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ASIA/COREA DEL SUD - In Vaticano la storia della Chiesa coreana

Città del Vaticano – “La storia della Chiesa cattolica coreana, negli ultimi 230 anni, è una storia di salvezza che testimonia la volontà e le opere di Dio”: lo dice all’Agenzia Fides suor Elisabeth Soo-ran Park, delle Suore dei Beati Martiri Coreani, congregazione nata nel 1946 a Kaesong, in occasione della mostra “Come in cielo così in terra”, esposizione che si apre il 9 settembre in Vaticano contenente 188 preziosi reperti che raccontano 230 anni di storia della Chiesa cattolica in Corea. La mostra, che vede la collaborazione tra i Musei Vaticani e il “Comitato di esaltazione dei martiri coreani dell’Arcidiocesi di Seoul”, è la prima esposizione riguardante la Corea mai presentata in Vaticano. L’esposizione presenta non solo la storia degli inizi della fede cattolica in Corea, ma anche la storia moderna con la partecipazione della Chiesa ai movimenti sociali, offrendo una panorama globale che abbraccia oltre due secoli di vita.“Questa esposizione è una grande opportunità per presentare alla Chiesa universale la cultura e l'eredità della Chiesa cattolica coreana”, spiega a Fides padre Giacomo Won Jong-hyun, vicepresidente del “Comitato di esaltazione dei martiri coreani”.Il cattolicesimo è stato introdotto in Corea nel sec. XVIII attraverso la traduzione di alcuni testi cattolici, scritti in caratteri cinesi. La ricerca culturale si è poi sviluppata fino a generare una convinzione religiosa tra gli studiosi coreani che avevano letto quei testi. La comunità laicale ha continuato a diffondere il Vangelo e per decenni ha chiesto di avere un sacerdote in Corea. Finalmente, nel 1794, il Padre Chu Mun-mo , sacerdote della diocesi di Pechino, è diventato il primo missionario in Corea. Da quel momento la popolazione cattolica è aumentata velocemente, raggiungendo ben presto al numero di 4.000 fedeli. La persecuzione dei cattolici è iniziata nel 1785, quando il governo vietò le loro assemblee. Nonostante la persecuzione durata per secoli, i cristiani hanno continuato a vivere la loro fede e oggi la comunità cattolica in Corea del Sud rappresenta oltre il 10% della popolazione complessiva.

AFRICA/ETIOPIA - Sfollati interni e carestia: campi profughi pieni

Dolo Odo – Continua senza tregua, a causa della gravissima siccità, il fenomeno degli sfollati dei villaggi del sudest dell’Etiopia, al confine con la Somalia. Nella cosiddetta regione Somali del Paese, dove la popolazione è etnicamente somala, ma di nazionalità etiope, ci sono 264 villaggi con 577.711 sfollati. La cifra risale al censimento fatto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni tra maggio e giugno di quest’anno. “Per quelli che hanno perso ogni fonte di sostentamento, l’unica soluzione è andare in uno degli ‘alberghi’ messi a disposizione dal governo per soddisfare fame e sete. Tuttavia le possibilità del governo non sono sufficienti ed è assolutamente necessario l’intervento degli organismi assistenziali umanitari” dichiara, in una nota giunta a Fides, una fonte locale che preferisce mantenere l’anonimato. Gli sfollati tuttavia sono solo una delle sfide che quotidianamente affronta la regione. Si prevede, infatti, che da luglio a dicembre due milioni e mezzo di persone avranno bisogno di generi alimentari e, secondo le agenzie umanitarie, la cifra potrebbe aver già superato i 3 milioni e 300 mila a metà agosto. “Per la mancanza di fondi, a giugno e luglio abbiamo potuto raggiungere solo un milione del milione e 700 mila persone in stato di necessità nella regione Somali” ha detto il portavoce del Programma Mondiale di Alimentazione per l’Africa orientale. In questa regione dell’Etiopia si concentra un grande parte del 1.056.738 registrati dalla OIM nel Paese. Il fenomeno delle persone sfollate nella zona viene associato al conflitto interno e ai disordini. Solo nell’ultimo anno si è iniziato a parlare di sfollati interni. I campi nella zona settentrionale di Siti, che si sono estesi durante le carestie del 2015 e 2016, continuano ad essere pieni.Le Nazioni Unite stimano che in Etiopia, tra l’Oromia e la Regione Somali, 15 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti alimentari a causa della siccità. Il 33% di questa popolazione soffre già gli effetti della denutrizione severa dovuta all’insuccesso dell’agricoltura e alla morte del bestiame. La siccità è diventata endemica e i terreni stanno lentamente morendo.

ASIA/MYANMAR - Il Vescovo del territorio dei Rohingya: “Urge rispettare la dignità umana e costruire la pace”

Pyay – “La situazione dei Rohingya oggi è molto difficile da valutare. Non vi sono notizie certe e quelle che circolano sono contrastanti, a seconda che vengano dal governo, dai Rohingya o da altre fonti. Quello che possiamo dire è che auspichiamo fortemente una soluzione pacifica, che tenga conto del rispetto della dignità e dei diritti umani di tutti”: lo dichiara all’Agenzia Fides il Vescovo Alexander Pyone Cho, che guida la diocesi di Pyay, nell’Ovest del Myanmar. Pyay è la diocesi che copre il territorio dello stato di Rakhine, nell'Ovest del paese, dove è stanziata la popolazione della minoranze etnica dei Rohingya, di religione musulmana.Mentre continuano a circolare notizie di violenze e bombardamenti sui civili, il Vescovo nota che “la situazione si è complicata ed è peggiorata per la presenza di estremisti che hanno alimentato il conflitto negli ultimi anni e che hanno generato sempre maggiore violenza”. “I Rohingya – racconta mons. Pyone Cho – sono una popolazione pacifica e cordiale. Arrivarono in Birmania dal Bangladesh nell'era britannica e hanno convissuto per decenni con la popolazione locale dei Rakhine senza problemi. Quattro anni fa sono iniziati i primi disordini, dopo il presunto episodio di stupro compiuto da un Rohingya su un ragazza Rakhine. La tensione è salita rapidamente anche per l’intervento di gruppi estremisti buddisti e il conflitto si è trasformato anche in un carattere religioso. L'esercito è dovuto intervenire per controllare la situazione. Purtroppo la divisione e l’odio hanno continuato a covare, ed è nato perfino un gruppo armato dei Rohingya che ha compiuto attacchi”.Il Vescovo Alexander Pyone Cho conclude: “Ora c’è grande difficoltà per le condizioni dei profughi, per la loro vita. L'area è totalmente chiusa e nessuno può verificare esattamente cosa stia accadendo. In quella zona non vi sono né cristiani né cattolici, e come Chiesa non possiamo operare in alcun modo. Possiamo solo pregare e chiedere il rispetto della dignità umana e la costruzione della pace. E’ quanto chiediamo anche a Papa Francesco che con gioia accoglieremo alla fine di novembre in Myanmar”.

ASIA/MYANAMAR - Il Vescovo del territorio dei Rohingya: “Urge rispettare la dignità umana e costruire la pace”

Pyay – “La situazione dei Rohingya oggi è molto difficile da valutare. Non vi sono notizie certe e quelle che circolano sono contrastanti, a seconda che vengano dal governo, dai Rohingya o da altre fonti. Quello che possiamo dire è che auspichiamo fortemente una soluzione pacifica, che tenga conto del rispetto della dignità e dei diritti umani di tutti”: lo dichiara all’Agenzia Fides il Vescovo Alexander Pyone Cho, che guida la diocesi di Pyay, nell’Ovest del Myanmar. Pyay è la diocesi che copre il territorio dello stato di Rakhine, nell'Ovest del paese, dove è stanziata la popolazione della minoranze etnica dei Rohingya, di religione musulmana.Mentre continuano a circolare notizie di violenze e bombardamenti sui civili, il Vescovo nota che “la situazione si è complicata ed è peggiorata per la presenza di estremisti che hanno alimentato il conflitto negli ultimi anni e che hanno generato sempre maggiore violenza”. “I Rohingya – racconta mons. Pyone Cho – sono una popolazione pacifica e cordiale. Arrivarono in Birmania dal Bangladesh nell'era britannica e hanno convissuto per decenni con la popolazione locale dei Rakhine senza problemi. Quattro anni fa sono iniziati i primi disordini, dopo il presunto episodio di stupro compiuto da un Rohingya su un ragazza Rakhine. La tensione è salita rapidamente anche per l’intervento di gruppi estremisti buddisti e il conflitto si è trasformato anche in un carattere religioso. L'esercito è dovuto intervenire per controllare la situazione. Purtroppo la divisione e l’odio hanno continuato a covare, ed è nato perfino un gruppo amato dei Rohingya che ha compiuto attacchi”.Il Vescovo Alexander Pyone Cho conclude: “Ora c’è grande difficoltà per le condizioni dei profughi, per la loro vita. L'area è totalmente chiusa e nessuno può verificare esattamente cosa stia accadendo. In quella zona non vi sono né cristiani né cattolici, e come Chiesa non possiamo operare in alcun modo. Possiamo solo pregare e chiedere il rispetto della dignità umana e la costruzione della pace. E’ quanto chiediamo anche a Papa Francesco che con gioia accoglieremo alla fine di novembre in Myanmar”.

AMERICA/CUBA - Dopo un secolo sospeso il pellegrinaggio alla patrona di Cuba per l’uragano Irma

Santiago – Da un secolo, in modo ininterrotto, si è svolto il pellegrinaggio dei cubani alla Madonna della Caridad del Cobre . Ieri, per la prima volta, è stato sospeso ogni pellegrinaggio al Santuario per l’avvicinarsi dell'uragano Irma alle coste dell'isola.La notizia, rilanciata da “elnuevoherald” nella sua versione digitale, è stata diffusa solo ieri.Il pellegrinaggio al Santuario della Vergine della Carità del Cobre, patrona di Cuba, è una tradizione del popolo di Santiago che venera l'immagine sin dalla sua scoperta. A questo pellegrinaggio si sono uniti negli ultimi anni molti fedeli di tutta l'isola.L'atto religioso comincia tradizionalmente nella chiesa di San Francesco alle 11 di sera la vigilia della festa, fissata all’8 settembre, e unisce centinaia di fedeli che percorrono circa 20 km per raggiungere la Basilica del Cobre. Alle cinque del mattino dell’8 il pellegrinaggio si conclude con la Messa nel Santuario che conserva l'immagine di Maria che protegge Cuba da lungo tempo.La coincidenza della data della festa con il passaggio dell'uragano Irma ha causato molto disagio alla popolazione. Malgrado Cuba si trovi sul percorso dell'uragano, solo le province da Ciego de Ávila a Guantánamo sono in allarme."Da quando Cuba è Cuba, i cubani hanno il privilegio di pregare la nostra Madre come Nostra Signora della Caridad del Cobre!": così si era espresso Sua Ecc. Mons. Álvaro Beyra Luarca, Vescovo della diocesi del Santisimo Salvador de Bayamo-Manzanillo, nella festa della Madonna della Caridad del Cobre, Patrona di Cuba, l’8 settembre 2016.

ASIA/SIRIA - Assad visita il monastero siro-ortodosso della Santa Croce a Saydnaya

Saydnaya – Il Presidente siriano Bashar al Assad ha compiuto una visita alla sede temporanea del monastero siro ortodosso della Santa Croce, in via di costruzione, nella città di Saydnaya, accompagnato dalla moglie Asma e da altri famigliari. Ad accoglierlo ha trovato il Patriarca siro ortodosso Mor Ignatius Aphrem II insieme al Metropolita Mor Timotheos, Vicario patriarcale siro ortodosso di Damasco, e ai monaci del monastero. Le fonti ufficiali del Patriarcato siro ortodosso di Antiochia riferiscono che la visita del Presidente Assad è avvenuta “alcuni giorni fa”, senza specificarne la data. Assad e la moglie, accompagnati dal Patriarca, hanno incontrato anche i bambini e le bambine ospitati nella “Casa del piccolo angelo”, orfanotrofio sostenuto dalla Chiesa siro ortodossa, fermandosi a pranzo con loro e con i monaci e le monache del monastero. In tale contesto - informano le fonti della Chiesa siro ortodossa – il Patriarca ha informato il Presidente “riguardo ai progetti che il Patriarcato sta portando avanti nella regione”. A Saydnaya, cittadina a circa 35 km da Damasco, sorge anche il monastero greco ortodosso femminile della Madre di Dio, fondato in epoca giustinianea nel luogo di un'apparizione mariana, dove è custodita un'antichissima icona mariana attribuita a San Luca.

ASIA/INDONESIA - Boom di vocazioni al sacerdozio nella diocesi di Manado

Manado – Seminaristi e preti a Manado, capitale della provincia indonesiana di Nord Sulawesi, nell'Indonesia orientale, non mancano. Anzi, sovrabbondano. Come appreso da Fides, nel ritiro per il clero locale organizzato dal 4 all’8 settembre, la diocesi ha dovuto creare tre gruppi differenti, ognuno da 60 preti. “Abbiamo dovuto cercare una struttura di ritrovo più grande e suddividere i partecipanti in sottogruppi” racconta a Fides p.Albertus Sujoko, dei Missionari del Sacro Cuore , responsabile del Seminario Maggiore del Sacro Cuore, ricordando che “negli ultimi vent’anni c’è stata una crescita esponenziale del numero dei sacerdoti”.Il nuovo Vescovo di Manado, Mons. Benedictus Estephanus Rolly Untu, MSC, dispone ora di un adeguato numero di Pastori per servire il popolo di Dio nella diocesi e “sta cercando di incrementare la collegialità nel rapporto con i sacerdoti, afferma p. Sujoko.Nel 2015 sono stati ordinati due preti diocesani e cinque sacerdoti MSC; nel 2016 tre sacerdoti diocesani e quattro sacerdoti MSC; cinque sacerdoti diocesani e due sacerdoti MSC nel 2017.“Questa è un’opera di Dio: è Lui che chiama tanti giovani ad entrare nel seminario, a servizio del suo Regno”, nota p.SujokoNegli ultimi anni anche lo sviluppo del numero dei seminaristi diocesani è stato notevole: “Nell’anno accademico 2016-2017 abbiamo avuto 81 seminaristi maggiori. Questo anno accademico 2017-2018, il numero supera i 100 e l’anno prossimo, con gli innesti che verranno dal Collegio di Tateli, saranno oltre 190. Per questo stiamo provvedendo ad ampliare la struttura del Seminario maggiore di Pineleng”, prosegue p. Sujoko.Secondo i dati forniti a Fides dalla diocesi di Manado, ci sono 106.654 cattolici nella diocesi che comprende tre province che complessivamente hanno una popolazione di 6,5 milioni di abitanti. Le parrocchie sono 61, servite da 96 sacerdoti diocesani, 41 sacerdoti dei Missionari del Sacro Cuore e 3 di altri ordini religiosi.In virtù di uno speciale fermento giovanile, la diocesi di Manado lo scorso anno ha ospitato la Giornata della Gioventù indonesiana , cui hanno preso parte circa 2.500 giovani provenienti da 37 diocesi in tutto il paese che si sono confrontati sul tema: “La gioia del Vangelo nella società pluralistica indonesiana”.

AFRICA/KENYA - “No a minacce contro la Corte Suprema. Si lavori perché il nuovo voto sia pacifico”: l’appello dei Vescovi

Nairobi - “Chiediamo ai keniani di sostenere l' indipendenza, la dignità e l' integrità della Corte Suprema e delle istituzioni costituzionali anche quando non sono d' accordo con le loro decisioni” affermano i Vescovi del Kenya in un messaggio sulla situazione politica del Paese, giunto a Fides. I Vescovi lodano la decisione del cartello dell’opposizione, NASA , di ricorrere alla Corte Suprema, come previsto dalla Costituzione, invece di rivolgere appelli incendiari alla popolazione, per contestare la vittoria del Presidente uscente Uhuru Kenyatta, sul proprio candidato, Raila Odinga. Il ricorso presentato dall’opposizione è stato accolto dalla Corte Suprema che ha contestato delle irregolarità ed ha così annullato le elezioni, disponendo una nuova votazione entro 60 giorni. La Commissione Elettorale ha stabilito il 17 ottobre come data del votoLa sentenza della Corte ha suscitato però forti tensioni che sono sfociate in intimidazioni contro i suoi membri. “Chiediamo che si ponga fine a questa aperta intimidazione e alle minacce nei confronti del sistema giudiziario e della Corte Suprema” recita il messaggio dei Vescovi. “Mentre ogni individuo può criticare qualsiasi istituzione con cui non è d' accordo, gli attacchi che riducono l' integrità della magistratura e qualsiasi altra istituzione pubblica devono cessare”.I Vescovi si dicono inoltre “preoccupati per le minacce della NASA di boicottare le nuove elezioni presidenziali che la Corte suprema ha ordinato se i loro ultimatum non vengono rispettati”. “D' altra parte, abbiamo visto i leader del partito di Kenyatta fungere da portavoce della IEBC. Tali azioni violano l' indipendenza e l' autorità della IEBC” sottolinea il messaggio.Odinga ha chiesto un rimpasto della IEBC e una revisione del sistema elettronico di votazione. Ieri, 6 settembre, la IEBC ha annunciato un rimpasto della composizione dei nuovi membri. Odinga finora non si è pronunciato su questo sviluppo che sembra venire incontro, almeno in parte, alle sue richieste.I Vescovi si propongono, “insieme agli altri membri del panel di mediazione dei leader religiosi nell' ambito del forum multisettoriale, di facilitare colloqui rapidi su richiesta dell' IEBC per contribuire a creare consenso e fiducia sui preparativi, i processi e le azioni per lo svolgimento delle nuove elezioni presidenziali”.

AFRICA/CAMERUN - Nomina del Rettore del Seminario propedeutico “S. Giuseppina Bakhita” di Ngaoundéré

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 28 giugno 2017, ha nominato Rettore del Seminario propedeutico interdiocesano “Santa Giuseppina Bakhita” nell’arcidiocesi di Ngaoundéré , il rev. André Pakeu, del clero diocesano di Yagoua.Il nuovo Rettore è nato il 27 maggio 1974 in località Mindjil ed è stato ordinato sacerdote il 25 giugno 2005. Ha studiato filosofia e teologia al Seminario maggiore di Maroua, quindi ha conseguito una licenza in amministrazione d’impresa presso l’Université catholique d’Afrique centrale di Yaoundé. Dopo l’ordinazione è stato Parroco in comunità diverse, vice Economo diocesano, cappellano di Codas-Caritas, Vicario episcopale aggiunto.

ASIA/INDIA - La fede come ausilio nel combattere le dipendenze: la lezione di Madre Teresa

Mumbai – La fede è una forza determinante nel combattere le dipendenze da droga, alcol, gioco d’azzardo e tutte le altre: lo afferma, forte di una esperienza quarantennale, p. Joseph Pereira, sacerdote della diocesi di Mumbai, folgorato dall’incontro con Madre Teresa di Calcutta. Padre Pereira è fondatore e direttore di “Kripa Foundation”, una organizzazione impegnata in India da oltre quarant’ani contro le dipendenze. Un incontro con Madre Teresa, durante una crisi vocazionale, nel 1971, lo ha portato a lavorare con gli ultimi. “Madre Teresa mi chiamò per aiutarla nel servizio con le persone cadute nella miseria più nera a causa di dipendenze”. ha raccontato a Fides p. Joseph. “Con l’ispirazione e l’assistenza di Madre Teresa - continua il sacerdote – insieme a tre pazienti della casa delle Missionarie della Carità Asha Daan e ad altre persone di strada, nel 1981 ho avviato Kripa nel comprensorio della Chiesa del Monte Carmelo dove sono stato nominato assistente parrocchiale. Dal momento che l’età media delle persone affette da dipendenza riguarda gli adolescenti, cerco principalmente il supporto dei giovani per sfidare il fenomeno. Madre Teresa ci ha insegnato che il modo migliore per aiutare gli altri è quello di prendersene cura. Ed è grazie a questo principio che Kripa è diventata in tutto il mondo una presenza per la guarigione”. A 75 anni di età, e festeggiando il suo 50° di sacerdozio, p. Pereira ha raccolto le sue riflessioni nel libro “Addiction. A spritual paradox”, redatto in collaborazione con il dr. Ashok Bedi MD, analista Junghiano di Chicago. Frutto di tanti anni di lavoro e di studi tra India e America, il libro è un insieme di Scienza e Fede. Le dipendenze sono diventate un fenomeno globale. Ci sono Paesi che continuano a cedere alla legalizzazione di sostanze ritenendole in qualche modo “curative”, ma che non fanno altro che aprire la strada all’abuso di sostanze alterate. Con la crescente consapevolezza tra i professionisti della salute, la fede è la dimensione più importante per la salute umana e per il benessere. In questo senso il libro di padre Joe soddisfa la necessità da parte di molti professionisti e strutture sanitarie di trovare una soluzione duratura a questo problema globale divenuto causa principale di tutti i principali disturbi. Attualmente la Kripa Foundation è una delle principali ong del Ministero di Giustizia Sociale ed è presente in 40 Paesi.

ASIA/LIBANO - Chiesa maronita: l'aumento di stipendio per gli insegnanti delle scuole private sia finanziato dallo Stato

Beirut – Le nuove disposizioni del governo libanese sulla griglia salariale, e il conseguente aumento degli stipendi dei lavoratori del settore pubblico, rischiano di avere un impatto devastante sull'intera realtà delle scuole libanesi, gestite per due terzi da soggetti non statali, che in gran parte fanno capo alle Chiese e alle comunità cristiane libanesi. Per questo i Vescovi maroniti, nella giornata di mercoledì 6 settembre, hanno chiesto che lo Stato riveda il meccanismo degli scatti di stipendio messo in moto dalle nuove norme sulla griglia salariale, o altrimenti si faccia carico dei costi previsti per finanziare anche l'aumento di stipendio per gli insegnanti delle scuole private. Nella riunione mensile svoltasi a Dimane, e presieduta dal Patriarca Boutros Bechara Rai, i Vescovi maroniti hanno concordemente rilevato che solo un contributo pubblico potrà sottrarre le scuole cattoliche al pericolo di una crisi finanziaria che avrebbe conseguenze devastanti per tutto il sistema d'istruzione nazionale. Martedì 5 settembre, nel corso della cerimonia inaugurale del 24esimo congresso nazionale delle scuole cattoliche libanesi, il Patriarca Rai aveva dichiarato che le scuole cattoliche non sono contro l'aumento di salario degli insegnanti, ma vogliono evitare che tale aumento comporti un drastico incremento delle tasse e delle rette scolastiche pagate dalle famiglie, e per questo chiedono “che lo Stato si faccia carico degli aumenti salariali degli insegnanti". "Le scuole private” aveva fatto notare la scorsa settimana Boulos Matar, Arcivescovo maronita di Beirut “accolgono più di due terzi degli studenti libanesi. Se smettono di lavorare, lo Stato sarà in grado di fornire istruzione per questi studenti?”

AMERICA/PUERTO RICO - L’uragano Irma si abbatte sull’isola indebitata che soffre i tagli ai servizi di emergenza

Washington – L'uragano Irma, di categoria 5, si avvicina al territorio statunitense di Puerto Rico. L’isola lotta da tempo con una crisi del debito di 74 miliardi di dollari, e per questo motivo soffre i tagli ai servizi di emergenza.Eric LeCompte, direttore esecutivo del network religioso di sviluppo Jubilee USA, ha inviato a Fides la seguente dichiarazione: “Siamo preoccupati per come la crisi del debito possa influire sulla capacità di Puerto Rico di affrontare gli impatti dell'uragano Irma. Prima dell'uragano abbiamo visto tagli ai servizi sociali e di emergenza. Stiamo pregando per tutti nel percorso di questo uragano".Dalle ultime notizie si apprende che l'uragano Irma in queste ore ha mandato in black out gran parte di Puerto Rico per le raffiche di vento e le piogge intense che stanno colpendo la zona. Sono più di 50 mila le abitazioni senz’acqua e gli ospedali continuano a funzionare solo grazie ai generatori di emergenza.La popolazione dell'isola ricorda che dal 1928 non c'era stato un fenomeno catastrofico così devastante: allora l’uragano San Felipe provocò la morte di 2.700 persone; nel 1989 l'uragano Hugo uccise decine di persone ma la potenza di Irma non tende a diminuire. I danni maggiori attualmente si registrano a Barbuda, dove il 90% delle case è stato distrutto.

ASIA/INDONESIA - Esperienze di vera fratellanza islamo-cristiana nelle aree a maggioranza cattolica

Lembata – Nel paese a maggioranza islamica più popoloso al mondo, l’Indonesia, vi sono anche piccole aree a maggioranza cristiana e cattolica, specialmente nella parte centrale del vasto arcipelago asiatico. Sono proprio queste le zone in cui la convivenza interreligiosa e l’armonia tra cristiani e musulmani è particolarmente sentita e sviluppata. Come appreso da Fides, nel distretto di Lembata, a maggioranza cattolica, parte della provincia di Nusa Tenggara orientale , esiste un clima di armonia che implica solidarietà e aiuto reciproco: “Ogni volta che celebriamo una festa religiosa beneficiamo di un ottimo servizio e aiuto dai cattolici. I nostri ragazzi si sentono davvero onorati per come vengono trattati dai coetanei di fede cristiana”, racconta a Fides Rajuni Welin, capo di un villaggio del distretto di Lembata. Nei giorni scorsi, alla vigilia della festa islamica di “Eid al-Adha”, celebrata il 1° settembre, molti cattolici si sono recati dalla comunità islamica per offrire un valido contributo a preparare la festa musulmana. Rajuni Welin rimarca a Fides che “durante le feste religiose musulmane il comitato preparatorio è composta da numerosi cattolici e, viceversa, quando i cattolici celebrano il Natale o la Pasqua, i musulmani si impegnano e preparare insieme con loro”.Quest'anno, ha aggiunto, il presidente del Comitato organizzatore per i preparativi della festa di Eid al-Adha era Frederikus Daeng, un cattolico che è a capo del Consiglio pastorale della parrocchia locale. “È una tradizione che intendiamo mantenere per dare dimostrazione di vera fratellanza tra i musulmani e i cattolici nel distretto di Lembata. La nostra relazione fraterna ci rende uniti nella vita sociale”, ha spiegato. E, durante la festa di Eid al-Adha, i musulmani locali hanno sottolineato di rifiutare qualsiasi lettura integralista o fondamentalista del Corano. Un segno importante, conclude Rajuni Welin, in un paese che si trova attualmente esposto al contagio dell’ideologia di gruppi radicali islamici come l’Isis che promuove violenza, odio e divisione tra le comunità religiose.

AFRICA/SUD SUDAN - Rilasciata su cauzione la responsabile di “Giustizia e Pace” accusata per l’avvelenamento del capo locale dell’esercito

Juba - È stata rilasciata sotto cauzione Natalina Andrea Mabu, coordinatrice della Commissione “Giustizia e Pace” della diocesi di Wau. Lo riferiscono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale, che per motivi di sicurezza chiedono di rimanere anonime. La responsabile di “Giustizia e Pace” è accusata di essere coinvolta nell’ avvelenamento alimentare del 3 agosto durante un seminario militare tenutosi nella caserma “Garinti” di Wau, che aveva provocato la morte del Brigadiere Generale Mathok Akec, comandante delle operazioni nell’area di Wau .“La signora Mabu ha negato sempre le accuse rivolte contro di lei” affermano le fonti di Fides. “Occorre inquadrare l’episodio dell’avvelenamento nella situazione molto complessa di Wau, dove le forti tensioni etniche hanno provocato diversi morti” spiegano le nostre fonti. “ La responsabile di Giustizia e Pace appartiene ad una tribù, i Balande, che ha subito diverse vittime a causa della repressione dell’esercito dominato dall’etnia Dinka. E in effetti il comandante ucciso era un Dinka”.A Wau a causa delle violenze migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case. Solo nella cattedrale locale vi sono circa 12.000 sfollati, molti dei quali sono Balande. La signora Mabu ha negato le accuse in un’intervista rilasciata a Radio Tamazuj.

AFRICA/EGITTO - Il governo sollecitato a pubblicare i regolamenti esecutivi della legge sulla costruzione delle chiese

Il Cairo – Il deputato egiziano Mohamed Fouad, membro della commissione per l'urbanistica, ha sollecitato in un appello rivolto al Primo Ministro Sherif Ismail la pubblicazione dei regolamenti esecutivi della nuova legge sulla costruzione delle chiese. Tale legge, approvata dopo un lungo iter parlamentare il 30 agosto 2016, aveva avuto il consenso del Sinodo della Chiesa copta ortodossa, ma a distanza di più di un anno, la mancata pubblicazione dei regolamenti esecutivi della legge continua ad alimentare confusione e problemi in molte situazioni locali. Secondo molti osservatori, la mancanza di regolamenti applicativi finisce per compromettere la portata positiva della legge approvata, trasformandola in una “vittoria a metà” per i cristiani egiziani. Il 30 agosto 2016 l'approvazione della legge avvenne in un clima disteso, con alcuni parlamentari che scandivano slogan come “viva la croce e la mezzaluna”. Secondo quanto disposto dalla nuova legge, i Governatori delle Province dovranno rispondere entro quattro mesi alle richieste di costruzione di nuove chiese presentate dalle comunità cristiane. In caso di rifiuto, il governatore deve motivare la sua decisione, e la comunità ha diritto di fare appello ai tribunali amministrativi. La legge, tra l'altro, stabilisce che “la superficie della chiesa deve essere adeguata al numero dei cittadini appartenenti alla comunità cristiana, e deve prendere in considerazione la crescita della popolazione”. Una indicazione criticata a suo tempo da molti per la sua vaghezza. .

AFRICA/ZIMBABWE - Nomina del Rettore del Seminario maggiore interdiocesano di Harare

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 1 giugno 2017, ha nominato Rettore del Seminario maggiore propedeutico interdiocesano nell’arcidiocesi di Harare , il rev. Andrew Lastborn Foto, del clero diocesano di Masvingo.Il nuovo Rettore è nato il 10 dicembre 1976 ed è stato ordinato sacerdote il 23 giugno 2001. Dopo la scuola primaria è entrato al Chikwingwizha Minor Seminary ed poi passato al Chikwingwizha Maior Seminary, conseguendo il diploma in filosofia e in teologia. Quindi ha conseguito la laurea in studi religiosi all’Università dello Zimbabwe e la licenza e il dottorato in teologia biblica all’Università Urbaniana a Roma . Dopo l’ordinazione è stato Viceparroco e Parroco in comunità diverse, cappellano di scuola e del movimento degli studenti, segretario del Vescovo. Dal 2015 era Rettore del St. Kizito minor Seminary e promotore vocazionale diocesano.

AMERICA/MESSICO - Bambini di strada, fenomeno che si tramanda di padre in figlio

Durango - Negli ambienti urbani del Paese vive una terza generazione di bambini e adolescenti che sono nati in una situazione di strada, che non hanno una scelta migliore di vita e che non hanno conosciuto un’altra realtà. L’allerta è stato lanciato da uno studio diffuso di recente dall’Università Nazionale Autonoma del Messico . Si tratta di bambini nati da genitori che vivono in situazione di strada, che a loro tempo avevano deciso di abbandonare le rispettive famiglie a causa della povertà, delle violenze fisiche, verbali o sessuali subite, o perché il sistema educativo nazionale non è stato in grado di mantenerli a scuola. A tutto questo si aggiungono fattori come l’abuso di alcol e droghe nelle case, la mancanza di rapporti positivi e di un progetto di vita tra i componenti del nucleo familiare. “La strada, per alcune popolazioni, costituisce una opzione e uno spazio di vita. Quelli che un giorno sono stati bambini di strada vi hanno esteso la loro permanenza dando vita oggi a una terza generazione nata per strada e che non conosce un focolare domestico” si legge in una dichiarazione pervenuta a Fides di un accademico della Scuola Nazionale di Lavoro Sociale.

AMERICA/STATI UNITI - “Una decisione riprovevole e straziante” dicono i Vescovi sulla chiusura del DACA

Washington – Una mossa "riprovevole" e "straziante": così la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha definito la decisione dell'amministrazione Trump che pone fine a un programma della presidenza Obama che mirava a proteggere i cosiddetti giovani "sognatori" dall’espulsione.Il programma denominato "The Deferred Action for Childhood Arrivals - DACA" aveva creato uno scudo temporaneo per circa 800.000 ragazzi e giovani adulti senza documenti che erano arrivati negli Stati Uniti da bambini e che, iscritti al programma.DACA, erano riusciti a completare l'istruzione superiore e a lavorare legalmente.Come appreso da Fides, reagendo alla decisione di mettere fine al programma, i Vescovi statunitensi hanno scritto: "Oggi la nostra nazione ha fatto l'opposto di come la Scrittura ci chiama a rispondere. È un passo indietro dai progressi che dobbiamo fare come paese".Il testo della Conferenza Episcopale degli Usa è stato firmato dai Vescovi più rappresentativi della Conferenza, tra i quali il Presidente, il Cardinale Daniel N. DiNardo di Galveston-Houston; il Vice Presidente Mons. José H. Gomez di Los Angeles; Mons. Joe S. Vásquez di Austin, Presidente della Commissione per l’emigrazione; Mons. Joseph J. Tyson di Yakima, Washington, Presidente della sottocommissione per la pastorale dei migranti, dei rifugiati e dei viaggiatori.I Vescovi hanno deplorato la decisione, annunciata dall'avvocato generale Jeff Sessions, come "un momento che spezza il nostro cuore nella nostra storia, che mostra l'assenza di misericordia e di buona volontà, e una visione miope del futuro".

OMNIS TERRA / NEWS ANALYSIS - La visita del Papa in Colombia e i nodi da sciogliere

Bogotà – E’ un paese in profonda trasformazione, dove i nodi da sciogliere sono altrettante opportunità di cambiamento. La Colombia che accoglie Papa Francesco ha riscritto di recente la sua storia per cercare di uscire da un conflitto che l’ha tenuta in ostaggio per 53 anni. Tanti gli interrogativi che dovranno trovare una risposta nel prossimo futuro e che rimbalzano nelle cronache internazionali mentre Papa Francesco sbarca nel paese andino Link correlati :continua a leggere la news analysis su OMNIS TERRA

AMERICA/COLOMBIA - Accordo per il cessate il fuoco fra ELN e governo, la Chiesa era ansiosa di questo annuncio

Quito – Il governo colombiano e i rappresentanti dell'Esercito di liberazione nazionale hanno annunciato ieri, con una conferenza stampa a Quito, il cessate il fuoco bilaterale fino al gennaio 2018. Il Ministro degli esteri dell’Ecuador, María Fernanda Espinosa, a nome del governo ecuadoriano, ha dichiarato che il consolidamento di questo accordo in America Latina è estremamente importante, perché "l'Accordo di Quito" genera un dialogo favorevole tra il governo colombiano e l'esercito di liberazione nazionale .Mons. Julio Enrique Prado Bolaños, Vescovo della diocesi di Pasto, una delle zone più colpite da questa guerra dell’ELN ha detto, in una nota inviata a Fides, che "la Chiesa era ansiosa di questo annuncio, confido che i membri di questo gruppo riescano a capire che la violenza genera solo violenza, ecco perché bisogna rinunciare a questa lotta".Il Vescovo ha aggiunto che guardando alla storia, l’ELN potrà arrivare presto ad un cessate il fuoco definitivo in favore delle nostre comunità di Nariño dove si vede ancora la sofferenza di questo conflitto.

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