Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/VENEZUELA - L’Assemblea Nazionale dichiara “l’abbandono dell’incarico” da parte del Presidente

Caracas – L'Assemblea Nazionale del Venezuela, in cui la maggioranza dei deputati è dell'opposizione, ha dichiarato ieri "l'abbandono dell'incarico" da parte del Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e ha chiesto una soluzione elettorale dinanzi alla crisi che attraversa la nazione perché "sia il popolo ad esprimersi attraverso il voto". "L' unico modo per risolvere i gravi problemi del paese è quello di restituire il potere al popolo del Venezuela e, di conseguenza, indire elezioni libere" si legge nell'accordo approvato con il consenso di 106 parlamentari su 167, molti più del minimo richiesto di 84.Ieri, in una sessione molto agitata, l'opposizione ha accusato Maduro di non adempiere ai suoi doveri e di far precipitare il paese in una crisi senza precedenti, con scarsità di cibo e medicine, la più alta inflazione al mondo e una criminalità dilagante. Maduro è ritenuto responsabile della "grave spaccatura dell'ordine costituzionale" per la violazione dei diritti umani e la devastazione delle basi economiche e sociali della nazione.Secondo la Costituzione del Venezuela, si legge nella nota pervenuta a Fides, la mancanza del Presidente viene dichiarata per la sua morte o le sue dimissioni, per la rimozione dalla carica da parte del Tribunale Supremo di Giustizia , per disabilità fisica o mentale, per la revoca popolare del suo mandato o "l'abbandono dell'incarico", come dichiarato ieri dall'Assemblea Nazionale.Il Presidente della Conferenza Episcopale del Venezuela, Sua Ecc. Mons. Diego Rafael Padrón Sánchez, Arcivescovo di Cumaná, aprendo sabato 7 gennaio i lavori dell’Assemblea plenaria dell’Episcopato, ha prima illustrato il cammino recente della Chiesa nel paese sudamericano con al primo posto la ricezione del magistero di Papa Francesco e del Vangelo della misericordia nella prospettiva di una sempre maggiore valorizzazione del laicato, quindi ha fatto un appello a “disarmare gli spiriti” e a rilanciare tutti insieme, governo, opposizioni e forze sociali, la strada impegnativa ma comunque obbligata del dialogo.

AMERICA/ECUADOR - Nomina del Direttore nazionale delle POM

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 8 gennaio 2017 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Ecuador per un quinquennio , il rev.do Ricardo Eduardo Garcia Loor, del clero arcidiocesano di Porto Viejo. Il nuovo Direttore nazionale ha 47 anni. Ha conseguito la licenza in Liturgia presso il Pontificio Istituto Liturgico S.Anselmo a Roma. E’ stato Segretario esecutivo della Commissione episcopale per la liturgia della Conferenza Episcopale dell’Ecuador. E’ stato parroco in diverse parrocchie e attualmente è parroco della parrocchia San Juan Apostol a Portoviejo, di recente creazione.

AFRICA/EGITTO - Il Presidente al Sisi: nella nuova capitale farò costruire la chiesa più grande della nazione

Il Cairo – Sarà la chiesa copta più grande d'Egitto, verrà inaugurata entro il 2018 nella nuova capitale che sta sorgendo ai margini della metropoli del Cairo, e avrà tra i suoi finanziatori diretti il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. L'annuncio del progetto è stato dato dallo stesso al Sisi in occasione della sua partecipazione alla liturgia del Natale nella Cattedrale copta ortodossa del Cairo, celebrata dal Patriarca Tawadros II. Il Presidente egiziano ha riferito di aver destinato 100mila sterline egiziane al primo finanziamento dell'iniziativa, che prevede la costruzione in contemporanea della più grande moschea e della più grande chiesa egiziane all'interno dell'ambizioso progetto urbanistico destinato a creare dal nulla una nuova città, dove verranno concentrati anche gli uffici del governo e le sedi delle istituzioni politiche. Nel corso del suo intervento – riportano i media egiziani – il Capo di Stato ha confermato anche l'impegno preso di far ricostruire tutte le chiese danneggiate o distrutte nell'estate 2013, durante i disordini seguiti alla deposizione dell'ex Presidente islamista Mohammed Morsi. Quella di quest'anno è stata la terza partecipazione del Presidente al Sisi alla messa di Natale nella Cattedrale copta ortodossa. Prima di lui, nessun Capo dello Stato egiziano era intervenuto di persona alla celebrazione di solennità cristiane. .

AFRICA/SUD SUDAN - “La grazia presidenziale per i prigionieri politici” chiesta dall’Arcivescovo di Juba

Juba - “Chiedo al Presidente di perdonare tutti i prigionieri politici e i detenuti per reati minori, e quelli che potrebbero essere stati arrestati sulla base di accuse non circostanziate o di sospetti” ha chiesto Sua Ecc. Mons. Paulino Lukudu Loro , Arcivescovo di Juba, capitale del Sud Sudan, rivolgendosi al Presidente Salva Kiir. Questi ha promosso un “dialogo nazionale” per far uscire il Sud Sudan dalla gravissima crisi politica e militare nata all’indomani del tentativo di colpo di stato del dicembre 2013. Mons. Lokudu ha lodato l’iniziativa del Capo dello Stato, sottolineando però che il vero dialogo inizia dal perdono. Nonostante la situazione precaria le festività natalizie e di fine anno si sono svolte pacificamente nella maggior parte del Paese.

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Rientrata la ribellione dei militari, ma rimane un clima di violenza di fondo, come denunciato dalla Chiesa

Abidjan - È tornata la calma in Costa d’Avorio dove i militari in rivolta avevano seminato il panico in diverse città del Paese compresa la capitale economica, Abidjan. La rivolta era partita da Bouaké, il feudo della ribellione che aveva diviso il Paese tra il 2002 e il 2011 e dove l’attuale Presidente Alassane Ouattara ha la sua base elettorale.L’accordo con i soldati ammutinati è stato raggiunto dal Ministro della Difesa, Alain Richard Donwahi, che si era recato il 7 gennaio a Bouaké . L’intesa prevede aumenti salariali, il pagamento degli stipendi arretrati e procedure più veloci per le promozioni di grado.La rivolta dei militari di quest’anno era stata preceduta da quella del 2014 anch’essa incentrata su rivendicazioni economiche. La Costa d’Avorio è reduce dalla grave crisi del 2002-2011 che aveva portato alla divisione del Paese in un’area governativa e in un’altra sotto il controllo dei ribelli. La crisi ha lasciato profondi segni nella società locale. Nel suo messaggio di fine anno il Cardinale Jean Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, ha ricordato il clima di violenza che si riscontra nella società ivoriana: “Come possiamo comprendere dei bambini così assetati di sangue? Come potete constatare questi giovani e questi bambini vivono costantemente in una forma di violenza che riproducono: violenza a scuola, violenza nella politica, violenza in famiglia, violenza sugli schermi della televisione, violenza nei nuovi giochi di società che noi, gli adulti, gli offriamo!”.Ricordando i giovani che tentano l’avventura dell’emigrazione all’estero, il Card. Kutwa sottolinea che anche questa può essere considerata una forma di violenza “che si sta ampliando e alla quale occorre trovare una soluzione al più presto”. Secondo il Cardinale, bisogna interrogarsi sulle motivazione che spingono i giovani a cercare di emigrare all’estero. “Il nostro quadro di vita, la situazione economica interna, l’impiego, gli sbocchi per l’avvenire attraggono ancora al punto di mettere fine a questo esodo dei tempi nuovi? Come possiamo comprendere il fatto che i nostri figli siano preoccupati di guadagnare denaro il più rapidamente possibile e senza sforzo? Quale significato ha per loro la cultura del merito?”.

ASIA/IRAQ - Liberato un quartiere cristiano di Mosul. Sacerdote caldeo: non tutti i rifugiati torneranno

Mosul – Nella giornata di domenica 8 gennaio l'esercito regolare iracheno ha ripreso il controllo di al Sukkar, quartiere orientale di Mosul un tempo abitato in maggioranza da famiglie cristiane. Lo riferiscono fonti locali alla testata online ankawa.com. Il quartiere comprende almeno 700 case appartenenti a proprietari cristiani, alcune delle quali erano state occupate da miliziani stranieri dello Stato Islamico confluiti a Mosul dopo che la città era divenuta il principale caposaldo in terra irachena dell'auto-proclamato Califfato. Molte delle case del quartiere erano state segnate con la lettera araba “Nun”, iniziale della parola Nasara, che significa cristiano, per indicare che quelle case potevano essere espropriate ed erano a disposizione dei sostenitori del Daesh. Le abitazioni erano state abbandonate dai cristiani da quando, il 9 giugno 2014, Mosul era caduta nelle mani dei jihadisti dello Stato Islamico. Secondo le notizie riportate dalle fonti locali, buona parte degli edifici e anche l'ospedale pediatrico situato nel quartiere risultano distrutti o danneggiati. “Le notizie che giungono da Mosul richiamano certo la nostra attenzione” dichiara all'Agenzia Fides padre Thabit Mekko, sacerdote caldeo della città nord-irachena, attualmente sfollato a Erbil insieme ai suoi fedeli “ma la situazione è ancora pericolosa, ci sono cecchini nelle strade ed è ancora prematuro pensare a un rientro dei cristiani fuggiti dalle loro case. Una tale ipotesi sarà presa in considerazione solo quando la sicurezza sarà assicurata. Tante famiglie non hanno ancora deciso cosa faranno. E comunque non tutti quelli che hanno lasciato Mosul davanti all'avanzata del Daesh vi faranno ritorno”. Intanto, a Baghdad, la giornata di domenica 8 gennaio è stata funestata da un ennesimo attentato avvenuto nel distretto a maggioranza sciita di Jamila. L'esplosione di un'autobomba in un affollato mercato all'ingrosso, rivendicata da Daesh, ha provocato almeno 12 vittime e 50 feriti. .

AMERICA/BRASILE - La situazione nelle carceri: una bomba a orologeria che potrebbe esplodere in qualsiasi momento

Manaus – "Parlare di carcere significa parlare di una fabbrica di torture, che produce violenza e genera mostri. E' un ambiente stressante e la barbarie è costante" afferma padre Valdir João Silveira, Coordinatore nazionale della Pastorale Penitenziaria del Brasile, nel testo pervenuto a Fides. Dopo la notizia della tragedia accaduta il 4 gennaio nel penitenziario di Anísio Jobim a Manaus, dove secondo la Segreteria della Sicurezza dell'Amazzonia sono morte 56 persone, sono molte le denunce dei familiari e delle istituzioni che collaborano nell'assistenza dei carcerati in questo centro ed in altre centri penitenziari del paese."Possiamo trovare solo persone ferite, celle piene e pessima alimentazione. Ciò che è accaduto a Compaj, accade da molto in diversi luoghi del Brasile, a Rio Grande do Norte, a Rondonia e Parana... Si tratta di una bomba a orologeria che potrebbe esplodere in qualsiasi momento, in tutto il paese" ha ribadito padre Valdir parlando ai giornalisti.Secondo il sacerdote, ogni giorno si verificano diversi disordini nel paese, ma solo quelli più importanti vengono riportati dalla stampa. Le rivolte sono motivate dal sovraffollamento e forse potranno diminuire solo dopo che il governo avrà preso una serie di misure. La prima dovrebbe essere quella di fornire assistenza legale ai detenuti, che trascorrono troppo tempo in attesa prima di essere processati. Il sacerdote ha sottolineato che molti prigionieri in attesa di giudizio sono in cella con prigionieri già condannati.Secondo le ultime agenzie di informazione locali, la situazione non è tranquilla e il governo, poche ore fa, ha autorizzato l'invio di forze federali in tre stati del Brasile per contenere le rivolte nelle carceri di queste regioni. Dopo il caso di Manaus, c'è stato il massacro di Monte Cristo a Boa Vista , dove il 6 gennaio sono stati uccisi 33 detenuti, secondo la stampa locale per rappresaglia dei fatti di Manaus.

ASIA/FILIPPINE - L'arcidiocesi di Manila potenzia l’impegno per il recupero dei tossicodipendenti

Manila - L'arcivescovo di Manila, il card. Luis Antonio Tagle, ha firmato un accordo che stabilisce una partnership tra l'arcidiocesi di Manila e la "Fazenda da Esperança" , speciale "fattoria terapeutica" che accoglie tossicodipendenti che, lavorando all'interno della azienda agricola, seguono un iter di disintossicazione e liberazione dalla droga. Il memorandum d'intesa, firmato con uno dei fondatori della Fazenda, il missionario belga padre Hans Stapel, è stato siglato durante la "Giornata della speranza" al termine della messa tenutasi nella cattedrale di Manila ieri, domenica 8 gennaio.Come appreso da Fides, il cardinale ha detto: "Per ogni vita c'è una speranza", riferendosi al recupero dei tossicodipendenti, soprattutto giovani, e al loro possibile pieno reinserimento nel tessuto sociale . "I giovani possono uscire dalle tenebre. Gesù Cristo è più forte della droga", ha riecheggiato padre Stapel, annunciando che l'azienda - presente già altre città come Milagros, Masbate e Naga City – intende aprire altri centri nelle Filippine. La Fazenda è stata fondata nel 1983 a San Paolo del Brasile e ora ha oltre cento comunità terapeutiche in Mozambico, Paraguay, Argentina, Guatemala, Messico, Germania, Portogallo.Padre Anton Pascual, direttore esecutivo della Caritas Manila, ha detto che l'intesa siglata ha l’obiettivo di stabilire una cooperazione tra l'azienda e un programma già avviato dalla Caritas Manila, che si occupa di accompagnare i drogati e le loro famiglie attraverso un percorso di formazione spirituale, consulenza, progetti di assistenza e formazione professionale.L'accordo vuole essere anche una risposta alla campagna di eliminazione del crimine e della droga promossa dal presidente Rodrigo Duterte che - nonostante le critiche delle Ong per l'atteggiamento giustizialista della polizia e dei gruppi di "vigilantes" - ha già ucciso in sei mesi oltre 6.200 persone. La Chiesa cattolica nelle Filippine intende mostrare alle istituzioni che la via per condurre una "guerra alla droga" è la sensibilizzazione culturale e la riabilitazione e il recupero dei tossicodipendenti, non la loro soppressione.

AMERICA/MESSICO - Ancora nessuna notizia dopo la scomparsa di padre Joaquin

Coahuila – Ancora non ci sono notizie del sacerdote scomparso la settimana scorsa in Messico: la diocesi di Saltillo, Coahuila , informa in un comunicato che il sacerdote, Joaquin Hernandez Sifuentes è scomparso da martedì 3 gennaio 2017. Padre Hernandez Sifuentes, si legge nel comunicato pervenuto a Fides, opera presso la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù e doveva prendersi una vacanza da quel giorno, ma non ha risposto alle chiamate dagli amici, quindi sono partite le ricerche. Un fedele della parrocchia ha visto la mattina molto presto di martedì 3 gennaio, due ragazzi sull'auto del sacerdote, ma con loro non c'era padre Joaquin, si legge ancora nel comunicato.Nel controllare la stanza di padre Joaquin, gli altri sacerdoti hanno notato che la sua valigia e gli abiti erano al loro posto e l'armadio era aperto. Anche gli occhiali erano rimasti nella stanza, occhiali che gli erano necessari per leggere e per guidare. Per questo è stata presentata una denuncia di scomparsa al Procuratore Generale. La diocesi di Saltillo, dopo la denuncia, ha chiesto alle autorità di fare tutto il possibile per rintracciare il sacerdote.Negli ultimi anni in Messico la violenza delle bande legate al traffico della droga ha preso di mira i religiosi che alzano la voce oppure denunciano apertamente situazioni in cui la presenza dei Narcos è palese. Coahuila è stata sempre una “zona calda” per questo motivo e i sacerdoti sono vittime di questo tipo di violenza quando svolgono profeticamente il loro ministero.

ASIA/INDONESIA - A Maumere la posa della prima pietra del Teologato Camilliano indonesiano

Maumere – “Sembra incredibile... ma i Camilliani dell’Indonesia sono in urgente necessità di nuovi spazi per i loro giovani religiosi e i novizi” racconta all’Agenzia Fides padre Luigi Galvani, MI, missionario a Flores. “Fortunatamente - continua il missionario - i Superiori hanno accolto la richiesta e così, lo scorso 22 dicembre, è stata benedetta la prima pietra del Teologato Camilliano indonesiano. La nuova casa di formazione disporrà di una ventina di stanzette con toilettes, libreria, cappellina, refettorio e altri servizi. Si tratta di una vera benedizione per la delegazione a conferma che “Tutto è possibile a chi crede”. Attualmente la Delegazione Camilliana indonesiana, iniziata nel 2009, conta cinque sacerdoti, un professo temporaneo, due novizi, cinque pre novizi e una cinquantina di seminaristi di filosofia. I Camilliani nell’isola di Flores, oltre all’impegno della formazione, prestano servizio pastorale in alcuni ospedali della città, dirigono l’ufficio diocesano contro la malaria e hanno organizzato centri nutrizionali per bambini bisognosi in alcuni villaggi della montagna.

AFRICA/MOZAMBICO - Dimissioni del Vescovo di Chimoio e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 2 gennaio 2017, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Chimoio, in Mozambico, presentata da S.E. Mons. Francisco João Silota, M. Afr. Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Chimoio S.E. Mons. João Carlos Hatoa Nunes, Vescovo titolare di Amudarsa e Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maputo.

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Rivolta dei militari in diverse città della Costa d’Avorio

Abidjan - Una rivolta militare è in corso in Costa d’Avorio. Secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides, i soldati in rivolta hanno preso il controllo di Bouaké, la seconda città del Paese ed epicentro della ribellione che ha sconvolto la Costa d’Avorio dal 2002 al 2011.I militari chiedono aumenti salariali e un sistema di promozioni più rapido. La rivolta è scoppiata a Bouaké e si è poi estesa ad altre città come Korhogo, Odienné, Daloa, Daoukro e Man.Il Ministro della Difesa si è recato a Bouaké per cercare un contatto con i militari in rivolta, la maggior parte dei quali sarebbero ex membri delle Force Nouvelle, la ribellione che controllava il nord del Paese durante la crisi del 2002-2011 e che erano favorevoli all’attuale Presidente Alassane Ouattara. Quest’ultimo, che si trovava in Ghana, è rientrato in anticipo nel Paese per presiedere un Consiglio dei Ministri straordinario.

AFRICA/NIGERIA - “La cultura della violenza e della morte rischia di distruggerci” denuncia Mons. Kaigama

Abuja -“Siamo diventati così sadici da non vedere che tali brutalità creano una cultura di impunità, caos, anarchia e rovina?” chiede Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, nel suo messaggio per l’anno nuovo, nel quale si esprime forte preoccupazione per le violenze che colpiscono alcuni Stati della Federazione, e in particolare quello del Southern Kaduna. “Per il minimo malinteso che sia di origine religiosa, politica o etnica, vi sono nigeriani pronti a commettere il più macabro omicidio dei propri concittadini” sottolinea Mons. Kaigama.“Come se gli insensati massacri di Boko Haram non fossero abbastanza, stiamo adesso sviluppando una cultura della brutalità che non ha confronti nella storia della nazione” continua l’Arcivescovo ricordando le diverse crisi subite dalla Nigeria dall’indipendenza ad oggi: la guerra civile per la secessione del Biafra, definita un “disastro monumentale” che ha provocato milioni di morti; le tensioni legate alla introduzione della Sharia in alcuni Stati settentrionali e persino quelle per la tenuta del concorso di Miss Mondo in Nigeria; la guerriglia nella regione del Delta, ed altro ancora. La risposta delle forze di sicurezza a queste crisi, sottolinea Mons. Kaigama, si è risolta spesso nell’esecuzione di omicidi extragiudiziari. “Anche se siamo grati a coloro che hanno sacrificato la loro vita per difenderci, non siamo inconsapevoli dell’uso della forza bruta da parti di agenti di sicurezza che ritengono che l’arma che imbracciano conferisca loro la licenza di molestare quelli che si suppone debbano difendere”.L’Arcivescovo afferma che la mancanza del rispetto della vita va oltre agli omicidi, portando l’esempio degli scioperi selvaggi negli ospedali che portano alla morte di migliaia di pazienti privati delle cure necessarie. La stessa corruzione uccide, rimarca Mons. Kaigama, facendo l’esempio dello stato pietoso delle strade nigeriane che concorrono a provocare incidenti mortali.“Il modo deliberato e imprevedibile con il quale si prendono le vite nel Southern Kaduna e in diverse altre aree sconvolte della nostra nazione è equivalente ad una dichiarazione di guerra contro i nigeriani innocenti e indifesi. Le autorità devono smettere di temporeggiare nell’offrire una risposta efficace a questi atti selvaggi” conclude Mons. Kaigama.

ASIA/COREA DEL SUD - Crisi politica: i vescovi chiedono le dimissioni della presidente Park

Seul - Mentre la Corea del Sud è attraversata da una vicenda che ha travolto la nazione, con il processo per impeachment in corso a carico della presidente Park Geun-hye, la Conferenza episcopale cattolica , preoccupata di “proteggere e sviluppare la democrazia in maniera pacifica e matura” nel paese, ha diffuso un messaggio titolato “La giustizia scorra come un torrente perenne”, in cui i vescovi sposano la richiesta popolare di dimissioni della presidente. Per oltre tre mesi si sono susseguite imponenti manifestazioni di piazza a Seul e nelle altre principali città coreane per chiedere le dimissioni della Park. La donna, eletta nel 2012, è al centro di uno scandalo a causa della sua controversa relazione con Choi Soon-sil, figlia di un leader di un culto sciamanico. Secondo quanto emerso, la PArk è stata manipolata dalla santona Choi Soon-sil che ha usato questa influenza per controllare gli affari di stato e nel contempo per arricchirsi, pilotando contributi dei grandi gruppi industriali a fondazioni da lei controllate. Il Parlamento coreano ha autorizzato il processo di impeachment a carico della Park per corruzione, frode, abuso di potere, in violazione degli obblighi costituzionali. Nel documento pervenuto all’Agenzia Fides, la Chiesa cattolica coreana ribadisce il suo l'impegno e “discernimento, con atteggiamento profetico, per interpretare i segni dei tempi”. I vescovi scrivono: “Desideriamo che la pace e la giustizia scorrano come un fiume e preghiamo per la benedizione di Dio" sulla Corea, attraversata da una fase di profonda crisi e di grande tensione politica e sociale. Dicendosi preoccupati per la violazione della sovranità nazionale e dei principi cardine dello stato di diritto, i vescovi coreani chiedono esplicitamente le dimissioni del Park e invitano il Parlamento nazionale ad agire per l'interesse e il bene comune della nazione.Il crollo della leadership - rileva il testo - rischia di far affondare il paese in una paralizzante crisi economica, con conseguenze dannose per tutti: per questo, senza indugiare, la classe politica è chiamata a “versare lacrime di penitenza” e a “ristabilire la fiducia e la speranza della gente” che in modo legittimo ha espresso forte disapprovazione e amarezza verso l'intera vicenda. Per evitare “instabilità e disordine”, bisognerebbe accettare che la Presidente Park non è più politicamente in grado di svolgere il suo compito, e che si dimetta, essendo decaduta la fiducia della popolazione: per questo si invoca “un nuovo capitolo nella storia della democrazia in Corea, tenendo unito tutto paese”.A tal fine vi è un forte richiamo ai parlamentari perchè mettano da parte le logiche di partito e il calcolo politico e profondano “uno sforzo bipartisan per normalizzare la situazione, senza risparmiarsi”, restituendo un buon governo alla nazione e rispondendo alle attese delle gente, che è molto indignata. Il tutto al fine di garantire “pace e giustizia alla Corea”.

ASIA/FILIPPINE - Un missionario: "C'è una pena di morte che va avanti ogni giorno"

Manila - "Vi sono oltre 6.000 morti, presunti spacciatori di marijuana o altre droghe, e 1.000 uccisi, solo sulla base di un sospetto, nell'ultimo mese. Per alcuni può essere un grande successo: è una pena di morte de facto, senza bisogno di una legge sulla pena capitale o di lunghi processi nei tribunali. L'eliminazione dei presunti criminali con l'esecuzione sommaria è molto più efficace, secondo i sostenitori di tale politica. In tutto questo c'è qualcosa di sinistro e di crudele": è quanto dice all'Agenzia Fides p. Shay Cullen, misisonario irlandese nelle Filippine, fondatore e direttore della Fondazione “Preda” che si occupa di numerose opere sociali sociale, in favore di minori abbandonati, donne sfruttate, tossicodipendenti. Il missionario nota con preoccupazione che "tale fenomeno, già ampiamente denunciato dalle Ong nei mesi scorsi, non sembra fermarsi in nessun modo , anzi avrebbe la schiacciante approvazione del 76% dei filippini". P. Cullen rileva che intanto “il Parlamento potrebbe approvare il ripristino della pena capitale, nonostante tutti gli argomenti portati contro tale pratica: non scoraggia il crimine, uccide innocenti e sospetti, o perlopiù i poveri che non possono permettersi gli avvocati; è crudele e priva l'imputato della possibile redenzione; è contro il valore sacro della vita e della dignità della persona umana". Ma questa sarebbe comunque "un modo legale per sopprimere un condannato", aggiunge . Invece “le esecuzioni sommarie sono più veloci e sbrigative" . "Uccidere un migliaio di persone al mese, come si fa ora, non è per nulla un fatto da sottovalutare. E' la pena di morte più crudele mai vista, che si pratica ogni giorno. E' un crimine mostruoso per contrastare molti piccoli spacciatori. Ai sospettati non è data la possibilità di difendersi contro i loro accusatori, come è prerogative e diritto costituzionale. Tali diritti sono stati sospesi e la sfida per tutti oggi è ripristinarli . Bisogna chiedere un cessate-il-fuoco in questa violenza che sta costando tante vite e che è contro lo stato di diritto", conclude p. Cullen.

AFRICA/KENYA - Polemiche sull’uso del sistema di conto manuale dei voti al posto di quello elettronico

Nairobi - Kenya in attesa della decisione del Comitato per gli Affari legali del Senato di confermare o no l’emendamento votato il 22 dicembre dal Parlamento che prevede che la Commissione Elettorale possa contare manualmente i voti delle elezioni generali dell’agosto 2017 in caso di guasti al sistema di votazione elettronico. L’opposizione capeggiata da Raila Odinga si era opposta affermando che il ricorso al voto manuale apre le porte a possibili brogli elettorali.“Sono abituati a rubare le elezioni utilizzando il registro degli elettori. Sono abituati a svegliare i morti perché votino prima di ritornare nella tomba” aveva detto Odinga.Anche la Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” aveva espresso la sua opposizione all’emendamento. “Ricordiamo ai deputati che hanno votato l’emendamento che questo va contro lo spirito delle riforme elettorali stabilite congiuntamente nell’agosto 2016 dal Joint Parliamentary Secret Comittee” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides.“Giustizia e Pace” sottolinea inoltre che il black out mediatico imposto durante il dibattito che ha portato alla votazione dell’emendamento “stabilisce un cattivo precedente in vista delle elezioni generali del 2017”. “Giustizia e Pace” auspica che si prendano gli opportuni provvedimenti per “ridurre al minimo la diffidenza, conflitti ed eventuali violenze nelle elezioni del 2017”.

ASIA/INDIA - Le suore di Loreto da 175 anni in missione in Asia meridionale

Calcutta - L'Istituto della Beata Vergine Maria , che riunisce quelle religiose meglio conosciute come “Suore di Loreto”, celebra 175 anni di presenza missionaria in Asia meridionale. “Con immensa gratitudine a Dio celebriamo l'arrivo in India delle prime sorelle, che 175 anni fa vennero a portare l’amore di Dio”, racconta Fides suore Anita M. Braganza, a capo della Provincia religiosa dell’Asia del Sud.Undici suore di Loreto giunsero a Calcutta il 30 dicembre 1841 dall’Irlanda e furono le prime religiose a sbarcare in India del nord. La prima casa delle religiose fu aperta nel gennaio 1842 e nello stesso anno fu avviato un orfanotrofio a Calcutta. Nei tempi successivi, la congregazione ha fondato diversi conventi e scuole in molte parti dell'India, Nepal, Bangladesh.“Quell’esperienza è stata frutto di uno slancio missionario: una vita dedicata alla missione, dicendo addio alla terra d'origine e alle persone care, senza piani di tornare mai più in patria. Furono le prime suore cattoliche a mettere piede sul suolo indiano, contribuendo in particolare alla formazione di donne e bambini provenienti da tutti gli strati della società”, racconta suor Braganza.Suor Priyanka Toppo, indiana, oggi testimonia: “La comunità è diventata la mia seconda casa, dove mi hanno formato, educato e dato tutte le opportunità per crescere a livello umano e spirituale. I programmi culturali e altre attività extrascolastiche mi hanno donato creatività, responsabilità e maturità. Questa testimonianza è stata il seme della mia vocazione a diventare una suora di Loreto, per poter curare gli altri proprio come altre persone si sono prese cura di me”. Le Suore di Loreto sono state fondate da Mary Ward e, secondo una tradizione spirituale di stampo ignaziano, aiutano bambini e giovani a crescere attraverso l'istruzione e altre opere che rispondono alle esigenze dei tempi.

AFRICA/BURUNDI - “Potrei ripresentarmi nel 2020 per un quarto mandato” dice il Presidente Nkurunziza

Bujumbura - Verso un quarto mandato del Presidente Pierre Nkurunziza? Lo ha lasciato intendere lo stesso Capo dello Stato burundese, quando rispondendo ad una domanda, ha lasciato intendere la possibilità di modificare la Costituzione per ottenere un quarto mandato nel 2020.“Vi ricorderete che avevo annunciato che non mi sarei ripresentato nel 2020” ha esordito Nkurunziza. “È vero, l’avevo annunciato in conformità a una decisione della magistratura. Ma i tribunali non sono al di sopra del popolo né della Costituzione. Se il popolo autorizza qualcuno a rappresentarlo, se il popolo lo chiede, allora non tradirei la sua fiducia” ha dichiarato Nkurunziza.Questi ha già ottenuto un terzo mandato a dispetto della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha, facendo precipitare il Burundi nella peggiore crisi politica degli ultimi 10 anni che ha finora provocato almeno 500 morti e 300.000 sfollati interni e rifugiati all’estero. Nkurunziza ha pure citato alcuni esempi africani di “Presidenti a vita” come Paul Biya in Camerun e Yoweri Musevani della confinante Uganda, lasciando intendere che vorrebbe seguire la loro strada.Un mese fa il Consiglio dei Ministri ha deciso la creazione di una commissione di revisione della Costituzione dopo che il Consiglio nazionale del dialogo interno aveva affermato che la maggioranza dei partecipanti voleva abolire il limite costituzionale dei due mandati presidenziali. Il Consiglio del dialogo interno è un organo al quale partecipano i partiti della maggioranza e solo alcuni dell’opposizione. La maggior parte dell’opposizione è esclusa dal dialogo e i loro leader si sono rifugiati all’estero.

AFRICA/CONGO - Ambiente: i Vescovi denunciano la deforestazione e l’inquinamento dei fiumi

Brazzaville -Le foreste spariscono poco a poco per l’eccessivo sfruttamento del legname e per una politica di rimboschimento al ribasso su tutto il territorio nazionale” denunciano i Vescovi della Repubblica del Congo nel loro messaggio di Natale e per il nuovo anno.“Il nostro è un Paese benedetto da Dio” affermano i Vescovi nel messaggio pervenuto all’Agenzia Fides, ricordando le cospicue risorse forestali, agricole, minerarie e marittime del Paese. “Ma cosa ne facciamo di tutto questo ben di Dio?” Oltre allo sfruttamento selvaggio della foresta per ricavare legname nel messaggio si denunciano gli incendi selvaggi appiccati “spesso da malintenzionati” che “distruggono foreste intere” nei villaggi e l’inesistenza nelle città di un sistema di raccolta dei rifiuti e delle acque reflue per cui le strade e i fiumi sono diventati delle discariche. Laghi e fiumi che forniscono acqua da bere e per lavarsi “sono state trasformate da alcuni cittadini in toilette e discariche con conseguenze nefaste per la salute pubblica”.“La malaria, che è la causa principale di morte, nel nostro Paese è anche la conseguenza della mancanza di manutenzione delle nostre rive e dei nostri spazi pubblici, da qui si sviluppano le zanzare, le mosche e alcuni microbi che provocano queste e altre malattia come la febbre tifoide” denuncia il messaggio.Dopo aver ricordato l’esortazione al rispetto dell’ambiente contenuta nell’Enciclica di Papa Francesco, i Vescovi lanciano un appello ad una “conversione ecologica” che passa per il rispetto della natura e l’educazione. Si propone di reintrodurre l’educazione civica nella scuole e di produrre programmi specifici da trasmettere per radio e televisione. Ma tutto inizia, sottolineano i Vescovi, dal non gettare i rifiuti per la strada ma negli appositi contenitori.

ASIA/PAKISTAN - Un cristiano arrestato per presunta blasfemia

Lahore - Babu Shahbaz, cristiano del villaggio di Kamahan, nei pressi di Lahore, è stato arrestato dalla polizia per aver commesso una presunta blasfemia. Come appreso da Fides, il 30 Dicembre è stata presentata alla polizia una formale denuncia contro Babu Shahbaz, ai sensi dell’articolo 295 b del Codice penale del Pakistan. La denuncia è avvenuta dopo che il musulmano Haji Nadeem ha accusato il cristiano di aver strappato e gettato in strada pagine del Corano. Shahbaz è analfabeta e non sa scrivere.Babu Shahbaz, 41 anni, vive nel villaggio si Kamahan, è sposato e ha tre figli. Da cristiano evangelico negli ultimi 15 anni ha organizzato incontri di preghiera a casa sua e molti cristiani e musulmani partecipano alle piccole adunanze domestiche, chiedendo benedizioni e una preghiera di guarigione. I musulmani del luogo hanno mostrato insofferenza verso la crescente popolarità di Shahbaz e di conseguenza lo hanno implicato in un falso caso di blasfemia. Dopo la denuncia, la polizia ha fermato il cristiano e la sua famiglia, inviando nel villaggio diversi agenti, per monitorare la situazione e impedire possibili reazioni di massa contro i cristiani.La famiglia di Shahbaz ha chiesto assistenza alla Ong Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement che ha parlato con la polizia e accertato la situazione, assicurando assistenza legale alla famiglia.“L'abuso della legge sulla blasfemia continua a colpire i cristiani e le altre minoranze religiose”, nota CLAAS a Fides. “Speriamo la vicenda sia cheirtia il più rpesot possbibile, altrimenti il destino di Shahbaz sarà lo stesso del Asia Bibi, Sawan Masih, Zaffar Bhatti e molti altri che, da innocenti, sono stati in prigione per anni. E’ urgente modificare la legge sulla blasfemia per impedirne gli abusi. Se il governo non cambia questa legge, continueranno le denunce per falsi casi di blasfemia contro le minoranze religiose. La legge sulla blasfemia viola i trattati internazionali sui diritti umani ratificati dal governo pakistano”.

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