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Le notizie dell'Agenzia Fides
Updated: 17 min 16 sec ago

AMERICA/COLOMBIA - Animatori di comunità indigene a scuola di formazione

2 July 2018
Puerto Leguízamo – Una sessantina di animatori, animatrici e missionari di 36 comunità indigene del bacino del fiume Putumayo, si sono riuniti a Puerto Leguízamo, nel territorio amazzonico colombiano, dal 21 al 25 giugno, per la loro Scuola di formazione semestrale, caratterizzata da un pensiero e un cuore amazzonici, un dialogo che abbraccia tre confini ed è interculturale.Secondo le informazioni diffuse dalla Conferenza episcopale colombiana, pervenute a Fides, i partecipanti provenivano dai Vicariati di San Miguel de Sucumbios , San José del Amazonas e Puerto Leguízamo-Solano , che negli ultimi tre anni hanno realizzato un percorso di formazione congiunta delle comunità indigene, stimolando la preparazione di uno o due animatori che accompagnino l'esperienza di fede e i processi di vita comunitaria.Padre Fernando Flórez, missionario a Soplín Vargas , ha informato che i partecipanti si sono incontrati per riflettere sul tema della famiglia, della comunità e della leadership, evidenziando la preoccupazione della Chiesa espressa nel Sinodo convocato per questo grande territorio chiamato Amazzonia. L'Arcivescovo Joaquín Pinzón, Vicario apostolico di Puerto Leguízamo-Solano , ha sottolineato il percorso fatto tra animatori, animatrici e missionari per formare i leader locali, "un percorso di crescita, rafforzando la loro fede e acquisendo gli strumenti necessari ad esercitare la loro leadership nelle comunità".

AMERICA/HAITI - Attrito tra le autorità di Haiti e i Vescovi; il Card. Langlois a Santo Domingo

2 July 2018
Port au Prince – Lo stadio Sylvio Cator di Port au Prince era colmo di gente mercoledì 27 giugno, per la festa della Madonna del Perpetuo Soccorso, patrona di Haiti, e per la ricorrenza dei 75 anni di consacrazione di Haiti alla Vergine. Erano presenti anche le più alte cariche dello Stato, compreso il Presidente della Repubblica, Jovenel Mosè. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides da fonti locali, durante l’omelia il Presidente della Conferenza episcopale di Haiti , Mons. Launay Saturné, Vescovo di Jacmel, ha evidenziato che il Paese è malato. "Se dal 1978 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che la malattia del vaiolo è sradicata in tutto il mondo, Haiti ha altre forme di vaiolo che la devastano" ha detto Mons. Launey Saturné. "Le forme di vaiolo colpiscono molte aree, compresa la magistratura. Le persone che hanno dovuto rispondere alla giustizia per le loro azioni circolano nelle strade senza preoccuparsi. Ancora peggio, le persone che erano dietro le sbarre vengono rilasciate dopo una semplice telefonata. Queste cose possono in ogni caso generare un clima di insicurezza nel Paese" ha affermato il Presidente della CEH. Nella sua omelia il Vescovo ha invitato il popolo di Dio a pregare affinché la vita ad Haiti non sia un disastro. Dobbiamo renderci conto che il paese non può rimanere in questo stato, ha detto, indicando la corruzione, l'insicurezza, l'ingiustizia, la disoccupazione come altri mali che rovinano Haiti. Il Presidente della CEH ha anche riconosciuto che si stanno compiendo degli sforzi per migliorare le condizioni di vita della popolazione, e ha concluso: "Vi esorto a ringraziare Dio e a pregare affinché le condizioni di vita migliorino a vantaggio di tutti gli haitiani". "Pregare mentre si lavora e lavorate con atteggiamento di preghiera: questo è ciò che chiedo rimanga come messaggio di questa celebrazione".Secondo la consuetudine, al termine della celebrazione ha preso la parola il Capo dello Stato, il quale ha sottolineato che "non si può costruire un paese con delle bugie, con informazioni false, voci, odio, violenza e ipocrisia. Tali atti sono contrari al Vangelo". Più tardi, nei social media, alcuni sacerdoti hanno commentato: "È chiaro che il signor Jovenel Moïse non ama la lettura che facciamo della situazione del Paese". Un altro sacerdote ha puntualizzato che il Presidente non avrebbe dovuto prendere l'omelia per un attacco personale, in quanto "l'omelia è un commento delle tre letture della Messa. Questo commento deve tenere conto del messaggio del giorno, situarlo il più possibile nel suo contesto, ma anche aggiornarlo in relazione alla realtà dei cristiani. Un Pastore deve sapere cosa preoccupa i fedeli della sua comunità e a cosa aspirano. La sua missione è annunciare il bene e denunciare il male".Alla base di questo contrasto sembra ci sia stato anche un episodio sullo svolgimento dei festeggiamenti. Infatti è stato negato l’ingresso ai Vescovi nel Palazzo Nazionale per ripetere l’atto di consacrazione di Haiti a Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, come avvenuto 75 anni fa, ed impartire la benedizione con l’icona della Vergine Maria. Molto diverso il clima a Santo Domingo, sempre per la stessa ricorrenza. Domenica 24 giugno il Card. Chibly Langlois, Vescovo della diocesi di Cayes, primo Cardinale nella storia di Haiti, ha celebrato la Messa solenne nella Cattedrale di Santo Domingo con la comunità cattolica haitiana. L’invito gli era stato rivolto dall'Arcivescovo di Santo Domingo, Mons. Francisco Ozoria Acosta. Durante la sua omelia, il Card. Chibly ha fatto una panoramica sulla storia della Madonna del Perpetuo Soccorso e ha spiegato il motivo per cui Haiti è stata consacrata alla Vergine. In particolare ha sostenuto l’importanza della solidarietà e della fratellanza tra i due popoli, che vivono nella Repubblica Dominicana e ad Haiti, condividono la stessa isola e la stessa fede.

ASIA/BANGLADESH - La Caritas: il ritorno dei Rohingya in Myanmar "è improbabile"

2 July 2018
Dacca - Il ritorno dei rifugiati Rohingya dal Bangladesh al Myanmar "è alquanto improbabile per ora", afferma la Caritas Bangladesh all'Agenzia Fides. "Il Bangladesh continua a gestire una massiccia crisi umanitaria. Dal mese di agosto 2017, nel vicino Myanmar, i Rohingya sono stati vittime di violenza estrema - con omicidi, stupri e distruzione di villaggi - che ha causato lo spostamento di massa dei rifugiati", ricorda all'Agenzia Fides Shiba Maria D'Rozario, Direttrice della Comunicazione di Caritas Bangladesh."Oltre 688.000 Rohingya sono fuggiti dallo Stato di Rakhine, portando il numero totale dei rifugiati in Bangladesh a 900.000. Hanno bisogno di riparo, cibo, acqua pulita, viveri, protezione e sicurezza dei bambini. Il loro ritorno in Myanmar sembra improbabile a breve termine, anche perché molti rifugiati temono per la loro incolumità", spiega a Fides.Gli insediamenti di rifugiati in Bangladesh, nella zona di confine, sono cresciuti rapidamente e spontaneamente, creando aree estremamente congestionate, vulnerabili a inondazioni, frane e altri pericoli. I rischi sono particolarmente alti con l'arrivo della stagione dei cicloni, rileva D'Rozario.Caritas Bangladesh sta lavorando con Caritas Internationalis e organizzazioni partner come Catholic Relief Service per fornire a 265mila persone un sostegno e solidarietà completa. La Caritas ha costruito 7.540 rifugi sicuri per famiglie di rifugiati con il sostegno dei artigiani locali, e ne ha migliorati oltre 5.800. Ha fornito supporto aggiuntivo alle famiglie con esigenze specifiche, occupandosi di acqua e servizi igienici, costruendo 2.397 bagni installando 2.419 pozzi con pompe ad energia solare.Prosegue, poi, l'addestramento di volontari per la campagna di educazione per proteggere donne e bambini dalla tratta e dalla violenza. Nei campi profughi la Caritas ha costruito sei aree a misura di bambino dove i bambini possono giocare e seguire le lezioni scolastiche.In vista della stagione dei cicloni e delle inondazioni, CRS e Caritas stanno organizzando insediamenti sicuri curando nei campi profughi la costruzione di muri di contenimento, barriere con sacchetti di sabbia e ponti di bambù.

AFRICA/ETIOPIA - Impegno della Chiesa per contribuire alla pace tra Etiopia ed Eritrea

2 July 2018
Addis Abeba – Per la prima volta in 20 anni, un’alta delegazione eritrea, guidata dal ministro degli Esteri Osman Saleh, è arrivata nella capitale etiopica, Addis Abeba, per parlare della fine del decennale conflitto tra i due paesi. La delegazione è stata accolta martedì 26 giugno dal neo eletto Primo Ministro etiope Abiy ad Addis Abeba. Agli ospiti sono state state offerte ghirlande di fiori come simbolo di pace e accoglienza, per le strade della capitale c’erano bandiere di entrambi i paesi e poster con messaggi di benvenuto. A dare il benvenuto c’era anche il Card. Berhaneyesus Souraphiel, Presidente dell’Associazione delle Conferenze Episcopali Membri dell'Africa Orientale , oltre che Presidente della Conferenza Episcopale dell'Etiopia e Arcivescovo Metropolita di Addis Abeba. L'Arcivescovo ha definito questo evento "un momento felice per le Chiese cattoliche in Etiopia ed Eritrea" affermando che i fedeli di entrambi i paesi hanno pregato per la pace dall’inizio del conflitto. Secondo Berhaneyesus, la Chiesa Cattolica ha fatto da ponte durante tutti gli anni di stallo attraverso l’Assemblea dei Vescovi dell'Etiopia e dell'Eritrea, riunita fino a poco tempo fa per discutere la vita della Chiesa in entrambi i paesi, fino a quando Papa Francesco ha creato la Chiesa metropolitana ‘sui iuris’ eritrea.Già a novembre dello scorso anno, i vescovi dell’AMECEA, guidati dal vice presidente, mons. Thomas Msusa, arcivescovi di Blantyre, Malawi, si erano recati in visita in Eritrea per esprimere solidarietà con la Chiesa in Eritrea per le preoccupazioni e sfide del popolo vicino.La visita di una delegazione eritrea in Etiopia è un passo importante verso la risoluzione dei rapporti tra i due paesi del Corno d'Africa. I legami diplomatici sono stati interrotti per quasi 20 anni, quando nel 1993 l’Eritrea chiese l’indipendenza dall’Etiopia.Le agenzie di stampa hanno riportato che questo è solo il primo di una serie di incontri sulle riforme proposte da quando Abiy Ahmed è diventato primo ministro in seguito alle dimissioni del suo predecessore nel mese di febbraio scorso. Parlando a nome dell’Etiopia, il Primo Ministro ha detto: “Questa disputa si conclude con questa generazione: che inizi l'era dell'amore e della riconciliazione”.Il conflitto tra l’Etiopia e l’Eritrea, cominciato nel 1998 per una disputa sulla definizione dei confini, si era formalmente concluso con la firma dell’accordo di pace di Algeri, il 12 dicembre del 2000, che sanciva l’istituzione di una commissione volta a stabilire definitivamente i confini dei due Paesi. Tuttavia, le tensioni si erano ulteriormente aggravate nel marzo 2012, quando le forze militari etiopi avevano lanciato un assalto ad alcune postazioni in territorio eritreo, in risposta al presunto addestramento, da parte dell’Eritrea, di “gruppi sovversivi” finalizzati ad effettuare attacchi in Etiopia. Durante il suo primo discorso ai legislatori tenutosi dopo la cerimonia di insediamento, avvenuta il 2 aprile 2018, Abiy aveva altresì manifestato l’intenzione di voler normalizzare i rapporti con l’Eritrea, invitando Asmara a impegnarsi nel processo. Da parte sua, il ministro dell’informazione eritreo, Yemane Ghebre Meskel, aveva ribadito che le tensioni si sarebbero risolte una volta che le forze militari etiopi si fossero ritirate dai territori eritrei, in particolare dalla città di Badme.

ASIA/SIRIA -Il Patriarcato siro ortodosso rimane a Damasco. Smentite le voci di trasferimento in Libano

2 July 2018
Damasco – Il Patriarcato siro ortodosso di Antiochia ha ufficialmente sconfessato voci e ricostruzioni giornalistiche che prefiguravano un imminente trasferimento della sede patriarcale da Damasco a Atchaneh, in Libano. Il Patriarcato siro ortodosso – ha riferito l'ufficio comunicazione dello stesso Patriarcato - rimarrà in Siria, nonostante i molti fattori che durante i sette anni di conflitto siriano inducevano a trasferire la sede patriarcale in altri Paesi.Ad alimentare le indiscrezioni su un possibile spostamento in Libano del Patriarcato siro ortodosso ha concorso anche la recente inaugurazione di una sede distaccata del Patriarcato ad Atchaneh, nel Paese dei Cedri. La sede patriarcale antiochena, di cui porta il titolo anche il Patriarcato di Antiochia dei siro ortodossi, è sempre stata collocata nella capitale della Siria, prima ad Antiochia e poi a Damasco. Un presidio del Patriarcato siro ortodosso – fanno notare i responsabili della comunicazione patriarcale – è stato aperto in Libano fin dagli anni Settanta del secolo scorso, con lo scopo principale di assicurare il servizio pastorale ai siro ortodossi presenti in quel Paese. Il Libano rappresenta una parte inseparabile dei territori di radicamento storico delle comunità siro ortodosse. L'inaugurazione di un nuovo centro patriarcale siro ortodosso in Libano – rimarcano le fonti dello stesso Patriarcato – rappresenta secondo il Patriarca siro ortodosso Mar Ignatios Aphrem II “una risposta a tutti quelli che hanno operato per indebolire la presenza cristiana in Medio Oriente”. Nel contempo, l'iniziativa intrapresa dalla Chiesa siro ortodossa per istituire una Università privata conferma indirettamente che non vi è nessun progetto mirante a trasferire la sede principale del Patriarcato fuori dai confini siriani.

ASIA/INDIA - Nomina dell’Arcivescovo Coadiutore di Patna

2 July 2018
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 29 giugno 2018 ha nominato Arcivescovo Coadiutore dell’arcidiocesi di Patna Sua Ecc. Mons. Sebastian Kallupura, finora Vescovo della diocesi di Buxar.

ASIA/PAKISTAN - La Commissione "Giustizia e pace": "Il Cardinale Coutts, promotore del'armonia e dei diritti umani"

30 June 2018
Lahore - Il nuovo Cardinale pakistano Joseph Coutts, creato da Papa Francesco, "ha una vasta conoscenza dei punti cruciali relativi ai diritti umani in Pakistan ed è una voce forte per le minoranze religiose in Pakistan. È una persona molto umile, semplice e coraggiosa. La comunità cattolica insieme a tutti i cristiani in Pakistan sono grati Papa Francesco per questo onore conferito al nostro popolo e alla nazione. Preghiamo per il Cardinale Coutts, affinchè il Signore lo guidi e lo benedica in tutte le sue importanti responsabilità". E' quanto afferma una nota della Commissione "Giustizia e pace", inviata all'Agenzia Fides e firmata dall' Arcivescovo Joseph Arshad, Presidente della Commissione nonchè della Conferenza Episcopale del Pakistan.La Commissione "Giustizia e pace" dichiara: "Il Cardinale Coutts è un grande promotore di armonia e ha lavorato instancabilmente per decenni contro le leggi discriminatorie del Pakistan. Egli ritiene che queste leggi siano troppo facilmente manipolabili per attacchi personali o per colpire le minoranze religiose. Durante la sua permanenza a Karachi e Faisalabad, ha creato molteplici forum e reti per il dialogo interreligioso tra musulmani e cristiani, accrescendo la mutua comprensione tra leader politici e religiosi".P. Emmanuel Yousaf, parroco della diocesi di Karachi, ricorda a Fides che "Coutts ha vissuto le diverse e tormentate fasi della storia pakistana. È stato determinante nella crescita della comunità cattolica in Pakistan". Joseph Coutts è il secondo Cardinale del Pakistan dopo la morte del Cardinale Joseph Cordeiro nel 1994. Molti leader politici, sociali e religiosi si sono congratulati con Cardinale Coutts, definendolo "un instancabile promotore del dialogo interreligioso e dei diritti umani".

AFRICA/MADAGASCAR - Una suora missionaria: “Di lebbra si muore ancora”

30 June 2018
Atananarivo - In Madagascar, la lebbra non è sparita e fa ancora numerose vittime. Da oltre mezzo secolo, Marie Alleyrat, religiosa francese delle Suore della Divina Provvidenza di Saint Jean, trascorre la sua vita insieme ai lebbrosi malgasci nell’ex lebbrosario Ilena non lontano da Fianarantsoa. Ne ha visti moltissimi. Molti di essi li ha curati. Altri li ha aiutati a lenire le sofferenze di una malattia che evoca epoche antiche ma che è ancora ben presente.“La nostra struttura – spiega a Fides la suora - è stata fondata da missionari norvegesi nel 1898 ed è rimasta sotto la gestione della Chiesa fino al termine della colonizzazione francese. Poi è passata alla gestione dallo Stato che ha inviato qui numerosi medici e infermieri. A un certo punto, il ministero della Salute li ha però trasferiti in una struttura più moderna e questo ospedale è stato di fatto abbandonato. Alcuni anni fa però, i sacerdoti camilliani l’hanno riaperta e le attività di assistenza sono riprese”.Secondo l’Istituto Pasteur, la lebbra colpisce quasi tre milioni di persone al mondo. Nel 2017, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato 1.500 nuovi casi in Madagascar. “Molti pazienti muoiono ancora – osserva suor Alleyrat -. Sono i più poveri che non hanno accesso alle cure o arrivano troppo tardi negli ospedali. Muoiono per gli effetti della patologia o perché sono così deboli da non essere più capaci di contrastare malattie opportunistiche”. Eppure il morbo di Hansen oggi può essere curato grazie a terapie appositamente elaborate in anni di studi. E messi a disposizione dallo Stato malgascio.“Quando i pazienti vengono da noi per problemi di pelle - osserva la religiosa – sono visitati attentamente e, se trovati positivi alla lebbra, viene loro consigliata una terapia. Solitamente non vengono ricoverati e, se prendono con costanza i farmaci, in sei mesi guariscono e ritornano alle loro attività”. Nelle vecchie strutture del centro rimangono i vecchi pazienti, quelli che hanno subito malformazioni e mutilazioni tali che non possono più tornare a casa. “Sono ancora una ventina pazienti gli ex pazienti che non possono più tornare a casa – osserva la suora -. La loro è una condizione molto triste. Sono mutilati, non hanno le mani o i piedi o sono diventati ciechi. Non hanno una famiglia, né terra, né risorse per vivere. Non possono e non sanno dove tornare. Rimangono qui e noi li seguiamo quotidianamente”.

ASIA/TURCHIA - I capi della comunità religiose minoritarie:Auguri a Erdogan rieletto Presidente

30 June 2018
Ankara – Tutti i capi delle comunità religiose minoritarie presenti in Turchia Erdogan hanno inviato messaggi di vive congratulazioni a Recep Tayyip Erdogan, rieletto Presidente alle elezioni presidenziali anticipate dello scorso 24 giugno. I media turchi sottolineano che alcuni messaggi di felicitazione dei leader religiosi non musulmani sono arrivati a Erdogan quando i risultati della tornata elettorale non erano ancora stati ufficializzati. Hanno inviato messaggi di congratulazioni, tra gli altri, il Presidente della Comunità ebraica di Turchia, İshak İbrahimzadeh, il rabbino capo della Turchia, Ishak Haleva, l'Arcieparca armeno cattolico di Costantinopoli, Levon Boghos Zekiyan. I media turchi si sono soffermati soprattutto sulla lettera di felcitazini inviata al Presidente Erdogan dall'Arcivescovo armeno apostolico Aram Atesyan, che esercita le funzioni patriarcali in qualità di Vicario patriarcale. Nella sua lettera, oltre a assicurare le proprie preghiere per il Presidente turco, Atesyan ha espresso la speranza che i problemi delle minoranze siano risolti “nel più breve tempo possibile”, e ha anche affermato che la lunga permanenza al potere di Erdogan ha fatto compiere un “passaggio epocale” alla democrazia turca. .

AMERICA/COLOMBIA - Il processo di pace dopo le elezioni. Mons. Castro: “Pensare alla Colombia dimenticata”

30 June 2018
Tunja - “Il presidente eletto Ivám Duque ha uno slogan molto alto: ‘Un futuro per tutti’, e ci auguriamo che si muova in questa direzione”. Cosí mons. Luis Augusto Castro, arcivescovo di Tunja, sintetizza in dialogo con l’Agenzia Fides l’augurio e la preoccupazione della Commissione di Conciliazione Nazionale circa la concretizzazione del processo di pace colombiano. Con l’elezione di Iván Duque come prossimo presidente della Repubblica, nella Chiesa colombiana c’é preoccupazione sul futuro del processo di pace con le FARC, in particolare nelle aree rurali e amazzoniche depresse. In campagna elettorale, Duque aveva promesso di modificare gli accordi di pace ratificati dal Parlamento nel dicembre 2016, d’accordo con l’opinione del suo settore político condotto dall’ex presidente Álvaro Uribe. Delle prospettive per il futuro prossimo della riconciliazione e dello sviluppo del Paese ha trattato il foro organizzato martedí 26 giugno dalla CCN presieduta e integrata da vari esponenti della Chiesa, alla quale hanno partecipato delegti di 15 regioni della Colombia impegnati in prima línea e a livello locale nel proceso. Il foro si é concluso con un panel intitolato “La Colombia dopo le elezioni: superare la polarizzazione e cercare la riconciliazione”. Dai lavori di gruppo sono emersi “suggerimenti che si faranno arrivare al presidente eletto”, spiega alla Fides don Darío Echeverri, secretario generale della Commissione. “Abbiamo sentito nei rappresentanti delle commissioni regionali di conciliazione insicurezza circa l’andamento del processo di pace. Dalle regioni e a livello nazionale si avvertono difficoltá. É un momento di transizione”, aggiuge. Preoccupano in particolare l’attuale “carenza di risorse economiche” destinate al processo, “la situazione venezuelana” e “la volontá política reale” del governo che entrerá in funzione il 7 agosto. Secondo il segretario generale, i rappresentanti regionali, che sono coloro che sul campo, a livello locale, spingono per l’effettivo avanzamento del processo, constatano ritardi nell’implementazione della giustizia transizionale speciale” e manifestano il timore che i colloqui di pace con la guerriglia dell’ELN non avanzino, perché il nuovo governo pare voglia tracciare una linea rossa sulle negoziazioni, e l’Eln non é d’accordo. Sono inquietudini che si stanno facendo pervenire al Parlamento”, conclude don Echeverri. Da parte sua, mons. Castro, membro del CNN, trova “il Parlamento, in questo momento, molto apatico nell’approvazione della regolamentazione circa le giurisdizioni speciali”. Che tuttavia, “giá mercoledí é stata approvata quasi del tutto”. “Inquieta anche la lentezza con la quale si porta avanti l’integrazione alla societá degli smobilitati dopo il conflitto” giá durante la presente amministrazione. “Lo Stato ha abbandonato per molto tempo”, da decenni, “regioni periferiche dell’area del Pacifico e del Sud del Paese, tra le altre, e occorre adesso un processo di pace degno, diretto ad integrare tutti e a portare benefici per la crescita economica di queste aree”. “C’é inquietudine circa l’orientazione del presidente eletto che, se si lascerá influenzare troppo da Uribe potrebbe cambiare il corso del processo di pace, e questo darebbe molto fastidio agli ex guerriglieri, e sarebbe molto delicato perché sarebbe da loro interpretato come un segno di cattiva volontá. Ma attendiamo…”, afferma l’Arcivescovo, titolare di una delle diocesi interessate e una delle piú povere della Colombia. Mons. Castro spiega che occorrerá anche attendere la decisione della Corte Costituzionale su un provvedimento promosso dall’uribismo che prevederebbe che i militari siano giudicati in una sala giudiziaria diversa da quella degli ex guerriglieri. “A mio avviso non si approverá, perché sarebbe contrario agli accordi ratificati come legge, e quindi incostituzionale”. “Il presidente Duque”, ricorda il prelato, “ha uno slogan molto alto: ‘Un futuro per tutti’, e ci auguriamo che si muova in questa direzione. Ad ogni modo, lui mi conosce e, per quanto riguarda il processo di pace, ho una porta aperta per dialogare con lui se la situazione si complicasse”.

AFRICA/SENEGAL - Per la prima volta il World Water Forum nell’Africa subsahariana

28 June 2018
Dakar – Il prossimo World Water Forum, il più grande evento mondiale legato all’acqua, si terrà per la prima volta nell’Africa sub-sahariana. Il nono World Water Forum, organizzato dal World Water Council e dal governo del Senegal, si svolgerà infatti a Dakar la terza settimana di marzo del 2021. Il tema sarà “Water Security for Peace and Development” . L'evento mobiliterà leader mondiali, professionisti e società civile per affrontare il tema dell’accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari e alle questioni correlate in modo integrato. Secondo la comunicazione inviata all’Agenzia Fides, 319 milioni di africani sub-sahariani non hanno accesso all'acqua potabile e quasi 700 milioni non hanno accesso a strutture igienico-sanitarie sicure.La nona edizione del World Water Forum vuole riunire i politici e gli attori coinvolti nei temi idrici di tutto il mondo per fare leva su un’azione collettiva per l'Africa e le altre regioni e per promuovere una forte cooperazione all'interno del continente e del resto del mondo per accelerare i progressi fatti verso gli obiettivi globali. Il cambiamento climatico continua ad avere effetti devastanti a livello globale. La siccità e le inondazioni sono aumentate in tutto il mondo e si prevede che peggiorino entro il 2030. Fondato dal World Water Council, piattaforma internazionale che riunisce vari soggetti coinvolti, il World Water Forum pone l'acqua al centro dello sviluppo globale e vuole essere una chiamata all'azione per garantire futuro alle risorse idriche. Le precedenti edizioni del World Water Forum si sono svolte a Marrakech , L'Aia , Kyoto , Città del Messico , Istanbul , Marsiglia , Gyeongju e Daegu e Brasilia .

AMERICA/ARGENTINA - I Vescovi: con il pretesto di promuovere alcuni presunti diritti individuali viene sacrificato il diritto alla vita

28 June 2018
Buenos Aires - La Conferenza Episcopale Argentina invita tutte le comunità ecclesiali a pregare per la vita domenica 8 luglio, nel contesto del dibattito legislativo sulla legalizzazione dell'aborto. Alle ore 11, nella basilica di Nostra Signora di Lujan, il Presidente della CEA, Mons. Oscar Vicente Ojea, Vescovo di San Isidro, presiederà la Messa per la vita, che sarà concelebrata da Mons. Agustín Radrizzani SDB e da Mons. Jorge Eduardo Scheining, rispettivamente Arcivescovo e Vescovo ausiliare di Mercedes-Luján, e da Mons. Pedro Laxague, Vescovo di Zárate-Campana e Presidente della Commissione episcopale per i laici e la famiglia.Nel comunicato pervenuto all’Agenzia Fides, i Vescovi invitano tutte le comunità a partecipare e ad unirsi a questa celebrazione per "chiedere al Signore, tramite l'intercessione di Nostra Signora di Luján, la grazia di servire e prendersi cura di tutta la vita, specialmente quella del bambino non nato, perché # ValeTodaVida”. Il tema della giornata è espresso dall’invocazione “Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi, a te affidiamo la causa della vita”.Il 14 giugno la Camera dei deputati argentina ha approvato il progetto di legge che depenalizza l’aborto consentendolo in forma “sicura, legale, gratuita” per ogni donna che lo richieda entro la quattordicesima settimana di gestazione. Dopo questo termine, è possibile solo in caso di violenza sessuale, se la madre è in pericolo di vita o ci sono malformazioni del feto. Il testo è ora all’esame del Senato.I Vescovi delle diocesi di San Luis, San Rafael, Mendoza e San Juan, dopo una giornata di riflessione e preghiera, in un comunicato giunto a Fides manifestano ai fedeli, ai seguaci di altre religioni e a tutti i cittadini, “la preoccupazione e il dolore di fronte alla possibilità che nella nostra amata terra argentina la legalizzazione dell'aborto sia una realtà. Allo stesso tempo, con gli occhi fissi su Gesù, manteniamo viva la speranza che sia possibile un percorso diverso e inclusivo che protegga tutta la vita, in particolare la vita innocente in gestazione, quella dei più poveri e vulnerabili e di quelli con abilità diverse”.Nel testo i Vescovi sottolineano che si tratta “la legalizzazione dell'eliminazione della vita più indifesa, che cresce nel ventre materno. Con il pretesto di promuovere alcuni presunti diritti individuali, viene sacrificato il diritto alla vita dei bambini non nati, che è il primo dei diritti umani senza il quale non c'è posto per gli altri”.Viene espresso sostegno e vicinanza alle persone e alle istituzioni del mondo sanitario legate alla vita nascente che in questi giorni hanno manifestato ai Vescovi le loro ansie, preoccupazioni e dolori. “Nessuno può essere costretto ad obbedire a un ordine contrario ai suoi principi e ai mandati oggettivi del rispetto della dignità di tutta la vita umana” ribadiscono i Vescovi, apprezzando l’impegno di tanti laici che hanno intrapreso campagne e partecipato a mobilitazioni che promuovono la cura di tutta la vita, “li incoraggiamo a perseverare con chiarezza, fermezza e passione nei loro sforzi, perché ogni vita vale la pena!”. Infine ringraziano i deputati che hanno votato a favore della vita, “sopportando insulti e discredito da diversi settori”, e chiedono ai senatori “di assumersi la responsabilità che ricade loro come membri della Camera alta… Gli interessi economici e demografici, subordinati a fattori di potere internazionale, non determinino una decisione contro la vita”. Molte persone hanno manifestato ieri, 27 giugno, a favore della vita di fronte al Congresso, dove hanno chiesto "un dibattito serio e pluralistico, senza fretta" sul disegno di legge di legalizzazione dell'aborto che ha iniziato ad essere discusso al Senato. Le porte del palazzo del Congresso sono state coperte da numerose bandiere dell’Argentina e striscioni con scritte come “L’adozione è l’opzione”, “Tutta la vita vale”, “L'omicidio di una generazione non è una soluzione".

AFRICA/CONGO RD - Il Kivu terreno di scontro indiretto tra Rwanda e Burundi

28 June 2018
Kinshasa - Il Kivu, provincia del nord-est della Repubblica Democratica del Congo, si sta trasformando in un campo di battaglia per forze straniere alleate con alcuni gruppi armati locali. Lo afferma una nota inviata all’Agenzia Fides da fonti missionarie ed elaborata da una Ong locale per la difesa dei diritti umani.I recenti scontri a Bijombo, un villaggio dell’altopiano di Uvira, ha visto contrapposti da un lato, le forze ribelli rwandesi, presumibilmente del generale Kayumba Nyamwasa, ex capo di stato maggiore dell'esercito rwandese, che sarebbe ora sostenuto dal Presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, e, dall'altra parte, i ribelli burundesi del FOREBU , sostenuto dal Rwanda. Le forze di Nyamwasa, erano spalleggiate dalla milizia Twiganeho, costituita principalmente da combattenti banyamulenge, mentre quelle del FOREBU da alcuni gruppi di combattenti Babembe, Bafuliru e Banyindu.Negli scontri a Bijombo sono morte dieci persone mentre migliaia sono state costrette a sfollare. I villaggi di Maheta, Mbundono, Rubibi, Mugogo e Gatoki si sono svuotati dei loro abitanti. Oltre ai gruppi citati nel Kivu c'è pure la milizia GUMINO dei Banyamulenge che è sostenuta dal governo di Kinshasa, alleato del Burundi.“Andando avanti con questo ritmo, la polveriera Kivu potrebbe esplodere, favorendo una guerra che non è nostra” afferma la nota. Il Kivu è un rifugio per molte ribellioni straniere: ADF ugandese; FDLR-FOKA e FDLR-Rud rwandesi; FNL-Nzabampema-FNL e Nibizi FOREBU / LPF burundesi. “I Paesi vicini continuano a esportare i loro conflitti da noi. Certo, ci sono tensioni locali e un vuoto di sicurezza che ha precipitato le comunità nel "dilemma della sicurezza", ma il coinvolgimento a fianco dei gruppi locali di forze ribelli straniere, a loro volta supportate dai Paesi limitrofi, Rwanda e Burundi, è un fattore di peggioramento della situazione. È ora dunque che i governi dei Paesi della zona dei Grandi Laghi smettano di strumentalizzare le percezioni etniche e di manipolare le cause della guerra nel Kivu” conclude la nota.

AMERICA/VENEZUELA - Giornata del giornalista: “E’ urgente un giornalismo che serva la verità e la dignità umana, con speranza”

28 June 2018
Caracas – "Apprezziamo infinitamente il lavoro del giornalista, la sua missione non è solo quella di informare, ma di evidenziare i valori umani e trascendenti che nel campo del giornalismo dovrebbero essere evidenziati, in particolare fornendo informazioni veritiere, opportune e con un contenuto di speranza": lo afferma il comunicato della Conferenza Episcopale del Venezuela inviato all'Agenzia Fides. In Venezuela ogni anno, il 27 giugno, si celebra la Giornata nazionale dei giornalisti, per commemorare la pubblicazione del primo giornale del paese, chiamato "Correo del Orinoco"."Celebrare la Giornata del giornalista - continua il testo dei Vescovi - nella situazione attuale che il Venezuela sta vivendo, è un invito a manifestare con impegno e dedizione ciò che questa lodevole professione fa in mezzo alle difficoltà, informare. Nell'esercizio del giornalismo la voce libera e responsabile è fondamentale per la crescita di qualsiasi società che voglia chiamarsi democratica. La società ha bisogno che il diritto all'informazione sia scrupolosamente rispettato, insieme al diritto alla dignità di ogni essere umano coinvolto nel processo di informazione"."È necessario - aggiungono - costruire un giornalismo, anche nei momenti più difficili, sui pilastri dell'amore per la verità, della professionalità e del rispetto della dignità umana, un giornalismo che supera slogan e ideologie e pone sempre al centro delle notizie la persona e la sua dignità, un giornalismo con informazioni prive di interessi parziali e che costruiscono, giorno dopo giorno, percorsi di integrazione... Pertanto è urgente, in ogni momento, un giornalismo che serva la verità e la dignità umana" conclude il comunicato della CEV.La situazione socio politica del Venezuela, secondo quanto denuncia "Reporteros Sin Fronteras", è terribile: i giornalisti sono perseguitati e minacciati, non c'è una cifra esatta delle aggressioni fisiche contro di loro ma superano, per il 2017, i 500 casi. In quasi tutti questi casi avvengono da parte delle forze di sicurezza e della Guardia Nazionale Bolivariana. La Commissione Nazionale delle Telecomunicazioni continua a chiudere i media. Solo nel 2017, la Conatel ha messo a tacere più di 41 radio e canali televisivi.

AMERICA/VENEZUELA - Giornata del giornalista: “E’ urgente un giornalismo che serva la verità e la dignità umana, con un contenuto di speranza”

28 June 2018
Caracas – "Apprezziamo infinitamente il lavoro del giornalista, la sua missione non è solo quella di informare, ma di evidenziare i valori umani e trascendenti che nel campo del giornalismo dovrebbero essere evidenziati, in particolare fornendo informazioni veritiere, opportune e con un contenuto di speranza": lo afferma il comunicato della Conferenza Episcopale del Venezuela inviato all'Agenzia Fides. In Venezuela ogni anno, il 27 giugno, si celebra la Giornata nazionale dei giornalisti, per commemorare la pubblicazione del primo giornale del paese, chiamato "Correo del Orinoco"."Celebrare la Giornata del giornalista - continua il testo dei Vescovi - nella situazione attuale che il Venezuela sta vivendo, è un invito a manifestare con impegno e dedizione ciò che questa lodevole professione fa in mezzo alle difficoltà, informare. Nell'esercizio del giornalismo la voce libera e responsabile è fondamentale per la crescita di qualsiasi società che voglia chiamarsi democratica. La società ha bisogno che il diritto all'informazione sia scrupolosamente rispettato, insieme al diritto alla dignità di ogni essere umano coinvolto nel processo di informazione"."È necessario - aggiungono - costruire un giornalismo, anche nei momenti più difficili, sui pilastri dell'amore per la verità, della professionalità e del rispetto della dignità umana, un giornalismo che supera slogan e ideologie e pone sempre al centro delle notizie la persona e la sua dignità, un giornalismo con informazioni prive di interessi parziali e che costruiscono, giorno dopo giorno, percorsi di integrazione... Pertanto è urgente, in ogni momento, un giornalismo che serva la verità e la dignità umana" conclude il comunicato della CEV.La situazione socio politica del Venezuela, secondo quanto denuncia "Reporteros Sin Fronteras", è terribile: i giornalisti sono perseguitati e minacciati, non c'è una cifra esatta delle aggressioni fisiche contro di loro ma superano, per il 2017, i 500 casi. In quasi tutti questi casi avvengono da parte delle forze di sicurezza e della Guardia Nazionale Bolivariana. La Commissione Nazionale delle Telecomunicazioni continua a chiudere i media. Solo nel 2017, la Conatel ha messo a tacere più di 41 radio e canali televisivi.

ASIA/UZBEKISTAN - Carenza di sacerdoti, ma crescono entusiasmo e partecipazione alla vita della Chiesa

28 June 2018
Tashkent - “Il mese di giugno è stato molto intenso, ma al tempo stesso entusiasmante per la comunità cattolica uzbeka: in questo periodo abbiamo celebrato la festa di S. Antonio e, negli stessi giorni, nove fedeli hanno ricevuto il sacramento della Confermazione. Infine, come ogni anno, abbiamo vissuto la ‘Giornata dei cattolici dell’Uzbekistan’, invero tre giorni di preghiera e catechesi che coinvolgono i rappresentanti delle parrocchie del paese. Nel corso di tutte queste esperienze c’è stata una grandissima partecipazione”. Lo racconta all’Agenzia Fides l’Amministratore apostolico dell’Uzbekistan, p. Jerzy Maculewicz, OFM Conv. La “Giornata dei cattolici uzbeki”, spiega il francescano, ha avuto come tematica quella della “vocazione cristiana” ed è stata guidata da p. Andrzej Madej, OMI, Amministratore apostolico del Turkmenistan: “Le sue catechesi e le sue omelie hanno toccato il cuore dei fedeli. Molti di loro mi hanno raccontato che questa esperienza ha rappresentato un’occasione di grande crescita per la propria fede”, rileva. Il frate spiega poi che “a ogni gruppo parrocchiale era stato chiesto di preparare rappresentazioni teatrali sulla vita di alcuni santi, scelti come figure-guida della giornata. Questa attività è stata gradita soprattutto dai più giovani che, avendo cominciato a prepararsi nei due mesi precedenti, hanno potuto approfondire i loro legami, oltre che la conoscenza delle vite dei santi messe in scena”.L’estate sarà un periodo di grandi spostamenti per i pochi sacerdoti presenti sul territorio. Spiega p. Maculewicz: “Nei mesi estivi non prevediamo attività straordinarie, perché stiamo vivendo un momento di difficoltà: ci sono solo 4 sacerdoti per 5 parrocchie. Ognuno di noi, a turno, prenderà un periodo di vacanza per tornare rigenerato in vista del nuovo anno fraterno. E’ necessario, quindi, sostituire i ministri assenti per garantire i sacramenti in tutte le parrocchie il sabato e la domenica. Potremo contare, comunque, sulla presenza di un sacerdote giunto dalla Polonia, che ci aiuterà per i prossimi tre mesi”.Le cinque parrocchie uzbeke, che contano in totale circa 3.000 battezzati, sono distribuite tra Tashkent, Samarcanda, Bukhara, Urgench e Fergana, le città più importanti del paese. La "missio sui iuris" uzbeka, che era stata stabilita nel 1997 da Giovanni Paolo II, fu elevata ad Amministrazione Apostolica dallo stesso pontefice proprio il giorno precedente alla sua morte.In Uzbekistan, l'80% della popolazione professa la religione islamica, l'8% si riconosce nella Chiesa russo-ortodossa, mentre altri credi religiosi sono minoritari.

ASIA/ISRAELE - Il Parlamento israeliano annulla il voto sul Genocidio armeno

28 June 2018
Gerusalemme – Il Parlamento israeliano ha annullato all'ultimo minuto il voto che era stato messo in agenda per chiedere il riconoscimento del Genocidio armeno. I parlamentari avrebbero dovuto votare sull'argomento controverso martedì 26 giugno, dopo che il Partito di sinistra Meretz, principale promotore del testo da votare, aveva accettato di rinviare la discussione in aula e il voto a dopo le elezioni turche che domenica 24 giugno hanno confermato alla guida del Paese il Presidente Recep Tayyip Erdogan e i Partiti che lo sostengono. E' stata la stessa Tamar Zandberg, leader di Meretz, a ritirare la proposta di legge, dopo che la coalizione di governo e il Ministero degli Esteri avevano chiesto di togliere dal testo in discussione l'espressione “Genocidio” per sostituirla con le parole “tragedia” o “orrori”. Era stato lo stesso Presidente della Knesset, Yuli Yoel Edelstein, a proporre i ritocchi al testo in discussione, dopo che dai Partiti di governo era giunto il segnale che non sarebbe stato approvato quello dove compariva l'espressione “Genocidio armeno”.Il rinvio sine die della discussione e del voto sul Genocidio viene interpretata dai media turchi come un segnale di distensione inviato dal governo israeliano alla leadership turca. All'inizio di giugno, come riferito dall'Agenzia Fides , lo stesso Presidente del Parlamento Edelstein aveva respinto le critiche per il rinvio della discussione sul progetto di legge per il riconoscimento del Genocidio armeno. Edelstein, in quell'occasione, aveva rivendicato l'intenzione di promuovere il riconoscimento del Genocidio rispondendo all'Arcivescovo Nourhan Manougian, Patriarca armeno apostolico di Gerusalemme, che in una missiva allo speaker della Knesset aveva espresso la sua amarezza per le notizie circolate su un possibile stop del processo avviato dalle istituzioni israeliane per discutere e eventualmente approvare il riconoscimento come “genocidio” dei massacri anti-armeni perpetrati in territorio turco tra il 1915 e il 1916. Nei giorni precedenti, i media israeliani avevano riferito di input giunti dal governo israeliano per rimandare il dibattito sulla questione del Genocidio armeno fino a dopo le elezioni presidenziali e parlamentari turche del 24 giugno. Secondo osservatori e analisti israeliani, l'apertura tale discussione in tale delicato frangente avrebbe potuto favorire politicamente il Presidente Recep Tayyip Erdogan, divenendo un argomento della sua campagna elettorale. Dopo il duro scontro diplomatico tra Israele e il governo turco seguito all'ultimo massacro di palestinesi a Gaza, la proposta di riconoscimento del Genocidio armeno era stata stata presentata agli uffici competenti della Knesset dal deputato Itzik Shmuli, membro di “Unione Sionista”. La proposta era stata appoggiata da almeno 50 parlamentari appartenenti sia ai Partiti di governo – Likud compreso - che a quelli dell'opposizione. Tale proposta di legge prevedeva anche di istituire in Israele una giornata di commemorazione annuale del Genocidio armeno. Tre mesi prima, lo scorso 14 febbraio, lo stesso Parlamento israeliano aveva di fatto respinto un progetto di legge presentato da Yair Lapid, rappresentante del partito centrista e laico Yesh Atid, che avrebbe ufficializzato il riconoscimento da parte di Israele del “Genocidio armeno”. In quel frangente, il vice-ministro degli esteri israeliano, Tzipi Hotovely, aveva dichiarato che Israele non avrebbe preso ufficialmente posizione sulla questione del Genocidio armeno, “tenendo conto della sua complessità e delle sue implicazioni diplomatiche".Il 26 aprile 2015 il Presidente israeliano Reuven Rivlin aveva ospitato presso la residenza presidenziale di Gerusalemme un evento commemorativo per ricordare i cento anni dagli stermini pianificati degli armeni avvenuti un secolo prima in Anatolia. Durante quella cerimonia, il Presidente Rivlin aveva ricordato che il popolo armeno fu “la prima vittima dei moderni stermini di massa”, ma aveva evitato di usare la parola “Genocidio” per indicare i massacri in cui morirono più di un milione e 500 mila persone.

ASIA/COREA DEL SUD - “La Chiesa in Corea del Nord è nel mio cuore”: campagna di preghiera nell’arcidiocesi di Seul

28 June 2018
Seul – “Per la vera riconciliazione, ciò che dobbiamo fare è pregare. Invochiamo Maria, Regina della Pace, perché con la sua intercessione si possa realizzare una riconciliazione sincera, superando le pene orribili e i ricordi della guerra, e perché la fiamma della fede in Corea del Nord si riaccenda al più presto”: con queste parole p. Kim Nam-woong, giovane sacerdote di Seul ordinato nel 2018, e parroco nella chiesa di Hwayangdong, si è rivolto ai fedeli che gremivano la cattedrale di Maria Immacolata, a Seul, riuniti per la 1170a “Messa per la pace e la riconciliazione”, organizzata dal “Comitato per la Riconciliazione del popolo coreano” dell'arcidiocesi di Seoul, e concelebrata da don Kim Hun-il, Direttore politico del Comitato. La prima “Messa per la pace e la riconciliazione” è stata celebrata nel marzo 1995, presieduta dal Cardinale Kim Su-hwan e, da allora, ogni martedì nella Cattedrale di Seul si riuniscono tutti coloro che vogliono ricordare e pregare per la Chiesa in Nord Corea. Ogni settimana, durante la messa si ricordano, in particolare 2 delle 57 parrocchie che esistevano in Corea del Nord. Nella messa celebrata martedì 26 giugno – la n. 1170 – le intenzioni di preghiera erano dedicate alle parrocchie di Daeshinri e Gwanhuri della diocesi di Pyongyang.Come inno conclusivo, i partecipanti hanno cantato “Il nostro desiderio è l’unificazione”, canto con cui il popolo coreano prega sinceramente per l'unificazione tra Nord e Sud Corea, seguito dalla “Preghiera per la Pace” attribuita a San Francesco di Assisi. Come riferisce a Fides don Kim Hun-il, “la decisione di celebrare una messa o un momento di preghiera insieme, per la pace e l’unità, fu presa il 15 agosto 1995 in un incontro tra il Comitato per la riconciliazione del popolo coreano in Corea del Sud e la “Associazione cattolica di Chosun”, che riunisce i cattolici della Corea del Nord, organismo ufficialmente riconosciuto dal governo di Pyongyang. Da allora, ha rilevato don Kim, “i credenti nella Corea del Nord e del Sud pregano in modo simultaneo, in comunione spirituale, mantenendo un legame”.Attualmente il “Comitato per la Riconciliazione del popolo coreano” ha avviato una speciale campagna denominata “La Chiesa in Nord Corea è nel mio cuore”: i fedeli aderenti di impegnano a recitare una preghiera per Chiesa in nordcoreana ogni mattina e sera, a partecipare almeno a due messe per la pace e la riconciliazione all’anno. Inoltre, prendono parte a programmi di volontariato o di beneficenza, regolare o occasionale.Secondo dati forniti all’Agenzia Fides dall’Arcidiocesi di Seul, c'erano 57 chiese e 52.000 fedeli cattolici in Corea del Nord subito dopo l'indipendenza dal Giappone . Nel 1943 il Vicariato Apostolico di Pyongyang comprendeva 19 parrocchie, 106 stazioni missionarie, 22 centri di educazione, e 17 strutture di assistenza sociale, mentre i battezzati erano 28.400. Francesco Borgia Yong-ho Hong, vescovo di Pyongyang fu sequestrato dal governo comunista nel 1949, e altri 15 sacerdoti nella diocesi di Pyongyang furono rapiti e dati per dispersi, prima e dopo la guerra di Corea . Da allora la Chiesa Corea del Nord è divenuta una “Chiesa del silenzio”.

ASIA/COREA DEL SUD - GMG coreana, il Card. Yeom: "Nel cuore dei giovani vedo la presenza di Cristo"

27 June 2018
Seoul - L'Arcidiocesi di Seoul ospiterà la Korea Youth Day nel prossimo agosto. La grande kermesse dei giovani cattolici nel paese, la cosiddetta "GMG coreana", avrà come tema principale la frase evangelica "Sono io; non abbiate paura" . Come spiega all'Agenzia Fides il Card. Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul, l'evento è un'opportunità per la crescita spirituale dei giovani, perché possano incontrare Cristo nella loro vita: "Desidero sinceramente che molti giovani possano scoprire la vera pace e la consolazione alla presenza di Dio, affidandosi a Lui".La Giornata, spiega il Cardinale, rappresenta anche per la Chiesa cattolica coreana, una riflessione con e sui giovani: "Vediamo che di recente il tasso di disoccupazione dei giovani coreani è il più alto nella storia. I giovani tendono a ritardare o a rinunciare al matrimonio e a formare una famiglia a causa della disoccupazione. Tuttavia, nel cuore dei giovani scopro la speranza e sento la presenza di Cristo. I giovani si avvicinano a Dio con passione e desiderio, e portano al mondo la vera felicità che vivono sperimentando l'amore di Dio nella loro esistenza. Hanno un potenziale infinito perché sono giovani e meritano di essere amati solo perché sono giovani. L'opera della Pastorale giovanile e avvenimenti come la KYD aiutano i giovani a mantenere vivo il loro amore verso Dio e a tenere viva la fede nel loro viaggio di vita".Il primo festival nazionale giovanile, sulla scorta delle GMG mondiali, si è tenuto in Corea nel 2005 a Masan. Nel 2007 nella diocesi di Jeju si è tenuta la prima Korean Yoth Day ufficiale. La seconda , nel 2010, ha avuto luogo a Uijeongbu, mentre la terza, nel 2014, nella diocesi di Daejeon, unita all'Asia Youth Day, in occasione della visita di Papa Francesco in Corea. La quarta KYD si tiene nel 2018 a Seul.

AFRICA/CONGO RD - I Vescovi: urge un intervento per 770.000 bambini sotto i 5 anni a rischio fame nel Kasai

27 June 2018
Kinshasa - Più di 770.000 bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione grave nel centro della Repubblica Democratica del Congo. Lo denunciano i Vescovi del Kasai, che riprendono le statistiche pubblicate di recente dall’UNICEF. I Vescovi sottolineano che l’insicurezza e le violenze legate al movimento di guerriglia che si richiama a Kamuina Nsapu hanno provocato una gravissima crisi umanitaria nell’area.La diocesi interessate sono l’arcidiocesi di Kananga e le diocesi di Luiza, Luebo e una parte di quella di Mweka. Durante le loro visite pastorali, i Vescovi locali hanno constatato personalmente il dramma umanitario e lo stato di grave malnutrizione delle popolazioni. “Il fenomeno è ben visibile nei territori di Dibaya, Dimbelenge, nella stessa città di Kananga oltre che nel Territorio dei Kazumba, a cavallo delle diocesi di Luiza e Luebo. A Kananga diverse parrocchie accolgono i bambini malnutriti” ha affermato Sua Ecc. Mons. Marcel Madila, Arcivescovo di Kananga. Mons. Madila ha lanciato un appello per “un intervento urgente e massiccio, perché sta iniziando un periodo difficile, la stagione secca. Se i bambini non sono assistiti ora, si rischia di avere migliaia di morti”.Il Focal Point del Kasai di Caritas Congo sta lavorando a stretto contatto con le 8 Caritas diocesane della Provincia ecclesiastica di Kananga per preparare un piano di risposta per questa crisi, i cui effetti saranno probabilmente peggiori dell'epidemia di Ebola. "La malnutrizione è destinata ad aggravarsi con l'avvio della stagione secca, periodo durante il quale di solito c'è una carenza di cibo nelle famiglie", ha affermato Emmanuel Mbuna, coordinatore nazionale del dipartimento di emergenza di Caritas Congo.Kamuina Nsapu è un capo tradizionale del territorio di Dibaya, a 75 km a sud-est di Kananga, capoluogo del Kasai Centrale, ucciso il 12 agosto 2016, nel corso di un’operazione militare intrapresa dalle forze di sicurezza. I suoi seguaci si sono organizzati in milizie ed hanno iniziato ad attaccare non solo i militari ma anche la popolazione civile. La rivolta si è rapidamente diffusa anche in diverse altre province limitrofe, come il Kasai Orientale, il Kasai e il Lomami, provocando la fuga degli abitanti di diversi villaggi.

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