Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/PARAGUAY - Un morto e decine di feriti, incendiata la sede del Congresso, appello dei Vescovi alla calma

Asuncion – Più di un migliaio di cittadini sono scesi a manifestare questa notte davanti alla sede del Congresso nella capitale, Asunción, contro il "golpe de estado parlamentario", cioè la riforma costituzionale che apre la strada alla rielezione dell’attuale Presidente Horactio Cartes . I manifestanti hanno abbattuto le barriere metalliche poste dalla polizia a protezione dell'edificio, hanno fatto irruzione all'interno della sede del Congresso e hanno appiccato il fuoco ad una parte del palazzo.Proprio prevedendo reazioni di questo tipo, i Vescovi avevano scritto: "Riteniamo prudente non insistere sull’introduzione della rielezione presidenziale attraverso la via dell’emendamento costituzionale, perché produce inutile tensione e polarizzazione sociale, che, se non gestita correttamente, potrebbe diventare violenza con imprevedibili conseguenze". Secondo le ultime notizie pervenute a Fides, il bilancio dell’assalto al Congresso è di un morto e di decine di feriti, fra esponenti politici, manifestanti e agenti di polizia. Il ministro degli Interni, Miguel Tadeo Rojas, ha detto che le forze di sicurezza sono state costrette a reagire, con gli idranti e i proiettili di gomma, per disperdere la folla.La Conferenza Episcopale del Paraguay ha pubblicato ieri sera un comunicato urgente, pervenuto a Fides, invitando alla calma e alla pace: "Chiediamo a tutti, autorità e popolo, di non fare uso della violenza, le manifestazioni non diventino campi di battaglia!". Poi, rivolgendosi ai politici, chiedono loro “di riguadagnarsi la fiducia sociale con gesti concreti". Il testo si conclude con l'appello al dialogo tra tutte le parti, per mantenere unito il paese.La Costituzione varata in Paraguay nel 1992 dopo 35 anni di dittatura, limita il mandato del Presidente a un unico mandato di cinque anni. Ma Cartes, il cui mandato termina il prossimo anno, sta cercando di rimuovere tale vincolo con un emendamento che autorizzi un secondo mandato.

AFRICA/CONGO RD - I Vescovi congolesi e il Nunzio a Kinshasa denunciano le violenze nel Grande Kasai

Kinshasa - “Denunciamo e condanniamo ogni forma di violenza contro le vite umane e le strutture pubbliche e private” afferma un comunicato firmato da Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della CENCO , da Mons. Madila Basanguka, Arcivescovo di Kananga, e da Mons. Luis Mariano Montemayor, Nunzio Apostolico nella Repubblica Democratica del Congo, nel quale si denunciano le violenze commesse nel Grande Kasai, dove le forze dell’ordine si scontrano con i miliziani del defunto leader tradizionale Kamuina Nsapu .“Da oltre un anno- afferma il documento pervenuto all’Agenzia Fides- i sanguinosi scontri tra militari e miliziani di Kamuina Nsapu provocano conseguenze spaventose e insopportabili”.Si lamentano l’uccisione di poliziotti e di molti civili, tra cui i due esperti della Nazioni Unite, l’americano Michael Sharp e la svedese Zaida Catalan, e del loro interprete congolese .L’insicurezza ha creato uno spostamento massiccio di popolazioni verso le foreste o verso i centri urbani principali della regione. “Le popolazioni vivono in un’insostenibile precarietà umanitaria e alimentare. Alcune parrocchie sono quasi del tutto svuotate e abbandonate, in particolare nelle diocesi di Luiza, di Luebo e di Mbuijmayi” afferma il documento che denuncia “le recenti uccisioni di civili nel corso di perquisizioni, casa per casa, a Nganza e a Katoka II nell’arcidiocesi di Kananga”.La CENCO, la Nunziatura Apostolica e l’Arcivescovo di Kananga chiedono la fine del reclutamento di giovani e bambini, degli assassini di civili da parte degli insorti, delle esecuzioni sommarie di cittadini innocenti, e fanno appello alla forze dell’ordine perché facciano un uso proporzionato della forza.I firmatari chiedono al governo di rilanciare con urgenza il negoziato per trovare una soluzione politica alla crisi socio-politica e umanitaria che sconvolge la regione, e allo stesso tempo invocano azioni concrete per identificare rapidamente gli autori dei crimini attraverso un’inchiesta indipendente e obiettiva.

ASIA/PAKISTAN - Detenuti cristiani invitati a convertirsi all'Islam: urge l'intervento del governo

Lahore - E' un campanello di allarme per il sistema giudiziario in Pakistan, "sta diventando una pratica diffusa in Pakistan chiedere ai detenuti non musulmani di convertirsi all'islam, per ottenere il rilascio": lo dice all'Agenzia Fides Nasir Saeed, avvocato cristiano che guida l'Ong "Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement” , impegnata nell'assistenza legale di molti cristiani accusati falsamente di blasfemia o di altri crimini."Ricordo il caso di Rubina Bibi – dice Saeed - in carcere per presunta blasfemia. Le fu detto con chiarezza che, se si fosse convertita all'Islam, le accuse sarebbero subito decadute. Ma la donna rifiutò e dopo un anno fu provata la sua innocenza".La pratica illegale è tornata alla ribalta delle cronache dopo che il viceprocuratore distrettuale di Lahore, Syed Anees Shah, è stato accusato da decine di cristiani di aver chiesto loro di convertirsi all'islam in cambio dell'assoluzione nel caso del linciaggio di due musulmani. I due furono uccisi nella violenza di massa che scoppiò due anni fa a Youhanabad, quartiere cristiano di Lahore. La violenza divampò il 15 marzo 2015, dopo l'attacco che i terroristi suicidi avevano sferrato davanti a due chiese, una cattolica e una protestante. Nel parapiglia generale i cristiani identificarono due musulmani come complici del crimine e i due furono linciati dalla folla inferocita. Nei successivi raid della polizia nel quartiere, circa 500 cristiani furono arrestati come presunti autori del linciaggio e tre diversi processi furono avviati in tribunale. Molti di loro sono stati rilasciati su cauzione ma 42 sono stati condannati . Secondo la ricostruzione di CLAAS, all'offerta del procuratore di cambiare religione, gli imputati sono rimasti in silenzio, tranne uno che ha detto d'istinto: "preferisco essere impiccato piuttosto che abbracciare l'Islam". Il magistrato ha inizialmente negato di aver fatto questa offerta ma, dopo aver saputo dell'esistenza di una registrazione video, ha ammesso di averla pronunciata.Saeed riferisce: "Non è una novità: alcuni degli accusati hanno raccontato di aver ricevuto la medesima proposta circa sei mesi fa, e di aver rifiutato. Gli imputati continuano a credere nell’indipendenza della magistratura: dal momento che non hanno commesso alcun crimine, hanno fiducia nella giustizia ". "Tali vergognosi tentativi di confondere la giustizia con la religione – prosegue l’avvocato - sono preoccupanti: il governo dovrebbe prendere provvedimenti severi contro gli ufficiali pubblici che usano il ricatto e compiono un abuso d'ufficio. Urge una apposita legislazione per punire tali atti, dato che è compito del governo proteggere e promuovere la libertà religiosa nel paese. Il governo pakistano è a conoscenza del problema delle conversioni forzate all'islam, che toccano soprattutto ragazze cristiane e indù, è dunque responsabilità del governo fermare tali pratiche che violano la libertà di coscienza". Le minoranze religiose in Pakistan da anni chiedono un provvedimento che vieti la conversione forzata. Recentemente il Parlamento della provincia del Sindh, nel Pakistan meridionale, ha approvato una legge in merito ma, a causa delle proteste e delle obiezioni dei gruppi islamici, il governatore di Sindh non ha firmato il disegno di legge.

AFRICA/MOZAMBICO - Mamme e bambini, le categorie più colpite dalla malaria a Cabo Delgado

Cabo Delgado - In Mozambico, nella provincia di Cabo Delgado, la zona a nord del paese che si affaccia sul mare, la malaria ha un tasso di incidenza tra i più elevati del paese: il 44% secondo i dati dell’ultimo “Inquerito de Saude”. Tra le cause un sistema sanitario piuttosto precario, le distanze dai centri di assistenza medica, la scarsa conoscenza della malattia e di come poter evitare il contagio. Con l’obiettivo di ridurre la mortalità per malaria rafforzando i servizi sanitari, l’organizzazione Medici con l’Africa Cuamm ha avviato il progetto “Lotta alla Malaria a Cabo Delgado in partenariato con le comunità locali e le strutture sanitarie”. Secondo la nota inviata a Fides, l’intervento si svolge nei distretti rurali di Balama e Montepuez, scelti perché sono quelli con il più alto numero di casi di malaria registrati nel 2015, circa il 24.9% del totale dei casi registrati nel distretto. Inoltre, in queste zone si concentra quasi un terzo della popolazione totale della provincia. Nell’intervento sono coinvolte 8 unità sanitarie, 4 per ciascun distretto, individuate come punti di riferimento nella zona per la popolazione che ha bisogno di sostegno e strutture adeguate rispetto alla distanza dal principale ospedale di riferimento. I primi beneficiari del progetto sono mamme e bambini, le categorie più colpite da malaria e quelle che incontrano le maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi di salute primaria e controllo. La malaria rappresenta infatti motivo di accesso del 16% dei pazienti che si presentano alle visite in ambulatorio e, di questi, il 52% sono bambini sotto i 5 anni. Con questo progetto il Cuamm si impegna a ridurre la mortalità per malaria supportando le comunità locali e le strutture sanitarie con la promozione dei servizi sanitari essenziali e di base come le cure antenatali, la profilassi antimalarica per le donne incinte, il miglioramento dell’identificazione e riferimento dei casi di malaria. Il progetto contribuirà inoltre a migliorare la qualità dei servizi per la prevenzione e la cura della malaria, attraverso la formazione del personale sanitario sul riconoscimento dei sintomi e la gestione dello stato febbrile, utilizzando protocolli standardizzati e linee guida in linea con le politiche nazionali di lotta alla malaria.

AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: “una chiamata urgente a prendere coscienza e agire pacificamente, ma con decisione”

Caracas – Dopo gli ultimi eventi accaduti in Venezuela, dove la Corte suprema ha votato per esautorare da ogni funzione il Parlamento, a grande maggioranza in mano all'opposizione, provocando proteste nazionali e internazionali , la Conferenza Episcopale Venezuelana ha pubblicato un comunicato, pervenuto a Fides, in cui esprime la sua posizione: "Si tratta di una nuova crisi nazionale estremamente grave, che danneggia la democrazia e la convivenza dei venezuelani. C'è una distorsione nell'esercizio del potere in Venezuela...L'eliminazione dell'Assemblea nazionale, soppiantandola con una rappresentanza del potere giudiziario ed esecutivo, è una assoluta ignoranza del fatto che la sovranità risiede nel popolo".La CEV avverte su ciò che potrebbe accadere: "Questo apre la porta all'arbitrio, alla corruzione e alla persecuzione, è un burrone verso la dittatura, e, come sempre, sono i più deboli e i più poveri della società i più colpiti...Questa distorsione è moralmente inaccettabile".Il duro testo dei Vescovi sottolinea il dovere delle istituzioni civili: "Si tratta di una responsabilità ineludibile, perché dinanzi al male non si può rimanere semplici spettatori...Si tratta di una chiamata urgente a prendere coscienza e ad agire pacificamente, ma con decisione, contro l'attacco del potere...Dobbiamo difendere i nostri diritti e quelli degli altri".I Vescovi concludono: "E' il momento di chiedersi molto seriamente e responsabilmente se non siano validi e opportuni, ad esempio, la disobbedienza civile e le manifestazioni pacifiche".In queste ore la tensione cresce in tutto il paese. L’opposizione ha parlato di un “colpo di stato in piena regola”, chiamando i cittadini a scendere in piazza oggi, sabato 1 aprile, e ha lanciato un appello alle forze armate perché appoggino il parlamento. Ieri un gruppo di deputati dell’opposizione e di manifestanti sono stati aggrediti da alcuni militari della Guardia Nazionale mentre tentavano di avvicinarsi alla sede del Tribunale della Corte Suprema. Secondo le ultime notizie di agenzia il Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha chiesto alla Corte Suprema di rivedere la sua decisione di revocare i poteri del Parlamento. Link correlati :Testo completo del comunicato della CEV:

EUROPA/ITALIA - Una “rivoluzione” a sostegno dei più piccoli: la legge che protegge i minori non accompagnati

Roma – "In Italia viene riconosciuto un diritto: quello dei bambini ad essere bambini, a prescindere dalla loro provenienza. Arriva in ritardo ma l'importante è che quei piccoli, da oggi, sono maggiormente tutelati”. Lo ha detto, in una nota inviata all’Agenzia Fides, suor Neusa de Fatima Mariano, Superiora generale della Congregazione delle suore missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, che sin dalla sua fondazione si occupano di migranti e anche di minori. Il 29 marzo la Camera dei deputati ha approvato una legge che garantisce maggiore protezione ai minori non accompagnati che arrivano in Italia. Si tratta della prima legge in Europa a occuparsi di aspetti fondamentali della vita delle persone minorenni che arrivano in Italia, parificandole di fatto ai minori con cittadinanza europea. “E' bello che una nazione decida di fare questa 'rivoluzione' a sostegno dei più piccoli – commenta suor Neusa –. Sono oltre 25mila i minori che, senza genitori, sono arrivati in Italia lo scorso anno. Si tratta di un dato che deve far riflettere: le famiglie di origine preferiscono spendere tutti i loro risparmi per salvare il loro futuro e fare in modo che quegli stessi figli possano partire, dando loro un frammento di speranza in più. Nelle nostre comunità sono diversi i minori che ci chiedono aiuto per i quali dobbiamo tendere una mano e dare loro un sostegno davvero speciale. Oltre ad essere soli, infatti, portano nei loro occhi il dolore di essere diventati adulti troppo presto”.

ASIA/INDIA - I pescatori del Kerala, devoti a san Giuseppe

Cochin - San Giuseppe non era un pescatore, ma la sua figura è venerata dai pescatori del Kerala, stato del Sud dell'India dove la pesca rappresenta una buona fetta dell'economia locale. Il santo è un riferimento per i pescatori che "cercano la sua intercessione, lo invocano come un santo che dispensa miracoli ed è sempre pronto ad aiutarli nelle necessità", spiega a Fides p. Antony Thachara, parroco a Cochin. “Nei momenti difficili le famiglie hanno sempre condiviso il cibo, in segno di amicizia e solidarietà e hanno invocato san Giuseppe, ricevendo grandi grazie", aggiunge.La comunità tramanda quanto accadde nel 1905: una grande calamità naturale colpì Kannamaly e altre parti della fascia costiera del Kerala. La distruzione fu senza limiti: molti pescatori morirono, le barche furono distrutte, i guadagni di una vita scomparsi. E anche tutti gli impianti di acqua potabile furono distrutti. Scoppiò una epidemia di colera e molte altre furono le vittime della malattia. Il parroco p. Joseph Suarez aveva difficoltà a seppellire i morti. La gente era disperata.La notizia che Kannamaly era colpita dal colera si diffuse in tutto il mondo e, per paura di far estendere l’epidemia, la gente di Kannamaly fu confinata nel territorio. Senza medicine e senza cibo. La notte dell'11 marzo 1905, p. Joseph Suarez aggrappato al crocifisso che aveva nella sua stanza, cominciò a piangere. Si svegliò la mattina presto, dopo un sogno. Le persone erano già in chiesa per la Messa domenicale. Si attendeva il destino: la morte per colera o per fame. Il parroco disse ai fedeli: "Dopo la Messa, mangeremo il cibo in onore di San Giuseppe. Egli è l'ultima risorsa cui possiamo rivolgerci”. Benedisse il cibo e i fedeli mangiarono. Tornati nelle loro case, molti si accorsero che tutti i malati di colera iniziavano sorprendentemente a riprendersi. Tutta Kannamaly raggiunse la chiesa per ringraziare san Giuseppe per la sua intercessione e il patrocinio. Il colera a Kannamaly cessò e la popolazione fu salva. Da quell'anno in poi, per celebrare l'evento miracoloso, nella festa del santo, il 19 marzo, si vive una grande celebrazione in onore del Santo, con un pasto condiviso da migliaia di persone. “L'enorme flusso di pellegrini esprime la fede forte e la fiducia nella Provvidenza di Dio, per intercessione di San Giuseppe”, racconta a Fides p. Aidrin D’Souza, sacerdote locale del santuario di Kannamaly, fondato nel 1873. Nella celebrazione di quest'anno mons. Joseph Kariyil, vescovo latino di Cochin, ha celebrato una messa davanti a un'assemblea di 250mila pellegrini, giunti da tutto lo stato del Kerala, per chiedere una speciale intercessione e la benedizione di san Giuseppe per il loro lavoro di pescatori e per la loro vita. Poi hanno consumato un pasto in ricordo del miracolo del santo

AFRICA/SUDAFRICA - Giustizia e Pace: “il licenziamento del Ministro delle Finanze danneggia l’economia e i poveri”

Johannesburg - I continui rimaneggiamenti dei vertici del Ministero delle Finanze gettano il Paese nel caos e nell’incertezza e “non sono nell’interesse dell’economia e dei poveri”. Lo afferma Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberly e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” della South African Catholic Bishop’s Conference , in una dichiarazione giunta all’Agenzia Fides.Il licenziamento da parte del Presidente Jacob Zuma del Ministro delle Finanze, Pravin Gordhan, sta suscitando forti critiche da parte dell’opposizione e in seno alla stessa maggioranza di governo. Il Vice Presidente Cyril Ramaphose ha definito “inaccettabile” il licenziamento di Gordhan.Gordhan, considerato una persona onesta e competente, ha accusato il Presidente Zuma di essere colluso con la potente famiglia di imprenditori di origine indiana, Gupta . Anche il suo predecessore, Nhlanha Nene, era stato licenziato da Zuma in un contesto simile .“Dalle dimissioni del signor Nene da Ministro delle Finanze, si è creata la forte impressione che i rimpasti di gabinetto effettuati dal Presidente sono stati fatti nell’interesse della sopravvivenza politica del Capo dello Stato e della sua rete di clientele, e non nell’interesse migliore della nazione. L’ultimo rimpasto non è stato capace di dissipare quest’impressione” scrive Mons. Gabuza. Zuma ha nominato come nuovo Ministro delle Finanze Malusi Gigaba. “Aspettiamo di vedere l’operato del nuovo Ministro nel difendere i principi di una governance pulita e della disciplina fiscale, specialmente nel proteggere il Tesoro dall’indebita influenza delle compagnie commerciali” afferma Mons. Gabuza. Di fronte agli scandali sulla gestione delle finanze pubbliche, Giustizia e Pace chiede al Presidente di istituire una commissione d’inchiesta sulle ingerenze delle società commerciali nella nomina dei Ministri. “L’inchiesta- conclude- deve coprire tutte le società, e non solo la presunta indebita interferenza della famiglia Gupta”.

AFRICA/SENEGAL - Il Paese dei bambini “accattoni”

Dakar - In Senegal ci sono circa 50 mila bambini che chiedono l’elemosina per le strade. Arrivano da villaggi interni o da Paesi vicini come Gambia, Mali e Guinea Bissau. Per la maggior parte sono i Talibè, bambini tra i 3 e i 15 anni inviati dai loro genitori presso le Daara, scuole coraniche, dirette da maestri che vengono chiamati Marabut, per apprendere il Corano e i precetti dell’Islam. Solo a Saint Louis i Talibè sono 15 mila, di questi circa 10 mila sono costretti a mendicare ogni giorno. Molti tentano di scappare dai malfattori, che spesso li incatenano per fermarli. Dal 2005, in Senegal, esiste una legge che proibisce l’accattonaggio ma non viene messa in pratica. Il Governo senegalese, in diverse occasioni, ha annunciato l'adozione di misure forti per porre fine all’accattonaggio. Tuttavia la società locale sta cominciando a prendedere coscienza di questo dramma e a reagire: esistono diverse piattaforme che denunciano il fenomeno dei bambini mendicanti e la violenza contro di loro, favorendo un cambiamento di mentalità a tutti i livelli.

AMERICA/VENEZUELA - “Migliorare la situazione di tragedia con il dialogo”: p. Sosa sulla crisi che vive il paese

Caracas – Il sacerdote gesuita venezuelano Arturo Sosa, primo latino-americano ad essere eletto superiore generale della Compagnia di Gesù , questa settimana ha visitato i suoi confratelli in Perù, dove è stato intervistato da "El Comercio". Alla domanda sulla situazione che vive il Venezuela, suo paese natale, ha così risposto: "Ho conosciuto i difetti e le potenzialità sia del governo che dell'opposizione. Non basta dire che non stanno facendo bene, ma che si può fare meglio, e ambedue possono fare meglio. Lo scopo deve essere quello di migliorare la situazione di tragedia, e questo sarà possibile solo attraverso il dialogo. Questo tocca alla politica, e ciò sostituisce la guerra. Inoltre è anche necessario negoziare, perché ognuno deve rinunciare a qualcosa".Ieri la Corte suprema ha votato per esautorare da ogni funzione il Parlamento, che dalle elezioni del 6 dicembre 2015 è a grande maggioranza in mano all'opposizione. In questo modo Maduro assume i pieni poteri senza più alcun controllo parlamentare. Ciò accade mentre l'OEA è riunita a Washington proprio per discutere la situazione venezuelana: una ventina di paesi insieme al Segretario dell'Osa, Luis Almagro, hanno accusato il Presidente venezuelano di comportamento antidemocratico e chiedono la sospensione del Venezuela dall'organizzazione.La notizia ha scatenato una serie di espressioni di solidarietà dei paesi latinoamericani verso il popolo venezuelano, con l'opposizione e contro il governo di Maduro. La cancelliera, Delcy Rodríguez, ieri sera ha definito "di aggressione" le dichiarazioni del Perù dopo aver ritirato l'ambasciatore. Costa Rica, Bolivia e altri paesi sudamericani stanno esaminando la proposta di ritirare i loro rappresentanti diplomatici dal Venezuela.

ASIA/PAKISTAN - Ucciso in un agguato un avvocato della comunità Ahmadiyya

Lahore - Un noto avvocato e difensore dei diritti umani, Malik Saleem Latif, che operava professionalmente a Nankana Sahib, in Punjab, è stato ucciso ieri, 30 marzo, in un agguato con colpi di arma da fuoco, mentre era in sella a una motocicletta guidata da suo figlio, a pochi metri dalla loro casa. I due si stavano recando al tribunale distrettuale di Nankana Sahib per lavoro. L'avvocato era un leader della comunità Ahmadiyya, minoranza religiosa musulmana che in Pakistan è perseguitata. Il figlio è stato ferito ma ha riportato lesioni non gravi e non è in pericolo di vita. L'attacco è stato rivendicato dal gruppo terrorista Lashkar-e-Jhangvi al-Alami che in comunicato ha reso noto che Latif è stato ucciso “per la diffusione di credenze ahmadi nella regione”. La polizia di Nankana ha detto di aver arrestato un sospetto di nome Rashid. Gli stessi membri di questo gruppo islamico hanno più volte minacciato di morte l'avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, scampato a un simile attentato mesi fa mentre tornava a casa con la sua famiglia da Lahore a Bhai Pheru. Come leader della comunità Ahmadiyya a Nankana Sahib, Latif era nel mirino di numerosi gruppi militanti. E' il primo attacco mirato verso un importante membro della comunità Ahmadiyya nel 2017. Un rapporto sulla persecuzione affrontata dagli Ahmadi, appena pubblicato, rende noto che sei musulmani ahmadi sono stati uccisi per la loro fede lo scorso anno. Gli ahmadi sono considerati “non musulmani” ed “eretici” e il Consiglio dell’Unione degli Ulema del Pakistan ha emesso diversi pronunciamenti contro di loro. Saleemuddin, portavoce della comunità, nota che il governo non è riuscito ad attuare il piano d'azione nazionale per fermare quanti "incitano all'odio contro Ahmadi. Ben 700 articoli che fomentano la violenza sono stati pubblicati in quotidiani nazionali l'anno scorso".A dicembre scorso la moschea Ahmadiya a Dolmial, nel distretto di Chakwal , è stata attaccata da una folla di circa mille persone, musulmani sunniti armati di pietre che sono penetrati nel luogo di culto, abusando dei fedeli presenti. La Ahmadiya è un movimento religioso di matrice islamica, nato nel subcontinente indiano e diffuso a livello internazionale in oltre 200 paesi. Il fondatore, Mirza Ghulam Ahmad , nel 1889 si presentò come rinnovatore e riformatore della religione islamica. La missione precipua del nuovo profeta era quella di far rivivere il messaggio pacifico dell’islam. Per le correnti maggioritarie dell'islam si tratta, invece, di una minoranza "eretica" e dunque violentemente avversata.

AMERICA/MESSICO - Liberato il sacerdote rapito a Tamaulipas

Tamaulipas – "Padre Oscar Lopez Navarro, 40 anni, è stato liberato nella giornata di giovedì 30 marzo" ha comunicarlo lo stesso vescovo della diocesi di Tampico a Tamaulipas, Sua Ecc. Mons. José Luis Dibildox Martinez. Ha informato la stampa locale che sebbene non sia riuscito a parlare direttamente con il sacerdote perché questi era esausto e riposava dopo la brutta esperienza, tuttavia ha saputo che sta bene.Riguardo al rilascio, il Vescovo, secondo le informazioni giunte a Fides, ha detto: "Non si tratta della quantità di denaro ma, ritengo, delle preghiere di tante persone, della pressione esercitata dai media ed anche dell'interesse delle autorità per risolvere questa situazione". Ed ha ribadito: "Ciò che importa è che sta bene".Secondo una radio locale, i rapitori avevano contattato i sacerdoti della comunità "Misioneros de Cristo Mediador", che guidano la parrocchia San José Obrero di Altamira, dove lavora padre Lopez Navarro per chiedere una cifra molto elevata come riscatto. I sacerdoti hanno dichiarato che era impossibile riuscire a raccogliere tale cifra e di non aver fatto la denuncia alla polizia per timore di mettere in pericolo la vita del sacerdote rapito.

ASIA/MYANMAR - Inchiesta Onu sulla condizione dei Rohingya: Ong e Chiesa approvano

Yangon – La Chiesa cattolica in Myanmar, le organizzazioni della società civile, diverse Ong internazionali hanno espresso piena approvazione per la decisione dell’Onu di istituire una inchiesta ufficiale e una missione per indagare sulle violazioni dei diritti umani contro i musulmani Rohingya nello Stato birmano di Rakhine. Il provvedimento è stato ufficializzato dal Consiglio Onu dei diritti umani, che ha promosso una “missione d'inchiesta internazionale indipendente” per “accertare la piena responsabilità e garantire giustizia per le vittime” delle violazioni dei diritti umani in Rakhine. Contestualmente, si prolunga di un anno il mandato del Relatore speciale Onu sulla situazione dei diritti umani in Myanmar. Il governo della Birmania si è pubblicamente dissociato dalla risoluzione Onu.In una nota inviata a Fides, l’Ong di ispirazione cristiana “Christian Solidarity Worldwide” osserva: “La risoluzione del Consiglio Onu per i diritti umani invia un messaggio importante al popolo della Birmania: la comunità internazionale si impegna ad affrontare la straziante situazione nel paese, in particolare nello stato Rakhine. Siamo spiacenti per il fatto che il governo birmano si sia dissociato da questa risoluzione e lo esortiamo a collaborare pienamente con la missione per accertare i fatti, garantendo accesso completo e senza restrizioni agli inviati Onu, in particolare nello stato di Rakhine, ma anche negli stati Kachin e Shan. Vi sono, infatti, notizie di gravi violazioni dei diritti umani anche nel Nord della nazione”. CSW chiede anche all'esercito birmano di cessare immediatamente l’offensiva militare in Rakhine per consentire l'accesso immediato degli aiuti umanitari agli sfollati.La condizione della popolazione dei musulmani Rohingya si è rapidamente deteriorata a partire dall'ottobre 2016. Il 9 ottobre 2016, nove agenti di polizia sono morti in un attacco contro due posti della guardia di frontiera in Rakhine, al confine tra Birmania e Bangladesh. L'esercito birmano ha bollato l’accaduto come “atto di terrorismo”, scatenando una vasta offensiva militare contro i civili, che ha generato una grave crisi umanitaria e un flusso di sfollati. I militari sono accusati di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani contro i Rohingya, incendiando case, compiendo esecuzioni senza processo, torture e stupri di massa. Nel febbraio scorso, sulla base dei risultati di una missione in Myanmar, l'Alto Commissariato Onu per i diritti umani ha pubblicato un ampio “Flash Report” sulle violazioni dei diritti umani nello stato di Rakhine, parlando di una “politica orchestrata da un gruppo etnico o religioso per terrorizzare la popolazione civile di un altro gruppo etnico o religioso” e cacciarla da un dato territorio. Secondo il rapporto, a partire dal 9 ottobre sono circa 90.000 gli sfollati Rohingya, interni o transfrontalieri.

AFRICA/GHANA - “Il Santo Padre vede il Ghana come un esempio di democrazia per i suoi vicini” dice il Nunzio

Accra - “Le relazioni tra la Santa Sede e il Ghana sono eccellenti e ci sono stati sviluppi positivi nel corso degli anni” afferma Sua Ecc. Mons. Jean-Marie Speich, Nunzio Apostolico in Ghana, in un colloquio con il corrispondente locale ad Accra di Fides, in occasione dei 40 anni dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Ghana .“Il Santo Padre vede il Ghana come un Paese in grado di aiutare gli Stati vicini a crescere nella democrazia. Il Santo Padre ha il Ghana nel suo cuore e prega perché il Paese cresca in pace, nella democrazia e nella prosperità, in modo da portare beneficio ai suoi abitanti, e perché ci sia una lotta alla corruzione, che uccide l’economia” ha assicurato il Nunzio.Nel descrivere il contributo della Chiesa cattolica alla promozione umana del Paese, Mons. Speich ha ricordato: “è vero che promuoviamo centinaia di progetti, ogni tipo di servizio sociale in tutto il Paese. È vero che gestiamo più di 4.600 scuole elementari e secondarie, collegi e università, nei quali solo il 25% degli studenti sono cattolici. Accogliamo tutti. È vero che la Chiesa cattolica detiene il 27% delle strutture sanitarie del Ghana, tra cliniche, ospedali e dispensari. Posso presentare tante altre realtà, ma dare statistiche e numeri è inutile e non molto cattolico. Dobbiamo rendere conto solo a Dio. Il contributo della Chiesa cattolica in Ghana non può essere ridotto a dei numeri, perché abbiamo a che fare con delle persone, con la loro magnifica dignità, qualsiasi sia la loro origine, tribù e religione. Una persona umana è l’essere più nobile sulla terra. Crediamo che venga da Dio e che a Lui ritorni, per questa ragione vogliamo servire Dio attraverso l’essere umano nel modo migliore possibile”.Il Nunzio conclude sottolineando “il fantastico lavoro fatto dalla Chiesa cattolica come membro della Ghana Conference of Religions for Peace e del National Peace Council. Cito come unico esempio il lavoro meraviglioso ed esemplare effettuato nella regione del Volta: la riconciliazione, qualche tempo fa, delle comunità Nyonka e Alavanyo nell’Upper East, e dei Kukumbas con i Namumbas. Mi congratulo per l’iniziativa del Satellite Peace-Building Center di Tamale, e per il Centre for Conflict Transformation and Peace Studies di Damongo. Chiedo alle altre ambasciate di sostenere queste iniziative”.

AMERICA/EL SALVADOR - Approvata la legge, sostenuta dalla Chiesa, che vieta l’estrazione dei metalli

San Salvador – Il Congresso di El Salvador ha approvato ieri, 29 marzo, una legge che vieta l'estrazione dei metalli nel paese. Il divieto è stato approvato con i voti di 69 degli 84 deputati del Congresso unicamerale, che ha approvato la proposta partita e sostenuta dalla Chiesa cattolica, dalla Caritas di El Salvador e dalla Universidad Centroamericana José Simeón Cañas .Secondo le notizie pervenute a Fides, la legge mira a vietare l’estrazione dei metalli dal suolo e dal sottosuolo del territorio salvadoregno. Il divieto comprende esplorazione, estrazione e lavorazione, sia a cielo aperto o sotterraneo. Divieto anche per l'uso di sostanze chimiche tossiche, come il cianuro, mercurio e altre, e qualsiasi procedimento di estrazione dei metalli.Nell’ottobre 2016 il governo salvadoregno ha vinto una causa legale intentata dalla società Oceana Gold , che lo aveva citato in giudizio per aver negato i permessi d'estrazione mineraria. L'Arcivescovo di San Salvador, Sua Ecc. Mons. José Luis Escobar Alas, aveva detto durante una conferenza stampa: "La legge mineraria che abbiamo è estremamente obsoleta e ci mette in grave pericolo, fa diventare vulnerabile la nazione"..A sostegno del disegno di legge ora approvato, sono state raccolte più di 30.000 firme, che sono state consegnate ai deputati il 9 marzo dallo stesso Arcivescovo Escobar Alas.

AMERICA/PERU’ - Oltre 2 milioni di bambini non possono andare a scuola per i danni delle alluvioni

Lima - Le intense piogge delle ultime settimane hanno provocato pesanti inondazioni in Perù, causando seri danni materiali oltre alla morte di 90 persone . Come in tutti i disastri naturali, i bambini sono quelli che subiscono le principali conseguenze. Si calcola che siano 285 mila i piccoli colpiti da questa calamità. I bisogni umanitari sono enormi. Circa 29 mila case sono crollate, lasciando almeno 120 mila persone senza abitazione. La maggior parte delle zone colpite sono rimaste prive di acqua potabile, aumentando in maniera esponenziale il rischio di trasmissione di malattie. Un'altra grande preoccupazione sono gli oltre 2 milioni di bambini che attualmente non possono andare a scuola perché le loro scuole sono chiuse per i danni che hanno subito.

ASIA/PAKISTAN - Piantare ulivi nelle madrase e rompere insieme il digiuno: le iniziative islamo-cristiane

Lahore - “Il nostro obiettivo è incoraggiare e favorire la cultura della pace, la comprensione e l'armonia tra le religioni in Pakistan, specialmente tra musulmani e cristiani”: così. p. Francis Nadeem OFM Cap, Segretario esecutivo della Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo, nella Conferenza Episcopale del Pakistan, esprime all’Agenzia Fides lo spirito che anima l’operato della comunità cattolica, all’indomani di due iniziative promosse dalla Commissione: un incontro con diversi leader musulmani, in cui cristiani e musulmani hanno condiviso l’iftar, il rito di rottura del digiuno islamico il mese sacro del Ramadan; la piantumazione di alcuni alberi di olivo nel comprensorio islamico del Markiz Bilal, a Lahore, guidato dall’imam Shafat Rasool Nuri, che include una moschea e una madrasa.P. Nadeeem racconta a Fides che tali gesti sono simbolici e importanti per diffondere una cultura del dialogo e della pace: “L’ulivo ricopre un significato importante sia nella religione islamica che in quella cristiana ed è citato nei rispettivi libri sacri. Il gesto di piantare questi alberi intende creare una buona atmosfera tra le religioni. Gli ulivi cresceranno e ricorderanno agli studenti che qui vivono e crescono nella fede, ma anche a tutti i fedeli e ai pellegrini che passeranno, il valore della pace, dell’accoglienza, della tolleranza, dell’armonia nella società”.Shafat Rasool Nuri, che guida la comunità islamica sufi del complesso islamico Markiz Bilal , ha accolto la delegazione dei leader con grande benevolenza, affermando: “Vogliamo portare a tutto il mondo questo messaggio: siamo chiamati a lavorare insieme e a scoprire i punti in comune, guardando a quello che ci unisce. E’ utile conoscere e apprezzare le differenze, con lo scopo di comprendersi a fondo l'un l'altro, in pienezza, rispettarsi e amarsi”.Alla fine dell’incontro altri leader musulmani presenti hanno espresso il desiderio di compiere il medesimo gesto nelle madrase da loro guidate. P. Inayat Bernard, Rettore al seminario Santa Maria di Lahore, ha ricordato che il digiuno cristiano è sempre accompagnato dall'elemosina e dalla preghiera e, a conclusione dell’incontro, p.Francis Nadeem ha ringraziato Shafat Rasool e gli altri leader religiosi musulmani riuniti, ribadendo lo spirito della Commissione per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo: lavorare senza sosta per edificare in Pakistan l’armonia tra persone di tutte le religioni.

EUROPA/SPAGNA - “Un giocattolo, una illusione”: iniziativa solidale per i bambini di Africa, Asia e America Latina

Madrid - La campagna “Un giocattolo, una illusione” sarà impegnata ad inviare, nei prossimi mesi, 350 mila giocattoli nuovi ai bambini di Africa, Asia e America Latina, oltre a giochi e materiale didattico in istituti scolastici, centri per l’infanzia e ospedali in un totale di 13 Paesi. A diffondere l’iniziativa sono state Radio Nacional de España e la Fundación Crecer Jugando, organizzatrici dell’evento basato sul concetto #DevuelveEl31, in riferimento all’articolo 31 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino. Grazie alla collaborazione con ong e istituti impegnati in diversi progetti di cooperazione per l’infanzia, i bambini di El Salvador, Nicaragua, Perù, Ecuador, Guatemala, Paraguay, Panama, Honduras, Algeria, Benin, Marocco, Burkina Faso e Giordania riceveranno i giocattoli. La campagna provvederà ad inviare strumenti musicali, costumi, giochi di costruzione, camion, bambole e palloni, a ognuno dei Paesi citati e consegnerà giochi che favoriscano le attività comunitarie. Dalla sua istituzione nel 2000, e secondo i dati della XVII edizione, l’iniziativa solidale ha consegnato circa 6.500.000 giocattoli.

AMERICA/MESSICO - Rapito un sacerdote, chiesto un elevato riscatto

Tamaulipas – Il Vescovo di Tampico, Sua Ecc. Mons. José Luis Dibildox Martinez, ha denunciato ieri, 29 marzo, il rapimento del sacerdote Oscar Lopez Navarro di 40 anni.Secondo le dichiarazioni del Vescovo alla stampa, martedì sera, 28 marzo, il sacerdote che svolge il suo ministero presso la parrocchia San José Obrero, di Altamira, è stato sequestrato all’entrata dell’abitazione dei sacerdoti. I criminali hanno già contattato altri sacerdoti della diocesi per trattare un alto riscatto.Secondo le informazioni pervenute a Fides, Mons. Dibildox ha riconosciuto che a Tamaulipas l'insicurezza è in aumento e ha raggiunto anche la Chiesa: "Purtroppo cresce molto la criminalità e molte persone hanno dovuto lasciare la città, trasferirsi in altri luoghi. Fino ad oggi avevano rispettato la Chiesa, ma come si vede, nemmeno i sacerdoti sono più rispettati, proprio loro che stanno dando la vita per il bene, per le persone" ha detto il Vescovo.Solo pochi giorni fa, il 26 marzo, è stato ucciso il sacerdote Felipe Carrillo Altamirano in una aggressione per probabile motivo di furto, appartenente alla Prelatura di Nayar, Nayarit .

ASIA/CINA - Un cammino quaresimale all’insegna del dialogo interreligioso e della spiritualità

Zheng Zhou – Un monaco buddista cinese condivide la sua esperienza di pellegrino in India e la sua grande devozione personale per Santa Teresa di Calcutta, e distribuisce ai giovani cattolici cinesi la medaglia della Santa, benedetta nel giorno della sua canonizzazione in piazza San Pietro: è successo durante l’incontro interreligioso nella parrocchia del Sacro Cuore della diocesi di Zheng Zhou, nella provincia di He Nan. L’iniziativa fa parte del cammino quaresimale della parrocchia, contraddistinto dal dialogo interreligioso nell’Anno parrocchiale della spiritualità. Secondo le informazioni pervenute a Fides, la sera del 25 marzo il gruppo giovanile della parrocchia ha ospitato il monaco Kuan Yan e i suoi discepoli per uno “scambio spirituale, un incontro del cuore, il consolidamento dell’amicizia, perché i giovani possano migliorarsi e crescere spiritualmente” come ha spiegato il parroco, don Liu Jiang Dong.Con grande emozione, il monaco ha descritto il suo pellegrinaggio in India e “l’ammirazione per la Santa che ha dedicato tutto ai poveri”. Secondo il monaco “tutte le religioni insegnano il bene, mettono al centro la persona, predicano la carità, la misericordia e la filantropia. Sia i monaci buddisti che i sacerdoti cattolici hanno affidato la vita e il futuro ai giovani, auspicando per loro una vita spirituale solida, contrassegnata dalla preghiera e dalle opere caritative, perchè gli altri possano conoscere la religione”.La parrocchia del Sacro Cuore è una comunità molto attiva, con iniziative per i giovani , il catechismo, l’evangelizzazione, il servizio sociale , le opere caritative . Il 2017 è stato indetto “Anno della Spiritualità” invitando tutti ad “aprire il cuore alla Chiesa” e la seconda domenica di Quaresima è stata dedicata in particolare ai giovani. Come ha sottolineato il parroco “vogliamo vivere in concreto una vita comunitaria armoniosa, eliminando tutti gli ostacoli. Insieme vogliamo metterci al servizio della comunità, della Chiesa e della società”.

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