Derniers flash de l'agence Fides

AMERICA/EL SALVADOR - Riconoscimento all’IDHUCA: da 31 anni difende i diritti dei più deboli

San Salvador – Il 15 novembre l'Ambasciatore di Spagna in El Salvador ha consegnato, per conto del re di Spagna, Filippo VI, una Targa al Merito Civile all'Istituto per i diritti umani dell’Università Centroamericana di San Salvador. Questo riconoscimento viene assegnato dal re a persone fisiche o giuridiche, spagnole o straniere, che si sono distinte nel servizio dello Stato, nel lavoro straordinario, per iniziative particolari o nell'esemplare adempimento dei loro doveri.In questa occasione il premio è stato assegnato perché l'Istituto ha compiuto la sua missione: si è strenuamente battuto per il rispetto della dignità e dei diritti umani nel paese per più di 30 anni, da quando è stato fondato alla fine del 1985 sotto la direzione di Padre Segundo Montes, uno dei gesuiti uccisi all’Università Centroamericana la fatidica mattina del 16 novembre 1989. Il riconoscimento è stato consegnato proprio nei giorni del XXVII anniversario del massacro avvenuto presso l'Università, dove trovarono la morte 6 gesuiti e 2 collaboratrici. Nel testo pervenuto a Fides si ricorda la difesa dei poveri portata avanti dall’IDHUCA attraverso la consulenza legale e il sostegno. Le lotte per la giustizia attraverso la tutela dei diritti di migliaia di persone venute nei suoi uffici in cerca di sostegno. "Nel corso dei suoi 31 anni, l’IDHUCA ha incarnato pienamente la missione della Compagnia di Gesù: la difesa della fede e la lotta per la giustizia che la stessa fede richiede, l'opzione preferenziale per i poveri e la ricerca della riconciliazione. L’IDHUCA è riuscita ad essere accanto ai piccoli, ai prigionieri, ai nudi, ai senza terra e ai senzatetto" conclude il testo.

AFRICA/CONGO RD - Dopo le ultime dichiarazioni di Kabila si allontana la possibilità di un accordo mediato dai Vescovi

Kinshasa - “L’accordo nato dal dialogo nazionale è la sola road map messa a punto dai congolesi stessi” per uscire dalla crisi politica. Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, di fronte all’Assemblea nazionale e al Senato, riuniti in seduta comune il 15 novembre.Secondo commentatori indipendenti, la dichiarazione del Capo dello Stato congolese indebolisce la mediazione, da lui stesso sollecitata, avviata dalla CENCO che cerca di conciliare le posizioni della maggioranza presidenziale con quelle del cartello dell’opposizione “Le Rassemblement”, che sostiene la candidatura a Presidente dello storico oppositore Etienne Tshisekedi.L’accordo al quale ha fatto riferimento Kabila è quello raggiunto il 18 ottobre tra la maggioranza presidenziale e quella parte dell’opposizione che ha aderito al “dialogo nazionale” volto a decidere una data per le elezioni presidenziali e politiche che dovevano tenersi entro la fine del 2016 .I Vescovi avevano deciso di sospendere la loro partecipazione al “dialogo nazionale” per “cercare un consenso più ampio” , ma in seguito Kabila aveva affidato loro l’incarico di mediare con “Le Rassemblement” per trovare un accordo che conciliasse tutte le diverse posizioni. I punti sui quali finora non si è trovata un’intesa riguardano l’affidamento dell’interim a Kabila dopo la scadenza del suo mandato, alla mezzanotte del 19 dicembre, e l’esplicito impegno da parte di quest’ultimo di non cercare di ottenere un terzo mandato in violazione della Costituzione. Kabila ha parlato al passato dell’incarico della CENCO , mentre i Vescovi non hanno ancora finito le consultazioni e non hanno potuto presentare una proposta di accordo, che secondo la stampa congolese, era in dirittura d’arrivo.

ASIA/LIBANO - Nuovi incontri tra il Neo-Presidente Aoun e i capi delle Chiese

Beirut – Mentre in Libano si moltiplicano i segnali del varo imminente di un nuovo governo, guidato dal Premier sunnita Saad Hariri, il neo-Presidente Michel Aoun, dopo aver incontrato già nei giorni precedenti alla sua elezione il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai, continua la serie di incontri con i rappresentanti delle Chiese e delle comunità ecclesiali che gli rendono visita per congratularsi della sua elezione e sottoporgli valutazioni sull'attuale, delicato momento vissuto dal Paese dei Cedri, alle prese con il tentativo di uscire progressivamente dal blocco politico-istituzionale degli ultimi anni. Nella giornata di ieri, Aoun ha ricevuto la delegazione della Chiesa greco-melchita, guidata dal Patriarca Grégoire III Laham, e quella della Chiesa siro-cattolica, guidata dal Patriarca Ignace Youssif III Younan. Lo scorso 10 novembre Aoun aveva già ricevuto una delegazione della Chiesa siro-ortodossa, guidata dal Patriarca Ignatius Aphrem II, che aveva chiesto al Presidente appena eletto di rilanciare le iniziative per conoscere la sorte dei due Vescovi di Aleppo – il Metropolita siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il Metropolita greco-ortodosso Boulos Yazigi – scomparsi nell'aprile 2013 in un'area della Siria controllata dai miliziani anti-Assad, e favorire, se ciò è ancora possibile, le loro liberazione. Nel gennaio scorso , i Primati delle due Chiese siro-antiochene – il Patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II e il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III Younan – avevano già incontrato Aoun nella sua veste di leader del Movimento Patriottico Libero, durante il rapido giro di consultazioni con i leader dei Partiti politici libanesi da loro realizzato per chiedere che un seggio nel Parlamento nazionale sia riservato ad un rappresentante politico appartenente alla Chiesa siro-ortodossa, e un altro garantito per regolamento ad un rappresentante della comunità siro-cattolica. Il sistema delle “quote” parlamentari garantite alle minoranze cristiane è in vigore in diversi Paesi arabi a maggioranza musulmana, come l'Egitto, l'Iraq e la Giordania. In Libano, il delicato sistema istituzionale libanese riserva la carica di Presidente della Repubblica a un cristiano maronita, Gli accordi di Ta'if, che nel 1989 hanno sancito la fine della stagione della guerra civile, hanno disposto la parità numerica tra i seggi parlamentari riservati a deputati cristiani e a deputati musulmani. .

OCEANIA/AUSTRALIA - L'impegno dei cattolici contro il traffico di esseri umani

Sydney – “Forme di sfruttamento degli esseri umani ci sono in tutte le nazioni della terra, e l'Australia non ne è esente. Esistono a causa dell’avidità della società che, pur di avere beni e servizi a basso costo, dimentica e calpesta la dignità degli uomini": con queste parole il vescovo Vincent Nguyen Van Long, Presidente della Commissione per la giustizia sociale della Conferenza episcopale australiana, presenta all'Agenzia Fides l'impegno dei cattolici del novissimo continente contro il traffico di esseri umani e la schiavitù.Un nuovo studio presentato dalla Commissione e curato da Christine Carolan e suor Noelene Simmons titolato "Human Trafficking and Slavery: A response from Australian Catholics" analizza le leggi internazionali e australiane che si occupano di tali abusi, sostenendo l'opera della rete "Australian Catholic Religious Against Trafficking in Humans" e auspicando un'opera di sensibilizzazione degli australiani "Molte persone non si rendono conto che il traffico di esseri umani si registra anche in Australia", spiega Christine Carolan. "Ci sono donne vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale, altre persone vittime dei trafficanti impiegate in settori come agricoltura, edilizia, estrazione mineraria, pesca" prosegue. "Può darsi che vestiti e cibo normalmente consumato dai cittadini australiani siano prodotti da lavoro forzato o da gente vittima di tratta. La rete ACRATH ha lanciato una campagna per promuovere l'approvvigionamento etico del cibo e vestiario", racconta.Un altro campo di attenzione è il matrimonio forzato: giovani donne sono vittime di questa pratica illegale in Australia e per questo "occorre attivare un aiuto per quante affrontano questa possibilità", nota Carolan. Per questo la rete ACRATH ha sviluppato una serie di contatti con le scuole superiori e per tutti i gruppi di giovani che vogliono approfondire esplorare la questione del traffico di esseri umani.Il vescovo Van Long ha elogiato il lavoro instancabile della rete ACRATH, impegnata in istruzione, ricerca, tutela e accompagnamento delle persone vittime di tratta e sfruttamento in Australia.

AFRICA/SUDAN - La popolazione degli Stati del Red Sea e del Blue Nile muore di sete

Ad-Damir – I membri del Parlamento sudanese hanno dichiarato che diverse persone sono morte di sete negli Stati del Red Sea e del Blue Nile, dove c’è una grave penuria di acqua potabile. Le località interessate non sono state menzionate. Le autorità hanno richiesto l’approvvigionamento di navi cisterna per trasportare l’acqua nell’area colpita. Ad aggravare la situazione hanno contribuito le inondazioni catastrofiche registrate durante la stagione delle piogge a cui hanno fatto seguito una epidemia di diarrea acquosa che ha ucciso migliaia di persone.

AMERICA/COLOMBIA - La Chiesa accompagna con imparzialità e discrezione il dialogo di pace con l’ELN

Bogotà – Il governo colombiano, attraverso la Commissione creata ad hoc per negoziare con l'ELN , ha incontrato ieri, 16 novembre, i Vescovi incaricati di accompagnare il processo di dialogo con questo gruppo guerrigliero.Il responsabile del gruppo negoziatore del governo colombiano, Juan Camilo Restrepo, ha poi informato sui risultati dell’incontro.Il primo punto ha riguardato la scelta di Quito, capitale dell’Ecuador, come sede del dialogo. Il secondo punto è stato il ringraziamento da parte del governo alla Chiesa cattolica per la disponibilità alla partecipazione. "La Conferenza Episcopale Colombiana ha nominato un gruppo di Vescovi, che hanno la loro sede nelle zone in cui si registra maggiore presenza dell’ELN, che hanno la missione di essere una sorta di accompagnatori imparziali tra le due parti che andranno a sedersi al tavolo di Quito" ha detto Camilo Restrepo.Da parte sua, il Presidente della Conferenza Episcopale colombiana, Sua Ecc. Mons. Luis Augusto Castro Quiroga, ha detto che il ruolo della Chiesa cattolica nei colloqui con l'ELN non sarà di mediazione ma di accompagnamento: "Abbiamo studiato molto il tipo di presenza dei Vescovi nominati per i dialoghi. Tale presenza è stata richiesta dall’ELN con l'approvazione del governo . Nel corso della riunione si è parlato dell'aiuto della Chiesa, che non è né di negoziazione, né di mediatore, né di facilitatore, ma è una presenza discreta al tavolo di Quito" ha detto Mons. Castro Quiroga dopo l'incontro.All’inizio di ottobre, il massimo leader dell’ELN aveva assicurato che l'obiettivo unico di questo gruppo è di raggiungere la pace in Colombia, quindi aveva stabilito una serie di incontri con il governo per decidere "come" e "quando", con la condizione di svolgere prima degli incontri non pubblici. Poi, insieme al governo colombiano, hanno informato della fase di dialogo pubblico per la fine di ottobre, con la collaborazione di istituzioni della vita pubblica e politica della Colombia, fra cui la Chiesa cattolica, che si era sempre detta disponibile a questa partecipazione . Nei prossimi giorni sarà resa pubblica l’agenda degli incontri per aprire il tavolo del dialogo a Quito.

ASIA/INDONESIA - L'Arcivescovo Suharyo: "L'appello contro la corruzione è prima di tutto per la Chiesa"

Giacarta - "La corruzione nella Chiesa cattolica esiste e l'appello pastorale dei vescovi indonesiani a fermare la corruzione è prima di tutto per la Chiesa, che deve rinnovare se stessa e sviluppare un sistema di servizi capace di ridurre al minimo la corruzione nelle proprie istituzioni": è quanto dichiara all'Agenzia Fides il presidente della Conferenza episcopale dell'Indonesia, l'arcivescovo Ignatius Suharyo che guida la comunità diocesana della capitale Giacarta. Al tema della corruzione è stata dedicata dai vescovi indonesiani la recente assemblea tenutasi a Giacarta .Parlando a Fides, al termine dell'assise, l'crcivescovo ha riferito che "tutte le diocesi, le parrocchie e le istituzioni della Chiesa cattolica in Indonesia stanno cercando di sviluppare una governance attenta alla trasparenza e ai costi dei vari servizi per evitare sprechi e perdite". L'arcivescovo ha osservato che la corruzione è causata da diversi motivi: "In primis la Chiesa deve chiedersi se ha remunerato i suoi dipendenti in modo adeguato. Il secondo motivo è l'avidità. E' un cammino difficile formare persone all'onestà e all'essenzialità". Il terzo motivo è il sistema strutturale. "Questo è ciò che i vescovi stanno continuamente studiando e migliorando, come si è fatto per il sistema di governo in un ufficio episcopale", ha detto.L'appello pastorale invita a notare "quanto i comportamenti corruttivi infettano anche gli aspetti della vita della Chiesa". I modelli di corruzione nella Chiesa di solito seguono i modelli di altre istituzioni, come ad esempio "l'uso dei bilanci non chiari o truccati con entrate fittizie o altri stratagemmi".

AFRICA/SUDAFRICA - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “S. Giovanni M. Vianney” di Pretoria

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 8 gennaio 2016, ha nominato Rettore del Seminario maggiore nazionale “San Giovanni Maria Vianney” nell’Arcidiocesi di Pretoria, il rev. Thembayona Paul Manci, dell’istituto secolare diocesano “Servants of Christ the Priest” . Il nuovo Rettore ha 60 anni ed è sacerdote da 30. Ha conseguito la licenza e il dottorato in teologia presso l’Università del Sudafrica . Ha ricoperto diversi incarichi nel suo Istituto, tra cui quello di Superiore Provinciale, e in varie diocesi. Per 7 anni è stato Vicario generale e Cancelliere dell’Arcidiocesi di Durban. Da marzo 2015 era Vicario generale e Amministratore della Cattedrale della diocesi di Mariannhill.

AFRICA/BURUNDI - “Si rischia un genocidio se non si interviene”: rapporto di una ONG sulle violazioni dei diritti umani

Bujumbura - “Si stanno commettendo crimini contro l’umanità ed esiste il rischio di genocidio” denuncia Anschaire Nikoyagize, Presidente di Iteka, il referente locale della Federazione Internazionale dei diritti dell’uomo che ieri, 15 novembre, ha presentato un rapporto sulle violazioni dei diritti umani nel Paese.Dallo scoppio della crisi politica nell’aprile 2015, quando il Presidente Pierre Nkurunziza annuncia la decisione di ripresentarsi alle elezioni per un terzo mandato, in violazione della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha, ad oggi, in Burundi, stima la FIDH, sono morte più di mille persone, altre 8.000 sono detenute per motivi politici, dalle 300 alle 800 sono scomparse, mentre le violenze e il clima di insicurezza hanno spinto più di 300.000 persone a rifugiarsi all’estero.Il rapporto di oltre 200 pagine, frutto di una ricerca sul campo durata un anno e mezzo, attribuisce la maggior parte dei crimini alle forze del regime e a quelle del partito al potere, il CNDD-FDD, e in particolare ai miliziani dell’ Imbonerakure, l’organizzazione giovanile del partito che è diventata una milizia al servizio del Presidente.Oltre a quelli commessi dalle forze del regime, il rapporto denuncia i crimini perpetrati dai gruppi di guerriglia che si oppongono al Presidente Nkurunziza, le Forces Républicaines du Burundi e la Résistance pour un Etat de droit .La FIDH lancia un appello all’Unione Africana e alle Nazioni Unite per il dispiegamento in Burundi di una missione di imposizione della pace e di ricerca del rilancio del dialogo politico. Altrimenti si rischia il disastro perché, afferma il rapporto, “ci sono tutte le condizioni per perpetrare un genocidio”.

ASIA/MYANMAR - I leader religiosi: "La pace è il bene comune"

Yangon - E' la pace il bene supremo per tutti i cittadini e per tutte le comunità del Myanmar: lo afferma un accorato appello ai leader politici e militari lanciato da un gruppo di leader religiosi birmani, tra i quali il Cardinale Charles Maung, Bo, Arcivescovo di Yangon. Nel testo dell'appello, inviato a Fides dallo stesso Cardinale, si afferma: "Noi, rappresentanti di tutte le religioni che vivono in Myanmar rivolgiamo un appello ai leader politici, ai leader militari e ai gruppi armati, perchè cerchino la via della riconciliazione e la pace come bene comune di tutta la popolazione".I leader religiosi sono preoccupati per i nuovi scontri nel conflitto civile tra i gruppi armati delle minoranze etniche e l’esercito birmano registratisi negli stati di Kachin e Karen, nonchè per le nuove violenze religiose sulla minoranza musulmana dei rohingya nello stato di Arakan, esplose proprio dopo la conferenza nazionale sulle minoranze etniche organizzata in settembre dal governo birmano. Il testo inviato a Fides rimarca gli elementi di speranza: "La democrazia è agli albori. Abbiamo avuto una nuova conferenza di Panglong con la partecipazione di tutti i gruppi delle minoranze. Il nostro paese è corteggiato dal mondo. Milioni di turisti arrivano ogni anno per visitare questa nazione. Abbiamo avuto elezioni pacifiche, abbiamo un Parlamento legittimo. Il presidente Daw Su guida la nazione con fiducia e saggezza. I nostri sogni stanno lentamente diventando realtà. Apprezziamo profondamente tutti coloro che hanno lavorato per questo".Ma restano degli aspetti negativi: "L'incubo della guerra continua. Più di 200.000 sono gli sfollati interni. A vecchi conflitti se ne aggiungono di nuovi. Con la presenza dei profughi prolifera il traffico di esseri umani, il fenomeno della droga e la violenza rischia di esplodere nelle comunità. I conflitti interni hanno provocato sofferenze croniche a migliaia di persone, scoraggiando lo sviluppo umano e provocando maggiore animosità".I leader religiosi ricordano che nel 1947 il generale Aung San, Primo ministro del primo governo della nazione, “ebbe l'accortezza di coinvolgere tutti nel dialogo, esplorando prima i fattori di accordo e lasciando le questioni controverse in seguito. Aung San favorì una soluzione federale". Il testo prosegue: "Ci appelliamo a tutti voi, leader politici della Lega Nazionale per la Democrazia, capi militari, leader di gruppi armati, partiti politici etnici e gruppi della società civile, per esplorare una politica comune di risoluzione dei conflitti. Facciamo appello a tutti i leader religiosi perchè siano strumento di pace. Il Myanmar ha bisogno di una sola religione oggi: che è la pace, è la nostra religione comune". "Siamo fratelli e sorelle. Urge fermare le guerre e costruire la pace e la giustizia per tutti" conclude.

AMERICA/STATI UNITI - Due cristiani tra i consiglieri di Trump per il Medio Oriente

New York – Ci sono almeno due cristiani appartenenti a Chiese orientali nell'American Middle East Advisory Committee, il comitato di consiglieri sul Medio Oriente nominato dal magnate Donald Trump prima di essere eletto Presidente degli Stati Uniti D'America, nelle ultime settimane della dura campagna elettorale che lo ha visto prevalere sulla candidata democratica Hillary Clinton. Nell'organismo, composto da 14 persone, figurano tra gli altri il professor Gabriel Sawma, nato a Beirut, docente di Studi mediorientali presso la Fairleigh Dickinson University, e il cristiano assiro David William Lazar, nato in Iraq, Presidente della American Mesopotamian Organization, con sede in California. Il professor Gabriel Sawma, dopo gli studi in Libano, e dopo aver svolto consulenze di carattere legale che gli hanno permesso di visitare varie nazioni del Medio Oriente, è emigrato negli Usa nel 1975, durante la guerra civile libanese, ed è considerato un esperto di legislazione islamica suprattutto in merito alle leggi riguardanti la famiglia, il divorzio, le questioni ereditarie e la custodia legale dei figli. Ha scritto il libro The Qur'an: Misinterpreted, Mistranslated and Misread, in cui sostiene la tesi che il Corano è stato originariamente scritto in aramaico, e non in arabo, e che la versione originale del libro sacro dell'Islam consente interpretazioni del testo che si discostano da quelle finora offerte dalle diverse scuole islamiche. David William Lazar, definito dalla stampa israeliana “militante assiro e amico di Israele”, già nell'agosto 2014 aveva rilasciato dichiarazioni riguardo alle convulsioni mediorientali legate all'exploit delle milizie jihadiste,in cui, tra l'altro, affermava che “ci sono letteramente migliaia di giovani assiri cristiani pronti a unirsi alle unità di protezione che noi stiamo programmando di mettere in piedi nelle prossime settimane e nei possimi mesi”.Il Trump American Middle East Advisory Committee è sostenuto dall'American Middle East Coalition for Trump, organismo attivato durante la campagna elettorale USA per raccogliere consensi a favore di Trump tra gli elettori appartenenti a gruppi etnici o religiosi con radici mediorientali: arabi, sciiti, sunniti, curdi, copti, maroniti, siri, assiri, caldei, melchiti e ebrei provenienti dalle comunità sparse in Medio Oriente. .

AMERICA/BRASILE - Secondo Convegno ecclesiale dell'Amazzonia: situazione e prospettive del lavoro missionario

Belem – Con l'obiettivo di discutere la situazione politica, sociale, economica, culturale e religiosa della regione e il contributo della Chiesa cattolica per la promozione e la difesa della vita degli abitanti e della biodiversità dell'Amazzonia, si sta svolgendo il Convegno ecclesiale dell’Amazzonia. L’incontro, dal 14 al 16 novembre nella città di Belem, in pratica farà un’analisi generale di come si sviluppa attualmente il lavoro missionario nella regione, ascolterà la testimonianza dei Vescovi e, da lì, traccerà nuove prospettive da offrire in risposta alle nuove sfide.Il lavoro missionario della Chiesa cattolica in Amazzonia è iniziato circa 400 anni fa, proprio dalla fondazione della città di Belem. "La Chiesa è sempre stata presente nella storia dell'Amazzonia per accompagnare le popolazioni nella storia e per contribuire ad illuminare la strada in questa storia" ha detto il Card. Hummes, uno dei partecipanti all'incontro come Presidente della Commissione episcopale speciale per l’Amazzonia della Chiesa brasiliana.Il primo incontro ha avuto luogo a Manaus nel 2013 e alla fine della riunione è stata redatta e pubblicata una lettera di impegno. Il Vescovo emerito di Xingu e Presidente del Comitato brasiliano della Rete ecclesiale Pan-amazzonica , Sua Ecc. Mons. Erwin Kräutler, spiega che c’è ancora molto da fare nella regione. "Il documento era una dichiarazione, dei consigli per tutte le diocesi e prelature per l'attuazione e il rafforzamento della Chiesa in Amazzonia. Ciò che conta è che le Chiese diventino consapevoli del fatto che dobbiamo tutti camminare nella stessa direzione, e vivere l'impegno per l'Amazzonia" ha detto Mons. Erwin.

AFRICA/CENTRAFRICA - Il Cardinale eletto Nzapalainga distribuisce kit scolastici e cibo ai bambini del Km5

Bangui - “Sono venuto perché i bambini i cui genitori non hanno i mezzi per mandarli a scuola, e gli orfani abbandonati, possano studiare e un domani auspico possano essere infermieri, ministri, deputati” ha dichiarato il Cardinale eletto, Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, recandosi presso il quartiere Km5 della capitale della Repubblica Centrafricana, dove ha consegnato materiale scolastico e viveri agli abitanti in gran parte di religione musulmana. Il Km5 è turbato da sparatorie che mettono a rischio la scolarizzazione dei bambini che vi vivono, spesso in condizioni precarie. Gli stessi insegnanti assegnati alle scuole del quartiere si rifiutano di recarsi al lavoro, temendo per la propria sicurezza.Il Cardinale eletto ha così deciso di offrire un aiuto concreto consegnando di persona diversi kit scolastici e pacchi di viveri per incoraggiare bambini e ragazzi ad andare a scuola. Oltre a quaderni e lavagne sono stati così distribuiti sacchi di riso, lattine d’olio e scatolette di sardine.Il gesto è stato ben accolto dal consigliere della locale circoscrizione, Abdoulaye Aroufaye, che ha invitato gli alunni ad andare a scuola.

AMERICA/PARAGUAY - Bambini lavoratori discutono su lavoro e vita dignitosa

Luque - “Il lavoro ci nobilita, la lotta ci unisce e rafforza” è stato il motto dell’Incontro Regionale che il Movimento Latinoamericano e dei Caraibi di Bambini, Bambine e Adolescenti Lavoratori , ha di recente tenuto nella Casa di Riposo Emmaus, nella città di Luque. I partecipanti si sono incontrati per valutare le attività, rafforzare la formazione e pianificare attività congiunte per garantire il diritto al lavoro e ad una vita dignitosa. Obiettivo di questa attività regionale è formare i partecipanti attraverso diversi forum, conferenze e workshop. Fanno parte del Movimento i bambini/e e Adolescenti Lavoratori, membri di gruppi, organizzazioni e Movimenti di NATs di 8 paesi dell’America Latina e dei Carabi.

OCEANIA/AUSTRALIA - “Un piccolo contributo può aiutare a cambiare una vita”: appello per le famiglia indigenti delle Filippine

Melbourne – L’appuntamento annuale di Catholic Mission con l’Appello per i Bambini, per la raccolta fondi per i piccoli indigenti che vivono nelle comunità più precarie di tutto il mondo, quest’anno mira ad aiutare una bambina nelle Filippine. Si tratta di una piccola che vive a Tondo, una delle aree più povere di Manila. Soggetta ad una grave forma di malnutrizione, è particolarmente sensibile alla tubercolosi, altamente contagiosa date le insane condizioni igieniche di Tondo. Ogni giorno, insieme alla nonna e al suo fratellino, raggiungono a piedi la clinica medica gestita da suor Susan Imperio e dalle suore Canossiane, si legge nella nota inviata a Fides. Le suore seguono uno dei pochi trattamenti della tubercolosi e programmi di prevenzione nella regione, e offrono tutti i check-up medici. “Un piccolo contributo, dice il Direttore Nazionale Padre Brian Lucas, può aiutare a cambiare una vita”.

AMERICA/VENEZUELA - “Ogni giorno in Venezuela muoiono bambini, mancano farmaci e cibo” riflette padre Aguilar

Roma – Il direttore del Dipartimento della comunicazione della Conferenza Episcopale del Venezuela , padre Pedro Pablo Aguilar, ha evidenziato che i venezuelani sono "sempre più poveri" perché il paese è in uno stato di "crisi umanitaria".In un breve colloquio con la stampa, appena arrivato a Roma per accompagnare l'Arcivescovo di Mérida, Mons. Baltazar Enrique Porras Cardozo, che riceverà la porpora cardinalizia nel Concistoro del 19 novembre, padre Aguilar ha riferito che "ogni giorno muoiono da uno a due bambini per la malnutrizione" e che "ogni fine settimana circa 200 persone vengono uccise in Venezuela", nel paese mancano farmaci e cibo.A questo riguardo, ha commentato l’assegnazione del premio al Venezuela, l’anno scorso, da parte dell'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura , per aver dimezzato la percentuale di persone che soffrono la fame. Un riconoscimento che, a suo avviso, non corrisponde alla realtà: "Al Venezuela hanno dato di recente un premio per aver contribuito a ridurre il tasso di povertà, quando invece accade il contrario, ma alcune persone hanno molto denaro e forse sono state capaci di comprare anche le coscienze" ha detto.Padre p. Aguilar ha confermato quanto sia difficile il dialogo in Venezuela: "Purtroppo, se uno non è a favore del governo, allora diventa nemico. Non è facile capire, ma è necessaria una soluzione politica per risolvere la situazione" ha concluso.

AFRICA/CONGO RD - In Nord Kivu rapimenti e assalti ai militari: così i terroristi delle ADF accolgono una delegazione ONU

Kinshasa - Nuovi attacchi delle ADF in diverse località del Territorio di Beni, nel Nord Kivu, la provincia della Repubblica Democratica del Congo nella quale agiscono diversi gruppi armati che terrorizzano la popolazione, tra cui le Forze Democratiche Alleate , di origine ugandese ma da anni installatesi nell’area.Secondo informazioni pervenute all’Agenzia Fides, il 12 novembre almeno 12 persone sono state rapite a Matukaka, 15 km nord-est di Beni . Due di loro sono riuscite a fuggire ed hanno raccontato che il gruppo che le aveva rapite era composto da almeno 200 guerriglieri.Sempre il 12 novembre le ADF hanno attaccato un altro villaggio ed una postazione delle forze armate congolesi. Un altro attacco contro una postazione militare è stato effettuato nella notte di domenica 13 novembre nell’area di Eringeti.La nuova offensiva dei terroristi delle ADF è avvenuta alla vigilia della visita di una delegazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per accertare la situazione nel Nord Kivu.

ASIA/FILIPPINE - Dietro-front di Duterte: sì al nucleare

Bataan - Le Filippine si avvarranno dell'energia nucleare e riattiveranno la centrale di Bataan, a Nord di Manila: questo annuncio del ministro dell'Energia, Alfonso Cusi, che ha confermato la volontà del Presidente Rodrigo Duterte, ha generato profondo rammarico nella Chiesa filippina. Anche perchè questa posizione rappresenta un cambio di rotta, dato che solo pochi giorni fa Duterte aveva pubblicamente affermato che, sotto la sua presidenza, non avrebbe consentito l'uso dell'energia nucleare nel paese . Ora il governo ha invece dato il via libera per riattivare l'impianto di Bataan, costruito ma mai entrato in attività, pur con la garanzia che "saranno rispettate le massime misure di sicurezza"."Se questo annuncio è l'ultima parola del Presidente, siamo rattristati e delusi" ha detto Mons. Ruperto Santos, Vescovo di Balanga, regione in cui si trova la centrale. "La Chiesa e la società civile si opporranno a qualsiasi mossa per riabilitare la centrale. Questo progetto è pericoloso per la salute pubblica e porterà morte e distruzione. Va ricordato che sorge in un'area dove si trova un vulcano attivo" afferma il Vescovo nella nota pervenuta a Fides. La Chiesa invita il governo a "tenere in considerazione la vita e il futuro della nostra gente e l'ambiente, piuttosto che il profitto e la convenienza materiale".La centrale di Bataan fu costruita tra il 1958 e il 1986 e mai attivata. Le Filippine ne hanno però sempre curato la manutenzione e negli ultimi anni è stato rispolverato il progetto di avviare il reattore. Il progetto costò quasi tre miliardi di dollari e fu realizzato dall'americana Westinghouse ai tempi della dittatura di Ferdinando Marcos. Nel 2004 la presidente Gloria Macapagal-Arroyo rese pubblici i progetti di conversione della centrale in un impianto alimentato a gas, ma questa ipotesi non ebbe seguito. A partire dal 2009 il Parlamento filippino ha ripreso in considerazione l'apertura della centrale. Benigno Aquino, ex presidente della nazione, a cui Duterte è succeduto, aveva detto che le Filippine non avrebbero abbandonato l’opzione per l’energia nucleare. Le Filippine devono coprire il fabbisogno energetico nazionale che oggi, secondo il Ministero dell’energia, è coperto per il 67% da gas naturale, combustibili fossili o fonti alternative. In passato il governo filippino aveva avviato un programma di incentivi alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili. Il programma mirava a triplicare la produzione di energia da fonti “pulite” , arrivando nel 2030 a una quota del 50% del totale dell'elettricità prodotta internamente.

AFRICA/TOGO - Dimissioni del Vescovo di Dapaong e nomina del successore

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 15 novembre 2016, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Dapaong , presentata da Sua Ecc. Mons. Jacques Nyimbusède Tukumbé Anyilunda. Il Papa ha nominato Vescovo di Dapaong il rev. Dominique Banlène Guigbile, Parroco e Vicario Episcopale per il coordinamento pastorale.Il Rev. Dominique Banlène Guigbile è nato il 30 dicembre 1962 a Kpandéntangue-B , nella Diocesi di Dapaong. Dopo gli studi primari e secondari, Dominique ha frequentato il Seminario maggiore Saint Gall di Ouidah, nel Benin, per gli studi filosofici e teologici. È diventato sacerdote per la Diocesi di Dapaong il 30 dicembre 1992. Dopo l’ordinazione ha svolto le seguenti mansioni: 1993-1996: Vicario parrocchiale di Santa Monica di Dapaong; 1993-1996: Direttore del Foyer Séminaire Payenn Saint Clément di Dapaong; 1996-2002: Studi a Strasburgo, in Francia; 2002-2009: Parroco della parrocchia di Santa Monica di Dapaong, e Segretario generale della Fraternité nationale des prêtres diocésains; dal 2003: Vicario episcopale per il coordinamento pastorale; dal 2009: Parroco della parrocchia di San Pietro di Korbongou.Inoltre, è membro del Consiglio presbiterale, del Collegio dei Consultori, del Consiglio per gli Affari Economici, oltre che Professore invitato al Seminario di Filosofia e di Teologia del Togo, e dell’Università statale di Kara.La Diocesi di Dapaong, eretta nel 1990, suffraganea dell'Arcidiocesi di Lomé, ha una superficie di 8.470 kmq e una popolazione di 828.224 abitanti, di cui 66.094 sono cattolici. Ci sono 16 Parrocchie, 66 sacerdoti , 29 fratelli religiosi, 68 suore e 35 seminaristi.

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