Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/MALI - Esercito e popolazione mobilitati per suor Cecilia; i rapitori si sono definiti jihadisti ma forse è un depistaggio

Bamako - “Il governo ha mobilitato le forze armate per rastrellare la zona dove suor Cecilia è stata rapita. La popolazione stessa si è mobilitata per dare una mano nelle ricerche” dice don Edmond Dembele, Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali, che riferisce all’Agenzia Fides sugli ultimi sviluppi del rapimento di suor Cecilia Narváez Argoti, la religiosa di nazionalità colombiana della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata, sequestrata a Karangasso nel sud del Mali, la sera del 7 febbraio .Nel contempo proseguono le indagini della polizia. “Due sospetti sono stati arrestati ieri e sono sottoposti a interrogatorio” dice don Dembele. Si ipotizza che i rapitori siano fuggiti in Burkina Faso. “Karangasso in effetti non è molto lontano dalla frontiera con il Burkina Faso” spiega don Dembele. “Una delle ipotesi è che i rapitori sono andati in Burkina con l’ostaggio. Ma c’è pure l’ipotesi che si tratti di un depistaggio. I rapitori si sarebbero recati verso la frontiera per dirigersi poi in una zona boscosa, in territorio maliano, dove avrebbero trovato rifugio. In quest’area forestale, al confine con la Costa d’Avorio, due anni fa era stata segnalata la presenza di un gruppo jihadista. Per il momento quindi non vi è alcuna conferma che suor Cecilia sia stata portata in Burkina Faso” dice il sacerdote, che conferma: “al momento del rapimento gli uomini che hanno prelevato la suora hanno dichiarato di essere jihadisti”.“Anche in questo caso si possono fare due ipotesi: che si tratti effettivamente di jihadisti oppure di banditi che si sono fatti passare per tali per depistare le indagini” dice don Dembele. Quest’ultima ipotesi è rafforzata dal fatto che, oltre al denaro e al veicolo delle suore, i rapitori hanno pure razziato computer e altro materiale informatico.Il rapimento di Suor Cecilia ha suscitato forte emozione in Colombia. Alcuni media colombiani hanno contatto la redazione dell’Agenzia Fides per ottenere informazioni sulla sorte della religiosa. “Speriamo che con gli sforzi di tutti si possa arrivare presto alla liberazione di suor Cecilia” conclude don Dembele.

AMERICA/MESSICO - Perché una nuova Costituzione solo per la capitale e senza consultazione popolare?

San Cristobal de las Casas – Il Vescovo di San Cristobal de las Casas, in Chiapas, Sua Ecc. Mons. Felipe Arizmendi, si è unito alle dure critiche dell’Arcidiocesi di Mexico riguardo alla nuova Costituzione di Città del Messico, e ha anche messo in discussione la legittimità dei legislatori costituenti . "Dobbiamo sapere chi sono i redattori, per apprezzare i loro progressi, ma anche per ricusare le loro ideologie contro la vita umana e contro la famiglia. Se sono stati scelti appositamente, per lo più quelli di una tendenza, nulla di strano che le loro leggi non riflettano le aspirazioni dei cittadini, ma una linea ideologica" ha detto il Vescovo.Mons. Arizmendi, che è Presidente della Commissione per la dottrina della fede della Conferenza Episcopale del Messico, aggiunge che sembra che la Costituzione sia già stata approvata col pretesto di presentare la capitale del Messico come città ultra moderna, ma domanda: "senza alcuna consultazione della popolazione, che democrazia è questa?".La nota pervenuta a Fides segnala che solo pochi giorni fa, l'editoriale Desde la Fe, pubblicazione dell'Arcidiocesi di Mexico, ha definito la nuova Costituzione di Città del Messico come "assassina" perchè consente "l’abominevole business dell'aborto".Le critiche dei rappresentanti della Chiesa cattolica non sono le uniche. Diversi gruppi sociali e politici hanno chiesto il senso profondo e la necessità di una nuova costituzione solo per la capitale del Messico, sebbene questa città sia grande ed importante.

ASIA/PAKISTAN - Il 2017 nella diocesi di Faisalabad è l' Anno del servizio

Faisalabad - Il 2017 sarà nella diocesi di Faisalabad l'Anno del servizio: lo ha solennemente annunciato il Vescovo Joseph Arshad, alla guida dei battezzati nella comunità di Faisalabad, città del Punjab pakistano. Come appreso da Fides, il Vescovo lo ha dichiarato in un messaggio rivolto ai fedeli, dicendo: "Come cristiani siamo chiamati a una vita di servizio. Questo servizio deve essere effettuato con impegno e col sorriso. A ogni persona in questa vita è affidata la responsabilità di servire il prossimo con amore. Ciascuno, impegnandosi in un fecondo servizio e senza pretese, può diventare una persona di successo e felice nella vita. Il servizio reso con fede, amore e onestà restituisce fecondità, buon nome e rispetto. Il servizio sta accanto alla fedeltà: ciò che si semina, si raccoglie"Il Vescovo afferma che "le persone coscienziose svolgono i loro compiti con diligenza e onestà, contribuendo al benessere e al miglioramento delle loro famiglie e della società, a seconda dei propri mezzi e delle risorse disponibili. Tali persone sono beni preziosi per le loro famiglie e per le comunità".Ricordando che tutti i grandi uomini hanno sempre messo passione energia nel loro lavoro, mons. Arshad nota: "Ogni uomo e ogni donna è chiamato a servire nel posto in cui il Signore lo ha chiamato, per il progresso e la prosperità della sua famiglia e della società. I genitori in una famiglia sono chiamati a gestire la casa, ad allevare i bambini in un ambiente sano, e educarli e formarli ad essere persone utili alla famiglia e alla società. D'altra parte, anche i bambini, hanno delle responsabilità nelle loro famiglie, come gli anziani possono donare valori morali e spirituali ai giovani, grazie alla loro esperienza"."Nella prospettiva del servizio, tutti nella società sono chiamati a dare il loro contributo e a servire gli altri", prosegue il messaggio. "Alcuni sono coinvolti nel servizio dell'istruzione, altri a servire nel campo della salute, alcuni al servizio della politica, o a garantire la giustizia nella società", nota."Ci sono, poi, persone che si dedicano al benessere spirituale dei membri delle loro comunità: questi individui hanno un ruolo speciale, promuovendo i valori religiosi, spirituali ed etici. In questo modo, contribuiscono a formare il carattere dei membri delle loro comunità. E' un servizio reso a tutta la persona, come unità di spirito e corpo", prosegue. Il Vescovo cita l'esempio di Cristo che “ha reso il servizio di diffondere il suo Vangelo di amore, di pace e giustizia, secondo la volontà divina di Dio”. E invita l'intero clero diocesano, i religiosi e tutti i fedeli a collaborare nell'Anno del servizio "per il benessere delle nostre famiglie, delle nostre comunità e della società, perchè sia un anno davvero ricco di frutti”.

AMERICA/PERU' - La stagione delle piogge continua ad aggravare la popolazione

Lima - Frane e inondazioni continuano a colpire il Perù. In particolare le province di quattro regioni del Paese: Arequipa, Ica, Huancavelica e Lima. Dall’inizio della stagione delle piogge sono già oltre 34 mila le persone colpite. Strade distrutte, case travolte dalle frane. Caritas Perù e Caritas Chosica sono intervenute per fare una valutazione dei danni e assistere le famiglie colpite che sono rimaste senza acqua potabile, inquinata dal fango degli smottamenti. Caritas Perù, attraverso la Gerenza della Gestione dei Rischi e del Cambiamento Climatico, nello specifico è intervenuta a Ica portando aiuti a 78 famiglie, nel distretto di La Tinguiña, a 20 famiglie della zona di Acomayo e una famiglia di Aquijes. Tutte le operazioni sono state coordinate da padre Edmundo Hernández della parrocchia Virgen de las Nieves de La Tinguiña. Tra gli aiuti sono stati distribuiti kit di generi alimentari, kit per l’igiene, acqua, vestiti caldi, coperte e cuscini, stuoie. L’intervento è stato possibile grazie al lavoro coordinato con Caritas Ica e il sostegno delle parrocchie delle zone colpite.

AMERICA/HAITI - Il Card. Langlois al neo Presidente: “è il momento di lavorare e di agire”

Port au Prince – Il 7 febbraio Jovenel Moise ha prestato giuramento ed è ufficialmente diventato il nuovo Presidente di Haiti. Il Card. Chibly Langlois ha presieduto la celebrazione liturgica, seguita dal Te Deum, prima del giuramento del neo Presidente. In questa circostanza, secondo le informazioni pervenute a Fides, il Cardinale ha sottolineato la necessità, per il nuovo Capo dello stato, di scegliere persone oneste e competenti per la sua squadra, pensando in particolare a quelli più vulnerabili e poveri.Alla presenza di numerosi ospiti, in un palazzo nazionale al completo, il Cardinale ha ricordato a Jovenel Moise che lui è il Presidente di tutti gli haitiani, e deve essere al servizio del popolo haitiano, al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione.Dopo aver chiesto a Dio di dare saggezza e fortezza al nuovo Presidente perché dovrà affrontare pesanti responsabilità, il Cardinale si è soffermato sui temi della famiglia e della giustizia, chiedendo di vivere nel dialogo, nella comprensione, nell'unità e nell'armonia. I problemi del paese infatti sono molti e richiedono la collaborazione di tutti per affrontarli. "E' il momento di lavorare e di agire. Il compito che abbiamo fra le mani è enorme" ha messo in guardia il Card. Langlois, invitando il Presidente ad assumersi le sue responsabilità personali e sociali, ed esortando tutti a lasciarsi guidare dalla parola di Dio per orientare le proprie azioni in questo compito.Nell'affrontare la questione del buon governo, il Card. Langlois ha ricordato che il ruolo dello Stato è di impegnarsi per il popolo, garantendo nel contempo lo stato di diritto. In questa prospettiva, ha detto, credo che lo Stato dovrà adottare misure per ricostruire il paese e per rafforzare le istituzioni.Dopo un anno e mezzo di crisi politica, Moise è succeduto a Michel Martelly. Moise infatti aveva vinto le elezioni presidenziali del 2015, ma il voto era stato annullato per denunce di brogli ed irregolarità. La consultazione elettorale si è ripetuta nel novembre 2016 confermando la vittoria di Moise.

ASIA/TERRA SANTA - Patriarcato latino di Gerusalemme: la legge sugli insediamenti è una “annessione de facto” che mina le speranze di pace

Gerusalemme - “Annessione de facto di territori privati palestinesi” che “mina la soluzione dei due Stati”, elimina ancora di più le “speranze di pace” e rischia di provocare “gravi conseguenze”; Con queste parole determinate il Patriarcato latino di Gerusalemme ha espresso ieri il suo giudizio fortemente negativo e le proprie preoccupazioni rispetto alla legge approvata dal Parlamento israeliano lunedì 6 febbraio, che ha “regolarizzato” retroattivamente circa 4mila unità abitative degli insediamenti dei coloni israeliani costruiti abusivamente su territori palestinesi occupati illegalmente dall'esercito israeliano.In un comunicato diffuso attraverso i suoi media ufficiali, il Patriarcato latino definisce tale provvedimento “ingiusto e unilaterale”, ed esprime la sua forte preoccupazine per il futuro di pace e di giustizia in Terra Santa, chiamando i leader ad “assumere provvedimenti decisivi in favore della pace, della giustizia e e della dignità per tutti”.Dallo scorso 20 gennaio, Israele ha approvato la costruzione di 566 unità abitative per coloni in tre aree del territori di Gerusalemme, e 5.502 nuove unità abitative sparse in varie zone della Cisgiordania. Il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, ha annunciato l'inizio di una “nuova era dove la vita in Giudea e Samaria sta tornando al suo corso naturale”. “In questo modo” ha dichiarato alcuni giorni fa all'Agenzia Fides padre Raed Abusahliah, Direttore di Caritas Jerusalem “si prosegue la politica dei fatti compiuti che fin dall'inizio ha di fatto sabotato gli accordi di pace di Oslo. Lo slogan di quegli accordi di pace era 'land for peace', terra in cambio della pace. Nel 1993, la firma degli accordi prevedeva il ritiro di Israele dai territori palestinesi entro 3 anni. 23 anni dopo, continuano a costruire. Gli insediamenti costruiti sui territori palestinesi sono più di 400. hanno circondato Gerusalemme e vengono costruiti intorno a Betlemme, a Hebron, a Ramallah, a pochi chilometri dalla casa di Abu Mazen. Ci abitano 650mila coloni, che sono ideologicamente orientati, e per i quali Samaria e Giudea sono la Terra promessa da Dio a loro, che sono il Popolo eletto. Tutto questo vuol dire semplicemente che la proposta 'due Stati per due popoli' è già morta. Questa è la realtà che abbiamo davanti”. .

VATICANO - Il Papa: combattere con decisione la piaga della tratta di persone

Città del Vaticano – Al termine dell’udienza generale di oggi, il Santo Padre Francesco ha lanciato un appello per debellare la piaga della tratta, con queste parole: “Oggi si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, quest’anno dedicata in particolare a bambini e adolescenti. Incoraggio tutti coloro che in vari modi aiutano i minori schiavizzati e abusati a liberarsi da tale oppressione. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo combattano con decisione questa piaga, dando voce ai nostri fratelli più piccoli, umiliati nella loro dignità. Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine vergognoso e intollerabile”. Quindi il Papa ha ricordato che la Giornata si celebra oggi, 8 febbraio, festa di santa Giuseppina Bakhita: “Questa ragazza schiavizzata in Africa, sfruttata, umiliata, non ha perso la speranza e ha portato avanti la fede, e finì per arrivare come migrante in Europa. E lì sentì la chiamata del Signore e si fece suora. Preghiamo santa Giuseppina Bakhita per tutti i migranti, i rifugiati, gli sfruttati che soffrono tanto, tanto”.Il Papa ha proseguito: “E parlando di migranti cacciati via, sfruttati, io vorrei pregare con voi, oggi, in modo speciale per i nostri fratelli e sorelle Rohinya: cacciati via dal Myanmar, vanno da una parte all’altra perché non li vogliono… E’ gente buona, gente pacifica. Non sono cristiani, sono buoni, sono fratelli e sorelle nostri! E’ da anni che soffrono. Sono stati torturati, uccisi, semplicemente perché portano avanti le loro tradizioni, la loro fede musulmana. Preghiamo per loro. Vi invito a pregare per loro il nostro Padre che è nei Cieli, tutti insieme, per i nostri fratelli e sorelle Rohinya. Padre nostro…. Santa Giuseppina Bakhita – prega per noi. E un applauso a santa Giuseppina Bakhita!”.

AFRICA/MALI - Rapita una suora colombiana

Bamako - Una suora colombiana della congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata è stata rapita ieri sera, 7 febbraio, a Koutiala, nel sud del Mali. “Non sappiamo chi siano i rapitori. La Gendarmeria e la polizia stanno indagando. Anche i Vescovi sono in zona per ottenere informazioni” dice all’Agenzia Fides don Edmond Dembele, Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali. “La zona dove la religiosa è stata rapita è tranquilla ed è questo che stupisce. Quell’area del Paese non è stata ancora toccata dall’insicurezza che colpisce altre zone del Mali” dice il sacerdote, che conferma la nazionalità colombiana della religiosa rapita.Intorno alle 21 di ieri sera, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella parrocchia di Karangasso a Koutiala, sequestrando la suora e fuggendo con l’autovettura della parrocchia.

AFRICA/KENYA - “La siccità va subito dichiarata un disastro nazionale per chiedere aiuti internazionali”: appello dei Vescovi

Nairobi - “Si dichiari subito la siccità un disastro nazionale per richiedere aiuti da parte delle comunità internazionale”. È quanto ha chiesto la Conferenza Episcopale del Kenya attraverso il suo Presidente, Sua Ecc. Mons. Philip Anyolo, Vescovo di Homa Bay. “Sollecitiamo il governo a dichiarare la siccità un disastro nazionale in modo che la comunità internazionale ne prenda atto e si faccia avanti per aiutare i numerosi keniani che stanno soffrendo” ha detto Mons. Anyolo in una conferenza stampa a Nairobi.Secondo la KCCB sono 2,4 milioni i keniani che necessitano di un aiuto urgente. Durante la conferenza Mons. Anyolo era affiancato da Mons. Martin Kivuva Musonde, Arcivescovo di Mombasa, da Mons. Cornelius Korir, Vescovo di Eldoret, da Mons. Anthony Muheria Vescovo di Kitui, da Mons. Joseph Mbatia, Vescovo di Nyahururu. Tutti hanno riferito che dalle diocesi e dalle parrocchie continuano a giungere testimonianze di sofferenze, disperazione e di situazioni di pericoli imminente di vita.“I diversi interventi effettuati dal governo, dalla Croce Rossa e da gruppi filantropici non sono sufficienti visto l’alto numero di famiglie colpite. Siamo alla fame, il disastro incombe” hanno detto i Vescovi, che hanno lanciato un appello alla mobilitazione a tutti i gruppi ecclesiali e sociali. Le Contee più colpite dalla siccità sono 13: Garissa, Isiolo, Marsabit, Kilifi, Kwale, Tana River, Lamu, Mandera, Wajir, Samburu, Turkana, West Pokot e Baringo.

ASIA/TERRA SANTA - Il Vescovo Shomali: la “legalizzazione” degli insediamenti israeliani è contro la virtù della giustizia, che viene da Dio

Gerusalemme - La legge approvata ieri dal Parlamento israeliano, che “regolarizza” anche retroattivamente case e insediamenti israeliani costruiti abusivamente su territori palestinesi occupati illegalmente dall'esercito d'Israele, “rende quasi impossibile la soluzione due popoli-due Stati. E offende la giustizia, la virtù che viene da Dio e consiste nel dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto”. Così il Vescovo William Shomali. Vicario pariarcale del Patriarcato latino di Gerusalemme per la Città Santa e la Palestina, commenta con l'Agenzia Fides gli effetti della “legge sulla regolarizzazione” con cui la Knesset ha unilateralmente “legalizzato” 4mila insediamenti israeliani abusivi costruiti su terreni privati appartenenti a proprietari palestinesi. “Se è autentica l'intenzione, proclamata a parole, di procedere nella direzione che prevede l'esistenza pacifica di due Stati, Palestina e Israele, per due popoli, allora non si possono adottare provvedimenti e mettere in atto fatti compiuti che vanno nella direzione opposta, come l'annunciato trasferimento a Gerusalemme dell'Ambasciata degli Stati Uniti, denunciata anche dai comunitati della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti”. A giudizio del Vescovo Shomali, “non sono in gioco questioni e aspetti di carattere esclusivamente politico: se le terre dove si costruiscono gli insediamenti illegali appartengono a proprietari palestinesi, non bisogna toccarli, come non bisogna togliere le proprietà agli ebrei che vivono nei Paesi a maggioranza islamica. Fare ciò equivale a andare contro la giustizia, chiama in causa la giustizia, e la giustizia è una virtù che viene da Dio”. .

AMERICA/STATI UNITI - Giustizia sociale per 120 mila lavoratori agricoli dello stato di New York

Albany – Durante la conferenza stampa tenutasi ieri presso il Palazzo degli Uffici Legislativi di Albany, capitale dello stato di New York, il Vescovo cattolico della diocesi di Albany, Sua Ecc. Mons. Edward B. Scharfenberger, si è unito a molti legislatori e lavoratori agricoli per chiedere l'approvazione della legge sulle "Pratiche di lavoro giusto per i contadini", un disegno di legge che garantisca ai lavoratori agricoli i diritti fondamentali e le tutele che hanno gli altri lavoratori nella società americana. Mons. Scharfenberger si è presentato come figlio e nipote di immigrati, e ha spiegato che lui coglie entrambi i lati della questione: il padre aveva un piccolo negozio e lo zio era un agricoltorea."L'etica della Chiesa e l'etica umana fondamentale sono la stessa cosa, sono collegate. Quindi, il mio appello è che trattiamo questi lavoratori agricoli come trattiamo gli altri lavoratori nello Stato di New York, con la stessa dignità, semplicemente perché sono esseri umani. Essi hanno diritto allo stesso tipo di protezioni che ha ogni altro lavoratore nello Stato di New York” ha detto il Vescovo.La nota inviata a Fides da una fonte locale, segnala che i lavoratori agricoli sono fondamentali per la produzione di cibo e sono alla base di un settore molto ricco nel business dello stato. Solo in Albany, per esempio, ci sono quasi 3.500 aziende agricole e 587.000 acri di terreno agricolo. La scorsa primavera, i lavoratori agricoli, attivisti, leader religiosi e studenti hanno fatto una marcia di 200 miglia, da Smithtown, Long Island, fino ad Albany, per attirare l'attenzione su questo problema. La marcia è culminata in una manifestazione davanti al Campidoglio. Anche il Card. Timothy Dolan e Mons. Scharfenberger hanno partecipato alla marcia. Sono circa 120 mila i lavoratori agricoli nello stato che lavorano 60, 70, 80 ore a settimana, senza un giorno di riposo, e senza retribuzione per malattia, straordinari o vacanze.

ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo: "C'è un campanello d'allarme per la democrazia. Il 2017 sia l'anno della pace"

Yangon - "Il Myanmar sta attraversando uno dei momenti più strazianti della sua storia. Il popolo birmano è profondamente addolorato perché sembra si stia ricadendo in giorni oscuri. Il Myanmar ha bisogno dell'attenzione del mondo per rafforzare il suo fragile percorso di democrazia": è quanto afferma il Card. Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon in un accorato appello inviato all'Agenzia Fides.Il testo cita il rapporto pubblicato il 3 febbraio dall'Alto Commissario Onu per i diritti umani, definendolo "profondamente inquietante". Le Nazioni Unite riferiscono brutalità e altre violazioni molto gravi dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza birmane nello stato di Rakhine, raccontando atti di "disumanità e barbarie difficili da leggere e difficili da credere", osserva il Cardinale. Si tratta di "un campanello d'allarme per tutti noi", aggiunge."Negli ultimi cinque anni, il Myanmar ha vissuto molti cambiamenti positivi ed è divenuto un paese più aperto. Si tratta di un'alba di speranza", rileva il testo, ricordando cambiamenti nell'economia, nei media, nella soceità, nei meccanismi democratici. Il Card. Bo nota: "Preghiamo intensamente che questa non diventi una falsa alba. I commercianti di odio sono in piena attività. L'odio verso persone di diversa etnia e religione si è intensificato ed ha raggiunto un livello allarmante. Quello che è successo nello stato di Rakhine deve essere fermato una volta per tutte".A destare preoccupazione è anche la situazione negli stati settentrionali di Kachin e Shan, in particolare dopo l'arresto di due pastori cristiani di etnia Kachin, Nawng Latt e Gam Seng. "Prego perchè sia fatta giustizia e vengano rilasciati. Prego anche per le migliaia di sfollati causati dalle recenti azioni militari nel nord del Myanmar", scrive l'Arcivescovo di Yangon, chiedendo al governo di "porre fine all'offensiva militare contro i civili nello stato Rakhine e negli stati Kachin e Shan". "La pace è possibile solo con la giustizia", dichiara.L'appello ricorda anche il recente assassinio dell'avvocato musulmano U Ko Ni, definendolo "un altro passo indietro per il Myanmar e un duro colpo alle speranze di democrazia e di pace nel nostro paese" e chiede al governo di "permettere libero accesso alle agenzie umanitarie, ai media e agli osservatori dei diritti umani negli stati di Rakhine, Kachin e Shan".Il Cardinale auspica che l'esecutivo birmano "operi a fianco della comunità internazionale per indagare sui reati denunciati dalle Nazioni Unite" e invita "la comunità internazionale a essere vigile" e a "sostenere l'attuale governo democratico birmano"."Cerchiamo di lavorare insieme - conclude - per porre fine alla violenza e al terrore nel nostro paese, e per costruire una nazione dove ogni uomo, donna e bambino, di ogni razza e religione, sia riconosciuto come concittadino e nostro fratello in umanità". Con questo spirito, la Chiesa bimana ha dichiarato il 2017 "Anno della pace" e darà il suo contributo.

AMERICA/PANAMA - 26 mila minori panamensi ancora sfruttati in varie forme di lavoro e schiavitù

Panama – L’Istituto per lo Sviluppo delle Donne e dell’Infanzia ha di recente organizzato un incontro con i membri della società civile, rappresentanti di organismi non governativi e di bambini e bambine dell’Alianza con la niñez per affrontare il fenomeno degli oltre 26 mila minori che vengono sfruttati sul lavoro nel Paese. Tra le iniziative è stata promossa la campagna “100 milioni per 100 milioni” con l’obiettivo di rendere consapevole la società e pianificare azioni congiunte per sradicare pratiche scorrette e l’abuso di bambini, attraverso la partecipazione dei giovani. Già nel 1998 vennero istituite la Marcia Globale contro il lavoro dei minori e la Campagna Globale per l’istruzione a favore di un sistema unitario per contrastare una pratica che pregiudica 100 milioni di bambini in tutto il mondo, esposti a nuove forme di sfruttamento infantile sessuale, o di schiavitù e maltrattamento quando sono piccoli rifugiati. Ci sono ancora migliaia di bambini indigeni che di fronte alla miseria abbandonano la scuola e vanno a lavorare nelle piantagioni di caffè con i genitori. La rappresentante del Comitato per la eradicazione del lavoro minorile sostiene inoltre che la situazione delle bambine è doppiamente grave, molte infatti vengono sfruttate come domestiche e sono costrette a lasciare la scuola.

AMERICA/COLOMBIA - Si apre a Quito il dialogo fra governo ed ELN, la Chiesa è presente al processo

Quito – Ieri, 7 febbraio, nella capitale dell’Ecuador, Quito, si è aperta la fase pubblica di dialogo tra il governo colombiano e il gruppo di guerriglieri dell'ELN . Ha partecipato all’incontro anche il Vescovo della diocesi di Tibu, Sua Ecc. Mons. Omar Sanchez Cubillos, membro della delegazione dei Vescovi colombiani che accompagnano questo processo, che egli vede "pieno di speranza".Come informa la nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale, sono trascorsi più di 300 giorni da quando i rappresentanti del governo nazionale e l'ELN hanno firmato un primo accordo per i dialoghi in modo di strutturare questo lavoro. In questo momento le due parti hanno completato le loro proposte, e queste comprendono anche una richiesta esplicita alla Chiesa di essere presente al processo che inizia ora.E' stato soprattutto l'ELN a richiedere la partecipazione della Chiesa. Secondo le informazioni fornite da Mons. Omar Sanchez, dopo una riflessione approfondita e di consulenza con il governo nazionale, i Vescovi hanno ritenuto opportuno accettare questo invito ad accompagnare "un processo che è di aiuto a molte persone dei nostri territori, in cui l'ELN è presente".La nota ricorda che anche i Vescovi delle diocesi di Arauca, Quibdo, Istmina e Cali, saranno presenti come facilitatori e per offrire la loro consulenza quando richiesta. La Chiesa cattolica colombiana da tempo ha espresso il desiderio di chiudere ogni conflitto armato nel paese con ogni gruppo di guerriglia. Nel Messaggio della 101 Assemblea Plenaria dei Vescovi della Colombia, dell'8 luglio 2016, è scritto chiaramente che i guerriglieri dell'ELN sono chiamati a "interpretare il desiderio di pace di tutti i colombiani, ad aprire le porte al dialogo e alla costruzione di un paese con la giustizia sociale assicurata dalla partecipazione politica e non dalle armi".

AMERICA/BRASILE - Nuovo fronte missionario in Amazzonia per i missionari italiani fidei donum

Boa Vista – “Il cuore della Chiesa di Roraima, estremo nord dell’Amazzonia brasiliana, ha sussultato di gioia per l’accoglienza della Chiesa sorella di Padova che, sabato 21 gennaio, ha sigillato il suo impegno di aprire un nuovo fronte missionario in questo angolo di Amazzonia, ai confini con il Venezuela e la Guyana inglese”. Lo racconta a Fides don Lucio Nicoletto, primo missionario fidei-donum della diocesi patavina, che insieme a don Benedetto Maria Zampieri, ha assunto la guida della parrocchia São José Operario, nella città di Caracaraí, quasi al centro della diocesi di Roraima, l’unica che, in Brasile, possiede un territorio che corrisponde allo stato omonimo, appartenente alla Repubblica federativa del Brasile. “Il cammino che ha portato la diocesi di Padova a maturare questa scelta è stato lungo e sofferto”, continua don Lucio. “In Brasile ormai dal 1953, i missionari padovani si sono impegnati principalmente nel territorio della Baixada Fluminense, alla periferia di Rio de Janeiro. Ma giá negli anni ottanta si manifestò tra di loro l’esigenza di non ridurre la visione e l’impegno missionario in Brasile solo in questo territorio specifico. Oggi, dopo anni di riflessione, preghiera e dialogo, le Chiese di Padova e di Roraima ringraziano il Signore per questa epifania dello Spirito che si manifesta visibilmente nell’impegno missionario tra due Chiese in dialogo e cooperazione. In questo contesto non si può dimenticare il sacrificio concreto di don Ruggero Ruvoletto, fidei-donum padovano ucciso barbaramente a Manaus nel settembre del 2009. Attraverso la sua esperienza missionaria a Manaus, già lavorava per aprire gli occhi e il cuore della Chiesa di Padova affinché riuscisse ad accogliere il grido dei popoli dell’Amazzonia immersi in un contesto di ingiustizie sociali e di sfruttamento ambientale senza precedenti. Il suo sangue, segno di martirio e di profezia, ci ricorda la dimensione missionaria di ogni singolo battezzato e di tutta la Chiesa, una dimensione che si fa profezia soprattutto quando accoglie il grido dei poveri e degli oppressi del pianeta e rinnova l’opzione preferenziale di camminare con loro a motivo di Cristo”.

ASIA/INDONESIA - Elezioni a Giacarta: la Chiesa invita al voto e sostiene la pace

Giacarta - Mentre nel paese si registra una crescente tensione e polarizzazione, in vista delle elezioni del governatore di Giacarta, previste il 15 febbraio, l'Arcivescovo di Giacarta, Julius Suharyo, ha diffuso un messaggio ai fedeli invitando ad affrontare "con calma e serenità la situazione attuale, sostenendo tutti gli sforzi promossi dal governo per mantenere la pace", ed "esercitando il diritto di voto secondo coscienza".Nel testo della lettera, pervenuto a Fides, l'Arcivescovo auspica che "i cattolici mettano davanti a tutto il senso di nazionalità" e quella “diversità” intesa con "un significato positivo per l'integrità della Repubblica di Indonesia, che si basa sulla ideologia della Pancasila" . L'Arcivescovo Suharyo invita la sua gente a continuare a pregare "perchè Dio protegga sempre la nostra nazione, e perchè i leader del nostro paese abbiano sempre la saggezza, in modo che possano costruire una società pacifica e prospera".Riferendosi al principio cardine della repubblica, "l’unità nella diversità", mons. Suharyo ricorda ai cattolici di non fare della Chiesa "il luogo o lo strumento di qualsiasi forma di campagna politica" e invita d'altro canto i fedeli a pregare con una novena e a recitare il rosario perchè il candidato cristiano Basuki Tjahaja Purnama, detto "Ahok", possa vincere la corsa al seggio di governatore. Ahok è attualmente sotto processo per presunta blsfemia, ma questo non gli impedisce di continuare la sua campagna e di partecipare alle elezioni. Nei giorni scorsi, in uno degli eventi elettorali, Ahok ha detto: "Crediamo che Jakarta abbia bisogno di un leader onesto. Se il leader è onesto, allora gli ufficiali pubblici avranno lo stesso atteggiamento. Quindi il leader dovrebbe essere trasparente e competente".Maxi Paat, laico cattolico impiegato nella segreteria della Commissione episcopale per gli affari ecumenici e interreligiosi, dice a Fides: "I cattolici si mescolano con gli altri elettori. Voterò Ahok non per il suo background religioso o etnico, ma perchè ha dato ottima prova del suo lavoro nello sviluppo di Giacarta". Felix Lengkong, psicologo dell'Università cattolica Atma Jaya di Jakarta, nota a Fides che "Ahok è sostenuto anche da molti musulmani, dal momento che molti credono nella sua onestà e correttezza".Oggi, 7 febbraio Ahok è stato presente alla nona udienza del processo a suo carico per blasfemia. La denuncia nei suoi confronti è stata registrata il 6 ottobre 2016 dal gruppo radicale "Islamic Defenders Frnt" sulla base di un discorso del 27 settembre, in cui Ahok ha citato la Sura "Al Maidah" del Corano. Dopo settimane di indagini, la polizia ha rinviato a giudizio il politico cristiano per sospetta blasfemia.

AFRICA/CONGO RD - I Vescovi: “la scomparsa di Tshisekedi sproni tutti a concludere l’accordo per il quale si era battuto”

Kinshasa - “Étienne Tshisekedi incarna una buona parte della storia politica del nostro Paese in quanto figura emblematica dell’opposizione congolese” scrivono i Vescovi della Repubblica Democratica del Congo in un comunicato giunto a Fides sulla morte dell’84enne capo fila dell’opposizione, morto a Bruxelles il 1° febbraio .“La sua scomparsa lascia un vuoto politico in questo momento cruciale della storia del nostro Paese” afferma il messaggio firmato da Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della CENCO , facendo riferimento alle trattative per l’attuazione dell’accordo di San Silvestro al fine di creare un governo di unione nazionale che porti il Paese alle elezioni entro l’anno .“Che la scomparsa di questa icona della politica sia per tutti un’occasione e un leitmotiv per portare a termine l’accordo politico” auspica Mons. Utembi, che è uno dei mediatori della trattativa. L’impegno di Tshisekedi nelle discussioni, appena prima della sua morte, deve essere considerato come “un testamento politico lasciato in eredità a tutti i difensori della democrazia” conclude l’Arcivescovo.

AFRICA/EGITTO - Al Azhar respinge le richieste del Presidente al Sisi contro la pratica del “divorzio a voce” islamico

Il Cairo – Il Consiglio degli Anziani di al Azhar, oganismo di vertice dell’istituzione accademica più autorevole dell'islam sunnita, ha respinto le recenti sollecitazioni giunte dal Presidente Abdel Fattah al Sisi a contrastare la prassi del “divorzio a voce” islamico, che consente agli uomini di rompere il vincolo matrimoniale con le prorie consorti con una semplice dichiarazione vocale. In una dichiarazione ufficiale, resa nota domenica 5 febbraio, il Consiglio degli Anziani di al Azhar ha confermato la validità del “divorzio a voce”, ritenendo che tale prassi soddisfa le condizioni della Legge islamica ed è stata introdotta fin dal tempo del Profeta Mohammad. Nell'esporre e motivare il proprio pronunciamento, l'organismo di al Azhar ha richiamato gli uomini che ripudiano la propria moglie tramite semplice dichiarazione vocale a comunicare l'avvenuto divorzio alle autorità competenti, affinchè siano tutelati i diritti della donna e della prole previsti dalla Legge islamica. A giudizio del Consiglio dei Saggi Anziani – riferiscono media egiziani – il fenomeno preoccupante della crescita esponenziale dei divorzi va contrastato con l'educazione dei giovani attraverso “i media, l'arte, la cultura e la conoscenza in generale".Il Capo della nazione egiziana aveva espresso lo scorso 24 gennaio il suo allarme e proposto le sue contromisure al dilagare del divorzio, durante un discorso pubblico tenuto in occasione di una cerimonia celebrativa delle forze di polizia. Al Sisi aveva fatto riferimento ai dati dell'Ufficio statistico nazionale, secondo cui circa il 40% dei 900mila matrimoni registrati ogni anno in Egitto terminano per divorzio entro cinque anni dal loro inizio. Per arginare il fenomeno, al Sisi aveva proposto di considerare legale un divorzio solo se esso avviene alla presenza di un rappresentante religioso autorizzato dal governo a sancire sia i matrimoni che i divorzi. La prassi secolare del “divorzio verbale” è di fatto una prerogativa riservata agli uomini. La proposta di vincolare i divorzi alla necessaria presenza di un leader religioso puntava a lasciare aperta almeno la possibilità di un ripensamento, che eviti di rendere definitive le conseguenze di una decisione presa spesso sull'onda degli impulsi emotivi. .

AFRICA/SUD SUDAN - Wau: centinaia di sfollati in gravi difficoltà accolti in una parrocchia cattolica

Juba - Centinaia di sfollati accolti all’interno della chiesa Nazareth di Wau si trovano in forte sofferenza per la scarsità di cibo e di riparo. Lo ha detto a Radio Tamazuj, Natalina Andrea Mambo, Direttore della Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Wau. Gli sfollati sono stati costretti alla fuga per gli scontri tra agricoltori e pastori nella Contea di Jur River. Queste persone vivono all’aperto nel comprensorio della parrocchia cattolica e soffrono per la forte carenza di cibo e di protezione dagli agenti atmosferici, anche se hanno ricevuto assistenza dalle locali organizzazioni umanitarie.Nonostante ciò “la loro situazione è ancora la stessa, sono stata questa mattina alla chiesa Nazareth e ho trovato che molti di loro vivono ancora all’aperto senza protezione” ha detto la responsabile di Giustizia e Pace.“In questi giorni a Wau fa freddo e gli sfollati stanno ricevendo solo alcuni aiuti per i bambini. Non hanno fogli di plastica per poter fare delle tende, ed anche quelli che si trovano nella chiesa episcopale non hanno ricevuto nulla”.Wau si trova 650 km a nord-ovest di Juba, capitale del Sud Sudan. La guerra civile che oppone il Presidente Salva Kiir all’ex Presidente Riek Machar ha accentuato i conflitti a sfondo etnico-tribale e quelli tra agricoltori e pastori. Un’altra area del Paese maggiormente colpita dall’insicurezza è quella di Yei, dove il Vescovo, Sua Ecc. Mons.Erkolano Lodu Tombe, ha affermato che la parrocchia del Sacro Cuore di Lomin rischia di chiudere, come altre sei parrocchie, se l’insicurezza nella zona dovesse persistere. Domenica 5 febbraio durante la Messa nella cattedrale di Cristo Re, Mons. Lodu ha invitato i fedeli a pregare affinché i missionari e le missionarie comboniani non siano costretti ad abbandonare la parrocchia, alla quale sono annessi una scuola e un ambulatorio. Strutture che, se abbandonate, rischiano di essere saccheggiate con grave danno per la popolazione locale.

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