Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/KENYA - “Stiamo ricadendo nelle violenze elettorali di 9 anni fa” avvertono i Vescovi

Nairobi - “Attenti, rischiamo di ricadere nelle violenze del 2007-2008” mettono in guardia i Vescovi del Kenya, che “notano con preoccupazione il riemergere della violenza, del linguaggio conflittuale e dei discorsi incitanti all’odio” nella di fatto già avviata campagna elettorale per le elezioni generali del 2017.In una dichiarazione inviata all’Agenzia Fides, la Conferenza Episcopale del Kenya sottolinea che “il Paese è già entrato in un clima elettorale”, criticando i politici che “stanno abbandonando le loro responsabilità per andare da un capo all’altro del Paese per assicurarsi un posto per le elezioni del 2017”.Le accuse e contraccuse tra i politici “a spese della verità” stanno già alimentando le violenze in diverse aree del Paese. “Sono già state perse delle vite umane in incidenti tra i Pokots e i Marakwets. Sono in corso scontri tra le comunità Kisii, Masai e Kipsigis” afferma il messaggio, e sono solo alcuni degli esempi citati.Dopo aver ribadito il divieto all’uso dei pulpiti a fini elettorali , i Vescovi ricordano un altro male del Kenya, la corruzione, “che viene perpetrata senza vergogna o paura”, e si dicono disposti “come leader religiosi, a facilitare un forum per discutere le problematiche della corruzione con sobrietà, lontano dalla retorica politica”.Di fronte agli attacchi terroristici che hanno insanguinato le zone al confine con la Somalia, i Vescovi sottolineano che “le intenzioni dei loro autori sono chiare: creare ostilità tra cristiani e musulmani. Non dobbiamo cedere a questa tentazione perché il male può essere sconfitto solo dal bene”.Il messaggio definisce infine “preoccupante la situazione del conflitto senza fine in Sud Sudan”, che provoca un flusso costante di rifugiati nel campo di Kakuma. “Facciamo appello al governo del Kenya perché lavori con le altre nazioni per trovare una soluzione duratura ai problemi del Sud Sudan. Il Kenya dove riprendere il suo tradizionale ruolo di mediatore di pace in Sud Sudan”.I Vescovi concludono lanciando un appello alla responsabilità di tutti i keniani “perché il benessere e la prosperità del Paese dipende da ciascuno di noi. Insieme possiamo costruire un Paese che è giusto e libero dalla corruzione, un Paese ordinato e dove c’è il rispetto della legge e della dignità di ogni persona”.

AMERICA/STATI UNITI - “Adottare politiche umane nei confronti degli immigrati e dei rifugiati” chiedono i Vescovi

Washington – I Vescovi cattolici degli Stati Uniti hanno chiesto ieri al Presidente eletto, il repubblicano Donald Trump, di adottare politiche umane nei confronti degli immigrati e dei rifugiati. La richiesta è scaturita all’apertura della riunione d'autunno della Conferenza dei Vescovi Cattolici, che si tiene a Baltimora , da ieri a mercoledì 16 novembre.Il Presidente della Conferenza Episcopale, l’Arcivescovo di Louisiana, Sua Ecc. Mons. Joseph Kurtz, ha espresso questa richiesta in una lettera inviata al Presidente eletto in cui, per prima cosa, esprime la "volontà di lavorare insieme" per la "tutela della vita" e la "promozione della dignità umana”.Nel testo si sottolinea che fa parte dell’identità dei cattolici il servizio e l'accoglienza alle persone in fuga dai conflitti e dalla violenza, per questo "continueremo a promuovere politiche per proteggere la dignità umana dei rifugiati e degli immigrati, per mantenere le famiglie unite, e allo stesso tempo per preservare l'onore e il rispetto delle leggi di questo paese".Venerdì 11 novembre, il Vescovo ausiliare di Seattle, che è il Presidente della Commissione episcopale sulla migrazione della Conferenza Episcopale degli USA, Sua Ecc. Mons. Eusebio Elizondo, aveva rilasciato una dichiarazione per chiedere un trattamento "umano" degli immigrati dopo la vittoria alle elezioni presidenziali di Trump. Anche Sua Ecc. Mons. Mark Joseph Seitz, Vescovo di El Paso, in Texas , aveva incoraggiato a "non avere paura" nel ribadire alla popolazione latina che la Chiesa rimarrà al suo fianco.

ASIA/IRAQ - Organizzazioni cattoliche: emergenza-inverno per i profughi di Mosul

Mosul – L'inizio delle operazioni militari per liberare Mosul dai jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico sta provocando l'aumento rapido di rifugiati in fuga dalla seconda città irachena. C'è chi ipotizza che l'ondata dei profughi in fuga da Mosul potrebbe raggiungere la cifra di un milione di persone, e le organizzazini caritative cattoliche impegnate in Iraq lanciano “l'allarme “inverno”. Nel nord dell'Iraq, le temperature invernali scendono sotto lo zero, e già lo scorso anno molti bambini sono morti per ipotermia nelle tende dei campi profughi. “L'arrivo dell'inverno potrebbe rendere l'emergensa immigrati ingestibile” riferisce Hani El Mahdi, responsabile in Iraq del Catholic Relief Services . Il calo del prezzo del petrolio – riferiscono fonti locali – ha provocato di riflesso anche l'abbassamento delle risorse destinate alle emergenze umanitarie da parte del governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Un'eventuale impennata improvvisa del flusso di profughi da Mosul renderebbe al momento impossibile assicurare a tutti la stessa precaria accoglienza nelle tende. Inoltre metterebbe a dura prova – riferiscono i volontari – le strutture d'assistenza e accoglienza impegnate nel tentativo di rispondere alle emergenze provocate dalla guerra. Secondo dati forniti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, quasi 34.000, uomini, donne e bambini hanno lasciato le loro case dall'inizio dell'offensiva di Mosul, scattata lo scorso 17 ottobre. Dal 2014, la violenza nell'Iraq centro-settentrionale ha causato la devastazione e lo spostamento di massa di più di 3 milioni di iracheni. Oltre l'80 per cento degli sfollati vive al di fuori dei campi organizzati, ospiti di famiglie di parenti e amici o rifugiati in sistemazioni precarie e di fortuna. .

ASIA/LIBANO - Patriarchi e Vescovi cattolici: libanesi sempre più poveri, serve subito un governo di “riconciliazione” nazionale

Beirut – In Libano, dopo l'elezione dell'ex generale Michel Aun alla carica di Presidente della Repubblica, serve dare vita in tempi brevi a un governo che possa favorire la riconciliazione nazionale e la rapida stesura di una legge elettorale in grado di garantire adeguata rappresentanza politica a tutte le componenti della società libanese. E' questo il giudizio condiviso sulla situazione libanese espresso dal Consiglio dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici libanesi che ieri, lunedì 14 novembre, ha tenuto la sua 50esima sessione plenaria a Bkerkè, presso la sede patriarcale maronita. Alla riunione, tra gli altri, hanno preso parte anche il Patriarca greco-melchita Gregoire III, il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III, il Patriarca armeno cattolico Krikor Bedros XX e l'Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio apostolico in Libano. Nel suo intervento, il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai ha esortato tutti i responsabili delle Chiese presenti a sostenere le organizzazioni ecclesiali nei loro progetti di sviluppo e a soddisfare le richieste anche finanziarie provenienti da scuole, ospedali, orfanotrofi e ospizi gestiti dalle diverse comunità cattoliche. La situazione libanese – ha riferito il Primate della Chiesa maronita - è segnata dal generale impoverimento di ampie fasce della popolazione libanese, e tutte le realtà ecclesiali sono chiamate ad aumentare il loro impegno a sostegno di chi si trova in stato di necessità. Anche l'Arcivescovo Gabriele Caccia è intervenuto per esprimere felicitazioni per la recente elezione dell'ex generale Michel Aoun alla presidenza della Repubblica, e riguardo all'emergenza dei profughi siriani ha ricordato che un anno fa Papa Francesco aveva invitato tutte le parrocchie e i conventi ad aprire le loro porte all'accoglienza dei rifugiati fuggiti da conflitti e situazioni di violenza. I Patriarchi e i Vescovi riuniti a Bkerkè hanno anche affrontato la questione dell'applicazione delle direttive vaticane relative agli abusi sessuali sui minori e quella dell'approvazione dei regolamenti relativi all'uso delle risorse gestite da Caritas Libano. (Agenzia Fides 15/11/2016

AMERICA/MESSICO - XII Carovana delle madri alla ricerca dei loro figli scomparsi mentre emigravano

Cuahutemoc – Sono una cinquantina le madri dei giovani migranti scomparsi che danno vita all’edizione 2016 di quella che ormai è nota come la "Carovana delle Madri". La Carovana parte oggi, 15 novembre, da La Mesilla, Ciudad Cuahutemoc, città al centro dello stato messicano di Chihuahua, che viene considerata la porta di accesso alla regione della Sierra Tarahumara. Da qui la Carovana percorrerà 11 stati e 30 località. L’iniziativa, che compie 12 anni, sempre nel segno della speranza e della testimonianza, quest’anno ha scelto come slogan “Buscamos vida en caminos de muerte” ed è in memoria di Berta Caceres, ambientalista honduregna assassinata il 3 marzo scorso.Il percorso completo della Carovana quest’anno si potrà seguire anche su internet, grazie alla collaborazione del Movimento Migrante Mesoamericano che sostiene l'iniziativa. La conclusione il 3 dicembre, quando la Carovana arriverà a Ciudad Hidalgo, nel Chiapas, dove si svolgerà una cerimonia lungo il fiume, a Tapa Chula. Fra le principali città che toccherà la carovana ci sono Comitan, San Cristobal, Villahermosa, Cordoba-Veracruz, San Luis Potosi, Ciudad de Mexico e Puebla.Parte della carovana è partita il 10 novembre e ha già percorso qualche paese del CentroAmerica, come Guatemala, Honduras, El Salvador e Nicaragua, ma il tratto dentro il Messico è quello decisivo. Proprio per questo si vuole sottolineare che l'ingresso in Messico avviene su tutta la frontiera, ed è qui che i migranti in transito vengono presi di mira da trafficanti di persone, reti criminali, gruppi di “coyotes”, ecc.Lo scopo della Carovana è attirare l’attenzione dei media nazionali ed internazionali per dare voce alle madri che formano questa carovana di denuncia e di ricerca dei loro figli, contattati l'ultima volta in qualche parte del territorio messicano.

AMERICA/COLOMBIA - Due milioni e mezzo di bambini vittime dei conflitti armati

Cali - I danni che la guerra ha causato ai bambini colombiani continuano a ripercuotersi sulla loro esistenza. Ansia e depressione, problemi comportamentali, sociali, di attenzione e concentrazione tra quelli più diffusi. E’ quanto emerso nel VI Congresso Internazionale di Pedagogia e Infanzia: Costruzione della Pace dalla Prima Infanzia, de La Sabana, comune colombiano di Chia. Il conflitto armato ha lasciato 2 milioni e mezzo di bambini vittime, secondo le cifre dell’Unità di Vittime pubblicate in uno studio dell’Università de La Sabana. Al Congresso, secondo le informazioni raccolte da Fides, sono stati affrontati i traumi subiti dai minori, le cifre di diverse istituzioni che mostrano la gravità della violenza contro i bambini in relazione con il conflitto. “Paranoia, ritardo nell’apprendimento, paura di lavarsi o vestirsi da soli, giochi violenti, incontinenza, insonnia, incubi, apatia e aggressività, sono le principali manifestazioni che presentano i minori colpiti dalla violenza” indica uno degli studi.Tra le zone del Paese più colpite dalla guerra, le popolazioni del nord della regione sono storicamente le più colpite dagli attentati guerriglieri. Nei due dipartimenti di El Valle e Cauca sono state registrate oltre 170 mila vittime tra i minori, prevalentemente per rapimenti, attentati terroristici, abuso sessuale o reclutamento.

ASIA/INDIA - I cattolici migrano verso altre Chiese: il confronto ecumenico

Coimbatore - Frenare la migrazione dei cattolici verso altre denominazioni cristiane: con questo esplicito obiettivo la diocesi di Coimbatore, nello stato del Tamil Nadu , una delle diocesi più antiche dell'India, ha deciso di incrementare le visite pastorali da parte di sacerdoti e religiosi alle famiglie cattoliche, per vivere un tempo di condivisione di preghiera comune. Parlando a Fides, il Vescovo Tommaso Lephonse, che guida la comunità di Coimbatore, ha segnalato che "sono diversi i casi di famiglie cattoliche della diocesi che si stanno unendo ad altre Chiese: è una questione di grande preoccupazione". La Chiesa cattolica si è sforzata di analizzare il fenomeno: "Si è deciso di agire, ponendolo come urgenza pastorale" ha detto il Vescovo. Lo scopo è "rafforzare il collegamento tra il clero e i fedeli laici, per conoscere e comprendere meglio le loro preoccupazioni, per guidarli a crescere nella fede" ha rimarcato.Coimbatore è una diocesi che ha 161 anni e copre una vasta area che include cinque distretti . Vi si parlano le lingue tamil, malayalam, telugu, kannada e inglese. Coimbatore è la seconda città più grande in Tamil Nadu ed è conosciuta come la "capitale tessile" dell'India meridionale. Oggi la città si sta gradualmente trasformando in una città sviluppata sul fronte delle nuove tecnologie dell'informazione, dato che continuano a sorgere nuovi college e istituti di ingegneria. Questo significa anche un notevole incremento delle popolazioni che, dalle aree circostanti, giungono in città, modificandone il tessuto urbano e la composizione sociale. In questa fase di trasformazione socio-economica e culturale, si pone la comunità cattolica e il suo annuncio del Vangelo, come si pongono le altre chiese e denominazioni protestanti di vari rami. La vicenda di Coimbatore mette nuovamente il focus sul cammino ecumenico in India. Se ne è parlato di recente alla Consulta nazionale ecumenica tenutasi nei giorni scorsi a Vasai, curata dall'Ufficio per il Dialogo e l'ecumenismo della Conferenza episcopale del'India . I leader e i Vescovi presenti hanno ribadito che "il cammino di unità tra i cristiani è essenziale per la diffusione del messaggio dell'amore di Dio manifestato nella incarnazione, morte e risurrezione di Cristo". L'Arcivescovo Felix Machado, presidente della Commissione per l'ecumenismo, ha parlato del cammino ecumenico in prospettiva locale, nazionale e globale, riferendosi ai documenti della Chiesa e all'insegnamento dei Papi. "L'ecumenismo è dono di Dio nello Spirito Santo. L'unità dei cristiani oggi è più vicina di 500 anni fa. Abbiamo bisogno di dare al mondo una testimonianza comune" ha affermato mons. Machado.Anche Silvester Ponnumutham, della Chiesa ortodossa malankarese ha raccontato l'impegno ecumenico in diverse parrocchie, diocesi e regioni della Chiesa indiana, rimarcando la necessità della condivisione, e non della competizione, tra cristiani di diverse confessioni. La Consulta ha concordato sulla necessità di costruire e promuovere "una visione comune" dei battezzati presenti in India, crescendo in uno spirito di dialogo e di preghiera. In India ci sono circa 17 milioni di cattolici e 11 milioni di cristiani protestanti, di diverse denominazioni. Il cristianesimo anglicano venne introdotto dall'Impero britannico. Oggi in India sono presenti la maggior parte delle denominazioni protestanti. La più grande denominazione protestante del paese è la Chiesa dell'India del Sud, creata nel 1947 dall'unione tra diverse comunità . Tutte le Chiese cristiane hanno trovato terreno fertile di espansione tra i dalit, gli intoccabili, e gruppi tribali, aprendo spesso la strada allo sviluppo e all'istruzione di tali fasce di popolazione svantaggiate.

AFRICA/SUD SUDAN - “La misericordia come via della pace per il Sud Sudan” dice il Vescovo di Tombura-Yambio

Juba - “Dobbiamo essere misericordiosi gli uni verso gli altri perché la pace prevalga nella nostra società” ha detto Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio, in Sud Sudan, alla cerimonia di chiusura dell’Anno Santo della Misericordia che ha avuto uno speciale significato in questo Paese, dal dicembre 2013 sconvolto dalla guerra civile.In una nota inviata all’Agenzia Fides, p. Bazia Boro Elario Zambakari, direttore di Radio Anisa, afferma che migliaia di sacerdoti, di religiosi e religiose e di fedeli hanno preso parte ieri alla solenne celebrazione nel corso della quale si è svolto il rito di chiusura della Porta Santa. “Tombura-Yambio è una delle diocesi del Sud Sudan dove la violenza è scoppiata fin dal 2013, due anni dopo l’indipendenza, tra le forze fedeli al Presidente Salva Kiir Mayardit e quelle fedeli all’ex Vice Presidente Riek Machar, che si traduce in frequenti scontri con massacri di civili che stanno fuggendo in massa” afferma p. Zambakari.“L’ultimo attacco, risalente al 10 novembre, ha provocato migliaia di sfollati interni e di rifugiati che hanno attraversato il confine con la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana alla ricerca dell’agognata sicurezza” conclude il direttore di Radio Anisa. La guerra civile ha attizzato gli odi etnici al punto che una serie di scontri tribali si è ormai sovrapposto allo scontro politico-militare tra Kiir e Machar.

AFRICA/SUDAFRICA - I fedeli sudafricani mobilitati per aiutare Haiti sconvolta dall’uragano Matthew

Johannesburg - Una colletta speciale per Haiti nelle tre ultime domenica di novembre. È l’iniziativa lanciata da Sua Ecc. Mons. Sithembele Sipuka, Vescovo di Umtata e Vice Presidente della SACBC . Haiti è stata messa in ginocchio dall’uragano Matthew, che con i suoi venti di oltre 230 km orari, ha colpito il Paese caraibico il 4 ottobre, provocando vaste inondazioni, distruggendo case e sradicando alberi.Secondo il Dipartimento della Protezione Civile di Haiti, i morti sono stati 546, mentre ci sono ancora 128 persone date per disperse. I feriti sono 439 feriti e più di 175.500 quelli che hanno perso le loro case. Secondo l’Onu, 1 milione e 400.000 persone nella nazione caraibica hanno urgente bisogno di aiuto.“I danni provocati dall’uragano sono i peggiori nella storia di Haiti” ha sottolineato Mons. Sithembele ricordando che oltre alle vittime i sopravvissuti necessitano di cibo, acqua potabile e cure mediche. I fondi raccolti dai fedeli sudafricani verranno poi donati alla fine di novembre alla Conferenza Episcopale di Haiti così come quelli che arriveranno dopo tale data.

AFRICA/EGITTO - Al Cairo nel febbraio 2017 un seminario di studio congiunto tra Al Azhar e Santa Sede sulle grandi questioni contemporanee

Il Cairo – Un Comitato di coordinamento collegato al Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e il Centro per il dialogo dell'Università di al Azhar, il più autorevole centro accademico-teologico dell'Islam sunnita, hanno messo in cantiere la realizzazione della prima iniziativa congiunta tra le due istituzioni dopo la ripresa dei dialoghi diretti: un seminario di studio sui problemi connessi alla presenza delle comunità religiose nel contesto della società civile Le linee generali del seminario di studio, in programma al Cairo per il prossimo febbraio – riferisce un comunicato pervenuto all'Agenzia Fides - sono state al centro di un incontro svoltosi sabato 12 novembre nella capitale egiziana tra il sacerdote giordano Khaled Akashè, responsabile dei rapporti con l'islam del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, e il professor Muhieddin Afifi, Segretario generale dell'Accademia di Ricerca islamica di al Azhar. Il seminario di febbraio dovrebbe inaugurare una serie di incontri di approfondimento organizzati insieme da al Azhar e Santa Sede. Tra i temi che verranno di volta in volta messi al centro dei lavori ci saranno le grandi questioni che interpellano le comunità religiose contemporanee, come la povertà, le migrazioni, l'analfabetismo e il rapporto tra religione e violenza, con l'occhio ovviamente rivolto alla strumentalizzazione del linguaggio e dei contenuti religiosi da parte delle agenzie del terrore e delle loro strategie. L'intento di fondo dell'iniziativa è aumentare la conoscenza e la familiarità reciproca tra Santa Sede e al Azhar, in modo da moltiplicare anche spazi e occasioni di collaborazione concreta, non solo sul piano prettamente accademico.La ripresa ad alti livelli dei rapporti tra la Santa Sede e al Azhar è stata inaugurata dalla visita compiuta al Cairo, alla fine di febbraio, dal Vescovo Miguel Angel Ayuso Guixot MCCJ, Segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, che in quell'occasione ha anche invitato a Roma lo Sheikh Ahmed al Tayyeb, Grande Imam dell'Università al-Azhar. Il Grande Imam al Tayyeb è stato poi ricevuto da Papa Francesco il 23 maggio. La precendente sospensione dei rapporti tra la Santa Sede e al Azhar risaliva al 2011, dopo l'attentato alla Cattedrale copta ortodossa di Alessandria compiuto nella notte di Capodanno. In quell'occasione, Papa Benedetto XVI aveva richiamato le responsabilità delle autorità locali nella difesa dei cristiani. A quelle parole avevano reagito male non solo i responsabili di al Azhar, ma anche esponenti del Patriarcato copto ortodosso. Quello, ha ricordato all'Agenzia Fides il Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak, “è stato un tempo difficile iniziato da un malinteso delle parole di Papa Benedetto XVI che forse, in alcuni, era intenzionale. Ma l'importante è aver ripreso il giusto cammino”. .

AMERICA/EL SALVADOR - Il piano di sicurezza nazionale non sta dando i risultati attesi segnala Mons. Escobar

San Salvador – L'Arcivescovo di San Salvador, Sua Ecc. Mons. José Luis Escobar Alas, ha detto ieri nella sua tradizionale conferenza stampa domenicale che il piano "El Salvador Seguro" non sta dando i risultati sperati, quindi è importante rivederlo per garantire la sicurezza della cittadinanza salvadoregna. Inoltre è preoccupato per l’esistenza di piani delle bande per uccidere poliziotti e soldati, proprio per questo ha invitato le autorità ad effettuare le indagini necessarie."Le autorità devono fare il loro dovere, devono rivedere i piani che sono in esecuzione, se stanno dando i risultati attesi o meno. In questo momento penso che sia importante una revisione, perché il piano El Salvador Seguro non sta dando i risultati tracciati" sono le parole di Mons. Escorbar Alas.Solo nell'ultimo mese, un altro gruppo di membri della Polizia Nazionale Civile e delle Forze Armate, è stato ucciso: sono così 61 gli omicidi nel 2016. L'Arcivescovo ha voluto denunciare nuovamente questa violenza per il ventesimo omicidio di un membro delle forze armate avvenuto sabato 12 novembre, che si aggiunge ai 41 poliziotti assassinati nel 2016.

AMERICA/COSTA RICA - Inclusione nel sistema educativo per eradicare il lavoro minorile

San José - In Costa Rica il lavoro minorile è illegale e, nonostante ciò, risultano 3.359 ragazzi con meno di 15 anni impegnati in ogni tipo di attività lavorativa. I dati sono stati diffusi dalla Ricerca Nazionale sulle Famiglie dell’Istituto Nazionale di Statistica e Censimento del 2015. Secondo le autorità locali, anche se negli ultimi anni i numeri vanno riducendosi, occorre correre ai ripari. Con il coinvolgimento del Ministero del Lavoro e dell’Istituto Misto di Aiuti Sociali , le autorità si stanno impegnando all’eradicazione del problema attraverso una maggiore inclusione dei giovani all’interno del sistema educativo garantendo come unico obiettivo lo studio. Eradicare il fenomeno è, inoltre, un elemento fondamentale per la lotta contro la povertà.

AMERICA/MESSICO - Sequestrato e torturato sacerdote che condannava il crimine e la corruzione

Veracruz – Il sacerdote diocesano José Luis Sánchez Ruiz, che era stato rapito venerdì 11 novembre, è stato rilasciato ieri con "evidenti segni di tortura", secondo il comunicato della diocesi di San Andres Tuxtla firmato da Sua Ecc. Mons. Fidencio Lopez Plaza.Nel comunicato, pervenuto a Fides, il Vescovo ringrazia per l'interesse delle autorità e informa che la comunità aspetta le conclusioni del pubblico ministero per chiarire i fatti. Mons. Lopez Plaza ringrazia anche per la "sentita solidarietà e la preghiera di tutti i fedeli, come della Conferenza Episcopale Messicana, e in particolare i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Veracruz".Secondo la stampa locale, don Sánchez Ruiz, parroco della parrocchia Los 12 Apóstoles a Catemaco, nei giorni precedenti al rapimento aveva ricevuto delle minacce, sicuramente per le sue dure critiche contro la corruzione e il crimine nella cittadina di Catemaco. I cittadini più di una volta avevano manifestato per la mancanza di sicurezza e la prepotenza del crimine organizzato. Fides in diverse occasioni ha segnalato che gli stati messicani di Veracruz, Guerrero e Michoacán sono le regioni più violente anche per i sacerdoti.

ASIA/CINA - Nomina del Vescovo Coadiutore di Hong Kong

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 13 novembre 2016, ha nominato Vescovo Coadiutore della diocesi di Hong Kong, in Cina, Sua Ecc. Mons. Michael Yeung Ming-cheung, finora Vescovo titolare di Monte di Numidia e Ausiliare della medesima diocesi.

AFRICA/CENTRAFRICA - Annunciata l’apertura di un’inchiesta sul comportamento delle truppe ONU

Bangui - Il Ministro della Giustizia della Repubblica Centrafricana, Flavien Mbata, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sulla morte di quattro manifestanti uccisi durante la manifestazione “città morte” del 24 ottobre . Il Ministro ha spiegato che da una parte l’inchiesta vuole chiarire il comportamento dei Caschi Blu della Missione ONU in Centrafrica accusati di aver sparato ad altezza d’uomo contro i manifestanti; dall’altra indagare sugli organizzatori della protesta e su alcuni elementi centrafricani che sono stati visti sui luoghi delle manifestazioni.L’organizzatore della protesta, Gervais Lakosso, coordinatore del Groupe de Travail de la Société Civile, è stato posto in stato di arresto il 7 novembre. Secondo una dichiarazione preliminare degli avvocati di Lakosso, giunta all’Agenzia Fides, quest’ultimo si era recato insieme a Marcel Mokwapi, Presidente dei Consommateurs Centrafricains, ad un commissariato della Polizia amministrativa per rispondere ad una convocazione. Tutti e due sono stati posti in stato d’arresto con diversi capi d’imputazione, tra i quali ci sono attentato alla sicurezza interna dello Stato, incitazione all’odio e alla violenza, aver procurato ferite mortali.Gli avvocati dei due accusati fanno notare che la Polizia amministrativa non è competente per le indagini di polizia giudiziaria ed ha violato i diritti degli imputati non permettendo loro di avvisare i familiari e omettendo di ricordare quali sono i loro diritti, come quello di nominare un avvocato.

AFRICA/RD CONGO - Nomina dell’Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 12 novembre 2016, ha nominato Arcivescovo Metropolita di Mbandaka-Bikoro Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo Besungu, O.F.M. Cap., finora Vescovo di Bokungu-Ikela e Amministratore Apostolico sede plena et ad nutum Sanctae Sedis dell’arcidiocesi di Mbandanka-Bikoro. Lo stesso Presule è stato nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della diocesi di Bokungu-Ikela.

AMERICA/CILE - La vita e la dignità di tutti i cileni, il bene comune, le sfide culturali preoccupano i Vescovi

Punta de Tralca – “Siamo preoccupati per l’indebolimento della democrazia, evidente nell’altissima astensione alle ultime elezioni comunali. Questo rivela ancora una volta il crescente disinteresse e la disaffezione verso l'attività politica che, al contrario, dovrebbe essere il maggiore interesse di coloro che si propongono di cercare il bene comune”. Ad affermarlo sono i Vescovi del Cile, che al termine dell’Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale, tenutasi a Punta de Tralca, in un messaggio finale, pervenuto a Fides, sottolineano la loro grande preoccupazione per “la vita e la dignità di tutti i cileni, il bene comune della società, le sfide del cambiamento culturale che stiamo vivendo”.Sebbene l’Anno giubilare della Misericordia sia al termine, “crediamo che il tempo della Misericordia sia una sfida che rimane – scrivono i Vescovi -, e noi con molta forza vogliamo insistere su questa dimensione evangelica nei nostri piani e progetti pastorali”.Riguardo alla vita sociale, i Vescovi sottolineano che “le istituzioni del paese, politiche, sociali e religiose, hanno un ruolo importante nel riconoscere, accogliere e discernere il legittimo disagio espresso da vari settori della società nei confronti della leadership a tutti i livelli”. Quindi proseguono: “Tutti possiamo aiutare perchè la ricerca del meglio per il Cile sia fatta con rispetto e attraverso un dialogo responsabile e partecipativo, evitando e prevenendo espressioni di violenza e denigrazione che, oltre a creare tensione, spesso distolgono l’attenzione dai problemi più urgenti e rilevanti”.La Conferenza Episcopale richiama poi all’attenzione da parte dello Stato verso i settori più vulnerabili della società, evitando il pericolo che, entrando in un periodo di preparazione alle elezioni presidenziali e parlamentari, si sospenda il lavoro verso queste persone. “Guardiamo con particolare preoccupazione la sanità pubblica, le pensioni minime di oggi e di domani, la precarietà di molti posti di lavoro e la loro mancanza, le situazioni delicate dei fratelli migranti e delle popolazioni indigene”. In modo particolare i Vescovi sono preoccupati per il disegno di legge che in alcuni casi rende legale l’aborto, “senza farsi carico delle donne che in quel momento possono vivere situazioni dolorose e drammatiche”.Infine i Vescovi evidenziano “la necessità di una educazione integrale” dei bambini e dei giovani a cui devono partecipare lo Stato e la scuola, tenendo conto del “diritto fondamentale e primario dei genitori ad educare i figli secondo i propri valori, liberi da ogni influenza di ideologie di genere”. Durante la 112ª Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Cilena sono stati rinnovati il Comitato Permanente e altri organismi ecclesiali. Sua Ecc. Mons. Santiago Silva, Ordinario militare, è stato eletto nuovo Presidente, e Sua Ecc. Mons. Cristián Contreras Villarroel, Vescovo di Melipilla, Vicepresidente.

AFRICA/MALAWI - Appello di “Giustizia e Pace”: occorre reagire alle violenze sugli albini e alla corruzione

Lilongwe - “È sconfortante vedere fratelli e sorelle albini molestati, abusati , discriminati, rapiti e uccisi in un Paese che hanno sentito come la propria casa per anni” denuncia la Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” del Malawi, in una dichiarazione intitolata “Una nazione in cerca di redenzione”, giunta all’Agenzia Fides.La mancata protezione degli albini e l’inefficace azione giudiziaria contro i loro aguzzini sono “un fallimento collettivo come nazione, che è dimostrato dai continui attacchi e molestie”.“Giustizia e Pace”, che da tempo denuncia questi crimini pur lodando le forti condanne espresse dalle istituzioni, dalla società civile, dai media e dalle comunità di fedeli, reputa che occorra fare di più per mettere fine ai rapimenti e alle uccisioni “dei nostri fratelli e sorelle che corrono il rischio di affrontare l’estinzione se non si fa nulla”.Un’altra gravissima lesione dei diritti umani è il traffico di malawiani verso altri Paesi alla ricerca di migliori condizioni di vita ma che invece finiscono preda di forme di lavoro forzato. “Continuano a fare notizia i casi di nostri concittadini che finiscono in condizioni miserevoli in Paesi stranieri” scrivono i Vescovi, che sottolineano che “le persone generalmente diventano vittime del traffico di esseri umani a causa della povertà. Solo un’economia palpitante può risolvere il problema del traffico di esseri umani. Se le condizioni economiche fossero migliori i giovani rimarrebbero in Malawi”.Una delle cause delle gravissime condizioni economiche del Paese è la corruzione, che disperde i fondi governativi e le donazioni internazionali. Dopo che queste ultime sono state sospese per il cosiddetto cash-gate , “le risorse dei consigli locali sono diventate una nuova area da saccheggiare”.“Giustizia e pace” conclude lanciando un appello all’impegno di tutti. “Abbiamo parlato abbastanza: è tempo di agire. Ribadiamo il nostro impegno per l’opzione preferenziale per i poveri, i vulnerabili, gli oppressi e gli emarginati, per fare del Malawi un posto migliore per tutti”.

AFRICA/RD CONGO Un nuovo ospedale sulle verdi colline di Minembwe servirà 80 mila persone

Minembwe – E’ stato appena inaugurato un nuovo centro ospedaliero in una zona devastata da decenni di conflitti, sulle colline di Minembwe, nella Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di una terra segnata dall’insicurezza e dalla cronica mancanza di infrastrutture. La storia di questo ospedale è cominciata nel 2008. Il Centro servirà per una comunità di 80 mila persone e assicurerà alle famiglie della zona la possibilità anche di ricovero. I reparti presenti sono: medicina generale, chirurgia e ostetricia. Il territorio di Fizi, dove si trova il villaggio di Minembwe, e in generale le Province del Nord e Sud Kivu sono zone particolarmente pericolose. Il progetto è stato sostenuto dall’AVSI grazie al contributo dell’Unione Europea e delle famiglie italiane.

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