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AFRICA/GHANA - “La celebrazione dell’Eucaristia deve essere sempre solenne” ammonisce il Cardinale Onaiyekan

Accra - Il Card. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja ,ha ammonito i cattolici in Africa a mantenere la celebrazione della Santa Eucaristia nel modo più solenne possibile.Il Cardinale è intervenuto all’inaugurazione del 4 ° Congresso Eucaristico Nazionale nella diocesi di Jasikan nella Regione Volta, dove hanno partecipato oltre 10.000 pellegrini di tutte le 20 Diocesi del Ghana. Il tema del congresso, dalla durata di sei giorni, era "L'Eucaristia e la Nuova Evangelizzazione".Il Cardinale Onaiyekan ha ricordato che il Concilio Vaticano II ha dato la possibilità alle Chiese locali a esaminare il patrimonio tradizionale della fede e della religione del loro popolo e di portare alcuni di questi elementi nella celebrazione dell'Eucaristia partendo dall'uso delle lingue locali.Ma queste aperture non consentono di trasformare la Messa in un divertimento sociale o discoteca. “Anche quando suoniamo i tamburi africani, è sempre importante mantenere la solennità che la Santa Eucaristia merita” ha sottolineato il Cardinale. “A questo proposito- ha aggiunto- facciamo bene a tornare alle tradizioni religiose del nostro popolo. Ritornando alla nostra tradizione spirituale che ha ispirato i nostri progenitori a esprimere la loro fede in Dio. con musica e danza, ci accorgiamo che queste sono intese appunto per questo scopo, e non per una generica festa quotidiana o sociale, ha sottolineato il Cardinale.“Ora che non abbiamo più paura di scavare nei patrimoni spirituali dei nostri antenati, troveremmo facilmente dei tesori che lo spirito del Signore ha messo nella mente dei nostri popoli prima che la fede cristiana arrivasse”.“Una delle preoccupazioni di questo Congresso Eucaristico è quella di elaborare un programma così chiaro. In ogni nuova era dell'evangelizzazione, però, l'Eucaristia è celebrata e adorata, e non ci può essere evangelizzazione senza l'Eucaristia, e pertanto nessuna nuova evangelizzazione che non prenda seriamente l'Eucaristia”, ha affermato il Cardinale OnaiyekanHa aggiunto che i cattolici hanno bisogno di uscire creativamente con nuovi metodi di evangelizzazione poiché ci sono nuove possibilità che sono ora disponibili, soprattutto attraverso le nuove tecnologie di comunicazione. Il Cardinale Onaiyekan ha invocato i cattolici a mettere da parte l'atteggiamento della pigrizia spirituale, facendo poco o niente, o semplicemente cercando di fare del loro meglio per stare lontano dal peccato e sfuggire all'inferno.

AFRICA/ANGOLA - Attesa per l’esito delle elezioni che determineranno il successore di dos Santos

Luanda - Attesa in Angola per i risultati delle elezioni parlamentari tenutesi ieri, 23 agosto, che determinerà la scelta del nuovo Capo dello Stato, destinato a succedere a Eduardo dos Santos, al potere da 38 anni. Alle urne sono stati chiamati circa 9,3 milioni di votanti registrati per eleggere l'Assemblea Nazionale di 220 membri; il partito vincitore eleggere il Presidente. Il partito al governo, MPLA , ha designato come successore di Dos Santos, Joao Lourenco, il Ministro della Difesa .Alla vigilia del voto i Vescovi della Conferenza Episcopale di Angola e Sao Tomé hanno ribadito l'appello ai partiti in competizione e ai cittadini, perché le elezioni si svolgano pacificamente, in modo da rispecchiare la maturità politica e democratica degli angolani.E in effetti non sono stati registrati incidenti di rilievo durante le operazioni di voto.Sua Ecc. Mons. António Francisco Jaca, Vescovo di Caxito e Segretario generale della CEAST, aveva chiesto agli angolani di continuare a vivere in pace e di fare in modo che “le elezioni diventino una festa della democrazia. Viviamo un momento di rafforzamento della nostra coesistenza pacifica come figli dello stesso Paese”.Mons. Jaka ha esortando “a crescere come Paese, mostrando maturità democratica e dimostrando che siamo in grado di andare avanti”. “Possiamo camminare insieme come fratelli angolani senza ricorrere alla violenza, votando secondo coscienza, una volta presa conoscenza dei programmi dei partiti” ha concluso.

AFRICA/NIGERIA - L’Arcivescovo di Kaduna:“Il governo deve rifondere la Chiesa dei danni provocati da Boko Haram”

Abuja -“Negli ultimi sei anni, i ribelli di Boko Haram hanno attaccato chiese e altri luoghi cristiani nel nord, ma il governo federale deve ancora rifondere le vittime” denuncia Sua Ecc. Mons. Matthew Man-oso Ndagoso, Arcivescovo di Kaduna, parlando a nome dei Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Kaduna , nel nord della Nigeria, al termine della loro sessione plenaria, che si è tenuta presso la cattedrale di Minna.Di fronte ai giornalisti Mons. Ndagoso ha affermato: “voglio informarvi che la Chiesa cattolica non ha ricevuto nessun aiuto da parte del governo federale per i danni subiti”.Il primo assalto luoghi di culto cattolici compiuto Boko Haram in Nigeria risale al 25 dicembre 2011, quando è stata attaccata la chiesa di Santa Teresa di Madalla . “L'anno scorso, alcuni ragazzi hanno attaccato la chiesa cattolica di St. Philips, Bakin Iku, vicino a Suleja, distruggendo proprietà valutate diversi milioni di Naira. Nessuno ha simpatizzato con noi ", ha ricordato l’Arcivescovo.Mons. Ndagoso ha affermato che il governo federale deve essere responsabile dell'assistenza alle chiese e alle vittime.

AFRICA/SUD SUDAN - Il Vescovo Ausiliare di Juba: “Il governo è il maggior responsabile delle sofferenze della guerra”

Juba -“Il governo è il promotore della guerra, e la popolazione ne soffre le conseguenze ” denuncia Mons. Santo Loku Pio Doggale, Vescovo ausiliare di Juba, in un’intervista al National Catholic Reporter.“I civili sono brutalmente maltrattati e coloro che sono vittime della violenza non possono fare ricorso alla giustizia. È un grosso disastro” ha aggiunto.La guerra civile scoppiata nel dicembre 2013 tra il Presidente Salva Kiir e l’ex Vice Presidente Riek Machar ha provocato migliaia di vittime e lo sfollamento di quasi 2 milioni e mezzo di persone.Il conflitto ha assunto una dimensione etnica, dato che i due contendenti hanno fatto appello ai loro rispettivi gruppi etnici di provenienza: Dinka per Kiir e Nuer per Machar.“Il sangue della tribù è più denso dell’acqua del Battesimo” ammette Mons. Doggale. “Il nostro governo è cattolico. Leggono la Bibbia. Vanno a Messa. Ma quanto mettono in pratica gli insegnamenti evangelici?” chiede il Vescovo.

AFRICA/SUDAFRICA - Oltre 70.000 posti di lavoro persi nel solo settore minerario in 2 anni: allarme di “Giustizia e Pace”

Johannesburg - “Siamo profondamente preoccupati per il livello di disoccupazione nel nostro Paese” afferma una dichiarazione firmata da Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberly e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” della SACBC . “In tutti i settori della nostra economia stanno sparendo posti di lavoro e si stanno ampliando le file dei disoccupati ad un tasso accelerato e allarmante. Solo nel settore minerario, più di 70.000 minatori hanno perso il lavoro negli ultimi due anni. Sentiamo il dolore delle migliaia di sudafricani che sono disoccupati e quelli che sono vittime del ridimensionamento aziendali denuncia “Giustizia e Pace”.Mons. Gabuza propone “un’azione strategica decisiva per invertire l’escalation della crisi lavorativa. Ci uniamo quindi agli appelli per un vertice sul lavoro per discutere la riduzione dei posti lavorativi e le misure per espandere la creazione di posti di lavoro in questo difficile ambiente economico”.Mons. Gabuza chiede inoltre “una moratoria dei ridimensionanti aziendali in tutti i settori” nell’attesa del vertice tra governo, imprenditori, sindacati e parti sociali sul lavoro.Ma il vertice deve essere solo un primo passo verso l’adozione di riforme macroeconomiche che porti alla creazione di nuovi impieghi. “Il nostro Paese ha bisogno di un quadro macroeconomico che è sia sempre più in grado di assorbire la crescente forza lavoro e sia equo nei suoi modelli di distribuzione”.“Riteniamo che gli sforzi per attenuare gli effetti della crisi in materia di disoccupazione sulle famiglie vulnerabili debbano essere rafforzate attraverso un ampio e sostenuto accesso alla protezione sociale. Condanniamo pertanto i ritardi nell'attuazione del disegno di legge sulla modifica dell'assicurazione contro la disoccupazione che è stata rimandata al Parlamento” conclude la dichiarazione.

AFRICA/CONGO RD - “No a elezioni entro il 2017 nella RDC” affermano i Paesi dell’Africa Australe

Kinshasa - Non è possibile organizzare entro la fine del 2017 le elezioni nella Repubblica Democratica del Congo. È quanto ha constatato la Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe nel vertice che si è concluso domenica 20 agosto a Pretoria, in Sudafrica.I Capi di Stato dei 15 Paesi aderenti alla SADC dopo aver accertato l’esistenza di problematiche che impediscono la tenuta delle elezioni entro dicembre, senza però specificarle, hanno approvato la nomina di un loro inviato speciale nella RDC, che avrà il compito di “seguire il processo elettorale”.Il Presidente sudafricano, Jacob Zuma, ha chiesto alla Commissione Elettorale Indipendente di rendere noto il calendario elettorale aggiornato. L’indicazione della SADC è conforme a quanto dichiarato dalla CENI ma va contro alla recente presa di posizione di Stati Uniti, Consiglio di Sicurezza dell’ONU e Unione Europea che auspicano la tenuta delle elezioni presidenziali entro la fine dell’anno, in conformità degli accordi di San Silvestro . Nel frattempo l’opposizione che non ha aderito al governo di unità nazionale ha varato un calendario di proteste per esigere le dimissioni del Presidente Kabila entro il 31 dicembre .

AFRICA/NIGERIA - “Stop alla propaganda violenta che rischia di affondare il Paese”: appello dei Vescovi all’unità nazionale

Abuja - “Basta battere il tamburo di guerra”. È il titolo della dichiarazione firmata da Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos, e da Sua Ecc. Mons. William Amove Avenya, Vescovo di Gboko, rispettivamente Presidente e Segretario della Conferenza Episcopale della Nigeria, che, a nome di tutti i Vescovi nigeriani, esprimono forte preoccupazione per lo stato della Federazione Nigeriana, attraversata da forti tensioni etniche, secessioniste e sociali a 50 anni dalla scoppio della guerra del Biafra .Proprio facendo riferimento a quel conflitto, i Vescovi ammoniscono “dobbiamo imparare dalla tragica esperienza della guerra civile, con la distruzione di un gran numero di vite e di proprietà e i cui effetti si possono ancora notare ai nostri giorni” per evitare che le attuali tensioni sfocino in una nuova tragedia nazionale. “Senza dubbio- scrivono i Vescovi- negli ultimi due anni la vita nazionale nigeriana ha visto l’aumento di agitazioni etniche e regionali che si sono aggiunte alle precedenti tensioni politiche, religiose, etniche e sociali”. Queste tensioni “ tracciano il quadro di una nazione agitata nella quale diversi componenti della popolazione si sentono esclusi o emarginati”.Tra gli esclusi vi sono in particolare vasti strati della popolazione giovanile. “Non è un segreto per nessuno che la situazione della Nigeria non appare promettente alle giovani generazioni” afferma il documento. “Questo è causato dalla monumentale scala di avidità e di corruzione della nostra classe politica più anziana che continua a provocare rabbia e sdegno nei giovani. La democrazia viene rafforzata quando la classe politica, le elite e gli anziani raggiungono un consenso per garantire la coesione nazionale e un senso di appartenenza inclusivo di tutti”.“Coloro che si sentono emarginati o oppressi non devono però trarre un indebito vantaggio della libertà di espressione, esprimendo dichiarazioni incendiarie che minacciano l’unità e la sopravvivenza del Paese” avvertono i Vescovi. “Basta battere il tamburo di guerra. La guerra è un vento malato che porta a nessuno alcune beneficio. Dobbiamo impegnarci in forme più costruttive di comunicazione e di dialogo all'interno di un quadro democratico che respinga il pregiudizio, l'intolleranza o l'esibizione di un senso di superiorità sugli altri” concludono i Vescovi.

AFRICA/SIERRA LEONE - I Vescovi: “Preghiamo per i defunti e auspichiamo una conversione ecologica per evitare nuove tragedie”

Freetown -“I nostri cuori e le nostre preghiere sono rivolti alle famiglie dei defunti e a tutti coloro che sono rimasti senza casa, così come coloro che sono stati gettati nella squallida povertà da questo disastro” scrivono i Vescovi della Sierra Leone, nel messaggio di condoglianze per la tragedia accaduta nella notte tra il 13 e il 14 agosto, quando un costone della montagna chiamata “il filone di pane” è crollato sul villaggio di Regent .Nel messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, si sottolinea la responsabilità dell’uomo nel prevenire questi disastri, provocati spesso da incuria, disboscamento selvaggio e da abusivismo edilizio: “L'enciclica di Papa Francesco, Laudato Sì, obbliga le nostre coscienze collettive a promuovere la vera conversione ecologica e a vivere in pace con la natura. I cittadini della Sierra Leone hanno la responsabilità di curare la "nostra casa comune”.“La Chiesa cattolica, attraverso la Caritas, in collaborazione con le agenzie cattoliche di sviluppo, collaborerà e supporterà il governo nei suoi sforzi per ridurre le sofferenze dei nostri compatrioti” continua il messaggio che conclude promettendo di “continuare a pregare per le anime di tutte le vittime”.Il bilancio delle vittime si avvicina ora a 600 morti, dei quali circa 450 sono stati recuperati.

ASIA/LIBANO - La statua gigante di Saint Charbel trasportata sulle alture di Kesrouan

Beirut - È giunta sulle alture di Kesrouan, la statua gigante di Saint Charbel, Santo libanese caro alla tradizione maronita. La statua è stata trasferita domenica mattina da Haret Sakhr, a nord di Jounieh, fino a Faraya, sulle alture di Kesrouan,Per consentire il trasporto della scultura, alta 27 metri, larga 7 e pesante 40 tonnellate, si è reso necessario l’adozione di speciali restrizioni alla circolazione lungo l’autostrada che conduce a Faraya.La statua, opera dell’artista libanese Naef Alwan, non è ancora completata; le mani verranno installate in seguito. Il 14 settembre, Esaltazione della Santa Croce, si terrà una Messa nel corso della quale la statua verrà consacrata.

AFRICA/KENYA - “Morire per le elezioni è inaccettabile”: la condanna dei Vescovi delle violenze post-elettorali

Nairobi - L’opposizione keniana ha presentato ricorso alla Corte Suprema per la vittoria del Presidente uscente Uhuru Kenyatta nelle elezioni presidenziali dell’8 agosto da lui vinte contro Raila Odinga. Quest’ultimo ha contestato il risultato elettorale denunciando brogli nel voto elettronico . L’11 agosto la Commissione Elettorale Indipendente ha dichiarato la vittoria di Kenyatta con 54,27% dei voti contro Odinga che aveva ottenuto il 44,74%.In alcune aree del Kenya erano esplose violenze che hanno provocato almeno 28 morti “Perdere anche una sola vita a causa delle elezioni è abominevole” hanno dichiarato i Vescovi del Kenya in un comunicato pubblicato il 17 agosto. “Ferire e mutilare qualsiasi persona è inaccettabile. Non si deve permettere che accadano cose simili una società civile come il Kenya”.Sotto accusa sono anche le unità della polizia antisommossa il cui intervento in almeno due casi, avrebbe provocato la morte di due bambine di sei e dieci anni. I Vescovi hanno condannato i funzionari di sicurezza che hanno brutalmente affrontato i manifestanti quando invece era loro compito proteggerli, una mossa che ha portato alla "perdita dolorosa di vite, alle barricate nelle strade e alla distruzione di proprietà".I Vescovi hanno altresì ringraziato i keniani che si sono recati in massa a votare, dimostrando “senso del patriottismo e amore per la nostra nazione”.

AMERICA/VENEZUELA - "A Puerto Ayacucho 37 detenuti massacrati in modo pianificato", denuncia Mons. Reyes

Puerto Ayacucho – "Queste persone sono state massacrate in modo pianificato", ha detto il Vicario Apostolico di Puerto Ayacucho , Mons. Jonny Eduardo Reyes Sequera, S.D.B riguardo al massacro di mercoledì scorso nel carcere di Puerto Ayacucho dove sono morte 37 persone."Qui parliamo di una tragedia grave, perché sono vite umane, perché quando si paga gruppi armati per andare ad ammazzare la gente, è una cosa pianificata", ha ribadito Mons. Reyes, incontrando ieri, domenica 20 agosto, la stampa locale."Non si tratta di polli o gatti, sono persone, e neppure sappiamo se sono solo 37. Sentiamo da tutti telegiornali ciò che è accaduto a Barcellona, ma in Venezuela?, cosa succede veramente qui?", ha detto Mons. Reyes.Secondo le agenzie, 37 reclusi sono morti durante un intervento di un’unità antisommossa della polizia venezuelana nel carcere di Puerto Ayacucho, capitale dello stato di Amazonas, nel sud del Paese. Lo ha reso noto su Twitter il governatore dello Stato, Liborio Guarulla. La stampa locale aveva informato che prima dell'intervento armato, un gruppo di detenuti aveva presso il controllo del carcere.

AFRICA/SIERRA LEONE - “Disboscamento e costruzioni illegali all’origine della tragedia del Regent” dice un missionario

Freetwon -“Come sempre ci si chiede se qualcosa si poteva evitare e se la saggezza umana avrebbe potuto salvare tante vite umane e tante cose costruite con fatica e duro lavoro” scrive all’Agenzia Fides p. Gerardo Caglioni, missionario saveriano con una lunga esperienza in Sierra Leone, commentando la tragedia accaduta nella notte tra il 13 e il 14 agosto, quando un costone della montagna chiamata “il filone di pane” è crollato sul villaggio di Regent provocando almeno 500 morti. “Questo villaggio è all’origine della comunità criola della Sierra Leone ed è stato uno dei primi centri dove si erano stabiliti dei gruppi di schiavi liberati. Lì si era formata anche la prima scuola cristiana di queste comunità, la “Christian Institution”, che presto si svilupperà e diventerà la prima università dell’Africa nera, il “Fourah Bay College”. Questa si meriterà presto l’ambito titolo di Atene d’Africa” sottolinea p. Caglioni. Ecco le sue considerazioni su quanto accaduto:“Per chi ha vissuto, come me, per anni in quella terra ed ha operato intorno a quell’area tanto da conoscerla un poco, viene subito alla mente lo spettacolo di quasi 40 anni fa e quello del mio ultimo viaggio dello scorso anno. Intere colline rapate a zero e private di tutto il verde che una montagna o una collina necessariamente porta sempre con se. Anni fa vedevamo fumi segnalatori di attività di disboscamento per la preparazione della carbonella che serviva per cucinare. In tanti anni la foresta pluviale è stata inghiottita e tutto ciò che conteneva il terreno è venuto semplicemente meno. Ma se poi si pensa che su quelle colline pelate si sono costruite case di ogni dimensione senza un piano regolatore, senza strade e drenaggio o fogne, senza un minimo di legge per contenere ogni genere di abuso edilizio.Dove sono le scuole, gli ambulatori, i luoghi della comunità e di rifornimento? Dove attingono acqua per le varie necessità, soprattutto nel periodo secco? Tanti interrogativi senza risposta, nessun piano di crescita e di sviluppo, nessun piano per i momenti di emergenza.Passando ad un altro aspetto, a quello della spazzatura. Ogni anno si vedono per le vie della città di Freetown montagne di spazzatura con plastica di ogni tipo. Nella stagione secca si “gusta” l’odore asfissiante del materiale che si decompone per la calura. Durante le piogge, spesso, si vede tutta la città, posta sui pendii di un grosso promontorio che si spinge in mare, inondata da ammassi di cose varie che turano i canali di scolo e allagano parti essenziali delle vie di comunicazione.Infine, si deve dire, i governanti devono assumere le proprie responsabilità nell’amministrare questo territorio che contiene un milione e mezzo di abitanti e che sta per scoppiare come una bomba preparata per esplodere. Si dovrà pianificare e limitare l’ingresso a nuovi abitanti per concedere un minimo di sicurezza e di vita decente a chi già vi risiede. Una pianificazione per le aree occupate va ripensata e una politica della popolazione implementata. Non si deve piangere per gli errori non corretti proprio quando si possono e si devono evitare” conclude.

AMERICA/PARAGUAY - “La giustizia non arriva a Chaco” denuncia il Vicario Apostolico

El Chaco – Mons. Gabriel Narciso Escobar Ayala, S.D.B., Vicario Apostolico di Chaco Paraguayo ha denunciato l'irresponsabilità nella gestione giudiziaria dei difensori pubblici che hanno vinto il concorso per lavorare nel dipartimento del Alto Paraguay. La maggior parte dei vincitori del concorso, una volta ottenuta la posizione, grazie a favori politici, riesce ad evitare di lavorare nella zona e ottengono di essere spostati in altre regioni.In una nota inviata all’Agenzia Fides, Mons. Escobar, ricorda che l’ufficio del difensore pubblico, costituito in quel dipartimento nel 2015, prevede quattro difensori. Da quella data solo uno lavora effettivamente nella zona, gli altri tre operano in altre regioni."È vero che in questo dipartimento la popolazione è scarsa, ma la sua grande estensione, molto più ampia di altre regioni del Paese, rende impossibile ad una sola persona fornire assistenza a tutti i suoi abitanti", ha detto Mons. Escobar."Ci sono molte persone umili nella zona, specialmente coloro che lavorano negli allevamenti, o come operai e che vengono sfruttati dai datori di lavoro e non ricevono lo stipendio che meritano per legge. Queste persone, senza assistenza legale, si rivolgono al Vescovo perché non possono permettersi di assumere un avvocato privato, ma quello che io posso dare loro è solo l’assistenza spirituale" ha concluso Mons. Escobar.

AMERICA/CILE - Il vescovo di Villarrica chiede di fermare definitivamente la violenza a La Araucania

Temuco – Come ogni 15 agosto, migliaia di fedeli si sono riuniti in varie parti del paese per celebrare la festa dell'Assunzione della Vergine Maria, che nella tradizione cristiana cilena è molto sentita. A La Araucanía, i fedeli, soprattutto giovani che lavorano in campagna e rappresentanti delle comunità Mapuche, si sono recati al Santuario di Metrenco, a 10 km da Temuco. Lì, il vescovo della diocesi di Villarrica , Mons. Francisco Javier Stegmeier Schmidlin, si è rivolto ai fedeli parlando sulla violenza nella zona: "Dobbiamo parlare con i gruppi minoritari, con quelli pochi che cercano ancora la violenza e chiedere loro di smettere di usare questi mezzi e di ricorrere alla convivenza sana, che è il dialogo con le autorità perché ora è il momento di valorizzare la vita".In Cile sebbene va avanti il "Piano Araucania" , purtroppo ci sono dei piccoli gruppi che in modo violento pretendono farsi sentire, come il caso dell'ultima chiesa bruciata alla fine del mese scorso .

ASIA/FILIPPINE - Condanna da Mons. de la Peña all'uso di ostaggi come bombe umane

Manila – Un vescovo cattolico ha deplorato i presunti piani del gruppo Maute, ispirato dallo "stato islamico", che prevede usare degli ostaggi civili come attentatori suicidi contro le forze di sicurezza. La nota pervenuta dalla Conferenza Episcopale delle Filippine riferisce che Mons. Edwin de la Peña y Angot, M.S.P., vescovo della prelatura di Marawi ha detto che queste azioni "disperate" da parte dei militanti meritano una forte condanna."Orribile! Da condannare! Questi terroristi sono davvero disperati e per questo lo stanno facendo", ha detto Mons. de la Peña."Quello che fanno è tremendo e sperano poi che il governo li ascolti", ha detto.Mentre la situazione di scontri continua, i militari hanno dichiarato che meno di 40 militanti rimangono nella zona di guerra quasi tre mesi dopo che centinaia di uomini armati hanno cercato di assumere la città .Secondo i rapporti, circa 46 civili sono stati ostaggi dai terroristi, tra cui il sacerdote cattolico padre Teresito "Chito" Suganob, il Vicario Generale della prelatura di Marawi.

ASIA/SRI LANKA - Impegno e generosità, 30 anni dell’Opera della Santa Infanzia nello Sri Lanka

Maradana – 1.500 partecipanti guidati dallo slogan "Ti ho chiamato per nome per essere mio discepolo" hanno celebrato i 30 anni dell'Opera della Santa Infanzia nello Sri Lanka, che si è svolta il 29 luglio 2017 presso il Collegio San Giuseppe a Maradana con la presenza di Sua Eminenza Malcolm Cardinal Ranjith.Tutti i partecipanti hanno sperimentato ciò che significa il vero amore di Gesù espresso nel contributo verso la Santa Infanzia. L'incontro ha coinvolto i precedenti Collaboratori: direttori nazionali, direttori diocesani, animatori passati e presenti. Alcuni di questi testimoni particolari: un coordinatore ordinato Sacerdote e un'altra coordinatrice consacrata suora. Presenti anche i precedenti membri dello staff delle Pontificie Opere Missionarie.L'evento è stato organizzato dai membri dello staff dell'Ufficio Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, Sri Lanka sotto la guida del suo Direttore Nazionale, padre Basil Rohan Fernando.

AMERICA/SRI LANKA - Impegno e generosità, 30 anni dell’Opera della Santa Infanzia nello Sri Lanka

Maradana – 1.500 partecipanti guidati dallo slogan "Ti ho chiamato per nome per essere mio discepolo" hanno celebrato i 30 anni dell'Opera della Santa Infanzia nello Sri Lanka, che si è svolta il 29 luglio 2017 presso il Collegio San Giuseppe a Maradana con la presenza di Sua Eminenza Malcolm Cardinal Ranjith.Tutti i partecipanti hanno sperimentato ciò che significa il vero amore di Gesù espresso nel contributo verso la Santa Infanzia. L'incontro ha coinvolto i precedenti Collaboratori: direttori nazionali, direttori diocesani, animatori passati e presenti. Alcuni di questi testimoni particolari: un coordinatore ordinato Sacerdote e un'altra coordinatrice consacrata suora. Presenti anche i precedenti membri dello staff delle Pontificie Opere Missionarie.L'evento è stato organizzato dai membri dello staff dell'Ufficio Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, Sri Lanka sotto la guida del suo Direttore Nazionale, padre Basil Rohan Fernando.

AMERICA/PARAGUAY - Festa della Assunta, Mons. Valenzuela: “c’è un’indifferenza globalizzata!”

Asuncion – Una folla di fedeli ha festeggiato la festa della Vergine dell'Assunta, patrona del Paraguay. Gli atti festivi cominciarono con la processione nautica da Sajonia al Porto di Asuncion e da lì i fedeli portarono l'immagine della Madonna fino la Cattedrale. Un numero grande di Studenti di istituzioni cattoliche hanno partecipato attivamente all'evento.Nella sua omelia, l'arcivescovo di Asuncion, Mons. Edmundo Ponziano Valenzuela Mellid, S.D.B., ha lamentato l'iniquità che prevale nel nostro paese, dove la povertà estrema è cresciuta da circa 850.000 persone, abbandonate al loro destino e alla mancanza di distribuzione equa della ricchezza. "La situazione, ha aggiunto l'arcivescovo, sta arrivando a vedere intorno a noi un'indifferenza globalizzata!".Poi ha segnalato alcuni di questi elementi che vive la società in Paraguay: la perdita dei valori umani e cristiani, la distruzione della famiglia, la vita, la diffusione della tossicodipendenza, l'alcolismo.L'evento è riuscito ha coinvolgere molta gente: contadini, universitari, fedeli delle parrocchie, studenti e famiglie, alcuni convocati per altre motivi lo stesso giorno del 15 agosto nella capitale.

AFRICA/CENTRAFRICA - I leader religiosi: “Giusta la richiesta della popolazione di Bangassou di ritirare i Caschi Blu marocchini”

Bangui - La popolazione di Bangassou chiede il ritiro del contingente marocchini di Caschi Blu dispiegato in questa città nel sud-est della Repubblica Centrafricana.“La richiesta della popolazione è fondata e conferma quella di Mons. Aguirre, Vescovo di Bangassou” ha affermato l’Imam Oumar Kobine Layama, leader della Piattaforma delle Confessioni Religiose del Centrafrica che ha fatto parte di una delegazione proveniente dalla capitale Bangui, che ha condotto un’inchiesta sulla situazione a Bangassou e dintorni. La delegazione era composta da diverse personalità della politica e dell’amministrazione statale e di rappresentanti della società civile. Come denunciato all’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, i soldati della MINUSCA , dispiegati nell’area “hanno il grilletto facile” e quando sono vittime di agguati rispondono sparando indiscriminatamente colpendo anche i civili .“La popolazione è testimone e vittima delle azioni condotte nella città di Bangassou dai militari del contingente marocchino” ha rimarcato l’Imam Layama. “La popolazione non vuole che il contingente resti a Bangassou perché i suoi componenti hanno fallito la loro missione di protezione dei civili. Sono inattivi e soprattutto passivi quando sono attaccati dai miliziani. Secondo le dichiarazioni di alcune persone, i militari marocchini sono la causa di diversi casi di assassinio perché sparano a bruciapelo sui civili che vengono qualificati come miliziani” ha proseguito l’Imam.Bangassou e dintorni sono al centro di scontri tra gli ex ribelli Seleka e i miliziani Anti Balaka, da quando sono stati ritirati i militari ugandesi e statunitensi inviati in zona per dare la caccia Joseph Koni, capo del Lord’s Resistance Army . Da mesi la cattedrale di Bangassou ospita circa duemila cittadini musulmani minacciati di morte dagli Anti Balaka .

AFRICA/RD CONGO - Due progetti d’urgenza nelle province dell’ex Katanga dove sono raddoppiati gli sfollati

Kalemie - Secondo il rapporto OCHA, in marzo erano circa 450 mila gli sfollati della provincia del Tanganyika, la più colpita tra le quattro province dell’ex Katanga dal conflitto Luba-Pigmei in corso dal 2016. A Kalemie, capoluogo di provincia, su dieci persone, sei sono sfollate. Per fare fronte al fenomeno, la ong Avis ha avviato un primo progetto per garantire educazione di qualità a 15 mila bambini di Kalemie che hanno perso tutto. Il rogetto prevede corsi di recupero, sostegno economico alle scuole situate accanto ai campi di sfollati perché possano accogliere nelle classi i nuovi arrivati, formazione a insegnanti e direttori. E poi materiali scolastici, palloni e giochi per i momenti di svago e kit per gli insegnanti. L’altro progetto di urgenza in corso di realizzazione è RRMP, acronimo per Risposta Rapida ai Movimenti di Popolazione. Si articola in sei mesi e punta a raggiungere gli sfollati nelle zone più impervie delle quattro province dell’ex-Katanga , dove altri progetti non riescono ad arrivare. L’obiettivo è fornire assistenza a chi è sfollato da meno di tre mesi: beni di prima necessità, interventi nel settore dell’educazione, della salute e dell’igiene in collaborazione con International Rescue Committee .

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