Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/CILE - Il Card. Ezzati al santuario di Maipù: "Maria, in questi tempi di tensione, ci chiede di imparare il linguaggio dell'amore”

Maipù – Almeno sessantamila fedeli si sono recati in pellegrinaggio nel fine settimana al Santuario nazionale di Maipù, in occasione della festa della Madonna del Monte Carmelo, Patrona del Cile, celebrata ieri, domenica 16 luglio. La Messa principale “per il Cile”, secondo la nota della Conferenza Episcopale pervenuta a Fides, è stata celebrata a mezzogiorno dall’Arcivescovo di Santiago, il Card. Ricardo Ezzati, il quale ha ricordato ai fedeli: “ci sentiamo fratelli a pieno diritto, qui nessuno è straniero, la casa di Maria è la nostra casa”. Partendo da questa considerazione, nell’omelia il Card. Ezzati ha chiesto: “Dov'è il tuo fratello immigrato? Cosa fai per lui ? Dove sono i tuoi fratelli e sorelle più piccoli, più di 90 mila bambini e adolescenti violati, spesso abbandonati al loro destino, senza una protezione sociale adeguata, sottoposti anche ad abusi fisici e psicologici. Cosa abbiamo fatto di questi fratelli, feriti da tante ingiustizie? Dov'è tuo fratello che, in pieno XXI secolo, in una società segnata da molti progressi e dall'opulenza di pochi, viene respinto come scarto del quale ci si deve liberare? Cosa facciamo con tanti poveri che ancora vivono in squallidi accampamenti, con gli anziani abbandonati. Dov'è tuo fratello, tua sorella, che non conoscono la gioia e la speranza della fede, l'accoglienza di una comunità credente che offre ospitalità e calore, o che per le nostre mancanze si sono allontanati da Gesù e dalla comunità”.Il Cardinale ha esortato: “In questa festa la Virgen del Carmen ci invita a lasciarci interpellare dal Signore”. Quindi ha aggiunto: "Maria, Madre della famiglia cilena, specialmente in questi tempi di tensione, ci chiede di imparare il linguaggio dell'amore. Solo l'amore costruisce, solo con l’amore si realizza la cultura dell'accoglienza e della solidarietà. La Virgen del Carmen invita tutti i figli e le figlie del Cile a bandire un linguaggio duro e sprezzante, e ad imparare la grammatica del dialogo che costruisce e affratella".

AFRICA/NIGERIA - Boko Haram attacca una moschea: “È un nemico dell’umanità”dice il direttore delle comunicazioni sociali della diocesi di Maiduguri

Abuja - “Boko Haram è un nemico dell’umanità e non esita a uccidere fedeli musulmani. La sua tattica è quella di commettere delitti atroci contro civili innocenti in modo di massimizzare l’impatto terroristico sulla popolazione” dice all’Agenzia Fides p. Gideon Obasogie, Direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nel nord della Nigeria, dove questa mattina, 17 luglio, un’attentatrice suicida si è fatta esplodere in una moschea, uccidendo almeno 8 persone.La moschea colpita dal gruppo jihadista di Boko Haram si trova nel quartiere di London Ciki di Maiduguri. “Negli ultimi mesi Boko Haram ha attaccato luoghi affollati di Maiduguri e delle sue periferie, come mercati e ospedali. Il gruppo jihadista attacca i civili anche perché questi ultimi hanno organizzato milizie di autodifesa per cercare di limitare i loro assalti” dice p. Obasogie. Il 13 luglio, in un quadruplice attentato commesso da attentatrici suicide, erano morte 19 persone, la maggior parte delle quali appartenenti alle milizie di autodifesa. “Purtroppo nel fenomeno di Boko Haram vi sono dei politici coinvolti. Se non ci fossero questi interessi politici Boko Haram da diverso tempo non sarebbe più un problema” conclude p. Obasogie.

ASIA/IRAQ - Scontro tra sedicenti “milizie cristiane” operanti nella Piana di Ninive

Qaraqosh - Le unità di protezione della Piana Ninive hanno accusato le cosiddette “Brigate Babilonia” di aver compiuto un'irruzione presso una loro postazione per sequestrare forniture militari e soprattutto per liberare sei dei propri miliziani, precedentemente arrestati con l'accusa di aver saccheggiato case private e chiese cristiane, compreso il monastero di Mar Behnam. L'episodio, avvenuto sabato 15 luglio nell'area di Qaraqosh, evidenzia il complicato momento attraversato dalla regione, dove operano eserciti e milizie di varia natura, decise a ritagliarsi uno spazio nell'area, dopo la sconfitta inflitta ai jihadisti dello Stato Islamico e la riconquista di Mosul. Le Unità di Protezione della Piana di Ninive rappresentano un'organizzazione militare locale, formata in parte da cristiani autoctoni e costituitasi nel 2014 come milizia di auto-difesa territoriale.Le cosiddette “Brigate Babilonia”, con a capo Ryan al Kildani , rivendicano anch'esse la loro etichetta di milizia composta da cristiani, anche se risulta documentato il loro collegamento con milizie sciite come le Unità di Protezione popolare anch'esse operanti nell'area. I “Leoni” delle “Brigate Babilonia” presentano se stessi come “cittadini cristiani addestratisi per difendere le città cristiane della Mesopotamia dai criminali terroristi stranieri dello Stato Islamico e dai terroristi provenienti da Paesi come l'Afghanistan, l'Arabia Saudita, il Qatar, la Tunisia, la Turchia, il Kuwait, la Libia e il Marocco”. L'Agenzia Fides ha documentato in diverse occasioni la volontà del Patriarcato caldeo di marcare la propria distanza da gruppi armati attivi sullo scenario iracheno che cercano di rivendicare la propria affiliazione alle comunità cristiane locali. Nel marzo 2016 il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva diffuso un comunicato ufficiale per ribadire che la Chiesa caldea “non ha nessun legame, né diretto né indiretto, con le cosiddette 'Brigate Babilonia', e con nessun'altra milizia armata che si presenta come cristiana”. Il monastero di Mar Behnam, occupato dai jihadisti di Daesh nel luglio 2014 e parzialmente distrutto da loro nel marzo 2015, era stato ripreso dall'esercito iracheno e dalle milizie sciite nel novembre 2016. .

ASIA/SIRIA - Scontro tra sedicenti “milizie cristiane” operanti nella Piana di Ninive

Qaraqosh - Le unità di protezione della Piana Ninive hanno accusato le cosiddette “Brigate Babilonia” di aver compiuto un'irruzione presso una loro postazione per sequestrare forniture militari e soprattutto per liberare sei dei propri miliziani, precedentemente arrestati con l'accusa di aver saccheggiato case private e chiese cristiane, compreso il monastero di Mar Behnam. L'episodio, avvenuto sabato 15 luglio nell'area di Qaraqosh, evidenzia il complicato momento attraversato dalla regione, dove operano eserciti e milizie di varia natura, decise a ritagliarsi uno spazio nell'area, dopo la sconfitta inflitta ai jihadisti dello Stato Islamico e la riconquista di Mosul. Le Unità di Protezione della Piana di Ninive rappresentano un'organizzazione militare locale, formata in parte da cristiani autoctoni e costituitasi nel 2014 come milizia di auto-difesa territoriale.Le cosiddette “Brigate Babilonia”, con a capo Ryan al Kildani , rivendicano anch'esse la loro etichetta di milizia composta da cristiani, anche se risulta documentato il loro collegamento con milizie sciite come le Unità di Protezione popolare anch'esse operanti nell'area. I “Leoni” delle “Brigate Babilonia” presentano se stessi come “cittadini cristiani addestratisi per difendere le città cristiane della Mesopotamia dai criminali terroristi stranieri dello Stato Islamico e dai terroristi provenienti da Paesi come l'Afghanistan, l'Arabia Saudita, il Qatar, la Tunisia, la Turchia, il Kuwait, la Libia e il Marocco”. L'Agenzia Fides ha documentato in diverse occasioni la volontà del Patriarcato caldeo di marcare la propria distanza da gruppi armati attivi sullo scenario iracheno che cercano di rivendicare la propria affiliazione alle comunità cristiane locali. Nel marzo 2016 il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva diffuso un comunicato ufficiale per ribadire che la Chiesa caldea “non ha nessun legame, né diretto né indiretto, con le cosiddette 'Brigate Babilonia', e con nessun'altra milizia armata che si presenta come cristiana”. Il monastero di Mar Behnam, occupato dai jihadisti di Daesh nel luglio 2014 e parzialmente distrutto da loro nel marzo 2015, era stato ripreso dall'esercito iracheno e dalle milizie sciite nel novembre 2016. .

AMERICA/COLOMBIA - I Vescovi chiedono l’intervento del governo per liberare la suora rapita in Mali

Bogotà – “Manifestiamo ancora una volta il nostro ripudio per questo sequestro, e chiediamo al Governo nazionale la mediazione necessaria perché questa nostra connazionale sia prontamente liberata e reinserita, sana e salva, nella sua comunità”: lo chiede il neo Presidente della Conferenza Episcopale della Colombia, Sua Ecc. Mons. Oscar Urbina Ortega, Arcivescovo di Villavicencio, in un comunicato giunto a Fides. I Vescovi cattolici della Colombia hanno accolto “con gioia e speranza” la prova che suor Gloria Cecilia Narvaez, sequestrata in Africa, è viva e nel breve comunicato ribadiscono che “il sequestro è una pratica illeggittima per raggiungere qualsiasi scopo, va contro la dignità della persona, il diritto fondamentale alla libertà, i diritti umani ed il benessere sociale”. Nessuna persona deve essere sottoposta a questa vessazione, “il sequestro non sarà mai la strada per promuovere la verità, la giustizia e la pace” ribadiscono. “Facciamo voti perché gli sforzi fatti dalla Cancelleria producano frutti efficaci a favore di suor Gloria” concludono i Vescovi, invitando tutti i credenti “a continuare a pregare per la salute della religiosa e la sua immediata liberazione”.La missionaria colombiana suor Gloria Cecilia Narváez, della Congregazione francescana di Maria Immacolata, è stata rapita da Al Qaeda in Mali, il 7 febbraio . In un video diffuso il 1° luglio attraverso la rete cifrata Telegram, appare la suora colombiana ed altri cinque ostaggi stranieri, anch’essi rapiti dalla rete jihadista .

AMERICA/BRASILE - Gruppo di Juiz de Fora parte per Haiti: allo studio un interscambio missionario

Juiz de Fora – Dopo la Messa di invio celebrata ieri, un gruppo di cinque giovani brasiliani, appartenenti alla Comunità “Jovens Missionários Continentais” , parte oggi dall’Arcidiocesi brasiliana di Juiz de Fora alla volta di Haiti. Sono accompagnati dall’Arcivescovo di Juiz de Fora, Sua Ecc. Mons. Gil Antônio Moreira, e dal Vescovo di Leopoldina, Sua Ecc. José Eudes Campos do Nascimento. Come riporta la nota della Conferenza Episcopale brasiliana pervenuta a Fides, “il viaggio nel paese più povero delle Americhe ha come obiettivo di studiare la possibilità di dare vita ad una base missionaria della Chiesa particolare di Juiz de Fora”. Il progetto di un interscambio missionario con Haiti segue le indicazioni scaturite dal Sinodo arcidiocesano del 2009, il cui tema era “Arcidiocesi di Juiz de Fora, una Chiesa sempre in missione”, oltre ai numerosi appelli lanciati da Papa Francesco per una Chiesa permanentemente “in uscita”. L’Arcidiocesi di Juiz de Fora è già responsabile di una parrocchia nella diocesi brasiliana di Obidos, dove invia sacerdoti e laici impegnati. La situazione di Haiti continua ad essere preoccupante, sebbene siano passati ormai 7 anni dal tremendo terremoto che devastò il paese provocando 200 mila morti e il crollo di migliaia di edifici. La delegazione dell’Arcidiocesi brasiliana si tratterrà ad Haiti fino al 5 agosto.

ASIA/LIBANO - La Chiesa maronita celebrerà il 31 luglio la “Giornata dei Martiri delle Chiese d'Oriente”

Beirut – La Chiesa maronita celebrerà il prossimo 31 luglio la "Giornata dei Martiri delle Chiese d'Oriente", nel quadro dell'Anno del Martirio e dei Martiri” proclamato dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai come temo speciale per fare memoria di quanti perdono la vita perchè portano il nome di Cristo. La decisione di dedicare l'ultimo mese di luglio alla celebrazione dei martiri delle Chiese orientali e stata confermata venerdì 14 luglio, in occasione dell'incontro tra Presidente libanese Michel Aoun e un comitato patriarcale, ricevuto dal Capo di Stato nel Palazzo presidenziale di Baabda, a Beirut. I membri del comitato patriarcale, presieduto da Mounir Khaïrallah, Vescovo di Batrun, si erano recati dal Presidente Aoun per invitarlo ufficialmente all'ncontro in programma domenica 30 luglio presso la sede patriarcale estiva di Diman, in occasione della presentazione dell'Enciclopedia dei martiri delle Chiese d'Oriente,opera di padre Elias Khalil. L'Anno deil Martirio e dei Martiri, proclamato dalla Chiesa maronita, è iniziato lo scorso 9 febbraio, giorno della Festa di San Marone, e concluderà il 2 marzo 2018. .

AMERICA/BOLIVIA - Fra un anno il V Congresso Americano Missionario

Santa Cruz – Fra un anno esattamente si terrà a Santa Cruz de la Sierra il V Congresso Americano Missionario, dopo una preparazione di cinque anni in cui la chiesa in Bolivia e in tutta America si è impegnata a diventare sempre più missionaria.Infatti, dal 10 al 14 luglio 2018, Santa Cruz sarà il luogo di incontro e preghiera per il CAM V, così lo hanno informato ieri durante una conferenza stampa le Pontificie Opere Missionarie della Bolivia.Proprio nel contesto del II Incontro Nazionale di Giovani Missionari, Mons. Eugenio Scarpellini, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie ha voluto informare tutti sulla preparazione del prossimo evento continentale. Sono stati presenti anche alla conferenza stampa Mons. Aurelio Pesoa, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Boliviana ; Suor Cilenia Rojas, coordinatrice generale del CAM V, e P. Luis López, responsabile della commissione per le missioni dell'Arcidiocesi di Santa Cruz."Aspettiamo circa 1400 delegati dei paesi americani, 1300 delegati provenienti da Bolivia, alcuni rappresentanti delle Chiese sorelle di altri continenti e 300 volontari per vari servizi", ha detto Mons. Scarpellini.

ASIA/SIRIA - Aleppo, la Messa di Mozart nella chiesa ancora in rovina. L'Arcivescovo maronita: E' un segno che la città-martire rinasce

Aleppo – La cattedrale maronita di sant'Elia, nello storico quartiere aleppino di Al-Jdayde, appare ancora senza il tetto, ferita dai tanti colpi di mortario che l'hanno devastata durante il conflitto siriano. Proprio lì, la sera di martedì 11 luglio, più di mille aleppini hanno affollato le navate a cielo aperto e la piazza davanti alla chiesa per ascoltare la Messa in Do Minore di Wolfgang Amadeus Mozart, eseguita da 45 musicisti e 27 coristi dell'Orchestra sinfonica di Damasco insieme ai membri del coro Naregatsi, animato dalle comunità cristiane locali. “Questa iniziativa” riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Joseph Tobji, alla guida dell'Arcieparchia di Aleppo dei maroniti “rappresenta di per se un segnale forte, di grande impatto simbolico, e che può essere colto da tutti: in una chiesa devastata, dove tutto appariva distrutto, rifiorisce di nuovo la vita, e si riparte. Un'orchestra di musicisti musulmani e cristiani esegue la messa nella versione composta da un grande genio dell'umanità, un'opera di fede e arte, che risuona proprio in un luogo che era stato devastato dalla barbarie e dalla brutale violenza. Anche il gioco delle luci, nella chiesa in rovina, era molto suggestivo. Tanta gente era venuta e non ha trovato posto”. Per consentire a tutti i presenti di vedere il concerto, alcuni schermi sono stati collocati nella piazza.Il concerto è stato realizzato con il contributo dell'associazione francese L'Oeuvre d'Orient ed è stato diretto da padre Yeghiche Elias Janji, sacerdote armeno cattolico e musicologo, che anche nel tempo della guerra non ha smesso di eseguire concerti in varie città sirtiane, e che anni fa aveva guidato l'esecuzione della stessa opera di Mozart davanti a Papa Benedetto XVI. .

AMERICA/STATI UNITI - Primo vescovo ispanico in Ohio: “La Chiesa deve accompagnare sempre i migranti”

Cleveland – "La Chiesa è chiamata ad accompagnare i migranti, con un supporto di carattere non solo spirituale". Così la pensa Nelson Jesus Perez, già vescovo ausiliare di Rockville Centre e adesso nuovo Vescovo di Cleveland, Ohio . Nominato lo scorso 11 luglio, Perez è il primo vescovo ispanico chiamato a guidare una diocesi nello Stato di Ohio. Dopo la sua nomina, il nuovo Vescovo di CLeveland ha rilasciato ieri una breve intervista ad una agenzia spagnola, nella quale ricorda che la Conferenza di Vescovi cattolici degli USA propone da tempo una riforma delle politiche migratorie che considera urgente e necessaria. "C'è una parte del nostro accompagnamento" ha specificato Perez "che comprende anche il supporto legale e l'aiuto offerto da organismi come il Dipartimento Immigrazione della Catholic Charities, nonché la consulenza per facilitare i collegamenti con i servizi sociali. E' chiaro" ha aggiunto "che un Paese ha il diritto di difendere le proprie frontiere, ma lo deve fare rispettando i diritti e la dignità delle persone".La diocesi di Cleveland, ha una popolazione di 2.7 milioni di abitanti, di cui il 24% sono cattolici. Mons. Perez, 56 anni, è nato a Miami, dove i suoi genitori cubani emigrarono nel 1960, ed è cresciuto a New York, Alla guida della diocesi di Cleveland sostituirà Mons. Richard G. Lennon, dimessosi lo scorso dicembre, a 70 anni di età, per motivi di salute. Perez ha operato per molti anni come sacersdote a New York , dove ha guidato l'ufficio dei cattolici ispanici dell'arcidiocesi. A Long Island ha svolto il suo ministero pastorale soprattutto tra le comunità ispaniche, in un contesto sociale segnato anche dal fenomeno delle maras, le bande criminali giovanili.

ASIA/INDONESIA - ‘Tutto è possibile a chi crede’: nuovo Teologato Camilliano a Flores

Maumere - In occasione della festa di San Camillo appena celebrata, i Camilliani dell’Indonesia hanno inaugurato un nuovo seminario teologico a Maumere, isola di Flores. La Missione Camilliana iniziata a Flores nel 2009, ha avuto come obiettivo principale la formazione dei candidati alla vita religiosa. “I buoni risultati, infatti, non sono mancati: quattro sacerdoti, tre professi temporanei, nove novizi e una sessantina di studenti di filosofia racconta a Fides p. Luigi Galvani, MI. “Attualmente, sono presenti in tre diocesi: Maumere e Ruteng nell’isola di Flores con due case di formazione per studenti di filosofia e un centro sociale e ambulatoriale e a Kupang, isola di Timor, con un secondo progetto in favore di giovani studenti bisognosi di speciale attenzione e formazione. Il loro incoraggiante sviluppo è dovuto certamente al sostegno della Provvidenza, ma anche a tanta buona volontà e alla forza della preghiera. ‘Tutto è possibile a chi crede’ diceva il loro fondatore San Camillo. Il nuovo teologato, costruzione a due piani realizzata nello spazio di 6 mesi, potrà ospitare una trentina di religiosi professi in stanze singole. Essi potranno frequentare il vicino Istituto Teologico dei Missionari Verbiti di Ledalero, considerato il Seminario Filosofico e Teologico più grande dell’Asia con i suoi quasi mille studenti. A motivo della presenza di molti istituti religiosi, la zona è chiamata ‘il piccolo Vaticano’ di Flores. La crisi delle vocazioni nell’isola di Flores non sembra ancora arrivata e, per questo, tante congregazioni religiose desiderano aprirvi comunità, ciò grazie anche alla cordiale accoglienza dei vescovi locali che vedono le loro diocesi così arricchite di nuovi carismi”, conclude padre Luigi.

ASIA/INDONESIA - ‘Tutto è possibile a chi crede’: nuovo Seminario Teologato Camilliano a Flores

Maumere - In occasione della festa di San Camillo appena celebrata, i Camilliani dell’Indonesia hanno inaugurato un nuovo seminario teologico a Maumere, isola di Flores. La Missione Camilliana iniziata a Flores nel 2009, ha avuto come obiettivo principale la formazione dei candidati alla vita religiosa. “I buoni risultati, infatti, non sono mancati: quattro sacerdoti, tre professi temporanei, nove novizi e una sessantina di studenti di filosofia racconta a Fides p. Luigi Galvani, MI. “Attualmente, sono presenti in tre diocesi: Maumere e Ruteng nell’isola di Flores con due case di formazione per studenti di filosofia e un centro sociale e ambulatoriale e a Kupang, isola di Timor, con un secondo progetto in favore di giovani studenti bisognosi di speciale attenzione e formazione. Il loro incoraggiante sviluppo è dovuto certamente al sostegno della Provvidenza, ma anche a tanta buona volontà e alla forza della preghiera. ‘Tutto è possibile a chi crede’ diceva il loro fondatore San Camillo. Il nuovo teologato, costruzione a due piani realizzata nello spazio di 6 mesi, potrà ospitare una trentina di religiosi professi in stanze singole. Essi potranno frequentare il vicino Istituto Teologico dei Missionari Verbiti di Ledalero, considerato il Seminario Filosofico e Teologico più grande dell’Asia con i suoi quasi mille studenti. A motivo della presenza di molti istituti religiosi, la zona è chiamata ‘il piccolo Vaticano’ di Flores. La crisi delle vocazioni nell’isola di Flores non sembra ancora arrivata e, per questo, tante congregazioni religiose desiderano aprirvi comunità, ciò grazie anche alla cordiale accoglienza dei vescovi locali che vedono le loro diocesi così arricchite di nuovi carismi”, conclude padre Luigi.

ASIA/FILIPPINE - A Marawi si combatte ancora, ma “non è guerra di religione”

Marawi - “Siamo in attesa trepidante per la sorte dei nostri 15 parrocchiani cristiani, ostaggi nelle mani del gruppo terrorista Maute a Marawi. La crisi continua e l’esercito profonde il massimo sforzo. Ma non si tratta di guerra di religione: lo abbiamo rimarcato con chiarezza come vescovi delle Filippine nei giorni scorsi”: lo dice all’Agenzia Fides il Vescovo Edwin de la Pena, alla guida della Prelatura di Marawi, che segue le vicende dell’assedio della città, dove i jihadisti del gruppo “Maute”, che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico, continuano a restare asserragliati in un’area del territorio cittadino. Dal giorno dell’attacco terroristico, lanciato il 23 maggio, il numero di morti negli scontri di Marawi ha superato quota 500: 392 morti sono militanti jihadisti, 93 sono soldati e almeno 45 vittime civili.I vertici militari hanno informato che la crisi di Marawi non finirà, come auspicato, entro il 24 luglio, e giorno in cui il presidente Duterte pronuncerà il suo secondo discorso sullo stato della nazione. Il 22 luglio, inoltre, è il giorno in cui scade il periodo di due mesi di “legge marziale” che, prevedibilmente, potrà essere prolungato dal presidente, se i combattimenti saranno ancora in corso.Le forze armate delle Filippine hanno infatti annunciato di avere bisogno di altri 10-15 giorni per riconquistare gli edifici occupati dai terroristi a Marawi. Come reso noto, circa 600 edifici devono ancora essere liberati dai cecchini e l’esercito riesce, in media, a riconquistare circa 40-50 edifici al giorno.

ASIA/SIRIA - Offensiva “autonomista” dei curdi a Hassaké. L'Arcivescovo Hindo: si sentono protetti dagli americani

Hassaké - I militanti e i miliziani che fanno capo al Partito Democratico Curdo , braccio siriano del Partiya Karkeren Kurdistan , hanno iniziato a realizzare nei fatti il loro intento – coltivato da anni - di creare una regione autonoma curda nella regione siriana di Jazira, che nei media curdi già viene indicata col nome curdo di Rojava. Nella provincia siriana nord-orientale di Hassaké, l'auto-proclamata amministrazione autonoma di Rojava ha iniziato a implementare un sistema di tassazione locale per sovvenzionare i pubblici servizi della regione. Secondo quanto affermano i responsabili del progetto, le tasse saranno utilizzate per sostenere i servizi sanitari e educativi locali, per migliorare il sistema di sicurezza e anche per affermare con più forza nelle istituzioni e nella vita sociale i diritti delle donne. Il programma di tassazione prevede imposte per tutti i cittadini che hanno entrate mensili pari o superiori a 100mila lire siriane , e quindi dovrebbe coinvolgere circa il 75 per cento della popolazione locale. “Oltre a cercare di imporre questo nuovo sistema di tasse” riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo siro cattolico Jacques Behnan Hindo "quelli del PYD hanno anche requisito e chiuso le scuole. Metà le hanno trasformate in caserme, e nelle altre hanno detto di voler introdurre nuovi programmi scolastici, che verranno realizzati in lingua curda. Tempo fa hanno provato anche a espropriare un terreno appartenente alla nostra Chiesa, ma lo hanno subito restituito, dopo che io avevo inviato lettere di denuncia sia alla Nunziatura che ad alcuni dei loro responsabili”. Secondo l'Arcivescovo Hindo, che guida l'Arcieparchia siro cattolica di Hassaké-Nisibi, anche la regione di Jazira è coinvolta nella delicata e complicata partita geopolitica che si sta giocando in tutta la regione, e che ruota anche intorno alla 'questione curda': “I militanti curdi del PYD” riferisce a Fides l'Arcivescovo Hindo “si sentono forti perché credono di avere l'appoggio degli USA. Io li ho messi in guardia: guardate, gli americani prima o poi se ne andranno, e voi vi troverete peggio di prima. Questi militanti sono collegati al PKK, che opera in Turchia, e dicono di aspirare soltanto a una maggiore autonomia locale, senza perseguire mire indipendentiste. Inoltre, sono nemici dei curdi di Masud Barzani, che in Iraq stanno invece marciando verso il referendum per proclamare la piena indipendenza del Kurdistan iracheno. Qui da noi, il progetto di una amministrazione autonoma sostenuto del PYD sembra andare avanti perché loro hanno le armi, ma in realtà non riscuote consensi neanche da parte degli altri curdi. Tanto meno da parte delle tribù musulmane e di noi cristiani. E non credo che sarà mai accettato dal governo di Damasco”. .

AMERICA/PERU’ - La salute della popolazione in pericolo per l’attività mineraria, denuncia dell’Arcivescovo

La Oroya – Dopo che il governo ha ridotto gli standard di qualità ambientale per facilitare la vendita del complesso metallurgico di La Oroya, l’Arcivescovo di Huancayo, Mons. Pedro Barreto Jimeno, SJ, ha parlato con la stampa per denunciare che questa misura è dannosa per la salute della popolazione.Mons. Barreto Jimeno ha osservato che dal 1928 lo Stato si è arricchito a spese della popolazione di questa zona, mineraria per tradizione, e non permetterà che si ripeta questa situazione: "Lo Stato dal 1928 ha riscosso le tasse e si è arricchito a spese della vita e della salute della popolazione, e ancora una volta lo Stato vuole tornare ai suoi vecchi metodi di corruzione, ma in questa occasione va contro la vita della popolazione" ha detto.Dalla nota inviata a Fides da una fonte locale, si apprende che il governo ha permesso le emissioni di biossido di zolfo fino a 250 microgrammi, mentre in precedenza il massimo era di 20. Il decano del Collegio degli Ingegneri, Fredy Matos, ha espresso il suo disaccordo con questa flessibilità perché le conseguenze principali saranno a carico della salute della popolazione. La vicenda dell'attività mineraria nella zona si trascina da molto tempo. La Chiesa si era espressa positivamente circa la riattivazione del complesso metallurgico La Oroya ma solo dopo aver garantito la vita, la salute e un lavoro degno per gli operai .

EUROPA/SPAGNA - Missionari madrileni: 602 all’opera in 84 nazioni di tutti i continenti

Madrid – I missionari dell’arcidiocesi di Madrid che operano in 84 nazioni dei cinque continenti, sono attualmente 602 e appartengono a 122 istituti e congregazioni religiose, oltre che al clero dell’arcidiocesi di Madrid. Secondo le cifre rese note di recente dal “Consejo Diocesano de Misiones”, pervenute a Fides, le religiose missionarie madrilene sono 180 ed appartengono a 73 congregazioni, le religiose di clausura sono 6 di 5 congregazioni, i religiosi sono 124 di 29 istituti, i membri del clero diocesano sono 76 e del clero religioso 216, di 15 congregazioni o istituti. Riguardo alla distribuzione geografica, il numero più alto di missionari madrileni, 338, svolge la propria opera in America, dove sono presenti in 25 paesi: al primo posto in Perù, dove operano 52 missionari, seguito da Messico, Venezuela, Stati Uniti. Segue per ripartizione continentale l’Africa, dove 68 missionari lavorano in 21 paesi: Repubblica democratica del Congo, Angola, Benin, Camerun, Etiopia tra i primi per numero di missionari presenti. In Europa i missionari madrileni sono 123, distribuiti in 21 paesi: al primo posto in Francia, quindi in Italia, Portogallo, Germania. In Asia 61 missionari operano in 15 paesi: in Giappone sono 16, seguono Filippine r Cina. Infine in Oceania sono presenti 12 missionari dell’arcidiocesi di Madrid: 10 in Australia e 2 a Guam .

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Mons. de la Rosa y Carpio: combattere i gruppi mafiosi dell'immigrazione illegale

Santiago – L'Arcivescovo emerito di Santiago de los Caballeros, Mons. Ramón Benito de la Rosa y Carpio, ha dichiarato in un breve colloquio con la stampa locale che fino a quando non si combatteranno i gruppi mafiosi composti da dominicani e stranieri che fanno affari con le necessità degli haitiani, il problema dell'immigrazione clandestina nella Repubblica Dominicana continuerà.Per l'Arcivescovo i gruppi mafiosi esistono e gestiscono operazioni di traffico illegale di persone da Haiti alla Repubblica Dominicana. Il loro giro d'affari illegale muove ogni anno milioni di pesos e riescono ad agire in diverse parti del confine tra Repubblica Dominicana e Haiti. A tale proposito, nel testo pervenuto a Fides, l’Arcivescovo si è rammaricato del fatto che le grandi nazioni hanno completamente abbandonato Haiti e hanno lasciato il pesante fardello alla Repubblica Dominicana, che sta ricevendo una pacifica invasione di immigrati clandestini che arrivano in cerca di migliori condizioni di vita.La Chiesa cattolica dominicana si è sempre mostrata solidale con Haiti, e tale sostegno è stato ribadito durante l'ultima riunione dei Vescovi dominicani, dove si è deciso di continuare il sostegno pastorale ad Haiti.“Tra la Chiesa cattolica dominicana e la pastorale haitiana c'è un grande rapporto, nel cui ambito vengono trattati temi come il rispetto e la sovranità dei popoli” ha sottolineato Mons. de la Rosa e Carpio. "Dobbiamo anche ricordare - ha concluso l'Arcivescovo -, che la Repubblica Dominicana non è come le grandi potenze che hanno promesso e poi sono sparite, comunque noi non possiamo assumere l'intero peso degli haitiani, perché il nostro paese è piccolo e il governo ha le sue esigenze e anche gli impegni con la popolazione dominicana".Solo pochi giorni fa, il governo della Repubblica Dominicana si è visto costretto a ribadire sulla stampa nazionale che le forze dell’ordine vigilano alle frontiere e a smentire ingressi in massa degli haitiani, come appare in alcuni video diffusi dalle reti sociali. Comunque la presenza di haitiani per le strade di alcuni città dominicane è in aumento, come la mano d’opera clandestina.

AFRICA/CAMERUN - Rimpatri forzati e violenze spingono i profughi nigeriani a tornare in patria

Yaoundé - Sono 91 mila le persone che hanno lasciato la Nigeria per rifugiarsi in Camerun, tuttavia le ostilità incontrate stanno spingendo molti a tornare al loro paese di origine, a costo di esporsi alle violenze del gruppo armato Boko Haram. “Anche se le autorità camerunensi smentiscono ogni accusa di rimpatrio forzato, molti testimoni parlano di villaggi completamente militarizzati. Arresti, assassini, rinvii verso la Nigeria” informa Radio France International. Diverse testimonianze hanno parlato all’emittente di rimpatri forzati, ma numerosi sono anche i rifugiati che decidono di tornare a casa autonomamente, pagando 2.500 franchi Cfa per tornare verso la frontiera nigeriana. Il fenomeno dei rimpatri volontari è alimentato anche dalla mancanza di informazioni sullo stato del conflitto in Nigeria. Dei 91 mila profughi presenti in Camerun, un terzo si trova nei villaggi vicini alla frontiera, mentre gli altri sono ospitati dal campo di Minawao, nato per contenerne al massimo 30 mila.

AFRICA/EGITTO - Il figlio di un copto ucciso dai jihadisti dona a una moschea e a una chiesa la somma riservata alle famiglie delle vittime

Minya – il giovane copto Michael Atef Munir, figlio di una delle vittime della strage dei pellegrini copti uccisi lo scorso 26 maggio in un agguato jihadista, ha annunciato di voler devolvere in beneficienza a una moschea e a una chiesa della provincia di Minya la cifra in denaro che il governo egiziano riserva ai parenti delle vittime del terrorismo. La somma, pari a 100mila sterline egiziane verrà donata per metà alla chiesa di San Michele, nel villaggio di al Fikriya, e per l'altra metà alla moschea del villaggio di Saft al-Labban. Il figlio di Atef Munir, trucidato dai jihadisti insieme a altri 27 copti, ha dato l'annuncio ai primi di luglio, nel corso di una messa di suffragio per le vittime celebrata nel monastero di San Samuele dal Vescovo copto ortodosso Basilios, Abate del monastero. Alla fine della messa – riferisce Watani.net – il governatore di Minya, Essam al Bedeiwi, ha consegnato alle famiglie delle vittime presenti alla liturgia le somme messe a loro disposizione dal ministero della solidarietà sociale. In quella cornice, Michel ha annunciato l'intenzione della famiglia di voler donare la somma alla chiesa e alla moschea. Tale gesto – ha spiegato Michel – mira a rendere evidente che il tentativo jihadista di scatenere lotte e divisioni tra copti e musulmani egiziani ha sortito un effetto contrario rispetto a quello cercato dai terroristi.La comitiva di copti massacrati lo scorso 26 maggio era diretta in pulman verso il monastero di San Samuele, quando ha subito nell'ultimo tratto di strada sterrata l'assalto di uomini mascherati sopraggiunti su degli autoveicoli. I terroristi hanno ucciso almeno 28 persone, compresi dieci bambini. Intanto, da giovedì 12 luglio, le Chiese e le comunità cristiane presenti in Egitto hanno sospeso pellegrinaggi, conferenze e vacanze collettive per motivi di sicurezza, su indicazione delle autorità militari e politiche del Paese. La sospensione si protrarrà almeno fino alla fine di agosto. Secondo i media egiziani, la decisione è stata presa sulla base dei suggerimenti venuti dalle forze di polizia, che hanno alzato l'allarta intorno a possibili ulteriori attacchi jihadisti e hanno anche garantito un aumento delle misure di sicurezza per consentire lo svolgimento di alcuni importanti tradizionali raduni estivi ospitati da monasteri e santuari egiziani. .

AFRICA/GABON - Festival delle Culture, ripreso l’evento culturale più popolare del Paese

Libreville – Si è appena conclusa l’edizione 2017 del Festival delle Culture in Gabon nei comuni di Libreville, Akanda e Owendo. Il tema di quest’anno è stato ‘Diversità Culturale e Coesione Nazionale’. Sospeso per qualche anno a causa di motivi organizzativi, il Festival è l’evento culturale più popolare del Paese che quest’anno, nella sua nuova versione, ha aperto le sue porte alle comunità straniere. Il Gabon vuole coinvolgere ulteriormente i gabonesi, gli africani e gli europei per un’espressione culturale ricca e diversificata e rendere Libreville un centro culturale. Ospite speciale di questa 13a edizione, una delegazione di decine di artisti venuti direttamente dal Marocco. Fanno parte della competizione diversi giochi come il SONGO, un gioco tradizionale basato su calcoli matematici e strategie. Giochi e gare spesso accompagnati dalle melodie di strumenti tradizionali come la “mvet”, una specie di chitarra che racconta attraverso le sue corde: poesia, filosofia e talvolta la conoscenza scientifica del mondo. Il Festival della Cultura è stato lanciato nel 1997 da padre Mba Abessolo, allora sindaco di Libreville prima di essere istituito come celebrazione nazionale da parte dell’ultimo Omar Bongo Ondimba.

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