Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/HONDURAS - Oltre 90 mila bambini affetti da denutrizione cronica

Tegucigalpa - La mancanza di generi alimentari, di accesso ai servizi sanitari basilari, all’acqua potabile e all’igiene, sono alcune delle cause che, anno dopo anno, favoriscono l’incremento dei casi di denutrizione cronica infantile in Honduras. Secondo il Rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, i numeri della denutrizione riportano 90 mila bambini honduregni per i quali non esiste personale medico sufficiente negli ospedali. Nonostante i programmi assistenziali, le donazioni dei governi stranieri e delle ong, continua ad aumentare il numero e la percentuale di denutrizione infantile nel Paese, che conta circa 8 milioni di abitanti. I dipartimenti occidentali dove non si producono generi alimentari sono quelli che soffrono maggiormente. I bambini membri delle diverse etnie honduregne sono i più colpiti dalla malnutrizione cronica. Secondo il Programma Alimentare Mondiale, 20 bambini honduregni su 100 sono vittime di denutrizione cronica, la maggior parte di loro ha meno di 5 anni di età.

AMERICA/VENEZUELA - “La situazione di angoscia e povertà coinvolge tutti” afferma il Vescovo di Los Teques

Los Teques – Il Vescovo della diocesi di Los Teques, Sua Ecc. Mons. Freddy Jesús Fuenmayor Suárez, ha pubblicato un messaggio alla comunità dove, in 8 punti, richiama i sentimenti della Chiesa cattolica riguardo la situazione politica nazionale, già espressi dalla Conferenza episcopale nel gennaio scorso, e invita tutti a riprendere la via del dialogo malgrado sia stato screditato. "Sia il Papa che i Vescovi considerano utile il dialogo solo e quando esistano le condizioni che lo rendono efficace" si legge nel messaggio pervenuto a Fides."La situazione di angoscia e povertà che cresce sempre di più, è quella che vive la maggior parte del popolo venezuelano e che adesso coinvolge anche il nostro lavoro pastorale e la nostra vita cristiana. Siamo chiamati, con le nostre carenze e limitazioni, ad aprire i nostri cuori e le nostre mani a coloro che hanno più bisogno" ribadisce il testo. Mons. Fuenmayor Suárez chiama tutti, religiosi e uomini di buona volontà, ad essere solidali con i più poveri in questo momento difficile.La popolazione continua a soffrire la mancanza di generi alimentari e di medicine. Ieri, 2 maggio, la Fuerza Armada Nacional Bolivariana ha emesso un comunicato che appoggia il presidente Maduro nella sua proposta di una Assemblea Nazionale Costituente. Sempre ieri i Rettori delle principali Università del Venezuela si sono incontrati per esprimere una dura protesta contro la repressione da parte delle forze dell'ordine, per chiedere al governo di rispettare la costituzione vigente e di indire le elezioni per poter ricostruire le istituzioni del paese. I Rettori delle Università hanno partecipato al Forum "Dall’Università verso il Paese", in cui hanno dichiarato che i luoghi di studio pubblici e privati continueranno ad essere al servizio dei venezuelani nel dibattito pluralista, nella ricostruzione delle istituzioni, nel rispetto della costituzione e della democrazia.

ASIA/GIORDANIA - Re Abdullah II rivendica il suo ruolo di “protettore” dei cristiani arabi

Amman - La Monarchia hascemita rinnoverà i suoi sforzi per proteggere l'esistenza e l'identità dei cristiani arabi. Lo ha ripetuto Re Abdullah II di Giordania, durante un incontro con l'Arcivescovo Justin Welby, Primate della Comunione anglicana,da lui ricevuto a Amman nella giornata di martedì 2 maggio. Durante il colloquio con l'Arcivescovo di Canterbury, il Monarca ha riproposto la Giordania come un modello di coesistenza armoniosa tra cristiani e musulmani. Nell'incontro – riportano i media giordani – Re Abdullah ha anche sostenuto che recenti disposizioni unilaterali messe in atto da Israele creano insidie per i Luoghi Santi cristiani e musulmani di Gerusalemme, ribadendo che la Monarchia hascemita è intenzionata a respingere ogni tentativo di alterare l'identità araba dell'area della Città Santa in cui essi sono concentrati. .

EUROPA/SLOVENIA - Nomina del Direttore nazionale delle POM

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 30 giugno 2016 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Slovenia per un quinquennio , il rev.do Matjaz Kriznar, del clero arcidiocesano di Ljubljana. Il nuovo Direttore nazionale ha 53 anni. Ha ricoperto diversi incarichi nella sua Arcidiocesi.E’ parroco a Jarse, nella periferia di Ljubljana.

EUROPA/BOSNIA ERZEGOVINA - Nomina del Direttore nazionale delle POM

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 16 giugno 2016 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Bosnia Erzegovina per un quinquennio , il rev.do Luka Tunjic, del clero arcidiocesano di Sarajevo. Il nuovo Direttore nazionale ha 54 anni ed è sacerdote da 30. Dopo aver consueguito un Master in teologia dogmatica a Roma, è stato parroco, direttore delle scuole cattoliche, rettore del Seminario minore e dal 2008 Vicario generale.

AMERICA/BRASILE - Nomina del Direttore nazionale delle POM

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 3 marzo 2016 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Brasile per un quinquennio , il rev.do Mauricio Silva Jardim, del clero arcidiocesano di Porto Alegre. Il nuovo Direttore nazionale ha 47 anni ed è sacerdote da 17. Ha avuto una esperienza missionaria in Angola. E’ parroco di San Vincente Pai Pobres in Gravatai.

AFRICA/EGITTO - Polemiche sulla Dichiarazione comune di Papa Francesco e Papa Tawadros. Vescovo copto cattolico: critiche prevedibili, andiamo avanti

Il Cairo – La Dichiarazione comune firmata venerdì 28 aprile al Cairo da Papa Francesco e dal Patriarca copto ortodosso Tawadros sta provocando reazioni di vario tipo all'interno della Chiesa copta ortodossa. Nel paragrafo n. 11 del testo firmato venerdi scorso, in occasione della Visita del Vescovo di Roma in Egitto, il Papa e il Patriarca hanno dichiarato che cercheranno “in tutta sincerità, di non ripetere il Battesimo amministrato in una delle nostre Chiese ad alcuno che desideri ascriversi all’altra”, in obbedienza “alle Sacre Scritture e alla fede espressa nei tre Concili Ecumenici celebrati a Nicea, a Costantinopoli e a Efeso”. Tale passaggio, sottoscritto dal papa Tawadros a nome del Santo Sinodo della Chiesa copta ortodossa, esprime l'intenzione concreta di superare la prassi dei cosidetti “ribattesimi”, amministrati in alcuni casi da sacerdofi della Chiesa copta ortodossa che ribattezzano i nuovi fedeli provenienti da altre confessioni cristiane. Dopo la diffusione della Dichiarazione, sui blog e sui social media sono partiti attacchi contro Papa Tawadros, accusato da alcuni esponenti copti di voler sottomettere la Chiesa copta ortodossa alla Chiesa cattolica. Già nella giornata di sabato, forse con l'intento di frenare polemiche pretestuose, il Centro di informazione copto ha diffuso un comunicato per chiarire che la Dichiarazione sottoscritta da Papa Francesco e da Papa Tawadros non contiene un accordo formale sulla questione dei ri-battesimi, e va interpretata in continuità con il cammino di dialogo teologico iniziato tra la Chiesa copta ortodossa e la Chiesa cattolica con la visita che il Patriarca Shenuda III realizzò a Roma nel 1973 per incontrare Papa Paolo VI. “Tutti gli egiziani, sia cristiani che musulmani, sono rimasti contenti e sorpresi della visita di Papa Francesco in Egitto” riferisce all'Agenzia Fides Anba Boutros Fahim Awad Hanna, Vescovo copto cattolico di Minya. “Per questo” aggiunge Anba Boulos “nelle polemiche ecclesiastiche che stanno montando sui social media ci vedo lo zampino del diavolo, che prova un po' a rovinare l'atmosfera positiva che il Papa ha lasciato nel Paese. La Dichiarazione è chiara e rappresenta un passo importante che guarda al futuro. Papa Tawadros l'ha sottoscritta con il consenso del Santo Sinodo della sua Chiesa. Le critiche di certi ambienti erano prevedibili. Ora si tratta di andare avanti insieme, nel cammino indicato da Papa Francesco e da Papa Tawadros”. .

ASIA/PAKISTAN - Cristiani e musulmani in Punjab, tra violenze e gesti di amicizia

Lahore – Un gruppo armato di giovani islamici tra i 20 e 25 anni, in sella a motociclette, ha attaccato nei giorni scorsi un quartiere cristiano di Bhai Pheru, nel distretto di Kasur , terrorizzando la comunità e compiendo violenze sui passanti. L’azione collettiva è stata conseguenza di un episodio avvenuto il giorno precedente: un operaio cristiano, Afaq Masih, 19 anni, stava tornando a casa e alcuni giovani musulmani lo hanno fermato e hanno iniziato un diverbio, e poi lo hanno percosso. Il giorno seguente sono tornati nel distretto in sella alle moto, tirando pietre contro le case dei cristiani e minacciando tutta la comunità. Gli abitanti hanno sporto denuncia alla polizia, che si è dimostrata riluttante ad arrestare gli aggressori. “I cristiani sono la parte più vulnerabile della società pakistana e, per motivi banali, vengono attaccati e picchiati. Manca l’attuazione dello stato di diritto e spesso alcuni giovani hanno legami con gruppi militanti islamici che li incoraggiano a fare violenze sui cristiani”, spiega a Fides l’avvocato cristiano Mushtaq Gill.D’altro canto la Commissione per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan prosegue nel suo impegno promuovendo gesti di amicizia e di pace tra leader e fedeli cattolici e musulmani. Nell’ambito di un programma che prevede diverse tappe, l'Arcivescovo di Lahore , Sebastian Francis Shaw, presidente della Commissione, si è recato in una madrasa , dove ha piantato un albero di ulivo in segno di pace. Alla celebrazione era presente p. Francis Nadeem OFM Cap, segretario esecutivo della Commissione, entrambi hanno salutato e ringraziato i responsabili del seminario islamico Jamia Masjid-Kubra a Lahore, guidata dal maulana Asim Makhdoom. P. Nadeem ha spiegato il significato dell'olivo , mentre l'Arcivescovo Shaw ha ribadito l’ obiettivo di “incoraggiare e facilitare la cultura della pace, della comprensione e dell'armonia tra le religioni in Pakistan, specialmente musulmani e cristiani”, ringraziando per l'ospitalità e per la condivisione del medesimo spirito costruttivo. I leader islamici hanno condiviso il desiderio di continuare questo tipo di attività.

ASIA/VIETNAM - Nomina dell’Ausiliare di Xuan Loc

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco in data odierna ha nominato Vescovo Ausiliare della diocesi di Xuan Loc il rev.do John Do Van Ngan, Docente e Vice Rettore del Seminario Maggiore Interdiocesano S. Giuseppe di Xuan Loc. Gli è stata assegnata la sede titolare vescovile di Buleliana.Il Rev.do John Do Van Ngan è nato il 7 giugno 1953 a Ninh Dinh, Diocesi di Pham Diem. Dal 1965 al 1973 è stato alunno del Seminario Minore S. Giuseppe di Saigon. Dal 1973 al 1977 ha svolto la formazione sacerdotale presso il Pontificio Collegio S. Pio X di Dà Lat. Nel 1998 ha conseguito la Licenza in Letteratura vietnamita presso l’Università di Scienze Sociali ed Umanistiche di Ho Chi Minh City. Dal 2006 al 2010 ha compiuto gli studi di specializzazione presso l’Università Santo Tomas a Manila, Filippine, ottenendo la Licenza in Filosofia. È stato ordinato sacerdote il 14 gennaio 1992 per la Diocesi di Xuan Loc.Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1992-1994: Vicario parrocchiale della parrocchia di Ninh Phat, Xuan Loc; 1994-2005: Parroco della parrocchia di Ninh Phat, Xuan Loc; 1995-2005: Notaio del Tribunale Diocesano di Xuan Loc; 2005-2006: Docente nel Seminario Maggiore di Xuan Loc; 2006-2010: Studi nelle Filippine; dal 2010: Docente di Filosofia e Vice-Rettore nel Seminario Maggiore di Xuan Loc.

ASIA/MYANMAR - Pace in Myanmar: le religioni daranno il loro contributo

Yangon - “Siamo venuti non a contare le ferite del passato, ma a contare le benedizioni della pace. Siamo venuti non a ricordare gli incubi delle epoche passate, ma a perseguire la promessa di pace per noi e le generazioni future. Il nostro paese è in viaggio verso la pace piena, la giustizia ai deboli, la prosperità di tutti”: è quanto ha detto il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in un incontro-pellegrinaggio interreligioso cui hanno partecipato tutti i maggiori leader religiosi del Mynamar. “In questo viaggio sacro, miei cari fratelli e sorelle, siamo venuti a celebrare la nostra unità nella diversità e per smentire quanti vedono le religioni come causa di conflitto”. In una terra che è “molto religiosa e spirituale”, culla del buddhismo Theravada, “la testimonianza dei leader religiosi ha un impatto duraturo nella vita del nostro popolo”, ricorda il Cardinale. L’Arcivescovo Bo cita il grande contributo del buddismo nel diffondere valori come compassione e misericordia: “In questo paese ci sono quasi 500.000 monaci che possono diffondere il messaggio di Buddha sulla compassione. Ci sono 70.000 suore buddiste. Altre religioni come la nostra Chiesa Cattolica hanno più di 2.500 suore e 700 sacerdoti. Ogni giorno, quanti di noi scelgono la vita religiosa hanno una grande opportunità di diffondere il messaggio di semplicità, servizio e condivisione”.L'incontro-pellegrinaggio, spiega il Cardinale, riunisce “leader religiosi che si impegnano nel dialogo e per la pace, persone religiose che cercano il bene di tutti”.“La pace è la strada, la pace è l'unica via. Aiutiamoci gli uni gli altri a curare e guarire le ferite”, nota, ricordando che, nella tradizione cristiana, “la pace nasce dalla giustizia e matura nell'amore”. “Costruire e promuovere la pace fa parte delle nostre tradizioni di fede. La nascita di Cristo è stata annunciata con il messaggio 'Pace a tutti gli uomini' e quando Gesù è risuscitato aveva un solo messaggio per i suoi: pace!”Il Cardinale Bo ripercorre i passaggi dolorosi della storia del Myanmar, segnata da conflitti, rifugiati, schiavitù, oppressione, osservando che il cammino democratico non può prescindere dalla pace e ribadendo che “le religioni in questo paese vogliono la pace e desiderano lavorare con gli attori statali per costruire una pace durevole”.

AMERICA/MESSICO - Le autorità devono vigilare sulla sicurezza dei cittadini ricorda il Card. Robles Ortega

Guadalajara – Dopo i numerosi tentativi di furto verificatisi di recente e resi pubblici attraverso i social network, e dopo la comparsa di messaggi scritti sui muri in almeno due quartieri, a Tonala e Zapopan, in cui di minacciavano i criminali di linciaggio facendosi quindi giustizia da soli, il Cardinale Arcivescovo di Guadalajara, José Francisco Robles Ortega, ha sottolineato che l’esercizio della giustizia spetto alle autorità. Allo stesso tempo ha chiesto alle autorità di garantire la sicurezza dei cittadini.Le dichiarazioni del Cardinale, secondo le informazioni giunte a Fides, sono state fatte dopo la messa domenicale celebrata il 30 aprile, per commentare uno di questi casi: l'aggressione dei commercianti a due donne che rubavano nel Mercato Libertad di Guadalajara, Jalisco.Il Card. Robles Ortega ha messo in evidenza che i linciaggi sono un segno di una società senza autorità, perché è obbligo delle autorità vegliare sulla sicurezza e proteggere i diritti dei cittadini. Infine ha riconosciuto che il sentimento della gente è una reazione ad una situazione di insicurezza e di abbandono che avvertono: "Se le autorità non compiono i loro doveri, c'è il rischio che la società prenda misure autonomamente, e forse non saranno le più adeguate".

AMERICA/COLOMBIA - Violenza e lavoro minorile, le grandi minacce per i bambini

Cali - Un appello per la tutela dei diritti dei minori è stato lanciato dalle autorità locali in occasione della Giornata del Bambino, appena celebrata in Colombia. La violenza, il lavoro minorile e l’abuso sessuale sono i flagelli che maggiormente colpiscono questi piccoli. Il Segretariato della Sanità di Cali riporta che in tutto il 2016 sono stati registrati 874 abusi sessuali contro minori, le bambine sono state le vittime principali. Il 45% nella fascia di età tra 10 e 13 anni, e il 33% tra 5 e 9 anni. Nel 97% dei casi l’abuso è stato effettuato da un familiare. Altro campanello d’allarme denunciato dalle autorità è lo sfruttamento del lavoro dei minori che, secondo le stime, ha registrato 3,4 milioni di bambine colombiane impegnate nelle faccende domestiche. Del totale della popolazione di Cali, il 9% è considerato prima infanzia e il 19% infanzia . Nel corso della Giornata del Bambino, le autorità locali hanno preparato una serie di eventi e attività ludiche che hanno visto coinvolti i genitori con i propri figli.

AMERICA/MESSICO - Il 90% dei bambini messicani coinvolto in attività lavorative pericolose

Città del Messico – Secondo i risultati 2015 del Modulo del Lavoro Infantile della Ricerca Nazionale sull’Occupazione e l’Impiego, elaborata dall’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia , in Messico circa 2,48 milioni di bambini e adolescenti lavorano. Di questi l’89,6% realizzano attività economiche proibite. Di questi 2,22 milioni, 887 mila non hanno l’età minima prevista per lavorare e un milione e 330 mila svolge attività pericolose per la salute o per la morale, che danneggiano i loro diritti e il loro sviluppo integrale. Inoltre, in Messico, la giornata lavorativa dei minori di 16 anni non può superare le sei ore quotidiane; tuttavia, il 36.6% della popolazione nella fascia di età tra 5 e 17 anni lavora 35 o più ore alla settimana. Dei minori lavoratori, il 42,5% non riceve alcuna paga, il 19,1% riceve fino a due salari minimi e tre su 10 ricevono solo un salario minimo. Di quelli che guadagnano un salario minimo, il 38,2% lavora da 40 a 48 ore alla settimana. Di tutta la popolazione infantile, il 9,6% lavora e il 9,7% lavora e studia. Dei bambini e adolescenti lavoratori, il 53,3% studia e svolge lavori domestici e il 27% combina il lavoro con le faccende domestiche. Il 12% di quelli che svolgono lavori domestici lo fa in condizioni di pericolo e il 14% dedica dalle 14 alle 28 ore settimanali a questa attività.

AMERICA/VENEZUELA - Ancora scontri, Maduro annuncia una Assemblea Costituente, garanzie per un intervento della Santa Sede

Roma – "Non cessano di giungere drammatiche notizie circa la situazione in Venezuela e l’aggravarsi degli scontri, con numerosi morti, feriti e detenuti. Mentre mi unisco al dolore dei familiari delle vittime, per le quali assicuro preghiere di suffragio, rivolgo un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione": sono le parole del Santo Padre Francesco al Regina Coeli del 30 aprile. Anche rientrando dal suo viaggio in Egitto, il 29 aprile, conversando sull’aereo con i giornalisti, il Papa aveva detto, riguardo ad un nuovo intervento della Santa Sede: “penso che si debba realizzare sotto condizioni; condizioni molto chiare. Ogni cosa che si deva fare per il Venezuela sarà fatto ma con le garanzie necessarie".Al momento, secondo le informazioni raccolte da Fides, il Presidente Nicolas Maduro ha annunciato di voler convocare una "Assemblea Costituente del popolo", per riformare la struttura giuridica dello Stato e "portare la pace nel nostro Paese". La cosa è considerata golpista dall'opposizione, che chiede libere elezioni per mettere fine al regime politico di Maduro.A livello internazionale otto paesi della regione hanno chiesto di restituire i poteri al Parlamento e liberare i prigionieri politici che hanno manifestato contro il governo di Maduro. "E' essenziale avere chiare condizioni per una soluzione negoziata alla crisi politica, economica e umanitaria in questo paese fratello" si legge nella dichiarazione congiunta di questi Paesi.

ASIA/CAMBOGIA - Istruzione e impresa sociale: i progetti della Chiesa cambogiana

Belmont - La Chiesa in Cambogia è direttamente impegnata in programmi educativi e sociali. In un paese al 98% buddista, “è importante che la Chiesa cattolica possa offrire la sua piena collaborazione per ricostruire un sistema educativo lasciato a pezzi dopo il regime Khmer rossi degli anni '70”: lo ha affermato il Vescovo Olivier Schmitthaeusler, Vicario Apostolico di Phnom Penh, partecipando a un incontro a Belmont, in cui ha ringraziato i sostenitori e donatori come Catholic Mission Australia. Incontrando i fedeli nella chiesa cattolica di San Francesco Saverio a Belmont, il vescovo ha condiviso il progetto di una impresa sociale per le persone svantaggiate, avviata nella periferia della capitale cambogiana. Il progetto include una scuola superiore agricola e tecnica, programmi di formazione per le imprese sociali e l'istituto di San Paolo, che prepara i giovani a cambogiani anche alla formazione professionale.Il Vescovo ha raccontato che gli studenti dell'Istituto conseguano ottimi risultati scolastici, rendendo nota l'intenzione di “espandere l'intero programma per garantire che le persone ancora più svantaggiate abbiano l'opportunità di studiare o imparare ua professione”.Un altro settore in cui la Chiesa è presente è l'agricoltura “olistica” e sostenibile, portata avanti dall'impresa sociale che si sta sviluppando a Phnom Penh con il sostegno di Catholic Mission, ovvero il network della Pontificie Opere Missionarie australiane.“Grazie al sostegno finanziario e la preghiera, la nostra piccola Chiesa ha trovato molti modi pratici e vitali per comunicare il volto misericordioso di Dio a coloro che ne hanno bisogno in Cambogia. Sono qui per ringraziarvi per la vostra generosità e carità”, ha rimarcato mons. Schmitthaeusler .

ASIA/TURCHIA - Una reliquia dell’apostolo Filippo in dono al Patriarca di Costantinopoli

Smirne - Il 9 maggio nella cattedrale di San Policarpo a Smirne una delegazione dell’Ordine dei Frati minori conventuali consegnerà al Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo una reliquia dell’apostolo Filippo di Bethsaida. Come appreso da Fides, la consegna avverrà durante una celebrazione ecumenica cui parteciperà l’Arcivescovo cattolico di Smirne, mons. Piretto. La reliquia si trova nella Basilica dei Santi XII Apostoli a Roma. La delegazione dei francescani sarà formata da: fra Agnello Stoia, parroco della Basilica, fra Silvestro Bejan, del Sacro Convento di Assisi e Delegato generale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, e fra Martin Kmetec del Convento di Sant’Antonio a Istanbul e Custode d’Oriente. Un altro parroco di Roma, P. Davide Carbonaro, si unirà alla delegazione, insieme ad alcuni fedeli, tra i quali il prof. Francesco D’Andria, l’archeologo che ha scoperto il sito dove l’apostolo è stato crocifisso e deposto a Hierapolis . L’evento parte dalla ricognizione degli apostoli Filippo e Giacomo minore, che si è svolta lo scorso anno presso la Basilica dei Santi XII Apostoli, a Roma, dove sono custoditi i loro corpi dal VI secolo. L’Arcivescovo cattolico di Smirne è venuto a venerare le reliquie e ha consegnato al parroco della Basilica una richiesta da parte della comunità cattolica e ortodossa locale; inoltre anche il Patriarca ecumenico Bartolomeo è particolarmente devoto a san Filippo. "Siamo felici di rinsaldare rapporti di amicizia e di comunione ecclesiale tra Roma e Costantinopoli nel nome di san Filippo e di san Francesco d’Assisi. Ci sentiamo nell’abbraccio di Paolo VI e di Atenagora, di Papa Francesco e del patriarca Bartolomeo", dichiara, in un nota inviata a Fides, fra Agnello Stoia OFMconv.San Filippo di Bethsaida è menzionato nei Vangeli come uno dei dodici apostoli di Cristo. Filippo giunse a Hierapolis, in Frigia, e predicò il cristianesimo. Il proconsole locale lo fece inchiodare a un albero a testa in giù, come è rappresentato nell'iconografia tradizionale.

AFRICA/EGITTO - Fonti copte ortodosse: il Papa e il Patriarca potrebbero firmare una dichiarazione con riferimenti alla prassi dei ri-battesimi

Il Cairo – Il Vescovo copto ortodosso Raphael, Segretario del Santo Sinodo della Chiesa copta ortodossa, ha smentito e respinto come fuorvianti alcune indiscrezioni, circolate sui media egiziani alla vigilia della visita di Papa Francesco in Egitto, riguardanti la questione controversa dei cosiddetti “ri-battesimi” amministrati a nuovi fedeli provenienti da altre confessioni cristiane. In un comunicato, diffuso a nome del Santo Sinodo della Chiesa Copta ortodossa, Anba Raphael ha rigettato “le dicerie circolate sui media, redatte senza aver letto la dichiarazione ufficiale che sarà firmata durante la visita del Papa riguardo al battesimo”. Per mettere a tacere le illazioni fuorvianti circolate su media egiziani, la segreteria del Santo Sinodo copto ortodosso ha reso noto sul suo account facebook il passaggio riferito alla questione dei ri-battesimi contenuto in una dichiarazione comune che il Patriarca copto ortodosso Tawadros II e il Vescovo di Roma potrebbero sottoscrivere, in occasione della visita papale in Egitto. In tale passaggio, senza senza parlare di accordi, si fa accenno al cammino intrapreso dalle Chiese per porre fine alla prassi di ribattezzare i fedeli che passano da una Chiesa all'altra. “In obbedienza allo Spirito Santo, che santifica la Chiesa, la custodisce attraverso i tempi e la guida per giungere all’unità perfetta, per la quale Ctristo ha pregato” - si legge nel brano del testo, diffuso da Anba Raphael nella versione predisposta in arabo, e pervenuto all'Agenzia Fides, “oggi Noi, Papa Francesco e Papa Tawadros II, per rallegrare il cuore del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, ed anche i cuori dei nostri figli nella fede, ci sforziamo con diligenza a cuore sincero a non ripetere il sacramento del battesimo, praticato nelle nostre chiese, a favore della persona chi intende unirsi all’altra Chiesa, secondo l’insegnamento della Sacra Scrittura e la dottrina dei tre Concili ecumenici di Nicea, di Costantinopoli e di Efeso. Imploriamo Dio Padre” continua il brano riportato da Anba Raphael “di guidarci nei tempi e nei modi voluti dallo Spirito Santo per arrivare fino all’unione perfetta del corpo mistico di Cristo”.La controversa prassi di alcune Chiese d'Oriente che ri-battezzano i nuovi fedeli provenienti da altre realtà ecclesiali costituisce un elemento di oggettiva sofferenza nelle relazioni ecumeniche, e un ostacolo sul cammino verso il ripristino della piena comunione sacramentale tra quelle Chiese e la Chiesa cattolica. .

AMERICA/ECUADOR - Un Vescovo missionario alla guida della Conferenza Episcopale

Quito – La Conferenza Episcopale Ecuadoriana ha eletto come suo nuovo Presidente il comboniano Mons. Eugenio Arellano Fernández, M.C.C.I., Vescovo del Vicariato Apostolico di Esmeraldas. Succede a Mons. Fausto Trávez Trávez, attuale Arcivescovo di Quito.La CEE è riunita in Assemblea plenaria presso il Centro di Formazione Sociale Bethania, a Quito.L'incontro, iniziato il 26 aprile, prevede per oggi 28 aprile, la presentazione dei membri della nuova Presidenza, vale a dire: S.E. Mons. Arellano, Presidente, S.E. Mons. Luis Cabrera, OFM, Arcivescovo di Guayaquil, Vice presidente e S.E. Mons. René Coba, Vescovo Castrense come Segretario Generale. Inoltre p. Mauro Cuevas è Segretario aggiunto della CEE.La nota inviata a Fides da una fonte locale riporta il grande risalto dato attraverso le reti sociali, alla scelta di un Vescovo missionario alla guida della Chiesa in Ecuador. Spagnolo di nascita, missionario comboniano, Mons. Eugenio Arellano Fernández è stato eletto alla guida del Vicariato Apostolico di Esmeraldas il 1 giugno 1995. E’ stato sempre un missionario che ha difeso i giovani e la famiglia , ha avuto un ruolo importante anche nell'organizzazione sociale nella zona, al punto di partecipare a qualche manifestazione pacifica e di essere segnalato dallo stesso Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa.

ASIA/INDONESIA - Un gesuita: “In Indonesia non è ancora il momento per un leader nazionale cristiano”

Giacarta – “In Indonesia non è ancora giunto il momento per vedere un cristiano come leader politico a livello nazionale, che sia presidente, vicepresidente o governatore di Giacarta. Bisogna avere pazienza e guardare la storia”: lo dice all’Agenzia Fides il gesuita p. Franz Magnis-Suseno, docente universitario e noto analista della società e della politica in Indonesia, commentando la mancata elezione del cristiano Basuki Tjahaja Purnama come governatore di Giacarta, battuto dal musulmano Anies Baswedan. La campagna elettorale è stata caratterizzata dall’emergere di movimenti musulmani radicali che hanno rifiutato l’elezione del governatore cristiano, strumentalizzando la religione ai fini politici.“Gli Stati Uniti ci hanno messo 160 anni prima che un cattolico potesse diventare presidente e in quel momento vi furono reazioni non positive da parte di alcuni partiti protestanti: e siamo in America! Vogliamo dimenticare forse le reazioni al primo presidente di colore, Obama? O le vivaci proteste di molti tedeschi quando il presidente tedesco Horst Koehler, dieci anni fa, osò parlare di ‘islam tedesco’?”, osserva il gesuita tedesco, che si è stabilito in Indonesia nel 1961 e diventato cittadino indonesiano nel 1977.Notando il disappunto dei cristiani di Giacarta, il gesuita incalza: “Perché bisognerebbe chiedere che un paese con l’88% di musulmani debba preferire un governatore cristiano a Giacarta, tantopiù un arrogante cristiano-cinese?”.“E’ un fattore psicologico – afferma Magnis-Suseno, a capo dell’Istituto di filosofia Driyarkara a Jakarta – che non si può chiedere alla popolazione di superare con facilità. Sarebbe meglio non spingere su questo tasto, per evitare che risorgano conflitti settari, sull’onda dell'emozione religiosa. Quello di cui Giacarta ha bisogno è un leader musulmano pluralista e sostenitore della Pancasilia, che operi per il bene della Repubblica dell'Indonesia. Un leader cristiano potrebbe diventare suo assistente, ma evitando posizioni di primo piano”.Padre Magnis-Suseno ammette che “Ahok è molto capace ma denota alcune debolezze che lo rendono inadatto a diventare un politico di primo livello: non sa padroneggiare il suo linguaggio”, ha detto il sacerdote, ricordando che Ahok ha usato parole dure verso i suoi critici. In primis, secondo il gesuita, “Ahok dovrebbe sapere che un cristiano-cinese non dovrebbe parlare del Corano. Se non avesse citato la sura Al-Maidah, è probabile che sarebbe stato anche rieletto”.“Inoltre è un personaggio piuttosto arrogante. E dal punto di vista cristiano, si è comportato in modo brutale verso i poveri. La metà di coloro che ha sfrattato sono stati semplicemente messi in mezzo alla strada senza trovare una ricollocazione. Io lo stesso l’ho criticato due volte, ma non nell'ultimo anno, per evitare che le mie parole fossero strumentalizzate in campagna elettorale. Ahok non è sostenuto da molti attivisti sociali”, rileva p. Magnis.Secondo il gesuita “Ahok non è riuscito a espandere la sua base di consenso. Un anno fa, prima della controversia sulla blasfemia, circa il 75% dei cittadini lo considerava un buon politico, ma meno del 50% ne ha poi approvato l’opera come governatore, e solo il 42% lo ha votato nel primo e secondo turno delle elezioni di Giacarta”.In Indonesia, nella scelta fra un candidato musulmano e un candidato cristiano, conclude p. Magnis-Suseno “i comuni cittadini musulmani comunque voterebbero un musulmano, a meno che non sia un personaggio proprio impresentabile”, anche senza le pressioni dell’Islamic Defenders Front.

AFRICA/ETIOPIA - L’Auditorium dell’ospedale di Wolisso dedicato a don Luigi Mazzucato

Wolisso – Si è appena tenuta la cerimonia di intitolazione dell’Aula Magna/Auditorium dell’Ospedale di Wolisso alla memoria di don Luigi Mazzucato, storico direttore di Medici con l’Africa Cuamm. “Era l’ospedale che tanto amava. Uno dei pochi costruito interamente dal Cuamm, che di solito si affianca a strutture già esistenti, governative o diocesane, per rimetterle in pista” si legge nella nota inviata all’Agenzia Fides. L’Ospedale di Wolisso è stato fin dall’origine una grandissima sfida portata avanti con caparbia determinazione dall’allora direttore del Cuamm don Luigi Mazzucato in uno sforzo condiviso con la Chiesa cattolica etiope. È proprio per questo che a don Luigi oggi viene intitolata l’Aula Magna/Auditorium dell’Ospedale, per fare rivivere quella determinazione proprio nei luoghi per cui si è speso. L’Ospedale St. Luke di Wolisso, con i suoi 192 posti letto è il più importante ospedale non governativo dell'Etiopia. Costituisce la struttura di riferimento per la Regione dell'Oromia. I beneficiari dei servizi forniti dall'Ospedale sono le 1.175.000 persone che vivono nella Provincia. La struttura fornisce servizi di medicina, pronto soccorso, ortopedia, visite ambulatoriali, ed è dotato di reparti di pediatria, ostetricia, malnutrizione, dipartimento di salute materno-infantile, sala di attesa per le donne ad alto rischio nel parto. La scuola ostetriche e infermieri collegata, operativa anch’essa dal 2000, forma infermieri generici, ostetriche e assistenti sanitari. Nella zona vi sono 20 centri di salute e 53 community health posts, interessati dal progetto di sanità pubblica che raggiunge il territorio. Solo nel 2016 ha garantito 11.337 visite ambulatoriali, 5.552 vaccinazioni, 4.557 visite prenatali, 9.389 parti assistiti e 10.826 screening per la malnutrizione su bambini sotto i 5 anni. E’, inoltre, una delle dieci stazioni del nuovo progetto del Cuamm “Prima le mamme e i bambini. Mille di questi giorni” che mira a garantire interventi a sostegno della mamma e del piccolo nei primi 1.000 giorni, cioè il tempo che va dall’inizio della gravidanza fino ai due anni di vita, incluso il parto gratuito e sicuro e il trattamento della malnutrizione acuta e cronica.

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