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AMERICA/BRASILE - Protomartiri del Brasile: esempi di devozione eucaristica, fedeltà alla Chiesa ed impegno missionario

Rio Grande do Norte – C’è grande gioia a Rio Grande do Norte dopo la notizia che il 15 ottobre avrà luogo la canonizzazione dei Protomartiri del Brasile: André de Soveral, Ambrosio Francisco Ferro, sacerdoti, Matteo Moreira, Laico, e 27 compagni, uccisi in odio alla fede in Brasile il 16 luglio 1645 e il 3 ottobre 1645. Ieri Papa Francesco, durante il Concistoro Ordinario, ha definito la data della canonizzazione, che si celebrerà a San Pietro il prossimo 15 ottobre. La promulgazione del decreto della canonizzazione era avvenuta il 23 marzo scorso.Come informa la nota pervenuta a Fides da fonti locali, non solo a Cunhaú e Uruacu, ma in tutto Rio Grande do Norte e in molte altre città del Brasile si pregano i Protomartiri del Brasile, in modo particolare ogni volta che si celebra un Congresso Eucaristico oppure alla festa del Corpus Domini, in quanto sono sempre stati considerati esempi di devozione eucaristica, di fedeltà alla Chiesa e di impegno missionario.Queste le parole di San Giovanni Paolo II alla celebrazione di beatificazione dei 44 martiri, il 5 marzo 2000, in San Pietro. "Evocando un significativo richiamo alla celebrazione dei cinquecento anni di evangelizzazione del Brasile, che si svolge quest'anno . In questo vasto paese, non erano poche le difficoltà d'evangelizzare. La presenza della Chiesa è stata lentamente affermata attraverso l'attività missionaria di vari ordini religiosi e sacerdoti del clero diocesano. I martiri beatificati oggi, della fine del XVII secolo, sono delle comunità di Cunhaú e Uruacu di Rio Grande do Norte. André de Soveral, Ambrosio Francisco Ferro, sacerdoti e 28 compagni appartengono a questa generazione di martiri che bagnando il suolo nazionale lo rende fertile per la generazione di nuovi cristiani. Sono i primi frutti del lavoro missionario, Protomartiri del Brasile. Uno di loro, Mateus Moreira quando ancora era vivo, gli è stato strappato il cuore ma ha avuto ancora la forza di proclamare la sua fede nell'Eucaristia dicendo: Lode al Santissimo Sacramento."

ASIA/INDONESIA - Elezioni a Giacarta: il cristiano Ahok porge la mano ai vincitori. Ma il suo processo per blasfemia continua

Giacarta - "Il potere viene da Dio, e da Dio può essere tolto. Nessuno arriva al potere senza il permesso di Dio. Non siate tristi. Le cose le conosce Dio”. Con queste parole, citando implicitamente il Vangelo e San Paolo , il governatore di Giacarta, il cristiano protestante Basuki "Ahok" Tjahaja Purnama, ha provato a confortare i suoi sostenitori, amareggiati dopo che lo stesso Ahok aveva riconosciuto la sua sconfitta nel ballottaggio elettorale del 19 aprile, che lo aveva visto competere con Anies Baswedan per essere rieletto alla guida del governo di Giacarta. Dopo la chiusura dei seggi, i dati sui voti scrutinati hanno evidenziato fin dall'inizio la vittoria ottenuta con ampio margine da Anies, che ha raccolto la preferenza di circa il 58 per cento dei voti validi. Quando l'esito del ballottaggio è apparso segnato, Ahok ha riconosciuto la sconfitta, congratulandosi con Anies, con il vice-governatore designato Sandiaga, con la squadra della loro campagna elettorale e con i loro sostenitori. Il governatore protestante ha anche offerto la sua disponibilità a collaborare con Anies Baswedan, un musulmano votato anche da gruppi islamisti radicali, a cominciare dal periodo di transizione che precederà la scadenza effettiva del suo mandato, fissata per il prossimo ottobre.”La nostra speranza” ha dichiarato Ahok in una conferenza stampa tenuta presso un hotel della capitale indonesiana, “è che tutte le parti dimentichino la campagna elettorale. Noi in realtà siamo la stessa cosa. Vogliamo che Giacarta migliori, perché è la nostra casa comune". Il governatore uscente di Giacarta ha poi invitato anche i suoi sostenitori ad archiviare questo tempo di campagna elettorale, che molti osservatori hanno giudicato come la più settaria e divisiva mai registrata nella storia della città. Anies e Sandiaga, dal canto loro, hanno espresso apprezzamento per il contributo assicurato da Ahok e dal candidato vice-governatore Djarot per garantire che l'elezione di mercoledì 19 si svolgesse entro i canoni di un autentico processo democratico. Il governatore designato Baswedan e il suo futuro vice-governatore hanno fatto appello a Ahok e a Djarot e ai loro sostenitori a collaborare per superare insieme le lacerazioni e i contrasti registrati durante la campagna elettorale, e a lavorare insieme per il bene di Giacarta.Intanto ieri, giovedì 20 aprile, Ahok è tornato in tribunale per la quindicesima udienza del processo che dallo scorso dicembre lo vede indagato con l'accusa di blasfemia. Durante la sessione, l'accusa ha chiesto alla Corte Distrettuale del Nord di Giacarta di condannare il governatore Basuki "Ahok" Tjahaja Purnama a due anni di libertà vigilata, con la possibilità di subire un anno di carcere in caso di recidiva.

ASIA/INDONESIA - Elezioni a Giacarta:il governatore cristiano, sconfitto, porge la mano ai vincitori.Ma il suo processo per blasfemia continua

Giacarta "Il potere viene da Dio, e da Dio può essere tolto. Nessuno arriva al potere senza il permesso di Dio. Non siate tristi. Le cose le conosce Dio”. Con queste parole, citando implicitamente il Vangelo e San Paolo , il governatore di Giacarta, il cristiano protestante Basuki "Ahok" Tjahaja Purnama ha provato a confortare i suoi sostenitori, amareggiati dopo che lo stesso Ahok aveva riconosciuto la sua sconfitta nel ballottaggio elettorale del 19 aprile, che lo aveva visto competere con Anies Baswedan per essere rieletto alla guida del governo di Giacarta. Dopo la chiusura dei seggi, i dati sui voti scrutinati hanno evidenziato fin dall'inizio la vittoria con ampio margine ottenuta da Anies, che ha raccolto la preferenza di circa il 58 per cento dei voti validi. Quando l'esito del ballottaggio è apparso segnato, Ahok ha riconosciuto la sconfitta, congratulandosi con Anies, con il vice-governatore designato Sandiaga, con la squadra della loro campagna elettorale e con i loro sostenitori. Il governatore protestante ha anche offerto la sua disponibilità a collaborare con Anies Baswedan, un musulmano votato anche da gruppi islamisti radicali, a cominciare dal periodo di transizione che precederà la scadenza effettiva del suo mandato, fissata per il prossimo ottobre.”La nostra speranza” ha dichiarato Ahok in una conferenza stampa, tenuta presso un hotel della capitale indonesiana “è che tutte le parti dimntichino la campagna elettorale. Noi in realtà siamo la stessa cosa. Vogliamo che Giacarta migliori, perché è la nostra casa comune". Il governatore uscente di Giacarta ha poi invitato anche i suoi sostenitori a archiviare questo tempo di campagna elettorale, che molti osservatori hanno giudicato come la più settaria e divisiva mai registrata nella storia della città. Anies e Sandiaga, dal canto loro, hanno espresso apprezzamento per il contributo assicurato da Ahok e dal candidato vice-governatore Djarot per garantire che l'elezione di mercoledì si svolgesse entro i canoni di un autentico processo democratico. Il governatore designato Baswedan e il suo futuro vice-governatore hanno fatto appello a Ahok e a Djarot e loro sostenitori a collaborare per superare insieme le lacerazioni e i contrasti registrati durante la campagna elettorale, e lavorare insieme per il bene di Giacarta.Intanto ieri, giovedì 20 aprile, Ahok è tornato in tribunale per la quindicesima udienza del processo che dallo scorso dicembre lo vede indagato con l'accusa di blasfemia. Durante la sessione, l'accusa ha chiesto alla Corte Distrettuale del Nord di Giacarta di condannare il governatore Basuki "Ahok" Tjahaja Purnama a due anni di libertà vigilata, con la possibilità di subire un anno di carcere in caso di recidiva. .

AMERICA/PERU’ - Kit scolastici e generi alimentari per bambini lavoratori

Sullana - Il Programma Nazionale Yachay, del Ministero peruviano per la Donna e le Popolazioni Vulnerabili, in accordo con il Comune di Sullana, ha distribuito un totale di 50 kit scolastici e generi alimentari a bambini, bambine e adolescenti che lavorano per le strade. Tra gli obiettivi di questo Programma sociale c’è la volontà di assicurare un inizio anno scolastico dignitoso, restituire i diritti ai bambini e agli adolescenti che vivono in situazione di strada affinchè raggiungano uno sviluppo integrale, e prevenire la loro esposizione a situazioni a rischio. “Vogliamo fare in modo che i bambini inizino l’anno scolastico senza le scusa di non avere risorse economiche per comprare il materiale necessario, perché l’istruzione è molto importante per lo sviluppo sociale”, ha dichiarato in una nota giunta a Fides il coordinatore del Programma Yachay.

AFRICA/GHANA - Mons. Palmer-Buckle: “Se i cristiani mettessero davvero in pratica la loro fede, il Ghana diverrebbe un Paese dal successo inimmaginabile”

Accra - “Vi sono atti malvagi disseminati e praticati da professionisti ghaniani nel loro lavoro” ha ammonito Sua Ecc. Mons. Charles Palmer-Buckle, Arcivescovo di Accra, durante la Messa Crismale nella Cattedrale dello Spirito Santo della capitale del Ghana.L’Arcivescovo ha sottolineato che il Ghana deve far fronte a diverse attività illegali che compromettono il suo sviluppo sociale ed economico. Mons. Palmer-Buckle ha citato tra i diversi esempi i minatori illegali popolarmente conosciuti come “Galamsay” che causano danni irreparabili alle risorse naturali del Paese, le azioni di gruppi di vigilantes che compromettono le indagini giudiziarie, e i conflitti tribali.L’Arcivescovo si è detto scontento per il comportamento dei cristiani che non agiscono secondo il Vangelo. “Se i cristiani mettessero davvero in pratica la loro fede- ha detto- il Ghana diverrebbe un Paese dal successo inimmaginabile. Il nostro Paese è benedetto grazie alle sue risorse naturali e umane”. Ma ha aggiunto “vi sono persone che vogliono distruggere il Ghana, crimini e insubordinazioni sono commessi non solo da ghaniani malvagi ma pure da stranieri”.

AFRICA/NIGERIA - Rapito un gesuita nel sud della Nigeria

Abuja - Rapito un gesuita nel sud della Nigeria: si tratta di P. Samuel Okwuidegbe, gesuita nigeriano di 50 anni, che è stato prelevato da sconosciuti il 18 aprile, sulla strada che collega Benin City a Onitsha.Secondo le informazioni raccolte da “La Croix”, p. Okwuidegbe si stava recando a guidare un ritiro a 150 km dal centro di spiritualità da lui diretto, dove vive insieme a 3 confratelli. La sua automobile è stata trovata dalla polizia, che prosegue le ricerche per ritrovarlo.“In questo momento non abbiamo molti dettagli. È la prima volta da diversi anni che un sacerdote della nostra Compagnia di Gesù è vittima di un rapimento nella regione” ha detto p. Rigobert Kyungu Musenge, Segretario Regionale dei Gesuiti per l’Africa e il Madagascar che rivela che altre due persone sono state rapite insieme a p. Okwuidegbe. “Non pensiamo che sia stato rapito appositamente in quanto sacerdote” sottolinea.Nel 2016 diversi sacerdoti cattolici sono stati rapiti in Nigeria, specie nelle regioni del sud. Don Sylvester Onmoke, Presidente dell’Associazione dei preti diocesani della Nigeria ha qualificato “la recente ondata di rapimenti di sacerdoti e religiosi come un assalto alla Chiesa” .

EUROPA/SPAGNA - La Gioventù Missionaria ricorda la religiosa spagnola uccisa ad Haiti, arrestato l’assassino

Madrid – Nei giorni scorsi è stato arrestato a Port-au-Prince il presunto assassino della missionaria spagnola suor Isa Solá, religiosa di Gesù e di Maria, aggredita e uccisa in una strada della capitale haitiana mentre guidava la sua auto, il 2 settembre 2016, a scopo di rapina . La notizia è stata confermata dalla stampa spagnola. La religiosa ha lavorato sette anni nella capitale di Haiti, impegnata con le fasce più umili e povere, con le quali praticamente conviveva dopo il terremoto del 2010. Secondo la nota pervenuta a Fides, il criminale faceva parte di una banda molto pericolosa, responsabile di furti, stupri e omicidi. Nell’operazione di polizia sono stati arrestati anche altri 12 membri del gruppo criminale.Maria Angeles Aliño, superiora provinciale delle religiose di Gesù e Maria in Spagna, ha spiegato al periodico "Vida Nueva" che in questi sette mesi, "il ricordo di Isa Solá è una costante nella nostra comunità", sottolineando che ha una influenza molto forte tra le sorelle più giovani. Madre Aliño ha confermato che la congregazione continua a cercare una sostituta per la missione ad Haiti: "Vogliamo rimanere ad Haiti, un popolo che ci preoccupa e che vogliamo continuare ad assistere nella sua sofferenza".Durante il XIV Incontro della Gioventù Missionaria, che si svolge a El Escorial dal 21 al 23 aprile, organizzato dalle Pontificie Opere Missionarie della Spagna, in collaborazione con la Commissione episcopale per le missioni, uno spazio sarà riservato al ricordo e all’omaggio a suor Isa Solà. All’Incontro sono presenti più di 150 giovani provenienti da tutta la Spagna, che condivideranno le esperienze dei loro soggiorni nei paesi di missione. Fra loro alcuni missionari “particolari” come Dara O'Brien, che vive nella sua sclerosi multipla "la vittoria di Cristo sulla croce, che tante volte aveva predicato ai giovani", come si legge nella nota inviata a Fides dalle POM della Spagna.

ASIA/SIRIA - Esponenti assiri dell'opposizione siriana ricevuti a Mosca dal viceministro degli Esteri russo

Mosca – Il vice-ministro degli esteri russo, Mikhail Bogdanov, ha ricevuto a Mosca una delegazione di esponenti assiri da tempo schierati sul variegato fronte dell'opposizione siriana anti-Assad. La delegazione era guidata da Nimrud Suleiman, ed è stata ricevuta dal vice-ministro Bogdanov nella giornata di mercoledì 19 aprile. Secondo quanto riportato da media russi, Suleiman ha esposto al vice-ministro Bogdanov le istanze di sigle politiche gestite da esponenti cristiani assiri riguardo al futuro assetto della Siria, ribadendo la richiesta di sostenere per quanto possibile una sistemazione politico-amministrativa che favorisca il decentramento e la valorizzazione di identità etniche e culturali diversificate presenti nel territorio siriano. La stampa russa ha presentato l'incontro come il tentativo messo in atto dalle organizzazioni assire di trovare nella Russia una sponda nel sempre complesso scenario siriano. Sigle assire come l'Organizzazione Democratica Assira si sono schierate sul fronte dell'opposizione anti-Assad fin dall'inizio del conflitto siriano, denunciando la mancanza di agibilità politica attribuita al dirigismo centralista del regime. .

AFRICA/ETIOPIA - Verso il primo corridoio umanitario dall’Africa

Addis Abeba - In questi giorni si sta svolgendo ad Addis Abeba una missione operativa congiunta di Caritas Italiana e Comunità di Sant’Egidio per aprire il primo corridoio umanitario dall'Africa, secondo il protocollo siglato a Roma il 12 gennaio 2017. Il Protocollo di intesa con lo Stato italiano, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana – che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes - e dalla Comunità di Sant’Egidio, è finanziato con fondi CEI 8x1000 e prevede il trasferimento dai campi etiopici di 500 profughi Eritrei, Somali e Sud sudanesi in due anni. Secondo il comunicato inviato all’Agenzia Fides dalla Conferenza Episcopale Italiana, il vice ministro degli Esteri etiope, signora Hirut Zemene, incontrando la delegazione italiana, ha sottolineato la generosità di questa operazione umanitaria rivolta alle persone più vulnerabili e la rilevanza dell'impegno dell'Italia e della sua società civile verso i migranti in questo periodo particolarmente complesso. Grande soddisfazione è stata espressa dall’Arcivescovo metropolita di Addis Abeba e Presidente della Conferenza episcopale di Etiopia ed Eritrea S.Em. Card. Berhaneyesus Souraphiel e da Caritas Etiopia. Le agenzie ONU impegnate per i rifugiati, hanno offerto piena collaborazione, come l'ARRA, l'agenzia di Stato che si occupa degli oltre 850.000 rifugiati presenti in Etiopia, La missione prosegue in questi giorni con una prima ricognizione nei campi in Tigrai, al confine con l'Eritrea, facilitata dalla ONG Gandhi Charity.

AFRICA/UGANDA - Stop alla caccia a Kony: i militari ugandesi concludono la missione in Centrafrica contro il capo dell’LRA

Kampala - L’esercito ugandese ha messo fine all’operazione volta alla cattura di Joseph Kony, capo dell’LRA , il movimento di guerriglia originario del nord Uganda che da anni imperversa in parti del Sud Sudan, della Repubblica Democratica del Congo e della Repubblica Centrafricana.I militari ugandesi si stanno ritirando da quest’ultimo Paese dopo che i militari americani che partecipano alla caccia Kony sono stati anch’essi rimpatriati. Secondo un portavoce militare ugandese Kony è rimasto solo con meno di 100 combattenti ed è “debole e inefficace. Non costituisce da diverso tempo una minaccia significativa alla sicurezza dell’Uganda e al Nord Uganda in particolare”. Nel 2013 l’ONU ha stimato l’LRA ha ucciso più di 100.000 persone e ne ha rapite più di 60.000 in 25 anni d’attività.

AFRICA/CENTRAFRICA - Il progetto del villaggio “Papa Francesco” per ricordare la sua visita nel 2015

Bangui - Un villaggio intitolato a Papa Francesco come luogo d’incontro delle diverse comunità religiose della Repubblica Centrafricana. È il progetto che è in fase di studio da parte della delegazione vaticana di esperti per il Centrafrica, in collaborazione con la Piattaforma delle Confessioni Religiose del Centrafrica .“Il Papa ha dichiarato Bangui capitale spirituale dell’umanità. Ha aperto una porta santa a Bangui. È stata la prima volta nella storia della Chiesa che una porta santa è stata aperta al di fuori del Vaticano” ha ricordato Martin Nkafo Nkamitia, Direttore del Dipartimento degli Studi per la Promozione della Cultura Africana e capo della delegazione vaticana di esperti per il Centrafrica. “Sono intuizioni che non si possono ignorare. Per questo abbiamo pensato di creare, a perenne memoria della visita di Papa Francesco in Centrafrica, un villaggio che potrà essere il punto d’incontro di tutte le comunità religiose del Centrafrica. È un ampio progetto ma ci riusciremo” ha detto.Il progetto del villaggio “Papa Francesco” è stato presentato al Presidente del Centrafrica, Faustin Archange Touadera, e al sindaco di Bangui, Blaise Nakombo, in occasione della nomina a Cardinale dell’Arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga.La visita in Centrafrica di Papa Francesco, dal 29 al 30 novembre 2015 , ha lasciato un forte ricordo nel Paese, soprattutto sul piano dei rapporti interreligiosi, grazie anche alla visita effettuata dal Pontefice agli sfollati accolti nella moschea centrale del quartiere PK5.

AFRICA/EGITTO - l'Università di al Azhar respinge le accuse di filo-estremismo: l'islam difende anche le chiese

Il Cairo – L'Università di al Azhar, il più prestigioso centro teologico e accademico dell'islam sunnita, respinge con forza critiche e attacchi ricevuti negli ultimi giorni da politici e intellettuali egiziani, che puntano il dito anche contro i programmi curriculari dei suoi corsi di insegnamento, accusandoli di contiguità con le aberranti ideologie adottate dal terrorismo jihadista. In un comunicato ufficiale, diffuso martedì 18 aprile, il Consiglio supremo degli studiosi di al Azhar ha voluto ribadire nero su bianco che “la Sharia vieta ogni assalto contro gli esseri umani, a prescindere dalla loro religione e dal loro credo”, e l'islam vincola i musulmani anche a proteggere tutti i luoghi di culto, e a trattare con benevolenza i non musulmani. Riguardo alle accuse più dettagliate, riguardanti i programmi d'insegnamento dell'Università sunnita, il comunicato dei “saggi” ci tiene a rimarcare che “i curricula di al Azhar sono gli unici che insegnano in maniera appropriata l'islam che favorisce pace e convivenza pacifica tra musulmani e non musulmani, come testimoniano milioni di diplomati che sono stati e sono avvocati di pace e fratellanza”. Presentare l'insegnamento impartito a al Azhar come un incentivo al terrorismo – si legge nel comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides – rappresenta “un travisamento della storia dell'Egitto, e un tradimento delle coscienze degli egiziani”. La dichiarazione degli studiosi di al Azhar ha suscitato ulteriori critiche da parte di intellettuali come lo scrittore Khaled Montasser, che ha definito il pronunciamento come “l'ultimo chiodo della bara dello stato di diritto in Egitto”. Mentre l'intellettuale copto Naguib Gabriel, leader dell'Unione egiziana per i diritti umani, ha rimarcato che il problema dei programmi curricolari d'insegnamento non riguarda solo i corsi impartiti a al Azhar, ma anche i libri e i corsi per lo studio della lingua araba, che costringono anche gli studenti non musulmani a imparare a memoria i versetti del Corano e gli Hadith del profeta Mohammad.Forse anche in risposta alla serrata serie di critiche ricevute, l'Università di al Azhar, negli ultimi giorni, ha intensificato i suoi pronunciamenti di condanna delle violenze subite dai cristiani in Egitto, mentre si avvicina la Conferenza internazionale di pace convocata al Cairo dalla stessa Università il prossimo 28 aprile, che vedrà anche la partecipazione di Papa Francesco e del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. .

AMERICA/BOLIVIA - “Le elezioni giudiziarie non siano manipolate politicamente” chiede la Conferenza episcopale

La Paz – La Conferenza Episcopale della Bolivia ha chiesto attraverso un breve messaggio del suo Segretario, padre José Fuentes, rivolto alla comunità civile ed al governo boliviano, che le elezioni giudiziarie che si terranno il 22 ottobre "non siano politicamente manipolate". Sarà la seconda volta che nella storia della Bolivia si svolge questo tipo di elezioni con cui vengono elette le più alte autorità della Corte Suprema, del Consiglio della Magistratura, del Tribunale Agroambiental e della Corte Costituzionale Plurinazionale. Le prime elezioni si erano tenute il 16 ottobre 2011.Nel comunicato pervenuto a Fides, che porta la data del 19 aprile, si ricorda che nella prima esperienza del 2011, la CEB aveva messo in guardia su una serie di errori nel processo elettorale, ma le sue osservazioni non sono state mai ascoltate. In quella occasione la maggioranza votò scheda bianca. "In uno Stato democratico, la giustizia deve essere indipendente, ogni elemento che collabora con questo tipo di giustizia, sia benvenuto, perché così sarà più sana la nostra democrazia" ha detto il Segretario generale della CEB.

AMERICA/PERU’ - Qali Warma: colazione e pranzo per gli alunni delle zone più povere dell’Apurimac

Abancay – Sono in totale 1.334 le istituzioni scolastiche pubbliche appartenenti alle zone di povertà estrema della regione peruviana dell’Apurímac che ricevono generi alimentari nutrienti dal Programma Nazionale di Alimentazione Scolastica Qali Warma, con il quale si offre colazione e pranzo a 38.218 bambini e bambine in età prescolare e di scuola primaria. Secondo quanto riferito in una nota pervenuta a Fides dal responsabile del programma sociale dell’Unità Territoriale Apurímac, questa cifra rappresenta il 69% del totale delle strutture scolastiche pubbliche assistite da Qali Warma nella regione. Vengono distribuiti 22 tipi di prodotti, tra i quali alimenti locali come la quinoa, il grano, farine di fagioli, orzo, mais e grano, gallette di quinoa e kiwicha. Tra gli altri anche latte, farine di avena con kiwicha, minestre, carne essiccata di pecora, uova disidratate, conserve di pesce, carne macinata, tacchino, pollo, riso e zucchero. Attualmente Qali Warma fornisce cibo tutti i giorni dell’anno scolastico alle istituzioni scolastiche pubbliche in Apurimac sotto forma di prodotti.

AMERICA/VENEZUELA - Tre morti e milioni di manifestanti; per i Vescovi "la protesta civile e pacifica non è un crimine, è un diritto!”

Caracas – "La protesta civile e pacifica non è un crimine. E' un diritto! Il suo controllo non può essere una repressione eccessiva" afferma il comunicato della Conferenza Episcopale del Venezuela pubblicato ieri, quando nella capitale e in diverse città del paese si svolgevano numerose manifestazioni dove, purtroppo, almeno tre persone sono rimaste uccise. Secondo le agenzie di stampa internazionali si tratta di un 17enne morto a Caracas, una donna di 23 anni uccisa a San Cristobal e, nell'ovest del Paese, di una guardia nazionale.Il documento dei Vescovi, pervenuto a Fides, alza la voce per ribadire: "La democrazia è caratterizzata, soprattutto, dal rispetto e dalla protezione dei diritti dei cittadini. Quando lo Stato li ignora oppure non li rispetta, cessa di essere uno Stato democratico, perde legittimità, perché la sua funzione è quella di difendere tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro ideologia politica. Ci sono altri fattori che negano la democrazia, come la concentrazione dei poteri pubblici nelle mani di un unico potere. Questa è la situazione attuale in Venezuela".I Vescovi dichiarano la posizione della Chiesa: "Difendere i diritti fondamentali, la vita, la libertà, la salute ... e altri diritti dei cittadini, è un dovere di ogni essere umano. E' anche un diritto e un dovere della Chiesa e di tutti i credenti, perché i diritti umani e civili non appartengono esclusivamente alla sfera socio-politico, ma anche religioso"."La Conferenza Episcopale Venezuelana - conclude il comunicato - invita tutti i cittadini, credenti in Cristo e gli uomini e le donne di buona volontà, ad agire secondo coscienza, secondo i principi democratici e le leggi del paese, così come ad esercitare il diritto di protestare e di manifestare pubblicamente nel rispetto delle persone e dei beni e in modo responsabile e pacifico".Ieri, secondo l'opposizione, sei milioni di persone hanno manifestato in tutto il paese, 2 milioni e mezzo solo a Caracas. La polizia è intervenuta con i gas lacrimogeni per disperdere la folla e si sono registrati violenti scontri.

ASIA/INDONESIA - Elezioni a Giacarta, sconfitto il candidato cristiano

Giacarta – Mentre è ancora in corso il conteggio dei voti, tutte le proiezioni effettuate in base ai seggi già scrutinati nel turno elettorale di ballottaggio per la scelta del nuovo governatore di Giacarta attribuiscono con ampio margine la vittoria al candidato Anies Baswedan , già ministro indonesiano per l'educazione. Risulta sconfitto il governatore uscente Basuki "Ahok" Tjahaja Purnama, cristiano protestante di origine cinese, che pure aveva prevalso al primo turno delle elezioni regionali, nonostante le campagne di propaganda settaria scatenate conto di lui e il processo che lo aveva visto imputato per presunta “blasfemia”. Anche il turno di ballottaggio ha registrato l'iperattivismo di movimenti radicali islamisti come il Tamasya Al-Maidah, che aveva chiamato tutti gli indonesiani a recarsi a Giakarta per “fare la guardia" ai seggi elettorali durante il turno di ballottaggio. Per evitare forme di intimidazione fisica o psicologica sugli elettori, la polizia di aveva vietato raduni e mobilitazioni di massa durante le operazioni di voto. L'Arcivescovo Ignatius Suharyo, alla guida dell'arcidiocesi cattolica di Giacarta, nel suo messaggio pasquale, riferendosi all'imminente appuntamento elettorale, non aveva fatto accenni espliciti ai gruppi religiosi estremisti, ma citando alcuni leader musulmani indonesiani aveva ripetuto che anche l'islam è una religione di pace e rifiuta la violenza. L'Arcivescovo aveva invitato il popolo a esercitare il proprio diritto di voto con serenità, aveva richiamato come priorità il contrasto alla corruzione e aveva ringraziato il governo per gli sforzi volti a assicurare uno svolgimento pacifico delle operazioni di voto. Analisti cattolici indonesiani, contattati dall'agenzia Fides, ritengono che il profilo del nuovo governatore di Giacarta, lontano da posizioni estremiste, rappresenta comunque una garanzia e potrà contribuire a rasserenare il clima, lasciando decantare le tensioni settarie che hanno caratterizzato la campagna elettorale. .

AFRICA/SUDAFRICA - Mozione di sfiducia contro Zuma; “Votate secondo coscienza”: appello ai parlamentati di Giustizia e Pace

Johannesburg - Tensione alta in Sudafrica dove nei giorni scorsi decine di migliaia di persone sono scese in piazza per esigere le dimissioni del Presidente sudafricano Jacob Zuma, coinvolto in una serie di scandali di corruzione e accusato di aver licenziato alcuni Ministri, tra cui quello delle finanze, Pravin Gordhan, considerato una persona competente e onesta .Il 12 aprile il Parlamento doveva votare una mozione di sfiducia contro il Presidente che, se approvata, avrebbe costretto quest’ultimo alle dimissioni. Il voto è stato posticipato sine die per permettere alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sul ricorso presentato dall’opposizione per votare la mozione con voto segreto. In questo modo, l’opposizione spera di raccogliere i voti della fronda parlamentare in seno all’ANC che è contraria al mantenimento al potere del Presidente.“Abbiamo bisogno di un Parlamento che dimostri una forte leadership etica ed eserciti un controllo non di parte sull’esecutivo” afferma una nota della Commissione Episcopale Giustizia e Pace pubblicata alla vigilia del voto parlamentare, poi rimandato. “Chiediamo che tutti i parlamentari votino secondo coscienza prendendo in considerazione il bene comune, e non interessi di parte e la loro sopravvivenza politica, nel votare la mozione di sfiducia” aggiunge la nota.Giustizia e Pace chiede inoltre alla dirigenza dell’ANC di ascoltare le persone che sono scese in piazza per chiedere le dimissioni di Zuma. “Non affrettatevi a rigettare i genuini appelli alla responsabilità dell’esecutivo qualificandoli come razzisti e come un attacco a radicali trasformazioni economiche”.In seno all’ANC si è aperte la lotta per succedere a Zuma, il cui mandato presidenziale scade nel 2019. Come leader del partito, e candidato dell’ANC alla presidenza, Zuma propone la sua ex moglie Nkosazana Dlamini-Zuma, che sta per lasciare la Presidenza della Commissione dell’Unione Africana. A questa si oppone la candidatura dell’attuale Vice Presidente, Cyril Ramaphosa.

AMERICA/BRASILE - Rapporto "Conflitti nella campagna del Brasile 2016": 1.295 casi, 61 omicidi

Brasilia – E' stato presentato il Rapporto "Conflitti nella campagna del Brasile 2016", redatto dalla Commissione Pastorale della Terra , presso la sede della Conferenza Episcopale , a Brasilia. Nel 2016 in Brasile sono stati registrati 1.295 casi di conflitti per la terra e sono stati commessi anche 61 omicidi, con una crescita del 22% rispetto al numero di omicidi dell'anno precedente. Secondo le informazioni inviate a Fides dal CIMI , la media stimata è di quattro eventi di violenza al giorno: 74 tentativi di omicidi, 200 minacce di morte, 571 aggressioni e 228 arresti. Bisogna anche aggiungere i 172 conflitti per l'acqua e le 69 violazioni del lavoro. I dati del rapporto sottolineano non solo le violazioni registrate nella campagna, ma anche il loro aumento da quando il CPT ha iniziato l'indagine, nel 1985.Nella presentazione, avvenuta il 17 aprile, dopo qualche testimonianza, il Segretario Generale della CNBB, Sua Ecc. Mons. Leonardo Ulrich Steiner, ha voluto sottolineare l'importanza della relazione, e ha ricordato quegli uomini e quelle donne le cui denunce hanno fatto storia: "Questo rapporto non è solo un libro. Sono storie di vita. Sono storie di persone. Non possiamo dimenticarlo"."I conflitti nella campagna del Brasile 2016" fornisce dati sulla violenza subita da lavoratori rurali, tra i quali indigeni, quilombo e popolazioni native. Il documento è giunto alla sua 32.ma edizione.

AMERICA/BOLIVIA - Programma “0 bambini di strada”: istruzione e riabilitazione

Cochabamba - Con il proposito di evitare che i bambini con meno di 12 anni vivano in strada, l’Ufficio per la Tutela di Infanzia e Adolescenza del Comune di Cochabamba, sta portando avanti il programma “0 bambini di strada”. Uno dei progetti di questo programma prevede l’abilitazione di un centro di assistenza integrale per bambini di strada. In questo contesto si punterà a processi educativi e di sensibilizzazione che motivi i piccoli a passare ad una seconda tappa di riabilitazione. Il centro avrà un consultorio medico per visite e cure, un laboratorio didattico, spazi per l’assistenza psicologica, sociale e legale al fine di rispondere alle necessità dei beneficiari. \

AFRICA/EGITTO - Attacco terrorista presso il Monastero greco ortodosso di Santa Caterina

Il Cairo – Il posto di blocco posto sulla strada che porta al Monastero egiziano greco-ortodosso di Santa Caterina, nella penisola del Sinai, è stato attaccato nella serata di martedì 18 aprile da un commando terrorista. L'assalto, rivendicato da sedicenti jihadisti affiliati all'auto-proclamato Stato Islamico , ha provocato la morte di un sottufficiale di polizia e il ferimento di almeno quattro poliziotti. Gli agenti che presidiavano il posto di blocco hanno a loro volta ferito alcuni degli attentatori, costringendo il commando alla fuga. I monaci residenti nel Monastero, che dista alcuni chilometri dal posto di blocco, hanno comunicato di aver sentito solo il rumore degli spari, confermando che gli assalitori sono stati respinti dalle forze di polizia e l'assalto non ha provocato danni per la comunità monastica. Secondo i media egiziani, che lo hanno contattato, il portavoce dei monaci, padre Gregorios, ha dichiarato di non poter affermare con sicurezza che il monastero fosse l'obiettivo finale dell'agguato terrorista, lasciando intendere che proprio il posto di blocco potrebbe essere stato il bersaglio primario che i jihadisti intendevano colpire. Il Monastero di Santa Caterina, alle pendici del monte Sinai, ospita attualmente una ventina di monaci greco-ortodossi sottoposti all'autorità di un Arcivescovo/abate, e gode di uno statuto di autocefalia. E' considerato il più antico Monastero cristiano ancora attivo, e nel 2002 è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco per la sua architettura bizantina, la sua preziosa collezione di icone e la raccolta di manoscritti antichi. Già nell'ottobre 2014 Il Monastero di Santa Caterina aveva smentito false notizie su presunti assalti subiti da gruppi islamisti, messe in circolo da media e blog cristiani. La netta smentita era stata affidata a un comunicato ufficiale del Monastero, pervenuto all'Agenzia Fides, dove si definivano “false e irresponsabili” le operazioni di disinformazione messe in atto dai media che per richiamare l'attenzione non esitano a fabbricare falsi allarmi riguardanti la condizione dei cristiani nei Paesi arabi. Il terrorismo dei gruppi jihadisti attivi nel Sinai si è rivolto negli ultimi anni principalmente contro forze di polizia e obiettivi militari. Durante lo scorso mese di febbraio, nel Sinai del Nord, sigle jihadiste hanno rivendicato anche sette omicidi mirati contro appartenenti alle comunità cristiane copte locali. La serie di omicidi mirati aveva provocato l'esodo dalla regione di centinaia di famiglie copte. . In quel franngente, il professor Mohamed Mokthtar Gomaa, Ministro delle dotazioni a moschee e comunità religiose , aveva dichiarato che gli attacchi alle chiese sono equiparabili agli “attacchi alle moschee”, e la difesa dei cristiani e delle loro chiese “fa parte della dottrina della fede musulmana”. .

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