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ASIA/FILIPPINE - Congresso mariano a Cebu. “La fede incida nella vita"

Cebu - Il Congresso Mariano dedicato al Giubileo della Madre del Perpetuo Soccorso, che si è aperto oggi a Cebu city nel santuario tenuto dai Padri Redentoristi, non sarà solo dedicato a tematiche di taglio spirituale: si parlerà anche di temi sociali come la campagna del governo nazionale contro la droga, che ha fatto oltre 7.600 vittime in sei mesi, occupando le prime pagine dei giornali e dividendo, nell'approccio di fondo, la Chiesa cattolica e il governo del Presidente Duterte. Lo dice all'Agenzia Fides il redentorista p. Cris Mostajo illustrando le attività del convegno che celebra i 150 anni dell'arrivo dell'icona della Madonna del Perpetuo Soccorso. Più di 700 persone sono presenti al Congresso, iniziato oggi, 16 febbraio. P. Mostajo rileva: “Siamo rattristati per il fatto che, nonostante la fede dei filippini e la devozione alla Vergine Maria, facciano presa in molti la cultura della morte e l'indifferenza”. “Oggi ci troviamo di fronte alla triste realtà del nostro paese in cui la sacralità della vita umana viene violata da una sorta di ‘pulizia’ dei membri indesiderati della società”, spiega. “E’ necessario che la fede incida nella vita del credente”.Nel Congresso si parlerà anche della presenza e del ruolo della donna nella Chiesa, della storia della devozione mariana nelle Filippine. Vi saranno poi delle testimonianze di missionari, insegnanti e coniugi e celebrazioni liturgiche che coinvolgeranno i fedeli.Anche il sacramento della riconciliazione, spiegano a Fides i Redentoristi, “può essere il punto sorgivo di una redenzione personale: se alcolisti e tossicodipendenti si accostano al sacramento, questo può essere l'inizio di un percorso di guarigione e rieducazione”. I Redentoristi promuovono incontri e percorsi di accompagnamento riservati a persone che lottano per uscire dalle dipendenza di droghe, alcol, gioco d'azzardo.

AMERICA/COLOMBIA - “Donare un organo non contraddice la dottrina cattolica, ma bisogna vigilare”: Mons. Cordoba commenta la nuova legge

Bogotà – La legge n. 1805, approvata dal Congresso lo scorso agosto e recentemente ratificata, stabilisce la donazione di organi in Colombia come obbligatoria. "In essa non c'è nulla di male", ha commentato Sua Ecc. Mons. Juan Vicente Cordoba Villota, Vescovo della diocesi di Fontibon e Presidente della Commissione Episcopale per la vita.Dinanzi alla carenza di una informazione completa all'opinione pubblica, il Presule ha spiegato che la posizione della Chiesa cattolica su questa legge "non contraddice la dottrina, né influisce sulla dignità della persona, ma, al contrario, è a favore della vita, è un'opera di carità e di amore verso qualcuno che ha bisogno di un organo", informa la nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale Colombiana.Mons. Cordoba Villota ha chiesto però severi controlli nel nuovo regolamento sulla donazione degli organi, per evitare che qualcuno possa trarne interessi particolari: la Chiesa quindi si oppone decisamente al traffico di organi.La Legge 1805 del 2016, approvata dal Congresso, prevede che la donazione di organi in Colombia sia obbligatoria, al fine di aumentare la disponibilità di organi e tessuti nel paese e soddisfare il bisogno di oltre 3.000 persone che sono in attesa di un donatore. Secondo la legge, i colombiani che non vogliono essere donatori, devono notificare i loro rifiuto presso un notaio, o registrarsi come “non donatore” al momento dell'iscrizione all’Istituto Nazionale di Sanità. Per questo Mons. Córdoba Villota ha chiesto maggiore attenzione alle zone rurali, dove non ci sono notai e la popolazione è più vulnerabile.

AMERICA/PERU' - Pataz, una delle provincie più povere del Paese

Tayabamba - La provincia di Pataz è una delle più povere del Perù, situata nella regione di La Libertad. Secondo una stima del Ministero per l’Economia e le Finanze, 11 distretti su 13 di Pataz rientrano nella lista dei 200 distretti più poveri del Paese. Nonostante sia la provincia in cui si concentrano le compagnie minerarie che producono grandi quantità di oro, la povertà continua a ritardare il progresso di questa popolazione. Le autorità municipali locali hanno rivolto un appello al Governo centrale e al Governo Regionale di La Libertad per avere supporto nella costruzione di strutture sanitarie, scolastiche e per lavori stradali.

AFRICA/MADAGASCAR - Erezione della diocesi di Maintirano e nomina del primo Vescovo

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 8 febbraio 2017, ha eretto la nuova diocesi di Maintirano , per dismembramento delle diocesi di Tsiroanomandidy, Mahajanga e Morondava, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Antananarivo. Il Papa ha nominato primo Vescovo di Maintirano S.E. Mons. Gustavo Bombin Espino, O.SS.T., finora Vescovo di Tsiroanomandidy.La neo-eretta diocesi di Maintirano, comprende l’intera regione civile di Melaky, composta da 5 città: 3 nella Diocesi di Tsiroanomandidy: Maintirano, Ambatomainty, Morafenobe; 1 nella Diocesi di Morondava: Antsalova; 1 nella Diocesi di Mahajanga: Besalampy e confina con le medesime: a nord con Mahajanga, a sud con Morondava e sud-est con Tsiroanomandidy. È suffraganea dell’Arcidiocesi di Antananarivo. L’attuale chiesa parrocchiale di Maintirano, dedicata a Nostra Signora dell’Assunzione, diviene la Chiesa Cattedrale della neo-eretta diocesi di Maintirano. Link correlati :I dati statistici relativi alla nuova diocesi e alle diocesi di origine

AMERICA/STATI UNITI - Aumenta la solidarietà con i popoli indigeni, denuncia dei lavori di Keystone e Dakota

Washington – L'associazione Franciscan Action Network degli Stati Uniti si è impegnata ad "essere solidale con i fratelli e sorelle indigeni e con la terra" dinanzi alla disposizione del Presidente Trump di consentire lo scavo di condotti d'olio attraverso la Riserva di Standing Rock Sioux, in Nord Dakota, e il gasdotto di Keystone, ad Alberta, Canada, verso Steele City Nebraska.Il network ha rilasciato la seguente dichiarazione, pervenuta anche a Fides: "Franciscan Action Network condanna con fermezza le azioni del Presidente Trump riguardanti l’ordine esecutivo sull’avvio dei lavori per entrambe le condotte, Keystone e Dakota. Permettere il saccheggio e la distruzione della creazione mirabile di Dio per sostenere l'avidità di pochi è moralmente, spiritualmente ed eticamente, sbagliato e va contro gli insegnamenti di tutti i gruppi religiosi"."I popoli indigeni nella zona coinvolta del Dakota ci hanno ricordato - continua il testo del comunicato - che ‘L'acqua è vita!’. Come persone di fede che vogliono rispondere alla chiamata del Papa nella Laudato Si per proteggere la Terra e la sua popolazione, siamo solidali con i nostri fratelli e sorelle indigeni nel proclamare che 'L'acqua è vita', e in ferma opposizione ai lavori di scavo di Keystone Pipeline e di Dakota Pipeline" ha detto Patrick Carolan, direttore esecutivo della Franciscan Action Network. "Non è solo una questione morale, ma una questione di libertà religiosa. La costruzione di un oleodotto attraverso la terra sacra dei popoli indigeni è una violazione della loro libertà religiosa, proprio come se il Presidente Trump avesse dato il permesso di abbattere la Cattedrale di St. Patrick a New York per costruire una raffineria di petrolio sul sito".La notizia è arrivata a Fides proprio quando Papa Francesco ha incontrato, prima dell’udienza generale di ieri, i partecipanti al terzo forum dei popoli indigeni convocato dall’Ifad. "Quando un’attività economica interferisce «con le culture indigene e la loro relazione ancestrale con la terra», deve prevalere l’esigenza di un «consenso previo e informato» da parte delle popolazioni locali” ha ribadito il Papa.

AFRICA/SUD SUDAN - “I militari hanno assalito un villaggio stuprando donne e bambine” accusa un Vescovo anglicano

Juba - Un Vescovo anglicano ha accusato l’esercito del Sud Sudan di stupri di massa e di violenze contro i civili nello Stato dell’Eastern Equatoria. “Non conosciamo il numero esatto delle donne che sono state stuprare ma abbiamo cinque donne e ragazze che sono ricoverate al Juba Teaching Hospital” ha dichiarato Paul Yugusuk, della diocesi anglicana di Lomega.Secondo le testimonianze raccolte sul posto gli autori delle violenze sarebbero i militari del posto di guardia di Nesitu, all’estrema periferia sud della capitale Juba, che sono incaricati di proteggere la circolazione lungo la strada che porta da Juba a Nimule, al confine con l’Uganda.L’assalto è stato condotto contro il villaggio di Kubi, sull’asse Juba-Nimule. Oltre ad avere violentato donne e ragazze, alcune molto giovani, i militari hanno arrestato e torturato 46 uomini, “dei quali 42 sono stati poi liberati ma quattro risultano scomparsi” dice il Vescovo. Il villaggio è stato completamente saccheggiato e la popolazione si è data alla fuga.L’ONU e le chiese cristiane in Sud Sudan stanno moltiplicando gli allarmi per le crescenti violenze a sfondo etnico e tribale che caratterizzano la guerra civile tra il governo del Presidente Salva Kiir e le forze fedeli all’ex Vice Presidente Riek Machar. Un alto ufficiale dell’SPLA si è di recente dimesso accusando Kiir di pulizia etnica nei confronti di coloro che non appartengono alla sua etnia, i Dinka .

AMERICA/STATI UNITI - Incontro di vescovi alla frontiera: “E' necessaria l'adozione di politiche di governo che rispettino i diritti umani fondamentali dei migranti”

Brownsville – "Nel corso degli anni, abbiamo visto in prima persona le sofferenze causate da un sistema di immigrazione frantumato, causato da condizioni strutturali politiche ed economiche, che generano minacce, deportazioni, impunità ed estrema violenza. Questa situazione si verifica sia nel rapporto tra l'America centrale e il Messico sia in quello tra gli Stati Uniti e il Messico" afferma il comunicato dell'incontro dei Vescovi della frontiera fra Texas e Nord del Messico."L'immigrazione è un fenomeno globale che trova origine in condizioni economiche e sociali, di povertà e di insicurezza, con lo spostamento di intere popolazioni, di famiglie che non trovano altre opzioni per la sopravvivenza", continua il testo."Ma oggi questa realtà è segnata più che mai, dai provvedimenti che le autorità civili stanno prendendo.E' necessaria l'adozione di politiche di governo che rispettino i diritti umani fondamentali dei migranti privi di documenti" affermano i partecipanti all'incontro che si tiene dal 1986, ma che quest'anno ha assunto un carattere particolare, con un alto numero di partecipanti.Il comunicato conclude riaffermando l'impegno da parte delle diverse istituzioni caritatevoli negli Stati Uniti e delle diverse case di Migranti in Messico: "Noi continuiamo a fornire un servizio di qualità ai migranti, nel campo spirituale, legale, assistenza materiale, e familiare".

ASIA/INDONESIA - Elezioni regionali: i cattolici chiedono un voto onesto, equo e trasparente

Jakarta - “Le elezioni siano partecipate, oneste, eque e trasparenti; votare è una necessità e un obbligo per tutti i cittadini”: lo affermano cinque organizzazioni cattoliche in un appello congiunto dal titolo “Il nostro voto è per la nazione e il paese”, diffuso in occasione delle elezioni regionali di oggi, 15 febbraio, che interessano 7 province, 76 distretti e 18 città in Indonesia. L'appello congiunto, inviato a Fides, è firmato dai leader di cinque associazioni: l’Unione degli studenti cattolici di Indonesia; la Gioventù Cattolica; l’Associazione degli studiosi cattolici; le Donne cattoliche di Indonesia; il Forum della società cattolica indonesiana.Nel testo diffuso si ricorda che “il voto uno strumento per costruire una civiltà migliore che si basa sulla Pancasila per raggiungere il bene comune”. “In ogni elezione, i cittadini hanno libero arbitrio nel decidere il proprio voto in base alla loro coscienza. Bisogna respinger la politica corruttiva della commercio dei voti o delle intimidazioni perché così si distrugge la civiltà della nazione”.Sollecitando tutti i cittadini, cristiani e non, “a partecipare più attivamente alle elezioni regionali, il testo invita tutta la società a “esercitare il diritto di voto in piena coscienza”. “Non abbiate paura e non siate apatici”, esorta il documento. E’ molto importante anche la fase post-voto, osservano le organizzaiozni cattoliche, invitando ogni cittadino a riferire alle autorità se si incontrano eventuali frodi o intimidazioni. Infine si invitano gli elettori a sostenere “candidati che abbiano la capacità e la volontà di creare una civiltà giusta e pacifica in Indonesia, con l’impegno a rispettare e mantenere la Pancasila e il principio di unità nella diversità”. “La pluralità in Indonesia infatti – si afferma - è una benedizione che Dio dà al suo popolo. Dobbiamo custodire questo dono, eleggendo un leader che garantisce impegno, integrità e la fedeltà alla Pancasila e alla Costituzione”A Jakarta, la regione più importante intressata dal voto, sono oltre 7,1 milioni i votanti registrati. I tre candidati in lizza sono: Agus Harimurti Yudhoyono; Basuki "Ahok" Tjahaja Purnama Anies Baswedan. Due di loro sono musulmani, mentre Ahok è un cristiano protestante di etnia cinese. Ahok è il governatore uscente ed è attualmente sotto preocesso per presunta blasfemia: una vicenda giudiziaria che ha pesato nella campagna elettorale.

ASIA/IRAQ - Giovani volontari musulmani ripuliscono la chiesa della Vergine Maria a Mosul, ex base dei jihadisti

Mosul - Una trentina di giovani, appartenenti a un'organizzazione di volontariato civile, in gran parte musulmani - comprese alcune ragazze vestite col velo integrale - hanno pulito a fondo e rimesso in ordine la chiesa caldea dedicata alla Vergine Maria, collocata a Drakziliya, zona di Mosul sulla riva sinistra del fiume Tigri, nella parte della città sottratta alle milizie jihadiste dell'autoproclamato Stato Islamico e tornata sotto il controllo dell'esercito iracheno. La chiesa era stata confiscata e scelta come base logistica dai miliziani del Daesh, ma nel periodo di occupazione jihadista risulta aver subito solo danni minori, contrariamente a quanto indicavano false notizie messe in rete a più riprese negli ultimi anni, che accreditavano la totale distruzione del luogo di culto cristiano tramite esplosivo. I giovani volontari – come mostrano foto pubblicate dal sito web ankawa.com – hanno rimosso i detriti sparsi nella chiesa e ripulito il pavimento, nel quadro dell'opera messa in atto in tutti i quartieri liberati dai jihadisti per cancellare le tracce visibili – comprese scritte, striscioni e murales - che i militanti di Daesh avevano disseminato nei luoghi pubblici e nell'arredo urbano. GV) .

VATICANO - Il Cardinale Filoni al seminario di studio su Laici e Missione: "Quando una persona si sente amata, si apre al Vangelo"

Città del Vaticano – E' in corso a Roma il seminario di studio su "Laici e missione", organizzato dal Segretariato Internazionale della Pontificia Unione Missionaria e dal Centro Internazionale di Animazione Missionaria , con la collaborazione dei Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie in Spagna, Colombia, Bolivia, Cile, Argentina e Uruguay. Al seminario, ospitato presso la sede del CIAM, vede la partecipazione di 18 convegnisti, provenienti dalla Spagna e dai Paesi latinamericani sopra citati.Nella prima giornata del seminario, lunedì 13 febbraio, P. Fabrizio Meroni, Segretario Generale della PUM e Direttore del CIAM, ha aperto i lavori con un intervento disseminato di "provocazioni" e domande aperte, allo scopo di stimolare il confronto tra i presenti. Poi il dottor Guzmán Carriquiry, Vice Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina, ha sviluppato una ricca e approfondita riflessione sul tema del seminario, a partire dalla lettera inviata dal Papa Francesco al Cardinale presidente di tale commissione lo scorso 19 Marzo 2016. In quella lettera, il Papa richiama tratti connotativi sostanziali dell'identità e della missione dei membri del "santo popolo fedele di Dio".Nel pomeriggio, il teologo spagnolo P. Eloy Ebbene ha offerto una riflessione sul quadro teologico ecclesiale da sviluppare nel corso dell'intero seminario. Ciascun intervento è stato seguito da un interessante scambio d'opinioni e contributi. La prima giornata dei lavori si è conclusa con la celebrazione eucaristica.Martedì 14 febbraio, la seconda giornata di convivenza e di riflessione è iniziata con la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Eugenio Scarpellini, vescovo della diocesi di Alto e direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie di quel Paese latinoamericano. Il vescovo Scalpellini, alla luce della liturgia del giorno, ha toccato alcuni dei temi su cui potrà focalizzarsi il lavoro continentale di di riflessione e preparazione al Congresso Missionario Americano, in programma a luglio 2018 in Bolivia.Prima di iniziare i lavori in programma nella seconda giornata del seminario, i partecipanti hanno ricevuto la gradita visita del Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli; lungi dall'essere solo una vista di protocollo, il Cardinale ha mostrato un vivo interesse per il tema centrale del seminario, e dopo aver ringraziato l'impegno e l'interesse di tutti i coinvolti, ha offerto alcune considerazioni importanti. Il Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide ha osservato che, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, il concetto di missionarietà va inteso in chiave chiaramente dinamica, accantonando la concezione territoriale della missione. Il porporato ha avvertito che la fecondità missionaria si può percepire solo cogliendo il rapporto intrinseco che esiste tra i concetti missione-chiesa-laici.Il Cardinale Filoni ha riconosciuto che la figura del missionario laico è nuova, in quanto, per lungo tempo la missione è apparsa come un incarico esclusivo dei consacrati e dei religiosi. E poi si è domandato: Chi è il missionario? E ha risposto: il missionario è il battezzato; la missione è di tutti, sia nel senso di prima che di "nuova" evangelizzazione. Allo stesso tempo, il Cardinale ha sottolineato la necessità di tenere a mente la dimensione antropologica cristiana, in cui gli uomini e le donne come esseri diversi e complementari sono una vera opportunità e ricchezza per la missione evangelizzatrice, perché la sensibilità e le caratteristiche proprie di mascolinità e femminilità configurano vere esperienze di missione. Il porporato ha anche stimolato a prendere in considerazione il ruolo missionario dei bambini e dei giovani, notando che in ciascuna di queste fasi della vita, ogni cristiano ha competenze e opportunità per sviluppare la propria missione. Dopo aver accennato alle proprie conoscenze dirette delle esperienze missionarie nei territori di missione in America, il Cardinale Prefetto del Dicastero missionario ha concluso la sua visita con due affermazioni nello spirito del Magistero di Papa Francesco: "dobbiamo riconoscere che nella periferia della vita c'è il cuore missionario della Chiesa, e non dimenticare che quando le persone si sentono amate, aprono il loro cuore al Vangelo".Il seminario che si svolge presso la sede del CIAM si concluderà sabato 18 febbraio.p. Leonardo Rodriguez, direttore nazionale delle POM del Uruguay.

ASIA/PAKISTAN - Attentato a Lahore, i vescovi: subito il piano d’azione contro il terrorismo

Lahore – Attuare immediatamente il piano d'azione nazionale contro il terrorismo, che de essere “priorità assoluta del governo, se si vuole sradicare il terrorismo e l'estremismo dal paese”: è quanto chiedono i vescovi cattolici del Pakistan in un messaggio diffuso dopo l’attacco suicida che ha sconvolto la città di Lahore. Il 13 febbraio davanti al Parlamento del Punjab, durante una manifestazione di protesta dei lavoratori del settore farmaceutico, un kamikaze si è fatto esplodere lasciando 13 morti e oltre 100 feriti, 20 dei quali in gravi condizioni.Accanto all’attacco di Lahore, diretto soprattutto verso le forze di polizia, un’altra esplosione si è verificata a Quetta. “Ancora una volta siamo brutalmente attaccati da forze estremiste”, nota il comunicato della Commissione episcopale “Giustizia e Pace” del Pakistan , giunto a Fides e firmato da Presidente, il Vescovo Joseph Arshad, e dal Direttore nazionale, p. Emmanuel Yousaf. “L'incertezza della vita sta diventando sempre più evidente in Pakistan. Preghiamo il Signore nostro Gesù Cristo, che possa concederci la saggezza, la tolleranza e la pace. Possa Dio dare alle famiglie delle vittime la forza di sopportare la perdita dei loro cari, e aiuti la pronta guarigione per i feriti”, afferma la Commissione.L'attacco suicida a Lahore è ststao rivendicato dalla fazione “Jamaatul Ahrar”, staccatosi dal noto gruppo “Tehreek-i-Taliban Pakistan”, entrambi banditi dal governo, che hanno lanciato una nuova offensiva contro i dipartimenti governativi in tutto il paese.“L'uccisione di manifestanti innocenti e di funzionari della sicurezza è inaccettabile. Mentre estendiamo condoglianze alle famiglie vittime, rendiamo rispetto e omaggio agli ufficiali di polizia uccisi e preghiamo per le loro famiglie e per i feriti”, recita il testo diffuso dai vescovi.Mentre il Primo Ministro del Pakistan e tutte le istituzioni pubbliche hanno condannato con forza l'attacco, la Commissione invita il governo a “consegnare i colpevoli alla giustizia e affrontare le cause profonde di questa intolleranza, aumentando le misure per la protezione di tutti i cittadini”. Infatti, nonostante l'allerta che circolava, “il governo non è riuscito a proteggere i suoi cittadini e i funzionari di polizia”. Per questo la Commissione chiede che si attuato il piano d'azione nazionale contro il terrorismo, attrezzando in modo adeguato il personale delle forze dell'ordine.

AMERICA/VENEZUELA - I bambini della penisola La Guajira costretti a lasciare la scuola per sopravvivere con la vendita di carburante

Maracaibo – Nella penisola venezuelana di La Guajira il contrabbando di carburante è una alternativa per sopravvivere che vede principalmente coinvolti i bambini. Dalle 8 della mattina migliaia di piccoli riforniscono di combustibile quanti più veicoli riescono. Al confine, infatti, i prezzi della benzina sono molto elevati. Riempire un serbatoio in Venezuela costa poco più di 1 dollaro, in Colombia 28 dollari. Di conseguenza, in una terra come quella di La Guajira dove, a causa delle alte temperature, non funzionano né l’agricoltura, né la pastorizia, questo mercato dà da vivere. Al confine con la Colombia, e in particolare nella parte che condivide il dipartimento di La Guajira nello Stato di Zulia, è evidente il passaggio di combustibile, così come la vendita illegale all’interno dello stesso territorio venezuelano. Nonostante l’aumento, il costo della benzina in Venezuela continua ad essere il più basso di tutto il mondo. Da dicembre 2016, al confine, il carburante viene venduto a prezzi internazionali per evitare il contrabbando. Tuttavia continua ad essere un un business redditizio che vede coinvolti tanti bambini che per sopravvivere lasciano la scuola in una terra dove non ci sono molte opzioni per andare avanti, in un Paese dove la crisi economica tocca il fabbisogno di una delle necessità vitali dell’essere umano: l’alimentazione.

AFRICA/SUD SUDAN - “L’esercito è diventato strumento della pulizia etnica del Presidente” denuncia un generale

Juba - Un alto ufficiale del Sudan People’s Liberation Army si è dimesso per protesta accusando il Presidente Salva Kiir di alimentare il conflitto etnico in Sud Sudan.Il generale Thomas Cirillo Swaka, Vice Capo del Reparto logistico dello Stato Maggiore dell’SPLA, ha presentato una lettura di dimissioni nella quale afferma che il Presidente Kiir e il capo di Stato Maggiore Paul Malong hanno orchestrato deliberatamente la violazione dell’accordo di pace firmato nell’agosto 2015, con gli scontri scoppiati nel luglio 2016, nella capitale Juba, che hanno comportato la cacciata del Vice Presidente Riek Machar .Cirillo afferma inoltre che il Presidente Kiir e la leadership Dinka a lui fedele hanno trasformato l’SPLA in un esercito tribale che prende di mira tutti i gruppi e tribù non Dinka, con l’obiettivo della pulizia etnica di intere aree del Paese, attraverso la migrazione forzata di intere popolazioni dalle loro terre ancestrali. Link correlati :Il Sud Sudan sull’orlo della guerra etnica e di un potenziale genocidio

ASIA/IRAQ - Gruppo USA a Trump: Creare “zone protette” per i cristiani iracheni fa parte dei nostri “interessi di sicurezza nazionale”

Washington – La nuova amministrazione USA è chiamata a favorire in ogni modo la creazione di una “zona protetta” per i cristiani iracheni nella Piana di Ninive, e di altre “aree di sicurezza” destinate a yazidi e turcomanni. E questo perchè cristiani, yazidi e turcomanni sono “alleati naturali degli Stati Uniti”, e la protezione di queste comunità minoritarie non solo rientra tra “gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, ma è anche “coerente con i valori del popolo statunitense”. Sono questi gli argomenti utilizzati nell'appello rivolto di recente all'amministrazione Trump dall'organizzazione no profit USA In Defense of Christians , che individua come possibili aree protette destinate alle minoranze, oltre alla Provincia di Ninive, anche le province nordirachene di Tal Afar e Sinjar. Il Presidente Trump” si legge nel testo diffuso da IDC - ha affermato che adotterà le misure necessarie per proteggere i cristiani in Medio Oriente. Questo può iniziare con la creazione di una zona di sicurezza nella Provincia di Ninive,p er aiutare quelle comunità religiose minoritarie perseguitate a ricostruire le loro vite. I cristiani, yazidi, e turcomanni” continua il documento dell'organizzazione USA “sono gli alleati naturali della Stati Uniti, e la protezione di queste comunità non fa solo parte degli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ma è anche coerente con i valori del popolo statunitense”. Per riaffermare che cristiani, yazidi, e altre minoranze in Iraq rappresentano “alleati affidabili” per gli Stati Uniti, i responsabili di IDC fanno notare che dal 2003, anno dell'invasione USA dell'Iraq, in quel Paere “non ci sono state vittime statunitensi per mano di yazidi, cristiani, o turcomanni”. I responsabili di IDC suggeriscono anche di creare le “zone di sicurezza” destinate alle minoranze attraverso i coinvolgimento di una “forza multinazionale”, che potrebbe iniziare a costituirsi a partire dalle “truppe della coalizione” già presenti nella regione. A giudizio di In Defence of Christians, “Ci sono precedenti interventi di questo tipo da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati” che potrebbero essere utilizzati “come modelli per proteggere queste minoranze etniche e religiose in Iraq”. In Defense of Christians aveva già promosso lo scorso settembre a Washington una Convention nazionale dedicata al tema “Oltre il Genocidio. Preservare la cristianità in Medio Oriente" . In quell'occasione, aveva già preso forma l'idea di far pressione sul Congresso Usa affinchè appoggiasse la creazione di una “zona protetta” per le minoranze religiose nella Piana di Ninive, con il consenso delle autorità locali e in collaborazione sia con il governo centrale di Baghdad che con i responsabili politici della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Congressisti Usa di diverso schieramento, presenti alla Convention - organizzata in collaborazione con sigle come Philos Project. l'Armenian National Committee of America e l'Institute of Global Engagement – in quella circostanza avevano già espresso il loro appoggio all'iniziativa. A stretto giro , reazioni negative nei confronti di tale strategia erano arrivate da settori politici iracheni: l'intenzione di presentare al Congresso USA una risoluzione sostenuta da politici sia repubblicani che democratici per chiedere l'istituzione di una provincia autonoma nella Piana di Ninive “sotto la bandiera della protezione delle minoranze”, era stata bollata dalla parlamentare sciita Ferdous al Awadi, rappresentante molto attiva dell'Alleanza nazionale Irachena, come un tentativo di mettere in atto “l'infame progetto di Joe Biden di dividere l'Iraq e indebolirlo”. Gli Stati Uniti – aveva dichiarato a fonti irachene la rappresentante politica sciita - “si stanno preparando a dividere l'Iraq attraverso un piano già predisposto, che dovrà essere realizzato dopo la sconfitta dell'autoproclamato Stato Islamico ”. .

AMERICA/VENEZUELA - L’incontro Nazionale fra Indigeni e Missionari s’interessa su Arco Minero

Caracas – Sette anni dopo l'ultimo incontro fra popolazione indigena e missionari che lavorano in Venezuela, il Dipartimento delle Missioni della Conferenza Episcopale del Venezuela, in collaborazione con: le Pontificie Opere Missionarie in Venezuela, l'Associazione Indigena AVEC, il Consiglio Missionario Nazionale e le congregazioni missionarie della CONVER, hanno organizzato il sesto Incontro Nazionale di Indigeni e Missionari "ENIMIS" che si terrà nella città di Caracas dal 16 al 19 Febbraio 2017.Secondo informa la nota inviata a Fides delle POM del Venezuela, il VI ENIMIS sarà uno spazio per riflettere sulla situazione attuale delle popolazioni indigene e l'azione missionaria della Chiesa, per affrontare le sfide che ci sono, per impegnarsi nella crescita delle comunità indigene e nella pastorale della Chiesa. Per questo, l'incontro è incentrato sulle prospettive e le sfide delle culture indigene in Venezuela, così come sulle azioni che la Chiesa ha sviluppato nelle aree indigene del paese, e le situazioni attuali che riguardano direttamente le comunità indigene, come il caso di “Arco Minero” a Estado Bolivar e Estado Amazonas.“Arco Minero” del Orinoco prevede una superficie di 114.000 chilometri quadrati, a sud est di Venezuela, in particolare nello stato di Bolivar. Si tratta di un progetto che prevede lo sfruttamento di minerali strategici come il carbone e il manganese; minerali metallici come oro, ferro, bauxite, rame, cromo, magnesite e nichel; e minerali non metallici come il diamante, fosfato, calcare, feldspato, dolomite, gesso, caolino, grafite e talco.Il governo venezuelano intende promuovere un programma educativo con i minatori della zona, non solo per evitare l'uso di sostanze inquinanti, ma per far sì che le comunità indigene, che vivono anche dello sfruttamento del territorio, riescano ad avere benefici economici, tecnologici e sociali del progetto. Ecco perché il piano d'informazione del progetto sarà rilasciato nella lingua dei vari gruppi etnici venezuelani.

AFRICA/CONGO RD - Nuove violenze etniche nel Nord Kivu

Kinshasa - Tre persone uccise e 13 rapite. È il bilancio dell’ennesimo assalto di ordine etnico avvenuto nel Territorio di Rutshuru, nel Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo.Secondo quanto comunicato all’Agenzia Fides dal CEPADHO , nel pomeriggio del 13 febbraio, un commando di miliziani Nyatura, della comunità Hutu, ha assalito un gruppo di contadini di etnia Nande e Hunde nella località di Kyaghala.Il CEPADHO afferma che si è trattato di un massacro mirato sulla base dell’appartenenza etnica. Il bilancio è ancora provvisorio. Le tre vittime accertate sono state sgozzate mentre non si conosce la sorte delle persone rapite.Il CEPADHO ricorda che nell’area sono presenti diversi gruppi armati, tra cui le FDLR , i miliziani Nyatura e quelli May-May, che hanno reso la vita impossibile alla popolazione civile, al punto che gli abitati di interi villaggi sono stati costretti a fuggire altrove.

ASIA/INDONESIA - Vietato festeggiare san Valentino: i cattolici si oppongono

Bandung - La Commissione diocesana per i laici nella diocesi di Bandung contesta una circolare regionale che vieta agli studenti di celebrare San Valentino. Il provvedimento è firmato da Ahmad Hadadi, capo dell'Ufficio per gli affari scolastici regionali di West Java, che ha espressamente vietato agli studenti della provincia di West Java di celebrare San Valentino a scuola o fuori dalla scuola. Come appreso da Fides, la lettera è rivolta a tutti i capi degli uffici comunali e a tutti i dirigenti delle scuole superiori delle scuole professionali. Il divieto è motivato dallo sforzo dell'amministrazione di "costruire un carattere nobile degli studenti", e di evitare attività "che sono contro le norme religiose, sociali e culturali". Ai presidi e ai docenti si chiede di vigilare sull'osservanza di tali prescrizioni.In risposta a tale ordinanza, p. Paulus Rusbani Setyawan, sacerdote responsabile della Commissione per i laici della diocesi di Bandung, nota a Fides: "La questione non riguarda strettamente materie come la formazione e l’istruzione. La circolare da un lato potrebbe essere intesa come un tentativo di proteggere gli studenti, ma in realtà risulta "artificiale e infantile, se proviene da un'istituzione che si occupa di istruzione". La circolare, aggiunge il sacerdote, "non ha sicuramente una valenza educativa per l'attuale generazione di giovani che sono 'globali' e che, grazie alla tecnologia, sono collegati con il mondo intero".L'emissione di tale circolare, rimarca p. Setyawan, "indica che il capo degli affari scolastici regionali di West Java non conosce e non comprende l'universo studentesco e semplicemente porta avanti il suo modo di pensare. Questo non è coerente con l'interesse della formazione degli studenti"."Ogni regolamento deve essere basato sullo spirito di amore", rileva. "Per quanto riguarda la celebrazione del giorno di San Valentino, bisogna parlare agli studenti con spirito educativo e amorevole, in primo luogo pensando che non sono più bambini".“Come minimo – conclude il capo della Commissione per i laici - l'Ufficio educazione dovrebbe spiegare agli studenti il perché di questo bando su San Valentino”, mentre sarebbe utile “avviare una riflessione per condurre gli studenti a scegliere la giusta forma di celebrazione”.

AMERICA/MESSICO - Messico chiuso tra due muri

Città del Messico – L'opinione pubblica messicana rimane divisa sulla costruzione del "muro di Trump" al nord con gli Stati Uniti, ma inizia a porsi la questione del muro che il Messico continua a rinforzare lungo la sua frontiera meridionale con il Guatemala.I confini settentrionali e meridionali del Messico sono completamente diversi: mentre il confine nord, con gli Stati Uniti, è da diverso tempo sorvegliato da migliaia di agenti e telecamere, la frontiera sud era praticamente terra di nessuno fino a pochissimo tempo fa .Tapachula, a Sud del Messico, è la più importante città messicana al confine con il Guatemala e anche quella che accoglie più migranti clandestini determinati a raggiungere il “sogno americano”. Quello di Tapachula è uno degli 11 passaggi ufficiali che dividono il “Sud” ed il “Nord” del mondo nel continente americano.Il confine tra Guatemala e Messico risulta di fatto la vera porta di accesso agli Stati Uniti d’America, perché il governo messicano concede ai migranti regolari un permesso di transito di 20 giorni che permette loro di attraversare il paese verso Nord fino al confine con gli Stati Uniti.La frontiera tra Guatemala e Messico misura 871 km, comprende i dipartimenti Guatemaltechi di San Marcos, Huehuetenango, El Quiché e ElPetén, e gli stati messicani di Quintana Roo, Campeche, Tabasco e Chiapas. Anche tratti del fiume Usumacinta, il fiume Salinas, e il fiume Suchiate.Oggi la situazione è molto cambiata da quando Fides aveva segnalato il progetto di sicurezza per la frontiera sud del Messico, che era finanziato dagli Stati Uniti e venne portato avanti insieme dai due governi per "bloccare all’origine" l'ondata di migranti centroamericani .Oggi non solo troviamo migranti centroamericani ma vi sono anche gruppi di migranti africani ed haitiani. Secondo la stampa specializzata, nel 2015 si contavano circa 4 mila africani saliti nel 2016 a circa 19 mila tra africani e haitiani arrivati in Messico con l’obiettivo di attraversare il muro americano.Di fronte a questa situazione il governo messicano ha deciso di creare una zona militarizzata nel sud del Paese e di rafforzare il muro con il Guatemala.

ASIA/LIBANO - Manifestazione dei profughi cristiani iracheni: non vogliamo tornare nel nostro Paese

Beirut – Un piccolo corteo di circa duecento profughi cristiani iracheni ha inscenato nella giornata di lunedì 13 febbraio una manifestazione simbolica davanti alla sede locale dell'Onu, al centro di Beirut, per chiedere che siano vagliate e accolte in tempi brevi le loro richieste di espatrio verso altri Paesi, depositate da tempo negli uffici competenti di diverse rappresentanze diplomatiche straniere operanti nella capitale libanese. I manifesti esposti dai manifestanti, e le dichiarazioni rilasciate da alcuni di loro alla stampa locale, confermano l'impressione che la gran parte dei profughi cristiani fuoriusciti dall'Iraq non hanno nessuna intenzione di ritornare nel propri Paese, e non intendono nemmeno radicarsi in Libano, ma sperano di emigrare in breve tempo verso qualche nazione occidentale. Secondo dati forniti dalla locale comunità caldea, di difficile verifica, i cristiani iracheni emigrati in Libano, soprattutto dopo la conquista di Mosul e della Piana di Ninive da parte dei jihadisti dell'autoprclamato Stato Islamico , sarebbero circa 8mila. Il Presidente USA Donald Trump, che ha iniziato un braccio di ferro con alcuni giudici statunitensi per imporre disposizioni miranti a limitare o sospendere l'immigrazione da alcuni Paesi a maggioranza musulmana, ha invce riconosciuto come una “priorità” la concessione dello status legale di rifugiato alla categoria dei “cristiani perseguitati”. L'ipotesi di predisporre una “corsia preferenziale” aperta per l'ingresso di profughi cristiani negli Stati Uniti, mentre si chiudono le porte ai cittadini non cristiani provenienti da Paesi a maggioranza islamica, “è stata definita dal Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako come una “Trappola” per i cristiani del Medio Oriente . “Ogni politica d'accoglienza che discrimina i perseguitati e i sofferenti su base religiosa” ha spiega il Patriarca Louis Raphael, Primate della Chiesa cattolica orientale a cui appartiene la stragrande maggioranza dei cristiani iracheni “finisce per nuocere ai cristiani d'Oriente, perchè tra le altre cose fornisce argomenti a tutte le propagande e ai pregiudizi che attaccano le comuità autoctone del Medio Oriente come come 'corpi estranei', gruppi sostenuti e difesi dalle potenze occidentali”. .

AMERICA/COLOMBIA - I Wayuu denunciano uno stato di abbandono come causa della morte di bambini denutriti

La Guajira – Nonostante le misure cautelari prese dalla Commissione Inter-americana dei Diritti Umani , gli indigeni Wayuu continuano a soffrire di denutrizione. La denuncia arriva dal lider della comunità che, in una intervista ad un programma radiofonico locale, ha accusato il Governo colombiano di omissione rispetto alla situazione di denutrizione che nel 2016 ha causato la morte di almeno 100 bambini. Nel 2015 la CIDH ha sollecitato misure cautelari per salvaguardare il popolo wayuu, ma i bambini continuano a morire. La comunità indigena si trova al nord della Colombia al confine con il Venezuela, nella regione desertica del dipartimento di La Guajira. Si stima una popolazione di 300 mila persone, delle quali i bambini costituiscono la terza parte e le donne incinte e i neonati superano i 30 mila. I Wayuu sono conosciuti a livello internazionale per il loro artigianato.

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