Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/COSTA D’AVORIO - I Vescovi denunciano “un clima deleterio che rischia di compromettere le conquiste fatte”

Abidjan - Riconciliazione nazionale, liberazione di tutte le persone imprigionate in relazione alla crisi politico-militare del 2002-2011, ridistribuzione della ricchezza per una maggiore giustizia sociale. Sono queste le indicazioni offerte dai Vescovi della Costa d’Avorio in un messaggio nel quale esprimono forti preoccupazioni per l’avvenire del Paese in preda a rivolte militari e a scioperi dei lavoratori del pubblico impiego .“Sentimenti di frustrazione e di rivolta albergano ancora nei cuori di tanti ivoriani” si legge nel messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, che è stato pubblicato al termine dell’Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale ivoriana, tenutasi a Katiola.Tra le cause di malessere ci sono i processi in corso contro i responsabili del vecchio regime dell’ex Presidente Laurent Gbagbo, che “invece di calmare gli animi, suscitano passioni e inquietudini. Alcuni dei nostri compatrioti sono ingiustamente detenuti in prigione e altri vivono in esilio, lontano dal Paese”.“Diversi combattenti e militari coinvolti nelle crisi successive che hanno scosso il nostro Paese non sono sereni, temendo per il loro avvenire”, come “numerosi giovani, che avevano sperato in una vita migliore impegnandosi a fianco dei politici, sono sempre più delusi ed amareggiati”. “Questo clima deleterio - sottolinea il messaggio - rischia di compromettere gravemente tutte le conquiste fatte, frutto dei nostri sforzi”.Riconoscendo ai governanti in carica gli sforzi effettuati per lo sviluppo del Paese, i Vescovi chiedono loro “uno sforzo maggiore per la ridistribuzione della crescita , per una giustizia equa e per facilitare il ritorno degli esiliati, con garanzie di sicurezza per tutti”.La Conferenza Episcopale lancia infine un appello a “tutti i componenti della società ivoriana, per mettersi attorno ad un tavolo e discutere delle questioni relative alla sicurezza, al rincaro della vita, alla disoccupazione giovanile, alle condizioni di lavoro, alla situazione salariale, ecc…”.

AMERICA/MESSICO - Mons. Chávez Botello ai giornalisti: “nutrite la coscienza sociale, perché è molto debole”

Antequera – L’Arcivescovo di Antequera, Oaxaca , Sua Ecc. Mons. José Luis Chávez Botello, anticipando la festa di San Francesco di Sales, Patrono dei giornalisti, ha voluto celebrare ieri la festa incontrando gli operatori dei media. Sottolineando la rilevanza che essi rappresentano per la società, ha detto loro: "Non dovete tacere, dovete sempre trasmettere la verità, piaccia o non piaccia".Durante la Messa che ha presieduto nella cattedrale di Antequera per i lavoratori dell’informazione, ha ricordato che il Messico vive momenti molto delicati, quindi ha chiamato i media a "nutrire la coscienza sociale, perché è molto debole". L’Arcivescovo ha sottolineato che ci sono molte buone ragioni perché giornalisti, Chiesa, uomini d'affari, politici, educatori e genitori "si debbano impegnare a rispondere a questa emergenza che stiamo vivendo. La società ha bisogno dei media che divulghino la verità come essa è, non una verità malata o compromessa".

AFRICA/REP. CENTRAFRICANA - Premiato a Bangui l’istituto a favore della buona istruzione e della cura dei ragazzi

Bangui - L’Istituto Nicolas Barre, scuola sostenuta dalla onlus Amici per il Centrafrica, è stato il più premiato di Bangui in occasione del Giubileo d’oro dell’Enseignement Catholique Associé de Centrafrique , l’organismo che riunisce le scuole cattoliche operanti in Centrafrica. Nel complesso sportivo Barthélémy Boganda di Bangui hanno sfilato le scolaresche degli istituti cattolici delle nove diocesi della regione. La parata si è svolta in coincidenza con il Congresso nazionale dell’educazione cattolica in Africa centrale sul tema “Una scuola di tutti i talenti”. “Siamo molto orgogliosi di un riconoscimento che premia l’impegno a favore della buona istruzione e della cura dei ragazzi” si legge nella nota pervenuta a Fides dal Presidente della onlus. L’Associazione “Amici per il Centrafrica” è sorta nel 2001 e fino ad oggi ha realizzato 15 scuole, 2 dispensari, 2 centri sanitari, 1 centro di riabilitazione per portatori di handicap, 1 centro odontoiatrico.

AMERICA/PERU’ - I Vescovi sul nuovo programma della pubblica istruzione

Lima – “I principi dell'istruzione di base nel paese dovrebbero seguire quanto stabilito dalla Legge generale dell'Istruzione e dalla Costituzione del paese. Riconoscendo molti aspetti positivi del programma di studi, richiamiamo l’attenzione sul fatto che il Ministero della Pubblica Istruzione abbia incluso nozioni che non provengono dalla Costituzione ma dalla cosiddetta ideologia di genere. Questa procedura capovolge seriamente l'ordinamento giuridico costituzionale: una normativa di livello inferiore non può essere al di sopra di una legge o contraddire la Carta fondamentale dello Stato". E’ quanto si legge nel comunicato diffuso dai Vescovi del Perù, a conclusione della 109 Assemblea ordinaria della Conferenza Episcopale, che riguarda i principi della pubblica istruzione nel paese,."E’ stato creato un clima di confusione tra i peruviani per quanto riguarda il ruolo tutelare dello Stato nei confronti della famiglia e del matrimonio - continua il testo pervenuto a Fides -, ed è stato violato il diritto dei genitori di scegliere il tipo di educazione che vogliono per i loro figli"."Per il bene dei nostri bambini, degli adolescenti e delle famiglie peruviane, fino a quando non si raggiunge un accordo secondo l'ordine costituzionale stabilito, sollecitiamo l'eliminazione nel nuovo programma di studi delle nozioni sull'ideologia di genere" concludono i Vescovi.

ASIA/INDIA - Giovani cattolici in marcia per la pace e per costruire il bene comune

Mangalore - Una grande adunanza di giovani cattolici ha pregato, riflettuto e manifestato per la pace in Karnataka, stato indiano attraversato da violenze anticristiane a causa delle presenza di gruppi e movimenti estremisti. Come appreso da Fides, il corteo per la pace che raccoglieva più di 10.000 giovani cattolici di tutta la nazione, ha attraversato ieri, 22 gennaio, la città di Mangalore al termine dell'assemblea dell'India Catholic Youth Movement, che ha voluto in tal modo lanciare un messaggio di pace e armonia, nella diversità etnica e religiosa della nazione. "L'India è una nazione che accoglie culture e identità diverse", ha rimarcato a Fides p. Asis Parichha, sacerdote dell’arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, in Orissa, tra i partecipanti alla marcia Nel corteo vi era l'Arcivescovo Bernard Moras, alla guida della città di Bangalore, capitale dello stato di Karnataka, che ha avviato la marcia, iniziata dalla Cattedrale della Madonna del Rosario. La marcia ha concluso il X Convegno nazionale giovanile in cui i giovani cattolici si incontrano per confrontarsi su temi di attualità grazie alla partecipazione di leader ecclesiali e civili. All'edizione del 2017 hanno preso parte alcuni leader politici del Karantaka e anche il giudice cattolico Joseph Kurian, della Corte Suprema dell'India, ospite d'onore della cerimonia conclusiva del convegno . Il giudice ha rimarcato l'importanza di difendere "i diritti e i valori costituzionali che appartengono a ogni cittadino dell'India". "Siamo nati in questa terra e siamo dunque indiani, poi siamo cristiani cattolici. Tutti gli indiani, a prescindere dal loro credo, sono depositari di diritti costituzionali e hanno anche il dovere di rispettare la Costituzione" ha affermato. Il giudice Kurian ha invitato i giovani a partecipare alla costruzione della nazione "per stabilire il regno di Dio sulla terra", esortandoli ad essere "cittadini responsabili" e "promotori e protagonisti di un cambiamento".L'Arcivescovo Bernard Moras ha ricordato ai giovani che "abbiamo il diritto fondamentale di professare la nostra fede e nessuno può privarcene", affermando che "bisogna essere uniti, promuovere la giustizia e difendere i valori cristiani". Il Vescovo di Mangalore, Aloysius Paul D'Souza, ha consigliato ai giovani di seguire la via di Gesù: "Portare la luce del Cristo nella vostra regione e farla brillare con la vostra vita" ha detto.I rappresentanti politici si sono congratulati con i giovani cattolici per la disciplina mostrata e hanno ringraziato i cristiani per la formazione di alta qualità che garantiscono ai giovani indiani nelle scuole cattoliche di ogni ordine e grado esistenti in India. "Servire Dio e servire la nazione sono complementari: i giovani usano i talenti ricevuti per servire l'umanità", ha detto Oscar Fernandes, politico locale.

ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo: dall'islam “segnali positivi” nella lotta contro l'estremismo religioso

Baghdad – L'attesa sconfitta dei miliziani jihadisti e delle loro campagne di terrore fornisce l'occasione per un effettivo cambio di passo nella politica irachena, che miri a costruire uno Stato democratico fondato sul principio di cittadinanza. Per raggiungere tale obiettivo sarà necessario avviare un processo di “riconciliazione nazionale” sul modello di quello realizzato in Sudafrica, quando è venuto meno il sistema dell’Apartheid. Ma nella comunità musulmana si registrano “segnali positivi” della volontà di emanciparsi dai condizionamenti dell'estemismo. Così il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako ha delineato la cruciale fase storica attraversata dall'Iraq, nell'intervento da lui svolto al convegno sulla difesa della libertà religiosa, organizzato sabato 21 gennaio a Baghdad dalla Massarat Foundation. Tra i più recenti “segnali positivi” provenienti da autorità civili musulmane e istituzioni islamiche, il Primate della Chiesa caldea ha elencato una dichiarazione dell’autorità locale di Najaf, in cui si invitavano i musulmani a partecipare alla letizia dei cristiani per la festa del Natale; il monitoraggio intensificato dal Ministero per gli affari e le dotazioni religiose allo scopo di individuare e contrastare i predicatori che incitano all'odio settario; e anche le misure adottate dal ministero per gli affari religiosi della Regione autonoma del Kurdistan iracheno per vietare qualsiasi discorso o espressione offensivi nei confronti delle altre comunità di fede. .

AFRICA/CONGO RD - Ultimatum del Consigliere militare del Presidente agli ex M23 rientrati dall’Uganda

Kinshasa - “Il CEPADHO apprezza la fermezza e l’opportunità del messaggio del generale Olenga” con l’ultimatum dato agli ex appartenenti all’M23 di arrendersi alle forze armate congolesi . Lo afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides dal CEPADHO , una ong del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo.Il generale François Olenga, consigliere militare del Presidente della RDC, durante la sua recente visita a Goma, capoluogo del Nord Kivu, ha intimato la resa agli ex guerriglieri dell’M23 che sono fuggiti dall’Uganda e che, si teme, siano rientrati nella RDC per iniziare una nuova guerra.“La nostra organizzazione - afferma il comunicato del CEPADHO - spera che questo messaggio molto rassicurante sia l’ultimo avvertimento agli ex M23, la cui recidiva è flagrante”.“Il CEPADHO ricorda la necessità che il CIRGL , la SADC e l'ONU prendando misure costringenti contro l’Uganda e il Rwanda, che continuano ad ospitare gli ex M23 in violazione dell’Accordo quadro di Addis Abeba, minacciando la pace e la sicurezza della RDC”.Gli accordi di Addis Abeba sono stati firmati il 24 febbraio 2013 con lo scopo di mettere fine alla sanguinosa guerriglia dell’M23, un movimento che si richiama a precedenti accordi che, a suo dire, il governo di Kinshasa non avrebbe rispettato. A questi sono seguite le intese di Nairobi del 12 dicembre dello stesso anno, che prevedevano lo smantellamento dell’M23 come movimento di guerriglia e la sua trasformazione in partito politico .

AMERICA/ARGENTINA - Festival internazionale sul lavoro infantile

Mar de Plata – L’iniziativa “Costruire il Cinema: Festival Internazionale del Cinema sul Lavoro” ha annunciato l’apertura delle iscrizioni alla quarta edizione del concorso internazionale di cortometraggio e dei concorsi nazionali e internazionali di lungometraggi dedicati al mondo del lavoro e dei lavoratori. Obiettivo del concorso è alimentare la creatività e appoggiare la diffusione delle opere audiovisive che contengono storie di lavoro e lavoratori. Secondo la nota pervenuta a Fides, le iscrizioni saranno aperte a tutti, fino al 15 marzo 2017, per iniziative basate su quattro punti principali: gente, istruzione, dimensione sociale e industria. I partecipanti dovranno essere maggiorenni, tema dell’edizione 2017 sarà Lavoro Infantile? Lavoro Forzato?. Link correlati :Informazioni

VATICANO - Gli auguri del Papa per quanti festeggiano il capodanno lunare

Città del Vaticano – Dopo aver recitato la preghiera mariana dell’Angelus con i fedeli riuniti in piazza San Pietro, Papa Francesco ha rivolto il pensiero ai popoli che celebreranno nei prossimi giorni il capodanno lunare, con queste parole: “Nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, milioni di uomini e donne si preparano a celebrare il capodanno lunare il 28 gennaio. Il mio cordiale saluto giunga a tutte le loro famiglie, con l’augurio che esse diventino sempre di più una scuola in cui si impara a rispettare l’altro, a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato. Possa la gioia dell’amore propagarsi all’interno delle famiglie e da esse irradiarsi in tutta la società”.In precedenza il Papa aveva ricordato anche la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sul tema “L’amore di Cristo ci spinge alla riconciliazione” , che concluderà mercoledì prossimo, 25 gennaio, con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. “Vi invito a perseverare nella preghiera – ha detto -, affinché si compia il desiderio di Gesù: ‘Che tutti siano una sola cosa’ ”.

AMERICA/PERU - “Stanchi di piangerci addosso”, i giovani superano la povertà attraverso l’istruzione

Manchay – “Siamo stanchi di piangerci addosso” ha dichiarato padre José Chuquillanqui, parroco di Manchay, distretto di Pachacamác, nel corso del programma peruviano Diálogo de Fe. In una nota pervenuta a Fides si legge che il parroco ha parlato del grande impegno della Chiesa di Manchay, dove dirige il programma “Formazione al lavoro dei giovani a rischio”, spiegando che la sua istituzione non vuole “piangere sulla povertà” e cerca di dare strumenti ai più bisognosi affinchè possano raggiungere i propri obiettivi con il lavoro autonomo: “Cerchiamo di lavorare per la loro autostima”. Padre Chuquillanqui ha spiegato anche come funziona il suo progetto e qual’è il suo obiettivo: “il progetto sociale di Manchay è diviso in istruzione, sanità e diritti umani, con un forte impegno contro la violenza sessuale e familiare. Sosteniamo l’imprenditorialità a favore dei giovani, affinchè abbiano gli strumenti per uscire dalle condizioni di povertà attraverso l’istruzione”.

ASIA/SIRIA - Il Patriarcato siro ortodosso sconfessa la Hatune Foundation: “non ci rappresenta in alcun modo”

Damasco – Il Patriarcato siro ortodosso di Antiochia ha preso le distanze dalla “Hatune Foundation”, l'organizzazione che fa capo alla religiosa siro-ortodossa Hatune Dogan. La fondazione si presenta come un ente benefico, impegnato ad aiutare poveri e bisognosi in varie parti del mondo, con una particolare sollecitudine per iniziative a favore dei cristiani e di altri gruppi minoritari sottoposti in Medio Oriente a violenze e persecuzioni. Un comunicato diffuso sabato 21 gennaio dall'Ufficio patriarcale dichiara che la Hatune Foundation “non è affiliata alla Chiesa siro ortodossa, né rappresenta in alcun modo lo stesso Patriarcato siro ortodosso”. L'organizzazione – rimarca il comunicato, pervenuto al'Agenzia Fides – opera “in modo del tutto indipendente, senza il riconoscimento o il consenso della Chiesa ortodossa siriaca e dei suoi gerarchi in Europa e in tutto il mondo. Pertanto, si conferma che il Patriarcato siro ortodosso non sostiene direttamente o indirettamente questa organizzazione, né promuove attivamente le sue raccolte di fondi o altre attività”.La suora siro-ortodossa Hatune Dogan, principale ispiratrice della Fondazine che porta il suo nome, attualmente opera in Germania. In numerose interviste circolanti su internet, fa riferimento alle vicende della sua famiglia, costretta in passato a fuggire dalla Turchia. In molte sue dichiarazioni viene proposta una totale identificazione tra il jihadismo sanguinario dell'autoproclamato Stato Islamico e l'islam tout court. “L'islam è l'ISIS. Chiunque dice cose diverse è un bugiardo” affermava suor Hatune in un'intervista rilasciata quasi un anno fa a CBNNews, legata al network mediatico fondato dal tele-predicatore USA Pat Robertson. “L'islam e la democrazia” dichiarava tra l'altro suor Hatune in quell'intervista “sono opposti, come il bianco e il nero. E io spero che l'America capisca”. Non è la prima volta che il Patriarcato siro ortodosso prende le distanze da organizzazioni che in Occidente giustificano le loro iniziative e raccolte fondi con la motivazione di offrire sostegno ai cristiani perseguitati.

AMERICA/EL SALVADOR - “La violenza non è la soluzione al problema delle bande” riflette Mons. Rosa Chavez

San Salvador – Il Vescovo ausiliare di San Salvador, Sua Ecc. Mons. Gregorio Rosa Chavez, ha espresso ieri, nella abituale conferenza stampa della domenica, la sua preoccupazione per le controversie tra le principali forze politiche in El Salvador, dopo che il partito ARENA ha deciso di abbandonare il tavolo di dialogo con il governo. La decisione era stata preannunciata da tempo: ARENA aveva infatti avvertito che, se il bilancio nazionale 2017 fosse stato approvato sottofinanziato, si sarebbe ritirato dal dialogo, dialogo proposto con l'obiettivo di raggiungere accordi con il governo.Mons. Rosa Chavez è tornato anche sulla necessità di soluzioni riguardo al tema delle bande presenti nel paese: "La violenza non è la soluzione, il fuoco non si spegne mettendo più benzina", ha detto il Vescovo. "Quello delle bande è un problema reale. La sfiducia è normale, ma qualcosa deve essere fatto, perché il problema sta causando ogni giorno angoscia e vittime tra la popolazione" ha detto. "In questi giorni si sente parlare il linguaggio delle armi, ecco perché contiamo i morti ogni giorno" ha sottolineato. Secondo la stampa locale, i membri delle bande sono circa 70 mila e circa 16 mila sono in carcere con misure estreme di sicurezza, per evitare che continuino a ordire altri crimini.

AMERICA/MESSICO - “Famiglia sicura prima di zaino sicuro”: i Vescovi sulla violenza nelle scuole

Zacatecas – Dopo il tragico caso di violenza accaduto a Monterrey, dove un ragazzo di 15 anni si è suicidato dopo avere sparato all’interno della scuola all'insegnante e a 3 studenti, i Vescovi delle diocesi della regione si sono pronunciati per invitare la comunità messicana a riflettere, ancora scioccata da quanto accaduto.In merito all’operazione "Zaino sicuro", che dal 2004 permette alla polizia di controllare le borse degli studenti, il Vescovo di Zacatecas, Sua Ecc. Mons. Sifgifredo Noriega Barceló, durante la messa di ieri, ha sottolineato che “La campagna ‘zaino sicuro’ aiuta ma non risolve il problema della violenza, in quanto si dovrebbe mettere in atto l'operazione ‘Famiglia sicura’". "Ci riempie di tristezza ciò che è accaduto a Monterrey, ma può capitare anche altrove, e ci fa riflettere su quello che si vive nelle scuole, nelle famiglie e nella società; dobbiamo pensare a come stiamo educando le nuove generazioni" ha ribadito il Vescovo.L'operazione "Zaino sicuro" è stata molto discussa, perché non sempre è possibile realizzarla e richiede l'approvazione dei genitori, in più c'è differenza di trattamento fra scuole pubbliche e private. Nel caso avvenuto il 18 gennaio, il ragazzo ha introdotto una pistola nel Collegio Americano del Noreste, a sud della città di Monterrey, Nuevo León, e le autorità stanno indagando per chiarire 3 punti: come ha portato l'arma, se lo studente fosse depresso, la diffusione dei video di quanto accaduto. Inoltre hanno informato che le forze dell’ordine sono già intervenute in molte altre occasioni, ma la notizia non è stata diffusa per non creare allarme.Secondo Mons. Noriega Barceló sono i genitori i primi ad essere vicini ai loro figli per prevenire i0 casi di violenza: "Non si tratta di controllare le borse dei figli, ma di conoscere bene i propri figli. Bisogna unire gli sforzi di tutti: autorità, insegnanti, Chiesa e genitori".

AFRICA/GAMBIA - Attesa per la cessione del potere da parte di Jammeh dopo l’intervento militare dei Paesi vicini

Banjul -“Non voglio spargimenti di sangue” ha dichiarato in televisione ieri, 20 gennaio, il Presidente uscente del Gambia, Yahya Jammeh, promettendo che avrebbe lasciato oggi il potere, dopo che il Presidente eletto con il voto del 1° dicembre, Adama Barrow , ha prestato giuramento in Senegal. Subito dopo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha dato via libera alle truppe della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale di entrate in Gambia per procedere, se necessario, alla deposizione di Jammeh con la forza.Ieri, i Presidenti della Guinea, Alpha Conde, e della Mauritania, Mohamed Ould Abdel Aziz, si sono recati a Banjul per convincere Jammeh a cedere il potere pacificamente.Jammeh sembra quindi aver ottenuto delle garanzie sul suo futuro in cambio della transizione pacifica dei poteri. Inizialmente l’ex Presidente aveva concesso la vittoria a Barrow, promettendo di cedere il potere il 20 gennaio. Poi dopo che attivisti dei diritti umani avevano chiesto la sua incriminazione per i delitti a lui attribuiti durante i suoi 22 anni di potere, Jammeh aveva affermato che il voto era stato viziato da irregolarità. Il 18 gennaio, il Parlamento del Gambia aveva votato il prolungamento di altri tre mesi del mandato di Jammeh mentre questi proclamava lo stato d’emergenza per lo stesso periodo di tempo.Ora la svolta. Nell’attesa che Jammeh rispetti la sua promessa, la situazione nella capitale rimane calma.

AFRICA/SUD SUDAN - "Aiutateci a soccorrere migliaia di sfollati accolti nella missione Rii-menze”: appello del Vescovo di Tombura-Yambio

Juba - “Chiedo aiuto per 7 delle 22 parrocchie della mia diocesi che sono state colpite dalle violenze che imperversano nell’area” scrive all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio, nel Sud Sudan, dove il conflitto tra il Presidente, Salva Kiir, e l’ex Vice Presidente, Riek Machar, ha fatto esplodere una serie di conflitti etnici in diverse zone del Paese. Tra queste c’è l’area di Tombura-Yambio dove - come spiega Mons. Kussala - le violenze sono esplose quando intorno al 28 dicembre 2016 i militari dell’SPLA sono stati attaccati sulla strada verso Ibba da giovani armati. Secondo fonti ufficiose, nell’agguato i militari dell’SPLA hanno perso una notevole somma di denaro e personale chiave dei loro quadri dirigenziali; questo fatto ha reso i soldati dell’SPLA estremamente aggressivi e pieni di rabbia. La gente dice che un elicottero speciale è stato mandato da Juba per raccogliere i morti.“Quello che è successo dopo è stata una vera e propria catastrofe umanitaria - afferma Mons. Kussala -. I militari dell’SPLA hanno inseguito coloro che li avevano assaliti intorno a Yambio, sulla strada di Maridi. Per questo molti civili sono stati coinvolti nel conflitto a fuoco o volontariamente uccisi dai militari. Non è possibile sapere il numero esatto dei morti attraverso le organizzazioni umanitarie, e noi stessi in diocesi non abbiamo dati sicuri perché è molto difficile poter raggiungere le zone interessate”.“La nostra Diocesi insieme ad altre agenzie umanitarie, coordinate dalla Commissione municipale che si occupa degli aiuti, sta registrando gli sfollati nei campi profughi presso la Yambio Primary School dove alcuni hanno trovato accoglienza” racconta il Vescovo. La maggioranza degli sfollati ha perso tutte le provviste di cibo, mentre le loro case sono state bruciate o saccheggiate.Nella Stazione missionaria Rii-menze, Nostra Signora Assunta, migliaia di sfollati hanno trovato rifugio nel compound della missione. Le donne, i bambini e gli anziani dormono in chiesa e nelle aule della scuola. Il loro numero aumenta ogni giorno, perché la gente che può farlo esce dal bosco e raggiunge la missione.Mons. Kussala chiede l’invio di aiuti per assistere queste persone. “Qualsiasi donazione per sostenere la popolazione di Riimenze sarà ricevuta con riconoscenza e gratitudine. Io stesso ho vissuto per due anni in questa parrocchia e quindi conosco personalmente molti di loro. È veramente doloroso e sento una profonda tristezza nel cuore al vedere tanta violenza e sofferenza imposta agli innocenti” conclude il Vescovo.

EUROPA/ALBANIA - La Chiesa impegnata a riflettere sul futuro della famiglia

Tirana - La fine del 2016 e l’inizio dell’anno nuovo, trovano la Chiesa in Albania impegnata a riflettere sulla famiglia. Una Lettera pastorale dei Vescovi albanesi alle famiglie, firmata negli ultimi giorni del mese di dicembre, si rivolge alle varie categorie di fedeli cominciando dai genitori, quali primi responsabili dell’educazione dei loro figli, e poi alle coppie giovani, ai fidanzati, ai giovani e infine ai nonni e agli operatori pastorali.Secondo le comunicazioni inviate all’Agenzia Fides da don Gjergj Meta, portavoce della Conferenza Episcopale dell'Albania, l’intenzione dei Vescovi è di calare nella realtà albanese i risultati dei due Sinodi dei Vescovi sulla famiglia e ciò che Papa Francesco, attraverso l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, ha detto a tutta la Chiesa. Con toni paterni, infondendo speranza, i Vescovi si rivolgono ai fedeli cattolici in Albania, dove il senso della famiglia è ancora molto forte: “Grazie al sangue dei martiri ereditiamo la fede cristiana, ma ci chiediamo, come dobbiamo andare avanti nel futuro e soprattutto quale tipo di famiglia vogliamo portare avanti?”.In questi giorni esce anche la pubblicazione in albanese della Esortazione Apostolica Amoris Laetitia. Le diocesi si sono impegnate a far conoscere questo documento nei mesi prossimi ed a utilizzarlo nella preparazione immediata al matrimonio e nell’educazione dei giovani.

ASIA/INDIA - Oggi in tutta l’India una giornata di preghiera per p. Tom

New Delhi – Una Giornata di preghiera per la salvezza e la liberazione di p. Tom Uzhunnalil, il salesiano indiano rapito ad Aden, in Yemen, il 4 marzo 2016 dopo l’eccidio in cui sono state massacrate quattro suore e una dozzina di persone, è stata indetta per questo fine settimana, 21 e 22 gennaio, dai Vescovi indiani.Il Card. Baselios Cleemis, Arcivescovo Maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi, Presidente della Conferenza Episcopale Indiana , in un suo messaggio pervenuto a Fides chiama “l’intera Chiesa in India e tutti gli uomini e le donne di buona volontà a pregare per la salvezza e la liberazione di p. Tom” e invita anche a pregare “per la conversione di coloro che lo tengono prigioniero”, perché Dio “conceda loro la grazia di capire l'ingiustizia dei loro atti”. Per questa particolare Giornata di preghiera, da tenersi sabato 21 o domenica 22 gennaio a seconda delle diverse esigenze pastorali, il Card. Cleemis chiede “a tutti i nostri Vescovi, parroci, religiosi e leader laici, di fare speciali preghiere per p. Tom” e invita “tutti i nostri connazionali, uomini e donne di buona volontà, ad unirsi a noi nella preghiera per p. Tom. Possano tutti i luoghi di culto e le nostre case essere affollati di persone in preghiera per il nostro amato p. Tom”.Nella sua lettera il Card. Baselios Cleemis sottolinea che da 10 mesi si attende la liberazione di p. Tom Uzhunnalil “con grande angoscia, suppliche e preghiere”, e rilancia l’appello alle autorità affinché “facciano tutto il possibile per ottenere il rilascio di questo sacerdote cattolico, generoso ed altruista”.

AMERICA/PANAMA - Panama aspetta con cuore e braccia aperte i giovani per la GMG dal 22 al 27 gennaio 2019

Panama – La celebrazione internazionale della prossima Giornata Mondiale della Gioventù , che si terrà a Panama sul tema “Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola” , come indicato dal Santo Padre Francesco, sarà dal 22 al 27 gennaio 2019. L’annuncio della data è stato fatto ieri dall’Arcivescovo di Panama, Sua Ecc. Mons. José Domingo Ulloa Mendieta, durante un incontro con i giornalisti nella capitale panamense.“Per stabilire la data della GMG sono state considerate diverse possibilità, senza dubbio hanno prevalso i fattori climatici – ha detto l’Arcivescovo, secondo il comunicato pervenuto a Fides -. Siamo consapevoli che in alcuni paesi non è un periodo di vacanze, ma siamo convinti che questo non sarà un ostacolo perché migliaia di giovani degli altri continenti possano venire a Panama”. Mons. Ulloa Mendieta ha sottolineato che i giovani di tutti i continenti sono i protagonisti di questa Giornata, e ha proseguito: “Sappiamo che quando si fissano degli obiettivi, e soprattutto si ha a che fare con la loro fede, i giovani sono creativi e si adattano alle realtà, al fine di raggiungerli”.“Panama vi aspetta con il cuore e le braccia aperte – ha detto l’Arcviescovo - per condividere la fede, per sentirci Chiesa, portando ciascuno il contributo della sua ricchezza etnica e culturale a questa grande festa spirituale, dove mostreremo al mondo il volto giovane di una Chiesa cattolica in uscita, pronta per annunciare la gioia del Vangelo, ai lontani, agli esclusi, a quanti sono alle periferie esistenziali e geografiche”.

ASIA/TURCHIA - L'assassino di don Santoro fornisce una versione inverosimile dell'omicidio

Trabzon - Oğuzhan Akdin, l'assassino 26enne di don Andrea Santoro, dopo la sua liberazione – avvenuta lo scorso agosto con più di 10 anni d'anticipo rispetto alla pena carceraria a cui era stato condannato - ha rilasciato per la prima volta alla stampa turca una sua versione dell'omicidio, destinata a far discutere per la sua evidente inattendibilità. Secondo le dichiarazioni dell'assassino reo confesso, pubblicate di recente dal giornale turco Karadeniz, lui stesso, il 5 febbraio 2006, si era recato armato di pistola nella chiesa di Trabzon dove si trovava don Andrea, per chiedere al sacerdote ragione delle sue attività e della conversione al cristianesimo di alcuni giovani musulmani. A quel punto, il sacerdote cattolico avrebbe affermato che “il cristianesimo è l'unica vera religione” e che un giorno “tutti i turchi si sarebbero convertiti al cristianesimo”, provocando la reazione violenta da parte del suo interlocutore. Oğuzhan Akdin a quel punto avrebbe urlato che l'islam è l'unica vera religione, uccidendo il sacerdote con due colpi di pistola. Il racconto fornito dall'assassino si configura come un ennesimo atto di offesa nei confronti della figura di don Santoro, che ha testimoniato con la sua vita di sacerdote, fino alla fine, anche l'amore per i musulmani e l'assoluta estraneità rispetto a progetti di “proselitismo” organizzato. “Don Andrea, con il suo approccio - aveva dichiarato all'Agenzia Fides il Vescovo Paolo Bizzeti SJ, Vicario apostolico dell'Anatolia, nel decimo anniversario dell'assassinio del sacerdote italiano - aiutava a capirsi e a disarmare le logiche del muro contro muro. Per questo la sua figura di missionario e uomo del dialogo è attualissima”.Oguzhan Ayudin, che al momento dell'omicidio aveva 16 anni, era stato condannato nel 2006 a 18 anni e 10 mesi di prigione, per essere poi liberato lo scorso agosto con più di 10 anni di anticipo rispetto alla scadenza della pena. .

AFRICA/SUD SUDAN - Oltre 4.500 bambini riuniti alle loro famiglie, più di 16mila reclutati come soldati

Juba – Dopo anni di separazione, almeno 4.563 bambini sono stati riuniti alle loro famiglie. “Dal 2013, sono ancora aperti 9.046 casi di bambini al vaglio continuo nella ricerca dei familiari”, si legge in una nota del portavoce locale Unicef pervenuta a Fides. A causa del conflitto in corso in Sud Sudan, sono stati sfollati circa 900 mila minori, di questi 14.628 sono stati registrati come separati e dispersi dalle rispettive famiglie da dicembre 2013, quindi esposti a rischio di abusi. Quasi 1.200 bambini sono stati uccisi come conseguenza diretta della guerra. Inoltre la nota ricorda che, dallo scoppio della guerra civile del Sud Sudan tra il governo e i gruppi ribelli, più di 16 mila bambini sono stati reclutati come soldati.

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