Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/EGITTO - L'Imam di al Azhar: anche ebraismo e cristianesimo hanno una storia segnata dalla violenza

Il Cairo – Anche “ebraismo e cristianesimo hanno una storia di violenza”, e tutte le religioni si sono rese complici di atti di violenza e omicidi. Così lo sheikh Ahmed al Tayyib, Grande Imam di al Azhar, ha voluto ribadire che la connessione tra religione e violenza non segna solo la vicenda storica dell'islam, ma ha connotato anche i cammini storici delle altre due “Religioni del Libro”. Al Tayyib ha inserito tali considerazioni nell'intervento da lui pronunciato alla Conferenza su “Libertà e cittadinanza, diversità e integrazione” organizzata al Cairo dall'Università di al Azhar, prestigiosa istituzione teologica e accademica dell'islam sunnita, che vede riuniti alti rappresentanti islamici e cristiani per discutere anche della convivenza tra comunità religiose in Medio Oriente. Il Grande Imam di al Azhar, nel suo intervento, ha fatto esplicito riferimento alla Crociate, ma anche alle recenti guerre balcaniche e alle violenze subite in quel contesto dai musulmani bosniaci, e ha respinto la tendenza a mettere solo l'islam sul “banco degli imputati” per la violenza di matrice religiosa. “Distanziare le religioni dal terrorismo non è più sufficiente, davanti alle sfide della barbarie che abbiamo davanti” ha rimarcato al Tayyib, richiamando la responsabilità dei leader religiosi, facendo notare che le diffidenze tra loro “non hanno alcuna ragion d'essere”, e che “se la pace non si realizza tra coloro che la predicano, non potrà neanche essere trasmessa agli altri individui”. In più occasioni, anche Papa Francesco ha rifiutato l'equazione tra violenza e islam. “A me” ha detto ad esempio il Vescovo di Roma lo scorso 31 luglio, durante la conferenza stampa nel volo di ritorno dal viaggio apostolico in Polonia “non piace parlare di violenza islamica, perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, qui in Italia: quello che uccide la fidanzata, un altro che uccide la suocera… E questi sono violenti cattolici battezzati! Sono violenti cattolici… Se io parlassi di violenza islamica, dovrei parlare anche di violenza cattolica. Non tutti gli islamici sono violenti; non tutti i cattolici sono violenti. E’ come una macedonia, c’è di tutto, ci sono violenti di queste religioni. Una cosa è vera: credo che in quasi tutte le religioni ci sia sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Fondamentalista. Noi ne abbiamo. E quando il fondamentalismo arriva a uccidere - ma si può uccidere con la lingua, e questo lo dice l’apostolo Giacomo e non io, e anche col coltello – credo che non sia giusto identificare l'islam con la violenza”. .

AFRICA/SUD SUDAN - “Non siamo né pro né contro qualcuno, ma siamo per il bene di tutti” ribadiscono i Vescovi

Juba - “La Chiesa non è contro il governo” ha affermato Sua Ecc. Mons. Erkolano Lodu Tombe, Vescovo di Yei, in Sud Sudan, che ha ribadito l’impegno dei Vescovi cattolici nell’offrire supporto al governo attraverso iniziative di pace.La locale Conferenza Episcopale ha di recente denunciato i crimini di guerra commessi da militari governativi e da altri gruppi armati contro i civili. “Nonostante gli appelli di più parti a fermare la guerra, continuano in tutto il Paese le uccisioni, gli stupri, gli sfollamenti forzati, gli assalti alle chiese e le distruzioni di proprietà” affermano i Vescovi del Sud Sudan nel loro messaggio pastorale intitolato “Una voce grida nel deserto” .La guerra civile tra le forze governative e i ribelli si è ormai trasformata in una serie di conflitti a carattere etnico che hanno sconvolto il Paese, causando una gravissima crisi umanitaria. “Il nostro Paese è in preda ad una crisi umanitaria, alla carestia, all’insicurezza e al disastro economico. La nostra popolazione sta lottando duramente semplicemente per sopravvivere” sottolineano i Vescovi. “Non c’è dubbio che la carestia è stata causata dall’uomo. È vero che la siccità ha colpito diverse parti del Paese, ma la mancanza di cibo è dovuta all’insicurezza e alla cattiva gestione economica”. La fame accresce l’instabilità perché “l’uomo affamato, specie se ha un fucile, può ricorrere al saccheggio per nutrire se stesso e la sua famiglia”.Nel loro messaggio i Vescovi hanno ribadito che “la Chiesa non è pro o contro qualcuno, che sia il governo o l’opposizione. Noi siamo per tutte le cose buone - pace, giustizia, amore, perdono, riconciliazione, rispetto della legge, buon governo - e contro tutti i mali - violenza, uccisioni, stupri, tortura, saccheggi, corruzione, detenzioni arbitrarie, tribalismo, discriminazioni, oppressione - senza riguardo per chi commette tali azioni”. “Siamo pronti al dialogo con e tra il governo e l’opposizione in ogni momento”concludono i Vescovi.

AMERICA/HONDURAS - Dura critica dei Vescovi alla campagna elettorale, quando sono vicine le primarie

Tegucigalpa – La Conferenza Episcopale dell’Honduras attraverso un messaggio pubblicato il 27 febbraio, si è rivolta a tutti i fedeli del Paese per offrire alcune considerazioni sulla campagna elettorale per le elezioni presidenziali, previste per il 26 novembre 2017, ma utili anche per le primarie del prossimo 12 marzo.I Vescovi, fra le altre cose, commentano la rielezione del presidente attuale, Juan Orlando Hernández, dicendo che ciò “ha generato molta confusione tra i cittadini”, perché un articolo della Costituzione, che in origine proibiva la rielezione, è stato modificato. Quindi “la modifica è stata considerata incostituzionale da parte della popolazione, tuttavia è stata ammessa come costituzionale dalle autorità e da un’altra parte della popolazione” afferma la CEH.I Vescovi chiedono ai cattolici di riflettere con attenzione sulla campagna elettorale, che purtroppo si svolge in un clima di “crescente violenza, corruzione e impunità, e di sfiducia della popolazione contro alcune istituzioni”. La Conferenza Episcopale ha anche criticato la poca profondità e serietà della propaganda nella campagna elettorale e ha ricordato a tutti: “come cristiani dobbiamo partecipare alle elezioni, impegnarci al dialogo e al rispetto per tutti, sia con i nostri operatori pastorali e nelle comunità ecclesiali".In Honduras il 12 marzo si svolgeranno le elezioni primarie, alla quale partecipano 17 movimenti delle 3 principali forze politiche del paese per eleggere i candidati alle elezioni generali di novembre. Sono 6 milioni i cittadini chiamati a votare.

ASIA/INDIA - Quaresima, tempo per aiutare i cristiani in Orissa

Bhubaneswar - "I cristiani in diverse parti dell'India e specialmente nel distretto di Kandhamal in Orissa, hanno bisogno di costante preghiera e del sostegno da parte di tutti, più specialmente nel tempo di Quaresima": lo dice all'Agenzia Fides l'Arcivescovo John Barwa, SVD, che guida i battezzati nell'arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, capitale dello stato di Orissa, in India centrorientale."In Quaresima - ricorda l'Arcivescovo - la Chiesa cattolica vive un periodo di rinnovamento spirituale, un tempo per prepararsi a celebrare la resurrezione di Cristo. La Quaresima è un tempo in cui i cristiani osservano un periodo di digiuno, pentimento, moderazione, disciplina spirituale. Lo scopo è quello di avvicinare il cuore a Gesù e riflettere sulla sua sofferenza e il suo sacrificio, sulla sua vita, morte e risurrezione".In questo tempo Mons. Barwa ricorda "l'agonia, la sofferenza, il dolore e i traumi psicologici che ancora toccano il popolo cristiano nel distretto di Kandhamal, a 9 anni dalla violenza di massa contro i cristiani". Il distretto fu epicentro dell'ondata di persecuzione che nel 2008 colpì la comunità cristiana locale, facendo cento morti e oltre 50mila sfollati.I cristiani dell'Orissa pregano secondo le intenzioni di Papa Francesco, specialmente per i cristiani che soffrono, "perchè siano sempre supportati dalle preghiere e dall'aiuto materiale di tutta la Chiesa"."La preghiera costante mi può dare una grande forza di andare avanti nella mia vita", dichiara a Fides Kanaka Rekha Nayak, una vedova il cui marito è stato bruciato vivo al momento della violenza."La Quaresima sia per ogni cristiano una rinnovata esperienza dell'amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno siamo chiamati, a nostra volta a restituire al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno. Solo in questo modo potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua", conclude l'Arcivescovo Barwa.

AFRICA/SUDAN - Nuovi casi di colera rilevati in alcune aree del paese

Khartoum – Gli operatori sanitari del Sudan orientale hanno riportato l’insorgenza di nuovi casi di colera in diverse aree dello Stato. Secondo fonti locali, l’epidemia è sotto controllo, le organizzazioni della società civile continuano ad impegnarsi nella lotta contro la malattia, in aggiunta alla distribuzione di farmaci da parte delle istituzioni sanitarie statali in diverse strutture sanitarie. Alla fine del mese di gennaio, il Ministero federale della Sanità ha registrato 333 casi negli stati di El Gedaref, Red Sea, Khartoum. Tuttavia il Governo sudanese persiste nel definire la malattia, scoppiata sei mesi fa in alcune aree del Sudan orientale e a El Gezira, come diarrea acuta invece di colera. Secondo gli specialisti, tra cui il Comitato esecutivo dei medici, nel mese di gennaio i risultati dei test di laboratorio fatti su campioni di diarrea acuta nel Ahmed Gasim Hospital di Khartoum hanno invece dimostrato che si tratta di colera.

AMERICA/BRASILE - Al via la Campagna di Fraternità: “ecosistemi brasiliani e difesa della vita”

Brasilia – “Fraternità: ecosistemi brasiliani e difesa della vita”: questo il tema della Campagna di Fraternità 2017, indetta come ogni anno dalla Conferenza episcopale del Brasile . Il "testo-base della CF 2017" sottolinea la diversità di ogni bioma, intendendo con questo termine i sistemi ambientali complessi, di ampia estensione geografica, costituiti da un insieme di ecosistemi, le cui comunità animali e vegetali hanno raggiunto, in una determinata area della superficie terrestre, una relativa stabilità in relazione alle condizioni ambientali. Inoltre il testo mette in evidenza la necessità di creare relazioni rispettose con la vita e la cultura dei popoli che vi abitano, in particolare alla luce del Vangelo. L’iniziativa, giunta alla 54.ma edizione, inizia oggi, primo marzo, mercoledì delle ceneri.Dal testo-base, tutte le diocesi, comunità e parrocchie del Brasile prendono spunti per organizzare iniziative di formazione e programmi di azione per vivere la CF 2017 che ha il suo momento più importante nel tempo della Quaresima.La CNBB ha inoltre lanciato l’allarme per la distruzione degli ecosistemi, “sintomo di una crisi ecologica che richiede una profonda conversione interiore”. “Quando preghiamo per il Creato e per le persone che in esso vivono, ci apriamo ad una nuova vita” ha detto Mons. Steiner, Segretario generale della CNBB alla presentazione della CF 2017, ribadendo che ogni cristiano è “sia coltivatore che custode della Creazione”.

AMERICA/VENEZUELA - Bambini alla ricerca di cibo con i genitori, aumenta la diserzione scolastica

Caracas – La diserzione scolastica è una delle conseguenze della crisi venezuelana. Si calcola che tra il 2005 e il 2015, 141.823 studenti di scuola primaria e secondaria del Paese abbiano abbandonato gli studi, secondo le stime del Ministero dell’Istruzione. L’assenteismo dalle scuole si è rafforzato all’inizio dell’anno scorso. I bambini non andavano più a scuola per accompagnare i genitori nelle lunghe code per comprare generi alimentari nei supermercati. Secondo uno studio locale, il 30 % degli alunni di 70 scuole dello Stato di Miranda mancavano da scuola una o due volte alla settimana per questo motivo. Una ragione ancora più drammatica che influisce all’abbandono scolastico è data dal fatto che molti bambini sono costretti a lavorare per compensare le spese nelle rispettive famiglie. La crisi si è esacerbata a giugno 2016 quando la diserzione scolastica ha raggiunto il suo massimo storico con il 51 %, cioè oltre 3 mila bambini di 173 scuole. Più della metà erano stati coinvolti nella frenetica ricerca di cibo e la maggior parte ha dichiarato di aver paura di non mangiare a casa.

ASIA/TERRA SANTA - Ambasciatore di Palestina: la Santa Sede farà una "donazione sostanziosa” per i restauri del Santo Sepolcro e della Natività

Roma – La Santa Sede offrità una “donazione sostanziosa” per contribuire ai lavori di restauro in corso sia presso la Basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, che presso la Basilica della Natività, a Betlemme. Lo conferma all'Agenzia Fides il diplomatico Issa Amil Kassissieh, Ambasciatore dello Stato di Palestina presso la Santa Sede. L'intenzione della Santa Sede è stata confermata all'Ambasciatore dal Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto dellla Congregazione per le Chiese orientali, durante un incontro avvenuto in Vaticano lunedì 27 febbraio. “I frati francescani della Custodia di Terrasanta” riferisce all'Agenzia Fides l'Ambasciatore palestinese “diffonderanno una dichiarazione in cui annunceranno l'entità della donazione e il meccanismo con cui verrà versata. Fin d'ora, a nome del Presidente delllo Stato di Palestina, Mahmud Abbas, e del popolo palestinese, ho ringraziato la Santa Sede per l'impegno da essa profuso a sostegno della giustizia e della pace in Terra Santa, e dei luoghi dove è nato e dove è stato crocifisso Nostro Signore Gesù Cristo”. Il restauro della Basilica della Natività, a Betlemme, è iniziato nel 2013, e vede la collaborazione fra le tre comunità religiose che hanno specifici diritti e proprietà sulla chiesa, regolate dallo Status Quo. I lavori dell'Edicola del Santo Sepolcro sono iniziati l'8 maggio 2016. Anche al Santo Sepolcro, il progetto di riqualificazione, con un costo di 3,3 milioni di dollari, viene sostenuto dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa greco-ortodossa e dalla Chiesa armena apostolica. Nell'aprile 2016, il Re di Giordania Abdallah II aveva già fatto pervenire sottoforma di “beneficienza reale” una consistente donazione personale a favore del progetto. Lo scorso ottobre, anche il Presidente palestinese Mahmud Abbas ha offerto a titolo di “contributo personale” una donazione per sostenere i lavori di restauro dell'Edicola del Santo Sepolcro . La Custodia francescana di Terrasanta, attraverso i suoi canali ufficiali, fornisce periodicamente gli aggiornamenti sull'avanzamento dei lavori.

ASIA/INDIA - Urge fermare "l'aritmetica dell'odio" sul presunto aumento delle minoranze religiose

Hyderabad - Fermare "l'aritmetica dell'odio" che accusa le minoranze religiose e polarizza le società indiana: è l'appello rivolto al governo nazionale dalla "All India Catholic Union" , la più antica associazione del laicato cattolico indiana.In una nota inviata a Fides, il presidente nazionale dell' AICU, Lancy D. Cunha, ha rimarcato: "Il Bharatiya Janata Party e organizzazioni come il Sangh Parivar, promuovono una "aritmetica di odio" e dovunque ci sono elezioni comunali, provinciali o nazionali diffondono notizie per cui le minoranze religiose sarebbero in netta crescita in India"."Il ministro federale per gli affari interni, Karen Rijjiju, sta facendo insinuazioni contro la popolazione cristiana in Arunachal Pradesh, suo stato natale, gettando calunnie sulle minoranze religiose" rimarca. Secondo l'AIUCU il leader del BJP e Sangh Parivar hanno insultato i cristiani specialmente negli stati dell'India nordorientale e dell'India centrale.Questi discorsi di odio generano ed alimentano violenza verso le comunità religiose minoritarie, come cristiani e musulmani. L'AICU chiede al Primo Ministro Narendra Modi di mantenere la promessa di garantire sicurezza a tutti i cittadini indiani e di fermare le campagne di odio che incoraggiano i militanti ad attaccare le chiese, le persone e le istituzioni religiose. La leadership AICU rinnova al governo la domanda di ripristinare i diritti costituzionali dei dalit cristiani, discriminati sulla base di un Ordine presidenziale del 1950, restituendo a 200 milioni di dalit non indù i diritti in materia di istruzione e occupazione.L'AICU invita il governo a concentrarsi su questioni come il lavoro, lo sviluppo, le condizioni di vita degli agricoltori, la sicurezza delle donne, l'assistenza sanitaria e l'alloggio, i senza fissa dimora.Fondata nel 1919, nel 2019 l'AICU celebra 100 anni di vita, è diffusa in 171 diocesi indiane ed è l'organizzazione laicale cattolica più antica e grande dell'intera Asia.  

AFRICA/CONGO RD - Scheda: le aree di crisi denunciate dai Vescovi

Kinshasa - “Siamo profondamente addolorati dalla moltiplicazione dei focolai d’insicurezza e di violenza che si generano sulla quasi totalità del territorio nazionale e fanno pensare ad una balcanizzazione della Repubblica Democratica del Congo” affermano i Vescovi congolesi nel messaggio inviato all’Agenzia Fides.I Vescovi citano le seguenti aree di crisi:1) Il Nord- Kivu, afflitto da massacri a ripetizione delle popolazioni locali, attribuiti a presunti ribelli dell’ADF/NALU nel Territorio di Beni e da attacchi di gruppi etnici nel Territorio di Lubero e di Rutshuru. Inquieta inoltre il ritorno degli ex ribelli dell’M23;2) Il Tanganyika segnato dagli scontri sanguinosi tra Bantu e Batwa , con conseguente sfollamento forzato delle popolazioni e abbandono delle coltivazioni;3) Il Kasai, Kasai- Centrale e Kasai-Orientale, sconvolti da incursioni continue di milizie che si rifanno al capo tradizionale Kamwina Nsapu ;4) Il Kongo Centrale è toccato dal fenomeno mistico-politico Bundu dia Mayala con conseguenti scontri mortali;5) La capitale Kinshasa è scossa da atti di vandalismo e da uccisioni nel corso di dimostrazioni.Anche la Chiesa ha subito atti di vandalismo dall’inizio dell’anno. Sono stati saccheggiati il Seminario Maggiore di Malole a Kananga e le parrocchie di Saint-Dominique a Kinshasa-Limete, Saint-Kizito e Saint-Martin à Lubumbashi, Bon Pasteur a Boma, Sainte Marie di Lukalaba a Mbujimayi nella diocesi di Luiza : Saint-Matthias a Mubinza, Saint-Jean a Yangala, Sainte-Thérèse a Dibandisha e Saint-Boniface a Ngwema.

AFRICA/CONGO RD - “Rischiamo di sprofondare nel disordine incontrollabile”: grido d’allarme dei Vescovi

Kinshasa - “L’impasse politica è preoccupante e rischia di far sprofondare il nostro Paese in un disordine incontrollabile”. È l’allarme lanciato dai Vescovi della Repubblica Democratica del Congo, dove dopo la morte dello storico oppositore Étienne Tshisekedi , maggioranza e opposizione non riescono a mettersi d’accordo per formare il governo di unità nazionale previsto dagli accordi di San Silvestro, incaricato di portare il Paese alle elezioni .“Le divergenze in seno alla classica politica, e le tensioni nel Paese, possono condurre la nazione all’implosione e al caos” scrivono i Vescovi in un messaggio inviato all’Agenzia Fides.Ripercorrendo le tappe della crisi, nata “dal blocco del processo elettorale la cui regolarità e continuità sono state interrotte” , i Vescovi ricordano che è stato il Presidente uscente, Joseph Kabila, a sollecitare la loro mediazione che ha portato agli accordi del 31 dicembre .I due nodi sui quali si è arenato il dialogo sono le modalità di designazione del Primo Ministro e quelle di ripartizione dei diversi dicasteri tra maggioranza e opposizione. Per superare questi ostacoli, i Vescovi chiedono alle forze politiche “un dialogo franco, basato sulla buona fede e la confidenza reciproca” e ricordano che la Conferenza Episcopale ha solo un ruolo di mediazione. Sono quindi inaccettabili “le minacce e le violenze ricorrenti, frutto di manipolazioni, dirette contro la Chiesa cattolica per ragioni inconfessate” .Le violenze che sconvolgono il Paese “sono una vera tragedia”. “È un caso che tutto questo avvenga in periodo pre-elettorale ? Temiamo un’organizzazione per ritardare o impedire la tenuta delle elezioni” affermano i Vescovi.Per uscire da questa situazione i Vescovi chiedono alle parti politiche di impegnarsi lealmente per applicare l’accordo di San Silvestro, al Presidente in esercizio e alle forze dell’ordine di garantire la sicurezza, alla popolazione di evitare di cadere nella trappola dei discorsi incitanti all’odio e alla comunità internazionale di accompagnare la RDC in questa difficile transizione.

AMERICA/MESSICO - Un muro serve anche per esprimere il proprio disaccordo

Juarez – Dopo che domenica 26 febbraio, i membri di diverse organizzazioni non governative e attivisti hanno realizzato dei graffiti sul muro di confine che si trova tra Juarez e El Paso, in Texas, nella zona di Anapra, il Vescovo di questa comunità, Sua Ecc. Mons. Jose Guadalupe Torres, ha commentato queste azioni dicendo che "Ognuno è libero di esprimere le proprie idee contro un sistema sul quale non è d'accordo". Sul muro sono stati scritti e pitturati diversi messaggi contro le politiche di immigrazione e le espulsioni che sta ordinando il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

AMERICA/URUGUAY - Continuano a chiudere gli edifici scolastici per mancanza di alunni

Melo - Quattro scuole rurali del dipartimento di Cerro Largo corrono il rischio di chiudere per mancanza di iscrizioni. Nel dipartimento ci sono già circa 20 scuole rurali senza alunni, su un totale di 85 che funzionavano nel 2011. Secondo fonti locali, gli edifici rimangono comunque aperti perché nella zona c’è una popolazione errante e fino a quando non si verifica che le famiglie non si fermano le scuole non chiudono. A Cerro Largo, attualmente, ci sono due scuole rurali con un solo alunno. Del totale delle scuole, 72 hanno un solo insegnate. Ci sono circa 30 scuole con un massimo di 3 bambini. In Uruguay, a causa della mancanza di iscrizioni, ogni anno chiudono 10 scuole. Nel Paese ci sono 1125 scuole rurali frequentate da circa 20 mila alunni, una media del 17,7%, secondo i dati del Consiglio dell’Istruzione Iniziale e Primaria . In 590 scuole primarie ci sono meno di 10 alunni e 250 con soli 5 bambini. In 20 scuole c’è solo un alunno.

AMERICA/ARGENTINA - Attività di sensibilizzazione per sradicare il lavoro minorile nelle aree di coltivazione del tabacco di Misiones

Posadas – Si è appena conclusa, a Misiones, la quinta edizione di Porvenir NEA, una delle principali iniziative sulla Responsabilità Sociale portata avanti da due ong: Massalin Particulares y Asociación Conciencia. Nell’iniziativa sono state coinvolte 145 scuole delle zone rurali della città. Con l’obiettivo di migliorare le condizioni di accesso e permanenza nel sistema educativo rurale, nel 2016, 11 mila kit scolastici e ludoteche mobili sono stati distribuiti in 145 scuole rurali che si trovano nelle aree dove si coltiva il tabacco, a favore di circa 15 mila bambini. Attraverso questa iniziativa, il programma ha contribuito allo sviluppo integrale dell’infanzia permettendo ai bambini di accedere alle migliori scuole rurali preparate per accoglierli e offrire loro strumenti di gioco e di apprendimento. Nel progetto era previsto anche il miglioramento della infrastruttura scolastica degli istituti nelle aree di coltivazione del tabacco, con il fine di offrire assistenza sanitaria e favorire le abitudini igieniche dei bambini. Sono stati inoltre consegnati 15 dissalatori di acqua che consentono l’accesso all’acqua potabile per 728 alunni delle scuole rurali della zona.

AMERICA/BRASILE - “300 anni di amore e di fede”: il carnevale più famoso al mondo rende omaggio alla Madonna di Aparecida

San Paolo – La Scuola di samba "Unidos di Vila Maria" di San Paolo ha presentato venerdì scorso, 24 febbraio, una sfilata che ha voluto rendere omaggio ai 300 anni di devozione alla Madonna di Aparecida, in Brasile. Il tema scelto: "Aparecida, la regina del Brasile: 300 anni di amore e di fede nel cuore del popolo brasiliano", ha illustrato diversi miracoli attribuiti alla Vergine Maria e messo in scena la storia della prima apparizione dell'immagine, nel 1717, a tre pescatori. Il Santuario nazionale di Aparecida, in un comunicato pubblicato sul sito internet, ha ricordato che questa sfilata di carnevale si è cominciato a prepararla nei primi mesi del 2015, quando i leader della scuola di samba "Unidos di Vila Maria" hanno espresso questa intenzione all'Arcivescovo locale Sua Ecc. Mons. Odilo Pedro Sherer."Nel mese di marzo 2015, i Cardinali di Aparecida, di Rio de Janeiro, di San Paolo e l'Arcivescovo di Botucatu , hanno accolto con favore la proposta e hanno stabilito che il rettore del Santuario offrisse tutta l'assistenza di cui la scuola aveva bisogno affinché la Madre di Dio fosse degnamente lodata e onorata, al di fuori di un ambito religioso" aggiunge il comunicato.L'incarico è stato dato a Sidnei França, pellegrino del Santuario di Aparecida e 6 volte campione del carnevale di San Paolo. Così, la mattina del 25 febbraio 2017, il Sambodromo di San Paolo, la struttura che ospita le sfilate e le parate, ha sentito risuonare il canto "Ai tuoi piedi mi prostrerò, Signora di Aparecida, preghiera di amore che ci unisci, salve Regina del Brasile".

ASIA/CINA - E’ morto Mons. Casimiro Wang Milu, Pastore umile, zelante e caritatevole

Tianshui - Alle ore 0,55 del 14 febbraio, è deceduto S.E. Mons. Casimiro Wang Milu, Vescovo emerito di Tianshui, nella provincia di Gansu . Aveva 74 anni. Nei primi giorni di gennaio era stato ricoverato in ospedale a Gan’gu, ma il 16 dello stesso mese le sue condizioni si erano aggravate a causa di un’emorragia cerebrale. Dopo due interventi chirurgici ed un miglioramento iniziale, sono subentrate nuove complicazioni: egli è stato trasferito all’ospedale provinciale di Lanzhou, dove le terapie non hanno purtroppo avuto effetto. Il Presule era nato il 24 gennaio 1943 a Daxiangshan, nel distretto di Gan’gu, da una fervente famiglia cattolica. L’attuale Vescovo Ordinario della Diocesi, S.E. Mons. Giovanni Wang Ruowang, è un suo fratello minore.Nel 1956 Mons. Wang Milu era entrato nel Seminario del Sacro Cuore a Tianshui. Durante la rivoluzione culturale venne arrestato e condannato a tre anni di prigione. Il 16 luglio 1980, poco tempo dopo la liberalizzazione delle attività religiose, ricevette l’ordinazione sacerdotale. Pochi mesi dopo, il 28 gennaio 1981, fu consacrato Vescovo di Tianshui da S.E. Mons. Pietro Giuseppe Fan Xueyan, Vescovo di Baoding. Nel 1983 venne ancora arrestato e condannato a dieci anni di reclusione per la sua attività pastorale. Nel 1993 riprese la guida della Diocesi. Il 25 luglio 2003 accettò di rinunciare al governo pastorale diocesano.Umile, zelante e caritatevole, viene ricordato per il suo zelo generoso. Un gran numero di fedeli ha reso omaggio alla salma e ha partecipato ai funerali, celebrati il 18 febbraio.

ASIA - Si fa strada un modello di impresa centrato sull’essere umano, secondo la Laudato si’

Bangkok – Sono 22 i paesi asiatici che hanno mostrato interesse e aderito all'iniziativa promossa dalla Banca Mondiale “Human centered business model: a holistic approach to a new model of doing business”. L'iniziativa nasce dalla convinzione che la crisi epocale in corso richiede soluzioni innovative per contrastare iniquità, conflitti sociali, inquinamento, distruzione delle risorse naturali, cambiamento climatico e deterioramento dei paesaggi urbani e rurali. Tutte problematiche ben presenti e discusse in numerosi paesi asiatici, in cui anche le comunità cristiane hanno sempre dato il loro contributo, soprattutto dopo la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’. Il “Global Forum on law, justice and development”, della Banca Mondiale, ha promosso un nuovo modello di fare impresa, centrato sull'essere umano, in sintonia con l'urgenza di ripensare le modalità di produzione, secondo l’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Questa indica chiaramente “la necessità di individuare modalità socialmente responsabili di produrre e consumare, compatibili con la ricerca di un giusto profitto ma anche con la coesione sociale e il rispetto dell’ambiente”.Come appreso da Fides, il progetto, che ha trovato echi in paesi asiatici e riscosso l'interesse di numerosi leader cristiani, intende contribuire a sviluppare e sperimentare sul campo un nuovo modello di impresa economicamente sostenibile, rispettoso dei diritti umani, dell’ambiente e delle comunità locali in cui s’inserisce.Il progetto intende coinvolgere in modo attivo attori istituzionali e privati e si struttura attorno a sei pilastri: seguire i principi-guida ; creare nuove forme giuridiche; elaborare modalità innovative di finanziamento e soluzioni fiscali per supportare le imprese che adottano questo modello; presentare politiche d’impresa rispettose della legalità e degli standard ambientali ed etici; garantire formazione e sistemi di sostegno tecnico specializzati, nella fase di lancio delle nuove imprese, facendo ricorso alla collaborazione con università, associazioni professionali, comunità locali.

ASIA/IRAQ - Il Patriarcato ai caldei della diaspora: non perseguire interessi privati nella ricostruzione nella Piana di Ninive

Baghdad - Un appello a sostenere anche finanziariamente la ricostruzione delle città e villaggi della Piana di Ninive dove abitavano i cristiani fuggiti davanti all'avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico , tra il giugno e l'agosto 2014, è stato rivolto dal Patriarcato caldeo alle proprie diocesi e alle comunità sparse per il mondo, formate da emigranti che hanno lasciato le terre del tradizionale radicamento caldeo. Il Patriarcato e alcune singole diocesi caldee hanno già messo a disposizione quasi 500 milioni di dinari iracheni per accelerare il ripristino di abitazioni e chiese danneggiate o distrutte durante gli anni di occupazione jihadista, e così consentire il rientro degli sfollati che desiderano tornare alle proprie case. Nel nuovo appello, il Patriarcato richiede a tutte le comunità caldee di continuare a sostenere con generosità i programmi di ricostruzione, come hanno già fatto quando si è trattato di soccorrere i profughi che fuggivano dalla Piana di Ninive, così da garantire, a chi vuole, la via del ritorno, prima dell'inizio del prossimo anno. Nel comunicato, il Patriarcato caldeo si dichiara favorevole al coinvolgimento di osservatori internazionali incaricati di monitorare eventuali violazioni e conflitti da parte delle forze impegnate nella guerra contro Daesh, e prevenire eventuali scontri tra governo centrale e governo autonomo del Kurdistan iracheno nella direzione politica e amministrativa dei territori in precedenza occupati dai jihadisti. Il Patriarcato sottoinea anche la necessità di coinvolgere nei processi di ricostruzione persone e gruppi professionalmente qualificati, che agiscano con spirito generoso e solidale, senza perseguire “carrierismi e interessi personali”. Secondo dati forniti dallo stesso Patriarcato, e pervenuti all'Agenzia Fides, le prime ricognizioni hanno mostrato che nella Piana di Ninive la cittadina più devastata durante l'occupazione jihadista e poi durante gli scontri che hanno portato all'espulsione delle milizie dell'auto-proclamato Califfato è Batnaya, mentre altre città, come Telkaif, hanno subito meno danni. Nel frattempo, sui web media animati da gruppi cristiani iracheni, si moltiplicano segnalazioni di saccheggi, devastazioni e roghi avvenuti in villaggi delle aree adiacenti a Mosul dopo che le cittadine erano state ormai abbandonate dalle milizie jihadiste. .

AFRICA/SUDAFRICA - Scontri xenofobi: per i Vescovi “nessun torto giustifica le violenze contro i migranti”

Pretoria - “Nessun torto giustifica la violenza contro gli stranieri” aveva affermato Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberly e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” della South African Catholic Bishop’s Conference alla vigilia della marcia contro la presenza straniera in Sudafrica, che si è tenuta a Pretoria il 24 febbraio. Mons. Gabuza aveva chiesto ai dimostranti “calma e moderazione”, ma l’appello non è stato raccolto. Ci sono stati assalti ad esercizi commerciali gestiti da migranti e scontri con le forze dell’ordine che hanno arrestato oltre 130 persone.I migranti regolari o non in regola con il permesso di soggiorno sono accusati da una popolazione esasperata dalla criminalità dilagante e dalla forte disoccupazione, di fomentare il crimine e di togliere posti di lavoro ai sudafricani.“Non sottolineeremo mai abbastanza che, anche in casi di forte scontento verso le forze dell’ordine e nei confronti di crimini che si suppone commessi da alcuni stranieri, i membri della comunità non possano prendere la legge nelle loro mani” ha detto Mons. Gabuza.Il Vescovo ha chiesto alle organizzazioni della diaspora africana di collaborare con le forze di polizia per individuare gli elementi criminali presenti tra i migranti, specialmente coloro che sono coinvolti nello spaccio di droga e nella prostituzione, e ha invitato il governo a rafforzare i controlli di frontiera.

AFRICA/CONGO RD - “Le violenze nel Kasai frutto della manipolazione politica” denunciano i Vescovi

Kinshasa - “Dal luglio 2016 il conflitto tra il Capo tradizionale Jean-Prince Kamwina-Nsapu Pandi e le autorità della Provincia del Kasai Centrale ha preso una dimensione tragica, che va ben oltre il suo focolaio originale ed ora colpisce diverse comunità del Kasai” afferma un comunicato, inviato all’Agenzia Fides, dell’Assemblea Episcopale Provinciale del Kananga.Gli scontri e le violenze commesse dai seguaci di Kamwina-Nsapu, ucciso dalle forze di polizia nell’agosto 2016, “hanno provocato la morte di centinaia di persone, tra cui diversi giovani e bambini, con violazioni sistematiche dei diritti fondamentali dell’uomo, la distruzione di infrastrutture pubbliche” affermano i Vescovi. Gli abitanti di diversi villaggi vagano nella foresta privi d’assistenza, mentre diversi giovani e bambini, abbandonati a loro stessi, “sono strumentalizzati e arruolati come protagonisti del conflitto”.La violenza non ha risparmiato la Chiesa: “chiese, ospedali, centri sanitari, scuole e beni ecclesiastici sono stati saccheggiati” .Le cause della crisi, secondo i Vescovi, sono da addebitare ad “una cattiva gestione della questione amministrativa del potere tradizionale che è stato manipolato e politicizzato”. Su questa causa iniziale si sono innestate “le frustrazioni di una regione a lungo emarginata e di una gioventù disoccupata”. Una volta accesa la fiamma delle violenze, la repressione poliziesca ha “dato vita ad un movimento popolare di resistenza che va oltre il quadro originario del problema”, affermano i Vescovi, che sottolineano come le violenze sono commesse non solo dai seguaci di Kamwina-Nsapu, ma pure da persone in cerca di vendetta personale e da criminali che “depredano completamente i cittadini pacifici e saccheggiano le infrastrutture”.Per porre fine alle violenze, i Vescovi chiedono alle forze dell’ordine di agire in modo professionale per proteggere i cittadini e i loro beni; ai politici di compiere gesti di pacificazione e di rasserenamento e di perseguire i colpevoli dei crimini; ai capi tradizionali di impedire ai giovani di arruolarsi nelle milizie. Si invita infine il personale ecclesiastico e i fedeli laici a pregare per la pace, recitando quotidianamente nelle parrocchie la preghiera per i 125 anni dell’evangelizzazione. I Vescovi hanno decretato infine che la Quaresima sia consacrata alla preghiera per i morti e la pace nel Kasai, ed hanno indetto una raccolta fondi e di beni materiali per gli sfollati.

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