Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/CENTRAFRICA - “Scuole e cantieri aperti sono la speranza per il futuro”: un missionario da Bangui

Bangui - “La situazione del paese è ancora precaria, soprattutto in alcune città. Tuttavia nella capitale, almeno negli ultimi due mesi, non ci sono stati scontri particolari” scrive all’Agenzia Fides p. Federico Trinchero, missionario carmelitano scalzo che opera nel convento Notre Dame du Mont Carmel di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dove sono ancora accolti 3.000 sfollati . “Non è stato così nei mesi precedenti, quando quella tregua, miracolosamente iniziata dopo la visita di Papa Francesco, è stata fortemente minacciata con ancora morti, troppi morti, per quello che ci era sembrato l’inizio della pace”.P. Federico porta l’esempio del quartiere del Km 5 di Bangui, che “resta ancora un’enclave da cui i musulmani escono molto raramente e per la quale i cristiani passano solo frettolosamente. Attorno a questa enclave si estende un grande anello disabitato, una sorta di terra di nessuno, dove i segni della guerra sono ben visibili. Qui, poco più di tre anni fa, cristiani e musulmani vivevano in pace. Ora, invece, ognuno sembra ostaggio dell’altro. Ci sono soltanto case sventrate o bruciate, tetti diroccati, erba alta, carcasse di macchine. Della parrocchia di Saint Michel restano soltanto le mura”. “Nel frattempo si è conclusa l’operazione Sangaris, dei militari francesi, con il grande merito di aver evitato una carneficina – a dicembre 2013 il rischio di un genocidio era più che reale – e di aver portato il Paese ad elezioni quasi perfette. Di fatto nessuno ha contestato il risultato o ha messo in discussione la legittimità del nuovo Presidente”. “Non è cosa da poco, considerando la situazione difficile nella quale il paese era precipitato e facendo un confronto con altre realtà africane” sottolinea p. Federico.“Ora il testimone è passato nelle mani dei 12.000 soldati dell’ONU che, purtroppo, sono spesso accusati di inerzia, se non addirittura di complicità con i ribelli ancora attivi al nord. Quindi non sono mancate le manifestazioni di protesta per chiedere la loro partenza e la costituzione di un vero esercito centrafricano . Personalmente, pur non essendo particolarmente competente in materia, ritengo che, se l’ONU non ci fosse, la situazione sarebbe peggiore e che un esercito nazionale efficiente e affidabile non si crea in tempi brevi” dice il missionario. “Ci vorrà quindi del tempo perché la situazione del Centrafrica si stabilizzi in modo duraturo: basta poco per iniziare una guerra, ma per conquistare la pace ci vuole tempo, pazienza e coraggio” conclude il missionario, che sottolinea come sono visibili, almeno nella città di Bangui, due importanti segnali di pace: la regolarità delle lezioni nelle scuole e l’apertura di diversi cantieri per la costruzione o la riparazione di edifici, strade e ponti. Decine di giovani, prima disoccupati, sono fortunatamente impegnati a studiare o a lavorare. Scuole e cantieri sottraggono masse di giovani che, prima e durante la guerra, erano il bacino di malcontento da cui le ribellioni reclutavano facilmente personale per destabilizzare il Paese.

AMERICA/COLOMBIA - Il Vescovo di Cucuta: “Fornire aiuti umanitari ai venezuelani in difficoltà”

Cucuta – Il Vescovo della diocesi colombiana di Cucuta, Sua Ecc. Mons. Víctor Manuel Ochoa Cadavid, ha esortato le autorità statali a fornire gli aiuti umanitari al popolo venezuelano, ricordando che il Venezuela affronta una grave crisi economica e per questo motivo molti venezuelani cercano di provvedere alle loro necessità di base in Colombia.Mons. Ochoa ha sottolineato: "Abbiamo celebrato l'Anno della misericordia e Dio chiama i suoi figli ad aiutare gli altri, a dare loro una mano, e la nostra regione deve aiutare i fratelli venezuelani".Nelle dichiarazioni fatte a Radio Caracol per il Natale, ha evidenziato che nella sua diocesi c'è il sostegno di tutte le chiese e in particolare quello della pastorale sociale, che porta avanti iniziative per contribuire alla soluzione dei "problemi sociali che interessano la città di Cúcuta e l'area metropolitana"."Vediamo ogni giorno aumentare il flusso di persone in condizioni orribili, e questo riguarda tutti noi. E' vero che è necessaria una soluzione democratica nel paese vicino , ma per ora ciò possiamo fare è fornire tutti gli aiuti umanitari a queste persone in difficoltà" ha concluso il Vescovo.Cúcuta, alla frontiera con il Venezuela, è una città della Colombia di 742.689 abitanti, capoluogo del dipartimento di Norte de Santander, nella parte nord-orientale del paese. In molte occasioni , i Vescovi di Cucuta e San Cristobal , rispettivamente Mons. Ochoa Cadavid e Mons. Moronta Rodríguez, hanno sollecitato le autorità competenti a risolvere in tempi brevi la crisi che colpisce i venezuelani.

AMERICA/BRASILE - Vivere con fede le vacanze significa anche lottare contro il lavoro minorile

Salvador de Bahía – L’Arcidiocesi di Salvador, attraverso la Pastorale del Turismo , ha lanciato il progetto “Verano con Fe” che prevede la realizzazione di diverse attività nelle varie chiese del Centro storico nei mesi di gennaio e febbraio 2017. Secondo padre Manoel Filho, coordinatore della Pastur, il progetto raggruppa iniziative nuove e già presenti nelle chiese. “Desideriamo promuovere nuove attività durante l’estate. L’obiettivo è che le comunità capiscano, specialmente nel centro storico e nel centro di pellegrinaggio, che l’estate è il periodo nel quale ci sono più turisti e che i turisti possono avere l’opportunità di qualche attività in più legata alla fede”, si legge in una nota dell’arcidiocesi pervenuta a Fides. La programmazione delle attività ruoterà intorno alle grandi feste patronali di questi due mesi. Il Ministero del Lavoro ha ricordato che il progetto dell'Arcidiocesi sarà un valido aiuto anche nella lotta contro il lavoro minorile. “La Chiesa sa come fare divulgazione, rendere consapevole la società e le persone che frequentano la Chiesa, sui mali del lavoro infantile”.

ASIA/TURCHIA - Il Patriarca ecumenico Bartolomeo: il 2017 sia l'anno della sacralità dell'infanzia

Istanbul – Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, Primus inter pares tra i Primati delle Chiese ortodosse, ha deciso di proclamare il 2017 come Anno della sacralità dell'infanzia. Lo riferisce lo stessa Patriarca, nel messaggio appena diffuso in occasione del Santo Natale 2016. La particolare sollecitudine verso l'infanzia espressa dal Patriarca ecumenico nel suo messaggio natalizio prende le mosse proprio dalla contemplazione del mistero della nascita di Gesù: “La festa del Verbo di Dio, che è diventato un neonato, Gesù bambino, che le autorità del mondo volevano eliminare, secondo l'evangelista Matteo” si legge nel messaggio patriarcale, pervenuto all'Agenzia Fides, “è per noi un promemoria e un invito ad avere cura dei bambini, a proteggere queste vittime vulnerabili e a rispettare la sacralità dell'infanzia”.I bambini e le bambine di oggi – rimarca il Patriarca – non sono solo vittime delle guerre e delle migrazioni forzate. Ma “sono minacciati anche nei Paesi economicamente sviluppati e politicamente stabili del mondo”, sia per la crisi del matrimonio e della famiglia, sia per tante forme di violenza fisica o spirituale. “L'anima di un bambino” scrive Bartolomeo “viene manipolata attraverso il consumo pesante dei media elettronici, in particolare la televisione e internet”. L'economia consumista “li trasforma fin dalla giovane età in consumatori, mentre la ricerca del piacere fa svanire rapidamente la loro innocenza”.Nella sua Lettera natalizia, il Patriarca ecumenico ripropone le frasi del Vangelo in cui si condensa l'amore e la predilezione di Gesù per i bambini: “La nostra santissima Chiesa” scrive Bartolomeo, “propone le parole di nostro Signore: 'Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli', e 'chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso'”. Tutto il mistero del Natale, secondo il Patriarca, è sintetizzato nelle parole del Kontakion festivo: "un nuovo bambino per noi è nato, Dio prima di tutti i tempi". Dio si rivela al mondo col "cuore puro e la semplicità di un bambino”. I bambini comprendono verità che sfuggono alle persone sapienti. Nel suo messaggio, il Patriarca cita anche il poeta greco Odisseas Elytis: "Si può costruire Gerusalemme solo coi bambini!".

AFRICA/EGITTO - La “Casa della Fatwa”: è ammirevole che i musulmani porgano gli auguri ai cristiani in occasione del Natale

Il Cairo - La “Casa della Fatwa”, organismo egiziano presieduto dal Gran Mufti d'Egitto e incaricato di diffondere pronunciamenti orientativi e sciogliere dubbi e controversie riguardo all'applicazione dei precetti coranici, in vista del prossimo Natale ha ribadito che un musulmano non deve avere nessuna esitazione a porgere le proprie felicitazioni a amici e conoscenti cristiani in occasione delle loro feste e solennità liturgiche, sottolineando che tale comportamento contribuisce ad alimentare la convivenza pacifica tra le diverse componenti della società. Il pronunciamento arriva dopo che, nei giorni scorsi, alcuni predicatori salafiti avevano reiterato il divieto per i musulmani di congratularsi con i cristiani in occasione del Natale. In particolare, il predicatore Abdul Hamid aveva emesso una fatwa per ribadire che le felicitazioni rivolte da un musulmano a un cristiano in occasione delle solennità liturgiche rappresentano un “grave peccato”, mentre lo sheikh Mahmud Lotfy aveva addirittura affermato che, per un musulmano, l'odio rivolto ai cristiani rappresenta una sorta di precetto religioso. Le dispute interne alla comunità musulmana sulla questione degli auguri di Natale rappresentano un riflesso delle iniziative messe in atto dalle istituzioni ufficiali dell'islam sunnita egiziano – a partire dall'Università di al Azhar – per contrastare la diffusione di dottrine estremiste e strumentalizzazioni del Corano in chiave jihadista. A questo proposito, già lo scorso anno , erano state avviate le campagne di monitoraggio nelle librerie e nelle biblioteche delle moschee di tutto l'Egitto, per ritirare dalla circolazione tutti i libri e i materiali di propaganda estremista che erano stati capillarmente diffusi soprattutto all'epoca del governo guidato dai Fratelli Musulmani. .

AFRICA/GUINEA - Nomina del Vescovo Ausiliare di Kankan

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 23 dicembre 2016, ha nominato Ausiliare della diocesi di Kankan il Rev.do Alexis Aly Tagbino, Docente ed Economo presso il Seminario Maggiore Interdiocesano nonché Cancelliere della diocesi di Kankan, assegnandogli la sede titolare vescovile di Cuicul.Il Rev.do Alexis Aly Tagbino è nato il 17 ottobre 1972 a Guéckédou, nella Diocesi di Kankan. Dopo la scuola primaria a Guéckédou, è entrato nel Seminario Minore Saint Jean XXIII di Kindia. Successivamente ha frequentato il Liceo 28 Settembre di Kindia. Dopo l’Anno Propedeutico, ha studiato la Filosofia e la Teologia nel Seminario Maggiore Saint Augustin di Bamako. È stato ordinato sacerdote il 2 marzo 2003.Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: 2003-2007: Vicario parrocchiale di Saint Pierre et Saint Paul a Bardou; 2007-2009: Vicario parrocchiale a Notre Dame du Rosaire a Guéckédou; 2009-2012: Licenza in Diritto Canonico alla Pontificia Università Urbaniana; dal 2012: Economo e Docente di Diritto Canonico presso il Seminario Maggiore Interdiocesano Benoȋt XVI di Conakry; al medesimo tempo, Cancelliere della Diocesi di Kankan.

AMERICA/URUGUAY - “Un Natale che scuota le coscienze”, l’augurio del Card. Sturla a tutti gli uruguayani

Montevideo – L’Arcivescovo di Montevideo, il Card. Fernando Sturla Berhouet, S.D.B. ha inviato un messaggio in occasione del Natale, non rivolgendosi solo ai cattolici ma a tutti gli uruguayani. Nel messaggio sollecita a prestare attenzione ai bambini poveri e ai problemi nella pubblica istruzione.Il Cardinale auspica che la celebrazione della nascita di Gesù venga a "scuotere la coscienza", a "scuotere l'indifferenza, per rispondere in un dialogo sincero tra credenti e non credenti, alle sfide che ci presenta la realtà del paese a cui vogliamo così bene". "Se l'Uruguay non affronta il problema della povertà infantile allora stiamo ipotecando presente e futuro; e se non affrontiamo i problemi della pubblica istruzione lasciando da parte gli interessi personali allora stiamo perdendo generazioni" ha scritto l’Arcivescovo di Montevideo."Sebbene il messaggio di Natale è religioso, va oltre i confini del strettamente religioso... Uno su cinque bambini uruguaiani nasce sotto il livello di povertà. Questa è una tragedia per il presente e per il futuro. Sono anni che si sente parlare di povertà infantile in Uruguay. ci sono diversi programmi statali che cercano di alleviare questa situazione. Questo è importante perché sappiamo che un bambino che non mangia bene nei primi anni di crescita, non sviluppa bene il cervello, così come la malnutrizione, che poi non si recupera", ha sottolineato.L’Arcivescovo di Montevideo conclude il suo messaggio parlando della Campagna "Natale con Gesù, dimostralo con una Balconera" . "All'inizio non sapevamo se prepararne 3 mila o 5 mila, ma dopo le richieste ne abbiamo fatte 28.000 e ancora la Campagna non è finita. Non ho paura della parola ‘marketing’ malgrado dal punto di vista ecclesiale suoni male, ma il vero senso è che c'è una buona novella da comunicare e la gente ce la chiede".La Campagna consiste nell’acquistare una "Balconera" ed esporla sul balcone o alle finestre delle case, per mostrare pubblicamente che uno celebra il Natale cristiano, dopo tanto tempo che è stato "messo in un angolo" come celebrazione religiosa, ed è diventato principalmente una festa laica e commerciale. "La realtà dell’Uruguay aveva spinto i cattolici a nascondersi, a rimanere in un angolo, ma il Vangelo è la comunicazione di una Buona Notizia. Un cristiano che non comunica questa notizia è un cattolico a metà" ha detto il Cardinale, che ha concluso commentando con piacere che perfino la casa del Presidente Tabaré Vasquez ha una Balconera esposta alla finestra.

ASIA/MYANMAR - Il card. Bo: “Natale, un messaggio di pace per il Myanmar”

Yangon - “In Myanmar dipende da ciascuno di noi trasmettere un senso sincero e autentico del Natale. Cristo è nato in una mangiatoia. Che messaggio porta a noi? Che ci sia pace sulla Terra. Cristo è il Principe della pace. Il bambino Gesù non è solo un Salvatore, Lui è Emmanuele, è Dio stesso che sceglie una famiglia povera come molte delle nostre famiglie”: lo afferma il card. Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, nel messaggio diffuso per il Natale a tutta la comunità cattolica birmana e inviato all’Agenzia Fides.Il card. Bo rimarca che il Natale è prima di tutto una festa della pace: “Il più grande messaggio che viene dagli Angeli nella notte di Natale è questo: Pace a tutti gli uomini di buona volontà. Questo per me è il messaggio centrale del Natale: pace a ciascuno di noi, la pace interiore, la pace nelle nostre famiglie, pace per la nostra nazione” “La pace è oggi sfuggente a causa della malvagità di un razzismo profondamente radicato nel nostro mondo. Non riusciremo mai a vedere la pace nello stato di Kachin e nello stato Rakhine, fino a quando non lasciamo che l'amore di Dio prevalga nella nostra vita. Per l'uomo, il razzismo è un problema spirituale. Dobbiamo a tutti i costi, evitare tale divisione” che tanto male ha fatto nell'ultimo secolo all'umanità, rileva il testo“Noi in Myanmar, un paese piccolo, siamo imbevuti di lacrime di guerra e di odio. In soli sessanta anni di storia abbiamo vissuto 22 guerre e ora tre guerre sono in corso. Negli ultimi sessant'anni, abbiamo sepolto migliaia di vite in queste guerre di odio reciproco, creando milioni di sfollati e rovinando i nostri giovani” si afferma. “In questo preciso momento, migliaia di sfollati non hanno casa come Gesù. Sono in campi profughi negli stati di Rakhine, Kachin, Shan, nei campi di confine. La storia del Natale si ripete. Una famiglia povera non ha posto dove andare e i bambini nascono nelle capanne. La Chiesa – ricorda il cardinale – ha sempre insistito: se vuoi la pace, lavora per la giustizia. La giustizia dovrebbe scorrere come un fiume per raggiungere la riva della pace. La vera pace è riconoscere che tutti i cittadini di questa nazione sono fratelli e sorelle. Siamo 135 tribù che devono essere uguali. Questa nazione ha abbastanza risorse per tutti i cittadini”. Per il Natale 2016 il card. Bo augura alla sua patria di sperimentare e vivere “lo shalom, che è molto di più che l'assenza di conflitto. Shalom è armonia, l'integrità, salvezza e benessere per tutto l'universo”. “Lavorare insieme per la pace è un obbligo morale. Ci auguriamo che il nuovo governo, l'esercito, i gruppi armati mettano la parola fine alla guerra. La pace porterà prosperità. Preghiamo e per la pace in Myanmar. Lasciate che lo Spirito Santo ispiri tutti i nostri leader” per restituire pace e speranza alla nazione.

AMERICA/HONDURAS - I Vescovi “vicini al dolore di bambini e adolescenti costretti ad emigrare”

Tegucigalpa – La Conferenza Episcopale dell'Honduras ha chiesto ai politici di avvicinarsi alla realtà del popolo honduregno e di offrire proposte per frenare la disuguaglianza, l'esclusione e la corruzione nel paese. Tale richiesta è uno dei punti messi in evidenza nella dichiarazione firmata ieri, dopo la riunione ordinaria della Conferenza Episcopale che si è conclusa a Tegucigalpa.I futuri candidati alle cariche elettive "dovrebbero avvicinarsi alla realtà del nostro popolo per analizzare, proporre e offrire alternative per superare la disuguaglianza e l'esclusione, e liberarci della corruzione" afferma la nota pervenuta a Fides.I Vescovi ricordano che il 2017 sarà un anno politico, perché il 12 marzo ci saranno le elezioni primarie, e quelle generali a novembre. "Felice anno politico a tutti voi . Buon anno se i cittadini si assumono la responsabilità del bene comune, di informare su proposte e progetti, per controllare ciò che si promette e non lasciarsi trasportare dalle offerte o dalle parole fuorvianti che possono sembrare magia" scrivono.Nella conclusione del comunicato i Vescovi dell'Honduras esprimono preoccupazione per "il dolore" che vivono molti honduregni, soprattutto i bambini, "costretti ad emigrare, esposti allo sfruttamento e alla violenza nel loro percorso, mal pagati quando arrivano a destinazione, e criminalizzati dall'arroganza di coloro che approfittano del loro sudore". Per questo sono impegnati a "rafforzare" la Pastorale della Mobilità Umana, perché ai bambini e agli adolescenti che emigrano "vulnerabili e senza voce", giunga "l'amore e la vicinanza di tutta la comunità".Secondo le cifre ufficiali, sono 10.468 i minori honduregni non accompagnati che sono riusciti ad attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti nel 2016. Questa cifra è il 93,5% in più rispetto ai 5.409 arrivati in questo paese nel 2015.

AFRICA/NIGERIA - Liberato il sacerdote rapito nel Delta

Abuja - È stato liberato p. Jude Onyebadi, parroco della chiesa di San Pietro e Paolo a Issele-Azagba, nella regione del Delta, nel sud della Nigeria, che era stato rapito il 16 dicembre . Il Card. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, in un’intervista a Radio Vaticana, ha confermato che nessun riscatto è stato pagato, ribadendo la posizione della Chiesa di non cedere ai ricatti dei sequestratori di sacerdoti e religiosi/e. Secondo il Cardinale, p. Onyebadi sta bene ed è in buona salute. Nel sud della Nigeria il fenomeno dei rapimenti di persone è in crescita negli ultimi anni e farne le spese sono stati anche diversi membri della Chiesa.

ASIA/PAKISTAN - Il censimento si farà nel 2017: per i cristiani è un’opportunità importante

Islamabad – I fedeli cristiani in Pakistan accolgono con favore la decisione di fissare il nuovo censimento della popolazione e offrono la loro piena collaborazione. Il Consiglio di interesse comune , organismo governativo, ha infatti deciso ufficialmente che il censimento avrà inizio in Pakistan il 15 marzo 2017, dopo una ordinanza della Corte Suprema che intimava al governo di procedere. Tutte e quattro le province pakistane collaboreranno alla realizzazione del censimento e si formerà una apposita commissione per monitorarne lo svolgimento.L'ultimo censimento in Pakistan risale al 1998, quando la popolazione era di 132 milioni e il processo si dovrebbe tenere ogni dieci anni. Ora si ritiene che la popolazione possa aver superato la soglia di 200 milioni, il che renderebbe il Pakistan il sesto paese più popolato del mondo. Il cristiano Nasir Saeed, direttore della Ong Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement , nota a Fides che “il censimento è un’opportunità importante per le minoranze religiose, in particolare per i cristiani, che da tempo auspicavano un nuovo conteggio ufficiale della popolazione. Ora i cristiani dovranno assicurare che i loro dati, soprattutto quelli relativi alla religione, siano corretti”. I Vescovi cattolici, nella loro recente assemblea, avevano toccato il tema del censimento, chiedendo al governo che venisse indetto al più presto, per aggiornare anche i dati relativi alle minoranze religiose. “Il censimento è importante per il buon governo dello Stato e per una migliore gestione dei servizi sociali e un'equa distribuzione delle risorse” hanno scritto i Vescovi in un comunicato inviato a Fides. Le comunità religiose desiderano conoscere con maggiore precisione l'entità della popolazione e dei loro fedeli, per poter fornire un servizio adeguato, a livello di culto e anche di opere caritative.

AMERICA/PARAGUAY - “Condividi il Natale con il prossimo”, 40 mila pacchi per le famiglie più bisognose

Asunciòn – Anche quest’anno, in occasione del Natale, la Pastorale Sociale e la fondazione Santa Librada di Asunciòn hanno promosso il progetto “Condividi il Natale con il prossimo” che prevede la consegna di 40 mila pacchi natalizi contenenti prodotti non deteriorabili, alle famiglie in condizioni di povertà estrema. Vengono quindi distribuiti diversi prodotti, come olio e farina tra gli altri. “Oltre ai 40 mila pacchi, stiamo cercando di confezionarme altri così da consegnarle a circa 80 mila famiglie bisognose. La distribuzione avverrà attraverso le parrocchie” ha spiegato l’Arcivescovo di Asunciòn, S.E. Mons. Edmundo Valenzuela.

ASIA/ISRAELE 170mila i cristiani in Israele; tassi di crescita più bassi rispetto a ebrei e musulmani

Gerusalemme – Alla vigilia del Natale, l'Ufficio centrale di statistica d'Israele ha fornito dati sui cittadini israeliani di fede cristana che offrono un contributo significativo riguardo alla condizione e alle linee di crescita delle comunità cristiane nello Stato Ebraico. Attualmente – riferiscono le fonti ufficiali consultate dall'Agenzia Fides, i cittadini cristiani d'Israele – su dati aggiornati alla fine del 2015 - sono 170.000 pari al 2% della popolazione. Il 78,9% dei cittadini cristiani in Israele sono arabi. Gli altri sono cristiani immigrati in Israele con i parenti negli anni scorsi, e riconosciuti come cittadini israeliani grazie alla “Legge del Ritorno”. Buona parte di questo ultimo gruppo è rappresentata da immigrati giunti in Istaele dall'ex Unione Sovietica, durante gli anni Novanta del secolo scorso. Rispetto ai dati pubblicati in precedenza, la crescita della popolazione cristiana nel suo complesso è pari al 1,5% ed è più bassa rispetto alla crescita registrata presso la popolazione ebraica e quella musulmana . Anche la composizione per età della popolazione cristiana denota una tendenza all'invecchiamento: tra la popolazione cristiana, la percentutale di giovani fino a 19 anni è al 28,2%, inferiore a quella che si registra tra la popolazione ebraica e tra la popolazione musulmana . Tra i cristiani, la percentuale degli ultra-65enni raggiunge l'11,0%, rispetto al 13,0% che si registra tra gli ebrei e al 3,8% che si registra tra i musulmani. Tra gli uomini cristiani, l'età media al primo matrimonio nel 2014 era di 29,4 anni, mentre tra le spose cristiane era di 25.2 anni. Nel 2015 dalla donne cristiane sono nati 2.669 bambini . Tra le famiglie cristiane, il numero medio di figli fino a 17 anni è di 1,9, cifra più bassa rispetto a quelle che si registrano tra le famiglie ebree e tra quelle famiglie musulmane . Le città dove, con dati aggirnati alla fine del 2015, si registra la presenza di un maggior numero di cristiani sono Nazareth , Haifa , Gerusalemme . .

ASIA/ISRAELE - 170mila i cristiani in Israele. Tassi di crescita più bassi ripetto a ebrei e musulmani

Gerusalemme – Alla vigilia del Natale, l'Ufficio centrale di statistica d'Israele ha fornito dati sui cittadini israeliani di fede cristana che offrono un contributo significativo riguardo alla condizione e alle linee di crescita delle comunità cristiane nello Stato Ebraico. Attualmente – riferiscono le fonti ufficiali consultate dall'Agenzia Fides, i cittadini cristiani d'Israele – su dati aggiornati alla fine del 2015 - sono 170.000 pari al 2% della popolazione. Il 78,9% dei cittadini cristiani in Israele sono arabi. Gli altri sono cristiani immigrati in Israele con i parenti negli anni scorsi, e riconosciuti come cittadini israeliani grazie alla “Legge del Ritorno”. Buona parte di questo ultimo gruppo è rappresentata da immigrati giunti in Istaele dall'ex Unione Sovietica, durante gli anni Novanta del secolo scorso. Rispetto ai dati pubblicati in precedenza, la crescita della popolazione cristiana nel suo complesso è pari al 1,5% ed è più bassa rispetto alla crescita registrata presso la popolazione ebraica e quella musulmana . Anche la composizione per età della popolazione cristiana denota una tendenza all'invecchiamento: tra la popolazione cristiana, la percentutale di giovani fino a 19 anni è al 28,2%, inferiore a quella che si registra tra la popolazione ebraica e tra la popolazione musulmana . Tra i cristiani, la percentuale degli ultra-65enni raggiunge l'11,0%, rispetto al 13,0% che si registra tra gli ebrei e al 3,8% che si registra tra i musulmani. Tra gli uomini cristiani, l'età media al primo matrimonio nel 2014 era di 29,4 anni, mentre tra le spose cristiane era di 25.2 anni. Nel 2015 dalla donne cristiane sono nati 2.669 bambini . Tra le famiglie cristiane, il numero medio di figli fino a 17 anni è di 1,9, cifra più bassa rispetto a quelle che si registrano tra le famiglie ebree e tra quelle famiglie musulmane . Le città dove, con dati aggirnati alla fine del 2015, si registra la presenza di un maggior numero di cristiani sono Nazareth , Haifa , Gerusalemme . .

AMERICA/COLOMBIA - Campagna di attività ludiche per allontanare i minori lavoratori dalle strada

Bogotà – Per tutto il mese di dicembre a Bogotà sono state intraprese una serie di attività che prevedono iniziative ludiche contro il lavoro minorile con l’obiettivo di allontanare i bambini dall’accattonaggio. In prossimità della chiusura delle scuole per le festività natalizie le autorità locali hanno disposto delle unità mobili nei punti critici della città con gli operatori impegnati ad intrattenere i minori vulnerabili in attività artistiche e sportive. Secondo le cifre ufficiali del Distretto, a Bogotá almeno 1 bambino su 10, nella fascia di età tra 5 e 17 anni, è costretto a lavorare. Secondo l’Amministrazione, nel 2016 sono stati riscattati 2880 minori, il 35% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando la cifra era di 1863. Da uno studio del Dipartimento Amministrativo Nazionale di Statistica colombiano si registra che la popolazione di lavoratori nella fascia di età tra 5 e 17 anni, il 7,9% dei quali bambini e il 3,1% minori, fanno lavori domestici per 15 ore o più.

AFRICA/CONGO RD - I Vescovi rilanciano il dialogo ma avvertono “non siamo disponibili a colloqui infiniti e improduttivi”

Kinshasa -“Fate concessioni per una gestione consensuale della transizione nella Repubblica Democratica del Congo”. Con questo appello Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale Congolese , cerca di rilanciare i negoziati tra maggioranza presidenziale ed opposizione per evitare che la crisi politica nella RDC travolga il Paese. Mons. Utembi ha lanciato il suo appello ieri, 21 dicembre, alla riprese dei lavori del dialogo inclusivo mediato dalla CENCO, per trovare un accordo per la gestione del periodo di transizione tra la fine del mandato del Presidente Joseph Kabila e l’elezione di un nuovo Presidente. La data delle elezioni presidenziali non è stata ancora fissata ed è uno dei punti in discussione.Mons. Utembi ha però avvertito che la “CENCO non è disposta a prolungare indefinitamente e in modo improduttivo i colloqui”.Nel frattempo rimane vive la tensione nel Paese a causa delle dimostrazioni che chiedono l’abbandono del potere da parte di Kabila.Secondo Human Rights Watch 34 persone sono state uccise dalle forze di sicurezza nel corso di manifestazioni a Kinshasa, Lubumbashi, Matadi e Boma. Il governo di Kinshasa afferma invece che le vittime sono 22.Altre vittime a Lisala, nel nord-ovest, dove in scontri tra forze dell’ordine e miliziani di una setta millenarista sono morti 14 appartenenti alla sette e 3 poliziotti. Tra i morti il capo della setta Wami-Nene, che vedeva nella fine del mandato di Kabila l’inizio della fine dei tempi.

AMERICA/CUBA - Nuova versione del sito web della Chiesa di Cuba

L’Avana – Al fine di continuare ad annunciare la Buona Novella di Gesù Cristo e diffondere l'azione pastorale della Chiesa pellegrina nell'Isola più grande delle Antille, è stato creato ed è online il nuovo sito web della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba raggiungibile da 3 indirizzi: www.iglesiacubana.org, www.iglesiacubana.net, www.iglesiacubana.comSecondo le informazioni pervenute a Fides, il sito presenta una struttura editoriale moderna, predisposta per la pubblicazione automatica sui social network, inviando automaticamente i bollettini con articoli e notizie. Inoltre favorisce la possibilità di consultare le notizie in versione "solo testo" per destinatari con connessione internet lenta. Questa nuova versione consente agli utenti di Internet di iscriversi liberamente alla newsletter. Il sito, infine, comprende anche tutto il materiale pubblicato dal 2006 nelle diverse precedenti versioni del sito. Link correlati :Nuova versione del sito web della Chiesa di Cuba

AMERICA/BOLIVIA - La Chiesa chiede di rispettare la voce del popolo sulla candidatura di Morales

La Paz – "Non è una questione di partiti, siano questi di destra, di sinistra o del centro. E' una questione di sapere e ricordare che il 21 febbraio di quest'anno il popolo boliviano ha parlato e perciò si dovrebbero rispettare la sua parola" ha sottolineato il Vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di La Paz e Segretario generale della Conferenza Episcopale della Bolivia , Sua Ecc. Mons. Aurelio Pesoa Ribera, O.F.M.Durante una conferenza stampa convocata nel pomeriggio del 20 dicembre per presentare gli auguri di Natale dei Vescovi alla comunità boliviana, Mons. Aurelio Pesoa ha voluto anche rispondere alle domande dei giornalisti riguardo alla recente comunicazione del partito MAS, guidato dal Presidente Morales, secondo il quale la candidatura di Morales per le prossime presidenziali del 2019 è una delle possibili alternative.Secondo Mons. Pesoa, una nuova candidatura di Morales, alla presidenza dal 2019, provocherebbe “non l'unione, ma una frattura. Già c’è divisione, già c’è frattura nel nostro Paese, ma questa scelta probabilmente provocherebbe un allargamento di tale frattura”.Il referendum sulla riforma dell'articolo 168 della Costituzione dello Stato Plurinazionale della Bolivia , che tratta del periodo del mandato presidenziale e vice-presidenziale e della possibilità di rielezione ha avuto come risultato la vittoria del no con il 56% dei voti.

ASIA/INDIA - I cristiani dell’Orissa chiedono protezione per il Natale

Bhubaneswar - A pochi giorni dal Natale, i cristiani del distretto di Kandhamal, nello stato indiano di Orissa, epicentro dei massacri anticristiani del 2008, auspicano un Natale all’insegna della pace e scevro da ogni violenza: "Vogliamo celebrare e festeggiare il Natale in pace e serenità", dice a Fides p. Pradosh Chandra Nayak, parroco della chiesa di Nostra Signora della Carità a Raikia, nel distretto di Kandhamal. Per questo il parroco ha presentato una richiesta scritta alla stazione della polizia locale a Raikia perchè si assicuri protezione per le chiese e i villaggi cristiani durante le celebrazioni natalizie."Ogni anno durante le feste di Natale, dato che nel distretto ancora si avverte la memoria dei momenti di violenza e sofferenza, come misura precauzionale chiediamo alla polizia protezione, per garantire il bene e la pace della comunità cristiana, che potrebbe ancora finire nel mirino di gruppi fanatici indù" spiega a Fides il sacerdote. "Speriamo che non succeda nulla di spiacevole e che i cristiani possano festeggiare il Natale in pace. Pregheremo per la venuta di Cristo che è il Principe della pace" conclude.Nell'agosto 2008 nel distretto di Kandhamal si è verificata una feroce sommossa anti-cristiana e, da allora, le occasioni di festa come il Natale diventano momenti in cui i fedeli temono ulteriore violenza da parte dei fanatici induisti. Nel frattempo l'Arcivescovo John Barwa, alla guida dell'arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, ha inviato un messaggio a sacerdoti, suore e fedeli "invitandoli a celebrare il Natale con gioia e senza paura".Sono 24 le parrocchie cattoliche nel distretto di Kandhamal su 36 parrocchie dell'Arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar. Kandhamal è la parte centrale dell'Arcidiocesi, e il corpus principale della popolazione cattolica risiede a Kandhamal.

EUROPA/GERMANIA - “Cantori della Stella” insieme per il creato e per i bambini colpiti dal cambiamento climatico

Aachen – Per il 59.mo anno, nei giorni precedenti l’Epifania, i “Cantori della Stella” dell’Infanzia Missionaria tedesca, percorreranno le strade della Germania intonando i loro canti natalizi. “Portare la benedizione, essere benedizione. Insieme per il creato. In Kenia e in tutto il mondo!” è il motto della Campagna 2017, secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides. Partecipando alla Campagna 2017, i bambini dell’Infanzia Missionaria della Germania imparano quanto sia importante il loro impegno per i bambini che sono direttamente colpiti dal cambiamento climatico. L’esempio della regione Turkana, la zona più povera e remota del Kenya, illustrato nei molteplici sussidi preparati per l’animazione missionaria fra i bambini, dimostra le drammatiche conseguenze del cambiamento climatico per i popoli che ne hanno meno responsabilità. “Con il loro impegno i bambini tedeschi costruiscono ponti con i bambini in tutto il mondo” sottolinea il Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie e dell’Infanzia Missionaria Tedesca, mons. Klaus Krämer.Indossando i vestiti dei Re Magi, con la stella cometa ed i loro canti, nel tempo natalizio e nei primi giorni dell’anno nuovo i “Cantori della Stella” bussano alle porte delle case tedesche. Circa mezzo milione di bambini nelle parrocchie cattoliche della Germania porteranno la benedizione “C+M+B” alle famiglie, raccogliendo offerte per i loro coetanei che soffrono in tutto il mondo. La raccolta dei “Cantori della Stella” tedeschi è diventata la più grande iniziativa di solidarietà in tutto il mondo, che vede i bambini impegnarsi per i loro coetanei bisognosi.L’importanza dell’impegno dei Cantori della Stella è stato ricordato anche da Papa Francesco in occasione dell’udienza alla squadra nazionale di calcio lo scorso 14 novembre: “sono specialmente grato per il vostro supporto agli ‘Sternsinger’, i ‘Cantori della Stella’, per aiutare concretamente bambini e giovani dei Paesi più poveri. Tale iniziativa mostra come sia possibile superare insieme barriere che sembrano invalicabili e penalizzano le persone bisognose ed emarginate. Anche in questo modo voi contribuite alla costruzione di una società più giusta e solidale” ha detto il Papa.

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