Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/ALGERIA - Dimissioni del Vescovo di Laghouat e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 16 marzo 2017, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Laghouat , presentata da S.E. Mons. Claude Rault, M. Afr. Il Papa ha nominato Vescovo di Laghouat il P. John Gordon MacWilliam, M. Afr., Superiore Provinciale per Algeria e Tunisia.Il nuovo Vescovo è nato il 20 novembre 1948 a Wimbledon , in Inghilterra. Figlio di padre militare, durante l’adolescenza ha vissuto in Sudan e nello Zimbabwe. Dopo la scuola elementare presso i Benedettini nel Sussex, ha frequentato diverse scuole militari, diventando lui stesso militare e raggiungendo il grado di Maggiore. Ha servito nell’esercito per 17 anni. Entrato, poi, tra i Missionari d’Africa, ha completato gli studi di Filosofia all’Istituto Missionario della Società a Londra , svolgendo l’Anno di Spiritualità a Friburgo. Dopo un tirocinio di due anni nel Maghreb, soprattutto in Tunisia , è tornato a Londra per completare gli studi di Teologia . Durante quel periodo ha emesso i voti religiosi e, poi, ha ricevuto l’ordinazione diaconale . È stato ordinato sacerdote il 4 luglio 1992.Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti uffici e ulteriori studi: 1992-1995: Studi di Islamologia al P.I.S.A.I. a Roma; 1995-2008: Diversi incarichi in Algeria; 2008-2015: Diversi incarichi in Tunisia, tra cui Responsabile dell’Istituto di Lettere Arabe ; dal 2015: Superiore Provinciale per l’Africa del Nord. La diocesi di Laghouat, eretta nel 1951, si estende su una superficie di 2.107.705 kmq., con oltre 4.510.000 abitanti, di cui 1.200 cattolici , suddivisi in 10 parrocchie. Ci sono 18 sacerdoti: 4 Fidei Donum e 14 religiosi, 33 religiose e 23 religiosi non sacerdoti.

ASIA/LIBANO - Aoun incontra il Papa, mentre i cristiani libanesi non maroniti chiedono maggior rappresentanza politica

Beirut - Il Presidente libanese Michel Aoun ha incontrato oggi, giovedì 6 marzo, Papa Francesco nel Palazzo Apostolico in Vaticano. Il capo di Stato, durante la sua visita in Vaticano, ha incontrato anche il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ed altri officiali della Santa Sede.Si tratta del primo viaggio di Aoun in Europa, dopo la nomina a capo dello Stato libanese, avvenuta lo scorso 31 ottobre 2016. Intanto, martedì scorso, Vescovi e membri autorevoli di Chiese cristiane, presenti in Libano a fiancoe della preminente Chiesa maronita, si sono incontrati presso la sede dell'eparchia caldea di Beirut e hanno sottoscritto insieme un appello al Presidente Aoun e alle forze politiche libanesi in cui chiedono la garanzia di un'adeguata rappresentanza nelle istituzioni politiche e amministrative per le proprie comunità di fedeli. Alla riunione hanno preso parte esponenti della Chiesa caldea – compreso il Vescovo Michel Kassarji, della comunità cattolica latina – compreso il Vicario apostolico Cesar Essayan OM Conv , e delle Chiese assira, sira cattolica, sira ortodossa, copta cattolica e copta ortodossa. In particolare, nel documento firmato dai presenti, e consultato dall'Agenzia Fides, si dichiara che le Chiese rappresentate dai presenti non appoggeranno alcuna nuova legge elettorale – questione attualmente al centro del dibattito politico libanese – che non contempli la regola di riservare almeno 3 seggi parlamentari a rappresentanti di comunità cristiane diverse da quella maronita. I firmatari dell'appello hanno anche annunciato iniziative e mobilitazioni comuni per ottenere che i membri delle proprie rispettive comunità non vengano discriminati nelle distribuzione di seggi e incarichi in seno alle istituzioni politiche e amministrative del Paese dei cedri. Già lo scorso maggio i Primati delle due Chiese siro-antiochene – il Patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II e il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan – avevano sottoscritto un documento comune contenente la richiesta di garantire ai membri delle due comunità cristiane una maggiore presenza negli uffici e negli incarichi pubblici, evitando discriminazioni conclamate o occulte di ogni sorta. Prima ancora, a gennaio, i due Patriarchi avevano sottoposto la stessa richiesta ai propri interlocutori nel giro di consultazioni che avevano realizzato congiuntamente presso i leader delle diverse forze politiche nazionali, in un frangente ancora segnato dalla paralisi elettorale e dalla vacanza della carica presidenziale. Secondo il delicato sistema istituzionale libanese, la carica di Presidente della Republbica spetta a un cristiano maronita. .

AFRICA/CONGO RD - Riprendono oggi i colloqui mediati dai Vescovi tra maggioranza e opposizione

Kinshasa -Riprendono oggi, 16 marzo, i colloqui tra maggioranza e opposizione per l’attuazione degli accordi di San Silvestro volti a dare alla Repubblica Democratica del Congo un governo di unità nazionale che dovrà portare il Paese alle elezioni presidenziali entro il 2017.I colloqui erano stati sospesi in attesa dei funerali del capo dell’Unione dell’opposizione Étienne Tshisekedi, morto a Bruxelles il 1° febbraio . A causa di motivazioni politiche le esequie non sono state ancora celebrate. “Si voleva aspettare le esequie del Presidente dell’Unione. Ma visto che non appare ancora possibile effettuarle in un tempo ragionale, si è deciso di convocare la plenaria della mediazione, tenendo conto dell’urgenza della situazione e dell’impazienza della popolazione” ha dichiarato a Radio Okapi don Donatien Nshole, portavoce della CENCO, la Conferenza Episcopale congolese incaricata di mediare nei colloqui. Per don Nshole è il figlio di Étienne Tshisekedi, Félix Tshisekedi, a ricoprire il ruolo di leader dell’Unione dell’opposizione che è divisa al suo interno . “Quello che è chiaro per noi, è che è Félix Tshisekedi il responsabile, l’interfaccia dell’Unione. È attraverso di lui che dobbiamo ricevere i punti di vista dell’Unione” ha detto il portavoce della CENCO.

ASIA/COREA DEL SUD - 90 anni di fondazione della diocesi di Pyongyang: una messa e una mostra per i cattolici della Nord Corea

Seul – Nel 2017 la diocesi cattolica di Pyongyang celebra il suo 90° anniversario di fondazione: per l’occasione l'arcidiocesi di Seul ha organizzato una serie di iniziative, come una speciale messa e una mostra fotografica. La messa si terrà nella Cattedrale di Seul il prossimo 18 marzo, e sarà dedicata a tutti i cattolici in Corea del Nord, in particolare a tutti i battezzati vissuti in questi 90 anni a Pyongyang e a quanti hanno offerto la loro vita per la fede. Come Fides apprende dall’arcidiocesi di Seul, la messa sarà presieduta dal cardinale Andrew Yeom Soo-jung, che è Arcivescovo di Seul e Amministratore apostolico di Pyongyang; accanto a lui vi saranno l’arcivescovo Victor Yoon-hee Gong, nato a Pyongyang; l'arcivescovo Osvaldo Padilla, Nunzio apostolico in Corea; p. Matthew Hwang In-Guk, Vicario episcopale di Pyongyang, e p. Gerard Hammond, missionario di Maryknoll tuttora impegnato in attività di cooperazione con la Nord Corea. Si attende, tra i fedeli presenti, la partecipazione delle congregazioni religiose che hanno continuato a sostenere la diocesi di Pyongyang, come la Società Missioni Estere di Parigi, i Padri di Maryknoll, le Suore di San Paolo di Chartres, e le Suore di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso.Durante la messa, un dipinto dei 24 martiri di Pyongyang sarà posto all’attenzione dell’assemblea, davanti all'altare. L'opera d'arte è stata realizzata da p. Jerome Chang Keung-sole, direttore dello Studio e laboratorio di Iconografia nell’arcidiocesi di Seul. Fr. Chang Keung-sole è anche il segretario esecutivo del gruppo di sacerdoti nati a Pyongyang ed ex direttore del Comitato per la Riconciliazione del popolo coreano. I 24 martiri raffigurati nel dipinto includono il vescovo Francesco Borgia Hong Yong-ho, vittima del regime nord-coreano nel 1949, ed ora incluso nel gruppo di nuovi fedeli coreani per i quali è in corso il processo di beatificazione.La celebrazione del 90° anniversario comprende anche una mostra fotografica sulla vita della parrocchia di Pyongyang con immagini scattate tra il 1920 e il 1950. Il tema della mostra è “Alzatevi, andiamo ”, tratto dal motto episcopale del vescovo Francesco Hong Yong-ho.“Col passare del tempo, i nostri ricordi dei cattolici vissuti in Nord Corea tendono a scomparire”, afferma il cardinale Yeom nella sua introduzione alla mostra. “Quello che vediamo in queste foto non avviene più oggi in Nord Corea. Celebrare il 90° anniversario di fondazione della diocesi, allora, è importante per noi per tenere desta la memoria e non dimenticare quanti confratelli battezzati a Pyongyang hanno lottato fino alla fine per mantenere la loro fede cattolica”.

AFRICA/MALAWI - “L’unica cosa che conta è la sopravvivenza quotidiana. Non si riesce a progettare il futuro”

Lilongwe - Un Paese che può pensare solo alla sopravvivenza quotidiana e non riesce a progettare il futuro. È il Malawi che da tempo si dibatte in una gravissima crisi economica, politica e alimentare. P. Piergiorgio Gamba ha inviato all’Agenzia Fides la seguente testimonianza:“Per il Malawi questa quaresima è importante anche se resta difficile orientarsi tra le tante voci: la corruzione all’interno del Paese non accenna a diminuire e anzi si infiltra in ogni angolo: si paga per ottenere servizi normali e già saldati, come l’allaccio alla corrente elettrica che comunque manca 15 giorni al mese, oppure per evitare una multa per eccesso di velocità… tutto si aggiusta pagando.Oltre alla corruzione prosegue la caccia alle persone affette di albinismo per le credenze della stregoneria secondo le quali chiunque entri in possesso di una qualche parte del corpo di un albino diverrà ricco. La povertà in cui è sprofondato il Paese è purtroppo in crescita. Il Center for Social Concern dei Padri Bianchi di Lilongwe che ogni mese pubblica i dati sullo stato dell’economia riferisce che la somma minima necessaria per una famiglia di 6 persone per giungere a fine mese è di 170.000 Malawi Kwacha, mentre fino a oggi i salari minimi sono di 18.000 Malawi Kwacha, poco più di un decimo del necessario.L’unica speranza è il prossimo raccolto. Il ministero dell’agricoltura afferma che ci sarà un aumento del 34% di granoturco immesso sul mercato rispetto all'anno precedente… statistiche che rischiano di restare tali perché la diffusione di un bruco che ha infestato e campi ha distrutto in tutto il Paese migliaia di ettari di grano senza la possibilità di trovare un qualsiasi antiparassitario in commercio.Un Paese troppo spesso in bilancio tra la fame di oggi e quella a venire. Forse anche per questo il Malawi non riesce né a pensare al passato né al futuro. È la sopravvivenza di oggi l’unica cosa che conta”.

AMERICA/CILE - Incontro dei Vescovi e responsabili della Pastorale indigena del Cono Sud

Santiago – Dal 15 al 17 marzo, a Santiago del Cile, vescovi e responsabili della Pastorale Indigena del Brasile, Paraguay, Argentina e Cile s'incontrano per condividere esperienze e piani pastorali.L'incontro ha lo scopo di condividere esperienze, i criteri e le linee di azione pastorale nei popoli originari della regione Americana del Cono Sud, alla luce del Magistero latinoamericano e universale. Secondo informa a Fides la segreteria del CELAM, l’incontro è parte del programma del Dipartimento della cultura e l'istruzione nel suo lavoro con i Popoli indigeni ed è la seconda riunione regionale che si terrà in questo quadriennio.

AMERICA/GUATEMALA - Vescovi: Giustizia per le vittime dell’incendio dove sono morti 40 ragazze

Città del Guatemala – "La tragedia del centro d'accoglienza Hogar Virgen de la Asunción non è stato un semplice incidente, ma la tragica fine di una situazione irregolare che tante volte era stata denunciata” ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale del Guatemala e Vescovo della diocesi di Sololá-Chimaltenango, Sua Ecc. Mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, S.J. presentando ieri il documento conclusivo dell'Assemblea plenaria della CEG. “Insieme a tutta la società guatemalteca chiediamo un’indagine, la giusta punizione dei responsabili e urgenti misure di prevenzione perché non si ripetano fatti come quello avvenuto l'8 marzo” ha dichiarato Mons. de Villa y Vásquez.La richiesta di giustizia da parte dei Vescovi riguarda il terribile incendio verificatosi nel centro d'accoglienza per adolescenti Hogar Virgen de la Asunción dove sono morte 40 ragazze e di cui ancora non è stata chiarita la dinamica e accertate le responsabilità .Nella seconda parte del documento i Vescovi, esprimono un forte apprezzamento per la riforma costituzionale che si presta ad avviare il Paese per superare l'impunità e la corruzione.Nella parte finale ringraziano il Santo Padre per la notizia della beatificazione, il prossimo 23 settembre a Oklahoma del venerabile Servo di Dio P. Stanley Francis Rother, missionario statunitense assassinato “per odio alla fede” il 28 luglio 1981 nella Parrocchia di Santiago Atitlán, Sololá, Guatemala

AMERICA - L’intensità imprevista delle piogge causa morti e sfollati in Ecuador e Perù

Lima – Le piogge intense cadute nelle ultime settimane in varie regioni dell’Ecuador e del Perù continuano a creare danni alla popolazione, agli animali, ai raccolti e alle infrastrutture. In Ecuador, durante la stagione delle piogge, conosciuta come inverno equatoriale, l’Istituto Nazionale di Meteorologia e Idrologia ha segnalato che nei primi 13 giorni di marzo le precipitazioni hanno raggiunto i volumi previsti per tutto il mese. L’Inamhi si aspetta che in varie regioni del Paese si manterrano condizioni anomale, specialmente nella zona costiera, e auspica che i temporali finiscano entro il mese di aprile. Secondo le stime, al momento sono oltre 5 mila le famiglie colpite. Non meno critica la situazione nel nord del Perú, limitrofo al territorio ecuadoriano, dove le piogge insistenti hanno causato finora 60 mila vittime e hanno colpito circa 600 mila persone, secondo il Centro di Operazioni di Emergenza Nazionale . Solo nella città di Piura sarebbero oltre 15 mila le vittime mentre il numero di persone colpite avrebbe raggiunto 50 mila. Il cardinale Juan Luis Cipriani, arcivescovo di Lima, ha rinnovato il suo appello alla solidarietà con le vittime delle inondazioni.

AMERICA - L’intensità imprevista delle piogge causano morti e sfollati in Ecuador e Perù

Lima – Le piogge intense cadute nelle ultime settimane in varie regioni dell’Ecuador e del Perù continuano a creare danni alla popolazione, agli animali, ai raccolti e alle infrastrutture. In Ecuador, durante la stagione delle piogge, conosciuta come inverno equatoriale, l’Istituto Nazionale di Meteorologia e Idrologia ha segnalato che nei primi 13 giorni di marzo le precipitazioni hanno raggiunto i volumi previsti per tutto il mese. L’Inamhi si aspetta che in varie regioni del Paese si manterrano condizioni anomale, specialmente nella zona costiera, e auspica che i temporali finiscano entro il mese di aprile. Secondo le stime, al momento sono oltre 5 mila le famiglie colpite. Non meno critica la situazione nel nord del Perú, limitrofo al territorio ecuadoriano, dove le piogge insistenti hanno causato finora 60 mila vittime e hanno colpito circa 600 mila persone, secondo il Centro di Operazioni di Emergenza Nazionale . Solo nella città di Piura sarebbero oltre 15 mila le vittime mentre il numero di persone colpite avrebbe raggiunto 50 mila. Il cardinale Juan Luis Cipriani, arcivescovo di Lima, ha rinnovato il suo appello alla solidarietà con le vittime delle inondazioni.

ASIA/SIRIA - Sei anni di conflitto siriano. I gesuiti del JRS: la guerra non è finita

Homs – ricorre oggi, mercoledì 15 marzo, il sesto anniversario dall'inizio del conflitto siriano. E contrariamente a quanto sembrano indicare le impressioni superficiali sollecitate da alcune notizie molto enfatizzate dai circuiti mediatici internazionali, la Siria “continua a soffrire”. E' questo il messaggio chiave che il Jesuit Refugee Service ha voluto far circolare tramite la diffusione di un dossier che contiene anche molti dati relativi alla situazione sul campo, raccolti in presa diretta. Nel pomeriggio di martedì 14 marzo – si legge nel report curato da ?? ?? - “una bomba nella città di Homs ha causato un morto e ferito diverse persone, Il 12 marzo, un doppio attentato vicino a un popolare santuario sciita a Damasco ha ucciso oltre cinquanta prsone, e molte dipiù sojno rimaste ferite. Da dicembre, le zone orientali di Aleppo sono state evacuate, ma i bombardamenti continuano”. Oggi – si legge nel documento, eprvenuto all?Agenzia Fides “si stima che 13,5 milioni di siriani hanno bisogno di assistenza umanitaria, e bambini rappresentano la metà di quella cifra. I bambini hanno perso la loro infanzia: quasi 3 milioni di bambini siriani sotto i cinque siriani sono cresciuti non conoscendo altra realtà oltre quella della guerra. Più di 6,3 milioni di persone sono sfollate all'interno della Siria. Circa 4,9 milioni di persone sono fuggiti nei paesi vicini del Medio Oriente, tra cui Libano, Turchia, Giordania, Egitto e Iraq. Questi hanno messo le comunità di accoglienza sotto pressione, con pesanti ripercussioni di ordine sociale, economica e politica. Centinaia di migliaia hanno fatto viaggi in mare pericolosi in cerca di rifugio; nessuno sa quanti ne sono morti in mare”.Le grandi potenze e la vasta rete di interessi costituiti, a partire da quelli del complesso militare-industriale – si legge nel documento del JRS “continuano a devastare le vite e destini dei siriani. Ci sono 'colloqui di pace' che si svolgono tra i 'pezzi grossi'; non troppi però mettere troppo di speranza su di loro.A Damasco e Homs, il JRS gestisce in particolare centri di formazione programmi di protezione rivolti ai bambini, e si appresta a lanciare una nuova iniziativa focalizzata sulla raccolta di racconti relativi a esperienze significative di relilienza vissute dai siriani in situazioni estreme di conflitto. .

AFRICA/CONGO RD - Rapiti due esperti ONU nel Kasai centrale

Kinshasa - “Il CEPADHO ha appreso con grande sgomento il rapimento il 13 marzo di Michael Sharp e Zahida Katala del gruppo di esperti ONU per la Repubblica Democratica del Congo” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani nella RDC.I due esperti dell’ONU, l’americano Michael Sharp e lo svedese Zahida Katalan, sono stati rapiti sull’asse stradale Bukonde-Tshimbulu sul ponte Moyo, nei pressi del villaggio Ngombe, nella provincia del Kasai Centrale, dove da mesi si verificano scontri tra l’esercito e i miliziani del defunto capo tradizionale Kamuina Nsapu . Al momento non è noto il gruppo che ha rapito i due esperti dell’ONU insieme ai quattro cittadini congolesi che erano con loro.“La nostra organizzazione ritiene che questo atto criminale sia volto a minare le relazioni tra la RDC e gli Stati d’origine dei due esperti ONU” afferma il CEPADHO che invita le forze di polizia e l’esercito a smascherare al più presto i rapitori e a liberare gli ostaggi.

ASIA/PAKISTAN - Il Primo Ministro Sharif : punire la blasfemia su web e gli abusi della legge, per tutelare le minoranze

Islamabad - Il Primo Ministro del Pakistan Nawaz Sharif è intervenuto nuovamente sul tema della blasfemia. Sharif ha ordinato di rimuovere i contenuti "blasfemi" su siti web e social media in Pakistan e di punire chi pubblica tale materiale. "Vanno adottate immediatamente misure efficaci per rimuovere e bloccare tali contenuti", ha detto il Primo Ministro in un comunicato, incaricando il ministero degli esteri del Pakistan di contattare le aziende internazionali che gestiscono i social media e di esigere il blocco dei messaggi blasfemi. Sharif ha invocato anche una punizione per chi usa le leggi sulla blasfemia in vigore in Pakistan in modo improprio, per risolvere le controversie private.Nei giorni scorsi, durante una cerimonia nella città di Karachi per commemorare la festa religiosa indù di Holi, Sharif ha assicurato di voler agire per le minoranze del Pakistan che sono “trattate ingiustamente”. "E 'motivo di grande soddisfazione per la nazione pakistana respingere la politica di odio", ha detto.La blasfemia è un reato penale in Pakistan, punibile con l’ergastolo o la pena di morte. E' una questione molto sentita e spesso a presunti insulti verso l'Islam e Maometto possono seguire violenza di massa, specialmente verso le minoranze religiose . Secondo il Centre for Research and Security Studies, think tank di Islamabad, 65 persone sono state assassinate per accuse di blasfemia in Pakistan a partire dal 1990.

AFRICA/CENTRAFRICA - Rientro a casa per 968 sfollati grazie ai fondi donati dalla Santa Sede

Bangui - La Caritas ha donato ai 968 sfollati accolti nel centro Giovanni XXIII di Bangui un aiuto economico per favorire il ritorno nelle loro casa. I fondi necessari sono stati stanziati dalla Santa Sede per una cifra di 80 milioni di Franchi CFA. L’iniziativa vaticana riguarda non solo il centro Giovanni XXIII ma anche altri siti d’accoglienza di sfollati che sono stati costretti alla fuga dai combattimenti durante le fasi più acuta della guerra civile.Secondo il responsabile dei programmi della Caritas, Marcel Bendo, i fondi stanziati dal Vaticano permettono di aiutare 371 famiglie. Oltre al centro Giovanni XXIII il programma riguarda i siti situati presso il Seminario Maggiore St Marc de Bimbo, la parrocchia di San Salvatore e quella dei Cappuccini. Gli sfollati accolti presso la parrocchia di San Salvatore e quelli presso il Seminario hanno già ricevuto la somma che ha permesso loro di rientrare.Il contributo vaticano per favorire il ritorno dei profughi giunge dopo l’Operazione Natale a casa lanciata dal governo che ha permesso la chiusura del centro d’accoglienza presso l’aeroporto di Bangui e di altri siti nella capitale centrafricana.A febbraio 2017 erano 127.933 gli sfollati raggruppati nei centri d’accoglienza di Bangui contro i 138.415 del marzo 2016.

AMERICA/VENEZUELA - Nel 2016 in aumento la violenza contro bambini e adolescenti

Caracas – Nel bilancio annuale del suo rapporto Somos Noticia, relativo al 2016, l’ong Centro Comunitario de Aprendizaje , ha evidenziato risultati allarmanti. Nella nota pervenuta a Fides, il coordinatore generale ha spiegato che nel 2016 è stato registrato un aumento del 52% della violenza contro bambini e adolescenti con meno di 18 anni di età, rispetto al 2015. Il dato più sensibile sono i 1.150 omicidi di bambini, in particolare adolescenti.

AMERICA/MESSICO - Nel 2017 già 200 omicidi a Tijuana: Mons. Moreno chiede un piano per fermare la violenza

Tijuana – “La violenza a Tijuana non si ferma, anzi aumenta ogni giorno e sembra che l'insicurezza affligga tutto il paese. Le autorità di Baja California Nord devono affrontare questa triste realtà" ha detto l'Arcivescovo di Tijuana, Sua Ecc. Mons. Francisco Moreno Barron, incontrando la stampa il 13 marzo per la presentazione della marcia a favore della vita e dei migranti, che si svolgerà domenica prossima, 19 marzo.Fino ad ora in questo anno 2017 sono stati compiuti più di 200 omicidi a Tijuana, connessi al crimine organizzato o al narcotraffico. Durante l’ultimo fine settimana, nove persone sono state giustiziate in diverse parti della città. In un caso gli assassini hanno fatto irruzione in una casa nella zona settentrionale e hanno ucciso a sangue freddo tre donne e due uomini.“La stessa cosa che accade in città, succede anche negli stati di Guerrero e del Michoacan, penso che abbiamo la responsabilità di affrontare questa triste realtà che ci sta avvolgendo" ha ribadito Mons. Moreno, sottolineando che è urgente che le autorità di Baja California stabiliscano un coordinamento e un programma efficace per promuovere la sicurezza della comunità. Questo significa chiedere ai cittadini come collaborare nell'ambito di piano serio e responsabile per iniziare a ridurre la violenza. "Anche se le autorità civili non hanno tutte le risposte e tutte le risorse o la bacchetta magica per risolvere la situazione, si tratta di un dovere di tutti i cittadini. Credo che siamo tutti chiamati a collaborare per la pace" ha concluso il Vescovo.

AMERICA/ARGENTINA - Le minacce dei narcos obbligano al trasferimento di un sacerdote

Moreno – Con una lettera firmata dal Vescovo della diocesi di Merlo-Moreno, Sua Ecc. Mons. Fernando Carlos Maletti, è stato comunicato che il sacerdote Eduardo Farrell sarà trasferito dalla parrocchia Sagrado Corazon, del quartiere Cuartel V, in seguito alle ripetute minacce ricevute. Si tratta di una decisione forzata, che si basa sulla grande preoccupazione delle comunità che subiscono atti di violenza, anche estremamente gravi, come la perdita di vite umane.Il Vescovo ha anche sottolineato il commercio illecito di droga nei quartieri, che cresce sempre di più e che provoca il deterioramento della salute dei giovani e scontri spesso brutali. La Chiesa, insieme ad altre istituzioni, è impegnata da tempo a lavorare nella prevenzione della tossicodipendenza. Mons. Maletti ha affermato che "questi compiti pastorali tendono a scontrarsi con gli interessi meschini e oscuri di coloro che cercano solo il potere territoriale e il lucro ad ogni costo con attività illegali e complicità sospette"."Negli ultimi tempi molte persone, credenti e non, membri della Chiesa o no, hanno ricevuto chiari segnali che le loro azioni e la loro predicazione infastidivano i settori che operano al di fuori della legge. Negli ultimi mesi, soprattutto in questi ultimi giorni, avvertimenti e minacce sono stati ripetuti nella zona di Cuartel V e rivolti alla persona di padre Eduardo Farrell" si legge nel comunicato pervenuto a Fides. "Mentre pubblicamente denunciamo questa situazione preoccupante, ribadiamo il nostro impegno a continuare come Chiesa a lavorare con i nostri fratelli e sorelle che chiedono, con tutta la ragione e la giustizia, il loro diritto a una vita dignitosa", conclude il testo firmato anche del Vescovo ausiliare e dal Vicario generale della diocesi.

AMERICA/BOLIVIA - I Vescovi condannano il progetto di legge che consente l’aborto anche in caso di povertà

La Paz – La Conferenza episcopale boliviana è contraria al progetto di legge del Parlamento che stabilisce varie cause che giustificano l’aborto, tra queste la povertà estrema. “La proposta distorce il sistema di giustizia penale, introducendo la povertà come una ragione per l'impunità per crimini come l'infanticidio e l'eutanasia, come se essere poveri è una giustificazione sufficiente per violare qualsiasi legge” dicono i Vescovi in un comunicato pervenuto a Fides. La riforma, che fa parte del progetto del nuovo Codice del Sistema Penale del Paese, allo studio da parte della Commissione di Giustizia della Camera dei Deputati, nell’articolo 157 prevede la pratica dell’aborto durante le prime otto settimane di gravidanza, e una volta sola, se la donna vive in strada o in condizioni di povertà estrema senza risorse sufficienti per il mantenimento suo o della sua famiglia. E’ anche previsto che la donna possa abortire se è già madre di tre o più figli e non è in grado di mantenerli o è studente. Il progetto prevede anche che l’interruzione possa avvenire in qualsiasi momento della gestazione, se necessaria a prevenire un rischio presente o futuro per la vita o per la salute integrale della donna, e quando vengono individuate malformazioni fetali incompatibili con la vita. Attualmente, l’aborto richiede il permesso giuridico per tutti i casi, salvo quando la gravidanza risulti da violenza, incesto o stupro e quando la vita e la salute della madre sono a rischio. Le organizzazioni a favore dei diritti della donna in Bolivia, che è uno dei Paesi nella regione con maggiore violenze sessuali, calcolano che ogni giorno vengono procurati 185 aborti illegali. La Chiesa cattolica ha affermato che l’interruzione di gravidanza “violenta il corpo della donna, lasciando gravi conseguenze nella psicologia femminile, spesso irreparabili”. “Lo Stato è obbligato a creare politiche pubbliche orientate a migliorare la vita delle persone oltre che politiche educative di appoggio alla donna incinta e di prevenzione dalla violenza” dichiarano i Vescovi.

ASIA/IRAQ - Anche il Patriarca assiro Mar Gewargis sostiene il processo di aggregazione delle sigle politiche e sociali cristiane

Erbil – Anche Mar Gewargis III, Patriarca della Chiesa assira d'Oriente, sostiene l'impulso promosso da sigle politiche e sociali irachene legate alle comuità cristiane verso un processo di aggregazione che le porti progressivamente a porsi come soggetto unitario sulla scena politico-sociale nazionale. Sabato 11 marzo, una delegazione dei dirigenti di organizzazioni e partiti animati da leader politici e militanti caldei, siri e assiri, ha incontrato il Primate della Chiesa assira nella sede patriarcale di Erbil, per esporgli le linee guida del processo di aggregazione ormai avviato, e anche le richieste che si intendono sottoporre sia al governo centrale di Baghdad che al governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, soprattutto in merito alla futura riorganizzazione politico-amministrativa della Provincia di Ninive. Mar Gewargis ha espresso il suo pieno sostegno al processo di aggregazione e alle richieste politiche sostenute dalla “componente cristiana” con l'intento esplicito di preservare la presenza delle comunità cristiane irachene nelle aree dei loro isediamenti storici, che a partire dalla primavera 2014 erano cadute sotto il controllo dei jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico . Il primo a rivolgere appelli ai cristiani iracheni affinchè non procedessero politicamente “in ordine sparso” era stato il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako. Il Primate della Chiesa caldea ha già da tempo suggerito di ricorrere all'espressione “componente cristiana” per esprimere la posizione unitaria dei cristiani iracheni in rapporto alle vicende politiche e sociali e alle istituzioni nazionali e locali. Secondo il Patriarca caldeo, tale opzione “non contrasta con la salvaguardia di identità millenarie”, e consente di “non perdere tempo a litigare” intorno a tale patrimonio identitario.Recentemente, a Kirkuk , ha preso forma la costituzione di un “Consiglio” delle comunità cristiane che si propone come organo di collegamento tra le diverse organizzazioni politiche e sociali animate da militanti cristiani. L'iniziativa è stata sostenuta anche dai responsabili politici locali, a partire dal curdo Rebwar Talabani, attuale presidente del Consiglio provinciale di Kirkuk: il nuovo organismo – ha sottolineato Talabani – potrà dare un contributo positivo non solo per quel che riguarda la condizione delle comunità cristiane, ma anche per ricomporre e favorire la convivenza pacifica e collaborativa tra le diverse componenti etniche e religiose della società. .

ASIA/COREA DEL SUD - Dimissioni del Vescovo di Jeonju e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Jeonju , presentata da S.E. Mons.Vincent Ri Pyung-ho. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Jeonju , il Rev.do John Kim Son-Tae, parroco di Samcheon-dong a Jeonju.Il nuovo Vescovo è nato il 15 settembre 1961 a Yeosan-myeon, diocesi di Jeonju. Ha studiato Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore di Gwangju, dove ha conseguito anche un Master negli anni 1988-1989. È stato ordinato sacerdote il 20 gennaio1989 per la diocesi di Jeonju.Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi e ulteriori studi: 1989-1990: Vicario parrocchiale di Jeon-dong Parish; 1990-1992: Vicario parrocchiale di Dunyul-dong Parish; 1992-1997: Studi per la Licenza e il Dottorato in Teologia Fondamentale presso l’Università di Friburgo, Svizzera; 1997-2003: Direttore dell’Istituto Catechetico Diocesano; 2003-2006: Parroco di Solnae Parish; 2006-2009: nuovamente Direttore dell’Istituto Catechetico Diocesano; 2009-2013: Parroco di Hwasan Parish; 2013-2016: Parroco di Yunjy-dong Parish; dal 2016: Parroco di Samcheong-dong Parish.La diocesi di Jeonju, eretta nel 1962, è suffraganea dell’arcidiocesi di Gwangju. Ha una superficie di 8.067 kmq e una popolazione di 1.869.711 abitanti, di cui 195.094 sono cattolici. Ci sono 95 parrocchie, 214 sacerdoti diocesani e 2 religiosi, 341 religiose e 39 seminaristi maggiori.

AFRICA/CONGO RD - L’ONU evacua 25 seminaristi del Seminario di Kananga assalito a febbraio

Kinshasa - Venticinque seminaristi sono stati evacuati in elicottero dai Caschi Blu della Missione ONU nella Repubblica Democratica del Congo . I seminaristi evacuati a Mbuji-Mayi facevano parte del gruppo che si era disperso nella foresta a seguito dell’assalto, il 18 febbraio, al Seminario maggiore di Malole di Kananga, nel Kasai Centrale, da parte dei miliziani del defunto capo tradizionale Kamuina Nsapu . A seguito dell’appello lanciato da Sua Ecc. Mons. Emmanuel Bernard Kasanda Mulenga, Vescovo di Mbuji-Mayi, i venticinque seminaristi originari di questa città sono potuti tornare nelle loro famiglie, dopo che erano rimasti bloccati a Kananga perché la strada che la collega a Mbuji-Mayi è bloccata per la presenza dei miliziani di Kamuina Nsapu.

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