Derniers flash de l'agence Fides

AFRICA/SUD SUDAN - Wau: centinaia di sfollati in gravi difficoltà accolti in una parrocchia cattolica

Juba - Centinaia di sfollati accolti all’interno della chiesa Nazareth di Wau si trovano in forte sofferenza per la scarsità di cibo e di riparo. Lo ha detto a Radio Tamazuj, Natalina Andrea Mambo, Direttore della Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Wau. Gli sfollati sono stati costretti alla fuga per gli scontri tra agricoltori e pastori nella Contea di Jur River. Queste persone vivono all’aperto nel comprensorio della parrocchia cattolica e soffrono per la forte carenza di cibo e di protezione dagli agenti atmosferici, anche se hanno ricevuto assistenza dalle locali organizzazioni umanitarie.Nonostante ciò “la loro situazione è ancora la stessa, sono stata questa mattina alla chiesa Nazareth e ho trovato che molti di loro vivono ancora all’aperto senza protezione” ha detto la responsabile di Giustizia e Pace.“In questi giorni a Wau fa freddo e gli sfollati stanno ricevendo solo alcuni aiuti per i bambini. Non hanno fogli di plastica per poter fare delle tende, ed anche quelli che si trovano nella chiesa episcopale non hanno ricevuto nulla”.Wau si trova 650 km a nord-ovest di Juba, capitale del Sud Sudan. La guerra civile che oppone il Presidente Salva Kiir all’ex Presidente Riek Machar ha accentuato i conflitti a sfondo etnico-tribale e quelli tra agricoltori e pastori. Un’altra area del Paese maggiormente colpita dall’insicurezza è quella di Yei, dove il Vescovo, Sua Ecc. Mons.Erkolano Lodu Tombe, ha affermato che la parrocchia del Sacro Cuore di Lomin rischia di chiudere, come altre sei parrocchie, se l’insicurezza nella zona dovesse persistere. Domenica 5 febbraio durante la Messa nella cattedrale di Cristo Re, Mons. Lodu ha invitato i fedeli a pregare affinché i missionari e le missionarie comboniani non siano costretti ad abbandonare la parrocchia, alla quale sono annessi una scuola e un ambulatorio. Strutture che, se abbandonate, rischiano di essere saccheggiate con grave danno per la popolazione locale.

ASIA/IRAQ - Vescovo siro ortodosso di Mosul visita la chiesa di sant'Efrem sottratta all'occupazione dei jihadisti

Mosul – La chiesa siro-ortodossa di Mosul dedicata Sant Efrem, un tempo utilizzata dai jihadisti dell'auto-proclamato Stato islamico come sede del Consiglio di stato dei Mujahidin, situata in un'area della città già riconquistata dall'esercito iracheno, è stata visitata da Mar Nicodemus Daoud Matti Sharaf, Vescovo siro ortodosso di Mosul. Alcune foto pubblicate dal sito ankawa.com mostrano la chiesa gravemente danneggiata ma non distrutta, dopo più di due anni e mezzo di occupazione jihadista e dopo l'offensiva militare compiuta dall'esercito iracheno e dai raid della coalizione internazionale a guida USA per riconquistare Mosul. Le foto pubblicate mostrano che sulla facciata e sulle pareti dell'edificio di culto cristiano ancora campeggiano gli striscioni e i cartelloni neri del Daesh. I miliziani del Califfato già nel luglio 2014 avevano scelto la chiesa di Sant'Efrem come sede del Consiglio di stato dei mujahidin. La croce che svettava sulla cupola era stata divelta. Il 9 settembre di quello stesso anno, i raid aerei compiuti per colpire le postazioni dei jihadisti avevano danneggiato gravemente alcuni edifici adiacenti alla chiesa di Sant'Efrem e a quella siro-cattolica dedicata a san Paolo, anch'essa situata nel cosiddetto “quartiere della polizia”. Poi, nel novembre 2014, la chiesa di Sant'Efrem era stata svuotata dei suoi arredi interni e voci insistenti messe in rete via internet avevano accreditato la voce – mai confermata - che il luogo di culto cristiano sarebbe stato presto trasformato in moschea. .

AMERICA/MESSICO - “La Costituzione dovrebbe rappresentare i messicani” afferma Mons. Martínez Zepeda

Irapuato – “La Costituzione Politica del Messico dovrebbe essere più chiara e rappresentare i messicani, perché con le più di 690 riforme che ha subito fin dalla sua entrata in vigore, non soddisfa questo scopo” ha detto il Vescovo della diocesi messicana di Irapuato, Sua Ecc. Mons. José de Jesús Martínez Zepeda.Nel giorno in cui la nazione ha celebrato con atti pubblici il Centenario della Costituzione, il 5 febbraio, come informa la nota pervenuta a Fides, il Vescovo ha espresso la sua opinione dopo la Messa domenicale dicendo che le modifiche devono essere fatte con il rigore della coscienza e non solo per "distorcere" la Carta costituzione. Ha osservato che la propaganda per la difesa dei diritti fatta nel corso degli anni, suona falsa, perché non è stata mai aperta a tutti i cittadini messicani, inoltre la Corte Suprema si è concentrata su lavori che non le competono.

AMERICA/EL SALVADOR - I Vescovi chiedono una legge per proteggere il territorio dallo sfruttamento minerario

San Salvador – I Vescovi salvadoregni hanno chiesto ieri, 6 febbraio, all'Assemblea Legislativa di emanare una legge per vietare l’estrazione dei metalli in questo paese centroamericano che continua ad essere preso di mira da compagnie minerarie transnazionali.Durante una conferenza stampa, l'Arcivescovo di San Salvador, Sua Ecc. Mons. José Luis Escobar Alas, ha sollecitato il nuovo disegno di legge, sostenuto dalla Caritas di El Salvador e dall'Università CentroAmericana Jose Simeon Cañas . "La legge mineraria che abbiamo è estremamente obsoleta e ci mette in grave pericolo, fa diventare vulnerabile la nazione" ha detto il Presule secondo le informazioni pervenute a Fides.La nota ricorda che, dopo una lunga disputa, El Salvador ha vinto ad ottobre 2016 la causa contro la società Oceana Gold , che aveva citato in giudizio lo Stato salvadoregno perché negava i permessi di estrazione, chiedendo un risarcimento di 250 milioni di dollari per la perdita di guadagni potenziali.Su questo tema, la Chiesa locale ha sempre sostenuto la difesa del territorio dinanzi allo sfruttamento delle miniere di metalli preziosi: "Una simile attività è inaccettabile, poiché provoca un danno irreversibile alle persone e all’ecosistema” scrivevano i Vescovi già nel 2008 .Secondo le Nazioni Unite, El Salvador ha il più alto grado di degrado ambientale nella regione dopo Haiti, con solo il 3% della foresta naturale vergine e terreni rovinati da pratiche agricole inappropriate. Un sondaggio della UCA del 2015, ha dimostrato che il 79,5% della popolazione dei comuni più minacciati dalla estrazione dei metalli, considera El Salvador non adeguato per questo settore. Inoltre il 77% della popolazione esige dal governo che prenda misure immediate per vietarla.

AMERICA/COLOMBIA - Contadini si organizzano con un sito internet per superare la povertà

Toca – Una famiglia di Toca, municipio di Boyacá, nel centro della Colombia, assillata dalle perdite annuali delle coltivazioni di cipolla, ha sfruttato le sue modeste conoscenze informatiche per creare una applicazione stile ‘eBay’ per vendere il prodotto della terra senza intermediari. Si tratta di Comproagro, premiata come iniziativa di pace e oggi utilizzata da migliaia di contadini. Toca è terra di suoli fertili, motivo per il quale gran parte degli abitanti si dedica all’attività agricola. Tuttavia, anni fa, queste attività hanno iniziato a perdere redditività per i produttori che, pur lavorando mesi per la raccolta, alla fine passavano quasi tutto agli intermediari.Comproagro ha iniziato a prendere piede tre anni fa, in concomitanza con uno sciopero nazionale degli agricoltori, quando rappresentanti del Ministero delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni e il loro programma Apps.co furono presentati all’interno delle scuole con l’obiettivo di creare business attraverso la strumentazione digitale. Due studenti di Toca allora decisero di presentare il progetto di un sito web che offrisse agli agricoltori la possibilità di contattare i clienti, come i supermercati, luoghi di mercato, produttori di patate fritte o ristoranti, per vendere direttamente cipolle, patate, lattuga, piselli, mais, mango o formaggio. Anche se Comproagro ha oltre 4 mila produttori registrati, questi devono fare fronte all’accesso limitato a internet nei campi e alla sfida di avvicinare i braccianti alle nuove tecnologie. Comproagro “ha voluto dimostrare che la tecnologia favorisce tutti e che, con la metodologia adeguata, il livello di scolarizzazione non è un limite”, ha dichiarato il MinTic in una nota stampa pervenuta a Fides.

ASIA/PAKISTAN - L'arcivescovo Shaw: "Nel 2017 sette nuovi sacerdoti a Lahore"

Lahore - "Avremo nel 2017 sette nuove ordinazioni di sacerdoti: una buona notizia per la comunità cattolica di Lahore e per tutta la Chiesa in Pakistan": lo riferisce all'Agenzia Fides l'arcivescovo Sebastian Shaw che guida la comunità dei battezzati a Lahore. "La Chiesa cresce in numero. Quest’anno celebreremo l'ordinazione di sette nuovi preti , che hanno ultimato gli studi di teologia. Lo scorso anno abbiamo avuto cinque ordinazioni sacerdotali. Sono un segno di benedizione per noi. Il Signore ci dona nuove vocazioni e nuovi preti e accresce la fede nella nostra comunità", prosegue.Mons. Shaw ricorda che "durante l'Anno della Misericordia nell'arcidiocesi abbiamo aperto due nuove parrocchie e nuove scuole cattoliche: un segno della misericordia di Dio verso il suo popolo e un segno di benedizione per noi. Tutti i fedeli ringraziano Dio per questi doni e hanno nel cuore una rinnovata speranza" osserva. L’arcivescovo ricorda il grande pellegrinaggio che si svolge ogni anno, nella sua diocesi, al santuario mariano di Mariamabad, il più grande del Pakistan: "Migliaia di fedeli l'8 settembre compiono un lungo viaggio, anche a piedi, per raggiungere il santuario e implorare grazie dalla Vergine Maria. E' una manifestazione di profonda fede”, nota. "Vengono pellegrini da tutto il paese, cristiani e non", ricorda, apprezzando il dono della fede nella sua comunità.D'altro canto, rileva l'arcivescovo, "le sfide sono sempre molte. I cristiani vivono alcune difficoltà data la presenza in Punjab di gruppi militanti islamici. La nostra risposta per neutralizzare la violenza è impegnarci sempre più nel dialogo interreligioso che avvicina i credenti di fedi diverse. Tramite il dialogo tra leader religiosi, impariamo gli uni dagli altri, influenziamo in modo costruttivo la gente comune e operiamo insieme per rendere il Pakistan un paese migliore".

AFRICA/SENEGAL - “I migranti sono persone e non una questione politica” affermano i Vescovi del Nord Africa

Dakar - “In Africa settentrionale siamo al cuore del dramma della vita e della morte di tanti migranti. Questi sono prima di tutto delle persone e non una questione politica” scrivono i Vescovi della CERNA nel comunicato pubblicato al termine della loro Assemblea a Keur Moussa , dal 2 al 5 febbraio.La maggior parte dei fedeli delle Chiesa in Algeria, Tunisia, Marocco e Libia sono originari dell’Africa sub-sahariana ed è per questo che la CERNA ha tenuto quest’anno la sua Assemblea in Senegal. Molti di questi sono migranti, tra i quali vi sono malati, donne sole o con bambini piccoli, minori non accompagnati, oltre a persone che sono finite in carcere e nessuno si reca a visitarle. “Sottolineiamo l’immenso bisogno dei migranti ad essere ascoltati” afferma il comunicato inviato all’Agenzia Fides. “Siamo particolarmente interpellati dalla solitudine e dalle prove interiori che vivono molti di loro” scrivono i Vescovi, che si dicono fiduciosi che “la coscienza dei popoli saprà valutare e sostenere i dirigenti nella ricerca di vie degne e giuste” per affrontare questo dramma.Un altro tema affrontato è quello dei rapporti con le comunità musulmane. “ L’incontro con i musulmani è un tema cruciale per tutta l’Africa e oltre. Siamo stati testimoni, qui in Senegal, di una convivialità islamico- cristiana che si spinge fino all’interno delle famiglie” scrivono i Vescovi, che hanno incontrato i responsabili di una confraternita sufi le cui radici si trovano “nei nostri Paesi del Maghreb” e i cui responsabili hanno buoni rapporti con il Vescovo e la Chiesa locale.

ASIA - I gesuiti e le strade del dialogo islamocristiano in Asia

Kuala Lumpur – I gesuiti dell'Asia moltiplicheranno i loro sforzi e si impegneranno in una ricerca approfondita sul ministero del dialogo islamo-cristiano in Asia: è quanto emerso da un recente incontro tenutosi a Kuala Lumpur, promosso da un gruppo di religiosi della Compagnia di Gesù noto in Asia come “Jamia”, costituito da membri residenti in Pakistan, Bangladesh, India, Indonesia e Malesia. L’incontro – il secondo del forum “Jamia” – aveva lo scopo specifico di condividere e riflettere sul lavoro dei Gesuiti tra i musulmani, in particolare nel continente asiatico, ha spiegato a Fides p. Joseph Kalathil, che lavora nell’ “Indian-Pakistan Peace Forum” a Jammu and Kashmir, area a maggioranza musulmana, al confine indo-pakistano. “Questo impegno è parte della missione di Dio in Asia: il ministero del dialogo interreligioso, in uno spirito di collaborazione e di apertura all’altro”.Come ha spiegato P. Juan Carlos Pallardel SJ, “si può dire che non vi è alcuna persecuzione in Pakistan, ma ci sono discriminazioni. Molti sono minacciati con la legge sulla blasfemia. E mentre si organizzano molti incontri interreligiosi ad alto livello, difficilmente questo spirito raggiunge la gente comune. I gesuiti sono stati chiamati a partecipare a queste sfide. La riconciliazione e la pace in Pakistan non sono improbabili”.Hanno portato la loro esperienza gesuiti da Bangladesh, India e Indonesia. Dal Bangladesh – ha rilevato il gesuita p. Probash – “si può imparare che c'è un buon rapporto tra la Chiesa e il governo” e si riscontra “una discreta apertura dei mass-media che trasmettono regolarmente notizie sulle festività cristiane, come durante la Pasqua e il Natale”.In India, alcuni gesuiti in passato hanno aperto una strada di proficue relazioni tra cristiani e musulmani, mentre in Indonesia di recente è tornato il pericolo della crescita dell’intolleranza religiosa, come si riscontra nel caso del governatore cristiano di Jakarta, accusato di blasfemia. Dietro queste accuse vi è in realtà un risentimento verso i cinesi e i cristiani” hanno notato i presenti. Senza dubbio, vivere in una società plurale è impegnativo e le minoranze religiose possono sentirsi minacciate.Alla luce di esperienze e contesti diversi, il gruppo “Jamia” ha deciso di intraprendere un piano comune nel campo della ricerca e della formazione nelle relazioni tra cristiani e musulmani in Asia. Nel 2017 si farà un lavoro di raccolta delle informazioni provenienti da varie comunità, e l'anno successivo sarò dedicato all'analisi e alla riflessione. Nel successivo incontro del gruppo “Jamia”, programmato a dicembre 2018 in Bangladesh, si presenteranno e discuteranno i risultati che potranno diventare un libro. Inoltre a livello di formazione, si prevedono incontri destinati soprattutto ai giovani che si avvicinano e iniziano il cammino nella Compagnia di Gesù.

AFRICA/CENTRAFRICA - 18 morti nell’assalto a Bocaranga; depredata anche una missione cattolica

Bangui - Assalita la missione cappuccina a Bocaranga, una cittadina di 15.000 abitanti, nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana. Fonti missionarie riferiscono a Fides che all’alba del 2 febbraio, intorno alle 5,45, almeno 3 gruppi di ribelli per un totale di una sessantina di persone, hanno assalito la cittadina, sparando all’impazzata e terrorizzando la popolazione.Si tratterebbe del gruppo 3R formato da pastori Peuls, “una ribellione che ha portato allo sfollamento, solo nella nostra regione, di più di 30.000 persone”. I tiri delle armi da fuoco sono durati per circa 4 ore, mentre i ribelli saccheggiavano negozi , diverse abitazioni e le sedi locali di due Ong, il Consiglio Danese per i Rifugiati e dell’IRC .I ribelli hanno forzato le porte della missione cappuccina, dove si erano rifugiate una ventina di persone, e hanno portato via computer, denaro e una moto. Le Suore della Carità sono riuscite a rifugiarsi nelle loro missione insieme a circa 200 tra donne e bambini. Al termine della razzia si contavano 18 morti, uccisi a colpi d’arma da fuoco o sgozzati, mentre i numerosi feriti sono stati trasportati negli ospedali della zona.“Come è possibile che una sessantina di persone terrorizzino una cittadina di 15.000 abitanti, senza contare gli sfollati? Dove trovano le armi, per quale motivo, per ottenere cosa?” si chiedono i missionari.

AFRICA/EGITTO - Corte Suprema: anche ai cristiani dovrebbero essere garantite le “ferie per pellegrinaggio” concesse ai musulmani

Il Cairo - La Corte Costituzionale Suprema ha decretato l'incostituzionalità di un articolo della legge sulla Pubblica Amministrazione in cui si afferma che i dipendenti musulmani hanno il diritto di prendere un mese di vacanza retribuita per effettuare il pellegrinaggio alla Mecca. La definizione di incostituzionalità della legge ha fatto esplicito riferimento alla condizione di ineguaglianza che essa introduce tra i cittadini musulmani e quelli cristiani, a cui dovrebbe essere garantita una analoga possibilità di fruire di un congruo periodo di vacanza per recarsi in pellegrinaggio alla Città Santa di Gerusalemme. Fino a quando questa ineguaglianza non verrà sanata, a giudizio della Corte Suprema l'articolo di legge che concede ai musulmani un periodo di vacanza di un mese per recarsi in pellegrinaggio alla Mecca è da considerarsi incostituzionale, perchè contrario alla parità di diritti e doveri affermata dalla Costituzione egiziana a tutti i cittadini.Nel 2016, la domenica delle Palme ha visto un incremento esponenziale di pellegrini egiziani copti giunti a celebrare i riti della Settimana Santa a Gerusalemme. La crescente presenza di pellegrini copti ortodossi egiziani nella Città Santa registrata lo scorso anno ha segnato nei fatti il superamento del divieto di visitare Gerusalemme che nel 1979 era stato imposto ai propri fedeli dall'allora Patriarca Shenuda III. Ad incentivare ulteriormente i pellegrinaggi dei copti in Terra Santa ha di certo contribuito anche il viaggio compiuto nel novembre 2015 a Gerusalemme dallo stesso Patriarca Tawadros II , in occasione dei funerali dell'Arcivescovo Abraham, capo della locale comunità copta ortodossa. Il viaggio patriarcale, pur presentato dalla Chiesa copta ortodossa come “un'eccezione”, è senz'altro stato recepito dai copti egiziani come un segnale eloquente che il nuovo Patriarca non ha intenzione di difendere divieti penalizzanti per la vita spirituale dei fedeli.Negli anni in cui si radicalizzava il conflitto arabo-israeliano, il Patriarca copto Shenuda III aveva vietato ai fedeli della sua Chiesa di compiere pellegrinaggi nello Stato ebraico e non aveva cambiato posizione neanche dopo la normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Israele voluta dal Presidente Sadat. Tale divieto non è mai stato formalmente revocato, ma già nel 2014 il viaggio compiuto in Terra Santa da una novantina di cristiani copti in occasione della Settimana Santa aveva dato modo a diversi osservatori di sottolineare l'inattualità della disposizione disciplinare anti-pellegrinaggio, nel quadro dei rapporti esistenti tra le due nazioni confinanti. .

ASIA/TURCHIA - Dossier delle comunità evangeliche su intimidazioni e attacchi subiti nel 2016

Ankara - L'Associazione delle Chiese protestanti presenti in Turchia ha pubblicato e diffuso un resoconto delle intimidazioni e degli attacchi subiti in territorio turco durante l'anno 2016. Il dossier, ripreso anche dalla stampa nazionale turca, ha registrato un'impennata di articoli, pubblicazioni e pronunciamenti pubblici offensivi e provocatori nei confronti delle Chiese e dei cristiani. Secondo le informazioni riportate nel rapporto, è aumentato anche il numero dei luoghi di culto di fatto confiscati da autorità locali e enti governativi, che non possono essere utilizzati dalle comunità protestanti nemmeno come luogo d'incontro. Il dossier registra anche un aumento delle pressioni e delle vessazioni subite da studenti cristiani da parte dei loro coetanei. Si ricorda anche il caso del pastore evangelico Andrew Craig Brunson, responsabile della chiesa evangelica di Izmir , tenuto in custodia per 64 giorni presso la stazione di polizia con l'accusa di svolgere attività che rappresentavano una "minaccia alla sicurezza nazionale", e poi arrestato su ordine del tribunale locale come un membro dell'organizzazione che fa capo al predicatore islamico Fethullah Gulen, accusato da Ankara di essere il responsabile ultimo del falllito golpe dello scorso 15 luglio. .

AMERICA/MESSICO - “La migrazione è diventata un problema che non riusciamo a gestire” dice Mons. Ortiz Mondragón

Chihuahua – "La città di Chihuahua è diventata l'altro percorso per i migranti, sia per i cittadini messicani, sia per chi viene da altri paesi del sud alla ricerca di nuove vie per attraversare il confine" ha detto sabato 4 febbraio Sua Ecc. Mons. Guillermo Ortiz Mondragón, Vescovo di Cuautitlán, e responsabile della Conferenza Episcopale Messicana per la mobilità umana. Il Vescovo ha partecipato all'incontro della Pastorale della Mobilità Umana della Provincia di Chihuahua, insieme a vescovi, sacerdoti e laici delle città di Juárez, Chihuahua e Nuevo Casas Grandes. Il motto dell’incontro era "Camminando con i migranti secondo la fede".Mons. Ortiz Mondragón ha sottolineato che la mobilità è un diritto: "ognuno ha il diritto, come essere umano, ad avere una identità in ogni paese, noi siamo una sola umanità, ma quando si transita illegalmente, ci sono numerosi rischi come l'esposizione a gruppi criminali, e ciò diventa una situazione di sofferenza". "Il tema della migrazione è diventato un problema, un qualcosa che non riusciamo a gestire, ne siamo sopraffatti, e questo riguarda ogni istituzione e ogni governo, non ho paura di dirlo, al contrario, dobbiamo affrontare la realtà, anche alla Chiesa stessa sta sfuggendo completamente".Nell’incontro, il tema più importante è stato quello dei rimpatriati. Al riguardo è stato fatto un chiarimento: con il presidente Obama sono stati rimpatriati molti emigrati, tantissimi, quasi la stessa quantità di cui si parla adesso con il governo di Donald Trump, quindi non è una novità, “la novità è che improvvisamente possono rientrare molti nello stesso tempo" ha concluso il Vescovo.

AMERICA/MESSICO - “La migrazione è diventata un poblema che non riusciamo a gestire” dice Mons. Ortiz Mondragón

Chihuahua – "La città di Chihuahua è diventata l'altro percorso per i migranti, sia per i cittadini messicani, sia per chi viene da altri paesi del sud alla ricerca di nuove vie per attraversare il confine" ha detto sabato 4 febbraio Sua Ecc. Mons. Guillermo Ortiz Mondragón, Vescovo di Cuautitlán, e responsabile della Conferenza Episcopale Messicana per la mobilità umana. Il Vescovo ha partecipato all'incontro della Pastorale della Mobilità Umana della Provincia di Chihuahua, insieme a vescovi, sacerdoti e laici delle città di Juárez, Chihuahua e Nuevo Casas Grandes. Il motto dell’incontro era "Camminando con i migranti secondo la fede".Mons. Ortiz Mondragón ha sottolineato che la mobilità è un diritto: "ognuno ha il diritto, come essere umano, ad avere una identità in ogni paese, noi siamo una sola umanità, ma quando si transita illegalmente, ci sono numerosi rischi come l'esposizione a gruppi criminali, e ciò diventa una situazione di sofferenza". "Il tema della migrazione è diventato un problema, un qualcosa che non riusciamo a gestire, ne siamo sopraffatti, e questo riguarda ogni istituzione e ogni governo, non ho paura di dirlo, al contrario, dobbiamo affrontare la realtà, anche alla Chiesa stessa sta sfuggendo completamente".Nell’incontro, il tema più importante è stato quello dei rimpatriati. Al riguardo è stato fatto un chiarimento: con il presidente Obama sono stati rimpatriati molti emigrati, tantissimi, quasi la stessa quantità di cui si parla adesso con il governo di Donald Trump, quindi non è una novità, “la novità è che improvvisamente possono rientrare molti nello stesso tempo" ha concluso il Vescovo.

AFRICA/SOMALIA - La carestia e le piogge scarse continuano a colpire la popolazione: 363 mila bambini soffrono di denutrizione

Mogadiscio – Le condizioni della popolazione somala continuano ad essere estremamente gravi: 363 mila bambini soffrono di denutrizione e 71 mila di loro vivono il tipo di fame più letale. Secondo le ultime cifre dell’Unità di Analisi di Sicurezza Alimentare e Nutrizione , il Paese ancora non riesce a riprendersi dalla carestia del 2011. La FSNAU avverte sulla possibilità che si verifichi una nuova carestia se in primavera la stagione delle piogge sarà scarsa. Attualmente oltre 6 milioni di persone, circa la metà della popolazione, hanno bisogno di aiuti urgenti. Migliaia di famiglie disperate si stanno spostando internamente o si dirigono nei Paesi vicini. Questi cambiamenti stanno costringendo i bambini ad abbandonare la scuola, facendo aumentare il rischio di separarli dalle famiglie o di una maggiore esposizione allo sfruttamento e alla morte. Le diverse stagioni di piogge scarse hanno portato il Paese a gravi carenze idriche, triplicando il prezzo dell’acqua che ha raggiunto 15 dollari per barile . Tre quarti del bestiame nel Paese è morto e la produzione dei cereali è scesa del 75%, facendo aumentare il prezzo dei generi alimentari. “Cinque anni fa oltre un quarto di milione di persone, tra le quali 130 mila bambini, hanno perso la vita inutilmente” dichiara il direttore di Save the Children in Somalia. “Non possiamo permettere che questa tragedia si ripeta”. L’organizzazione sta già intervenendo, nelle comunità più colpite, con camion cisterna per distribuire acqua, servizi sanitari, aiuti alimentari, buoni pasto e trasferimenti di denaro alle famiglie per far fronte alla crisi.

AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi sorpresi perché il Rapporto di governo e OEA non considera le proposte della Chiesa

Managua – Il Vescovo ausiliare di Managua, Sua Ecc. Mons. Silvio Jose Baez, ha detto ieri di essere rimasto sorpreso dal rapporto pubblicato dal governo di Daniel Ortega insieme all'Organizzazione degli Stati Americani , perché non ha tenuto in alcuna considerazione le proposte contenute nella lettera pastorale “En búsqueda de nuevos horizontes” , che Mons. Baez aveva personalmente consegnato al Segretario generale dell'OEA al momento della sua visita nel paese .Secondo le dichiarazioni pubblicate oggi sul giornale “La Prensa”, Mons. Baez ricorda: "Quando ho incontrato il signor Luis Almagro, Segretario Generale dell’OEA, e gli ho consegnato il testo della Conferenza Episcopale, lui stesso mi ha detto: Qui c'è tutto, praticamente questo documento quasi mi risparmia la stesura del rapporto della mia visita".“Voglio continuare a fare affidamento sulla loro buona volontà – prosegue il Vescovo -, ma sono convinto che né lui, né nessun altro che arrivi da fuori, possa risolvere i nostri problemi. Dovrà essere la società nicaraguense a trovare la via giusta come soluzione".Lo scopo della visita del rappresentante dell’OEA, l’1 e 2 dicembre 2016, era quello di conoscere la situazione del paese ascoltando i diversi settori della società, e dopo un dialogo anche con le autorità del governo, elaborare un rapporto al riguardo, per accompagnare le elezioni municipali del 2017.Nell’incontro con Luis Almagro, i Vescovi avevano dichiarato il loro desiderio di sostenere il popolo del Nicaragua con qualsiasi azione indirizzata a operare per la democrazia, la pace e un vero dialogo. Quindi gli avevano consegnato una copia del documento preparato dai Vescovi nel 2014 “Alla ricerca di nuovi orizzonti per un Nicaragua migliore” . Tale documento era già stato consegnato al presidente Ortega il 21 maggio 2014 e, secondo quanto detto dal Card. Brenes alla fine dell’incontro con Almagro, “il presidente non ha ancora risposto" .

AFRICA/LIBIA - Dimissioni del Vicario Apostolico di Tripoli e successione

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 5 febbraio 2017, ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di Tripoli, in Libia, presentata da S. E. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, O.F.M. Gli succede S.E. Mons. George Bugeja, O.F.M., Coadiutore del medesimo Vicariato Apostolico.

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