Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/PERU’ - Si apre oggi l’VIII Forum Sociale Panamazzonico (FOSPA)

Tarapoto – Si apre oggi, 28 aprile, l’VIII Forum Sociale Panamazzonico a Tarapoto, Perù. Il FOSPA è un luogo privilegiato per presentare proposte e alternative promosse all'interno della società civile PanAmazzonica. Temi fondamentali come territorialità, diritti umani, sovranità alimentare, megaprogetti o città, tra gli altri, saranno discussi dalle organizzazioni sociali della regione, sempre da una prospettiva pan-amazzonica.A questo ottavo FOSPA hanno da tempo confermato la loro partecipazione diverse realtà ecclesiali, alcune giurisdizioni ecclesiastiche dell'Amazzonia, congregazioni religiose e operatori pastorali, molti dei quali appartengono già alla rete REPAM. L'obiettivo è di condividere con molte altre organizzazioni sociali questo spazio pubblico, contribuendo con l’esperienza della particolare presenza della Chiesa nell'Amazzonia.Il Forum si concluderà il 1° maggio, ed è stata preparata anche una piattaforma digitale per poter seguire l'evento. Maggiori informazioni su http://www.forosocialpanamazonico.com.

AMERICA/BOLIVIA - Aperta l’Assemblea dei Vescovi: si prega per il Venezuela e si prepara la visita Ad Limina

Cochabamba – Con una solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Oscar Aparicio, Arcivescovo di Cochabamba e Vicepresidente della Conferenza Episcopale Boliviana , si è aperta ieri, 27 aprile, la 103 Assemblea Plenaria della CEB. Durante l'omelia l’Arcivescovo ha sottolineato: "Viviamo nella sofferenza la tragica situazione del popolo venezuelano, ferito a morte da interessi di potere e ideologie che seminano la morte e la sofferenza".Durante il discorso inaugurale, inviato all’Agenzia Fides, il Presidente della CEB, Mons. Ricardo Centellas, Vescovo di Potosi, ha detto: "Nel mese di settembre andremo a Roma, per la Visita Ad Limina, per rinnovare il nostro spirito di comunione con il Successore di Pietro e riavvivare la nostra missione profetica. Papa Francesco ci ricorda con insistenza la necessità di una trasformazione missionaria che coinvolge tutte le strutture ed i servizi della Chiesa".Padre José Fuentes, Segretario aggiunto della CEB, aveva spiegato in precedenza che l'Assemblea dovrà discutere temi di importanza nazionale, quindi preparerà il rapporto da presentare a Papa Francesco, un documento che riassuma il lavoro di evangelizzazione in Bolivia da tutte le prospettive: sociale, economica, politica, ecc. "Oltre a questo, ci sono temi fondamentali della nostra realtà - ha aggiunto padre Fuentes -, come il tema della pubblica istruzione e dell'educazione cattolica in Bolivia".Un altro tema importante che coinvolge tutta la Chiesa nel paese, è la preparazione del V Congresso Missionario Americano che si svolgerà nel 2018 nel paese. L'Assemblea si chiuderà il 2 maggio con un Messaggio al Popolo di Dio da parte dei Vescovi.

AFRICA/EGITTO - Il Vescovo Kyrillos:la Conferenza di al Azhar prepara una dichiarazione sul "rinnovamento del discorso religioso"

Assiut – La “Conferenza internazionale per la pace” dell'Università sunnita di al Azhar, che avrà il suo culmine nel pomeriggio di venerdì 28 aprile con l'intervento di Papa Francesco, “diffonderà anche una dichiarazione sul cosiddetto 'Rinnovamento del discorso religioso', predisposta anche grazie al contributo di autorevoli studiosi di quella rinomata istituzione accademica islamica”. Lo riferisce all'Agenzia Fides Anba Kyrillos William Samaan, Vescovo copto cattolico di Assiut. “La notizia, riportata dalla stampa, mi sembra interessante” fa notare Anba Kyrillos “se si tiene conto che la richiesta di 'rinnovare il discorso religioso' per contrastare le tendenze fanatiche e estremiste era stata fatta dal Presidente Abdel Fattah al Sisi proprio ad al Azhar già diverse volte, e con più forza dall'inizio del 2015. E finora il Presidente si era spesso lamentato per la scarsa accoglienza riservata alla sua richiesta”. La Conferenza di al Azhar, iniziata oggi, giovedì 27 aprile, mette a tema il ruolo dei leader religiosi nel contrasto al terrorismo e nell'opera di consolidamento dei principi di cittadinanza e integrazione. Secondo le informazioni ufficiali diffuse da al Azhar, le relazioni e gli interventi si concentreranno su nuclei tematici connessi alla tutela della pace e alla sua difesa da ciò che la mette a rischio, compresa la manipolazione e l'erronea interpretazione dei Testi Sacri. Alla Conferenza prendono parte, oltre a Papa Fancesco, anche i primati di altre Chiese, come il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, il Patriarca Theodoros, Primate della Chiesa greco-ortodossa di Alessandria e di tutta l'Africa, e il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, tutti invitati personalmente dallo Sheikh Ahmed al Tayyib, Grande Imam di al Azhar. Anba Kyrillos conferma a Fides anche l'attesa che si respira in tutto il Paese per la visita di Papa Francesco: “Il governo ha riempito le strade di manifesti di benvenuto. Anche i fratelli copti ortodossi espongono i loro striscioni. Giovani cattolici stanno già confluendo al Cairo da tutto il Paese per un pellegrinaggio di catechesi e animazione spirituale che culminerà sabato mattina con la messa del Papa allo stadio dell'areonautica militare. Ma giè domani parteciperanno a una messa celebrata dal Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac e dai Vescovi cattolici, nello spazio aperto di proprietà dei Fratelli delle scuole cristiane, presso la Nuova Cairo. E domani sera, un gruppetto dei giovani andrà nel giardino della nunziatura a fare un po' di 'chiasso' festoso, sperando che il Papa, prima o dopo la cena, si affacci dalla finestra e rivolga loro qualche parola”. .

AFRICA/ZAMBIA - I Vescovi criticano il brutale arresto del principale leader dell’opposizione

Lusaka - “Non si usi la polizia per regolamenti di conti politici”. È l’ammonimento lanciato dalla Conferenza Episcopale dello Zambia dopo il brutale arresto del leader dell’opposizione, Hakainde Hichilema, accusato di tradimento, perché avrebbe bloccato il corteo di auto del Presidente Edgar Lungu.L’11 aprile la polizia ha arrestato Hichilema con un raid notturno sulla sua abitazione, sfondando la porta e tirando granate lacrimogene. I Vescovi hanno biasimato la violenza sproporzionata e inutile con la quale è stato condotto l’arresto di Hichilema. “Non poteva esserci un modo più civile e professione per convocarlo al commissariato per notificargli i capi d’accusa?” afferma la dichiarazione della ZCCB, firmata dal suo Presidente, Sua Ecc. Mons. Telesphore George Mpundu, Arcivescovo di Lusaka. Hichilema, leader dell’United Party for National Development è stato sconfitto con un ristretto margine dal Presidente Lungu nelle elezioni presidenziali dell’11 agosto 2016 , caratterizzate da tensioni prima e durante il loro svolgimento. I Vescovi in più occasioni avevano denunciato il clima di violenza politica diffuso nel Paese . Il brutale arresto del principale leader dell’’opposizione, secondo la dichiarazione di Mons. Mpundu, non fa altro che rinfocolare le tensioni tra i sostenitori del partito del Presidente Lungu e quelli dell’UPND. “Condanniamo la cattiva abitudine in base alla quale i partiti una volta assunto il potere usano subito i servizi di polizia per regolare i conti politici e per impedire ai loro rivali di organizzarsi per condurre la loro campagna politica, imponendo la propria visione al Paese”.“È sempre la stessa storia da un’amministrazione all’altra e questa non fa eccezione” rimarca la dichiarazione che conclude criticando il sistema giudiziario per “lasciare che il Paese sprofondi non opponendosi alle manipolazioni politiche e alla corruzione”.

AMERICA/VENEZUELA - Il Vaticano pronto ad aiutare solo “quando esistano le condizioni per un dialogo efficace, veritiero, per risolvere i problemi”

Caracas – La Santa Sede segue da vicino la delicata situazione del Venezuela ed è pronta ad aiutare quando ci siano le condizioni reali per un dialogo efficace e non per uno "show politico". Così ha detto il Card. Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, rivelando il contenuto di una telefonata che ha ricevuto il giovedì 20 aprile dal Segretario di Stato vaticano, il Card. Pietro Parolín. Le parole del Cardinale sono state riportate dal quotidiano “El Nuevo Pais”, nell’edizione del 21 aprile, e diffuse anche dall'ufficio comunicazioni dell'Arcidiocesi di Caracas il 25 aprile.Il Card. Urosa ricorda che il Papa si è già interessato per la ricerca di soluzioni pacifiche alla crisi politica che vive il paese e si è detto ancora disposto ad aiutare "sempre e quando esistano le condizioni per un dialogo efficace, veritiero, per risolvere i problemi" e, ha aggiunto, "non per montare uno show politico".

AMERICA/VENEZUELA - “Deve esserci una pressione per raggiungere una soluzione democratica” afferma Mons. Pérez Lavado

Madrid – "Ci deve essere una soluzione pacifica, le elezioni, ma per raggiungere questo obiettivo ci deve essere una pressione e raggiungere livelli molto alti, forse estremi, per giungere ad una soluzione democratica, che è quella che tutti vogliamo...noi Vescovi venezuelani, come Pastori, difendiamo il diritto costituzionale a manifestare pacificamente". Lo ha sottolineato Mons. Enrique Pérez Lavado, Vescovo della diocesi di Maturín, in Venezuela, di passaggio a Madrid, dove è stato intervistato da Radio Cope. Nell’intervista, inviata all’Agenzia Fides, Mons. Pérez Lavado sottolinea che, a differenza di altre occasioni, le manifestazioni si svolgono in tutto il paese, aumentando la tensione generale: "Non solo a Caracas, ma a Maracaibo, Valencia, Barquisimeto, Merida, San Cristobal, e in altre città. A Merida, città universitaria, la situazione è molto grave con i giovani in strada". Il Vescovo continua: "è chiaro che, nonostante questa esplosione della gente, si viva ancora nella paura".La Chiesa cattolica, anche in questa occasione, è vicina alla popolazione che scende per le strade. Mons. Diego Padrón, Presidente della Conferenza Episcopale del Venezuela, parlando pochi giorni fa al VII Congresso Nazionale dei Laici, ha messo in risalto il particolare ruolo dei laici in queste vicende, esortandoli ad agire sempre secondo il Vangelo, ed ha sottolineato che "senza resistenza non c'è speranza".Secondo le ultime notizie, la Ministra degli esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha annunciato il ritiro di Caracas dall'Organizzazione degli Stati Americani dopo che questa ha convocato, con 17 paesi favorevoli, una riunione straordinaria dei ministri degli esteri sulla crisi, per discutere "della loro profonda preoccupazione" sul Venezuela. Nel frattempo sono 32 i morti nelle manifestazioni di protesta in queste settimane.

AFRICA/SUDAN - La grave crisi di acqua potabile a Port Sudan aumenta la sofferenza degli sfollati

Port Sudan – Gli sfollati della città di Nyala, capitale del Sud Darfur, stanno soffrendo la sete a causa del mancato funzionamento di pozzi e pompe. I serbatoi che forniscono acqua potabile a Port Sudan sono talmente a secco da non riuscire a soddisfare il fabbisogno mensile della città. La Water Corporation attribuisce la crisi alla pulizia dei serbatoi dal fango. Secondo quanto riferito da fonti locali di Port Sudan, il motivo sta nella riduzione del livello dell’acqua del Serbatoio di Arbaat che alimenta la città. Gli sfollati del campo Otash a Nyala hanno lamentato una grave crisi di acqua potabile dovuta alla mancanza di carburante e alla rottura di diverse pompe e pozzi.

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Mons. Espinal: “La corruzione fa crescere la disuguaglianza sociale e può portare all’instabilità del governo”

San Fernando de Montecristi – Le manifestazioni di un movimento sociale che protesta per l'incompetenza delle autorità non destabilizzano il governo, l'unica cosa che può mettere a rischio la stabilità del governo nella Repubblica Dominicana è la corruzione ha affermato il Vescovo della diocesi di Mao-Monte Cristi, Sua Ecc. Mons. Diómedes Espinal de León. "Penso che il popolo ha il diritto di manifestare. Non credo che questo possa destabilizzare il governo… perché se il governo è fermo e ritiene di fare ciò che deve fare, allora le manifestazioni popolari non riusciranno a destabilizzarlo" ha detto ieri il Vescovo in un incontro con la stampa per commentare la situazione del paese.Secondo la nota pervenuta a Fides, Mons. Espinal ha così risposto ai giornalisti riguardo alle dichiarazioni del Ministro dell'Interno, Carlos Amarante Baret, il quale ha affermato che i movimenti di protesta mirano a distabilizzare il governo del presidente Danilo Medina. "Una cosa non ha niente a che vedere con l'altra" ha ribadito il Vescovo, aggiungendo che la corruzione fa crescere la disuguaglianza sociale, ed è ciò che può portare all’instabilità.Nella Repubblica Dominicana, il Movimento Verde ha promosso diverse manifestazioni, dalla marcia del 22 gennaio, considerata la più grande manifestazione nella storia della nazione. L'obiettivo generale del Movimento è mettere fine alla corruzione e all'impunità, risvegliando la coscienza sociale e il sentimento patriottico. Domenica scorsa, 23 aprile, c’è stata un’altra grande manifestazione di sostegno alla richiesta del Movimento Verde di fare trasparenza su diverse operazioni economiche del governo.

AFRICA/EGITTO - Il Vescovo copto cattolico Antonios Mina: alla messa del Papa verranno anche i copti ortodossi, e molti musulmani

Il Cairo - La preparazione della visita di Papa Francesco in Egitto “procede secondo programma”, e l'attesa per l'arrivo del Vescovo di Roma “non riguarda solo i cristiani, ma coinvolge tutto il Paese”. Lo conferma all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico emerito di Guizeh. Secondo Anba Antonios, un indizio dell'interesse diffuso per la visita papale sarà offerto dalla partecipazione multiforme che si registrerà alla messa celebrata da Papa Francesco sabato 29 aprile, alle 10 di mattina, nello stadio dell'aeronautica militare, alla periferia del Cairo. “In precedenza” spiega Anba Antonios” la messa doveva essere celebrata in una struttura coperta al centro del Cairo. Il cambiamento di programma si è reso necessario non solo perchè lo stadio può essere meglio gestito dai sistemi di sicurezza, ma anche per assicurare un maggior numero di posti disponibili per quelli che vogliono partecipare. I fedeli cattolici potrrebbero essere al massimo 5-6mila, e quello stadio può contenere più di 20mila persone. Verranno molti copti ortodossi e cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali, e anche altri musulmani, oltre a quelli delle nutrite delegazioni ufficiali, sia religiose che civili”. Al suo arrivo, per salutare i fedeli e tutti i presenti, Papa Francesco farà un giro dello stadio in golf car. .

AMERICA/COLOMBIA - Abusi e violenze su minori: non diminuiscono i casi anche tra i neonati

Bogotà – Secondo le cifre ufficiali, in Colombia ogni 120 minuti si diffonde la notizia di abusi sessuali. Su dieci casi, sette tra le vittime sono bambini. Nell’80% delle denunce l’aggressore è una persona vicina, come genitori, parenti, amici e altri minori. Nei mesi di gennaio e febbraio di quest’anno, gli investigatori del dipartimento che si occupa della tutela di Infanzia e Adolescenza hanno ricevuto 2.600 procedimenti per violenza sessuale contro minori. Durante il 2016, l’Istituto di Medicina Legale ha seguito 17.908 casi di minori vittime di denunce di presunto abuso sessuale. Il 2017 non promette bene. Da gennaio a marzo sono stati assistiti 4.315 minori di 17 anni. Il maggior numero di casi si riscontrano in bambine e bambini tra i 10 e i 14 anni. Seguono quelli tra cinque e nove anni. Non vengono risparmiati a questa crudeltà neanche i neonati. Quasi 500 bambini, appena nati fino a 4 anni di età, sono stati sottoposti ad esami medici per presunti abusi. La legislazione colombiana stabilisce come sanzione massima per un minorenne una pena di otto anni e si applica solo in caso di omicidio. La condanna massima è di 60 anni di carcere anche se sono in tanti a volere l’ergastolo per chi compie questo tipo di reato contro i minori.

AMERICA/BRASILE - Invito dei Vescovi ad aderire allo sciopero nazionale “per difendere i diritti acquisiti, in difesa della vita e della dignità di tutti”

Brasilia – Il Vescovo di Barra do Piraí-Volta Redonda, Sua Ecc. Mons. Francesco Biasin, ha chiesto ai fedeli della sua diocesi di aderire allo sciopero generale indetto dai sindacati per venerdì 28 aprile. "Invito tutti a partecipare e a chiedere giustizia e dignità" ha detto il Presule in un video pubblicato sul sito della sua diocesi e rilanciato sui social network. "E' una causa giusta - ha spiegato -, difendere i diritti acquisiti, in difesa della vita e della dignità di tutti, specialmente i poveri e gli indifesi".Lo sciopero è stato indetto da tutti i sindacati brasiliani in segno di protesta contro la riforma delle pensioni e contro la riforma del lavoro proposte dal governo del presidente Michel Temer. Tali riforme mirano ad innalzare l'età minima per andare in pensione e ad eliminare alcuni diritti dei lavoratori e le garanzie, in un presunto tentativo da parte del governo di ridurre il deficit di bilancio e favorire la creazione di posti di lavoro."Facciamo vedere ai nostri leader la nostra indignazione per quanto riguarda le riforme imposte alla popolazione, senza dialogo con la società civile organizzata, e per esprimere il nostro desiderio di costruire un Brasile migliore per tutti" ha detto il Vescovo.L'invito di Mons. Biasin non è isolato: anche Mons. Fernando Antônio Saburido, O.S.B., Arcivescovo di Olinda y Recife, ha pubblicato un invito ai suoi fedeli per partecipare alla manifestazione nazionale. "La classe operaia non può perdere i diritti che sono stati conquistati a fatica" si legge nel suo comunicato.Oggi iniziano a Brasilia i lavori dell'Assemblea della Conferenza Episcopale, e il Segretario, Mons. Leonardo Steiner, Vescovo ausiliare di Brasilia, ha già annunciato che il tema sarà dell'ordine del giorno di oggi, 26 aprile.

AFRICA/MADAGASCAR - Ucciso un padre cappuccino nell’assalto al suo convento, ferito un diacono

Antananarivo - Un cappuccino malgascio di 46 anni, p. Lucien Njiva, è stato ucciso nella notte tra sabato 22 e domenica 23 aprile, nel convento di Ambendrana Antsohihy.Secondo quanto riferisce all’Agenzia Fides Don Eric Franck Randriamiandrinirinarivo, Direttore di Radio Don Bosco Madagascar, “intorno all’una di notte almeno cinque banditi hanno assalito il convento, aggredendo e ferendo un giovane diacono di 26 anni, Jérémy. Sentendo le grida del diacono p. Lucien è accorso brandendo un fucile da caccia, ma i banditi lo hanno freddato sparandogli con un fucile Kalashnikov”.“Il diacono è stato trasferito in una struttura ospedaliera nella capitale Antananarivo, mentre le forze dell’ordine hanno annunciato l’arresto di alcune persone in relazione all’omicidio di p Lucien” riferisce don Franck.I banditi volevano impadronirsi della campana del convento. I cappuccini erano riusciti a sventare un primo tentativo di furto durante la Settimana Santa, quando i banditi avevano assalito il convento sempre di notte, ma erano stati messi in fuga dalla reazione dei religiosi. La campana era stata nascosta ma questo non è bastato a far desistere i malviventi.Il Direttore di Radio Don Bosco Madagascar spiega che “ da tempo si sono moltiplicati i furti di campane delle chiese al fine di estrarne i metalli con le quali sono fatte e rivenderli al mercato nero. È un affare molto lucroso”.L’assalto al convento di Ambendrana Antsohihy è solo l’ultimo di una serie di assalti a conventi e chiese cattoliche. Prima dell’omicidio di p. Lucien, l’episodio più grave è stato l’assalto nella notte del 1° aprile al convento delle Sœurs de Notre Dame de la Salette di Antsahatanteraka Antsirabe, con violenze sessuali nei confronti di alcune religiose e postulanti . Secondo la stampa locale in cinque settimane sono stati registrati quattro assalti con saccheggio ad altrettanti conventi.

AFRICA/EGITTO - La Chiesa copta esprime preoccupazione per le attività delle sètte di matrice occidentale

Il Cairo – il dipartimento dottrinale della commissione episcopale copta ortodossa incaricata della pastorale mette in guardia i propri fedeli rispetto alle attività dei Testimoni di Geova in Egitto. In un documento ufficiale, rilanciato dai media locali, il dipartimento dottrinale copto ortodosso specifica che i Testimoni di Geova sono una sètta non cristiana fondata negli Stati Uniti, le cui origini risalgono al secolo XIX, e i cui adepti non riconoscono la divinità di Gesù Cristo. Lo stesso dipartimento dottrinale ha in particolare lanciato l'allarme intorno articoli e messaggi pubblicati sul website arabo intitolato “Ortodossia e Bibbia”, riferendo che dietro le attività del sito online ci sarebbero gli stessi Testimoni di Geova, e il loro intento sarebbe quello di confondere le anime dei cristiani per farli allontanare dalla fede custodita e proposta dalla Chiesa copta. Intanto il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, in visita in Kuwait, ha ripetuto che gli attacchi terroristici contro i copti mirano a sabotare l'unità nazionale tra le componenti della popolazione egiziana, ricordando che le violenze delle reti del terrore non colpisono solo i cristiani, ma anche le forze armate, la polizia e i semplici citttadini di religione musulmana. Papa Tawadros ha espresso la sua fiducia nella capacità degli egiziani di resistere al disegno perseguito dai terroristi, ripedtendo che in Egitto la convivenza tra cristiani e musulmani dura da 14 secoli. .

AMERICA/PUERTO RICO - Attivare il processo di fallimento per salvare il paese: lo chiedono i leader religiosi

San Juan – "Confermiamo il nostro incoraggiamento e il nostro sostegno al governatore di Porto Rico e al Comitato di supervisione, per autorizzare il processo di fallimento del Titolo 3 entro il 28 aprile, prima che scadano le protezioni legali del debito": è quanto si legge in una dichiarazione, inviata a Fides, rilasciata ieri, 25 aprile, dall'Arcivescovo di San Juan de Puerto Rico, Roberto González, firmata anche del reverendo Heriberto Martínez, capo della Società Biblica di Puerto Rico. "Se il consiglio di vigilanza e il governatore non agiscono entro il 28 aprile, temiamo che Puerto Rico possa cadere ostaggio dei predatori e dei fondi ‘avvoltoio’” prosegue il testo.Solo pochi mesi fa, la legge sulla crisi del debito di Puerto Rico è stata approvata dal Congresso statunitense, in quanto è uno stato federato degli Stati Uniti d'America. Le norme legislative comprendevano le protezioni temporanee dalle cause legali e un processo di fallimento destinato a ristrutturare tutto il debito dell'isola ."Il processo di fallimento progettato dal Congresso è uno strumento molto potente, è davvero l'unico processo che ha la capacità di ristrutturare ogni dollaro del debito" ha spiegato Eric LeCompte, direttore esecutivo del Jubilee USA Network. LeCompte ha lavorato alla legislazione ed è consigliere dei leader religiosi di Puerto Rico. "Il tempo di Puerto Rico è quasi arrivato ed è responsabilità del consiglio di vigilanza autorizzare ora il processo di fallimento" ha concluso.

AFRICA/CAMERUN - Dimissioni del Vescovo di Yokadouma e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 25 aprile 2017 ha accettatola rinuncia al governo pastorale della diocesi di Yokadouma , presentata da Sua Ecc. Mons. Eugeniusz Juretzko, O.M.I. Il Papa ha nominato Vescovo di Yokadouma il rev.do Paul Lontsié-Keuné, del clero di Bafoussam, Rettore del Seminario Maggiore Interdiocesano Saint Augustin di Maroua-Mokolo.Il Rev.do Paul Lontsié-Keuné è nato il 25 agosto 1963 a Balatchi, nella Diocesi di Bafoussam. Ha studiato Filosofia e Teologia in patria, rispettivamente nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Douala e in quello di Yaoundé. Ha una Licenza in Liturgia Sacramentaria conseguita presso l’Istituto Cattolico di Parigi, in Francia. È stato ordinato sacerdote il 17 marzo 1991 ed incardinato nella Diocesi di Bafoussam.Dopo l’ordinazione ha ricoperto vari incarichi: 1991-1994: Studi di specializzazione a Parigi; 1995-1998: Vicario parrocchiale di Bangangté e Direttore del Collège Saint Jean Baptiste; 1998-2008: Segretario diocesano all’Educazione Cattolica; Cerimoniere diocesano, docente nel Seminario Interdiocesano di Maroua, Vicario parrocchiale successivamente nelle Parrocchie di Notre Dame des Sept Douleurs de Bangangte e Saint Paul a Bafoussam; dal 2008: Rettore del Seminario Maggiore St Augustin di Maroua-Mokolo.

AFRICA/EGITTO - Papa Francesco agli egiziani: sono felice di venire nella terra visitata dalla Sacra Famiglia

Roma – Papa Francesco è contento di recarsi “come amico, come messaggiero di Pace e come pellegrino nel Paese che diede, duemila anni rifugio e ospitalità alla Sacra Famiglia fuggita dalle minacce del re Erode”. Lo ha dichiarato in un video-messaggio trasmesso questa mattina al popolo egiziano, nell'imminenza del suo breve e impegnativo viaggio in egitto , nel quale sottolinea di essere “onorato di visitare la terra visitata dalla Sacra Famiglia”. Nel video-messaggio papale, il Vescovo di Roma esalta l'Egitto come “culla di civiltà, dono del Nilo, terra del sole e dell’ospitalità, ove vissero Patriarchi e Profeti e ove Dio, Clemente e Misericordioso, l’Onnipotente e Unico, ha fatto sentire la Sua voce”. Il Papa ringrazia le autorità civili e religiose che lo hanno invitato, a partire dal Presidente Abdel Fattah al Sisi, e esprime il desiderio che questa visita sia “un abbraccio di consolazione e di incoraggiamento a tutti i cristiani del Medio Oriente; un messaggio di amicizia e di stima a tutti gli abitanti dell’Egitto e della Regione; un messaggio di fraternità e di riconciliazione a tutti i figli di Abramo, particolarmente al mondo islamico, in cui l’Egitto occupa un posto di primo piano”. Con un implicito accenno alle recenti stragi della domenica delle Palme, Papa Francesco riconosce che “il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia”, e quindi “di costruttori di ponti di pace, di dialogo, di fratellanza, di giustizia e di umanità”.Il riferimento all'esilio egiziano della Sacra Famiglia costituisce un altro riflesso della comunione tra il Vescovo di Roma e Papa Tawadros II, il Patriarca di quella che Papa Francesco, nel suo messaggio, definisce “la venerata e amata Chiesa copta ortodossa”. La spiritualità dei cristiani egiziani custodisce con devozione la memoria della permanenza di Gesù, Giuseppe e Maria in terra d'Egitto, raccontata dal Vangelo di Matteo. Lo scorso 27 marzo, proprio il Patriarca Tawadros, durante un'intervista televisiva, aveva voluto consolare e rincuorare i cristiani egiziani dopo un'ondata di violenze subite nel Sinai del Nord da parte di terroristi jihadisti, ricordando che proprio in Egitto la Sacra Famiglia, in fuga da Erode, era venuta a cercare rifugio e protezione. Come documentato da Fides , proprio il rilancio del “Cammino della Sacra Famiglia” - itinerario per pellegrinaggi da compiere nei luoghi che, secondo tradizioni locali millenarie, sono stati attraversati dalla Sacra Famiglia durante il suo esilio in Egitto - è da tempo al centro di proposte e vivaci dibattiti che coinvolgono politici e operatori egiziani del turismo. All'inizio del 2017 Al Abdel Aal, Presidente della Camera dei rappresentanti egiziana, durante una visita agli uffici del Patriarcato copto, ha ribadito che la valorizzazione del progetto turistico da delineare seguendo i percorsi compiuti in Egitto da Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, interessa e coinvolge tutti gli egiziani, e non solo i cristiani. In quell'occasione, alle dichiarazioni d'intenti del Presidente del Parlamento egiziano aveva risposto a stretto giro Moataz Sayed, vice-presidente dell'Associazione guide turistiche in Egitto, facendo notare che finora le promesse espresse dai politici riguardo alla valorizzazione del “cammino” non hanno avuto sviluppi concreti, nonostante gli impegni presi in passato anche da ministri e premier, a partire da Ibrahim Mahalab, Primo Ministro egiziano dal marzo 2014 al settembe 2015. Le prime proposte di valorizzazione, anche in chiave turistica, del “Cammino della Sacra Famiglia” risalgono addirittura a vent'anni fa. Alla fine del 2016 – hanno riferito fonti locali consultate dall'Agenzia Fides – una Commissione per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia era stata istituita proprio presso il Ministero egiziano per il turismo, sotto la presidenza di Hisham el DemeiriDue anni fa era stato individuato il percorso ideale del pellegrinaggio sulle orme della Sacra Famglia in Egitto, che dovrebbe partire dalla città di Al-Arish – proprio la città nel nord del Sinai divenuta di recente teatro di violenze mirate contro i copti da parte di gruppi jihadisti - per poi dirigersi verso il delta e Wadi Natrun, e raggiungere Assiut e il Monastero della Vergine Maria, conosciuto come Monastero di Al-Muharraq. .

AFRICA/NIGERIA - Liberato il gesuita rapito il 18 aprile

Abuja - È stato liberato P. Samuel Okwuidegbe, il gesuita nigeriano di 50 anni, che era stato prelevato da sconosciuti il 18 aprile sulla strada che collega Benin City a Onitsha.Il gesuita è stato liberato il 22 aprile. Non sono noti i particolari del suo rilascio.Negli ultimi anni diversi sacerdoti e religiosi sono stati rapiti in Nigeria a scopo di estorsione, specie nel sud. La Conferenza Episcopale della Nigeria ha vietato il pagamento di qualsiasi riscatto nel caso del rapimento di sacerdoti cattolici.

AFRICA/ZAMBIA - L’unità nazionale minacciata dalla degenerazione della politica e dal tribalismo

Lusaka - Tribalismo, regionalismo e degenerazione della vita politica minacciano l’unità dello Zambia. È quanto denuncia p. Cleophas Lungu, Segretario Generale della Conferenza Episcopale dello Zambia e Presidente dell’ Oasis Forum, un organismo al quale partecipano oltre alla Conferenza Episcopale, la Law Association of Zambia , il Council of Churches in Zambia , il Non-Governmental Organizations' Coordinating Council e l’Evangelical Fellowship of Zambia .P. Lungu descrive una situazione dove la classe politica sembra vivere separata dal resto della popolazione. “Non abbiamo una forte ed effettiva partecipazione degli eletti in Parlamento. Vediamo il destino del nostro Paese dipendere dai litigi sul quale corteo di automobili deve procedere per primo. Vediamo i nostri leader che si professano cristiani seguire una strada che conduce solo alle tenebre, alla distruzione e alla disperazione. È il popolo dello Zambia che sta soffrendo. In un Paese dove povertà, analfabetismo e misere condizioni sanitarie sono diffusi, noi zambiani meritiamo molto meglio di questo”.La perdita del senso dell’unità nazionale è evidenziato dalla crescita del tribalismo e del regionalismo alimentati a fini politici. “I semi della divisione che sono disseminati per ottenere un profitto politico non faranno crescere il Paese. Abbiamo bisogno dell’unità in questo Paese ora più di prima e questa può derivare solo dal senso di una identità comune, un senso che ci porta a condividere un futuro comune e l’amore per il nostro Paese” conclude.

AMERICA/STATI UNITI - Anche il Presidente Trump evita di usare l'espressione “Genocidio Armeno”

Washington – – Il Presidente USA Donald Trump, nella giornata di lunedì 24 aprile, ha dedicato un pronunciamento ufficiale ai massacri pianificati subiti nella Penisola anatotica dagli armeni 102 anni fa, ma ha evitato di applicare a quei massacri sistematici la definizione di “Genocidio armeno”, accodandosi alla linea seguita dai suoi ultimi 4 predecessori per non suscitare reazioni risentite da parte della Turchia. In passato, i Presidenti USA Jimmy Carter e Ronald Regan avevano usato l'espressione “Genocidio armeno”, ma poi, da George H.W Bush a Barack Obama, l'espressione è scomparsa dai pronunciamenti dei leader della Casa Bianca. L'attuale Presidente USA, noto per il suo modo disinibito di esprimersi senza eccessivi scrupoli diplomatici anche su questioni delicate di portata internazionale, ha definito i massacri degli armeni perpetrati durante la Prima Guerra Mondiale “una delle peggiori atrocità di massa compiute nel XX secolo", ricordando che "a partire dal 1915, un milione e mezzo di armeni furono deportati, massacrati o condotti alla morte negli ultimi anni dell'Impero Ottomano". Si è poi unito al lutto della comunità armena sparsa nel mondo “per la perdita di di vite innocenti e le sofferenze sopportate da tanti". Espressioni simili a quelle usate dagli ultimi Presidenti USA. La stampa USA ricorda che il Presidente Obama, anche a motivo delle pressioni turche sul Congresso USA, aveva accantonato la promessa fatta durante una campagna elettorale di riconoscere la natura genocidiaria dei massacri subiti dagli armeni più di un secolo fa. Viene sottolineato anche che il Presidente Trump è stato il primo leader occidentale a congratularsi con il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo i risultati del referendum svoltosi in Turchia il 16 aprile, che consentiranno all'uomo forte di Ankara di allargare ulteriormente i suoi poteri. Mentre i Presidenti USA si astengono dal riconoscere ufficialmente il Genocidio Armeno, nel 2016 il Congresso USA e anche il Segretario di Stato USA John Kerry hanno voluto definire “Genocidio” le violenze subite in Medio Oriente da cristiani e da altre minoranze etnico-religiose da parte dei miliziani del sedicente Stato Islamico . Sulla base di quei pronunciamenti, come riferito dall'Agenzia Fides era stata prospettata anche la possibilità di destinare forniture militari USA a sedicenti “milizie cristiane” operative nella Piana di Ninive, giustificando tale operazione come parte della lotta contro i jihadisti di Daesh. In Quel contesto, contattato dall'Agenzia Fides , l'Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'arcieparchia siro cattolica di Hassakè-Nisibi, aveva definito il percorso che aveva portato l'Amministrazione USA a riconoscere come “Genocidio” le violenze perpetrate da Daesh sui cristiani come una “operazione geopolitica che strumentalizza la categoria di Genocidio per i propri interessi”. .

Pages