti a abbandonare la propria terra per fuggire alla violenza, trovando rifugio in un Paese dove “le loro vite e la loro dignità eranos state custodite”. E' questa la grave situazione presa in considerazione e denunciata dai Vescovi maroniti nel corso della loro riunione mensile, svoltasi mercoledì 4 ottobre a Bkerké sotto la presidenza del Patriarca Bechara Boutros Rai. Davanti al crescere della tensione sociale, i Vescovi maroniti, nel comunicato finale, hanno rinnovato l'appello alle autorità politiche libanesi e internazionali a "non risparmiare alcuno sforzo per accelerare il ritorno degli rifugiati siriani alle loro case", in modo che possano anche contribuire alla ricostruzione del proprio Paese. I Vescovi maroniti hanno aggiunto che ormai in Siria, visti la piega che stanno prendendo gli avvenimenti sul campo, ormai "ci sono molte aree sicure che possono ospitare gli sfollati in modo dignitoso, in attesa che nel proprio Paese si consolidi una pace completa". Già lo scorso 30 settembre il Patriarca Rai, nel corso di una visita pastorale nella Valle della Beqa', aveva rimarcato che la presenza massiccia di profughi siriani in Libano sta creando una situazione insostenibile, che può essere affrontata solo favorendo in tutti i modi il ritorno dei rifugiati siriani al proprio Paese. Quasi nelle stesse ore, considerazioni analoghe erano state espresse anche da Hassan Nasrallah, capo del partito sciita Hezbollah. “E' tempo di ritornare in Siria” aveva detto Nasrallah ill 30 settembre, riferendosi ai profughi siriani, e aggiungendo che è nell'interesse degli stessi rifugiati siriani “ritornare a casa e partecipare alla ricostruzione del paese”. .

AMERICA/ARGENTINA - “Mai più un ragazzo morto per droga”: un anno fa la morte di padre Viroche

Tucuman – “Ni un pibe menos por la droga” : con questa affermazione, fatta ripetere per tre volte, come uno slogan, a tutta l'assemblea presente in chiesa, Mons. Fernando Maletti, Vescovo di Merlo-Moreno e referente della Commissione Nazionale della tossidodipendenza della Conferenza Episcopale Argentina, ha iniziato l'omelia della celebrazione eucaristica in suffragio di padre Juan Viroche, ad un anno dalla sua morte, avvenuta in circostanze non ancora chiarite.Il 5 ottobre 2016 padre Juan Heraldo Viroche è stato trovato morto nella sua abitazione, a Tucuman, circa 70 km dalla capitale. Era molto conosciuto nella zona per la sua lotta contro il narcotraffico. Era una persona molto positiva e dinamica, riferisce chi lo conosceva nella sua parrocchia, dove era molto impegnato anche con le famiglie della zona. "Padre Juan affrontò coraggiosamente le mafie che gestiscono il traffico di droga, e che avevano minacciato lui e altri della sua comunità. Le circostanze della sua tragica morte devono ancora essere chiarite dalle autorità, ma in ogni caso, ha rivelato una situazione di gravità insolita e intollerabile" si legge nel testo della Commissione episcopale dopo un mese della morte violenta, senza chiarimenti da parte delle autorità, che propendono per il suicidio . Ieri, 5 ottobre, alle ore 11 nel Santuario di San Cayetano, è stata celebrata la messa in memoria di padre Viroche nel primo anniversario della morte. Concelebrata da molti sacerdoti che lavorano in questo settore, ha visto una enorme presenza dei giovani che si riprendono dalle loro dipendenze, accompagnati dalle comunità che li ospitano e li seguono lungo questo cammino. E’ stato inoltre manifestato ancora una volta, in vari modi, l’affetto e la riconoscenza verso padre Viroche.Mons. Maletti ha annunciato che anche alla sera, nella parrocchia di Padre Juan a La Florida, Tucumán, sarebbe stata celebrata una messa di suffragio presieduta dal Card. Luis Hector Villalba.L'omelia del Vescovo di Merlo-Moreno si è centrata su due parole: solidarietà e povertà. “Solidarietà intesa come combattere le cause strutturali della povertà, della diseguaglianza, della mancanza di lavoro, della terra e dell'alloggio, la negazione dei diritti sociali e del lavoro", ha detto il Vescovo, che ha continuato: "È quello che fanno coloro che, dalla realtà popolare, si inseriscono nella realtà sociale per cambiarla, trasformando la vita in un mondo di giustizia, di amore e di pace. Bisogna abbracciare la vita. Mai più un ragazzo morto per droga!"Sulla povertà prendiamo l'esempio di padre Juan, “chi lo conosceva dice che la sua era una vita data ai più poveri, inserita nel mondo dei poveri e della povertà. Era un combattente, affinché la povertà, frutto dell'ingiustizia, venisse cambiata da una cultura della povertà evangelica che tutti i battezzati e non battezzati dovrebbero vivere."Alla fine, padre Pepe Di Paola, coordinatore della Commissione nazionale per la pastorale delle tossicodipendenze, ha ringraziato in modo particolare per la loro presenza i giovani che stanno vivendo il cammino di recupero dalla droga, che hanno ricevuto un forte e lungo applauso da tutta l’assemblea.

AFRICA/MALI - Le chiese cristiane nel mirino dei jihadisti: "Uno sviluppo nuovo e inquietante"

Bamako - “I jihadisti hanno iniziato a prendere di mira le comunità cristiane e si tratta di uno sviluppo preoccupante” dice all’Agenzia Fides don Edmond Dembélé, Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali, il quale riferisce che “nella diocesi di Mopti, nel centro-nord del Paese, ci sono almeno tre chiese che hanno ricevuto la visita dei jihadisti che hanno impedito ai fedeli di riunirsi per pregare, di suonare le campane ed hanno distrutto alcuni arredi e oggetti sacri”.In particolare, riferisce don Dembélé, “la settimana scorsa nel villaggio di Dobara, alcuni armati hanno forzato la porta della chiesa, hanno preso crocifissi, immagini e statue della Vergine Maria e li hanno bruciati sul sagrato. In precedenza, nel villaggio di Bodwal, i cristiani sono stati cacciati dal luogo di culto da uomini armati che li hanno minacciati, dicendo che li avrebbero uccisi se avessero pregato ancora in chiesa”.“La zona di Mopti non era stata finora particolarmente colpita dalle azioni di gruppi jihadisti che sono comunque presenti da tempo. Quello che ci preoccupa è che questi gruppi finora non avevano preso di mira i cristiani in modo specifico. La situazione è cambiata da qualche mese e per questo abbiamo lanciato l’allarme”. “Si tratta di un’area al confine con il Burkina Faso che da qualche tempo viene attaccata dai jihadisti” aggiunge il Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali.La presenza di gruppi jihadisti si sta estendendo a macchia d’olio anche nel sud del Mali, finora risparmiato dalla violenza, come dimostrato dal rapimento di suor Gloria Cecilia Narváez Argoti, della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata, sequestrata a Karangasso .“Karangasso fa parte di un’area che non era stata particolarmente interessata dall’azione dei jihadisti - dice don Dembélé - anche se due anni fa l’esercito del Mali aveva smantellato un gruppo jihadista che si era installato nella zona, in una foresta nei pressi del confine tra Mali e Costa d’Avorio”. Sulla sorte di Suor Cecilia don Dembélé dice che “purtroppo non abbiamo notizie e non abbiamo contatti con i suoi rapitori”.Il Mali vive una situazione d’instabilità dopo le operazioni militari a guida francese che avevano permesso di cacciare i gruppi jihadisti dai territori del nord da loro conquistati all’inizio del 2012.

ASIA/PAKISTAN - Giovani verso il Sinodo, i Vescovi: “Siate moderni profeti”

Karachi – “Siate moderni profeti, prendendo seriamente l’annuncio del Vangelo a tutti quei giovani lontani da Dio, che vanno sulla cattiva strada e si ritrovano a compiere il male”: come appreso da Fides, è questo l'invito rivolto dal Vescovo Samson Shukardin OFM, presidente della Commissione per il laicato nella Conferenza episcopale del Pakistan, ai giovani di Karachi. Il Vescovo ha guidato l'incontro dei giovani del movimento ecclesiale “Jesus Youth Pakistan”, organizzato nei giorni scorsi per i giovani dell'arcidiocesi di Karachi, in preparazione al Sinodo dei giovani che si terrà in Vaticano nell'autunno 2018.“La Chiesa in Pakistan ha bisogno di laici per sostenere e portare avanti il suo apostolato. Apprezziamo le buone opere del movimento Jesus Youth Pakistan, soprattutto la dedizione e l'entusiasmo nell'organizzazione di raduni giovanili”, ha dichiarato il Vescovo. Come riferito a Fides, Mons. Shukardin ha invitato i giovani cattolici a “testimoniare il Signore risorto nella vita quotidiana” e a coinvolgersi nei ministeri di apostolato, rendendosi disponibili con i rispettivi parroci e catechisti.Il tema dell'incontro organizzato da “Jesus Youth Pakistan” era “la gioia”. Ayyaz Gulzar, laico cattolico e coordinatore del movimento ha spiegato a Fides: “Questo incontro di riflessione e spiritualità è stato un momento in cui ringraziare Dio per le opere da Lui compiute nella vita dei giovani di Karachi negli ultimi cinque anni. Quest'anno, per prepararci al Sinodo, il focus del nostro cammino sarà la preghiera: vogliamo sperimentare e accogliere la grazia di Dio in un tempo di riflessione, silenzio, adorazione, confessione dei peccati e preghiera. Questa è il carburante che ci dà la forza per vivere e testimoniare il Vangelo nella società pakistana, a scuola, in famiglia, al lavoro”.Nella celebrazione eucaristica conclusiva, il Vescovo Samson Shukardin ha detto ai giovani presenti: “Voi siete un segno di speranza per la Chiesa in Pakistan. Prendete sul serio la vostra vocazione battesimale e missionaria, rafforzando la vostra fede, in particolare vivendola nella vita familiare e in ogni ambito della vostra vita”. Nella diverse diocesi pakistane sono previsti incontri di riflessione e condivisione tra i giovani in vista del Sinodo dei Vescovi, dedicato ai giovani, che si terrà in Vaticano nell’ottobre 2018. Come rimarca a Fides p. Mario Rodrigues, responsabile della Pastorale giovanile nell’Arcidiocesi di Karachi, “nella riflessione che dal Pakistan sarà sottoposta ai padri sinodali sottolineeremo che le sfide maggiori per i giovani cattolici in Pakistan sono l’istruzione e la ricerca di una occupazione stabile e dignitosa. L’istruzione è essenziale per avere un futuro e per trovare un lavoro. La Chiesa accompagna i giovani nel cammino di maturazione umana e spirituale e li aiuta anche nel cammino che li vede inserirsi nel tessuto sociale, dove poter vivere una testimonianza di fede autentica, fatta di profezia, misericordia, carità”.

ASIA/GIAPPONE - Il Card. Filoni: il futuro della missione è “il Vangelo da giapponesi a giapponesi”

Città del Vaticano – “Il futuro della fede cristiana in Giappone è legato all'annuncio del Vangelo da giapponesi a giapponesi. E' importante che i giapponesi, 500 anni dopo la prima evangelizzazione, avvertano che il cristianesimo non è un elemento della cultura occidentale, ma che il Vangelo è un dono per il Giappone, che Cristo ha qualcosa da dire e donare alla nazione nipponica": è quanto nota in un colloquio con l'Agenzia Fides il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, parlando dell'evangelizzazione nel paese del Sol Levante, dopo il viaggio pastorale compiuto in Giappone dal 17 al 26 settembre.Il Cardinale rileva: “I cristiani giapponesi, nel loro fervore e nella loro testimonianza di vita, sono ammirevoli: d'altronde le radici della loro fede affondano nella preziosa esperienza dei martiri; e non si può dimenticare la straordinaria storia dei ‘cristiani nascosti’ che hanno vissuto e tramandato il deposito della fede per oltre due secoli. In quel passaggio storico, è chiaro che c'è stato un disegno di Dio, c'è un grazia di Dio che ha operato in quella terra e nella vita di quelle comunità. I fedeli di allora avranno pregato dicendo: Signore completa l'opera delle tue mani. Il Vangelo era giunto in Giappone grazia all'opera di coraggiosi missionari e non era giusto che scomparisse. Il Signore lo ha preservato nella vita di quei cristiani. I fedeli di oggi da quella storia possono imparare che esiste una speranza per il futuro” Il Cardinale Filoni si è recato in Giappone su invito dell'episcopato nipponico, per incontrare e conoscere più da vicino la realtà della Chiesa locale: “E’ stato per me anche un pellegrinaggio sui luoghi del martirio di tanti confessori della fede”, sottolinea, ricordando che il leit-motiv della visita era “l'evangelizzazione, nello spirito della Evangelii gaudium di Papa Francesco”Il Prefetto di “Propaganda Fide” ha visitato “una comunità che è di piccole dimensioni , che sta invecchiando e ha poche vocazioni al sacerdozio, che soffre perchè vive in un ambiente non cristiano, con la tentazione di pensare che l'efficientismo possa sostituire l'entusiasmo missionario, o l'apporto della grazia di Dio”, rileva. Questo è stato un fattore importante da rimarcare, nota il Cardinale: “Essendo la società pervasa da una atmosfera confuciana, scintoista e buddista, si tende a non vedere il cristianesimo come dono e come grazia di Dio. L’organizzazione sociale competitiva, secolarizzata, consumista può soffocare il dono dello Spirito: per questo – conclude il Card. Filoni – andava ribadito a tutti i livelli che Dio non è assente dal Giappone, nonostante le drammatiche situazioni vissute in passato e nonostante una cultura che non conosce Cristo. La grazia di Cristo, attraverso i cristiani, crea la missione nella terra del Sol levante. E questo dà speranza per il futuro”.

EUROPA/GERMANIA - Come riconoscere oggi “il Dio migrante” nella storia dell’umanità?

Stoccarda – Nelle nostre società multiculturali il migrante viene spesso relegato nella categoria del “povero/bisognoso” in senso materiale e culturale o nella categoria del “nemico”. Da questa visione derivano poi atteggiamenti concreti come la deresponsabilizzazione nei confronti dell’altro e delle situazioni di ingiustizia nel mondo, fino a veri e propri comportamenti di rifiuto e di esclusione. E’ partito da queste considerazioni p. Aldo Skoda, Missionario Scalabriniano e Preside dello Scalabrini International Migration Institute di Roma, nel suo intervento al Forum della Scalabrini-Fest che si è tenuta a Stoccarda dal 29 settembre al 1° ottobre, sul tema “Come riconoscere oggi il Dio migrante nella storia dell’umanità?”.Padre Skoda ha sottolineato che la verità centrale della nostra fede cristiana – l’incarnazione del Figlio di Dio – ci porta invece a riconoscere nell’altro la presenza di Dio che si è fatto uomo donando ad ogni essere umano una dignità inalienabile. Ne derivano, perciò, atteggiamenti non solo di ospitalità fattiva, ma anche di accoglienza, cioè di apertura e accettazione interiore di ciascuna persona. Questa visione cristiana dell’uomo è il fondamento per ogni azione di difesa della dignità e dei diritti dei migranti e di promozione della giustizia e del dialogo.Tra le varie attività per la formazione cristiana interculturale, in particolare dei giovani, organizzate ogni anno dal Centro di Spiritualità della diocesi di Rottenburg-Stoccarda, affidato ai Missionari Scalabriniani in collaborazione con le Missionarie Secolari Scalabriniane , racconta a Fides Luisa Deponti MSS, viene organizzata ogni anno la Scalabrini-Fest dei Frutti per giovani, adulti e famiglie di differenti provenienze. L’obiettivo è favorire l’incontro alla pari tra autoctoni, migranti e rifugiati. La Scalabrini-Fest 2017 ha visto la partecipazione di 230 persone di 29 nazioni.Alle riflessioni di p. Skoda ha fatto eco nella sua omelia, durante la celebrazione eucaristica, Mons. Thomas Maria Renz, Vescovo ausiliare della diocesi di Rottenburg-Stoccarda, riferendosi ai testi biblici come fonte di ispirazione per la vita cristiana. In tutta la Bibbia, l’attesa di una patria vera insita nell’uomo e la promessa di una terra da parte di Dio indicano lo spazio per la nostra fede e il nostro cammino. Ci riconosciamo, quindi, tutti pellegrini su questa terra verso una patria che è sempre oltre, ha sottolineato il Vescovo. Questo ci aiuta a non chiuderci nei confronti di chi è in cammino con noi e a superare visioni superficiali sull’uomo, scoprendo, come ci ha indicato Gesù, che la vera conoscenza dell’altro è condivisione della sua esistenza fino a dare la nostra vita per amore, prendendoci cura gli uni degli altri. La Scalabrini-Fest 2017 è stata l’occasione per vivere un anticipo di questa accoglienza reciproca a partire dall’esperienza di comunione tra le molteplici diversità di lingua, cultura ed età presenti all’incontro.

ASIA/TAIWAN - La vita di marittimi e pescatori tra lavoro forzato e traffico di esseri umani

Kaohsiung City – E’ in corso a Kaohsiung City fino al 7 ottobre, il XXIV Congresso mondiale dell’Apostolato del mare, sul tema: ‘Caught in the net’. Il tema scelto esprime la preoccupazione della Chiesa non solo per il bene comune ma anche per il popolo come esseri umani e per i loro diritti fondamentali. “L’obiettivo principale del Congresso è quello di riunire il maggior numero possibile di membri attivi, in rappresentanza delle diverse realtà dell'Apostolato del mare di tutto il mondo, per ascoltare voci qualificate e condividere le migliori pratiche pastorali oltre che riconfermarle nel loro impegno a servizio del popolo del mare”, ha detto il Cardinale Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale. All’apertura del Congresso, il Vice Presidente della Repubblica di Cina , Chen Chien-jen ha espresso apprezzamento da parte del governo di Taiwan per il lavoro dell’ AoS, in particolare perché spesso i marittimi e i pescatori vengono reclutati dai paesi in via di sviluppo che non hanno mezzi per tutelarne i diritti. Da parte sua, il Cardinale Turkson ha rilevato che 38 milioni di persone sono impegnate nel settore ittico, il 90% lavora in industrie di piccole dimensioni, per lo più in Asia e in Africa. “Gli abusi nel settore sono ancora presenti, inclusi i casi di lavoro forzato e traffico di esseri umani. Il problema è esacerbato dalla consuetudine di alcuni pescherecci di rimanere in mare per mesi o anni, rendendo difficile ai pescatori la segnalazione di abusi” ha detto il Cardinale. “Il lavoro di questo Congresso è essenziale, ha aggiunto, sia per comprendere davvero la vita di quanti dipendono dal mare, sia per vedere come possono trarre beneficio dall'opera evangelizzatrice dell'Apostolato del Mare”. Il Cardinale ha anche proposto che nel futuro lavoro dell’ AoS, i Vescovi dei paesi privi di cappellani dell’AoS vengano incoraggiati a stabilire un approccio verso i pescatori. Ha inoltre invitato l'AoS a spronare i propri paesi di origine ad attuare la Convenzione sulla pesca dell'Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite. Il Cardinale ha sottolineato la necessità che i pescatori abbiano come punti di riferimento il cappellano o i volontari, che possano avere un posto per rilassarsi lontano dalla loro imbarcazione, un luogo dove pregare e ritrovare la loro forza spirituale, avere la possibilità di contattare le loro famiglie, riposare, scaricare le fatiche. “Tra i partecipanti c'è anche una delegazione dall’India, composta da 7 sacerdoti e dal Vescovo di Jaipur, Mons. Oswal Joseph Lewis” ha riferito a Fides padre Ramses Baliarsingh, delegato del Porto di Paradip in Odisha. “In India ci sono 12 porti. I delegati sono arrivati da 52 Paesi di tutto il mondo per un totale di 252 partecipanti. È una grande occasione per me partecipare al Congresso Mondiale che sicuramente mi darà una migliore conoscenza per lavorare per il benessere dei migranti, dei rifugiati e dei marittimi” continua. “Il 90% del commercio mondiale avviene via nave e ogni anno più di 100.000 navi entrano nei porti britannici. Tuttavia la vita dei marittimi può essere piena di pericoli e solitaria. Possono trascorrere anche un anno lontano da casa, separati dalla famiglia e dai cari, spesso in difficili condizioni. Il delegato dell’ Environmental Justice Foundation ha parlato degli effetti scioccanti della pesca illegale sui pescatori, da quanti lavorano senza contratto, a quelli che non si sentono liberi di lasciare le imbarcazioni, ai casi di abusi sessuali e violenze, alle esecuzioni in mare. Ha inoltre encomiato l’impegno dell’AoS nei porti di tutto il mondo che assicura giustizia ai marittimi che subiscono abusi”, conclude padre Ramses.

AFRICA/EGITTO - Papa Francesco saluta la delegazione egiziana giunta in Vaticano per promuovere il “Cammino della Sacra Famiglia”

Roma – Nel contesto dell'Udienza Generale di mercoledì 4 ottobre, Papa Francesco ha salutato la folta delegazione egiziana giunta a Roma per promuovere i pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”, l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Nel saluto rivolto pubblicamente alla delegazione egiziana, guidata dal ministro per il turismo, Yahya Rashid, il Vescovo di Roma ha ricordato il viaggio da lui compiuto in Egitto lo scorso aprile: “Ricordo con affetto” ha detto il Papa – la mia visita apostolica nella vostra terra buona e al suo popolo generoso; terra sulla quale ha vissuto San ‎Giuseppe, la Vergine Maria, il Bambino Gesù e tanti profeti; terra benedetta attraverso i ‎secoli dal prezioso sangue dei martiri e dei giusti; terra di convivenza e di ‎ospitalità; terra di incontro, di storia e di civiltà. Il Signore – ha aggiunto il Papa - benedica tutti voi e ‎protegga il vostro Paese, il Medio Oriente e il mondo intero da ogni male e da ‎ogni terrorismo e dal maligno”. ‎Alla fine dell'Udienza, la delegazione egiziana ha chiesto a Papa Francesco di benedire un'icona della fuga in Egitto della sacra Famiglia. L'incontro tra il Papa e la delegazione proveniente dall'Egitto ha avuto ampia eco sui media egiziani. Nader Guirguis, membro della Commissione ministeriale appositamente costituita per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia, intervistato dalle tv egiziane si è detto convinto che l'accoglienza e i contatti avuti dalla delegazione egiziana in Vaticano consentiranno di incrementare notevolmente il flusso di pellegrini interessati a ripercorrere l'itinerario della Sacra Famiglia in terra egiziana. Mentre il ministro Rashid ha confermato di aver consegnato a Papa Francesco un messaggio del Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. .

AMERICA/BOLIVIA - “Un grave danno alla democrazia” la possibilità di ricandidarsi dopo il no del referendum

La Paz – “Un grave danno alla democrazia” è stata definita dalla Conferenza Episcopale Boliviana , la decisione della Corte Costituzionale Plurinazionale di accettare la richiesta del partito di governo Movimiento Al Socialismo di consentire la possibilità di ricandidarsi alla Presidenza della repubblica in modo indefinito. "Questo antecedente può minare la credibilità e la legittimità delle autorità e delle istituzioni chiamate a preservare la salute democratica del nostro paese e potrebbe metterci in una situazione di violazione dell'ordine costituzionale con delle conseguenze imprevedibili" si legge nel documento pubblicato il 2 ottobre, che è stato presentato in una conferenza stampa da padre José Fuentes, vice segretario generale della CEB."Questo fatto costituisce un grave danno alla democrazia e misconosce la volontà popolare espressa nel referendum del 21 febbraio 2016" aggiunge il testo. In quella occasione, la maggioranza dei Boliviani ha respinto la modifica della Costituzione Politica dello Stato per consentire al presidente Evo Morales di ricandidarsi nelle elezioni del 2019 . I Vescovi si uniscono "alle tante voci della società" che respingono l'intenzione di candidarsi ancora una volta del presidente Evo Morales e del vicepresidente Alvaro García Linera.Il referendum sulla riforma dell'articolo 168 della Costituzione dello Stato Plurinazionale della Bolivia , che tratta del periodo del mandato presidenziale e vice-presidenziale e della possibilità di rielezione , ha avuto come risultato la vittoria dei “no” con il 56% dei voti."Se vengono attuati i presunti diritti politici illimitati degli attuali governanti, dove sono i diritti di milioni di boliviani che hanno rifiutato questa opzione nel referendum? Dove sono le norme e la giurisprudenza nazionali e internazionali che hanno rispettato in ogni momento le regole della democrazia in vigore in uno stato?" si legge ancora nella dichiarazione della CEB.Il partito di governo Movimiento Al Socialismo aveva insistito nella sua richiesta poco prima del Natale 2016 e i Vescovi avevano ribadito la necessità di rispettare la volontà popolare espressa nel referendum: "Non è una questione di partiti, siano questi di destra, di sinistra o del centro. E' una questione di sapere e ricordare che il 21 febbraio il popolo boliviano ha parlato e perciò si dovrebbero rispettare le sue parole" aveva sottolineato il Vescovo ausiliare di La Paz e Segretario generale della CEB, Sua Ecc. Mons. Aurelio Pesoa Ribera, O.F.M. .

ASIA/MEDIO ORIENTE - Iniziati i Sinodi annuali della Chiesa caldea e della Chiesa siro-cattolica

Harissa – Sono iniziati quasi in contemporanea i Sinodi annuali della Chiesa siro-cattolica e della Chiesa caldea. I Vescovi siro-cattolici, sotto la presidenza del Patriarca Ignatius Youssif III Younan si sono riuniti la mattina di martedì 3 ottobre ad Harissa , presso il monastero patriarcale di Nostra Signora della Liberazione, per iniziare la riunione annuale dell'assemblea sinodale, che si protrarrà fino a sabato 7 ottobre, e tratterà questioni interne alla compagine ecclesiale, tenendo sempre presenti le emergenze della condizione vissuta dalle comunità cristiane nel Medio Oriente, stravolto da guerre e conflitti settari. Si svolgono invece a Roma, sotto la presidenza del Patriarca Louis Raphael Sako, i lavori dell'assemblea annuale del Sinodo dei Vescovi caldei, in programma dal 4 all'8 ottobre. .

ASIA/MYANMAR - Il Cardinale Bo: “Urge fermare la violenza sui rohingya”

Yangon – “Urge fermare ogni violenza sulla popolazione rohingya. È drammatico che, con dei combattenti giunti dall'estero, si stia aprendo un nuovo fronte di conflitto nello stato di Rakhine. Il governo e l'esercito del Myanmar devono rendersi conto che risposte aggressive, senza alcuna soluzione politica, a lungo termine trasformerebbero questa situazione in un conflitto disastroso. Il Myanmar ha molte altre questioni urgenti da affrontare: la riduzione della povertà, il rafforzamento della democrazia, la costruzione dello stato”: è l’appello lanciato, tramite l’Agenzia Fides, dal Cardinale Charles Maung Bo, che parla della crisi che attraversa il paese, a meno di due mesi dalla visita di Papa Francesco in Myanmar .Il Cardinale nota a Fides: “Esiste oggi una fobia verso i musulmani creata nel paese dal linguaggio dell'odio e dai social media. Attraverso i social media, i discorsi di odio si diffondono velocemente e le notizie false assumono ben presto rango di verità. Inoltre il popolo del Myanmar è molto influenzato da ciò che accade altrove nel mondo. Questo clima non aiuta alla soluzione della crisi con i rohingya”. “In tale contesto – rileva il Cardinale – la Chiesa non resta silenziosa. Stiamo lavorando per portare una certa comprensione tra i vari attori, a livello sociale, politico e religioso. La Chiesa sostiene i diritti fondamentali di tutti, inclusi i Rohingya. In Myanmar anche altri gruppi etnici minoritari di religione cristiana continuano ad essere in conflitto con l’esercito e subire sfollamento. I Vescovi birmani sostengono la dignità di ogni uomo e il bene di tutti i popoli”.Sulla situazione dei rohingya il Cardinale ricorda che “le leggi del 1982, che negavano la cittadinanza ai musulmani, furono adottate da un governo militare e non democratico. Come cristiani, animati dalla compassione e dalla giustizia, abbiamo invitato il governo e gli altri a approfondire le accuse di pulizia etnica e del genocidio”.“La Chiesa riafferma i diritti di ogni persona nel paese e continuerà a chiedere, per i musulmani dello stato di Rakhine, una dignità che include la cittadinanza”, rileva, notando che “oggi il dialogo è l'unico modo per andare avanti. La pace è possibile e la pace è l'unica strada”.Sulla imminente visita del Papa, il Card. Bo conclude: “Sono certo sarà uno straordinario momento di grazia per il piccolo gregge dei fedeli birmani, in un paese buddista. Il suo è un viaggio apostolico e pastorale. Viene, su invito del governo, per incoraggiare pace e armonia”.

AFRICA/KENYA - “No alle polemiche politiche sui vaccini antitetanici. Sono sicuri perché controllati” afferma Mons. Kariuki Njiru

Nairobi - “I vaccini antitetanici sono controllati e sono sicuri” ha affermato Sua Ecc. Mons. Paul Kariuki Njiru, Vescovo di Embu e Presidente della Commissione Episcopale per la Pastorale della Salute del Kenya, parlando all’apertura della Conferenza annuale cattolica sulla salute.“La Chiesa cattolica e altri organismi religiosi stanno lavorando con il Ministero della Sanità e con un comitato di esperti” ha sottolineato Mons. Kariuki Njiru. “Gli esperti ci assicurano che il vaccino che viene somministrato alla popolazione è pulito” ha detto il Vescovo. Negli anni scorsi la Conferenza Episcopale del Kenya aveva lanciato una campagna per accertare che il vaccino antitetanico somministrato a donne in età fertile nell’ambito di una campagna promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’UNICEF, non contenesse la subunità Beta HCG che lo avrebbe trasformato in uno strumento surrettizio di controllo delle nascite .Le autorità di Nairobi e i Vescovi hanno poi raggiunto un accordo per controllare la composizione dei vaccini somministrati alla popolazione femminile del Kenya, in modo da togliere ogni dubbio sulla presenza di fattori in grado di favorire la sterilità.La polemica sui vaccini è stata però rinfocolata da Raila Odinga, leader e candidato della NASA , che è lo sfidante del Presidente uscente Uhuru Kenyatta nelle elezioni presidenziali che si terranno il 26 ottobre. L’8 agosto Kenyatta aveva vinto le elezioni presidenziali, poi annullate dalla Corte Suprema . Odinga ha accusato il governo di aver deliberatamente sterilizzato “migliaia di donne” in età compresa tra i 14 e i 49 anni, citando inchieste condotte da “quattro istituti credibili” secondo le quali il vaccino conterrebbe il Beta HCG.“La campagna elettorale ha assunto toni molto accesi e rinfocolare le polemiche sui vaccini significa introdurre un ulteriore elemento di ansia e di allarme per la popolazione” dicono fonti locali dell’Agenzia Fides. “I Vescovi, che non si schierano per nessuna delle due parti, hanno però voluto fare chiarezza su questo punto che li aveva visti protagonisti negli anni scorsi”.La tensione in Kenya rimane alta. Gli studenti dell’Università di Nairobi hanno bloccato l’ateneo per chiedere la liberazione di Babu Owino, ex presidente dell’associazione degli studenti dell’Università di Nairobi, e candidato del partito di Odinga, che è stato arrestato con l’accusa di aver insultato il Presidente Kenyatta durante una manifestazione pubblica. Le principali confessioni religiose del Kenya hanno chiesto a tutte le parti di assicurare ai keniani le condizioni per un voto pacifico e credibile . Un appello alla pace e alla concordia nazionale era stato rivolto qualche giorno prima dai Vescovi .

AFRICA/EGITTO - La Chiesa copta istituisce il “Centro Sant'Atanasio per la dottrina” per contrastare la diffusione di dottrine erronee

Il Cairo - Il Patriarcato copto ortodosso ha istituito un Centro integrato di studi dottrinali nel distretto suburbano di Maadi, a sud del Cairo, che si aggiunge al già operante Istituto di studi e consulenza per le questioni legate al matrimonio. Il nuovo Centro di Studi dottrinali, riferiscono i media locali, prenderà il nome da sant'Atanasio, il Vescovo di Alessandria d'Egitto che nel IV secolo fu il grande confessore della fede nella divinità di Cristo, proclamata al Concilio di Nicea e negata dall'eresia ariana. Il "Centro Sant'Atanasio per la dottrina” opererà sotto la supervisione dello stesso Patriarca Tawadros II e di Anba Daniel, Vescovo della diocesi copta ortodossa di Maadi, e si avvarrà del contributo di altri Vescovi copti di solida formazione teologica.Lo scorso aprile il dipartimento dottrinale della Commissione episcopale copta ortodossa incaricata della pastorale, aveva messo in guardia i propri fedeli rispetto alle attività dei Testimoni di Geova in Egitto. In un documento ufficiale, rilanciato dall'Agenzia Fides, il dipartimento dottrinale copto ortodosso aveva specificato che i Testimoni di Geova sono una sètta non cristiana fondata negli Stati Uniti, le cui origini risalgono al secolo XIX, e i cui adepti non riconoscono la divinità di Gesù Cristo. Lo stesso dipartimento dottrinale ha in particolare lanciato l'allarme intorno ad articoli e messaggi pubblicati sul website arabo intitolato “Ortodossia e Bibbia”, riferendo che dietro alle attività del sito online ci sarebbero gli stessi Testimoni di Geova, e il loro intento sarebbe quello di confondere le anime dei cristiani per farli allontanare dalla fede custodita e proposta dalla Chiesa copta. .

ASIA/THAILANDIA - Si preparano i funerali del "più grande Re della storia del Siam"

Bangkok - Oltre 500 ufficiali della marina thailandese hanno partecipato ai preparativi per la cremazione del re Bhumibol Adulyadej, scomparso lo scorso ottobre all’età di 88 anni. Il funerale si terrà il 26 ottobre a Bangkok, e prevede cinque giorni di riti sacri. Per onorare il defunto sovrano è stato costruito un complesso per la cremazione all'esterno del Palazzo reale che comprende padiglioni e statue raffiguranti divinità. Il successore, il figlio Maha Vajiralongkorn, verrà incoronato subito dopo la funzione religiosa.“Dopo un anno di preparativi la Thailandia si sta organizzando per vivere l’ultima fase del fastoso funerale del suo amato Re Bhumibol Adulyadej. Il Re, il nono della sua dinastia, è deceduto all’età di 89 anni lo scorso 13 ottobre ” scrive a Fides don Attilio De Battisti, sacerdote fidei donum impegnato nel Paese. “La sua salma ha ricevuto per un anno la visita di milioni di cittadini thailandesi che hanno espresso l’incredibile affetto verso il saggio sovrano che ha regnato oltre 70 anni. Lo scorso 30 settembre si sono chiuse alle visite le porte del Palazzo che ospita le sue spoglie e sono state avviate le fasi conclusive che avranno il loro apice il prossimo 26 ottobre 2017 con la solenne cremazione”, continua don Attilio. “Il luogo della cremazione, la piazza reale a lato del Palazzo Reale, è blindato da un anno per permettere a tutti i migliori artisti, artigiani, ingegneri e costruttori dello Stato di costruire una pira degna della sua fama. Le foto che già stanno circolando mostrano l’imponenza, la raffinatezza, l’eleganza della struttura, e ancora una volta fanno vedere al mondo l’animo e la cultura di questa terra. Dal primo ottobre scorso sono partite varie circolari a livello civile, militare e religioso. Tutte le classi sociali, le imprese, le Chiese e agenzie educative statali e private fanno a gara per organizzare localmente cerimonie in sincronia con quella nazionale, che sicuramente vedrà una partecipazione oceanica nonostante alcune voci allarmistiche su possibili ‘atti perturbatori’. La Chiesa cattolica ha già emanato le disposizioni per le celebrazioni durante l’intero mese di ottobre. Le Chiese Protestanti hanno ugualmente proposto ai loro fedeli una serie di attenzioni. Gli uffici amministrativi stanno facendo riunioni continue per precisare i dettagli degli eventi organizzati nei singoli distretti. I canali televisivi nazionali, i giornali e tutti i mezzi di comunicazione hanno ricominciato a trasmettere il loro palinsesto in bianco e nero . La gente comincia a vestire di nero in segno di lutto e nelle occasioni pubbliche il nero è d’obbligo. Lungo le strade, di fronte a tutti gli edifici importanti stanno apparendo macro immagini del Re e si stanno invitando i cittadini a piantare e a usare fiori gialli in ogni luogo. Il giallo é il colore del giorno in cui Rama 9 é nato. La data del compleanno del Re defunto, il 5 di dicembre, che era la festa nazionale del papà, ora è stata dichiarata Festa Nazionale del Re. Ovviamente il regime militare, alla guida del paese dopo il colpo di stato del 2014, vigila attentamente sull’applicazione di tutte le disposizioni, sulla corretta interpretazione delle ordinanze e sul rispetto delle formalità. Valga ricordare che la legge di lesa maestà thailandese è una delle più strette del pianeta”, aggiunge il sacerdote. “Senza dubbio questo mese la Thailandia mostrerà al mondo, l’imponenza della sua cultura e arte, oltre a far conoscere a tutte le nazioni una figura di regnante degna di tanto rispetto, per saggezza, dedizione, prudenza e autorevolezza. Re Bhumibol Adulyadej sarà chiamato ‘il più grande Re della storia del Siam’. E per quanto ne so, questo titolo è più che meritato”, conclude don Attilio.

AMERICA/COLOMBIA - Sacerdote ucciso a Rionegro, il secondo in Colombia nel 2017

Antioquia – E' stato ucciso durante un tentativo di furto, nel quartiere San Antonio a Rionegro, sulla strada principale che porta a La Ceja, il sacerdote Abelardo Antonio Muñoz Sánchez, 41 anni.Secondo le informazioni che il colonnello Javier Morales Cárdenas, Vice comandante della polizia di Antioquia, ha fornito alla stampa locale, pervenute anche a Fides, l’omicidio è avvenuto alle 10,50 di martedì 3 ottobre, quando due criminali hanno affrontato il sacerdote che scendeva da un taxi. "È stato avvicinato da due soggetti in moto, che lo hanno intimidito con una pistola per farsi consegnare la sua borsa, dove presumibilmente avrebbe dovuto esserci denaro in contanti. Al rifiuto del sacerdote, questi hanno sparato diverse volte causandone la morte" ha detto Morales. Più tardi, nel comune de La Ceja, la polizia è riuscita a catturare i delinquenti.Don Abelardo Antonio Muñoz Sánchez, della diocesi di Girardota, era sacerdote da 10 anni e lavorava da 4 mesi presso la parrocchia di Cisneros, nel dipartimento di Antioquia. "La Diocesi di Girardota invita tutti i credenti ad unirsi a noi in una preghiera per la pace e la riconciliazione tra tutti. Chiediamo al Signore di concedere pace e gioia eterna al nostro sacerdote Abelardo Muñoz.Ci uniamo nel Signore alla sua famiglia, al presbiterio di Girardota e alle comunità in cui il padre esercitò il suo ministero. Cristo, il Signore risorto, ci conceda tutta la sua forza" si legge nel comunicato della diocesi inviato a Fides. Il comunicato, firmato da Mons. Guillermo Orozco Montoya, Vescovo di Girardota, informa anche che i funerali si svolgeranno oggi, 4 ottobre, presso la Cattedrale di Rio Negro.A neanche un mese dalla visita di Papa Francesco, missionario di pace in Colombia, giunge la notizia della morte violenta di un altro sacerdote nel paese latinamericano. Infatti il 27 luglio 2017, nella parrocchia di Raudal, presso il villaggio di Puerto Valdivia, sempre nel dipartimento di Antioquia era stato ucciso il sacerdote Diomer Eliver Chavarría Pérez . "Sacrificato nell'esercizio della sua missione" si leggeva nel comunicato del Vescovo, padre Diomer aveva 31 anni ed è stato ucciso nel giorno del suo compleanno.

AFRICA/EGITTO - Ministro egiziano in Vaticano per promuovere i pellegrinaggi sul “Cammino della Sacra Famiglia”

Il Cairo – Il Ministro egiziano per il turismo Yahya Rashid torna in Vaticano con la missione di trovare appoggio e collaborazione nello sforzo compiuto dal governo del Cairo per rilanciare i pellegrinaggi lungo il cosiddetto “Cammino della Sacra Famiglia”, l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Secondo alcuni media egiziani, il ministro porta con sé una lettera di appoggio del Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, da consegnare a Papa Francesco nella giornata di mercoledì 4 ottobre. I media egiziani fanno anche riferimento a una raffigurazione del viaggio della Sacra Famiglia in Egitto, che dovrebbe essere benedetta durante la trasferta a Roma del ministro Rashid. I responsabili delle politiche egiziane per il turismo stanno da tempo puntando sul “Cammino della Sacra Famiglia” come itinerario da proporre alle agenzie specializzate nell'organizzazione dei pellegrinaggi cristiani. Anche la visita di Papa Francesco in Egitto era stata valorizzata dai responsabili politici del turismo egiziano come un'occasione per riproporre il grande Paese nordafricano tra le possibili mete di pellegrinaggio per i cristiani di tutto mondo, sulle orme della Sacra Famiglia. Papa Francesco, nei discorsi pronunciati durante la visita, ha fatto diversi riferimenti all'ospitalità offerta dall'Egitto a Gesù Bambino, Giuseppe e Maria costretti all'esilio. Prima della visita papale Nader Guirguis, membro di una Commissione ministeriale appositamente costituita per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia, aveva fatto anche riferimento a ipotesi storiche basate sul racconto dei Vangeli, secondo le quali la permanenza in Egitto della Sacra Famiglia potrebbe essersi protratta per alcuni anni. Lo scorso 9 maggio lo stesso Ministro del turismo egiziano Yahiya Rashid si era già recato in Vaticano a presentare il programma “Il viaggio della Sacra famiglia”. In quell'occasione, i media egiziani avevano riferito di contatti intercorsi tra gli enti del turismo egiziano e l'Opera Romana Pellegrinaggi, per la valorizzazione dell'Egitto come meta di itinerari spirituali da proporre ai cristiani di tutto il mondo. .

ASIA/INDIA - Nuove consacrate nella comunità cattolica dell'Orissa

Bhubaneswar - La comunità cattolica nello stato indiano dell'Orissa , che ha subito violenze e massacri negli anni scorsi, non si scoraggia e genera nuove vocazioni alla vita consacrata: come appreso da Fides, ieri, 2 ottobre, è stata una giornata memorabile per suor Rebika Pradhan e suor Anjali Singh, originarie della comunità del distretto di Kandhamal, in Orissa, che hanno emesso la professione definitiva dei voti nella chiesa di San Vincenzo a Bhubaneswar, insieme ad altre 5 suore di St. Joseph of Annecy, provenienti degli stati di Orissa, Andhra Pradesh e Telengana. La cerimonia ufficiale è stata presieduta dal Vescovo di Berhampur , Mons. Sarat Chandra Nayak. Per l’occasione erano presenti 30 sacerdoti, 35 suore e 2000 fedeli. “La vita ha significato solo quando viene data per gli altri. Se non hai niente da dare, non vale la pena che venga vissuta”, ha detto mons. Nayak nella sua omelia. “Ogni bambino nato è un segno che Dio non ha perso la speranza nell’umanità e in ogni suora e sacerdote Dio non ha perso la sua speranza”, ha aggiunto. “Voi siete i gioielli della Chiesa, siete la sua grazia e siete i suoi figli. I vostri sorrisi dovrebbero coprire ovunque il popolo di Dio”, ha detto mons. Nayak citando Papa Francesco. “Perché i cristiani vengono massacrati ed emarginati? Queste erano le domande che mi hanno accompagnata nel mio percorso vocazionale”, ha detto a Fides suor Rebika Pradhan, ricordando la triste esperienza del 2008. “La risposta è arrivata vedendo la morte di oltre 100 persone solo per aver testimoniato la loro fede in Gesù Cristo. Ho rafforzato e perseverato nella mia vocazione alla vita religiosa per la gloria di Dio” ha aggiunto suor Pradhan. La suora è originaria di Belkoti, nel distretto di Kandhamal, parte dell’arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, dove la violenza anti cristiana è esplosa nel 2008. E’ la più grande in famiglia, ha due sorelle e due fratelli. Attualmente insegna alla St. Joseph School di Bhubaneswar. Anche l’altra suora, Anjali Singh, è originaria di Kandhamal. “La prima ondata di violenza, avvenuta nella mia parrocchia di Bamunigam, a Kandhamal, nel periodo di Natale del 2007, mi aveva scioccata. I cristiani avevano installato un arco di luci per la strada, in segno di festa. Circa 150-200 indù radicali lo distrussero. Il giorno di Natale ci furono violenze contro i cristiani che, nel tempo si sono trovati ad affrontare sommosse sistematiche, nelle quali era coinvolto il gruppo radicale indù Viswa Hindu Parishad . Molte chiese vennero bruciate e tanta gente massacrata. L’Odisha era diventato il centro delle violenze anti-cristiane”, racconta suor Anjali Singh. “I fondamentalisti indù hanno distrutto le chiese nel 2008 per la seconda volta. Ascoltare il grido di consolazione dei fedeli è stato uno dei motivi della mia vocazione alla vita religiosa. Il mio popolo ha sofferto ed è morto a causa delle violenze anti-cristiane per testimoniare la fede in Gesù Cristo: questo mi ha dato abbastanza forza e coraggio per andare avanti e testimoniare che Dio è giusto e ama la pace”, aggiunge suor Singh. Suor Anjali Singh è originaria di Alanjuri, arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, dove ci sono state le prime sommosse nel Natale del 2007. Ha quattro sorelle e tre fratelli. E’ la quarta della famiglia. Una delle sorelle, Gitanjali, è religiosa delle Suore della Carità dei Santi Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa . Uno dei fratelli, Ranjit, è sacerdote dell’Indian Missionary Society , Provincia Varanasi. “Voglio essere messaggera di pace, armonia e amore nella mia vita religiosa”, ha detto suor Anjali.“Oggi sono molto felice che Dio abbia chiamato mia figlia ad essere strumento per la Sua gloria”, ha detto il padre Bipin Bihari Singh. “Le violenze contro i cristiani a Kandhamal non ci hanno scoraggiate, anzi hanno rafforzato la nostra vocazione”, hanno concluso le religiose.

AFRICA/CAMERUN - Nuovo bilancio degli scontri nelle regioni anglofone: le forze dell’ordine sotto accusa da parte delle Ong

Yaoundé - Sono 17 le persone uccise negli scontri con le forze di sicurezza nelle regione anglofone del Camerun scoppiati domenica 1° ottobre , secondo quanto riporta Amnesty International, che chiede l’apertura di un’inchiesta internazionale. Le forze dell’ordine hanno sparato sulla folla in diverse città come Bamenda, Ndop Kumbo e Kumba .Il 1° ottobre è stata simbolicamente proclamata l’indipendenza dell’Ambazonia, dal suo “presidente, Sisiku Ayuk. I secessionisti avrebbero già composto un inno nazionale, stampato passaporti e coniato una moneta nazionale.La violenta reazione delle forze dell’ordine, che ha imposto il coprifuoco e isolato le aree anglofone, lascia presagire un aggravarsi della crisi e lo spettro della guerra civile.Il Camerun si trova ora accusato della violazione dei diritti umani da due delle più importanti organizzazioni umanitarie internazionali. A fine settembre infatti l’esercito camerunese era stato accusato da Human Rights Watch di aver usato “violenza fisica estrema” per espellere almeno 100.000 rifugiati nigeriani, che erano stati accolti nel nord-est del Camerun per sfuggire a Boko Haram. Secondo HRW dal 2015 l’esercito camerunese ha commesso torture e violenze di ogni genere per costringere i rifugiati a tornare in Nigeria, nonostante l’accordo firmato dalle autorità di Yaoundé con l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati per far sì che il ritorno dei rifugiati avvenisse su base volontaria e solo quando le condizioni lo avessero permesso.Sul piano politico interno, il Paese è guidato con mano ferma dal novembre 1982 dal Presidente Paul Biya. La mancanza di un’alternanza al potere in questi anni ha accentuato il carattere autoritario dello Stato e le tensioni sociali quelle secessioniste delle due province anglofone.

ASIA/IRAQ - I Vescovi delle Chiese locali: lo scontro sull'indipendenza del Kurdistan non va “internazionalizzato”

Erbil – I potenziali conflitti innescati dal referendum sull'indipendenza del Kurdistan iracheno possono essere scongiurati solo “sedendosi con serietà al tavolo delle trattative”. Lo scontro tra governo di Baghdad e governo regionale di Erbil va risolto internamente e non va “internazionalizzato”. I cristiani devono evitare di farsi strumentalizzare dai fronti contrapposti e dalle componenti prevalenti della popolazione. E in ogni caso, occorre evitare che le divisioni e gli scontri comportino uno smembramento territoriale e amministrativo della Piana di Ninive, l'area di tradizionale radicamento delle comunità cristiane autoctone. Sono queste alcune delle considerazioni espresse dai Vescovi delle Chiese cristiane presenti in Kurdistan in un pronunciamento comune – diffuso domenica 1° ottobre - sulla situazione pericolosa e instabile creatasi nell'area dopo il referendum indipendentista voluto dal governo della Regione autonoma dei Kurdistan iracheno. I Vescovi non prendono posizione pro o contro la proclamazione di indipendenza del Kurdistan, ma auspicano una “soluzione interna” del conflitto, facendo notare che gli interventi di forze esterne esporrebbero ancor di più tutta la popolazione, nelle sue diverse componenti, a ulteriori sofferenze. I Vescovi firmatari del documento non mancano di esprimere gratitudine e riconoscenza per il governo regionale del Kurdistan, che dal 2014 ha accolto decine di migliaia di rifugiati cristiani di Mosul e della Piana di Ninive, costretti a lasciare le proprie terre conquistate dai jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico . “Senza dubbio” si legge nel documento, pervenuto all'Agenzia Fides “noi non potremo mai dimenticare che i nostri fratelli nella regione del Kurdistan, come popolo e come governo, hanno accolto i cristiani, e anche altre componenti del popolo iracheno”. Ma i cristiani – aggiungono i Vescovi – devono evitare di farsi utilizzare nei conflitti, anche perché la loro condizione di obiettiva vulnerabilità continua a rendere incerto il loro futuro e la possibilità stessa di continuare a vivere nelle proprie terre d'origine. A tale riguardo, i Vescovi chiedono esplicitamente che l'unità territoriale della Piana di Ninive sia preservata anche in futuro, evitando che lo scontro tra il governo di Baghdad e quello di Erbil provochino il suo frazionamento. Tra i firmatari del pronunciamento unitario figurano Bashar Warda , Nicodemus Daoud Sharaf , Timotheus Musa al Shamani e Rabban al Qas . .

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