Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/GHANA - Cinque giovani vincono il concorso per l’Anno della Misericordia

Accra – “Ognuno di voi è un leader, ognuno di voi è un vincitore, e ognuno di voi è unico” ha detto l'Arcivescovo Metropolita di Accra, Mons Charles Palmer-Buckle, alla cerimonia di premiazione tenutasi nella Cattedrale dello Spirito Santo per assegnare i premi a cinque persone che hanno vinto il concorso del Giubileo della Misericordia, organizzato dall’Accra Catholic Leadership Roundtable. Al concorso hanno partecipato 375 giovani.L'Arcivescovo, secondo le informazioni inviate a Fides, ha esortato i giovani a conoscere la loro unica natura e non sprecare i talenti donati da Dio. Il Papa nell'Anno della Misericordia ha ricordato ai cristiani che Dio è amore, richiamandoli alla conversione per diventare ambasciatori di misericordia. I partecipanti al concorso hanno risposto a sette tipi di domande sulle sette opere corporali e spirituali di misericordia, e su quello che hanno fatto al riguardo nella loro comunità.

AMERICA/NICARAGUA - Il Rapporto dell’Organizzazione degli Stati Americani delude molti, anche la Chiesa

Esteli – "I signori dell'Organizzazione degli Stati Americani sono politici che si adattano alle circostanze con veste diplomatica, non sono paladini della libertà e della giustizia; almeno questa è la lettura che offrono i loro fatti ... Tanto girare intorno come ‘ascoltatori’ per poi alla fine benedire il furto e l'abuso di fiducia della gente. Tutto questo ci dice che siamo noi, i nicaraguensi, a forgiare il nostro futuro e non dobbiamo stare in attesa della salvezza dall'esterno" ha detto il Vescovo di Esteli, Sua Ecc. Mons. Juan Abelardo Mata Guevara, S.D.B. dopo il comunicato del governo del Nicaragua elaborato insieme all'OEA.Secondo le informazioni di Fides, la comunità nicaraguense aveva invitato i rappresentanti dell'OEA a fare una verifica della crisi democratica che vive il Nicaragua, dopo le elezioni che hanno visto vincere Ortega come presidente malgrado ciò fosse impossibile secondo il regolamento della legge elettorale vigente. Il rapporto, secondo la stampa politica specializzata, segnala la situazione del paese ma non le cause dei problemi, non parla di trasparenza e neanche dell'indipendenza richieste da un processo elettorale libero ed onesto."L'onore di chi ha giurato di difendere la Carta Democratica dell'emisfero americano viene messo in questione e l'istituzione è indebolita. Vogliamo vedere alla guida di organizzazioni di questo livello delle brave persone, non politici" ha commentato energicamente il Vescovo in una conferenza stampa tenuta il 24 gennaio.

AMERICA/EL SALVADOR - Leader religiosi chiedono all’Onu di mediare tra governo e bande

San Salvador – Il Vescovo luterano Medardo Gomez ha comunicato alla stampa che i leader delle Chiese luterane ed evangeliche di El Salvador chiederanno alle Nazioni Unite di mediare tra il governo salvadoregno e le bande, in modo di avviare un "processo di pace" nel paese. Ha inoltre detto che sono in contatto con la banda Mara Salvatrucha attraverso i familiari: "Le famiglie di questi giovani frequentano le nostre chiese, appartengono alle nostre comunità cristiane, le loro madri, mogli e famiglie ci hanno detto che ci sostengono per riuscire in questo dialogo fra bande".Pochi giorni fa Sua Ecc. Mons. Rosa Chavez aveva dichiarato che la Chiesa cattolica è pronta a sostenere un dialogo tra le autorità e le bande, solo se è richiesta la sua partecipazione e se esistono le condizioni favorevoli di reciproca fiducia e sempre nell’ambito di norme stabilite. Tuttavia le autorità del governo sostengono che non dialogheranno con i criminali. Il direttore della Polizia Nazionale Civile, Howard Cotto, ha aggiunto che si tratta solo di una strategia, "una strategia criminale delle bande, per far credere ai media che loro sono le vittime invece dei mandanti criminali".Lo stesso ha dichiarato il Vicepresidente della repubblica, Oscar Ortiz: "Il governo non negozia con le bande. Il paese ha solo una proposta per coloro che vogliono intimidire o ricattare la popolazione, e cioè desistere, rinunciare al crimine. Non c'è un'altra via, e lo stato applicherà ogni azione per vincere questa battaglia, che ci potrà costare molto ma la vinceremo".

ASIA/CINA - Per il capodanno lunare si intensifica il cammino della carità delle comunità cattoliche

Shi Jia Zhuang – L’augurio di Papa Francesco ai popoli che si preparano a celebrare il capodanno lunare, perché le famiglie “diventino sempre di più una scuola in cui si impara a rispettare l’altro, a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato”, espresso dopo l’Angelus di domenica 22 gennaio , rispecchia il particolare impegno pastorale delle comunità cattoliche cinesi continentali in questo periodo. Come tutti gli anni in vista del capodanno, in ogni parrocchia e comunità il cammino della carità, della condivisione, della misericordia e dell’attenzione verso le fasce più deboli è particolarmente intenso. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, il 19 e il 20 gennaio alcuni sacerdoti di Pechino, insieme ai volontari di Jinde Charities, hanno visitato decine di famiglie povere delle zone di montagna della città di Cheng De, nella provincia di He Bei, dove hanno amministrato i sacramenti e consegnato doni tradizionali di questa festa. Nella parrocchia di Bo Xing della diocesi di Zhou Cun, nella provincia di Shan Dong, il Gruppo dell’Agape ha portato farina, olio, coperte e soprattutto il sostegno della loro preghiera a una ventina di famiglie povere, cattoliche e no. In ogni famiglia cattolica la visita è cominciata con la preghiera e si è conclusa con la recita del rosario. Le famiglie non cattoliche rimangono stupite e impressionate da questa attenzione particolare verso di loro, segno di altruismo e di quella gioia cristiana che scaturisce dall’amore per i fratelli. Jinde Charities, l’ente caritativo cattolico cinese con la storia più lunga nel paese, ha pubblicato in questi giorni il rapporto sulle sue attività del 2016, da cui si apprende che “in tutto l’anno sono stati spesi 14,5 milioni di Yuan su un totale di 16 milioni di Yuan raccolti. I principali progetti sostenuti hanno riguardato gli aiuti per i disastri naturali, borse di studio, anziani, zone e famiglie povere”.

ASIA/PAKISTAN - Cristiani uniti in preghiere e opere, nel segno della “mitezza”

Lahore – Si conclude ieri a Lahore, con una veglia di preghiera ecumenica, la Settimana per l’unità dei cristiani in Pakistan, che ha visto le quattro maggiori confessioni cristiane pregare, incontrarsi, riflettere e condividere esperienze durante questo tempo speciale. Le quattro principali comunità cristiane nel paese sono: Chiesa cattolica, Chiesa anglicana , Chiesa presbiteriana, comunità dell’Esercito della Salvezza. Partecipando alla solenne preghiera di inaugurazione della Settimana, l’Arcivescovo Sebastian Shaw, alla guida della diocesi cattolica di Lahore, ha ricordato che “l'unità tra le Chiese cristiane in Pakistan si sta sviluppando anno dopo anno”, coinvolgendo i battezzati sia nella preghiera sia in opere sociali, come è accaduto con “i medici che lavorano in diversi ospedali”. Parlando a Fides, l’Arcivescovo afferma: “Il nostro lavorare insieme è cresciuto in tempo di pace. Siamo rimasti uniti nei momenti di crisi e di dolore, ma è bene che la comprensione e la cooperazione si rafforzino sempre”.Anche Ifran Jamil, il Vescovo anglicano di Lahore, ha sottolineato il tema della reciproca comprensione e armonia: “Noi cristiani abbiamo l'onore di essere ambasciatori di Cristo. Il mondo si aspetta da noi che promuoviamo pace e armonia tra tutte le nazioni del mondo. La nostra unità attraverso la preghiera è visibile e incoraggiante”.P. Inayat Bernard, prete cattolico, Rettore del Seminario di Santa Maria a Lahore, ricorda a Fides che “dal 2012 le quattro Chiese principali si incontrano regolarmente e organizzano insieme la Settimana per l’unità, con incontri di preghiera, convegni, momenti di riflessione. Inoltre abbiamo fissato anche una data per vivere in insieme il prossimo Natale, all’insegna dello spirito ecumenico”.I battezzati in Pakistan rappresentano circa il 2% della popolazione e sono fortemente impegnati per lo sviluppo del paese attraverso scuole, ospedali e altri servizi assistenziali, molto apprezzati dalla gran parte dei musulmani. Sono promotori di valori importanti quali il dialogo, il rispetto e la convivenza pacifica.Come rimarca a Fides p. Francis Nadeem OFM Cap, francescano di Lahore, "è la mitezza il tratto distintivo dei cristiani del Pakistan, anche quando vivono momenti di difficoltà. Quando subiamo violenza, la mitezza evangelica è la nostra risposta, sull'esempio di Cristo: è Lui il fondamento della fiducia dei cristiani del Pakistan nella lotta contro il male o l'odio. I miti hanno la forza di Cristo Gesù”.

AFRICA/SUDAN - Niente acqua, pane, combustibili, energia elettrica nella capitale del South Kordofan

Kadugli – Oltre alla carenza di farina e di carburante, dall’inizio di quest’anno gli abitanti di Kadugli, capitale del Kordofan del Sud, lamentano gravi problemi dovuti alla mancanza di acqua potabile ed elettricità. Secondo una fonte locale, in città si stanno verificando ripetuti tagli di corrente. Di conseguenza le pompe non possono funzionare pregiudicando l’erogazione di acqua potabile. La settimana scorsa, a Kadugli, si era già verificato un blocco dei trasporti a causa della mancanza di carburante.

ASIA/INDONESIA - Restituire dignità alle donne e inserirle nel mondo del lavoro

Serang - In Indonesia la condizione delle donne è molto precaria, spesso rimangono isolate dal mondo del lavoro o lavorano senza ricevere alcuna retribuzione. Il fenomeno è molto esteso nelle reggenze di Pandeglang e Lebak, provincia di Banten, dove sono prive di ogni sostegno e di un modello di lavoro sostenibile. Grazie all’intervento dell’organizzazione Pusat Pengembangan Sumberdaya Wanita , partner di Caritas Australia, oltre 272 donne vengono aiutate direttamente a sviluppare e mantenere le imprese nelle comunità rurali e ad iniziare una nuova vita per se stesse. PPSW offre formazione professionale e assistenza tecnica per lo start-up del piccolo risparmio e dei gruppi di prestito. Organizzandosi in gruppi di risparmio, le donne riescono ad avere accesso a piccoli prestiti per avviare o far crescere le loro attività.

AFRICA/SUD SUDAN - Ucciso un catechista della parrocchia di Kajo-Keji

Juba - Un catechista della parrocchia del Sacro Cuore di Kajo-Keji è stato ucciso domenica 22 gennaio nella cappella situata nella località di Lomin. Lo riferisce il parroco, p. Jesus Aranda, missionario comboniano. Secondo p. Aranda, il catechista, del quale è noto solo il nome, Lino, è stato ucciso insieme ad altre cinque persone da un gruppo armato. I fedeli hanno abbandonato l’area per il timore di altri attacchi.P. Aranda ha preso possesso della parrocchia il 3 dicembre 2016 ed ha dovuto subito confrontarsi con la drammatica situazione dell’area. Oltre 50.000 abitanti di Kajo-Keji si sono rifugiati nella confinante Uganda a causa dell’insicurezza e degli attacchi ai villaggi della zona, condotti dall’esercito sud-sudanese contro quelle che sono ritenute popolazioni ostili al governo centrale di Juba.

AFRICA/EGITTO - Il Presidente al Sisi propone nuove regole per ridurre i “divorzi a voce” islamici

Il Cairo - Il tasso dei divorzi nella popolazione islamica egiziana sta crescendo in maniera esponenziale, e il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi interviene per contrastare la pratica del divorzio “a voce”, con cui gli uomini possono rompere il vincolo coniugale con le proprie consorti con una semplice dichiarazione vocale. Il Capo della nazione egiziana ha espresso il suo allarme e proposto le sue contromisure al dilagare del divorzio in un discorso pubblico tenuto ieri, durante una cerimonia celebrativa delle forze di polizia. Al Sisi ha fatto riferimento ai dati dell'Ufficio statistico nazionale, secondo cui circa il 40% dei 900mila matrimoni registrati ogni anno in Egitto terminano per divorzio entro cinque anni dall'inizio. La proposta iniziale di al Sisi per arginare il fenomeno è quella di considerare legale un divorzio solo se esso avviene alla presenza di un “maazun”, un rappresentante religioso autorizzato dal governo a sancire sia i matrimoni che i divorzi. In questo modo – auspica il Presidente egiziano – si eviterebbe la prassi sempre più diffusa del divorzio “a voce”, con cui spesso gli uomini ripudiano le proprie mogli pronunciando una semplice formula verbale che interrompe il vincolo coniugale, magari a causa di un alterco iniziato per futili motivi. La prassi secolare del “divorzio verbale” è di fatto una prerogativa riservata agli uomini. La proposta di vincolare i divorzi alla necessaria presenza di un leader religioso punta a lasciare aperta almeno la possibilità di un ripensamento, che eviti di rendere definitive le conseguenze di una decisione presa spesso sull'onda degli impulsi emotivi. Su tale proposta, il Presidente al Sisi ha chiesto subito il parere e l'eventuale sostegno da parte dello sheikh Ahmad el-Tayyib, Grande Imam di al Azhar, presente anche lui alla cerimonia. Intanto, in Egitto, si prolunga il processo per una revisione della legislazione riguardante lo statuto personale dei cristiani e delle altre minoranze religiose, che dovrebbe regolare anche il diritto matrimoniale. Nelle ultime settimane erano state annunciate ennesime proposte dei rappresentanti di ciascuna Chiesa in merito ai testi ancora in fase di elaborazione legislativa. Il dibattito politico intorno ad un nuovo progetto di legge sullo statuto personale dei cristiani e delle altre minoranze religiose si è intensificato in Egitto a partire dal 2014, quando il ministero transitorio della giustizia ha inviato una bozza della nuova legge anche ai responsabili delle diverse Chiese e comunità cristiane radicate nel Paese nordafricano, con la richiesta di proporre le proprie considerazioni sul testo. La nuova legge regolerà anche il diritto matrimoniale dei membri delle comunità cristiane.

ASIA/IRAQ - Famiglia musulmana di Telkeif ospita di nascosto una donna cristiana negli anni del regime jihadista

Telkeif – Si chiama Georgette Hanna e ha 60 anni la cristiana irachena che le truppe governative hanno trovato nascosta nella casa di una famiglia musulmana della cittadina di Telkeif, quando la scorsa settimana hanno riconquistato la cittadina da quasi tre anni sotto il controllo delle milizie jihadiste dell'auto-proclamato Stato Islamico . Durante l'ispezione del villaggio – riferisce un articolo apparso su Al Araby al Jadeed e rilanciato in Italia dal website Baghdadope - i soldati iracheni hanno ritrovato la sessantenne cristiana presso la casa di una famiglia musulmana. Giorgette non era riuscita a fuggire nel giugno 2014, come avevano fatto gli altri cristiani quando Telkeif stava per cadere nelle mani dei jhadisti, e da allora aveva trovato rifugio presso una famiglia di vicini musulmani, che per tutto questo tempo l'hanno accudita, tenendola nascosta presso la propria abitazione. Secondo quanto riportato dall'articolo citato, la donna alla vista dei soldati dell'esercito governativo si è coperta il capo con un velo, pensando che si trattasse di miliziani di Daesh. Poi, saputo che la città era stata sottratta ai jihadisti, è uscita per strada , ponendo fine a due anni e mezzo di isolamento forzato. .

AMERICA/VENEZUELA - Le lacrime delle persone e il futuro dei giovani alla base del dialogo fra opposizione e governo

Caracas – "I punti principali da discutere al tavolo del dialogo sono le domande della gente, le lacrime delle persone, ciò che le famiglie vogliono offrire per mostrare ai giovani un percorso con un futuro" ha detto il Nunzio Apostolico in Venezuela, Mons. Aldo Giordano, ad una televisione locale, Venezolana TV, interpellato sull'andamento del colloquio fra opposizione e governo.Il rappresentante della Santa Sede al tavolo dei colloqui, ha riferito ieri, 24 gennaio, che gli osservatori internazionali hanno la speranza di ottenere un documento comune condiviso da governo nazionale e opposizione, per rilanciare il processo di dialogo."Ci sono anche altri temi come l'autonomia delle istituzioni, le elezioni e la Commissione per la verità, la giustizia e il risarcimento delle vittime" ha detto ancora l’Arcivescovo, secondo la nota inviata a Fides, e ha concluso sottolineando che "la situazione dei prigionieri politici è forse una delle più urgenti e delicate da considerare".

AMERICA/CILE - Araucania: presentato il rapporto conclusivo della Commissione guidata da Mons. Vargas

Santiago – Il Comitato permanente della Conferenza Episcopale del Cile, in una dichiarazione pubblica, ha ringraziato il Vescovo della diocesi di Temuco, Sua Ecc. Mons. Héctor Vargas, e i singoli membri della Commissione consultiva del Presidente della Repubblica per l’Araucanía, guidata dal Vescovo, che ha consegnato la sua relazione conclusiva al Presidente della Repubblica lunedì 23 gennaio .La nota dei Vescovi, pervenuta a Fides, mette in evidenza tre aspetti importanti segnalati dalla Commissione: la realtà storica del popolo Mapuche; la situazione drammatica delle vittime della violenza rurale, che è giunta al punto di incendiare le chiese di varie denominazioni cristiane; la realtà di grande povertà della regione.Secondo il Comitato permanente, il rapporto presenta "una realtà d’ingiustizia, d’abbandono e di violenza che la Chiesa ha denunciato ed ha accompagnato durante anni di missione evangelizzatrice e di servizio nella zona, dai primi missionari fino ad oggi, sia con la presenza delle Chiese diocesane che con le congregazioni religiose presenti nella regione".La nota conclude ricordando precedenti documenti dei Vescovi del sud del paese, dove si segnala che "la mancanza di dialogo rischia l'esclusione, la povertà e la violenza", ecco perché bisogna plaudire quest'iniziativa di dialogo con la partecipazione di diversi rappresentanti della regione."Siamo certi che la società nel suo insieme sosterrà questo sforzo. Per il bene dei nostri popoli nativi, coloro che hanno subito l'espropriazione e la violenza, e di tutti gli abitanti della regione, non si deve rimandare il cammino di incontro, giustizia, riparazione e pace nell'Araucanía" conclude il testo.

ASIA/INDIA - Dimissioni del Vescovo di Mysore e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Mysore , presentata da S.E. Mons. Thomas Antony Vazhapilly. Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Mysore il rev.do Kannikadass William Antony, del clero di Mysore, Parroco di St. Joseph’s Church e portavoce della medesima diocesi.Il Rev.do Kannikadass William Antony è nato il 27 febbraio 1965 a Polibeta, nella Diocesi di Mysore. Ha studiato filosofia e teologia presso il St. Peter’s Pontifical Seminary a Bangalore. Possiede un Master in Diritto Canonico a Bangalore, un Bachelor of Education e un Master’s Degree in Storia del Cristianesimo presso l’Università di Mysore. È stato ordinato sacerdote il 18 maggio 1993.Dopo l’Ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1993-1994: Vicario parrocchiale di St. Thomas Church a Thomayarpalayam; 1994-1995: Vicario parrocchiale di Our Lady of Lourdes Church a Martalli; 1995-1996: Parroco dell’Our Lady of Lourdes Church a Gundlupet; 1996-1998: Studi di Diritto Canonico a Bangalore; 1998-2003: Parroco di Holy Family Church a Hinkal, Mysore; 2003-2009: Cancelliere ed Economo della Diocesi di Mysore; 2009-2015: Parroco di St. Joseph’s Cathedral e Decano di Mysore; dal 2015: Parroco di St. Joseph’s Church a Jayalakshmipuram e Segretario della Mysore Diocesan Educational Society.È membro del Collegio dei Consultori e Difensore del Vincolo presso il Tribunale diocesano, nonché portavoce della medesima Diocesi. Fa parte di numerose altre Fondazioni e istituzioni ecclesiastiche.

AFRICA/GABON - “Diciamo no alla violenza” esortano i Vescovi, mentre la situazione rimane tesa

Libreville - “La situazione attuale nel nostro Paese è molto preoccupante e interpella tutti” affermano i Vescovi del Gabon nel messaggio pubblicato al termine dell’Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale.Il Gabon sta attraversando una crisi politica e sociale profonda dopo l’elezione del Presidente Ali Bongo Ondimba, fortemente contestata da parte dello sfidante, Jean Ping, nella consultazione del 27 agosto . La situazione era così tesa che l’11 settembre Papa Francesco aveva rivolto un appello perché tutte le parti rinunciassero alla violenza .Una delegazione dell’opposizione gabonese si è recata il 24 gennaio a Bruxelles per ricordare all’Unione Europea la sua responsabilità di chiedere il riconteggio dei voti delle elezioni presidenziali dopo che un rapporto di osservatori europei, pubblicato a dicembre, affermava che c’è stato un “processo opaco” nelle operazioni di conteggio. La situazione non è degenerata ma rimane tesa, al punto che nel loro primo messaggio del 2017, il cui testo è giunto all’Agenzia Fides, i Vescovi esortano i gabonesi alla vigilanza: “Siate molto attenti! Siate coraggiosi, mostratevi uomini e donne”.I Vescovi si rivolgono a tutti i credenti, cristiani, musulmani e appartenenti alle religioni tradizionali, perché non si facciano strumentalizzare e manipolare da politici senza scrupoli, esortando tutti a “dire no alla violenza”. Un appello che è rivolto in modo particolari ai giovani, definiti “l’avvenire del Paese”, ai quali si chiede di “vivere nella riconciliazione con Dio e tra noi”, perché senza di essa “comprometterete durevolmente il vostro avvenire, perché l’odio, una volta seminato nel cuore, è difficile da estirpare”.

AFRICA/CAMERUN - Nomina del Vescovo Ausiliare di Bamenda

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha nominato Ausiliare dell’Arcidiocesi di Bamenda il rev.do Michael Miabesue Bibi, Segretario Cancelliere della medesima arcidiocesi, assegnandogli la sede titolare vescovile di Amudarsa.Il Rev.do Michael Miabesue Bibi è nato il 28 luglio 1971 a Bamessing , Arcidiocesi di Bamenda. Ha studiato Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore St. Thomas Aquinas di Bambui, in Bamenda. È stato ordinato sacerdote il 26 aprile 2000 ed incardinato nell’Arcidiocesi di Bamenda. Dopo l’Ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 2000 – 2001: Vicario parrocchiale a St. Jude, di Fundong; 2001 – 2003: Vicario parrocchiale a St. Matthias, di Widikum; 2003 – 2004: Vicario parrocchiale a St. Joseph, di Mankon; 2004 – 2006: Studi per il master in Teologia, con specializzazione in Catechetica, presso il Maryvale Institute di Birmingham, Inghilterra; 2006 – 2008: Ministero parrocchiale a St. Joseph Parish, a Bafut e All Saints’ Parish; 2006 – 2007: Cappellano del Sacred Heart College di Mankon; 2007 – 2008: Cappellano del St. Paul College di Nkwen; 2009 – 2011: Assistant Archdiocesan Financial Secretary e Cancelliere diocesano; 2012 – 2015: Segretario particolare dell’Arcivescovo; dal 2015: Segretario Cancelliere dell’Arcidiocesi di Bamenda.

AMERICA/VENEZUELA - Pronto l’Instrumentum laboris per il Congresso Missionario Americano del 2018

Caracas – Dopo aver celebrato i due Simposi internazionali di Missiologia a Porto Rico e in Uruguay, la Commissione teologica ha preparato l'Instrumentum laboris che guiderà i lavori del Quinto Congresso Missionario Americano e Decimo Congresso Missionario Latinoamericano che si celebrerà in Bolivia nel luglio 2018.Il documento è stato redatto sulla base del tema "La gioia del Vangelo, cuore della missione profetica, fonte di riconciliazione e di comunione", e propone lo slogan "America in Missione, il Vangelo è la gioia". Il documento si può scaricare dal sito delle Pontificie Opere Missionarie del Venezuela all'indirizzo sotto indicato. Link correlati :Instrumentum laboris CAM V

AFRICA/CONGO RD - “Si firmi entro il 28 l’accordo di attuazione, altrimenti è finita” avverte Mons. Ambongo

Kinshasa - Entro il 28 gennaio dovrà essere firmato l’accordo di attuazione delle intese raggiunte il 31 dicembre 2016 tra maggioranza ed opposizioni nella Repubblica Democratica del Congo avvertono i Vescovi congolesi, che continuano a mediare tra le parti per risolvere la grave crisi politico e istituzionale del Paese.“Stiamo per perdere un mese per organizzare le elezioni. L’accordo doveva essere applicato fin dalla sua firma” ha affermato Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo Besungu, Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro e Vice Presidente della Conferenza Episcopale. “Noi partiamo il 29 gennaio per Ginevra. Se entro sabato 28 l’accordo d’attuazione non sarà firmato è finita”. Mons. Ambongo ha anche criticato “la cattiva fede dei politici” che “mette a dura prova la nostra pazienza di pastori”.Il cosiddetto “Accordo di San Silvestro”, raggiunto il 31 dicembre 2016 grazie alla mediazione della locale Conferenza Episcopale , prevede il mantenimento al potere del Presidente Joseph Kabila per un altro anno , la nomina di un Premier designato dall’opposizione e la creazione di un Consiglio nazionale di sorveglianza dell’accordo e del processo elettorale guidato dallo storico oppositore Étienne Tshisekedi.I punti in discussioni riguardano la nomina del Primo Ministro, dei suoi Vice e dei componenti del Consiglio nazionale di sorveglianza. Vi sono divisioni sia all’interno del vasto schieramento dell’opposizione, sia tra questo e la maggioranza presidenziale.

AFRICA/EGITTO - Vescovo copto offre una donazione per i restauri della moschea

Qena – Il Vescovo copto ortodosso Takla, alla guida della diocesi copta ortodossa di Dishna, nel Governatorato di Qena, ha destinato un'offerta in denaro al finanziamento dei restauri della storica moschea dedicata a Abd al-Rahīm al-Qenāwī. Il gesto simbolico della donazione è avvenuto di recente in un incontro pubblico, alla presenza di alcuni sheikh locali, di alcuni sacerdoti copti e di numerosi abitanti dell'area che circonda la moschea, in una atmosfera festosa e segnata dal desiderio di manifestare la concordia tra la componente musulmana e quella cristiana del popolo egiziano. Nel suo intervento di saluto, il Vescovo ha presentato la donazione come espressione dei sentimenti che muovono gli egiziani più attenti a favorire l'unità e a bandire ogni forma di discriminazione, per far crescere una società “dove i bambini possano crescere insieme, senza essere separati da questioni etniche o religiose, e le persone possano entrare nelle case dei vicini e scambiarsi gli auguri, rimanendo fedeli allo spirito trasmessoci di generazione in generazione, quello che riconosce che la religione è per Dio e la Patria è di tutti”. In passato, anche il governatorato di Qena è stato interessato da scontri settari, con assalti a case dei cristiani verificatisi nel villaggio di al Faw.

AMERICA/PARAGUAY - Denuncia di violenze sui minori impiegati come domestici senza paga

Asunción – Sei bambini su dieci sono stati vittime di qualunque tipo di violenza in Paraguay, causata in particolare dall’ambiente a loro circostante. E’ quanto emerso dalla denuncia del Coordinamento per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza , che aggiunge alla serie pratiche diverse di violenza sui piccoli impegnati come collaboratori domestici. Infatti circa 47 mila minori sono vittime di una forma di schiavitù moderna culturalmente accettata in Paraguay. La CDIA rileva che la mancanza di un sistema di tutela effettivo isola persone, famiglie e comunità in situazione di povertà, rendendole facile preda di reti criminali come la tratta di esseri umani. Secondo un recente studio dell’Unicef, fare il domestico è una delle peggiori forme di lavoro infantile e nella maggior parte dei casi bambine, bambini e adolescenti non ricevono una paga, ma solo vitto e alloggio, in un ambiente inadeguato per il loro benessere. L’Unicef ricorda anche che la legge paraguayana proibisce il lavoro domestico infantile e che lo Stato ha ratificato l’accordo dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sulle forme di lavoro minorile più pesanti, che include la servitù come mezzo per ripagare debiti familiari e pratiche analoghe alla schiavitù.

ASIA/PAKISTAN - In Senato il dibattito per emendare la legge sulla blasfemia

Islamabad - E' iniziato nel Senato pakistano il dibattito per emendare la controversa "legge sulla blasfemia", composta dagli articoli del Codice penale che puniscono con l'ergastolo o la pena di morte il vilipendio all'islam. E' stato il senatore musulmano Farhatullah Baber, membro del Pakistan People's Party e rappresentante della speciale Commissione del Senato pakistano sui diritti umani, a introdurre nell’assise il tema della ricerca di strade per fermare l'abuso di quella legge .Il nuovo tentativo di discutere la questione in Parlamento giunge un decennio dopo che il parlamentare Minocher Bhandara, un zoroastriano, aveva presentato nel 2007 una proposta di legge con emendamenti alla legge sulla blasfemia. La proposta fu subito bloccata dall'allora ministro degli affari parlamentari, Sher Afgan Niazi, per il timore di urtare i sentimenti dei musulmani, appellandosi al principio per cui "nessuna legge deve contraddire le legge islamica". Nel 2010, poi, fu la parlamentare Sherry Rehman del Pakistan People's Party a presentare un nuovo disegno di legge per modificare la legge sulla blasfemia, ma fu minacciata di morte e costretta a ritirarlo.Dopo gli omicidi eccellenti del governatore del Punjab, Salmaan Taseer, e del ministro federale cattolico, Shahbaz Bhatti, che si erano esposti in difesa della cristiana Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia, il dibattito venne del tutto messo a tacere. Ora è il senatore Farhatullah Baber a reintrodurre il tema in Parlamento.Si registrano però subito dei tentativi per fermare la possibilità di emendare la legge: l'avvocato Nadeem Siddiqi ha presentato ieri un ricorso all'Alta Corte di Lahore criticando il senatore Babar e chiedendo alla Corte di fermare il dibattito, in quanto "il Parlamento non può fare una legge in contrasto con i principi islamici". La Corte dovrebbe rispondere entro due settimane."L'uso improprio della blasfemia fa soffrire tanti innocenti, di ogni fede, e spesso si ritorce contro i cristiani e le altre minoranze religiose. Centinaia di cittadini pakistani languono nelle carceri per anni per crimini che non hanno mai commesso. Asia Bibi è forse l'esempio più noto del modo in cui questa legge è utilizzata per colpire le minoranze" afferma una nota dell'Ong “Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement” , inviata a Fides."La legge sulla blasfemia viola chiaramente i diritti umani internazionali, come il diritto alla vita, alla libertà di credo, alla libertà di parola e di coscienza: è urgente riallineare la legge pakistana con i trattati internazionali ratificati dal governo pakistano" afferma l'avvocato cristiano Nasir Saeed, responsabile di CLAAS. "Tutti noi che ci opponiamo alla legge sulla blasfemia in Pakistan - prosegue - siamo chiamati a pregare per la protezione di quanti si espongono in Parlamento, perchè gli sforzi della Commissione siano fecondi e il governo si impegni a modificare la legge sulla blasfemia, fermandone l'uso improprio. Riformando questa legge, il Pakistan dimostrerà al mondo di essere una nazione responsabile che si preoccupa delle minoranze e crede e promuove a uguaglianza, la pace e la giustizia" conclude.

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