Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/SIRIA - Al voto risoluzione ONU per dispiegare osservatori a Aleppo. Padre Murad: musulmani prime vittime dei jihadisti

Aleppo - “Le vittime della violenza in Siria sono tutti i siriani, musulmani e cristiani. E a soffrire sono in modo particolare i poveri, quelli che non hanno avuto la possibilità di fuggire”. Mentre prosegue tra mille difficoltà l'evacuazione della popolazione dai quartieri est di Aleppo controllati per anni da milizie ribelli in gran parte di marca jihadista, padre Jacques Murad, monaco siriano della Comunità di Deir Mar Musa, sottolinea in una dichiarazione rilasciata all'Agenzia Fides che una possibile, autentica riconciliazione richiederà tempi lunghi, e sarà possibile solo a patto di evitare interpretazioni e strumentalizzazioni in chiave settaria delle sofferenze indicibili provocate da 5 anni di conflitto.“Le atrocità della guerra” rimarca padre Murad “hanno inflitto tormenti a tutte le comunità, a persone di tutte le confessioni. Le prime vittime del Daes sono stati i musulmani sunniti. In questo senso, considero inappropiato affermare che è in atto un 'genocidio' dei cristiani in Medio Oriente. Sono state certo colpite le comunità cristiane che vivono in quelle terre fin dall'inizio dell'annuncio cristiano” prosegue p. Murad, “ma non è giusto e non conviene presentare i cristiani come le uniche vittime della guerra. Questo non farebbe che aumentare il settarismo”. A giudizio del monaco siro cattolico, la riconciliazione richiederà tempo: “Occorre chiedere prima di tutto che Dio operi il miracolo e risani ferite mortali. Noi, come cristiani, possiamo fare una cosa importante: in questo momento, pur nelle tribolazioni che stiamo vivendo, possiamo mostrare la nostra solidarietà verso i fratelli musulmani che hanno sofferto come noi e più di noi. Così aiuteremo anche le comunità cristiane del Medio Oriente a rimanere nelle terre dove sono radicate da sempre”.Intanto, a New York, oggi alle 9 , il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si prepara a votare il testo di una risoluzione che prevede il dispiegamento di osservatori delle Nazioni Unite ad Aleppo per garantire l'ingresso di aiuti umanitari e le operazioni di evacuazione della popolazione e delle milizie ribelli ancora presenti nei quartieri di Aleppo est riconquistati dall'esercito governativo e dai suoi alleati. Stamane è proseguita l'evacuazione di civili e miliziani dai quartieri orientali di Aleppo, e almeno mille peraone hanno lasciato la città su convogli di bus verdi diretti verso aree attigue al confine cn la Turchia.Padre Jacques Mourad attualmente si trova a Sulaymaniya, nel Kurdistan iracheno, dove porta avanti il suo ministero sacerdotale anche a servizio di tanti sfollati cristiani provenienti dalla Piana di Ninive, fuggiti davanti all’avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico. Nel maggio 2015 i miliziani di Daesh avevano rapito anche lui, prelevandolo dal monastero di mar Elian, nella città siriana di Qaryatayn, e lo avevano tenuto segregato per mesi, per poi riportarlo di nuovo a Qaryatayn, dopo averla conquistata, insieme ad altre centinaia di cristiani sequestrati della stessa città, che come lui avevano sottoscritto con lo Stato islamico il «Contratto di protezione». “Durante la prigionia” racconta a Fides padre Murad “ogni giorno temevo che sarebbe stato l’ultimo. Nell’ottavo giorno di prigionia, a Raqqa, un capo jihadista è venuto nella mia cella e mi ha invitato a considerare il mio sequestro come una sorta di ritiro spirituale. Quelle parole mi hanno impressionato: ho pensato che Dio utilizzava perfino un capo del Daesh per consegnarmi un messaggio spirituale. Sono certo che anche l'impegno della mia comunità per aiutare tutti i bisognosi della regione di Qaryatayn, sia cristiani che musulmani, ha fatto in modo che tutti i 250 cristiani di quella città, dopo essere stati anche deportati dai jihadisti, hanno poi ritrovato la libertà, sani e salvi”.

AFRICA/CONGO RD - Tensione alla vigilia della scadenza del mandato di Kabila; per i Vescovi “il dialogo deve continuare”

Kinshasa - “Il dialogo deve proseguire per trovare una soluzione alla crisi politica”. È questo il senso del messaggio dei Vescovi della Repubblica Democratica del Congo, giunto all’Agenzia Fides, sullo stato dei negoziati condotti dalla locale Conferenza Episcopale tra la maggioranza presidenziale, l’opposizione che ha firmato l’accordo del 18 ottobre e “Le Rassemblement”, la sigla dell’opposizione che invece chiede garanzie precise che il Presidente Joseph Kabila non rimanga al potere dopo la fine del suo secondo e ultimo mandato che scade alla mezzanotte di oggi, 19 dicembre. Secondo la CENCO le trattative finora svolte “dimostrano l’interesse dei partecipanti a lavorare insieme per l’interesse superiore del Paese” ma “i partecipanti si sono arresi all’evidenza che non si possono affrontare nella fretta questioni fondamentali che riguardano l’intera nazione”.Il messaggio annuncia la ripresa delle trattative il 21 dicembre, al rientro da Roma, dove oggi incontrano Papa Francesco, di Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della CENCO, e del Vice Presidente, Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo Besungu, Vescovo di Bokungu Ikela. Dopo l’Angelus di ieri, domenica 18 dicembre, Papa Francesco ha ricordato la difficile situazione nella RDC: “Chiedo a tutti voi di pregare affinché il dialogo nella Repubblica Democratica del Congo si svolga con serenità per evitare qualsiasi tipo di violenza e per il bene di tutto il Paese”.Nella RDC, e in particolare nella capitale, Kinshasa, si vivono nella tensione le ultime ore del mandato di Kabila. Le strade di Kinshasa sono deserte, pattugliate dalle forze dell’ordine. “Le Rassemblement” ha pubblicato una dichiarazione nella quale si sottolinea che rimangono “profonde divergenze” sui seguenti punti: fine del mandato del Presidente; funzionamento delle istituzioni dopo il 19 dicembre; impegno di tutti i partiti a non cambiare la Costituzione; impegno del Presidente Kabila a non cercare di ottenere un terzo mandato. “Le Rassemblement” aggiunge inoltre che i colloqui sotto l’egida della CENCO non sono riusciti a pervenire ad un accordo sul processo elettorale , ribadendo che per “Le Rassemblement” le elezioni presidenziali si devono tenere entro il 2017. Le intese del 18 ottobre prevedono invece che le elezioni presidenziali si tengano nella primavera del 2018.

AMERICA/COLOMBIA - Minacce all’Arcivescovo di Cali, ma “la Colombia deve superare questa fase” risponde Mons. Monsalve Mejia

Cali – Sua Ecc. Mons. Dario de Jesus Monsalve Mejia, Arcivescovo di Cali, parlando con alcuni operatori dei media ha reso noto che venerdì scorso, 16 dicembre, degli sconosciuti hanno recapitato alla casa arcivescovile, nel centro di Cali, opuscoli con minacce contro di lui, a quanto pare per il lavoro che da diversi mesi sta portando avanti per gli accordi di pace tra il governo e le FARC. "Morte alle FARC, a Santos e al clero comunista" è il messaggio che si legge nell'opuscolo, con le immagini di un cappio e un teschio. La nota pervenuta a Fides da una fonte locale, riporta le parole dell’Arcivescovo: "Quanti distribuiscono queste cose, questi messaggi, lo fanno perché hanno sentito qualcosa nei discorsi di molti dei nostri politici e considerano allo stesso modo tutti coloro che si battono per la pace in Colombia. Così fra poco sarà impossibile pronunciare la parola pace, tanto meno raggiungere o solo avvicinarsi ai gruppi da portare al dialogo e alla convivenza". Nel dibattito politico infatti ci sono alcune fazioni che continuano a rifiutare ogni accordo di pace, incitando a risolvere la situazione con la forza. L'Arcivescovo ha anche osservato che la Colombia ha bisogno di superare la fase delle minacce, degli opuscoli e delle uccisioni, e per questo ha fatto appello ai leader politici. Infine ha detto che lui non ha paura né si sente minacciato, ma riferirà al Procuratore di questi casi d'intimidazione, in modo che siano le autorità ad indagare sulla provenienza del messaggio minatorio.

AMERICA/VENEZUELA - Le misure adottate hanno peggiorato la crisi, i Vescovi chiedono ai politici di ascoltare la gente

Caracas – La Conferenza Episcopale Venezuelana ha pubblicato un messaggio rivolto alle autorità del Venezuela sulle recenti misure economiche imposte. Riguardo alle nuove disposizioni, i Vescovi denunciano: "Hanno peggiorato la crisi che colpisce la nostra nazione e tutti i cittadini... le più colpite sono state le persone più svantaggiate e vulnerabili… Le persone che fanno lunghe file e conservavano un briciolo di speranza in attesa di qualche soluzione della crisi, si sono sentite abbandonate e non protette da tutti i leader politici. Molti uomini e donne non esitano ad esprimere i loro sentimenti di frustrazione e di abbandono da parte di coloro che dovrebbero parlare e promuovere soluzioni eque”.Il comunicato, inviato a Fides, segnala che il ritiro dalla circolazione in tutta fretta della banconota più usata dalla gente ha causato indignazione, frustrazione e rifiuto nella popolazione. "C'è grande incertezza nelle persone perché non sanno cosa accadrà dei loro soldi e dei loro risparmi. Questo, oltre a colpire un gran numero di persone, può portare violenza e disordini" scrivono i Vescovi.Il testo si conclude con tre richieste: occorre ricordare tutti che il popolo è il vero protagonista della democrazia; i leader politici devono mettersi a fianco del popolo ed ascoltare i gravi problemi che ha provocato questa misura nociva del governo; tutti i cattolici devono aprirsi alla carità e alla solidarietà, aprendo le porte a coloro che soffrono per condividere un po' di cibo e di sostegno.Il documento, con la data del 17 dicembre, è firmato dal Card. Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, dal Card. Baltazar E. Porras Cardozo, Arcivescovo di Mérida, da Sua Ecc. Mons. Diego Rafael Padrón Sánchez, Arcivescovo di Cumaná e Presidente della CEV, a nome di tutta la Conferenza Episcopale del Venezuela.

ASIA/CINA - Maria Immacolata e S. Ambrogio: modelli di autenticità della ricerca accademica cattolica

Pechino – Maria Immacolata e Sant’Ambrogio, dottore della Chiesa, sono i due modelli di autentica purezza interiore, di ricerca della verità e della ricerca accademica cattolica senza pregiuzi o interessi personali, che hanno accompagnato il Nono Forum di Studi Cattolici per i giovani studiosi cinesi svoltosi il 7 e 8 dicembre a Pechino, nei giorni della festa liturgica di Sant’Ambrogio e dell’Immacolata. Secondo quanto riferito a Fides da d. Peter Jianmin Zhao, vicario dell’arcidiocesi di Pechino e direttore del “Beijing Institute for the Study of Christian Culture”, storico organizzatore dell’appuntamento accademico annuale, “abbiamo sempre scelto la data del 7 e dell’8 dicembre proprio per affidare il nostro lavoro e il nostro studio a Maria Immacolata, perché mai come oggi c’è bisogno di uno spirito ‘immacolato’ nella ricerca della fede, della verità e dello studio accademico. A S. Ambrogio affidiamo i nostri giovani studiosi, invocando l’intercessione, l’accompagnamento e la protezione di Maria Immacolata e di S. Ambrogio per il nostro cammino accademico e religioso”.I 96 studiosi cinesi della religione, in possesso dei maggiori titoli di studio e delle più alte qualifiche accademiche hanno partecipato al Forum, alcuni provenienti anche dall’estero. Durante i lavori hanno affrontato temi di teologia dogmatica, teologia morale, inculturazione della teologia, ecologia cattolica, antropologia, esegesi della Sacra Scrittura, storia, dialogo di civiltà, cattolicesimo delle etnie minoritarie cinesi, pubblicazioni e stampa cattolica, studio del dialogo tra religione e arte.Dal 2008 il “Beijing Institute for the Study of Christian Culture” organizza questo Forum annuale all’inizio del mese di dicembre, raccogliendo una sempre più numerosa partecipazione di autorevoli accademici e studiosi del Cristianesimo, anche di fama internazionale. Durante il dibattito, i partecipanti hanno offerto una serie di proposte utili per la missione evangelizzatrice nella società cinese. Tutti i testi presentati al Forum vengono successivamente pubblicati nel Journal of Catholic Studies, volume edito periodicamente dall’Istituto.

AMERICA/NICARAGUA - Mons. Baez: “Cambiare la cultura del potere per il potere della cultura”

Managua – “Cambiare la cultura del potere per il potere della cultura”: così si può sintetizzare il messaggio del vescovo ausiliare di Managua, Silvio José Báez Ortega, nel suo intervento al Forum sui diritti umani, svoltosi questa settimana a Managua e organizzato dalla Asociación Nicaragüense Pro Derechos Humanos . Per il vescovo Báez, la "cultura del potere sono i signori della guerra, il clientelismo politico, la corruzione, la frode elettorale; una cultura del potere così distorta che abbiamo in Nicaragua e di cui siamo eredi".Il Vescovo ausiliare di Managua è stato invitato a conferire il tema “Il potere nella Bibbia” durante il quale ha affermato: "La cultura del potere deve essere sostituita con il potere della cultura: il primato dell'essere umano, della ragione, la capacità di comprendere attraverso il dialogo e non squalificare l'altro come modalità di risposta; urge ripristinare i valori fondamentali per ricostruire il tessuto sociale, che è danneggiato e rotto".Mons. Silvio Baez ha ricordato che Gesù Cristo non ha mai negoziato la verità o la dignità umana: "Io dico sempre che Gesù, se si fosse concordato con Erode e Pilato, non finiva sulla croce; se si fosse accordato con i sommi sacerdoti del tempio per dividere il guadagno della religione, non sarebbe finito sulla croce. Egli non scese mai a patti, non si piegò, non rinunciò mai a quello che considerava fondamentale: il valore della persona umana"

AMERICA/COLOMBIA - Le FARC si registrano come partito politico. Nessuna “mediazione” vaticana

Bogotà – A Bogotà, procedendo sulla strada intrapresa per trasformarsi a tutti gli effetti in partito politico nel 2017, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia si sono registrate presso il Consiglio Nazionale Elettorale sotto la sigla "Voci di pace e riconciliazione".Secondo una nota pervenuta a Fides, attivisti per i diritti umani dell'Università Nazionale e dei movimenti Marcha Patriottica, Unione Patriottica e Partito comunista, si sono incontrati con i leader delle FARC, Ivan Marquez e Pastor Alape, per confrontarsi intorno al profilo del futuro partito.Intanto, a Roma, Papa Francesco ha incontrato prima separatamente e poi insieme il Presidente della Colombia Juan Manuel Santos e l’ ex presidente Álvaro Uribe. Negli incontri – informa la sala stampa della Santa Sede – “è stato espresso apprezzamento per il sostegno del Papa al processo di pace e si è auspicato che tale pace sia stabile e duratura. Si è rilevata, a tal fine, l’importanza dell’incontro e dell’unità tra le forze politiche colombiane e dell’impegno delle Farc-Ep, mentre la Chiesa locale potrà continuare ad offrire il suo contributo in favore della riconciliazione nazionale e dell’educazione al perdono e alla concordia”. La dichiarazione della sala stampa vaticana non fa riferimento ad alcuna “ mediazione” tra governo colombiano e FARC da parte della Santa Sede. L’intento manifestato da Papa Francesco è quello di promuovere il dialogo fra i leader colombiani, e chiedere di compiere ogni tipo d'azione che abbia come obiettivo una pace vera e duratura, come prefigurato dai recenti accordi in Colombia. Tutti, adesso, concordano che il compito a cui deve far fronte l’intera compagine nazionale è quello di applicare integralmente gli accordi sottoscritti, per radicare nel Paese la pace tanto attesa.

ASIA/INDIA - I tribali diventano imprenditori, grazie a una suora

Kohima – Agricoltori, artigiani, commercianti: i tribali garo nello stato indiano del Nagaland, nel nordest dell'India, sono divenuti imprenditori e hanno migliorato il loro standard di vita occupandosi della coltivazione, trattamento e rivendita della gomma. Il tutto., come appreso da Fides, grazie all'accompagnamento di una suora della congregazione delle Medical Mission Sister. Suor Rose Kayathinkara, 74 anni, originaria del Kerala, è arrivata in Nagaland nel 1972 e ha notato che la terra era fertile e la popolazione tribale dei garo gioiosa e volonterosa. Così ha deciso di aiutarla. el 1986, Rose ha organizzato una campagna "porta a porta" per convincere la popolazione del villaggio di Mendipathar, circa 225 km da Shillong, al confine tra Meghalaya e Assam, a coltivare la gomma come fonte di reddito. In principio i tribali non erano convinti del suo piano, perché, per avere un rendimento, la gomma richiede un periodo di lunga gestione. Una volta che il prodotto era finalmente pronto, occorreva sviluppare un processo di marketing, per aiutare gli agricoltori a metter e il prodotto sul mercato e trovare acquirenti.Suor Rose ha avuto l'idea di creare una cooperativa per aiutare gli agricoltori e le loro famiglie. La Mendipathar Multipurpose Cooperative Society è stato avviato nel 1998 con capitale sociale formato da dipartimenti governativi e dai contributi degli agricoltori, che sono stati accompagnati per divenire buoni imprenditori. La cooperativa commercializza i fogli di gomma per garantire il profitto per gli agricoltori e le loro famiglie.Inoltre, oggi, il ventaglio di prodotti da commercializzare si è allargato, includendo animali da cortile e altri prodotti agricoli come curcuma e pepe nero. La cooperativa li acquista dai contadini e li fornisce a magazzini e negozi. Questa attività ha permesso di creare occupazione per i giovani e le donne garo. Accanto a questa attività, sono nate campagne di sensibilizzazione per diffondere consapevolezza in materia di lotta contro la violenza domestica o violenza sulle donne, molto diffusa nei villaggi."Quando vedo che le famigli mandano i bambini a scuola e hanno un tenore di vita dignitoso, sono molto felice", dice suor Rose a Fides. "Questi bambini di famiglie povere e emarginate hanno l'opportunità di studiare in buone scuole e inserirsi nel tessuto sociale", nota la religiosa. Grazie al processo economico e produttivo avviato grazie alla suora, un coltivatore di gomma può guadagnare il necessario per se e la sua famiglia, anche grazia a un ettaro di terreno. Oggi la religiosa è determinata a non lasciare che gli agricoltori garo contino solo sulla "monocultura" e a ha iniziato a incoraggiare piantagioni di cocco. La tribù dei garo, gente laboriosa, vive in Nagaland da tempo immemorabile insieme ad altri gruppi tribali. In passato ha sofferto discriminazione e emarginazione anche dalle istituzioni statali e per questo sono emigrati in altri territori. Sono presenti anche in altri stati indiani del Nordest e in Bangladesh. Molti sono cristianizzati.

ASIA/SIRIA - Aleppo est, evacuazione sospesa. Il direttore dell'ospedale cattolico: accogliamo feriti e malati dei quartieri che erano sotto i ribelli

Aleppo - E' stata sospesa l'evacuazione che ieri ha consentito di trasferire migliaia di civili e di miliziani dai quartieri orientali di Aleppo fino alle aree di raccolta dislocate presso il confine con la Turchia. Le fonti ufficiali siriane sostengono che ieri l'evacuazione ha fatto uscire da Aleppo più di 8mila persone, e la sospensione è avvenuta perchè oggi i ribelli e le forze jihadiste non avrebbero rispettato i termini dell'accordo, provando a portare con sé alcuni prigionieri. Altre fonti filogovernative siriane affermano che l'operazione è stata sospesa dopo che dalle aree ancora in mano ai miliziani anti-Assad sono stati lanciati colpi di mortaio sui corridoi umanitari aperti per far passare i convogli usati per l'evacuazione. Le stesse accuse vengono invece rivolte contro le milizie filo-Assad dalle fonti vicine ai ribelli. Intanto, dagli stessi quartieri di Aleppo est, tanti civili fuggono e riescono a raggiungere la zona ovest di Aleppo, rimasta sempre sotto il controllo dell'esercito siriano, e dove i malati e i feriti cominciano ad affollare in maniera insostenibile le strutture sanitarie locali, operanti già da anni in condizioni di emergenza, a causa del conflitto. “I primi casi a cui abbiamo fatto fronte nel nostro ospedale” riferisce all'Agenzia Fides Emile Katti, medico chirurgo e direttore dell'Ospedale al Raja di Aleppo, sostenuto dalla Custodia di Terra Santa – sono emblematici della situazione che si viveva in quei quartieri: c'è un uomo con il braccio fratturato da 7 mesi per una scheggia, che aveva già subito un'operazione fatta male da un medico egiziano. Poi c'è un bambino down che da quattro anni non riceveva cure appropriate per le sue patologie; poi c'è un altro ragazzino con una scheggia nella testa, che fortunatamente non ha leso parti vitali. Il suo papà è stato ammazzato qualche mese fa. Ogni giorno, per chissà quanto tempo ancora, in questo inferno siamo chiamati a far fiorire la speranza”. I racconti delle persone provenienti dai quartieri fino a ieri in mano a gruppi ribelli e milizie jihadiste fanno emergere dettagli spesso ignorati dai media mainstream: “Alcuni giorni fa” riferisce Emile Katti, che a novembre ha raccontato la sua esperienza di medico ad Aleppo in un interessante convegno organizzato allUniversità Campus Biomedico di Roma – la sorella di un nostro dipendente e tutta la sua famiglia sono stati uccisi dai cecchini mentre provavano a abbandonare Aleppo est attraverso i corridoi umanitari. I malati e i feriti che provengono da quei quartieri raccontano che c'era la fame e che si erano ridotti a mangiare l'erba, e che i viveri sufficienti li avevano solo i miliziani e i loro seguaci”. Nella giornata di giovedì 15 dicembre, per diverse volte una colonna di 20 autobus verdi è uscita dai quartieri orientali di Aleppo, trasportando ogni volta circa 1200 persone fino alle aree prossime al confine con la Turchia. L'accordo sull'evacuazione dei miliziani e dei civili da Aleppo est, mediato da Russia e Turchia, prevedeva come contropartita - al momento non ancora concessa - la fine dell'assedio di due villaggi sciiti della provincia di Idlib, circondati da lungo tempo dalle milizie jihadiste. Appare difficile verificare le cifre messe in rete anche dalle agenzie d'informazione in merito ai numero dei civili che erano rimasti nelle aree di Aleppo fino a poco tempo fa in mano ai guppi di insorti: “tanti ripetono senza alcuna verifica che in quella parte della città c'erano più di 250mila abitanti, ma il dato reale sembra essere molto più basso. E adesso è diventato di fatto impossibile ogni conteggio, visto che la gente scappa appena può e come può, in tante direzioni. E tanti vengono accolti con grande spirito di solidarietà da parenti e conoscenti che non hanno potuto incontrare da anni”.

AFRICA/CONGO RD - Si avvicina la scadenza del mandato di Kabila; giro di vite sui social media

Kinshasa - Mentre prosegue la mediazione dei Vescovi cattolici volta a trovare una soluzione all’impasse politica nella Repubblica Democratica del Congo , le autorità di Kinshasa si preparano ad affrontare le dimostrazioni annunciate dall’opposizione legata a Étienne Tshisekedi, in coincidenza con la fine del secondo e ultimo mandato del Presidente uscente Joseph Kabila, alla mezzanotte del 19 dicembre.Nei giorni scorsi era stata decisa la sospensione del campionato di calcio, per evitare che le manifestazioni sportive venissero trasformate in proteste politiche. Ora il governo centrale ha decretato il filtro o il divieto di accesso ai social network a partire da domenica 18 dicembre. L’ordinanza impone agli operatori internet locali il blocco temporaneo di ogni scambio di immagini, di video e di messaggi vocali attraverso applicazioni come Facebook, Whatsapp, Twitter, Skype, Google+ e altre ancora.Contemporaneamente le autorità della Provincia del Kasai Orientale, feudo elettorale dell’opposizione e luogo di origine di Tshisekedi, hanno imposto il divieto alle emittenti locali di trasmettere programmi a carattere politico.Human Rights Watch ha lanciato l’allarme affermando di temere che la RDC sprofondi in una spirale di violenza politica se Kabila non dovesse lasciare il potere alla scadenza del mandato.

ASIA/MYANMAR - Digiuno e preghiera perchè il 2017 sia l'Anno della Pace

Yangon - "E' tempo di unirci - tutte le religioni, tutti i gruppi etnici - per rendere il 2017 davvero l'Anno della Pace. La pace è possibile attraverso la giustizia. La pace è possibile attraverso il negoziato. Sollecitiamo tutte le religioni a osservare la giornata del 1° gennaio 2017 come giorno di digiuno e preghiera per la pace" é l'appello inviato a Fides dal cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon."Facciamo sì che tutti coloro che affollano i nostri monasteri, chiese, templi e moschee portino cartelli e bandiere con la frase ‘Stop a tutte le guerre!’. Cerchiamo di trascorrere la giornata in preghiera e digiuno per la pace, per cambiare i cuori di tutte le persone. Urge porre fine alle guerre che tuttora attraversano il Myanamr e rendere il 2017 l'anno della pace", nota il testo.Il Cardinale scrive nel suo accorato appello: "Fratelli e sorelle del Myanmar, noi tutti diremo ‘felice anno nuovo’. Ogni anno ci salutiamo l'un l'altro con questo messaggio. Ma sinceramente non c'è felicità in molte parti di questo paese. La guerra prosegue in molte aree. E per più di 200.000 sfollati nei campi profughi, non sarà un felice anno nuovo. La guerra, iniziata sessanta anni, ancora infuria. La Cambogia ha risolto i suoi conflitti, il Vietnam ha risolto le sue guerre. Questi paesi vicini sono in cammino verso la pace e la prosperità. Noi in Myanmar siamo ancora coinvolti in una guerra impossibile da vincere. Agonia della popolazione e sfollamento forzato sono gli unici risultati della violenza. La maggioranza silenziosa della gente del Myanmar è stato solo spettatrice di una guerra cronica in Myanmar. Ora: uniamoci, tutti insieme, per una autentica pace".

AFRICA/GHANA - Elezioni: per i Vescovi “il Ghana dimostra ancora di essere un faro di democrazia”

Accra - “L’esito delle elezioni è una vittoria per il Ghana e non solo per qualsiasi partito politico. Dobbiamo quindi riaccendere la spirito di unità nazionale e mandare avanti il nostro amato Paese, il Ghana ". Afferma una dichiarazione della Conferenza Episcopale del Ghana , firmato dal suo Presidente, Sua Ecc. Mons. Philip Naameh, Arcivescovo di Tamale.La GCBC si rallegra per il comportamento e la maturità di cui i ghaniani hanno dato prova nel corso delle elezioni presidenziali e parlamentari tenutesi il 7 dicembre. “Le elezioni sono state tra le più pacifiche e di successo che il Paese abbia mai visto, un’impresa che ha fatto del Ghana, ancora una volta, un brillante faro della democrazia in Africa e nel resto del mondo”.Il comunicato della GCBC si congratula con il Presidente uscente, John Dramani Mahama, per la dimostrazione di maturità da statista nel riconoscere subito la propria sconfitta e la vittoria del presidente eletto, Nana Addo Dankwa Akufo-Addo. I Vescovi si sono inoltre congratulati con la Commissione Elettorale, che ha dimostrato di essere stata all'altezza del compito e di aver organizzato elezioni credibili, trasparenti, libere e giuste, così come con il Consiglio Nazionale della Pace, le agenzie di sicurezza, la magistratura, le organizzazioni della società civile, le organizzazioni religiose, i media e gli osservatori internazionali, per il loro inestimabile contributo al successo della votazione. La GCBC auspica un passaggio di poteri sereno e trasparente, tra la presidenza uscente e quella entrante.La Conferenza episcopale invita i partiti politici che hanno commesso atti vandalici contro beni pubblici e privati, ed aggressioni contro persone ritenute come loro oppositori, a desistere da tali atti illegali, invitando le agenzie di sicurezza a far rispettare le leggi del Paese e garantire la sicurezza della vita e la proprietà dei ghaniani.

OCEANIA/TAHITI - Nomina dell’Arcivescovo di Papeete

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 15 dicembre 2016, ha nominato Arcivescovo di Papeete a Tahiti il P. Jean-Pierre Cottanceau, SS.CC., attuale Amministratore Apostolico della medesima Circoscrizione ecclesiastica.Il Rev.do P. Jean-Pierre Cottanceau, SS.CC., è nato il 14 gennaio 1953, a Ussel, nella diocesi di Tulle, in Francia. Dopo la scuola elementare a Capdenac in Aveyron, ha frequentato il liceo nel Seminario Minore della Congregazione dei Sacri Cuori , a Villefranche de Rouergue. Nel 1970 è entrato in Noviziato ed è stato inviato a Strasburgo per la formazione teologica. Dopo aver emesso i Voti perpetui il 16 aprile 1979, è stato ordinato sacerdote il 10 maggio 1980.Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1979-1981: Servizio pastorale nella parrocchia di St. Gabriel, Parigi; 1982: Consegue il Dottorato in Teologia Biblica presso l’Università di Strasburgo; 1981-1985: Cappellano delle scuole medie Hélène Boucher e Maurice Ravel a Parigi; 1985-1986: Studi di specializzazione presso la Scuola Francese a Gerusalemme ; 1986-1988: Responsabile del Seminario Minore di Graves; 1988-1994: Consigliere provinciale della Regione meridionale per due mandati; 1998-2000: Traferitosi a Papeete, nominato Superiore dei Picpus di Pirae; Responsabile per la formazione iniziale; Docente di Sacra Scrittura al Seminario Maggiore di Papeete; Animatore di corsi teologici per i laici e Cappellano universitario; 2000-2010: Parroco di Sacreé-Coeur, Arue ; 2010-2015: Formatore dei seminaristi nel Prenovitiate Damian Formation Centre, a Quezon City, Manila, Filippine; dal 2015: Amministratore Apostolico di Papeete.

ASIA/FILIPPINE - Natale senza i musulmani a Mindanao: un passo indietro

Zamboanga - "In alcune parti delle Filippine, specialmente a Mindanao, alcuni leader musulmani hanno scoraggiato i loro fedeli a unirsi ai cristiani per la celebrazione del Natale. Questo è un segnale allarmante. Allo stesso tempo, i buoni musulmani e i buoni cristiani soffrono per questo approccio radicale del rapporto tra musulmani e cristiani. Esso modifica la tradizionale modalità di festeggiare insieme le festività religiose più importanti e condividere la gioia di uno specifico gruppo religioso": è l'allarme inviato all'Agenzia Fides dal movimento per il dialogo islamo-cristiano "Silsilah", attivo a Zamboanga del Sur , nel Sud delle Filippine, e avviato 30 anni fa dal missionario del Pime p. Sebastiano D’Ambra.Il movimento, in un nota inviata Fides, ricorda la lunga tradizione di dialogo interreligioso, per cui "i cristiani inviano un messaggio ai musulmani in occasione del Ramadan e questi ultimi lo mandano ai cristiani in occasione dell'Avvento e del Natale". Per questo Silsilah invita tutti i fedeli "a continuare a festeggiare insieme il Natale e il Ramadan", riaffermando che "queste sono occasioni per mostrare rispetto e condividere la stessa gioia in segno di amicizia, mentre ognuno è incoraggiato ad essere fedele alla propria fede".Il messaggio di Silsilah rileva anche "le notizie di nuovi attacchi a luoghi e chiese cristiane in alcune aree nelle Filippine", ribadendo quanto sia importante "essere uniti come cristiani e musulmani per mostrare a tutti che il vero rapporto tra i cristiani e musulmani è un rapporto di sincera amicizia. Siamo fratelli e sorelle in umanità, anche se diversi per la nostra religione, e noi siamo chiamati ad essere solidali nei momenti di gioia e nei momenti di sofferenza".La presenza dei gruppi radicali, come lo Stato Islamico , che oggi trova seguaci nelle aree musulmane del Sud delle Filippine, "è un'occasione per tutti noi per fare un esame di coscienza e capire che, forse, ci troviamo in questa situazione perché non siamo stati in grado di presentare l'autentica fede cristiana e quella islamica: queste hanno punti e valori in comune che possono essere il punto di partenza per costruire una società pacifica e armoniosa", conclude il testo.

AMERICA/MESSICO - Un video riprende un bambino che fruga tra i rifiuti alla ricerca di cibo

Villaflores – Il video che riprende un bambino di strada che cerca cibo da un bidone della spazzatura ha causato grande indignazione tra i cittadini del municipio di Villaflores, in Chiapas, Messico. Girato da un passante che notando la scena ha avvicinato il piccolo, il video sta provocando un’ampia reazione nelle reti sociali, che chiedono una vita dignitosa per i bambini. La ripresa mostra un bimbo con la sua cuginetta che frugano tra i bidoni della spazzatura alla ricerca di qualcosa da mangiare. Il piccolo, inizialmente spaventato, si è poi lasciato avvicinare dalla persona che ha deciso di girare il video, che gli ha spiegato che lo stava riprendendo per presentarlo al Presidente per farlo aiutare.Secondo gli indicatori di povertà 2014 del Consiglio Nazionale della Politica per lo Sviluppo Sociale , il 76.2% degli abitanti del Chiapas vive in condizioni di povertà, il 31.8% in povertà estrema, situazione che comporta penuria alimentare.

ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo alle altre Chiese: non procediamo in ordine sparso. Presentiamoci uniti come “componente cristiana”

Baghdad – La situazione di emergenza in cui versa l'intera nazione irachena chiama anche i cristiani a non procedere in ordine sparso, enfatizzando in maniera esasperata i fattori identitari di ogni singola comunità ecclesiale. Conviene invece esprimere una posizione unitaria sui processi politici e sociali in atto in Iraq, presentandosi come “componente cristiana”: E' questa la Proposta che il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako ha rivolto a tutti i cristiani dell'Iraq, in un appello in cui li invita a “non rimanere spettatori sulla scena irachena” e a “trovare una visione comune e una comune 'tabella di marcia'” anche per tutelare insieme il “diritto di essere trattati come gli altri”. Il ricorso all'espressione “componente cristiana “ per esprimere la posizione unitaria dei cristiani iracheni in rapporto alle vicende politiche e sociali e alle istituzioi nazionali secondo il Primate della Chiesa caldea “non contrasta con la salvaguardia di identità millenarie”, e cnsente di “non perdere tempo a litigare” intorno a tale patrimonio identitario. “La Chiesa caldea” riferisce il comunicato patriarcale, pervenuto all'Agenzia Fides “vuole porsi al servizio di tutti i cristiani e di tutti gli iracheni per contribuire al processo di riconciliazione”, indispensabile per ritornare a una situaizne di convivenza pacifica. Già all'inizio del suo ministero patriarcale , l'attuale Primate della Chiesa caldea aveva denunciato il pericolo che anche i cristiani fossero contagiati dal settarismo dominante nell'attuale contesto mediorientale: “Adesso purtroppo” aveva dichiarato il Pariarca all'Agenzia Fides “si sente qualcuno che dice: sono più armeno che cristiano, più assiro che cristiano, più caldeo che cristiano. E persiste qua e là una mentalità tribale, per cui ogni villaggio punta a avere il 'suo' Vescovo o il 'suo' Patriarca. In questo modo si spegne il cristianesimo. Noi, come Vescovi, dobbiamo essere vigilanti contro queste forme malate di vivere la propria identità”. Agenzia Fides 17/12/2016).

AMERICA/HONDURAS - Per due terzi dei bambini andare a scuola è un pericolo per la loro sicurezza

Tegucigalpa – In Honduras solo un terzo dei bambini riesce ad avere accesso all’istruzione in modo sicuro. La violenza generale che vive il Paese obbliga infatti le famiglie a scegliere se nascondere i propri figli in casa o aiutarli a scappare, la maggior parte delle volte da soli. L’allarme arriva dal Norvegian Refugee Council . “Il mondo non può continuare a rimanere indifferente di fronte a bambini che vengono uccisi mentre si stanno recando a scuola, nè può rimanere in silenzio quando le bande criminali controllano i territori delle scuole seminando terrore” segala il direttore del NRC in Honduras. Secondo informazioni raccolte da Fides, attualmente almeno 174 mila persone sono state costrette a lasciare il Paese. I genitori aiutano i figli a fuggire per mettere in salvo la loro vita, la maggior parte cerca di arrivare negli Stati Uniti. Il Governo statunitense ha registrato oltre 10 mila casi di bambini honduregni arrivati da soli, in fuga da violenza e insicurezza, nel periodo che va tra ottobre 2015 e settembre 2016. L’Honduras è uno dei Paesi dove si registra il tasso più alto di omicidi nel mondo. Nella prima metà del 2016, sono stati assassinati 61 minori, tra 10 e 14 anni di età, ogni 100 mila abitanti. La cifra aumenta in maniera drastica tra i giovani nella fascia di età tra 15 e 19 anni, con 102,8 omicidi ogni 100 mila abitanti, secondo quanto riporta il NRC.

AMERICA/VENEZUELA - Epidemia di difterite dopo 24 anni, conseguenza della crisi economica

Ciudad Guayana – L’ospedale principale di Ciudad Guayana, nel Venezuela orientale, dal 28 settembre ammette tra le urgenze pediatriche solo i possibili casi di difterite, malattia ricomparsa nel Paese dopo 24 anni. La crisi economica si riflette anche negli ospedali e nella mancanza di farmaci. I sintomi della difterite sono simili a quelli di influenza o tonsillite: problemi respiratori, mal di gola. Tuttavia se avanza, può danneggiare il tessuto del cuore, occludere le vie respiratorie e provocare la morte. Il tasso di mortalità è di un adulto su 10 e di un bambino su 5, i più vulnerabili. “Tutti i casi di bambini contagiati sono dovuti alla mancata vaccinazione” si legge in un comunicato della direttrice del reparto di Epidemiologia dell’Istituto Venezuelano della Previdenza Sociale, pervenuto a Fides. Il governo prevede un sistema sanitario gratuito, ma gli ospedali sono vittime della grave crisi economica del Paese. Medici e mezzi di comunicazione locali e internazionali hanno denunciato la situazione di precarietà e la mancanza di vaccini. Nonostante negasse pubblicamente la gravità dell’epidemia, il governo ha poi avviato una campagna urgente di vaccinazioni e ha stabilito che nell’ospedale di Guaiparo sarebbero stati ammessi solo bambini sospetti di aver contratto il virus, per evitare di contagiarne altri.

AFRICA/CENTRAFRICA - “Aumento allarmante di violazioni dei diritti umani” denuncia l’ONU

Bangui - “Dall’agosto 2016 abbiamo annotato un aumento allarmante di violazioni di diritti dell’uomo” afferma un comunicato dalla Missione ONU nella Repubblica Centrafricana che presenta un rapporto sulla situazione dei diritti umani nel Paese. La maggior parte di questi crimini sono commessi “dalle diverse fazioni degli ex ribelli Seleka, delle milizie anti-balaka e loro affiliati, oltre che dall’Esercito di Resistenza del Signore e dai pastori Fulani. Questi incidenti hanno provocato la morte di almeno 100 persone”.Questo dato si riferisce al periodo preso in considerazione dal rapporto, che va da giugno 2015 a marzo 2016. Il documento denuncia che “la situazione della sicurezza e dei diritti umani resta una delle maggiori fonti di preoccupazione. La Divisione per i diritti dell’uomo ha documentato 1.301 casi di violenze e abusi dei diritti umani che hanno causato almeno 2.473 vittime, con un incremento del 70% rispetto ad uno studio precedente che andava dal settembre 2014 al 31 maggio 2015”.Le violenze “sono principalmente esecuzioni arbitrarie, trattamenti crudeli, inumani o degradanti, violenze sessuali, privazioni arbitrarie di libertà, distruzioni e furti di beni, e restrizioni alla libertà di movimento”. Tra le vittime ci sono anche 203 bambini. La visita di Papa Francesco, a fine novembre 2015, e la pacifica elezione del Presidente Faustin-Archange Touadéra, a marzo di quest’anno, hanno portato una forte speranza di stabilizzazione che resta però ancora precaria, soprattutto al di fuori di Bangui, la capitale.

AMERICA/ARGENTINA - I Vescovi della Patagonia: “Natale ci invita a prendere la via della non discriminazione”

Neuquén – Nel messaggio per il Natale, i Vescovi della Regione della Patagonia-Comahue chiedono di riflettere sulla violenza che vive il paese. "Tutto sembra infestato dalla violenza. Sappiamo che la violenza genera altra violenza. Non commettiamo questo errore! Se vogliamo risolutamente salvaguardare i diritti di ogni persona e la pari dignità di tutti senza discriminazioni, il vero cammino pieno di speranza per superare le differenze e i conflitti non sarà mai la violenza, ma quello del rispetto, del dialogo e dell'incontro fraterno" si legge nel messaggio, pubblicato ieri in tutte le diocesi della regione."I conflitti sorgono quando uno tratta l'altro non come 'qualcuno', come una persona, con la stessa dignità di se stesso, ma come se fosse 'qualcosa', una cosa della quale, nella mia discrezione, posso disporre, fino all’estremo disumano di rifiutargli il diritto alla vita. Molti fatti oggi relativi alla ‘violenza di genere’ evidenziano questo atteggiamento che fa diventare ‘cose’ le donne. Lo stesso dicasi per ogni attacco alla vita umana" sottolinea il messaggio pervenuto a Fides."Natale ci invita a prendere ogni giorno la via della non discriminazione e l'accettazione degli altri, quando pensano e agiscono in modo diverso, così ci sforziamo di adempiere seriamente al nostro lavoro e ai nostri doveri verso gli altri" conclude il testo, firmato dai Vescovi, titolari ed emeriti, delle diocesi di Neuquén, Comodoro Rivadavia, Alto Valle del Rio Negro, San Carlos de Bariloche, Río Gallegos, Viedma, Prelatura de Esquel e Merlo-Moreno.

Pages