Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/KIRGHIZISTAN - Il governo kirghizo annuncia un programma per combattere l'estremismo islamista

Biskek - Il Kirghizistan si prepara a dar vita a un programma statale anti-terrorismo che punterà soprattutto a incrementare con misure sia preventive che repressive la lotta contro l'espansione nella società kirghiza dell'estremismo religioso. Lo ha riferito nei giorni scorsi il Vice-Primo Ministro Zhenish Razakov, sottolineando che il programma sarà rivolto sopratutto ad arginare la diffusione di ideologie religiose estremiste tra i giovani. La lotta all'estremismo religioso – riferiscono i media russi - viene presentata come una priorità dall'attuale leadership politica della Repubblica ex sovietica. Secondo il Comitato di Stato per la Sicurezza nazionale, oltre 600 cittadini del Kirghizistan, compresi interi clan famiiari con donne e bambini, si sono trasferiti in Medio Oriente per unirsi ai gruppi jihadisti e alle loro milizie. Le idelogie jihadiste hanno attecchito dapprima nelle regioni meridionali della Repubblica, per poi trovare adesioni anche tra i residenti delle regioni settentrionali come Ysykköl e Naryn.

AFRICA/SUDAFRICA - Attentato del Cairo: la preghiera e la solidarietà della Chiesa cattolica sudafricana

Johannesburg - “Come Chiesa in Sudafrica siamo solidali con la Chiesa Copta Ortodossa nel compiangere la morte dei nostri cari fratelli e sorelle” afferma S.E. Mons. Victor Phalana, Vescovo di Klerksdorp e Presidente della Commissione Ecumenica della Southern African Catholic Bishops’ Conference , in un messaggio di condoglianze per le vittime dell’attentato alla chiesa copta ortodossa di San Marco al Cairo perpetrato domenica 11 dicembre .“Chi ha commesso questo crimine – prosegue la nota giunta all’Agenzia Fides - non aiuta affatto a migliorare il dialogo inter-religioso e deve essere portato di fronte alla giustizia. La religione non può essere usata per giustificare atti così odiosi”.La SACBC è accanto ai fedeli della Chiesa Copta Ortodossa nel pregare per le anime dei defunti e per la rapida guarigione di coloro che sono rimasti feriti nell’attentato.

AFRICA/EGITTO - L'Imam di al Azhar visita il Patriarca Tawadros dopo la strage in chiesa: “mani straniere dietro il terrorismo”

Il Cairo – lo Sheikh Ahmed al Tayyib, Grande Imam di al Azhar, ha guidato la delegazione di alto livello del grande centro teologico sunnita che ieri si è recata in visita alla sede del patriarcato copto ortodosso per portare le proprie condoglianze al Patriarca Tawadros II e a tutta la Chiesa copta, dopo ha strage compiuta domenica scorsa nella cappella di Boutroseya, annessa alla cattedrale copta di San Marco, che ha provocato la morte di almeno 26 persone. Il bersaglio degli attacchi terroristici, che “non fanno distinzione tra cristiani e musulmani” - ha rimarcato il leader sunnita - è “l'unità del popolo egiziano”, mentre le agenzie del terrore che insanguinano l'Egitto hanno le loro basi “all'estero” e il loro delirante disegno finisce per travolgere anche quelli – forze e gruppi di potere - che all'inizio avevano garantito loro coperture e complicità. Il Patriarca Tawadros, dal canto suo, ha fatto riferimento ai 14 secoli di convivenza tra cristiani e musulmani vissuti in Egitto, una lunga storia che li aiuta anche a a affrontare insieme anche le prove e le tribolazioni da sopportare per costruire la Patria comune.Intanto sono stati diffusi via internet messaggi dell'autoproclamato Stato Islamico che rivendicano la strage dei copti, esaltando il kamikaze Abu Abdullah per essersi fatto esplodere “tra i crociati, causando 80 tra morti e feriti''. Per internet è statadiffusa anche la foto del'attentatore con mitra, tuta mimetica e l'indice rivolto verso il cielo.

ASIA/INDIA - Violenze e abusi sui cristiani in vista del Natale

New Delhi – Nuove violenze sui cristiani, compiute con l’approssimarsi del Natale, destano preoccupazione e sconcerto nella comunità cristiana indiana. Secondo informazioni raccolte da Fides, il 14 dicembre un gruppo di circa 30 militanti induisti ha attaccato un gruppo di fedeli cattolici a Tikariya, villaggio appena fuori la città di Banswara, nello stato del Rajasthan, percuotendo il sacerdote cattolico Stefphan Rawat, le donne e gli altri cristiani. Come riferito a Fides da Sajan K Gorge, presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani i cattolici , come da tradizione stavano girando per le strade del villggio cantando canti natalizi, i tradizionali “carol”, in una mini processione avviata alla fine della messa. Gli estremisti, armati di bastoni e manganelli, li hanno raggiunti e percossi con violenza, in spregio alla libertà di culto garantita dalla Costituzione. Tra gli altri recenti atti di ingiustificata violenza, quello avvenuto agli inizi di dicembre su una donna cristiana nello stato di Chhattisgarh: Samari Kasabi, 55 anni, cristiana del villaggio di Dokawaya, è stata uccisa in un attacco brutale che ha costretto altri cristiani a convertirsi all'induismo per paura di essere assassinati. Kasabi è stata denudata, picchiata a morte e poi bruciata dai suoi vicini di casa in una notte di terrore. La folla dei militanti era alla ricerca di suo figlio Sukura, 35 anni, e della sua famiglia, ma, non trovandola, hanno deciso di uccidere Samari. La polizia locale ha arrestato il capo del villaggio per due giorni prima di rilasciarlo senza accusa. In precedenza altri membri della famiglia erano stati rapiti dai naxaliti, gruppo di guerriglieri comunisti indiano, mentre stavano pregando per i malati e i bisognosi nel loro villaggio. I membri della famiglia raccontano di esser stati ripetutamente perseguitati. Anche nell’altro stato del Madhya Pradesh, in India centrale, nei giorni scorsi alcuni estremisti indù hanno attaccato una chiesa protestante e colpito con pietre i fedeli durante una liturgia. E alcune statue sacre, come quelle di Sant’Antonio e S. Lorenzo all'interno della chiesa cattolica di Nostra Signora della Salute nel distretto di Udupi , nello stato di Karnataka, sono state profanate e distrutte da vandali nella notte dell’11 dicembreIl Consiglio globale dei cristiani indiani sta documentando una serie di incidenti e di violenze sui cristiani in India, in particolare negli stati di Karnataka e in Orissa, proprio in prossimità del Natale. Per questo chiede alle forze di sicurezza di garantire la protezione necessaria perché “la piccola e vulnerabile comunità cristiana possa pregare e celebrare in pace e sicurezza questo tempo santo del Natale”. In India i cristiani sono circa il 2,5% della popolazione mentre l'80% degli 1,3 miliardi di abitanti si professa indù. La conversione al cristianesimo è espressamente vietata per legge in cinque stati indiani. Il governo indiano a livello federale, guidato dal Bharatiya Janata Party , partito nazionalista indù, è accusato di chiudere un occhio sugli attacchi contro le minoranze religiose nel paese.

AMERICA/TRINIDAD E TOBAGO - “La Chiesa è contraria alla pena capitale” ribadisce l’Arcivescovo di Port of Spain

Port of Spain – “No alla pena di morte”. Lo ha ribadito Sua Ecc. Mons. Joseph Everard Harris, C.S.Sp. Arcivescovo di Port of Spain, in un breve incontro con la stampa di Trinidad e Tobago dove ferve il dibattito sulla richiesta di ripristinare la pena di morte per i criminali violenti da parte di un sacerdote cattolico.Mons. Harris ha ricordato che due mesi fa, la Conferenza Episcopale delle Antille ha rilasciato una dichiarazione nella quali si oppone al ricorso alla pena capitale, e ha chiesto ai governi di Trinidad e Tobago e di Barbados di cambiare le loro leggi al riguardo.Mons. Harris ha citato Papa Francesco: “Oggi la pena di morte è inaccettabile, per quanto grave sia il crimine di cui si macchia chi lo commette. È un’offesa all’inviolabilità della vita e della dignità umana che contraddice il disegno di Dio sull’uomo, la società e la sua giustizia misericordiosa”.L’Arcivescovo è intervenuto in risposta al parroco di San Carlo Borromeo, a Tunapuna, p. Ian Taylor, che nell’omelia della Messa del 10 dicembre ha chiesto di ripristinare la pena di morte, come punizione per l’uccisione nel corso di un una rapina, di Shannon Banfield, un impiegato della Republic Bank, un fatto che ha scioccato il Paese.Mons. Harris ha aggiunto che il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che l'insegnamento tradizionale della Chiesa "non esclude" il ricorso alla pena di morte quando è "l'unica via praticabile per difendere la vita di esseri umani in modo efficace contro l'aggressore". E aggiunge: tuttavia, che oggi questi casi sono "molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti”.

ASIA/THAILANDIA - Che Gesù sia visibile anche in casa nostra, oggi! L’auspicio di un missionario per Natale

Bangkok - In Thailandia ogni casa, ufficio, fabbrica, azienda e spazio pubblico espone una gigantografia del Re o della famiglia reale. In questo periodo di lutto nazionale per la morte del ‘più Grande dei Re’ a maggior ragione. Ora le immagini si sono moltiplicate in quantità, in dimensione e in prezzo. Ovunque, persino i tatuaggi, i dolci e i vestiti mostrano l’immagine di Rama 9. Nelle stesse chiese cattoliche la sua foto campeggia a fianco dell’altare e all’entrata. “Non ho mai visto una così massiccia, unanime e inconfutabile identificazione con una persona o con il simbolo che la rappresenti. Questo mi fa anche pensare alla forza di una immagine, di un segno che veicola un messaggio”. Lo racconta all’Agenzia Fides un missionario fidei donum impegnato in Thailandia. “Stiamo tentando in parrocchia di far conoscere, apprezzare e realizzare il presepio in casa come segno distintivo dei cristiani. Così come Babbo Natale o l’albero super-adornato dominano gli scenari commerciali e di intrattenimento, vorremmo che fossimo più ‘orgogliosi’ dell’umile presepio”. “È vero, facciamo fatica a reperire statuette , ci risulta arduo diffondere una tradizione popolare che rimanda facilmente al messaggio evangelico, la gente non ha nessuna esperienza o creatività sull’argomento. Eppure intravvedo spiragli di gioia ed entusiasmo nel mostrare i modesti risultati casalinghi”, continua. “Il bisogno di segni fa parte della religiosità popolare, dei semplici. Attraverso segni esterni, purtroppo a volte trasformati in feticci o ridotti ad adorni mondani, la gente semplice avvicina il Mistero, rivede un Ideale, incontra un Altro. Non stupisce che il buddismo, a dispetto delle sobrie indicazioni dello stesso Buddha sia pieno di simboli, riti, oggetti, immagini, significati, colori e misteri. Il prossimo Natale sia visibile anche con gli occhi. In fin dei conti l’incarnazione ha anche questo significato. Presepio o opera di misericordia, celebrazione comunitaria o sobrietà. Che Gesù sia visibile anche in casa nostra, oggi!”, conclude il missionario.

ASIA/SIRIA - Scambi di accuse ad Aleppo sulla tregua violata. Il Vescovo Marayati: la lettera del Papa a Assad è chiara e non va strumentalizzata

Aleppo - La lettera inviata dal Papa al Presidente siriano Bashar al Assad “contiene parole chiare e coerenti con quello che il Successore di Pietro e la Santa Sede hanno sempre detto sulla situazione tragica della Siria. Basta leggerle, quelle parole. Non c'è bisogno di decifrare, e tanto meno serve strumentalizzare quel messaggio”. Così Boutros Marayati, Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, invita a riconoscere nella missiva inviata dal Papa al Presidente siriano un ulteriore segno della costante sollecitudine manifestata dal Papa e dai suoi collaboratori davanti alle sofferenze dell'intero popolo siriano. “Papa Francesco” ripete l'Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo “invita tutti a porre fine alle violenze, da ogni parte esse vengano, e a camminare sulla via della pacificazione e della riconciliazione. E' fuori luogo provare a usare quel messaggio o le parole in esso contenute come una presa di posizione pro o contro il Presidente Assad”.L’agenzia ufficiale siriana Sana aveva dato la notizia della lettera papale, fornendone alcuni contenuti. Papa Francesco, nella missiva giunta lunedì 12 dicembre al Presidente siriano tramite l'Arcivescovo e Cardinale Mario Zenari, Nunzio apostolico nel paese mediorientale, ha condannato tutte le forme di estremismo e terrorismo «da qualsiasi parte esse possano venire» ed ha fatto appello ad Assad affinché «sia pienamente rispettato il diritto umanitario internazionale in merito alla protezione dei civili e l’accesso all’aiuto umanitario». Le preoccupazioni del Papa, in questo momento, riguardano in particolare la città di Aleppo. Su quanto sta accadendo nella città martire si intrecciano notizie e versioni contrastanti. L’esercito governativo siriano dichiara di aver ripreso possesso di quasi tutta la metropoli siriana, mentre rappresentanti delle Nazioni Unite e della Croce Rossa internazionale parlano di “civili giustiziati sul posto” dalle truppe governative. Migliaia di persone sarebbero intrappolate nella parte rimanente di Aleppo ancora nelle mani dei ribelli e dei jihadisti, e su tale enclave cittadina – riferiscono agenzie internazionali citando fonti dei guppi ribelli – sarebbero ripresi stamani i bombardamienti, nonostante la tregua concordata ieri sera per consentire l'evacuazione dei gruppi armati. A tali informazioni fanno da contraltare le notizie diffuse dalle fonti russe, secondo cui sono stati i guppi armati di jihadisti a contrattaccare aree già riconquistate dall'esercito siriano, mentre impediscono ai civili di fuggire dalle zone di scontro. Quasi 6.000 civili, tra cui 2.210 bambini – rende noto il Ministero della difesa russo, citando i dati del Centro russo per la riconciliazione delle parti in conflitto in Siria - sono stati comunque evacuati dai distretti orientali nelle ultime 24 ore. “Nei nostri quartieri” riferisce a Fides l'Arcivescovo Marayati “le persone ovviamente sono contente del fatto che i gruppi armati jihadisti siano stati allontanati, e i loro colpi di mortaio non riescano più a raggiungere le loro case. Ma la paura rimane, e rende fragile il sollievo. Avremo pace solo quando una vera riconciliazione riuscirà a prevalere nei cuori, liberandoli dall'odio. Solo così potremo ripartire insieme. Intanto, preghiamo di poter vivere il tempo di Natale nella speranza, con un po' di serenità”.

AFRICA/KENYA - “Maggiori controlli e migliore segnaletica stradale” chiedono i Vescovi dopo i 40 morti nelll’incidente di Naivasha

Nairobi - “Siate impegnati a salvare le vite e non abusate del vostro ruolo per estorcere denaro”. È l’appello lanciato dai Vescovi del Kenya agli agenti incaricati di garantire la sicurezza sulle strade dopo il tragico incidente di sabato 10 dicembre, avvenuto sulla strada che collega Nairobi a Naivasha. Un’autocisterna carica di gas infiammabile è andata fuori controllo dopo essere passata a tutta velocità su un dissuasore stradale , investendo una fila di automezzi. Nell’esplosione e nell’incendio della cisterna sono morte una quarantina di persone.“La Conferenza Episcopale del Kenya e tutta la Chiesa cattolica esprimono le più profonde condoglianze e si uniscono al dolore delle famiglie dei defunti” si legge in un comunicato giunto all’Agenzia Fides.“Facciamo appello alle diverse agenzie governative responsabili del trasporto su strada e della sicurezza di porre la corretta segnaletica stradale, e chiediamo che ci sia un ripensamento sul posizionamento dei dossi stradali sulle autostrade del Paese. Questi dossi sono sempre rimossi dopo un incidente” sottolineano i Vescovi. “Chiediamo ai guidatori di esercitare una prudenza supplementare nel periodo festivo e ci appelliamo alle agenzie responsabili della sicurezza stradale di rinnovare l’impegno di salvaguardare le vite umane e non di vedere in questo un’opportunità per ottenere denaro facile con la corruzione e l’estorsione”.Secondo l’autorità nazionale dei trasporti, quest’anno sono morte finora 1.574 persone in incidenti stradali, 86 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

ASIA/INDONESIA - Processo al governatore cristiano: un test per la democrazia in Indonesia

Giacarta - Il governatore cristiano di Giacarta ha versato lacrime leggendo la dichiarazione resa al tribunale, nella prima udienza del processo che lo vede imputato per blasfemia, tenutasi ieri, 13 dicembre. Il processo proseguirà con la prossima udienza il 20 dicembre, quando i pubblici ministeri potranno rispondere alle dichiarazioni da lui rilasciate."Sono così triste di essere accusato di aver insultato l'Islam perché significa che ho diffamato i miei genitori adottivi musulmani, nonchè fratelli e sorelle che amo molto", ha detto il Governatore Basuki Tjahaja Purnama "Ahok" , visibilmente commosso durante l'udienza tenutasi davanti alla Corte distrettuale di Nord Giacarta. "Ahok" - che è in lista come candidato per le prossime elezioni di governatore che si terranno il 15 febbraio 2017 - ha detto ai giudici che non aveva nessuna intenzione di insultare studiosi musulmani o ulama e che non vorrebbe mai offendere l'Islam, perché ha sempre avuto una rapporto armonico con i musulmani sin dalla sua infanzia, frequentando scuole musulmane e amici musulmani che considera "la propria famiglia".L’uomo ha ricordando che i suoi genitori adottivi sono musulmani, aggiungendo che suo fratello, un musulmano, ha pagato la sua quota di iscrizione per conseguire la laurea. "Essere accusato di aver insultato l'Islam, per me significa essere accusato di aver diffamato la mia famiglia musulmana", ha detto Ahok tra le lacrime. Il governatore ha anche menzionato i vari programmi che ha promosso, nella sua vita politica, in favore di musulmani, attuati sotto la sua guida di governatore di Giacarta, carica che ha assunto subentrando a Joko Widodo, di cui era vice, quando questi è stato eletto presidente della nazione. Durante il suo mandato, Ahok ha fatto costruire diverse moschee in tutta la capitale, concedendo ai dipendenti delle moschee alloggi a basso costo e speciali giorni di ferie per poter compiere il pellegrinaggio alla Mecca; inoltre durante il mese di Ramadan , ha consentito a tutti i musulmani che lavorano negli uffici pubblici di rientrare a casa più presto in modo da poter mangiare e pregare con le loro famiglie.Ahok ha spiegato ai giudici che le parole pronunciate il 27 settembre scorso non erano un vilipendio al Corano: "Non avevo intenzione di interpretare erroneamente la Sura 51 "Al Maidah" né di commettere blasfemia. Nella mia dichiarazione, ho fatto riferimento ad alcuni politici che avevano abusato di quel testo, avviando una concorrenza sleale per le prossime elezioni regionali".Durante il suo processo, trasmesso in diretta TV, centinaia di membri di gruppi islamici si sono riuniti fuori dal tribunale chiedendo l'arresto di Ahok. In altre aree della capitale, alcuni sostenitori del governatore si sono riuniti a pregare, in assemblee sempre controllate dalla polizia.P. Benny Susetyo, segretario del Consiglio nazionale del "Setara Intitute per la democrazia e la pace", ha detto a Fides che il processo ad Ahok "è una prova per la democrazia indonesiana: rappresenta un test per sapere se la Costituzione si può applicare oppure viene sovrastata e sconfitta dalle pressione dell'opinione pubblica. Ed è un test anche per le forze dell'ordine, chiamate a far rispettare la Costituzione".

OCEANIA/AUSTRALIA - Ride to Reach Out: in bicicletta attraverso la Cambogia per sostenere bambini in difficoltà

Sidney – “Immaginate di immergervi nello splendido paesaggio della Cambogia a bordo di una bicicletta lungo le strade polverose del delta del Mekong. E pensate se questo contribuisse a migliorare la vita dei bambini cambogiani attraverso l’istruzione”. L’iniziativa Ride to Reach Out promossa da Catholic Mission dell’Australia offre ai propri benefattori la possibilità di realizzare questo obiettivo. La sfida, in collaborazione con Inspired Adventures, consente ai partecipanti di intraprendere un viaggio in bicicletta da Siem Reap alla capitale Phnom Penh. Nel corso dell’avventura i ciclisti avranno la possibilità di entrare in contatto con i progetti educativi per bambini, supportati da Catholic Mission e dai contributi dei partecipanti al Ride to Reach Out. Tra le altre attrattive anche l’esplorazione dell’antica Angkor Wat, la crociera sulle acque del Lago Tonle Sap e l’avventura nei templi cambogiani. “Si tratta di una esperienza indimenticabile”, ha detto padre Brian Lucas, Direttore Nazionale di Catholic Mission, nel comunicato inviato all’Agenzia Fides. “Ride to Reach Out offre ai partecipanti una opportunità unica di sfidarsi fisicamente e allo stesso tempo raccogliere fondi per il nostro importante lavoro,” ha aggiunto. Ride to Reach Out si terrà dal 15 al 26 Novembre 2017. Link correlati :Informazioni:

ASIA/INDIA - La Chiesa: una nuova politica verso i dalit

New Delhi - Costruire comunità realmente inclusive è un imperativo etico: motivata da questo intento la Conferenza episcopale indiana ha lanciato una nuova politica di inclusione, accompagnamento e sviluppo dei dalit , le fasce più povere ed emarginate della società indiana.Un documento presentato dal cardinale Baselios Cleemi , presidente della Conferenza e, tra gli altri, dall'arcivescovo Kuriakose Bharanikulangara e dal vescovo Theodore Mascarenhas, segretario generale della Conferenza, spiega che tale politica vuole essere un passo in avanti, per "sradicare le pratiche di intoccabilità e discriminazione di casta a tutti i livelli, migliorando le condizioni di vita dei dalit e soprattutto accompagnando i dalit cristiani che chiedono tutela costituzionale e giustizia da parte dello stato"."La Chiesa cattolica lavora per lo sviluppo dei dalit da molti anni attraverso programmi di sviluppo sociale e di istruzione. Ora attraverso la nuova politica per i dalit la Chiesa in India vuole dedicarsi a loro attraverso un approccio maggiormente sistematico" ha spiegato a Fides p. Zackarias Devasagayaraj, segretario all'Ufficio Cbci che cura la pastorale per i dalit . "La nostra speranza è che questo nuovo approccio cambi la vita di molte comunità dalit nella Chiesa cattolica. Ci auguriamo di mostrare alla società civile una nuova mentalità e una nuova modalità di considerare i poveri e degli emarginati come i dalit" ha aggiunto.La nuova politica ha trovato subito estimatori. P. Ajaya Kumar Singh, attivista sociale e direttore del "Forum per l'azione sociale dell'Orissa", nota a Fides: "Si tratta di un'iniziativa storica della Chiesa in India oggi. E' una pietra miliare per risolvere la questione dei dalit in India. Quasi il 65% dei membri della comunità cattolica indiana è costituito dai dalit. E’ essenziale una politica per facilitare la loro inclusione in ogni ambito della società e per garantire loro una vita dignitosa". "Sono sicuro che in tal modo i dalit potranno recuperare i propri spazi. Nutriamo con tutto il cuore e la speranza l'impegno a porre fine alle pratiche castali nella Chiesa e nella società. Spero che tale documento rappresenti una luce per la comunità", afferma.I dalit in India, spesso vittime di oppressione, appartengono alle ex caste degli "intoccabili" all'interno del sistema castale indù. Si stima che oltre la metà dei 25 milioni di cristiani in India siano dalit.

AMERICA/ARGENTINA - L’Arcidiocesi di La Plata non sponsorizza più gli Scout che stanno perdendo i valori fondamentali

La Plata – L'Arcidiocesi argentina di La Plata ha deciso di non rinnovare la sponsorizzazione degli "Scout d'Argentina" perché "stanno portando avanti un processo in cui stanno perdendo posto alcuni valori fondamentali, come Dio e la famiglia, che Baden Powel ha voluto. Per questo troviamo ogni giorno più difficile garantire l'educazione cristiana dei bambini e dei giovani che frequentano nelle nostre parrocchie i Gruppi Scout. Questo ci porta a non poter rinnovare la sponsorizzazione che diamo agli Scout d’Argentina": così si legge nella dichiarazione pervenuta a Fides firmata dal Vescovo Ausiliare, Mons. Nicolas Baisi, Vicario generale e responsabile arcidiocesano della pastorale giovanile.Il testo ricorda che nel passato "la Chiesa a La Plata ha promosso lo scoutismo come una opportunità di formazione umana e cristiana di grande valore. Per questo ha fondato gruppi scout nelle parrocchie, come ambiente di formazione favorevole per i bambini che hanno completato la loro iniziazione cristiana, con la Prima Comunione".Il documento avvisa che tale decisione sarà operativa dal primo semestre 2017, e conclude con il seguente messaggio: "Sappiamo che questi processi possono spesso causare confusione e dolore, ma siamo sicuri che sia la strada giusta per garantire i valori fondamentali dello Scoutismo, la cui prima legge afferma che lo Scout ama Dio e vive pienamente la fede".

AMERICA/BOLIVIA - Premio ad una missionaria per il contributo dato alla nazione nel campo educativo

Santa Cruz – Per il suo contributo all'istruzione pubblica sarà premiata con il "Patujú di Bronzo" suor Micaela Princiotto, missionaria delle Domenicane del Sacro Cuore di Gesù. La premiazione, organizzata da uno dei principale giornali della Bolivia, si svolgerà domani, 15 dicembre, e riguarderà nove persone che per il loro lavoro hanno contribuito alla crescita del paese."Si deve premiare il lavoro e la dedizione di persone ed istituzioni che lottano per un mondo migliore e che si sono distinte in questo sforzo" hanno sottolineato nella nota pervenuta a Fides, gli organizzatori di questo evento che celebra la sua 18 edizione.Suor Micaela Princiotto, italiana, è arrivata in Bolivia nel 1989. Come direttrice della Fondazione Casa Editrice Bienaventuranzas, ha fatto sì che questa casa editrice sia presente in tutto il paese. Inoltre tutte le iniziative di formazione promosse sono gratuite, così hanno aiutato gli insegnanti delle scuole pubbliche e private a raggiungere livelli più elevati di competenza nella didattica, nei nuovi approcci e nelle tecniche da usare in classe. Suor Micaela è anche direttrice dell'istituto educativo Josefina Balsamo, a Santa Cruz, composto da dieci centri di istruzione, frequentati da circa 12.000 studenti.

ASIA/TURCHIA - Pastore evangelico arrestato con l'accusa di appartenere alla rete “terrorista” di Gulen

Ankara – Il pastore evangelico Andrew Craig Brunson, già responsabile della chiesa evangelica della Resurrezione a Izmir , è stato arrestato la scorsa settimana con l'accusa di far parte dell'organizzazione Hizmet del predicatore islamico turco Fethullah Gulen, espatriato negli USA dal 1999 e indicato dalla Turchia come ispiratore del fallito golpe dello scorso 15 luglio. Ad accusare il leader evengelico – riferiscono i media turchi – sarebbe stato un testimone di cui finora non è stato riferito il nome.A metà ottobre , Andrew Craig Brunson era stato convocato insieme alla moglie, Lyn Norine, dall'ufficio dell'immigrazione, che aveva inizialmente comunicato loro l'obbligo di lasciare il Paese, giustificando tale misura con l'accusa vaga di aver ricevuto fondi dall'estero per finanziare iniziative missionarie e di aver messo a rischio la sicurezza del Paese con le loro attività. Lo scorso 9 ottobre, la stampa turca ha riferito che per il pastore evangelico il decreto di espulsione si è trasformato in arresto, dopo che un testimone segreto lo ha accusato di appartenere al cosidetto FETO . Le misure restrittive che negli ultimi mesi hanno colpito diversi esponenti evangelici operanti in Turchia vanno contestualizzate nell'attuale fase politica e sociale attraversata dal Paese, dove sono ancora in atto le campagne di epurazione e gli arresti di massa rivolti contro i settori considerati responsabili del fallito golpe del 15 luglio.

AMERICA/BRASILE - Rete di Solidarietà per Migranti e Rifugiati: “non chiediamo privilegi ma politiche specifiche”

Brasilia – Si è svolto presso il Centro Culturale di Brasilia , il XII Incontro nazionale della Rete di solidarietà per i migranti e i rifugiati . L'evento è stato promosso dall'Istituto migrazione e diritti umani , dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dalla Commissione della Pastorale della Mobilità Umana della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile .Gestita dall'IMDH, la RedeMir ha dodici anni di attività e ora conta circa 60 realtà in tutto il Brasile. La Rete valorizza lo scambio di pratiche e di informazioni, cercando di promuovere il sostegno reciproco tra le realtà, la comunicazione, la formazione dei membri, e altri aspetti che vanno a beneficio dei migranti, dei rifugiati e dei profughi.Ogni anno si svolge un incontro nazionale a Brasilia. Secondo gli organizzatori, il dibattito dei gruppi partecipanti e lo scambio di esperienze "diventa sempre più importante ogni anno", in particolare con l'aumento del flusso di migranti verso il Brasile che sono persone in fuga dai conflitti armati, dalla violenza, dalla persecuzione, come è stato il caso della Siria, Pakistan, Afghanistan, Nigeria, Iraq e Venezuela.Per la direttrice dell'IMDH, suor Rosita Milesi, l'incontro di quest'anno ha voluto approfondire alcune questioni relative alla migrazione ed ai rifugiati, favorendo il rafforzamento dei legami tra i partecipanti. "Dobbiamo lavorare per l'attuazione delle politiche e dei progressi in ciò che riguarda l'assistenza e l'integrazione dei migranti e dei rifugiati nel nostro paese, non invocare privilegi per i rifugiati e gli immigrati, ma sostenere politiche specifiche per questa fascia di popolazione" sottolinea la suora nella nota inviata a Fides.Secondo dati dal SICREMI , il Brasile solo nel 2013 ha ricevuto 128 mila immigranti. Sebbene sia uno dei paesi con la più bassa percentuale di emigranti , ha ricevuto 5 mila richieste d'asilo da Bangladesh, Senegal e Libano; mentre le 5.196 richieste di rifugiati vengono da Colombia, Angola, Siria, Liberia, Iraq e Palestina. Sempre in quel periodo il Brasile ha regolarizzato 5.651 haitiani per motivi umanitari.

AMERICA/MESSICO - Casa Hogar Karike per bambini indigenti e vulnerabili

Chihuahua - La Casa Hogar Karike è stata aperta 5 anni fa grazie alla generosità di una signora che ha ospitato nella sua casa 3 bambini indigenti e abbandonati. Da allora gli ospiti sono aumentati e le necessità dei piccoli non mancano. Da qui il magazine “El Heraldo de Chihuahua” ha promosso il progetto Navidar con il quale invita la comunità tutta a condividere quello che si ha con l’obiettivo di aiutare i piccoli che a Natale non hanno speranza di ricevere amore, calore e regali. Attualmente la Casa Hogar Karike ha 23 residenti, 9 bambini e bambine, tra 6 e 15 anni, che vivevano in condizioni di vulnerabilità. Nella Casa ricevono assistenza, amore, cibo, istruzione, riparo. Purtroppo si tratta di una abitazione in prestito, e entro 4 mesi deve essere liberata. L’idea dei responsabili è ottenere un terreno sul quale avviare una costruzione adeguata ai bisogni degli utenti. La Casa attuale è molto piccola e priva di tante cose necessarie. Nella cucina, per esempio, manca l’angolo cottura e gli utensili per cucinare. Nella zona giorno c’è bisogno di una sala nuova e nell’area da pranzo servono due tavoli, visto che non c’è posto dove poggiarsi per mangiare. Nella camera da letto delle bambine hanno appena messo un armadio ma mancano mobili in entrambe le stanze da letto, come pure materassi e riscaldamenti.

AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto Tawadros: “i nostri martiri ci uniscono al Cielo”

Il Cairo – “I nostri martiri, e l'atto del martirio in sé, ci uniscono al Cielo e fanno salire il nostro cuore fino a quelli che già sono lì, e da lì intercedono per noi”. Così il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha celebrato le 25 vittime dell'attentato terroristico perpetrato domenica scorsa, 11 dicembre, durante la Messa nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copto-ortodossa del Cairo. Le parole del Patriarca sono state pronunciate nell'omelia durante i funerali delle vittime, celebrati ieri nella cattedrale cairota di San Marco. "Noi chiamiamo la nostra Chiesa 'la Chiesa dei martiri'", ha aggiunto Papa Tawadros, ricordando che "fin dal primo secolo dopo Cristo, i copti hanno offerto la loro vita come sacrificio per amore di Cristo”. Durante la sua omelia, il Patriarca copto ortodosso ha anche ricordato che i nuovi martiri copti hanno perso la vita durante il mese di Kiahk, il mese del calendario copto dedicato a Maria, che precede il Natale ed è un mese di gioia e di lode. "Diamo l'addio ai nostri cari con lo stesso spirito di lode" ha detto il Primate della chiesa copta ortoossa, "perché crediamo che non c'è morte per coloro che amano Dio: loro saranno resuscitati nella gioia alla vita eterna”. Il Papa ha concluso sottolineando che la mano del terrorismo non potrà mai sfuggire la punizione divina. Già ieri, durante la commemorazione civile delle vittime svoltasi presso il Memoriale del milite ignoto, il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha annunciato l'arresto di 4 sospetti che sarebbero coinvolti nell'attentato, e ha indicato come responsabile della strage un giovane kamikaze. Le forze di sicurezza, dopo i rilievi scientifici, sostengono di aver individuato l'attentatore suicida nel 22enne Mahmud Shafik Mohamed Mostafa, presentato come un affiliato di Wilayat Sinai , gruppo egiziano legato allo Stato islamico, e accreditano la pista jihadista come matrice dell'attentato. Ma le due maggiori sigle jihadiste attive al Cairo, il movimento Hasam e il gruppo Liwaa al Thuwrah, hanno condannato l'attacco. Hasam ha accusato gli apparati che fanno capo al Presidente al Sisi di aver compiuto l'attentato per terrorizzare la popolazione e consolidare il potere. I familiari e gli amici delle vittime – riporta la stampa egiziana – ieri avevano accolto l'arrivo del Patriarca in cattedrale con un misto di dolore e di giubilo, tra persone che invocavano la pietà di Dio e altri che lanciavano grida di vittoria per la certezza che i propri cari sono stati accolti in Paradiso. Papa Tawadros, visibilmente addolorato, è stato con la testa china di fronte alle bare per tutto il tempo, prima di pronunciare l'omelia. La cerimonia funebre ha avuto inizio con la preghiera di ringraziamento, è proseguita con la lettura delle Sacre Scritture e poi con la preghiera per la vita eterna dei defunti. Le parole del Patriarca Tawadros durante l’omelia per le ultime vittime copte del terrorismo attestano in maniera semplice e disarmante lo sguardo che i cristiani hanno sempre rivolto ai loro martiri, e aiutano a vincere la confusa smemoratezza che sempre più spesso sembra velare anche quel tratto imparagonabile della vicenda cristiana nel mondo. Una coltre di equivoci e snaturamenti alimentati non solo dalla propaganda jihadista – che esalta come “martiri” i kamikaze – ma anche da slogan e format rilanciati proprio dalla rete di apparati mobilitati a tempo pieno a difesa dei cristiani perseguitati. .

AFRICA/MALAWI - La prigione, da trappola mortale a luogo di speranza, grazie ad un’iniziativa missionaria

Lilongwe – “La prigione di Zomba, una trappola mortale”, titola il Sunday Times del 4 dicembre 2016. “Da anni questo carcere fa parte della storia del Malawi. Costruito nel 1937 in quello che era una specie di campo profughi, doveva poter accogliere al massimo 800 carcerati. Oggi con 2.400 presenze è il carcere della morte” scrive dal Malawi all’Agenzia Fides p. Piergiorgio Gamba, missionario monfortano. “Questo carcere è un po’ il compendio di tutte le circa 30 prigioni, piccole e grandi del Paese, dove sono rinchiusi circa 15.000 carcerati” spiega il missionario, che ricorda come “nel 2014 l’Ispettorato delle Prigioni ha inviato un rapporto al Parlamento dove si denunciano terribili situazioni sanitarie, cibo immangiabile, sovraffollamento, abuso dei carcerati, mancanza di ventilazione nelle celle, persone tenute in carcere oltre le 48 ore dall’arresto senza accusa provata, corruzione del personale carcerario e insufficienza di programmi di riabilitazione e apprendistato”.È proprio in relazione all’apprendistato che è nata “l’esperienza della Casa a Metà Strada, volta a trasformare le prigioni in veri centri di riforma di chi si trova oltre le sbarre e di chi vive fuori”. Tra le iniziative avviate, “grazie al sostegno di Patrizia Lavaselli e dal Gruppo di San Marino c’è la scuola materna della prigione di Zomba, che è diventata una scuola di cucito capace di auto-sostentamento e di avviamento professionale con tanto di esami riconosciuti dal ministero del lavoro” spiega p. Gamba. “La sezione femminile è un angolo di serenità e l’inizio di un cammino di recupero delle donne e mamme oltre le sbarre” sottolinea p. Gamba, perché “guardie carcerarie e detenute vivono in un modo nuovo gli anni di convivenza della prigione. La prigione-trappola di morte può diventare una grande esperienza di vita” conclude il missionario.

ASIA/INDONESIA - I Vescovi al governo : "Urge una moratoria sulla pena di morte"

Giacarta - I Vescovi indonesiani hanno ufficialmente chiesto al governo una moratoria sulla pena di morte. Come riferito a Fides da p. Paulus Christian Siswantoko, segretario esecutivo della Commissione per la giustizia, la pace e la pastorale dei migranti della Conferenza episcopale cattolica di Indonesia, nella lettera inviata all'esecutivo si rileva che "è opportuno che il governo valuti attentamente l'attuazione della pena di morte, al fine di conoscere l'impatto delle esecuzioni capitali, e garantire che le esecuzioni abbiano realmente avuto effetti deterrenti, scoraggiando la criminalità". In un colloquio con l'Agenzia Fides, p. Siswantoko ha ribadito che la Chiesa cattolica ha sollecitato più volte una moratoria "ma finora il governo non ha ascoltato le voci che rifiutano la pena capitale".In una recente conferenza sul tema "Diritto alla vita e pena di morte nella teologia delle religioni", p. Siswantoko ha affermato che "la Chiesa cattolica nutre ancora speranze in una moratoria sulla pena capitale", adducendo motivi religiosi ma anche civili. Infatti, secondo il sacerdote, i cattolici rifiutano la pena capitale per il rispetto fondamentale della vita, come spiega l'enciclica Evangelium vitae del 1995, di Papa Giovanni Paolo II. D’altro canto "la pena di morte è contraria alla Pancasila e alla Costituzione indonesiana, che affermano la tutela della vita e dei diritti umani fondamentali". "Si è poi dimostrato che la pena di morte non riduce la criminalità" ha detto. Dal 2015 sono stati giustiziati in Indonesia decine di detenuti per reati di droga: "C'è stato un impatto significativo e reali effetti deterrenti ?" ha chiesto il prete, notando che la diffusione e il traffico di droga è un fenomeno di livello nazionale e internazionale.Tra gli altri relatori intervenuti, Gomar Gultom, rappresentante della "Comunione delle Chiese in Indonesia" ha confermato la visione per cui "la pena capitale non ha effetti deterrenti e non è uno strumento etico". La professoressa musulmana Siti Musdah Mulia, docente all'università islamica "Syarif Hidayatullah " e segretario generale della Conferenza indonesiana delle “Religioni per la pace” ha ricordato che l'Islam insegna il rispetto umano e la tutela da atti di discriminazione, sfruttamento e violenza. "La pena di morte è in contraddizione con gli insegnamenti religiosi e delle fedi che venerano l'importanza della vita, preservandola come la più grande benedizione di Dio Creatore. L'Islam insegna la dignità degli esseri umani. definendole come creature più perfette di Dio. La pena di morte è un affronto alla grandezza e all’onnipotenza di Dio". Infine, ha ricordato, "la pena di morte è in contraddizione con i valori della democrazia e con i principi dei diritti umani".

AMERICA/STATI UNITI - Festa della Madonna di Guadalupe con l’ansia nel cuore per tanti immigrati

Pittsburgh – Decine di bambini allineati nella navata principale della Cattedrale di Saint Paul a Oakland-Pittsburgh, indossando i costumi indigeni dell'America Latina e tenendo in alto le bandiere dei loro paesi, accompagnati dal suono delle trombe di una banda di Mariachi, hanno aperto la processione prima della Messa serale di lunedì 12 dicembre, portando un grande arazzo della Madonna di Guadalupe. Così la Cattedrale della diocesi di Pittsburgh ha celebrato la festa della Madonna di Guadalupe, ricordando l'apparizione della Vergine Maria, nel XVI secolo, nei pressi dell'attuale Città del Messico. Nella celebrazione della messa, il Vescovo di Pittsburgh, Sua Ecc. Mons. David Allen Zubik, ha parlato dell'ansia che vive la popolazione latina, che è in gran parte immigrata qui e in altri luoghi degli Stati Uniti. “La Chiesa degli Stati Uniti ha sempre aperto le sue porte ai nostri immigrati" ha detto nell’omelia in spagnolo mons. Zubik, che discende da immigrati polacchi e slovacchi. "Io sono qui solo perché la nostra Chiesa e il nostro Paese hanno accolto i miei nonni tanti anni fa" ha precisato.Molti immigrati hanno espresso le loro preoccupazioni per le anticipazioni del Presidente eletto Donald Trump che intende espellere gli immigrati senza status legale, temendo provvedimenti che potrebbero separare i genitori dai loro figli nati in America, e sradicare molte persone che hanno vissuto e lavorato qui da lunghi anni. "So bene che molti di voi siete preoccupati per il vostro futuro - ha detto il Vescovo -, ma dovete essere certi che la Chiesa di Pittsburgh e io come vostro Vescovo vi sosterremo".Mons. Zubik in più occasioni si è espresso a favore della riforma dell'immigrazione e che sia giusta.Solo pochi giorni fa la Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti ha chiesto ai cattolici di evidenziare la condizione dei migranti e dei rifugiati nel giorno della festa della Madonna di Guadalupe.

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