Derniers flash de l'agence Fides

ASIA/INDONESIA - In aumento le violazioni della libertà religiosa

Giacarta - Le violenze sulle comunità religiose e gli abusi sulla libertà religiosa sono aumentati in Indonesia nel 2016: lo afferma il Rapporto sulla Libertà religiosa in Indonesia 2016, realizzato e appena pubblicato dal “Wahid Institute", centro studi fondato a Giacarta nel 2004 e intitolato dall'ex presidente indonesiano Abdurrahman Wahid, noto leder musulmano. L’istituto, animato da ricercatori musulmani, monitora regolarmente la libertà religiosa in Indonesia dal 2008.Nell'anno 2016, riferisce il Rapporto inviato a Fides, si sono registrati almeno 204 episodi e 313 atti di abuso sulle comunità religiose, soprattutto sulle minoranze, con un incremento di circa il 7% rispetto al 2015, quando il numero di violazioni segnalate fu di 190 episodi e 249 atti di violenza. Come osserva il documento, nel 2016 la maggior parte delle violazioni sono state commesse da attori statali, le rimanenti sono opera di soggetti non statali, come enti privati, organizzazioni, singoli o gruppi di cittadini."E se si considerano gli episodi già censiti nei primi mesi del 2017, in percentuale le violazioni sono in aumento di un ulteriore 7%", commenta Alamsyah M Jafar, ricercatore del "Wahid Institute".Osservando la distribuzione delle violenze nelle diverse aree dell'arcipelago indonesiano, violazioni della libertà religiosa si sono verificate in 25 province: la maggior parte in Giava Occidentale , seguita dalla provincia di Aceh, a Sumatra , poi dall'area metropolitana di Giacarta , Yogyakarta , Giava Orientale , Lampung , Banten e Giava centrale .Il Rapporto ha trovato eco ed evidenza in Indonesia anche sulla stampa cristiana e nelle comunità cattoliche. Padre Paulus Rusbani Setyawan, a capo della Commissione per i Laici della diocesi di Bandung, capitale della provincia di Giava Occidentale, al 97% musulmana, ha preso visione del Rapporto e ha osservato a Fides: “Se guardiamo la vita quotidiana della popolazione a Giava Occidentale ci si accorge che, in linea di massima, la gente non si cura dell’etnia o della religione nel relazionarsi con il prossimo. Esiste una pacifica convivenza alla base". Tuttavia, aggiunge, "alcuni atteggiamenti intolleranti, che poi contagiano la società con il virus dell'intolleranza e della violenza, sono il risultato di insegnamenti offerti da alcuni leader religiosi o politici, che parlano di presunta superiorità di una data comunità su un’altra”. “E' un fatto molto triste e grave che dei leader sociali o religiosi, persino educatori in alcune scuole pubbliche, intenzionalmente o no, alimentino atteggiamenti di intolleranza e discriminazione nella società indonesiana" aggiunge.Spesso, ad esempio, "si accentua la verità di una religione a scapito di un’altra e si diffamano altre religioni, o si deridono riti e pratiche di studenti con diverse credenze" nota . "Se si lasciano proliferare questi velenosi atteggiamenti, si finirà col distruggere l'unità e l'integrità del popolo indonesiano" ammonisce il sacerdote, ricordando che "il vero volto dell'Indonesia è quello di una pacifica convivenza, dell'inclusività e della tolleranza" .

AFRICA/KENYA - Campagna di Quaresima: “Tribalismo e corruzione minacciano il Paese; le Beatitudini sono la via per un Paese migliore”

Nairobi - “Il tribalismo e la corruzione minano la pace e la stabilita della nazione keniana” ha ammonito Sua Ecc. Mons. Cornelius Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” durante l’avvio della Campagna Quaresimale, che sarà incentrata sulla preparazione delle elezioni generali che si terranno ad agosto . Parlando ai fedeli riuniti nel piazzale dell’Università di Nairobi, Mons. Korir ha ricordato l’esortazione che Papa Francesco aveva rivolto durante la sua visita in Kenya nel novembre 2015 , ad evitare il tribalismo, perché questo può distruggere un Paese se la sua popolazione non riesce a superarlo per costruire una nazione integrata e coesa.“Allo stesso modo dobbiamo ricordare le forti parole di Papa Francesco sulla corruzione e di come se non si fa nulla per fermarla questo cancro distruggerà la fibra morale della nostra nazione” ha aggiunto il Vescovo di Eldoret.“La corruzione - ha sottolineato Mons. Korir - ruba le risorse pubbliche necessarie per sollevare dall’indigenza milioni di keniani che languono nella povertà assoluta, mentre pochissime persone, che hanno accumulato ricchezze immense, godono della loro vita come se i poveri non esistessero”. Tra questi ci sono molti giovani disoccupati che rischiano di essere sedotti dalla sirene della radicalizzazione e della violenza”.Il Presidente della Commissione Giustizia e Pace ha indicato nel messaggio evangelico delle Beatitudini la via per uscire dall’egoismo individuale e collettivo, al fine di costruire un Paese più equo e pacifico.

AFRICA/EGITTO - Il Presidente egiziano al Sisi incontra i Patriarchi caldeo e maronita: radichiamo il principio di cittadinanza in tutti i Paesi arabi

Il Cairo – I leader religiosi, nell'attuale fase storica, hanno un ruolo fondamentale nel diffondere in tutti i Paesi arabi il principio di cittadinanza, e respingere le interpretazioni false dei Libri sacri e degli insegnamenti religiosi usate da organizzazioni estremiste e terroristiche come strumento ideologico dei loro progetti di potere. Così il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha richiamato le sue già note considerazioni sulla necessità di “rinnovare il discorso religioso” in Medio Oriente, come antidoto ai conflitti di matrice settaria che stravolgono ampie aree del Medio Oriente. Lo ha fatto ricevendo giovedì 2 marzo al Cairo il Patriarca maronita, Bechara Boutros Rai, e il Patriarca caldeo, Louis Raphael I Sako, ambedue in trasferta al Cairo per partecipare alla Conferenza su “libertà, cittadinanza, diversità e integrazione”, convegno organizzato al Cairo dall'Università sunnita di al Azhar e dal Consiglio dei saggi musulmani . Durante i colloqui con i due Patriarchi cattolici orientali, il Presidente al Sisi, riferendosi alla situazione egiziana, ha detto di non identificare i musulmani e i cristiani egiziani come esponenti di una “maggioranza” e di una “minoranza” religiose, rimarcando la necessità che tutti gli appartenenti alla nazione egiziana siano trattati senza discriminazioni esplicite o occulte, nel rispetto della piena uguaglianza fondata sul princiio di cittadinanza. .

AMERICA/COLOMBIA - “I giovani stanno diventando i protagonisti degli atti criminali” denuncia Mons. Ochoa

Cucuta – Il consumo di droga, verificato dalla percentuale elevata di traffico di droga locale che coinvolge le nuove generazioni, è solo una delle tante realtà che preoccupa la Chiesa cattolica di Cucuta: "E' diventata una Via Crucis quello che si vive qui nella zona di confine. A Cucuta c'è molta violenza, una violenza che si sta diffondendo con gli omicidi, con la prostituzione, e questo certo non va bene" ha detto in un'intervista a Radio Caracol, inviata a Fides, il Vescovo di Cucuta, Sua Ecc. Mons. Victor Manuel Ochoa. La cosa più triste, ha riferito, è che i giovani stanno diventando attori chiave in questi atti criminali che si verificano tutti i giorni in città.Per poter combattere questa situazione, ha detto il Vescovo, "occorre intervenire non solo in materia di sicurezza, ma con azioni sociali per migliorare la qualità della vita di centinaia di famiglie di Cucuta, che vivono in situazioni di esclusione e di povertà grave: più del 33% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, c'è anche il grosso problema della disoccupazione, e alla fine stiamo lasciando crescere l'erbaccia, sta aumentando ciò che non è buono, la tossicodipendenza, il traffico di droga". Purtroppo, ha concluso Mons. Ochoa, la disgregazione della famiglia è uno dei fattori che causano questa situazione sociale.

ASIA/CINA - Compiere la conversione con le opere caritative: il cammino quaresimale della comunità cattolica continentale

Pechino – La vera conversione si realizza attraverso le opere caritative verso l’altro, come insegna Papa Francesco nel suo messaggio di Quaresima “La Parola è un dono. L’altro è un dono”: così i cattolici della Cina continentale hanno iniziato il cammino quaresimale in comunione con la Chiesa universale. In tutte le comunità, il rito delle Ceneri è stato celebrato solennemente mercoledì primo marzo. Inoltre, per rispondere alle esigenze pastorali dei fedeli, tante diocesi e parrocchie ripeteranno il rito dell’imposizione la prossima domenica, 5 marzo, per coloro che, a motivo degli orari di lavoro, non hanno potuto riceverle mercoledì. Tra le diverse iniziative di questo periodo, di cui è pervenuta notizia all’Agenzia Fides, segnaliamo che la parrocchia dell’Immacolata Concezione e la parrocchia di Cristo Re, della diocesi di Su Zhou, hanno preso il messaggio del Papa come riferimento della riflessione quaresimale. Secondo i sacerdoti che hanno celebrato il mercoledì delle ceneri, “il Papa ci ha invitato a convertirci a partire dal proprio cuore, verso i bisognosi, i malati, gli anziani, le persone sole, abbandonate …. Non ci chiede di andare lontano, ma ci chiede la capacità di riconoscere l’altro e il prossimo. Un cuore convertito ci fa tornare alla nostra fede”. Alla fine, i sacerdoti hanno amministrato anche il sacramento dell’unzione degli infermi agli anziani presenti. In vista della Quaresima, la diocesi di Su Zhou ha organizzato un ritiro spirituale di tre giorni per i sacerdoti diocesani, per riflettere su tre temi: “il mio rapporto con Dio”, “il mio rapporto con i cattolici”, “il mio rapporto con i non cristiani”.La parrocchia del Sacro Cuore di Zheng Zhou, della provincia di He Nan, ha avviato il cammino di quaresima nell’Anno di spiritualità indetto dalla diocesi. Diversi gruppi parrocchiali hanno condiviso l’esperienza di fede e di evangelizzazione sul tema “aprire il cuore verso la Chiesa”. Le diocesi di Pechino, insieme a tante altre diocesi della provincia di He Bei, ha lanciato l’iniziativa comune di raccogliere offerte durante la quaresima che saranno donate ai poveri in occasione del “Concerto della misericordia” che si terrà a maggio.

ASIA/MYANMAR - La schiavitù delle bambine Rohingya

Yangon - Lo scorso mese di ottobre l’Esercito birmano ha messo in moto una operazione militare nello Stato di Rajine, nel Myanmar settentrionale, in seguito ad un attacco contro un posto di frontiera nella regione che ha causato la morte di nove agenti. Da allora, oltre 100 mila Rohingya sono fuggiti verso Bangladesh, Malesia e Tailandia. I rohingya, di fede musulmana, vivono nel nord della Birmania, sono oltre 1 milione e, nonostante si tratti di un gruppo originario del Rajine sono considerati immigranti illegali che arrivano dal Bangladesh. La stragrande maggioranza dei birmani sono buddisti e di etnia burma. In questo scenario si colloca il dramma delle bambine rohingya, che sono costrette a fuggire per non essere rapite e vendute come spose. Recentemente, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha accusato l’Esercito Birmano di crimini atroci contro la popolazione rohingya, da stupri di massa all’esecuzione di neonati. In Malesia, dove la maggioranza della popolazione è musulmana, è consentito il matrimonio infantile. Secondo la legislazione del Paese, le giovani con meno di 16 anni possono contrarre matrimonio legale sempre e in presenza del permesso di un tribunale islamico. Tuttavia, nel caso dei matrimoni tra rohingya non esiste nessun tipo di tribunale dato che vengono celebrati in forma extragiudiziaria da iman rohingya senza alcuna autorizzazione e, anche se viene rilasciato un certificato, si tratta di un documento che la legge malese non riconosce.

ASIA/TERRA SANTA - Si concluderanno prima di Pasqua i lavori all'Edicola del Santo Sepolcro

Gerusalemme – Dopo nove mesi di lavori sta per chiudere, a Gerusalemme, il cantiere intorno all'Edicola del Santo Sepolcro. I media legati alla Custodia francescana di Terrasanta informano che i ponteggi sono stati tolti ed è stata rimossa anche l'imbracatura di travi d'acciaio, posta nel 1947, durante il Protettorato inglese, per sostenere la struttura architettonica, pericolante dopo il terremoto del 1927. Una celebrazione ecumenica, prevista per il prossimo 22 marzo, segnerà la fine dell'opera di restauro. Secondo l'equipe greca che L'ha realizzata, saranno poi necessari ancora dieci mesi di lavori e 6 milioni di euro, per intervenire sulle cause – a partire dall'umidità – che indeboliscono l'intera costruzione del Santo Sepolcro. I lavori di restauro dell'Edicola del Santo Sepolcro erano iniziati nella primavera del 2016. Antonia Moropoulou, docente alla National Technical University di Atene, coordinatore scientifico del progetto,all'inizio dei lavori aveva spiegato che la struttura dell'Edicola era stabile, ma aveva bisogno di urgenti interventi di riqualificazione, dopo anni di esposizione a fattori ambientali come l'acqua, l'umidità e il fumo delle candele. Inoltre deve essere trovato un sistema non invasivo dell'imbracatura di travi d'acciaio per mettere in sicurezza l'Edicola dai rischi di eventuali scosse sismiche. All'inizio dei lavori, il progetto aveva un costo programmato di circa 3,3 milioni di dollari, sostenuto dalla Chiesa cattolica – attraverso la Custodia di Terrasanta -, dalla Chiesa greco-ortodossa e dalla Chiesa armena apostolica. Nell'aprile 2016, il Re di Giordania Abdallah II aveva fatto pervenire sottoforma di “beneficienza reale” una consistente donazione personale a favore del progetto. Lo scorso ottobre, anche il Presidente palestinese Mahmud Abbas ha offerto a titolo di “contributo personale” una donazione per sostenere i lavori di restauro dell'Edicola del Santo Sepolcro . Di recente il diplomatico Issa Amil Kassissieh, Ambasciatore dello Stato di Palestina presso la Santa Sede, ha confermato all'Agenzia Fides che la Santa Sede offrità una “donazione sostanziosa” per contribuire ai lavori di restauro in corso sia presso la Basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, che presso la Basilica della Natività, a Betlemme.

ASIA/TERRA SANTA - Concluderanno prima di Pasqua i lavori all'Edicola del Santo Sepolcro

Gerusalemme – Dopo nove mesi di lavori sta per chiudere, a Gerusalemme, il cantiere intorno all'Edicola del Santo Sepolcro. I media legati alla Custodia francescana di Terrasanta informano che i ponteggi sono stati tolti e è stata rimossa anche l'imbracatura di travi d'acciaio, posta nel 1947, durante il Protettorato inglese per sostenere la struttura architettonica, pericolante dopo il terremoto del 1927. Una celebrazione ecumenica, prevista per il prossimo 22 marzo, segnerà la fine dell'opera di restauro. Secondo l'equipe greca che L'ha realizzata, saranno poi necessari ancora dieci mesi di lavori e 6 milioni di euro, per intervenire sulle cause – a partire dall'umidità – che indeboliscono l'intera costruzione del Santo Sepolcro. I lavori di restauro dell'Edicola del sdanto Sepolcro erano iniziati nella primavera del 2016. Antonia Moropoulou, docente alla National Technical University di Atene, coordinatore scientifico del progetto,all'inizio dei lavori aveva spiegato che la struttura dell'Edicola era stabile, ma aveva bisogno di urgenti interventi di riqualificazione, dopo anni di esposizione a fattori ambientali come l'acqua, l'umidità e il fumo delle candele. Inoltre deve essere trovato un sistema non invasivo dell'imbracatura di travi d'acciaio per mettere in sicurezza l'Edicola dai rischi di eventuali scosse sismiche. All'inizio dei lavori, il progetto aveva un costo programmato di circa 3,3 milioni di dollari, sostenuto dalla Chiesa cattolica – attraverso la Custodia di Terrasanta -, dalla Chiesa greco-ortodossa e dalla Chiesa armena apostolica. Nell'aprile 2016, il Re di Giordania Abdallah II aveva fatto pervenire sottoforma di “beneficienza reale” una consistente donazione personale a favore del progetto. Lo scorso ottobre, anche il Presidente palestinese Mahmud Abbas ha offerto a titolo di “contributo personale” una donazione per sostenere i lavori di restauro dell'Edicola del Santo Sepolcro . Di recente il diplomatico Issa Amil Kassissieh, Ambasciatore dello Stato di Palestina presso la Santa Sede, ha confermato all'Agenzia Fides che la Santa Sede offrità una “donazione sostanziosa” per contribuire ai lavori di restauro in corso sia presso la Basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, che presso la Basilica della Natività, a Betlemme.

AMERICA/PARAGUAY - “Calma, prudenza e dialogo riguardo alla Costituzione” chiedono i Vescovi

Asuncion – "Il nostro paese sta attraversando una preoccupante situazione politica e sociale di conflitto. Il conflitto è aggravato dal rischio di un confronto e di una frammentazione della società, provocato dal dibattito giuridico e politico in relazione a interpretazioni divergenti della Costituzione e delle prossime elezioni presidenziali del 2018. Esortiamo, a questo proposito, alla calma, alla prudenza e al dialogo rispettoso, anche quando ci sono divergenze e discrepanze". Così inizia la dichiarazione conclusiva della Conferenza Episcopale del Paraguay pubblicata alla fine della sua 214 Assemblea Ordinaria plenaria, svoltasi questa settimana, pervenuta a Fides."Abbiamo bisogno di un consenso nazionale per preparare una ‘agenda per il paese’, che indichi il percorso, gli obiettivi e gli strumenti di sviluppo che desideriamo per il nostro popolo e che insieme siamo in grado di realizzare in modo solidale. Questo consenso ci impone di ascoltare il grido dei poveri, di definire le urgenze e le priorità per garantire il progresso e il benessere di tutti, per sradicare la disuguaglianza scandalosa che danneggia la dignità e la giustizia sociale" scrivono i Vescovi.Dopo aver elencato i gruppi più bisognosi della società paraguayana, bambini, famiglie, contadini, il testo chiede sicurezza sociale e denuncia la violenza dei gruppi armati e del narcotraffico.Sebbene la CEP non si pronunci sul cambiamento della Costituzione, attualmente al centro di vivaci discussioni di politici e del governo, i Vescovi chiedono il rispetto della Carta costituzionale del paese, per garantire libertà, uguaglianza e giustizia.

ASIA/INDONESIA - Bioetica e Pastorale dei malati: le nuove e difficili tematiche che riguardano la vita umana

Maumere – “Durante la sua recente visita alla missione Camilliana di Flores, padre Leo Pessini, Superiore generale dei Camilliani , ha tenuto una serie di conferenze su Bioetica e pastorale dei malati” racconta a Fides, padre Luigi Galvani, MI. “La tematica, particolarmente nuova, ha attirato l’interesse e la viva partecipazione di centinaia di persone impegnate nel settore della sanità e della pastorale dei malati oltre che tra i seminaristi del Seminario maggiore dei Verbiti a Ledalero. Ai 500 partecipanti degli ospedali e alle 300 studenti infermiere, p. Leo ha parlato sul tema ‘Bioetica e cura per gli anziani e i morenti’. L’ascolto è stato vivo e attento e ha suscitato nei medici e nel personale paramedico presente un rinnovato interesse e impegno di dedizione nell’esercizio della loro professione”. “Le quattro parole chiavi da stampare nel vostro cuore e nella vostra mente, ogni volta che assistete un anziano o un morente - ha detto p. Leo al termine del suo intervento - siano: Thank you – Forgive me – I love you – Goodby ”. Ai quasi mille seminaristi di filosofia e teologia e ai trenta professori del Seminario maggiore dei Verbiti a Ledalero, considerato il più grande seminario maggiore della Chiesa cattolica in Asia, p. Pessini ha parlato invece sul tema: “Il futuro della Bioetica in tempi di globalizzazione: preoccupazioni, attese e speranze”. “La Bioetica, nata solo 37 anni fa - ha detto il Superiore generale ai partecipanti -, è chiamata ad affrontare le nuove e difficili tematiche che riguardano la vita umana dal suo inizio con il concepimento e la nascita fino all’ultimo respiro. Voi - ha detto ancora p. Leo ai seminaristi -, siete chiamati a prepararvi bene sui temi morali che preoccupano la Chiesa, oggi, per essere poi guide sicure del popolo a voi affidato”. La visita e le conferenze del Superiore generale dei Camilliani hanno segnato un momento storico per la missione camilliana indonesiana e certamente arricchito la Chiesa locale di maggiore conoscenza e attenzione per la pastorale dei malati e la preziosità del carisma di San Camillo, conclude padre Galvani.

ASIA/TURCHIA - Raggiunto l'accordo sulle procedure per eleggere il nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli

Erevan – Il summit convocato a Erevan dal Patriarca Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, per provare a sciogliere la disputa sempre più aggrovigliata in atto intorno alla prossima elezione del Patriarca armeno apostolico di Costantinopoli, ha ottenuto il risultato di sbloccare la situazione e mettere d'accordo le parti in causa sulla road map che dovrà condurre a eleggere il successore di Mesrob II Mutafyan, il giovane e intraprendente Patriarca reso inabile da una malattia incurabile che lo ha colpito dal 2008.Il summit tra il Catholicos Karekin e i membri autorevoli del Patriarcato armeno apostolico di Costantinopoli – riferiscono fonti ufficiali del Catholicosato, consultate dall'Agenzia Fides - ha avuto luogo lo scorso 23 e 24 febbraio presso la Sede patriarcale di Echmiadzin. Alle riunioni, per il Patriarcato armeno di Costantinopoli, hanno preso parte l'Arcivescovo Aram Ateshyan – che dal 2008 assolve alle funzioni di Vicario Patriarcale generale – e il Vescovo Sahak Mashalyan, Presidente del Consiglio religioso del Patriarcato di Costantinopoli. Proprio tra queste due figure si erano verificati dapprima dei dissidi e poi delle convergenze - contestate però da altri alti rappresentanti del Patriarcato – sulle modalità per uscire dall'impasse legata alla malattia del Patriarca e arrivare all'elezione del successore . Adesso, la procedura concordata grazie alla mediazione del Catholicos Karekin prevede l'elezione entro il prossimo 15 marzo di un Locum Tenens – che prenderà le funzioni ora assolte dal Vicario patriarcale – e poi di un Comitato operativo. Le due istanze istituzionali – Locum Tenens e Comitato operativo – dovranno sovraintendere all'elezione, entro sei mesi, del nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli, “secondo le procedure vigenti”. Se dopo il periodo stabilito di sei mesi l' elezione patriarcale non avrà ancora avuto luogo, l'Assemblea patriarcale e le istituzioni comunitarie del Patriarcato armeno di Costantinopoli potranno revocare il mandato fiduciario concesso al Locum Tenens e al Comitato operativo. .

AFRICA/CENTRAFRICA - Ci sono interessi economici di “uomini forti” dietro gli assalti dei pastori Peuls?

Bangui - La situazione a Bocaranga, 120 km a nord di Bozoum, nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana, rimane molto tesa dopo l’assalto del 2 febbraio condotto da gruppi armati di pastori Peuls . “Mi hanno riferito che ieri la gente è scappata perché temeva un altro attacco dei Peuls” dice all’Agenzia Fides P. Aurelio Gazzera, carmelitano, parroco a Bozoum. “La settimana scorsa è venuto in visita qui a Bozoum il Card. Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, poi lo abbiamo accompagnato a Bocaranga per incontrare la popolazione locale che è molto provata dalla tensione” riferisce il missionario.I Peuls sono pastori itineranti che nelle loro migrazioni in diverse occasioni vengono a scontrarsi con le popolazioni stanziali. Il fenomeno ha però preso una piega preoccupante negli ultimi anni, non solo in Centrafrica ma anche in altri Paesi africani, come la Nigeria, dove sono noti come Fulani . “Nel caso del Centrafrica - spiega p. Aurelio - non si sa bene da dove i Peuls provengano. Ce ne sono alcuni centrafricani, altri provengono dal Ciad e altri ancora da Niger, Nigeria e Camerun”.“La zona di Bocaranga, nella quale l’erba cresce tutto l’anno, è da decine di anni un’area di allevamento, un’attività economica nella quale hanno investito generali e uomini politici non solo centrafricani ma soprattutto ciadiani e camerunesi. Ci sono quindi forti interessi a far sì che quest’area sia abitata soprattutto dai Peuls piuttosto che dagli agricoltori. Stiamo parlando di gente che ha effettuato forti investimenti economici dell’ordine di 10-20.000 capi di bestiame. È un fenomeno che abbiamo riscontrato già a partire dal 2013 quando abbiamo visto arrivare mandrie enormi provenienti dal nord, probabilmente da Ciad e Camerun” dice il missionario.“La questione della transumanza è un fattore importante in diverse aree africane, ma viene spesso trascurata nell’analizzare le tensioni che questa provoca. Nel caso di Bocaranga temiamo che la situazione rimarrà ancora a lungo difficile” conclude il missionario.

AFRICA/SUDAN - Oltre 31 mila sud sudanesi hanno lasciato il Paese a causa della carestia

Khartoum - La metà del numero previsto di rifugiati provenienti dal Sud Sudan per il 2017 sono già arrivati in Sudan nei primi due mesi dell’anno. La dichiarazione arriva dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati . Stando alle cifre ufficiali, oltre 31 mila sud sudanesi hanno lasciato il Paese a causa della fame e dei conflitti armati. La carestia, annunciata ufficialmente dal Governo e dalle Nazioni Unite il 20 febbraio scorso, è particolarmente grave in alcune aree dello Unity State. Le prime stime indicano che oltre l'80% dei nuovi arrivati sono donne e bambini, compresi i bambini non accompagnati e quelli separati dalle famiglie. Hanno bisogno di immediata assistenza salva-vita. Ai punti di ingresso in Sudan, i nuovi rifugiati vengono trasportati in luoghi dove possono ricevere cibo, acqua e un riparo. Vengono forniti di kit da cucina per soddisfare le loro necessità di base. Gli esponenti del Sudanese National Umma Party hanno chiesto alla popolazione sudanese delle aree che confinano con il Paese, di ricevere i rifugiati che fuggono dalla carestia che sta colpendo parte della giovane nazione. Le organizzazioni della società civile sudanese hanno lanciato un appello alle organizzazioni caritative e di volontariato in Sudan, riconosciute dallo Stato, di fornire aiuti per il Sud Sudan. Secondo l’UNHCR, da quando è scoppiata la guerra sono arrivati in Sudan quasi 330 mila rifugiati sudsudanesi in fuga da guerre e insicurezza alimentare in corso nel loro Paese.

AFRICA/EGITTO - La “Dichiarazione di al Azhar” rilancia anche per il mondo islamico il “principio di cittadinanza”

Il Cairo - Dopo i due giorni di interventi e dibattiti, ospitati dalla Conferenza su “libertà, cittadinanza, diversità e integrazione”, convegno organizzato al Cairo dall'Università sunnita di al Azhar e dal Consiglio dei saggi musulmani - i più di 600 delegati partecipanti alla conferenza, provenienti da 50 Paesi, hanno sottoscritto la “Dichiarazione di reciproca coesistenza islamo-cristiana", che condanna l'uso della violenza in nome della religione e indica nel principio di cittadinanza il criterio da applicare per garantire la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone appartenenti a fedi e comunità religiose differenti. A esporre i contenuti e fornire la chiave interpretativa della “Dichiarazione” è stato lo stesso Sheikh Ahmed al Tayyib, Grande Imam di Al Azhar, che in qualità di “padrone di casa”, in un articolato intervento finale, ha richiamato la necessità di applicare i principi di cittadinanza, uguaglianza e Stato di diritto per contrastare discriminazioni e maltrattamenti subiti dalle minoranze. Il Grande Imam ha respinto le pratiche sociali e giuridiche che configurano “doppi standard”, discriminando i cittadini sulla base della loro appartenenza o meno all'islam. Al Tayyib, nell'intervento reso noto all'Agenzia Fides, ha anche ribadito l'incompatibilità tra l'autentico islam e gli atti persecutori nei confronti dei credenti non musulmani, rimarcando però che la difesa delle libertà dei cittadini è compito riservato agli Stati nazionali, e nessuna entità, religiosa o di altra natura, deve pretendere di interferire con i legittimi governi nazionali su questo terreno. Proprio ieri, mercoledì 1° marzo, Amnesty International aveva messo nel mirino le autorità civili egiziane, incolpandole di aver “fallito” nella necessaria difesa e protezione dei cristiani copti nel Nord Sinai, divenuti vittime nelle ultime settimane di una sequenza di omicidi e violenze mirati . Il Grande Imam, nel suo intervento finale, ha denunciato di nuovo le propagande che puntano a imporre nell'immaginario collettivo l'idea falsa di una correlazione fatale tra islam e terrorismo, ammonendo che l'insistenza su tale stereotipo fuorviante apre la strada alla criminalizzazione di tutte le religioni, obiettivo perseguito dai settori “ultramodernisti” che spacciano la cancellazione di tutte le appartenenze religiose come misura necessaria per garantire la stabilità delle società cosiddette “avanzate”. .

AMERICA - La REPAM alla Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani per difendere i diritti dei popoli indigeni

Washington – La Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani ha notificato alla Rete Ecclesiale Pan Amazonica , la convocazione all'udienza ordinaria n.161 per discutere le questioni relative al diritto al territorio dei popoli indigeni e delle comunità dell'Amazzonia. L'udienza si terrà il 17 marzo 2017 alle ore 12,15 presso la sua sede a Washington, secondo la lettera inviata da Elizabeth Abi Mershed, Vice Segretaria esecutiva della CIDH.Questa azione fa parte di un ampio programma relativo ai diritti dell'uomo proposto dalla REPAM, che presenta tredici casi di difesa del territorio in Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Brasile.Alla CIDH verranno presentate quattro esperienze che riflettono le grandi sfide che deve affrontare la regione Pan Amazonica, riguardanti situazioni di violazione del diritto al territorio. A questa sessione sarà presente Mons. Pedro Barreto, vice presidente della REPAM.Fra le esperienze che comportano situazioni difficili, la REPAM segnala quelle relative alla Comunità contadina Buriticupú , alla comunità indigena Tundayme , ai Popoli indigeni di Tagaeri e Taromenani e alla comunità di Yurimaguas .

ASIA/CAMBOGIA - Una nuova chiesa intitolata a Santa Teresa di Lisieux e nuovi battesimi a Pasqua

Phnom Penh – C’è grande vitalità nella comunità cattolica cambogiana: dopo la consacrazione della nuova chiesa di San Pietro a Pot hon il 18 febbraio scorso, il Vicariato apostolico di Phnom Penh ha annunciato la benedizione della cappella dedicata a Santa Teresa di Gesù Bambino e del relativo Centro pastorale a Preykbas . La cappella è stata consacrata e inaugurata dal Vescovo, il Vicario apostolico Olivier Schmitthaeusler, il 25 febbraio.Come riferisce a Fides mons. Olivier Schmitthaeusler, la comunità di Preykbas è una nuova comunità cristiana nel Vicariato di Phnom Penh, nata nel nel 2012 con i primi 14 battesimi.La fede cattolica nell'area di Takeo è rifiorita anni fa a partire dalla presenza di un solo cristiano, Paul Cheang, nella parrocchia della Madonna del Sorriso. Allora, nel 2002, il parroco locale era proprio p. Olivier Schmitthaeusler, oggi Vescovo. In quindici anni, la comunità dei battezzati è cresciuta e si è sviluppata molto: sono nate 8 nuove comunità nella provincia di Takeo, tra le quali quella di Preykbas. E la fioritura continua: la Chiesa nell'area di Takeo avrà la gioia di accogliere 70 nuovi battezzati a Pasqua. Accanto a loro, poi, ve ne saranno altri: nell'intero Vicariato di Phnom Penh sono nel complesso 155 i catecumeni che saranno battezzati a Pasqua, provenienti dai 9 settori pastorali del Vicariato.Mons. Olivier Schmitthaeusler, felice dopo la celebrazione di consacrazione della nuova cappella, ricorda a Fides che "la comunità locale è nata dopo l'incontro di Paolo Cheang nel villaggio di Preykbas. Dal 2009, ogni domenica, Paul Cheang ha insegnato catechismo ad alcuni giovani". Nel 2010, il Vescovo Olivier ha deciso di acquistare un terreno di tre ettari per edificare un centro pastorale diocesano. Grazie ad aiuti dalla Thailandia, sono nati su questo terreno 9 bungalow, un asilo e una piccola cappella dedicata a S. Teresa di Lisieux. La prima cappella è stata costruita dai giovani con fango e paglia. "E' il segno vivo della presenza di Dio nei pressi della montagna di Chisor, che domina la pianura cambogiana ed è chiamata ad essere una luce per tutti coloro che hanno fame e sete di pace e di giustizia", osserva il Vescovo.La cappella è stata arricchita, inoltre, dalla presenza di una reliquia della beata Madre Teresa di Calcutta "posta all'altare per aiutarci ad essere misericordiosi come il nostro Padre celeste", aggiunge. Il Centro pastorale può ospitare fino a 50 persone ed è utilizzato come casa per ritiri, formazione e tempo di riposo. Una piccola fattoria creata in loco, con animali, il frutteto di mango e una piantagione di riso consentirà alla comunità di autosostentarsi. "Pregando e vivendo la fede tra gli alberi di mango, ogni battezzato può ricordare che è chiamato a portare buoni frutti", conclude il Vicario apostolico.

AMERICA/EL SALVADOR - Conclusa la fase diocesana di ricerca su un presunto miracolo attribuito al beato Oscar Romero

San Salvador – La Chiesa salvadoregna ha annunciato di aver inviato alla Congregazione per le Cause dei Santi in Vaticano, le conclusioni di approfondite ricerche su una "presunta guarigione" attribuita al martire salvadoregno, Oscar Arnulfo Romero, beatificato da Papa Francesco nel 2015, che potrebbero portare alla sua canonizzazione.La nota inviata a Fides da una fonte locale, riferisce che la stessa Arcidiocesi di San Salvador ha informato il 28 febbraio sulla conclusione delle indagini, di cui però non sono stati rivelati i risultati. Tra i documenti preparati per essere inviati in Vaticano, c'è anche una copia delle cartelle cliniche di Cecilia Maribel Flores, la donna presunta "miracolata" grazie all'intercessione dell’arcivescovo Romero. Il documento è firmato dall’Instituto Salvadoregno del Seguro Social.Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, venne assassinato il 24 marzo 1980 mentre celebrava la messa. “Mons. Romero fu assassinato perché amava i poveri, sull’esempio del suo Maestro, Gesù di Nazareth – scrissero i Vescovi di El Salvador -. A loro prestò la sua voce di profeta, e a loro dedicò la sua vita, rinunciando alla comoda soluzione di abbandonare il gregge e fuggire come fanno i mercenari” .

AFRICA/GHANA - Nomina del Rettore del Seminario regionale “Saint Peter” a Cape Coast

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 8 dicembre 2016, ha nominato Rettore del Seminario interdiocesano “Saint Peter” nell’arcidiocesi di Cape Coast, in Ghana, il rev. Robert Charles Snyper, del clero dell’arcidiocesi di Cape Coast. Il nuovo Rettore è nato il 18 agosto 1964 ad Assorku Essaman, ed è stato ordinato sacerdote il 12 novembre 1994 a Cape Coast. Dopo aver frequentato le scuole elementari cattoliche, è entrato al St. Teresa’s minor seminary ad Amisano, quindi ha studiato filosofia e teologia al St. Paul’s major seminary di Accra ed al St. Peter’s regional seminary di Cape Coast. Ha conseguito un baccellierato nello studio delle religioni all’università del Ghana. Dopo l’ordinazione ha svolto il ministero in parrocchia in Ghana e nella diocesi tedesca di Rottenburg-Stuttgart . Si è laureato in teologia all’università di Tubingen nel 2003. Rientrato in patria ha svolto attività di docente presso il “Saint Peter” regional seminary, di cui nel 2010 è stato nominato Vicerettore. E’ stato membro della Commissione episcopale per il dialogo interreligioso ed ecumenico e membro del comitato editoriale di “The catholic voice magazine”, per il quale ha scritto diversi articoli e contributi.

ASIA/SIRIA - Arcivescovo maronita: Quaresima amara per le Chiese siriane, tanti preti sono fuggiti

Damasco – Quella che i cristiani di Siria si apprestano a vivere è una “Quaresima amara”, e tra i tanti fattori di sofferenza e mestizia che affliggono le Chiese di Siria c'è l'emorragia di sacerdoti che durante gli anni di guerra civile hanno abbandonato il Paese, privando i fedeli rimasti del loro conforto pastorale. Lo segnala l'Arcivescovo Samir Nassar, a capo dell'arcieparchia di Damasco dei maroniti, nella sua lettera pastorale per la Quaresima. “Le parrocchie” scrive l'Arcivescovo Samir nella Lettera, pervenuta all'Agenzia Fides “hanno visto il numero di parrocchiani diminuire e le attività pastorali notevolmente ridotte... La Chiesa di Damasco ha visto la partenza di un terzo del clero . Si tratta di un duro colpo, che indebolisce la minoranza cristiana già in declino”. I sacerdoti rimasti – riferisce l'Arcivescovo maronita - prendono in considerazione la possibilità di trattare la loro eventuale partenza. Aspettano solo che le agenzie umanitarie arrivino a farsi carico delle famiglie divise”. Proprio in questa condizione di abbandono e di povertà – conclude l'Arcivescovo Nassar - la Quaresima del 2017 ci offre un tempo nel deserto, per considerare la nostra responsabilità nella Chiesa, in mezzo ai fedeli in difficoltà, e per aprire la strada verso Cristo Risorto. Cristo luce del mondo, che conosce i cuori degli uomini e delle donne, ci dice: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro”. .

ASIA/MONGOLIA - Per la festa dell'Anno lunare, penitenza quaresimale rinviata

Ulaanbaatar - E' un festival tra i più antichi e più importanti della cultura mongola il "Tsagaan Sar", che letteralmente significa "Luna Bianca" ed è ricco di simbolismi e rituali che si compiono nelle famiglie, come una accurata pulizia della casa, gli auguri pronunciati dagli anziani, le preghiere per un buon auspicio. La popolazione mongola lo festeggia in coincidenza con il nuovo Anno lunare, dal 27 febbraio al 1 marzo 2017. Come appreso da Fides, la comunità dei circa mille battezzati in Mongolia, pienamente inserita nella cultura locale, assume questa celebrazione incorporandola nella liturgia e dandole un nuovo significato: nelle prime ore del 27 febbraio si è celebrata nelle chiese cattoliche in Mongolia una speciale Eucaristia, all'alba del nuovo anno, per affidare a Dio la vita di tutti e pregare per la nazione. Il Prefetto Apostolico Wenceslao Padilla, mentre in questi giorni ha accolto nella sua residenza persone cristiane e non, per i tradizionali saluti e auguri, ha diffuso un messaggio per il nuovo anno, in cui afferma: "Dato che la celebrazione della Luna bianca segna l'inizio della primavera e si considera un nuovo inizio, preghiamo per la pace e per il benessere della nazione. Possano le benedizioni di Dio scendere sul popolo mongolo in questo giorno speciale".Nel 2017 la celebrazione del nuovo anno lunare, inoltre, coincide con l'inizio della Quaresima, che inizia il 1° marzo con il mercoledì delle ceneri. Per questo la Chiesa mongola ha ufficialmente deciso di rinviare alla prima Domenica di Quaresima l'imposizione delle ceneri e il vescovo Padilla ha emesso una dispensa straordinaria dal digiuno e dall'astinenza quaresimale, dato che nei giorni del festival la popolazione consuma tradizionalmente una grande quantità di carne, durante le visite ai vicini di casa.I fedeli della Mongolia, che hanno partecipato in massa alla messa mattutina, al sorgere del sole, hanno apprezzato molto questa modalità di inculturazione: "Apprezzo il fatto che la liturgia cattolica possa armonizzarsi con le nostre tradizioni", dichiara a Fides Teresa, parrocchiana della chiesa di Santa Maria a Ulaanbaatar ."Celebriamo l'Anno lunare. Come cristiani sappiamo che Dio è la sorgente di tutte le benedizioni e Gesù è il sole che non tramonta mai. Camminiamo verso di Lui. Preghiamo perchè le sue benedizioni scendano su tutti noi nel corso di questo nuovo anno”, ha detto padre Mbumba Prosper, missionario congolese in Mongolia, nella sua omelia durante la messa di Capodanno nella chiesa della Divina Misericordia a Erdenet.

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