Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/INDONESIA - Unità nella diversità: il popolo indonesiano in piazza per il bene comune

Giacarta - Ribadire il motto dell'Indonesia, "unità nella diversità" e la base solida della nazione, cioè la Pancasila : con questo spirito i cittadini indonesiani di tutte le fedi sono scesi in piazza nei giorni scorsi a Giacarta e Semarang, le due maggiori città dell’isola indonesiana di Giava. Indossando i tradizionali abiti bianchi e rossi, colori nazionali dell'Indonesia, migliaia di persone hanno sfilato il 19 novembre per le strade della capitale. A motivare la manifestazione, il recente episodio di una bomba fatta esplodere davanti a una chiesa a Samarinda e anche il tentativo di polarizzare la nazione in seguito alla vicenda del governatore di Giacarta, il cristiano Basuki Tjahaja Purnama, detto “Ahok”, accusato di blasfemia. Come appreso da Fides il corteo è stato animato da preghiere interconfessionali, musica e performance artistiche tradizionali, mentre tutti hanno inneggiato alla "Bhinneka Tunggal Ika", motto ufficiale dell'Indonesia, che in lingua giavanese significa "unità nella diversità". Al corteo erano presenti sacerdoti, religiosi e fedeli che l' arcivescovo Ignatius Suharyo di Giacarta ha invitato a partecipare per "sostenere la Pancasila e pregare per la patria".Momento culminante è stato il silenzio in cui tutti i manifestanti, delle varie religioni, hanno pregato personalmente, invocando tolleranza e pace sulla nazione. Dopo la preghiera, il comitato organizzatore, composto da vari enti della società civile, ha letto una dichiarazione comune, seguita dal rilascio di cinque colombe come simbolo di pace. "Alcuni gruppi e movimenti intendono apertamente sostituire la Pancasila, e mirano a distruggere il paese " recita il testo, ribadendo "la lotta contro la violenza in nome della religione". P. Simon Petrus Lili Tjahjadi, rettore della facoltà di Filosofia alla Università Driyarkara a Giacarta spiega a Fides che "la preoccupazione per il bene comune dell'Indonesia è anche nostra. Questa è la prova del nostro impegno per tutelare l'identità profonda dell'Indonesia, che è pluralista".Centinaia di migliaia di persone, guidate da gruppi musulmani radicali avevano organizzato una manifestazione il 4 novembre scorso chiedendo al governo di incriminare il governatore di Giacarta per presunta blasfemia. Il 16 novembre, la polizia ha ufficialmente indagato Ahok per blasfemia, annunciando che verrà rinviato a giudizio. I gruppi musulmani radicali hanno indetto una nuova manifestazione di massa per chiedere alla polizia di arrestare il governatore. L’intolleranza istigata nella società ha spinto i cittadini indonesiani a scendere in strada anche in occasione della Giornata internazionale per la tolleranza, il 18 novembre: una corteo pacifico che ha inneggiato al pluralismo e al rispetto della diversità si è tenuto a Semarang, capitale della provincia di Central Java. Come appreso da Fides, il corteo ha lanciato un appello a rifiutare ogni forma di intolleranza e di discriminazione fondata su religione, etnia, razza, colore, sesso, opinioni politiche. In secondo luogo il testo chiede allo Stato di svolgere un ruolo attivo al fine di fermare i gruppi violenti e intolleranti, anche agendo sui social media, per mantenere l'armonia nella nazione indonesiana. Il capo della commissione per l'ecumenismo nella diocesi di Semarang, p. Aloysius Budi Purnomo, ha detto a Fides: "Noi cristiani indonesiani abbiamo il compito di diffondere nuova consapevolezza per costruire la civiltà dell'amore, al fine di creare una società prospera, dignitosa e armonica, che benefici ogni cittadino indipendentemente dalla sua religione. Studenti e giovani sono elementi importanti per diventare una forza attiva contro la violenza e l'intolleranza. Giovani e studenti hanno il compito di costruire e rafforzare l'armonia, la pace e la fratellanza in questo paese. Senza arrendersi mai".

AMERICA/HAITI - Elezioni senza incidenti in un paese ancora disastrato

Port au Prince – Ad Haiti si sono svolte ieri le elezioni presidenziali, che si sono svolte nella calma ad eccezione di alcuni incidenti isolati. I risultati non saranno noti prima di una settimana. Più di 6 milioni di haitiani sono stati chiamati alle urne per scegliere tra 27 candidati alla presidenza, dopo l'annullamento delle elezioni del mese di ottobre 2015 per presunte irregolarità e il rinvio di quelle fissate per lo scorso 9 ottobre a causa dell'emergenza provocata dall'uragano Matthew.Dal 15 febbraio 2016 Haiti è guidata dal presidente provvisorio, Jocelerme Privert, che ha preso questo incarico una settimana prima della conclusione del periodo di governo del presidente Michel Martelly, in quanto la crisi politica aveva impedito la scelta del suo successore. Le elezioni hanno visto la presenza di un team di esperti e osservatori provenienti da 24 nazioni che l'Organizzazione degli Stati Americani ha dispiegato in tutto il paese.La situazione nel paese comunque continua ad essere critica. L'uragano, che ha colpito direttamente 1,4 milioni di abitanti di Haiti, ha lasciato circa 800.000 persone che hanno bisogno di aiuti alimentari e ha causato anche lo sfollamento di altre 175.000, soprattutto nei dipartimenti del Sud e Sud-Ovest del paese, le zone più colpite . Proprio queste gravi condizioni in cui si trova il paese, possono aver determinato una partecipazione ancora più bassa rispetto a quella registrata nelle elezioni dello scorso anno, in cui votarono meno del 30% degli aventi diritto.

ASIA/MYANMAR - Il difficile recupero dei bambini soldato

Rangoon – L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Infanzia continua il suo programma di recupero dei bambini soldato reclutati dall’esercito birmano. Nessuno sa esattamente quanti siano stati arruolati. Secondo le Nazioni Unite, oltre alle Forze Armate, sette gruppi etnici armati reclutano bambini soldato nel Paese dove, da diversi decenni, si registrano tanti conflitti interni. Grazie al programma di recupero, dal 2012, sono 800 i soldati birmani tornati alla vita civile. Il reinserimento è molto difficile per questi giovani, nonostante i programmi di studio o di aiuto. La maggior parte sono oriundi appartenenti a famiglie rurali povere che scappano dalla miseria per andare a vivere a Rangoon o Mandalay, le due città principali del Paese, dove i reclutatori li cercano nei luoghi pubblici. I metodi usati vanno dalle minacce, all’utilizzo di droghe o promesse di lavoro ben remunerato. Secondo gli esperti, il fenomeno non diminuisce e i bambini continuano ad essere vittime di queste pratiche. La Tatmadaw, nome dell’esercito birmano, ha difficoltà a reclutare vittime e approfitta delle persone pià vulnerabili, secondo quanto riferito dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro di Rangoon.

AMERICA/CUBA - La Chiesa vuole essere parte attiva nell’istruzione pubblica e avere accesso ai media

L’Avana – "La Chiesa vuole avere scuole o spazi nelle scuole, perché è quanto vuole anche una parte considerevole della popolazione": lo ha chiesto il nuovo Arcivescovo de L'Avana, Sua Ecc. Mons. Juan de la Caridad Garcia, nella rivista "Palabra Nueva", pubblicata dall'Arcidiocesi, pervenuta a Fides. Nel 1961, in mezzo a forti contrasti con la gerarchia cattolica, il governo di Fidel Castro ha nazionalizzato tutto il sistema educativo e ha tolto alla Chiesa le sue molte scuole, che in quel tempo erano la principale fonte di sostentamento. Il nuovo stato ateo cubano aveva di fatto impedito anche qualsiasi presenza della Chiesa nel campo della comunicazione, ma adesso la Chiesa "desidera avere accesso ai media in modo continuo" scrive Mons. Garcia. Dal 1961 la stampa a Cuba è sotto il controllo statale e la Chiesa ha avuto solo alcuni modesti mezzi per la diffusione della fede nelle chiese.Il 1998, anno della visita di Papa Giovanni Paolo II a Cuba, segna anche un altro traguardo: da allora i sacerdoti hanno accesso alla radio o alla televisione in occasione delle celebrazioni religiose o per comunicati stampa, ma sempre riguardo ai temi strettamente riguardanti la fede cattolica.Nel 2010 c'è stato un avvicinamento delle parti, ricorda ancora l’Arcivescovo: un dialogo senza precedenti che si è concluso con la libertà di 130 prigionieri politici. Sempre in quel periodo, il governo di Raul Castro, ha restituito alla Chiesa alcuni beni sequestrati negli anni '60, ma non sembra disposto a concedere l'accesso all'istruzione e ai media.Ora, si legge su "Palabra Nueva", la Chiesa "vuole avere parte attiva e pubblica nell'istruzione, per insegnare le virtù che devono correggere i vizi e promuovere l'armonia fra tutti i cubani, e proprio per questo vuole discutere dell'argomento" conclude Mons. Garcia.

EUROPA/SPAGNA - In tutto il mondo un bambino su dieci cresce da solo

Madrid – Un bambino di dieci in tutto il mondo cresce da solo, senza alcuna assistenza e tutela. E’ quanto ha denunciato l’organizzazione internazionale SOS Villaggi dei Bambini in occasione della Giornata Universale del Bambino appena celebrata. Con la campagna “Nessun bambino nasce per crescere da solo”, l’organizzazione vuole sollecitare l’attenzione sui 220 milioni di bambini, il 10% della popolazione infantile mondiale, che crescono da soli vivendo una situazione che mette in grave pericolo il loro sviluppo emotivo, fisico e mentale e, di conseguenza, il loro futuro. Le condizioni inderogabili perchè un bambino non cresca da solo prevedono assistenza stabile e amorevole di almeno un adulto, una casa che gli garantisca sicurezza e benessere, una alimentazione adeguata, assistenza sanitaria, istruzione e l’adempimento delle altre necessità di base. Laddove una di queste condizioni manchi, segnala il presidente di SOS Villaggi dei Bambini Spagna nella nota inviata all’Agenzia Fides, ci possono essere conseguenze gravi per una crescita completa del piccolo. Secondo le cifre raccolte dall’organizzazione, degli oltre 2 miliardi di bambini sparsi in tutto il mondo, 220 milioni sono privi di almeno una di queste condizioni, a causa di estrema povertà, cattive condizioni di salute dei genitori, mancanza totale degli stessi, violenza, discriminazione, emarginazione, conflitti armati o disastri naturali. SOS Villaggi dei Bambini ha rivolto un appello ai governi affinchè pongano l’infanzia nell’ordine del giorno delle loro agende politiche per appoggiare e sostenere i bambini laddove i genitori non sono in grado di farlo, mettendo a disposizione le risorse necessarie per garantire il loro diritto di essere bambini.

VATICANO - Papa Francesco chiude il Giubileo della Misericordia: apriamo sempre "vie di speranza"

Città del Vaticano – “Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale. Questo tempo di misericordia ci chiama a guardare al vero volto del nostro Re, quello che risplende nella Pasqua, e a riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria.” E’ un brano dell’omelia che il Santo Padre Francesco ha pronunciato domenica 20 novembre, solennità di Cristo Re dell’universo, durante la Messa che ha presieduto in piazza San Pietro per la chiusura del Giubileo della Misericordia. Con il Papa hanno concelebrato anche i nuovi Cardinali nominati nel Concistoro del giorno prima .“Oggi, cari fratelli e sorelle – ha detto Papa Francesco -, proclamiamo questa singolare vittoria, con la quale Gesù è divenuto il Re dei secoli, il Signore della storia: con la sola onnipotenza dell’amore, che è la natura di Dio, la sua stessa vita, e che non avrà mai fine. Con gioia condividiamo la bellezza di avere come nostro re Gesù: la sua signoria di amore trasforma il peccato in grazia, la morte in risurrezione, la paura in fiducia. Sarebbe però poca cosa credere che Gesù è Re dell’universo e centro della storia, senza farlo diventare Signore della nostra vita: tutto ciò è vano se non lo accogliamo personalmente e se non accogliamo anche il suo modo di regnare”.Commentando il brano evangelico della domenica, il Papa ha sottolineato tra l’altro che “il popolo santo, che ha Gesù come Re, è chiamato a seguire la sua via di amore concreto” e che “Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi”.Infine Papa Francesco ha esortato: “Chiediamo la grazia di non chiudere mai le porte della riconciliazione e del perdono, ma di saper andare oltre il male e le divergenze, aprendo ogni possibile via di speranza. Come Dio crede in noi stessi, infinitamente al di là dei nostri meriti, così anche noi siamo chiamati a infondere speranza e a dare opportunità agli altri. Perché, anche se si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo”.

AFRICA/RD CONGO - Dimissioni del Vescovo di Kikwit e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 19 novembre 2016, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kikwit , presentata da S.E. Mons. Edouard Mununu Kasiala, O.C.S.O. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Kikwit S.E. Mons. Timothée Bodika Mansiyai, P.S.S., finora Vescovo tit. di Naiera e Ausiliare dell’arcidiocesi di Kinshasa.

AMERICA/PORTO RICO - "La gente soffre, la crisi sta peggiorando a Puerto Rico", nota la coalizione Jubilee Usa Network

San Juan – "La gente soffre, la crisi sta peggiorando a Puerto Rico", ha osservato Eric LeCompte, presentando la testimonianza come direttore esecutivo della coalizione “Jubilee USA”. LeCompte collabora con diversi gruppi di esperti delle Nazioni Unite sul debito. "La ristrutturazione del debito è la chiave per porre fine a questa crisi ma il tempo stringe". Come riferito a Fides, la testimonianza è stata offerta al terzo incontro della Commissione per le finanze e del Consiglio di Gestione sulla crisi di Puerto Rico . E’ la prima volta che il Consiglio si riunisce sull'isola. L'incontro ha permesso al Consiglio di discutere il piano fiscale recentemente rilasciato del governatore di Porto Rico Alejandro Garcia Padilla.Il Consiglio ha l'autorità di approvare o respingere il piano del Governatore, che prevede la riforma del governo, investimenti in infrastrutture e tagli minimi ai servizi sociali. Il Congresso degli USA creò il Consiglio come per affrontare il debito in corso e la crisi fiscale di questo paese.Nella nota inviata a Fides, si legge che LeCompte ha esortato il Consiglio di proseguire la ristrutturazione del debito globale per la lotta alla povertà, far crescere l'economia e proteggere gli investitori dell'isola. L'economia del Porto Rico è vulnerabile agli shock esterni e ha esortato il consiglio A sostenere una "clausola uragano" per fermare temporaneamente i pagamenti del debito in caso di crisi imprevista.Il direttore di Jubilee USA ha chiuso il suo intervento riportando una dichiarazione da monsignor Roberto González Nieves, Arcivescovo di San Juan de Puerto Rico e del reverendo Heriberto Martínez, segretario generale della Società Biblica di Porto Rico. Questi leader religiosi sono in prima linea per difendere le comunità vulnerabili, dinanzi la crisi che continua a svolgersi. "Crediamo che i piani, le politiche e le ristrutturazioni del debito devono essere giudicate a seconda dell’impatto sulle popolazioni vulnerabili", ha detto LeCompte. "Coloro che non hanno fatto nulla per creare questa crisi, stanno sopportando il peso di alcuni degli aspetti peggiori della crisi", ha concluso.

AFRICA/EGITTO - La Chiesa greco-ortodossa di Alessandria decide di ripristinare il diaconato femminile

Alessandria d'Egitto - Il Sinodo del Patirarcato greco-ortodosso Alessandria e di tutta l'Africa, svoltosi presso il Centro patriarcale di Alessandria d'Egitto dal 15 al 17 novembre sotto la presidenza del Patriarca Theodoros II, ha deciso di ripristinare l'istituto del diaconato femminile, e ha nominato una commissione di vescovi “per un esame approfondito della questione”. Lo riferiscono le fonti ufficiali del Patriarcato ortodosso di Alessandria. A esporre in una relazione all'Assemblea sinodale il potenziale ruolo delle diaconesse nell'opera missionaria è stato il Metropolita Gregorios del Camerun. Nel comunicato finale dell'Assemblea sinodale, pervenuto all'Agenzia Fides, i membri del Sinodo del Patriarcato greco ortodosso di Alessandria hanno voluto sottolineare che “i diversi approcci ai problemi della vita della Chiesa non sono per noi deviazioni dalla verità ortodossa, ma rappresentano l'adattamento alla realtà africana”. La discussione sull'eventuale ripristino dell'ordinazione diaconale femminile e sul potenziale ruolo delle diaconesse nelle attività pastorali e nell'animazione missionaria è aperto da tempo all'interno di istituzioni teologiche dell'Ortodossia calcedonese. Papa Francesco, lo scorso agosto, ha istituito una commissione di studio sul diaconato delle donne, presieduta dall'Arcivescovo gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la dottrina della fede. “A mio avviso” ha dichiarato alcuni giorni fa l'Arcivescovo Ladaria Ferrer a l'Ancora online “il Papa vuole in questo momento fare uno studio oggettivo, non per arrivare ad una decisione, ma per studiare come stavano le cose nei primi tempi della Chiesa”. .

AMERICA/PARAGUAY - Per l’Anno della Misericordia indulto e migliori condizioni nelle carceri

Asunción – Il presidente del Paraguay, Horacio Cartes, ha annunciato ieri,18 novembre, la concessione dell’indulto a 16 prigionieri, per lo più donne, rispondendo alla richiesta pronunciata da Papa Francesco ai capi di stato in occasione dell'Anno santo della Misericordia. Come appreso da Fides, In una cerimonia nel Palazzo del Governo, alla presenza dal Nunzio Apostolico, l'arcivescovo Eliseo Antonio Ariotti, Cartes ha concesso l'indulto, affermando di aver preso “con serietà” l’invito contenuto nella lettera in cui Papa Francesco ha chiesto la libertà per i prigionieri.L'indulto investe 16 persone, di cui 10 donne detenute nel penale del Buon Pastore, in quello di Juana Maria de Lara e nella prigione regionale di Encarnacion. Tutti saranno rilasciati entro domenica, ha detto il ministro della Giustizia, che ha anche annunciato un investimento di 80 milioni di dollari in infrastrutture carcerarie nel paese per migliorare le condizioni di vita dei detenuti. La popolazione carceraria del Paraguay ammonta a 13.071 persone, anche se le infrastrutture hanno la capacità di ospitare 6.643 detenuti.

ASIA/PAKISTAN - Per la chiusura del Giubileo, il governo libera 69 detenuti

Faisalabad - Un gesto di clemenza, come richiesto da Papa Francesco, in occasione del Giubileo della misericordia: in occasione della chiusura del Giubileo della misericordia, 69 detenuti del carcere centrale di Faisalabad sono stati liberati e molti altri saranno rilasciati, nei prossimi giorni, in altri istituti di detenzione pakistani Il gesto è avvenuto in occasione della recente visita al carcere compiuta dal Ministro federale per i diritti umani, il senator cristiano Kamran Michael, insieme con il vescovo di Faisalabad, Joseph Arshad, altri rappresentanti cristiani e rappresentanti del governo del Punjab e della magistratura. Per l'occasione il giudice del tribunale di primo grado Abid Hussain Qureshi ha disposto il rilascio di 69 prigionieri coinvolti in reati minori, che erano ancora in carcere perché, pur avendo scontato la pena, non erano in grado di pagare le sanzioni in denaro previste dalle condanne. In una nota inviata a Fides, il Ministro Kamran Michael ha confermato che "nel quadro del programma del Ministero federale dei diritti umani, si è deciso di rilasciare i prigionieri coinvolti in reati minori che sono ancora nelle carceri solo perché non in grado di pagare le sanzioni. Tali sanzioni saranno pagare grazie a uno speciale fondo governativo, ha aggiunto. Il ministro h riferito che il Governo ha avviato il processo di liberare questi detenuti in tutto il paese, aggiungendo che questo processo è partito nel carcere centrale di Faisalabad e che sarà esteso ad altri istituti di detenzione. Nell'ottica di un percorso di rieducazione, "il governo ha avviato speciali corsi speciali di formazione al fine di rendere gli ex detenuti cittadini responsabili e aiutarli a reinserirsi nel tessuto sociale". L'iniziativa, ha spiegato, recepisce lo spirito "annunciato da Papa Francesco in questo anno chiamato come Anno della Misericordia, per assegnare il fondamentale diritto alla libertà di questi prigionieri". "Questa politica mira anche a ridurre il numero dei detenuti nelle carceri pakistane, per garantire loro una migliore sistemazione nelle strutture". ha concluso. Il ministro Michael ha ispezionato diverse sezioni del carcere e si è incontrato con alcuni detenuti per informarsi sulle loro condizioni, assicurando di adottare i necessari provvedimenti per risolvere i loro problemi.In Pakistan vi sono 88 strutture di detenzione che ospitano una la popolazione carceraria totale che supera 80mila detenuti, dei quali il 70% sono in attesa di giudizio. La capacità ufficiale del sistema carcerario è di circa 46mila unità, e il problema del sovraffollamento delle carceri si avverte dappertutto. Nel suo Rapporto del 2015, la “Commissione per i diritti umani del Pakistan”, Ong diffusa in tutta la nazione, ricorda che "maltrattamenti e torture sono diffuse”, mentre “le carceri ospitano il doppio delle persone rispetto alla loro capacità e in alcune celle, i detenuti non hanno nemmeno un giaciglio". Il sovraffollamento, si nota, non permette la separazione dei detenuti in base alle categorie , nè tra minorenni e adulti. Nel sistema penale pakistano esistono pene alternative come come sanzioni e multe, disposte a volte dai tribunali per la condanna di delinquenti ritenuti non violenti.

AFRICA - I Vescovi americani rendono permanente la loro sottocommissione per la Chiesa in Africa

Washington - I Vescovi degli Stati Uniti d’America hanno resopermanente la loro Sottocommissione per la Chiesa in Africa e hanno deciso l'assunzione di due persone per assistere la Sottocommissione nello svolgimento della sua attività.L’origine di questo organismo risale al 2004, quando i Vescovi statunitensi avevano formato una sottocommissione ad hoc per determinare le necessità della Chiesa cattolica nel continente africano. Nel 2007 era stato costituito un sottocomitato temporaneo come parte di una ristrutturazione della Conferenza Episcopale Statunitense. Tale status temporaneo era stato esteso nel 2010, ma quest’anno era in scadenza.La sottocommissione fa parte della Commissione nazionale per le collette e supervisiona il fondo volontario di solidarietà per la Chiesa in Africa. Con questo fondo i Vescovi degli Stati Uniti sostengono progetti pastorali in Africa, come attività di formazione, di amministrazione, di evangelizzazione, di comunicazione, e quelle promosse dalle Commissioni Giustizia e Pace.In qualità di Presidente della Sottocommissione, il Cardinale eletto Joseph W. Tobin, Arcivescovo di Indianapolis, recentemente nominato Arcivescovo di Newark, nel New Jersey, ha riferito che 20 milioni di dollari erano stati distribuiti a diverse Conferenze Episcopali in Africa grazie al Fondo di solidarietà. Fino ad oggi, 69 diocesi statunitensi contribuiscono a tale fondo, con collette e in altre forme.

AFRICA/CONGO RD - Nominato un nuovo Premier; la mediazione dei Vescovi continua

Kinshasa - “La CENCO prosegue la sua missione di buoni uffici presso i differenti attori politici. Il nostro desiderio è di vedere tutti unire gli sforzi per superare la crisi socio-politica del Paese” ha dichiarato Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della CENCO , dopo la nomina da parte di Kabila di un Primo Ministro, il deputato dell’opposizione Samy Badibanga, che dovrà guidare il Paese fino alle elezioni previste nell’aprile 2018, in base all’accordo del 18 ottobre sottoscritto dalla maggioranza presidenziale e una parte dell’opposizione , che ha partecipato al dialogo nazionale promosso dalla Presidenza.La CENCO è stata incaricata di una mediazione per trovare un accordo tra la maggioranza del Presidente Joseph Kabila e “Le Rassemblement”, il cartello di partiti dell’opposizione che sostiene la candidatura a Presidente dello storico oppositore Etienne Tshisekedi . “Malgrado la nomina del nuovo Primo Ministro, le consultazioni della CENCO non si sono fermate e proseguono. I Vescovi cattolici continuano a parlare con la classe politica e sperano di mettere attorno ad un tavolo ‘Le Rassemblement’ e i partecipanti al dialogo nazionale per nuove discussioni” ha dichiarato Freddy Kita, membro di “Le Rassemblement”. Un membro della maggioranza presidenziale ha però affermato che “la missione affidata ai Vescovi dal Capo dello Stato non aveva lo scopo di convocare un nuovo dialogo ma quello di avvicinare le posizioni degli uni e degli altri”.Le posizioni delle due parti rimangono lontane sull’abbandono del potere di Kabila alla scadenza del suo secondo mandato presidenziale il 19 dicembre. Kabila, sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale, intende rimanere in carica fino all’insediamento del nuovo Presidente, mentre “Le Rassemblement” continua ad insistere che deve andarsene.

ASIA/INDIA - Leader cattolici: “La demonetizzazione colpisce solo i poveri”

New Delhi - Una misura che colpisce selettivamente i poveri: così alcuni leader cattolici hanno giudicato il recente provvedimento del governo indiano definito dagli economisti “demonetizzazione”. Nei giorni scorsi l’esecutivo guidato dal Premier Narendra Modi ha deciso di ritirare dalla circolazione le banconote da 500 e 1000 rupie , poichè, secondo quanto detto, ci sono troppe contraffazioni in circolazione, che favoriscono l’economia in nero e la criminalità. I cittadini potranno depositare o cambiare le vecchie banconote alle banche o uffici postali entro il 30 dicembre. Poi non saranno più valide.Questo provvedimento ha suscitato uno shock finanziario, economico e sociale: secondo i mass-media oltre l'86% del contante è messo fuori corso, mettendo in crisi imprese, famiglie, esercizi commerciali e creando una situazione di stress economico per tutta la nazione“Questo approccio colpisce soprattutto i poveri" nota a Fides il Gesuita p. Lourdu Raj, decano della Xavier University, a Bhubaneswar, nello stato di Orissa. "Sono totalmente contrario perchè è un provvedimento di facciata. Non vedo alcun effetto a lungo termine anche se alcuni economisti legati al Bharatiya Janata Party la pensano diversamente. A essere penalizzata è soprattutto la gente comune, quanti non hanno conti in banca e anche i piccoli imprenditori che gestiscono piccole attività. Il governo si fa molti nemici con questa mossa”. Anche il domenicano p. Francis Arackal, professore di giornalismo all'Amity University a New Delhi rileva che “il provvedimento va a vantaggio dei ricchi e ha uno scopo politico, in vista delle elezioni statali in Uttar Pradesh e del Punjab nel 2017. E 'una vergogna per la nazione, dato che si tratta di un attacco chirurgico ai poveri e agli oppressi di questo paese”.Il cappuccino p. Suresh Mathew, direttore del settimanale di New Delhi "Indian Currents", nota a Fides: "Nessuno contesta l'urgenza di fermare il fenomeno del denaro guadagnato in nero, del riciclaggio di denaro sporco o dell’emissione di moneta falsa. Ma l'azione del governo Modi solleva molte domande. In primo luogo, l'attuale corsa all'acquisto dell’oro è una chiara indicazione della direzione in cui il denaro di tale sorta sta andando”. Secondo p. Mathew, "la guerra del governo contro l'economia in nero darà i suoi frutti solo se viene condotta alla radice: bisogna adottare misure amministrative e punitive per controllare l'economia in nero e fermare la criminalità che mette in circolo moneta falsa. E' altrettanto importante che i poveri e la gente comune, soprattutto nelle aree rurali, non subisca il peso di una improvvisa invalidità di banconote guadagnate con fatica” conclude.

ASIA/TURCHIA - Continuano le epurazioni, rimossa l'unica co-sindaco cristiana

Mardin – Nelle istituzioni e negli organismi politici turchi continuano le epurazioni disposte dal governo centrale contro politici e funzionari accusati di essere fiancheggiatori della rete di Fethullah Gulen – il predicatore islamico turco, esule negli USA, che Ankara indica come ispiratore del fallito golpe del 15 luglio – o del Partito del Lavoratori del Kurdistan PKK). Tra le vittime delle “purghe” volute dall'apparato governativo turco c’è anche Februniye Akyol, la prima cristiana sira ad essere stata eletta co-sindaco in Turchia, nella città di Merdin. Sia lei che l'altro co-sindaco, il curdo Ahmet Turk, sono stati rimossi e sostituiti con un “Qayyum” nominato dal governo centrale. Le elezioni amministrative svoltesi in Turchia il 30 marzo 2014 – che avevano visto la tenuta politica del Partito di Recep Tayyp Erdogan, che a quel tempo era ancora Primo Ministro – avevano portato le donne alla poltrona di sindaco in diverse città. A Mardin, nella zona sud-orientale confinante con la Siria, era stato eletto sindaco il curdo Ahmet Türk, politico di lungo corso. Ma ad affiancarlo, in veste di co-sindaco, era stata eletta la giovane cristiana sira Februniye Akyol Benno, allora 25enne, che così era diventata la prima donna battezzata chiamata a guidare la grande città turca sud-orientale. Akyol Benno, al momento della sua elezione, stava seguendo un master sulla lingua e la cultura siriaca presso l'Istituto linguistico della Università Artuklu di Mardin. Negli interventi e nelle interviste pubblicati sui media turchi, la giovane studiosa aveva dichiarato di voler sostenere politiche per ridurre l'inquinamento della città e anche di voler combattere contro le violenze domestiche ai danni delle donne e la mentalità patriarcale che domina la cultura di quell'area. Fino ad oggi la Turchia ha rimosso 30 sindaci sospettati di avere legami con il PKK e con Fethullah Gülen. Le autorità turche continuano a sostituire con i “Qayyum” soprattutto sindaci eletti nel sud-est della Turchia.

AMERICA/STATI UNITI - Abbandonati in balia del sole, della fame e dei parassiti

San Diego – Non si arresta la marcia di bambini e famiglie immigranti da Messico, Guatemala, Honduras e El Salvador verso gli Stati Uniti, in fuga dalla violenza e dalla povertà. A lanciare l’allarme è l’Agenzia per il Controllo delle Dogane degli Stati Uniti . Nella nota inviata a Fides si legge che, al confine tra Stati Uniti e Messico, in una terra di nessuno dove si registrano circa 50 gradi di temperatura, si incontrano centinaia di corpi abbandonati, spesso solo ossa di persone che cercavano di trovare un luogo nel quale vivere con dignità e mandare ai propri familiari qualcosa per sfamarli. La CBP mantiene alta l’allerta, “è stata una stagione molto calda e le temperature non calano”, riferisce la nota. Nel frattempo, il numero dei bambini che vengono arrestati alla frontiera sta raggiungendo quello della crisi umanitaria del 2014. Negli ultimi tre anni il confine tra Texas e Messico è stato invaso da una ondata di bambini immigrati e famiglie centroamericane senza precedenti. Scappano dai rispettivi Paesi di origine, principalmente El Salvador, Guatemala e Honduras, per chiedere asilo agli Stati Uniti.

AMERICA/COLOMBIA - La sospensione del progetto idroelettrico di El Quimbo chiesta dalla popolazione

Garzón – “La pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l'equilibrio delle forze avverse; essa non è effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza definita a opera della giustizia”. Con questa frase della Costituzione conciliare “Gaudim et spes” , il Vescovo della diocesi di Garzón , Sua Ecc. Mons. Fabio Duque Jaramillo, O.F.M. ha commentato la mancata sospensione della licenza di costruzione del progetto idroelettrico di El Quimbo, nel dipartimento di Huila. Il Presule si è detto sorpreso in quanto all’impresa, che non ha realizzato quanto previsto nel periodo stabilito, è stata concessa una proroga. Per le stesse ragioni, altri gruppi sociali, come i sindaci dei comuni coinvolti: El Agrado, Garzón, Gigante, Tesalia, Altamira e Paicol, hanno manifestato il loro malcontento.Mons. Duque Jaramillo ha parlato ieri, in una udienza pubblica organizzata dal comune di Garzón, proprio per ascoltare le motivazioni di questo malcontento generale. Il Vescovo ha dichiarato che "per costruire la pace devono scomparire tutte le cause di discordia tra gli uomini, che generano le guerre; soprattutto l'ingiustizia, e molte cose in questo progetto sono ambigue".Ha concluso affermando che sorprende l'ingiustizia e la violazione dei diritti umani di un gruppo di contadini colombiani, "il cui lavoro ha contribuito ad una ricchezza inestimabile per la zona di Huila e per la società colombiana". Quanti sono coinvolti nel progetto vengono colpiti in vario modo, perché "le condizioni di molti di quelli che vengono spostati, non sono migliori rispetto a prima".Il progetto idroelettrico di El Quimbo, nato nel 2008, ha richiesto lo spostamento di un gruppo di contadini e di parte della popolazione della zona. Secondo la stampa locale, gli studi che riguardano il rispetto alla natura non sono favorevoli al progetto. Al riguardo Mons. Duque Jaramillo ha affermato: "Sono sorpreso che un lavoro che viene presentato come l'orgoglio della nazione devasti l'ambiente, la biodiversità, gli ecosistemi, negando la possibilità di permanenza e il prolungamento della vita, in un momento in cui tutto il mondo comincia a diventare consapevole dei danni che facciamo alla nostra ‘casa comune’ con alcuni megaprogetti".L’udienza pubblica, iniziata l’11 novembre, si è conclusa con la richiesta di sospensione immediata del progetto a causa dei danni che sta provocando all’ambiente e alla popolazione.

AMERICA/BOLIVIA - “Vivere la misericordia nella pratica della giustizia”: messaggio dei Vescovi

Cochabamba – "Dobbiamo vivere insieme sulle fondamenta della verità, senza inganno, con rispetto, senza aggressività. Gli interessi particolari devono lasciare il posto alla ricerca del bene comune, in particolare per i più vulnerabili: i detenuti, i disabili, i malati e quelli che vivono in estrema povertà": è l’esortazione dei Vescovi della Bolivia nel messaggio pubblicato alla fine dell'Assemblea della Conferenza Episcopale svoltasi la settimana scorsa ."Abbiamo bisogno di vivere la misericordia nella pratica della giustizia, a volte manipolata da interessi politici e dalla corruzione. L'uso della detenzione senza processo e per un lungo periodo di tempo, viola il diritto alla presunzione di innocenza, con conseguenti condizioni disumane nelle carceri. Ci uniamo al grido del popolo boliviano per una giustizia affidabile, veloce e imparziale" si legge nel documento, che sarà distribuito nelle parrocchie questo fine settimana come "Messaggio al Popolo di Dio", e che risponde direttamente alla realtà che vive il popolo della Bolivia, come si legge nella nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale Boliviana.Il messaggio si conclude con un appello per la vita e denunciando tutto che va contro di essa, come "il femminicidio, i linciaggi, il traffico e la tratta di esseri umani, l'aborto e tutte le forme di violenza esistenti nella società".Solo nelle ultime tre settimane ci sono stati diversi casi di violenza cittadina: a Beni un gruppo di residenti di un quartiere popolare ha impiccato un ladro, un altro gruppo di persone alla periferia di Cochabamba ha bruciato vivo il presunto capo di una banda di ladri. Secondo l'ufficio della Defensoria del Pueblo, nel 2015 ci sono stati 32 linciaggi registrati, ma si sa che ci sono stati anche altri casi. Il tema della "giustizia comunitaria", riconosciuta dalla Costituzione boliviana nel 2009, è male interpretato da gran parte della popolazione che lo interpreta come un farsi giustizia da soli. Le autorità e le forze dell'ordine in molti casi non riescono a fermare questo tipo di giustizia sommaria.

ASIA/CINA - Chiuse le Porte Sante in Cina continentale, ma “la porta della misericordia del nostro cuore rimane aperta per sempre”

Shi Jia Zhuang – “La Porta Santa è chiusa, ma la misericordia del Signore è su di noi per sempre; l’annuncio della misericordia del Signore continua; la porta della misericordia del nostro cuore rimane aperta per sempre; l’opera della misericordia continua”: con questo spirito, le comunità cattoliche della Cina continentale domenica 13 novembre hanno chiuso le Porte Sante delle diverse diocesi, come indicato da Papa Francesco, in comunione con la Chiesa universale. Dalle immense steppe della Mongolia interna, che ha chiuso 6 Porte Sante, al sud dell’Hu Bei, dal nord dell’He Bei alla costa orientale di Wen Zhou, sono state numerose le iniziative nell’Anno della Misericordia, come l’Agenzia Fides apprende da Faith. Il rito di chiusura della Porta Santa è stato occasione in diversi luoghi per fare un breve consuntivo dell’Anno Santo o per alcuni gesti che indicano l’impegno a proseguire nella testimonianza della misericordia. Sua Ecc. Mons. An Shu Xin, Vescovo della diocesi di Bao Ding nella provincia di He Bei, ha presieduto la solenne chiusura della Porta Santa, una delle tre aperte nella diocesi, nell’importante Santuario mariano di Dong Lu, davanti a migliaia di fedeli. Nell’omelia ha sottolineato i doni della misericordia: conversione, perdono, opere caritative. “Mentre spalancavamo la Porta Santa, la porta del nostro cuore si è aperta, e rimane per sempre aperta grazie al continuo nutrimento della misericordia di cui il Signore ci ha riempito. Ci ha purificato, ci ha rafforzato nella fede e ci ha convertito. Ci ha reso missionari della sua misericordia. Portiamo quindi il messaggio della buona novella a tutti i fratelli e le sorelle, perché la chiusura della Porta Santa ci indica un nuovo orizzonte nella vita della Chiesa”. Nella diocesi di Ji Nan la chiusura della Porta Santa è stata accompagnata da un gesto significativo:la consegna del diploma ai catechisti che hanno concluso il corso triennale di formazione. Il Vescovo diocesano, Mons. Zhang Xian Wang, ha ricordato: “abbiamo aperto 5 Porte Sante, organizzato il pellegrinaggio, la prima Giornata diocesana dei giovani, le opere di misericordia e tante altre iniziative. Nel futuro ogni nostra parola, ogni nostra azione sia testimonianza della misericordia di Dio che abbiamo ricevuto”.La diocesi di Yi Chang, nella provincia di Hu Bei, durante la chiusura della Porta Santa ha ricordato che quest’anno ha ricevuto 40 gruppi di pellegrini e organizzato il pellegrinaggio di gruppi di fedeli della diocesi in Cina ed all’estero , oltre ad un centinaio di visite ai malati anziani, mentre il gruppo dell’evangelizzazione ha svolto il servizio di accoglienza 24 ore su 24 alla Porta Santa della Cattedrale dedicata a S. Francesco. I fedeli della diocesi di Su Zhou, della provincia di Jiang Su, hanno un motivo particolare di felicità, visto che durante il loro pellegrinaggio a Roma sono stati accolti dal Papa in piazza di San Pietro. Per loro è stata “una straordinaria grazia di Dio misericordioso concessa a noi”.Nella Mongolia interna oltre 30.000 fedeli hanno varcato la Porta Santa durante il pellegrinaggio, oltre 6 mila hanno fatto un pellegrinaggio all’estero, soprattutto a Roma e in Terra Santa. Una serie di testimonianze sulla misericordia ha contraddistinto la chiusura della Porta Santa della diocesi di Han Zhong, nella provincia di Shaan Xi. Quanti hanno preso la parola hanno confermato la propria determinazione ad essere “missionari della misericordia” perché “la porta della misericordia del nostro cuore rimane aperta per sempre”.La diocesi di Xi Chang, della provincia di Si Chuan, durante il rito di chiusura della Porta Santa ha anche conferito il mandato missionario ai “missionari della misericordia”.

ASIA/IRAQ - Il Presidente Barzani: non ci ritiriamo dalle terre riconquistate, il Kurdistan sarà multietnico e multireligioso

Bashiqa – Le milizie curde Peshmerga non si ritireranno dalle terre che hanno sottratto ai jihadisti dello Stato Islamico nella campagna militare per la liberazione di Mosul, perchè così è stato concordato con gli Stati Uniti e con il governo iracheno. Lo ha riferito mercoledì 16 novembre Masud Barzani, Presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, incontrando i media locali a Bashiqa, la città della provincia di Ninive liberata dai Peshmerga nella prima settimana di novembre. Barzani ha respinto anche le denunce di organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti umani che hanno recentemente accusato le forze curde di demolire case in alcune zone liberate, ribadendo che la permanenza di coloro che hanno collaborato con i jihadisti dello Stato Islamico non potrà essere tollerata nelle terre riconquistate dai curdi. "Diversi gruppi etnici e religiosi che vivono insieme, è questo il Kurdistan che vogliamo, dove il Mullah chiama alla Preghiera, risuonano le campane nelle chiese e gli Yezidi celebrano il culto nei loro templi" ha detto tra l'altro il Presidente curdo. Nalla città di Bashiqa, appena liberata, sono stati proprio i soldati Peshmerga a ri-istallare grandi croci di legno sui tetti delle chiese, insieme alle proprie bandiere.

Pages