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AFRICA/ZAMBIA - “Ringraziamo i missionari che ci hanno trasmesso la fede” dice Mons. Mpundu per i 125 anni della presenza cattolica nel Paese

Lusaka -“Dobbiamo rendere un profondo omaggio ai missionari, uomini e donne dei diversi istituti religiosi e secolari, che hanno consacrato la propria vita, senza risparmiarsi, al compito di trasmettere la torcia della Fede cristiana” ha affermato Sua Ecc. Mons. Telesphore-George Mpundu, Arcivesovo di Lusaka e Presidente della Zambia Conference of Catholic Bishops , in occasione delle celebrazioni del 125esimo anniversario dell’arrivo della Chiesa in Zambia. “Noi, gli eredi beati di questa meravigliosa avventura, paghiamo con gioia il nostro debito di gratitudine verso Dio in questa occasione solenne” ha aggiunto Mons. Mpundu che ha reso omaggio anche ai fedeli locali che hanno aiutato i primi missionari a diffondere la fede, come gli interpreti, i catechisti e gli insegnanti da loro formati.Anche lo Stato ha voluto omaggiare il contributo apportato dalla Chiesa cattolica allo sviluppo del Paese in questi 125 anni. “La Chiesa cattolica ha continuato a essere un partner forte e fidato del governo non solo nell’offrire servizi sociali ma anche nel sostenere lo sviluppo integrale” ha affermato il Vice Presidente dello Zambia, Inonge Wina, sottolineando il contributo dato dalla Chiesa per la cancellazione del debito estero del Paese.Wina ha inoltre ringraziato i diversi istituti educativi e sanitari cattolici che hanno integrato quelli statali, e soprattutto per le cure e le attenzioni con le quali la Chiesa aiuta le persone sofferenti e i più poveri, non escludendo nessuno.Le celebrazioni per i 125 anni della Chiesa cattolica sono iniziate il 6 agosto 2016 e si sono concluse il 15 luglio con una solenne celebrazione eucaristica alla quale hanno partecipato tutte le congregazioni missionarie presenti nel Paese e migliaia di fedeli.

EUROPA/SPAGNA - La sfida di continuare ad evangelizzare il mondo del lavoro

Avila – “Le nostre sfide sono di continuare ad evangelizzare il mondo del lavoro, annunciando la buona notizia che comporta il progetto di umanizzazione che Dio ha per ciascuno e mettendo la persona, a sua immagine e somiglianza, al centro di tutte le preoccupazioni”: è un passo del documento finale del Seminario internazionale e dell’Assemblea generale del Movimento Mondiale dei Lavoratori Cristiani , tenutosi dal 15 al 21 luglio presso l'Università di Mistica di Avila, cui hanno partecipato i delegati di 42 nazioni insieme ad autorità, esperti e responsabili delle organizzazioni dei lavoratori e dei sindacati . Il MMTC festeggia quest’anno 50 anni di impegno, come ricorda il documento finale: “Rendiamo grazie a Dio per questi 50 anni di presenza cristiana nel mondo del lavoro e di cammino accanto a molti fratelli lavoratori, condividendo le loro sodddisfazioni e le speranze, le loro gioie e dolori.Siamo accompagnati nella nostra evangelizzazione da Papa Francesco, che nel suo messaggio ai partecipanti a questo incontro, attraverso il Vescovo di Avila, ci invita ad un ‘rinnovato slancio per portare il Vangelo al mondo del lavoro e anche perchè la voce dei lavoratori continui a risuonare nella Chiesa’ e ‘a combattere perché tutti vivano secondo la loro dignità e nessuno sia escluso’.”Consapevole dei propri limiti ma anche dell'impegno di altre importanti realtà, “il Movimento Mondiale dei Lavoratori Cristiani vuole continuare a crescere, in collaborazione con altre realtà, al fine di costruire un mondo più giusto, solidale e sostenibile. Offriamo il nostro impegno, il nostro lavoro e le nostre lotte, a tutti i lavoratori del mondo, a livello locale, regionale e globale, per rispondere alla nostra missione evangelizzatrice e, di conseguenza, adeguare l'organizzazione del MMTC per meglio rispondere a questo compito”.Vengono quindi elencati una serie di impegni, tra cui: rafforzare l’impegno, la formazione e la revisione di vita, coerentemente con la fede in Gesù Cristo, il Vangelo e la dottrina sociale cattolica. Promuovere il rapporto tra movimenti e pastorale. Analizzare la situazione regionale dei lavoratori e delle lavoratrici, denunciando situazioni di violazioni dei diritti e proteggendo la dignità della persona. Promuovere le pari opportunità per uomini e donne in tutti i settori. Invitare tutti i movimenti dei lavoratori cristiani a partecipare alla Giornata Mondiale per il Lavoro Dignitoso . Esigere un lavoro dignitoso per tutti. Rivendicare dagli Stati un salario sociale o il reddito di cittadinanza, per evitare che si scartino milioni di persone, nel caso in cui l'accesso al lavoro dignitoso non sia garantito.

AMERICA/CILE - L’urgente impegno per la dignità dei nostri bambini: la richiesta dei Vescovi

Santiago – “Ci auguriamo che, con la guida delle autorità del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, passiamo dal contesto attuale di indignazione, critiche e accuse reciproche a misure urgenti e chiare che mettano al centro il benessere e la vita dei bambini e delle bambine, consapevoli che sono soggetti di diritti, e che la cura della loro dignità dovrebbe essere una priorità effettiva per il lavoro dello Stato come garante dei loro diritti, e della società nel suo complesso”. Lo scrivono il Presidente della Conferenza Episcopale del Cile, Sua Ecc. Mons. Santiago Silva Retamales, Vescovo castrense, e Sua Ecc. Mons. Pedro Ossandón Buljevic, Vescovo ausiliare di Santiago, Presidente dell’area pastorale sociale Caritas, in un documento intitolato “L’urgente impegno per la dignità dei nostri bambini e bambine”.Nel testo, pervenuto all’Agenzia Fides, è scritto che “riemerge tra noi il dolore per tanti bambini violati nei loro diritti, che invece di ricevere protezione e tutela dalla nostra società e dagli organismi dello Stato, sono colpiti da gravi situazioni di maltrattamento, abuso e persino dalla morte”. La situazione del Sename e degli altri organismi “è un dramma che si estende da decenni e dimostra una grave responsabilità non solo dei poteri dello Stato, ma di tutta la società cilena. Chiaramente, non siamo riusciti a prenderci cura dei nostri figli, i giovani attuali e futuri”. Questa grave realtà è stata denunciata più volte in passato da persone e istituzioni, e anche dalla Chiesa. “Abbiamo a cuore che vengano accolte le proposte che da anni sono state presentate su questa materia” scrivono i Vescovi, riferendosi tra l'altro: alla capacità di affrontare la complessità della situazione dei bambini; alla mancanza di risorse ; alla mancanza di standard di qualità per una corretta gestione delle agenzie partner; alla debolezza dell’attuale legge sull'adozione; all’aumento dei problemi di salute mentale e dei disturbi psichici nei minori violati a cui non è data nessuna risposta; ad un progetto di lavoro che rafforzi la capacità delle famiglie e delle comunità nel prevenire, accogliere e inserire i bambini violati nei loro diritti; ad assicurare al Sename le risorse necessarie.“In questo scenario – scrivono i Vescovi -, è importante rilevare che non bastano migliorie parziali ad un sistema che si deve ripensare fin dalle sue basi e che richiede cambiamenti molto radicali per adempiere ad un compito così delicato”. Nella parte conclusiva, i Vescovi esprimono apprezzamento per gli sforzi compiuti dalle istituzioni del Cile per il benessere e l'integrità dei più emarginati e vulnerabili, e per il loro impegno al rispetto della loro dignità e dei loro diritti. “Per decenni molte istituzioni religiose hanno rivolto la loro missione evangelizzatrice al servizio e all’accompagnamento dell’infanzia e della gioventù violata, in mezzo a complesse difficoltà di finanziamento e ostacoli di varia natura che il sistema pone al loro lavoro. Rimaniamo convinti che parte della nostra missione evangelizzatrice è quello di accogliere i più piccoli del Signore e di sforzarsi di offrire loro ambienti sani, sicuri e affidabili perché crescano e contribuiscano al bene comune del Cile”.

ASIA/IRAQ - Patriarcato caldeo: c'è chi vuole mettere le mani sulla Piana di Ninive

Baghdad – C'è un “tentativo di mettere le mani sulle città della Piana di Ninive, attraverso lotte pubbliche o manovre occulte”, che “esercitano effetti negativi per le popolazioni autoctone di questa terra”. Così, con parole decise, il Patriarcato di Babilonia dei caldei interviene sulle vicende che negli ultimi mesi vanno sempre più delineando la Piana di Ninive come una sorta di “area contesa”, intorno a cui si giocano anche partite di carattere geopolitico, come quella della possibile, futura proclamazione d'indipendenza della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Già adesso – riferisce il Patriarcato caldeo, in un comunicato diffuso dai propri canali ufficiali - si assiste ad una forma strisciante di "Controllo/Invasione" che “sta cancellando i legittimi diritti dei nativi, e li spinge a emigrare o a escludere l'idea di far ritorno alle loro case”. Nonostante i rassicuranti discorsi ripetuti dai rappresentanti politici sul rispetto dei diritti di autodeterminazione dei cristiani – rimarca il comunicato patriarcale, pervenuto anche all'Agenzia Fides -, le prassi messe in atto sul campo appaiono “esasperanti e inquietanti”. Vengono prese decisioni vincolanti sulla testa delle popolazioni locali, mentre l'unico modo giusto di procedere è quello di “ascoltare la voce delle persone indigene, rispettare il loro diritto di scegliere la persona giusta per il posto giusto al momento giusto”. Il Patriarcato caldeo invita politici e funzionari a prendere decisioni solo dopo aver ascoltato le popolazioni locali di ogni città della Piana di Ninive, e a affrontare la ricostruzione attesa dopo la cacciata dei jihadisti dello Stato Islamico coinvolgendo i saggi rappresentanti di quelle città, per prendere decisioni appropriate, comprese quelle da assumere per cambiare amministrazioni locali o per delineare “una mappa futura specifica per la regione”, in una fase in cui molte circostanze appaiono confuse e indecifrabili. Nel contempo, il Patriarcato caldeo definisce come inappropriate anche molte prese di posizione espresse da cristiani che non vivono nella regione, e dall'esterno, con le loro interferenze, finiscono per aumentare solo la confusione e la conflittualità etnico-religiosa. Il comunicato del Patriarcato caldeo non fa riferimento a vicende specifiche, ma appaiono evidenti le allusioni al caso di Alqosh , la cittadina della Piana di Ninive storicamente abitata dai cristiani, dove il Consiglio della Provincia irachena di Ninive ha rimosso il sindaco cristiano Abdul Micha – con accuse di corruzione - e lo ha sostituito con un dirigente politico locale vicino al Partito Democratico del Kurdistan . La rimozione è stata disposta da Bashar al Kiki, a capo del Consiglio provinciale di Ninive, anche lui membro del PDK. La notizia ha suscitato preoccupazione e reazioni negative tra le comunità cristiane autoctone e tra gli abitanti cristiani di Alqosh, in buona parte ancora lontani dalle proprie case e ospitati come rifugiati nel Kurdistan e in altre aree mediorientali, dopo essere stati costretti a fuggire nell'agosto 2014 davanti all'avanzata delle milizie jihadiste di Daesh. I non molti cristiani già tornati ad Alqosh hanno anche organizzato manifestazioni pubbliche, appoggiate anche dal Partito comunista iracheno, contro una decisione che diversi osservatori interpretano come una conferma dei disegni coltivati sulla Piana di Ninive e su tutta la Provincia omonima dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, quello che ha indetto per il prossimo 25 settembre un referendum indipendentista con l'intento di proclamare la secessione unilaterale dall'Iraq. Politici cristiani iracheni, come il parlamentare Yonadam Kanna, Segretario generale del Movimento democratico assiro, in recenti interviste hanno denunciato pressioni e operazioni politiche di forze regionali sulle minoranze locali - compresi i cristiani – per spingere anche le popolazioni della Piana di Ninive a sostenere la futura indipendenza del Kurdistan iracheno. .

AFRICA/CAMERUN - Morte del Vescovo di Bafia: la Conferenza Episcopale presenta denuncia per omicidio

Yaoundé - I Vescovi del Camerun hanno intentato un’azione legale per avviare un’indagine sulla morte di Sua Ecc. Mons. Jean-Marie Benoît Bala, Vescovo di Bafia, il cui corpo era stato ritrovato nel fiume Sanaga, il 2 giugno. I Vescovi hanno subito chiarito che Mons. Bala è stato vittima di un omicidio, smentendo ogni ipotesi di suicidio. “Mons. Bala è stato brutalmente assassinato” denunciava un comunicato della Conferenza Episcopale . Il 4 luglio però il Procuratore Generale ha emesso un comunicato nel quale afferma di ritenere che “l’annegamento è la causa più probabile della morte del Vescovo”. Pochi giorni dopo, il Presidente della Conferenza Episcopale ha confermato la posizione dei Vescovi .Sua Ecc. Mons Samuel Kleda, Arcivescovo di Douala e Presidente della Conferenza Episcopale del Camerun, ha ribadito che i Vescovi “non sono soddisfatti” per le indagini finora svolte sulla morte di Mons. Bala. Per questo, ha detto Mons. Kleda, la Conferenza Episcopale ha presentato denuncia per omicidio, costituendosi parte civile, “in modo che la verità venga stabilita”. Mons. Kleda ha aggiunto che verrà deposita una denuncia contro alcuni funzionari di polizia per aver gestito male il caso.“Se Mons. Bala fosse morto annegato, ci sarebbe stata acqua nel suo corpo, ma non è stata trovata. Invece sono stati trovati diversi chiari segni di violenza” ha detto l’Arcivescovo. Il corpo di Mons. Bala è stato restituito dalle autorità il 17 luglio. I suoi funerali si terranno il 2 agosto a Bafia.

AMERICA/PANAMA - Il Card. Lacunza chiede di risolvere la situazione dei cubani fermi a Panama da mesi

David – Il Card. José Luis Lacunza O.A.R., Vescovo della diocesi di David , ha chiesto al governo di definire la situazione in cui si trovano i migranti cubani ancora fermi al campo profughi di Los Planes de Gualaca, provincia di Chiriquì. Nelle dichiarazioni fatte ieri a Televisora Nacional di Panama , il Cardinale ha sottolineato che non si possono tenere i migranti in quella condizione e bisogna considerare i loro diritti umani. Con una soluzione provvisoria si potrebbe concedere loro un visto di lavoro temporaneo, in modo tale che possano riuscire a fare qualcosa nel frattempo.Circa 100 cubani irregolari si trovano nel campo di Los Planes de Gualaca da più di 3 mesi, e entro il 31 luglio, secondo quanto si è appreso in questi giorni, devono decidere se accettare o meno il ritorno volontario a Cuba. La proposta, informa la nota pervenuta a Fides da fonti locali, è stata diffusa dal Ministero della Sicurezza come un provvedimento riguardante la crisi migratoria. La stessa situazione dovranno affrontare gli stranieri che entrano a Panama in modo irregolare, quasi sempre con l’intenzioni di proseguire verso gli Stati Uniti.Centinaia di cubani sono stati bloccati a Panama da gennaio, dopo la fine della politica “wet feet, dry feet policy” dell’amministrazione Obama che permetteva loro l'ingresso negli Stati Uniti.Alcuni hanno continuato il loro cammino verso gli Stati Uniti nonostante fossero senza permessi, altri sono stati espulsi dal governo panamense e altri ancora sono tornati verso Cuba di propria volontà. L'ultimo gruppo di cubani, circa un centinaio, rimane ancora a Chiquirì.

AFRICA/CONGO RD - Beni: tre giorni di “città morta” per chiedere la liberazione dei due preti rapiti

Kinshasa - Tre giorni di “città morta” per esigere la liberazione immediata dei due sacerdoti rapiti domenica 16 luglio. Lo ha decretato ieri, 20 luglio, la società civile di Beni nella Provincia del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. I due sacerdoti, don Pierre Akilimali e don Charles Kipasa sono stati prelevati da sconosciuti nella parrocchia di Notre-Dame des Anges di Bunyuka, nel territorio di Bashu nella diocesi di Beni-Butembo nella notte tra domenica 16 luglio e lunedì 17 .L’appello alla mobilitazione popolare è stato ben accolto. Da ieri mattina, sono bloccate le attività economiche nelle località di Vuhovi, Kyondo, Bunyuka, Butungera et Bulambo, “Chiediamo la liberazione immediata e senza condizioni dei nostri due preti della parrocchia di Bunyuka” ha dichiarato Moïse Paluku, vice presidente della società civile di Beni. “Ma vogliamo pure denunciare l’insicurezza nell’area di Bashu soprattutto la ricomparsa delle incursioni notturne, contraddistinte da aggressioni all’arma bianca e da fuoco, con omicidi, rapimenti, furti e violenze sessuali”.Secondo quanto riporta Radio Okapi, che ha contattato la diocesi di Butembo-Beni, non vi sono notizie sulla sorte dei due sacerdoti.

AFRICA/EGITTO - Copto muore mentre è detenuto in un posto di polizia. Parenti e amici: è stato torturato a morte

Il Cairo – Centinaia di egiziani, in gran parte appartenenti alla comunità copta, si sono radunati spontaneamente davanti alla stazione di polizia del distretto cairota di Manshiet Nasser per manifestare la propria rabbia, dopo che si è sparsa la notizia dell'uccisione di un copto lì detenuto. Il copto ucciso si chiamava Jamal Kamal Aweidah, aveva più di 40 anni, lavorava nel campo della concessione delle patenti per condurre autoveicoli ed era stato arrestato mercoledì 19 luglio dalla polizia, dopo essere stato denunciato per un caso di frode e corruzione legato al suo mestiere. Il fratello si era subito recato nel posto di detenzione per incontrarlo, ma non gli era stato reso possibile di vedere il congiunto. Dieci ore dopo l'arresto, è stata diffusa la notizia della morte di Jamal. I funzionari della stazione di polizia hanno provato a far passare la morte come un caso di suicidio, ma per loro è subito scattata l'accusa – sostenuta dai familiari di Jamal – di aver torturato il detenuto fino a provocarne la morte. Le autorità giudiziarie hanno disposto l'autopsia del corpo del deceduto. Prima di questa vicenda, già lo scorso dicembre alcuni agenti di polizia erano stati rinviati a giudizio con l'accusa di aver torturato a morte il copto cattolico Magdy McCain. .

OCEANIA/TAHITI - Il Diaconato permanente suscita interesse nella comunità di Papeete

Papeete – La scuola per i diaconi dell’Arcidiocesi di Papeete , fondata nel 1976, ha concluso l’anno accademico con poco più di trenta studenti, quindi la scuola sta facendo bene, ed è “un segno che il diaconato permanente suscita interesse tra i fedeli” afferma l’Arcivescovo, Sua Ecc. Mgr Jean-Pierre Cottanceau, nell’editoriale del periodico “Le Semeur tahitien”, inviato all’Agenzia Fides. L’anno si è concluso con alcune ammissioni al diaconato e con il conferimento dei ministeri del lettorato e dell’accolitato. “Il diaconato manifesta l'essenza di tutti i ministeri ecclesiastici, ordinati o no: il servizio della comunità – spiega l’Arcivescovo -. Non si tratta di conseguire un titolo che porterà il riconoscimento sociale. Il diacono non è più da considerare solo come un ausiliario del prete che può in qualche modo supplire alla sua assenza. Nella nostra diocesi il diaconato si è sviluppato soprattutto nel servizio della Parola, della liturgia e della preparazione ai sacramenti”.“Ma la missione del diacono – prosegue Mons. Cottanceau - comprende anche fin dalle sue origini il servizio ai poveri e agli esclusi. Da questo punto di vista, il diacono è meno un uomo dell'altare ma piuttosto un uomo alla porta d'ingresso della chiesa: accoglie ogni fedele, nota i più poveri, guarda lontano coloro che non hanno il coraggio di prendere la via della chiesa, poi interpella la comunità e incoraggia lo spirito di carità e di evangelizzazione”.L’arcidiocesi di Papeete, nella Polinesia francese, conta 276.944 abitanti, di cui 105.780 cattolici, 57 parrocchie, 17 sacerdoti diocesani e 10 sacerdoti religiosi, 46 diaconi permanenti, 36 religiosi e 35 religiose.

AMERICA/VENEZUELA - Giornata di preghiera e digiuno per il paese, altri due morti durante lo sciopero di ieri

Caracas – Si svolge oggi, venerdì 21 luglio, la Giornata di preghiera e di digiuno per la libertà, la giustizia e la pace in Venezuela, promossa dalla Conferenza Episcopale Venezuelana per chiedere a Dio di benedire gli sforzi dei venezuelani. Nella nota pervenuta a Fides i Vescovi ricordano che a livello diocesano e parrocchiale ci saranno altre iniziative di questo tipo, durante le quali "migliaia di persone potranno esprimere la loro fede attraverso processioni, veglie di preghiera, rosari, per chiedere a Dio l'aiuto in questo momento cruciale".L'iniziativa è stata proposta a conclusione della 108.ma Assemblea Plenaria dell’Episcopato del Venezuela, svoltasi dal 7 al 12 luglio. Nel Messaggio urgente ai cattolici i Vescovi hanno affermato: "Come Pastori della Chiesa in Venezuela, alziamo la voce per chiedere: al governo nazionale, di ritirare la proposta dell'Assemblea Costituente; alle forze armate, di servire il popolo e non il regime o il partito di governo; a tutti i politici, di impegnarsi con la popolazione per superare la crisi" .Domenica scorsa, 16 luglio, la popolazione si è recata alle urne per il referendum indetto dalle forze di opposizione per esprimersi sulla proposta dal presidente Nicolás Maduro di indire un'Assemblea costituente per modificare la Costituzione. La consultazione, secondo dati diffusi dalla stampa, ha raccolto il 98% di voti contrari su 7 milioni espressi. Ma sembra che questo esito non sia stato preso in alcuna considerazione. Gruppi paramilitari hanno attaccato diversi seggi, in un clima generale di tensione, fra cui quello nei pressi della Chiesa della Vergine del Carmen dove stava celebrando la Messa il Card. Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, che è stato sequestrato insieme ai fedeli per alcune ore . Il Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, in un messaggio di solidarietà al Cardi. Urosa Savino per quanto accaduto, afferma che si tratta di un episodio grave e auspica "una soluzione pacifica e democratica per il Paese", lanciando un appello alle autorità affinché "ascoltino il lamento del popolo che chiede libertà, riconciliazione, pace e benessere materiale e spirituale per tutti, soprattutto per i più poveri e dimenticati". Ieri due persone sono morte e 360 persone sono state arrestate durante le manifestazioni dello sciopero generale svoltosi nel paese, il primo dopo quasi 15 anni, che ha avuto largo successo. Secondo le ultime notizie, sono ormai 97 i morti e 1.400 i feriti da quando, 3 mesi fa, sono cominciate le manifestazioni della popolazione contro le decisioni del presidente Maduro.

ASIA/CINA - Il campeggio estivo, scuola di fede e di vita per i ragazzi

Pechino – C’e chi ha recitato per la prima volta il rosario imparando ad usare la corona, chi per la prima volta ha partecipato alla Messa dall’inizio alla fine, chi è diventato più disciplinato e giudizioso dopo pochi giorni di vita comunitaria nel campeggio estivo organizzato, come tutti gli anni, dalla comunità cattolica cinese continentale: sono le testimonianze dei genitori riferite alle suore e ai sacerdoti che hanno guidato il campeggio estivo 2017. I bambini così “hanno fatto esperienza della scuola di fede e di vita” sottolinea un sacerdote organizzatore.Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nell’attività del campeggio estivo sono coinvolti non solo sacerdoti, suore e seminaristi, ma in alcune diocesi anche il Vescovo in prima persona, per preparare, organizzare e guidare il catechismo. Tra questi Mons. Giuseppe Han Ying Jin, della diocesi di San Yuan, nella provincia di Shaan Xi, che con 136 bambini quest’anno è stato il campeggio più numeroso. La diocesi ha messo a disposizione 9 seminaristi, 2 suore e diverse volontarie, dal 9 al 16 luglio, per il catechismo, le testimonianze, l’insegnamento, guidare la via Crucis, allestire uno spettacolo su tema biblico, organizzare il pellegrinaggio. Durante il pellegrinaggio in tre parrocchie, i ragazzi sono stati accolti con grande calore e generosità dai parrocchiani, così è diventato una testimonianza viva di fraternità e condivisione, soprattutto di altruismo e servizio. La soddisfazione vince la fatica, come afferma don Dou: “è faticoso e fa caldo, ma quando vedo i bambini con il rosario in mano, che pregano con grande devozione e concentrazione passano tutte le stanchezze”.Una settantina di bambini della diocesi di Na Chong, della provincia di Si Chuan, hanno stupito i loro genitori dopo una settimana vissuta insieme alle suore e ai sacerdoti, dal 7 al 14 luglio. Uno di loro ha commentato: “Mio figlio è diventato così bravo da non crederci, ora sa recitare il rosario, sa condividere con gli altri ed è autodisciplinato”.Nel campeggio della Mongolia Interna 24 bambini di Bao Tou hanno imparato a fare una buona confessione, e durante il campeggio hanno studiato la Bibbia, superando anche un piccolo quiz finale. Durante 5 giorni di campeggio, dall’8 al 13 luglio, 30 bambini della parrocchia di Yang Ge Zhuang, del distretto di Qian An della città di Tang Shan, nella provincia di He Bei, hanno imparato il significato dei dieci Comandamenti e dei sette Sacramenti. \

AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi: “No alla registrazione dei ministri di culto”

Johannesburg - “La proposta di legge di registrare pastori e ministri di culto è eccessiva ed è una risposta che ci si può aspettare da uno Stato totalitario più che da una democrazia costituzionale” ha affermano Sua Ecc. Mons. Brislin, Arcivescovo di Città del Capo e Presidente della Southern African Catholic Bishops’ Conference , nel rispondere alla proposta avanzata l’11 luglio dalla Commission for the Promotion and Protection of the Rights of Cultural, Religious and Linguistic Communities in South Africa di registrare i ministri di culto di tutte le religioni del Paese. Il registro dei ministri di culto dovrebbe essere compilato dalle diverse confessioni religiose che, a loro volta, dovranno essere riconosciute dallo Stato, e soggetto ad una revisione da parte di un apposito comitato.“Comprendiamo in pieno la preoccupazione del governo per certe pratiche effettuate in nome della religione, come chiedere agli aderenti di bere benzina o mangiare erba. Però crediamo che la legislazione esistente sia sufficiente per far fronte alla maggior parte delle pratiche pericolose” ha sottolineato Mons. Brislin. Anche altre confessioni religiose hanno criticato la proposta di registrazione dei ministri di culto.

ASIA/IRAQ - Cittadini del villaggio cristiano di Alqosh protestano contro la rimozione del sindaco

Alqosh - Centinaia di cittadini di Alqosh, cittadina a maggioranza cristiana della Piana di Ninive, hanno partecipato al corteo di protesta che questa mattina, giovedì 20 luglio, ha attraversato le vie centrali del centro abitato per manifestare il proprio dissenso contro la repentina rimozione del sindaco locale, disposta nei giorni scorsi dal Consiglio della Provincia di Ninive. La manifestazione è stata indetta congiuntamente dai militanti del Partito Comunista iracheno e dal leader locale del partito Zowaa . La folla di manifestanti, come mostrano le foto diffuse da ankawa.com, ha gridato slogan di protesta, portando con se bandiere dell'Iraq e striscioni con scritte in arabo e inglese. Una delegazione dei manifestanti ha avuto un incontro con il presidente del locale consiglio comunale, il quale ha riferito che all'origine della rimozione del sindaco e di altri membri dello stesso Consiglio ci sarebbero accuse di corruzione. I critici della misura di rimozione ritengono che tali accuse siano strumentali, e molti di loro vedono dietro la disposizione presa dal Consiglio provinciale di Ninive un disegno per rafforzare nell'area il peso politico delle forze filo-curde, anche in vista del referendum indetto per il prossimo 25 settembre dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno per proclamare la propria indipendenza dal governo centrale di Baghdad. Gli abitanti cristiani di Alqosh, in buona parte, sono ancora lontani dalle proprie case e ospitati come rifugiati nel Kurdistan e in altre aree mediorientali, dopo essere stati costretti a fuggire nell'agosto 2014 davanti all'avanzata delle milizie jihadiste dell'autoproclamato Stato Islamico . .

AMERICA/HONDURAS - Inaugurato un nuovo tempio dedicato al Cristo di Esquipulas

San Pedro Sula – Con una solenne Eucaristia presieduta da Sua Ecc. Mons.Ángel Garachana, Vescovo della diocesi di San Pedro Sula, è stato inaugurato un nuovo tempio dedicato al Cristo di Esquipulas. Al rito solenne, concelebrato dal parroco don Héctor Mario Salazar, hanno partecipato centinaia i fedeli che si sono riuniti il 18 luglio nella nuova chiesa situata nel quartiere coloniale Buenos Aires a San Pedro Sula. Il gruppo più grande di fedeli devoti del Cristo de Esquipulas, appartiene alla parrocchia di Santa Cruz. E' stata una vera festa: "dopo 10 anni di attività ed eventi vediamo realizzarsi questo grande sogno" ha detto José Luis Reitel Caballero, responsabile delle Comunità Ecclesiali di Base e uno dei responsabili del progetto di costruzione del tempio. La costruzione della chiesa è iniziata ufficialmente nel 2010, con lo scopo di avere "Il Cristo Nero" in Honduras, come informa la nota inviata da FidesDiarioDigital. In questo modo, i fedeli honduregni non dovranno più recarsi in Guatemala per pregare dinanzi all’immagine del Cristo Negro. Il luogo di culto può accogliere 400 persone.L'occasione è stata propizia per celebrare anche la Giornata della Diocesi. Infatti domenica 9 luglio, tutta la diocesi ha celebrato il 54.mo anniversario della fondazione. La diocesi di San Pedro Sula, riferisce la nota, testimonia l'amore di Dio in 35 parrocchie, attraverso 38 congregazioni religiose, 17 associazioni laicali, i movimenti e 1.850 comunità ecclesiali di base.

AFRICA/CONGO RD - Rinvio delle elezioni generali; al vaglio l’ipotesi di una transizione senza Kabila o elezioni separate

Kinshasa - L’annuncio il 7 luglio da parte del Presidente della Commissione elettorale della Repubblica Democratica del Congo, Corneille Nangaa, sul fatto che i parametri in suo possesso non consentono di organizzare le elezioni generali entro il mese di dicembre 2017, com’era previsto nell’accordo del 31 dicembre 2016, “non è una sorpresa, in quanto lo si poteva aspettare da tempo” commenta una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo.La nota ricorda che la data limite del dicembre 2017 “per l’organizzazione delle elezioni non era assolutamente realista” in quanto imposta dal Raggruppamento dell’Opposizione come mezzo di pressione nei confronti della Maggioranza Presidenziale e, soprattutto, del Presidente della Repubblica Joseph Kabila, giunto alla fine del suo secondo e ultimo mandato presidenziale il 20 dicembre 2016”.Il presidente della Commissione elettorale ha indicato in particolare tre impedimenti allo svolgimento delle elezione entro la fine dell’anno: l’inadeguatezza di certe leggi, tra cui la legge elettorale, che dovrebbero essere modificate e aggiornate, per permettergli di continuare il lavoro di preparazione delle elezioni; la mancata creazione del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 , incaricato anche del monitoraggio del processo elettorale; la situazione di insicurezza in certe province, soprattutto nel Kasai dove, a causa dei continui scontri tra esercito e miliziani Kamwina Napu, l’operazione di registrazione degli elettori non è ancora iniziata.Nella RDC vi sono inoltre 500 partiti, la maggior parte dei quali a base locale e non nazionale. Occorre quindi, suggerisce la Commissione elettorale, creare delle coalizione partitiche per ridurre le dimensioni delle schede di voto e delle urne e, quindi, contenere anche i costi relativi alla loro distribuzione sul territorio nazionale.Per superare la crisi si stanno valutando due ipotesi; una breve transizione senza Kabila dando l’incarico ad un Capo dello Stato provvisorio di preparare le elezioni; oppure organizzare elezioni separate: prima quelle presidenziali e legislative nazionale e poi quelle provinciali.

EUROPA/ITALIA - “Operazione Colomba”: da 25 anni una presenza nonviolenta nei teatri di guerra

Rimini - “Operazione Colomba”, il Corpo non violento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, compie 25 anni. E’ nato infatti nell’estate 1992, nel pieno del conflitto bellico nella ex-Jugoslavia, dall'intraprendenza di alcuni giovani romagnoli sostenuti da don Oreste Benzi, che ha sempre creduto nella potenzialità di questo progetto. “Portare la presenza di volontari civili, non armati, al fianco dei più poveri, nel cuore delle guerre. Da questa intuizione si è poi scoperto che il modello di intervento funziona: dove sono presenti i nostri volontari, allora la violenza si riduce e si favorisce il dialogo” commenta Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della APG23, nella nota inviata a Fides. In 25 anni la Comunità di don Benzi, tramite i progetti di Operazione Colomba, è intervenuta in 17 situazioni di guerra o di conflitto nel mondo: dalla Cecenia al Congo, da Timor Est al Chiapas. Circa 2000 volontari sono partiti in questi anni per una presenza nonviolenta nelle zone di conflitto. Oggi Operazione Colomba è presente in Israele e Palestina, in Libano, in Albania ed in Colombia. Il 22 e 23 luglio a qualche chilometro da Rimini, sede storica della formazione dei volontari, si tiene l’incontro dei volontari di Operazione Colomba, che prevede incontri, dibattiti e testimonianze, ma anche musica e momenti conviviali.

AMERICA/BOLIVIA - Mons. Gualberti dopo lo scontro a fuoco: “Questi morti devono scuotere la nostra coscienza”

Santa Cruz – "In primo luogo è urgente e necessario fare un'indagine approfondita e trasparente per eliminare ogni possibile dubbio su quello che è successo. Dobbiamo anche adottare misure preventive, come avere membri delle forze dell'ordine ben preparati per preservare la vita umana al di sopra di tutto e impedire che casi simili si concludono in un bagno di sangue": lo ha ribadito nella sua omelia di domenica scorsa, 16 luglio, Sua Ecc. Mons. Sergio Gualberti, Arcivescovo di Santa Cruz de la Sierra, commentando il brutto episodio di violenza armata accaduto proprio nel centro di questa città pochi giorni prima, che ha causato cinque morti e sette feriti gravi."Innalziamo una preghiera al Dio della vita per i fratelli morti ed esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà cristiana ai feriti e a tutti i parenti che sono nel dolore" ha detto Mons. Gualberti nella festa della Madonna del Carmine, patrona della Bolivia e delle forze armate. "Queste morti confermano il grave problema di insicurezza e di violenza incontrollata che domina le strade della nostra città e si trova nel cuore di tante persone, questi morti devono scuotere la nostra coscienza e spingere le autorità a prendere le misure necessarie" ha sottolineato l'Arcivescovo. Giovedì 13 luglio, una banda di 7 delinquenti con grosse armi di fuoco, ha compiuto una rapina in una gioielleria al centro della città. Al momento di uscire con tre impiegati come ostaggi, la polizia che nel frattempo era arrivata sul posto ha iniziato a sparare, e c’è stato uno scontro violento con il risultato di una impiegata morta, un poliziotto morto e tre criminali uccisi. Sette persone sono state ferite.

ASIA/TERRA SANTA - Chiese di Gerusalemme sulle tensioni intorno alla Spianata delle Moschee:no a misure che alterano lo Status Quo

Gerusalemme - I Capi e i rappresentanti di tutte le Chiese e delle comunità cristiane presenti a Gerusalemme esprimono “seria preoccupazione” riguardo alla nuova spirale di tensione e di violenze registrata intorno alla Haram ash Sharif, la Spianata delle Moschee. Con un documento sottoscritto da alti rappresentanti di 13 Chiese, i capi cristiani di Gerusalemme condannano ogni atto di violenza e esprimono anche timore “per ogni variazione dello Status Quo”, l'insieme di regole codificate che regolano la Gestione dei Luoghi Santi in quell'area e in tutta la Città Vecchia di Gerusalemme, e garantiscono libertà di accesso e di culto da parte dei fedeli delle diverse comunità religiose. “Ogni minaccia alla continuità dello Status Quo” - sottolineano i capi delle Chiese e delle comunità cristiane gerosolimitane “può portare a conseguenze gravi e imprevedibili, che dovrebbero essere le meno auspicabili nel presente clima di tensione religiosa”. I Capi cristiani manifestano anche apprezzamento per la “permanente custodia della Moschea di al Aqsa e dei Luoghi santi di Gerusalemme e della Terra Santa dal parte del Regno hascemita di Giordania, che garantisce a tutti i musulmani il diritto di accedere liberamente di praticare liberamente il proprio culto nella Moschea di al Aqsa, secondo il vigente Status Quo”. Un sistema, quello dello Status Quo, che secondo i Capi delle Chiese di Gerusalemme va “pienamente rispettato, a beneficio della pace e della riconciliazione per l'intera comunità”. La lista dei firmatari, aperta da Teophilos III, Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, comprende anche l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme,e padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa. .

ASIA/TERRA SANTA - Le Chiese di Gerusalemme sulle tensioni intorno alla Spianata delle Moschee: no a misure che alterano lo Status Quo

Gerusalemme - I Capi e i rappresentanti di tutte le Chiese e le comunità cristiane presenti a Gerusalemme esprimono “seria preoccupazione” riguardo alla nuova spirale di tensione e di violenze registrata intorno alla Haram ash Sharif, la Spianata delle Moschee. Con un documento sottoscritto da alti rappresentanti di 13 Chiese, i capi cristiani di Gerusalemme condannano ogni atto di violenza e esprimono anche timore “per ogni variazione dello Status Quo”, l'insieme di regole codificate che regolano la Gestione dei Luoghi Santi in quell'area e in tutta la Città Vecchia di Gerusalemme, garantiscono libertà di accesso e di culto da parte dei fedeli delle diverse comunità religiose. “Ogni minaccia alla continuità dello Status Quo” - sottolineano i capi delle Chiese e delle comunità cristiane gerosolimitane “ può portare a conseguenze gravi e imprevedibili, che dovrebbero essere le meno auspicabili nel presente clima di tensione religiosa”. I Capi cristiani manifestano anche apprezzamento per la “permanente custodia della Moschea di al Aqsa e dei Luoghi santi di Gerusalemme e della Terra Santa dal parte del Regno hascemita di Giordania, che garantisce a tutti i musulmani il diritto di accedere liberamente di praticare liberamente il proprio culto nella Moachea di al Aqsa, secondo il vigente Status Quo”. Un sistema, quello dello Status Quo, che secondo i Capi delle Chiese di Gerusalemme va “pienamente rispettato, a beneficio della pace e della riconciliazione per l'intera comunità”. La lista dei firmatari, aperta da Teophilos III, Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, comprende anche l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme,e padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa. .

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