Derniers flash de l'agence Fides

EUROPA/ITALIA - Suore Bianche in capitolo: portatrici di speranza, ascoltando lo Spirito, verso le periferie

Roma - Le Suore Missionarie di Nostra Signora d'Africa conosciute come “Suore Bianche” aprono il loro 25° Capitolo generale a Roma, sabato 1 luglio.Per tre settimane le capitolari rifletteranno sulle sfide poste oggi dalla missione alla Congregazione sotto il tema "Portatrici di speranza, ascoltando la voce dello Spirito, avanzando insieme verso le periferie". Nel corso del Capitolo verrà eletto il nuovo Consiglio generale.Secondo la nota inviata all’Agenzia Fides, la Congregazione è stata fondata nel 1869 dal Card. Charles Lavigerie, un anno dopo la Società Missionaria dei Missionari d'Africa . Le religiose sono attualmente 633, originarie di 32 nazioni, impegnate in 26 paesi, di cui 14 in Africa: Mauritania, Tunisia, Algeria, Burkina Faso, Ghana, Mali, Ciad, Congo, Ruanda, Burundi, Tanzania, Kenya, Uganda e Malawi.Il carisma della Congregazione è l'evangelizzazione dei popoli dell'Africa, espressa in vari settori: educazione, pastorale, salute, giustizia e pace, integrità del creato, dialogo interreligioso, specialmente con i credenti dell'Islam.

AFRICA/SUD SUDAN - I Vescovi ringraziano il Papa “per il suo affettuoso sostegno al Sud Sudan”

Khartoum – “A nome mio, come Presidente della Conferenza Episcopale Cattolica del Sudan e a nome dei miei fratelli Vescovi della Conferenza Episcopale Cattolica del Sudan, desidero esprimere la mia sincera gratitudine e l’apprezzamento a Sua Santità Papa Francesco per il suo affettuoso sostegno al Sud Sudan”. Così scrive Sua Ecc. Mons. Edward Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio e Presidente della SCBC, in una missiva inviata al Santo Padre per ringraziarlo del suo sostegno al paese duramente provato.Il 21 giugno, il Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, aveva infatti annunciato che “il Santo Padre, non potendo recarsi in Sud Sudan di persona, ha voluto rendere tangibile la presenza e la vicinanza della Chiesa con la popolazione afflitta attraverso l’iniziativa ‘Il Papa per il Sud Sudan’. Si tratta di un’iniziativa che va ad affiancare, sostenere ed incoraggiare l’opera delle diverse congregazioni religiose e organismi di aiuto internazionale che sono presenti sul territorio e che si prodigano instancabilmente a soccorrere la popolazione e a promuovere il processo di sviluppo e di pace”.Il Presidente della SCBC nella sua lettera, pervenuta anche a Fides, scrive: “Nonostante il rinvio della visita pastorale papale nel Sud Sudan, la sua solidarietà e l’impegno per il paese è stato sentito attraverso il generoso sostegno e la donazione per il paese. Questa donazione sarà molto utile per fornire aiuti alimentari agli sfollati nei campi profughi, per creare una larga consapevolezza sulla costruzione della pace e per promuovere la dignità degli emarginati allo scopo di realizzare uno sviluppo e una pace durevoli”.Mons. Kussala ricorda che, fin dall'indipendenza, il Sud Sudan ha dovuto affrontare numerose sfide: tante persone hanno perso la vita, ci sono molti sfollati, la maggioranza dei quali cerca rifugio nei paesi limitrofi, l'instabilità politica impedisce lo sviluppo del paese. “La Chiesa proclama la sacralità della vita e la dignità della persona umana come fondamento di una morale e di una visione della società – ribadisce -. Noi, come Conferenza Episcopale Cattolica del Sudan, siamo fortemente impegnati a promuovere il principio del bene comune come il valore della vita umana e ad alleviare le sofferenze umane causate dalle varie calamità ”.Il Vescovo ringrazia il Santo Padre per i suoi numerosi segni di attenzione mostrati in passato verso il Sud Sudan, è onorato di ricevere il sostegno finanziario di $ 500,000 USD, assicura della vicinanza nella preghiera e si dice fiducioso che, appena possibile, potrà essere riconsiderata una visita del Papa nel paese africano.

AMERICA/ARGENTINA - Incontro nazionale dei rappresentanti diocesani e dei cappellani dei migranti

Buenos Aires – Dal 30 giugno al 2 luglio si svolge a Buenos Aires l’annuale incontro nazionale che vede riuniti i delegati diocesani ed i cappellani delle comunità dei migranti che operano in tutte le diocesi dell’Argentina. Il tema è quello del messaggio del Papa per la Giornata del Migrante 2017: “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. Come informa la nota pervenuta a Fides dalla Conferenza Episcopale Argentina, si tratta di un “momento intenso di riflessione, di formazione e di interscambio di esperienze pastorali che si realizzano in tutto il paese in riferimento alla mobilità umana”. Quest’anno è presente all’incontro p. Fabio Baggio, CS, Sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero vaticano per il Servizio allo Sviluppo umano integrale. La sezione legale della Commissione episcopale della Pastorale dei migranti e degli itineranti guiderà la riflessione sulla Legge nazionale delle Migrazioni e sulle sue ripercussioni, mentre la sezione tecnica presenterà un laboratorio per la progettazione e la gestione della comunicazione per ogni diocesi. Come è scritto nella nota, uno dei momenti più importanti del Convegno è la condivisione della realtà della Pastorale migratoria di ogni diocesi. Questo scambio a livello diocesano sulla mobilità umana, contribuisce all’arricchimento della conoscenza reciproca e a poter replicare in diversi luoghi le iniziative di servizio per i migranti e i rifugiati.

ASIA/TURCHIA - Il governo turco espropria più di cinquanta chiese, monasteri e cimiteri siro-ortodossi

Ankara – Sono almeno cinquanta le chiese, i monasteri e i cimiteri siro-ortodossi sparsi intorno a Mardin, nella regione turca sud-rientale di Tur Abdin, che negli ultimi tempi sono stati di fatto espropriati dal governo turco, passando sotto il contollo diretto del sottosegretariato al Tesoro che li ha affidati alla Presidenza degli Affari Religiosi . Secondo quanto riportato da fonti locali come il settimanale bilingue armeno-turco Agos, l'operazione è stata messa in atto a conclusione del processo con cui Mardin è diventato comune metropolitano, e la conseguente riorganizzazione amministrativa del territorio ha trasformato i villaggi circostanti in altrettanti quartieri dell'area metropolitana. Nel 2016, un Comitato del governatorato di Mardin incaricato di inventariare e redistribuire beni immobiliari appartenenti a istituzioni non private ha cominciato il processo di trasferimento di chiese, monasteri e cimiteri siro-ortodossi presenti nella regione al Sottosegretariato per il Tesoro, che a sua volta ha affidato il controllo di tali proprietà al Diyanet. Il ricorso presentato contro tale decisione dalla Fondazione Mor Gabriel – che nel 2013, dopo un lungo contenzioso giuridico, aveva ottenuto la restituzione dello storico Monastero siro ortodosso di Mor Gabriel , risalente al IV Secolo dopo Cristo – era stato respinto nel maggio scorso dagli organi amministrativi turchi. Ora, la Fondazione Mor Gabriel ha sottoposto una petizione ala Corte civie di Mardin per chiedere di bloccare il processo di esproprio di chiese, monasteri e cimiteri siro-ortodossi e il loro trasferimento sotto il controllo diretto degli organismi governativi turchi. Intanto, organizzazioni di cristiani siri ortodossi immigrati in Europa – come la European Syriac Union – hanno iniziato a mobilitarsi come quello che definiscono come un “sequestro illegale”, realizzato nella regione che rappresenta un'area di radicamento storico delle comunità cristiane sire. .

VATICANO - Solennità degli Apostoli Pietro e Paolo: “il Signore è sempre al nostro fianco, non ci abbandona mai, specialmente nella prova”

Città del Vaticano – “I Padri della Chiesa amavano paragonare i santi Apostoli Pietro e Paolo a due colonne, sulle quali poggia la costruzione visibile della Chiesa. Entrambi hanno suggellato con il proprio sangue la testimonianza resa a Cristo con la predicazione e il servizio alla nascente comunità cristiana”. Con queste parole il Santo Padre Francesco ha introdotto la preghiera mariana dell’Angelus nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il 29 giugno. Ai fedeli riuniti in piazza San Pietro il Papa ha ricordato le avversità incontrate per portare avanti la loro missione evangelizzatrice: “furono mandati da Gesù ad annunciare il Vangelo in ambienti difficili e in certi casi ostili. Entrambi, con le loro vicende personali ed ecclesiali, dimostrano e dicono a noi, oggi, che il Signore è sempre al nostro fianco, cammina con noi, non ci abbandona mai. Specialmente nel momento della prova, Dio ci tende la mano, viene in nostro aiuto e ci libera dalle minacce dei nemici. Ma ricordiamoci che il nostro vero nemico è il peccato, e il Maligno che ci spinge ad esso. Quando ci riconciliamo con Dio, specialmente nel Sacramento della Penitenza, ricevendo la grazia del perdono, siamo liberati dai vincoli del male e alleggeriti dal peso dei nostri errori. Così possiamo continuare il nostro percorso di gioiosi annunciatori e testimoni del Vangelo, dimostrando che noi per primi abbiamo ricevuto misericordia”.Nella mattina di ieri, il Papa ha presieduto in piazza San Pietro, la Celebrazione Eucaristica con i Cardinali, compresi i cinque nuovi Porporati nominati nel Concistoro del giorno precedente , con i 36 Arcivescovi Metropoliti nominati nel corso dell’anno a cui ha consegnato il Pallio benedetto che verrà loro imposto dal Rappresentante Pontificio nelle rispettive Sedi Metropolitane, con numerosi Vescovi e sacerdoti di tutto il mondo.Nell’omelia il Papa si è soffermato su “tre parole essenziali per la vita dell’apostolo: confessione, persecuzione, preghiera”. La confessione è quella di Pietro nel Vangelo, alla domanda del Signore “Ma voi, chi dite che io sia?”. Risponde Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. “Ecco la confessione: riconoscere in Gesù il Messia atteso, il Dio vivente, il Signore della propria vita – ha detto Papa Francesco - . Questa domanda vitale Gesù la rivolge oggi a noi, a tutti noi, in particolare a noi Pastori. È la domanda decisiva, davanti alla quale non valgono risposte di circostanza, perché è in gioco la vita: e la domanda della vita chiede una risposta di vita… Chiediamoci se siamo cristiani da salotto, che chiacchierano su come vanno le cose nella Chiesa e nel mondo, oppure apostoli in cammino, che confessano Gesù con la vita perché hanno Lui nel cuore”. La seconda parola, persecuzioni. “Non solo Pietro e Paolo hanno dato il sangue per Cristo, ma l’intera comunità agli inizi è stata perseguitata. Anche oggi in varie parti del mondo, a volte in un clima di silenzio – non di rado silenzio complice –, tanti cristiani sono emarginati, calunniati, discriminati, fatti oggetto di violenze anche mortali, spesso senza il doveroso impegno di chi potrebbe far rispettare i loro sacrosanti diritti… Senza la croce non c’è Cristo, ma senza la croce non c’è nemmeno il cristiano… Sopportare il male non è solo avere pazienza e tirare avanti con rassegnazione; sopportare è imitare Gesù: è portare il peso, portarlo sulle spalle per Lui e per gli altri. È accettare la croce, andando avanti con fiducia perché non siamo soli: il Signore crocifisso e risorto è con noi”. La terza parola è preghiera. “La vita dell’apostolo, che sgorga dalla confessione e sfocia nell’offerta, scorre ogni giorno nella preghiera. La preghiera è l’acqua indispensabile che nutre la speranza e fa crescere la fiducia. La preghiera ci fa sentire amati e ci permette di amare. Ci fa andare avanti nei momenti bui, perché accende la luce di Dio. Nella Chiesa è la preghiera che ci sostiene tutti e ci fa superare le prove… Una Chiesa che prega è custodita dal Signore e cammina accompagnata da Lui. Pregare è affidargli il cammino, perché se ne prenda cura. La preghiera è la forza che ci unisce e sorregge, il rimedio contro l’isolamento e l’autosufficienza che conducono alla morte spirituale. Perché lo Spirito di vita non soffia se non si prega e senza preghiera non si aprono le carceri interiori che ci tengono prigionieri.”

ASIA/FILIPPINE - Crisi di Marawi: leader cristiani e musulmani di Mindanao favorevoli ai negoziati

Marawi – “Siamo molto preoccupati. I terroristi hanno proposto uno scambio di prigionieri: per liberare p. Teresito Suganob hanno chiesto il rilascio di genitori e parenti di Abdullah e Omar Maute, i leader del gruppo. Il governo ha rifiutato, dato che il Presidente Duterte ha ribadito che non tratterà coi terroristi. L'assedio di Marawi è cominciato il 23 maggio e va avanti. Auspichiamo ora un negoziato per liberare gli ostaggi, con un approccio inclusivo, che è sostenuto dalla società civile di Mindanao. I leader di etnia maranao e diversi leader islamici come quelli del Moro Islamic Liberation Front hanno dato la loro disponibilità a farsi mediatori. Questo coinvolgimento è utile e potrebbe dare una svolta allo stallo attuale”: lo dice all’Agenzia Fides il Vescovo Edwin de La Pena, che guida la piccola comunità cattolica di Marawi, dove da 36 giorni si combatte e i terroristi del gruppo "Maute", che hanno giurato fedeltà all’Isis, sono asserragliati nei sotterranei di alcuni edifici, con molti ostaggi, tra i quali 15 cristiani. I militanti tengono in scacco da oltre un mese l'esercito di Manila.“Sappiamo da uno degli ostaggi liberati che p. Suganob è vivo e sta bene, anche se provato dal sequestro. Ora i terroristi vogliono usare gli ostaggi per salvarsi la vita. Siamo in una fase molto delicata in cui bisognerà trovare una soluzione praticabile”, nota il Vescovo. “Nei giorni scorsi – riferisce a Fides il Vescovo – abbiamo avuto l’incontro della Bishop-Ulama Conference che riunisce leader cristiani e musulmani di Mindanao. La Conferenza suggerisce al governo di tenere un approccio inclusivo per risolvere la crisi, coinvolgendo i leader islamici e ponendoli in prima linea nelle trattative”.Il 25 giugno scorso, in occasione della fine del mese sacro islamico del Ramadan, alcuni leader musulmani, incaricati come emissari dall'esercito filippino, hanno incontrato Abdullah Maute durante un cessate il fuoco di otto ore, concordato per la festa islamica dell’Id al-Fitr. I leader terroristi hanno espresso le condizioni per il rilascio degli ostaggi, che includono lo scambio di prigionieri e la ritirata, tramite un accordo garantito dal Milf, storica formazione guerrigliera di Mindanao. Il governo filippino finora ha sempre ribadito di non voler trattare con i terroristi.Intanto si moltiplicano nella nazione le iniziative interreligiose per chiedere la fine della crisi. A Cebu le comunità musulmane hanno invitato le persone di diverse fedi a “rispettarsi e amarsi reciprocamente” per promuovere la pace. Un incontro di preghiera interreligioso si è tenuto al centro di pellegrinaggi della Basilica del Santo Nino a Cebu City, organizzato dalla Chiesa e dai leader islamici locali. Questi hanno pubblicamente espresso dolore e solidarietà verso i cristiani, per le atrocità compiute a Marawi dai membri del gruppo Maute.

AFRICA/NIGERIA - La polizia libera un sacerdote vittima di un sequestro a scopo d’estorsione

Lagos - Liberato dalla polizia un sacerdote cattolico che era rimasto vittima di un rapimento a scopo d’estorsione.P. Charles Nwachukwu, della diocesi di Okigwe, nello Stato di Imo era stato rapito da 5 banditi armati il 16 giugno mentre transitava con la sua autovettura lungo la strada di Umuokpu Agbajah a Nwangele L.G.A. La polizia ha avviato subito le indagini che hanno permesso di rintracciare il luogo di detenzione del sacerdote, nella foresta di Umuokpu.Il 18 giugno una squadra d’intervento dello Stato di Imo ha preso di sorpresa tre rapitori che tenevano in custodia l’ostaggio, ed è riuscita a liberare p. Nwachukwu senza colpo ferire. Il blitz della polizia ha permesso inoltre di recuperare l’automobile del sacerdote, alcune armi e diverse munizioni e persino un teschio. Le autorità hanno reso noto che gli arrestati hanno collaborato con la polizia, permettendo di individuare i loro complici, ammettendo di aver commesso altre rapine e rapimenti nell’area.Negli ultimi anni, in Nigeria, specie negli Stati meridionali, sono aumentati i rapimenti a scopo estorsivo di preti e religiosi in genere lungo le arterie che collegano una città all’altra. La maggior parte di loro vengono liberati dopo pochi giorni, ma da quasi due anni non si hanno notizie di p. Gabriel Oyaka, religioso nigeriano spiritano , rapito il 7 settembre 2015 nello Stato di Kogi . La Conferenza Episcopale della Nigeria ha vietato il pagamento di qualsiasi riscatto nel caso del rapimento di sacerdoti e religiosi/e.

AMERICA/CILE - La Patagonia unita nella vicenda dei due minatori intrappolati sottoterra

Aysen – "In Patagonia diciamo sempre che siamo uniti nei buoni e nei cattivi momenti, in quelli difficili. Uniti alle famiglie di Jorge e Enrique, ai minatori, alle autorità, all'impresa, all'intera popolazione": con queste parole, Mons. Luigi Infanti della Mora, O.S.M., Vescovo del Vicariato Apostolico di Aysén ha incoraggiato i partecipanti ad una Messa celebrata per i minatori che sono rimasti intrappolati sottoterra ormai 18 giorni fa. Secondo la nota pervenuta a Fides, la celebrazione è stata molto sentita dai tanti presenti: familiari, autorità e membri del gruppo che continua a lavorare per arrivare al posto dove sono sepolti.Alla fine della celebrazione, il generale Fernando San Cristóbal, a capo del gruppo di soccorso, ha detto: "Purtroppo è impossibile trovare vivi Jorge Sánchez e Enrique Ojeda. Dopo 18 giorni di sforzo instancabile, la squadra impegnata continuerà a lavorare in prima linea, fino ad esaurire tutte le risorse. Purtroppo le analisi di vari esperti, basate sull'uso di diverse tecniche, ci permettono di assicurare, con tutta la responsabilità e il rispetto dovuto, che non possono essere trovati vivi. Chiediamo ai media di essere rispettosi di questo momento di dolore".Il caso dei due minatori intrappolati è diventato un caso nazionale, anche perché in Cile è vivo il ricordo della vicenda del gruppo di minatori che sì riuscirono a salvare qualche anno fa : si trattò di 33 minatori intrappolati per 67 giorni a 700 metri di profondità, nella miniera di San Josè .Ieri sera, attraverso un comunicato, la Compagnia Minera Cerro Bayo ha confermato che "non c'è alcuna possibilità di trovare vivi i minatori Jorge Sánchez e Enrique Ojeda", bloccati sotto terra per un incidente accaduto il 9 giugno.

ASIA/IRAQ - Conferenza a Bruxelles sul futuro dei cristiani nella Piana di Ninive. Ma il Patriarcato caldeo non partecipa

Bruxelles – Il Patriarcato caldeo non prende parte alla Conferenza convocata per oggi mercoledì 28 giugno a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, e dedicata al futuro dei cristiani nella Piana di Ninive e nelle terre del nord dell'Iraq appena sottratte al controllo dei jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico . In una nota, diffusa la scorsa settimana, il Patriarcato caldeo ha motivato la sua decisione ricordando, tra l'altro, che “il futuro dei cristiani è legato al futuro di tutto il popolo iracheno”, del quale i cristiani iracheni sono parte integrante. Quindi è opportuno riflettere sul destino della presenza cristiana in Iraq insieme alle autorità e alle altre componenti sociali della propria nazione, piuttosto che organizzare presso istituzioni straniere tali momenti di approfondimento e mobilitazione. Se Paesi e istituzioni occidentali vogliono aiutare i cristiani in Iraq – si legge nella nota – possono farlo sostenendo la lotta al terrorismo e la ricostruzione del Paese, così da favorire anche i profughi cristiani che vogliono tornare alle proprie terre d'origine. Il Patriarcato caldeo richiama anche le tante sigle e micro-formazioni politiche cristiane locali a farsi carico delle proprie responsabilità, evitando di inseguire ipotesi politiche fantasiose e irrealizzabili. Già all'inizio di maggio, come documentato dall'Agenzia Fides il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva diffuso una lettera in cui suggeriva ai cristiani di non chiudersi in trincea e di non farsi abbagliare da proposte irrealiste e intempestive. In quell'occasione, il Patriarca sembrava alludere in particolare alle ipotesi – rilanciate anche di recente da politici cristiani iracheni – di istituire nel nord dell'Iraq aree protette riservate alle minoranze etnico-religiose – comprese quelle cristiane – dotandole di autonomia amministrativa o addirittura sottoponendole a garanzie e sistemi di protezione internazionali.Alla conferenza di Bruxelles sul futuro dei cristiani in Iraq, organizzata soprattutto grazie all'impegno del parlamentare europeo Lars Adaktusson, esponente del Partito cristiano democratico svedese, prendono parte rappresentanti di diverse sigle e organizzazioni politiche irachene animate da militanti cristiani. Nel contempo, altre formazioni politiche di matrice cristiana, come l'Assyrian Democratic Movement, nei giorni scorsi avevano confermato ufficialmente la loro decisione di boicottare l'ncontro, la cui impostazione, a loro giudizio, appariva orientata a sostenere una più incisiva preponderanza sulla Piana di Ninive da parte della leadership curda che regge la Regione autonoma del Kurdistan iracheno. .

ASIA/IRAQ - Confererenza a Bruxelles sul futuro dei cristiani nella Piana di Ninive. Ma il Patriarcato caldeo non partecipa

Bruxelles – Il Patriarcato caldeo non prende parte alla Conferenza convocata per oggi mercoledì 28 giugno a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, e dedicata al futuro dei cristiani nella Piana di Ninive e nelle terre del nord dell'Iraq appena sottratte al controllo dei jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico . In una nota, diffusa la scorsa settimana, il Patriarcato caldeo ha motivato la sua decisione ricordando, tra l'altro, che “il futuro dei cristiani è legato al futuro di tutto il popolo iracheno”, del quale i cristiani iracheni sono parte integrante. Quindi è opportuno riflettere sul destino della presenza cristiana in Iraq insieme alle autorità e alle altre componenti sociali della propria nazione, piuttosto che organizzare presso istituzioni straniere tali momenti di approfondimento e mobilitazione. Se Paesi e istituzioni occidentali vogliono aiutare i cristiani in Iraq – si legge nella nota – possono farlo sostenendo la lotta al terrorismo e la ricostruzione del Paese, così da favorire anche i profughi cristiani che vogliono tornare alle proprie terre d'origine. Il Patriarcato caldeo richiama anche le tante sigle e micro-formazioni politiche cristiane locali a farsi carico delle proprie responsabilità, evitando di inseguire ipotesi politiche fantasiose e irrealizzabili. Già all'inizio di maggio, come documentato dall'Agenzia Fides il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva diffuso una lettera in cui suggeriva ai cristiani di non chiudersi in trincea e di non farsi abbagliare da proposte irrealiste e intempestive. In quell'occasione, il Patriarca sembrava alludere in particolare alle ipotesi – rilanciate anche di recente da politici cristiani iracheni – di istituire nel nord dell'Iraq aree protette riservate alle minoranze etnico-religiose – comprese quelle cristiane – dotandole di autonomia amministrativa o addirittura sottoponendole a garanzie e sistemi di protezione internazionali.Alla conferenza di Bruxelles sul futuro dei cristiani in Iraq, organizzata soprattutto grazie all'impegno del parlamentare europeo Lars Adaktusson, esponente del Partito cristiano democratico svedese, prendono parte rappresentanti di diverse sigle e organizzazioni politiche irachene animate da militanti cristiani. Nel contempo, altre formazioni politiche di matrice cristiana, come l'Assyrian Democratic Movement, nei giorni scorsi avevano confermato ufficialmente la loro decisione di boicottare l'ncontro, la cui impostazione, a loro giudizio, appariva orientata a sostenere una più incisiva preponderanza sulla Piana di Ninive da parte della leadership curda che regge la Regione autonoma del Kurdistan iracheno. .

OCEANIA/ISOLE MARSHALL - Dimissioni del Prefetto apostolico delle Isole Marshall e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale della Prefettura Apostolica della Isole Marshall , presentata dal p. Raymundo Sabio, M.S.C.,ed ha nominato Prefetto Apostolico della medesima Prefettura Apostolica, senza carattere episcopale, il p. Ariel Galido, M.S.C., missionario nelle Isole Marshall. Il nuovo Prefetto apostolico è nato il 3 giugno 1975 a Bacuag, Surigao del Norte, nelle Filippine. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 9 giugno 2004. L’anno dopo, nel 2005, è stato inviato nelle Isole Marshall, dove ha lavorato come missionario nelle Parrocchie di diverse Isole. La Prefettura Apostolica delle Isole Marshall, nell’Oceano Pacifico, è stata creata nel 1993 e affidata ai Missionari del Sacro Cuore di Gesù . È composta da 5 isole e 29 atolli, ha una superficie di 181,3 kmq e una popolazione di 58.800 abitanti, di cui 4.925 sono cattolici. Ci sono 6 sacerdoti , 1 diacono permanente, 1 fratello religioso e 8 religiose.

AMERICA/VENEZUELA - “Basta furti e profanazioni” denuncia Mons. Ramírez, mentre nella capitale regna il caos

Caracas – Vandali hanno compiuto furti e profanato la chiesa di Santa Rosa de Lima a Caracas. La denuncia è di Sua Ecc. Mons. Tulio Luis Ramírez Padilla, Vescovo ausiliare di Caracas, attraverso un comunicato della Conferenza Episcopale del Venezuela giunto a Fides.All'alba del 26 giugno un gruppo di vandali è entrato nella chiesa parrocchiale retta dai padri Domenicani e ha distrutto l'altare per rubare il Santissimo Sacramento, poi ha rotto l'urna della Madonna di Chapi per rubare la collana della Vergine. Hanno fatto poi altri danni, descritti da padre Oswaldo Montilla, Viceparroco della chiesa che si trova nel quartiere Quebrada Honda di Caracas.Il Vescovo ausiliare di Caracas ha espresso la sua condanna verso questo vandalismo definendolo "veramente doloroso e deplorevole". Ha poi sottolineato che "per la mancanza di sicurezza, vengono violati i nostri templi, le nostre chiese, le nostre cappelle e le strutture parrocchiali".Questo fatto, ha detto Mons. Ramírez, si aggiunge a quanto accaduto poco tempo fa nella chiesa nazionale dell'Adorazione Perpetua, nel quartiere della Concordia, e nella cappella della scuola “Patronato de San José de Tarbes”, quartiere El Paraíso di Caracas.La situazione sembra degenerare ulteriormente e Caracas vive nel caos, come dimostrano anche gli avvenimenti di ieri: un gruppo di militari è entrato nel Parlamento e si è scontrato con deputati e senatori che stavano discutendo l’approvazione dell’indizione dell’Assemblea Costituente. Dopo che il Tribunale supremo di giustizia ha respinto il ricorso contro la proposta di indire un’Assemblea Costituente promossa dal Presidente venezuelano, e le manifestazioni di protesta che sono seguite, le Forze armate sono adesso dislocate nel centro di Caracas. Sempre ieri, molti hanno visto e fotografato un elicottero della polizia scientifica che ha sorvolato la capitale, portando su uno dei lati una bandiera con lo slogan "Libertà 350", alludendo ad un articolo della Costituzione venezuelana che autorizza la rivolta contro autorità antidemocratiche. Il governo ha commentato che si è trattato di un "atto terrorista".

ASIA/COREA - Nomina del Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Seoul

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Seoul , il rev. Job Koo Yobi, Parroco di Po-I Dong, arcidiocesi di Seoul, assegnandogli la sede titolare vescovile di Sfasferia.Il nuovo Vescovo è nato il 25 gennaio 1951. Ha studiato nel Seminario Maggiore di Suwon e, poi, ha completato il servizio di leva in Aviazione con il grado di Sergente . È stato ordinato sacerdote il 24 febbraio 1981 e incardinato nell’arcidiocesi di Seoul. Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1981-1982: Vicario parrocchiale a I-Mun Dong; 1982-1983: Vicario parrocchiale a Shin-Dang Dong; 1983-1986: Studi presso l’Associazione dei Sacerdoti del Prado, a Lione ; 1986-1991: Parroco a Guro Dong; 1991-1993: Parroco a Sang-ge Dong; 1993-1998: Direttore nazionale dell’Associazione dei Giovani Lavoratori Cattolici; Membro del Comitato Pastorale del Lavoro, Responsabile dell’Associazione dei Sacerdoti del Prado in Corea; 1998-2000: Studi per la Licenza in Spiritualità presso l’Istituto Cattolico di Parigi;2000-2002: Parroco a Jong-ro; 2002-2007: Direttore Spirituale del Seminario maggiore; 2007-2013: Responsabile dell’Associazione dei Sacerdoti del Prado in Corea, Membro del Consiglio Internazionale dell’Associazione dei Sacerdoti del Prado ; dal 2013: Parroco a Po-I Dong.

ASIA/INDONESIA - Nomina del Vescovo della diocesi di Pangkalpinang

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo della diocesi di Pangkalpinang , il p. Adrianus Sunarko, O.F.M., Superiore Provinciale e Presidente della Conferenza dei Superiori Maggiori Maschili in Indonesia.Il nuovo Vescovo è nato il 7 dicembre 1966 a Merauke nell’arcidiocesi di Merauke, Papua Occidental .Dopo aver frequentato il Seminario Minore di Mertoyudan, ha completato gli studi filosofici presso la Scuola Superiore di Filosofia Driyarkara a Jakarta e quelli teologici presso la Pontificia Facoltà di Teologia Wedabhakti a Yogyakarta. Ha emesso la professione perpetua il 15 agosto 1994 nell’Ordine dei Francescani Minori ed stato ordinato sacerdote l’8 luglio 1995.Ha svolto, poi, i seguenti incarichi: 1995-1996: Vicario parrocchiale a Kramat ; 1996-2002: Studi di Laurea in Teologia presso la Albert-Ludwig Universität a Friburgo, in Germania; dal 2002: Docente nella Scuola Superiore di Filosofia Driyarkara a Jakarta; 2004-2007: Definitore provinciale OFM; 2007-2009: Vice-Provinciale dell’OFM per l’Indonesia; dal 2010: Superiore della Provincia OFM per l’Indonesia ; dal 2014: Presidente del KOPTARI .La diocesi di Pangkalpinang , suffraganea dell'arcidiocesi di Palembang, ha una superficie di 30.442 kmq e una popolazione di 3.345.000 abitanti, di cui 58.000 sono cattolici. Ci sono 14 parrocchie, 76 sacerdoti , 78 suore e 15 seminaristi.

ASIA/COREA - Nomina del Vescovo Coadiutore della diocesi di Cheju

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo Coadiutore della diocesi di Cheju , il Rev. Pius Moon Chang-woo, Preside della Shinsong Girls’ Middle School, in Cheju. Il nuovo Vescovo è nato il 15 marzo 1963 a Cheju. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso il Seminario Maggiore di Gwangju, conseguendo il Master in Teologia . È stato ordinato sacerdote il 10 febbraio1996 per la Diocesi di Cheju. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha svolto i seguenti incarichi: 1996-1997: Vicario parrocchiale di Seomoon Parish; 1997-1998: Vicario parrocchiale di Chungang Parish; 1998-1999: Parroco di Choongmoon Parish; 1999-2006: Direttore dell’Ufficio diocesano per la Gioventù e l’Educazione e della Diocesan Students’ Association, Direttore dell’Ufficio per la Catechesi e per i Migranti; 2006-2016: Docente e Padre Spirituale nell’Università Cattolica di Gwangju; 2010-2015:Studi per il Dottorato; dal 2016: Preside della Shinsong Girls’ Middle School.La Diocesi di Cheju , è suffraganea dell’Arcidiocesi di Gwangju. Ha una superficie di 1.849 kmq e una popolazione di 641.355 abitanti, di cui 75.579 sono cattolici. Ci sono 27 parrocchie, 47 sacerdoti diocesani, 7 sacerdoti religiosi, 17 Religiosi, 108 Religiose e 13 seminaristi maggiori.

ASIA/MYANMAR - Il Cardinale Bo: “Grave preoccupazione per la tragedia dei Rohingya”

Yangon – “Sono un Pastore. Non sono un professionista della politica o del diritto internazionale. Sono commosso dalla sofferenza umana. Grazie a uno sguardo di fede, di giustizia con compassione, parlo contro ogni tipo di oppressione in questo paese. La immane sofferenza della popolazione Rohingya nello stato Rakhine è una delle mie grandi preoccupazioni. Questa preoccupazione è condivisa da Papa Francesco che ha sollevato la sua voce per i musulmani Rohingya”: lo afferma il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in un messaggio diffuso a conclusione del mese del Ramadan e inviato all’Agenzia Fides. Il Cardinale ricorda “il grande potenziale” e il “grande futuro” del Myanmar, che deve affrontare questioni cruciali come povertà, migrazioni forzate, forme moderne di schiavitù, conflitti e spostamenti di popolazione, ma anche estremismo religioso e condizione delle minoranze. “Continuiamo ad alzare la nostra voce per la minoranza dei Rohingya. Già anni fa abbiamo indicato le cause di questa tragedia, abbiamo sollevato la questione all'Onu raccontando la terribile persecuzione da loro subita, come una cicatrice terribile sulla coscienza del nostro paese”.E mente gli esperti in materia di diritti umani determineranno gli abusi e le violazioni dei diritti umani nello stato Rakhine e Kachin, Shan, e in tutto il Myanmar – e decideranno se si può parlare di "pulizia etnica", “crimini di guerra”, “crimini contro l'umanità”, “genocidio” – il Card. Bo invita il governo del Myanmar a “lavorare con la comunità internazionale per indagare sui crimini segnalati dall’Onu in modo veramente indipendente, che porti alla giustizia e ad accertare le responsabilità”.“Il Myanmar come nazione affronta molte sfide. Desideriamo che tutti parti perseguano il cammino della pace. Il mondo intero giudica il governo su come sono trattate le minoranze nello stato di Rakhine. Il governo del Myanmar deve allontanarsi da posizioni che non favoriscono la pace e offuscano la sua immagine nella comunità internazionale. C’è bisogno di andare avanti per costruire una pace basata sulla giustizia”, afferma l’Arcivescovo di Yangon. “La pace è possibile. La pace è l'unica via”, conclude.

AFRICA/CENTRAFRICA - No all’impunità per i crimini commessi, altrimenti si sprofonda di nuovo nell’odio e nella violenza

Bangui - Oltre 5.000 dossier sulle violenze commesse nella Repubblica Centrafricana dal 2014 ad oggi saranno presentati alla Corte Penale Speciale per il Centrafrica dalla Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”.“Abbiamo preparato 5.285 dossier che saranno presentati a questa istanza giudiziaria” ha affermato don Frederic Nakombo, Segretario Generale di “Giustizia e Pace”, che ha aggiunto che l’organismo della Chiesa cattolica ha creato una rete per difendere le vittime che si sono appositamente registrate.“Giustizia e Pace” è uno dei diversi organismi della società civile che hanno annunciato di aver compilato dei dossier sui crimini commessi nel Paese da presentare alla Corte Penale Speciale, un organismo creato sotto l’egida dell’ONU per indagare e giudicare i delitti commessi nel Paese dal 2003 al 2015. Le organizzazioni della società civile chiedono di estendere il mandato della Corte fino al 2017, visto che diverse aree della Repubblica Centrafricana vivono ancora nell’insicurezza.Fare in modo che i gravi crimini commessi dai diversi gruppi armati che sconvolgono il Paese non restino impuniti è una delle richieste della Piattaforma delle Confessioni Religiose per la Pace e la Coesione Sociale. Secondo l’Imam Oumar Kobine Layama, gli autori dei crimini sono conosciuti da tutti. Non si può dunque amnistiarli per “evitare che il Centrafrica sprofondi di nuovo nel ciclo dell’odio e della vendetta”.Il Cardinale Dieudionné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, in una dichiarazione alla Croix ha criticato l’accordo firmato il 19 giugno a Roma sottolineando che “il testo come è stato pubblicato è una porta aperta all’impunità degli autori delle violenze”. Il Cardinale ha altresì smentito di aver sottoscritto questo accordo, raggiunto con la mediazione della Comunità di Sant’Egidio, negando che un “certo Godefroy Mokamanede” presentato come “rappresentante del Cardinale Nzapalainga” lo abbia firmato per suo conto. In un comunicato pubblicato il 22 giugno, il Cardinale afferma di “non avere conferito un mandato a qualcuno per rappresentarlo e prendere impegni a suo nome, né a titolo personale, né come Presidente della CECA né come membro fondatore della Piattaforma delle Confessioni Religiose”.

AMERICA/MESSICO - Dinanzi all'aumento della violenza la Chiesa crea un organismo per costruire la pace

Morelia – La Chiesa cattolica nello stato del Michoacan ha creato un organismo incaricato di coordinare e promuovere le azioni pastorali con particolare attenzione alla costruzione della pace, perché, nonostante gli sforzi del governo, la violenza e l'insicurezza sono aumentate, e questo richiede una strategia globale e la partecipazione di tutti.In un comunicato pervenuto a Fides l'Arcidiocesi di Morelia informa che questo organismo mira a formare le coscienze, sviluppare metodologie e proporre una formazione permanente, oltre a coordinare la comunicazione e la cooperazione dei responsabili della società civile per la trasformazione sociale."Nel Michoacan, malgrado gli sforzi del governo, la violenza continua a crescere - si legge nel comunicato - quindi bisogna intervenire identificando i principali fattori su cui agire con una azione collettiva, con strategie adottate da tutti, ognuno nel suo ambito". L'organismo, denominato "Dimensione diocesana della Giustizia, Pace e Riconciliazione", sarà coordinato dal sacerdote Juan Pablo Vargas, e avrà come sede la chiesa del Carmen, nella città di Morelia.Il periodo di gennaio-maggio dell’anno 1998 e di questo 2017, sono stati i più violenti nello stato di Michoacan, negli ultimi due decenni, con 533 e 528 omicidi rispettivamente, secondo i dati ufficiali del Segretariato esecutivo del Sistema di pubblica sicurezza nazionale .

AMERICA/COLOMBIA - Atto storico: con la consegna delle armi da parte delle FARC continua il processo di pace

Bogotà – Sarà un atto senza troppi accenti di festa, ma sarà sempre un atto storico quello che si svolge oggi a Bogotà: le FARC , il gruppo di guerriglia più vecchio del continente, non esisteranno più. L'atto consiste nel consegnare definitivamente le armi all'ONU, testimone istituzionale di rilievo. Fra invitati e membri dei colloqui di pace svoltisi a La Havana durante gli ultimi anni, i veri protagonisti sono il Presidente colombiano Juan Manuel Santos e il Capo delle FARC, Rodrigo Londoño.Jean Arnault, Capo della delegazione ONU, dovrà certificare la consegna di 7.132 armi. Mentre Mauricio Jaramillo, uno dei dirigenti delle FARC, ha detto alla stampa locale che "il nostro gruppo sta adempiendo ad ogni punto concordato con la comunità colombiana e la comunità internazionale. La gente vedrà un'organizzazione rivoluzionaria impegnata per la pace. Ad agosto si lancerà il partito e così possiamo entrare in politica".

AMERICA/COLOMBIA - I venezuelani che arrivano alla frontiera hanno fame, i Vescovi di confine chiedono supporto dalle autorità

Arauca – Gli emigranti venezuelani che stanno attraversando la frontiera con la Colombia sono sempre più numerosi: chi in cerca di lavoro, altri per raggiungere parenti lontani e tutti alla ricerca di una situazione migliore di quella che si vive nel Venezuela. Questo ha spinto le autorità colombiane di frontiera ad alzare la guardia e i controlli, in modo particolare ad Arauca, dove tanti cercano di evadere i controlli pur di arrivare in Colombia.La Chiesa cattolica segue costantemente questa situazione di crisi e qualche giorno fa, in maniera riservata, si sono incontrati il Vescovo della diocesi di Guasdualito , Mons. Pablo Modesto González Pérez, S.D.B., e il Vescovo della diocesi di Arauca , Mons. Jaime Muñoz Pedroza. "E' stato un incontro per guardare come stanno le cose e anticipare quello che potrebbe accadere" ha detto Mons. Muñoz, che ha anche informato della presenza dei rappresentanti dell’UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.Secondo la nota inviata a Fides da una fonte locale, per ben quattro ore, presso la sede della Diocesi di Arauca, il gruppo ha analizzato la situazione, ha segnalato i problemi economici e le carenze dei venezuelani. Mons. Gonzalez ha ammesso che la situazione nel suo paese "è diventata una sfida", aggravata dalle proteste che non si fermano da diversi mesi.“Qualcosa dobbiamo fare, bisogna prevedere. La popolazione che arriva ha fame, c'è bisogno di cibo” ha detto Mons. Muñoz. Poi ha spiegato che ad Arauca non si sa come affrontare un gruppo così numeroso. Per ora, attraverso la Pastorale Sociale, si può offrire qualche aiuto, ma "questo è una goccia d'acqua nel deserto". Per il Vescovo di Arauca, "il governo nazionale deve essere più consapevole di quello che sta succedendo su questo confine".

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