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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Bangladesh: alle radici dell'estremismo islamista

Shahab Enam Khan, docente di relazioni internazionali all'università Jahangimagar di Dacca e membro dell'Enterprise Institute, ha studiato a lungo i movimenti radicali islamisti. In una recente intervista con Fides nel suo ufficio nel quartiere Gulshan della capitale bangladese, ricorda che per comprendere la crescita del salafismo-jihadista e le sfide future occorre rivolgere lo sguardo indietro: al periodo immediatamente successivo all’indipendenza del Paese, ottenuta nel 1971 dopo una sanguinosa guerra per liberarsi dal controllo del Pakistan. Le condizioni per l’affermazione del radicalismo di matrice islamista, nota Shahan Enam Khan, dipendono dalla polarizzazione politica creata negli anni successivi all’indipendenza Link correlati :Continua a leggere la news anlaysis su Omnis Terra

ASIA/BANGLADESH - Con ogni mezzo, pur di pregare con Papa Francesco

Dacca - “La visita di Papa Francesco è una vera benedizione per noi. La nostra fede ne uscirà rafforzata. Non vediamo l'ora di poterlo vedere e ascoltare. E soprattutto di pregare con lui”. Shuvro Purification ha 18 anni, viene dalla città di Rajshahi, nel Nordovest del Bangladesh, paese a maggioranza musulmana. È un aspirante frate della Congregazione della Santa Croce a Dacca, la capitale. È in classe con altri venti confratelli, in attesa che arrivi l'insegnante, frate Rosy, 30 anni, originario di Gazipur, con alle spalle diversi anni di studio in India. Siamo nella parte vecchia di Dacca, all'interno del complesso che ospita anche la Scuola cattolica San Gregorio, fondata dal missionario benedettino Gregory De Groote nel 1882 e divenuta, nel corso degli anni, una delle più rinomate istituzioni educative della capitale. Fin dal 1851, la Congregazione di Propaganda Fide affidò ai missionari della Congregazione della Santa Croce la responsibilità della missione nel Bengala Orientale e tutt'oggi questa è una comunità molto stimata e rispettata in Bangladesh.Solo un ampio cortile divide l'edificio della Scuola San Gregorio da quello in cui studiano gli aspiranti. Hanno tra i 17 e i 18 anni, sono al loro primo anno, dedicato all'apprendimento dell'inglese, provengono da ogni angolo del paese, ma un elemento li accomuna: l'entusiasmo per la visita di Papa Francesco. Shorob Costa ha 17 anni, viene da Dacca, e all'Agenzia Fides dichiara di essere “così emozionato da non dormire la notte”. Questa mattina parteciperà alla messa che il Santo Padre celebrerà nel parco Suhrawardy Udian, forse l'occasione più sentita dai cattolici bangladesi, che qui rappresentano una minoranza: 384.000 su 170 milioni di abitanti.È previsto che alla messa partecipino 100.000 persone. Molti si preparano da tempo: “Lavoriamo da settimane per prepararci alla visita di Papa Francesco, non solo dal punto di vista pratico, ma anche spirituale”, dichiara all'Agenzia Fides fratello Prodip Placid Gomes, Direttore della Scuola San Gregorio, ricordando che “su 3.500 studenti, il 95% non sono di fede cattolica, un segno di quell'armonia che il Santo Padre enfatizzerà nel suo messaggio”. Per partecipare alla messa al parco Suhrawardy Udian e ascoltare il messaggio del Santo Padre, c'è stata una mobilitazione eccezionale da ogni angolo del Bangladesh, come confermano le testimonianze raccolte dall'Agenzia Fides. “C'è chi ha preso le ferie dal lavoro, pur di avere l'occasione di incontrare Papa Francesco”, ha raccontato Damian Quiah, un fedele incontrato dopo la messa alla Chiesa Nostra Signora del Santo Rosario a Chittagong, città portuale da 5 milioni di abitanti, in un incontro con venti fedeli organizzato da padre Clement Reagan D'Costa. “La Chiesa ha organizzato alcuni bus da qui a Dacca. Ma molti vanno nella capitale per conto loro. C'è chi prenderà il treno, chi l'autobus, qualcuno l'aereo. Qualunque mezzo è utile, pur di vedere il Santo Padre e pregare con lui”, prosegue. “Non vedo l'ora di accogliere Papa Francesco. Ho pregato molto per lui, affinché arrivasse sano e salvo”, spiega Sorna Dajel, una donna cattolica di Chittagong. “La sua visita ci renderà più uniti. E renderà più facile la convivenza interreligiosa”.

ASIA/BANGLADESH - La presenza del Papa genererà stima e apprezzamento verso i cristiani locali

Dacca - "Il Papa è al centro dell'attenzione nazionale. Alcuni eventi della visita del Papa sono trasmessi in diretta dalla televisione di stato. C'è un atteggiamento molto positivo verso il Papa in tutti i mass-media, e questo è prezioso per la minoranza dei cristiani locali: un effetto benefico ci investe e durerà nel tempo. D'altronde Papa Francesco è testimone dell'amore di Dio per il popolo del Bangladesh, che risponde con stima e apprezzamento verso i cristiani locali": è quanto dichiara all'Agenzia Fides p. Nikhil Andrew Gomes, sacerdote impegnato nelle comunicazioni sociali e Direttore del Centro diocesano pastorale "Khristo Jyoti" nella diocesi di Rajshahi. Il Direttore osserva: "Il Papa è al centro dell'attenzione dei media in questi giorni. L'interesse dei media locali è molto alta. Diversi canali televisivi hanno dato ampia copertura e i giovani bangladesi esprimono il loro entusiasmo sui social network. Il Papa è figura di spicco nel mondo ed è un leader spirituale famoso in Asia, anche nei social media". Dalla copertura mediatica si evince che "Papa Francesco viene accolto con favore e simpatia da tutti, non solo dai cristiani, ma anche dai musulmani", rileva. P. Gomes spiega a Fides: "I giornalisti del Bangladesh sono molto interessati a pubblicare notizie sulla visita del Papa in Bangladesh: oltre 300 giornalisti locali si sono accreditati all'apposito Comitato per i mass-media creato dai vescovi. A livello nazionale, tutti ricordano bene che Papa Francesco ha parlato con forza contro la violenza e nel 2013, quando si è verificato il disastro di Rana Plaza in Bangladesh, con la morte di tanti lavoratori, Francesco ha mostrato la sua vicinanza e solidarietà. Questo è rimasto impresso nella coscienza del popolo bangladese". "In questi giorni - prosegue - il cuore della piccola comunità cattolica del Bangladesh, solo lo 0,2% della popolazione, vibra di entusiasmo e di gioia. Il Papa porta la sua testimonianza evangelica in un paese a maggioranza musulmana: questo è un forte incoraggiamento per i giovani cattolici ma anche i preti, e tutti i fedeli cattolici saranno ispirati dal vedere e ascoltare il pontefice". Per la Chiesa del Bangladesh, racconta p. Gomes, "la presenza del Papa rappresenta l'opportunità per comunicare e avere contatti con altri media laici, facendo così conoscere meglio la fede e la Chiesa cattolica. Il comitato per i media creato ad hoc ha iniziato a produrre e diffondere documenti e articoli su Papa Francesco e sulle attività della Chiesa del Bangladesh, realizzando anche un CD audio, due documentari e un libro in lingua bengali sulla vita del Papa. Inoltre, sarà pubblicato anche un album fotografico a conclusione del viaggio. Siamo convinti che dalla visita apostolica del Papa - conclude - la comunità cattolica in Bangladesh trarrà grande beneficio, nella sua vita di piccola minoranza in un paese islamico".

ASIA/BANGLADESH - Rohingya: vicinanza del Papa, ma il futuro è incerto

Cox's Bazar – “Sembra molto difficile, se non impossibile un ritorno dei profughi Rohingya dal Bangladesh allo stato Rakhine, in Myanmar. Ci sono troppi interessi economici su quel territorio, sia con l’India che con la Cina. Sembra che l’economia e il danaro contino di più degli esseri umani”: lo dice all'Agenzia Fides Alberto Quattrucci, della Comunità di Sant'Egidio, che si trova in Bangladeesh per avviare interventi umanitari in favore dei Rohingya e che si è recato a Cox's Bazar, località di confine in cui sono ammassati oltre 600 mila profughi giunti dal Myanmar.“La condizione attuale è davvero drammatica – rileva Quattrucci – e questo è senza dubbio il primo intervento urgente; c’è poi il problema del buio sul futuro. L’accoglienza in Bangladesh, pure positiva, sembra un fatto piuttosto temporaneo. Credo sarebbe importante sostenerla e rafforzarla”, pensando all’integrazione che “anche per la comunanza della lingua, è possibile”, nota. “Ho poi l’impressione – prosegue – che la vicenda Rohingya possa costituire per il debole, frammentato e povero Bangladesh, una chance di sviluppo generale per il paese, a livello di strutture locali. Va considerata, infatti, la grande quantità di aiuti economici internazionali che, stanno arrivando dall'estero”.Resta l'emergenza umanitaria: “Per il momento sembra e necessario concentrarsi sugli aiuti di prima necessità, ma parallelamente è importante guardare al futuro, in particolare per gli oltre 300.000 bambini che sopravvivono nei campi profughi dell'area di Cox's Bazar. Sarebbe importante pensare ad un progetto educativo per loro come Centri nutrizionali e Scuole della pace. Bisogna coinvolgere l’Unione Europea e l’UNICEF”.La situazione dei Rohingya è stata citata dal presidente bangladese Abdul Hamid che, incontrando Papa Francesco, nel suo secondo giorno di visita nel paese, ha detto: “Il nostro governo ha dato rifugio a un milione di Rohingya che sono stati costretti a lasciare la loro antica patria nello Stato di Rakhine in Myanmar. Migliaia di loro, incluse donne e bambini, sono stati brutalmente uccisi e le donne violentate”, ricordando che l'appello del Papa “per soccorrerli e assicurare loro pieni diritti responsabilizza la comunità internazionale ad agire con prontezza”. Francesco ha ringraziato il Bangladesh per “lo spirito di generosità e di solidarietà che caratterizza la società” e che “si è manifestato molto chiaramente nel suo slancio umanitario a favore dei rifugiati”, e ha aggiunto. “Nessuno di noi può mancare di essere consapevole dell’immenso costo di umane sofferenze e delle precarie condizioni di vita di così tanti nostri fratelli e sorelle, la maggioranza dei quali sono donne e bambini, ammassati nei campi profughi. È necessario che la comunità internazionale attui misure efficaci nei confronti di questa grave crisi, non solo lavorando per risolvere le questioni politiche che hanno condotto allo spostamento massivo di persone, ma anche offrendo immediata assistenza materiale al Bangladesh nel suo sforzo di rispondere fattivamente agli urgenti bisogni umani”. Inoltre la Chiesa locale ha annunciato che questa sera, 1° dicembre, il Papa, nel cortile dell'Arcivescovado di Dacca, incontra 18 rifugiati Rohingya, membri di tre famiglia giunte da Cox's Bazar, dove numerose Ong stanno lavorando per l'assistenza umanitaria.

ASIA/BANGLADESH - Il Papa ai Vescovi del Bangladesh: riconoscete e valorizzate i carismi dei laici

Dacca - “Vi chiederei di mostrare una vicinanza anche più grande verso i fedeli laici”. E' questa la richiesta che Papa Francesco ha rivolto ai Vescovi del Bangladesh nell'incontro avuto con loro a Dacca, nella Casa per sacerdoti anziani, nel pomeriggio del 1° dicembre. Papa Francesco ha invitato l'episcopato bangladese a promuovere l'effettiva partecipazione dei laici “nella vita delle vostre Chiese particolari, non da ultimo tramite le strutture canoniche che fanno sì che le loro voci vengano ascoltate e le loro esperienze apprezzate. Riconoscete e valorizzate i carismi dei laici, uomini e donne” ha aggiunto il Papa “e incoraggiateli a mettere i loro doni al servizio della Chiesa e della società nel suo complesso”. Il Vescovo di Roma ha fatto riferimento in particolare “ai numerosi zelanti catechisti di questa nazione, il cui apostolato è essenziale alla crescita della fede e alla formazione cristiana delle nuove generazioni. Essi sono veri missionari e guide di preghiera, specie nelle zone più remote”.Nel suo discorso, Papa Francesco ha riconosciuto che “il Bangladesh è stato benedetto con vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa” esortando i Vescovi ad “assicurare che i candidati siano ben preparati per comunicare le ricchezze della fede agli altri, particolarmente ai loro contemporanei”. Il Successore di Pietro ha anche ricordato “l'attività sociale della Chiesa in Bangladesh diretta all’assistenza delle famiglie e, specificamente, l’impegno per la promozione delle donne”. Riferendosi all'opzione preferenziale rivolta a chi ha più bisogno, Papa Francesco ha sottolineato che “la Comunità cattolica in Bangladesh può essere fiera della sua storia di servizio ai poveri, specialmente nelle zone più remote e nelle comunità tribali; continua questo servizio quotidianamente attraverso il suo apostolato educativo, i suoi ospedali, le cliniche e i centri di salute, e la varietà delle sue opere caritative. Eppure, specie alla luce della presente crisi dei rifugiati, vediamo quanto ancora maggiori siano le necessità da raggiungere!”. Inoltre, Papa Bergoglio ha anche invitato la Chiesa a proseguire il suo impegno a favore della comprensione interreligiosa tramite seminari e programmi didattici, come anche attraverso contatti e inviti personali, contribuisce al diffondersi della buona volontà e dell’armonia. “Quando i capi religiosi si pronunciano pubblicamente con una sola voce contro la violenza ammantata di religiosità e cercano di sostituire la cultura del conflitto con la cultura dell’incontro” ha rimarcato il Papa “essi attingono alle più profonde radici spirituali delle loro varie tradizioni”. .

ASIA/TURCHIA - Erdogan e il premier bulgaro Borisov parteciperanno alla cerimonia di riapertura della “chiesa di ferro” sul Corno d'Oro

Istanbul – Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il Primo Ministro bulgaro Boïko Borisov saranno entrambe presenti il prossimo 7 gennaio alla riapertura della chiesa di Santo Stefano, a Istanbul. Secondo quanto riportato dai media turchi, i due leader hanno convenuto di partecipare insieme alla cerimonia di inaugurazione durante una conversazione telefonica dedicata alle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Situata sulla riva del Corno d'Oro, non distante dalla sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, la chiesa bulgara di Sveti Stefan è conosciuta anche col nome di “chiesa di ferro”, in riferimento al materiale con cui è costruita l'intera struttura dell'edificio di culto. Il restauro, finanziato in parte dalla municipalità di Istanbul, è durato 7 anni e ha comportato il rinnovo di circa il 90 per cento dell'edificio. Alla inaugurazione prenderanno parte anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, e il Patriarca ortodosso di Bulgaria Neofit. .

AMERICA/BRASILE - Un teologo: “Un Anno dei laici per aprire nuove strade e prospettive”

Rio de Janeiro - “Riconoscere l’importanza dei fedeli laici come essenziali per garantire il futuro della Chiesa cattolica; capire che sono parte integrante della comunità ecclesiale, membri effettivi della Chiesa in ragione del loro battesimo: per questo devono essere protagonisti”: come osserva all'Agenzia Fides Celso Arias, professore e teologo, membro della Commissione pastorale per i laici nella Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile , questi sono, gli obiettivi che vanno perseguiti durante lo speciale “Anno dei Laici” che la Chiesa del Brasile ha istituito per il 2018 e la cui apertura è stata celebrata domenica, 26 novembre.“In una Chiesa dove regna il clericalismo - spiega Celso Carias in una nota inviata all’Agenzia Fides - l'Anno dei Laici può aprire nuove prospettive e strade, che riconoscono l'importanza di tutti, anche delle donne, a cui spesso è stato dato un ruolo di secondo piano”, sottolineando che molte comunità “sarebbero chiuse se non ci fossero donne disposte a portarle avanti”.Dopo il Concilio Vaticano II, in Brasile e nel resto dell'America Latina, si cercò di integrare ai laici nelle strutture ecclesiali. Tuttavia, si finì per cadere in un periodo di centralizzazione del potere clericale, di autoreferenzialità, che per molti anni ha relegato i laici ad un ruolo marginale nella missione della chiesa.Sono trascorsi 30 anni dal Sinodo ordinario dei Vescovi sulla vocazione e missione dei laici e dall’Esortazione apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II “Christifideles Laici”. Sulla base di questi contributi e riprendendo inoltre i documenti più recenti del Magistero, soprattutto di Papa Francesco, nell'Anno dei Laici in Brasile, si cercherà di riprendere l'ecclesiologia del Vaticano II. Ricordando che Papa Francesco ha sottolineato molte volte che il primo Sacramento è il battesimo, il professore Carias osserva a Fides: “Nessuno nasce vescovo, sacerdote, ma tutti siamo nati per la Chiesa tramite il battesimo. Pertanto, recuperare questa teologia è fondamentale se vogliamo pensare al futuro. Se pensiamo al mondo moderno, alle sfide urbane, alla trasmissione dell'esperienza di fede, tutto questo senza il ruolo come protagonisti dei laici è un compito impossibile”, conclude.In Brasile, nella Chiesa postconciliare sono fioriti vari movimenti ecclesiali e nuove comunità, con la comune caratteristica di credere nel forte impulso missionario dei fedeli laici. Si calcola che in Brasile vi siano circa 800 nuove comunità, soprattutto di tipo “carismatico” , che costituiscono uno spazio di partecipazione effettiva dei laici all'oprea pastorale della Chiesa.Una delegazione di laici cattolici brasiliani, impegnati in politica, partecipa al convegno che si apre oggi a Bogotá , organizzato dalla Commissione pontificia per l’America Latina e del Consiglio episcopale latinoamericano , dal titolo “Incontro di cattolici che assumono responsabilità politiche al servizio dei popoli latinoamericani” .Il Brasile è la nazione che conta il maggior numero di abitanti nell’America Latina, 204.451.000 di cui 172.222.000 sono cattolici, raggruppati in 275 circoscrizioni.

AMERICA/NICARAGUA - Elevazione a Diocesi del Vicariato Apostolico di Bluefields, creazione della nuova Diocesi di Siuna e nomina dei primi Vescovi

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 30 novembre 2017, ha elevato a Diocesi il Vicariato Apostolico di Bluefields e nominato Vescovo di Bluefields S.E. Mons. Pablo Schimitz Simon, O.F.M. Cap., finora Vicario Apostolico della medesima Sede.Nello stesso tempo, il Papa ha approvato la creazione della nuova Diocesi di Siuna e ha nominato primo Vescovo della neo-eretta Circoscrizione S.E. Mons. David Albin Zywiec Sidor, O.F.M. Cap., finora Ausiliare del Vicariato Apostolico di Bluefields.La nuova Diocesi di Bluefields rimane nella Regione Sud, con 9 Distretti civili e sarà suffraganea della Sede Metropolitana di Managua.La neo-eretta Diocesi di Siuna si situa nella Regione nord, almeno in un primo momento, con 11 Distretti civili. La sede inizialmente sarà la chiesa parrocchiale di Siuna. La nuova Diocesi sarà anch’essa suffraganea dell’Arcidiocesi di Managua. Link correlati :I dati statistici relativi alle nuove diocesi

ASIA/BANGLADESH - L'Arcivescovo Costa: "Il Papa porta le periferie al centro del mondo"

Dacca - “Con la sua visita a Dacca, Papa Francesco prosegue nella missione di riportate le periferie al centro del mondo”. Con queste parole l'Arcivescovo di Chittagong, Moses M. Costa, commenta all'Agenzia Fides la visita di Papa Bergoglio, arrivato oggi in Bangladesh. “Con la nostra comunità ci stiamo preparando da due mesi, soprattutto spiritualmente. Per noi è una benedizione, un incoraggiamento e anche un riconoscimento del lavoro svolto finora”, prosegue l'Arcivescovo all'interno del suo ufficio di Chittagong, città portuale del Bangladesh da cinque milioni di abitanti. Nel paese, a maggioranza islamica, i cattolici sono una minoranza: secondo le stime governative, 384.000 su una popolazione totale di 170 milioni. Percentuali simili si registrano anche nel distretto di Chittagong, che copre cinquemila chilometri quadrati di superficie: “Abbiamo 35 preti, circa 50 suore, una quindicina di fratelli, per una popolazione molto ampia. Siamo una comunità piccola, ma molto attiva. Soprattutto nel campo dell'educazione, con le diverse scuole che gestiamo, il cui valore è riconosciuto da tutti, ma anche nel settore dello sviluppo e dell'aiuto ai più bisognosi, attraverso i progetti realizzati dalla Caritas. Si tratta di una comunità decentralizzata, sparsa sul territorio, che sa arrivare fino agli ultimi, comprese le popolazioni indigene che abitano sulle colline, spesso prive di riconoscimento da parte del governo”. La visita di Papa Bergoglio, sostiene l'Arcivescovo Moses M. Costa, è “un modo per far conoscere meglio al paese e al resto del mondo la nostra presenza, minoritaria ma fondamentale”, che va preservata con attenzione. “Negli ultimi anni è cresciuto il fondamentalismo islamico. Non siamo preoccupati, ma seguiamo attentamente il corso degli eventi”. Affinché non si perda la tradizione di convivenza interreligiosa che contraddistingue il Bangladesh: “Qui le diverse fedi hanno convissuto pacificamente in passato. Non vogliamo perdere questa eredità. La visita del Santo Padre rafforzerà lo spirito di tolleranza e riconciliazione, pace e armonia”. Un'armonia che, secondo l'Arcivescovo Costa, riguarda anche le questioni sociali: “L'armonia va ritrovata non solo tra le religioni, ma anche tra le classi sociali, tra i ricchi e i poveri, tra i privilegiati e gli svantaggiati. La giustizia sociale è il tema centrale del mondo contemporaneo, nelle periferie come nel presunto centro del mondo. Il Santo Padre ce lo ricorda continuamente. E, soprattutto qui in Bangladesh, consideriamo le sue parole come profetiche”. L'Arcivescovo Moses M. Costa dichiara all'Agenzia Fides: “Papa Francesco saprà trovare le parole giuste, al momento giusto” anche per affrontare la delicata questione dei Rohingya, la minoranza musulmana costretta a fuggire dalle persecuzioni subite in Myanmar. “La Chiesa ha bisogno di meno diplomazia, e di più fede. E la fede passa per la verità, di cui non bisogna mai aver paura”.

ASIA/BANGLADESH - L'Arcivescovo Costa: "Papa Francesco porta le periferie al centro del mondo"

Dacca - “Con la sua visita a Dacca, Papa Francesco prosegue nella missione di riportate le periferie al centro del mondo”. È con queste parole che l'Arcivescovo di Chittagong, Moses M. Costa, commenta all'Agenzia Fides la visita di Papa Bergoglio, che oggi arriva in Bangladesh. “Con la nostra comunità ci stiamo preparando da due mesi, soprattutto spiritualmente. Per noi è una benedizione, un incoraggiamento e anche un riconoscimento del lavoro svolto finora”, prosegue l'Arcivescovo all'interno del suo ufficio di Chittagong, città portuale del Bangladesh da cinque milioni di abitanti. Nel paese, a maggioranza islamica, i cattolici sono una minoranza: secondo le stime governative, 384.000 su una popolazione totale di 170 milioni. Percentuali simili si registrano anche nel distretto di Chittagong, che copre cinquemila chilometri quadrati di superficie: “Abbiamo 35 preti, circa 50 suore, una quindicina di fratelli, per una popolazione molto ampia. Siamo una comunità piccola, ma molto attiva. Soprattutto nel campo dell'educazione, con le diverse scuole che gestiamo, il cui valore è riconosciuto da tutti, ma anche nel settore dello sviluppo e dell'aiuto ai più bisognosi, attraverso i progetti realizzati dalla Caritas. Si tratta di una comunità decentralizzata, sparsa sul territorio, che sa arrivare fino agli ultimi, comprese le popolazioni indigene che abitano sulle colline, spesso prive di riconoscimento da parte del governo”. La visita di Papa Bergoglio, sostiene l'Arcivescovo Moses M. Costa, è “un modo per far conoscere meglio al paese e al resto del mondo la nostra presenza, minoritaria ma fondamentale”, che va preservata con attenzione. “Negli ultimi anni è cresciuto il fondamentalismo islamico. Non siamo preoccupati, ma seguiamo attentamente il corso degli eventi”. Affinché non si perda la tradizione di convivenza interreligiosa che contraddistingue il Bangladesh: “Qui le diverse fedi hanno convissuto pacificamente in passato. Non vogliamo perdere questa eredità. La visita del Santo Padre rafforzerà lo spirito di tolleranza e riconciliazione, pace e armonia”. Un'armonia che, secondo l'Arcivescovo Costa, riguarda anche le questioni sociali: “L'armonia va ritrovata non solo tra le religioni, ma anche tra le classi sociali, tra i ricchi e i poveri, tra i privilegiati e gli svantaggiati. La giustizia sociale è il tema centrale del mondo contemporaneo, nelle periferie come nel presunto centro del mondo. Il Santo Padre ce lo ricorda continuamente. E, soprattutto qui in Bangladesh, consideriamo le sue parole come profetiche”. L'Arcivescovo Moses M. Costa dichiara all'Agenzia Fides: “Papa Francesco saprà trovare le parole giuste, al momento giusto” anche per affrontare la delicata questione dei Rohingya, la minoranza musulmana costretta a fuggire dalle persecuzioni subite in Myanmar. “La Chiesa ha bisogno di meno diplomazia, e di più fede. E la fede passa per la verità, di cui non bisogna mai aver paura”.

ASIA/BANGLADESH - Nella figura del Papa, i fedeli vogliono "toccare Gesù"

Dacca - Grazie alla visita apostolica e alla presenza di Papa Francesco in Bangladesh, un paese con tanti problemi e tante sfide politiche e sociali, "il piccolo gregge dei fedeli cattolici bangladesi vuole toccare Gesù Cristo e avere un'esperienza diretta, concreta del Vangelo ": lo dice all'Agenzia Fides Fr. Lintu Francis D'Costa, sacerdote della diocesi di Dacca. Il sacerdote spiega: "Il Bangladesh è una terra antica con un’identità nazionale nuova. Essa ha raggiunto l’indipendenza dal Pakistan solo nel 1971 e ha una popolazione di più di 160 milioni di abitanti rappresentando il settimo paese per numero di abitanti nella graduatoria mondiale. La povertà di questo popolo è uno dei problemi più impellenti. Una parte consistente, circa il 36 %, vive in uno stato di indigenza estrema con un reddito di poco superiore ai 1.000 dollari annui". Nella nazione "emergono anche tensioni sociali con il declino del settore agricolo e con la crescita di industrie di fertilizzanti chimici e di aziende del settore tessile di tutto il mondo che qui installano le loro produzioni impiegando manodopera a basso costo. Per questo ed altri motivi economici - spiega p. D'Costa - è in atto una grande migrazione verso le città. Ciò ha prodotto una disgregazione sociale nei villaggi e nelle zone rurali in cui rimangono gli anziani e gli strati meno propensi alla innovazione e allo spostamento".Altra caratteristica del paese è la presenza di varie tradizioni religiose: circa il 90% della popolazione professa l’Islam, ci sono poi comunità induiste, buddiste e cristiane. "Ed è proprio la piccola comunità cristiana, circa 400 mila fedeli - aggiunge il sacerdote - che vede l’arrivo di Papa Francesco come occasione unica per poter entrare in contatto con la Chiesa universale, per poter toccare con mano l’umanità del Vicario di Cristo. Come ha sottolineato il Cardinal Patrick D’Rozario, i fedeli desiderano fare esperienza diretta del Papa, avere un uomo santo in mezzo a loro, rappresentante di Dio sulla terra”. P. D'Costa spiega: "I cristiani vivono la loro fede e la testimonianza del Vangelo in una terra dove essi sono una piccola comunità. Tutto ciò non può essere che un incoraggiamento a continuare su questa strada. La Chiesa cattolica in Bangladesh sta avendo uno sviluppo costante e un apprezzamento via via più marcato per le iniziative umanitarie, sociali e culturali rivolte alla popolazione, senza distinzione di etnia o credo religioso. Una particolare attenzione è data ai più poveri ed emarginati tramite organizzazioni caritatevoli. In tal senso la visita di Papa Francesco è un pellegrinaggio al centro del messaggio dell’amore di Dio per ogni uomo".Anche per i non cristiani la visita del pontefice è molto importante: "La figura di Francesco è quella di un leader credibile per il suo pensiero e le sue iniziative. Rappresenta la voce della coscienza del mondo e il richiamo ad una umanità senza divisioni, in cui la pace e l’amore per l’altro sono un ideale cui tutti possono e devono aspirare. Tutto ciò incoraggia il dialogo interreligioso e aiuta a migliorare le relazioni tra persone di tutte le religioni". Particolare rilevanza, conclude il sacerdote, è l’incontro di Papa Francesco con i giovani bangladesi: "Il Papa si rivolgerà agli studenti universitari e ai giovani lavoratori, parlerà cioè alla futura classe dirigente del paese. Una scelta importante anche in considerazione che i giovani sotto i 25 anni sono il 60% della intera popolazione bangladese".

ASIA/MYANMAR - Il Papa ai giovani: il Vangelo è annunciato da chi segue Cristo, non da chi si “precipita in avanti” con le proprie forze

Yangon – Essere “discepoli missionari”, chiamati a diffondere il lieto annuncio del Vangelo, vuol dire “seguire Cristo, non precipitarsi in avanti con le proprie forze”. Perchè Gesù non invia mai i suoi discepoli “senza camminare al tempo stesso al nostro fianco, e sempre un po’ davanti a noi”. Per questo gli amici di Cristo non si preoccupano e non hanno paura, neanche quando sono “pochi e sparpagliati”, ben sapendo che “il Vangelo cresce sempre da piccole radici”. Sono questi alcuni tratti distintivi della vocazione missionaria dei discepoli di Cristo che Papa Francesco ha voluto riproporre nell'omelia pronunciata davanti ai giovani birmani assiepati nella cattedrale di Yangon, durante la messa da lui celebrata la mattina di giovedì 30 novembre. “Voi siete un lieto annuncio” ha detto il Papa rivolto ai giovani cattolici birmani, “perché siete segni concreti della fede della Chiesa in Gesù Cristo, che reca a noi una gioia e una speranza che non avranno mai fine”.All'ultimo appuntamento pubblico del Papa in Myanmar, prima della sua partenza per il Bangladesh, hanno assistito dentro e fuori dalla cattedrale anche gruppi di giovani provenienti da Cambogia, Indonesia, Vietnam e dalla Cina . “Voi, giovani uomini e donne del Myanmar” ha detto il Papa “non avete paura di credere nel buon annuncio della misericordia di Dio, perché esso ha un nome e un volto: Gesù Cristo. In quanto messaggeri di questo lieto annuncio, siete pronti a recare una parola di speranza alla Chiesa, al vostro Paese, al mondo. Siete pronti a recare il lieto annuncio ai fratelli e alle sorelle che soffrono e hanno bisogno delle vostre preghiere e della vostra solidarietà, ma anche della vostra passione per i diritti umani, per la giustizia e per la crescita di quello che Gesù dona: amore e pace”.I tratti distintivi del discepolo missionario, delineati da Papa Francesco, mettono in luce che l'annuncio del Vangelo di Cristo è imparagonabile rispetto a ogni propaganda culturale, politica o religiosa: “affinché altri siano chiamati a sentirne parlare e a credere in Lui” ha detto tra l'altro il vescovo di Roma nella sua ultima omelia a Yangon “hanno bisogno di trovarlo in persone che siano autentiche, persone che sanno come ascoltare. È certamente quello che voi volete essere. Ma solo il Signore può aiutarvi a essere genuini; perciò parlategli nella preghiera. Imparate ad ascoltare la sua voce, parlandogli con calma nel profondo del vostro cuore”. Il Successore di Pietro ha anche suggerito ai giovani asiatici di “parlare ai santi, nostri amici in cielo che possono ispirarci. Come Sant’Andrea, che festeggiamo oggi. Era un semplice pescatore e divenne un grande martire, un testimone dell’amore di Gesù. Ma prima di diventare un martire, fece i suoi errori ed ebbe bisogno di essere paziente, di imparare gradualmente come essere un vero discepolo di Cristo. Anche voi, non abbiate paura di imparare dai vostri errori! Che i santi vi possano guidare a Gesù, insegnandovi a mettere la vostra vita nelle sue mani”. Papa Francesco ha anche esortato i giovani a non aver paura “di fare scompiglio, di porre domande che facciano pensare la gente”, anche quando si ha la percezione di essere pochi e sparpagliati, perchè “il Vangelo cresce sempre da piccole radici”. La forza attrattiva dell'annuncio cristiano , riproposta dal Vescovo di Roma, non consiste in scaltrezze propagandistiche o metodi sapienti, ma solo nel fatto che Gesù “non ci invia mai senza camminare al tempo stesso al nostro fianco, e sempre un po’ davanti a noi”. Per suggerire qual'è l'esperienza paradigmatica dell'opera apostolica, a cui sono chiamati anche i giovani cattolici birmani, il Papa ha riproposto l'immagine del primo incontro di Gesù con i suoi discepoli: “In che modo” ha detto Papa Francesco “il Signore manda Sant’Andrea e suo fratello Simon Pietro nel Vangelo di oggi? «Seguitemi», dice loro. Ecco cosa significa essere inviati: seguire Cristo, non precipitarsi in avanti con le proprie forze”. .

AFRICA/GAMBIA - Dimissioni del Vescovo di Banjul e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Banjul , presentata da S.E. Mons. Robert Patrick Ellison, C.S.Sp. e ha nominato Vescovo della medesima sede il P. Gabriel Mendy, C.S.Sp., finora docente e Vice-Rettore della “Spiritan International School of Theology” ad Enugu in Nigeria.Il P. Gabriel Mendy, C.S.Sp., è nato il 9 aprile 1967 a Lamin, in Gambia, nella Diocesi di Banjul. Completati gli studi secondari nel 1985 presso la St. Peter’s Tecnical and Senior Secondary School a Lamin, ha vissuto il Postulandato e il Noviziato in Gambia, dal 1985 al 1987. Dopo gli studi in filosofia a Nsukka, in Nigeria, ha fatto un’esperienza pastorale nella parrocchia della Santissima Trinità nella Diocesi di Kenema, in Sierra Leone, dal 1990 al 1991. Studente presso la Duquesne University a Pittsburgh, U.S.A., dove ha conseguito il Baccellierato in Filosofia, ha prestato servizio presso il St. Peter’s Seminary and St. Theresa’s Secondary School . Ha proseguito l’iter formativo presso la Spiritan International School of Theology a Enugu, in Nigeria, dal 1993 al 1997.Ha emesso la Professione Perpetua il 31 agosto 1996 nella Congregazione dello Spirito Santo.Dopo l’ordinazione presbiterale, avvenuta il 15 novembre 1997, ha ricoperto i seguenti incarichi: 1997-1998: Servizio pastorale presso la St. Peter Parish e la St. Theresa's Parish; 1997-1998: Collaboratore presso la Parrocchia S. Martino di Porres a Freetown, in Sierra Leone; 1999-2002: Insegnante nel Pre-Seminario Maggiore di St. Kizito a Kenema, in Sierra Leone, e parroco nella Parrocchia della Santa Trinità a Kenema; 2002-2004: Parroco nella parrocchia Santa Maria a Pendembu, in Sierra Leone; 2004-2009: Studente presso la Duquesne University a Pittsburgh, in U.S.A.; 2009-2010: Vicario parrocchiale nella parrocchia Our Lady Star of the Sea a New York, U.S.A., dove dal 2006 al 2016 è collaboratore estivo.Dal 2010 è docente di Ecclesiologia, Teologia Fondamentale, Teologia del Culto, Liturgia e Catechesi presso la Spiritan International School of Theology in Nigeria; dal 2011 è anche Vice-Rettore dello stesso Istituto. Presso la Duquesne University ha ottenuto nel 1998 il diploma in Teologia e, nel 2009, il Dottorato in Teologia Sistematica.

AMERICA/MESSICO - “Violenza generalizzata nei comuni di Chalchihuitan e Chenalho”: allarme della diocesi

San Cristóbal de las Casas - “I valori fondamentali della vita umana, della giustizia e della pace, così come il rispetto dei diritti umani, vengono ampiamente violati, con gravi effetti sulle condizioni degli sfollati”: è l'allarme lanciato, in un comunicato inviato all'Agenzia Fides, dal Vescovo emerito della diocesi di San Cristobal de las Casas, Mons. Felipe Arizmendi Esquivel, insieme all'intero Consiglio pastorale diocesano, che manifestano profonda preoccupazione per la situazione in corso nella regione del Chiapas, e che continua a peggiorare, nella zona di confine tra i comuni di Chalchihuitán e Chenalhó.La violenza diffusa, provocata da un gruppo armato che ha seminato il terrore in questi due comuni, ha generato lo sfollamento forzato di oltre 5.000 persone, che si trovano in condizioni precarie e soggette alle condizioni atmosferiche nelle montagne del Chiapas. La maggior parte degli sfollati sono bambini, donne e anziani che soffrono la fame e il freddo, oltre a molti che sono malati e senza cure mediche. Più di una settimana fa, il gruppo armato ha interrotto la strada che collega Chenalhó con Chalchihuitán, causando la carenza di cibo e la mancanza di servizi.“Siamo sorpresi dall'impunità con cui agiscono i gruppi armati, al punto che né la polizia né l'esercito sono stati in grado di farsi presenti per prevenire la violenza, né di disarmare quanti impongono il controllo del territorio e della popolazione attraverso la paura”, si legge nella dichiarazione giunta a Fides.Questa situazione di violenza è dovuta a un problema legato ai limiti territoriali tra le due località, stabiliti 45 anni fa. Nel 1973, il cosiddetto “Segretariato della Riforma Agraria” tracciò una linea per delimitare quali terre appartenevano a Chalchihuitán e quali a Chenalhó, ma senza rispettare i limiti storici e naturali del fiume. In tal modo Chalchihuitán prese dei terreni appartenenti a Chenalhó e viceversa, provocando il conflitto. “Non vediamo alcuna azione efficace da parte delle autorità per risolvere questa situazione di emergenza umanitaria, né per rispondere ai bisogni immediati, né per risolvere le cause del conflitto”, afferma il Vescovo insieme al Consiglio pastorale. La Chiesa locale esprime preoccupazione per il pericolo reale che la violenza “si traduca in uno scontro armato che potrebbe avere conseguenze molto gravi, 20 anni dopo il massacro di Acteal”, dove furono uccisi 45 Tzotzil indiani mentre pregavano in una chiesa nella comunità, nel comune di Chenalhó.Di fronte a questa situazione, si chiede alle autorità di garantite la sicurezza per la vita delle persone colpite, garantire la sicurezza di quanti portano aiuti umanitari, cercare soluzioni opportune e non lasciare impuniti i crimini commessi.Inoltre, le organizzazioni ecclesiali e della società civile chiedono “una solidarietà efficace” e che si mettano immediatamente al servizio della popolazione colpita “assistenza medica e medicine, cibo, abbigliamento e protezione, che sono urgentemente necessari”, mentre da parte loro si afferma che “come diocesi continueremo a fare tutti gli sforzi per ottenere aiuti umanitari, con il coordinamento della Caritas”.La diocesi di San Cristóbal de las Casas ha una superficie di 36.821 km², e conta sull'opera di novanta sacerdoti e trecentoventi diaconi, oltre a ottomila catechisti. Nel suo territorio ci sono duemilacinquecento comunità, la cui popolazione stimata è di un milione e mezzo di persone, divise in sette aree pastorali.

AFRICA - Summit Africa - Europa: investire sui giovani africani per il futuro dei due continenti

Abidjan - “Investire nella gioventù per lo sviluppo sostenibile”, si può riassumere così il tema del quinto Vertice tra Unione Africana ed Unione Europea che si chiude oggi ad Abidjan, capitale economica della Costa d'Avorio. Al centro dei lavori, ai quali hanno partecipato i rappresentanti di 80 Paesi, c’è il problema dei migranti che cercano fortuna altrove, in primis in Europa. Il 60% della popolazione africana è al di sotto dei 25 anni ed oltre il 31% dei giovani africani non riesce a trovare lavoro, hanno sottolineato i leader africani che chiedono all’Europa di investire nel loro continente per creare posti di lavoro e sviluppo. In questo modo si spera che i giovani africani non siano costretti ad affidarsi a mercanti di uomini senza scrupoli inseguendo il desiderio di una vita migliore.La recente scoperta di un “mercato degli schiavi” a Tripoli, in Libia, ha suscitato forte emozione nell’Africa sub-sahariana, risvegliando dolorosi ricordi di sfruttamento e di predazione, crimini commessi non solo dagli europei ma anche dalle tribù arabe della costa mediterranea. La Francia ha lanciato, a latere del Summit euro-africano, un programma di emergenza per l'evacuazione dei migranti rimasti bloccati in Libia, “entro pochi giorni”. Parigi, ha annunciato il Presidente francese Emmanuel Macron, offrirà sostegno all'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni "per aiutare il ritorno volontario dei migranti africani nei propri Paesi d'origine”.Uno dei punti focali della tratta che porta i migranti dall’Africa occidentale alle coste libiche, è il Niger, dove dal 17 al 19 novembre si è tenuto il quarto Forum Nazionale dei Giovani. Secondo un comunicato inviato all’Agenzia Fides vi hanno partecipato giovani provenienti dalle otto regioni del Niger e rappresentanti giunti da Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali, Mauritania e Senegal. Nella dichiarazione finale i partecipanti al Forum chiedono al governo di Niamey di “prendere tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei migranti nigerini all’estero, in particolare quelli che vivono in Libia”; di rivedere la legislazione sulla migrazione clandestina; di sviluppare progetti strutturali per promuovere l’imprenditoria giovanile per contrastare i rischi di radicalizzazione nello spazio saheliano e sahariano già in crisi.Si chiede inoltre di “punire gli agenti delle forze dell’ordine che taglieggiano e commettono violenze sui migranti” e di “considerare la migrazione come un diritto umano fondamentale riconosciuto da leggi nazionali e internazionali e di umanizzarla invece di criminalizzarla”.Si chiede infine di “incoraggiare gli Stati membri dell’Unione Africana a dotarsi di una politica nazionale migratoria al fine di creare una politica regionale comune sulla migrazione”.

AFRICA/MADAGASCAR - Promuovere l’istruzione per le ragazze nella missione di Ankaramibe

Ankaramibe - Nei dintorni della città di Ankaramibe, regione di Ambanja, si registrano povertà, arretratezza, emarginazione. Gli abitanti dei piccoli villaggi rurali di queste periferie sono dediti all’allevamento, alla pastorizia e a un’agricoltura di sussistenza, praticata con metodi primordiali. Qui, come nel resto del Paese, le condizioni delle donne sono molto difficili. Le ragazze, private dell’istruzione, vengono costrette a sposarsi precocemente e a occuparsi da sole dei figli, quasi sempre partoriti al di fuori dei centri di salute, senza alcuna assistenza. Svolgono i lavori più umili e faticosi, sia in casa che nei campi. Per intervenire su questa situazione, che affonda le sue radici in una rigida cultura patriarcale difficile da scardinare, la congregazione delle suore Discepole di Santa Teresa del Bambino Gesù è impegnata a promuovere la formazione femminile nella scuola della missione. Le suore vogliono consentire anche alle giovani che abitano nei villaggi più poveri, lontani e isolati di frequentare la scuola interna alla missione, mettendo a loro disposizione un convitto.Per fare in modo che le ragazze, che abitano in villaggi sperduti e isolati, distanti anche 60-70 chilometri, possano frequentare con regolarità e profitto le lezioni, è però indispensabile che vengano accolte nei pressi della struttura scolastica. Per questo le religiose stanno ultimando la costruzione di un foyer ma, per completarlo e accogliere in modo dignitoso le giovani, mancano ancora arredi come letti, armadi.“Accogliere queste ragazze significa dare loro una concreta possibilità di emancipazione, lontano da vessazioni e soprusi”, spiegano le suore in una nota pervenuta all'Agenzia Fides. “Inoltre, proprio attraverso l’istruzione, le giovani acquisiranno le competenze e le capacità per diventare cittadine consapevoli, contribuendo positivamente anche al futuro delle proprie famiglie e dell’intera comunità. I genitori fanno di tutto per i loro figli con la speranza di offrire loro una vita migliore. Nonostante gli enormi sacrifici, le loro possibilità sono sempre molto scarse, parecchi sono contadini o allevatori”.

AMERICA/PARAGUAY - Istruzione e formazione dei giovani, scommessa per un paese migliore

Caacupé – “Vogliamo giovani felici, che suscitino felicità, quindi i nostri progetti personali, il nostro progetto di nazione, deve essere una scommessa per i giovani”: lo ha sottolineato ieri Sua Ecc. Mons. Gabriel Narciso Escobar Ayala, S.D.B., Vicario apostolico del Chaco Paraguayo, nel secondo giorno della novena alla Vergine dei Miracoli di Caacupé. Sottolineando l'importanza di mettere la gioventù al centro di ogni progetto, e riferendosi alla situazione della realtà educativa del paese, nell'omelia della Messa celebrata sulla spianata della Basilica Minore, il Vescovo ha detto tra l’altro: "Non c'è dubbio che lo sviluppo dei popoli, delle nostre comunità, deve passare attraverso l'istruzione, attraverso la formazione. Quando scommetto sull'istruzione e sulla formazione ovviamente sto scommettendo su un paese migliore".Secondo la nota pervenuta a Fides, il Vicario apostolico di una delle zone più povere del paese, ha esortato: "Dobbiamo impegnarci anche a lavorare per la salute, spirituale e materiale, come cristiani abbiamo molto da dire. Dobbiamo essere in grado di lavorare insieme per migliorare la salute pubblica e l'istruzione pubblica".Infine Mons. Escobar Ayala ha lanciato un appello all’unità: "Come paese, dobbiamo essere persone che lavorano insieme, non separate. La gente di un paese diviso non può costruire un paese onesto e coerente, perché quando siamo divisi non possiamo andare avanti, altre persone vorranno soggiogarci, mentre combattiamo per piccoli problemi particolari". Queste parole sono state interpretate in riferimento alla tensione elettorale, che sta aumentando di tono mentre si avvicinano le elezioni interne dei partiti.L’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione di Maria, tutto il paese si ferma per celebrare questa festa Mariana, e sono sempre di più coloro che si recano in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Caacupé, città del Paraguay fondata nel 1770. Caacupé è il capoluogo del dipartimento di Cordillera, sede della diocesi di Caacupé, ed è considerata la capitale spirituale del Paraguay, oltre ad essere famosa per la sua festa religiosa che si tiene annualmente l'8 dicembre.

ASIA/BANGLADESH - Sparito un prete cattolico, si teme sequestrato da gruppi jihadisti

Dacca - Il prete cattolico bangladese William Walter Rozario è sparito da lunedì scorso, e cresce la preoccupazione per la sua sorte. È la drammatica notizia che arriva all'Agenzia Fides dal distretto di Natore, nel Bangladesh del Nord, proprio nelle ore che precedono la visita di Papa Francesco, il cui arrivo è previsto domani a Dacca, capitale del paese. Come appreso da Fides, l'allarme per la la scomparsa di William Walter Rozario, vice parroco alla Borny Church nel villaggio di Jonail e responsabile della scuola Saint Lewis, una delle tante istituzioni educative gestite dalla Chiesa bangladese, è stato lanciato dalla famiglia, che ne ha perso traccia lunedì pomeriggio. Ieri, è arrivata la denuncia alla polizia, che ha iniziato le ricerche, finora senza esito. “Da lunedì non si hanno sue notizie. Il telefono risulta spento”, ha dichiarato alla stampa il capo della polizia locale, Biplop Bijoy Talukder. Il Vescovo della vicina città di Rajshahi, Gervaz Rozario, teme che sia stato sequestrato, ipotesi condivisa dal fratello di p. William Rozario. Nel suo stesso villaggio, l'anno scorso è stato ucciso, mentre apriva il suo negozio, il commerciante cattolico Sunil Gomez, proprio vicino di casa di p.William Walter Rozario. Dal 2015, sono almeno tre i cattolici uccisi in attacchi che qualcuno attribuisce a uno dei gruppi della variegata galassia jihadista locale, il "Jamayetul Mujahideen Bangladesh". Padre Rozario, nell'ultimo periodo, era impegnato a organizzare il viaggio di circa trecento fedeli verso Dacca, in occasione della visita di Papa Bergoglio. Per il Santo Padre si stanno mobilitando tutte le parrocchie di questo paese a maggioranza islamica, dove i cattolici sono 380.000 su una popolazione di circa 170 milioni di abitanti. Nei giorni scorsi l'Agenzia Fides ha raccolto le opinioni di molti membri della diocesi e della comunità cattolica. Tutti si augurano che, con il suo messaggio incentrato sui temi della pace e dell'armonia, Papa Bergoglio faciliti la convivenza interreligiosa, compromessa da questi e altri preoccupanti episodi. “Ci affidiamo al Santo Padre affinché riesca a ristabilire la convivenza e favorisca la riconciliazione tra tutti le comunità religiose del Paese”, ha dichiarato all'Agenzia Fides suor Zita, religiosa delle Suore salesiane di Maria Immacolata, impegnata in attività sociali e umanitarie a Chittagong, città portuale da 5 milioni di abitanti. “Il terrorismo ci preoccupa. Preoccupa i cristiani in quanto minoranza, e preoccupa tutto il Bangladesh, che vuole stabilità e pace”, ha detto. Per padre Terence Rodrigues, parroco della Cattedrale Nostra Signora del Santo Rosario, a Chittagong, “il messaggio di armonia di Papa Francesco è cruciale. Oggi ne abbiamo ancora più bisogno che in passato, perché è cresciuto il fondamentalismo islamista, e con esso le nostre preoccupazioni. Il Bangladesh vanta una storica convivenza tra religioni diverse, ma alcuni piccoli gruppi cercano di minacciarla. Dobbiamo essere pronti a proteggerla. Il Santo Padre, venendo a Dacca e testimoniando Gesù Cristo, ci aiuterà. Per noi è una benedizione”.

ASIA/BANGLADESH - Sparito un prete cattolico: si teme un sequestro di gruppi jihadisti

Dacca - Il prete cattolico bangladese William Walter Rozario è sparito da lunedì scorso, e cresce la preoccupazione per la sua sorte. È la drammatica notizia che arriva all'Agenzia Fides dal distretto di Natore, nel Bangladesh del Nord, proprio nelle ore che precedono la visita di Papa Francesco, il cui arrivo è previsto domani a Dacca, capitale del paese. Come appreso da Fides, l'allarme per la la scomparsa di William Walter Rozario, vice parroco alla Borny Church nel villaggio di Jonail e responsabile della scuola Saint Lewis, una delle tante istituzioni educative gestite dalla Chiesa bangladese, è stato lanciato dalla famiglia, che ne ha perso traccia lunedì pomeriggio. Ieri, è arrivata la denuncia alla polizia, che ha iniziato le ricerche, finora senza esito. “Da lunedì non si hanno sue notizie. Il telefono risulta spento”, ha dichiarato alla stampa il capo della polizia locale, Biplop Bijoy Talukder. Il Vescovo della vicina città di Rajshahi, Gerver Rosario, teme che sia stato sequestrato, stessa probabile sorte di suo fratello. Nel suo stesso villaggio, l'anno scorso è stato ucciso, mentre apriva il suo negozio, il commerciante cattolico Sunil Gomez, vicino di casa di William Walter Rozario. Dal 2015, sono almeno tre i cattolici uccisi in attacchi che qualcuno attribuisce a uno dei gruppi della variegata galassia jihadista locale, il "Jamayetul Mujahideen Bangladesh". Padre Rozario nell'ultimo periodo era impegnato a organizzare il viaggio di circa trecento fedeli verso Dacca, in occasione della visita di Papa Bergoglio. Per il Santo Padre si stanno mobilitando tutte le parrocchie di questo paese a maggioranza islamica, dove i cattolici sono 380.000 su una popolazione di circa 170 milioni di abitanti. Nei giorni scorsi l'Agenzia Fides ha raccolto le opinioni di molti membri della diocesi e della comunità cattolica. Tutti si augurano che, con il suo messaggio incentrato sui temi della pace e dell'armonia, Papa Bergoglio faciliti la convivenza interreligiosa, compromessa da questi e altri preoccupanti episodi. “Ci affidiamo al Santo Padre affinché riesca a ristabilire la convivenza e favorisca la riconciliazione tra tutti le comunità religiose del Paese”, ha dichiarato all'Agenzia Fides suor Zita, religiosa delle Suore salesiane di Maria Immacolata, impegnata in attività sociali e umanitarie a Chittagong, città portuale da 5 milioni di abitanti. “Il terrorismo ci preoccupa. Preoccupa i cristiani in quanto minoranza, e preoccupa tutto il Bangladesh, che vuole stabilità e pace”, ha detto. Per padre Terence Rodrigues, parroco della Cattedrale Nostra Signora del Santo Rosario, a Chittagong, “il messaggio di armonia di Papa Francesco è cruciale. Oggi ne abbiamo ancora più bisogno che in passato, perché è cresciuto il fondamentalismo islamista, e con esso le nostre preoccupazioni. Il Bangladesh vanta una storica convivenza tra religioni diverse, ma alcuni piccoli gruppi cercano di minacciarla. Dobbiamo essere pronti a proteggerla. Il Santo Padre, venendo a Dacca e testimoniando Gesù Cristo, ci aiuterà. Per noi è una benedizione”.

ASIA/MYANMAR - Papa Francesco ai Vescovi birmani: il vostro primo compito è la preghiera

Yangon - Per grazia di Dio, “la Chiesa in Myanmar ha ereditato una fede solida e un fervente anelito missionario dall’opera di coloro che portarono il Vangelo in questa terra”. E i Vescovi birmani di oggi, successori degli apostoli, per conformarsi allo stesso “coinvolgimento” missionario” sono chiamati soprattutto a riconoscere che il loro primo compito è la preghiera. Lo ha ricordato Papa Francesco nel discorso rivolto ai 22 membri della Conferenza episcopale del Myanmar, ricevuti pressp l'arcivescovado di Yangon, nel tardo pomeriggio serata di mercoledì 29 novembre. Il richiamo alla preghiera come “primo compito” del vescovo Papa Francesco ha voluto farlo citando a braccio gli Atti degli Apostoli: “Quando i primi cristiani hanno ricevuto le lamentele dei greci ellenisti perché non erano custodite bene le loro vedove e i loro figli” ha detto Papa Francesco “gli apostoli si sono riuniti e hanno inventato i diaconi. Pietro annuncia questa notizia e lì annuncia il compito del vescovo dicendo così: per noi la preghiera e l’annuncio della parola. La preghiera è il primo compito del vescovo. Ognuno di noi vescovi dovrà domandarsi, la sera, nell’esame di coscienza: “Quante ore ho pregato io oggi?”. Gli spunti di riflessione offerti da Papa Francesco ai Vescovi birmani si sono articolati intorno a tre parole: guarigione, accompagnamento e profezia. “Il Vangelo che predichiamo” ha ricordato il Successore di Pietro “è soprattutto un messaggio di guarigione, riconciliazione e pace. Mediante il sangue di Cristo sulla croce Dio ha riconciliato il mondo a sé, e ci ha inviati ad essere messaggeri di quella grazia risanante. Qui in Myanmar, tale messaggio ha una risonanza particolare, dato che il Paese è impegnato a superare divisioni profondamente radicate e costruire l’unità nazionale”. La comunità cattolica in Myanmar – ha riconosciuto Papa Francesco - “può essere orgogliosa della sua profetica testimonianza di amore a Dio e al prossimo, che si esprime nell’impegno per i poveri, per coloro che sono privi di diritti e soprattutto, in questi tempi, per i tanti sfollati che, per così dire, giacciono feriti ai bordi della strada”.In precedenza, nell'incontro avuto nel pomeriggio presso il Kaba Aye Center coi membri del Supremo Consiglio Sangha dei Monaci Buddisti, il Vescovo di Roma aveva espresso “stima per tutti coloro che in Myanmar vivono secondo le tradizioni religiose del Buddismo. Attraverso gli insegnamenti del Buddha, e la zelante testimonianza di così tanti monaci e monache” ha sottolineato Papa Bergoglio “la gente di questa terra è stata formata ai valori della pazienza, della tolleranza e del rispetto della vita, come pure a una spiritualità attenta e profondamente rispettosa del nostro ambiente naturale”. Papa Francesco ha anche confermato la disponibilità della Chiesa cattolica a una maggiore cooperazione con i buddisti e con le altre comunità religiose per la promozione della giustizia e della pace in Myanmar, auspicando che buddisti e cattolici possano “camminare insieme lungo questo sentiero di guarigione, e lavorare fianco a fianco per il bene di ciascun abitante di questa terra”. .

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