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AFRICA/CAMERUN - Profanata la tomba di Mons. Bala nella cattedrale di Bafia

Yaoundé - “C’è stato un chiaro atto di profanazione nella cattedrale di Bafia nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 agosto. Sono state rinvenute tracce di sangue nella cattedrale”, ha affermato Sua Ecc. Mons. Sosthène Léopold Bayemi Matjei, Vescovo della vicina diocesi di Obala, che è stato inviato sul posto da Sua Ecc. Kome Abraham, Vescovo di Bafang e Amministratore Apostolico di Bafia. Le tracce di sangue sono state rinvenute sulla tomba di Sua Ecc. Mons. Jean Marie Benoît Bala, Vescovo di Bafia, il cui corpo era stato ritrovato nelle acque del fiume Sanaga, il 2 giugno. Secondo la locale Conferenza Episcopale Mons. Bala è stato assassinato mentre le autorità affermano che si sarebbe suicidato .A seguito della profanazione è stato deciso di chiudere al pubblico la cattedrale di San Sebastian che sarà riaperta solo dopo la purificazione del luogo. “La cattedrale è chiusa al culto pubblico fino a che non verrà celebrato un rito penitenziale come prescritto dal Codice e dal rito liturgico” ha detto Mons. Sosthène Bayemi.

ASIA/GIORDANIA - Memorandum d'intesa per nuovi progetti comuni tra l'Università Americana di Madaba e le scuole cristiane giordane

Amman – L'Università americana di Madaba e il Segretariato generale per le istituzioni educative cristiane in Giordania hanno sottoscritto un memorandum d'intesa volto a incentivare la collaborazione e la condivisione di percorsi d'istruzione tra l'ateneo e le scuole cristiane presenti nel Regno Hascemita. Il memorandum è stato co-firmato lunedì 28 agosto dal professor Nabil Ayoub, presidente dell'Università di Madaba, e da padre Rashid Mistrih OFM, Segretario generale delle istituzioni educative cristiane in Giordania. Alla firma del memorandum hanno presenziato anche il Vescovo William Shomali, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, e padre Ashraf Al-Nimri, Direttore generale delle Scuole di Patriarcato Latino in Giordania. Il memorandum punta a collegare in maniera organica l'esperienza dell'Università americana di Madaba – nata con il sostegno finanziario del Patriarcato latino di Gerusalemme – con la lunga e significativa tradizione delle istituzioni educative cristiane operanti da più di 150 anni nei territori dell'attuale Giordania. In concreto, la prima forma di collaborazione sarà rappresentata da un numero consistente di borse di studio messe a disposizione di allievi meritevoli delle scuole legate al Segretariato per sostenere finanziariamente il loro accesso ai corsi d'istruzione qualificati forniti dell'Università di Madaba, compresi i periodi di studio all'estero offerte da quell'Ateneo in collaborazione soprattutto con istituzioni universitarie statunitensi. Un analogo memorandum era stato già firmato in precedenza con il Segretariato generale delle istituzioni educative cristiane in Galilea e Palestina. L'Università di Madaba , che ha già raggiunto posizioni di eccellenza tra le università e gli istituti d'istruzione superiore in Giordania, è l'Ateneo affiliato al Patriarcato latino di Gerusalemme di cui Papa Benedetto benedì la prima pietra il 9 maggio 2009, e che fu inaugurata il 30 maggio 2013 alla presenza di Re Abdallah II. Alla fine del 2014, la Santa Sede era dovuta intervenire per farsi carico di problemi amministrativi e finanziari che avevano segnato la costruzione e l'avvio dell'istituzione accademica. Una Commissione ad hoc, istituita dalla Segreteria di Stato, aveva a sua volta affidato a un Comitato locale di amministrazione, presieduto dall'Arcivescovo Giorgio Lingua, a quel tempo Nunzio apostolico in Giordania, il compito di “seguire e coordinare da vicino, fino a luglio 2015, i lavori dell’Università. Lo scorso marzo , nella lettera rivolta a tutti i membri della diocesi da lui amministrata, l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa OFM, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme,aveva fatto un riferimento esplicito anche agli “errori che hanno ferito la vita del Patriarcato, finanziariamente ed amministrativamente, soprattutto riguardanti l’Università Americana di Madaba”. .

ASIA/PAKISTAN - Studio del Corano obbligatorio a scuola: più islam nella società

Islamabad - Il senato del Pakistan ha approvato l'insegnamento obbligatorio del Corano nelle scuole pubbliche. Come appreso da Fides, il disegno di legge “Holy Quran Bill 2017”, presentato dal ministro dell'istruzione, è stato velocemente licenziato dalla Camera alta del Parlamento dopo che l'Assemblea Nazionale lo aveva già approvato il 19 aprile scorso. Il testo obbliga tutte le istituzioni educative a disporre l'insegnamento del Corano per gli studenti musulmani, dalla classe prima fino alla 12a .Secondo gli obiettivi dichiarati nel disegno di legge, “occorre far comprendere il messaggio divino, assicurarne la diffusione nella società, incoraggiare la pace e la tranquillità, promuovere i valori supremi umani della verità, dell'onestà, dell'integrità, della costruzione del carattere, della tolleranza, della comprensione degli altri”. Inoltre, afferma una nota del governo, il disegno di legge aiuterà lo Stato ad adempiere alla sua responsabilità costituzionale poiché l'articolo 31, paragrafo 2, della Costituzione afferma che “lo Stato si adopera per rendere obbligatori gli insegnamenti del Sacro Corano e dell'Islam”.Negli ambienti cristiani in Pakistan si nota che la disposizione è obbligatoria per gli studenti musulmani, mentre nessun programma alternativo è stato annunciato per gli studenti non musulmani. Nasir Saeed, avvocato cristiano e direttore dell’Ong “Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement” nota a Fides: “Il provvedimento va nella direzione di rafforzare l'islamizzazione della società pakistana, e questo può fomentare intolleranza religiosa. Invece di promuovere la libertà di religione, il governo costringe i bambini a studiare il Corano. Inoltre questa legge potrà avere un impatto negativo sugli studenti non musulmani, in quanto molti potrebbero essere costretti a seguire quelle lezioni, se non c'è altra scelta, per non perdere punteggio e risultare svantaggiati nei voti scolastici”.Interpellato da Fides, p. Inayat Bernard, Condirettore della rivista “The Christian View” e Rettore del Seminario minore di Santa Maria a Lahore, nota: “Siamo in una Repubblica islamica e non mi sorprende che i legislatori abbiano adottato tale provvedimento. In Pakistan, nella scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, sono già obbligatori, nel curriculum delle materie insegnate, gli studi islamici. Nelle scuole cristiane abbiamo numerosi docenti musulmani, dato che il 70% degli studenti che le frequentano sono di religione islamica. Ora si aggiunge lo studio specifico del Corano, che andrà insegnato in lingua araba. Ciò significherà trovare e assumere altri insegnanti, e questo non sarà facile per gli istituti cristiani. Inoltre, data la presenza di diverse scuole di pensiero nell'islam, potranno sorgere conflitti, all'interno del mondo sunnita, per l'attribuzione e la scelta dei docenti, senza parlare dell'effetto che questo può avere per gli allievi che sono sciiti. Insomma, il provvedimento sarà prevedibilmente foriero di forte conflittualità. Per quanto riguarda la vita ordinaria dei cristiani, non credo sorgeranno particolari problemi. Questa è la nostra condizione: viviamo in una repubblica islamica".

AMERICA/BRASILE - Dopo le pressioni di Chiesa e ambientalisti sospeso il decreto sull’abolizione della Renca

Brasilia – Un giudice brasiliano, Rolando Spanholo, ha sospeso ieri, 30 agosto, il decreto presidenziale che aveva eliminato le protezioni ambientali e permetteva l'estrazione mineraria in una vasta riserva nella foresta amazzonica, la Riserva Nazionale di Rame e Associati .Il decreto era stato reso noto la scorsa settimana, provocando le dure critiche dei gruppi ambientalisti internazionali e della Chiesa cattolica , che hanno denunciato danni incalcolabili all'ecosistema e sicuri conflitti tra minatori e tribù indigene. Il magistrato sostiene che il decreto non sia stato preceduto dalla necessaria autorizzazione del Congresso Nazionale, come richiesto dalla Costituzione, e potrebbe mettere a repentaglio la protezione dell'ambiente e delle comunità indigene locali.

AFRICA/CIAD - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “San Mbaga Tuzindé” di Sarh

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 22 giugno 2017, ha nominato Rettore del Seminario maggiore filosofico interdiocesano “San Mbaga Tuzindé” nella diocesi di Sarh , il rev. Samuel Mbairabe Tibingar, del clero arcidiocesano di N’Djamena.Il nuovo Rettore è nato il 27 luglio 1972 nella regione di Moyen Chari, Sarh. Dopo la scuola primaria e gli studi secondari al Collegio San Charles Lwanga a Sarh, nel 1997 è entrato nel Seminario maggiore Saint Luc de Bakara a N’Djamena. E’ stato ordinato sacerdote il 26 novembre 2005. Dopo l’ordinazione è stato Viceparroco e Parroco, quindi ha studiato esegesi biblica a Roma e ha conseguito il Dottorato in teologia biblica . Dal 2011 al 2016 ha svolto il ministero nell’arcidiocesi di Firenze.

ASIA/MYANMAR - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “St. Joseph” di Mandalay

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 1 maggio 2017, ha nominato Rettore del Seminario maggiore filosofico interdiocesano “St. Joseph” nell’arcidiocesi di Mandalay, in Myanmar, il rev. Peter Maung , del clero arcidiocesano di Taunggyi.Il nuovo Rettore è nato il 6 giugno 1967 a Pekhon, Southern Shan, ed è stato ordinato sacerdote il 19 marzo 1991. Dopo l’ordinazione è stato Viceparroco e Parroco , quindi ha studiato a Roma . E’ stato poi Rettore del Seminario Star of evangelization , del Seminario Little Way . Ha studiato a Manila Clinical Parstoral Education . Quindi è stato nuovamente Rettore del Seminario Little Way e, dal 2012, era Direttore del KMSS-TGY .

AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto Tawadros II: preghiamo anche per i malvagi che attaccano le chiese

Kyoto – Dopo gli attacchi alla chiese e le stragi di cristiani che hanno insanguinato l'Egitto negli ultimi mesi “la Chiesa copta ha pregato per tutti”, anche per “le persone malvagie” che hanno attaccato le chiese e i cristiani. Con queste parole il Patriarca copto ha di nuovo dato testimonianza della fede trasparente con cui tanti cristiani copti hanno vissuto le tante esperienze di martirio che hanno segnato il cammino recente della loro Chiesa. Lo ha fatto nel corso di un'intervista rilasciata alla rete televisiva giapponese Asahi, ribadendo la propria fiducia nella forza della preghiera, “che può cambiare i cuori”. L'intervista è stata rilasciata dal Patriarca Tawadros durante la tappa giapponese della visita che il Primate della Chiesa copta sta svolgendo tra alcune comunità della diaspora copta e che a partire da oggi, 30 agosto, sta proseguendo in Australia. Durante la permanenza in Giappone, Tawadros ha anche inaugurato la Cattedrale di Nostra Signora di San Marco a Kyoto, prima Chiesa copta in terra giappnese.Nell'intervista rilascata a Asahi TV, il Patriarca copto ha anche dichiarato che il legame tra cristiani e musulmani in Egitto è forte e ben radicato, sottolineando che i terroristi colpiscono i cristiani copti proprio per mettere in crisi tale vincolo e provare così a smantellare l'unità nazionale. In queto contesto – ha insistito Tawadros - i tentativi di giustificare il terrore con argomenti religiosi chiamano in causa anche tutti i soggetti impegnati nel campo dell'insegnamento religioso, che devono mostrarsi degni del compito loro affidato e non concendere alibi al fanatismo e all'intolleranza. Riguardo ai legami con le alte Chiese e comunità cristiane, il Primate della Chiesa copta ha sottolineato che, al di là delle differenze, tutti i cristiani sono accomunati dalla fede in Cristo, dal Vangelo e dal condividere insieme “l'attesa del Regno dei cieli”. Lo sguardo di fede con cui il Patriarca Tawadros osserva e vive le vicende della sua Chiesa e del suo Paese è connotato anche da prudenza e realismo. In Egitto rimane in vigore l'indicazione delle autorità ecclesiali di non organizzare pellegrinaggi, campi scuola per i giovani e raduni spirituali moltitudinari, in virtù di quanto è stato suggerito dalle forze di polizia e dalle autorità civili per motivi di sicurezza, dopo la serie di attentati mirati realizzati dal terrorismo di matrice jihadista contro i cristiani copti. La disposizione patriarcale è rimasta in vigore nei mesi di luglio e agosto, anche se non tutti l'hanno rispettata. Adesso, un nuovo comunicato diffuso dal Patriarcato copto ha ribadito che tale disposizione non è stata revocata. In questo modo si tenta di frenare le iniziative di case religiose e luoghi di accoglienza che già avevano pubblicizzato la propria disponibilità a riaprire le porte a visitatori e pellegrini con l'inizio del mese di settembre. .

AFRICA/KENYA - “I malati muoiono negli ospedali senza assistenza, si fermi lo sciopero degli infermieri”: appello di Mons. Korir

Nairobi - "È ora che vi parliate l'uno con l'altro per far cessare lo sciopero del personale infermieristico nel nostro Paese. I keniani stanno morendo negli ospedali perché non c'è nessuno che li assiste” ha esortato Sua Ecc. Mons. Cornelius Kipng’eno Arap Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”, nell'omelia della messa da lui presieduta in memoria di p. John Kaiser, presso il Maela Refugee Camp di Naivasha. In Kenya oltre 25.000 infermieri sono in sciopero dal 5 giugno, per chiedere un aumento di stipendio e delle indennità.“Siamo arrivati al punto di lasciare la nostra gente morire per il denaro, P. Kaiser non era keniano, ma non avrebbe mai fatto morire la nostra gente. Questo è inumano. Dobbiamo rinnovare i nostri sforzi per servire la gente del Kenya” ha affermato Mons. Korir.La messa in memoria di p. Kaiser Memorial è stata concelebrata da Sua Ecc Mons. Oballa Ole Owaa, Vescovo di Ngong, e da Sua Ecc. Mons Joseph Mbatia, Vescovo di Nyahururu. Missionario di Mill Hill, p. Kaiser era stato inviato in missione in Kenya nel 1964, ha lavorato nella diocesi di Kisii per 20 anni e in seguito a Nakuru e a Ngong- Il 24 agosto 2000, il corpo di p. Kaiser era stato trovato a Moredat-Naivasha, lungo l'autostrada Nakuru-Nairobi. La causa della sua morte non fu accertata immediatamente, ma in seguito si è accertato che era stato assassinato da aggressori fino ad oggi rimasti sconosciuti.

AFRICA/KENYA - “I malati muoiono negli ospedali senza assistenza. Si smetta lo sciopero degli infermieri”: appello di Mons. Korir

Nairobi - "È ora che vi parliate l'uno con l'altro per far cessare lo sciopero del personale infermieristico nel nostro Paese. I keniani stanno morendo negli ospedali perché non c'è nessuno che li assiste” ha esortato Sua Ecc. Mons. Cornelius Kipng’eno Arap Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”, nell'omelia della messa da lui presieduta in memoria di p. John Kaiser, presso il Maela Refugee Camp di Naivasha. In Kenya oltre 25.000 infermieri sono in sciopero dal 5 giugno, per chiedere un aumento di stipendio e delle indennità.“Siamo arrivati al punto di lasciare la nostra gente morire per il denaro, P. Kaiser non era keniano, ma non avrebbe mai fatto morire la nostra gente. Questo è inumano. Dobbiamo rinnovare i nostri sforzi per servire la gente del Kenya” ha affermato Mons. Korir.La messa in memoria di p. Kaiser Memorial è stata concelebrata da Sua Ecc Mons. Oballa Ole Owaa, Vescovo di Ngong, e da Sua Ecc. Mons Joseph Mbatia, Vescovo di Nyahururu. Missionario di Mill Hill, p. Kaiser era stato inviato in missione in Kenya nel 1964, ha lavorato nella diocesi di Kisii per 20 anni e in seguito a Nakuru e a Ngong- Il 24 agosto 2000, il corpo di p. Kaiser era stato trovato a Moredat-Naivasha, lungo l'autostrada Nakuru-Nairobi. La causa della sua morte non fu accertata immediatamente, ma in seguito si è accertato che era stato assassinato da aggressori fino ad oggi rimasti sconosciuti.

AMERICA/CILE - “Eccomi, mandami”: mese della Bibbia in chiave missionaria

Santiago – Diversi paesi dell’America Latina dedicano il mese di settembre, in cui si celebra la festa di San Girolamo a cui si deve la vulgata in latino della Bibbia, ad un particolare incontro, personale e comunitario, con la Sacra Scrittura. La Chiesa cilena vivrà questo tempo in chiave missionaria: “Si tratta di creare le occasioni per ascoltare la Parola di Dio per conoscere più profondamente il Signore, rinnovare la nostra amicizia con Lui e prepararsi ad assumere la sua missione come nostra propria missione” scrive Sua Ecc. Mons. Santiago Silva Retamales, Presidente della Commissione nazionale di animazione biblica della pastorale.Secondo le informazioni diffuse dalla Conferenza Episcopale, pervenute a Fides, vengono proposti quattro incontri di Lectio Divina che presentano alcune immagini legate alla sequela di Gesù, le quali “ci invitano a riaccendere il nostro impegno missionario a portare la Buona Novella del Vangelo in tutti gli angoli del nostro paese, affinché possa essere fonte che illumina la trasformazione delle nostre realtà, invitandoci a vivere la carità, la fraternità, nella giustizia, nella pace e nella gioia”. Si tratta di proseguire il cammino di approfondimento e di riflessione per convertirsi in una Chiesa “in uscita” sottolinea Mons. Retamales.“Eccomi, mandami – Chiamati alla sequela di Gesù" è il motto scelto per questo mese, che invita a sedersi ai piedi del Signore per ascoltarlo, accogliere la sua Parola nei nostri cuori, per essere trasformati diventare suoi annunciatori. “Molti ai nostri giorni devono trovare un nuovo significato per la loro vita, molti oggi si sentono soli e abbandonati, molti provengono da altri paesi per trovare migliori opportunità di lavoro e di vita nel nostro paese. Accogliamoli calorosamente condividendo con loro la Parola di Dio che ci offre la vita in abbondanza, la vita di Gesù Cristo”.Nel sito della Conferenza Episcopale del Cile sono presenti diversi sussidi, oltre alla guida per la Letio Divina, che si possono utilizzare per l’animazione del mese della Bibbia.

AFRICA/CENTRAFRICA - A Bria convivenza religiosa in pericolo a causa dei combattimenti per il controllo delle miniere

Bangui - “Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione e gli appelli dei leader delle comunità religiose di Bria per il ritorno della pace, la ripresa dei combattimenti tra i diversi gruppi armati per il controllo della città e delle aree minerarie limitrofe ha completamente paralizzato la coesione sociale e la discreta convivenza tra le comunità cristiane e musulmane” afferma la Piattaforma delle Confessioni Religiose in Centrafrica per la pace .Bria si trova nella parte centro-orientale della Repubblica Centrafricana e da mesi si trova in mezzo a scontri tra milizie rivali per il suo controllo e soprattutto per quello delle circostanti miniere di oro e diamanti .“Bria è diventata una città irriconoscibile” denuncia il pastore Augusto Ngbando nella nota giunta a Fides. “Le comunità che vivevano in perfetta armonia sono diventate nemiche. Ora i bambini non possono andare a scuola, gli agricoltori non possono più recarsi nei loro campi a causa degli uomini armati che vagano per la foresta. I mercati sono quasi deserti. Gli uomini armati circolano nei quartieri che sono a loro favorevoli per paura di essere attaccati da gruppi rivali in quelli ostili”. “A seguito delle campagne di sensibilizzazione condotte da tutti i leader religiosi, la pace e l'armonia cominciavano a ritornare all'interno della popolazione, ma gli ultimi scontri hanno distrutto i nostri sforzi” riferisce il pastore, che ha lanciato un appello ai leader del PCRC invitandoli a recarsi nella sua città per cercare di mediare tra le parti in conflitto e di rassicurare la popolazione.

ASIA/FILIPPINE - Appello dei Salesiani di fronte all’ondata di uccisioni sommarie di giovani vulnerabili

Makati – “Noi, Salesiani di Don Bosco dell'Ispettoria Filippina Nord, siamo profondamente addolorati per l’ondata di uccisioni avvenute recentemente. Essendo in prima linea nel ministero della pastorale giovanile nel mondo e nella Chiesa, la nostra tristezza si trasforma in allarme data la realtà inquietante e innegabile che molti di quelli che sono stati uccisi recentemente sono dei giovani vulnerabili, uccisi dalle mani di coloro che hanno giurato fedeltà alla legge nel loro compito di proteggere il bene comune e salvaguardare gli stessi giovani…”: inizia così la dichiarazione di don Anthony Paul Bicomong, Superiore dell’Ispettoria salesiana delle Filippine Nord, sulle recenti uccisioni sommarie nella “Guerra contro la droga”, intrapresa dall’amministrazione del presidente Duterte.Nel testo, diffuso da Ans e pervenuto a Fides, si ribadisce l’impegno dei Salesiani a seguire gli insegnamenti del “Padre e Maestro della Gioventù, San Giovanni Bosco”, e a rimanere saldi nel desiderio di formare giovani uomini e donne che diventino "buoni cristiani e onesti cittadini".Don Bicomong sottolinea che non si tratta di “prendere le parti di un qualsiasi colore, gruppo o partito” in quanto “i valori morali e la morale cristiana in generale vanno al di là della politica”, né di “un condono di chiunque possa essere coinvolto nel commercio della droga” e ancor meno “una condanna di coloro che hanno giurato di fare tutto ciò che è legalmente e moralmente permesso e necessario per frenare l'onda di questo pericolo chiaro e attuale per la società, una minaccia per il futuro del popolo filippino”. “Questo è un appello alla coscienza collettiva del popolo filippino, inclusi quelli che legittimamente detengono le redini del potere politico e dell'ordine pubblico, obbligati a proteggere i cittadini e il bene comune”.Il testo si conclude con questo appello: “Uniti al desiderio del popolo filippino di liberare la nostra nazione dagli innumerevoli mali che ci affliggono, comprese le vere e proprie minacce poste dalle proliferazione delle droghe illegali, legate ad una realtà emergente più diffusa, di un sistema politico inquinato dalla droga e dalla corruzione, invitiamo tutti gli uomini e le donne di buona volontà a combattere e resistere al male in tutte le sue forme, e questo, a parte il flagello delle droghe, comprende il male delle uccisioni sommarie, per qualunque ragione o scopo, in particolare dei giovani, senza il beneficio di un giusto processo”.

AMERICA/COLOMBIA - La 30.ma “Settimana per la Pace” coincide con la visita del Papa “amico della pace”

Bogotà – L’edizione 2017 della “Settimana per la Pace”, che si celebrerà in Colombia dal 3 al 10 settembre, coincide quest’anno con due importanti eventi per il paese: l’inizio della costruzione del cammino di pace dopo gli accordi del 24 novembre 2016 e la visita pastorale di Papa Francesco, che verrà ad “iniettare entusiasmo e riconciliazione nei cuori dei colombiani”. Così si è espresso il Presidente della Conferenza Episcopale della Colombia , Sua Ecc. Mons. Oscar Urbina Ortega, Arcivescovo di Villavicencio, presentando la 30.ma “Settimana per la Pace”, nata nel 1987 per iniziativa della Chiesa, che ha sempre rinnovato l’impegno a lavorare per la costruzione della pace e della riconciliazione nel paese, soprattutto in questo periodo storico. Mons. Urbina Ortega, secondo le informazioni diffuse dalla CEC e pervenute a Fides, ha messo in evidenza che “la pace è un dono di Dio, un compito affidato alla responsabilità delle persone” e “il Papa toccherà i cuori di tutti i colombiani e getterà un seme. Per noi, nel Vangelo, il seme è molto importante, perché quando si dà un messaggio è un seme che cade su un terreno che è il cuore, il terreno che accoglie il seme permette che questo si apra, cresca e porti frutti. Questa è la dinamica che senza dubbio sarà presente nei messaggi che Papa Francesco ci porta”.Sono più di mille le iniziative per la pace che si svolgeranno in tutta la Colombia durante la Settimana e nei giorni precedenti e seguenti, organizzate da un centinaio di istituzioni, organizzazioni, movimenti, università, ong e altre realtà, che rispecchiano un’ampia pluralità religiosa, sociale, etnica, culturale, economica e politica. L’obiettivo è dare visibilità agli sforzi compiuti ogni giorno da migliaia di persone che lavorano per la costruzione della pace e alle iniziative che promuovono la dignità della persona umana. La Settimana, che si rivolge in modo particolare ai giovani, ha per tema “Molti passi per la pace e la riconciliazione” e si ispira al messaggio di Papa Francesco per la Giornata della Pace del 1° gennaio 2017. Il Comitato promotore è guidato dal Segretariato nazionale della Pastorale Sociale della CEC, da Redepaz, dalla Pontificia Università Javeriana e dal Cinep. Tra le iniziative di maggior rilievo ci sarà la marcia per la pace che si muoverà il 6 e 7 settembre da diversi luoghi del paese per giungere a Villavicencio l’8 settembre all’incontro con il Papa; un atto di riconciliazione tra i diversi protagonisti del conflitto armato che si svolgerà il 4 settembre; una mostra fotografica sui 30 anni della Settimana; il Premio nazionale per la difesa dei diritti umani in Colombia. “La Settimana per la Pace - è scritto nella lettera di convocazione - contribuirà a creare una visione della pace come esercizio dei diritti etnici, sociali e lavorativi, compresi i diritti e le opportunità per le donne colombiane. Rafforzerà la costituzione di scuole, collegi e università come territori di pace e la più ampia partecipazione di giovani, ragazzi e ragazze, alla cultura della convivenza. L'incontro con Papa Francesco, amico della pace, con il popolo colombiano, amico della pace, rafforzerà le capacità e gli impegni nella costruzione della pace come espressione della giustizia, della democrazia, della riparazione delle vittime e della riconciliazione”.

ASIA/IRAQ - Anche una cristiana tra le ex prigioniere dei jihadisti liberate a Tal Afar

Tal Afar – Si chiama Rana Behnam la donna cristiana liberata nei sobborghi di Tal Afar dopo essere stata per lungo tempo tenuta in un luogo di segregazione dai jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico a Tal Afar, insieme ad altre donne yazide. La sua liberazione – riferiscono i media iracheni - è avvenuta durante l'offensiva sferrata domenica scorsa dall'esercito iracheno e da altre milizie per riprendere il completo controllo di Tal Afar, città a ovest di Mosul, verso il confine con la Siria, divenuta l'ultima roccaforte dei jihadisti del sedicente Stato Islamico dopo la riconquista di Mosul da parte dell'esercito iracheno. Foto diffuse dal website ankawa.com mostrano Rana nei primi attimi di serenità trascorsi a Baghdad, insieme a due sacerdoti caldei e ad alcuni familiari, da lei raggiunti subito dopo la sua liberazione. L'offensiva su Tal Afar ha provocato l'ennesima fuga di massa di civili che tentavano di mettersi al riparo dai combattimenti tra esercito iracheno e miliziani di Daesh. La città – hanno riferito i fuggitivi alle organizzazioni umanitarie - veniva bombardata, e non era rimasto niente da mangiare. I miliziani dell'auto-proclamato Stato Islamico avevano conquistato Mosul nel giugno 2014 e nei mesi successivi avevano preso il controllo anche di città e villaggi della Piana di Ninive. Davanti all'avanzata dei jihadisti, anche decine di migliaia di cristiani di Mosul e dell'intera regione erano fuggiti dalle proprie case, trovando rifugio soprattutto nei sobborghi di Erbil e in altre aree del Kurditan iracheno.

AMERICA/COLOMBIA - Traslate le reliquie di padre Ramírez, il Martire di Armero, prossimo beato

San Sebastián de La Plata – Una lunga e affollata processione ha accompagnato la traslazione delle reliquie di padre Pedro María Ramírez Ramos, noto come “il Martire di Armero”, dal cimitero principale alla chiesa di San Sebastián de La Plata, dipartimento di Huila, in vista della prossima beatificazione, che sarà presieduta da Papa Francesco durante la sua visita pastorale in Colombia, l’8 settembre a Villavicencio. Il lungo corteo è stato guidato dall’Arcivescovo di Ibagué, Mons. Flavio Calle Zapata, e da altri Vescovi. Insieme a padre Ramírez verrà beatificato anche un altro martire colombiano, il Vescovo di Arauca, Sua Ecc. Mons. Jesús Emilio Jaramillo . Pedro María Ramírez Ramos nacque il 23 ottobre 1899 a La Plata, Huila, e venne battezzato il giorno seguente. Quarto di sette figli, aveva altri fratelli nati dal primo matrimonio del padre, che morì quando aveva 10 anni. Dopo gli studi elementari nella scuola pubblica, entrò nel Seminario minore de La Mesa de Elías a dodici anni e quindi passò al Seminario maggiore di Garzon nel 1915, dove studiò filosofia e teologia. Si ritirò per sua decisione nel 1920, per discernere meglio la sua risposta alla vocazione sacerdotale.Negli anni seguenti lavorò come direttore e segretario del coro parrocchiale, quindi si dedicò all’insegnamento, senza trascurare la vita parrocchiale. Nel 1928 riprese la preparazione al sacerdozio nel Seminario maggiore Maria Inmaculada, a Ibagué, e venne ordinato sacerdote il 21 giugno 1931. Esercitò il suo ministero come viceparroco e parroco, in quattro parrocchie: l’ultima fu quella di Armero, dove giunse nel 1946, e dove subì il martirio. Il 9 aprile 1948 a Bogotà venne ucciso il candidato liberale Pedro Eliecer Gaitán e questo fatto suscitò un’ondata di violenza terrificante in cui si fronteggiavano liberali e conservatori. Padre Pedro Maria venne preso di mira in quanto ritenuto vicino agli ambienti conservatori. Il pomeriggio del 10 aprile 1948 un folto gruppo di liberali profanò la chiesa e il convento delle suore, e arrestò padre Pedro Maria, che aveva rifiutato di fuggire dal paese. Portato sulla piazza centrale, tra insulti e percosse, fu linciato e il suo cadavere colpito con un machete. Il suo corpo rimase in piazza fino a mezzanotte, quando fu trascinato all’ingresso del cimitero, in una fossa, senza l’abito talare, impedendo qualsiasi rito religioso. Quasi un mese dopo i parenti riuscirono a portare la salma al cimitero di La Plata, il suo paese natale, che divenne da allora meta di pellegrinaggi.

AFRICA/SIERRA LEONE - Frana di Regent: la mobilitazione della Chiesa dell’Africa occidentale

Freetown - Mobilitazione della Chiesa cattolica in Africa occidentale per aiutare la popolazione di Freetown, la capitale della Sierra Leone, colpita dalla tragedia accaduta nella notte tra il 13 e il 14 agosto, quando un costone della montagna chiamata “il filone di pane” è crollato sul villaggio di Regent . Secondo l’ultimo bilancio le vittime sono più di mille.“Questa è un’ulteriore tragedia per un Paese che deve ancora sollevarsi dal disastro dell'epidemia Ebola” ha detto p. Chukwuyenum Afiawari, a capo della provincia gesuita nordoccidentale dell'Africa , che ha lanciato una raccolta fondi per avviare la ricostruzione a lungo termine delle aree devastate."Nel rispondere alle necessità immediate, dobbiamo anche tenere d'occhio e cominciare a pianificare gli sforzi di ricostruzione a lungo termine” ha detto il Provinciale gesuita dell'Africa nord-occidentale. “Ci appelliamo a tutti i nostri confratelli gesuiti, alle comunità e alle istituzioni di tutta la nostra Società, ai nostri collaboratori in missione, ad amici e benefattori e a tutte le persone di buona volontà perché aderiscano a questa nobile causa mentre collaboriamo per portare i soccorsi urgenti” ha dichiarato p. Afiawari.Don Alphonse Seck, coordinatore dei gruppi Caritas in Africa occidentale, ha sottolineato che “le Caritas di tutti i quindici Paesi membri hanno confermato che contribuiranno a sostenere le autorità della Sierra Leone” per affrontare le conseguenze del disastro.

AFRICA/SENEGAL - A metà settembre a Dakar il 2 ° Incontro dei Vescovi dell'Africa sulla Caritas

Dakar - “Organizzare il servizio della carità in Africa: il ruolo dei Vescovi” è il tema del 2° Incontro dei Vescovi dell'Africa sulla Caritas, che si terrà dal 17 al 21 Settembre 2017 a Dakar, capitale del Senegal.All’evento, organizzato da Caritas Africa con il sostegno di Caritas Internationalis, parteciperanno circa 200 persone tra cui 100 tra Cardinali, Arcivescovi e Vescovi. Tra questi vi sono: il Card. Peter Turskon, Prefetto della Congregazione per il servizio dello sviluppo umano integrale, il Card. Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila e Presidente di Caritas Internationalis, Sua Ecc. Mons. Gabriel Mbilingi, Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar e Sua Ecc. Mons. Gabriel Anokye, Presidente di Caritas Africa.Secondo le notizie pervenute a Fides, la cerimonia di apertura si svolgerà il 18 settembre presso il King Fahd Palace, alla presenza delle più alte autorità statali del Senegal.Durante i tre giorni di lavori, i partecipanti discuteranno diversi temi, tra gli altri, la dimensione sociale dell'evangelizzazione, il nuovo dicastero per il servizio dello Sviluppo umano integrale con le sue implicazioni per le Chiese particolari e il campo d’azione della Caritas in Africa.L'Assemblea dei Vescovi dell'Africa sulla Caritas si concluderà con una messa, mercoledì 20 settembre, nella Cattedrale di Nostra Signora delle Vittorie a Dakar alle ore 18.30, alla presenza dei fedeli. La precedente assemblea dei Vescovi dell'Africa sulla Caritas si era tenuta a Kinshasa nel novembre 2012.

ASIA/TURCHIA - Il pastore evangelico Brunson ancora in carcere per spionaggio. Trump ne aveva chiesto l'estradizione

Ankara – Finora sembrano caduti nel vuoto i tentativi messi in atto dal Presidente USA Donald Trump per favorire la liberazione e il ritorno negli Stati Uniti di Andrew Craig Brunson, il pastore evangelico statunitense già arrestato in Turchia nell'autunno 2016 con l'accusa di aver sostenuto Hizmet, l'organizzazione del predicatore islamico turco Fetullah Gulen indicato da Ankara come l'ispiratore del fallito golpe del 15 luglio 2016. Nei giorni scorsi il predicatore Brunson, dopo l'intervento di Trump, è stato accusato di crimini ancora più gravi di quelli a lui attribuiti in passato, ed è stato imprigionato in un carcere di massima sicurezza dove sono incarcerati alcuni accusati di essere tra i massimi responsabili del fallito golpe del 2016. Le indiscrezioni fatte circolare sui media turchi attribuiscono al pastore evangelico addirittura connessioni con il PKK – il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione curda messa fuorilegge in Turchia - e con la CIA. Nei commenti agli sviluppi del caso, i media turchi fanno cenno alle visite che il pastore evangelico avrebbe ricevuto da parte dell'ambasciatore USA in Turchia durante la permanenza nel suo primo luogo di detenzione, e anche alle richieste di liberazione e di estradizione dell'imputato avanzate dallo stesso Presidente Trump nell'incontro avuto lo scorso maggio alla Casa Bianca con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Il pastore evangelico Andrew Craig Brunson, già responsabile della chiesa evangelica della Resurrezione a Izmir , nell'ottobre 2016 era stato convocato insieme alla moglie, Lyn Norine, dall'ufficio dell'immigrazione, che inizialmente aveva comunicato loro l'obbligo di lasciare il Paese, giustificando tale misura con l'accusa vaga di aver ricevuto fondi dall'estero per finanziare iniziative missionarie e di aver messo a rischio la sicurezza del Paese con le loro attività. Successivamente la stampa turca ha riferito che per il pastore evangelico il decreto di espulsione si era trasformato in arresto, dopo che un testimone segreto lo ha accusato di appartenere al cosiddetto FETO . .

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