Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Incontro dei Vescovi di frontiera di Haiti e Rep. Dominicana sui problemi comuni

Barahona – Vescovi, sacerdoti e delegazioni di parrocchie di Haiti e della Repubblica Dominicana si sono riuniti a Barahona il 21 marzo, per analizzare i problemi sociali ed economici che interessano il confine e contemporaneamente scambiare esperienze pastorali in un clima di comunione. Secondo le informazioni pervenute a Fides, l'incontro si è concluso con la Messa presieduta da uno dei Vescovi haitiani e concelebrata da tutti i Vescovi, tra cui l'Arcivescovo Jude Thaddeus Okolo, Nunzio Apostolico nella Repubblica Dominicana. Le delegazioni che hanno partecipato sono state accolte da Mons. Andrés Napoleón Romero Cárdenas, Vescovo della diocesi di Barahona.

AFRICA/SUD SUDAN - Nello Unity State la gente sta morendo di fame, chi può fugge in cerca di salvezza

Yirol – “Erano 6 anni che un paese dell’Africa non precipitava in una situazione così drammatica: 'stato di fame'. L’ultima volta era capitato in Somalia. Da poco più di un mese invece il dramma della morte per fame sta falcidiando il Sud Sudan e più specificamente lo Stato di Unity, circa 100 mila persone, al confine con quello dei Laghi, dove stiamo lavorando da quasi dieci anni”. Lo racconta a Fides don Dante Carraro, Direttore di Medici con l’Africa CUAMM. “Le conseguenze della siccità e della carestia, che dall’anno scorso stanno colpendo queste aree, si sono aggravate a causa della accresciuta e diffusa insicurezza che pervade il Paese e mina il lavoro, le attività e la fiducia di famiglie e comunità locali. Non ci si sposta più con le auto, le piste sono troppo pericolose. Si usano solo piccoli aerei o elicotteri delle Nazioni Unite. Quando la povertà non ti consente di dar da mangiare ai tuoi figli tiri fuori le armi e fai anche quello che altrimenti non faresti. Le comunicazioni sono bloccate, i trasporti impossibili, sementi e cibo non arrivano. E ora si comincia a morire di fame. Prima le capre e le vacche, poi i bambini e le mamme, poi gli anziani e infine i giovani e gli adulti. La gente che non muore scappa. Dallo Stato di Unity fuggono verso le zone interne del Paese, più a Sud, nello Stato dei Laghi oppure fuori del Paese, verso oriente, in Etiopia. La situazione politica e sociale è fragilissima, i rischi quotidiani per la sicurezza, ogni spostamento un’impresa. Ma la situazione della popolazione, mamme e bambini in particolare, è drammatica” prosegue don Dante. “Noi del CUAMM abbiamo deciso di farci prossimi a tanta sofferenza e umiliazione. Accogliamo e ci facciamo carico di chi riesce a fuggire e ad arrivare più a sud, verso lo Stato dei Laghi: mamme, bambini e famiglie che cercano rifugio, cibo e cura negli ospedali di Cuibet, Rumbeck, Yirol e nei vari centri sanitari sparsi sul territorio. Stiamo intervenendo lì, dove più acuta è l’emergenza, nelle aree centro-meridionali del vicino Stato di Unity, dove migliaia di persone, silenziosamente e drammaticamente stanno morendo di fame. C’è bisogno di assistenza nutrizionale e cure sanitarie, cibo, farmaci, equipaggiamento e personale garantendo anche un servizio di trasporto dei casi urgenti e gravi verso strutture più attrezzate. Le Nazioni Unite intervengono come possono supportando le attività da Juba” conclude don Dante.

AMERICA - REPAM: il diritto al territorio è condizione preliminare per l'esercizio di altri diritti

Washington – La Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica , considerando la violazione dei diritti territoriali dei popoli indigeni e delle comunità amazzoniche in Sud America, ha proposto alla Commissione Internazionale dei Diritti Umani di valutare la possibilità, attraverso il relatore per i diritti delle popolazioni indigene, di preparare e pubblicare una relazione sulla situazione dei diritti territoriali di questi popoli. "Crediamo che tale documento sarebbe uno strumento giuridico utile per la difesa, a livello nazionale e internazionale, delle comunità indigene e non indigene in Amazzonia" ha commentato la REPAM riguardo all'udienza svoltasi il 17 marzo a Washington .I rappresentanti delle popolazioni indigene e Mons. Pedro Ricardo Barreto Jimeno, S.J., Arcivescovo di Huancayo e portavoce del CELAM, hanno illustrato i gravi danni che l'estrazione dei minerali ed altre attività legali e illegali in Amazzonia, hanno arrecato e continuano ad arrecare non solo all'ambiente e alle risorse naturali, ma anche ai diritti umani dei popoli indigeni e non indigeni locali, in particolare al diritto del territorio. Hanno quindi fatto appello alle autorità perchè ricerchino nuovi modi in grado di armonizzare il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente con lo sviluppo economico e produttivo.Nell'udienza la REPAM ha focalizzato l'attenzione sul diritto al territorio, come condizione preliminare per l'esercizio di altri diritti, identificando il problema più grande della regione amazzonica con l'espansione delle industrie estrattive e con un nuovo modello economico, cui gli Stati hanno indirizzato le loro normative e politiche pubbliche.

AMERICA/PORTO RICO - Leader religiosi chiedono agli Stati Uniti di prevenire le crisi finanziarie nel paese

San Juan – L'Arcivescovo di Puerto Rico, Sua Ecc. Mons. Roberto González, e la Società Biblica guidata dal reverendo Heriberto Martínez, chiedono al Congresso degli Stati Uniti d’America di approvare i benefici fiscali per i bambini e l'assistenza sanitaria per il Puerto Rico, richiesta presentata da una task force bipartisan dello stesso Congresso. La Camera dei deputati sta infatti discutendo alcuni aspetti della legislazione sulla sanità, che una volta approvati, secondo i leader religiosi, contribuiranno ad alleggerire il debito dell'isola. L’isola di Puerto Rico è politicamente associata agli Stati Uniti. "Siete al Congresso per agire per Puerto Rico" hanno scritto i due leader religiosi in una lettera inviata alla leadership repubblicana e democratica della Camera dei Rappresentanti e del Senato. "Poiché la nostra isola si prepara a ristrutturare il suo debito, abbiamo bisogno di voi".Oltre a concentrarsi sulla crisi finanziaria dell’isola, sempre più grave, l'Arcivescovo González e il reverendo Martínez, incoraggiano il Congresso ad adottare ulteriori misure per fermare future crisi del debito non solo a Puerto Rico ma anche nei paesi in via di sviluppo di tutto il mondo. "Vogliamo prevenire le crisi finanziarie che hanno un impatto su tutti i bambini – scrivono -. Molti paesi, come il Puerto Rico, sono in crisi perché manca una legge statunitense che promuova, in modo sicuro, il prestito responsabile e la sua restituzione".I leader religiosi nella loro lettera, pervenuta a Fides, ricordano di lavorare alla soluzione della crisi di Puerto Rico dal 2015 ), avendo come partner Jubilee USA e realtà religiose nazionali come la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti e la United Church of Christ.

AFRICA/NIGERIA - Otto morti in un attentato contro un campo profughi nel nord-est del Paese

Abuja - Almeno otto morti sono il bilancio di un attacco suicida avvenuto nella notte del 22 marzo, a Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nel nord-est della Nigeria. Secondo le prime informazioni cinque attentatori suicidi si sono fatti esplodere nel campo per sfollati di Muna Garage nei pressi della città.Il campo ospita centinaia di migliaia di sfollati in fuga dalle violenze di Boko Haram, che ha già commesso altri attentati suicidi contro la struttura umanitaria. È quindi probabile che anche questo ultimo attacco sia stato perpetrato dalla setta islamista, che nonostante i severi colpi ricevuti dall’esercito, continua ad effettuare attentati per dimostrare che non è stata sconfitta.La situazione della sicurezza rimane precaria anche in altre aree della Nigeria. Il 20 marzo, 18 persone sono rimaste uccise in un mercato nella regione centrale di Benue. Il Presidente Muhammadu Buhari ha ordinato un’inchiesta su questo massacro ed ha condannato la recente ondata di uccisioni che colpisce diverse regioni della Federazione.Nella loro ultima dichiarazione pubblica , i Vescovi nigeriani hanno messo in guardia sulla “perdita della sacralità della vita” e sulla “diffusione, in diverse aree, di milizie etniche e della loro crescente violenza distruttiva contro la comunità”. “Stiamo assistendo alla crescita di politiche identitarie con la nostra gente che si ritira nel seno dell’etnicità” hanno avvertito i Vescovi sottolineando che “dalla fine della tragica guerra civile , in nessun momento della storia del nostro amato Paese, la questione della cittadinanza è stata soggetta ad una prova così dura”.

ASIA/LIBANO - Il Sinodo della Chiesa siro-ortodossa sospende a divinis due dei suoi vescovi

Beirut - La crisi interna emersa in seno alla Chiesa siro ortodossa, dopo le accuse di “tradimento della fede” rivolte da sei Metropoliti contro il Patriarca Mor Ignatius Aphrem II, ha provocato per ora la sospensione a divinis di due dei Vescovi, mentre per gli altri quattro è stato proposto di sottoscrivere entro il trenta aprile una lettera di scuse e di pentimento per le loro scelte compiute in passato, considerate laceranti per la comunione ecclesiale. Le misure sono state disposte durante l'assemblea straordinaria del Sinodo, svoltasi presso la residenza patriarcale di Atchaneh, in Libano, dal 14 al 16 marzo 2017, e sono state lette nelle chiese siro ortodosse di tutto il mondo durante le messe celebrate domenica 19 marzo. I due metropoliti sospesi sono Sewerios Ishak Zaka e Eustatius Matta Roham. Quest'ultimo, un tempo alla guida dell'arcieparchia siriana di Jazirah e dell'Eufrate, era espatriato in Europa già alla fine del 2012, e non aveva fatto più ritorno nel suo Paese dilaniato dalla guerra. Prima del Natale 2013, un commando di uomini incappucciati aveva fatto irruzione nella sede metropolitana di Qamishli e aveva messo in scena una plateale azione di ricusazione del Prelato, doverosamente filmata e diffusa su youtube. I membri della squadra lessero un comunicato in cui si presentavano come portavoce del “popolo cristiano” e accusarono l'Arcivescovo di essere fuggito mentre la sua gente era sottoposta a sofferenze e minacce.I sei Metropoliti entrati in conflitto con il Patriarca avevano diffuso l’8 febbraio una dichiarazione in cui sostenevano che il Primate della Chiesa siro-ortodossa non meritava più il titolo di «defensor fidei», visto che a loro giudizio aveva seminato dubbi e sospetti nel cuore dei credenti, con dichiarazioni e gesti «contrari agli insegnamenti di Gesù Cristo, secondo il suo Santo Vangelo». Tra i gesti imputati al Patriarca come “tradimento della fede” c'è anche quello di aver sollevato il Corano. Le accuse dei sei Metropoliti contro il Patriarca avevano provocato la risposta compatta degli altri 30 Metropoliti e Vicari patriarcali siro-ortodossi. In un comunicato, diffuso in data 10 febbraio, i trenta Vescovi avevano definito come «ribellione contro la Chiesa» le accuse rivolte al Patriarca di essersi allontanato dal «dogma cristiano ortodosso».

ASIA/INDIA - I francescani: urge la volontà politica per garantire la sicurezza alimentare in India

Calcutta - Urge un impegno comune e la volontà politica per porre fine all'emergenza fame e nutrizione in India, garantendo a tutta la popolazione la “sicurezza alimentare" . Il governo indiano è chiamato a porre in atto un piano d'azione sistematico per applicare la legge nazionale sulla sicurezza alimentare: è l'appello diffuso, tramite l'Agenza Fides, da p. Nithiya Sagayam, Ofm Cap, Coordinatore nazionale della "Associazione delle Famiglie francescane dell'India" ."Nonostante il rapido sviluppo economico, un terzo degli indiani vive ancora al di sotto della soglia della povertà: la ragione è soprattutto la mancanza di una volontà politica" rimarca a Fides. Se ne è parlato durante un recente seminario organizzato dalla Associazione delle Famiglie francescane dell'India in collaborazione con l'Ong "Franciscans International", e con il Centro Udayani a Calcutta.Dal seminario, che ha riunito 40 delegati e coordinatori di comunità provenienti da tutto il paese, è emerso "che esistono le potenzialità, sia nella gente e nel governo stesso, per porre fine alla povertà estrema". Basterebbe seguire le indicazioni contenute nel “ National Food Security Act” del 2013 , mettendo in atto "uno sforzo efficace e concertato sui meccanismi che assicurano nutrizione e benessere ai bambini, responsabilizzando le donne e organizzando un sistema di distribuzione pubblica del cibo", nota l’AFFI. I francescani promuovono un "approccio olistico" che affronti, nella loro complessità, tutte le questioni e le varie dimensioni inerenti la povertà e la fame nella società indiana, ricordano i pregiudizi di casta e credo tuttora presenti. I presenti hanno preso contatto con la Federazione nazionale di attivisti pe la sicurezza alimentare, proponendo un piano di azione per fermare strategicamente la povertà estrema e la fame. Come illustrato da p. Jothi, a capo del Centro Udayani, le linee guida del piano di azione sono: creare una comprensione più profonda dei diritti di coloro che vivono in condizioni di povertà estrema e soffrono la fame; organizzare una riunione straordinaria durante la Settimana d'Azione alimentare , focalizzandosi sui diritti alimentari attraverso un processo di crescita capillare della consapevolezza; dare priorità agli oppressi e ai dimenticati come gli abitanti di aree rurali , degli slum, migranti, dalit e tribali

AFRICA/CONGO RD - Il Presidente della CENCO all’ONU: “l’accordo di San Silvestro è la sola strada per uscire dalla crisi”

Kinshasa - “La Repubblica Democratica del Congo si trova ormai senza alcuna istituzione legittima. È la prima volta che questo accade nel nostro Paese dall’indipendenza. Quindi, l’accordo del 31 dicembre è la sola strada per uscire della crisi” ha affermato Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo nel suo discorso tenuto ieri, 21 marzo, di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.Il Presidente della CENCO è stato invitato a descrivere la situazione nella RDC dal Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il mancato svolgimento delle elezioni presidenziali che dovevano tenersi nel dicembre del 2016 ha creato una grave crisi politica. I Vescovi sono stati chiamati a mediare tra maggioranza e opposizione. Grazie ai loro sforzi, il 31 dicembre è stato raggiunto un accordo che prevede il mantenimento in carica del Presidente uscente, Joseph Kabila, e la formazione di un governo di unità nazionale, il cui Premier viene designato dall’opposizione, incaricato di portare il Paese alle elezioni.Sono insorte però delle difficoltà sulla modalità di attuazione dell’accordo. “Sfortunatamente, l’accordo specifico destinato ad assicurare l’attuazione delle intese fa fatica ad essere raggiunto” ha sottolineato Mons. Utembi Tapa. “Mentre la popolazione attende con impazienza le elezioni, lo status quo politico dovuto all’intransigenza dei negoziatori su alcuni punti di divergenza rimanenti e gestito da manovre politiche, rischia di ritardare indefinitamente l’applicazione dell’accordo di San Silvestro”. I Vescovi hanno annunciato che il 27 marzo si dovrà concludere la trattativa per l’attuazione delle intese .“La situazione della sicurezza, contrassegnata da scontri sanguinosi e da violazioni dei diritti umani, rimane preoccupante su una grande parte del territorio nazionale” ha aggiunto l’Arcivescovo, che ha concluso chiedendo ai membri di impegnarsi per la pace nella RDC.

AMERICA/BRASILE - Oltre 2 milioni e mezzo di minori lavoratori

Rio de Janeiro – Secondo una ricerca appena pubblicata dalla Fondazione Abrinq, ong promotrice della difesa dei diritti di bambini e adolescenti, nel 2015 in Brasile sono stati registrati 2 milioni e 600 mila bambini lavoratori nella fascia di età compresa tra 5 e 17 anni. Lo studio, dal titolo “Scenario dell’Infanzia e Adolescenza 2017”, rivela anche che 5 milioni e 800 mila minori brasiliani di età compresa tra 0 e 14 anni vivono in condizioni di povertà estrema, con un reddito familiare pro capite inferiore a 65 dollari. Secondo la Abrinq, nel 2015 c’è stato un aumento di 8.500 bambini lavoratori tra 5 e 9 anni di età rispetto al 2014, anche se è stato registrato una diminuzione di 659 mila bambini e adolescenti tra 10 e 17 anni. La regione del nordest del Paese, la più povera, e quella del sudest, la più ricca, sono quelle dove è stata registrata la massima concentrazione di minori lavoratori. Il tasso di povertà infantile più elevato risulta nel nordest e nel nord del Paese .

AMERICA/EL SALVADOR - Verso il CAM V 2018: la Croce missionaria arriva in El Salvador

Cara Sucia – El Salvador ha accolto dal Guatemala, proprio alla città di confine di Hachadura, la Croce missionaria, le reliquie della Beata Nazaria Ignacia e del Beato Oscar Romero, che percorreranno il paese in preparazione al V Congresso Missionario Americano che si svolgerà in Bolivia nel 2018. Oggi, 22 marzo, i simboli missionari si trovano nella parrocchia di San Martino de Porres a Cara Sucia, diocesi di Santa Ana, dove sono previste attività di animazione missionaria e incontri di preghiera.

EUROPA/ITALIA - Giornata mondiale dell’acqua: 1 miliardo di persone non ha accesso all’acqua pulita

Roma - Sarà Papa Francesco ad avviare il dibattito globale previsto in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra oggi, 22 marzo. Infatti, al termine dell’Udienza generale, in Piazza san Pietro, partirà WATERSHED il primo di una serie di programmi e attività previsti per i prossimi 5 anni. Attualmente, in tutto il mondo, quasi 1 miliardo di persone sono senza acqua sicura. Secondo i dati del Consiglio Mondiale dell’Acqua , 923 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua potabile sicura: 319 milioni di abitanti dell’Africa Sub-Sahariana , 554 milioni di asiatici , e 50 milioni di sudamericani . Tra queste regioni, la Papua Nuova Guinea ha la disponibilità minore . Seguono la Guinea Equatoriale , l’Angola , il Ciad e il Mozambico , la Repubblica Democratica del Congo e il Madagascar , e l’Afghanistan . Ancora, il 12% della popolazione mondiale non ha accesso a fonti di acqua pulita e 3,5 milioni di decessi all'anno sono imputabili a malattie legate all’acqua. Inondazioni, tifoni, tsunami, temporali, tempeste, cicloni, siccità e carestia fanno poi dell'acqua una minaccia per milioni di persone che subiscono gli effetti estremi dei cambiamenti climatici. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale rappresentano quasi il 75% di tutti i disastri. Di recente attualità le devastanti alluvioni che stanno colpendo il nord del Perù . Oltre agli eventi climatici dagli effetti catastrofici, la mancanza e la scarsità di acqua potabile e di fonti idriche per il bestiame e l’agricoltura stanno provocando una grave crisi alimentare in quattro Paesi già devastati dai conflitti armati: Nigeria, Sud Sudan, Somalia e Yemen dove ben 20 milioni di persone non hanno accesso a cibo e acqua. Nella Regione Somali dell’Etiopia migliaia di persone muoiono perché non hanno neanche un bicchiere di acqua .

AMERICA/GUATEMALA - Mons. Ramazzini: il paese dipende economicamente dalle rimesse dei lavoratori negli Stati Uniti

Berna – Il Vescovo della diocesi di Huehuetenango, in Guatemala, Sua Ecc. Mons. Alvaro Ramazzini Imeri, ha partecipato nei giorni scorsi ad una tavola rotonda presso il Parlamento Europeo, a Bruxelles, che ha avviato uno studio sul commercio e sui diritti umani in America Latina, promosso dalla CIDSE, rete di 17 agenzie di sviluppo cattoliche di Europa e Nord America. Ieri Mons. Ramazzini Imeri si è recato a Berna, in Svizzera, dove ha visitato la sede di un gruppo di Ong impegnate ad aiutare il Guatemala. Nella circostanza il Vescovo ha dichiarato che la situazione del paese centroamericano è sempre più difficile. Sulla politica del neo presidente degli USA, Mons. Ramazzini Imeri ha detto: "Se il signor Trump fa quello che ha anticipato riguardo all’emigrazione, può essere drammatico per il Guatemala. Bisogna considerare che nel 2016 le rimesse da parte degli emigrati guatemaltechi che lavorano negli Stati Uniti hanno raggiunto più di 6.400 milioni di dollari. Se il paese non è crollato è in gran parte grazie a queste entrate. Se verranno ridotte, tagliate o verranno tassate, le conseguenze saranno disastrose. La nostra attuale situazione sociale, unita a quella di El Salvador, Honduras e Messico, potrebbe anticipare nuovi focolai di guerra civile. Forse ho una visione molto pessimistica, ma i segni attuali non sono buoni e la chiusura alla migrazione avrà conseguenze non immaginabili".Nel suo colloquio con swissinfo, il portale di informazione svizzero, il Vescovo ha anche evidenziato segni di speranza: "Come Conferenza Episcopale manteniamo il nostro atteggiamento di denuncia e di invito al dialogo tra tutti i settori. Ci proponiamo come ponti di comunicazione per incoraggiare incontri. Siamo sempre presenti per accompagnare il popolo, cercando di riorientare quelli che parlano di violenza. E ci sentiamo rafforzati e in sintonia con Papa Francisco".

EUROPA/ITALIA - XXV Giornata dei Missionari Martiri: “Non abbiate paura”

Roma – “ ‘Non abbiate paura’ è l’invito che compare ad ogni teofania ed è la frase che più ripete Gesù Risorto tutte le volte che si mostra ai suoi discepoli. Un invito che aiuta ad affrontare momenti bui, difficili, di persecuzione, sapendo che il Signore è sempre accanto ad ognuno di noi… E dovendo immaginare la vita di un martire nei momenti prima del proprio martirio, ci piace credere che questa frase sia quella che si sentono più spesso dire da Gesù che li accompagna fino all’estremo della loro testimonianza”. Così scrive Alez Zappalà illustrando il tema della XXV Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri, “Non abbiate paura”, che si celebrerà il 24 marzo. La data venne scelta dal Movimento Giovanile delle Pontificie Opere Missionarie italiane ricordando che in quello stesso giorno dell’anno 1980 era stato assassinato Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, beatificato il 23 maggio 2015. La Giornata viene ormai celebrata in diversi Paesi del mondo, promossa da diocesi, istituti religiosi e realtà missionarie. Ricordando cbe il 1° dicembre 2016 ricorreva il primo centenario del martirio del Beato Charles de Foucald, don Michele Autuoro, direttore di Missio, sottolinea che “la vita donata di tanti nostri fratelli e sorelle fino al martirio non è altro che l’estrema conseguenza di chi ha scelto non l’onore ma la dedizione totale, non comodità e sicurezza ma, a costo di qualunque sacrificio, di donare la pienezza di vita di Gesù. Non eroi, ma uomini e donne la cui vita è stata consegnata al Vangelo e che, come Gesù, ci ripetono ‘Non abbiate paura…’ siamo comunque servi inutili”.Nel materiale per l’animazione missionaria della Giornata, si propone un gesto di solidarietà, spirituale e materiale, verso la Siria, martirizzata da anni di guerra, rispondendo così all’appello di Mons. Marayati, alla guida dell’arcieparchia di Aleppo, per la ricostruzione della Cattedrale e della scuola diocesana Al Imane. Inoltre è stato preparato il testo per una Via Crucis che si ispira all’enciclica Laudato sì e per una Veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri. Vengono anche presentate alcune proposte di film per un cineforum sul tema. Link correlati :Il sussidio per l’animazione della Giornata L’elenco degli Operatori pastorali uccisi nel 2016

ASIA/CINA - Sulle orme di San Giuseppe vivere la vita cristiana nel silenzio, nell’umiltà e nella serenità

Pechino – Vivere la nostra vita cristiana seguendo le orme di San Giuseppe: come tutti gli anni, la comunità cattolica cinese continentale ha celebrato una delle più sentite solennità dell’anno liturgico, la festa di San Giuseppe, concentrandosi sulle sue grandi virtù dell’obbedienza, del silenzio, dell’umiltà e della serenità.Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, come consuetudine tutto il mese di marzo è stato dedicato al Santo che è Patrono dei lavoratori, della missione in Cina, degli sposi novelli, della buona morte. Innumerevoli chiese, collegi, congregazioni religiose, missioni e gruppi hanno scelto San Giuseppe come Patrono non solo per rendergli omaggio, ma soprattutto per imitare il suo spirito e le sue virtù, che si trovano in sintonia con gli antichi insegnamenti della cultura e della tradizione cinese. Dal momento che quest’anno la festa ricorreva nella domenica di Quaresima, in diversi luoghi la festa di San Giuseppe è stata anticipata a sabato 18 marzo. Una solenne processione con la statua di S. Giuseppe ha aperto le celebrazioni in onore del Patrono nella parrocchia di Wu Xi. Durante l’omelia, il sacerdote ha invitato tutti “ad imparare dal suo silenzio: la sua accettazione con fede, la sua attesa con speranza, il compimento della propria missione affidatagli dal Signore con carità”.Nella chiesa di Hu He Hao Te, nella Mongolia interna, la ricorrenza è stata festeggiata secondo il tipico stile della steppa: con danze, canti e una grande festa, nel segno di una grande famiglia. Nella provincia di He Bei, le chiese dedicate al Santo sono innumerevoli. Una di queste, nella diocesi di Xian Xian, ha inaugurato la nuova chiesa e il nuovo complesso pastorale alla presenza del Vescovo diocesano, S.E. Mons. Giuseppe Li. I lavori per la nuova chiesa ebbero infatti inizio proprio il 19 marzo dell’anno scorso. Oggi questo villaggio di 200 fedeli ha un complesso pastorale di 968 mq con sale, canonica e centro di spiritualità.Nella provincia di Jiang Su, la celebrazione della festa si è concentrata sulla figura del Santo, che si è fatto strumento del Signore e modello di fede incondizionata. Mons. Giuseppe Xu Hong Gen, Vescovo della diocesi di Su Zhou, ha sottolineato il suo “esempio di fede, che ci ricorda che noi diventiamo dimora del Signore con il nostro cuore, il nostro corpo e la nostra vita”. Un gran numero di lavoratori emigrati ha partecipato alle Messe celebrate nelle diverse diocesi, perche, come ha ricordato uno dei sacerdoti, “la Chiesa è la vostra casa, dove potete ricevere accoglienza e respirare ossigeno spirituale, non solo nei giorni delle grandi festività, nella festa del vostro Patrono, ma tutti i giorni dell’anno”.

ASIA/TIMOR EST - Un nuovo presidente per stabilità politica e benessere economico

Dili – Timor Est, ovvero la nazione più giovane dell'Asia, ha votato ieri per le elezioni presidenziali, nella prima tornata elettorale da quando le truppe di peacekeeping dell'Onu hanno lasciato il paese, nel 2012. Nella repubblica democratica con circa 1,2 milioni di abitanti, al 95% cattolici, l'affluenza alle urne è stata molto alta . Ad assicurarsi il seggio presidenziale, con oltre il 57% dei consensi, mentre lo scrutinio ufficiale ha conteggiato oltre il 90% delle schede, è Francesco Guterres, ex leader guerrigliero del Fronte rivoluzionario di Timor Est indipendente , sostenuto in questo turno da Xanana Gusmão eroe rivoluzionario e leader della resistenza, nella lotta contro l'occupazione indonesiana. Nella struttura politica timorese, il presidente eletto, in carica per un quinquennio, è una figura di rappresentanza, i cui poteri formali sono limitati al diritto di veto. A luglio prossimo gli elettori voteranno per le elezioni parlamentari, da cui uscirà il nuovo Primo Ministro. Durante la campagna, Guterres ha promesso di dare la priorità all'economia, all'istruzione, al lavoro, allo sviluppo. L'economia di Timor Est è fortemente dipendente dal petrolio e dal gas, che rappresentano circa il 90% delle entrate pubbliche ma, secondo dati Onu del 2015, oltre il 50% della popolazione è ancora al di sotto della soglia di povertà, mentre la disoccupazione supera il 20% e circa il 50% della popolazione non è alfabetizzata.Contattato dall'Agenzia Fides, il missionario gesuita filippino p. Erik John Gerilla, impegnato a Timor Est da cinque anni nel servizio sociale, commenta: “Le elezioni si sono svolte in modo pacifico e questo è un segno positivo. Il presidente ha avuto un ampio consenso. E’ molto vicino alla gente. Le sfide per la nazione oggi sono quelle della sicurezza alimentare, che ancora non c’è, dei salari bassi, dei cambiamenti climatici che colpiscono gli agricoltori. La popolazione è composta al 75% da giovani sotto i 30 anni: bisogna rispondere ai loro bisogni, di istruzione e lavoro. Le scuole pubbliche non assicurano grande qualità, ci sono poche università e in questo settore le scuole private cattoliche danno un apporto prezioso, garantendo un percorso e un insegnamento di qualità”. A tal fine, prosegue, “i gesuiti lavorano nel training dei docenti nell'Istituto Joao de Britto, che ha lo scopo di preparare gli insegnanti per i livelli superiori, anche per materie professionali e tecniche”. Nel costruire la nazione, a larga maggioranza cattolica “la Chiesa ha un ruolo attivo nel contribuire alla crescita del paese, collaborando con le istituzioni nazionali nel campo dei servizi sociali e nel ricostruire il sistema educativo”, osserva. Un altro fattore importante è “l'opera di riconciliazione, avviata anni fa nella società timorese”, tramite una speciale Commissione per la verità e la riconciliazione, istituita dopo le violenze che segnarono il distacco dall’Indonesia, nel 1999, che fecero oltre 1.400 morti e 300mila sfollati. “La Chiesa, con le sue articolazioni, offre un contributo soprattutto nel seguire criteri di pace e giustizia, nel sanare le ferite tramite il perdono” conclude il gesuita.

AFRICA/EGITTO - Tour operator egiziani: approfittiamo della visita del Papa per rilanciare il “Cammino della Sacra Famiglia”

Il Cairo - La visita di Papa Francesco è un'occasione propizia per valorizzare l'Egitto come meta per i pellegrinaggi cristiani e il turismo religioso, facendo conoscere al mondo soprattutto le iniziative e gli interventi messi in atto anche dalle politiche nazionali del turismo per rilanciare gli itinerari legati al “Cammino della Sacra Famiglia”. Il suggerimento viene rivolto alle autorità egiziane da imprenditori del turismo come Dina Tadros, tour operator specializzata nell'organizzazione di pellegrinaggi nei luoghi cristiani disseminati in Egitto. Nei suoi interventi sui media egiziani, l'imprenditrice consiglia di tenere conto di tale prospettiva anche nella definizione del programma del viaggio papale, includendo in esso una breve visita del Papa in un luogo toccato dai nuovi itinerari di pellegrinaggio sponsorizzati anche dal ministero del turismo, che di recente, sotto il coordinamento di Hisham el Demeiri ha sostenuto al Cairo il restauro della chiesa della grotta Abu Sarga, risalente al V secolo, costruita, secondo la tradizione locale, nel luogo dove la Sacra Famiglia si riposò prima di iniziare il viaggio di ritorno in Palestina. Il rilancio del “Cammino della Sacra Famiglia” - itinerario per pellegrinaggi da compiere nei luoghi che, secondo tradizioni locali millenarie, sono stati attraversati dalla Sacra Famiglia durante il suo esilio in Egitto - è da tempo al centro di proposte e vivaci dibattiti che coinvolgono politici e operatori egiziani del turismo. All'inizio del 2017 Al Abdel Aal, Presidente della Camera dei rappresentanti egiziana, durante una visita agli uffici del Patriarcato copto, ha ribadito che la valorizzazione del progetto turistico da delineare seguendo i percorsi compiuti in Egitto da Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, interessa e coinvolge tutti gli egiziani, e non solo i cristiani. Alle dichiarazioni d'intenti del Presidente del Parlamento egiziano aveva risposto a stretto giro Moataz Sayed, vice-presidente dell'Associazione guide turistiche in Egitto, facendo notare che finora le promesse espresse dai politici riguardo alla valorizzazione del “cammino” non hanno avuto sviluppi concreti, nonostante gli impegni presi in passato anche da ministri e premier, a partire da Ibrahim Mahalab, Primo Ministro egiziano dal marzo 2014 al settembe 2015. Le prime proposte di valorizzazione, anche in chiave turistica, del “Cammino della Sacra Famiglia” risalgono addirittura a vent'anni fa. Alla fine del 2016 – hano riferito fonti locali consultate dall'Agenzia Fides - un Comitato per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia era stato costituito proprio presso il Ministero egiziano per il turismo, sotto la presidenza di Hisham el DemeiriSecondo i sostenitori dell'iniziativa, la valorizzazione turistica del “Cammino della Sacra Famiglia” potrebbe aumentare la quota annuale di turisti in Egitto di almeno un milione di unità, con pellegrinaggi concentrati soprattutto nel tempo di Natale. Due anni fa era stato individuato il percorso ideale del pellegrinaggio sulle orme della Sacra Famglia in Egitto, che dovrebbe partire dalla città di Al-Arish – proprio la città nel nord del Sinai divenuta di recente teatro di violenze mirate contro i copti da parte di gruppi jihadisti - per poi dirigersi verso il delta e Wadi Natrun, e raggiungere Assiut e il Monastero della Vergine Maria, conosciuto come Monastero di Al-Muharraq.

AFRICA/CONGO RD - Forte partecipazione all’anniversario dell’uccisione di p. Machozi; luce sui tre assunzionisti rapiti?

Kinshasa - “Città morta” a Butembo nel primo anniversario dell’assassinio di p. Vincent Machozi, sacerdote assunzionista, che denunciava lo sfruttamento illegale del coltan nella regione . P. Machozi venne ucciso nella notte del 20 marzo 2016 nel villaggio di Vitungwe-Isale, a 15 km da Butembo nel Territorio di Beni .Tutta la popolazione di Butembo ha fermato le attività per partecipare alla commemorazione del coraggioso sacerdote, animata dal club “Amici di p. Vincent” che ha presentato un video sulle gesta del padre ucciso. Una messa di suffragio è stata celebrata presso la parrocchia Lyambo de Kalemire.Nel frattempo appare forse una luce sulla scomparsa dei tre padri padri assunzionisti di nazionalità congolese, Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasikundi e Edmond Bamutute, scomparsi la sera del 19 ottobre 2012 dalla loro parrocchia Notre-Dame des Pauvres di Mbau, a 22 km da Beni. Al processo in corso a Beni a carico di Mwami Bolembo Kanzira, detto Radjabu uno dei capi dell’ADF , il gruppo di origine ugandese responsabile del rapimento, è emerso che i tre religiosi sarebbero stati rapiti perché entrati in possesso in maniera accidentale di una somma di denaro destinata all’ADF.Secondo quanto dichiarato dallo stesso comandante ribelle, un pacco con denaro destinato all’ADF era stato portato in elicottero, forse della MONUSCO da Kamango e poi gettato in un campo nei pressi di Mbau dove avrebbe dovuto essere recuperato dai guerriglieri. Una contadina lo ha raccolto per caso e lo ha portato alla parrocchia per custodirlo in attesa che venissero trovati i proprietari. Ma i guerriglieri venuti a conoscenza della cosa avrebbe deciso di rapire i sacerdoti per recuperare la somma di denaro. Il comandante dell’ADF non ha precisato la sorte dei tre assunzionisti. Il suo racconto è però tutto da verificare e la corte di Beni non ha concluso ancora i lavori.

VATICANO - Il Papa incontra il Presidente del Rwanda: dolore per il genocidio e per le mancanze della Chiesa

Città del Vaticano - Lunedì 20 marzo, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza il Presidente della Repubblica di Rwanda, Paul Kagame, che successivamente ha incontrato il Segretario di Stato, Card. Pietro Parolin, e il Segretario per i Rapporti con gli Stati, Sua Ecc. Mons. Paul Richard Gallagher.Come informa il comunicato diffuso dalla Sala stampa della Santa Sede, durante i colloqui sono state ricordate le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e il Rwanda. Si è apprezzato il notevole cammino di ripresa per la stabilizzazione sociale, politica ed economica del Paese. È stata rilevata la collaborazione tra lo Stato e la Chiesa locale nell'opera di riconciliazione nazionale e di consolidamento della pace a beneficio dell’intera Nazione. In tale contesto il Papa ha manifestato il profondo dolore suo, della Santa Sede e della Chiesa per il genocidio contro i Tutsi, ha espresso solidarietà alle vittime e a quanti continuano a soffrire le conseguenze di quei tragici avvenimenti e, in linea con il gesto compiuto da San Giovanni Paolo II durante il Grande Giubileo del 2000, ha rinnovato l'implorazione di perdono a Dio per i peccati e le mancanze della Chiesa e dei suoi membri, tra i quali sacerdoti, religiosi e religiose che hanno ceduto all'odio e alla violenza, tradendo la propria missione evangelica. Il Papa ha altresì auspicato che tale umile riconoscimento delle mancanze commesse in quella circostanza, le quali, purtroppo, hanno deturpato il volto della Chiesa, contribuisca, anche alla luce del recente Anno Santo della Misericordia e del Comunicato pubblicato dall'Episcopato rwandese in occasione della sua chiusura, a “purificare la memoria” e a promuovere con speranza e rinnovata fiducia un futuro di pace, testimoniando che è concretamente possibile vivere e lavorare insieme quando si pone al centro la dignità della persona umana e il bene comune”.Secondo i dati raccolti all’epoca dall’Agenzia Fides, nel genocidio del 1994 furono registrate 248 vittime tra gli operatori pastorali della Chiesa, compresi una quindicina di morti in seguito a maltrattamenti, mancanze di cure mediche e agli scomparsi.Hanno perso la vita in Rwanda nel 1994: 3 Vescovi e 103 sacerdoti , 47 fratelli di 7 istituti . Le 65 religiose appartenevano ad 11 istituti: 18 suore Benebikira, 13 suore del Buon Pastore, 11 suore Bizeramariya, 8 suore Benedettine, 6 suore dell’Assunzione, 2 suore della Carità di Namur, 2 domenicane Missionarie d’Africa, 2 figlie della Carità, 1 rispettivamente delle Ausiliatrici, di Notre Dame du Bon Conseil e delle Piccole sorelle di Gesù. Ad esse vanno aggiunte almeno 30 laiche di vita consacrata di 3 istituti .

AFRICA/CONGO RD - “Il 27 marzo la firma dell’accordo per dare il via al nuovo governo” annuncia Mons. Ambongo

Kinshasa - Lunedì 27 marzo verrà firmato l’accordo per l’attuazione delle intese di San Silvestro per dare alla Repubblica Democratica del Congo un governo di unità nazionale che prepari le elezioni politiche e presidenziali entro l’anno.Lo ha annunciato Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo, Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro e Vice Presidente della CENCO, la Conferenza Episcopale congolese che media tra maggioranza e opposizione.“Abbiamo fatto un buon lavoro” ha dichiarato Mons. Ambongo al termine della riunione che si è tenuta ieri, 20 marzo, nel centro interdiocesano di Kinshasa. “Abbiamo affrontato la maggior parte dei punti all’ordine del giorno. Abbiamo fatto delle proposte sulla questione della presidenza e abbiamo invitato le parti a riflettervi sopra”.I punti in discussione riguardano la presidenza del Consiglio nazionale di monitoraggio dell’accordo, che in base alle intese del 31 dicembre avrebbe dovuto essere assegnata al defunto Etienne Tshisekedi, leader dell’Unione dell’opposizione. Dopo la morte di Tshisekedi, alcuni partiti d’opposizione non rientranti nell’Unione, chiedono di rinegoziare l’assegnazione di questo posto. Per dirimere la questione Mons. Ambongo ha annunciato che domani si terrà una nuova riunione.L’altro punto in discussione riguarda il modo di designazione del Primo Ministro che proviene dell’Unione dell’opposizione. La maggioranza presidenziale desidera che il Premier sia scelto da una terna presentata dall’Unione; quest’ultima ribatte che vuole presentare un solo nome.

ASIA/TURCHIA - Divisioni interne alla comunità armena dietro alle interferenze politiche nell'elezione del nuovo Patriarca

Istanbul – Il deputato Garo Paylan, membro armeno del Parlamento turco, ha presentato un'interpellanza scritta al ministro turco degli Interni, Süleyman Soylu per chiedere chiarimenti riguardo alle interferenze di ordine politico che stanno condizionando l'elezione del futuro Patriarca armeno di Costantinopoli, con sede a Istanbul. Interferenze che a giudizio di molti osservatori sono alimentate da divisioni interne tra esponenti autorevoli dello stesso Patriarcato. Le procedure per eleggere il successore di Mesrob II Mutafyan - giovane e intraprendente Patriarca armeno di Costantinopoli reso inabile da una malattia incurabile che lo ha colpito dal 2008 – erano state concordate tra alcuni alti rappresentanti del Patriarcato durante un summit convocato a Erevan, presso la Sede patriarcale di Echmiadzin dal Patriarca Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, lo scorso 23 e 24 febbraio . Quell'incontro, superando all'apparenza precedenti contrapposizioni in seno al Patriarcato di Costantinpoli, aveva previsto l'elezione di un Locum Tenens e di un Comitato operativo, che avrebbero dovuto sovrintendere all'elezione, entro sei mesi, del nuovo Patriarca, “secondo le procedure vigenti”.Lo scorso 15 agosto, seguendo il programma concordato, l'Assemblea dei chierici del Patriarcato aveva eletto come Locum Tenens l'Arcivescovo Karekin Bekdjian, alla guida della diocesi armena apostolica in Germania. Ma subito dopo tale elezione, il Patriarcato armeno di Costantinopoli ha ricevuto una lettera da parte di Aziz Merjan, vice-governatore del governatorato di Istanbul, che definiva “legalmente inammissibile” il processo elettorale già avviato. L'interpellanza del parlamentare Paylan chiede quali siano le motivazioni di tale atto di interferenza politica, considerando l'accordo interno raggiunto in seno al Patriarcato sulle procedure di elezione del nuovo Patriarca. Nel suo intervento, Paylan fa riferimento anche alla piena compatibilità tra la procedura in corso e le disposizioni giuridiche internazinali che regolano la vita interna delle comunità religiose minoritarie presenti in Turchia dopo la liquidazione dell'Impero ottomano.In realtà, dietro la lettera del vice-governatore di Istanbul si intravede anche il permanere di divisioni interne in seno al Patriarcato armeno di Costantinopoli: secondo fonti armene consultate dall'Agenzia Fides, l'Arcivescovo Aram Ateshyan - che dal 2008, dopo il manifestarsi della malattia del Patriarca, aveva assolto le funzioni di Vicario patriarcale generale – considera la lettera del vice-governatore un elemento di cui occorre tener conto, e che mette in discussione la legittimità del processo elettorale messo in moto dopo il summit di Erevan. Ateshyan continua di fatto a esercitare le funzione di Vicario patrarcale generale, e non sembra intenzionato a cederle all'Arcivescovo Karekin Bekdjian, eletto Locum Tenens. .

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