Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/INDIA - In Uttar Pradesh estremisti indù fermano una preghiera in chiesa

New Delhi - “L'interruzione della preghiera in una chiesa è stato un atto spregevole che non deve restare impunito”: lo dice a Fides John Dayal, attivista cattolico per i diritti umani e segretario generale dell'All India Christian Council, commentando l'episodio dell'irruzione di un gruppo di estremisti indù in una chiesa protestante, avvenuto in Uttar Pradesh lo scorso 7 aprile. Gli assalitori erano membri del gruppo denoninato "Yuva Vahin", creato nel 2002 dal leader induista Yogi Adityanath, oggi Primo ministro dell'Uttar Pradesh."Il governo dovrebbe adottare le misure necessarie e le precauzioni per mantenere la pace e l'ordine e far sì che le minoranze cristiane non siano infastidite o minacciate” ha detto Dayal, membro del Consiglio nazionale per l'integrazione del governo indiano.Secondo quanto riferito dalla polizia, gli estermisti hanno fermato una liturgia cui partecipavano più di 150 persone, tra le quali 11 turisti americani, lamentandoo che l'evento era una cerimonia per la conversione religiosa.II gruppo"Yuva Vahin" ha presentato una denuncia contro Yohannan Adam, il Pastore della chiesa, che si trova nel distretto di Maharajganj, dove si teneva la preghiera, accusandolo di convertire gli indù al cristianesimo. La polizia ha dichiarato che una indagine è in corso sugli eventi.Secondo Krishna Nandan, un leader indù del Yuva Vahini, "la presenza di cittadini degli Stati Uniti indica che molti indù innocenti ed ignoranti venivano convertiti dai missionari, che li hanno attirati con i soldi per cambiare la loro religione”. Le autorità cristiane hanno respinto le accuse di conversione, definendole “assolutamente prive di fondamento". All'inizio del 2017 gli attivisti indù del "Yuva Vahini" hanno compiuto una medesima azione nella "Full Gospel Church" a Gorakhpur, accusando i cristiani di proselitismo .

AFRICA/EGITTO - Già celebrati i funerali dei martiri di Tanta. Papa Tawadros: sono passati dal dolore alla gioia di essere abbracciati da Cristo

Tanta – I funerali delle 29 vittime della strage compiuta la domenica delle Palme da un kamikaze a Tanta, a nord del Cairo, nella chiesa copta dedicata a San Giorgio, sono già stati celebrati nella tarda serata di ieri. In poche ore, i fedeli hanno costruito le tombe dove sono stati seppelliti i corpi delle vittime, presso la stessa chiesa dove è avvenuta la strage. I funerali sono stati celebrati nel giorno stesso nella strage, perchè la tradizione liturgica copta non prevede cerimonie funebri durante la Settimana Santa. Le esequie sono state celebrate da Anba Paula, Vescovo copto ortodosso di Tanta, e ad esse hanno preso parte anche altri Vescovi del Sinodo copto. Nel messaggio inviato dal Patriarca copto ortodosso al Vescovo e ai fedeli della diocesi di Tanta, letto durante la messa funebre, si esprime lo sguardo di fede con cui tanti cristiani egiziani stanno vivendo i tragici fatti che li hanno colpiti proprio all'inizio della Settimana Santa. “Con la festa dell'entrata di Gesù a Gerusalemme” si legge nel messaggio del Patriarca, pervenuto all'Agenzia Fides “ci siamo congedati dai nostri cari martiri della chiesa di Mar Girgis a Tanta. Loro sono stati chiamati in cielo nel giorno di festa, per per portare i rami di palma e d'ulivo davanti a Cristo stesso. . Si erano preparati nel digiuno a celebrare i sacri misteri, e pregando e lodando con tutto il cuore, nel momento del martirio sono passati, attraverso il dolore, alla gioia gloriosa della Resurrezione”. Nel suo messaggio, il Patriarca non chiede di nascondere il dolore per la separazione dai fratelli trucidati dai terroristi, “perchè li amiamo” ma invita tutti a trovare consolazione nella fiduciosa speranza che i martiri della domenica delle Palme sono stati accolti “dall'abbraccio di Cristo”, e ora vivono con Lui.Il bilancio provvisorio dei due attacchi terroristici che hanno preso di mira i copti egiziani nella domenica delle Palme è finora di 47 vittime. Nella chiesa di San Giorgio, a Tanta, si sono registrati 29 morti e più di 70 feriti, mentre l'attentato contro la chiesa di San Marco a Alessandria ha provocato la morte di 18 persone. In quest'ultima chiesa, dove era presente per la messa anche il Patriarca Tawadros, i poliziotti hanno bloccato il terrorista suicida, che si è fatto esplodere fuori dal luogo di culto. Secondo notizie rilanciate dalla stampa egiziana, ambedue i kamikaze responsabili delle stragi sarebbero transitati in Siria negli ultimi anni. Abu Ishaq al Masri, presentato dai media egiziani come il kamikaze di Alessandria, sarebbe entrato in Siria già nel dicembre 2013, passando per la Turchia. Una volta tornato in Egitto, si sarebbe stabilito nella Penisola del Sinai. Dell'attentatore suicida di Tanta, identificato con il nome di Abu al Baraa al Masri, sarebbe stata attestata la presenza in Siria fin dall'agosto 2013. .

AFRICA/CONGO RD - “Non solo i politici ma anche la società civile responsabile del caos congolese”

Kinshasa -La responsabilità del caos politico nel quale è piombata la Repubblica Democratica del Congo è dei politici ma anche della società civile, afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Commissione Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Bukavu, nell’est del Paese. Ricordando il caos seguito nel 1997 alla caduta del Presidente Mobutu, la nota afferma che “è stata la pressione della società civile a salvare lo Zaire di Mobutu e la Repubblica Democratica del Congo da un rischio reale d’implosione e di deriva dittatoriale”.Questo perché all’epoca “la società civile era composta da personalità capaci di costituire un contropiede agli attori politici. Potevano dare una parola d’ordine alla popolazione ed essere sicuri di venire seguiti”.“Ora è tutto il contrario” dice Giustizia e Pace che lamenta la mancanza di leader credibili, visto che la maggior parte di questi sono giovani senza alcuna esperienza sul terreno, senza alcuna statura di leader, che “solcano i media improvvisandosi analisti politici e proponendo soluzioni impopolari come loro stessi”.Questo perché la scena sociale è stata abbandonata dai veri protagonisti che preferiscono cercare di spartirsi posti di potere senza interessarsi del bene della popolazione.“Senza organizzazioni di base solide con animatori impegnati per il cambiamento e il benessere del popolo è il caos. Si capisce perché i politici si permettono di tutto perché nessuno li preoccupa veramente”L’apatia politica è tale che ormai “la politica non interessa nessuno, né la gestione della cosa pubblica interessa ai politicanti. Siamo tutti vittime, forse, ma siamo tutti colpevoli. Di fronte al futuro della nazione congolese abbiamo fallito tutti; gli uni attraverso le azioni, gli altri per omissione. Tutti noi dobbiamo guarire per risolvere il problema”.

AFRICA/GHANA - Oltre duemila giovani lanciano un messaggio di speranza ai loro coetanei in difficoltà

Accra -I giovani del Ghana non devono perdere la speranza nonostante le difficoltà che incontrano. È questo il messaggio lanciato dagli oltre duemila giovani che hanno partecipato alle due giornate di preghiera a Dodowa, un sobborgo di Accra, organizzate dall’Accra Archdiocesan Catholic Youth Council in preparazione della 32esima Giornata della Gioventù che si è celebrata a livello diocesano in tutto il mondo, ieri 9 aprile Domenica delle Palme. All’evento hanno partecipato Sua Ecc. Mons. Charles G. Palmer-Buckle, Arcivescovo di Accra, Sua Ecc. Mons. Joseph Kwaku Afrifah-Agyekum, Vescovo di Koforidua, esponenti politici e diversi sacerdoti.Il Presidente della AADCYC, Charles Mark Odoi, nel suo discorso ha sottolineato che i giovani del Ghana devono affrontare diversi problemi ed ha espresso preoccupazione per l’aumento dei suicidi tra i giovani notato negli ultimi mesi. Si tratta di una tendenza preoccupante, ha sottolineato, ed ha incoraggiato i loro compagni a confidare nell’aiuto di Dio: “La soluzione non è mettere fine alla propria vita. Siate coraggiosi come Maria che non temette la disgrazia pubblica”.Il Presidente della AADCYC ha infine rivolto un appello ai Vescovi perché creino consultori parrocchiali e scolastici per aiutare i giovani in difficoltà.

ASIA/PAKISTAN - Una comune campagna di pace di cristiani e musulmani, nel segno dell’ulivo

Lahore – Cristiani e musulmani in Pakistan vogliono costruire la pace sociale e religiosa nella nazione e, con questo intento, lanciano una campagna che ha scelto il simbolo dell’ulivo per indicare l’impegno comune: come riferisce a Fides la Commissione Nazionale per il Dialogo interreligioso e l'Ecumenismo, nella Conferenza Episcopale del Pakistan, presieduta dall’Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, per promuovere la pace e l’armonia è stata avviata in tutte le diocesi del Pakistan una simbolica campagna di piantagione di ulivi in scuole, chiese, moschee, madrase, seminari, istituzioni cristiane e islamiche. “L'ulivo è un albero sempre verde. Il ramo d'ulivo è un simbolo di abbondanza, gloria e pace. L'ulivo è il simbolo di pace, saggezza, gloria, fertilità, potenza e purezza. La colomba ha portato un ramo di olivo e Noè per dimostrare che il diluvio era finito. L'olivo e l'olio di oliva sono menzionati sette volte nel Sacro Corano e l'olivo è lodato come un frutto prezioso”, ricoda a Fides p. Francis Nadeem, Segretario esecutivo della Commissione, . “I leader islamici – riferisce Nadeem – hanno voluto che gli ulivi venissero piantati in diversi seminari dove gli studenti musulmani studiano e imparano a diventare esseri umani amanti della pace. In tal modo vogliamo e possano far emergere il desiderio innato di ogni essere umano di vivere in pace. Intendiamo promuovere la pace e l'armonia in particolare tra i bambini. Inoltre, come gli ulivi crescono di giorno in giorno nel giardino di un seminario, allo stesso modo ci aspettiamo che l'atteggiamento e le relazioni d'amore e di pace crescano tra i residenti e con il prossimo”. E’ significativo che questa campagna sia iniziata in Quaresima, e proseguirà per tutto il tempo di Pasqua, nota la Commissione e almeno cinque scuole islamiche in ogni diocesi hanno aderito all’iniziativa. Tra gli altri eventi che stanno caratterizzando in modo positivo le relazioni interreligiose, va notato l’invito della “Majlias Wahadat Muslimin”, congregazione religiosa islamica di carattere socio-politico, che ha organizzato di recente un incontro con la Commissione Nazionale per il Dialogo interreligioso e l'Ecumenismo, annunciando di voler attivare un'ala interconfessionale della congregazione per promuovere stabilmente iniziative di dialogo islamo-cristiano.

ASIA/SRI LANKA - Coltivatori di té a favore della gestione sostenibile del terreno

Ratnapura - Il settore dell’industria del té nello Sri Lanka risale ad oltre 150 anni fa e continua ad essere il principale motore dell’economia del Paese, dando impiego a 2 milioni e mezzo dei suoi 22 milioni di abitanti. La Direzione per lo Sviluppo dell’Esportazione segnala che il settore rappresenta il 62% di tutte le esportazioni agricole, genera 1.600 milioni di dollari ogni anno e conta una comunità di 400 mila piccoli coltivatori di té. Tuttavia, non mancano le difficoltà, soprattutto ambientali. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta contro la Desertificazione, il Paese ha un’alta percentuale di degrado del suolo, principalmente perchè gli agricoltori per decenni hanno usato nelle piantagioni erbicidi sintetici, senza inoltre prestare particolare attenzione alla tutela delle fonti di acqua e alla biodiversità vicine alle piantagioni. Il cambiamento climatico ha provocato ricorrenti siccità, piogge irregolari e l’incremento della erosione e acidificazione della teerra. Di conseguenza, gli arbusti del té marciscono e l’umidità del terriccio evapora, debilitando e danneggiando le radici delle piante. Tutti questi fattori hanno gradualmente impoverito la salute del suolo oltre a diminuire il suo livello di fertilità. Mentre il degrado colpisce l’intera industria, i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare dei piccoli produttori di tè sono particolarmente minacciati. Lo dichiara in una nota pervenuta a Fides il responsabile dei progetti dell’Autorità per lo Sviluppo dei Piccoli Stabilimenti di Té a Ratnapura, una zona australe che produce oltre il 70% del té dello Sri Lanka. Solo a Ratnapura esistono 150 piccole fattorie di tè, meno di quattro ettari, che danno lavoro a 100 mila agricoltori. Per aiutare gli agricoltori, la ADPET ha realizzato un progetto congiunto con il Programma delle Nazioni Unite per il Medio Ambiente per ridurre l’uso di erbicidi nelle piccole fattorie e invertire i processi di degrado mediante la gestione sostenibile della terra.

AMERICA/PERU’ - Dalla foresta peruviana si prega per le vittime del terrorismo in Egitto

Iquitos – La comunità cattolica di Iquitos, città nel bel mezzo della foresta amazzonica peruviana, ha celebrato la Domenica delle palme pregando perché il Venezuela riesca a trovare una soluzione politica e sociale alla crisi che sta attraversando, per le vittime dei disastri naturali del Perù e per le vittime della terribile azione terroristica in Egitto.Sua Ecc. Mons. Miguel Olaortúa Laspra, O.S.A., Vicario apostolico di Iquitos, è stato molto chiaro nel riferire ai pochi ma efficienti mezzi della stampa locale, i sentimenti della comunità cattolica: essere solidale con il popolo del Venezuela dinanzi alla difficile situazione che vive il paese. Anche se lontana geograficamente, la comunità cattolica, secondo quanto riferito da Mons. Olaortúa Laspra, ha pregato per l'Egitto, per le vittime di questa tragica violenza senza senso, ed anche per il Perù, perché dopo i disastri naturali provocati dal fenomeno del "Niño costero", che ha lasciato tantissime famiglie senza casa, cresca sempre di più la solidarietà della popolazione peruviana con i propri fratelli.

AFRICA/NIGERIA - Nomina del Vescovo di Ogoja

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 9 aprile 2017 ha nominatoVescovo della diocesi di Ogoja, in Nigeria, il Rev.do Donatus Edet Akpan, del clero di Ikot Ekpene, attualmente Parroco nell’Arcidiocesi di Abuja.Il Rev.do Donatus Edet Akpan, è nato il 7 agosto 1952, in Ikot Ada Utor, Urua Akpan Parish, Diocesi di Ikot Ekpene. Dopo le scuole primarie presso il St. Mary’s School, Nto Okpo , è entrato nel Seminario Minore Queen of Apostles . Ha iniziato gli studi di Filosofia al Bigard Memorial Seminary di Enugu , e li ha terminati al Seminario Maggiore St. Joseph di Ikot Ekpene . Ha completato invece gli studi teologici al Bigard Memorial Major Seminary di Enugu . E’ stato ordinato sacerdote il 12 ottobre 1985, incardinato nella Diocesi di Ikot Ekpene.Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi e studi: 1985-1987: Insegnante al Seminario Minore in Afaha Obong e Vice Parroco al Immaculate Conception Parish, Afaha Obong; 1987-1989: Diploma in Education e Masters in Biblical Theology presso l’University of Nigeria, Nsukka; 1989: Inviato a prestare servizio pastorale come sacerdote fidei donum nell’Arcidiocesi di Abuja; 1989-1991: Insegnante al Sts. Simon and Jude Seminary, Kuje; Vice Parroco di St. Kizito’s Parish, Kuje e St. Paul’s Parish, Gwagwalada; 1991-1994: Rettore del Seminario Minore Sts. Simon and Jude, Kule; 1994-2001: Parroco di Christ the King Parish, Kubwa; 2001-2006: Parroco di All Saints Parish, Dutse Alhaji; 2006-2011: Amministratore del Pro-Cattedrale Our Lady of Nigeria, Garki; 2011-2016: Parroco di Sts. Peter and Paul Parish, Nyanya, Abuja. Dal 2016: Parroco; Holy Rosary Parish, Wuse, Abuja; Presidente, Commissione Liturgica Arcidiocesana, Abuja; e Maestro di Cerimonie, Arcidiocesi di Abuja.La diocesi di Ogoja, eretta nel 1955, è suffraganea dell'Arcidiocesi di Calabar, ha una superficie di 12.557 kmq e una popolazione di 2.886.417 abitanti, di cui 910.584 sono cattolici. Ci sono 68 Parrocchie, 100 sacerdoti , 3 religiosi non sacerdoti, 46 suore e 126 seminaristi.

AMERICA/VENEZUELA - “Dobbiamo difendere i nostri diritti ma senza violenza” ribadisce il Card. Urosa

Caracas – "Dobbiamo controllarci e agire con calma, in modo razionale, cercando la comprensione con gli altri. L'abbiamo detto negli ultimi messaggi della Conferenza Episcopale: dobbiamo difendere i nostri diritti e i diritti degli altri, ma dobbiamo farlo senza violenza, seguendo la Costituzione e le leggi". Sono le parole del Card. Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, pronunciate ieri, durante la celebrazione della Domenica delle palme nella Cattedrale della capitale.In una chiesa gremita come poche volte succede, l'Arcivescovo ha chiamato i fedeli a non perdere la speranza dinanzi alla terribile situazione che vive il paese.La nota inviata a Fides dall'Arcidiocesi di Caracas, conclude riportando l'invito del Cardinale a partecipare alle celebrazioni di questa Settimana Santa in tutte le chiese del Venezuela, e a pregare per la situazione del paese.Purtroppo la tensione in Venezuela non si allenta. Per due giorni ci sono state diverse manifestazioni in diverse località del paese, alcune anche violente. Per oggi l'opposizione ha invitato a manifestare in 23 città per appoggiare il processo della Camera per rimuovere i sette magistrati della Corte Suprema accusati di aver organizzato un "golpe de Estado".

ASIA/VIETNAM - Nomina del Coadiutore di Dà Lat

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 8 aprile 2017 ha nominato Vescovo Coadiutore della diocesi di Dà Lat il Rev.do Dominic Nguyen Van Manh, Vicario Giudiziale della medesima diocesi.Il Rev.do Dominic Nguyen Van Manh è nato il 12 agosto 1955 a Can Tho. Dal 1966 al 1973 è stato alunno del Seminario Minore Simon Hoa di Dà Lat. Dal 1973 al 1977 ha compiuto gli studi di Filosofia e di Teologia al Collegio S. Pio X di Dà Lat, rimanendo, poi, nel medesimo Collegio come sorvegliante, dal 1977 al 1980. È stato ordinato sacerdote il 29 maggio 1994 per la Diocesi di Dà Lat.Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1994-2003: Vicario parrocchiale della parrocchia di Tan Hoa, Bao Loc; 2003-2009: Studi a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana, dove ha conseguito il Dottorato in Diritto Canonico; in quegli anni ha risieduto presso il Pontificio Collegio San Paolo; dal 2009: Vicario Giudiziale della Diocesi di Dà Lat.La Diocesi di Dà Lat , è suffraganea dell’Arcidiocesi di Hochiminh Ville. Ha una superficie di 8.764 kmq e una popolazione di 1.246.200 abitanti, di cui 377.492 sono cattolici. Ci sono 96 parrocchie, 290 sacerdoti , 275 religiosi non sacerdoti e 932 religiose, 76 seminaristi maggiori.

AFRICA/ETIOPIA - Dimissioni del Vicario apostolico di Hosanna e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 8 aprile 2017 ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di Hosanna , presentata da S.E. Mons. Woldeghiorghis Matheos. Il Papa ha nominato Vicario Apostolico di Hosanna il rev.do Seyoum Franso Noel, Vicario Delegato del Vicariato Apostolico di Meki e Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie. Gli è stata assegnata la sede titolare vescovile di Eminenziana.Il Rev.do Seyoum Franso Noel è nato il 20 agosto 1970 in Etiopia, nella zona Arsi , nel Vicariato Apostolico di Meki. Dopo gli studi secondari presso la scuola cattolica di Meki, ha studiato Filosofia e Teologia nell’Istituto Francescano Cappuccino ad Addis Abeba, affiliato alla Pontificia Università Urbaniana, dove ha conseguito il Baccalaureato in Teologia.Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta il 5 settembre 1998 per il Vicariato Apostolico di Meki, ha ricoperto i seguenti incarichi: 1998-1999: Assistente del Rettore del Seminario Maggiore di Meki ad Addis Abeba; 1999-2002: Rettore del Seminario Minore di Meki e assistente del Parroco della Cattedrale; 2001-2003: Ha frequentato corsi di Management generale presso l’Istituto Alpha Education and Share Company ad Addis Abeba, conseguendone il diploma; 2002-2006: Assistente del Segretario nel Segretariato Cattolico Nazionale ad Addis Abeba; 2006-2012: Ha studiato Missiologia presso la Pontificia Università Urbaniana, dove ha conseguito la Licenza e il Dottorato, risiedendo nel Pontificio Collegio S. Pietro.Dal 2012 è Vice Segretario generale del Segretariato Cattolico Nazionale ad Addis Abeba, dal 2013 Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie e dal 2016 Direttore del Dipartimento Pastorale del Segretariato Cattolico. Dal 2015 è anche Vicario Delegato di Meki.Il Vicariato Apostolico di Hosanna, eretto nel 2010, ha una superficie di 8.214 kmq e una popolazione di 2.695.564 abitanti, di cui 124.225 sono cattolici. Ci sono 29 parrocchie, 60 sacerdoti , 42 suore, 2 diaconi prossimi all’ordinazione presbiterale e 4 seminaristi maggiori.

AFRICA/MADAGASCAR - Assalito un convento di suore ad Antsirabe; presi i banditi

Antananarivo - Ventisei persone sono state fermate da polizia e gendarmeria ad Antsirabe nel centro del Madagascar in relazione al violento assalto al convento delle Sœurs de Notre Dame de la Salette di Antsahatanteraka Antsirabe, perpetrato nella notte del 1° aprile.Sette banditi intorno all’una e mezza hanno forzato le porte del convento ed hanno assalito le religiose nelle loro stanze. Una volontaria tedesca, una religiosa malgascia e tre ospiti hanno subito violenza sessuale. Un inserviente della comunità che ha cercato di difendere le donne è stato severamente picchiato.Dopo aver razziato denaro, telefoni cellulari e altro, i banditi sono fuggiti. Delle 26 persone fermato sette sono accusate di aver preso parte all’assalto, mentre le altre sono state sentite in qualità di testimoni.La Conferenza Episcopale del Madagascar ha severamente condannato il crimine commesso contro le religiose. “Condanniamo con forza quello che è avvenuto” afferma un comunicato dei Vescovi, che chiedono “allo Stato di prendere provvedimenti rigorosi per far fronte allo spaventoso susseguirsi di atti di banditismo in tutta l’isola”.“La Conferenza Episcopale incoraggia i religiosi e le religiose che si sono offerti di servire nel Paese a non venire meno alla loro vocazione” conclude il messaggio.

ASIA/SIRIA - L'Arcivescovo siriano Hindo: nell'attacco deciso dagli USA anche ragioni di politica interna

Hassakè - “Il Presidente Trump pensa come un uomo d'affari, e si comporta come un uomo d'affari. Con l'attacco contro la base siriana guadagna anche consenso in settori influenti del potere USA che potevano avversarlo, e all'esterno rassicura la Turchia, l'Arabia Saudita e i Paesi del Golfo”. Ne è convinto l'Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'arcieparchia siro-cattolica d Hassakè-Nisibi. Secondo l'Arcivescovo, residente nella provincia siriana nord-orientale di Hassakè, l'attacco USA “era già predisposto, per questo non hanno voluto prendere in nessuna considerazione le richieste di indagini più approfondite sulle responsabilità dedelle vittime dell'avvelenamento con armi chimiche avvenuto nella provincia di Idlib. E quanto alle 'prove inconfutabili' che la CIA avrebbe sulle responsabilità dell'esercito di Assad, ricordiamo bene quelle, anch'esse 'inconfutabili', che Colin Powell mostrò all'ONU per giustificare l'intervento in Iraq”. In ogni caso, Jacques Behnan Hindo non crede che la nuova fase di tensione possa portare a uno scontro diretto tra le potenze globali sul territorio siriano. “I russi” fa notare l'Arcivescovo siro cattolico conversando con l'Agenzia Fides “hanno voluto far sapere che dei 59 missili lanciati dagli USA, nemmeno la metà hanno colpito qualche obiettivo. Mi viene da pensare che gli altri potrebbero essere stati intercettati dagli stessi strumenti contro-missilistici russi. In ogni caso, da anni in Siria le potenze si fanno guerra per procura, ma non credo al passaggio a uno scontro diretto tra USA e Russia nello scenario siriano: cercheranno un compromesso, perchè neanche gli USA vogliono che in Siria si crei uno Stato in mano agli islamisti di Jabhat al Nusra. Preferiscono stabilizzare la situazione, e poi, nei tempi medio-lunghi, pensare al dopo-Assad”. .

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Irruzione di un ex combattente armato nella cattedrale di Bouaké

Abidjan - Un ex combattente smobilitato ha fatto irruzione nella cattedrale di Santa Teresa del Bambino Gesù a Bouaké, nel centro della Costa d’Avorio, minacciando un sacerdote che prestava servizio nel luogo di culto.Il prete, p. Victorien, è riuscito a rinchiudersi un ufficio ma l’uomo, ha cercato di entrarvi sparando un colpo contro la porta. Grazie all’arrivo dei gendarmi il forsennato è stato immobilizzato e catturato.Il fatto è avvenuto nella tarda mattinata del 6 aprile quando l’uomo ha fatto irruzione nella cattedrale impugnando un’arma da fuoco e reclamando una parte dei 12 milioni di Franchi CFA che sono stati affidati all’Arcivescovo di Bouaké, Sua Ecc. Mons. Paul Siméon Ahouana Djro, nella sua qualità di Presidente della la CONARIV, . Quest’organismo ha sostituito nel 2015 la vecchia Commissione Dialogo, Verità e Riconciliazione, che era stata criticata per le spese eccessive e l’assenza di risultati. La CONARIV è incaricata di finire il lavoro della precedente commissione e di indennizzare le vittime della guerra civile durata dal 2002 al 2011.La guerra ha lasciato un gran numero di ex combattenti smobilitati che faticano a inserirsi nella vita civile. Altri sono stati invece arruolati nelle forze armate regolari. Negli ultimi mesi però diverse unità militari si sono ammutinate per chiedere un aumento dei salari , alimentando il senso di precarietà che pervade il Paese, al punto che a gennaio i Vescovi hanno denunciato “un clima deleterio che rischia di compromettere le conquiste fatte” .

ASIA/IRAQ - Piana di Ninive liberata, ma i cristiani non tornano

Mosul – Sono trascorsi diversi mesi da quando sono stati liberati le città e i villaggi della Piana di Ninive abbandonati nel 2014 dai loro abitanti cristiani, che erano fuggiti davanti all'avanzata delle milizie jihadiste dello Stato Islamico. Ma nonostante l'avvenuta riconsquista, di quell'area da parte delle forze anti-jihadiste, non si è registrato nessun consistente flusso di ritorno dei cristiani verso quell'area. Il parlamentare Yonadam Kanna, Segretario generale del Movimento democratico assiro, in un articolato intervento diffuso dai media locali ha provato a indicare alcune delle cause di tame mancato ritorno. Tra di esse, ha inserito anche l'incertezza su futuro assetto olitico-istituzionale della regione, di fatto ancora “contesa” tra il governo centrale di Baghdad, che ne rivendica il pieno controllo politico, e il governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, che punta a allargare la propria sfera di influenza su quell'area, perseguendo di fatto il disegno di un'autonomia sempre più marcata dal governo centrale, che faccia del Kurdistan iracheno il primo nucleo internazionalmente riconosciuto di una nazione curda indipendente. Tra le altre cause elencate da Kanna per giustificare il mancato ritorno dei cittadini cristiani – caldei, assiri e siri – nella Piana di Ninive c'è la perdurante presenza sul territorio di forze militari e gruppi armati di diversa appartenenza, in teoria uniti nella battaglia comune contro l'autoproclamato Stato Islamico, ma anche intenzionati a rivendicare le proprie prerogative contrastanti nei territori liberati dai miliziani jihadisti. Inoltre, a tenere lontani dalle proprie terre i cristiani sfollati della Piana di Ninive contribuiscono anche gli innumerevoli casi documentati di esproprio illecito di case e beni immobiliari, perpetrati ai loro danni da vere e proprie organizzazioni e clan dotati di complici anche negli uffici amministrativi catastali. Secondo il dottor Michael Benjamin, direttore del Centro Studi Ninive, le denuncie presentate a questo riguardo anche alle autorità della Regione autonoma del Kurdistan iracheno negli ultimi anni non hanno prodotto alcun cambiamento: le terre sottratte illegalmente a proprietari cristiani in diverse aree, città e villaggi, anche nelle province di Dohuk e di Erbil, ammontano a migliaia di acri. Già lo scorso anno alcune centinaia di cristiani siri, caldei e assiri, provenienti dalla regione di Nahla, nella provincia irachena settentrionale di Dohuk, avevano organizzato una manifestazione davanti al Parlamento della Regione autonoma del Kurdistan iracheno per protestare contro le espropriazioni illegali dei propri beni imobiliari subite negli ultimi anni ad opera di influenti notabili curdi, già più volte denunciate - finora senza esito - presso i tribunali competenti. Riguardo al futuro della presenza cristiana nell'Iraq del nord c'è da registrare la presa di posizione dello sheikh Abdul Mahdi Karbalai, rappresentante ufficiale dell'Ayatollah Ali al Sistani, massima autorità sciita in Iraq, che in un recente incontro con una delegazione di cristiani di Mosul ha espresso la piena disponibilità a contrastare tutti i tentativi di manomettere la composizione etnica e religiosa che caratterizzava quella regione prima dell'arrivo dei jihadisti di Daesh, e a sostenere tutte le iniziative richieste per favorire il ritorno dei cristiani della Piana di Ninive alle proprie case e alle proprie città. .

AMERICA/HONDURAS - Migliaia di minori sfruttati nel campo del lavoro a causa di povertà e mancanza di istruzione

Tegucigalpa - Il lavoro minorile in Honduras è una problematica che preoccupa le Organizzazioni a favore dei diritti dell’infanzia. Secondo il Segretariato per il Lavoro e la Sicurezza Sociale, negli ultimi anni sono stati registrati almeno 435 mila bambini lavoratori. I settori nei quali le piccole vittime vengono prevalentemente sfruttate sono quello agricolo e l’agroindustria, come pure l’edilizia e il turismo. I minori vengono anche coinvolti nelle attività domestiche. Le organizzazioni formano personale per indirizzare gli honduregni sulle condizioni che consentono di mettere sotto contratto un minore. Tra le cause più comuni del lavoro minorile emergono la povertà, la mancanza di istruzione e il fattore culturale che considera ‘normale’ il fenomeno.

AMERICA/COLOMBIA - La forza delle parole: un progetto per portare la lettura ai minori dei quartieri più remoti

Bogotá - Nonostante nella capitale colombiana ci siano 8 milioni e mezzo di abitanti e 19 biblioteche pubbliche, queste si trovano lontane dalle aree più povere. Nei quartieri più precari i libri sono un lusso troppo costoso per i bambini. Grazie al ‘signore dei libri’, come è stato soprannominato l’uomo che da quasi 20 anni raccoglie dalla spazzatura i libri che la gente butta via, è stata creata una prima biblioteca comunitaria in un quartiere povero di Bogotà. Dall’impegno di quest’uomo è nato il progetto ‘La forza delle parole’ che, insieme ad altre attività, organizza laboratori di lettura. Senza aiuti istituzionali e sovvenzioni, l’uomo muovendosi con un furgone ha deciso di avvicinare alla letteratura i bambini e le bambine dei luoghi più remoti della Colombia e alle zone indigene dove i libri non arrivano. Si tratta di un progetto nato per la pura dedizione verso gli altri di una persona e della sua famiglia che attraverso il mondo dei libri si sono impegnati a facilitare la lettura e l’istruzione per tutti.

ASIA/INDIA - I preti diocesani si ispirano a Madre Teresa

Calcutta – I preti diocesani in India vogliono avere come modello e fonte di ispirazione Madre Teresa di Calcutta: lo affermano 113 membri della Conferenza dei sacerdoti diocesani dell'India , provenienti da 67 diocesi, riunitisi nei giorni scorsi a Calcutta sotto la guida di diversi Vescovi, tra i quali Mons. Thomas D'Souza, Arcivescovo di Calcutta. Il tema dell'incontro è stato “La vita e la missione di Madre Teresa riflessa nella vita e nella missione dei sacerdoti diocesani”. P. Raymond Joseph Irudhayasamy, Segretario esecutivo della Commissione delle vocazioni, seminari, clero e religiosi nella Conferenza episcopale, nota a Fides: “Credo che l'effetto di questo incontro durerà per anni nei cuori e nelle menti dei sacerdoti diocesani dell'India”. I preti hanno compiuto un pellegrinaggio alla tomba di Madre Teresa pregando e celebrando l’Eucaristia sulla sua tomba, restando “profondamente toccati dal suo ardente desiderio di amare solo Cristo” e di rendere l’Eucaristia “il perno della sua vita”. “La Madre si è chinata per servire lo stesso Gesù che ha visto nei più poveri tra i poveri, nei malati terminali o incurabili. Ci insegna con la sua vita che la santità non è un lusso di alcuni, ma una priorità pastorale per ogni sacerdote diocesano”, ha proseguito. Salvatore Lobo, Vescovo di Baruipur, ha parlato all’assemblea di “resa totale a Gesù, amare solo Gesù, per dare solo Gesù e vivere solo per Gesù”, invitando i preti a “essere il volto di Cristo in terra”. Madre Teresa di Calcutta, ha ricordato, era “modello esemplare di silenzio, profonda amicizia con Gesù e di evangelizzazione attraverso la sua vita”.A conclusione dell’incontro la Conferenza dei preti diocesani ha rilasciato una dichiarazione in cui si legge: “Noi, sacerdoti diocesani, apprezzando il nostro dono divino del sacerdozio, ci sforzeremo di assimilare i valori vissuti da Madre Teresa, in particolare il suo spirito di universalità che la spingeva verso ogni sofferente, a prescindere dal credo, casta o paese. Sarà nostro sforzo servire quanti sono emarginati economicamente e spiritualmente nelle nostre parrocchie, oltre i confini della nostra comunità di fede. Decidiamo di celebrare l’Eucaristia ricordando il consiglio materno di Madre Teresa: celebra questa Messa, come se fosse la tua prima Messa, come se fosse la tua ultima Messa, e come se fosse l’unica. Ci impegniamo a rispettare la dignità umana di ogni individuo con cui entriamo in contatto e a svolgere il nostro ministero sacerdotale con il massimo amore, perché diventi fonte di ispirazione per tutti”.

AMERICA/ARGENTINA - “La speranza cristiana ci deve responsabilizzare per difendere i nostri diritti”, lettera del Vescovo di Posadas

Posadas – Il Vescovo della diocesi di Posadas, Sua Ecc. Mons. Juan Rubén Martínez, in preparazione alle celebrazioni della Settimana Santa, ha pubblicato una lettera dove scrive che "sarebbe ipocrita pretendere di uscire dalle difficoltà personali e sociali, dalla crisi di valori e dalle forme di corruzione, e non decidere di prendere il proprio impegno responsabile per costruire un futuro migliore". Il Presule, nella lettera pervenuta a Fides, ricorda che alla base di tutto questo c’è l'incarnazione: "Dio ha voluto diventare uno di noi e, quindi, legarsi alla storia umana. Ecco perché si parla di una fede impegnata con la storia, con il dramma umano, con la ricerca di trasformazione, con la certezza della dinamica di Pasqua, della morte e della vita, che ci conduce all'eternità"."Dobbiamo tenere gli occhi aperti – prosegue - per discernere e scartare quelle false promesse o qualche tipo di speranza umana facile, senza alcuna difficoltà e senza la responsabilità nella costruzione e nel compito di trasformare la nostra società".“La speranza cristiana – conclude Mons. Juan Rubén Martínez - ci deve responsabilizzare per difendere i nostri diritti, ma soprattutto ad assumerci i nostri doveri di cittadini. Questo compito inizia con l'impegno nelle piccole cose di tutti i giorni, nella nostra città o quartiere, nella scuola o in parrocchia. Possiamo dire che se ci sono leader sociali, politici, religiosi inadeguati è a causa della nostra mancanza di responsabilità e di una regolare partecipazione, compreso l'uso del voto".L’Argentina, e in modo particolare Posadas, vivono un momento di grande tensione: ieri, 6 aprile, si è svolto il primo sciopero generale per protestare contro il governo del presidente Mauricio Macri. La grande mobilitazione è stata promossa dalla Central General de Trabajadores , la maggiore organizzazione sindacale del paese, e ha avuto una grandissima adesione nei settori dei trasporti, della sanità, nelle banche, nelle scuole e nel settore pubblico e privato.

AFRICA/MALI - A due mesi dal rapimento nessuna notizia di suor Cecilia nonostante l’incriminazione di 4 persone

Bamako -“Dov’è nostra Sorella Gloria? Chi sono i suoi rapitori? E chi sono quelli che la detengono ancora oggi?” Sono le domande che si pongono i responsabili della “cellula di comunicazione” della diocesi di Karangasso, a due mesi dal rapimento di Suor Gloria Cecilia Narváez Argoty, la religiosa colombiana della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata, sequestrata il 7 febbraio a Karangasso nel sud del Mali . Il comunicato fa comprendere che la religiosa è stata trasferita dai suoi rapitori ad un altro gruppo che ora la tiene in custodia.La diocesi lamenta inoltre di aver appreso il 3 aprile “dalla stampa” che quattro persone sono state formalmente accusate del sequestro. Si tratta del cuoco della parrocchia , di due autisti dell’ambulanza del dispensario cattolico e di un parrocchiano di Karangasso.“Malgrado questi fatti rimangono le domande su dove si trovi suor Cecilia e su chi la tiene ancora prigioniera” afferma il comunicato.La diocesi invita tutti a intensificare la preghiera per la liberazione della religiosa. I Vescovi del Mali hanno indetto oggi una novena in tutte le diocesi del Paese “per affidare suor Gloria e i suoi rapitori alla protezione del Signore”.

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