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Le notizie dell'Agenzia Fides
Updated: 15 min 21 sec ago

ASIA/INDIA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Ranchi e nomina del successore

25 June 2018
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato ieri, 24 giugno 2018, la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Ranchi , presentata da Sua Eminenza il Card. Telesphore Placidus Toppo. Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Ranchi S.E. Mons. Felix Toppo, S.I., finora Vescovo di Jamshedpur.

AMERICA/PARAGUAY - E’ Beata la giovane carmelitana Chiquitunga, infaticabile apostola degli scartati

25 June 2018
Asunción - “Un modello di cristiano giovane”, “una persona realizzata, molto intelligente, che irradiava gioia”, “una testimonianza giovane di una santitá possibile che non é un ideale inarrivabile”, “un modello di persona pensante, che ‘mette in dubbio’ e che discute, perché ci sono realtá che occorre mettere in discussione per poter camminare verso il bene”. Cosí Mons. Adalberto Martínez Flores, Vescovo eletto di Villarrica del Espíritu Santo, descrive all’Agenzia Fides la giovane carmelitana scalza María Felicia de Jesús Sacramentado Guggiari, meglio conosciuta come “Chiquitunga”, beatificata sabato scorso, 23 giugno, ad Asunción davanti a 50.000 devoti venuti da tutto il Paraguay e anche dall’Argentina, in una solenne celebrazione presieduta dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. “Guardi come convoca la santitá!” esclama Mons. Martínez parlando con l’Agenzia Fides. “Sono persone che non solo ammirano la vita dei Santi ma che vogliono anche imitare la donazione di Chiquitunga. Provvidenzialmente – prosegue - proprio oggi il Santo Padre mi ha nominato Vescovo della diocesi dove lei nacque, terra di Santi, potremmo dire, per le numerose testimonianze di vita cristiana. A Villarrica ci sono state manifestazioni di fede e di rigraziamento a Dio molto grandi in questi giorni, con molti pellegrini venuti alla beatificazione”. Per il Presule “c’é da essere orgogliosi” della Beata, una santa “per tutte le stagioni”, “soprattutto per questa, nella quale in Paraguay abbiamo bisogno di persone che si consacrino totalmente al Signore nell’ambiente nel quale vivono”. Proprio da Villarrica era partito un nuovo impulso di devozione verso Chiquitunga, che si aggiungeva al gruppo che da Asunción, dove la Beata visse gli ultimi 5 anni della sua esistenza terrena, ha raccolto il testimone del suo apostolato laico e ha promosso la causa di canonizzazione insieme alle monache Carmelitane della capitale. Poco tempo dopo la nomina di Mons. Ricardo Valenzuela alla guida della diocesi, aveva cominciato ad operare in base ad una sua proposta la “Fraternitá di Chiquitunga”, con l’obiettivo di diffonderne la devozione e di portare, come lei fece, il sorriso e la carezza della Parola di Dio e un aiuto concreto, fino in fondo, ai carcerati, negli ospedali, agli ammalati nelle loro case. Così spiega Carmen Gamarra, coordinatrice del gruppo. Felipe González, giovane membro della prima ora, racconta che della Beata lo colpí il fatto che la prima e l’ultima visita di ogni sua giornata fosse a Gesú nel tabernacolo, con il quale aveva un rapporto vivissimo che rendeva feconda la sua attivitá di studente, di catechista e di animatrice dell’Azione Cattolica . Durante un’assemblea di AC aveva preso la parola ripetutamente per difendere una sua posizione, contraria a quella del giovane Ángel Sauá, del quale si sarebbe poi intensamente innamorata. Con lui mantenne poi una corrispondenza spirituale, per volere del suo padre spirituale, e per la sua santitá sacerdotale offrí la propria consacrazione carmelitana. Il Card. Amato ha ricordato nella sua omelia che “Ángel Sauá la invitó al cinema, e come risposta lei lo invitó a vedere un film molto piú realista: lo portó all’ospedale a visitare i malati. Lí seppero di una persona che aveva bisogno di una trasfusione, ed entrambi donarono il loro sangue”. Il Cardinale ha definito Chiquitunga “una biblioteca di santitá” per la notevole quantitá di atti di generositá, bontá ed umiltá raccolti per la causa, e “una figura eminente di giovane colta e santa entusiasta della sua fede e della sua vocazione”. “Testimoni suoi contemporanei parlano di una fede immensa, convinta, esplosiva”, alcuni “la paragonano a Madre Teresa di Calcutta”, ha detto ancora il Card. Amato, sottolineando che la Beata, nata il 12 gennaio 1925, apparteneva ad una famiglia profondamente legata alle politica nazionale e perseguitata personalmente per questo, e “rinunció all’amore umano per donarlo al Signore” attraverso la vita contemplativa. Dopo aver lavorato per quattro anni come maestra, María Felicia entró al monastero carmelitano di Asunción, dove aggiunse al nome l’appellativo “di Gesú Sacramentato”, e visse, senza perdere la sua gioia, fino al 28 aprile 1959, quando morí in seguito a una epatite infettiva. L’anniversario del suo “dies natalis” sará dal prossimo anno la data della sua memoria liturgica.Dopo la preghiera mariana dell’Angelus, con i fedeli riuniti in piazza San Pietro, domenica 24 giugno, Papa Francesco ha ricordato con queste parole la nuova Beata: “ieri, ad Asunción , è stata proclamata Beata Maria Felicia di Gesù Sacramentato, al secolo Maria Felicia Guggiari Echeverría, monaca dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, chiamata dal papà, e anche oggi dal popolo paraguaiano, la “Chiquitunga”. Vissuta nella prima metà del ventesimo secolo, aderì con entusiasmo all’Azione Cattolica e si prese cura di anziani, ammalati e carcerati. Questa feconda esperienza di apostolato, sostenuta dall’Eucaristia quotidiana, sfociò nella consacrazione al Signore. Morì a 34 anni, accettando con serenità la malattia. La testimonianza di questa giovane Beata è un invito per tutti i giovani, specialmente quelli paraguaiani, a vivere la vita con generosità, mansuetudine e gioia. Salutiamo la Chiquitunga con un applauso, e tutto il popolo paraguaiano!”

ASIA/TURKMENISTAN - Una “Chiesa fotogenica” si prepara a vivere giorni storici

23 June 2018
Ashgabat - Potrebbe avere esiti storici per la Chiesa cattolica in Turkmenistan il colloquio avvenuto nei primi giorni di giugno ad Ashgabat tra il Nunzio Apostolico Paul Russell e il Vice Premier turkmeno Raşit Meredow. Lo spiega all’Agenzia Fides p. Andrzej Madej, sacerdote polacco degli Oblati di Maria Immacolata e Superiore della Missio sui iuris del Turkmenistan, raccontando che, a seguito dell’incontro, è stato avviato un dialogo con le autorità civili del Paese, che potrebbe portare a “costruire qualcosa”. La speranza è che ben presto la comunità locale possa avere “una chiesa di legno e mattoni”, che possa accgliere il piccolo gregge di fedeli esistente. Come appreso dall’Agenzia Fides, L’incontro è avvenuto a margine della visita pastorale tenutasi dal 28 maggio al 4 giugno ad Ashgabat, a cui hanno preso parte l’Arcivescovo Paul Russell, Nunzio apostolico per le terre di Turchia, Turkmenistan e Azerbaijan, padre Peter Stoll, del Consiglio generale degli Oblati di Maria Immacolata e responsabile OMI nei Paesi dell’Asia, padre Antoni Bochm, responsabile per gli Oblati in Europa e padre Pawel Zajac, provinciale degli Oblati in Polonia.Facendo a Fides un resoconto della visita, p. Madej spiega di aver ottenuto “la grazia di essere ricevuti ad un livello così elevato dalle autorità turkmene. Non ci si può ancora sbilanciare, ma c’è stato un bel dialogo che ha dato vita a un processo storico per la Chiesa turkmena”. A tal proposito, il missionario afferma di essere molto felice “perchè talvolta si dubita, si perde la speranza, si mette in dubbio la propria l’utilità. Un incontro simile rimette in vita e fa risvegliare il senso della missione: dopo 21 anni, in questa terra potrebbe accadere qualcosa di grande”. L’Oblato spiega che la comunità cattolica locale vive un momento positivo: “La visita pastorale ha rappresentato un grande dono per i fedeli, perché ha rinvigorito quell’entusiasmo che già li caratterizza. Siamo una Chiesa ‘fotogenica’. Chiunque venga a trovarci, infatti, se ne innamora e afferma che stare con noi è come sentirsi con le comunità cristiane delle origini, perché tutto è così vivo, spontaneo e pieno di speranza”.La comunità cattolica turkmena, costituita da circa duecento battezzati, si riunisce nella cappella della Trasfigurazione del Signore, nella capitale Ashgabat, ed è guidata da due sacerdoti Oblati di Maria Immacolata. L’ordine è presente in Turkmenistan dal 1997, quando fu istituita la Missio sui iuris da Giovanni Paolo II. Per tredici anni, la presenza degli Oblati è stata ammessa solo come rappresentanza dell’Ambasciata vaticana: all’inizio ci si incontrava nelle abitazioni private e la Messa si celebrava nel territorio diplomatico della Nunziatura apostolica di Ashgabat. Nel 2010 il governo turkmeno ha riconosciuto ufficialmente la presenza cattolica. Il Turkmenistan conta 5 milioni di abitanti al 90% musulmani.

NEWS ANALYSIS /OMNIS TERRA - La Chiesa in India accoglie migranti e rifugiati

23 June 2018
La Chiesa in India accoglie ed è accanto a migranti e rifugiati, cercando di ricordare e mettere in pratica l'appello di Papa Francesco che ha detto: “Lo straniero che bussa alla nostra porta è un'opportunità per un incontro con Gesù Cristo”. E’ quanto ha spiegato all'Agenzia Fides il Vescovo Alex Vadakkumthala, presidente dell’Ufficio per il lavoro della Conferenza Episcopale Indiana , ricordando la grande tradizione dell’India come nazione accogliente. “L'India è stata anche una casa per i rifugiati tibetani, bengalesi, srilnkesi, tamil e molti altri. L'India è seconda al Bangladesh come paese con il maggior numero di rifugiati nell'Asia meridionale. Dall'indipendenza, nel 1947, l'India ha ricevuto un numero significativo di rifugiati in fuga da conflitti o persecuzioni, non solo da paesi e aree vicine come Afghanistan, Myanmar, Sri Lanka e Tibet, ma anche da paesi lontani come Iran, l'Iraq,Somalia, Sudan e Uganda. Il governo dell'India ha messo in atto politiche e decisioni giudiziarie a sostegno della protezione dei rifugiati”, ha affermato il vescovo Vadakkumthala. Le questioni relative alla migrazione e ai rifugiati in India devono essere affrontate secondo la prospettiva dei diritti umani e del Vangelo. Link correlati :Continua a leggere la News Analysis su Omnis Terra

AFRICA/KENYA - Nomina del Vescovo di Machakos

23 June 2018
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo della diocesi di Machakos S.E. Mons. Norman King’oo Wambua, finora Vescovo della diocesi di Bungoma.

VATICANO - Mons. Bodet e il nuovo slancio universale dell’Infanzia Missionaria, da Parigi a Roma

23 June 2018
Città del Vaticano - Il 19 giugno è morto, nella diocesi francese di Angers, Mons. Henri Bodet. Era stato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Francia dal 1978 al 1982 e Segretario Generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria dal 1982 al 1993. Durante il suo mandato, il Segretariato Internazionale dell’Opera è stato trasferito da Parigi a Roma, inaugurando così il suo servizio nei locali del Palazzo di Propaganda Fide il 1 ottobre 1983, festa di S. Teresa del Bambino Gesù, patrona delle missioni. “Il trasferimento della sede dell’Opera da Parigi a Roma - aveva affermato Mons. Bodet in una intervista all’Agenzia Fides del 28 marzo 1984 – consacra, in un certo senso, una evoluzione iniziata alcuni anni fa, per quanto si riferisce al tipo di servizio che veniva attribuito generalmente all’Opera della Santa Infanzia, come riguardo alla localizzazione dei responsabili della sua azione. Mi spiego. L’Opera della Santa Infanzia si è caratterizzata durante lungo tempo, per le iniziative delle Chiese di Occidente al servizio dei paesi di missione, mediante l’aiuto spirituale e materiale dei fanciulli cristiani associati, ma la sua azione è andata evolvendosi progressivamente verso una forma di scambio di testimonianze di fede e di carità tra fanciulli di tutte le comunità cristiane, di vecchia e di recente evangelizzazione…Questi fattori hanno contribuito a dare all’Opera un indirizzo e una struttura più universale, estendendo la sua azione a tutte le Chiese particolari e a tutte le diocesi”. Suor Roberta Tremarelli, attuale Segretaria Generale della Pontificia Opera della Santa Infanzia, commenta all’Agenzia Fides: “È evidente la spiritualità universale che ha animato Mons. Bodet durante il suo mandato: aveva fiducia nei bambini e negli obiettivi che l’Opera, sin dalla sua origine, ha cercato di raggiungere coinvolgendo e animando ogni bambino cristiano, di qualunque contesto culturale e sociale, alla dimensione missionaria della sua fede. Ricordiamo la sua generosa collaborazione con le Pontificie Opere Missionarie e il sostegno che ha dato allo sviluppo delle Direzioni Nazionali e all’espansione e rinnovamento dell’Opera dell’Infanzia missionaria, anche attraverso una rete di responsabili diocesani e locali perché siano più vicini ai bambini”.Henri Bodet era nato il 2 luglio 1923 a Cholat, diocesi di Angers, ed era stato ordinato sacerdote il 30 giugno 1947. Dall’ottobre 1959 all’agosto 1967 era stato missionario a Dakar, in Senegal. Fu il primo Segretario della Conferenza Episcopale Regionale dell’Africa occidentale, e partecipò anche al Concilio Vaticano II. Nel 1967 venne chiamato a lavorare in Segreteria di Stato, fino al 1978, quando fu nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Francia. Il 4 maggio 1982 la nomina a Segretario generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria.

ASIA/GIAPPONE - Dimissioni dell’Ausiliare di Tokyo

23 June 2018
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Tokyo , presentata da S.E. Mons. James Kazuo Koda.

AMERICA - La Laudato Si’ in mini-cartoni animati: contrastare la cultura dello scarto e difendere la Madre terra

23 June 2018
Quito - “Non capisco perché la gente compri cosí tanto!” esclama un sorpreso Francesco d’Assisi che, dopo aver tentato invano di comunicare con i viandanti di una cittá del XXI secolo indaffarati con i loro smartphones, finisce per parlare con una pattumiera che ingoia ingolosita i rifiuti dei passanti. Cosí esordisce il primo capitolo di “Il viaggiatore di Assisi”, cartone animato con inserti documentali prodotto dalla Rete Ecclesiale Panamazzonica per “difendere la vita e la casa comune” presentando risposte di gruppi e comunitá “che in tante parti del mondo si impegnano per cambiare il paradigma del consumo e dello scarto”, generatore di “maggiore ingiustizia ed esclusione” come precisa il comunicato pervenuto all’Agenzia Fides. Basata sulla enciclica Laudato Si di Papa Francesco, la serie lanciata ieri, 22 giugno, sará diffusa nelle scuole attraverso la Repam e le istituzioni amiche. “Puntiamo a una diffusione di massa” spiega a Fides Daniela Andrade della Repam. Intanto gli episodi si lanceranno su youtube e sui social media, mentre si dialoga con alcuni canali televisivi. “Il viaggiatore di Assisi” presenterá in otto capitoli di tre minuti, storie latinoamericane “di resistenza, speranza, forza e difesa dell’ecologia integrale e della giustizia”. Un simpatico “Poverello di Assisi” viaggerá per il pianeta conversando con le creature che lo abitano. Il suo amico e omonimo Papa l’ha avvertito preoccupato dei rischi che corrono. Il viaggio comincia con l’episodio “Riciclando lo scarto”, in un ambiente urbano nel quale il santo scopre la imperante “cultura dello scarto”. “Cultura ?” si domanda perplesso. E propone il riutilizzo intelligente dei rifiuti. La nota di speranza viene dalle parole del Papa che sottolinea la funzione ecologica e sociale delle cooperative di riciclatori sudamericane e da immagini e parole di protagonisti di questa azione. Durante il suo periplo, il santo apprenderá dalle sue e nostre “sorelle creature” che l’egoismo di alcuni uomini e donne ha trasformato la natura in oggetto di consumo al servizio di interessi particolari. Ma contemplerá anche la bellezza e la grandeza dell’opera di Dio e la resistenza di tanti che costituiscono una speranza per il futuro. La serie prodotta dalla Repam é una realizzazione di Yaku Audiovisivi, un’equipe multidisciplinare e multiculturale, con l’appoggio di agenzie cattoliche come la britannica CAFOD e la statunitense CRS. I prossimi episodi si intitolano “Pedalando per il cambio”, “Mancanza d’acqua?”, “Seminare speranza”, “Il valore dell’oro”, “I guardiani della vita”, “La comoditá dell’onda contemporanea” e “Ci é toccato andarcene al Nord”. Prossimamente, saranno disponibili le traduzioni in portoghese e in inglese.

AMERICA/PERU’ - La Chiesa al servizio degli emigrati venezuelani in Perù, presto saranno mezzo milione

23 June 2018
Lima – Il 2 luglio, presso la sede della Conferenza Episcopale Peruviana , inizierà la sua attività il “Centro di Informazione e Orientamento per il Migrante venezuelano”. L’iniziativa è stata presentata ieri dal Presidente della CEP, Mons Miguel Cabrejos Vidarte, e dall'Ambasciatore Cesar Enrique Bustamante Llosa, Direttore della Comunità dei peruviani all'estero e degli affari consolari.Durante una conferenza stampa, Mons. Cabrejos ha informato sui servizi che saranno offerti per aiutare a risolvere i problemi dei cittadini venezuelani emigrati in Perù. Un professionista del lavoro sociale e un altro esperto in consulenza legale informeranno i migranti venezuelani sui loro diritti e sulle procedure da seguire per la loro permanenza nel paese. Questo servizio sarà in coordinamento con le istituzioni pubbliche responsabili del loro status di migranti."La Conferenza Episcopale vuole così unire gli sforzi per trovare il modo di dare soluzioni per migliorare le condizioni di vita di questi fratelli migranti, al fine di soccorrerli dinanzi allo spostamento che soffrono a causa della grave crisi economica, politica e sociale nel loro paese", ha detto mons. Miguel Cabrejos. La nota inviata a Fides dalla CEP segnala che i venezuelani che vivono in Perù in questo momento sono 350 mila, e si stima che questa cifra raggiungerà presto mezzo milione di persone, secondo i dati del ministero degli Esteri peruviano.Mons. Miguel Cabrejos ha sottolineato che il nuovo centro di assistenza è collegato alla Casa dei Migranti che inizierà a funzionare nel mese di agosto e sarà diretta dalla Congregazione dei Padri Scalabriniani. Allo stesso modo, nella città di Tacna , è operativa la Casa del Migrante, grazie ad un accordo tra la diocesi di Tacna y Moquegua ed il Dipartimento della mobilità umana della Conferenza episcopale, che segue in media 40 persone in situazioni di vulnerabilità sociale, tra cui i cittadini venezuelani.A questo sforzo si aggiunge anche l'istituzione “Encuentros”, servizio di solidarietà dei Gesuiti, che segue un numero significativo di venezuelani nella sua sede nel distretto di Breña, provincia di Lima.

AFRICA/UGANDA - I Vescovi annunciano la nascita dell’emittente televisiva Uganda Catholic Television

23 June 2018
Kampala – I Vescovi cattolici dell’Uganda hanno annunciato la nascita di una nuova televisione cattolica nazionale. A darne la notizia il Presidente della Conferenza episcopale del Paese, Mons. John Baptist Odama, Arcivescovo di Gulu, che al termine dell’ assemblea plenaria annuale, tenutasi dal 4 all'8 giugno 2018 a Kampala, ha dichiarato di essere in procinto di creare l’Uganda Catholic Television .“Come Chiesa cattolica, dopo aver ottenuto la licenza dalla Commissione per le comunicazioni in Uganda, siamo ora in procinto di creare una televisione cattolica nazionale”, hanno dichiarato i vescovi. Nella nota pervenuta a Fides si evince che la nuova emittente televisiva promuoverà l’evangelizzazione e lo sviluppo umano integrale nel paese. Nel corso della conferenza stampa, i presuli hanno inoltre invitato il governo ugandese e tutte le agenzie di sicurezza ad intensificare l’impegno per la tutela della vita e il patrimonio degli ugandesi, mettendo in luce che, da qualche tempo nel paese, sono in aumento rapimenti, crimine organizzato e uccisioni.I vescovi hanno poi fatto riferimento al nuovo programma nazionale di educazione sessuale promosso dal governo che fornisce linee guida alle scuole, e hanno affermato che, pur contenendo alcune valide idee, non risponde ad alcune domande cruciali e non affronta in modo adeguato alcune questioni importanti. In particolare si riferiscono al fatto che venga ignorato il ruolo fondamentale della famiglia nella prima infanzia e che agli studenti di livello superiore vengano date nozioni “aperte a interpretazioni e pratiche che possono essere contrarie ai valori morali cristiani”. Secondo i leader della Chiesa il programma non prevede “nessuna disposizione o garanzia sulla preparazione dei docenti per insegnare in modo equilibrato e corretto argomenti così delicati”. Il documento NSE è ora sottoposto a una valutazione finale da parte di esperti cattolici che stanno compilando gli emendamenti proposti al programma. Tuttavia, se il documento rimane invariato, con disposizioni e direttive contrarie ai valori cristiani condivisi dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa dell'Uganda e dalla Chiesa ortodossa, il documento non verrà introdotto e insegnato nelle scuole fondate cristiane.Un’altra tematica affrontata dai vescovi è stata per l'attuale situazione dei rifugiati nel paese verso i quali hanno espresso preoccupazione e l’intenzione di offrire un’adeguata assistenza pastorale e spirituale, invitando sacerdoti diocesani e membri delle congregazioni religiose presenti a fare volontariato e a lavorare nei campi profughi, in collaborazione con il clero locale.“Vedremo come coordinarci in modo corretto ma, come famiglia di Dio che cammina nella Sua luce, non possiamo andare avanti da soli, dimenticando e lasciando i nostri fratelli e sorelle senza la luce della Parola di Dio e della grazia vitale dei sacramenti”.

ASIA/CINA - Pellegrinaggio dei missionari di Scheut per ricordare 150 anni di morte di p. Verbist e per continuare la sua missione in Cina

22 June 2018
Pechino – Conoscere la Chiesa in Cina, che non ha mai dimenticato p. Theophiel Verbist e stringere nuovi rapporti di collaborazione missionaria; ricordare i 150 anni dalla morte dello stesso padre Verbist, loro fondatore; e rilanciare la nuova missione dell’evangelizzazione in Cina: sono queste le ragioni che hanno condotto una rappresentanza qualificata dei missionari della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, CICM a realizzare un viaggio-pellegrinaggio nella Repubblica popolare cinese. Il pellegrinaggio, guidato da superiore generale p. Charles Phukuta, si è svolto dal 2 al 8 giugno, e stato organizzato dalla Fondazione Ferdinand Verbiest e ha toccato 4 diocesi dove i membri della Congregazione Scheut hanno svolto in passato la loro opera di annuncio del Vangelo. In forme diverse, la Congregazione degli Scheut continua anche oggi a sostenere la vita spirituale delle comunità cattoliche sparse in quelle diocesi. I missionari Scheut partecipanti al pellegrinaggio – al quale hanno preso parte anche alcuni religiosi claretiani - hanno incontrato sacerdoti e fedeli delle comunità locali, condividendo con loro il proposito di proseguire sulle orme di padre Verbist, trovando conforto e ispirazione nella sua spiritualità essenzialmente mariana. I partecipanti al viaggio-pellegrinaggio hanno anche reso omaggio alla tomba del grande gesuita Matteo Ricci a Pechino, concelebrando alcune messe e lasciando in segno di comunione reliquie e ostensori presso diverse chiese e comuità locali, come è avvenuto ad esempio nella diocesi di Wu Meng , in Mongolia Interiore, che un tempo era una delle “roccaforti” della presenza missionaria degli Scheut. “Dobbiamo custodire e alimentare la nostra unità nell’unica fede”, ha sottolineato p. Phukuta nelle sue omelie, ricordando a più riprese la “parentela tra la Congregazione e la Cina” e promettendo il massimo impegno per perpetuare questa amicizia di lunga data. Anche la spiritualità di carità propria di p. Verbist è stata riproposta dal superiore generale degli Scheut, per la sua attualità, con l'auspicio che essa possa rappresentare sempre un dono e un modello nella crescita della vita ecclesiale in Cina. Padre Theophiel Verbist ha fondato la Congregazione del Cuore Immacolato di Maria nel 1862 a Anderlecht , con la vocazione di contribuire alla missione di annuncio del Vangelo in alla missione dell’evangelizzazione in Cina e nei Paesi dell'Estremo Oriente. Arrivò in Cina nel 1865 insieme con altri confratelli. Morì a Lao Hu Gou nel 23 febbraio 1868, all’età di 44 anni. A partire dal 1865, sono stati ben 250 i missionari Scheut che sono morti e sono stati sepolti in Cina, dopo aver dedicato la propria vita a testimoniare Gesù Cristo in mezzo al popolo cinese. Anche oggi i missionari di CICM portano avanti la loro opera missionaria in Cina, Mongolia, nelle Filippine e in diversi Paesi dell’Africa.

OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Dimissioni del Vescovo di Kavieng e nomina del successore

22 June 2018
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kavieng , presentata da S.E. Mons. Ambrose Kiapseni, M.S.C. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Kavieng S.E. Mons. Rochus Josef Tatamai, M.S.C., finora Vescovo di Bereina.

AFRICA/CONGO RD - Violenti combattimenti provocano la fuga della popolazione di diversi villaggi nel Sud Kivu

22 June 2018
Kinshasa - Violenti combattimenti hanno provocato vittime civili e stanno spingendo la popolazione alla fuga dai villaggi degli altipiani di Uvira, nella provincia del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Lo denuncia, in una comunicazione giunta all’Agenzia Fides tramite fonti missionarie, l’Ong locale ACMEJ/DH, secondo la quale “in diversi villaggi del groupement di BIJOMBO nella chefferie di Bavera- Kanono, Rubibi, Kihuha, Rubarati, i combattenti del gruppo armato Gumino della comunità congolese Banyamulenge, alleati con i ribelli rwandesi del generale Kayumba Nyamwasa si scontrano con i combattenti Mai-Mai, alleati con i ribelli di Gofroid Niyombare”.I violenti combattimenti hanno provocato un massiccio spostamento delle popolazioni in fuga dall’area dei combattimenti. L’ACMEJ/DH afferma che i gruppi armati che si scontrano hanno le loro basi nella Piana di Ruzizi e nel vicino Territorio di Fizi. “Secondo gli analisti locali, questi eventi fanno parte dello stesso progetto di balcanizzazione che viene portato avanti da tempo, al fine di dividere la RDC, annettendo il Kivu al Rwanda, oppure trasformandolo in uno Stato separato del resto della RDC” afferma l’ACMEJ/DH che giudica questi progetti “inaccettabili per i congolesi del Kivu”.“Per quale motivo i congolesi nella Repubblica Democratica del Congo orientale continuano ad allearsi con gruppi ribelli stranieri ?” si chiede l’ACMEJ/DH. “Questi gruppi ribelli hanno come leader il Presidente del Rwanda, Paul Kagame, ma ingannano il popolo congolese dicendo loro che il loro obiettivo è quello di abbattere i regimi del rwandese Paul Kagame e quello del Presidente del Burundi Peter Nkurunziza. Se fosse così, se hanno la stessa missione, come ma si combattono?” domanda l’ACMEJ/DH, lasciando intendere che il vero scopo di questi scontri sia quello di seminare il caos per costringere le popolazioni locali alla fuga. Una volta liberata l’area dai suoi abitanti questa potrà essere depredata delle sue risorse: oro, coltan, legname, stagno ed altro. L’ACMEJ/DH e le altre organizzazioni per i diritti umani ad essa collegate lanciano un appello ai giovani congolesi perché non si arruolino nei gruppi di guerriglia che destabilizzano il Kivu e di unirsi invece alle forze militari e di polizia della RDC per riportare la pace e l’ordine.

AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi e il Nunzio accorrono a Masaya per fermare un nuovo massacro

22 June 2018
Masaya – Le campane delle chiese della città di Masaya hanno suonato senza fermarsi, non per avvertire dell'arrivo degli squadroni della morte, formati da polizia e paramilitari, ma questa volta con un motivo di speranza: l’arrivo di alcuni membri della Conferenza episcopale e del Nunzio apostolico che ieri, dopo aver appreso che Masaya era stata attaccata ancora una volta fin dalle 5 del mattino, sono arrivati quasi immediatamente sul posto, per fermare il massacro. E’ stato molto rischioso, ma vedendo i Vescovi marciare per strada, tutta la popolazione è uscita dalle case e si è unita a loro. Erano credenti e non, cattolici e non, ma tutti insieme, in silenzio, hanno fatto sì che la polizia si allontanasse precipitosamente dalle strade.Dopo aver salutato la gente, i Vescovi hanno fatto una breve processione con il Santissimo Sacramento insieme al clero di Managua e a quello di Masaya. Poi i Vescovi si sono recati alla caserma di polizia da dove sono stati ordinati gli attacchi ai civili, comandata dal commissario Ramón Avellán, accusato dalla popolazione di essere il responsabile dei massacri delle ultime settimane. Dopo più di un’ora di colloquio, uscendo dalla caserma, il Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua, ha voluto informare la popolazione: "Il commissario Avellán si è impegnato a sospendere tutte le violenze. Gli ho detto che se ciò non accadrà, lo chiamerò più tardi". Il Card. Brenes è sempre apparso accompagnato dall’Arcivescovo Waldemar Stanislaw Sommertag, Nunzio apostolico in Nicaragua. Inoltre la Chiesa sembra sia riuscita, almeno sulla parola, ad avere l’impegno di Avellán per il rilascio di tutti i detenuti di Masaya, Nindirí, Masatepe e Ticuantepe, che sono stati fermati per motivi politici in questi giorni. L'Arcivescovo di Managua ha anche affermato di lasciare come suoi delegati, per il rispetto di questo impegno, i sacerdoti Bismarck Conde, padre Edwin Román e il dottor Álvaro Leiva.Poco più tardi, alla porta della chiesa di Masaya, davanti ad una grande folla di persone, Mons. Baez, Vescovo ausiliare di Managua, ha ricordato alla popolazione che “c’è un comandamento di Dio per tutti: non uccidere”. Anche il Nunzio si è rivolto alla gente chiedendo di pregare con il Padre Nostro, e alla fine ha detto: "Il Santo Padre è informato di ciò che sta accadendo qui in Nicaragua". Quindi ha invitato la popolazione di Masaya a non usare la violenza, esortando tutti a credere in Dio come mezzo per vincere la violenza.Sono passati ormai due mesi dal 18 aprile, quando il Nicaragua ha iniziato la sua più crudele crisi dagli anni '80, che ha avuto inizio con manifestazioni contro la riforma della sicurezza sociale diventate un grido nazionale per i cambiamenti democratici. Fino ad ora negli scontri e nelle repressioni sono stati assassinati più di 170 nicaraguensi, tra cui una famiglia intera che è stata bruciata viva a Managua.

AFRICA/KENYA - I Vescovi: occorre tendere la mano ai rifugiati

22 June 2018
Nairobi – Tendere una mano ai rifugiati, abbracciare le loro culture, condividere i beni con loro: è quanto chiede ai fedeli la Commissione per i Rifugiati, Migranti e i Marittimi della Conferenza Episcopale del Kenya , in una speciale compagna lanciata in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati, celebrata mercoledì 20 giugno. Mons. Virgilio Pante, a capo della Commissione, ha spiegato che la campagna intende creare consapevolezza tra la popolazione per accogliere e vivere una “cultura dell’incontro” con le comunità che sono fuggite dalla povertà, dalla fame, dalla violenza, dalle persecuzioni e dagli effetti dei cambiamenti climatici nella loro terra natale.“Papa Francesco ci ricorda gli atteggiamenti che tutti dovremmo avere: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ci integriamo portando la nostra lingua e le nostre usanze che arricchiscono le culture reciproche”, afferma mons. Pante in una nota pervenuta all’Agenzia Fides.“Condividere un pasto è molto più che passare del tempo con altre persone per mangiare insieme” – insiste il Presidente. “Il cibo è uno dei bisogni umani fondamentali ed è basilare per tutti noi. Si tratta di un mezzo potente che riunisce le persone in un momento di gioia, relax e di vera comunione”, aggiunge. Il Vescovo ha inoltre incoraggiato i fedeli a riflettere sulle diversità culturali delle varie etnie e usarle come strumento per promuovere l’unità e la comprensione nella società.La Giornata appena celebrata rappresenta un momento chiave nel quale viene offerto sostegno ai rifugiati. Da parte sua, il Vescovo Pante ha garantito l’impegno del KCCB nel portare speranza e miglioramenti alle parti colpite. Ha chiesto ai fedeli di “pregare per le famiglie divise e distrutte dal conflitto”, ricordando in particolare “coloro che non sono in grado di compiere il viaggio e che sono stati lasciati e tutti quelli che hanno tragicamente perso la vita”.La Giornata mondiale dei rifugiati è un'iniziativa dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati che mira a ricordare la forza, il coraggio e la perseveranza di milioni di rifugiati in tutto il mondo, ma anche a creare nelle nazioni una cultura dell’accoglienza e della condivisione.

AMERICA/MESSICO - Il Vescovo di Tepic per le elezioni: “uniti possiamo costruire un Messico prospero, di pace e di giustizia”

22 June 2018
Tepic – “Il primo luglio avremo una giornata elettorale storica. È un processo elettorale molto importante, in cui i cittadini avranno l'opportunità di eleggere i nostri futuri governanti nei diversi ambiti: Presidente della Repubblica, Senatori, Deputati, Governatori e Presidenti dei Comuni in alcuni Stati. Il futuro del Paese è nelle vostre mani. Per questo vi invito ad esercitare la vostra sovranità con responsabilità e intelligenza”: l’esortazione viene dal Vescovo di Tepic, Sua Ecc. Mons. Luis Artemio Flores Calzada, in una lettera rivolta a tutti i cittadini messicani in età di votare, invitandoli ad esprimere il loro voto in modo “libero, personale, segreto”.Nella lettera, pervenuta all’Agenzia Fides, il Vescovo riconosce che “c'è disincanto tra i messicani per la politica, ecco perché è molto importante che tutti noi ridiamo alla politica la sua dignità e che i candidati eletti facciano lo stesso”. Quindi ricorda l’importanza di “scegliere buoni governanti, di conoscere bene i candidati, non lasciarsi influenzare da niente o da nessuno, nemmeno dai sondaggi”.“Un politico autentico – sottolinea il Vescovo - è quello che cerca il bene di tutti: il bene di ogni persona e il bene comune; rispetta la dignità della persona e i suoi diritti fondamentali, quali la vita dal grembo materno alla morte naturale, una vita dignitosa in cui nessun cittadino è escluso dai beni di base per il suo sviluppo, come cibo, lavoro, alloggio, salute, educazione. Anche il diritto alla libertà religiosa è importante”. Tra le altre caratteristiche del politico elencate da Mons. Flores Calzada, figura la capacità di saper ascoltare le persone e farle partecipare alla promozione dello sviluppo umano, di saper unire i cittadini e non dividerli, integrare tutte le forze e tutti i cittadini… “In breve, deve amare la gente e cercare il bene delle persone, non i propri interessi, e circondarsi di persone oneste e preparate che restituiscano alla politica la sua dignità”.Il Vescovo rileva quindi come il Messico, e in particolare gli stati di Nayarit e Jalisco, dove si trova la sua diocesi di Tepic, “sono stati flagellati da violenze, rapimenti, insurrezioni, traffico di droga, impunità, corruzione, femminicidio”; molti vivono nella povertà senza avere il minimo da mangiare, una casa decente, un salario equo e la sicurezza sociale. I migranti vengono maltrattati e espropriati. “Sono sfide che devono muoverci a lavorare tutti insieme: governo, società civile, Chiesa, per sradicare questi mali e cercare un vita decente per tutti” sottolinea il Presule.Nonostante questi aspetti preoccupanti, Mons. Flores Calzada mette in risalto: “noi messicani abbiamo una grande ricchezza culturale, compresi i popoli originari, ma soprattutto, la grande ricchezza che abbiamo sono i giovani…diamo loro l'opportunità di partecipare alla costruzione di un Messico più fraterno, giusto, solidale e pacifico”. I futuri governi quindi si impegnino a promuovere politiche a favore della famiglia, che è “l'istituzione più importante nell'educazione dei cittadini e dei cristiani” in cui si imparano a vivere “i valori della pace, della giustizia, della solidarietà e dell'amore, di cui ha tanto bisogno il nostro Messico”. E’ necessaria anche “un'istruzione di qualità per tutti i messicani”, valorizzando e stimolando gli insegnanti, e la promozione di centri sanitari, per tutti, ed una cura speciale per il creato, la nostra casa comune, come ci dice Papa Francesco.“Per sradicare la povertà – prosegue -, lo strumento migliore è la creazione di fonti di lavoro, con salari equi per tutti i settori della società: contadini, pescatori, insegnanti, fornitori di servizi; e gli imprenditori sappiano creare fonti di lavoro con responsabilità sociale, cercando il bene dei loro lavoratori e delle comunità”.Mons. Flores Calzada conclude la sua lettera invitando all’unità e alla pace, insieme a coloro che saranno eletti, perchè “uniti possiamo costruire un Messico prospero, di pace e di giustizia”, ed invita i credenti a pregare “perchè Dio ci illumini a eleggere correttamente i nostri governanti”.

ASIA/FILIPPINE - Oltre 200 preti chiedono il porto d'armi

22 June 2018
Manila - Oltre 200 tra sacerdoti cattolici e pastori di altre denominazioni cristiane hanno fatto domanda per avere il porto d'armi nelle Filippine: lo rende noto il Direttore generale della Polizia filippina, Oscar Albayalde. Secondo i dati diffusi, l'ufficio della Polizia che rilascia le licenze sulla detenzione di armi da fuoco ha ricevuto nell'ultimo anno le domande di 188 sacerdoti cattolici e 58 ministri di altre comunità cristiane. "Come autorità costitutita, possiamo accogliere richieste debitamente qualificate, consentendo la detenzione di armi a membri del clero e a capi di congregazioni religiose", ha detto Albayalde, specificando che finora nessuna delle domande è stata ancora approvata.Le richieste di porto d'armi tra i preti hanno avuto una impennata a causa degli omicidi di sacerdoti che hanno funestato il paese: tre in sei mesi . Albayalde ha chiarito che la Polizia non è a conoscenza di eventuali minacce di morte ricevute da quanti hanno fatto domanda per ottenere le armi e ha specificato che la Polizia è disponibile anche a "fornire un training ai leader religiosi che desiderano possedere armi da fuoco". Secondo la nuova legge sulla proprietà delle armi, i preti sono tra i professionisti ai quali è permesso portare armi da fuoco. Nel provvedimento, siglato dall'ex presidente Benigno Aquino III nel 2014, tra le categorie di professionisti che possono ottenere una licenza si includono giornalisti, commercialisti, procuratori, avvocati, medici e altri.Nei giorni scorsi, Vescovi e leader religiosi hanno detto che preti e agenti pastorali non hanno bisogno di portare armi da fuoco per la propria protezione o per legittima difesa . Il Vescovo Jose Oliveros, alla guida della diocesi di Bulacan, ha detto che i preti dovrebbero essere "uomini di pace, non di guerra ". Il Presidente della Conferenza episcopale delle Filippine, l'Arcivescovo Romulo Arguelles ha detto che i sacerdoti "affrontano sempre il pericolo di morte nell'esercizio del loro ministero", ma non devono portare armi, bensì "essere pronti a donare la propria vita a Cirsto".

AFRICA - Il rispetto della persona e dell’ambiente, secondo il Vangelo, a beneficio di tutti

21 June 2018
Kara – “I numerosi decessi registrati in Costa d'Avorio in questi giorni a causa delle inondazioni dovute a forti piogge, invitano ancora una volta ad esaminare seriamente il problema della crisi ecologica e il suo impatto negativo sulla popolazione africana”, dice a Fides padre Donald Zagore, teologo, della Società Missioni Africane. “Oggi si passa da siccità a piogge con un avvicendarsi delle stagioni che porta devastazione ed effetti catastrofici per la vita degli africani”, continua p. Donald commentando l’attuale allerta lanciato dal presidente ivoriano Alassane Ouattara in risposta alle inondazioni che hanno flagellato il sud del paese, provocando la morte di almeno 20 persone. Ouattara ha infatti invitato i cittadini a seguire le linee guida precauzionali, avvertendo che le aree abitative situate nelle aree a rischio e nei pressi delle strutture di drenaggio dell’acqua saranno sgomberate. La città di Abidjan è stata la più colpita dalle inondazioni seguite alle forti piogge cadute nella notte tra il 18 e il 19 giugno. Nuove precipitazioni nel paese sono previste nel fine settimana. “Nel suo universo cosmologico l’uomo africano ha sempre vissuto in vera armonia, in perfetta simbiosi con la natura. L'africano è l’uomo della natura. Egli trae dalla natura gli elementi di base necessari per la sua sussistenza in termini di cibo e salute”, aggiunge il missionario. “L’attuale situazione è drammatica come altrettanto drammatico è vedere quanto la natura, che ieri era amica degli africani, sia diventata ostile a lui. Dal suo status di fonte di vita, la natura è diventata una fonte di morte. Per l’uomo africano la sfida ecologica è cruciale. Dobbiamo lavorare per ripristinare il legame quasi ontologico tra l’africano e la natura. Ciò implica fondamentalmente un risveglio ecologico della coscienza che porterà tutti ad adottare comportamenti radicalmente ecologici senza i quali continueremo a piangere i nostri morti. Comportamenti ecologici che fanno parte di una reale consapevolezza che le nostre azioni sull’ambiente influenzano sia le nostre vite sia le nostre stesse persone. Per questo va detto forte e chiaro che le nostre azioni politiche, economiche e tecnologiche devono fondarsi su solidi valori morali, privi di ogni fattore di corruzione e di una corsa feroce al materialismo. Queste azioni devono essere ispirate al Vangelo della verità, della giustizia, del bene comune, che promuovono il rispetto della dignità della persona umana e dell'ambiente e a beneficio di tutti” conclude Zagore.

AFRICA/TANZANIA - Nomina dell’Arcivescovo Coadiutore di Dar-es-Salaam

21 June 2018
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Arcivescovo Coadiutore dell’arcidiocesi di Dar-es-Salaam S.E. Mons. Jude Thaddaeus Ruwa’ichi, O.F.M. Cap., finora Arcivescovo di Mwanza.

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Una ventina di vittime per le inondazioni ad Abidjan; la solidarietà della Chiesa

21 June 2018
Abidjan - È di almeno 20 morti il bilancio delle inondazioni che si sono abbattute nella notte tra il 18 e il 19 giugno su Abidjan. Tra le aree più colpite della capitale economica ivoriana c’è il comune di Cocody, dove la popolazione ha cercato rifugio suoi tetti delle case alluvionate, mentre decine di persone sono state accolte nella locale parrocchia “Sacra Famiglia”.Anche altre parrocchie hanno aperto le loro strutture per accogliere gli alluvionati, ma le stesse strutture ecclesiastiche hanno subito danni causati dalle piogge torrenziali. Sui social media sono sorti gruppi di preghiera e di sostegno per le vittime delle inondazioni di Abidjan. Le forti piogge si sono abbattute su Abidjan e dintorni dalle 23 del 18 giugno fino alle 6 del mattino del 19 giugno prendendo gli abitanti alla sprovvista.Le condizioni climatiche però non sono le uniche responsabili del disastro. Sotto accusa infatti sono le scarse o del tutto inesistenti opere di scolo e di canalizzazione delle acque reflue e l’urbanizzazione selvaggia, specie in un’area come quella delle Riviera Palmeraie, facente parte del comune di Cocody, caratterizzata da un terreno sabbioso - argilloso, che non è in grado di assorbire grandi quantità di pioggia.

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