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AFRICA/EGITTO - Smentite le recenti illazioni sulle condizioni di salute del Patriarca Tawadros

Il Cairo - Un comunicato ufficiale del Patriarcato copto ortodosso di Alessandria ha smentito le illazioni che nelle ultime ore avevano inondato i social media riguardo ad un presunto, improvviso deterioramento delle condizioni di salute del Patriarca Tawadros II. Le illazioni rimbalzate sui social network riferivano di un precipitoso ricovero del Patriarca per essere sottoposto d'urgenza a un intervento chirurgico. In realtà – ha riferito il comunicato ufficiale del Patriarcato - Papa Tawadros in questi giorni sta trascorrendo un tempo di ritiro spirituale presso in monastero di Anba Bishoy. Il Patriarca - ha chiarito il testo diffuso dal Patriarcato - dovrà effettivamente sottoporsi nel prossimo mese di ottobre ad un intervento chirurgico, programmato da tempo, per curare un'ernia del disco, ma già ha in agenda per lo stesso mese di ottobre un viaggio in Giappone e una visita in Germania.

AFRICA/GHANA - Dare poteri ai capi tradizionali per gestire i progetti di sviluppo

Accra - Gli africani sono stati chiamati a cambiare la loro mentalità per sviluppare il continente africano. Se i capi tradizionali si affiancassero ai membri del parlamento i progetti di sviluppo potranno essere gestiti in modo più rapido ed efficiente, ha affermato il Rev. Professor Emmanuel Nash alla presentazione dei Ghana Peace Awards, che verranno assegnati il 28 ottobre.“I capi tradizionali sono i veri custodi delle persone che vivono nelle loro aree e nelle comunità tradizionali in tutto il paese", ha detto.Secondo Nash questo permetterà ai governi di ridurre alcune forme di corruzione, di superare i ritardi dei progetti e di evitare la costruzione di opere scadenti. Questo perché i capi tradizionali usufruiranno a loro volta di queste opere e risponderanno direttamente alla popolazione da loro amministrata, che si comporterà da revisore del corretto svolgimento dei lavori.Qualsiasi forma di corruzione e malversazione del denaro da parte del capo porterà alla sua destituzione, incentivandolo a comportarsi in maniera corretta.

ASIA/IRAQ - Rimosso il sindaco cristiano di Alqosh. La Piana di Ninive sempre più “area contesa” nel mirino degli indipendentisti curdi

Alqosh – Con una inusuale procedura d'urgenza, il Consiglio della Provincia irachena di Ninive ha rimosso il sindaco di Alqosh, cittadina della Piana di Ninive storicamente abitata dai cristiani, e lo ha sostituito con un dirigente politico locale vicino al Partito Democratico del Kurdistan . La rimozione è stata disposta da Bashar al Kiki, a capo del Consiglio provinciale di Ninive, anche lui membro del PDK. La notizia ha suscitato preoccupazione e reazioni negative tra le comunità cristiane autoctone e tra gli abitanti cristiani di Alqosh, in buona parte ancora lontani dalle proprie case e ospitati come rifugiati nel Kurdistan e in altre aree mediorientali, dopo essere stati costretti a fuggire nell'agosto 2014 davanti all'avanzata delle milizie jihadiste dell'autoproclamato Stato Islamico . I non molti cristiani già tornati ad Alqosh hanno anche protestato pubblicamente contro una decisione che diversi osservatori interpretano come una conferma dei disegni coltivati sulla Piana di Ninive e su tutta la Provincia omonima dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, quello che ha indetto per il prossimo 25 settembre un referendum indipendentista con l'intento di proclamare la secessione unilaterale dall'Iraq. Politici cristiani iracheni, come il parlamentare Yonadam Kanna, Segretario generale del Movimento democratico assiro, in recenti interviste hanno denunciato pressioni e operazioni politiche di forze regionali sulle minoranze locali - compresi i cristiani – per spingere anche le popolazioni della Piana di Ninive a sostenere la futura indipendenza del Kurdistan iracheno. La prospettiva indipendentista del Kurdistan viene respinta dal governo centrale di Baghdad, ma intanto Falah Mustafa Bakir, il capo del Dipartimento per le Relazioni Estere del Governo Regionale del Kurdistan, si è appena recato in visita a Washington per spiegare ai suoi omologhi statunitensi che "un Kurdistan indipendente è una soluzione, e non un problema". .

AMERICA/STATI UNITI - Lettera pastorale di Mons. Seitz: Accogliere il migrante secondo il Vangelo

El Paso – Il Vescovo della diocesi di El Paso, in Texas, Sua Ecc. Mons. Mark J. Seitz, ha denunciato in una lunga lettera pastorale pubblicata ieri, 18 luglio, la demonizzazione degli immigrati, la militarizzazione della frontiera e il sistema di immigrazione che divide le famiglie. Nella lettera intitolata "Il dolore e il lutto fuggono via", Mons. Seitz, la cui diocesi si trova al confine sud orientale del Texas, sostiene che la sicurezza del paese non può essere utilizzata come un "pretesto per costruire muri e chiudere la porta a migranti e rifugiati". Il Vescovo chiede ai cattolici di ascoltare gli insegnamenti della Chiesa per accogliere gli immigrati: "Dio ha creato un mondo dove c'è posto per tutti al banchetto della vita"."Non voglio sostituire la politica con l'insegnamento della Chiesa, ma come Pastore, il mio dovere è quello del Vangelo di Gesù Cristo", e la Bibia è chiara: "Trattate lo straniero che soggiorna fra di voi come se fosse uno nato tra voi". Mons. Seitz ha anche criticato il sistema che "permette ad alcuni di fermare gli esseri umani a scopo di lucro", mentre distrugge "l'impegno storico del paese per rifugiati e richiedenti asilo".La lettera pastorale, pervenuta a Fides, contiene diverse testimonianze dello stesso Vescovo riguardo ai migranti, per far riflettere sulla situazione che vivono le comunità di frontiera e la popolazione del centroamerica nel "viaggio della speranza". Ripropone anche la visita del Santo Padre a quella frontiera, l'anno scorso, ma da allora le cose non sono cambiate.Mons Seitz afferma che nonostante il sistema dell’immigrazione sia ormai fuori uso, non è stato risolto in gran parte perché "i leader eletti non hanno ancora trovato il coraggio morale di mettere in atto una riforma dell'immigrazione permanente e completa" e i migranti non dovrebbero essere quelli che ne pagano il prezzo.La lettera si conclude con un richiamo all’unità: "Ogni anno, i fedeli di Ciudad Juarez, Las Cruces e El Paso vengono a celebrare insieme la messa alla frontiera. Ci troviamo divisi da un muro o da un fiume, da una economia di esclusione e dalle politiche di migrazione ingiuste; ma malgrado tutto ciò che ci divide, questa celebrazione è un gioioso ricordo che l'Eucaristia di Cristo costruisce la Nuova Umanità, portandoci insieme nella nuova Gerusalemme".

AMERICA/COLOMBIA - Il 19 novembre a Medellin sarà la Giornata contro il maltrattamento infantile

Medellín – E’ stata appena approvata a Medellín l’istituzione della “Giornata contro il maltrattamento infantile” che si celebrerà il 19 novembre. L’obiettivo è continuare a lavorare per la tutela dei diritti di bambini e bambine come forma di mobilitazione sociale, hanno dichiarato i responsabili dell’iniziativa nella nota pervenuta a Fides. E’ necessario identificare tutte le forme di maltrattamento delle quali possono essere vittime i bambini, tra queste il maltrattamento sessuale, fisico e psicologico, così come la mancanza di attenzione. Medellín supera la media nazionale per quanto riguarda gli abusi infantili. La città presenta un indice di violenza che colpisce il 52% dei piccoli da 0 a 5 anni, mentre il Paese registra il 32,8% del fenomeno.

AFRICA/SUDAN - Campagne “home-to-home” per prevenire il colera

Khartoum - Presentazioni per le strade, video online, manifesti, tavolette di sapone: sono solo alcune delle iniziative locali per aiutare le persone a lottare contro il colera e aumentare la consapevolezza circa la rapida diffusione dell’infezione in Sudan. Senza alcun sostegno da parte del governo sudanese, a Khartoum, si sono sviluppate numerose iniziative volontarie locali e civili. Secondo la National Epidemiological Corporation, ci sono stati 940 morti per colera ad agosto dello scorso anno nello Stato del Blue Nile. Gli attivisti forniscono informazioni ai residenti riguardo ai servizi di prevenzione e di trattamento locale. Anche diversi medici hanno aderito ad alcune delle iniziative e curano a domicilio le persone contagiate oppure le trasferiscono in reparti di isolamento, gestiti da ospedali o centri sanitari. I gruppi organizzati diffondono volantini e video che spiegano la diagnosi della malattia e i metodi per preparare soluzioni di perfusione a casa e aumentare i metodi di prevenzione. In diversi Stati il programma Home-to-Home ha contribuito a individuare la portata della diffusione del colera, con gli attivisti che visitano i residenti a casa e individuano le modalità più adatte per affrontarlo. Distribuiscono negli ospedali farmaci, integratori, sapone, disinfettanti e detergenti. I team inoltre vanno anche nelle moschee, nelle riunioni pubbliche, nei mercati, sui trasporti pubblici, per fornire informazioni su come evitare il colera e come affrontare le persone infette.

AFRICA/TUNISIA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, p. Claudio Santangelo

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 11 maggio 2017 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Tunisia per un quinquennio , il rev.do p. Claudio Santangelo, della Congregazione della Missione , Lazzarista.Il nuovo Direttore nazionale è nato in Italia l’8 maggio 1964, ed è stato ordinato sacerdote il 13 settembre 1997. Ha una laurea in lingue e letteratura straniera e un master in Belle Arti. E’ stato Parroco a Bologna , missionario ad Istanbul , Segretario generale CM , Rettore del convitto ecclesiastico leoniano a Roma , Parroco della missione CM a Sousse dal 2016, Direttore nazionale di Caritas Tunisia.

ASIA/LIBANO - Il Patriarca Rai al Presidente Aoun: il popolo è stremato, serve favorire il reimpatrio dei profughi siriani

Annaya - “Pur con tutta la nostra solidarietà nei confronti dei rifugiati, i libanesi si augurano che venga riconsiderato il processo per garantire loro un ritorno sicuro nel proprio Paese, mettendo da parte le diverse posizioni politiche che ostacolano le soluzioni desiderate". Con queste parole il Patriarca maronita Béchara Boutros Raï si è rivolto direttamente al Presidente libanese Michel Aoun, durante l'omelia pronunciata in occasione della festa di San Charbel, celebrata dal Primate della Chiesa maronita nel monastero di San Marone a Annaya, alla presenza, tra gli altri, dello stesso Capo di Stato del Libano, di sua moglie Nadia e del Nunzio apostolico, l'Arcivescovo Gabriele Caccia. Rivolto ad Aoun, il Patriarca ha espresso stima e incoraggiamento per le “buone intenzioni” perseguite dal Presidente, ma si è anche soffermato sulle preoccupazioni, le fatiche e le sofferenze dei libanesi, fatalmente aggravate dalla presenza sul territorio nazionale di “due milioni di rifugiati e sfollati che priva il popolo libanese dei suoi mezzi di sussistenza, lasciandolo in condizioni di povertà e di ristrettezza, spingendo le nuove generazioni ad emigrare”. Nell'omelia, il cui testo è pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarca Rai ha rinnovato l'allarme anche rispetto ai fenomeni della "corruzione dilagante nel Paese" e della "corsa settaria all'accaparramento delle cariche pubbliche”, denunciando una politica dei fatti compiuti che “va contro lo spirito della Costituzione, il Patto nazionale e il meccanismo per le nomine amministrative”.La questione dolente dei rifugiati siriani in territorio libanese è divenuta di nuovo centrale nel dibattito politico nazionale dopo le operazioni di sicurezza realizzate dalle forze amate libanesi in alcuni campi profughi, a partire da quello di Arsal, iniziate per neutralizzare alcuni militanti siriani anti-Assad armati, e segnate anche da violenze e esplosioni, che hanno provocato la morte di alcuni civili. Nei giorni scorsi erano state indette per oggi, martedì 18 luglio, due manifestazioni contrapposte a Beirut, una per denunciare le violenze subite dai profughi siriani, e l'altra a sostegno dell'operato delle forze armate libanesi. Le due manifestazioni sono state vietate dal ministero dell'interno per tutelare l'ordine pubblico e evitare possibili scontri di piazza. Ma nel Paese dei Cedri la tensione cresce, e si moltiplicano le voci di chi chiede di facilitare in ogni modo il ritorno dei profughi siriani alla propria terra.

AMERICA/BOLIVIA - “Sono Chiesa, sono Missione”: Settimana di animazione nell’arcidiocesi di Sucre

Sucre - L'Arcidiocesi boliviana di Sucre sta vivendo una settimana di preghiera e di incontri in vista della Giornata della Chiesa diocesana, con lo slogan “Sono Chiesa, sono Missione! Conto su di voi!”. La Settimana si è aperta domenica 16 luglio in tutte le parrocchie e le comunità dell’Arcidiocesi, avendo come tema “Chiesa in uscita missionaria”. Secondo le informazioni raccolte da Fides, ogni giorno viene dedicato, con la preghiera e un incontro specifico in diversi luoghi dell’arcidiocesi, ad una particolare realtà, partendo dal tema comune “Chiesa, Missione e…”. Quindi “Chiesa, Missione e” bambini, giovani, famiglia, comunità, periferie. Sabato 22 luglio è dedicato al tema “Chiesa, Missione e Maria” ed è previsto un pellegrinaggio mariano, mentre domenica 23 luglio, la Giornata della Chiesa diocesana verrà celebrata con una festa di fraternità in tutte le parrocchie e una particolare colletta per le necessità locali. L’obiettivo è “rafforzare la nostra coscienza di essere membri di questa Chiesa particolare e di sentirci impegnati per lei” scrive l’Arcivescovo di Sucre, Sua Ecc. Mons. Jesus Juarez Parraga nell’invito a partecipare alle iniziative, sottolineando l’unione con la Chiesa universale presieduta dal Successore di Pietro. Inoltre, in vista del Congresso Missionario nazionale che si celebrerà a Sucre in ottobre, la settimana “sarà di grande aiuto per creare maggiore coscienza e corresponsabilità per la preparazione e realizzazione del VII Congresso Missionario nazionale, come un autentico momento di grazia per rinnovare il nostro zelo ardente e l’impegno missionario”.

AFRICA/KENYA - Attacchi terroristi e banditismo per impedire alla popolazione di votare, denunciano i leader religiosi

Nairobi - “Siamo convinti che gli attacchi, mascherati come terrorismo o banditismo, siano invece criminalmente orchestrati allo scopo di far sfollare le popolazioni in modo da non farle partecipare alle elezioni generali” denunciano i leader religiosi del Kenya, in una conferenza stampa dedicata al clima che vive il Paese alla vigilia delle elezioni dell’8 agosto.I recenti attacchi terroristici attribuiti agli Shabaab somali a Lamu e gli assalti banditeschi a Baringo e a Laikipia, hanno alzato la tensione nel Paese. Memori delle violenze che hanno colpito il Kenya nelle contestate elezioni del 2007, i leader religiosi locali chiedono alla Commissione elettorale indipendente la massima trasparenza nella registrazione degli elettori e la rapida pubblicazione dei risultati del voto.“La prima causa delle divergenze dopo le elezioni generali del 2007 è stato il ritardo nell’annuncio dei risultati dello scrutinio delle presidenziali” ricorda un comunicato dei rappresentanti delle principali confessioni religiose keniane, firmato da parte cattolica da Sua Ecc. Mons. Cornelius Kipng’eno Arap Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”.Alla conferenza stampa erano presenti anche Sua Ecc. Mons Zacchaeus Okoth, Arcivescovo di Kisumu e Sua Ecc. Mons. Joseph Obanyi Sagwe, Vescovo di Kakamega e Presidente della Commissione Episcopale per le Comunicazioni Sociali.

ASIA/INDIA - Liberate dalle prostituzione per diventare avvocatesse che perseguano gli sfruttatori

Nuova Delhi - Bambine maltrattate sistematicamente e costrette a prostituirsi con 20 clienti al giorno, prive di diritti, senza voce e nessuno che si preoccupi per le loro condizioni di vita inumane. Questa è la dura realtà di oltre un milione di bambine vittime della prostituzione minorile in India. Un fenomeno che neanche le leggi punitive del Paese riescono a frenare. Dal mese di aprile 2014, la fondazione olandese Free a Girl si è proposta di intervenire contro questo inferno. Grazie alla School for Justice, 19 giovani sopravvissute agli abusi degli sfruttatori e dei loro clienti verranno istruite in modo da poter accedere all’università e studiare Diritto. Secondo la fondatrice del progetto, l’obiettivo non è solo di riscattare queste bambine dalle reti della prostituzione quanto trasformarle nelle migliori avvocatesse e pubblici ministeri del Paese, per eradicare l’impunità della quale godono gli sfruttatori in India. “La società ci vede come qualcosa di alieno, quasi come un insetto che non ha diritto di vivere o far parte della società. La mia famiglia continua a non accettarmi” dichiara, in una nota pervenuta a Fides, una delle ragazze riscattate dalla School for Justice che, insieme alle sue compagne, vive e studia ogni giorno sotto lo stesso tetto fino a quando non potrà accedere all’università grazie a una borsa di studio. Vista l’importanza del programma è possibile che venga avviato anche in Brasile dove, secondo l’Unicef, esistono ci sono 250 mila bambine costrette alla prostituzione. ;

ASIA/IRAQ - “Campo di rieducazione” per le famiglie dei jihadisti allestito presso un villaggio cristiano della Piana di Ninive

Bartella – Dopo la conquista di Mosul, le forze di sicurezza irachene hanno trasferito in un “Campo di rieducazione” almeno 170 famiglie con componenti considerati affiliati all'autoproclamato Stato Islamico . Il campo è stato allestito presso il villaggio di Bartella, proprio nell'area della Piana di Ninive dove si concentravano le comunità cristiane autoctone, prima di essere costrette alla fuga dall'offensiva jihadista dell'estate 2014. Già lo scorso 19 giugno il consiglio distrettuale di Mosul aveva disposto la creazione di campi dove le famiglie sospettate di essere legate ai miliziani jihadisti dovevano sottoporsi a programmi di riabilitazione ideologica e psicologica per poi essere eventualmente reintegrate nel tessuto sociale Il campo di Bartella, 14 chilometri a est di Mosul, è stato aperto il 9 luglio. Secondo i resoconti di Human Rights Watch, le operazioni di rastrellamento e deportazione dei nuclei familiari di sospetti jihadisti sono state caratterizzate da abusi e violenze, in una sorta di punizione collettiva che non fa distinzione tra i veri aderenti all'ideologia di Daesh e quelli che semplicemente si erano sottomessi al “nuovo ordine” imposto nei territori conquistati dall'autoproclamato Stato Islamico. Il campo allestito presso Bartella può ospitare fino a 2800 famiglie. Secondo le tstimonianze degli operatori umanitari che hanno potuto visitare il campo, finora esso ospita quasi esclusivamente donne, ragazzi e bambini, compresi molti adolescenti senza genitori. La struttura è dotata di un presidio sanitario, ma al momento è del tutto priva di servizi di assistenza psicologica e educativa per i minori e per le loro madri. Bartella, conosciuta come un centro di tradizionale insediamento della comunità cristiana siro-ortodossa, è stata sottratta al controllo di Daesh nell'ottobre 216, e adesso a garantire la sicurezza del territorio concorrono anche le Unità di protezione della Piana di Ninive, milizia locale composta anche da molti cristiani autoctoni.

AMERICA/COLOMBIA - Un mese della Bibbia sulla strada della riconciliazione, per essere artigiani di pace

Bogotà – In diversi paesi dell’America Latina il mese di settembre è celebrato come “Mese della Bibbia” e viene contraddistinto da diverse iniziative a tutti i livelli, per promuovere la lettura e la conoscenza delle Scritture ed il loro impatto nella vita dei cristiani. Per la circostanza quest’anno il Centro per l'Evangelizzazione e la Fede della Conferenza Episcopale Colombiana , attraverso il Dipartimento Dottrina e Bibbia, ha pubblicato il sussidio: "Sulla strada verso la riconciliazione".Il Presidente della Commissione Episcopale della CEC, Sua Ecc. Mons. Víctor Manuel Ochoa Cadavid, Vescovo di Cucuta, ha spiegato che questo materiale ha lo scopo di aiutare a capire e vivere la riconciliazione come un passo necessario per vivere da cristiani autentici ed essere artigiani di pace. Secondo la nota pervenuta a Fides, il sussidio è articolato in nove tappe. Le prime tre presentano il fondamento dottrinale e teologico della riconciliazione, secondo l’ottica di San Pablo. Le altre sei sono un itinerario che mostra il processo della riconciliazione e come viverla nelle relazioni fraterne, in famiglia, come uomini di governo, a partire dalla figura del Re Davide. Come ha sottolineato Mons. Ochoa Cadavid, questo percorso vuole illuminare la realtà del nostro paese, in modo che in contesti identici o simili, si instauri la riconciliazione, il perdono e la pace. Non è comuque solo un sussidio per il mese della Bibbia, ma uno strumento che può essere integrato nelle varie azioni pastorali di ogni luogo.

AFRICA/CONGO RD - Condanna dei Vescovi per il rapimento dei sacerdoti: “Far loro del male è danneggiare la comunità che servono”

Kinshasa - Sequestrati due sacerdoti cattolici congolesi nella notte tra domenica 16 e lunedì 17 luglio. Don Pierre Akilimali e don Charles Kipasa sono stati prelevati da sconosciuti nella parrocchia di Notre-Dame des Anges di Bunyuka, nella diocesi Beni-Butembo, nella provincia del Nord-Kivu, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo.Il rapimento dei due preti è stato condannato dalla Conferenza Episcopale nazionale del Congo che in un comunicato ha denunciato il clima d’insicurezza nell’area ed ha ricordato alle autorità congolesi il loro compito di “garantire la sicurezza delle persone e dei loro beni”. La CENCO ha chiesto alle forze di sicurezza “di fare di tutto per liberare i due preti dalle mani dei rapitori e di smantellare la rete criminale che destabilizza la pace nella regione di Beni”.Il comunicato ricorda inoltre che dall’ottobre 2012 non si sa nulla della sorte dei tre padri assunzionisti, Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasikundi ed Edmond Bamutute, rapiti nella loro parrocchia di Notre-Dame des Pauvres di Mbau, a 22 km da Beni .“I preti sono degli uomini di Dio che consacrano la loro vita per il bene della popolazione, senza avere un’agenda politica. Far loro del male, significa danneggiare tutta la comunità nella quale servono” sottolinea il comunicato firmato da Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della CENCO.Secondo una nota inviata all’Agenzia Fides dal CEPADHO, una ONG locale per la difesa dei diritti umani, i due sacerdoti sono stati rapiti da una decina di uomini armati in tenuta mimetica che hanno assalito la parrocchia. Gli assalitori hanno picchiato alcuni seminaristi che prestavano servizio nella parrocchia ed hanno rubato due autoveicoli e due moto utilizzati dai sacerdoti. I due fuoristrada sono stati successivamente ritrovati nei pressi del parco nazionale di Virunga.

AMERICA/VENEZUELA - Il Card. Urosa Savino dopo l’assedio in parrocchia: “basta violenza contro il popolo”

Caracas – L’Arcivescovo di Caracas, il Card. Jorge Urosa Savino, “ripudia totalmente l'attacco di gruppi armati contro i cittadini che stavano pacificamente partecipando alla consultazione popolare sull’Assemblea Costituente, e il successivo assedio alle persone che erano in parrocchia. Il Cardinale Arcivescovo di Caracas esige dal governo che fornisca la protezione della polizia a sacerdoti, diaconi e laici che lavorano con dedizione e generosità al servizio della popolazione di Catia. E cessi assolutamente la violenza contro il popolo”. Così è scritto in un comunicato diffuso dall’Arcidiocesi di Caracas, pervenuto a Fides, in cui si ricostruiscono gli eventi accaduti domenica scorsa, 16 luglio, nella località di Catia, a nord ovest della capitale. Domenica circa 7 milioni di venezuelani hanno partecipato al referendum “simbolico”, indetto dall’opposizione, sull’Assemblea Costituente voluta dal Presidente Nicolas Maduro, in un clima di tensione e di atti intimidatori. Il 98,4% dei venezuelani ha votato contro il progetto di riscrivere la Costituzione. Secondo la nota dell’Arcidiocesi, domenica 16 luglio, festa della Vergine del Carmen, il Card. Urosa Savino si è recato verso mezzogiorno nella parrocchia di Nuestra Señora del Carmen a Catia, per celebrare la festa patronale, come ogni anno. Dopo la Messa solenne, il Cardinale ha salutato alcuni fedeli ed è entrato nella casa parrocchiale per incontrare i sacerdoti e i diaconi. Successivamente sono stati informati che un gruppo di uomini motorizzati aveva aggredito i cittadini che partecipavano alla consultazione in una postazione allestita vicino alla chiesa, ma non nei locali parrocchiali. Le persone assalite si sono rifugiate in chiesa, e pochi istanti dopo si sono udite due esplosioni di quattro colpi ciascuna. Si è poi saputo che una persona era morta e altre erano state ferite.Il gruppo violento ha continuato ad infastidire coloro che si erano rifugiati in chiesa, e per proteggerli si sono dovute chiudere le porte. Gli aggressori hanno impedito che le persone potessero uscire. Data la gravità della situazione, il Cardinale ha chiesto l’intervento delle autorità, mentre il parroco chiedeva agli aggressori di mettere fine all'assedio, ribadendo che le strutture parrocchiali non erano state concesse per il referendum, ma senza successo. Verso le 14,40 sono arrivate le autorità di polizia che hanno consentito di far uscire le persone rifugiate in chiesa su veicoli forniti dalla polizia.“L'ultimo a lasciare la chiesa, dopo quasi tre ore di assedio illegale – conclude la nota - , è stato il Cardinale Urosa, che prima di ritirarsi ha ringraziato la polizia per la collaborazione e ha chiesto loro di garantire la sicurezza dei sacerdoti, dei diaconi e del personale della parrocchia del Carmen. Cosa che hanno promesso di fare”.

AMERICA/VENEZUELA - Il BoscoBús in giro per assistere i bambini di strada

Caracas - La Red de Casas Don Bosco insieme al Consiglio Municipale per i Diritti di Bambini, Bambine e Adolescenti di Chacao hanno creato il programma BoscoBús, che si occupa di cercare bambini che vivono in situazioni di strada e offrire loro assistenza medica, sanitaria, educativa oltre che supporto psicologico. L’unità mobile, composta da un bagno, una sala polivalente, cucina e infermeria, realizza quattro fermate in alcune frazioni di Caracas dove educatori di strada e operatori sociali lavorano con i piccoli per reintegrarli nella società. Il programma BoscoBús è nato nel 2016 ma ha iniziato a prendere piede a partire da maggio di quest’anno. Finora ha assistito 86 bambini, aiutati costantemente.

ASIA/KIRGHIZISTAN - Più soldi a maestri e prof. Il Presidente Atambayev punta sull'istruzione per contrastare il fanatismo religioso

Bishkek – Negli ultimi cinque anni, in Kirghizistan, lo stipendio dei docenti è cresciuto di quatto volte. Inoltre più del 20% del bilancio nazionale, secondo i dati forniti dal governo, è investito nel sostegno all'istruzione. Sono questi i dati diffusi la scorsa settimana dal Presidente chirghiso Almazbek Atambayev durante una cerimonia di premiazione di insegnanti, medici e funzionari statali distintisi a livello nazionale nell'ultimo anno per il proprio impegno professionale. Durante la cerimonia, secondo quanto riferito dai media russi, Atambayev ha voluto rimarcare che l'impegno consistente di risorse pubbliche in campo educativo rappresenta un punto chiave nella strategia di contrasto al fanatismo d'impronta religiosa che continua a diffondersi nell'ex repubblica sovietica a maggioranza islamica: "Occorre smettere di fare del male alla propria testa mentre si prega, quando bisognerebbe invece concentrarsi di più sull'educazione. In questo modo, non si confonderà più la religione con la cultura araba: l'Onnipotente non è né arabo né chirghiso, è coscienza universale e energia".Secondo il rapporto sul terrorismo in Kirghizistan, pubblicato nel giugno 2016 dal Dipartimento di Stato USA, nel 2015 venivano stimati 400 cittadini chirghisi trasferitisi in Siria e Iraq per combattere nelle file dell'auto-proclamato Stato Islamico . .

AMERICA/CILE - Il Card. Ezzati al santuario di Maipù: "Maria, in questi tempi di tensione, ci chiede di imparare il linguaggio dell'amore”

Maipù – Almeno sessantamila fedeli si sono recati in pellegrinaggio nel fine settimana al Santuario nazionale di Maipù, in occasione della festa della Madonna del Monte Carmelo, Patrona del Cile, celebrata ieri, domenica 16 luglio. La Messa principale “per il Cile”, secondo la nota della Conferenza Episcopale pervenuta a Fides, è stata celebrata a mezzogiorno dall’Arcivescovo di Santiago, il Card. Ricardo Ezzati, il quale ha ricordato ai fedeli: “ci sentiamo fratelli a pieno diritto, qui nessuno è straniero, la casa di Maria è la nostra casa”. Partendo da questa considerazione, nell’omelia il Card. Ezzati ha chiesto: “Dov'è il tuo fratello immigrato? Cosa fai per lui ? Dove sono i tuoi fratelli e sorelle più piccoli, più di 90 mila bambini e adolescenti violati, spesso abbandonati al loro destino, senza una protezione sociale adeguata, sottoposti anche ad abusi fisici e psicologici. Cosa abbiamo fatto di questi fratelli, feriti da tante ingiustizie? Dov'è tuo fratello che, in pieno XXI secolo, in una società segnata da molti progressi e dall'opulenza di pochi, viene respinto come scarto del quale ci si deve liberare? Cosa facciamo con tanti poveri che ancora vivono in squallidi accampamenti, con gli anziani abbandonati. Dov'è tuo fratello, tua sorella, che non conoscono la gioia e la speranza della fede, l'accoglienza di una comunità credente che offre ospitalità e calore, o che per le nostre mancanze si sono allontanati da Gesù e dalla comunità”.Il Cardinale ha esortato: “In questa festa la Virgen del Carmen ci invita a lasciarci interpellare dal Signore”. Quindi ha aggiunto: "Maria, Madre della famiglia cilena, specialmente in questi tempi di tensione, ci chiede di imparare il linguaggio dell'amore. Solo l'amore costruisce, solo con l’amore si realizza la cultura dell'accoglienza e della solidarietà. La Virgen del Carmen invita tutti i figli e le figlie del Cile a bandire un linguaggio duro e sprezzante, e ad imparare la grammatica del dialogo che costruisce e affratella".

AFRICA/NIGERIA - Boko Haram attacca una moschea: “È un nemico dell’umanità”dice il direttore delle comunicazioni sociali della diocesi di Maiduguri

Abuja - “Boko Haram è un nemico dell’umanità e non esita a uccidere fedeli musulmani. La sua tattica è quella di commettere delitti atroci contro civili innocenti in modo di massimizzare l’impatto terroristico sulla popolazione” dice all’Agenzia Fides p. Gideon Obasogie, Direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nel nord della Nigeria, dove questa mattina, 17 luglio, un’attentatrice suicida si è fatta esplodere in una moschea, uccidendo almeno 8 persone.La moschea colpita dal gruppo jihadista di Boko Haram si trova nel quartiere di London Ciki di Maiduguri. “Negli ultimi mesi Boko Haram ha attaccato luoghi affollati di Maiduguri e delle sue periferie, come mercati e ospedali. Il gruppo jihadista attacca i civili anche perché questi ultimi hanno organizzato milizie di autodifesa per cercare di limitare i loro assalti” dice p. Obasogie. Il 13 luglio, in un quadruplice attentato commesso da attentatrici suicide, erano morte 19 persone, la maggior parte delle quali appartenenti alle milizie di autodifesa. “Purtroppo nel fenomeno di Boko Haram vi sono dei politici coinvolti. Se non ci fossero questi interessi politici Boko Haram da diverso tempo non sarebbe più un problema” conclude p. Obasogie.

ASIA/IRAQ - Scontro tra sedicenti “milizie cristiane” operanti nella Piana di Ninive

Qaraqosh - Le unità di protezione della Piana Ninive hanno accusato le cosiddette “Brigate Babilonia” di aver compiuto un'irruzione presso una loro postazione per sequestrare forniture militari e soprattutto per liberare sei dei propri miliziani, precedentemente arrestati con l'accusa di aver saccheggiato case private e chiese cristiane, compreso il monastero di Mar Behnam. L'episodio, avvenuto sabato 15 luglio nell'area di Qaraqosh, evidenzia il complicato momento attraversato dalla regione, dove operano eserciti e milizie di varia natura, decise a ritagliarsi uno spazio nell'area, dopo la sconfitta inflitta ai jihadisti dello Stato Islamico e la riconquista di Mosul. Le Unità di Protezione della Piana di Ninive rappresentano un'organizzazione militare locale, formata in parte da cristiani autoctoni e costituitasi nel 2014 come milizia di auto-difesa territoriale.Le cosiddette “Brigate Babilonia”, con a capo Ryan al Kildani , rivendicano anch'esse la loro etichetta di milizia composta da cristiani, anche se risulta documentato il loro collegamento con milizie sciite come le Unità di Protezione popolare anch'esse operanti nell'area. I “Leoni” delle “Brigate Babilonia” presentano se stessi come “cittadini cristiani addestratisi per difendere le città cristiane della Mesopotamia dai criminali terroristi stranieri dello Stato Islamico e dai terroristi provenienti da Paesi come l'Afghanistan, l'Arabia Saudita, il Qatar, la Tunisia, la Turchia, il Kuwait, la Libia e il Marocco”. L'Agenzia Fides ha documentato in diverse occasioni la volontà del Patriarcato caldeo di marcare la propria distanza da gruppi armati attivi sullo scenario iracheno che cercano di rivendicare la propria affiliazione alle comunità cristiane locali. Nel marzo 2016 il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva diffuso un comunicato ufficiale per ribadire che la Chiesa caldea “non ha nessun legame, né diretto né indiretto, con le cosiddette 'Brigate Babilonia', e con nessun'altra milizia armata che si presenta come cristiana”. Il monastero di Mar Behnam, occupato dai jihadisti di Daesh nel luglio 2014 e parzialmente distrutto da loro nel marzo 2015, era stato ripreso dall'esercito iracheno e dalle milizie sciite nel novembre 2016. .

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