Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/URUGUAY - Preoccupazione della Chiesa per la crisi del lavoro a Soriano e a Colonia

Mercedes – Quasi all'inizio della Quaresima, i sacerdoti della diocesi di Mercedes con il Vescovo, Sua Ecc. Mons. Carlos Collazzi, hanno pubblicato un comunicato in cui esprimono “preoccupazione e dolore” per “la difficile situazione che attraversano molti lavoratori e la loro famiglie, a causa dalla riduzione dei posti di lavoro e della diminuzione dell'occupazione stabile e sicura".Questa situazione aggiunge "una nuova espressione della violenza ad altre già viste", inoltre "il diritto fondamentale al lavoro che nobilita ogni persona come un collaboratore e co-creatore di un mondo migliore" è "soggetto e schiavo alla speculazione che mette il capitale e il profitto dinanzi all'essere umano".La nota pervenuta a Fides dalla Conferenza Episcopale, senza entrare in "analisi o interpretazioni di ordine politico o economico, cosa che spetta ai responsabili nei quali il popolo ha riposto la sua fiducia", sottolinea che i sacerdoti invitano a discernere su "questa crisi del lavoro". A questo proposito invitano ad essere vicini alle famiglie colpite dalla crisi e a realizzare le opere di misericordia in questo tempo di Quaresima, che inizia il 1° marzo, mercoledì delle ceneri, oltre a promuovere spazi di dialogo "sincero, onesto e costruttivo" tra le parti in conflitto.Il comunicato si conclude con l'augurio che "il mistero pasquale illumini, rafforzi e incoraggi i datori di lavoro, i lavoratori e i responsabili per l'economia e la politica, nella ricerca di soluzioni per un lavoro dignitoso e metta la persona e la famiglia al di sopra dell'aspetto materiale".Secondo dati raccolti da Fides, l'industria in Uruguay nel 2016 ha segnato negativamente il paese per il terzo anno consecutivo. La chiusura delle fabbrica di carta di Fanapel e un'altra nel settore alimentare Molino Dolores, ha causato la perdita di numerosi posti di lavoro e di conseguenza lasciato le famiglie senza reddito.

AFRICA/EGITTO - Anche i salafiti di Al Nur condannano le 7 uccisioni mirate di copti nel Nord SInai

Al Arish - La sequenza annunciata di omicidi abbattutasi nelle ultime settimane contro i cristiani copti nel Sinai del nord, ha provocato la fuga di più di 100 famiglie cristiane, trasferitesi dal capoluogo al Arish alla città di Ismailia, 120 km a est del Cairo. Il precipitoso trasferimento delle famiglie cristiane è iniziato dopo che un idraulico copto è stato ucciso giovedì scorso da un commando terrorista, mentre era a casa sua. Da quel momento, si sono moltiplicate anche prese di posizione di istituzioni islamiche sulla nuova spirale di violenze abbattutasi sui copti egiziani. La Casa della Fatwa , organismo egiziano presieduto dal Gran Mufti d'Egitto e incaricato di diffondere pronunciamenti orientativi e sciogliere dubbi e controversie riguardo all'applicazione dei precetti coranici, ha diffuso un comunicato per condannare la catena di omicidi, sottolineando che la campagna orchestrata da gruppi jihadisti contro i cristiani autoctoni dell'Egitto punta esplicitamente a sabotare l'unità nazionale. Anche i portavoce di al-Nur, il Partito salafita ultra-conservatore, hanno espresso pubblicamente la propria condanna per le uccisioni mirate di cristiani copti avvenute nel Sinai settentrionale, ribadendo che esse “vanno contro gli insegnamenti dell'islam”. Della condizione dei cristiani sfollati e dell'urgenza di proteggere i cristiani della regione da nuovi attacchi hanno parlato in una conversazione telefonica anche il Patriarca copto ortodosso Tawadros II e il Primo Ministro egiziano, Sherif Ismail.Il Sinai del nord è da anni l'epicentro delle operazioni violente perpetrate da gruppi jihadisti contro esercito, forze di polizia e popolazione civile.Quando la sequenza di uccisioni di cristiani nel Sinai era già iniziata, sedicenti affiliati egiziani all'autoproclamato Stato Islamico hanno diffuso un video-messaggio in cui rivendicano una nuova campagna di violenze mirate contro i copti, definiti dai jihadisti come “la preda preferita”. Il video-messaggio esaltava la figura di Abu Abdullah al-Masri, il giovane attentatore kamikaze che lo scorso 11 dicembre si è fatto saltare nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copto-ortodossa del Cairo, provocando la morte di 29 persone.

AMERICA/MESSICO - Conflitti familiari: terreno fertile per la violenza scolastica

Puebla - Violenza e conflitti familiari, stress e mancanza di generi alimentari, sono terreno fertile per i bambini che frequentano la scuola svogliatamente e sempre più spesso diventano aggressivi verso gli altri compagni di scuola. A lanciare l’allarme è il Vescovo ausiliare di Puebla, Mons. Felipe Pozos Lorenzini. “Viviamo in un mondo molto difficile, dove mancano il dialogo e il contatto. Credo che la chiave stia nella ricomposizione del tessuto sociale, nel riavvicinamento dei genitori ai rispettivi figli. La scuola può certamente contribuire con iniziative del tipo ‘Zaino Sicuro’, ma il problema va affrontato alla radice”, ha dichiarato il Vescovo, nella nota giunta a Fides. Prima di lui, i Vescovi della diocesi di Zacatecas, Messico, avevano lamentato il fenomeno proponendo la campagna “Famiglia sicura prima dello Zaino sicuro” .

ASIA/MYANMAR - Il Card Bo: “Pentirsi per salvare il pianeta: urge una conversione ecologica”

Yangon - “Oggi ci troviamo di fronte ad un olocausto ambientale. Si tratta di un momento molto delicato. Papa Francesco ha sollevato un forte grande grido contro questo disastro imminente parlando dei peccati moderni, i ‘peccati ecologici’ compiuti individualmente e collettivamente dagli esseri umani che distruggono la madre terra”: lo afferma il Cardinale Charles Bo, Arcivescovo di Yangon, in un intervento alla conferenza delle religiose di Asia ed Oceania, che si tiene in questi giorni a Yangon.Il Cardinale osserva: “L’avidità ha scatenato un terrorismo ecologico contro la madre terra. Il cambiamento climatico è reale e il pianeta terra si surriscalda, causando migliaia di ‘rifugiati ambientali’. Il cambiamento climatico è una bomba atomica in attesa di esplodere. Ci troviamo sulla soglia di un'apocalisse ecologica. Questa apocalisse ecologica è il risultato di un peccato ecologico contro la creazione di Dio”.Da qui sgorga l'appello alle religiose di Asia e Oceania: “Urge rafforzare lo slancio profetico, facendosi missionarie di misericordia per la promozione di una giustizia ecologica”. I due documenti del Papa Laudato si’ e Misericordiae vultus sono il quadro di riferimento, nota Bo: “Possiamo parlare di conversione ecologica globale” osserva, ricordando una frase introdotta da Giovanni Paolo II e insistendo sulla ingiustizia e disuguaglianza economica. Solo l'1% dei ricchi, infatti, rileva Bo, possiede il 50% della ricchezza del mondo: “Da qui derivano l'ingiustizia ambientale e l’ingiustizia ecologica. I gas serra che aumentano il riscaldamento globale sono emessi dai paesi ricchi. Gli Stati Uniti, con una popolazione di circa il 6% del mondo, producono il 40% dei gas serra. Chi sta morendo? I poveri. I paesi poveri sono i più vulnerabili al riscaldamento globale. Cicloni, terremoti, alluvioni creano migliaia di vittime di calamità naturali. Questo è terrorismo ecologico. I potenti di questo mondo decidono chi deve vivere o morire. I terroristi economici e i terroristi ecologici si scatenano contro i poveri”. Il Cardinale ricorda la necessità di “un approccio integrato nella lotta contro la povertà, per proteggere la natura” e dichiara: “La crisi ecologica è una crisi morale, è una crisi esistenziale: la natura è mutilata per l'avidità economica”. “L’umanità ha rotto il patto con la natura”, prosegue, “e per questo si tratta di una questione profondamente morale: un peccato originale ecologico, che ha bisogno di una conversione ecologica e di una evangelizzazione ecologica”. Alla vigilia della Quaresima, conclude l'Arcivescovo, occorre dire a ogni uomo: “Pentiti, la creazione di Dio è pericolo, cambia la tua vita per salvare il pianeta”.

AMERICA/COLOMBIA - Segni chiari di pace dall’ELN: la richiesta del Vescovo di Arauca

Arauca – Il Vescovo della diocesi di Arauca chiede segni chiari di pace da parte dell'ELN in questo momento particolare: nell'ultima settimana, questo gruppo guerrigliero ha attaccato posti di polizia e ha rubato autobus del trasporto pubblico.Sua Ecc. Mons. Jaime Muñoz Pedroza, Vescovo di Arauca, che fa parte del gruppo di Vescovi che si adoperano come facilitatori nel processo di dialogo fra il governo e la guerriglia del ELN, ha avvertito che questo tipo di azioni tolgono molta credibilità alle iniziative di pace che vuole il paese."Ecco il nostro appello: che alla pari dei negoziati, si riesca ad andare avanti anche in queste altre cose, perché altrimenti la gente vede che non c'è progresso" ha detto ieri Mons. Jaime Muñoz Pedroza alla fine della celebrazione domenicale. La richiesta del Vescovo di Arauca, è molto chiara: il cessate il fuoco definitivo non si dovrebbe fare al termine del processo di dialogo, ma all'inizio dei negoziati.Mons. Jaime Muñoz Pedroza appartiene al gruppo scelto dalla Conferenza Episcopale Colombiana per seguire i colloqui di pace fra governo e ELN, dal momento che fin dall'inizio l'ELN aveva chiesto l'accompagnamento della Chiesa . La diocesi di Arauca, insieme ad altre, è stata scenario di molti episodi di guerriglia da parte dell’ELN per molto tempo.

AMERICA/COLOMBIA - “EsTuDía”: campagna di alfabetizzazione per i bambini di Antioquia

Medellín – Il Ministero dell’Istruzione Nazionale ha appena lanciato la campagna “EsTuDía” con l’obiettivo di cercare, nelle località più remote della Colombia, bambini e giovani che non vanno a scuola. L’iniziativa è un rifacimento del programma “A scuola contiamo su di voi”, promosso dalla Segreteria dell’Istruzione di Medellín, che ha permesso ad oltre 1400 bambini e adolescenti di andare a scuola. Attraverso una operazione porta a porta, dal mese di settembre del 2016, funzionari del municipio hanno cercato i minori in età scolare in oltre 12 comuni della città. Secondo i dati del Ministero, ad Antioquia ci sono 474.036 studenti registrati ufficialmente. Tuttavia risultano almeno 44 mila minori privi di scolarizzazione. Tra le cause della descolarizzazione emergono le grandi distanze dai centri educativi, lo sfollamento a causa del conflitto, la scarsa iniziativa dei genitori e il coinvolgimento dei bambini nella vita agricola. “EsTuDía” è rivolto anche al recupero degli adulti privi di istruzione con programmi flessibili.

AFRICA/CONGO RD - La partita tra maggioranza e opposizione si gioca sui funerali di Étienne Tshisekedi

Kinshasa - “Con la scomparsa di Étienne Tshisekedi , l’UDPS e il Raggruppamento dell’Opposizione hanno perso la loro principale leva di pressione sul potere” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo. “Ora, vari membri dell’opposizione temono che il potere non si senta più costretto a una rapida applicazione dell’accordo del 31 dicembre che include, tra l’altro, la nomina del Primo Ministro presentato dal Raggruppamento e la creazione di un nuovo governo di unità nazionale” spiega la nota, facendo riferimento all’accordo di San Silvestro per la creazione di un governo di unità nazionale che porti la Repubblica Democratica del Congo alle elezioni presidenziali entro il 2017.“I leader dell’opposizione pensano quindi che si debba arrivare ad una rapida conclusione delle attuali trattative in corso sulle modalità concrete di applicazione dell’accordo, per permettere al prossimo Primo Ministro e al nuovo Governo di unità nazionale di organizzare, finalmente, i funerali di Étienne Tshisekedi, in maniera degna e, soprattutto, pacifica. Detto in altre parole: prima la spartizione dell’appetitosa torta del potere, poi il dovere dei funerali” afferma la nota.Anche il presidente Kabila e la maggioranza presidenziale hanno fatto i loro calcoli. Per loro, la logica è diversa: prima i funerali perché, secondo la tradizione bantu, il lutto è qualcosa di sacro, poi si riprenderanno le trattative con l’opposizione, in vista dell’applicazione dell’accordo del 31 dicembre. “Intanto il tempo passa … ma nel frattempo la maggioranza ha continuato a mangiarsi la torta del potere da sola”. Meglio rinviare, commenta la nota secondo la quale la maggioranza del Presidente Kabila ha adottato “la strategia del rinvio. Rinviare a dopo i funerali la nomina del nuovo Primo Ministro e la formazione del governo di unità nazionale, previsti dall’accordo del 31 dicembre 2016, permetterà di rinviare anche le elezioni presidenziali, legislative nazionali e legislative provinciali previste, secondo l’accordo, entro la fine del mese di dicembre 2017. Inoltre, ben sapendo che ai funerali di Étienne Tshisekedi parteciperanno centinaia di migliaia di persone, il presidente Kabila e il governo Badibanga stanno tentando di appropriarsi della loro organizzazione. Ciò permetterà loro di apparire come "garanti della democrazia", riservando gli onori di un funerale di stato a un membro eminente dell’opposizione e di "assicurare la sicurezza" della folla, in caso di eventuali violenze provenienti da "qualche estremista".

AMERICA/BRASILE - A marzo primo Congresso delle radio cattoliche brasiliane

Aparecida – Il 28 e 29 marzo, ad Aparecida, si terrà il primo Congresso delle radio cattoliche del Brasile, promosso dalla Rede Católica de Rádio , con il sostegno della Commissione Episcopale per la Comunicazione della Conferenza Episcopale Brasiliana . Questo momento di condivisione e di crescita comune avrà come tema principale il passaggio delle trasmissioni radiofoniche dalla banda AM ad FM.L'Arcivescovo di Diamantina, che è il Presidente della Commissione Episcopale per la Comunicazione, Sua Ecc. Mons. Darci José Nicioli, ha caldamente invitato le emittenti a partecipare al Congresso, ed ha ricordato il primo incontro nazionale delle radio cattoliche, a febbraio dello scorso anno, sul tema della digitalizzazione, sottolineando che "è stato di grande beneficio per tutti i partecipanti". Secondo le indicazioni pevenute a Fides, l'evento di quest'anno fornirà un approccio giuridico e tecnico al problema, dato che ci sono molti dubbi circa il processo di migrazione dalle bande AM per FM. Per questo si sottolinea la necessità della presenza dei responsabili delle radio di proprietà della Chiesa, o ad esse associate, per prendere decisioni ben ponderate e giuridicamente fondate.

AFRICA/KENYA - Elezioni pacifiche e credibili al centro della campagna di Quaresima di quest’anno

Nairobi - “Elezioni credibili e pacifiche…leader d’integrità”. È questo il tema della campagna per la Quaresima di quest’anno scelto dalla Kenya Conference of Catholic Bishops che viene lanciata oggi, 25 febbraio, alla University of Nairobi Graduation Square.Le celebrazioni prevedono una processione ed una Messa presieduta dal Card. John Njue, Arcivescovo di Nairobi, concelebrata da Mons. Cornelius Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione Episcopale Giustizia e Pace, alla presenza del Presidente Uhuru Kenyatta.Nel presentare la campagna quaresimale, all’inizio del mese l’ex Ordinario Militare per il Kenya, Sua Ecc. Mons. Alfred Rotich, ha auspicato che questa serva da sprone ai politici, ai cittadini e a coloro che sono incaricati di organizzare le elezioni, perché operino in modo tale che le votazioni che si terranno ad agosto siano libere e pacifiche.La Conferenza Episcopale del Kenya, ha ricordato Mons. Rotich, ha assunto un ruolo attivo che va oltre al semplice compito di osservatore elettorale, favorendo il dialogo per riforme istituzionali pacifiche e sostenibili, e pregando per la pace e l’unità della nazione.“La responsabilità di assicurare che le elezioni siano pacifiche e credibili non può ricadere solo sulla Chiesa, per cui c’è la necessità che tutti facciano uno sforzo in questa direzione, specialmente i media” ha detto Mons. Rotich, che ha lamentato “le dichiarazioni incitanti all’odio da parte della classe politica che hanno portato a confronti violenti”. “È quindi importante- ha aggiunto- prendere tutti i provvedimenti per impedire l’erosione dei progressi ottenuti nel passato nel campo della democrazia e della stabilità politica”.Durante la Quaresima, la Chiesa inviterà gli 11 milioni di cattolici keniani, oltre al digiuno e alla penitenza., a discutere queste problematiche per cercare delle soluzioni.

AMERICA/REP. DOMINICANA - Le inquietudini dei Vescovi per gli adolescenti e i giovani dominicani

Santo Domingo - “Adolescenti e giovani nella realtà dominicana” è il titolo del messaggio che la Conferenza Episcopale della Repubblica dominicana ha pubblicato in occasione del 173° anniversario della festa dell’indipendenza, che si celebra il 27 febbraio.“Desideriamo condividere con tutti alcune inquietudini sulla realtà degli adolescenti e dei giovani” scrivono i Vescovi nel messaggio, pervenuto a Fides. Si soffermano quindi a descrivere la situazione: il 36,3% della popolazione dominicana è composto da giovani tra i 10 e i 29 anni, e in loro sono presenti molti valori che danno speranza per il futuro, come l’impegno nello studio, la disponibilità a creare occasioni di festa e di gioia anche nelle difficoltà attuali, la tendenza a riunirsi valorizzando l’amicizia, inoltre molti giovani lavorano dimostrando creatività e senso dell’imprenditorialità. “I nostri giovani, per lo più, sono generosi e solidali nelle loro comunità” sottolineano i Vescovi. Sono numerosi i giovani che cercano il Signore nella Chiesa cattolica e in altre comunità cristiane, facendo parte dei gruppi giovanili e prestando servizio nella catechesi, nella liturgia, nel servizio sociale… Sono cresciute le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, come ai diversi ministeri laicali. “Nonostante le disuguaglianze sociali, economiche e culturali che esistono tra noi, un gran numero di famiglie sostiene i figli nei loro studi e nel loro sviluppo umano e cristiano, anche in mezzo ad una grande precarietà”.Quindi i Vescovi si soffermano, “con tristezza e preoccupazione”, a segnalare una serie di situazioni dolorose. Un gran numero di giovani nasce in famiglie dove manca una figura paterna o materna che li guidi, dove è alto il livello di aggressività. La povertà, che colpisce il 40% delle famiglie dominicane, crea enormi disuguaglianze e riduce le opportunità di studiare e progredire nella vita. Scarseggiano leader sociali e politici che siano veramente al servizio del popolo e non facciano della corruzione un modo di vita. I giovani hanno pochi spazi dove divertirsi in modo sano, mentre al contrario hanno molte possibilità di usare la droga, dedicarsi al gioco illecito, al sesso facile, alla prostituzione, che li portano a distruggere la loro vita. E’ cresciuto il numero dei disoccupati, che sono il 28,7% tra i 15 ed i 24 anni, mentre il 19,7% tra i 15 ed i 24 anni non studia né lavora. “E' allarmante che gli adolescenti e i giovani siano sempre più coinvolti in violenze, rapine, aggressioni, omicidi e ogni sorta di reato, guidati dal consumo e dal traffico di droga e dall'ideale di un facile arricchimento, prendendo come modelli politici corrotti e trafficanti di droga”. Il messaggio denuncia poi l’uso scorretto dei mezzi di comunicazione e delle reti sociali… mentre cresce il numero di quanti si dichiarano senza religione o partecipano a gruppi esoterici o sincretisti.Quindi i Vescovi lanciano un appello: “Dopo aver visto la realtà dei nostri adolescenti e giovani, invitiamo le famiglie, la società, le autorità e la Chiesa intera a fare una scelta preferenziale per i nostri adolescenti e giovani. L'accompagnamento, il senso della famiglia, la qualità dell'istruzione, i saggi principi della Bibbia, la comunità e la società cristiana sarà essenziale perchè i nostri adolescenti e giovani possono responsabilmente prendere la vita come una chiamata e una missione”. Dopo aver rivolto una serie di esortazioni alle famiglie, alla società e alle autorità, come ai membri della Chiesa, nella conclusione i Vescovi incoraggiano i giovani “ad assumere il protagonismo della propria vita e vocazione” e ad “incarnare i valori del Vangelo, a seguire le orme dei nostri padri, adempiendo ai doveri civili, nel rispetto delle leggi, per onorare il paese con i suoi simboli, eroi ed eroine, e contribuendo alla salvaguardia dell'ambiente. Siate coraggiosi. Abbiate il coraggio di progettare un mondo migliore!”.

ASIA/INDIA - L’energia elettrica si fa strada nelle zone rurali del Paese

New Delhi - In tutto il mondo, oltre un milione di persone non ha accesso a servizi di energia elettrica affidabile e accessibile, senza la quale l’aumento del reddito, il miglioramento della sicurezza alimentare e la salute, l’istruzione dei bambini e l’accesso ai principali servizi di informazione non possono progredire. Per far fronte al fenomeno, il Governo indiano, nel 2016, ha deciso di costruire, nei prossimi 5 anni, 10 mila mini-reti con una capacità di 500 megawatt, anche se l’India ha un potenziale di quasi 750 mila megawatt di energia solare. L’accesso all’elettricità permetterà una certa crescita economica della popolazione rurale del Paese. Attualmente, infatti, 237 milioni di persone ne sono prive. Il Centro per la Scienza e l’Ambiente, con sede a Delhi, calcola che anche se la metà delle famiglie che si ritengono collegate alla rete elettrica nazionale non ricevono la fornitura garantita di 6 ore ininterrotte, ci sarebbero 650 milioni di persone senza elettricità in India. Le mini reti di energia rinnovabile, particolarmente nei villaggi remoti, sono considerate la migliore opzione per fornire energia domestica e commerciale. Si tratta di un sistema decentralizzato che alimenta un generatore di energia rinnovabile con una capacità minima di 10 kilowatt o più. Lo conferma l’iniziativa Energia Intelligente per lo Sviluppo Rurale della Fondazione Rockfeller in due degli Stati più poveri del Paese, Bihar e Uttar Pradesh, dove il 16 e il 36 per cento delle famiglie, rispettivamente, dispongono di energia elettrica. Il progetto SPRD, avviato nel 2014, è servito ad avviare circa 100 impianti di mini reti in Uttar Pradesh, Bihar e Jharkhand. Secondo fonti della Rockfeller, gli impianti servono 38 mila clienti, tra cui più di 6.500 abitazioni, 3.800 aziende e più di 120 istituzioni, torri di telecomunicazioni e microimprese. Tra il 2014 e il 2017, la Fondazione pretende di cambiare la situazione di 1000 villaggi ancora privi di elettricità in India, beneficiando circa un milione di abitanti rurali.

AFRICA/SUD SUDAN - Emergenza fame: a morire di più sono, ancora una volta, le mamme e i bambini

Yirol - Le grandi agenzie internazionali delle Nazioni Unite hanno rilasciato un comunicato congiunto in cui si richiama con forza l’attenzione sulla situazione di emergenza: 100 mila persone stanno rischiando di morire di fame nel nord del Sudan e, se non si interviene immediatamente, si teme che circa la metà della popolazione arrivi, entro luglio, a non avere accesso al cibo. “Nei giorni scorsi ero in Sud Sudan. Proprio mentre ero lì, lunedì 20 febbraio, il Governo del paese ha ufficialmente dichiarato una nuova e terribile emergenza: la fame! Sta colpendo principalmente lo Stato di Unity, area che confina per larga parte con lo Stato dei Laghi, dove noi dell’organizzazione Medici con l’Africa Cuamm operiamo” racconta a Fides don Dante Carraro, Direttore del Cuamm. “Quello che più dà amarezza e sconforto - continua don Dante - è che in questo caso l’emergenza è dettata da un contesto di insicurezza, da una guerra civile per cui la gente muore o scappa. A morire di più sono, ancora una volta, le mamme e i bambini, l’odio porta a uccidere i propri fratelli, a seminare morte e disperazione. Il timore è che l’emergenza dilaghi e non rimanga confinata nello Stato di Unity”. “Come Cuamm stiamo già lavorando a due importanti progetti per sostenere il trattamento della malnutrizione severa in 78 centri sanitari periferici. L’obiettivo è mettere in trattamento 9.600 bambini al di sotto dei 5 anni. Siamo sul campo con 1.023 operatori locali e 53 internazionali, di cui una ventina italiani”. “È difficile per noi, in Italia, capire fino in fondo cosa significa ‘morire di fame’. Proviamo per un attimo a immedesimarci in quelle donne che arrivano agli ospedali di Yirol e Cueibet o al centro di salute di Maper, con i loro bimbi malnutriti, piccoli che magari hanno 1 anno e pesano 5-6 kg! Non dobbiamo fermarci solo a dichiarazioni, ma dobbiamo rendere concreti gli aiuti alimentari e a permettere che possano giungere alle popolazioni sofferenti, come ha detto di recente Papa Francesco”, conclude il Direttore del Cuamm.

AFRICA/SUD SUDAN - “Commessi crimini di guerra su base etnica” denunciano i Vescovi

Juba - In Sud Sudan si uccide in base all’appartenenza etnica. Lo denunciano i Vescovi sud-sudanesi in un comunicato, inviato all’Agenzia Fides, nel quale si annuncia che Papa Francesco spera di visitare il Sud Sudan entro la fine dell’anno. “Nonostante gli appelli di più parti a fermare la guerra, continuano in tutto il Paese le uccisioni, gli stupri, gli sfollamenti forzati, gli assalti alle chiese e le distruzioni di proprietà” afferma il documento. L’esercito fedele al Presidente Salva Kiir e le forze dell’opposizione dell’ex Vice Presidente, Riek Machar, attaccano i civili percepiti come parteggianti per la parte rivale. La discriminazione avviene in base all’etnia, e coloro che sono percepiti come “nemici” sono “uccisi, violentati, torturati, bruciati, picchiati, depredati, molestati, imprigionati, costretti ad abbandonare le loro case e impediti a raccogliere le messi”.Il governo ha invitato gli sfollati a rientrare nei villaggi ma molti di questi, denunciano i Vescovi, “sono diventati terra bruciata”, mentre diverse città sono diventate “città fantasma, svuotate dei loro abitanti ad eccezione delle forze di sicurezza e, forse, dei membri di una fazione o di una tribù”. Anche coloro che si sono rifugiati nei campi dell’ONU o nelle chiese vengono minacciati e molestati dalle forze di sicurezza. “Si tratta di forme di punizioni collettive proibite dalle leggi di guerra previste dalla Convenzione di Ginevra” sottolineano i Vescovi.Il livello di violenza è diventato patologico. Non solo vengono uccisi i civili ma “i loro corpi sono bruciati e mutilati” mentre in diversi casi interi gruppi familiari sono stati bruciati vivi all’interno delle loro case.I Vescovi infine si dicono preoccupati dal fatto che “elementi del governo sembrano diffidenti nei confronti della Chiesa” e che in alcune località gli sforzi di mediazione ecclesiali sono frustrati quando funzionari disponibili al dialogo sono rimpiazzati da fautori della linea dura e dell’intransigenza. Vengono infine denunciati atti persecutori contro preti, religiosi e religiosi e laici. Il messaggio si conclude ribadendo l’impegno della Chiesa a collaborare con tutti per riportare la pace nel Paese

AFRICA/CONGO RD - Nuove profanazioni di chiese e conventi: condanna unanime di Nunziatura, Vescovi e ONU

Kinshasa - Continuano le profanazioni di chiese cattoliche nella Repubblica Democratica del Congo, dopo gli assalti alla parrocchia di San Domenico a Limete, nella capitale Kinshasa il 19 febbraio, e al Seminario maggiore di Malole di Kananga, nel Kasai Centrale, il 18 febbraio . Secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides, nella notte tra il 21 e il 22 febbraio sconosciuti hanno assalito e vandalizzato la parrocchia di Santa Maria di Lukalaba, nel Kasai Orientale, mentre un altro gruppo ha tentato di saccheggiare le parrocchie di Saint Robert Kansele e di Saint Albert le Grand a Mbuji-Mayi, ma la loro azione violenta è stata interrotta dall’arrivo della polizia. A Lubumbashi , la parrocchia di Saint Kizito è stata presa d’assalto da alcuni sconosciuti che hanno tentato di dare fuoco all’entrata della chiesa con bidoni di benzina e pneumatici, hanno quindi rotto i vetri del luogo di culto e dell’adiacente scuola, che è stata anche saccheggiata. La stessa cosa è avvenuta nella parrocchia San Giovanni Battista nel quartiere di Gbadolite, e nel convento delle “Serve di San Giuseppe” nella stessa città.La Nunziatura Apostolica nella Repubblica Democratica del Congo, la Conferenza Episcopale locale e la Missione ONU di Stabilizzazione nella RDC , hanno condannato gli atti vandalici contro le strutture della Chiesa.“I luoghi di culto appartengono a tutti. Chi li attacca colpisce un bene comune di tutti i congolesi” afferma un comunicato congiunto firmato da Sua Ecc. Mons. Louis Mariano Montemayor, Nunzio Apostolico a Kinshasa, da Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della CENCO, e da Maman Sidikou, il diplomatico nigeriano a capo della MONUSCO, che chiedono la sospensione immediata di tali atti vandalici.

ASIA/GIORDANIA - Il turismo del Regno Hascemita punta sui “luoghi cristiani”

Amman - il turismo religioso biblico e in particolare il “patrimonio cristiano” nazionale sono sempre più al centro delle strategie del governo giordano volte ad incentivare il flusso di visitatori stranieri nel Regno Hascemita. Nei giorni scorsi la manager Lina Annab, attuale Ministro giordano per il turismo e le antichità, ha compiuto un viaggio “promozionale” in Libano, con l'intento di presentare ai rappresentanti delle Chiese e alle agenzie turistiche libanesi, le mete bibliche e i luoghi legati ai racconti del Vangelo e alla storia del cristianesimo che potrebbero essere oggetto di una promozione turistica più intensa e appropriata. “Il turismo tra i nostri due Paesi” ha dichiarato tra l'altro il Ministro in una conferenza tenuta all'Hotel Hilton “potrebbe essere più vivace, se lavoriamo per far conoscere i nostri rispettivi siti turistici in modo adeguato. Lo scopo di questa visita in Libano è quello di sviluppare il turismo religioso, e il Patriarca maronita Bechara Rai ha dimostrato grande interesse per questo argomento”. Il Ministro ha fatto riferimento ai luoghi più conosciuti del patrimonio archeologico, biblico e cristiano di Giordania , facendo notare che questi siti possono essere visitati collegandoli con itinerari di diversa durata. Dal canto suo, padre Khalil Alwan, collaboratore del Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, ha illustrato il lavoro dell'Associazione libanese per lo sviluppo del pellegrinaggio religioso e del turismo, da lui presieduta, ricordando che "Cristo stesso è passato per Tiro, e i primi Sinodi della Chiesa hanno avuto luogo a Beirut, Tripoli e Tiro”. .

AMERICA/STATI UNITI - #WeAreAllTexas: il 28 febbraio giornata per i diritti di immigrati e rifugiati

Austin – Martedì 28 febbraio 2017 le comunità di tutto il Texas si riuniranno a Austin per il #WeAreAllTexas: una giornata a favore dei diritti degli immigrati e dei rifugiati. L'evento si aprirà con una marcia che inizierà alle ore 10 dal Municipio di Austin, seguita da una manifestazione, alle ore 11, presso il Texas Capitol, e terminerà con visite e incontri con i rappresentanti dello Stato.Le delegazioni di associazioni laiche ed ecclesiali, parrocchie e gruppi impegnati, come anche di professionisti, hanno deciso di recarsi ancora una volta ad Austin per ribadire i pericoli del "Senate Bill 4", il disegno di legge che prevede rigide norme per gli immigrati sotto il pretesto della sicurezza pubblica. La nota inviata a Fides dalla Border Network for Human Rights segnala che in questo modo la responsabilità ricade sui governi locali con un devastante impatto su famiglie e comunità.Il "Movimiento de Santuario"', nato nel marzo 1982, che offre protezione agli immigrati privi di documenti, è diventato il punto di riferimento di molte organizzazione nel loro servizio di accoglienza ai migranti indifesi .

EUROPA/ITALIA - Forum internazionale Migrazioni: essenziale la creazione di una rete

Roma - “Le quattro azioni indicate dal Papa hanno concluso il Sesto Forum Internazionale Migrazioni e Pace e mettono bene in chiaro quale sia la risposta che l'intero pianeta deve dare alle questioni migratorie. Solo in questo modo si può riuscire a integrare e a vivere in un mondo di pace”. Lo ha detto, in una nota pervenuta a Fides, suor Neusa de Fatima Mariano, Superiora generale delle suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane a conclusione del sesto Forum Internazionale “Migrazioni e Pace” che si è tenuto a Roma . “Puntare alle politiche alloggiative, all'apprendimento della lingua, alla formazione e alla realizzazione delle attività socioculturali è alla base di un lavoro concreto ed è l'attualizzazione di quelle politiche avviate dal nostro fondatore Giovanni Battista Scalabrini e dai cofondatori Giuseppe e Assunta Marchetti – aggiunge suor Neusa de Fatima Mariano –. Dai lavori del Forum è emerso come la creazione di una rete sia essenziale. Le istituzioni, la società civile, devono lavorare per una azione positiva e virtuosa. Le istituzioni devono garantire, allo stesso tempo, il 'diritto di non emigrare', creando progetti per fare in modo che la comunità non venga smembrata, devastata, da crisi di ogni genere. Il sostegno di Papa Francesco dimostra come la migrazione sia la priorità delle priorità, perché questa è dettata da altri fattori che incidono, non poco, nella storia dell'umanità".

AMERICA/COLOMBIA - Morto uno dei poliziotti feriti nell’esplosione a La Macarena

Bogotà – Il Vescovo castrense, Sua Ecc. Mons. Fabio Suescun Mutis, si è recato a visitare in ospedale i membri della Polizia rimasti feriti nell'esplosione nel quartiere de La Macarena, a Bogotà, lo scorso 19 febbraio. Il Presule, dopo aver condannato questi fatti, ha incoraggiato i custodi dell'ordine e le loro famiglie, e ha pregato per Albeiro Garibello Alvarado, morto ieri a causa delle lesioni multiple subite.Mons. Suescun Mutis ha esortato i membri della polizia nazionale, i membri delle Forze Armate, il settore della difesa e della società in generale, ad unirsi nella preghiera perché questi atti violenti non si ripetano più, come informa la nota della Conferenza Episcopale Colombiana inviata a Fides.Il Direttore generale della polizia, il generale Jorge Hernando Nieto, ha dichiarato ieri che le indagini non si fermeranno fino a trovare gli autori di questo fatto criminale.Secondo informazioni della stampa locale, quest’ultima esplosione che ha provocato 30 feriti, di cui molti poliziotti, sembra essere in collegamento con altri fatti criminali di questo genere. L'opinione pubblica è divisa nel ritenere che si tratti di un attentato terrorista, anche se tutto fa pensare che i poliziotti fossero l'obbiettivo principale.

AFRICA/EGITTO - Un altro cristiano copto trovato ucciso nel Sinai settentrionale

al Arish – Un cristiano copto di circa 40 anni è stato rinvenuto cadavere, con un colpo d'arma da fuoco sparato alla nuca, nella città egiziana di al Arish, capoluogo del Sinai settentrionale, nella giornata di giovedì 23 febbraio. Il corpo dell'assassinato e stato ritrovato all'interno della sua abitazione, che era stata data alle fiamme. Si tratta del terzo cristiano copto ucciso ad al Arish nelle ultime 48 ore, e del settimo assassinato nella penisola del Sinai nelle ultime due settimane. Un copto di 65 anni e il figlio 45enne erano stati trovati uccisi ad al Arish all'alba di mercoledì 22 febbraio . Lo scorso 12 febbraio, killer mascherati su una motocicletta avevano ucciso un veterinario cristiano mentre era alla guida della sua auto, sempre ad al-Arish, dove alla fine di gennaio era stato assassinato anche un altro cristiano di 35 anni. Nei giorni scorsi, quando la sequenza di uccisioni di cristiani nel Sinai era già iniziata, sedicenti affiliati egiziani all'autoproclamato Stato Islamico hanno diffuso un video-messaggio in cui rivendicavano una nuova campagna di violenze mirate contro i copti, definiti dai jihadisti come “la preda preferita”. Il video-messaggio esaltava la figura di Abu Abdullah al-Masri, il giovane attentatore kamikaze che lo scorso 11 dicembre si è fatto saltare nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copto-ortodossa del Cairo, provocando la morte di 29 persone.

AFRICA/BURUNDI - Kira Mama Plus! Un nuovo reparto di neonatologia a Cibitoke

Cibitoke - Le madri e i bambini di Cibitoke, nel nord del Burundi, potranno presto contare su un nuovo reparto di neonatologia. Il Comitato Collaborazione Medica doterà l’ospedale del distretto di uno strumento essenziale per ridurre la mortalità neonatale nel paese. Si tratta del progetto Kira Mama Plus! che interverrà attraverso la formazione, lezioni teoriche e affiancamento sul lavoro, degli infermieri e delle ostetriche di tutti i punti nascita del distretto. Per garantire che ogni neonato sia seguito dopo la nascita durante il primo mese di vita, la formazione riguarderà anche gli operatori sanitari di comunità e le levatrici tradizionali che, attraverso visite a domicilio, garantiscano cure e assistenza, fuori dai centri di salute. I partner sono l’ospedale di Mabayi, 16 centri di salute e l’Ospedale del distretto sanitario di Cibitoke. Beneficiari del progetto 257 operatori sanitari addetti alla maternità e 435 operatori sanitari di comunità.In Burundi il tasso di mortalità neonatale è ancora molto elevato, secondo l’UNICEF 36 bambini su 1000 muoiono nei primi 28 giorni di vita, soprattutto nelle primissime ore dopo la nascita, perché prematuri, sottopeso oppure a causa di complicanze durante il parto o di infezioni.

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